Il metanodotto Snam: il tracciato voluto dal Governo attraversa 55 Km di uliveti del Salento. 10.000 ulivi sulla sua strada… Ecco a che serve la Xylella !!

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Il metanodotto Snam: il tracciato voluto dal Governo attraversa 55 Km di uliveti del Salento. 10.000 ulivi sulla sua strada… Ecco a che serve la Xylella !!

 

DOSSIER – Tap, 10.000 ulivi sulla strada del gasdotto, è braccio di ferro Puglia-Governo…

di Giancarlo Navach

MELENDUGNO (Lecce) (Reuters) – Tutto quello che si vede è una guardia giurata, occhiali da sole e cappellino con visiera, che si aggira intorno ai 231 ulivi numerati che saranno “sacrificati” per consentire la realizzazione del gasdotto Tap, la parte terminale del corridoio meridionale del gas che attraverserà sei Paesi per approdare in Puglia.

Un progetto colossale, che prevede un investimento da 45 miliardi di dollari su tre gasdotti per un totale di 3.500 chilometri, ritenuto strategico dall’Europa perché diversifica gli approvvigionamenti di gas rispetto alla Russia e consente di fare del nostro Paese l’hub del gas, potendo contare su 10 miliardi di metri cubi l’anno, espandibili fino a 20 miliardi.

Il primo gas arriverà a inizio 2020 sotto la costa di San Foca, la spiaggia ‘Bandiera blu’ della marina di Melendugno, nel Salento, proveniente dai giacimenti dell’Arzebajan. Anche se, a poco più di tre anni dalla data di partenza del Trans Adriatic Pipeline, sul versante italiano, non c’è una traccia evidente dell’avvio dei lavori e aumentano i timori che l’opera non sia realizzata nei tempi previsti.

Ci sono difficoltà immediate, come le migliaia di ulivi da spostare, alcuni monumentali, parte integrante del paesaggio della Puglia. E poi c’è una guerra fatta a colpi di carte bollate, ricorsi, aule di tribunale.

Da una parte il governo guidato da Matteo Renzi e il consorzio Tap, dall’altra il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano – non sempre in sintoria con il premier pur militando nello stesso partito, il Pd – che può contare sull’appoggio del comune di Melendugno, del comitato ‘No Tap’ e, più in generale, di buona parte della comunità locale, che non si sente tranquillizzata dalle rassicurazioni fornite da Tap sulla compatibilità dell’infrastruttura con il territorio.

Un motivo di preoccupazione per le numerose imprese coinvolte, come Snam, che è anche il socio italiano del consorzio con una quota del 20%, e Saipem, anche perché sull’altra sponda dall’Adriatico, in Albania e Grecia, le ruspe sono già al lavoro.

Il governo Renzi si sta giocando buona parte della propria credibilità sulla capacità di realizzare le grandi infrastrutture nel nostro Paese a due mesi dal referendum costituzionale che, in caso di vittoria del ‘sì’, rivedrà il titolo V della parte II della Costituzione, riducendo di fatto i poteri di veto delle Regioni e spuntando le ali ai localismi. “Non è detto che vinca il sì. Credo che tutte le Regioni italiane non siano contente di questa riforma perché temono di avere meno forza nei confronti del governo e di dovere subire cose che non si capiscono come questa del Tap”, dice Emiliano, intervistato da Reuters nella sede della Regione sul lungomare di Bari, lasciando intendere da che parte si schiererà nella campagna referendaria.

In una dichiarazione rilasciata per email, il ministro per lo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, che ha di recente accusato la Regione Puglia di ostacolare la costruzione dell’infrastruttura a causa degli ulivi, dice che “se dovesse passare, il referendum assicurerà una più sensibile divisione di poteri, soprattutto nel settore dell’energia”.

Va subito al sodo il sindaco, Marco Potì: “Lei porterebbe sua figlia a costruire i castelli di sabbia sopra un gasdotto che ha una pressione di 145 bar? E che ne sarà della balneazione e della pesca in quel tratto di mare?”. Anche le opinioni raccolte nella piazza del paese sono contrarie all’opera: “Temiamo che possa penalizzare la vocazione turistica della città e quindi che la gente non venga più qui”, dice l’edicolante. Secondo il signor Pantaleo, 72 anni, pensionato, “il paese è diviso, ma la maggioranza non lo vuole il gasdotto”.

Il consorzio Tap – di cui fanno parte anche BP, Socar, Fluxys, Enagas e Axpo – ha ufficialmente aperto il cantiere nelle campagne di Melendugno lo scorso 16 maggio, come richiesto dall’autorizzazione unica concessa dal governo, con l’avvio di alcune indagini archeologiche. La data è importante anche perché è la condizione posta dalla Ue, con termine dei lavori dopo quattro anni, affinché il gasdotto non sia aperto a terzi e, quindi, garantisca una remunerazione certa al consorzio.

In realtà, tutto quello che si vedeva quando Reuters ha visitato il sito poco più di una settimana fa erano alcune reti arancioni, peraltro senza alcuna scritta con riferimento ai lavori, e una guardia privata che presidia giorno e notte i primi 231 ulivi numerati che dovranno essere espiantati per consentire l’avvio dei lavori. Una cautela in più da parte di Tap, vista la contrarietà dei cittadini. Da ieri, inoltre, sulla spiaggia Tap ha avviato un sondaggio geologico.

Ma tanto basta per fare dire a Emiliano che di fatto i lavori non sono ancora partiti e che l’autorizzazione è scaduta.

“Il governo non intende parlare con la Regione Puglia. Per questo abbiamo chiesto la revoca in autotutela della autorizzazione e speriamo di non dover ricorrere alla Corte Costituzionale. Abiamo messo un termine, 30 giorni. Chiediamo che si ricominci tutto daccapo perché, non essendo mai stati interrogati per dare il via libera all’intesa, riteniamo siano state lese le nostre attribuzioni costituzionali in sede di redazione del progetto”, spiega senza mezzi termini il governatore della Puglia, che fa riferimento a una recente sentenza della Corte Costituzionale, la 110 del 2016, in tema di energia.

In questi terreni a circa 700 metri dalla spiaggia – dove i lavori dovevano essere già iniziati – è previsto lo scavo per realizzare il microtunnel in cemento armato dell’approdo (lungo 1,5 chilometri) a una profondità di una decina di metri che sbucherà poi in mare a circa 800 metri dalla costa. La realizzazione dell’opera insieme al tratto offshore sotto il Mar Adriatico è stata affidata alla Saipem.

Una volta realizzato il microtunnel partirà il gasdotto per 8,2 km di tracciato che raggiungerà il terminale di ricezione, alla periferia di Melendugno. Per costruirlo dovranno essere espiantati e successivamente ricollocati altri 1.900 ulivi. Infine, per allacciare l’infrastruttura alla rete nazionale, occorre estendere il gasdotto di altri 55 km fino a Mesagne (Brindisi) dove parte poi la dorsale del gas della Snam, con ulteriore spostamento di altri 8.000 ulivi.

Fino al 31 ottobre, però, gli ulivi non si possono spostare perché in stato vegetativo e potrebbero non sopravvivere a un reimpianto. Se ne riparlerà dal prossimo primo novembre. E ci vuole cautela a causa della Xilella, il batterio che sta colpendo migliaia di ulivi del Salento. “Per affrontare questa malattia i primi provvedimenti prevedevano l’abbattimento, le persone hanno manifestato, arrampicandosi sugli alberi, e il piano fu interrotto. Lo stesso si immagina possa succedere con il gasdotto”, rimarca il sindaco di Melendugno.

REGIONE: APPRODO BRINDISI EVITA 55 KM DI ALTRI LAVORI

“Se il Tap arriva a Brindisi, invece che a Melendugno, si attacca immediatamente alla dorsale Snam e va in esercizio”, sostiene Emiliano. “Con l’approdo a Melendugno, invece, bisogna costruire un gasdotto di 55 km, e lo deve costruire la Snam, del tutto superlfluo dal punto di vista funzionale”, aggiunge il governatore che mette in guardia anche dai possibili rischi di infltrazione della criminalità organizzata su questi lavori.

Interpellato al telefono da Reuters, il sindaco di Brindisi, Angela Carluccio, respinge al mittente la proposta di Emiliano: “Non comprendiamo la caparbietà della Regione che vuole cambiare il percorso e creare un canale che passa dal mare con tutto quello che comporterebbe per Brindisi, città che ha già pagato tanto in termini ambientali”.

Questa ipotesi è stata, comunque, scartata da Tap perché ritenuta difficile da realizzare, con diverse ricadute ambientali e, comunque, non è stata presa in considerazione dal ministero allo Sviluppo economico che il 20 maggio 2015 ha concesso l’autorizzazione unica alla costruzione dell’opera. Data di inizio dei cantieri, appunto, il 16 maggio scorso. Al consorzio Tap è stato poi chiesto di ottemperare a 66 prescrizioni che, a sentire il sindaco di Melendugno, non sono mai state rispettate: “Ci sono la questione degli ulivi, i muretti a secco, la fattibilità del microtunnel. A tutt’oggi non c’è un piano esecutivo e non sappiamo se sia fattibile dal punto di vista idrogeologico”.

Così il country manager di Tap Italia, Michele Elia, risponde alle perplessità sollevate: “Stiamo lavorando in costante confronto con i tecnici del ministero dell’Ambiente per addivenire a un disegno del microtunnel (il progetto esecutivo, appunto) che soddisfi i criteri del decreto e la legislazione ambientale”.

In questa fase, tuttavia, la prescrizione più importante è la A44 che riguarda il ripristino ambientale, una volta chiusi i cantieri. La Regione ha dato un via libera parziale, che di fatto non consente l’espianto degli alberi. Tap si è rivolta direttamente al ministero dell’Ambiente. Dice il country manager di Tap Italia, Elia “i ministeri competenti hanno fornito alla Regione i chiarimenti richiesti nella ‘parziale approvazione’ del progetto esecutivo dei ripristini ambientali presentato da Tap; siamo pertanto fiduciosi che, in tempi brevi si prenderà atto che la prescrizione A44 è stata ottemperata”.

Nessun timore quindi di ulteriori rinvii: “Ove quest’approvazione ritardasse, avremmo solo un restringimento della finestra temporale per lo spostamento degli ulivi (1 novembre–30 aprile), non certo uno stop al progetto, che al momento nessun atto o provvedimento blocca”.

Ma il governatore della Puglia avverte: “Per come si stanno mettendo le cose, succederà un cataclisma. La nostra proposta, invece, diminuisce il rischio di non realizzazione dell’opera, risolve i problemi tecnici e crea il consenso delle popolazioni. Siamo pronti a sottoscrivere un’intesa su questo progetto in due minuti”.

LE COMPENSAZIONI DI TAP, “NO GRAZIE”, DICE IL SINDACO

Possibile che l’arrivo di un’infrastruttura di questo tipo non sia percepita nel Salento come un’occasione di sviluppo? Tap è disposta a investire circa 3 milioni di euro l’anno per i quattro anni dei lavori più l’assunzione di 30-35 persone. A queste va aggiunto il pagamento delle tasse locali, quantificate in circa 500.000 euro l’anno. Non proprio una mancia per un comune così piccolo che non raggiunge i 10.000 abitanti. “C’è un impatto di immagine del luogo che non può essere cancellato da alcuna compensazione. Hanno proposto soldi per l’erosione costiera, soldi per le associazioni. Non servono a compensare un danno che è per sempre”, dice il sindaco.

Secondo il governatore della Puglia questa può essere l’occasione per portare avanti il progetto di decarbonizzazione dell’Ilva di Taranto. “Visto che potrebbero arrivare più di 20 miliardi di gas l’anno grazie a Tap e, forse anche a un altro gasdotto il Poseidon con approdo a Otranto, si potrebbe chiedere a questi due consorzi di mettere a disposizione 2,95 miliardi di metri cubi di gas l’anno a prezzi compatibili con quelli in vigore per il carbone in modo da sostituirlo, avendo un vantaggio ambientale enorme, con l’azzeramento dell’inquinamento a Taranto”.

Ha collaborato Steve Jewkes

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

fonte: http://it.reuters.com/article/topNews/idITKCN1240IY

ARPA: “Gli inquinanti del Gasdotto pericolosi per la salute dei Salentini” …se ne fottono altamente della salute della Gente, figuratevi quanto glie ne può fregare degli Ulivi millenari…!!

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ARPA: “Gli inquinanti del Gasdotto pericolosi per la salute dei Salentini” …se ne fottono altamente della salute della Gente, figuratevi quanto glie ne può fregare degli Ulivi millenari…!!

 

ARPA, l’agenzia regionale per l’ambiente aveva bocciato il progetto del Gasdotto, troppi punti a sfavore, nulla di chiaro, e per questo ritenuto pericoloso nelle 23 pagine del verbale dell’agenzia. Evidentemente questo non è bastato a fermare il progetto, revisionare o cercare di venire incontro alla popolazione. Intanto continuano le proteste ma lo Stato italiano ha scelto ormai da che parte stare. Ecco il video che elenca una parte delle cose che non vanno secondo ARPA:

per il video clicca

QUI

 

 

L’art 9 della Costituzione: “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” …ma il Pd se ne fotte della Costituzione se deve fare un favore alle Multinazionali. E gli Ulivi Millenari della Puglia li abbatte lo stesso per far spazio al metanodotto!!

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L’art 9 della Costituzione: “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” …ma il Pd se ne fotte della Costituzione se deve fare un favore alle Multinazionali. E gli Ulivi Millenari della Puglia li abbatte lo stesso per far spazio al metanodotto!!

 

Gli olivi monumentali, una passeggiata nella storia d’Italia

Dalla Puglia alla Calabria, dalla Sardegna alla Toscana, dal Garda all’Umbria. Vi sono innumerevoli esempi di olivi monumentali, spettatori della storia d’Italia. Immergersi in questo percorso virtuale è ripercorrere la nostra storia e creare una via dell’olio extra vergine d’oliva unica nel suo genere, ricordando l’articolo 9 della Costituzione

 

Che cosa definisce il carattere di monumentalità di una pianta di olivo? Una lucida definizione si estrae dalla legge regionale del 2007 sulla “Tutela e Valorizzazione del paesaggio degli Ulivi della Puglia”. Essa spiega il carattere di monumentalità quando la pianta gode un’età plurisecolare. In particolare, l’art.2 della legge, lo trae dalle misure del tronco, che deve avere un diametro uguale o superiore a un metro, misurato all’altezza di un metro e trenta dal suolo.

Dopo sei anni, per la prima volta in Italia, la tutela degli alberi monumentali è stata regolata con la legge n. 10 del 14 gennaio 2013. Attraverso tali norme, i comuni dovranno censirli, documentarli e chi ne provoca l’abbattimento, potrebbe essere sanzionato.

Quando un tronco è per così dire “frammentato” il diametro che lo definisce, è quello d’insieme, ricavato dalla ricomposizione della forma teorica del tronco intero. Il carattere monumentale oltre ad essere un principio è anche una funzione definita da spazio e tempo anche se spesso l’irregolarità di un tronco d’ulivo, non restituisce con esattezza tutte le grandezze riguardanti la sua età, il suo sviluppo, l’incidenza della sua chioma, la sua origine.

L’ulivo è ancora il grande testimone del popolo Mediterraneo. Ogni ulivo si porta dentro, dai tempi del mito di Atena, i profili dei suoi migliaia di custodi. Con esso si ritorna a cercare quel vasto tempio perduto che, probabilmente, avremmo da sempre tenuto innanzi, senza che mai ce ne accorgessimo. “Se riesci a scorgere un solo profilo su queste piante, è troppo poco”, ti dicono i vecchi saggi.

La legge attribuisce il carattere di monumentalità a quegli uliveti che presentano una percentuale minima del 60 per cento di piante monumentali all’interno dell’unità colturale, individuata nella relativa particella catastale.

Si applica questa definizione quando la misura di riferimento del tronco è inferiore alle attese e non si vuol tralasciare il suo valore antropologico o quando è citato o rappresentato in documenti, in rappresentazioni iconiche e storiche.

L’accredito di questo valore si aggiunge alla forma dell’albero analizzata tra gli articoli della legge. La forma teorica dell’olivo monumentale s’interpone tra spirali, alveoli, cavità e portamenti. Attraverso quei contorni puoi riconoscerne un’espressione, una faccia, una danza o una piacevole presenza. È in questo momento che l’insieme di quelle presenze si traducono in paesaggi mozzafiato o surreali, in emozioni, in aspetti di vita rurale o in azioni di tutela.

A quella commissione nominata ad hoc che decide la monumentalità del singolo albero o della sua piana se ne dovrebbe affiancare una di esperti d’arte per definire, all’unisono, quel limite spaziale ed estetico che narra il valore della scultura. Ci vuole davvero poco.

Allora, il solenne ulivo diventerebbe a tutti gli effetti, un bene d’interesse storico-artistico, architettonico, archeologico riconosciuto ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137).

Una regione come il Salento, con migliaia di alberi plurisecolari, di respiro messapico, dovrebbe essere rivalutata o meglio dettagliata. Quei monumenti sono una evidente dichiarazione d’amore per l’umanità oltre che una ricchezza culturale. Una riflessione che rilanciai qualche anno fa ma mai presa in considerazione. Si riparte da zero e altre occasioni si ripresenteranno per ripensare a questo intento. Ogni territorio che ama queste piante può fare la sua parte. Ogni buon governo, dovrebbe percepire questa dimensione ecologica, con lo stesso stupore con cui si ammira un capolavoro e decidere poi di riporre tale patrimonio, tra quelli dell’umanità.

C’è un valore simbolico, etico e ambientale in un ulivo plurisecolare. A questo proposito non scordiamo che l’Italia con l’art 9 della Costituzione “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” lo Stato italiano demanda alle Regioni la tutela e la selezione delle aree protette, tra cui i monumenti naturali, tra i quali, si spera, quegli ulivi ritrovati in ogni meridiano del nostro territorio.

Molti di loro sono nel Salento, terra magno – greca, scavata da frantoi ipogei e origine messapica.
Ritroviamo a ridosso di monasteri e menhir alberi millenari che è quasi impossibile nominarli. Sono migliaia. Per essi si dice che il passaggio attraverso le grandi cavità dei loro tronchi, sia di buon auspicio. Per le genti, questo rito sarebbe servito, un tempo, per allontanare gli spiriti indesiderati e chi avrebbe dimostrato ostilità nei confronti di tali generose piante. Quelli della piana del misterioso Masso della Vecchia a Giurdignano nei dintorni di Otranto avrebbero una sacralità e un’energia indefinibile. Le vibrazioni intorno alle pietre fitte sparse in questo territorio ti conducono a Strudà, frazione di Vernole dove trovi i patriarchi che hanno incantato la moglie di Obama, quali l’ulivo Regina, Lu Barone e la Baronessa, varietà Ogliarola, circonferenze di 15 metri ed età di oltre 1500 anni.
Non poco distante trovi a Borgagne, Lu Matusalemme, il più vecchio d’Italia; a Scorrano l’ulivo Patriarca, a Felline di Alliste, Lu Gigante, a Specchia, a Casarano l’ulivo Lu Re, a Trepuzzi l’ulivo Lumaca.
A Nardo in località Sarparea, ne trovi degli altri che ricordano sicuramente i bivacchi dei cavalieri templari prima di salpare per la terra Santa da Otranto o da Brindisi. Nel Salento li trovi sparsi come guardiani, nel territorio dell’Arneo, luoghi di lotte contadine del dopoguerra, con i suoi Giganti; ancora, in località Zanzara- Monteruga, i tronchi spiralati, imitano i moti della Terra. L’olio estratto da questi ulivi, attraverso la via romana Sallentina che collegava il Capo di Leuca con Taranto era destinato, passando per il Porto di Gallipoli, alle città del nord dell’Europa.
Un altro sito importante di ulivi millenari si trova in località Monacelli, vicino all’Abbazia di Cerrate, ai confini con il brindisino, dove si dice, siano stati ingentiliti dai monaci di San Basilio già nel XII secolo. Sono monumenti tra luoghi energetici ricchi di storie e aneddoti per ogni comunità.

Sempre in Puglia, meritano menzione i millenari della piana degli ulivi secolari, nel territorio che comprende quelli di Carovigno, Ostuni, Fasano e Monopoli. La piana è attraversata dalla via Traiana, quella che da Roma giungeva a Brindisi, riferimento commerciale per l’oriente dell’olio d’oliva. Tra essi quelli ubicati in località Brancati di Ostuni, l’ulivo Capanna di circa 3000 anni e oltre 10 metri di circonferenza. A Ginosa l’Ulivo Pensante e poi altri a Manduria, Oria, Ceglie Messapica.
A Corato, in provincia di Bari, è mappato un ulivo secolare di circa 600 anni. Vi è grande certezza che esso fosse uno dei progenitori della varietà coratina. La pianta, che si trova in proprietà privata, è stata rilanciata recentemente per essere annoverata insieme agli altri alberi pugliesi come patrimonio dell’Unesco. Anche nel parco del Gargano ne trovi circa 300 monumentali.

Nel Lazio l’ulivo di Palombara Sabina si trova nei dintorni di un convento del quattrocento dedicato a San Francesco e a pochi metri dallo scavo archeologico di sito romano. Ha un’età stimata intorno ai 3000 anni e una circonferenza superiore ai 12 metri. I cittadini che lo chiamano U l’ivo, tramite associazioni di volontari, è stato recuperato e valorizzato per farne attrazione turistica. Un altro riscontrato nel Lazio è quello di Tivoli con circa 15 metri di circonferenza a petto d’uomo.

A Luras, in località San Nicola nel cuore della Gallura della Sardegna si trova l’ulivo più grande d’Europa, il S’ozzastru tra i 3000 e i 4000 anni di età. È un olivastro, selvatico, di 14 metri d’altezza per circa 12 metri di circonferenza. Nel 1991 è stato dichiarato come Monumento Nazionale.
Sempre in Sardegna, un altro olivastro il Sa Tanca Manna si riscontra a Cugliersi in provincia di Oristano, quello di Santa Maria Navarrese, sulla costa di Baunei, nella provincia dell’ogliastra, la cui chioma spinge sui 10 metri di altezza.
Ancor più meraviglioso è il parco degli ulivi di “S’Ortu Mannu, a Villamassargia. Qui insiste il Sa Reina un ulivo di circa 800 anni e una circonferenza superiore ai 15 metri.

Nel cosentino, a pochi passi dal centro storico del comune di Sangineto, si possono ammirare un gruppo di ulivi secolari. Molti di essi hanno dimensioni davvero ragguardevoli. Alcuni di essi sono stati stimati per un’età di oltre 2000 anni e circonferenze aggirarsi intorno ai 20 metri al pedale. Molti ulivi monumentali in Calabria sono distribuiti sulla Piana di Gioia Tauro. Il Dasa a Vibo Valentia, Il Rossano e Il Gattuzzo in provincia di Cosenza.

Anche nel Veneto la presenza di alberi monumentali è considerevole. Sono alberi con età stimata intorno ai 350 anni con circa 8 metri di circonferenza come il Guarenti a comune di Garda e il Villa Are sulla collina delle Torricelle in provincia di Verona.

L’Olivo della Strega si trova in provincia di Grosseto, a Magliano, all’interno del giardino della chiesa della Santissima Annunziata. Secondo alcuni è vecchio di 3500 anni e il suo tronco ha una circonferenza alla base di nove metri. Nella stessa provincia, l’ulivo Fibbianello che incanta per la sua altezza di oltre 20 metri. Nel lucchese, insistono l’ulivo Impollinatore e quello dei Trenta Zoccoli, forse meno alti rispetto al precedente ma pur sempre dei bellissimi millenari.

Tra i millenari umbri troviamo il Macciano e il Sant’emiliano. Il primo si trova nelle vicinanze di Giano dell’Umbria e il secondo in località Bovara nell’agro di Trevi di Perugia.

In Sicilia è annoverato l’Olivo dei Templi, nell’omonima valle ad Agrigento, nei pressi del Tempio della Concordia.

L’ulivo millenario è una dimensione ecologica su cui l’osservatore non può che stupirsi e relazionare il proprio stato emotivo con il territorio. Ogni residente ha il suo esclusivo ulivo di riferimento, ne quota il suo valore simbolico ed etico, si ricarica dalla vitalità della sua linfa e si rende portavoce di un importante messaggio. Tutti sanno che senza quell’ulivo che restituisce storia, dignità e cultura, qualsiasi popolo perderebbe la sua identità.

di Mimmo Ciccarese

tratto da: http://www.teatronaturale.it/racconti/quo-vadis/22884-gli-olivi-monumentali-una-passeggiata-nella-storia-d-italia.htm