Medici e case farmaceutiche, binomio fantastico. Credete di vivere nel mondo delle favole?

 

case farmaceutiche

 

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Medici e case farmaceutiche, binomio fantastico. Credete di vivere nel mondo delle favole?

 

“Come può un medico far credere che le aziende farmaceutiche possano essere interessate alla formazione?”
Marcia Angell, ex-Editor in Chief del NEJM.

All’Università, ti insegnano quanto sia importante il rapporto con il paziente, tralasciando quanto poi in pratica sarà importante il legame con l’informatore scientifico.
Sapete, l’80% delle Università è disposto a cedere i diritti degli studi alle case farmaceutiche, pur di ricevere fondi. Cosa vuol dire questo? Che se durante gli studi viene scoperto qualcosa che non piace, lo studio puo’ essere interrotto. Ed ancora più importante, una volta finito e consegnato, non hai alcun diritto su quel lavoro.
Se la casa farmaceutica vuole divulgare dei dati bene, ma non è costretta a farlo. “Protezione di segreto industriale“, spesso lo chiamano così.
Senza voler ricordare che nel giro degli ultimi 30 anni, la ricerca sia palesemente finita nelle mani di BigPharma, e non potrebbe essere altrimenti : hanno i soldi, e decidono loro.
Dati presi da qui.

 

Più soldi un medico riceve dalle aziende farmaceutiche più farmaci brand (di marca) prescrive, anche un solo pasto offerto può fare la differenza. Così recita il sottotitolo di un documento di ProPublica.
ProPublica è un’organizzazione di giornalisti investigativi indipendenti che lavora indagando sui rapporti fra industria del farmaco e medici negli Stati Uniti. Nel 2010 uscì allo scoperto con la campagna Dollars for Docs, nella quale erano stati messi in rete i nomi di alcuni medici USA con i relativi pagamenti da parte delle case farmaceutiche, per dare modo al pubblico di conoscere le informazioni rese note durante dibattimenti processuali. Con quell’inchiesta uno dei suoi giornalisti vinse il premio Pulitzer. Era un primo tentativo empirico per dimostrare che si prescrivono più farmaci e presidi medicali quando si è stati pagati dall’industria.

Si crede sempre che le male marce siano poche, che regni l’onestà nel mondo della salute : non è così, e dispiace dirlo.
Se la ricerca è in mano a delle multinazionali, e l’UNICO obiettivo delle multinazionali è generare profitto per gli azionisti, la salute viene dopo. Logico no?
Soprattutto, bastano poche persone corrotte per mandare avanti un sistema corrotto. Esempio lampante è quello del legame fra il CDC-COCA COLA

Qui un articolo de L’Internazionale, scritto da Ben Goldacre : Cattive medicine. Le case farmaceutiche ingannano i medici e danneggiano i pazienti.”

Tutti i medici basano le loro terapie sulle linee guida. Ma chi scrive le linee guida? Da chi sono finanziati gli studi che permettono di redigere le linee guida?
Su cosa è basata la linea di cura del paziente? Sui farmaci.
I farmaci chi li produce?
Devo andare avanti? E’ abbastanza cristallina la cosa.

Pensate, il 70% dei panel di chi redige le linee guida, ha dei legami con le industrie farmaceutiche.
Su 215 linee guida, soltanto 90 erano chiare su quali fossero i conflitti di interesse.
E di questo se ne occupava il BMJ, nel lontano 2005.

Soltanto un piccolo esempio, sul testosterone.
The Milwaukee Journal Sentinel ha pubblicato una analisi  sulle attività educazionali centrate sulla “terapia” a base di testosterone: dei 75 corsi valutati, 65 prevedevano la docenza di relatori gravati da conflitti di interesse. È un mercato, quello del testosterone, in costante crescita a conferma dell’efficacia – più che del prodotto – della strategia pubblicitaria. Nel 2000, le prescrizioni di testosterone erano sostanzialmente limitate a non molto frequenti casi di ipogonadismo: meno di un milione di ricette l’anno. Nel 2014 sono salite a 6,5 milioni. Con una parallela crescita di rischio da farmaco: dal 2010 sono state segnalate 3.900 reazioni avverse negli Stati Uniti, che hanno portato a 2.000 ricoveri e a 150 decessi. Senza considerare, perché più difficilmente quantificabile, l’aumento del rischio di cancro della prostata legato all’assunzione di testosterone.
Le evidenze a sfavore di questi prodotti sono schiaccianti, al punto che Steve Nissen – clinico della Cleveland Clinic e tra i più apprezzati trialisti americani – è giunto a dichiarare che qualsiasi nuovo studio sul testosterone relegherebbe i cittadini statunitensi al rango di porcellini d’India: cavie, per l’interesse delle industrie farmaceutiche.

Il problema è talmente serio che nel 2010 gli Stati Uniti hanno emanato una legge, chiamata Sunshine Act, per portare alla luce i legami fra i medici e l’industria. Il Sunshine Act non ha lo scopo di limitare i regali e i finanziamenti ai medici e alle istituzioni sanitarie, ma di renderli trasparenti. La legge è stata elaborata dopo che un gruppo di giornalisti aveva rivelato che nel biennio 2009/10 l’industria farmaceutica aveva elargito a oltre 18.000 medici somme per un totale di circa 320 milioni di dollari, con versamenti intorno ai 250.000 dollari ai 10 medici che guidavano la graduatoria. 6 anni dopo, una cosa simile è arrivata anche nel nostro paese.

Questo  è successo a Monza, scoperto proprio qualche giorno fa :

Monza, inchiesta “Disturbo”, ennesima corruzione nella sanità, arrestate 14 persone tra chirurghi, medici di base e manager, tutti accusati, in concorso tra loro, di corruzione e associazione a delinquere. Alcuni chirurghi del Policlinico di Monza, secondo la Procura, hanno favorito infatti la Ceraver Italia Srl, reclutando pazienti, comprando a spese degli ospedali protesi ortopediche di bassa qualità e moltiplicando il numero delle operazioni, con la complicità di medici di base e manager. L’accusa è di aver agito “per aumentare gli utili” della multinazionale francese “anche a discapito della salute pubblica”. In cambio hanno ottenuto denaro, regali, viaggi, vacanze, assunzioni di personale, partecipazioni a congressi e cene in locali di lusso. Complesso il meccanismo corruttivo, portato alla luce grazie a centinaia di intercettazioni telefoniche: i manager Ceraver si adoperavano per “incentivare” i chirurghi del Policlinico di Monza (ma anche di tante altre strutture afferenti, sempre convenzionate con il Sistema sanitario nazionale) a comprare esclusivamente protesi della multinazionale francese a un prezzo variabile tra i 1.500 e i 2.500 euro a pezzo, pagando al chirurgo dagli 80 ai 100 euro per ogni acquisto. A tal fine coinvolgevano i medici di base, il cui compito era quello di identificare pazienti da sottoporre a operazione, i quali venivano prima visitati dagli specialisti presso gli ambulatori territoriali (visite che venivano pure pagate ‘in nero’) e poi indirizzati al Policlinico o in altre strutture sanitarie collegate per il ricovero e l’intervento. Gli accordi illeciti e le dazioni di denaro hanno avuto un’impressionante cadenza regolare, gestita dal manager promoter di Ceraver Marco Camnasio. I chirurghi coinvolti peraltro, sostengono gli investigatori, hanno dato l’impressione di far passare in secondo piano la valutazione sulle caratteristiche delle protesi Ceraver, protesi che i medici intercettati hanno definito di qualità inferiore rispetto a quelle di altre marche. Proprio questa circostanza, paradossalmente, avrebbe fatto alzare il prezzo del “disturbo”, corrisposto agli ortopedici in virtù del maggiore rischio di fallimento degli interventi.

Recentemente, famoso è stato il caso del Dr. Guido Fanelli. Vi lascio questa sua perla :
Non è che faccio il boss, sono io e basta, comando io, ho creato un sistema. Io prendo soldi dall’uno e dall’altro in maniera uguale e paritaria, sono bravo a tenere il piede in quattro o cinque scarpe. Io ho il centro hub del dolore più grosso di Italia con 19mila interventi all’anno, ho la forza di spostare milioni di euro perchè con la forza scientifica tutti danno credito a ciò che scriviamo

Possiamo anche tornare al 2010, medici corrotti per un giro d’affari di 2 milioni di euro.
“Gli inquirenti spiegano che i medici avrebbero percepito “compensi illeciti in cambio di prescrizioni e somministrazioni arbitrarie a centinaia di pazienti in cura per diffuse patologie croniche di specialità medicinali prodotte dalle aziende corruttrici, che realizzavano maggiori profitti derivanti dal conseguente incremento della diffusione dei farmaci”.

Possiamo andare ancora più indietro, questa inchiesta della Procura di Bari del 2006.
Ai medici corrotti andavano compensi in danaro (percentuali tra il 10 e il 18% del prezzo dei medicinali prescritti), oppure orologi, telefoni cellulari, materiale informatico, viaggi di piacere e partecipazioni a congressi scientifici. In più di un caso – ritengono di aver accertato i carabinieri del Nas di Bari – tra medici e informatori scientifici c’è stata anche una trattativa sul tipo di compenso che i sanitari dovevano percepire: ad esempio 5.000 euro al mese al posto di vacanze con la famiglia in luoghi esotici o in capitali europee. Nel corso dell’inchiesta il magistrato sequestrò un libro paga sul quale erano scritti i compensi percepiti dai medici e, accanto, il voto che l’informatore scientifico esprimeva: le valutazioni erano scarso, sufficiente, buono; o anche: da tornare. Dopo il sequestro del libro-paga, il 15 aprile 2005, il pm ottenne dal gip l’arresto di 60 persone (18 medici, 16 farmacisti, 6 dirigenti e 20 informatori scientifici di molte case farmaceutiche nazionali ed estere), che si aggiunsero alle 44 persone arrestate tra il 7 e il 25 luglio del 2003.”

Qualche giorno fa è uscita quest’ultima inchiesta dei NAS
Praticamente ‘a libro paga’: denaro, regali, inviti ai convegni e ‘premi’ per i medicinali che poi riuscivano a piazzare. Alcuni tra medici e funzionari della struttura sanitaria, abusando delle loro funzioni di pubblici ufficiali, condizionavano alcuni concorsi pubblici, favorendo l’assunzione di medici e paramedici da loro prescelti per meri interessi personali; percepivano dalle case farmaceutiche somme di denaro come premio in cambio dell’incremento della prescrizione dei loro farmaci, nonché per finanziare le assunzioni. Il sistema corruttivo, inoltre – si legge nel comunicato dei Nas – prevedeva l’illecito finanziamento da parte delle case farmaceutiche di convegni scientifici, corsi di aggiornamento e borse di studio con enormi elargizioni di denaro, mascherate come sponsorizzazioni per l’attività di ricerca medica che, allo stato, non risulta svolta. Per nascondere i legami corruttivi, il denaro ottenuto veniva indirizzato verso alcune compiacenti società “provider di servizi” che formalmente organizzavano gli eventi, ma di fatto distraevano il denaro ottenuto dalle società farmaceutiche per ridistribuirlo nei conti correnti dei medici, ricompensati anche con beni di varia natura.”

Non possiamo accettare che la salute sia diventata un business e che i medici si facciano corrompere.
Più medici onesti, che denunciano le ingerenze dell’industria farmaceutica
Più giudici onesti, che condannano seriamente chi mette il denaro prima della salute.

Volete vivere nel mondo delle favole? Volete essere convinti a tutti i costi che la sanità sia pulita e le industrie lavorino alacramente per noi? Non per questo bisogna buttare giù tutti i farmaci, tutti i medici. Bisogna specificarlo perchè di idioti è pieno il mondo.
Siete liberi di credere a quello che preferite, tocca a noi migliorare le cose. 

 

fonte: http://www.medicinapiccoledosi.it/case-farmaceutiche/medici-case-farmaceutiche-mondo-delle-favole/

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“Come può un medico far credere che le aziende farmaceutiche possano essere interessate alla formazione?”
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All’Università, ti insegnano quanto sia importante il rapporto con il paziente, tralasciando quanto poi in pratica sarà importante il legame con l’informatore scientifico.
Sapete, l’80% delle Università è disposto a cedere i diritti degli studi alle case farmaceutiche, pur di ricevere fondi. Cosa vuol dire questo? Che se durante gli studi viene scoperto qualcosa che non piace, lo studio puo’ essere interrotto. Ed ancora più importante, una volta finito e consegnato, non hai alcun diritto su quel lavoro.
Se la casa farmaceutica vuole divulgare dei dati bene, ma non è costretta a farlo. “Protezione di segreto industriale“, spesso lo chiamano così.
Senza voler ricordare che nel giro degli ultimi 30 anni, la ricerca sia palesemente finita nelle mani di BigPharma, e non potrebbe essere altrimenti : hanno i soldi, e decidono loro.
Dati presi da qui.

 

Più soldi un medico riceve dalle aziende farmaceutiche più farmaci brand (di marca) prescrive, anche un solo pasto offerto può fare la differenza. Così recita il sottotitolo di un documento di ProPublica.
ProPublica è un’organizzazione di giornalisti investigativi indipendenti che lavora indagando sui rapporti fra industria del farmaco e medici negli Stati Uniti. Nel 2010 uscì allo scoperto con la campagna Dollars for Docs, nella quale erano stati messi in rete i nomi di alcuni medici USA con i relativi pagamenti da parte delle case farmaceutiche, per dare modo al pubblico di conoscere le informazioni rese note durante dibattimenti processuali. Con quell’inchiesta uno dei suoi giornalisti vinse il premio Pulitzer. Era un primo tentativo empirico per dimostrare che si prescrivono più farmaci e presidi medicali quando si è stati pagati dall’industria.

Si crede sempre che le male marce siano poche, che regni l’onestà nel mondo della salute : non è così, e dispiace dirlo.
Se la ricerca è in mano a delle multinazionali, e l’UNICO obiettivo delle multinazionali è generare profitto per gli azionisti, la salute viene dopo. Logico no?
Soprattutto, bastano poche persone corrotte per mandare avanti un sistema corrotto. Esempio lampante è quello del legame fra il CDC-COCA COLA

Qui un articolo de L’Internazionale, scritto da Ben Goldacre : Cattive medicine. Le case farmaceutiche ingannano i medici e danneggiano i pazienti.”

Tutti i medici basano le loro terapie sulle linee guida. Ma chi scrive le linee guida? Da chi sono finanziati gli studi che permettono di redigere le linee guida?
Su cosa è basata la linea di cura del paziente? Sui farmaci.
I farmaci chi li produce?
Devo andare avanti? E’ abbastanza cristallina la cosa.

Pensate, il 70% dei panel di chi redige le linee guida, ha dei legami con le industrie farmaceutiche.
Su 215 linee guida, soltanto 90 erano chiare su quali fossero i conflitti di interesse.
E di questo se ne occupava il BMJ, nel lontano 2005.

Soltanto un piccolo esempio, sul testosterone.
The Milwaukee Journal Sentinel ha pubblicato una analisi  sulle attività educazionali centrate sulla “terapia” a base di testosterone: dei 75 corsi valutati, 65 prevedevano la docenza di relatori gravati da conflitti di interesse. È un mercato, quello del testosterone, in costante crescita a conferma dell’efficacia – più che del prodotto – della strategia pubblicitaria. Nel 2000, le prescrizioni di testosterone erano sostanzialmente limitate a non molto frequenti casi di ipogonadismo: meno di un milione di ricette l’anno. Nel 2014 sono salite a 6,5 milioni. Con una parallela crescita di rischio da farmaco: dal 2010 sono state segnalate 3.900 reazioni avverse negli Stati Uniti, che hanno portato a 2.000 ricoveri e a 150 decessi. Senza considerare, perché più difficilmente quantificabile, l’aumento del rischio di cancro della prostata legato all’assunzione di testosterone.
Le evidenze a sfavore di questi prodotti sono schiaccianti, al punto che Steve Nissen – clinico della Cleveland Clinic e tra i più apprezzati trialisti americani – è giunto a dichiarare che qualsiasi nuovo studio sul testosterone relegherebbe i cittadini statunitensi al rango di porcellini d’India: cavie, per l’interesse delle industrie farmaceutiche.

Il problema è talmente serio che nel 2010 gli Stati Uniti hanno emanato una legge, chiamata Sunshine Act, per portare alla luce i legami fra i medici e l’industria. Il Sunshine Act non ha lo scopo di limitare i regali e i finanziamenti ai medici e alle istituzioni sanitarie, ma di renderli trasparenti. La legge è stata elaborata dopo che un gruppo di giornalisti aveva rivelato che nel biennio 2009/10 l’industria farmaceutica aveva elargito a oltre 18.000 medici somme per un totale di circa 320 milioni di dollari, con versamenti intorno ai 250.000 dollari ai 10 medici che guidavano la graduatoria. 6 anni dopo, una cosa simile è arrivata anche nel nostro paese.

Questo  è successo a Monza, scoperto proprio qualche giorno fa :

Monza, inchiesta “Disturbo”, ennesima corruzione nella sanità, arrestate 14 persone tra chirurghi, medici di base e manager, tutti accusati, in concorso tra loro, di corruzione e associazione a delinquere. Alcuni chirurghi del Policlinico di Monza, secondo la Procura, hanno favorito infatti la Ceraver Italia Srl, reclutando pazienti, comprando a spese degli ospedali protesi ortopediche di bassa qualità e moltiplicando il numero delle operazioni, con la complicità di medici di base e manager. L’accusa è di aver agito “per aumentare gli utili” della multinazionale francese “anche a discapito della salute pubblica”. In cambio hanno ottenuto denaro, regali, viaggi, vacanze, assunzioni di personale, partecipazioni a congressi e cene in locali di lusso. Complesso il meccanismo corruttivo, portato alla luce grazie a centinaia di intercettazioni telefoniche: i manager Ceraver si adoperavano per “incentivare” i chirurghi del Policlinico di Monza (ma anche di tante altre strutture afferenti, sempre convenzionate con il Sistema sanitario nazionale) a comprare esclusivamente protesi della multinazionale francese a un prezzo variabile tra i 1.500 e i 2.500 euro a pezzo, pagando al chirurgo dagli 80 ai 100 euro per ogni acquisto. A tal fine coinvolgevano i medici di base, il cui compito era quello di identificare pazienti da sottoporre a operazione, i quali venivano prima visitati dagli specialisti presso gli ambulatori territoriali (visite che venivano pure pagate ‘in nero’) e poi indirizzati al Policlinico o in altre strutture sanitarie collegate per il ricovero e l’intervento. Gli accordi illeciti e le dazioni di denaro hanno avuto un’impressionante cadenza regolare, gestita dal manager promoter di Ceraver Marco Camnasio. I chirurghi coinvolti peraltro, sostengono gli investigatori, hanno dato l’impressione di far passare in secondo piano la valutazione sulle caratteristiche delle protesi Ceraver, protesi che i medici intercettati hanno definito di qualità inferiore rispetto a quelle di altre marche. Proprio questa circostanza, paradossalmente, avrebbe fatto alzare il prezzo del “disturbo”, corrisposto agli ortopedici in virtù del maggiore rischio di fallimento degli interventi.

Recentemente, famoso è stato il caso del Dr. Guido Fanelli. Vi lascio questa sua perla :
Non è che faccio il boss, sono io e basta, comando io, ho creato un sistema. Io prendo soldi dall’uno e dall’altro in maniera uguale e paritaria, sono bravo a tenere il piede in quattro o cinque scarpe. Io ho il centro hub del dolore più grosso di Italia con 19mila interventi all’anno, ho la forza di spostare milioni di euro perchè con la forza scientifica tutti danno credito a ciò che scriviamo

Possiamo anche tornare al 2010, medici corrotti per un giro d’affari di 2 milioni di euro.
“Gli inquirenti spiegano che i medici avrebbero percepito “compensi illeciti in cambio di prescrizioni e somministrazioni arbitrarie a centinaia di pazienti in cura per diffuse patologie croniche di specialità medicinali prodotte dalle aziende corruttrici, che realizzavano maggiori profitti derivanti dal conseguente incremento della diffusione dei farmaci”.

Possiamo andare ancora più indietro, questa inchiesta della Procura di Bari del 2006.
Ai medici corrotti andavano compensi in danaro (percentuali tra il 10 e il 18% del prezzo dei medicinali prescritti), oppure orologi, telefoni cellulari, materiale informatico, viaggi di piacere e partecipazioni a congressi scientifici. In più di un caso – ritengono di aver accertato i carabinieri del Nas di Bari – tra medici e informatori scientifici c’è stata anche una trattativa sul tipo di compenso che i sanitari dovevano percepire: ad esempio 5.000 euro al mese al posto di vacanze con la famiglia in luoghi esotici o in capitali europee. Nel corso dell’inchiesta il magistrato sequestrò un libro paga sul quale erano scritti i compensi percepiti dai medici e, accanto, il voto che l’informatore scientifico esprimeva: le valutazioni erano scarso, sufficiente, buono; o anche: da tornare. Dopo il sequestro del libro-paga, il 15 aprile 2005, il pm ottenne dal gip l’arresto di 60 persone (18 medici, 16 farmacisti, 6 dirigenti e 20 informatori scientifici di molte case farmaceutiche nazionali ed estere), che si aggiunsero alle 44 persone arrestate tra il 7 e il 25 luglio del 2003.”

Qualche giorno fa è uscita quest’ultima inchiesta dei NAS
Praticamente ‘a libro paga’: denaro, regali, inviti ai convegni e ‘premi’ per i medicinali che poi riuscivano a piazzare. Alcuni tra medici e funzionari della struttura sanitaria, abusando delle loro funzioni di pubblici ufficiali, condizionavano alcuni concorsi pubblici, favorendo l’assunzione di medici e paramedici da loro prescelti per meri interessi personali; percepivano dalle case farmaceutiche somme di denaro come premio in cambio dell’incremento della prescrizione dei loro farmaci, nonché per finanziare le assunzioni. Il sistema corruttivo, inoltre – si legge nel comunicato dei Nas – prevedeva l’illecito finanziamento da parte delle case farmaceutiche di convegni scientifici, corsi di aggiornamento e borse di studio con enormi elargizioni di denaro, mascherate come sponsorizzazioni per l’attività di ricerca medica che, allo stato, non risulta svolta. Per nascondere i legami corruttivi, il denaro ottenuto veniva indirizzato verso alcune compiacenti società “provider di servizi” che formalmente organizzavano gli eventi, ma di fatto distraevano il denaro ottenuto dalle società farmaceutiche per ridistribuirlo nei conti correnti dei medici, ricompensati anche con beni di varia natura.”

Non possiamo accettare che la salute sia diventata un business e che i medici si facciano corrompere.
Più medici onesti, che denunciano le ingerenze dell’industria farmaceutica
Più giudici onesti, che condannano seriamente chi mette il denaro prima della salute.

Volete vivere nel mondo delle favole? Volete essere convinti a tutti i costi che la sanità sia pulita e le industrie lavorino alacramente per noi? Non per questo bisogna buttare giù tutti i farmaci, tutti i medici. Bisogna specificarlo perchè di idioti è pieno il mondo.
Siete liberi di credere a quello che preferite, tocca a noi migliorare le cose. 

 

fonte: http://www.medicinapiccoledosi.it/case-farmaceutiche/medici-case-farmaceutiche-mondo-delle-favole/

 

TI HANNO CONVINTO CHE SEI MALATO, così potrai comprare – pagando profumatamente – le loro medicine! E mentre TU ti avveleni e crepi, loro si arricchiscono!

 

medicine

 

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TI HANNO CONVINTO CHE SEI MALATO, così potrai comprare – pagando profumatamente – le loro medicine! E mentre TU ti avveleni e crepi, loro si arricchiscono!

 

Una storia di truffe… Psicofarmaci. E’ la storia di farmaci che rappresentano un grosso affare e che alimentano un’industria psichiatrica da 330 miliardi di dollari, senza una sola cura. Il costo in termini di vite umane è persino più grande: questi farmaci uccidono circa 42.000 persone ogni anno. Il numero dei decessi è in continuo aumento.

 

Una storia di truffe… Psicofarmaci. E’ la storia di farmaci che rappresentano un grosso affare e che alimentano un’industria psichiatrica da 330 miliardi di dollari, senza una sola cura. Il costo in termini di vite umane è persino più grande: questi farmaci uccidono circa 42.000 persone ogni anno. Il numero dei decessi è in continuo aumento.

Con più di 175 interviste ad avvocati, esperti della salute mentale, familiari delle vittime e gli stessi sopravvissuti, questo documentario smaschera la somministrazione di psicofarmaci e rivela una brutale ma ben fortificata macchina fabbrica soldi.

 

Qualche commento al video;

paultor8
gli psichiatri sono tutti dei pagliacci come anche gli psicologi… prescrivono psicofarmaci come se te o il tuo corpo avesse qualcosa che non va quando in realtà te e il tuo corpo state reagendo a qualcosa che è successo in un certo modo… in questo modo non si cura niente, è come mettere una pezza sopra la ferita, bisogna essere consapevoli di ciò che è accaduto, già la consapevolezza libera e poi capire come comportarsi rispetto ai disturbi sviluppatisi in seguito a queste situazioni, ma dare dei farmaci per far finire il problema mi sembra una barzelletta…
Rispondi · 2
Alessio Licchetta
io mi reputo una persona sana ma ho conosciuto tanta gente che fa uso di psicofarmaci. Un giorno per curiosità lessi il foglietto illustrativo di un farmaco antidepressivo se nn ricordo male si chiama tavor……bè ragazzi vi dico solo che il mondo fa la guerra alla marijuana ma poi vende legalmente le droghe piu pericolose del pianeta come farmaci. SE C’E’ QUALCUNO CHE SOFFRE DI DEPRESSIONE CHE STA LEGGENDO SAPPIA CHE LA DEPRESSIONE E’ UNA MALATTIA INVENTATA DI SANA PIANTA.

Alex King
@shadomax68 Comunque qui in primis si mette in risalto il fatto che la psichiatria non è una scienza è non può essere misurata con metodo scientifico ! Questo è un dato di fatto ! Non una campana ! (come tu cerchi di insinuare) ! Vedere poi un mercato messo in piedi (330 miliardi di dollari) che se non è basato sulla scienza e quindi metodo scientifico è pura stregoneria (quindi truffa) è molto preoccupante ! Considerando gli effetti devastanti che hanno sulle persone … Questo è Satanismo

Fonte: altrarealta.blogspot.it

Tratto da: lastella via sapereeundovere.it

Medicina – Le cure che i medici non farebbero mai e poi mai su loro stessi – Chiediamoci perchè!

 

Medicina

 

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Medicina – Le cure che i medici non farebbero mai e poi mai su loro stessi – Chiediamoci perchè!

 

Cure che i medici non seguirebbero

Quando siete davanti ad una diagnosi preoccupante, una procedura invasiva o un’operazione rischiosa, probabilmente la domanda più intelligente che vorreste porre al vostro medico è « Lei che farebbe?».

Dopo anni di esperienza, essi sanno meglio di chiunque altro quali trattamenti e cure vale la pena fare e quali è meglio evitare.

A seguire dottori di primo piano e ricercatori rivelano ciò che personalmente eviterebbero; molti di loro sono controcorrente rispetto al sistema. I loro commenti vi sorprenderanno e vi illumineranno.

Uno psichiatra che non assumerebbe mai antidepressivi

La Dott.ssa Joanna Moncrieff è senior lecturer in psichiatria al London University College ed autrice di “The Myth Of The Chemical Cure” (Il Mito delle Cure Chimiche).
«Esercito la psichiatria da oltre 20 anni e nella mia esperienza gli antidepressivi non fanno nulla di buono. Non li prenderei mai in nessuna circostanza, nemmeno se pensassi al suicidio. Tutta la ricerca mostra che – nel migliore dei casi – gli antidepressivi fanno sentire le persone un pochino meglio di un placebo, ma non significa che di fatto curino la depressione. Dopo tutti questi anni di scannerizzazione del cervello, non abbiamo una sola prova che la depressione sia collegata ad un qualche squilibrio chimico nel cervello, dunque è discutibile tutta l’idea che noi possiamo trattarla con sostanze chimiche.

Io credo che la depressione è una reazione estrema alle nostre circostanze, ed il modo migliore per riprendersi è elaborare e lavorare sulla causa. A volte questo significa terapie che implicano dialogo, a volte significa modificare le circostanze come per esempio trovare un nuovo lavoro o guardare in faccia problemi relazionali…
Ovviamente ci sono alcune persone che sono depresse senza un motivo apparente, ma comunque non c’è evidenza che essi soffrano di una malattia cerebrale o che gli antidepressivi possano aiutarli. La cosa migliore resta cercare e trovare delle nuove cose che spezzino il cerchio di pensiero e comportamento …

Gli antidepressivi sono delle medicine psicoattive, che alterano la mente come fanno l’alcool o la cannabis ed io ho sempre pensato che se fossi depressa, vorrei conservare tutte le mie facoltà per uscire dallo stallo e non vorrei ritrovarmi ottenebrata da nessuna medicina, i cui effetti in realtà non comprendiamo»
Cardiologi che rifiutano le statine

Professor Kevin Channer, cardiologo al Claremont Hospital di Sheffield:

«Le statine hanno avuto un grande effetto nel ridurre il numero di attacchi cardiaci e infarti ed ora c’è una certa tendenza a dare a tutti queste pasticche che abbassano il colesterolo; ma io non ne assumerei nemmeno una senza avere la prova che sono sotto forte rischio: ogni volta che si prende un farmaco, bisogna pensare a rischi e benefici.

Le statine riducono le probabilità di attacco cardiaco o infarto, nella misura del 30%, dunque sì, c’è un vantaggio. Ma in termini reali è minimo, il rischio di avere in un anno un attacco cardiaco o infarto è dell’1%. Assumendo una statina questo scenderebbe allo 0,70%, che è ancora molto basso. Ho passato la mia vita professionale a prescrivere statine, ne conosco gli effetti collaterali: dolori muscolari, debilitazione generale, mal di stomaco.

Alcuni sostengono che andrebbero date quando il rischio è all’1,5%, ma personalmente non prenderei in considerazione di prendere il farmaco se non ad un rischio del 3%. Tutti quelli che hanno avuto un attacco cardiaco o un infarto hanno un rischio del 3% e per costoro il rischio del dolore vale il prezzo del beneficio.

D’altro canto, però, assumerei – e li assumo – farmaci che abbassino la pressione; anche se i mie valori personali sono attualmente al limite, so che invecchiando non potranno che salire e le ricerche dimostrano che più bassa è la pressione, più lunga è la vita.

Alcuni dei vecchi farmaci causavano effetti collaterali, ma ora io ne sto prendendo uno degli ultimi prodotti, che si chiama angiotensina, che blocca i ricettori e non sto avendo problemi».

Specialista della prostata che non fa il test PSA

Richard Ablin, professore di patologia presso l’University of Arizona College of Medicine:

«Quando nel 1970 scoprii il PSA, cioè l’antigene specifico per la prostata, ci rendemmo presto conto che ciò sarebbe stato di grande aiuto per i pazienti con cancro alla prostata. La proteina è specifica della ghiandola prostatica, non si trova infatti in quantità significative in nessun altro organo. Nel caso in cui un soggetto con cancro alla prostata l’avesse rimossa noi possiamo poi testare, grazie alla nostra scoperta, il PSA e verificare se è rimasto parte del cancro non individuato prima.

Purtroppo però il test PSA iniziò ad essere usato per la diagnosi del cancro alla prostata. Questo è stato un grosso errore: il PSA non è specifico per il cancro, è semplicemente una proteina prodotta dalla prostata; quindi trovarne un alto livello può significare semplicemente che un uomo ha la prostatite (una infezione) o una prostata ingrossata, qualcosa che da problemi ma è di ordine benigno. I livelli “normali” poi variano grandemente da soggetto a soggetto e non esiste una soglia oltre la quale possiamo diagnosticare il cancro in modo affidabile. Il test non può nemmeno fare la differenza tra un cancro prostatico a crescita lenta e uno aggressivo a crescita violenta. E’ come lanciare la monetina: la stessa efficacia.

Nonostante questo, è stato adottato come modo per diagnosticare il cancro alla prostata e, come risultato, milioni di uomini (maschi) sono stati curati eccessivamente e spesso con effetti collaterali altamente debilitanti quanto non necessari. Mi sottoporrei ad un test PSA solo dopo un trattamento per un cancro alla prostata o a scopo diagnostico in combinazione con altri test, tipo un esame rettale digitale».

Un Professore che dice che l’attività fisica, da sola, non basta

Jack Winkler, esperto di salute pubblica ed ex professore di politiche nutrizionali alla London Metropolitan University:

«Fare ginnastica può impedire di prendere peso, se si eccede un po’ con il cibo. Ma se siete in sovrappeso, mi dispiace ma non sarà sufficiente. Ti sei mangiato a pranzo un panino da 300 calorie? Per compensare devi nuotare per più di un’ora. Per perdere peso, devi bruciare più calorie di quante non ne hai assunte e l’unico modo per farlo è ridurre la quantità dei cibi assunti, questa è la realtà fondamentale. Ovviamente l’attività fisica è una buona idea, anche perché in essa ci sono molti altri benefici».

Il Chirurgo ortopedico che evita i raggi X

Chris Walker, chirurgo ortopedico al Liverpool Bone and Joint Centre:

«Troppo spesso, i pazienti vanno dal loro medico perché hanno dolori o sentono rigidità e vogliono che venga fatto qualcosa. I medici cosi li mandano a fare delle radiografie che possono ogni tanto mostrare dei guai, cosi finiscono col dire ai pazienti, che hanno l’artrite. Appena sentono questa diagnosi, i pazienti perdono il controllo e cominciano a diventare delle vittime. Prendono degli anti-infiammatori (che possono avere degli effetti collaterali gastrointestinali), si spaventano all’idea di fare attività fisica e la loro vita in genere si impoverisce in senso lato.

Ecco perché, a meno che non ci siano sintomi allarmanti di artrite – come dolore costante o notturno – io eviterei di far fare delle radiografie. Con l’età la maggior parte di noi ha qualche problemino alle articolazioni: la cosa migliore è fare del movimento. Le giunture amano il movimento, quello che le danneggia sono la corsa ed i salti ma camminare, nuotare ed andare in bicicletta riducono effettivamente il dolore e la rigidità e rallentano il manifestarsi dell’artrite. Mantenendosi attivi si perde peso, cosa che è di grandissimo aiuto, e non si finisce depressi perché si è troppo impegnati con la vita».

Lo specialista dell’anca dice di lascia perdere le maratone di mezza età

Jeremy Latham, chirurgo ortopedico specializzato, presso la University Hospital Southampton:

«Vedo di continuo persone nei loro 40 e 50 anni che si sono massacrate le articolazioni, perché come conseguenza di una crisi di mezza età, hanno deciso di fare maratone o triathlon. Bel dilemma, perché da un lato ci sono prove documentate che correre faccia bene alla salute delle articolazioni, ma se non siete ben allenati, rischiate di accelerare gli acciacchi alle ginocchia o caviglie. Se siete entrati nella mezza età e volete dimagrire ed essere in forma, il mio consiglio è di camminare, nuotare o andare in bicicletta: tutte attività “dolci” per le vostre articolazioni».

Asma, lo specialista che vuole eliminare gli inalatori

Mike Thomas, docente di ricerche nella prima assistenza e specialista in medicina della respirazione e cura dell’asma presso la University of Southampton:

«Molti diventano troppo dipendenti dagli inalatori “della salvezza” e finiscono nel panico se non ne hanno a portata di mano. L’uso quotidiano di questi strumenti, aumenta il rischio di attacchi gravi e gli effetti collaterali degli alti dosaggi di steroidi includono l’assottigliamento delle ossa, la facilità di ecchimosi ed un aumentato rischio di diabete e di pressione alta. Pertanto, invece di far sì che le persone diventino sempre più dipendenti dagli inalatori, sto collaborando con il Governo in una ricerca che mostri come semplici esercizi di respirazione, combinati al controllo dell’ansia, possano migliorare il controllo dell’asma.

Una volta che i pazienti trovano che gli attacchi di asma diventano meno stressanti, ricorrono meno agli inalatori. Se avessi l’asma, vorrei imparare come gestirla autonomamente, mi interessa aiutare i pazienti a migliorare la qualità della vita e diminuire la quantità di farmaci che prendono».

Lo specialista del sonno che non prenderebbe sonniferi

Dr Guy Meadows, specialista del sonno e fondatore della Scuola del Sonno:

«I sonniferi indeboliscono la vostra fiducia nella vostra capacità naturale di addormentarvi e possono finire con il produrre dipendenza psico-fisica. Cominciate col pensare che: “se non prendo una pillola non mi addormenterò”. E così il corpo si aspetta di ricevere un sedativo. In cambio correte cosi il rischio di avere una insonnia a rimbalzo quando smetterete di prenderli, il che spiega perché così tante persone siano nei guai quando vogliono smettere.

Gli effetti collaterali includono: capogiri, mal di testa, perdite della memoria, senso di rimbambimento. Studi recenti mostrano anche, che i sonniferi sono associati ad un rischio di morte quattro volte maggiore, cosa che per me alla lunga supera il beneficio. La ricerca dice anche che i sonniferi forniscono solo dai 20 ai 30 minuti di sonno in più.

Inoltre il sonno fornito da questi medicamenti, non è né naturale né di ristoro e questo perché alterano l’“architettura del sonno” limitandone la profondità ed interferendo con il sonno REM, necessari per sentirci riposati al risveglio. In alcuni casi, come quando la carenza di sonno è la seria conseguenza di gravi traumi, sono i sonniferi a dare la possibilità di questo recupero fondamentale. Ma non è la condizione nella quale si ritrova la gran maggioranza della gente, per la quale i sonniferi diventano inutili».

Tratto da: The Living Spirit
Traduzione di Cristina Bassi
Fonte

13 problemi di salute per i quali il limone è molto meglio di qualunque medicina possiate trovare in farmacia.

 

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13 problemi di salute per i quali il limone è molto meglio di qualunque medicina possiate trovare in farmacia.

 

Sorseggiare un bicchiere di acqua calda e limone è uno dei più sani rituali mattutini. Il succo di limone è un potente antiossidante poiché è ricco di vitamine del gruppo B e C, potassio, carboidrati, oli essenziali e altre sostanze nutritive.
Un consumo regolare di succo di limone fornisce una spinta potente al nostro sistema immunitario, migliora la digestione, riduce l’appetito, stimola la perdita di peso in maniera sana ed equilibrata e favorisce un corretto equilibrio del pH del nostro corpo.
Usa il succo di limone per alleviare i seguenti disturbi:
Combattere l’acne
Il succo di limone è un ottimo rimedio per impedire lo sviluppo dell’acne, nel caso di patologie gravi riesce ad attenuarne gli effetti.
Strofinare delicatamente il viso con la metà di un limone, questa tecnica va a sostituire in modo naturale tutti quei prodotti chimici diffusi in cosmetica.
Calcoli renali
Il potassio aumenta i livelli di citrato nelle urine, che impedisce la formazione di ossalati.
Rafforzamento delle difese immunitarie
Il succo di limone migliora la funzione linfatica, che aiuta il nostro sistema immunitario per rilevare ed eliminare gli agenti patogeni.
Riduce l’appetito e stimola la perdita di peso
Le vitamine presenti nel limone regolarizzano gli zuccheri nel sangue. L’agrume è anche ricco di pectina, una fibra che aiuta a controllare lo stimolo della fame. Il succo di limone, inoltre, migliora la digestione, stimola la produzione di bile che il tuo corpo utilizza per digerire il cibo.
Problemi alla cistifellea
Bevi acqua e limone durante i pasti per guarire da questo dolorosissimo problema.
Raffreddore e influenza
La Vitamina C presente nel limone agisce come un antiossidante naturalee come un potente antibatterico, per questo motivo dovrebbe essere usato nel trattare influenza e raffreddore.
Reflusso gastroesofageo
Stai lontano dai medicinali ma bevi tanta acqua calda con limone. Noterai dei notevoli miglioramenti nel giro di 2 settimane.
Unghie deboli
Il succo di limone rinforza le unghie ed elimina le macchie bianche.
Intossicazione alimentare
Quando viaggi, bevi spesso acqua e limone. Questo ti terrà al sicuro da sgradite sorprese come un’intossicazione alimentare.
Fibromialgia
Bere acqua e limone e fare dello yoga sono un mix vincente nel trattare gli effetti causati dalla fibromialgia.
lnfiammazione
Grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, il limone neutralizza l’acidità. Come già sai, l’infiammazione è più probabile che si verifichi in ambienti acidi.
Dolori muscolari dopo l’allenamento
Bevi acqua e limone dopo un allenamento pesante per alleviare il dolore.
Infiammazioni e dolori articolari
Il succo di limone riduce l’accumulo di acido urico nelle articolazioni e quindi aiuta a prevenire infiammazioni e artrite.

Dedicato a Beatrice Lorenzin: “Io medico scappo in Germania, in Italia è mafia!”

 

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Dedicato a Beatrice Lorenzin: “Io medico scappo in Germania, in Italia è mafia!”

Ci Teniamo a dedicare quest’articolo al nostro stimatissimo e lungimirante Ministro Della Sanità Beatrice Lorenzin…

“Io medico scappo in Germania, in Italia è mafia”

Preferiscono fare i pizzaioli o i gelatai a mezzo servizio in Germania pur di poter un giorno lavorare come medici nel Paese della Merkel. Il sogno per cui hanno studiato tanto e che in Italia sembra sempre più lontano. Metà giornata dedicata allo studio della lingua e l’altra dietro un banco a servire i clienti e a praticare il nuovo idioma. Negli ultimi anni c’è stato un ‘boom’ di giovani laureati in Medicina, ma anche infermieri, che hanno scelto la terra tedesca per specializzarsi, lavorare e mettere su famiglia. Secondo l’Istat, i professionisti del settore sanitario che hanno chiesto al ministero della Salute la documentazione utile per esercitare all’estero sono passati da 396 nel 2009 a 2.363 nel 2014 (+ 596%).

Con la Brexit, è oggi la Germania ad attrarre questi ragazzi. Complice anche un sistema italiano della formazione che fa acqua da tutte le parti. Basti pensare che il bando per il concorso per le scuole di specializzazione è uscito con grande ritardo solo pochi giorni fa e la prova si farà il 28 novembre. Da mesi in attesa ci sono circa 15mila candidati. E alla fine solo uno su tre entrerà. Pochi posti per specializzarsi e pochissimi contratti di lavoro stabile nel Sistema sanitario nazionale.

‘Ogni giorno ci arrivano 4-5 richieste – afferma all’Adnkronos Davide Civita (28 anni), presidente del gruppo Facebook ‘Medici italiani in Germania’ (3400 membri) e specializzando in Cardiologia in Germania – Stimiamo in circa 6mila unità, tra medici, infermieri e studenti, le persone che cercano fortuna qui. In Italia ho lavorato, senza stipendio, a Milano all’ospedale S.Raffaele come medico volontario in cardiologia. La beffa – osserva Civita – è che continuo a pagare i contributi previdenziali in Italia: 1.800 euro l’anno. La mia posizione non la posso chiudere altrimenti perdo tutto. Una vera e propria ‘mafia’. Scrivilo pure – chiosa – perché io in questi anni per pagarmi la scuola di tedesco ho fatto il gelataio, la mattina i corsi e il pomeriggio nel negozio per 8-10 euro l’ora come vengono pagati gli immigrati appena arrivati“.

Ad insegnare il tedesco a chi arriva nella terra del premio Nobel per la Medicina Rober Koch, ci pensa un quarantenne italiano: Paolo Andreocci, Dopo un dottorato ha avuto la lungimiranza di fondare a Friburgo l’Internationales Sprachzentrum Dialogo (Isd). E di connazionali ‘dottorini’ in fuga Andreocci ne ha conosciuti molti. “Nella nostra scuola organizziamo dal 2009 corsi per l’apprendimento e il perfezionamento del tedesco medico finalizzati all’approvazione del titolo di studio – spiega Andreocci, direttore dell’Isd di Friburgo – Negli ultimi anni abbiamo registrato un forte incremento di richieste e di partecipanti. E ora, grazie ai nuovi corsi organizzati dall‘ISD per conto del Ministero, c’è un ‘boom’ di domande ogni giorno. Proprio lunedì (25 settembre n.dr.) è partita la didattica per l’anno 2017-2018 “.

Ho scelto la Germania perché in Italia ci sono poche possibilità. A luglio ho preso l’abilitazione e il mio sogno era fare la specializzazione in Neurologia – racconta Alessandro C. (26 anni). Ma le date del concorso per le Scuole di specializzaizone tardavano e non potevo aspettare. In Germania si riesce a lavorare con serietà e continuità. Io non sono riuscito a fare l’Esasmus ma ho fatto la tesi a Berlino e ora ho un livello di tedesco C1. Sono ormai 3-4 anni che studio questa lingua e ho svolto alcuni tirocini come medico di base ad Hannover. Qui si lavora di più che in Italia e tutto è organizzato molto meglio. Ora sono a Friburgo per frequentare il corso di tedesco medico-scientifico, una volta finito non credo di trovare grosse difficoltà per un posto in ospedale. Qui c’è molta richiesta. A casa che dicono? Mi mamma – risponde Alessandro – avrebbe preferito avermi vicino casa a Padova, ma entrambi i miei genitori hanno capito la situazione. Sì, sono contento di essere venuto a fare il medico in Germania“.

Come funzionano i corsi e come può un laureato in Medicina in Italia farsi riconoscere la laurea e lavorare in Germania? “Vista la carenza di dottori del sistema sanitario tedesco, il Governo da febbraio 2017 ha deciso di aprire un bando per l’accredito di scuole di lingua specializzate in corsi di tedesco medico-scientifico per stranieri – spiega Andreocci – Noi abbiamo partecipato e vinto perché avevamo tutti i requisiti, ad oggi in Germania non ci sono molte strutture che possono dare questo servizio. La scelta del Governo permette di promuovere corsi gratuiti (durata 400-600 unità didattiche, valore cicrca 2.500 euro) per medici e infermieri di altri Paesi che conoscono l’idioma ma devono perfezionarlo. La frequenza – prosegue il direttore della Scuola – non è obbligatoria ma è chiaro che aiuta per la preparazione all’esame di lingua C1-Medico. Questo certificato è necessario per il passo successivo: ottenere il riconoscimento della laurea italiana da parte di un ufficio preposto. L‘esame consiste in una prova scritta e orale, una anamnesi del paziente, la presentazione del caso clinico davanti ai colleghi e la redazione di una lettera di dimissioni”.

Non sempre i giovani laureati che cercano fortuna in Germania conoscono già il tedesco. “Abbiamo due tipologie di studenti – prosegue – chi ha già un certificato B2-Tedesco e chi parte da zero o quasi. Va ricordato che C1-Tedesco è l‘ultimo livello prima del ‘madre lingua’. Se uno ha già un B2 per arrivare ad un C1 deve frequentare 4-600 ore di lezioni, quantificabili con 8 ore al giorno, diciamo dai 2 ai 3 mesi e mezzo. Se si parte da zero invece si può arrivare ad un livello B1 in 6 mesi di studio e al C1, lavorando sodo, con un anno”.

I corsi dell’Internationales Sprachzentrum Dialogo sono tenuti da docenti accreditati dal ministero e certificati da continui aggiornamenti. “Noi invitiamo anche degli ospiti – racconta Andreocci – medici tedeschi che raccontano la loro prospettiva, come vedono i colleghi stranieri. Non ci sono solo italiani, ma chi frequenta la nostra scuola arriva da tutto il mondo. I non europei specialmente da Asia e Sudamerica. Questi devono fare anche un esame ulteriore di conoscenze mediche. Questo, come dicevamo, perché il ministero tedesco si fida di più degli atenei italiani (europei). Il 75% di chi ha frequentato il nostro istituto ha trovato lavoro abbastanza presto, indipendentemente dal campo di specializzazione. Poi c’è un 25% che ha trovato difficoltà con la lingua o con la vita in Germania”.

Il giovane medico che entra nel mondo professionale tedesco è considerato da subito “medico a tutti gli effetti – riporta un documento del Segretariato italiano giovani medci (Sigm) – e quindi responsabilizzato, pur all’interno di una organizzazione gerarchica, che in Germania, a differenza che in Italia, esiste ancora e che distingue tra ‘Assistenzarzt’ (medico assistente) ‘Oberarzt’ (medico capo reparto) e ‘Chefarzt’ (primario). Ma è tutto oro quello che luccicca? ”Qui in Germania la situazione dei piccoli ospedali non è buona, spesso le strutture si riuniscono in gruppi e non è raro per i medici ritrovarsi in cassa integrazione – avverte Davide Civita – Il lato positivo? sono le retribuzione, qui i medici arrivano a prendere il doppio rispetto all’Italia. Ma si lavora anche di più e con molte più responsabilità anche se sei uno specializzando. Si eseguono molte più operazioni, spesso lavoro anche in medicina d’urgenza e la notte sono solo’Le difficoltà? ‘Il fatto che in Germania gli ospeldai posso fallire – ricorda il medico – quindi si deve sempre avere un piano B. Fare colloqui e essere sempre pronto a nuove esperienze. Poi la burocrazia, per qualsiasi cosa si devono presentare molte carte; le tasse molto alte e un poi il clima, a volte può essere davvero ostico“.

Ad inizio settembre la Sigm ha promosso una manifestazione a piazza Montecitorio per #GioveniMediciDay . Proteste e appelli per risolvere le problematiche di un percorso post laurea assai tortuoso e che condiziona l’ascesa professionale di tanti ragazzi. La Conferenza delle Regioni, come ha spiegato in una recentissima seduta Antonio Saitta, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza, ha preso in carico il problema. ”Dobbiamo lavorare con il Governo per prevedere l’accesso dei medici al Servizio sanitario nazionale anche subito dopo la laurea e l’abilitazione, quindi anche senza specializzazione. A tal riguardo peraltro è in discussione in Parlamento un disegno di legge delega che definisce alcuni precisi indirizzi su cui varrebbe la pena – ha concluso Saitta – riprendere il confronto magari in un organismo paritetico di indirizzo e coordinamento che coinvolga i diversi attori istituzionali interessati (Regioni, Ministero della salute e Miur)”. Il tempo corre e i camici bianchi con le valigie pronte aumentato di giorno in giorno.

di Francesco Maggi

fonte: http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2017/09/30/medico-scappo-germania-italia-mafia_hZYZg9kKMHeKzgFGURduKP.html?refresh_ce

I farmaci ti uccidono. Come il tabacco. Ma non lo sai

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I farmaci ti uccidono. Come il tabacco. Ma non lo sai

di GJTirelli

Con lo stesso bieco strattagemma (divenuto oramai pratica quotidiana), attraverso il quale le industrie del tabacco si mettono al riparo da ogni controversia giudiziaria, “il fumo uccide”, allo stesso modo si comportano le multinazionali farmaceutiche ammettendo e avvertendo pubblicamente gli effetti indesiderati e anche molto gravi (in alcuni casi mortali) relativi all’uso dei farmaci commercializzati.
Quella che oggi, in forma strumentale viene definita “la medicina moderna”, destabilizza qualsiasi processo naturale, interrompendo il corso della malattia e accanendosi in maniera ossessiva sui sintomi, eludendone le cause.La propaganda mediatica “a tambur battente” su un uso indiscriminato dei farmaci, ha ridotto ai minimi la soglia sopportazione del dolore, così da rendere gli individui, dipendenti e schiavi delle multinazionali farmaceutiche che sulla nostra pelle accumulano profitti stratosferici.
I moderni farmaci, sono delle piccole bombe ad orologeria, e gli effetti delle loro controindicazioni alterano irrimediabilmente i sofisticati meccanismi che regolano il nostro organismo, degenerando in tumori e mandando in corto il nostro sistema nervoso.
Nello spot del “Voltaren” (farmaco propagandato dalle reti televisive, in grado di curare (sostengono) i dolori articolari e il torcicollo) si dichiara testualmente: “Sono farmaci che possono avere effetti indesiderati, anche gravi”. Per un semplice torcicollo? Negli effetti gravi collaterali dell’Aulin, si parla di emorragie gastriche che possono portare alla morte. In molti psicofarmaci è bene evidenziato il fatto che possano, in alcuni casi, portare al suicidio. E questo vale per un buon 99% di questi inquietanti rimedi.
Non sapremo mai, del resto, quante emorragie gastriche o suicidi, siano da mettere in correlazione con l’uso di questi farmaci, ma è facile immaginare la loro potenziale pericolosità.
La “nimesulide”, principio attivo dell’Aulin, sale sul banco degli imputati anche in Italia dopo essere stato ritirato in Irlanda per segnalazioni di gravi danni al fegato. Dal convegno dei medici internisti italiani arriva l’allarme. Per molto tempo la “nimesulide” ha goduto della fama di un farmaco non molto rischioso, ma ogni anno si osserva un numero inquietante di pazienti che subiscono danni epatici e dell’apparato gastroenterico causati proprio da questa molecola.
Sotto accusa la facilità con cui è possibile acquistare questo farmaco, commercializzato in Italia dal 1985 con successo (nel 2002 nel nostro Paese si registrava il più alto consumo di questa specialità rispetto al resto dell’Europa).
Se non ci liberiamo della chimica e dei suoi intrugli diabolici, per dare fondo alle nostre ultime risorse vitali e finalmente, in un moto di vero orgoglio, rovesciamo il tavolo sgombrandolo da tutte le effimere, illusorie, inutili e micidiali menzogne che il Sistema ci spaccia al pari di miracolose droghe, avremo perso per sempre la nostra libertà e come schiavi, invalidi e accattoni saremo costretti ad elemosinare conforto fra le braccia dei nostri carnefici.
Un corpo aggredito quotidianamente e sistematicamente da sostanze tossiche di ogni genere, non può che ribellarsi e mutare la sua natura fino ad autoeliminarsi. Le continue percosse inferte ad un cane, concorrono a modificarne l’indole, un tempo docile, in un’altra, aggressiva, feroce e sanguinaria. Un bel giorno, un tale cane, azzannerà il suo carnefice e, per questo, verrà in seguito soppresso. Allo stesso modo si comporta il nostro essere, costantemente violentato. Le cause scatenanti l’iperplasia e l’ipertrofia cellulare, vanno da una cattiva alimentazione, ad una qualità della vita inadeguata, innaturale, non sostenibile e in netta antitesi con la nostra struttura psicofisica
Lo stile di vita delle nostre moderne società liberiste, è la causa scatenante dell’insorgere di infinite quanto vergognose patologie.
Nel frattempo, medici corrotti dai direttori scientifici delle farmaceutiche, prescrivono ai pazienti farmaci inutili e dannosi, per poi passare all’incasso.
GJTirelli

tratto da: http://www.oggi.it/posta/2014/09/23/i-farmaci-ti-uccidono-come-il-tabacco-ma-non-lo-sai/

Morbillo: morto un 42enne, non era vaccinato, è il quarto decesso nel 2017! Quindi ha ragione la Lorenzin, che tanto ha a cuore la nostra salute! …Ma perchè non si interessa anche dei 100.000 morti l’anno per il fumo? Quelli non contano? O forse i fumatori finanziano lo Stato?

Morbillo

 

 

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Morbillo: morto un 42enne, non era vaccinato, è il quarto decesso nel 2017! Quindi ha ragione la Lorenzin, che tanto ha a cuore la nostra salute! …Ma perchè non si interessa anche dei 100.000 morti l’anno per il fumo? Quelli non contano? O forse i fumatori finanziano lo Stato?

Morbillo: morto un uomo di 42 anni, è il quarto decesso nel 2017. In Sicilia, il paziente non era vaccinato ed era immunodepresso. (vedi QUI)

Questo è il titolo che campeggia su molti articoli di quasi tutte le testate online o cartacee.

Sembrano quasi dirci: avete visto? quest’anno sono già 4 i morti di vaccino. La Lorenzin, che ha tanto a cuore la nostra salute, ha proprio ragione…

Però, se proprio ha tanto a cuore la nostra salute, perchè non si interessa dei 100.000 morti l’anno per le sigarette (vedi QUI)?

100.000 morti peseranno un po’ più di 4, no?

Ma i fumatori portano soldi allo Stato e i vaccini portano soldi alle Big Pharma e quindi…

Fumatori crepate pure, ma non di morbillo!

By Eles

Mi dissero: “A Roma non hai futuro”. E avevano ragione. Ora a Miami sono Neurochirurgo. Qui c’è la meritocrazia. Se hai una percentuale di mortalità sopra gli standard, ti mandano a casa. Una cosa che in Italia non esiste!

 

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Mi dissero: “A Roma non hai futuro”. E avevano ragione. Ora a Miami sono Neurochirurgo. Qui c’è la meritocrazia. Se hai una percentuale di mortalità sopra gli standard, ti mandano a casa. Una cosa che in Italia non esiste!

Neurochirurgo a Miami. “Mi dissero: ‘A Roma non hai futuro’. Avevano ragione”

Italo Linfante, 52 anni, ha lasciato la Capitale 24 anni fa e adesso è un medico e ricercatore di successo in Florida. Negli Stati Uniti, spiega, vince il merito. “E qui, se hai una percentuale di mortalità al di sopra di un certo standard determinato, ti mandano a casa. Una cosa che in Italia non esiste”

Quello che ha fatto è un viaggio nel futuro, mentre in Italiaimmobilismo e baroni rischiavano di farlo rimanere impantanato nel passato. Italo Linfante, 52 anni, oggi a Miami è un medico di successo: direttore del reparto di Neurochirurgia Endovascolare al Miami Cardiac and Vascular Institute and Baptist Neuroscience Institute, professore associato in Neurologia, Neurochirurgia e Radiologia alla Florida International University, ha pubblicato più di cento articoli scientifici ed è autore di libri su ictus e malattie endovascolari. “Mi sono laureato alla Sapienza poi ho fatto la specializzazione in Neurologia a Romaper tre anni. Mi occupavo di flusso e metabolismo cerebrale e, per il tipo di ricerca che facevo, nel 1990 fui scelto per andare negli Stati Uniti con una borsa di studio della durata di un anno al National Institutes of Health (Nih) di Bethesda, uno dei più prestigiosi degli Usa. Sono partito 24 anni fa e non sono mai più tornato”.

O meglio, l’aereo lo ha preso, ma lo aspettava una sorpresa. “Quando sono tornato il mio professore mi ha detto a chiare lettere che non c’era nessun futuro per me perché i posti erano già stati assegnati, invece al Nih mi hanno proposto di rimanere. C’erano altri due progetti di ricerca che avevo ideato, mi hanno dato fondi e uno stipendio e così sono ripartito”. Dopo due anni arriva anche la Green card (visto di residenza permanente, ndr) nella categoria di ‘Oustanding Physician in the National Interest‘ e la sua carriera inizia a decollare: “Ho fatto poi la Residency, ho lavorato alla Washington University, al Baylor College of Medicine(Houston) e a Boston come membro della facoltà di Medicinadella Harvard Medical School dove facevo attività clinica, di ricerca e insegnavo.”

Insomma, negli States trova la sua strada: quella della neurochirurgia endovascolare. “A Roma mi sentivo una persona strana: facevo lo specializzando dalle 7 e mezza alle 16, andavo in laboratorio e facevo ricerca fino alle 22 e 30. Poi andavo a fare le guardie di notte in clinica privata. Dovevo mantenermi perché purtroppo ho perso i miei genitori quando ero molto giovane. Dormivo lì, mangiavo lì e poi ricominciavo”. E se in Italia era un’eccezione “qui negli Stati Uniti ho trovato tutta gente così: appassionata, che fa esperimenti la notte”.

Durante i suoi studi fa incontri importanti: “Ho lavorato anche con Louis Sokoloff, che ha inventato il modo per misurare flusso e metabolismo cerebrale ed era in odore di premio Nobel. Io gli presentavo i dati dei miei esperimenti e ne parlavamo. In Italia il direttore della Clinica Neurologica dell’università mi avrà parlato cinque volte in tre anni”. Ed è anche il sistema ad essere diverso: “Se negli Usa non sei un clinico bravo, con una casistica senza complicazioni e non fai ricerca ad alti livelli, non fai carriera. Dipende da te: se hai voglia di lavorare molto, vai avanti. In Italianon sei padrone del tuo destino, ma sei sotto le decisioni di qualche barone locale che decide in base ad altre logiche di interesse”.

Ma non solo. Ad essere diverso, in Italia, è anche il concetto di responsabilità. “Qui il responsabile sono io: se le cose vanno male, il primo che viene licenziato sono io”. Ma allo stesso tempo “decido chi assumere. Non è possibile che in Italia sia l’amministratore nominato politicamente a decidere della gestione del personale di un ospedale. E poi qui se hai una percentuale di mortalità al di sopra di un certo standard determinato, ti mandano a casa. Una cosa che in Italia non esiste. Ed è un problema: se hai un posto da primario o da professore non ti manda via nessuno”. E così facendo si perdono numerose occasioni. “La medicina va avanti alla velocità della luce. Qui facciamo cose che io stesso 15 anni fa pensavo che fossero impossibili. La mortalità per ictus, per esempio, negli ultimi 10 anni è diminuita negli Usa e ci sono dei progressi tangibili, si lavora a progetti che in Italia non sono ancora in atto. Soprattutto, chissà quando e se lo saranno. E in questo campo tecnologia e innovazione non solo migliorano il progresso scientifico, ma sono anche motore per la crescita economica”.

La sua carriera lo porta anche a viaggiare spesso per intervenire a congressi internazionali, durante i quali ha avuto modo di rincontrare parte del suo passato in Italia: “Una volta ho parlato con il professore che mi ha detto che per me non c’era speranza. Mi ha detto ‘mi dispiace, ma forse per te è andata meglio così’”. Aveva ragione: “È difficile lasciare il Paese in cui si è nati e i propri affetti, ma una carriera così in Italia me la sarei sognata. E negli Usa, dove vige un sistema di selezione per merito, ho trovato tanti italiani geniali”.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/28/neurochirurgo-a-miani-mi-dissero-a-roma-non-hai-futuro-avevano-ragione/1098066/

 

La terrificante testimonianza di un medico che spiega perché la medicina ufficiale é incapace di curare le malattie!

 

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La terrificante testimonianza di un medico che spiega perché la medicina ufficiale é incapace di curare le malattie!

Dr. Giuseppe De Pace
(ortopedico ospedaliero)

La testimonianza di un medico che, dopo vent’anni di professione, mette in discussione la medicina ufficiale, in quanto incapace di curare le malattie.

Sono un chirurgo ortopedico con circa vent’anni di professione (quindici in ospedale), svolti nella continua ricerca di terapie efficaci. Ho passato parecchio del mio tempo allo studio sulle strategie terapeutiche e dei nuovi farmaci, a volte provandoli su me stesso per saggiarne l’efficacia….

Ho raggiunto degli obiettivi di rilievo, sapendo, alla fine, di poter ottenere ciò che volevo. Ma la conquista più importante ottenuta è l’aver capito che la “medicina ufficiale” è falsa ed è solo strumento di potere delle Multinazionali della Salute.
Noi medici siamo plagiati, fin dall’inizio, dagli insegnamenti universitari che ci vengono propinati da un manipolo di “professori” che hanno il solo interesse di lasciarci nell’ignoranza sulla vera origine delle malattie. Alcuni di noi, alla fine, raggiungono la consapevolezza e mettono in moto delle grosse energie che provocano reazioni positive nel Tutto.

Da molto tempo mettevo in discussione la “medicina ufficiale” in quanto incapace di curare le malattie, al massimo poteva lenire i sintomi apparenti spostandoli su altri organi. Ed è proprio su questo equivoco che si basa tutta la piramide della “medicina della malattia”. Se la malattia “A” ha come sintomi – x, y, z – , sopprimendoli si ritiene che il paziente sia guarito. Non interessa che, come conseguenza, si sia sviluppata la malattia “B” con i sintomi – j, k, w – in quanto avremo il farmaco per bloccare anche questi ultimi, e così via. Non si capisce, o non si vuole capire, che la malattia “B” è solo l’espressione del blocco della malattia “A”, cioè di un meccanismo di difesa dell’organismo che cerca una nuova via per disintossicarsi. In definitiva, come dice Tilden, le malattie non sono altro che sintomi di un’unica malattia: la tossiemia.Ho vissuto in prima persona il dramma di un bambino di undici anni, affetto da linfoma non-Hogkin. La letteratura internazionale parla di sopravvivenza dell’80% con i nuovi protocolli chemioterapici, notizia molto confortante anche per me che vivevo per la prima volta da vicino questa esperienza. L’equivoco, questa volta, si gioca sul fatto che se il paziente muore anche dopo un mese per insufficienza renale o epatica, superinfezioni, ecc. provocati chiaramente dalla chemio, per la statistica non è morto di linfoma! Ritornando al bambino, questi fu sottoposto per diciotto mesi a dosi massive di chemioterapia ed irradiazioni total-body, per cui i periodi che non faceva terapia, rimaneva in ospedale per curare gli effetti devastanti della chemio. Il suo ultimo mese di vita lo ha passato paralizzato nel letto, intontito dagli stupefacenti e quasi cieco.

A cosa è servito tutto ciò? Come si può pensare di eliminare i pidocchi da una persona dandole fuoco?

Questa triste esperienza è stata per me fondamentale in quanto mi ha definitivamente risvegliato la consapevolezza e, grazie anche all’aiuto delle persone dell’ASSOCIAZIONE S.U.M. – Stati Uniti del Mondo – (di cui oggi sono membro), ho compreso che si deve agire sulle cause per risolvere ogni problema.

Il concetto, quindi, di SALUTE non è, la non-malattia come ritiene la medicina ufficiale, ma è un perfetto equilibrio tra mente e corpo (mens sana in corpore sano). D’altronde non si spiega perché un farmaco non abbia la stessa azione in tutte le persone o una infezione non colpisca tutti i soggetti esposti. Ci deve essere una variante molto importante!
Ultimamente ho sentito dire da alcuni autorevoli (!) colleghi che una terapia è efficace se dà almeno il 55-60% di risultati positivi, vale a dire all’incirca la stessa percentuale dell’astensione al trattamento! Se un’auto non frena le vengono sostituiti i freni e per tutte le auto che hanno lo stesso problema il rimedio è lo stesso. Se una persona ha mal di testa, non è detto che prendendo un antalgico possa passare il dolore! Quindi ci deve essere una seconda variante che interferisce sul processo di guarigione. È la Mente. Mentre il Corpo lo curiamo con una sana alimentazione, disintossicandolo e dandogli i supporti necessari per reagire alle aggressioni esterne (radiazioni, inquinamenti, ecc), la Mente la preserviamo stando in pace con noi stessi e con gli altri, amando Tutto e Tutti, senza fare differenze e mettendosi veramente al posto dell’altro. Solo dal perfetto equilibrio tra Mente e Corpo scaturisce la Salute.

Sono stato operato un anno fa di lobectomia tiroidea per ipertiroidismo (!) e condannato, come d’altronde è la regola, a prendere l’Eutirox a vita. Nonostante seguissi scrupolosamente le indicazioni datemi, continuavo a soffrire di dolori muscolari agli arti e di astenia (considerate che avevo smesso di fumare da oltre un anno proprio perché soffrivo di dolori agli arti).
Cambiando dentro sono cambiato fuori, ho modificato completamente la mia alimentazione (eliminando la carne e gran parte delle proteine animali, immettendo sostanze essenziali e non raffinate, combinando bene gli alimenti), ho eliminato completamente l’Eutirox e gli altri medicinali, rivolgendomi alle sostanze naturali.
Il risultato è stato la scomparsa dei dolori muscolari e la normalizzazione dei valori ematici non solo tiroidei.
Ho sempre sofferto di influenza e raffreddore frequenti specie nella stagione invernale, e mi è stato sempre obiettato che ero un soggetto “linfatico” perché nato pretermine e quindi non avevo sviluppato bene il sistema immunitario! Oggi io non soffro più di raffredore o influenza, anche stando a contatto con soggetti influenzati, io non prendo più niente (…ma allora la teoria sui germi di Pasteur forse non è molto esatta!!) e mi sento pieno di energia e vitalità.
Soffrivo di “verruche piane” al volto che ho trattato con crioterapia ripetutamente senza grossi risultati. Dopo sei mesi di “giuste abitudini alimentari” non è più presente alcuna verruca.
Perché nel popolo americano vi è una alta incidenza di infarto da ipercolesterolemia mentre nel popolo giapponese è bassissima? Perché nei paesi più industrializzati è in crescente aumento il diabete mentre nei cosiddetti paesi sottosviluppati è pressoché assente? È lampante che la variabile è l’alimentazione, ma i padroni della Sanità non lo dicono, raccontandoci la favola della genetica e della predisposizione familiare! Infatti si è visto con il fenomeno dell’emigrazione cambiare, nell’ambito della stessa razza, l’incidenza delle malattie.

Penso che non ci siano dubbi sulla veridicità di queste mie dichiarazioni, che provengono da una mente estremamente razionale e che si è sempre mossa nei canoni della scienza e della ricerca. Tutto è ulteriormente avvalorato dal fatto che, tengo a sottolineare, ho parecchi anni di professione, svolti sempre attivamente ed ho raggiunto obiettivi ragguardevoli, almeno secondo i canoni della Medicina Ufficiale.

C’è tanta gente che non vuole cambiare le proprie abitudini sbagliate; ma c’è tanta altra gente che è alla ricerca di qualcosa di concreto e di vero e noi gli daremo il nostro aiuto a percorrere la strada della Sanità e della Consapevolezza.”