Dalle analisi di GranoSalus, ecco otto marche di spaghetti “Bio” che non contengono glifosato

 

glifosato

 

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Dalle analisi di GranoSalus, ecco otto marche di spaghetti “Bio” che non contengono glifosato

 

Da circa un anno i nostri lettori ci chiedono: “Che pasta dobbiamo mangiare?”. Oggi proviamo a rispondere a questa domanda pubblicando i dati delle analisi disposte da GranoSalus e da I Nuovi Vespri. In questo articolo trovate i nomi delle marche di pasta ‘Bio’ che non contengono glifosato 

Da tempo tanti lettori ci chiedono: “D’accordo, giusta la battaglia sul grano che state conducendo. Ma noi che pasta dobbiamo mangiare?”.

Interrogativo legittimo. Al quale oggi proveremo a rispondere pubblicando i risultati delle analisi di dieci marche di pasta ‘Bio’, otto delle quali non contengono glifosato.

Si tratta delle analisi volute da GranoSalus e da I Nuovi Vespri.

‘Bio’, è noto, è la parola che accompagna i prodotti agricoli biologici, coltivati senza l’ausilio di pesticidi, di diserbanti e di concimi chimici. E poiché – come i nostri lettori sanno – il glifosato è un erbicida, stiamo parlando di pasta che non contiene glifosato e, quindi, di pasta prodotta con grano duro che non contiene glifosato.

Poiché nel Sud Italia – Puglia, Sicilia e Basilicata in testa – il grano duro matura naturalmente grazie al nostro sole, possiamo affermare che questa pasta ‘Bio’ potrebbe essere prodotta, in buona parte, con i grani duri del Mezzogiorno d’Italia.

Ma andiamo ai nomi delle marche di pasta che sono state analizzate.

 

 

 

 

 

 

Parliamo di spaghetti.

La prima marca di spaghetti ‘Bio’ che non contiene glifosato è la Coop Vivi Verde Bio;

la seconda è la Eurospin Tre Mulini Bio;

la terza è la Alce Nero Bio 100% italiano;

la quarta è Libera Terra Bio;

la quinta è Daunia & Bio;

la sesta è Olga Bio;

la settima è Granoro Bio;

l’ottava è Barilla Bio.

La nona marca di spaghetti ‘Bio’ fatta esaminare contiene, invece, lo 0,027 milligrammi per kg di glifosato: si tratta degli spaghetti La Finestra sul cielo Bio.

La decima marca di pasta ‘Bio’ fatta esaminare – la De Cecco Bio – contiene tracce di glifosato che comunque sono al di sotto dei limiti di rilevabilità del laboratorio che ha effettuato le analisi.

Precisiamo che le due marche di spaghetti che contengono glifosato e tracce di glifosato sono al di sotto dei limiti di legge.

Tuttavia, visto che il glifosato è un interferente endocrino, come ha confermato lo studio pilota della dottoressa Fiorella Belpoggi dell’istituto di ricerca ‘Ramazzini’ di Bologna, sarebbe bene che il glifosato fosse totalmente assente. (COME POTETE LEGGERE QUI e anche COME POTETE LEGGERE QUI).

Altra precisazione importante: i lettori ci potrebbero chiedere:

“Ok, queste otto marche non contengono glifosato: e le micotossine DON?”.

Domanda legittima. Alla quale facciamo rispondere il presidente di GranoSalusSaverio De Bonis:

“Cominciamo col dire che, di solito, la presenza di glifosato si accompagna alla presenza di micotossine DON. Per almeno due motivi. In primo luogo perché – come avviene nelle aree fredde e umide del Canada – quando la pianta di grano duro viene fatta maturare artificialmente ricorrendo al glifosato (COME POTETE LEGGERE QUI) si indebolisce e diventa più sensibile agli attacchi dei funghi che producono le micotossine DON. In secondo luogo va detto che la presenza di umidità favorisce la proliferazione dei funghi e, quindi, delle micotossine”.

Con De Bonis affrontiamo anche un altro aspetto della pasta ‘Bio’: l’aspetto economico. Partendo dal costo al dettaglio di un kg di spaghetti ‘Bio’, superiore mediamente a 3 euro. Però, come ci spiega il presidente di GranoSalus, solo una piccola parte dei grandi guadagni che stanno dietro alla pasta ‘Bio’ arriva agli agricoltori.

Esaminiamo i ‘numeri’ di quest’anno, facendo riferimento al grano duro del Sud Italia.

Ebbene, un quintale di grano duro tradizionale, quest’anno, è stato pagato agli agricoltori in media 20 euro al quintale: un prezzo basso.

Mentre un quintale di grano duro ‘Bio’ è stato pagato agli agricoltori 30 euro al quintale, 10 euro in più rispetto al tradizionale.

“Quello che abbiamo scoperto – ci dice De Bonis – è che sono i commercianti e i mugnai a guadagnare tanto sul grano duro ‘Bio’. Questo avviene perché non esiste un controllo reale sui prezzi. La storia, per noi, non è nuova. Da un anno chiediamo l’istituzione della CUN, prevista da una legge dello Stato italiano, legge non ancora applicata. Ricordiamo che, dallo scorso maggio, esiste un Decreto attuativo che è rimasti lettera morta”.

La CUN, per la cronaca, è la Commissione Unica Nazionale che dovrebbe controllare l’andamento delle compravendite di grano. Infatti, se un prodotto è molto richiesto – in economia politica di dice “se cresce la domanda” – il prezzo deve salire.

“Il nostro dubbio, che poi è più di un dubbio – ci dice sempre De Bonis – è che la domanda di grano duro tradizionale del Sud Italia e, ancora di più, la domanda di grano duro ‘Bio’ siano entrambe sostenute, con picchi maggiori per il grano duro ‘Bio’. Ma i prezzi, stranamente, non si alzano, o si alzano un po’ solo per il grano duro ‘Bio’. Il risultato è che buona parte del reddito che dovrebbe andare agli agricoltori va ai commercianti e ai mugnai”.

“Con l’istituzione della CUN – conclude il presidente di GranoSalus – quella che, alla fine, non è altro che una speculazione ai danni degli agricoltori potrebbe essere quanto meno attenuata”.

Ci potrebbe essere anche un secondo modo per ridurre, se non eliminare, la speculazione in danno dei produttori di grano duro del Sud: basterebbe consorziare i produttori di grano duro del Sud Italia – cominciando magari con i produttori di grano duro ‘Bio’ – creando un’offerta unica invece che frastagliata.

Dovrebbero servire anche a questo gli assessorati all’Agricoltura delle Regioni, con riferimento, soprattutto a Puglia, Sicilia e Basilicata, Regioni leader in Italia nella produzione del grano duro. O no?

 

 

fonte:

-http://www.inuovivespri.it/2017/12/02/ecco-otto-marche-di-spaghetti-bio-che-non-contengono-glifosato/

Anche Report conferma: la pasta che mangiamo? Fatta col grano al glifosato canadese! …E racconta come ci stanno avvelenando!

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Anche Report conferma: la pasta che mangiamo? Fatta col grano al glifosato canadese! …E racconta come ci stanno avvelenando!

CHE SPIGA! – Report, da dove viene il grano della pasta che mangiamo?

Il programma tv di Raitre indaga sul grano usato per produrre la pasta e la farina: ciò che emerge è devastante.

Nel corso della puntata del 30 ottobre di Report c’è stata un’inchiesta di Manuele Bonaccorsi sul grano: si tratta di una materia prima fondamentale per la nostra alimentazione e da cui si genera sia la #Pasta che la farina. Se finora si pensava che la pasta facesse bene alla salute, purché consumata nei limiti, oggi ogni certezza viene meno. Manuele Bonaccorsi ha raccontato al pubblico di Report tutta la verità (o quasi) sul grano.

Il grano importato dal Canada

Se qualcuno fino ad ora pensava che la pasta che mangiamo fosse ottenuta dal grano nostrano, si sbagliava: sì perchè la maggior parte del grano utilizzato dai principali marchi italiani produttori di pasta e farina proviene dal Canada. Precisamente, tra Manitoba e Alberta in Canada ci sono più di 1500 chilometri di praterie dove si coltiva solo grano tanto da rendere il paese a nord degli Stati Uniti il granaio del mondo.

C’è un problema però: qui i coltivatori di grano fanno un largo uso di glifosato, un potente erbicida brevettato nel 1974 che non fa poi così bene all’organismo umano. Come raccontano gli stessi coltivatori canadesi, il glifosato viene spruzzato in primavera sul terreno prima della semina al fine di eliminare le erbacce; successivamente, viene spruzzato nuovamente dopo la semina quando il grano germoglia e per un’ultima volta al fine di rendere uniforme la crescita del grano stesso. Ma dove finisce tutto questo glifosato? Il potente erbicida viene assorbito e finisce nei semi di grano e di conseguenza nei prodotti che ne derivano, come pasta e farina.

Nel 2015 l’Organizzazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha affermato che il glifosato è un probabile cancerogeno, ma l’EFSA si è difesa affermando che non è così.

E intanto si cerca quantomeno di capire se ci siano dei controlli a monte e a valle per verificare la presenza di glifosato: la Canadian Grain Commission afferma di limitarsi a controllare il rispetto dei contratti tra i venditori canadesi e gli acquirenti mondiali, senza preoccuparsi del glifosato. Lo stesso avviene anche in Italia, nei porti in cui questo grano arriva: pertanto, il glifosato entra nel ciclo di produzione della pasta e della farina senza trovare alcuna opposizione. E così Report ha analizzato 6 marchi famosi di pasta italiana: Barilla, la Molisana, De Cecco, Divella, Garofalo e Rummo e ciò che è emerso è che i valori di glifosato registrati sono nettamente al di sotto della dose considerata tossica per l’uomo.

E il grano italiano?

L’Italia meridionale è stata considerata il granaio d’Italia, ma oggi la realtà è ben diversa: proprio in virtù di questa massiccia importazione di grano dall’estero, i principali coltivatori di grano hanno fatto marcia indietro. Oggi a loro costa circa 23 centesimi di euro produrre grano e non possono venderlo a più di 20 centesimi: come si può dedurre, c’è perdita e pertanto il nostro Paese ha registrato una enorme riduzione delle coltivazioni di grano, spinta anche da diversi contributi europei che, paradossalmente, spingono a non coltivare più il grano.

Da febbraio 2018 entrerà in vigore una nuova etichettatura obbligatoriaper la pasta e la farina in cui dovrà essere indicato l’origine del grano utilizzato: con questa novità, si spera che gli agricoltori italiani possano tornare a produrre grano come un tempo, tra l’altro un grano decisamente più sano visto che in Italia l’utilizzo di glifosato è vietato.

QUI il servizio di Report

L’allarme di Coldiretti – Il grano canadese, quello che cresce coperto di neve e che può maturare solo grazie al glifosato? In due mesi +15% di sbarchi grazie al Ceta. E il nostro grano marcisce nei campi!!

Coldiretti

 

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L’allarme di Coldiretti – Il grano canadese, quello che cresce coperto di neve e che può maturare solo grazie al glifosato? In due mesi +15% di sbarchi grazie al Ceta. E il nostro grano marcisce nei campi!!

 

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UE: Coldiretti, +15% sbarchi grano Canada desertificano l’Italia

Con la prospettiva dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada sono aumentati del 15% gli sbarchi di grano duro del Paese nordamericano in Italia nei primi due mesi del 2017, con manovre speculative che stanno provocando la scomparsa della coltivazione in Italia. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione della mobilitazione di migliaia di agricoltori che hanno lasciato le campagne per invadere la Capitale in Piazza Montecitorio davanti al Parlamento dove è in corso la discussione per la ratifica del Trattato di libero scambio con il Canada. Un Trattato che – denuncia la Coldiretti – spalanca le porte all’invasione dal paese nordamericano di grano, la principale coltivazione dell’Italia particolarmente diffusa nelle aree piu’ deboli del Paese ma che prevede anche il via libera all’importazione a dazio zero per circa 75.000 tonnellate di carni suine e 50.000 tonnellate di carne di manzo dal Canada dove vengono utilizzati ormoni per l’accrescimento vietati in Italia.

L’iniziativa #stopCETA è condivisa con un’inedita ed importante alleanza con altre organizzazioni (Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food, Federconsumatori e Fair Watch) che chiedono di fermare un trattato sbagliato e dannoso per l’Italia.
“La concorrenza sleale provocata dalle importazioni spacciate come tricolori ha provocato il taglio dei prezzi pagati ai produttori agricoli sotto i costi di produzione, con la decimazione delle semine di grano che in Italia sono crollate del 7,3% per un totale di 100mila ettari raccolti in meno” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “in pericolo non ci sono solo la produzione di grano e la vita di oltre trecentomila aziende agricole che lo coltivano, ma anche un territorio di 2 milioni di ettari a rischio desertificazione e gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione Made in Italy”.
Oggi, con le quotazioni del grano a 24 centesimi al chilo –  denuncia la Coldiretti – gli agricoltori italiani ne devono vendere più di 4 chili per poter acquistare un caffè. Una realtà che – sostiene la Coldiretti – rischia di essere aggravata dall’approvazione del CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada, che prevede l’azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato. Circa la metà del grano importato dall’Italia arriva, infatti, proprio dal paese nordamericano dove – continua la Coldiretti – le lobby in vista dell’accordo CETA sono già al lavoro contro l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta previsto per decreto e trasmesso all’Unione Europea, trovando purtroppo terreno fertile anche in Italia.
Una necessità per nascondere ai consumatori il fatto che già lo scorso anno sono arrivate in Italia oltre un milione di tonnellate dal Canada dove viene fatto un uso intensivo di glifosato nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato che è però vietato in Italia perché accusato di essere cancerogeno. In assenza dell’etichetta di origine non è possibile – sottolinea la Coldiretti –  conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma si impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionali e, con esse, il lavoro e l’economia nazionali. L’81% dei consumatori italiani – continua la Coldiretti – ritiene che la mancanza di etichettatura di origine nella pasta possa essere ingannevole secondo la consultazione pubblica on line sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal Ministero delle Politiche Agricole.
Per denunciarne i rischi gli agricoltori della Coldiretti hanno distribuito sacchetti di grano canadese con la scritta “”No al grano canadese con glifosato in preraccolta vietato in Italia”. Tale sostanza chimica è stata vietata in pre raccolta in Italia dal 22 agosto 2016, con l’entrata in vigore del decreto del Ministero della Salute, perché accusata di essere cancerogena. Un pericolo quindi anche per i consumatori visto che i cereali stranieri risultati irregolari per il contenuto di pesticidi sono praticamente il triplo di quelli nazionali, a conferma della maggiore qualità e sicurezza del Made in Italy, sulla base del rapporto sul controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti divulgato l’8 giugno 2017 dal Ministero della Salute. I campioni con un contenuto fuori legge di pesticidi – conclude la Coldiretti – sono pari allo 0,8% nel caso di cereali stranieri mentre la percentuale scende ad appena lo 0,3% nel caso di quelli di produzione nazionale.
fonte: http://www.coldiretti.it/News/Pagine/524—5-Luglio-2017.aspx

Dopo i Test GranoSalus diffusi da I Nuovi Vespri, Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo, La Molisana e l’Associazione delle Industrie della Pasta hanno chiesto la chiusura dei siti. Ma “In Tribunale vince l’interesse pubblico” – Rigettato il tentativo di soffocare l’informazione delle multinazionali.

GranoSalus

 

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Dopo i Test GranoSalus diffusi da I Nuovi Vespri, Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo, La Molisana e l’Associazione delle Industrie della Pasta hanno chiesto la chiusura dei siti. Ma “In Tribunale vince l’interesse pubblico” – Rigettato il tentativo di soffocare l’informazione delle multinazionali.

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GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

Da GranoSalus:

Test GranoSalus sulla pasta: “In Tribunale vince l’interesse pubblico”. Rigettato il ricorso delle multinazionali.

L’ articolo sui contaminanti della pasta non è diffamatorio. Il test GranoSalus vince la prova in Tribunale. Le società Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo, La Molisana e A.I.D.E.P.I. (Associazione delle Industrie dei Dolci e della Pasta Italiane) avevano chiesto al Tribunale di Roma la cancellazione  del Test dal sito di GranoSalus,  perché lo ritenevano “diffamatorio”. Ma la loro istanza è stata respinta (in calce il  pdf del provvedimento di rigetto del giudice del Tribunale di Roma).  Tutti coloro che sostenevano che le analisi di GranoSalus fossero bufale sono stati clamorosamente bocciati. Vincono le indagini che presentano un indubbio interesse pubblico anche se svolte privatamente. Riconosciuta la salubrità del grano italiano…del Sud.

Il Tribunale di Roma ha rigettato l’istanza cautelare delle società Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo, La Molisana e dell’A.I.D.E.P.I. (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) con la quale avevano chiesto la cancellazione  dal sito di GranoSalus di una serie di articoli sul grano duro dal presunto contenuto diffamatorio. Si tratta degli articoli che evidenziano il rischio di un potenziale pericolo rappresentato da alcune sostanze (glifosate, DON e cadmio) contenute nei grani duri esteri importati per la produzione della pasta. La famosa pasta italiana! Nello stesso ricorso avevano chiesto la cancellazione di alcuni articoli dal blog de I Nuovi Vespri.

Da circa un anno GranoSalus – associazione che raccoglie produttori di grano duro di tutto il Mezzogiorno d’Italia e consumatori – conduce una campagna informativa sul grano duro utilizzato dalle aziende produttrici di pasta: grano duro per lo più canadese, ma anche di altri Paesi del mondo che arriva con le navi nei porti italiani, in prevalenza in Puglia.

GranoSalus ha commissionato le analisi su otto grandi marche di pasta italiane (che potete leggere qui). Analisi che, nel merito, non sono state contestate.

Il blog I Nuovi Vespri  ha dato ampio spazio alla campagna informativa e alle battaglie condotte dagli agricoltori pugliesi, lucani e siciliani insieme ai consumatori.

L’iniziativa di GranoSalus ha determinato la reazione delle industrie maggiormente rappresentative della pasta con marchio italiano che hanno incaricato lo studio legale del Prof. Mariconda & Associati e del Prof Mario Nuzzo di chiedere al Tribunale di Roma “di emettere in via urgente una serie di provvedimenti volti ad inibire gli effetti di una campagna di informazione che essi ritengono diffamatoria e gravemente lesiva delle rispettive immagini”.

A questo punto la parola è passata ai giudici.

L’ associazione GranoSalus, insieme al suo presidente, è stata difesa dal Prof. Avv. Francesco Di Ciommo del Foro di Roma, Docente di Diritto Privato alla Luiss.  I Nuovi Vespri hanno incaricato lo studio legale Ferrara di Palermo.

Il giudice cautelare, Cecilia Pratesi, nel provvedimento di rigetto ha precisato che “il diritto di cronaca, di derivazione costituzionale, non può dirsi ristretto a coloro i quali esercitino professionalmente attività giornalistica, ma deve intendersi potenzialmente esteso a tutti coloro che svolgano attività di manifestazione del proprio pensiero con finalità (anche) informativa”.

Esattamente come quella svolta dall’ Associazione GranoSalus che ha “Reso noti dei dati, frutto di indagini di carattere tecnico (per quanto svolte privatamente), che possono ritenersi di indubbio interesse pubblico, in quanto relative alla sicurezza alimentare di un bene di altissimo consumo nel territorio italiano, quale la pasta.”

Il giudice Cecilia Pratesi, inoltre, nell’ Ordinanza fa rilevare che “è vero che i prodotti analizzati non risultano destinati alla alimentazione per la prima infanzia, ma è vero altresì che il superamento dei limiti dei contaminanti previsti per tale categoria “debole” della popolazione non risulta segnalato, e che i consumatori possono essere interessati alla diffusione di tale informazione, onde evitare che il prodotto venga comunque somministrato ai bambini nei primi tre anni di vita“…

Il giudice correttamente sancisce non solo la libertà d’informazione ma anche la salubrità del grano italiano. “…è vero che le quantità di contaminanti rilevati nella pasta…non risultano superiori ai limiti di legge, ma è vero anche che la presenza di tali sostanze può legittimamente indurre gli analisti a dubitare della miscelazione del prodotto italiano con grani esteri, posto che nel territorio nazionale la presenza di DON (ed anche di glifosate ndr) è tendenzialmente da escludere…”

Il Tribunale, “a scioglimento della riserva assunta nel contraddittorio delle parti”, ha affermato che “il ricorso deve essere respinto per carenza del necessario fumus boni iuris, restando assorbita per ragioni di economia processuale la disamina delle ulteriori eccezioni sollevate dalle parti”.

Insomma, il ricorso dei grandi gruppi industriali della pasta è stato rigettato. Nella giornata odierna l’ ordinanza di Roma è stata depositata anche in un procedimento analogo al Tribunale di Trani avviato da Granoro contro GranoSalus.

Non solo. Adesso tutti gli webeti che sostenevano fossero bufale le nostre analisi dovrebbero prendere atto della loro strumentalità e, per  correttezza, rettificare i contenuti dei loro articoli. GranoSalus esiste ed è stata legittimata sotto il profilo giuridico. Se non lo faranno ognuno potrà dedurne la loro vera natura di webeti. Bocciati anche alcuni personaggi che ritenevano giusta la causa di Barilla & C…

La battaglia di GranoSalus continua. Ci batteremo per una vera etichettatura: quella che garantisca il livello dei contaminanti sui pacchi di pasta.

Qui di seguito è possibile scaricare: l’ Ordinanza Tribunale Roma

fonte: http://www.granosalus.com/2017/06/15/1386/#more-1386

 

Da I Nuovi Vespri

Grano duro estero: I Nuovi Vespri e GranoSalus vincono in Tribunale contro le multinazionali della pasta

Le società Barilla, Garofalo, De Cecco, Divella e La Molisana edell’A.I.D.E.P.I. (Associazione delle Industrie e della Pasta Italiane) avevano chiesto al Tribunale di Roma la cancellazione, dal blog de I Nuovi Vespri e dal sito di GranoSalus, di una serie di articoli sulla questione del grano duro perché li ritenevano “diffamatori”. Ma la loro istanza è stata respinta (in calce il pronunciamento dei giudice del Tribunale di Roma)

Il Tribunale di Roma ha rigettato l’istanza cautelare delle società Barilla, Garofalo, De Cecco, Divella e La Molisana e dell’A.I.D.E.P.I. (Associazione delle Industrie e della Pasta Italiane) con la quale avevano chiesto la cancellazione dal blog de I Nuovi Vespri e dal sito di GranoSalus di una serie di articoli sul grano duro dal presunto contenuto diffamatorio. Sono gli articoli che evidenziano il pericolo rappresentato da alcune sostanze (glifosato o gliphosate, micotossine DON e cadmio) contenute nei grani duri esteri importati per la produzione della pasta (alla fine di questo articolo ne alleghiamo alcuni).

Da circa un anno I Nuovi Vespri e GranoSalus – associazione che raccoglie produttori di grano duro di tutto il Mezzogiorno d’Italia e consumatori – conducono una campagna informativa sul grano duro utilizzato dalle aziende produttrici di pasta: grano duro per lo più canadese, ma anche ucraino o di altri Paesi del mondo che arriva con le navi in tanti porti italiani, compresa la Sicilia (in Sicilia questo grano duro, nel silenzio generale, arriva nei porti di Palermo, Catania e Pozzallo).

GranoSalus ha fatto effettuare le analisi su otto grandi marche di pasta italiane (che potete leggere qui). Analisi che, nel merito, non sono state contestate.

Il blog I Nuovi Vespri di di Franco Busalacchi – che in questo momento state leggendo – come già ricordato, ha dato e continua a dare ampio spazio alla campagna informativa e alle battaglie condotte dagli agricoltori pugliesi e siciliani.

Lo stesso Busalacchi – che è candidato alla presidenza della Regione siciliana – ha inserito nel proprio programma il blocco delle navi cariche di grano duro estero che arrivano in Sicilia (come potete approfondire in questo video), invitando le altre Regioni italiane a fare la stessa cosa.

L’iniziativa ha determinato la reazione delle industrie della pasta con marchio italiano che hanno incaricato lo studio legale del Prof. Mariconda & Associati di chiedere al Tribunale di Roma “di emettere in via urgente una serie di provvedimenti volti ad inibire gli effetti di una campagna di informazione che essi ritengono diffamatoria e gravemente lesiva delle rispettive immagini”.

A questo punto la parola è passata ai giudici.

Le associazioni GranoSalus e I Nuovi Vespri – e i loro presidenti, Saverio de Bonis e Franco Busalacchi –  sono stati difesi, rispettivamente, dal Prof. Avv. Francesco Di Ciommo del Foro di Roma e dagli Avv. Salvatore Ferrara eGiovanni Gruttad’Auria del Foro di Palermo.

Il Tribunale, “a scioglimento della riserva assunta nel contraddittorio delle parti”, ha affermato che “il ricorso deve essere respinto per carenza del necessario fumus boni iuris, restando assorbita per ragioni di economia processuale la disamina delle ulteriori eccezioni sollevate dalle parti”.

Insomma, il ricorso dei grandi gruppi industriali della pasta è stato rigettato.

Qui di seguito il pronunciamento del giudice del Tribunale di Roma

N. R.G. 21969/2017
Il giudice designato per il procedimento cautelare, a scioglimento della riserva
assunta nel contraddittorio delle parti, osserva quanto segue.
L’associazione A.I.D.E.P.I. – Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta
Italiane, e le società Barilla G. & R. Fratelli S.p.A., Pastificio Lucio Garofalo
S.p.A., F.lli De Cecco di Filippo Fara S. Martino S.p.a., F. Divella S.p.A., La
Molisana S.p.A., hanno chiesto a questo ufficio di emettere in via urgente una
serie di provvedimenti volti ad inibire gli effetti di una campagna di informazione
che essi ritengono diffamatoria e gravemente lesiva delle rispettive immagini; in
particolare chiedono che venga ordinato alle associazioni “associazione nazionale
granosalus” e “i nuovi vespri”, nonché ai responsabili e curatori dei rispettivi siti
internet “www.granosalus.com” (sig. Saverio De Bonis) e www.inuovivespri.it
(dott. Francesco Paolo Busalacchi) quanto segue: per “Granosalus” e De Bonis, la
rimozione dal sito internet “www.granosalus.com” dell’articolo intitolato “Don,
Glifosate e Cadmio presenti negli spaghetti” pubblicato in data 26 febbraio 2017,
e di qualsivoglia richiamo e/o riferimento ai contenuti di detto articolo; in
riferimento a “ I Nuovi Vespri” e a Francesco Paolo Busalacchi, la rimozione dal
sito internet “www.inuovivespri.it” dell’articolo intitolato “GranoSalus: i risultati
delle analisi sulla pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La
Molisana, Coop e Granoro 100% Puglia”, pubblicato in data 27 febbraio 2017,
nonché dell’articolo intitolato “Alle navi cariche di grano duro canadese si sono
aggiunte le navi con il grano dall’Ucraina. L’ombra di Chernobyl?” e di
qualsivoglia richiamo e/o riferimento ai contenuti di detti articoli;
chiedono ancora che alle predette associazioni e ai responsabili e curatori dei siti
internet venga ordinato di procedere alla deindicizzazione dai siti internet
www.granosalus.com e www.inuovivespri.it e dai più comuni motori di ricerca di
qualsiasi URL di riferimento ai contenuti degli articoli sopra citati (anche di quelli
che rinviano ad altri siti internet che abbiano riprodotto gli stessi contenuti),
nonché alla rimozione dagli stessi siti e alla deindicizzazione di ogni altro articolo
e/o contenuto e/o URL che in qualunque modo riporti o richiami i contenuti degli
articoli sopra citati (anche mediante rinvio ad altri siti internet), oltre che alla
disabilitazione di qualsivoglia accesso ai suddetti contenuti; che venga inibita ai
resistenti ogni ulteriore pubblicazione e/o divulgazione, con qualsivoglia mezzo e
modalità, dei contenuti di cui alle pubblicazioni rimosse;
chiedono ancora la pubblicazione dell’eventuale ordinanza di accoglimento su una
serie di siti internet e quotidiani.
Il 26 febbraio 2017 sul sito internet appartenente all’associazione GranoSalus è
apparso dunque un articolo a firma del Presidente Saverio De Bonis, intitolato
“Don, Glifosate e Cadmio presenti negli spaghetti” – “Ormai lo dicono le analisi,
quelle vere che non mettono le stellette, come fa Altroconsumo, ma attribuiscono
dei numeri reali ai contaminanti più pericolosi presenti quotidianamente sulle
nostre tavole. In tutte le marche sono presenti Don, Glifosate e Cadmio entro i
limiti di legge per gli adulti. Almeno due marche di spaghetti superano i limiti di
Don per la tutela della salute dei bambini. Confermata attività di miscelazione tra
grani esteri e nazionali. Solo il piombo è risultato assente dalle analisi. Dubbi sul
marchio di Puglia: garantisce per davvero il 100% dell’origine del grano?”

Il testo prosegue: “Dal test GranoSalus almeno due marche, Divella e La
Molisana, superano i limiti che la legge impone per i bambini sul Don. Ma la
copresenza di Don, Glifosate e Cadmio negli spaghetti Barilla, Voiello, De
Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro 100% Puglia, rivela
un’attività di miscelazione tra grani esteri e grani nazionali vietata dai
regolamenti comunitari … La prassi di miscelare grani contaminati con grani
privi di contaminazione al fine di ottenere partite mediamente contaminate (sia
pur entro i limiti di legge) è vietata dall’Europa. Il Reg. CE 1881/2006 al comma
2 dell’art. 3 prevede che: “I prodotti alimentari conformi ai tenori massimi di cui
all’allegato non possono essere miscelati con prodotti alimentari in cui tali tenori
massimi siano superati”. Tale divieto opera anche nei confronti della
detossificazione. Il comma 3 dell’art. 3 recita: “I prodotti alimentari da
sottoporre a cernita o ad altri trattamenti fisici per abbassare il livello di
contaminazione non possono essere miscelati con prodotti alimentari destinati al
consumo umano diretto, né con prodotti alimentari destinati ad essere impiegati
come ingredienti alimentari”.

L’articolo prosegue con una tabella che riporta i risultati di analisi “realizzate da Granosalus presso primari laboratori accreditati, che dimostra quanto sia ancora lontana una politica zero residui da parte dell’industria italiana; la tabella contiene le percentuali di sostanze contaminanti
rilevate in alcune marche di pasta, ed è seguita da una illustrazione dei risultati
ottenuti, che per tutte conducono ad un giudizio negativo, e l’affermazione che il
prodotto è composto anche da grano duro proveniente dall’estero, come rilevato in
particolare dalla presenza di DON, composto tossico di origine fungina, che si
produce nelle coltivazioni di grano al di sopra del 45° parallelo (dove le
condizioni climatiche non sono favorevoli alla crescita del grano duro), ed in
particolare nel Canada, paese nel quale peraltro – prosegue l’articolo – si fa anche
ampio uso di glifosate (erbicida disseccante) che secondo la legislazione europea
è vietato in fase di pre – raccolta e dovrebbe risultare perciò assente dal grano
coltivato in Europa.

Come documentano i ricorrenti, i contenuti dell’articolo risultano avere avuto
ampia diffusione via internet, e risultano riportati in particolare in pari data sul
sito www.inuovivespri.it “GranoSalus: i risultati delle analisi sulla pasta Barilla,
Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro 100%
Puglia”, ed ancora in data 3 marzo 2017, è apparso un articolo dal titolo “Le
denunce di GranoSalus, il sistema CETA, le navi al veleno e la pasta al Glifosate
e alle micotossine” (articolo a sua volta diffuso su ulteriori siti web,
accompagnato da commenti estremamente critici); infine, come pure
documentano i ricorrenti, i medesimi temi sono stati affrontati nel corso di una
trasmissione televisiva giornalistica andata in onda sulla emittente LA 7.

I ricorrenti evidenziano come entrambi gli articoli sottendano anche altre
motivazioni connesse con le ambizioni politiche del responsabile de I Nuovi
Vespri (candidato alla presidenza della regione Sicilia) “E adesso come la
mettiamo con il CETA, il trattato internazionale tra Unione Europea e Canada?
… Che ne pensano, in Italia, gli europarlamentari del PD e di Forza Italia che
hanno votato in favore del CETA? L’importante è che gli elettori italiani abbiano
piena contezza di questa vicenda. E se ne ricordino al momento del voto”.
In conclusione Aidepi e gli altri ricorrenti ritengono le affermazioni sopra
sintetizzate arbitrarie e lesive dell’immagine, della reputazione e del diritto
Firmato Da: PRATESI CECILIA Emesso Da: POSTECOM CA3 Serial#: de26f
all’identità personale sia delle aziende menzionate che dell’intero settore
produttivo della pasta industriale italiana.

L’associazione Granosalus ed il suo presidente Saverio De Bonis, in primo luogo
hanno fatto rilevare di avere pubblicato – a seguito della ricezione del ricorso –
una rettifica delle affermazioni contenute nell’articolo, modificando la portata di
alcuni passaggi da assertivi a ipotetici, in particolare con riferimento alle
circostanze che: i contaminanti presenti nelle paste esaminate potrebbero essere
dannosi se ingeriti nel lungo periodo; la presenza di alcuni contaminanti potrebbe
indurre a sospettare la miscelazione tra grani esteri e nazionali; tale miscelazione
risulterebbe vietata ove il grano utilizzato fosse contaminato oltre i limiti previsti
dalla legge;
nel merito hanno fatto rilevare in via preliminare:
a) che i contenuti denunciati erano stati ripresi e diffusi da siti internet del tutto
avulsi dal proprio controllo, e che sotto questo profilo la domanda sarebbe volta a
conseguire un risultato non realizzabile per mano dei resistenti;
b) il danno lamentato – ove esistente – si sarebbe già verificato, e non sarebbe
quindi ipotizzabile una tutela anticipatoria.
c) la rimozione di contenuti internet dai motori di ricerca è operazione che può
essere imposta unicamente ai gestori dei medesimi motori e non dai titolari dei
singoli “siti sorgente”.

Nel merito hanno poi contestato la portata diffamatoria delle informazioni diffuse,
che considerano espressione del diritto di manifestazione del pensiero nelle sue
diverse articolazioni.

L’associazione “i Nuovi Vespri” ha nella sostanza formulato difese di merito
analoghe a quelle svolte da Granosalus per ribadire la legittimità della attività di
informazione svolta da entrambe le organizzazioni.

Paolo Busalacchi ha eccepito invece il proprio difetto di legittimazione passiva,
non rivestendo la posizione di autore né di direttore del sito internet, ma di
semplice gestore del medesimo.

Ora, sebbene i mezzi di diffusione sui quali sono apparsi gli articoli in
contestazione non siano assimilabili in senso proprio ad organi di stampa, è
opinione di questo giudice che la materia debba essere riguardata comunque sotto
il profilo del bilanciamento tra i diritti della personalità di cui le parti attrici
lamentano la lesione, ed il diritto di cronaca, di derivazione costituzionale, che
non può dirsi ristretto a coloro i quali esercitino professionalmente attività
giornalistica, ma deve intendersi potenzialmente esteso a tutti coloro che svolgano
attività di manifestazione del proprio pensiero con finalità (anche) informativa.
In tal senso è indubbio che gli articoli di cui si tratta, accanto ad una finalità
eminentemente commerciale o pubblicitaria (l’associazione Granosalus tutela
essenzialmente gli interessi dei produttori di grano del sud Italia, “I Vespri
Siciliani” è in senso lato associazione che svolge attività politica) rispondono ad
una finalità informativa; essi rendono noti dei dati, frutto di indagini di carattere
tecnico (per quanto svolte privatamente), che possono ritenersi di indubbio
interesse pubblico, in quanto relative alla sicurezza alimentare di un bene di
altissimo consumo nel territorio italiano, quale la pasta.

Alla presentazione dei risultati delle analisi svolte da Granosalus si accompagna
poi una valutazione di natura più strettamente critica (con tonalità più marcate
negli articoli dei Nuovi Vespri) di cui parimenti è necessario vagliare la legittimità
al fine di verificare se la domanda cautelare sia o meno assistita dai necessari
presupposti del fumus boni iuris e del periculum in mora.

Ora, le analisi svolte non risultano contestate nel merito se non in modo del tutto
generico; in altre parole non vi è specifica confutazione dei dati rilevati dagli
analisti in merito alla presenza di alcune sostanze all’interno dei pacchi di pasta
esaminati, né in merito alle relative percentuali; viene invece analiticamente e
dettagliatamente contestata la lettura interpretativa che ne fornisce Granosalus
(ripresa da I Nuovi Vespri).

Dunque affermano i ricorrenti che non abbia alcuna consistenza l’allarme lanciato
dalle controparti in merito al consumo di prodotti provenienti dalle loro aziende,
in quanto le tracce di contaminanti rinvenute nei campioni di pasta analizzati
sarebbero tutte ampiamente inferiori ai livelli di sicurezza normativamente
stabiliti.

Preliminarmente va osservato che – trattandosi nella specie di valutare l’esigenza
cautelare di una immediata inibitoria – occorre prendere in considerazione la
notizia per come attualmente appare sui siti internet riconducibili alle parti
resistenti, a seguito della rettifica operata in seguito alla ricezione del presente
ricorso, da cui emerge ampiamente ridimensionata la portata allarmistica di alcuni
passi del testo: non si afferma più con certezza che la presenza delle sostanze
rilevate sia necessariamente foriera di danni ma si manifesta il dubbio che tali
sostanze possano produrre danni nel lungo periodo; non si trae la conclusione che
le aziende ricorrenti utilizzino con certezza miscele di grani italiani e stranieri; si
precisano i termini del divieto di miscelazione posto dalla legislazione europea,
che attiene unicamente al caso in cui uno dei due componenti risulti contaminato
oltre i limiti previsti dalla legge (pur se il risultato della miscela risulti
complessivamente nei limiti).

Si può affermare che la rettifica in questione abbia epurato il testo dai passaggi
contenenti conclusioni arbitrarie (di cui i resistenti non sono in condizione di
offrire riscontro), riducendoli al rango di mere ipotesi. Tanto è sufficiente per
escludere la necessità che il giudice della cautela intervenga in relazione alla
precedente veste degli articoli (salva l’eventuale tutela risarcitoria in sede di
merito).

Per il resto – come si è visto – il contenuto delle analisi diffuso dai resistenti non
risulta in questa sede efficacemente contestato; si può dunque affermare che la
notizia riportata (si ribadisce – per come rettificata- ) prenda le mosse da dati di
fatto provenienti da fonti sufficientemente autorevoli, e risponda dunque ad un
nucleo essenziale di verità.

Sulla notizia nella sua oggettività (=la presenza di alcuni contaminanti nei
campioni esaminati) si innesca poi il commento critico degli autori;
ora, se la cronaca riferisce una realtà fenomenica, ed è per definizione descrittiva
ed obiettiva, la critica ne propone una valutazione; la cronaca descrive
l’accadimento, la critica lo legge, lo interpreta, lo vaglia. E la critica, oltre che in
forma di pacata espressione di una valutazione personale dell’autore, può
Firmato Da: PRATESI CECILIA Emesso Da: POSTECOM CA3 Serial#: de26f
esprimersi, legittimamente, anche in forma di aperto dissenso (si pensi a titolo
esemplificativo alla critica cinematografica letteraria o artistica), o di marcato
contrasto.

D’altro canto, proprio in quanto evidente espressione di un punto di vista proprio
dell’autore, la critica consente, a partire pur sempre da un accadimento reale, una
rappresentazione non strettamente obiettiva, ma filtrata attraverso convincimenti
personali.

Non si pone dunque un tema di diritto di critica un problema di veridicità delle
proposizioni assertive dell’autore (Cass.27.6.2000 n. 7499, 12.9.2007 n. 34432),
quanto se mai del fatto a partire dal quale la critica si esprime: del fatto quindi,
non della sua interpretazione.

E se la valutazione dell’autore viene proposta al lettore in termini consoni, sotto
forma di ipotesi, come lettura possibile, o addirittura in forma di dubbio, o se si
vuole quale manifestazione del principio di precauzione (più volte invocato da
Granosalus), e non trasmoda in una semplice invettiva, in insulto pretestuoso, in
pura manifestazione di ostilità, anch’essa deve ritenersi emanazione dell’art. 21
Cost.

Tornando al caso concreto, è vero che le quantità di contaminanti rilevate nella
pasta esaminata non risultano superiori ai limiti di legge, ma è vero anche che la
presenza di tali sostanze può legittimamente indurre gli analisti a dubitare della
miscelazione del prodotto italiano con grani esteri, posto che nel territorio
nazionale la presenza di DON (tossina prodotta in specifiche condizioni
ambientali) è tendenzialmente da escludere in ragione delle peculiarità climatiche,
ed il glifosate (diserbante) non può essere utilizzato in fase prossima alla raccolta;
ancora, è vero che i prodotti analizzati non risultano destinati alla alimentazione
per la prima infanzia, ma è vero altresì che il superamento dei limiti dei
contaminanti previsti per tale categoria “debole” della popolazione non risulta
segnalato, e che i consumatori possono essere interessati alla diffusione di tale
informazione, onde evitare che il prodotto venga comunque somministrato ai
bambini nei primi tre anni di vita, posto che – notoriamente – non tutte le famiglie
sono solite differenziare l’alimentazione degli ultimi nati da quella riservata agli
altri componenti del nucleo familiare, anche in ragione dei maggiori costi che
generalmente presentano i prodotti per la prima infanzia.

Per quanto attiene poi specificamente alla pubblicazione ad opera de I Nuovi
Vespri, si rileva che alla riproduzione nella sostanza dei contenuti dell’indagine di
Granosalus, si accompagna una disamina dei potenziali effetti nocivi delle
sostanze ivi rinvenute (cadmio, DON, Glifosate), che tuttavia appare
espressamente riferita all’ipotesi di superamento delle dosi settimanali ammissibili
(TWI); e sebbene il titolo di tale ultimo passaggio (“è ufficiale, il glifosato
contenuto nella pasta provoca la SLA e il morbo di alzheimer”) appaia
volutamente sensazionalistico, la lettura del testo non induce la conclusione che
dal consumo di normali quantità dei prodotti di cui si tratta possano derivare con
certezza rischi per la salute, posto che nelle pagine precedenti è chiarito che
nessuno dei prodotti analizzati risulta fuori dai parametri normativi (eccezion fatta
per la questione già esaminata della prima infanzia), e per il resto l’articolo
contiene una obiettiva rassegna degli alimenti che possono costituire fonti di
esposizione a determinate sostanze (tra cui vengono elencati prodotti quali noci ,
verdure, carne, pesci, funghi e cioccolato), che nulla hanno a che vedere con la
produzione delle aziende ricorrenti.

In conclusione per quanto emerge in questa fase sommaria, si deve ritenere che
l’attività informativa riconducibile ai resistenti, come risultante dalla rettifica
operata, sia espressione nei limiti del diritto di manifestazione del pensiero.
La circostanza poi che le notizie in esame siano state riprese ed amplificate con
toni meno contenuti da altri siti web, non può indurre in questa sede ad imporre
agli odierni convenuti di curarne la rimozione, sebbene per ragioni parzialmente
diverse da quelle invocate dei resistenti: infatti a tal proposito la difesa
Granosalus (oltre a segnalare la difficoltà tecnica di una simile operazione di
rimozione dalla rete), si appella alla giurisprudenza europea (CGCE – Causa C-
131/12 – Google Spain SL, Google Inc./ Agencia Española de Protección de
Datos, Mario Costeja González): il richiamo in verità non appare dirimente: con
la pronuncia in esame la Corte di Giustizia ha reso la (storica) affermazione del
dovere del gestore del motore di ricerca di procedere – a richiesta dell’interessato
– alla deindicizzazione delle informazioni e dati personali se la loro permanenza
non è più giustificata in relazione al trascorrere del tempo; ebbene, da tale arresto
pare in verità arbitrario trarre la conclusione (cui sembra giungere la difesa
Granosalus) che i gestori dei singoli siti cui è astrattamente riconducibile la
diffusione del dato siano privi di legittimazione passiva di fronte alla richiesta del
titolare dei dati di rimuovere singoli contenuti ritenuti lesivi.

Tuttavia è vero che i convenuti non possono essere ritenuti responsabili dell’uso
“non continente” che altri operatori abbiano effettuato delle notizie da essi
legittimamente diffuse, e che pertanto la rimozione dei passaggi offensivi ad altri
riconducibili, oltre che raggiungibile mediante richiesta al gestore del motore di
ricerca di rimozione dei link che conducono a tali contenuti, potrà essere rivolta –
se mai- direttamente ai gestori che hanno diffuso i predetti passi ostili.
In conclusione il ricorso deve essere respinto per carenza del necessario fumus
boni iuris, restando assorbita per ragioni di economia processuale la disamina
delle ulteriori eccezioni sollevate dalle parti.

Le spese di lite vengono compensate tra tutte le parti giacché l’esito della lite
discende in parte dall’attività di rettifica operata successivamente alla ricezione
della presente domanda cautelare.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso
Spese compensate.
Si comunichi
Roma, 08/06/2017
IL GIUDICE
Cecilia Pratesi

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/06/15/grano-duro-estero-i-nuovi-vespri-e-granosalus-vincono-in-tribunale-contro-le-multinazionali-della-pasta/

In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

grano canadese

 

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In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Andate un po’ a rileggere questo nostro vecchio articolo:

Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Coldiretti: già un migliaio con trattori per blitz a porto Bari

Scoppia la #guerradelgrano per salvare la produzione italiana

Roma, 9 giu. (askanews) – Sono già un migliaio gli agricoltori con i trattori che hanno lasciato sin dalle prime luci dell’alba le campagne per partecipare al blitz al porto di Bari “divenuto purtroppo negli ultimi anni il vero ‘granaio d’Italia’, principale varco di accesso del grano straniero da “spacciare” come italiano, perché non è ancora obbligatorio indicarne l’origine nella pasta”. Lo afferma la Coldiretti.

A far scoppiare la #guerradelgrano è “l’arrivo provocatorio a Bari di una nave di 256 metri proveniente da Vancouver, carica di 50mila tonnellate di grano da scaricare in Italia proprio alla vigilia della raccolta della produzione nazionale. Un oltraggio insopportabile per i coltivatori italiani che – sottolinea la Coldiretti – non riescono a vendere al giusto prezzo il proprio grano sotto l’attacco proprio in questo momento delle speculazioni che hanno praticamente dimezzato le quotazioni su valori più bassi di 30 anni fa con la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e il rischio desertificazione per quasi 2 milioni di ettari, il 15% della superficie agricola nazionale.

“Ci vogliono cinque chili di grano per un caffe”, “No grano no pane”, “Stop alle speculazioni”, “Il giusto pane quotidiano”, “Basta inganni subito l’etichetta di origine del grano sulla pasta” sono alcuni slogan dei manifestanti che denunciano le importazioni massicce e incontrollate di “grano giramondo”.

da: http://www.askanews.it/economia/2017/06/09/coldiretti-gi%C3%A0-un-migliaio-con-trattori-per-blitz-a-porto-bari-pn_20170609_00047/

Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

grano

 

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Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Ecco a noi il grano canadese coperto di neve pronto per essere esportato in Sicilia!

La foto che vedete sopra è emblematica della follia del nostro tempo. Ecco il grano duro canadese che dovrebbe ‘maturare’ mentre nevica! Maturerà artificialmente, con il glifosato. E siccome è umido, svilupperà funghi e, quindi,micotossine. Questo impedirà al Canada di esportarlo? Ci vorrebbero i controlli su tutte le navi cariche di grano che nei prossimi mesi arriveranno nel nostro Paese. Ci saranno questi controlli? Saverio De Bonis: “L’unica cosa da fare è quella che stiamo facendo noi con GranoSalus: avviare i controlli su tutti i derivati del grano. I consumatori ci aiutino nel loro interesse”

Immaginate una distesa di grano in fase di maturazione – quindi con il classico colore giallo – ma ricoperto in buona parte di neve! In Sicilia e, in generale, nel Sud Italia questo non sarebbe possibile, perché a Giugno inoltrato da noi è già estate e il sole porta a maturazione spighe di grano prive di micotossine. Non è così in Canada dove il grano inizia a maturare in questi giorni e dove – come potete vedere dalla foto che alcuni amici ci hanno inviato – il grano che dovrebbe maturare è ricoperto dalla neve!

Segnatevi nella mente questa fotografia, perché è emblematica della follia del mondo in cui viviamo. Un mondo nel quale la globalizzazione dell’economia ha portato in Canada una coltura – il grano duro – che nulla ha a che spartire con il clima di quel Paese. Ma di mezzo ci sono i soldi, tanti soldi. Un fiume di denaro che il Canada tra qualche mese potrebbe incassare esportando in Italia questo grano duro pieno di umidità, di micotossine e di glifosato.

Con il freddo che c’è per ora in Canada il grano non può maturare naturalmente: opteranno per una maturazione artificiale con l’erbicida glifosato (o glifosate). Un metodo ingegnoso, che consentirà di ottenere un grano duro ricco di glutine, ma anche di sostanze che non sono esattamente un toccasana per la nostra salute: il già citato glifosato e le già citate micotossine.

Oggi, grazie a notizie attinte da una serie di fonti internazionali, siamo in grado di anticiparvi che cosa succederà nei prossimi mesi in Italia sul fronte del grano duro. Perché il grano duro che vedete nella foto sopra – grano ricoperto di ghiaccio – è destinato in massima parte all’Italia.

Eh già, perché l’Italia è il primo Paese importatore di grano duro canadese.

Quest’anno, per il Canada, a quanto ci raccontano, le cose non stanno andando molto bene.

“Ad Agosto – ci dice il nostro informatore – tantissimi campi di grano duro sembravano risaie. Le piogge non sono mancate. Ora è arrivato il freddo. O meglio, la neve. Si stima che, su una produzione preventivata di quasi 8 milioni di tonnellate di grano duro, il trenta per cento circa della produzione è già andata perduta”.

Conti alla mano, 2 milioni circa di tonnellate di grano duro canadese sono già al macero.

Ne rimangono 6 milioni di tonnellate circa. Di questi, solo 2 milioni di tonnellate circa sono di prima e di seconda classe. Non è il grano duro che matura nel Sud Italia, tra Puglia, Basilicata e Sicilia: un prodotto accompagnato dal sole e totalmente privo di micotossine. Ma è comunque un grano duro commestibile.

Gli altri 4 milioni di tonnellate di grano duro canadese sono di terza, quarta e quinta classe (teniamo conto che il grano duro di quarta e quinta classe si dà agli animali, proprio perché considerato non commestibile per l’uomo).

Sono i 2 milioni di tonnellate di grano duro canadese di prima e seconda classe – in ogni caso di qualità nettamente inferiore al grano duro del Sud Italia – che arriveranno in Italia con le navi? Non si sa.

Il nostro dubbio – purtroppo – è che i canadesi possano piazzare sulle navi i restanti 4 milioni di tonnellate di grano duro che, in buona parte, dovrebbe essere trattato come un rifiuto tossico perché pieno di micotossine.

Perché quando l’umidità è elevata i funghi attaccano il grano e producono le micotossine.

Questo articolo che state leggendo è importante: perché questa produzione massiccia di grano duro canadese è quella che ammazza la produzione del grano duro del Sud Italia. Con questa montagna di prodotto il prezzo del grano duro si abbasserà (infatti quest’anno ha toccato il minimo storico di 14 centesimi di Euro al chilogrammo).

Sapendo in anticipo che questa enorme quantità di grano duro canadese (ribadiamo: di pessima qualità) potrebbe arrivare in Italia con le navi (in effetti, il condizionale potrebbe essere evitato…), gli agricoltori del Sud Italia potrebbero anche non seminare il grano: perché nessuno è disposto a coltivare il grano duro sapendo che, poi, vendendolo, ci perderà.

E infatti nel Mezzogiorno d’Italia, negli ultimi anni, circa 600 mila ettari di terreni a seminativo non vengono più coltivati a grano duro. 

Al posto del grano duro del Sud d’Italia, di ottima qualità, le industrie acquisteranno a prezzi molto convenienti il grano duro canadese: tanto poi ci penserà la martellante pubblicità – soprattutto in Tv – a fare credere ai consumatori che la pasta industriale italiana “è la migliore del mondo” e ci penseranno attori famosi a convincerci che i biscotti e le merendine sono buonissime…

Con questo sistema ci guadagna il Canada, che esporta grano duro che avrebbe dovuto smaltire come rifiuto speciale. Ci guadagnano gli industriali della pasta e dei dolci del nostro Paese, che acquistano un prodotto a basso prezzo.

A perdere sono gli agricoltori del Sud Italia (che infatti, come ricordato, hanno già smesso di coltivare a grano duro circa 600 mila ettari di terreni a seminativo). E a perdere sono soprattutto i consumatori, che mangiano pasta, pane e dolci con farine sulle quali è meglio non commentare…

Il discorso vale per i consumatori italiani, che sono le prime vittime di questo sistema folle. Ma vale anche per i consumatori di altri Paesi del mondo che mangiano il prodotto italiano eventualmente ‘confezionato’ a base di grano duro canadese al glifosato e alle micotossine.

Che fare? La prima cosa da fare dovrebbe essere quella di controllare tutte le navi cariche di grano canadese che arrivano nei porti italiani. Tutte. Di questo si dovrebbero occupare le autorità del nostro Paese. Ma non lo faranno, perché di mezzo ci sono accordi commerciali internazionali (come ci ha raccontato Cosimo Gioia, imprenditore agricolo, già dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana, l’unico che ha provato a controllare i carichi di grano duro provenienti dal Canada, se una nave arrivata in Italia ha già attraccato in un altro porto dell’Unione Europea, non è soggetta a controlli).

In questi giorni abbiamo ricevuto telefonate da cittadini siciliani di Catania e di Pozzallo che ci chiedono: che cosa possiamo fare per bloccare queste navi che arrivano dal Canada?

Abbiamo ‘girato’ la loro domanda a Saverio De Bonis, uno dei protagonisti diGranoSalus, l’associazione di produttori di grano duro del Sud Italia che promuoverà i controlli su tutti i derivati del grano presenti nel nostro Paese, per verificare l’eventuale presenza di micotossine, glifosato e altri veleni:

“Non possiamo fare nulla, se non quello che stiamo facendo – ci risponde De Bonis -: ovvero una campagna per avviare i controlli a tappeto su tutti i derivati del grano: pasta, pane, pizze, biscotti, dolci, farine. I consumatori debbono sapere che siamo soli rispetto al rullo compressore della globalizzazione. Dobbiamo difenderci da noi. Proprio per questo abbiamo lanciato una petizione. Che riguarda i consumatori di tutta l’Italia. Cari consumatori italiani: i controlli costano. Dateci una mano nel vostro interesse. E, soprattutto, nell’interesse dei vostri figli. La salute è un bene prezioso che dobbiamo difendere”.

Nessuno ci aiuta, dice De Bonis. Infatti non ci aspettiamo nulla dal Governo nazionale. E non ci aspettiamo nulla dalle Regioni.

In Sicilia, ad esempio – Regione dove il grano duro è un’eccellenza – l’assessorato all’Agricoltura, fino ad oggi, ha ignorato il problema: non gliene può fregare di meno.

Di questo tema parleremo sabato 15 Ottobre, a Palermo, nei saloni del Teatro Jolly, dalle 9 e mezza di mattina in poi, nel corso dell’assemblea promossa da I Nuovi Vespri. Parleremo del futuro della Sicilia. O meglio, di come cacciare gli ‘ascari’ che oggi governano la nostra Regione. Quegli ‘ascari’ che, tra i tanti danni che provocano, non hanno mai mosso un dito per tutelare il nostro grano duro e la nostra salute. Con noi, tra gli altri, ci sarà pure Saverio De Bonis.

E ricordatevi che noi, nel Sud e in Sicilia, la pasta e il pane li mangiamo ogni giorno. E non ci possiamo fare avvelenare.

 

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2016/10/08/ecco-a-noi-il-grano-canadese-coperto-di-neve-pronto-per-essere-esportato-in-sicilia/