Dal rapporto di Greenpeace: gli impatti ambientali del disastro nucleare di Fukushima avranno effetti per secoli!

 

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Dal rapporto di Greenpeace: gli impatti ambientali del disastro nucleare di Fukushima avranno effetti per secoli!

Studio Greenpeace: da Fukushima impatti per secoli
Gli impatti ambientali del disastro nucleare di Fukushima Daiichi avranno effetti per secoli su foreste, fiumi ed estuari. È quanto emerge da “Radiation reloaded”, nuovo rapporto diffuso da Greenpeace Giappone.

Gli impatti ambientali del disastro nucleare di Fukushima Daiichi avranno effetti per secoli su foreste, fiumi ed estuari. È quanto emerge da “Radiation reloaded”, nuovo rapporto diffuso da Greenpeace Giappone, secondo cui gli elementi radioattivi a lunga vita sono stati assorbiti da piante e animali, riconcentrati tramite le catene alimentari, e trascinati a valle verso l’Oceano Pacifico da tifoni, da inondazioni e dallo scioglimento della neve.

«Il Programma di decontaminazione del governo giapponese non avrà quasi nessun impatto sulla riduzione del rischio ecologico legato all’enorme quantità di radioattività emessa nel disastro nucleare di Fukushima», afferma Kendra Ulrich, senior campaigner nucleare di Greenpeace Giappone. «Già oltre 9 milioni di metri cubi di scorie nucleari sono sparsi su almeno 113 mila siti nella Prefettura di Fukushima. Questo mentre il governo Abe vuol far passare la favola che cinque anni dopo l’incidente nucleare la situazione stia tornando alla normalità. E, purtroppo per le vittime, ciò significa che gli viene raccontato che possono tornare in sicurezza in ambienti in cui i livelli di radiazione sono spesso ancora troppo elevati e circondati da una pesante contaminazione».

Con il rapporto lanciato oggi, basato su un grande volume di ricerche scientifiche indipendenti effettuate nelle zone colpite nell’area di Fukushima, l’organizzazione ambientalista denuncia anche la posizione profondamente sbagliata dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica e del governo Abe, sia in termini di rischi di decontaminazione che di rischi per l’ecosistema. Lo studio si basa inoltre sulle analisi dell’impatto ambientale della catastrofe nucleare di Cernobyl, per trarre un’indicazione del possibile futuro delle aree contaminate in Giappone.

Le analisi mostrano come evidenti i seguenti impatti ambientali:

  • Elevate concentrazioni di radioelementi riscontrate nelle nuove foglie e, almeno nel caso del cedro, anche nel polline;
  • Aumento di mutazioni nella crescita degli abeti con l’aumento dei livelli di radioattività;
  • Mutazioni ereditarie riscontrate nelle farfalle tipo Pseudozizeria maha, Dna danneggiato nei vermi nelle zone altamente contaminate e riduzione della fertilità nella rondine comune;
  • Diminuzione dell’abbondanza di 57 specie di uccelli nelle aree a maggiore contaminazione, evidenziata da uno studio di quattro anni;
  • Elevati livelli di contaminazione da cesio riscontrati nei pesci d’acqua dolce di importanza commerciale;
  • Contaminazione radiologica degli estuari che rappresentano uno degli ecosistemi più importanti.

«Ancora non si vede la fine di questa drammatica vicenda per le comunità di Fukushima», continua Ulrich. «Quasi 100 mila persone non sono tornate a casa e molti non saranno mai in grado di farlo. La maggior parte dei cittadini si oppone al riavvio dei reattori nucleari, e molti di essi chiedono lo sviluppo delle fonti rinnovabili, le uniche opzioni sicure e pulite in grado di soddisfare le esigenze del Giappone. Il governo giapponese dovrebbe mettere gli interessi dei suoi cittadini prima di ogni altro», conclude.

Dal marzo 2011 ad oggi Greenpeace ha condotto 25 indagini radiologiche su Fukushima. Nel 2015, si è concentrata sulla contaminazione delle montagne boscose nel distretto di Iitate, a nord-ovest della centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Sia le analisi di Greenpeace che ricerche indipendenti hanno dimostrato come la radioattività si muova dai bacini montani contaminati, fino a entrare negli ecosistemi costieri.Il fiume Abukuma, uno dei più grandi del Giappone, che scorre in gran parte attraverso prefettura di Fukushima, nei primi cento anni dopo l’incidente potrebbe scaricare in mare 111 TBq di Cesio-137 e 44 TBq di Cesio-134.

Attualmente un team di ricercatori di Greenpeace Giappone sta studiando la contaminazione radioattiva dei sedimenti oceanici e alla foce del fiume sulla costa di Fukushima. L’indagine sottomarina è condotta da una nave di ricerca giapponese, con l’appoggio della Rainbow Warrior. Il disastro di Fukushima rappresenta il più grande rilascio di radioattività nell’oceano. Insieme all’incidente nucleare di Cernobyl è l’unico di livello 7 mai verificatosi sinora.

Leggi il report “Radiation reloaded” (pdf)

Attenzione – Cibo radioattivo dal Giappone: l’Unione Europea intende azzerare i controlli…!!

 

Cibo radioattivo

 

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Attenzione – Cibo radioattivo dal Giappone: l’Unione Europea intende azzerare i controlli…!!

 

di Piernicola Pedicini, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

“La Commissione europea vuole eliminare una serie di controlli sui prodotti alimentari importati da alcune aree del Giappone. Questi controlli erano stati decisi dopo il disastro nucleare di Fukushima. Siamo sconcertati. Gli studi scientifici dicono che il tempo di dimezzamento della radioattività dopo un incidente nucleare è di ben 700 milioni di anni. Sono passati appena 6 anni da Fukushima, un lasso di tempo troppo breve per poter essere sicuri.

Nella Commissione Ambiente, Salute e Sicurezza alimentare del Parlamento europeo abbiamo espresso il nostro sdegno a questa proposta della Commissione: il cibo che mangiamo e quello che entra nel mercato europeo deve essere sicuro. Non bastano i controlli in Giappone, servono anche quelli all’ingresso in Europa. Come ha dimostrato il caso delle uova contaminate, i controlli non sono mai troppo pochi! A volte le normative non bastano: bisogna fare i conti con la realtà della corruzione e degli interessi commerciali in gioco.

Dopo l’esplosione di Fukushima tonnellate di acqua contaminata dalle radiazioni sarebbero state riversate in mare. I principali alimenti a rischio sono i pesci, il tonno e le vongole. Sotto attenzione anche il riso. I controlli speciali, decisi all’indomani del disastro nucleare, non devono essere rimossi.

I cittadini italiani sanno chi difende davvero la salute dei loro salute. Noi non dimentichiamo che pochi anni fa il governo Berlusconi propose un decreto per il ritorno al nucleare dell’Italia, seguiti a ruota dalla Lega. Questi disastri e le conseguenze che portano devono essere da monito. Per questo, in più di una circostanza, il popolo italiano si è espresso contro l’utilizzo del nucleare. Il futuro sono le fonti rinnovabili. Noi continuiamo a lavorare per costruire e realizzare un Paese diverso“.

di Piernicola Pedicini, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

VIDEO. Ecco l’intervento di Piernicola Pedicini in Commissione. Sol il gruppo Efdd difende davvero la salute dei cittadini.

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/09/cibo-radioattivo-dal.html

Anonymous lancia l’allarme: la più grande minaccia per l’umanità e la Terra sono le fughe radioattive di Fukushima!

Anonymous

 

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Anonymous lancia l’allarme: la più grande minaccia per l’umanità e la Terra sono le fughe radioattive di Fukushima!

 

In un breve video, informativo,Anonymous ha spiegato perché è importante essere consapevoli di ciò che sta avvenendo presso la centrale nucleare di Fukushima Daiichi.

E questo messaggio non poteva venire in un momento migliore, a causa del fatto che i recenti livelli di radiazione del reattore numero due sono stati riportati come “inimmaginabili “.

Dopo sei anni da quando è avvenuto il disastro nucleare di Fukushima Daiichi, dopo uno tsunami che ha colpito il Giappone, la radiazione continua a inquinare l’ambiente e sta prendendo strada nella catena alimentare.

Non solo, ma secondo diversi rapporti, la radiazione sta aumentando piuttosto che estinguersi.

Secondo Anonymous:

Il pianeta Terra è contaminato da elementi radioattivi velenosi. E, di conseguenza, il DNA degli esseri viventi con il deterioramento, accelerano l’estinzione della specie e del pianeta, compresi noi.  Centinaia di milioni di persone dovranno morire di tumori e malattie causate dall’esposizione alla radiazione “. Inoltre, affermano che ” Milioni di mamme subiranno aborti, a causa delle deformazioni dei loro bambini “.

Continuano a spiegare come i media mainstream siano rimasti quasi silenziosi dall’evento, per quanto riguarda l’incidente . Durante un periodo di tempo molto breve, il video continua a mostrare vari incidenti di fallout fino dal disastro 2011.

Essi mostrano come i media, americani e non , hanno continuato a distrarre la popolazione da ciò che deve seguire a questo disastro.

Si prega di condividere questo video con tutti quelli che sono conosci, è di fondamentale importanza che cominciamo a premere sui poteri istituzionali per fare qualcosa prima che sia troppo tardi.

La radiazione del reattore nucleare di Fukushima è al livello più elevato dalla sua fusione del 2011 
Le straordinarie letture dei livelli radioattivi pongono pressione sull’operatore Tepco nei suoi sforzi per la disattivazione della centrale nucleare, i livelli di radiazione estremamente elevati sono stati registrati all’interno di un reattore danneggiato presso la centralenucleare di FukushimaDaiichi, da quasi sei anni da quando l’impianto ha subito una tripla fusione.

L’operatore dell’impianto, Tokyo Electric Power (Tepco), ha detto che le letture registrate atmosferiche, raggiungono fino a 530 sieverts l’ora, all’interno del recipiente di contenimento del reattore n. 2, uno dei tre reattori che hanno provocato una crisi quando l’impianto è stato paralizzato da un enorme tsunami che ha colpito la costa nordorientale del Giappone nel marzo 2011.

Le straordinarie letture di radiazioni evidenziate dalla scala dei valori che affrontano migliaia di lavoratori , in quanto l’aumento di pressione  basata da Tepco per avviare la decommissioning o disattivazione dell’impianto , è un processo che dovrebbe durare circa quattro decadi.

Anche se viene preso in considerazione un margine di errore del 30 per cento, la lettura recente, descritta da alcuni esperti come “inimmaginabile“, è molto superiore al record precedente di 73 segmenti l’ora rilevati dai sensori nel 2012.

Tepco ha sottolineato, tuttavia, che la fotocamera che aveva esplorato più profondamente all’interno del reattore si era concentrato su un solo punto. I livelli di radiazione in altri punti filmati dalla fotocamera sono stimati  essere molto più bassi, hanno aggiunto.

Una singola dose di uno sievert è sufficiente a causare malattie e nausea da radiazioni ; 5 sieverts ucciderebbe metà degli esposti entro un mese e una singola dose di 10 sieverts sarebbe fatale entro poche settimane.

Tepco ha anche detto che l’analisi delle immagini aveva rivelato un foro in una grata metallica sotto lo stesso recipiente di pressione del reattore. Il foro di un metro è stato probabilmente creato dal combustibile nucleare  fuso e che poi è penetrato nello scafo dopo che lo tsunami ha bloccato il sistema di raffreddamento di sostegno di Fukushima Daiichi.

Può essere stato causato dal combustibile nucleare che si sarebbe fuso e ha generato un buco nel vaso, ma è solo un’ipotesi in questo stadio“, afferma il portavoce della Tepco Tatsuhiro Yamagishi ad AFP.

Crediamo che le immagini catturate forniscano informazioni molto utili, ma abbiamo ancora bisogno di indagare dato che è molto difficile comprendere pienamente la condizione reale all’interno“.

La presenza di radiazioni pericolosamente elevate complicherà gli sforzi per smantellare in sicurezza l’impianto.

Un robot a controllo remoto che la Tepco intende inviare nel contenitore di contenimento del reattore No 2 è stato progettato per resistere all’esposizione a un totale di 1000 sievert , il che significa sopravvivere per meno di due ore prima che inizi a malfunzionare.

La ditta ha dichiarato che le radiazioni non sono fuoriuscite al di fuori del reattore, aggiungendo che il robot sarebbe ancora utile perché si sposta da un punto all’altro e incontra radiazioni di diversi livelli.

Tepco e la sua rete di società partner di Fukushima Daiichi devono ancora identificare la posizione e la condizione del combustibile fuso nei tre reattori più gravi. La rimozione in modo sicuro rappresenta una sfida senza precedenti nella storia del nucleare.

Si ritiene che le quantità di combustibile fuso accumulato nella parte inferiore dei contenitori di contenimento dei reattori danneggiati, ha una radiazione pericolosamente elevata e ha impedito agli ingegneri di misurarne con precisione lo stato dei depositi di carburante.

All’inizio di questa settimana, l’utility ha rilasciato immagini di grumi scuri che si trovano al di sotto del reattore n. 2 che ritiene possa essere carburante di uranio fuso – la prima scoperta del genere dopo il disastro.

Nel mese di dicembre, il governo ha dichiarato che il costo stimato per la disattivazione dell’impianto e la decontaminazione dell’area circostante, nonché il pagamento di compensazioni e la conservazione dei rifiuti radioattivi, era salito a 21,5 tn yen (150 miliardi di euro), quasi il doppio di una stima pubblicata nel 2013.

La grande scoperta Italiana: il NUCLEARE ECOLOGICO…che fine ha fatto?

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La grande scoperta Italiana: il NUCLEARE ECOLOGICO…che fine ha fatto?

NUCLEARE ECOLOGICO: SCOPERTA ITALIANA

Nucleare ecologico: scoperta italiana. Il recupero della sovranità nazionale passa anche dall’indipendenza energetica.

Da Paese distrutto che aveva pure perso la guerra ed era prevalentemente agricolo, in pochissimi anni l’Italia è diventata la quinta potenza industriale del pianeta. L’espressione “miracolo economico” fu coniata espressamente per noi.
Fu un balzo in avanti strepitoso. Cos’avremmo potuto fare se avessimo avuto anche il petrolio? In effetti, l’inizio dei nostri guai è rappresentato proprio dai due shock petroliferi del 1973 e del 1979.
Ma – pur poveri di materie prime – abbondiamo in materia grigia. Il “genio” è la nostra grande risorsa. E dovremmo ritrovare anche per questo un po’ di sano orgoglio italiano.
Perché poi sono gli altri a riconoscere le nostre eccellenze che noi magari ignoriamo. C’è un caso proprio nel settore cruciale dell’energia.

Sorpresa USA

In un atto del Congresso degli Stati Uniti della primavera 2016, si legge che l’Italia ha un primato straordinario nel campo delle nuove reazioni nucleari, che in America chiamano Reazioni Nucleari a Lieve Energia, in inglese Low Energy Nuclear Reactions (LENR).
Leggiamo quel passo della Commissione Forze Armate della Camera dei Rappresentanti (la Camera dei deputati Usa):

“La Commissione è al corrente dei recenti sviluppi positivi nell’evoluzione delle reazioni nucleari a lieve energia (LENR), che producono energia rinnovabile ultra-pulita e a basso costo, con forti implicazioni per la sicurezza nazionale. Per esempio, secondo la Defense Intelligence Agency (DIA), se le LENR dovessero funzionare, sarebbero ‘una tecnologia dirompente in grado di rivoluzionare la produzione e conservazione di energia’. La Commissione è inoltre a conoscenza di quanto scoperto dall’Agenzia per i Progetti di ricerca avanzata per la Difesa (DARPA), secondo cui altri Paesi, inclusi Cina e India, stanno portando avanti programmi di LENR, mentre il Giappone ha appena creato un fondo di investimento per promuovere questa tecnologia”.

Il documento prosegue così:

“La DIA ha inoltre accertato che Giappone e Italia sono leader in questo settore, mentre Russia, Cina, Israele e India stanno stanziando ingenti risorse per lo sviluppo delle LENR. Al fine di meglio comprendere le implicazioni per la sicurezza nazionale di queste evoluzioni, si chiede al Segretario della Difesa di fornire alla presente Commissione per le Forze Armate della Camera dei Rappresentanti, il 22 settembre 2016, un rapporto sull’utilità militare dei recenti avanzamenti in materia di LENR”.

La Commissione chiede di conoscere anche “lo stato corrente della ricerca negli Stati Uniti” in questo settore e “in quale relazione essa sia con il lavoro effettuato in ambiti internazionali”. Così è stato affidato proprio al ministero della Difesa Usa il compito di conquistare il primato della ricerca in questo settore.
E l’Italia che oltreoceano è definita “leader” nella scoperta di queste nuove forme di energia?

Pochi sanno che…

Già nel 2009 (governo Berlusconi) il Parlamento italiano aveva approvato la legge 99/2009 che, programmando il ritorno al nucleare, apriva la strada alle nuove reazioni nucleari scoperte e brevettate dal Cnr.

Tutta questa vicenda scientifica e tecnologica è ricostruita nel libro – appena uscito – di Fabio Cardone, “La futura energia. Dall’atomica alle reazioni nucleari ultrasoniche” (Di Renzo editore, pp. 144, euro 14).

Le particolarità di queste scoperte – che in pratica mostrano la possibilità di ottenere reazioni nucleari mediante gli ultrasuoni e in generale mediante la pressione – sono molte e importanti.
Fra l’altro si ipotizzano perfino applicazioni di queste scoperte nel campo della medicina. Ma soprattutto questo modo di produzione dell’energia nucleare spazza via tutti i problemi che si sono evidenziati con le attuali centrali nucleari.
In sostanza oggi l’energia nucleare copre circa un quinto del fabbisogno mondiale di energia, ma ha il problema della sicurezza degli impianti, dello smaltimento delle scorie radioattive e dell’approvvigionamento dell’uranio visto che ce ne vorrebbe un milione di tonnellate l’anno e oggi ne viene prodotto mezzo milione (inoltre si pone il problema dell’esaurimento dell’uranio stesso e della dipendenza geopolitica dai paesi produttori).

Le reazioni nucleari ultrasoniche eliminano totalmente questo problema in quanto non hanno bisogno di uranio:

“per liberare energia necessitano di sali di ferro e il ferro è molto comune in natura. Inoltre” spiega Cardone nel libro citato “gli esperimenti hanno dimostrato che le reazioni nucleari ultrasoniche non producono scorie radioattive e nemmeno radioattività residua e questo risolverebbe il problema dei rifiuti pericolosi”.

Non solo.

“Gli esperimenti hanno indicato anche un’altra sorprendente possibilità: la distruzione delle sostanze radioattive mediante la loro trasformazione in sostanze inerti, prive di radioattività”.

In pratica, secondo i calcoli, si ottiene in 90 minuti quello che altrimenti avrebbe richiesto due anni e questo risolverebbe il problema dello smaltimento delle scorie prodotte finora dalle tradizionali centrali nucleari (quindi si avrebbe uno straordinario beneficio ecologico).
Tanto che – dopo l’approvazione della legge 99/2009 – la Regione Abruzzo, con una delibera del 2010 (approvata all’unanimità), ha chiesto al Governo di poter avere nel territorio regionale l’impianto per sviluppare la tecnologia finalizzata a disattivare le sostanze radioattive. In collaborazione con Ansaldo nucleare e Sogin (Società per la gestione degli impianti nucleari).
La Sogin nel 2010 aveva definito anche un piano di sviluppo. Sennonché nel marzo 2011, a seguito di un devastante terremoto e conseguente maremoto in Giappone, si ebbe il disastro della centrale nucleare di Fukushima.

Immediata fu la ripercussione in Italia dove un referendum si abbatté sulla legge 99/2009 facendo sospendere l’applicazione dell’art. 14 (quello sul nucleare) fino al 2016.
È ormai scaduto da un anno il termine e – come dimostra il documento del Congresso americano – tutti i grandi paesi industriali stanno correndo a investire su quelle nuove forme di energia nucleare.

E ora?

Il libro di Cardone riapre la riflessione sulle applicazioni di quelle scoperte. L’autore osserva:

“È stato valutato che ogni prototipo industriale può costare 100 milioni di euro e può avere soltanto un’applicazione specifica: produzione di energia, distruzione di sostanze radioattive, trasformazione delle sostanze”.

Quanto tempo potrebbe occorrere per passare alla realizzazione di un impianto industriale? Naturalmente dipende dall’entità degli investimenti. Ma anche “un programma lento e a lungo termine” non va oltre i 10 o 15 anni.

Fra l’altro si deve sottolineare che i notevoli risultati di queste ricerche sono stati conseguiti senza finanziamenti specifici, cioè senza ulteriore aggravio di spesa per le casse pubbliche.
Infatti:

“tutto ciò che riguarda queste ricerche” spiega Cardone nel libro “era di proprietà dello Stato Italiano, la macchina era proprietà dell’Esercito Italiano” e “i brevetti relativi alla macchina e ai suoi procedimenti di proprietà del Cnr”.

Considerati i tanti sprechi pubblici in Italia, in tutti i settori, è davvero significativo che poi si facciano scoperte importanti in modo così economico, si può dire praticamente a costo zero.
Ora sta al nostro Paese trarne tutti i benefici. Già altre volte è accaduto che importanti scoperte di scienziati italiani siano state poi implementate e sfruttate da altri Paesi (il caso più clamoroso è proprio quello di Enrico Fermi e del nucleare). Sarebbe desolante se ciò dovesse ripetersi anche in questo caso.
Ma se il governo non riprende subito in mano la materia (visto che è finita la sospensione) è sicuro che gli altri non staranno a guardare e ci sorpasseranno.
Quello dell’indipendenza energetica, fra l’altro, è un grande obiettivo politico che dovrebbe appassionare non solo i cosiddetti sovranisti, ma chiunque abbia minimamente a cuore il futuro dell’Italia. È il classico tema bipartisan.


Da “Libero”, 2 aprile 2017


Fonte: antoniosocci.com


 

Autore:  Antonio Socci

 

tratto da: http://www.nexusedizioni.it/it/CT/nucleare-ecologico-scoperta-italiana-5488

 

Radiazioni di Fukushima: ecco gli effetti sulla popolazione mondiale

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Radiazioni di Fukushima: ecco gli effetti sulla popolazione mondiale

Ogni abitante della Terra ha subito una significativa dose di radiazioni dal disastro nucleare di Fukushima. Ecco i dati

Le radiazioni del disastro nucleare di Fukushima hanno toccato ognuno di noi. A dimostrarlo è una ricerca del Norwegian Institute for Air Research che ha calcolato le effettive ricadute dell’incidente nelle varie aree del pianeta. Gli studiosi hanno analizzato i dati del Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty Organisation, un gruppo di ricerca specializzato nella misurazione delle radiazioni nucleari sulla popolazione. E’ il cesio-137 ad essere oggetto della misurazione dagli esperti, si tratta di un elemento pesante ed in grado di spostarsi anche per lunghissime distanze.

Ebbene, secondo le ricerche, una percentuale del 23% della sostanza non ha lasciato il Giappone mentre la quota restante ha viaggiato per il mondo attraverso gli oceani. I residenti nell’ara di Fukushima hanno subito una quantità di radiazioni comprese tra 1 e 5 millisievert già durante i primi 3 mesi. Nelle altre zone del Giappone, invece, le radiazioni, in questi anni, si sono fermate a 0.5 millisievert, una quantità appena inferiore ad una TAC. Nelle restanti aree del nostro pianeta, quindi compresa anche l’Italia, le radiazioni pro capite sono meno di 0,1 millisievert dal 2011 ad oggi. Si tratta, in sostanza, della stessa quantità che avremmo subito con una radiografia.

 

fonte: http://www.scienzenotizie.it/2017/05/10/radiazioni-di-fukushima-ecco-gli-effetti-sulla-popolazione-mondiale-1322060

 

Uno studio norvegese ha quantificato le radiazioni che ci hanno colpiti dopo Fukushima: ecco i risultati – agghiacciante!

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Uno studio norvegese ha quantificato le radiazioni che ci hanno colpiti dopo Fukushima: ecco i risultati – agghiacciante!

 

Il problema dei giorni nostri è che pensiamo erroneamente che le notizie esistano fintantoché ne si sente parlare al telegiornale, sui quotidiani e sui social. In altre parole, nel momento in cui nessuno pone più al centro dell’attenzione un problema questo viene considerato come se fosse stato magicamente risolto. Purtroppo non è la realtà, e così la questione ambientale di Fukushima esiste ancora, nonostante a nessuno venga più in mente di farne un servizio da mandare in onda. L’Istituto Norvegese per lo Studio dell’Aria non ha mai smesso di tenere gli occhi puntati sulla centrale esplosa nel 2011, e negli ultimi giorni ha pubblicato gli effetti sulla popolazione del disastro nucleare.

Gli studiosi norvegesi hanno esaminato i dati raccolti dal Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty Organisation, un gruppo di ricerca che studia gli effetti sulla popolazione umana e sull’ambiente delle esplosioni o incidenti nucleari avvenuti in tutto il mondo. I dati tracciano l’attività sismica e la quantità di particelle radioattive nell’atmosfera: nel caso specifico di Fukushima è stato preso in esame il cesio-137, un elemento pesante in grado di spostarsi su lunghe distanze grazie alla sua solubilità in acqua.

Prima di passare a conoscere le quantità effettive di radiazioni che la popolazione ha subito, è necessario capire il significato dell’unità di grandezza con cui si misura l’attività radioattiva: si chiama sieverts e corrisponde alla quantità di energia radioattiva che un corpo riceve dalla radiazione stessa. 0,1 millisievert è quello che subiamo dopo una radiografia.

Gli studiosi hanno rilevato che solo il 23% del cesio-137 rilasciato dalle esplosioni è rimasto in Giappone, mentre il resto si è riversato negli oceani. “Più dell’80% della radiazione si è depositata nelle acque degli oceani e ai poli, pertanto la popolazione globale ha subito solo una minima esposizione“, ha affermato un ricercatore del team alla conferenza europea di Geoscienza tenutasi a Vienna.

È stato ovviamente il Giappone ad essere stato investito da radiazioni consistenti, soprattutto nei giorni seguenti al disastro: nei successivi 3 mesi i livelli di radiazione gamma, nella zona limitrofa a Fukushima, hanno toccato quota 5 millisievert.  Il resto del paese è stato colpito da 0,5 millisievert, corrispondente più o meno ad una tomografia computerizzata.

Il resto del mondo è stato interessato solo da 0,1 millisievert, al pari di una lastra a raggi X in più.

Non bisogna dimenticare inoltre che ognuno di noi è soggetto ad una quantità di radiazioni annuale che oscilla tra 1,5 mSv and 3 mSv: tra i fattori che aumentano l’esposizione sono lunghi viaggi in aereo, l’assunzione di cibo contaminato e l’inquinamento ambientale.

Stando ai risultati dello studio sembra che possiamo tirare un sospiro di sollievo, ma non cadiamo in un pensiero troppo egoistico e non dimentichiamo la fauna e la flora circostanti il territorio di Fukushima, seriamente interessate dalle radiazioni. Non sarà stato un disastro paragonabile a quello di Chernobyl del 1986, ma è chiaro che ancora abbiamo da imparare sulla gestione delle centrali nucleari… A scapito dell’ambiente.

fonte: http://www.curioctopus.it/video/13237/uno-studio-norvegese-ha-quantificato-le-radiazioni-che-ci-hanno-colpiti-dopo-fukushima:-ecco-i-risultati

A Fukushima il reattore n. 2 sta salendo a un livello “inimmaginabile” di radiazioni. È un pericolo per l’intera l’umanità. Perchè non ci fanno sapere niente?

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A Fukushima il reattore n. 2 sta salendo a un livello “inimmaginabile” di radiazioni. È un pericolo per l’intera l’umanità. Perchè non ci fanno sapere niente?

livelli di radiazione hanno raggiunto un livello record in uno dei reattori nucleari di Fukushima gravemente danneggiati dal terremoto e tsunami che nel 2011 ha colpito il Giappone.

I valori del reattore numero 2 della centrale nucleare di Fukushima Daiichi sono così alti che minacciano di distruggere la sonda utilizzata per monitorare il sito mentre è in fase di smantellamento. I livelli di radiazioni sono i più alti mai avuti in 6 anni e il pericolo è serio.

La società che si occupa dello smantellamento della struttura, la Tokyo Electric Power (Tepco), ha riferito che il reattore numero 2, uno dei tre reattori gravemente danneggiati, mostra un livello “inimmaginabile” di gran lunga superiore al record precedente di 73 sievert/ora (Sv/h). Il valore di radioattività è di 530 sievert/ora è enorme. Per comprenderlo basta considerare che 1 sievert/ora è sufficiente a causare nausea e danni all’organismo; 5 sievert/ora uccidono entro un mese nel 50% delle persone esposte e 10 sievert/ora sono fatali in poche settimane.

Dopo il  triplo crollo catastrofico della centrale nucleare di Fukushima nel 2011, il governo giapponese e la società che gestiva la struttura, la Tokyo Electric Power Company (TEPCO), hanno lavorato per coprire il danno fatto e minimizzare la quantità di radiazioni che il disastro aveva rilasciato nell’ambiente. Anche se molti impatti del disastro sono stati sospettosamente assenti dai resoconti dei media, la radiazione dei reattori danneggiati non ha mai smesso di fuoriuscire in tutti questi anni. Fino ad oggi, 300 tonnellate di acqua radioattiva contaminata, usata per il raffreddamento dei reattori ed evitare l’esplosione, sono state riversate ogni giorno nell’Oceano Pacifico dato che molte delle perdite non può essere sigillato a causa del calore estremo.

A dicembre 2016, ovvero pochi mesi fa, è stato reso noto ufficialmente che la radiazione di Fukushima, in particolare il cesio 134, è stato rilevato sulle coste del pacifico degli USA, segnando una nuova era pericolosa per i residenti e la fauna selvatica lungo la regione costiera del Pacifico.

La TEPCO ha anche mostrato l’analisi delle immagini del reattore numero 2 che rivela un buco sul reticolo metallico sotto il recipiente a pressione dello stesso reattore. Il buco, largo un metro, è stato probabilmente creato dal combustibile nucleare fuso e poi penetrato dal recipiente e gli altissimi livelli di radiazione rendono difficile ogni operazione.

La TEPCO  ha quindi intenzione di inviare all’interno del reattore un robot telecomandato che è progettato per sopportare l’esposizione a un totale di 1.000 sieverts, e che potrebbe sopravvivere per meno di due ore prima di rompersi.

L’azienda ha riferito che le radiazioni non escono al di fuori del reattore numero 2. Nel mese di dicembre, il governo giapponese ha comunicato inoltre che il costo stimato della disattivazione della centrale e la decontaminazione della zona circostante, così come il pagamento dei risarcimenti e lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi, era salito a 21.5tn yen (180 miliardi di euro), quasi il doppio della stima rilasciata nel 2013.

Ai cittadini giapponesi è stato detto che non c’era nulla di cui preoccuparsi, nonostante il fatto che i tassi di cancro negli ultimi 6 anni sono aumentati esponenzialmente. Il vero e non dichiarato pericolo è quello della bio-accumulazione. La bio-accumulazione si riferisce al graduale accumulo nel tempo di sostanze chimiche in un organismo, che assorbe la sostanza a un ritmo più veloce di quello che viene escreto. Ora, che la radiazione di Fukushima ha raggiunto gli Stati Uniti, anche coloro che vivono sulla costa occidentale o consumano pesce da quella regione potrebbero essere a rischio dato che il cesio consumato rimarrebbe nel corpo, causando continuamente danni fino a quando non viene escreto.

Riferimenti
– Fukushima nuclear reactor radiation at highest level since 2011 meltdown. The Guardian
– Fukushima reactor hit by 2011 tsunami shows record radiation levels. Sky News
– Fukushima Radiation Makes Landfall On US West Coast – And It’s Only The Beginning. TrueActivist
– It’s Finally Here: Radioactive Plume From Fukushima Makes Landfall on America’s West Coast. Environews

fonte: https://www.extremetech.com/extreme/243904-fukushimas-reactor-2-far-radioactive-previously-realized-no-sign-containment-breach

 

Fukushima: la catastrofe ambientale – tutt’ora in atto e coinvolge l’intero pianeta – di cui di cui i media hanno deciso che non dovete sapere niente!

 

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Fukushima: la catastrofe ambientale – tutt’ora in atto e coinvolge l’intero pianeta – di cui di cui i media hanno deciso che non dovete sapere niente!

 

Nucleare, dicono che il disastro di Fukushima sia finito. Ma non è così

di Yuko Yoneda – direttrice di Greenpeace Giappone

L’11 marzo di sei anni fa più di 15mila persone morirono e la vita di altre decine di migliaia di persone cambiò per sempre. Il Giappone nord-orientale fu colpito da un violento terremoto, seguito da un enorme tsunami che spazzò via una dopo l’altra le città costiere. Poi, nei giorni successivi, arrivò la notizia sconvolgente dell’incidente ai reattori nucleari della centrale di Fukushima Daiichi.

Un disastro nucleare che continua ancora oggi. I sopravvissuti all’incidente continuano a vivere con il timore per la salute delle loro famiglie e con l’incertezza sul futuro. E sono le donne ad affrontare le conseguenze più pesanti. Donne che continuano a farsi domande senza avere risposte che siano in grado di alleviare il profondo senso di rabbia e di ingiustizia.

A partire dalle due settimane successive al disastro nucleare, e per tutti questi sei anni, Greenpeace ha condotto campagne di misura della radioattività nella regione contaminata. L’ultima indagine ha raccolto dati sia all’interno che all’esterno di alcune case selezionate nel villaggio di Iitate, situato a circa 30-50 km dalla centrale nucleare di Fukushima. In alcune di queste abitazioni, chi dovesse eventualmente tornarvi potrebbe ricevere una dose di radiazioni equivalente a una radiografia del torace a settimana. E questo assumendo che la popolazione rimanga nella parte di territorio decontaminata, visto che il 76 per cento della superficie totale di Iitate non è stato bonificato e rimane altamente contaminato.

Nonostante questo, il governo guidato da Shinzo Abe intende revocare a breve – a cavallo tra fine marzo e inizio aprile – gli ordini di evacuazione dal villaggio di Iitate e da altre aree, a un anno dalla fine dell’erogazione dei risarcimenti per le famiglie di quelle zone. Verrà inoltre annullato il sostegno per l’alloggio a chi è stato evacuato al di fuori delle zone designate. Una decisione che, per chi dipende economicamente da questo supporto, potrebbe significare il ritorno forzato in aree contaminate.

Le donne e i bambini sono i più colpiti da quanto accaduto sei anni fa. Sono infatti fisicamente più vulnerabili agli impatti del disastro e all’esposizione alle radiazioni. L’evacuazione ha inoltre smembrato comunità e famiglie, privando donne e bambini di reti sociali e fonti di sostegno e protezione. Insieme a un forte divario salariale – il Giappone è terzo nella disparità di reddito di genere, secondo le più recenti classifiche dell’Ocse – per le donne sfollate, soprattutto per le madri sole con figli a carico, il rischio povertà è molto più alto rispetto agli uomini.

Nonostante le avversità, o forse proprio per queste, le donne rappresentano la più grande speranza di cambiamento. Nonostante siano politicamente ed economicamente ai margini, le donne si sono poste in prima fila per chiedere cambiamenti al governo e all’industria nucleare.

Per proteggere i propri figli e per garantire un futuro libero dal nucleare per le future generazioni, le madri di Fukushima e dintorni sono mobilitate contro le politiche e le decisioni paternalistiche del governo. Sono alla testa dei movimenti antinucleari, organizzano manifestazioni e sit-in davanti agli uffici del governo, guidano le battaglie legali, testimoniano in tribunale, si sono unite per difendere i loro diritti.

Noi lottiamo assieme alle donne che sono in prima fila nella lotta antinucleare, per i loro diritti e per il loro futuro.

tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/11/nucleare-dicono-che-il-disastro-di-fukushima-sia-finito-ma-non-e-cosi/3443253/