Coltivare canapa per salvare i terreni contaminati da diossina e metalli pesanti. Succede in Puglia, nel silenzio più assoluto dei media.

 

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Coltivare canapa per salvare i terreni contaminati da diossina e metalli pesanti. Succede in Puglia, nel silenzio più assoluto dei media.

Coltivare canapa per salvare i terreni contaminati da diossina e metalli pesanti. Ecco cosa Succede in Puglia
Purificare i terreni dalla diossina, grazie a una piantagione di canapa. È questo l’obiettivo che si è prefissato Vincenzo Fornaro, un allevatore della provincia di Taranto che a causa dell’inquinamento del terreno ha perso tutto.

Vincenzo non è il primo che utilizza la canapa per purificare un’area in cui è presente un eccessivo quantitativo di inquinanti.

Già l’anno scorso, infatti, Andrea Carletti, socio di Assocanapa e presidente del consiglio di amministrazione dell’impresa agricola Le Terre del Sole, aveva destinato 12 ettari di terreno alla coltivazione di una particolare varietà francese “Futura 75”, un incrocio di semi a bassissimo contenuto di thc (0,2%).

Un progetto sperimentale che, affermava Carletti, potrebbe avere un significato molto importante per la zona di Brindisi, considerate le notevoli proprietà della canapa.

Questa pianta, infatti, funziona come una sorta di pompa che assorbe dal terreno le sostanze inquinanti e i metalli pesanti, stoccandoli poi nelle foglie e nel fusto. Un ulteriore vantaggio della coltivazione della canapa è che la pianta, oltre che per bonificare i terreni, può essere impiegata successivamente per altri usi, come la bioedilizia e la produzione di olio. Un processo di purificazione del suolo in cui nulla va perduto.

Una sfida che adesso è stata abbracciata da Vincenzo Fornaro.

Nel 2008, l’allevatore tarantino fu costretto ad abbattere duemila pecore, a causa della contaminazione da diossina, generata probabilmente dal vicino polo industriale. Un’intera attività, portata avanti dalla sua famiglia da oltre un secolo, annientata in battito di ciglia a causa dell’inquinamento.

Nonostante tutto, Vincenzo è tornato alla carica e ha deciso di tentare un’altra via: la coltivazione di canapa. Tre ettari del suo terreno ora sono coltivati con questa pianta.

Sfruttando il processo di fitodegradazione – che, come abbiamo spiegato prima, permette ad alcune piante erbacee a rapido accrescimento di assorbire inquinanti organici dal terreno – ha deciso di donare un futuro a un’area distrutta dall’industria.

Il processo viene spiegato anche da Angelo Massacci, direttore dell’Istituto di biologia agro-ambientale e forestale del Cnr di Porano. Secondo Massacci: “Le piante hanno evoluto efficienti sistemi di difesa e tolleranza verso gli inquinanti del suolo. Alcune specie vegetali, dette “escludenti”, riescono a evitare l’effetto tossico dei metalli pesanti in eccesso, preservano i frutti e le parti edibili ed eliminano il rischio di diffusione nella catena alimentare. Altre, definite “iperaccumulatrici”, sono invece capaci di assorbire e immagazzinare nei propri tessuti quantità di metalli pesanti da decine a migliaia di volte superiori a quelle tollerate da altri organismi”.

L’unico dubbio rimane solo quello legato alle condizioni a cui il terreno andrà incontro durante i mesi più caldi. La masseria, infatti, sarà ben presto soggetta a temperature che supereranno costantemente i 30 gradi. Questo potrebbe condizionare l’umidità del terreno, prerogativa essenziale per la crescita delle piante di canapa. La partita decisiva, quindi, sarà giocata nei prossimi mesi.

Per chi è preoccupato di un pericolo derivante dalle sostanze psicotrope contenute nella canapa, va detto che il principio attivo Thc è presente in percentuale bassissima.

La stessa strada è stata percorsa in questi giorni da altri allevatori provenienti dalla provincia di Brindisi, le cui terre sorgono nei pressi del parco naturale Punta della Contessa, a ridosso della centrale Enel di Cerano e il polo petrolchimico, una zona ad altissimo tasso di inquinamento ambientale.

Qui, Tommaso Picella, 70 anni, e il nipote 34enne Andrea Sylos Calò, hanno deciso di convertire la propria attività in piantagione di canapa destinata alla creazione di fibre tessili o all’edilizia. Una scelta fatta per evitare la morte di una terra la cui contaminazione ha reso inservibile a scopo alimentare.

Tutto è ovviamente legale e autorizzato.

fonte: https://www.canapiamo.net/coltivare-canapa-bonificare-terreni-contaminati-diossina-metalli-pesanti-succede-puglia/

Il Nord Italia è invaso da Polli alla diossina. Chi nasconde lo scandalo sulla pelle della Gente?

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Il Nord Italia è invaso da Polli alla diossina. Chi nasconde lo scandalo sulla pelle della Gente?

 

Polli alla diossina nel Nord Italia: chi nasconde lo scandalo?

“La Commissione europea ha finalmente risposto al mio ennesimo accesso agli atti inviandomi il documento che fa chiarezza su chi le abbia comunicato i dati che minimizzavano la grave situazione di diffuso inquinamento ambientale presente nell’area di Maniago (PN), non permettendole di prendere in considerazione i due polli che risultavano contaminati dalla diossina.

Da tempo mi sto occupando personalmente del caso. La risposta alla mia seconda interrogazione che ho presentato il 6 ottobre 2016 al Commissario alla Salute Andriukaitis è stata: “i due campioni non conformi ai limiti massimi di diossina presenti nelle carni di pollo analizzati nel 2015 provenivano da due piccole aziende a conduzione familiare, situate l’una vicino all’altra, in cui era allevato solo un numero ridotto di galline ovaiole. La situazione di queste aziende a conduzione familiare è stata oggetto di verifica in loco da parte delle autorità sanitarie locali mediante analisi dell’ambiente e degli alimenti di origine animale. Il problema è stato individuato nella cattiva manutenzione del cortile in cui erano allevati i polli ruspanti, dove sono state riscontrate prove dello sversamento di rifiuti (oli lubrificanti, ceneri residue e rifiuti incombusti)”.

Finalmente ho in mano il documento in cui si vede che la suddetta frase incriminata proviene in realtà dalla comunicazione ufficiale del Ministero della Salute italiana, che risponde alla Commissione europea proprio in merito alla mia prima interrogazione del 16 febbraio 2016, come si può leggere nell’oggetto stesso della comunicazione, che potete trovare qui in allegato.

Visto che il Ministero per rispondere alla Commissione europea si basa sui documenti che riceve dalla Regione Friuli Venezia Giulia, che è dunque la prima responsabile della grave minimizzazione del caso, chiedo ancora una volta a gran voce che la Regione scopra le carte e adotti tutti i provvedimenti necessari per portare alla luce il responsabile di questa inadeguata vigilanza. Saranno in grado di risponderci chiaramente una volta per tutte?”

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/04/polli-alla-diossina.html