In tutta Europa è ALLERTA ALIMENTARE per la pasta Italiana: in Irlanda per eccesso di alluminio. In Germania per frammenti di vetro. In Francia per ocratossina nel grano. Se ne parla in tutta Europa meno che in Italia. Noi possiamo crepare tranquillamente!

 

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In tutta Europa è ALLERTA ALIMENTARE per la pasta Italiana: in Irlanda per eccesso di alluminio. In Germania per frammenti di vetro. In Francia per ocratossina nel grano. Se ne parla in tutta Europa meno che in Italia. Noi possiamo crepare tranquillamente!

Alluminio e vetro negli spaghetti esportati. Ocratossina nei chicchi di grano pre cotti

Allerta alimentare in Irlanda per eccesso di alluminio negli spaghetti italiani e allerta alimentare in Germania per frammenti di vetro negli spaghetti italiani. In Francia chicchi di grano italiano precotti contaminati da ocratossina. Dall’ Italia silenzio assordante rispetto a molti Paesi che aderiscono come noi al Sistema rapido di allerta (Rasff) e che ogni settimana diffondono i nomi, le marche e le foto dei prodotti oggetto di richiamo e di allerta.

Gli spaghetti all’ alluminio e al vetro non sono graditi all’ estero e nemmeno in Italia. Ma come si fa a saperlo se il Ministero non ci informa?

Il RASFF da poche ore ha attivato un avviso di sicurezza (2017.1656) per alto contenuto di alluminio negli spaghetti prodotti in Italia e commercializzati in Irlanda.


Allerta alluminio negli spaghetti

Parere dell’EFSA sulla Sicurezza dell’Alluminio negli Alimenti (link qui)

L’ alluminio è un metallo pesante che esercita effetti avversi sul sistema nervoso e sul sistema riproduttivo degli animali. L’alluminio ha mostrato effetti neurotossici nei pazienti dializzati e per questo cronicamente esposti ad elevate concentrazioni di alluminio.

L’alluminio contenuto negli alimenti è dovuto alla sua presenza in natura, all’uso di additivi alimentari che lo contengono e alla presenza di alluminio nei materiali a contatto con gli alimenti, come  padelle e pellicole di alluminio.

Gli esperti scientifici dell’organismo europeo di vigilanza sulla sicurezza alimentare hanno valutato la sicurezza dell’alluminio in tutte le fonti alimentari, fissando ad 1 milligrammo di alluminio per chilogrammo di peso corporeo la dose settimanale tollerabile (TWI). Gli esperti  calcolano che, in una parte significativa della popolazione europea, l’assunzione dell’alluminio possa superare la TWI.

 

Il RASFF da poche ore ha attivato un avviso di sicurezza (2017.1665) per frammenti di vetro negli spaghetti prodotti in Italia e commercializzati in Germania.


Vetro negli spaghetti

In entrambi i due casi di allerta non è dato conoscere di che marche si tratta ma c’è la possibilità concreta che diversi lotti di prodotto siano già nelle dispense di casa nostra e vengano consumati nei prossimi giorni, senza poter reagire.

Diffondere la notizia è una questione di rispetto nei confronti dei cittadini. In altri Paesi europei le notizie di allerta vengono divulgate in rete da parte delle stesse aziende o da parte delle autorità sanitarie che le raccolgono e  le diffondono. Ma in Italia ciò non accade con la stessa velocità. Il caso fipronil docet

 

Il RASFF da poche ore ha attivato anche un avviso di sicurezza (2017.1411) per alto contenuto di ocratossina in chicchi di grano precotti in Italia e commercializzati in Francia.


grano precotto con ocratossina

L’ ocratossina A (OTA), è una micotossina prodotta naturalmente da varie specie fungine appartenenti ai generi Penicillinum e Aspergillus. Il gruppo di esperti scientifici è giunto alla conclusione che, se consumata, l’OTA si accumula nei reni e risulta particolarmente tossico per tale organo.

fonte: http://www.granosalus.com/2017/10/15/alluminio-e-vetro-negli-spaghetti-esportati-ocratossina-nei-chicchi-di-grano-pre-cotti/

 

Troppo alluminio negli spaghetti: scatta il Ritiro in Europa ma non in Italia

Scatta di nuovo un’allerta alimentare per eccesso di alluminio in spaghetti provenienti dall’Italia e distribuiti in Irlanda. C’è la possibilità che diversi lotti di prodotto siano nelle dispense di ignari consumatori anche in Italia e vengano consumati nei prossimi giorni. Il RASFF poche ore fa ha attivato un avviso di sicurezza (2017.1656) per alto contenuto di alluminio negli spaghetti prodotti in Italia e commercializzati in Irlanda. Trattandosi di un elemento ubiquitario, l’alluminio si trova nel suolo e nelle acque di tutto il globo.

Ciò significa che la maggior parte dei cibi lo contiene “almeno”, facendolo entrare quotidianamente nell’organismo umano. Piccole quantità di alluminio non causano alcun tipo di lesione ma, nel corso del tempo, questo metallo potrebbe accumularsi nei tessuti. Ecco perché la sua presenza eccessiva nella dieta va considerata potenzialmente nociva per la salute. L’alluminio è un elemento fondamentale per certi additivi alimentari, contenuti soprattutto: nel lievito chimico, nei formaggi fusi (sottilette, formaggino ecc) e nei sottaceti. La sicurezza di questi ingredienti è tutt’ora oggetto di discussione. Nel settembre 2005, un gruppo di ricerca conosciuto come “Department of the Planet Earth” ha presentato una richiesta di esclusione degli additivi contenenti alluminio dalla lista dei GRAS (Generally Recognized As Safe, ovvero generalmente riconosciuti come sicuri).

A sostegno della petizione, vennero riportati alcuni studi che tentavano di dimostrare una correlazione tra l’alluminio e la malattia di Alzheimer. Tuttavia, questi approfondimenti non si sono dimostrati statisticamente significativi. La segnalazione è pubblica solo perchè il prodotto è esportato in Irlanda e in questi casi la norma europea prevede l’obbligo di informare il Rasff. In Italia non c’è stata nessuna comunicazione, nulla è stato detto ai consumatori che non hanno alcun modo per scoprire quale sia il marchio e il lotto degli spaghetti sotto accusa.

Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si ripete il solito schema poco responsabile del Ministero della Salute italiano che ad oggi non ha indicato sul sistema di pubblicazione on line del dicastero dedicato ai richiami di prodotti alimentari da parte degli operatori, la marca del prodotto, nè vengono fornite foto ai consumatori, mentre le catene di supermercati implicate nella vicenda non hanno diramato comunicati nei propri siti. Tutto lascerebbe quindi supporre che il pericolo non sia  grave, ma diffondere la notizia è una questione di rispetto nei confronti dei cittadini. In altri Paesi europei le notizie delle allerta vengono divulgate in rete da parte delle stesse aziende o da parte delle autorità sanitarie che le raccolgono e  le diffondono.

È un silenzio assordante che i responsabili del Ministero giustificano con argomenti improbabili, visto che molti Paesi che aderiscono come l’Italia al Sistema rapido di allerta (Rasff) ogni settimana diffondono i nomi, le marche e le foto dei prodotti oggetto di richiamo e di allerta. Lo “Sportello dei Diritti”, per sopperire a questa grave lacuna del ritardo di tali comunicazioni delle autorità sanitarie, pubblica ogni settimana l’elenco dei prodotti ritirati o richiamati dal mercato a causa di contaminazioni batteriche, presenza di corpi estranei, eccessiva presenza di pesticidi, errori in etichetta, mancanza di avvertenze sulla presenza di allergeni, errori nella data di scadenza, ecc…

fonte: https://www.globochannel.com/2017/10/15/troppo-alluminio-negli-spaghetti-scatta-il-ritiro-in-europa-ma-non-in-italia/

 

ATTENZIONE – Allarme tonno avariato, il Ministero della Salute lancia l’avviso: “Rischio d’intossicazione” – Già 200 casi in tutta Italia.

 

tonno

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ATTENZIONE – Allarme tonno avariato, il Ministero della Salute lancia l’avviso: “Rischio d’intossicazione” – Già 200 casi in tutta Italia.

Allarme tonno avariato, il Ministero della Salute lancia l’avviso: “Rischio d’intossicazione”

Sarebbero più di 200 casi di intossicazione registrati negli ultimi giorni in Basilicata, Puglia, Lazio e Veneto. Attenzione ai sintomi: nausea, vomito, diarrea, vertigini, cefalea, rush cutaneo, disturbi respiratori e ipotensione.

Allarme tonno avariato, il Ministero della Salute lancia l’avviso: “Rischio d’intossicazione”

Casi di intossicazione in Basilicata, Puglia, Lazio e Veneto hanno portato il ministero della Salute a richiamare alcuni tranci di tonno pinna gialla presenza di istamina superiore ai limiti di legge. Si tratta del pesce decongelato e lavorato dalla Ittica Zu Pietro di Bisceglie (Barletta-Andria-Trani). Due i lotti, contrassegnati dal marchio di identificazione IT CE 2830, con data di scadenza rispettivamente al 2 giugno e al 7 giugno 2017. Nello specifico interessa i lotti L1 753180517 e L2 753200517 confezioni da circa 2 kh al pezzo.

Sarebbero più di 200 casi di intossicazione registrati negli ultimi giorni. Il ‘’veleno’’ che ha intossicato viaggiava in quintali di pesce, alcuni dei quali sequestrati dalle Capitanerie di Porto, altri finiti sulle nostre tavole.

Gli episodi, oltre ad essere interessanti da un punto di vista epidemiologico, si tratterebbero infatti di uno dei pochi casi documentati in Italia, è molto utili da un punto di vista didattico: evidenziano il sottile confine che esiste tra dose terapeutica o fisiologica e dose tossica; richiama il concetto di sinergismo tra sistemi molecolari; ricorda che questi, in certe condizioni, si trasformano e cambiano le loro proprietà biologiche. Non in ultimo, questo fatto di cronaca ci procura una certa ansia ‘’benefica’’ che ci ricorda che è necessario prestare molta attenzione alla qualità dei cibi che consumiamo. L’ingestione di partite di tonno mantenuto in condizioni non idonee di conservazione, ha causato nei malcapitati la cosiddetta sindrome sgombroide, o intossicazione da istamina (HFP).

La sindrome sgombroide, ricorda Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” è una sindrome acuta causata principalmente dal consumo di prodotti ittici contenenti alti livelli di istamina e probabilmente di altre ammine vasoattive o altri composti. Nella maggioranza dei casi la HFP ha un andamento benigno con sintomatologia limitata, ciò causa una notevole sottostima dell’incidenza del fenomeno. Dal 1970 i paesi con il maggior numero di casi riportati sono il Giappone, gli Stati Uniti e il Regno Unito, ma probabilmente perché in questi paesi il sistema di notifica è il migliore.

I casi riportati in Italia, invece, sono pochi e scarsamente documentati. Si ricordano il focolaio di Palermo nel 1979, nel quale furono coinvolte 250 persone; il caso di Catania nel 1999, nel quale , delle 12 persone che avevano mangiato tonno cotto in casa, 7 presentavano sintomi riferibili a sindrome sgombroide; due casi gravi, registrati nell’arco di cinque giorni in un ospedale di Palermo nel 1996; 12 episodi di avvelenamento diagnosticati nelle regioni Umbria e Marche nel quinquennio 1996-2001; un caso nel gennaio 2005 e due casi nel 2006 presentati all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche.

La diagnosi di ‘’scombroid syndrome’’ si basa sulla sintomatologia (nausea, vomito, diarrea, vertigini, cefalea, rush cutaneo, disturbi respiratori e ipotensione) e sulla storia di recente assunzione di sgombroidi. L’inizio della sintomatologia è rapido (20-30 minuti dall’assunzione dell’alimento) e i disturbi, abitualmente di lieve entità, si risolvono in genere in meno di 24 ore. La mancanza di precedenti reazioni allergiche al cibo implicato dovrebbe indurre il medico ad escludere l’allergia. L’analisi di materiale biologico (vomito, sangue, urine) degli intossicati è invece difficilmente ottenibile e di dubbia interpretazione (rapido metabolismo, diverse origini dell’istamina). La terapia della sindrome sgombroidea è basata sull’impiego di antistaminici.L’istamina e le altre ammine biogene sono sostanze azotate che si formano prevalentemente dalla degradazione (decarbossilazione) microbica di aminoacidi. I microrganismi coinvolti sono comunemente presenti nell’ambiente, pertanto le ammine biogene possono essere contenute in alimenti e bevande, ma la loro presenza è maggiore nei cibi a rapida deperibilità. Soprattutto se fermentati e ricchi di particolari amminoacidi, come pesci, carni, salumi, latticini e formaggi, succhi di frutta, vino e cacao. Non tutte le ammine biogene sono tossiche dal momento che alcune di esse svolgono importanti funzioni fisiologiche.

 

fonte: http://www.today.it/cronaca/tonno-allerta-alimentare-02-giugno-2017.html