Fukushima – il disastro dell’11 marzo 2011. In 7 anni lì è cambiato poco e niente. Il resto del mondo, invece, nel frattempo ha capito, sulla propria pelle, la gravità del problema!

 

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Fukushima – il disastro dell’11 marzo 2011. In 7 anni lì è cambiato poco e niente. Il resto del mondo, invece, nel frattempo ha capito, sulla propria pelle, la gravità del problema!

Fukushima oggi. S ono trascorsi sette anni dal terribile tsunami che ha sconvolto la costa orientale del Giappone, l’11 marzo 2011. Una calamità naturale a cui è seguita un’altra tragedia: il disastro nucleare di Fukushima. I suoi effetti sono, ancora oggi, presenti nella mente e, soprattutto, visibili sulla pelle dei giapponesi. 

Sono trascorsi sette anni dal terribile tsunami che ha sconvolto la costa orientale del Giappone, l’11 marzo 2011. Una calamità naturale a cui è seguita un’altra tragedia: il disastro nucleare di Fukushima. I suoi effetti sono, ancora oggi, presenti nella mente e, soprattutto, visibili sulla pelle dei giapponesi. Qui tutti gli aggiornamenti LifeGate sulla situazione di Fukushima oggi.
L’incidente di Fukushima

Un’onda di 14 metri s’è abbattuta sulla centrale nucleare di Fukushima alle 15:35 dell’11 marzo 2011. Dei sei reattori solo i primi tre erano attivi in quel momento. Dei 12 generatori delle pompe di raffreddamento 11 sono andati fuori uso. E la centrale è andata in crisi. Le esplosioni dopo lo tsunami hanno polverizzato le gabbie esterne di contenimento del reattore 4 sono state causate dall’idrogeno: si era accumulato dal vapore caldo entrato in contatto con barre di combustibile nucleare surriscaldate. Queste barre erano ricoperte da un rivestimento in lega di zirconio, il materiale utilizzato in tutti i reattori raffreddati ad acqua, che costituiscono oltre il 90% dei reattori delle centrali nucleari.

4 Sievert di esposizione alle radiazioni per un breve periodo di tempo porta una persona alla morte nell’arco di un mese10 Sievert entro tre settimane.

Un dato freddo per far capire quanto è caldo, incandescente, bruciante quel che sta accadendo a Fukushima, nel maledetto, dannato reattore numero 2. I livelli di radiazione al suo interno sono tuttora su valori preoccupanti. Si parla di 530 Sievert per ora, una quantità che gli esperti hanno definito “inimmaginabile” e sufficiente a uccidere un essere vivente in pochi minuti; ma lì anche i robot “muoiono” in poche ore.

Il disastro di Fukushima Dai-ichi è stato innescato da una serie di incidenti, incluse quattro distinte esplosioni, presso la centrale nucleare omonima situata presso Naraha nella Prefettura di Fukushima, in Giappone, a seguito del terremoto e tsunami dell’11 marzo 2011. I gruppi elettrogeni di sicurezza alimentati da motori diesel vennero allagati perché erano posizionati ad una quota di pochi metri sul livello del mare; questo causò la mancanza di corrente elettrica e il blocco dei principali sistemi di raffreddamento in tre reattori. I reattori erano stati fermati automaticamente al momento della scossa, ma il loro corretto spegnimento avrebbe richiesto la dissipazione del calore residuo di reazione per un periodo di vari giorni, invece non si riuscì a riprenderne il controllo e nel corso dei due giorni successivi, in momenti diversi, i noccioli di tutti e tre i reattori subirono la completa fusione. Inizialmente classificato come grado 5, fu poi innalzato al grado 7 della Scala Ines dall’11 aprile 2011, quindi l’unico incidente nucleare la cui gravità è stata classificata dello stesso grado di Chernobyl.

Cosa sta succedendo ancora dentro i reattori della centrale nucleare di Fukushima

A picchi, durante tutti questi anni, il valore delle radiazioni all’interno dei reattori della centrale di Fukushima – in particolare, allarmante la situazione del n.2 – è arrivato a essere addirittura sette volte superiore rispetto a quelli registrati subito dopo lo tsunami nel 2011. I tecnici al lavoro per capirne il motivo temono che, come del resto a Chernobyl, ci siano tuttora barre di combustibile nucleare che continuano a bruciare. Si è scoperto anche un cratere di due metri di profondità che prima non c’era, forse scavato nel terreno dai materiali che si fondono per il perdurante calore.

Per avere un’idea del valore in atto si pensi che la dose di radiazioni naturale è di circa 2,4 milliSievert all’anno. Vengono inviati dei robot dotati di telecamere per cercare le barre di combustibile nucleare ma i robot stessi vengono fritti in due ore dagli alti livelli di radiazioni.

VIDEO

Tokyo Electric Power Co., Tepco, è riluttante a trarre conclusioni. “Un livello così alto di radiazioni all’interno dell’impianto, se la misurazione è esatta, sta a indicare che il materiale fuso in seguito all’incidente non è lontano e, soprattutto, non è immerso nell’acqua”, spiegava alla tv pubblica Nhk Hiroshi Miyano, docente all’Università Hosei e a capo di una commissione di studio sullo smantellamento della centrale giapponese. La situazione potrebbe complicare il piano per smantellare il reattore nucleare che ipotizza l’inizio dei lavori entro il 2021, con un impegno che avrebbe potuto richiedere anche 50 anni di lavori. Ma la situazione impedisce di avvicinarsi al reattore numero 2. L’Istituto Nazionale Giapponese di Scienze Radiologiche fa sapere che anche una singola dose di appena 1 Sievert in più rispetto a quella di base può causare, in un uomo, a perdita di capelli, sterilità e tumori.

Cosa sta succedendo nel mare davanti a Fukushima oggi
Dal disastro avvenuto in Giappone nel 2011 diminuiti i livelli di radioattività nell’Oceano ma i fondali marini vicino alla centrale nucleare risultano ancora molto contaminati. Secondo il rapporto del comitato che riunisce numerosi esperti internazionali, l’incrocio dei dati di venti studi sulla radioattività generata dalla centrale giapponese ha messo in luce che i livelli di radioattività sono ridiscesi rapidamente dopo essere stati decine di milioni di volte superiori alla normalità subito dopo l’incidente. “Ad esempio, nel 2011, circa la metà dei campioni di pesci nelle acque costiere al largo di Fukushima conteneva tassi pericolosi di sostanze radioattive”, ha spiegato Pere Masque, coautore della ricerca pubblicata dalla rivista annuale di scienze del mare. “Nel 2015 questo numero è crollato a meno dell’uno per cento sopra al limite”.

L’acqua contaminata dalle radiazioni proviene sia da perdite nei serbatoi in acciaio in cui è stata stoccata, che da contaminazione nel terreno. Per anni, dopo l’incidente, sono state versate in mare 300 tonnellate di acqua radioattiva al giorno. Poi la Tepco ha costruito un muro di ghiaccio. Costato 35 miliardi di yen (quasi 290 milioni di euro), questo muro di ghiaccio lungo un chilometro e mezzo ha circondato gli edifici del reattore in quella che può essere considerata come una grande barriera rettangolare di permafrost artificiale, una sorta di bastione ghiacciato.

Il muro di ghiaccio è stato capace di ridurre la quantità di acqua contaminata dalla radioattività a 95 tonnellate al giorno, considerando solo le acque al di sotto della pianta del complesso (il livello di acqua contaminata si alza comunque di molto se si considerano tutte le falde acquifere nei pressi della centrale).

Questo sistema ha mantenuto la situazione abbastanza stabile nonostante il governo sia ben conscio che ulteriori passi dovranno essere fatti per riportare la situazione alla normalità o a un livello perlomeno accettabilmente simile alla normalità.

D’altronde il problema relativo al nucleo radioattivo della centrale è ancora irrisolto, nonostante siano passati sette anni dal giorno dell’incidente.

Cosa sta succedendo nelle città intorno a Fukushima oggi

Se questa è la situazione all’interno dell’impianto nucleare, vediamo qual è quella all’esterno. Complessivamente furono fatte evacuare circa 180mila persone. Secondo il governo giapponese ora il livello delle radiazioni nel territorio evacuato si avvicina a essere sicuro in molte aree, e dal 2016 sta progressivamente rimuovendo il divieto di evacuazione imposto in alcune aeree della prefettura. Per esempio la riapertura della città di Minamisoma, a ridosso dei 20 km dall’impianto di Fukushima Daichi, potrebbe comportare il ritorno di oltre 10.000 residenti; tuttavia le aspettative di un effettivo rientro sono per un numero di gran lunga inferiore.

L’orientamento governativo di revocare a breve gli ordini di evacuazione dal villaggio di Iitate e da altre aree, a un anno dalla fine dell’erogazione dei risarcimenti per le famiglie di quelle zone, ha causato proteste. in quanto si pensa che sia una misura volta a annullare il sostegno per l’alloggio a chi è stato evacuato al di fuori delle zone designate. Una decisione che, per chi dipende economicamente da questo supporto, potrebbe significare il ritorno forzato in aree contaminate.

Nella prefettura sono ancora otto le municipalità che contengono aree in cui non è consentito abitare, e le zone sono divise in 3 categorie in base al livello di radiazioni presenti nell’atmosfera.

La vicina città di Tomioka è tuttora abbandonata. Il livello di radiazioni è al di sopra dei limiti consentiti. Ma c’è un ma. Secondo Green Cross, il governo starebbe spingendo al rientro nelle loro case gli sfollati anche per ridurre i risarcimenti loro dovuti. La ong afferma che bisognerebbe almeno lasciare ai cittadini la possibilità di decidere. Togliere l’indennizzo costringe di fatto molte famiglie indigenti a tornare in un ambiente pericoloso e nocivo, reso tale dalla colpevole leggerezza dei vertici della Tepco, gestore della centrale nucleare di Fukushima. Ad aggravare la situazione concorre anche l’acqua di raffreddamento radioattiva rilasciata a più riprese, volontariamente (inevitabilmente?) nell’ambiente circostante e nei mari. La revoca del provvedimento di sgombero dalle aree contaminate potrebbe insomma frenare i risarcimenti che la compagnia elettrica Tepco è o era obbligata a corrispondere ad almeno 50.000 evacuati.

Fukushima, piantando i semi della rinascita

Nel 2017 abbiamo aggiornato l’amplissima fotogallery del fotografo Massimo Colombo, che ha accompagnato LifeGate nella visita di un anno prima a Fukushima. Lo scenario non è post-apocalittico come ci si potrebbe aspettare. Molte zone della prefettura di Fukushima, ora, sembrano un posto normale – sottopopolato ma normale.

A Fukushima ci sono più di 150 sorgenti termali, dette “onsen” in giapponese. Il turismo non è più una fetta importante dell’economia della prefettura come lo era prima del terremoto, ma comunque in città come Nihonmatsu approdano ricercatori che ispezionano il livello di radioattività. Siamo a 50 chilometri da Fukushima Daiichi, appena fuori dalla zona di evacuazione, dove i venti di nordovest trasportano le radiazioni dalla centrale. Qui si può approfittare dell’ospitalità calda e generosa di contadini del luogo, come Tatsuhiro e Miwako Ono.

 

La catastrofe di Fukushima costerà 170 miliardi di euro ai giapponesi

I costi legati alla catastrofe nucleare di Fukushima erano, si sapeva, incalcolabili. Come riportato dal quotidiano economico Nikkei nel novembre del 2016 infatti, il governo del Giappone ha rivisto per l’ennesima volta al rialzo il dato relativo alle spese che occorrerà sostenere per bonifiche, indennizzi, smaltimento del sito e altre voci. Il conto non sarà inferiore alla cifra mostruosa di 170 miliardi di euro, ovvero quattro volte di più rispetto a quanto annunciato qualche mese dopo l’incidente.

Fukushima oggi, un viaggio di rinascita tra i suoi abitanti

2016, viaggio a Fukushima. La gente che vive nella prefettura di Fukushima è motivata, piena di risorse e pronta a rialzarsi. Non è in preda alla disperazione e all’abbandono. Mentre il resto del mondo non riesce a dimenticare le immagini delle esplosioni della centrale nucleare di Fukushima Daiichi e continua a temere il diffondersi di radiazioni per via aerea o marina, la maggior parte dei residenti è più proiettata al futuro.

LifeGate ha prodotto un docufilm sul viaggio a Fukushima per incontrare i contadini, i produttori di cibo e i ristoratori a distanza di anni dal terremoto, dallo tsunami e dal disastro nucleare che hanno sconvolto il Giappone nel marzo del 2011. La vera preoccupazione degli abitanti di Fukushima oggi è l’appetibilità dei propri prodotti indipendentemente dal fatto che i rischi per la sicurezza siano reali o meno. La presenza nel terreno e nell’acqua di sostanze radioattive come il cesio-137 e -134 e lo iodio-131 comporta gravi problemi alla salute, tra cui un maggiore rischio di contrarre il cancro. Ma la gente del posto lancia un messaggio rassicurante: le ispezioni sono sistematiche e i livelli delle radiazioni non superano i limiti previsti dalla legge giapponese. Un chilo di cibi generici (esclusi prodotti specifici come il latte per neonati) non può contenere più di 100 becquerel (Bq) di cesio-137, mentre nell’Unione europea il limite è di 600 e negli Stati Uniti di 1.200.

 

fonte: https://www.lifegate.it/persone/news/come-buddisti-hanno-salvato-lontra-cina

Fukushima 6 anni dopo: “Non è ancora chiaro cosa stia realmente accadendo all’interno”…!

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Fukushima 6 anni dopo: “Non è ancora chiaro cosa stia realmente accadendo all’interno”…!

 

Le tenebre di Fukushima

di Robert Hunziker

Gli effetti delle radiazioni del triplo crollo della centrale nucleare di Fukushima Daiichi si fanno sentire in tutto il mondo. Sia che intacchino la vita marina che gli esseri umani, si accumulano nel tempo. L’impatto si sta lentamente attenuando solo per mostrare i suoi veri colori in una data futura imprevedibile. È così che funzionano le radiazioni, lente ma sicuramente distruttive; serve tempo per identificarne i rischi, nel senso che una fusione nucleare ha l’impatto, per decenni, di 1.000 incidenti industriali regolari, forse di più.

Sono passati sei anni da quando il triplo crollo totale si verificò a Fukushima Daichii l’11 marzo 2011, al giorno d’oggi soprannominato “311”. Col passare del tempo, è facile per il mondo in generale perdere la cognizione delle gravi implicazioni del più grande disastro industriale del mondo; fuori dal campo visivo funziona così.

Secondo le stime del governo giapponese e della TEPCO (Tokyo Electric Power Company), lo smantellamento andrà effettuato di decennio in decennio – molto probabilmente quattro decenni – con un costo fino a 21 trilioni di ¥ (189 miliardi di dollari). Tuttavia, questa è la parte più semplice da comprendere sulla storia del disastro nucleare di Fukushima. La parte difficile e dolorosa è in gran parte nascosta alla visione pubblica attraverso una severa restrittiva legge nazionale sulla segretezza (Legge sulla protezione dei segreti appositamente designati, legge n. 108/2013), la pressione politica a bizzeffe e la paura di esporre la verità sui pericoli inerenti le fusioni dei reattori nucleari. I potenti interessi impliciti lo vogliono nascondere.

Dopo il passaggio dell’atto di segretezza del governo del 2013 – che afferma che i funzionari o altri che “svelano segreti” dovranno affrontare fino a 10 anni di prigione, e coloro che “istigano fughe”, specialmente i giornalisti, saranno soggetti a una pena detentiva fino a 5 anni – il Giappone è sceso sotto la Serbia e il Botswana nell’indice World Press Freedom di Reporters Without Borders. L’atto di segretezza, fortemente criticato dalla Japanese Federation of Bar Association (Federazione giapponese delle associazioni di avvocati), è un atto spudorato di totalitarismo abbottonato nel momento stesso in cui i cittadini hanno bisogno e infatti richiedono trasparenza.

Lo stato attuale, secondo Mr. Okamura, un manager TEPCO, a novembre 2017 è questo: “Stiamo affrontando quattro problemi: (1) ridurre le radiazioni sul sito (2) arrestare l’afflusso di acque sotterranee (3) recuperare il fuel rod e (4) recuperare il combustibile nucleare fuso. “(Fonte: Martin Fritz, L’illusione della normalità a Fukushima, Deutsche Welle-Asia, 3 novembre 2017)

In breve, non sono cambiate molte cose in quasi sette anni negli stabilimenti, anche se decine di migliaia di lavoratori hanno ripulito la campagna di Fukushima, lavato le strutture, rimosso il terriccio e conservatolo in grandi sacchi di plastica nera, che si estendono da un capo all’altro di Tokyo e Denver, e ritorno.

Accade che, tristemente, la completa fusione nucleare sia quasi impossibile da sistemare perché, in parte, nessuno sa come reagire. Ecco perché Chernobyl ha sigillato l’area che circonda il suo tracollo nel 1986. Seguendo la stessa linea, secondo il direttore di Fukushima Daiichi Shunji Uchida: “I robot e le macchine fotografiche ci hanno già fornito preziose immagini. Ma non è ancora chiaro cosa stia realmente accadendo all’interno.”(Fonte: Martin Fritz, L’illusione della normalità a Fukushima, Deutsche Welle-Asia, 3 novembre 2017)

Sette anni e loro non sanno ancora cosa sta succedendo lì dentro. È il dilemma della Sindrome della Cina del bollente corion radioattivo fuso che scava l’interno della Terra? Sta contaminando le falde acquifere? Nessuno sa, nessuno può sapere, che è uno dei maggiori rischi della fusione nucleare, nessuno sa cosa fare. Non esiste una playbook per il 100% di disastri. Fukushima Daiichi lo dimostra.

“Quando si verifica un grave disastro radiologico e colpisce vaste aree di terreno, non può semplicemente essere ripulito riparato.” (Fonte: Hanis Maketab, Environmental Impacts of Fukushima Nuclear Disaster Will Last ‘decades to centuries’ – Greenpeace, Asia Correspondent, 4 marzo 2016).

Nel frattempo, l’industria nucleare mondiale ha piani di crescita ambiziosi, circa 50-60 reattori attualmente in costruzione, per lo più in Asia, e 400 o più piante planimetrate. I sostenitori di Nuke affermano che Fukushima è in fase di pulizia, quindi di non preoccuparsi perché le Olimpiadi arriveranno tra un paio d’anni, inclusi gli eventi che si terranno nel cuore di Fukushima, e l’economia agricola locale fornirà cibo fresco.

Le Olimpiadi sono la punta di diamante di Abe per dimostrare al mondo che tutto va bene nel più pericoloso, e fuori controllo, sito di incidenti industriali. E sì, è ancora fuori controllo. Tuttavia, il governo Abe non ne è interessato. Comunque sia, i rischi sono molteplici e probabilmente non ben compresi. Per esempio, cosa succederebbe se un altro terremoto causasse ulteriori danni a strutture nucleari già danneggiate che sono tenute precariamente insieme a speranze e preghiere, soggette a massicce esplosioni di radiazioni? Cosa succederebbe? Dopo tutto, il Giappone è un territorio sismico, che ne definisce anche i confini geografici. Il Giappone ha normalmente 400-500 terremoti in 365 giorni, o circa 1,5 terremoti al giorno.

Secondo il Dr. Shuzo Takemoto, professore del Dipartimento di Geofisica della Scuola di specializzazione in Scienze dell’Università di Kyoto: “Il problema dell’Unità 2 … Se dovesse accadere un grande terremoto, verrebbe distrutta e disperderebbe il combustibile nucleare rimanente e i suoi detriti , rendendo l’area metropolitana di Tokyo inabitabile. Le Olimpiadi di Tokyo nel 2020 saranno quindi completamente fuori questione.” (Shuzo Takemoto, Potential Global Catastrophe of the Reactor No. 2 at Fukushima Daiichi, 11 febbraio 2017).

Dato che le Olimpiadi si terranno non lontano dal luogo dell’incidente nucleare di Fukushima Daiichi, vale la pena sapere cosa aspettarsi, ovvero le ripercussioni nascoste alla vista pubblica. Dopo tutto, è altamente improbabile che il Comitato Olimpico Giapponese affronterà i fattori di rischio di radiazioni per gli atleti e per gli imminenti spettatori. Il che fa sorgere una domanda: quali criteri ha seguito l’International Olympic Committee (IOC) nel selezionare il Giappone per le Olimpiadi estive del 2020 a fronte di tre tracolli nucleari al 100% totalmente fuori controllo? Come minimo, sembra una decisione spericolata.

Questo articolo, in parte, si basa su uno studio accademico che mette in luce gravi preoccupazioni sulla trasparenza in generale, sulle condizioni di salute della forza lavoro TEPCO e sulle morti improvvise, così come sui prossimi giochi olimpici, richiamando alla mente la domanda: la decisione di organizzare le Olimpiadi in Giappone nel 2020 è un atto di follia e un rozzo tentativo di coprire le devastazioni delle radiazioni?

Quindi, un’anteprima di ciò che sta accadendo dietro le quinte, così come all’interno, è offerta dal ricercatore Adam Broinowski, PhD (autore di 25 importanti pubblicazioni accademiche e Post Doctoral Research Fellow presso l’ Australian National University): “Informal Labour, Local Citizens and the Tokyo Electric Fukushima Daiichi Nuclear Crisis: Responses to Neoliberal Disaster Management ” (Lavoro informale, cittadini locali e la crisi nucleare di Tokyo Electric Fukushima Daiichi: risposte alla gestione dei disastri neoliberali), Australian National University, 2017.

Il titolo dello studio del dott. Broinowski fornisce un indizio intrinseco nel conflitto, nonché dell’opportunismo, che pone il capitalismo neoliberale applicato ai principi della “gestione delle calamità”. (Naomi Klein ha esplorato un concetto simile in The Shock Doctrine: The Rise of Disaster Capitalism, Knopf Canada, 2007).

La ricerca del Dr. Broinowski è dettagliata, completa e complessa. Il suo studio inizia scavando nell’impatto del capitalismo neoliberale, portando alla ribalta un’equivalenza del lavoro schiavistico con l’economia giapponese, specialmente in riferimento a ciò che egli chiama “lavoro informale”. Descrive in modo preminente l’assalto del lato dell’offerta sulle tendenze neoliberali in tutta l’economia del Giappone. Le esplosioni nucleari di Fukushima portano semplicemente a galla tutte le verruche e le imperfezioni endemiche del marchio neoliberale del capitalismo.

Secondo il professor Broinowski: “Il disastro in corso alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi (FDNPS), gestita dalla Tokyo Electric Power Company (TEPCO), dall’11 marzo 2011 può essere riconosciuto come parte di un fenomeno globale che è stato in fase di sviluppo per qualche tempo. Questo disastro si è verificato all’interno di un cambiamento sociale e politico iniziato a metà degli anni ’70 (economia dal lato dell’offerta, che si riflette fortemente sull’attuale quadro fiscale americano in esame) e che è diventato più acuto nella recessione del Giappone dei primi anni ’90 con la diminuzione della crescita economica e con una maggiore deregolamentazione e finanziarizzazione dell’economia globale. Dopo 40 anni di fedeltà aziendale in cambio di contratti a vita garantiti dai sindacati aziendali, mentre le protezioni tariffarie venivano ulteriormente innalzate e la forza lavoro era sempre più casualizzata, quelli maggiormente colpiti da un regime di benessere indebolito erano lavoratori irregolari, o quello che potremmo chiamare “lavoratori informali.”

In breve, i 45.000-60.000 lavoratori reclutati per decostruire e decontaminare Fukushima Daiichi e il luogo circostante per lo più venivano dalla strada, castoff dell’impatto del neoliberismo su “… sindacati indipendenti, resi impotenti, un numero crescente di disoccupati, giovani non qualificati e precari (liberi) insieme a lavoratori occasionali più anziani, vulnerabili e senzatetto (questi gruppi costituivano insieme circa il 38% della forza lavoro nel 2015) si sono trovati non solo (a) privi di assicurazione o (b) privi di protezione ma anche in molti casi (c) privati di bisogni primari. Con l’aumento della deindustrializzazione e della fuga di capitale, le dimostrazioni pubbliche di frustrazione e rabbia di questi gruppi si sono manifestate nei disordini di Osaka del 1992.”(Broinowski)

Le rivolte di Osaka di 25 anni fa descrivono il crollo della classe operaia nella società moderna, un problema che si è riversato nelle elezioni politiche nazionali in tutto il mondo, in quanto populismo / nazionalismo dettarono vincitori / vinti. A Osaka 1.500 lavoratori impetuosi assediarono una stazione di polizia (in qualche modo simile al film iconico di John Carpenter del 1976 Assault on Precinct 13) per l’oltraggio dei legami tra la polizia e i potenti “yakuza” giapponesi o gangster che corrompono la polizia per chiudere un occhio davanti ai sindacati, o ancora gangster che vengono pagati per reclutare, spesso con la forza, lavoratori per lavori manuali poco remunerativi per l’industria.

È così che TEPCO porta i lavoratori a lavorare in posti ad alto rischio e sensibili di radiazioni. Lungo la strada, i subappaltatori rastrellano la maggior parte del denaro stanziato per i lavoratori, determinando uno stile di vita subumano per i lavori più rischiosi e più pericolosi per la vita dei giapponesi, forse il lavoro più rischioso per la vita umana al mondo.

Il Giappone ha una lunga storia di assemblaggio e reclutamento di manodopera non qualificata a prezzi economici, il che è tipico di quasi tutti i grandi progetti industriali moderni. Il lavoro è semplicemente un’altra merce da utilizzare e poi buttare via. La Tokyo Electric Power Company (“TEPCO”) di Fukushima Daiichi aderisce a quelle pratiche di impiego feudale vecchie come il mondo. Assumono lavoratori tramite strati di subappaltatori al fine di eludere le responsabilità su incidenti, assicurazione sanitaria e standard di sicurezza, penetrando negli strati sociali inferiori che non hanno voce nella società.

In quanto tale, la TEPCO non è legalmente obbligata a segnalare incidenti industriali quando i lavoratori sono assunti tramite reti complesse o reti di subappaltatori; ci sono circa 733 subappaltatori per TEPCO. Ecco il processo: TEPCO impiega un subappaltatore “shita-uke”, che a sua volta impiega un altro subappaltatore “mago-uke” che si affida ai mediatori del lavoro “tehaishilninpu-dashi.” Alla fine della giornata, chi è responsabile per la salute e la sicurezza dei lavoratori? Chi è responsabile della segnalazione di casi di malattia da radiazioni e / o morte causati dall’esposizione alle radiazioni?

Basandosi su prove aneddotiche provenienti da fonti attendibili in Giappone, ci sono buone ragioni per ritenere che la TEPCO, così come il Governo giapponese, sopprima la conoscenza pubblica delle malattie dei lavoratori legate alle radiazioni e del loro decessso, così come la nasconde alla popolazione civile di Fukushima. In tal modo, essenzialmente, all’opinione pubblica mondiale – grazie, per esempio, anche agli entusiasti / sostenitori del pro-nuke – si sottolinea la sicurezza della produzione di energia nucleare a causa di così pochi morti segnalati in Giappone. Ma, ancora una volta, chi è responsabile della segnalazione delle morti dei lavoratori? Risposta: A parte un caso occasionale di morte da parte di fonti ufficiali, nessuno!

Inoltre, TEPCO non segnala i decessi dei lavoratori che si verificano al di fuori del luogo di lavoro, anche se la morte è un risultato diretto di eccessiva esposizione alle radiazioni sul posto di lavoro stesso. Ad esempio, se un lavoratore con malattia da radiazioni diventa troppo malato per andare a lavorare, morirà ovviamente a casa e quindi non sarà riportata come una morte correlata al lavoro. Di conseguenza, i sostenitori del pro-nucleare sostengono che Fukushima dimostra quanto sia sicura l’energia nucleare, anche quando va in tilt, perché ci sono così pochi morti – se non nessuno – da essere irrilevanti. Questa è una bugia in grassetto che viene discussa nel seguito: Fukushima Darkness – Parte 2.

“Come un lavoratore ha dichiarato a Fukushima Daiichi: ‘TEPCO è Dio. I principali appaltatori sono i re e noi siamo gli schiavi. In breve, Fukushima Daiichi illustra chiaramente la riproduzione sociale, lo sfruttamento e la disponibilità del lavoro informale nella protezione statale del capitale, delle società e dei loro beni. “(Broinowski)

In effetti, il Giappone è uno stato corporativo totalitario in cui gli interessi aziendali sono protetti dalla responsabilità di strati di subappaltatori e da interessi acquisiti di potenti organismi politici e leggi sul segreto di stato estremamente severe. Pertanto, si ritiene che le questioni di sicurezza e salute che riguardano il nucleare, inclusi i decessi, siano sottostimate e probabilmente non riportate affatto nella maggior parte dei casi. Pertanto, la visione del mondo dell’energia nucleare, rappresentata in Giappone a Fukushima Daiichi, è orribilmente distorta a favore della difesa nucleare.

Fonte: counterpunch
Tratto da: ComeDonChisciotte

via Informare per Resistere

Greenpeace: dicono che il disastro di Fukushima sia finito. Ma non è così.

 

 

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Greenpeace: dicono che il disastro di Fukushima sia finito. Ma non è così.

 

Nucleare, dicono che il disastro di Fukushima sia finito. Ma non è così

L’11 marzo di sei anni fa più di 15mila persone morirono e la vita di altre decine di migliaia di persone cambiò per sempre. Il Giappone nord-orientale fu colpito da un violento terremoto, seguito da un enorme tsunami che spazzò via una dopo l’altra le città costiere. Poi, nei giorni successivi, arrivò la notizia sconvolgente dell’incidente ai reattori nucleari della centrale di Fukushima Daiichi.

Un disastro nucleare che continua ancora oggi. I sopravvissuti all’incidente continuano a vivere con il timore per la salute delle loro famiglie e con l’incertezza sul futuro. E sono le donne ad affrontare le conseguenze più pesanti. Donne che continuano a farsi domande senza avere risposte che siano in grado di alleviare il profondo senso di rabbia e di ingiustizia.

A partire dalle due settimane successive al disastro nucleare, e per tutti questi sei anni, Greenpeace ha condotto campagne di misura della radioattività nella regione contaminata. L’ultima indagine ha raccolto dati sia all’interno che all’esterno di alcune case selezionate nel villaggio di Iitate, situato a circa 30-50 km dalla centrale nucleare di Fukushima. In alcune di queste abitazioni, chi dovesse eventualmente tornarvi potrebbe ricevere una dose di radiazioni equivalente a una radiografia del torace a settimana. E questo assumendo che la popolazione rimanga nella parte di territorio decontaminata, visto che il 76 per cento della superficie totale di Iitate non è stato bonificato e rimane altamente contaminato.

Nonostante questo, il governo guidato da Shinzo Abe intende revocare a breve – a cavallo tra fine marzo e inizio aprile – gli ordini di evacuazione dal villaggio di Iitate e da altre aree, a un anno dalla fine dell’erogazione dei risarcimenti per le famiglie di quelle zone. Verrà inoltre annullato il sostegno per l’alloggio a chi è stato evacuato al di fuori delle zone designate. Una decisione che, per chi dipende economicamente da questo supporto, potrebbe significare il ritorno forzato in aree contaminate.

Le donne e i bambini sono i più colpiti da quanto accaduto sei anni fa. Sono infatti fisicamente più vulnerabili agli impatti del disastro e all’esposizione alle radiazioni. L’evacuazione ha inoltre smembrato comunità e famiglie, privando donne e bambini di reti sociali e fonti di sostegno e protezione. Insieme a un forte divario salariale – il Giappone è terzo nella disparità di reddito di genere, secondo le più recenti classifiche dell’Ocse – per le donne sfollate, soprattutto per le madri sole con figli a carico, il rischio povertà è molto più alto rispetto agli uomini.

Nonostante le avversità, o forse proprio per queste, le donne rappresentano la più grande speranza di cambiamento. Nonostante siano politicamente ed economicamente ai margini, le donne si sono poste in prima fila per chiedere cambiamenti al governo e all’industria nucleare.

Per proteggere i propri figli e per garantire un futuro libero dal nucleare per le future generazioni, le madri di Fukushimae dintorni sono mobilitate contro le politiche e le decisioni paternalistiche del governo. Sono alla testa dei movimenti antinucleari, organizzano manifestazioni e sit-in davanti agli uffici del governo, guidano le battaglie legali, testimoniano in tribunale, si sono unite per difendere i loro diritti.

Noi lottiamo assieme alle donne che sono in prima fila nella lotta antinucleare, per i loro diritti e per il loro futuro.

 di Yuko Yoneda – direttrice di Greenpeace Giappone
fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/11/nucleare-dicono-che-il-disastro-di-fukushima-sia-finito-ma-non-e-cosi/3443253/

Fukushima: la catastrofe ambientale – tutt’ora in atto e che coinvolge l’intero pianeta – di cui di cui i media hanno deciso che non dovete sapere niente!

 

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Fukushima: la catastrofe ambientale – tutt’ora in atto e che coinvolge l’intero pianeta – di cui di cui i media hanno deciso che non dovete sapere niente!

 

Nucleare, dicono che il disastro di Fukushima sia finito. Ma non è così

di Yuko Yoneda – direttrice di Greenpeace Giappone

L’11 marzo di sei anni fa più di 15mila persone morirono e la vita di altre decine di migliaia di persone cambiò per sempre. Il Giappone nord-orientale fu colpito da un violento terremoto, seguito da un enorme tsunami che spazzò via una dopo l’altra le città costiere. Poi, nei giorni successivi, arrivò la notizia sconvolgente dell’incidente ai reattori nucleari della centrale di Fukushima Daiichi.

Un disastro nucleare che continua ancora oggi. I sopravvissuti all’incidente continuano a vivere con il timore per la salute delle loro famiglie e con l’incertezza sul futuro. E sono le donne ad affrontare le conseguenze più pesanti. Donne che continuano a farsi domande senza avere risposte che siano in grado di alleviare il profondo senso di rabbia e di ingiustizia.

A partire dalle due settimane successive al disastro nucleare, e per tutti questi sei anni, Greenpeace ha condotto campagne di misura della radioattività nella regione contaminata. L’ultima indagine ha raccolto dati sia all’interno che all’esterno di alcune case selezionate nel villaggio di Iitate, situato a circa 30-50 km dalla centrale nucleare di Fukushima. In alcune di queste abitazioni, chi dovesse eventualmente tornarvi potrebbe ricevere una dose di radiazioni equivalente a una radiografia del torace a settimana. E questo assumendo che la popolazione rimanga nella parte di territorio decontaminata, visto che il 76 per cento della superficie totale di Iitate non è stato bonificato e rimane altamente contaminato.

Nonostante questo, il governo guidato da Shinzo Abe intende revocare a breve – a cavallo tra fine marzo e inizio aprile – gli ordini di evacuazione dal villaggio di Iitate e da altre aree, a un anno dalla fine dell’erogazione dei risarcimenti per le famiglie di quelle zone. Verrà inoltre annullato il sostegno per l’alloggio a chi è stato evacuato al di fuori delle zone designate. Una decisione che, per chi dipende economicamente da questo supporto, potrebbe significare il ritorno forzato in aree contaminate.

Le donne e i bambini sono i più colpiti da quanto accaduto sei anni fa. Sono infatti fisicamente più vulnerabili agli impatti del disastro e all’esposizione alle radiazioni. L’evacuazione ha inoltre smembrato comunità e famiglie, privando donne e bambini di reti sociali e fonti di sostegno e protezione. Insieme a un forte divario salariale – il Giappone è terzo nella disparità di reddito di genere, secondo le più recenti classifiche dell’Ocse – per le donne sfollate, soprattutto per le madri sole con figli a carico, il rischio povertà è molto più alto rispetto agli uomini.

Nonostante le avversità, o forse proprio per queste, le donne rappresentano la più grande speranza di cambiamento. Nonostante siano politicamente ed economicamente ai margini, le donne si sono poste in prima fila per chiedere cambiamenti al governo e all’industria nucleare.

Per proteggere i propri figli e per garantire un futuro libero dal nucleare per le future generazioni, le madri di Fukushima e dintorni sono mobilitate contro le politiche e le decisioni paternalistiche del governo. Sono alla testa dei movimenti antinucleari, organizzano manifestazioni e sit-in davanti agli uffici del governo, guidano le battaglie legali, testimoniano in tribunale, si sono unite per difendere i loro diritti.

Noi lottiamo assieme alle donne che sono in prima fila nella lotta antinucleare, per i loro diritti e per il loro futuro.

tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/11/nucleare-dicono-che-il-disastro-di-fukushima-sia-finito-ma-non-e-cosi/3443253/