Siamo ridotti a questo – La Svezia abolisce i rapporti sessuali: “Senza consenso esplicito è stupro”

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Siamo ridotti a questo – La Svezia abolisce i rapporti sessuali: “Senza consenso esplicito è stupro”

La Svezia abolisce i rapporti sessuali: “Senza consenso esplicito è stupro”

Il sesso ridotto ad una questione quasi di carte bollate, con la morale imposta dal governo e pronta ad insinuarsi perfino nei rapporti di coppia. Succede in Svezia, dove mercoledì il parlamento ha approvato una nuova legge che, con l’obiettivo di combattere la piaga delle violenze sessuali (e per apagare la brama di sangue del movimento #MeToo), dà vita ad un mostro giuridico.

Una piaga, si è detto. Sì, perché nei “civili” ed “evoluti” paesi nordici la violenza sulle donne fa regitrare da anni cifre record che distanziano di misura la Scandinavia da tutto il resto del continente europeo. Un problema “di cultura e di mentalità”, spiega Katarina Bergehed di Amensty International, fra i principali sponsor della nuova legge.

E come fare per cambiare questa mentalità? Facile: equiparando i maschi agli stupratori. In Svezia, da oggi, tutti gli uomini saranno considerati come dei potenziali violentatori seriali. E se per farlo c’è bisogno di ribaltare secoli di diritto, allora che si faccia. La nuova legge cambia infatti alla radice il reato di stupro, per definire il quale non saranno più dirimenti né la violenza né la coercizione, ma sarà sufficiente il mancato consenso da parte della donna. Questo mancato consenso sarà da presumersi anche senza un “No” esplicito, basterà che la vittima rimanga semplicemente passiva: “Se una persona vuole fare sesso con qualcuno che rimane con un atteggiamento passivo o dà segnali ambigui dovrà scoprire se l’altra persona è disponibile”, ha spiegato il governo nel presentare la legge, che norma anche il reato di “stupro colposo” per il quale potrà essere condannato un uomo sulla base dell’incertezza che la donna avesse accettato o meno il rapporto. “Se non sei sicuro, lascia perdere””, ha chiosato il premier Stefan Lovfen.

Come si farà dunque a definire la fattispecie della violenza sessuale? L’oggettività cede totalmente il passo, offrendo il fianco anche ad eventuali cambi di idea della “vittima” – le virgolette diventano a questo punto d’obbligo. Il forte rischio è che basterà una generica accusa, corredata magari da “sensazioni” – per loro natura del tutto soggettive – per arrivare ad una condanna. Non ci credete? L’accademia di Svezia è già stata capofila in tal senso: il premio Nobel per la letteratura quest’anno non sarà assegnato perché il marito di una giurata avrebbe – ma nulla è stato ancora provato – perpetrato molestie nei confronti di alcune donne.

Nicola Mattei

 

 

fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/svezia-abolisce-rapporti-sessuali-senza-consenso-stupro-86143/

Gli incentivi per le biciclette elettriche. Nati in Svezia, sono arrivati anche nelle città italiane. Ma si fa ancora troppo poco.

 

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Gli incentivi per le biciclette elettriche. Nati in Svezia, sono arrivati anche nelle città italiane. Ma si fa ancora troppo poco.

GLI INCENTIVI PER LE BICICLETTE ELETTRICHE, DALLA SVEZIA ALLE CITTÀ ITALIANE

LA PROVINCIA DI TRENTO E TANTE ALTRE CITTÀ ITALIANE, COME VICENZA E BOLOGNA, PREVEDONO DEI SUSSIDI PER LE E-BIKE

La prossima settimana Uber darà il via ad un nuovo progetto che, pur rispondendo in tutto e per tutto allo spirito tipico dell’impresa, avrà a che fare con qualcosa di totalmente nuovo: non più, dunque, solo automobili, ma anche biciclette, con il progetto Uber Bike by Jump. Il colosso del car sharing, dunque, si apre anche al bike sharing, mettendo a disposizione dei propri utenti di San Francisco una flotta di biciclette elettriche marchiate Jump e – ovviamente – prenotabili attraverso lo smartphone. Questo per sottolineare, dunque, che le due ruote a batteriainiziano ad andare davvero forte, e ad attrarre gli interessi di una sempre più vasta fetta della popolazione. Guardando poi alle problematiche legate al traffico, all’inquinamento e alla salute, è da sottolineare che le e-bike sono anche un vero toccasana per la nostra società. L’unico intoppo è il loro costo, in quanto, pur trattandosi in linea di massima di un velocipede, costano molto più di una normale bici. Per questo motivo stanno spuntando qui e lì degli incoraggianti incentivi per le biciclette elettriche, con alcune amministrazioni più attive di altre nel promuovere questo comodo e sostenibile mezzo di trasporto.

Gli incentivi per le biciclette elettriche della Svezia

Il più attivo, in questo senso, è senz’altro il governo svedese, che ha spiazzato tutti – e ha accolto il favore dei cittadini – proponendo degli incentivi per le biciclette elettriche corposi e pure a lungo raggio. Insomma, sembra davvero che in Svezia, nei prossimi anni, tutti quanti debbano munirsi di una e-bike: si parla infatti di ben 350 milioni di corone svedesi – ovvero circa 35 milioni di euro – in incentivi per le biciclette elettriche, da spalmare su tre anni. Ed è così che, tra il 2018 e il 2020, gli svedesi che compreranno una bicicletta a batteria potranno godere di uno sconto del 25%.

Fino a 1.000 per ogni bicicletta

Insomma, se si parla di incentivi per le biciclette elettriche, da qualche settimana a questa parte, non si può che guardare – con invidia – alla Svezia. Artefice di questi sussidi – che possono arrivare fino al massimo di 1.000 euro per ogni singola bici acquistata – non è però solo il governo svedese, anzi, il vero architetto è l’associazione svedese per la promozione della bicicletta, ovvero il Cykelfrämjandet, membro della Federazione europea dei ciclisti che già da alcuni anni stava facendo pressione sui ministri affinché dessero il via ad un simile sistema di incentivi per le biciclette elettriche. A rendere possibile questa mossa, nel concreto, è stata la partecipazione di Cykelfrämjandet all’Ecf Leadership Programme e il supporto del Cycling industry club.

I sussidi per le e-bike della Provincia di Trento

L’iniziativa svedese la dice lunga sull’impegno di questo Paese per garantire una mobilità sostenibile e un’aria il più possibile pulita, nonché per mantenere vivace l’industria interna del settore ciclistico. Va però sottolineato che anche in Italia tante singole amministrazioni locali si sono mosse in questo senso. La Provincia Autonoma di Trento, per esempio, nel suo Piano Provinciale per la mobilità elettrica – dopo aver presentato dei sussidi per l’acquisto di automobili elettriche e per l’installazione di colonnine di ricarica – ha dato il via anche agli incentivi per le biciclette elettriche per il percorso casa-lavoro: in questo caso si parla di una percentuale doppia rispetto a quella svedese (il 50% anziché il 25%), ma l’incentivo è rivolto alle sole aziende, fino ad un massimo di 1.000 euro per ogni bicicletta e di 50.000 euro per ogni impresa. Le biciclette così acquistate vengono assegnate ai dipendenti, i quali saranno poi portati ad utilizzare tale mezzo per gli spostamenti tra casa e lavoro, a fronte di una compartecipazione alla spesa (in misura variabile tra il 10% o il 30% del costo totale della e-bike).

Gli incentivi nelle altre città italiane

Di recente – proprio in questi giorni – gli incentivi per le biciclette elettriche sono stati adottati anche a Vicenza: qui il Comune ha deciso di mettere a disposizione dei propri cittadini che vorranno acquistare una bicicletta ecologica un contributo pari a 250 euro. A Genova, invece, la finestra aperta nel dicembre del 2017 dall’amministrazione comunale per ricevere i sussidi per l’acquisto di una bicicletta elettrica si chiuderà presto, il 31 maggio 2018: in questo caso si ha a che fare con un corposo contributo di 400 euro. In altri centri italiani, invece, questa pratica è già rodata nel tempo: a Bologna già a partire dal 2013 si possono ricevere 300 euro per l’acquisto di una e-bike o di un ciclomotore elettrico, che si possono alzare fino a 600 euro nel caso della rottamazione congiunta di un ciclomotore Euro 0 oppure Euro 1. A Firenze si parla invece di un contributo di 200 euro per ogni e-bike, mentre nella Regione Friuli Venezia Giulia è in vigore un contributo del 30% (fino ad un massimo 200 euro). Iniziative simili sono attive anche a Venezia, a Modena, a Napoli e a L’Aquila.

 

 

 

fonte: http://www.green.it/gli-incentivi-le-biciclette-elettriche-dalla-svezia-alle-citta-italiane/

Dalla Svezia l’auto elettrica con 5 anni di ricariche gratis. Insomma tra i fessi che vogliono rimanere schiavi delle lobby restiamo solo noi…!

 

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Dalla Svezia l’auto elettrica con 5 anni di ricariche gratis. Insomma tra i fessi che vogliono rimanere schiavi delle lobby restiamo solo noi…!

 

Dalla Svezia l’auto elettrica con 5 anni di ricariche gratis

La startup svedese Uniti lancia un’auto elettrica che, grazie a un accordo con E.ON, sarà venduta con 5 anni di elettricità gratis ricavata da fotovoltaico

Cinque anni di elettricità gratis se acquisti un’auto elettrica. È la proposta aggressiva di Uniti, startup svedese che domani lancerà la city car appena sviluppata con un evento pubblico. Grazie ad una partnership con la E.ON, la piccola auto a zero emissioni sarà anche a zero spese di ricarica per i clienti del gestore che decideranno di acquistarla non appena arriverà sul mercato. Non solo: l’energia elettrica con cui il mezzo verrà rifornito, in caso di ricarica domestica, sarà garantita da fonti rinnovabili, in particolare dal fotovoltaico.

Il responsabile innovazione di Uniti, Tobias Ekman, ha affermato che «si tratta di un nuovo approccio. Sappiamo che la maggior parte delle ricariche, in particolare per questi tipi di veicoli, avverrà a casa. Queste soluzioni sono quindi particolarmente sostenibili».

L’auto elettrica realizzata dalla startup svedese è composta da una scocca in fibra di carbonio riciclabile, con un interno in materiali compositi organici. L’azienda ha lavorato per digitalizzare l’esperienza di guida, e descrive il mezzo come “l’automobile per smartphone”. All’interno è equipaggiata con uno schermo che mostra le funzioni di navigazione e sicurezza, e il conducente può interagire con l’auto in maniera molto simile al telefono cellulare, grazie a punti di interazione digitalizzati.

Anche la commercializzazione del veicolo è tutta particolare. Uniti prevede di venderlo in modo simile all’e-commerce: sarà acquistabile direttamente online programmando la consegna a casa o in punti vendita di dispositivi elettronici.

Il debutto mondiale è in agenda per domani, 7 dicembre, a Landskrona, in Svezia. È prevista una diretta che si può seguire a questo link. La startup ha già ricevuto quasi 1.000 pre-ordini sul suo sito web, anche se il prezzo non è avvicinabile per tutte le tasche. La city car con tutti gli optional costa 19.900 euro, ma esistono anche modelli più abbordabili. Le prime consegne avverranno nel 2019.

 

fonte:

-http://www.rinnovabili.it/mobilita/svezia-auto-elettrica-ricariche-gratis-333/

Svezia, primo paese libero dal petrolio

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Svezia, primo paese libero dal petrolio

 

“Children should grow up in a toxin-free environment – 
the precautionary principle, 
the removal of dangerous substances 
and the idea that the polluter should 
pay are the basis of our politics”

Stefan Lovfen, primo ministro di Svezia

La Svezia vuole diventare la prima nazione del mondo totalmente fossil-free. L’ha annunciato il primo ministro Stefan Löfven alle Nazioni Unite.

Sono ambiziosi e ammirevoli: in concomitanza con gli imminenti incontri sul clima di Parigi (), la Svezia ha annunciato di voler accelerare il suo cammino verso le rinnovabili e contro i cambiamenti climatici. E così per il 2016 hanno stanziato ben 546 miloni di dollari solo per incentivare fonti non fossili nel paese.

In questo momento le fonti fossili generano il 20 per cento dell’elettricità del paese, il resto viene da un mix di fonti rinnovabili, in particolare dall’idroelettrico, e dal nucleare. Ma le centrali nucleari chiudono perché ormai obsolete e datate, e gli svedesi hanno deciso di non costruirne più di nuove. Sono le tre centrali di Ringhals 1 e 2 e Oskarshamn 2, la cui chiusura viene anzi anticipata. Ci si aspetta che le rinnovabili rimpiazzeranno il contributo energetico delle centrali chuise. E non solo: in Svezia hanno già chiuso centrali a carbone e addirittura uno degli aereoporti secondari di Stoccolma, il cui sito sarà trasformato in sito residenziate per persone a basso reddito. La Chalmers University of Technology ha già annunciato mesi fa il suo divestimento da fonti fossili.

Ma come funzionerà la transizione al fossil-free in questo paese di dieci milioni di persone, guidato da una coalizione fra verdi e social-democratici, con fabbriche e produttività da mantere? Si investirà di più in solare ed eolico, ricerca di base e infrastutture, in aumento dei servizi di trasporto pubblico, miglioramento dello stoccaggio di energia, di sistemi di isolamento terminco nelle costruzioni e una rete elettrica più efficente. A partire da adesso. Ad esempio già nel 2016 gli stanziamenti per il solare aumentano del 800 per cento. E gli investimenti non saranno solo in Svezia, ma anche con circa 40 milioni di dollari di investimenti in paesi in via di sviluppo per progetti “green“.

Lofven ricorda che alla base della sua politica c’é il principio di precauzione, l’idea che chi inquina paga e che nessun bambino merita di crescere in un ambiente tossico.

In realtà è da tanto che la Svezia segue la politica dell’energia green. Già dieci anni fa, nel 2005, il governo pubblicò “Making Sweden an Oil-Free Society” in cui si iniziava già a programmare verso una società green. Allora come oggi, gli svedesi non si sono dati una data, ma un obiettivo da perseguire, e sperano di essere leader ed esempio nelle rinnovabili nel mondo.

Sembra quasi una gara a chi nel mondo vuole liberarsi per prima dal petrolio – i vicini danesi per esempio hanno investito a lungo nell’eolico, generando quest’estate addirittura il 140 per cento della loro energia dall’eolico. La parte in eccesso è stata poi venduta a Svezia e Norvegia. L’Islanda già genera quasi il 100 per cento della sua energia dalle rinnovabili, in particolare il geotermico.

E in Italia? Matteo Renzi cosa annuncerà alle Nazioni Unite o agli incontri sul clima? Che vogliamo riempire l’Adriatico di trivelle? Che vogliamo fare buchi un po’ dappertutto, dal Veneto alla Sicilia? O che vogliamo fare tutto questo in barba alla volontà popolare?

di Maria Rita D’Orsogna*

* FISICA E DOCENTE ALL’UNIVERSITÀ STATALE DELLA CALIFORNIA, CURA DIVERSI BLOG. QUESTO ARTICOLO È STATO PUBBLICATO ANCHE SU DORSOGNA.BLOGSPOT.IT. MARIA RITA HA AUTORIZZATO CON PIACERE COMUNE A PUBBLICARE I SUOI ARTICOLI.

fonte: http://comune-info.net/2015/10/svezia-primo-paese-libero-dal-petrolio/