Dopo il Fipronil, dall’Olanda arriva anche l’Ogm libero!

 

 

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Dopo il Fipronil, dall’Olanda arriva anche l’Ogm libero!

A poche settimane dallo scandalo del Fipronil, l’insetticida tossico ritrovato nelle uova provenienti da Belgio e Olanda, dai Paesi Bassi arriva un altro rischio per la sicurezza alimentare europea. Questa volta si tratta però di una proposta: un documento riservato che l’Olanda ha inviato agli altri stati membri dell’Ue con la richiesta di deregolamentare l’immissione in commercio e nei campi dei nuovi Ogm. A diffondere il documento è stato il gruppo dei verdi europei. L’eurodeputato del Movimento 5 Stelle, Marco Affronte, ha rilanciato la notizia su Facebook scrivendo: “Allucinante!!! Abbiamo intercettato la proposta olandese ai rappresentanti degli altri stati membri: deregolamentazione totale per gli Ogm”.

Al centro della proposta i “nuovi Ogm”

Il documento, dal titolo “Proposta di discussione sulle azioni volte a migliorare il meccanismo di esenzione per le piante geneticamente modificate ai sensi della direttiva 2001/18 / CE”. La direttiva in questione è per l’appunto quella che prevede che qualsiasi organismo transgenico prima di essere introdotto in territorio comunitario debba passare prima per l’autorizzazione della Commissione europea.  Gli olandesi, nello specifico, propongono di esentare da questo passaggio i cosiddetti “nuovi ogm”, formalmente detti: “Nuove tecniche di coltivazione (Npbts)”. 

Greenpeace: “Meccanismo uguale al passato”

Federica Ferrario, responsabile della Campagna Ogm di Greenpeace Italia, dichiara: “Quelle tecniche producono Ogm, escluderle dalla direttiva europea non ha nessun senso logico. Si tratta infatti – spiega l’esperta – di una serie di tecniche “nuove” nel senso che quando è stata fatta la direttiva ancora non esistevano. In ogni caso modificano il dna delle colture. Ad esempio, una di queste tecniche è lacisgenesi”. La differenza con i vecchi metodi è che invece di inserire del Dna di un organismo completamente differente, qui si inseriscono geni che appartengono alla stessa specie. “Ma comunque è una tecnica che in natura non esiste – continua Ferrario – tagliano il dna, inseriscono il gene, e non si sa che reazione si ha né che effetti e rischi questo possa comportare nel tempo. Il meccanismo è lo stesso dei vecchi Ogm”.

Un autogoal per l’Italia

Per Greenpeace, se l’Italia sposasse questo tipo di interpretazione “sarebbe veramente un autogol per tutta la nostra produzione agroalimentare, perché significherebbe non avere tracciabilità ed etichettatura in grado di far sapere se e quando stai comprando questo tipo di Ogm. Addio Made in Italy e trasparenza nei confronti dei consumatori”. Non è ancora noto, quali reazioni abbiano avuto i rappresentanti italiani davanti a questa proposta, né quale sarà la posizione del ministro delle politiche agricole Maurizio Martina rispetto alla deregolamentazione degli Npbts. Di sicuro, è un fatto il finanziamento di 21 milioni di euro che lo scorso anno è stato inserito nella legge di stabilità su volontà del Miipaf per la ricerca nel campo delle “biotecnologie sostenibili” tra le quali, appunto, la cisgenesi.  “La deregolamentazione di queste tecniche – conclude Ferrario – viaggia nella direzione di quanto richiesto da accordi come il Ttip e il Ceta che puntano a dare il via libera a un tipo di prodotti che negli Usa sono già in fase di sperimentazione nel campo”.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/09/08/dopo-il-fipronil-dallolanda-arriva-anche-logm-libero/25721/

Mezzo mondo è ormai pieno di malattie provocate dai derivati del grano che contiene glifosato e micotossine.

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Mezzo mondo è ormai pieno di malattie provocate dai derivati del grano che contiene glifosato e micotossine.

Aumentano le malattie provocate dai derivati del grano, dalla sensibilità al glutine a patologie molto più gravi come linfomi, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e il morbo di Parkinson. Ma non si fa nulla.

Micotossine e intolleranze – Secondo i dati dell’ultimo rapporto del ministero della Salute, i celiaci in Italia sono 172.197 (dati del 2014), quasi 8mila in più rispetto al 2013 e 23.500 in più confrontati invece con quelli del 2012. Ma questi sono solo i numeri delle diagnosi, perché lo stesso ministero ha calcolato che le persone che soffrono di celiachia in Italia sono 600mila.

Dobbiamo però specificare che una volta c’era la Celiachia, malattia autoimmune su base genetica. Da quando i grani coltivati nella zone fredde e umide del mondo hanno invaso il nostro pianeta i danni alla salute di milioni e milioni di persone non si contano più.

Milioni e milioni di persone, a un certo punto della loro vita – a trent’anni, a quarant’anni, a cinquant’anni – hanno cominciato ad accusare i sintomi di una malattia che pensavano fosse celiachia. Ma com’è possibile, si diceva, se la celiachia è una malattia su base genetica?”

Poi si è scoperto che non era celiachia, ma una malattia legata alla sensibilità al glutine (Gluten sensitivit). Cosa succede nel nostro organismo a causa dei derivati del grano che contengono le micotossine l’abbiamo già accennato: si ‘sfasciano’ i villi intestinali e questi ultimi cominciano ad assorbire il glutine che va nel sangue, creando seri problemi al nostro organismo.

Già, i problemi al nostro organismo: i disturbi all’apparato digerente e persino le emicranie, oggi sempre più diffuse nel mondo.

Tra glifosato e micotossine c’è un mondo pieno di malattie: non soltanto la Gluten sensitivit, ma anche altre patologie: diabete, obesità, asma, linfomi, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e il morbo di Parkinson.

E che cosa si fa davanti a queste patologie provocate dal grano avvelenato da glifosato e micotossine? Nulla.

Il tratto gastrointestinale è la prima barriera fisica contro i contaminanti del cibo, ma è anche il primo bersaglio di queste sostanze tossiche.

Tratto da Ninco Nanco Blog

La guerra sporca di Monsanto sulla pelle della Gente – Un piano ben orchestrato e finanziato profumatamente per attaccare il biologico, screditarlo, istillare nei consumatori la sensazione che sia un bluff…!

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La guerra sporca di Monsanto sulla pelle della Gente – Un piano ben orchestrato e finanziato profumatamente per attaccare il biologico, screditarlo, istillare nei consumatori la sensazione che sia un bluff…!

Da Il Salvagente

Nuovo scandalo negli Usa: la guerra sporca di Monsanto al biologico

Un piano ben orchestrato e finanziato per attaccare il biologico, screditarlo, istillare nei consumatori la sensazione che sia un bluff.

È quello messo in atto nel 2014 dai dirigenti di Monsanto, il principale fornitore mondiale di pesticidi e di semi geneticamente modificati. Lo scandalo, emerso in questi giorni, descrive come – ancora una volta – le multinazionali abbiano messo le mani sulla scienza per i loro poco confessabili interessi.

Lo studio “indipendente” che svela il bluff del bio

I fatti. È l’aprile 2014 quando esce il rapporto di 30 pagine di Academics Review, descritto come “una non-profit guidata da esperti accademici indipendenti in agricoltura e scienze alimentari”. Il gruppo svela che i consumatori sono stati ingannati, hanno speso più soldi per il cibo biologico a causa di pratiche di marketing ingannevoli da parte dell’industria del bio .
I titoli di stampa seguono a ruota: “Il bio smascherato” (Brownfield News) e “Industria bio, che boom per ingannare i consumatori” (Food Safety Tech News.

I risultati sono stati “approvati da un gruppo internazionale di scienze agricole indipendenti, scienze alimentari, esperti economici e giuridici di rispettate istituzioni internazionali”, assicura il comunicato stampa del gruppo.

Per eliminare ogni dubbio sull’indipendenza, il comunicato stampa conclude con questa nota: “La revisione degli accademici non ha alcun conflitto di interesse associato a questa pubblicazione e tutti i costi sono stati pagati con i nostri fondi generali senza alcuna specifica influenza o direzione del donatore “.

Ciò che non è mai stato menzionato nella relazione, nel comunicato stampa o sul sito web è che a partecipare alla raccolta fondi per Academics Review, ha collaborato Monsanto che ha anche definito la strategia, discusso i piani per nascondere i finanziamenti dell’industria, secondo quanto svelano le e-mail ottenute grazie alla legge che garantisce il diritto alla conoscenza statunitense, il Freedom Act.

Criticare il bio per magnificare gli Ogm

I motivi di Monsanto per attaccare l’industria bio? Semplici: i semi e le sostanze chimiche di Monsanto sono vietati dall’uso nell’agricoltura biologica e gran parte della messaggistica di Monsanto è che i suoi prodotti sono superiori agli organici come strumenti per incrementare la produzione alimentare globale.

 

fonte:https://ilsalvagente.it/2017/08/21/nuovo-scandalo-negli-usa-la-guerra-sporca-di-monsanto-al-biologico/25245/

Sulle tavole il primo salmone Ogm. Ma tranquilli, tanto Voi non potrete riconoscerlo!

 

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Sulle tavole il primo salmone Ogm. Ma tranquilli, tanto Voi non potrete riconoscerlo!

 

Sulle tavole il primo salmone Ogm (ma i consumatori non possono riconoscerlo)

È il primo animale transgenico ad arrivare sulle tavole dei consumatori. “L’onore” spetta al salmone prodotto dalla AquaBounty Technologies, una società di Maynard, Massachusetts, che ha sviluppato il pesce geneticamente modificato e ha annunciato il 4 agosto scorso di averne venduto 4,5 tonnellate ai clienti canadesi.

Il pesce, una varietà di salmone atlantico, è progettato per crescere più velocemente, raggiungendo la dimensione di vendita in circa la metà del tempo – circa 18 mesi. AquaBounty ha venduto il suo primo batch commerciale a prezzo di mercato: 5,30 dollari per libbra (0,45 kg), secondo quanto spiegato dalla società che non ha voluto rivelare, però, chi lo abbia comperato.
Il pesce è stato allevato nelle vasche di un’azienda a Panama e ora la società ha in programma di ampliare la produzione aprendo un sito sull’isola Prince Edward del Canada, dove le autorità locali a giugno hanno dato la luce verde.

AquaBounty ha impiegato 25 anni per portare il suo salmone Ogm sulle tavole e ha sostenuto una lunga battaglia con i sistemi regolatori di diversi paesi. Il risultato è che tanto gli Usa che il Canada non richiedono al salmone-Frankenstein di essere etichettato come Ogm.
Ma a differenza del Canada, le battaglie politiche negli Stati Uniti hanno finora bloccato l’ingresso del salmone sul mercato a stelle e strisce.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/08/07/sulle-tavole-il-primo-salmone-ogm-ma-i-consumatori-non-possono-riconoscerlo/24783/

L’Italia sta per finanziare i nuovi Ogm, ma i Tg MUTI…!!!

 

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L’Italia sta per finanziare i nuovi Ogm, ma i Tg MUTI…!!!

 

L’Italia sta per finanziare i nuovi Ogm ma nessuno ne parla

Tra due giorni la Commissione Agricoltura della Camera si esprimerà su un decreto che stanzia milioni. Ma la Corte di Giustizia dell’UE potrebbe dichiararli illegali a settembre

L’Unione Europea non ha ancora deciso se le nuove tecniche di manipolazione geneticaproducano colture Ogm a tutti gli effetti, oppure se legalmente queste possano aggirare la direttiva comunitaria che disciplina i prodotti transgenici e quindi entrare nei campi di tutta Europa. Per conoscere il destino di questi nuovi OGM, ottenuti con metodi sviluppati dopo l’entrata in vigore della direttiva, bisognerà aspettare una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, investita dal Consiglio di Stato francese del ruolo di fare chiarezza. Il giudizio sulla natura di questi nuovi organismi è atteso nei prossimi mesi, eppure l’Italia si sta muovendo per approvare un decreto  del Ministero dell’Agricoltura che stanzia 21 milioni di euro per ricerche in questo campo. La commissione Agricoltura della Camera dei Deputati dovrà dare un parere, entro venerdì, sul piano di finanziamento straordinario sulle “Biotecnologie sostenibili per l’agricoltura italiana” presentato dal Ministero su input del CREA (Consiglio di ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), senza sapere se sta spendendo denaro nella promozione di OGM illegali.

Secondo l’Associazione Rurale Italiana (ARI), il decreto «contiene di fatto una serie di decisioni politiche destinate ad avere un forte impatto normativo, poiché stabilisce che i prodotti che risultano dall’applicazione delle cosiddette nuove tecniche di creazione varietale (NBT), in particolare da cisgenesi e genome editing, non siano considerati OGM».

Gli obiettivi del progetto stilato dal CREA si basano su un parere favorevole dell’EFSA (l’Agenzia UE per la sicurezza alimentare) e puntano a «costituire nuovi genotipi più resistenti agli stress abiotici, alle malattie e ai parassiti, dotati di nuovi caratteri di qualità nutrizionali e tecnologiche e più idonei alle nuove esigenze di coltivazione».

Il 3 luglio scorso, tuttavia, il commissario europeo Vytenis Andriuakitis, convocato al Parlamento UE per rispondere ad una interrogazione, ha ammesso che «malgrado anni di dibattiti e lavori di esperti, nessuna decisione è stata ancora presa relativamente al quadro giuridico applicabile alle “nuove tecniche di selezione” nell’Unione Europea. Non esiste nessuna misura specifica di valutazione, di biosicurezza, di tracciabilità o di etichettatura ai prodotti ottenuti con questi procedimenti».

Nonostante questo vuoto normativo l’Italia sembra già sicura del fatto che i cosiddetti nuovi OGM non rientreranno nel perimetro della direttiva europea, al punto da impegnare decine di milioni di euro nel loro sviluppo. Del resto, lo stesso Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, ha dichiarato che «se l’Europa deciderà, come spero, che cisgenesi e genome editing sono distinguibili dalle vecchie tecnologie OGM su basi scientifiche, dobbiamo prepararci ad affrontare questa nuova frontiera».

La battaglia, anche se si svolge in punta di diritto, è di natura profondamente politica. Si scontrano due modelli agricoli differenti, uno fondato sull’agroecologia e la riconversione ecologica mediante tecniche naturali, l’altro figlio di un approccio tecnologico e industriale.

Le nuove tecniche (New Breeding Techniques – NBT) tentano di dare slancio a quest’ultimo, consentendogli di sfuggire alla regolamentazione grazie ad una caratteristica specifica: nessun DNA estraneo finisce nelle piante create in laboratorio, perché i ricercatori sono riusciti a sopprimere i geni presenti nel genoma dei vegetali senza ricorrere ad un vettore batterico. Così, chi li sostiene afferma che non si tratti di OGM, mentre chi si oppone ritiene che sia solo un altro escamotage per far rientrare dalla finestra le colture transgeniche in un continente che finora è riuscito a vietarle quasi completamente.

 

fonte: http://www.globalist.it/economy/articolo/2009163/l039italia-sta-per-finanziare-i-nuovi-ogm-ma-nessuno-ne-parla.html

Cosa sono i nuovi OGM e perché destano tante preoccupazioni?

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Cosa sono i nuovi OGM e perché destano tante preoccupazioni?

Le nuove tecniche di creazione varietale producono nuovi OGM o generano organismi equivalenti a quelli convenzionali? Perché l’Italia li sta finanziando?

(Rinnovabili.it) – Che cosa sono i nuovi OGM? Perché in Europa infuria una battaglia tra organizzazioni ambientaliste e aziende dell’agribusiness su questo tema? Qual è la posizione di Bruxelles e quale quella dell’Italia? Per rispondere a queste domande può essere utile partire dalla breve pubblicazione lanciata ieri dal Coordinamento europeo della Via Campesina, network di movimenti contadini che si batte da decenni per un ritorno all’agricoltura di piccola scala, sostenibile, più democratica e senza il contributo della chimica.

I nuovi OGM, spiega il dossier, sono il risultato di tecniche di ingegneria genetica sviluppate negli ultimi anni, che hanno preso il nome di New Breeding Techniques (NBT). Consistono nell’inserimento, nelle cellule delle piante, di sequenze genetiche o proteine, di un transgene della stessa famiglia vegetale o di un transgene che ne alteri alcuni tratti per poi essere eliminato. Altra tecnica è innestare su una pianta transgenica una pianta non transgenica.

Ora, la Direttiva europea 2001/18 che regola gli organismi geneticamente modificati, stabilisce che l’OGM è «un organismo, diverso da un essere umano, il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura con l’accoppiamento e/o la ricombinazione genetica naturale».

 

>> Leggi anche: i nuovi OGM saranno legali anche in Italia? <<

 

Secondo l’industria e pezzi del mondo della ricerca, le New Breeding Techniques non produrrebbero piante OGM, ma vegetali del tutto comparabili a quelli che si trovano in natura. Non combinando più una serie di sequenze genetiche al di fuori dell’organismo, per poi inserirle in maniera randomica nel suo genoma, consentirebbero di modificare le piante con maggior precisione. Nessun nuovo materiale genetico finirebbe negli organismi riceventi, cosa che prima era inevitabile dato l’utilizzo di un vettore batterico per il trasporto degli enzimi deputati a effettuare la modifica del Dna. Tuttavia, si tratta pur sempre di «tecniche in vitro agli acidi nucleici», che per il protocollo di Cartagena sulla biosicurezza danno vita agli OGM.

Le New Breeding Techniques comprendono:

  • – Mutagenesi oligonucleotide diretta
  • – Nucleasi a dito di zinco
  • – Cisgenesi e intragenesi
  • – Innesto
  • – Agroinfiltrazione
  • – Metilazione del DNA ed RNA dipendente
  • – Selezione varietale inversa
  • – Genomica sintetica

Per l’industria si tratta di tecniche che «consistono interamente in fenomeni naturali, come incrocio o selezione», e permettono di sviluppare nuove varietà vegetali in maniera simile ma più veloce e preciso rispetto alle tecniche

convenzionali. Pertanto, gli organismi risultanti non dovrebbero essere soggetti alla Direttiva europea sugli OGM, né a particolare etichettatura. Tuttavia, è difficile fugare del tutto la possibilità di alterazioni imprevedibili ed effetti indesiderati, anche sul lungo termine, quali la contaminazione dell’ambiente circostante o le controindicazioni per i consumatori. Per questo, suggerisce Via Campesina, anche i nuovi OGM dovrebbero essere etichettati e tracciabili. Inoltre, le ripercussioni potrebbero assumere contorni anche economici, con i piccoli agricoltori indotti a comprare semi brevettati dalle multinazionaliperdendo la loro autonomia.

La Corte di Giustizia dell’UE, chiamata in causa dalla Francia, emetterà nei prossimi mesi una sentenza per sciogliere i dubbi sulla natura degli organismi prodotti con le NBT. La sentenza dovrà essere recepita dalla Commissione Europea e dagli stati membri. L’Italia, tuttavia, per iniziativa del Ministero delle Politiche Agricole, sta per finanziare un progetto da 21 milioni di euro per la ricerca e lo sviluppo di questi nuovi OGM. La Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati ha dato il suo via libera qualche giorno fa, nel silenzio di maggioranza e opposizione. Se la Corte UE deciderà che simili tecniche producono organismi geneticamente modificati ai sensi della legge comunitaria, la fuga in avanti del nostro paese sarà stata inutile e incauta.

tratto da: http://www.rinnovabili.it/ambiente/cosa-sono-nuovi-ogm-333/

Non solo ci avvelenano con il grano cattivo, ma ci vogliono ubbidienti e disinformati!

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Non solo ci avvelenano con il grano cattivo, ma ci vogliono ubbidienti e disinformati!

 

Mentre i cittadini cercano di difendersi dagli effetti nefasti della globalizzazione dell’economia, mentre gli agricoltori si organizzano – come stanno facendo i produttori di grano duro del Sud Italia associati a GranoSalus – per informare la popolazione sui pericoli per la salute provocati da alcuni prodotti agricoli che arrivano da Paesi extraeuropei, l’Unione Europea deve fronteggiare l’offensiva di alcune multinazionali che pretendono di importare i propri prodotti senza alcun controllo e senza ‘tracciabilità’. Magari per farci mangiare gli OGM. Non solo. Pretendono pure che la UE smantelli le etichette, lasciando al buio i consumatori…

Ci stanno avvelenando con il grano pieno di glifosato e micotossine. Di fatto, continuiamo a non sapere che cosa c’è, veramente, nella pasta, nel pane, nelle pizze, nelle farine e nei dolci che finiscono sulle nostre tavole. Non contenti di questo, nel silenzio quasi generale, non solo stanno creando le condizioni per imporci i grani avvelenati, ma stanno lavorando, anche, per eliminare tutte le leggi sulle etichettature.

Questa richiesta potrebbe arrivare dal Comitato WTO – TBT (Technical Barriers to Trade).

Per carità: non sempre alle etichette che accompagnano i prodotti che mangiamo corrisponde, poi, quanto ci sta scritto. Ma è pur sempre un’indicazione, ignorando la quale, a norma di legge, scattano le sanzioni. Ma alle multinazionali non vanno bene nemmeno le etichette. I prodotti, secondo chi oggi controlla il mercato mondiale globalizzato, debbono circolare liberamente. E i consumatori non debbono conoscere né la provenienza di un prodotto, né la sua qualità. Tutti al buio, alla faccia della ‘tracciabilità’!

Abbiamo già raccontato cosa stanno combinando i ‘Signori dell’Unione Europea dell’Euro’ con il CETA, il trattato commerciale tra il Canada e la stessa Unione Europea:

Accordo UE-Canada: ci costringeranno a mangiare il grano duro canadese e tanto altro ancora

Sul CETA si sono già pronunciate due commissioni del Parlamento Europeo. L’ultima parola spetterà allo stesso Parlamento di Strasburgo, a febbraio. Lì si scoprirà quali forze politiche difendono la salute dei consumatori e chi, invece, difende gli interessi delle multinazionali.

Sul CETA non aspettiamoci informazione, ma solo controinformazione sulla rete. Gli interessi in ballo sono enormi. E questa volta – per ciò che riguarda l’Italia – non penalizzano solo il Mezzogiorno con il grano duro (argomento al quale questo blog dedica ampio spazio). Questa volta è toccata – e molto pesantemente – anche l’industria dei salumi e, in particolare, del prosciutto crudo.

Il CETA, infatti, prevede di ‘inondare’ di suini canadesi l’Europa. Intanto non sappiamo come li allevano, che mangimi usano, se li imbottiscono di sostanze chimiche varie. Sappiamo, sì, che i canadesi sono molto attenti alla propria alimentazione e prima di far entrare nel proprio Paese un prodotto impongono controlli severissimi sulla qualità: ne sanno qualche cosa i produttori di uva Italia siciliani, che hanno dovuto sottoporre il proprio prodotto a controlli severissimi prima di avviare l’esportazione in Canada, come potete leggere qui:

Il Canada esporta in Sicilia grano duro pieno di glifosato e micotossine, ma pretende uva da tavola siciliana supercontrollata!

L’attenzione verso la qualità dei cibi dei canadesi, però, scompare quando questo Paese di furbi deve esportare il grano duro che produce nelle proprie zone umide e fredde: a questo punto i controlli non servono più: e se i consumatori di mezzo mondo cominciano a protestare perché non vogliono un grano duro pieno di glifosato e micotossine, ecco che arriva in soccorso il già citato CETA, in base al quale i Paesi dovranno tenersi il grano duro canadese – e anche i suini e i prosciutti – che gli piacciano o no!

Non è finita. In Canada gli OGM – Organismi Geneticamente Modificati sono all’ordine del giorno. Ipocritamente l’Unione Europea ha ‘bandito’ gli OGM, ma è pronta a ratificare l’accordo commerciale con il Canada per fare mangiare agli europei i prodotti agricoli – freschi e trasformati – del Canada a base di OGM a ventiquattro carati!

A che serve avere bandito gli OGM – come ha fatto l’Unione Europea – e poi siglare l’accordo CETA che farebbe arrivare in Europa chissà quanti prodotti OGM? Non è ipocrisia?

Poi c’è la sabbia bituminosa, altro grande affare dei canadesi. Di che si tratta? Semplice: del combustibile più sporco del mondo. A voi la ‘ricetta’: mettere insieme argilla, sabbia, acqua e bitume, mescolate energicamente e, oplà!, ecco ottenute le sabbie bituminose. Dalle quali si estrae una sostanza vischiosa simile al petrolio che può essere convertita in greggio e, successivamente, raffinata per ottenere derivati (se ne volete sapere di più leggete qui).

Per la cronaca, nella provincia canadese dell’Alberta c’è uno dei giacimenti di sabbie butiminose più estesi del mondo. Con il CETA ci divertiremo anche con questo nuovo inquinante…

Con questo trattato commerciale internazionale – sempre che l’Unione Europea lo ratifichi – ci saranno problemi anche per i pescatori. La nostra attività di pesca è in crisi. A completare il quadro penserà quella parte del CETA che si occupa di pesca. Soprattutto di pesce allevato.

Fino a qualche anno fa si pensava che il pesce di allevamento fosse addirittura migliore di quello pescato. Purtroppo non è più così. Il salmone di allevamento, per esempio, è ormai un vero problema, come potete leggere in questo articolo:

Il salmone? Ottimo prodotto. Ma meglio mangiarlo solo una volta al mese…

Tutto questo riguarda il CETA. Ora, dall’Unione Europea dell’Euro potrebbe arrivare un nuovo attacco al cittadini, questa volta – come già ricordato – alle etichette dei prodotti. Bruxelles, infatti, potrebbe cedere alle proteste di Stati Uniti e Canada, contrarie alle recenti normative adottate dai Paesi UE sull’etichettatura d’origine dei prodotti alimentari.

In realtà – per ciò che riguarda gli Stati Uniti – questa posizione è stata espressa dall’Amministrazione Obama. Ora bisognerà capire cosa farà il nuovo presidente, Trump. Il nuovo presidente degli Stati Uniti, infatti, ha già espresso contrarietà al TTPI. Vedremo cosa deciderà sulle etichettature.

Che cosa si prepara? Ancora una volta la ricetta è semplice: eliminare le informazioni sui prodotti che finiscono sulle tavole di tutti noi.

A chi ci vuole vendere prodotti agricoli di pessima qualità non vanno proprio giù le norme che sono già state approvate dall’Unione Europea. Di recente – per citare un esempio – l’Italia ha stabilito che i consumatori debbono conoscere l’origine del latte. E’ una cosa sacrosanta: perché un consumatore dovrebbe acquistare il latte e non sapere dove è stato prodotto?

Sempre per ciò che riguarda l’Italia, nei mesi scorsi il Governo del nostro Paese ha varato un decreto che impone alle industrie e, in generale, a chi utilizza il grano di informare i cittadini sulla provenienza dei prodotti che utilizzano.

Nel caso della pasta, le industrie debbono dire da dove arriva il grano duro che utilizzano.

 

Credeteci: ci sarà da divertirsi. Le industrie della pasta, infatti, non sembrano molto felici di far sapere ai consumatori che grano duro utilizzano. E forse nemmeno i canadesi saranno contenti…

Questo decreto, ovviamente, cozza con il CETA. Perché il bello di questa storia del grano canadese coltivato nelle zone fredde e umide sta nel fatto che a qualcuno bisogna ‘sbolognarlo’, ma senza fare sapere ai cittadini quali sono i problemi che questo prodotto comporta. E anche se lo sanno, beh, se lo debbono tenere lo stesso nel nome del CETA…

Ma CETA o non CETA, GranoSalus – l’associazione che raccoglie produttori di grano duro del Sud Italia e tanti consumatori – ha già avviato i controlli sui derivati del grano: e non potrà certo essere l’Unione Europea a vietare ai cittadini di difendersi dai veleni. La stessa UE non potrà imporre agli agricoltori del Mezzogiorno del nostro Paese di fallire per consentire ai canadesi di farci mangiare il loro grano duro.

Su questi due punti informeremo i nostri lettori su quello che fanno i parlamentari europei eletti in Sicilia e, in generale, nel Sud Italia. 

Ribadiamo: ci sarà da ridere se, malauguratamente, il Parlamento Europeo dovesse ratificare il CETA.

Come finirà? Sulla gestione USA di Trump non ci possiamo pronunciare. Ma non è da escludere che il Canada avvii un contenzioso presso l’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio). Non è un’ipotesi campata in aria: un precedente di rilievo è rappresentato dalla legge sull’indicazione d’origine delle carni (COOL, Country of Origin Labelling), che gli Stati Uniti hanno abrogato su istanza del Messico, che ha fatto valere l’accordo NAFTA (North America Free Trade Agreement).

In ogni caso, visto che il Parlamento Europeo si dovrà pronunciare sul CETA entro febbraio, è probabile che chi ha in testa di fare qualcosa contro le leggi sulla ‘tracciabilità’ aspetti prima il pronunciamento dell’assemblea di Strasburgo.

Amaro il commento del sito Foods Times Blog (qui potete leggere per esteso l’articolo):

Le confederazioni agricole hanno voluto il libero scambio sulle derrate agroalimentari e ora pedalano, verso i destini ignoti del capitale finanziario che domina produzioni industriali e mercati. Dopo l’abolizione dei contributi alla produzione, l’abbattimento delle barriere tariffarie e l’apertura di contingenti tariffari su merci in aperta concorrenza con quelle proprie, la rinuncia a tutelare gran parte delle proprie DOP e IGP, è giunta l’ora della de-regolamentazione. Ad maiora”.

ATTENZIONE! Il nostro Parlamento sta per ratificare, a nostra insaputa, il CETA, cioè la morte di tutti diritti fondamentali dei cittadini…!!

 

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ATTENZIONE! Il nostro Parlamento sta per ratificare, a nostra insaputa, il CETA, cioè la morte di tutti diritti fondamentali dei cittadini…!!

ATTENZIONE! Il Parlamento italiano sta per ratificare il CETA, cioè la morte dei diritti fondamentali

Arriva in Senato il ddl per la ratifica del Trattato di libero scambio UE-Canada denominato CETA. Non è un caso che, come già accaduto per la ratifica del Trattato di Lisbona e per il Fiscal Compact, tali procedure avvengano tra giugno ed agosto, cioè quando gli italiani sono al mare impegnati nelle solite discussioni di calcio-mercato.

Ma cosa prevede il CETA? Nella sostanza, e in breve, è un accordo di libero scambio tra UE e Canada che consente alle multinazionali delle rispettive aree di esportare e vendere prodotti (EU-Canada, considerando che parecchie multinazionali americane hanno sede legale in Canada) senza trovare intralci né nelle legislazioni nazionali a tutela della salute e del lavoro, né nei diritti fondamentali sanciti dalle Costituzioni degli Stati membri come ad esempio il diritto al lavoro, alla giusta retribuzione, al giorno di riposo settimanale, all’orario di lavoro, alla retribuzione minima e così via. Trattasi dei cosiddetti “irritanti commerciali” che tanto infastidiscono le multinazionali. Con il CETA vengono definitivamente superati!

Ma v’è di più! Il CETA introduce anche un sistema di giustizia privata, il cosiddetto ISDS – Investor-state dispute settlement  cioè una forma di risoluzione privata delle controversie tra investitore e Stato. Attraverso questo sistema le multinazionali potranno non tenere conto dei diritti fondamentali vigenti negli Stati adire organismi di giustizia privata sovranazionali al fine di redimere le controversie con quegli Stati che intendessero rispettare le proprie disposizioni costituzionali a tutela – ad esempio – della salute e del lavoro!

Un vero e proprio cavallo di troia a tutela del capitale internazionale e a scapito dei diritti fondamentali.

Il CETA, già approvato dal Parlamento europeo pochi mesi fa, dovrà essere ora ratificato da ciascuno Stato membro a seconda delle procedure costituzionali di ognuno. In cambio chissà di quale incarico o beneficio (magari successivo all’attività politica) i nostri parlamentari consentiranno che sulle nostre tavole finiscano prodotti intrisi di antibiotici (rendendo gli stessi inefficaci quando ve ne sarà bisogno), condannando noi e i nostri figli alla schiavitù perenne! E chi si permetterà di alzare la testa o la voce, non troverà nello Stato un amico a difesa dei diritti fondamentali sanciti nelle Costituzioni nazionali!

Nel frattempo l’informazione di regime sonnecchia! La notizia che il Parlamento si accinga a ratificare il CETA è passata totalmente in secondo piano. Il televideo della Rai non ne fornisce neppure menzione!

Con il CETA gli Stati sono definitivamente morti! I criminali di Bruxelles continuano la loro opera distruttiva nei confronti delle Costituzioni nazionali, quindi della libertà, dei diritti fondamentali e della democrazia! E i nostri parlamentari, a libro paga del capitale internazionale, eseguono acriticamente gli ordini provenienti dalla criminale sovrastruttura EUropea!

Un Parlamento eletto con meccanismi elettorali dichiarati incostituzionali, in grave e palese alterazione dei principi di rappresentatività democratica (Corte costituzionale, sentenza n. 1/2014; Corte di Cassazione, sentenza n. 8878/2014), continua indisturbato la sua opera distruttiva della Costituzione! 

 Giuseppe PALMA

 

fonte: http://www.stopeuro.org/attenzione-il-parlamento-italiano-sta-per-ratificare-il-ceta-cioe-la-morte-dei-diritti-fondamentali/

…E a Bari sequestrate 50mila tonnellate di grano tossico canadese. Tutta roba che sarebbe dovuta finire sulle nostre tavole!

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…E a Bari sequestrate 50mila tonnellate di grano tossico canadese. Tutta roba che sarebbe dovuta finire sulle nostre tavole!

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In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!
50mila tonnellate di grano tossico sono state sequestrate a Bari nelle stive della “Cmb Partner”, proveniente da Vancouver, attraccata l’8 giugno scorso.

Grano tossico contenente sostanze pericolose in una quantità di gran lunga superiore ai limiti di legge è stato sequestrato a Bari, nelle stive della “Cmb Partner” (una nave lunga 256 metri per una stazza complessiva di quasi 60mila tonnellate), proveniente da Vancouver, attraccata l’8 giugno scorso.
Tale grano era destinato ad essere inviato nei granai pugliesi, come sempre quando arrivano carichi dal Canada. Resta solo da sperare che i precedenti carichi, già distribuiti, venduti e consumati, non contenevano le sostanze pericolose riscontrate in quest’ ultimo.

Fatto sta che dopo la denuncia fatta da inuovivespri.it con l’articolo  :“Il grano canadese che arriva in Europa è un rifiuto speciale che finisce sulle nostre tavole”, che ha fatto il giro del web, qualcosa si è mosso.

La Procura di Bari ha disposto il sequestro probatorio dell’ intero carico, dopo i controlli effettuati dagli uomini dei carabinieri forestali in accordo con la magistratura barese.

Come riferisce La Gazzetta del Mezzogiorno :

<< Il provvedimento sarebbe stato eseguito dai Carabinieri forestali dopo le prime analisi sui campioni di cereale che avrebbero rilevato la presenza di sostanze nocive in percentuali superiori ai limiti consentiti dalla legge. Il sequestro ha riguardato anche il cargo.

Secondo la Coldiretti sotto accusa di continuo il grano canadese per le irregolarità riscontrate in termini di residui di deossinivalenolo (o Don o vomitossina), una pericolosa micotossina e per l’uso intensivo di glifosate, un potente diserbante, utilizzato proprio nella fase di pre-raccolta (pratica vietata in Italia) per seccare e garantire – in modo artificiale – un livello proteico elevato.

Le importazioni di grano tossico canadese favorite dal CETA

Le importazioni di grano dal Paese nordamericano rischiano di essere favorite dall’approvazione dell’accordo Ceta (Comprehensive economic and trade agreement) tra Unione europea e Canada, primo esportatore di grano duro in Italia. Un accordo che dovrà essere ratificato dal Parlamento nazionale e contro il quale la Coldiretti si dice pronta a scatenare una mobilitazione per scongiurare il paventato azzeramento strutturale dei dazi, a prescindere dall’andamento di mercato.>>

 

 

Milioni di api morte attorno ai campi di mais OGM imbevuti di pesticidi neonicotinoidi. L’Efsa li aveva vietati, ma evidentemente sotto la pressione delle Multinazionali, sta valutando di rivedere il divieto!

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Milioni di api morte attorno ai campi di mais OGM imbevuti di pesticidi neonicotinoidi. L’Efsa li aveva vietati, ma evidentemente sotto la pressione delle Multinazionali, sta valutando di rivedere il divieto!

Poiché l’Unione europea ritiene di eliminare le restrizioni su tre pesticidi nella famiglia neonicotinoide, sarebbe bene considerare il fenomeno, conosciuto dagli apicoltori canadesi, in cui le api iniziano a morire in branco poco dopo la stagione di semina di mais.

“Una volta che il mais è stato piantato le nostre api sono morte dai milioni”, ha detto l’apicoltore Dave Schuit nell’estate 2013, come riportato da Eat Local Grown.

Quella primavera, Schuit ha perso 600 alveari contenenti 37 milioni di api. Lo stesso anno l’agricoltore canadese Gary Kenny ha dichiarato che otto dei 10 alveari che ha mantenuto sulla sua proprietà sono morti poco dopo che i suoi vicini hanno piantato il mais nei loro campi.

Il mais geneticamente modificato (GM) è ampiamente coltivato in Canada, ma perché le morti delle api sono avvenute subito dopo la piantagione, le piante di mais non sono probabili da incolpare per questo particolare moria. Invece, gli apicoltori credono che la causa è che i semi di mais sono stati pre-trattati con neonicotinoidi. La semina d’aria provoca polveri neonicotinoidi che volano dai semi.

 

GLI STUDI 

In uno studio i ricercatori della American Purdue University hanno esaminato le api morti o che stavano morendo come quelle del 2013. I risultati dicono: “Le api hanno mostrato sintomi neurotossici, l’analisi delle api morte ha rivelato tracce di [i neonotinoidi] thiamethoxam / clothianidin in ogni caso”… “I trattamenti di seme di colture a campo (principalmente mais) sono l’unica fonte principale di questi composti”.

Un’indagine di agenzie di regolamentazione della gestione del Pest ha anche sottolineato la stessa causa, concludendo che i semi di mais trattati con questi neonicotinoidi “hanno contribuito alla maggior parte delle mortalità delle api”.

“I seme sono il problema”, ha dichiarato Paul Wettlaufer, agricoltore locale e direttore della Federazione federale dell’agricoltura.

I neonicotinoidi sono “pesticidi sistemici”. Essi vengono applicati ai semi prima della piantagione e poi ripresi in ogni tessuto della pianta, inclusi foglie, semi, pollini, fiori e nettari. Questo li rende altamente letali non solo ai parassiti agricoli, ma a tutti gli insetti e anche agli uccelli che visitano le piante per qualsiasi motivo.

“L’uso profano [dei neonotinoidi] in ambito agricolo, la loro elevata persistenza nel suolo e nell’acqua, la loro assorbimento da parte delle piante e la traslocazione ai fiori … mettono a rischio i servizi di impollinazione”, ha concluso uno studio internazionale di ricerca.

Non solo i pollinatori sono minacciati. Due importanti studi nel 2015 hanno scoperto che i pesticidi hanno effetti diffusi e pericolosi su interi ecosistemi. Uno, pubblicato nella rivista Nature, ha scoperto che l’uso di neonicotinoidi stava causando il crollo delle popolazioni di uccelli. Ciò è probabilmente causato sia dall’avvelenamento diretto che dalla devastazione delle fonti alimentari invertebrate.

Nel frattempo, un’analisi da parte della Task Force sui pesticidi sistemici, di 800 studi separati, ha concluso che anche se utilizzati secondo le linee guida del produttore, i neonicotinoidi causano danni a specie “non bersaglio” come lombrichi, insetti, invertebrati acquatici e addirittura lucertole e pesci. I pesticidi sono “probabili avere una vasta gamma di impatti biologici ed ecologici negativi”, ha scritto la task force.

 

IL CASO DI CRESCITA DI UN BAN

Nel 2013, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha imposto un divieto di due anni sull’uso di tre neonicotinoidi, citando un rischio probabile per le api. L’EFSA ha ora lanciato un nuovo studio per rivedere tale politica, con risultati attesi nel gennaio 2017.

Tuttavia, l’evidenza di un divieto di neonicotinoidi è ancora più forte di quanto sia stato due anni fa. Anche l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente (EPA) è stata costretta ad ammettere che i prodotti chimici devastano gli impollinatori. L’agenzia ha recentemente annunciato i risultati delle prove sul campo, trovando che anche l’utilizzo di neonicotinoidi (25 parti per miliardo nel polline vegetale e nel nettare) di livelli molto bassi, ha causato perdite misurabili nelle popolazioni di alveari da api.

I ricercatori ritengono che i neonicotinoidi danneggino i cervelli delle api, in particolare la capacità di elaborare informazioni relative all’orientamento e alla direzione.

 

fonte: http://www.anonews.co/bees/