Dopo carburanti, tabacchi e azzardo, ecco il nuovo “salvadanaio” dello Stato: l’energia elettrica – In 10 anni le bollette elettriche segnano un +15%, quasi tutto di tasse!

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Dopo carburanti, tabacchi e azzardo, ecco il nuovo “salvadanaio” dello Stato: l’energia elettrica – In 10 anni le bollette elettriche segnano un +15%, quasi tutto di tasse!

 

TARIFFE: IN 10 ANNI BOLLETTE ELETTRICHE RINCARATE DEL +15%, RECORD TASSE E ONERI DI SISTEMA!

 

RISPETTO AL 2008 FAMIGLIA MEDIA SPENDE OGGI +69,7 EURO ALL’ANNO PER LA LUCE E QUASI +30 EURO PER IL GAS

MA VOLANO IMPOSTE E ONERI: PER ELETTRICITA’ TASSAZIONE PASSA DAL 22,1% DEL 2008 AL 35,78% DEL 2018. PER GAS DA 37,7% A 42,5%

L’accusa di Codacons:

Mentre lo scorso 1 aprile sono scattati i ribassi di luce e gas, il Codacons diffonde uno studio che attesta come le tariffe energetiche siano fortemente cresciute in Italia negli ultimi 10 anni, a causa di un abnorme aumento della tassazione sulle bollette a carico delle famiglie.
Nel 2008 una famiglia tipo spendeva per l’elettricità 464 euro all’anno, mentre oggi la spesa media è pari a 533,73 euro, ossia +69,7 euro su base annua, con un incremento in 10 anni del +15% – spiega il Codacons – La bolletta media del gas passa invece da 1.012,2 euro del 2008 ai 1.042 euro di oggi, con un aggravio di spesa di circa +30 euro su base annua.
Ma ad impressionare è l’abnorme crescita della tassazione sulle bollette degli italiani: nel 2008 imposte e oneri di sistema pesavano per il 22,1% su ogni singola bolletta elettrica: oggi le stesse voci incidono per il 35,78%. Per il gas la crescita della pressione fiscale è stata più contenuta, ma resta a livelli elevatissimi: dal 37,7% del 2008 al 42,5% di oggi.
Sul banco degli imputati per il Codacons finiscono gli “Oneri di sistema”, voci che non hanno nulla a che vedere con i consumi elettrici e che contengono balzelli vari quali “oneri nucleari”, “agevolazioni per il settore ferroviario”, “enti locali che ospitano impianti nucleari”, “agevolazioni alle industrie energivore” ecc. Il loro peso in bolletta passa in 10 anni dall’8,2% al 22,44%.
Ecco di seguito il confronto elaborato dal Codacons sulle bollette luce e gas tra il 2008 e il 2018:

Spesa media annua a famiglia 2008 Spesa media annua a famiglia 2018 Differenza
Luce 464 euro 533,73 euro +69,73 euro
Gas 1.012,2 euro 1.042 euro +29,8 euro
% Imposte e oneri in bolletta 2008 % Imposte e oneri in bolletta 2018 Differenza
Luce 22,1% 35,78% +13,68%
Gas 37,7% 42,5% +4,8%
Spesa annua a famiglia per tasse e oneri in bolletta 2008 Spesa annua a famiglia per tasse e oneri in bolletta 2018 Differenza
Luce 102,5 euro 190,96 euro +88,46 euro
Gas 381,6 euro 442,85 euro +61,25 euro

È rapina di Stato – Prima istigano a delinquere con condoni e abbuoni, poi fanno pagare a noi le bollette della luce dei morosi…!

 

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È rapina di Stato – Prima istigano a delinquere con condoni e abbuoni, poi fanno pagare a noi le bollette della luce dei morosi…!

Pagare di più tutti quanti per saldare i debiti accumulati dagli utenti morosi. La delibera (50/2018) dell’ Autorità per l’ Energia spalma su circa 30 milioni di utenti i debiti accumulati . Non c’ è conferma ufficiale ma circa 200 milioni di euro – con questo prima intervento – verranno ripartiti tra chi paga regolarmente la bolletta elettrica.
Ieri Il Sole 24 Ore ha acceso i riflettori su questo inedito sistema di ripartizione degli “oneri generali” elettrici.
Tutto comincia con il fallimento di tre aziende elettriche. Le società fallite avrebbero dovuto saldare ai fornitori alcune voci parafiscali della bolletta che erano state fatturate ai consumatori ma non erano state incassate.

Gli oneri di sistema rappresentano quella fetta della bolletta (circa il 20%), che comprende gli inventivi per le energie rinnovabili, lo smaltimento del sistema nucleare e altre dettagli normativi e fiscali che valgono miliardi. Ora a questi oneri si aggiungono anche i debiti insoluti lasciati inevasi. Infatti la delibera dell’ Autorità dell’ energia (da poco ribattezzata Arera da quando ha rilevato oltre agli acquedotti anche l’ area rifiuti), ha scandito come ripartire fra tutti gli oneri generali di sistema, una parte parafiscale della fattura elettrica, non pagati dai consumatori morosi.
A dirla tutta l’ Authority ha dovuto adeguarsi alla sentenza del Consiglio di Stato, ripartendo così sul consumatore finale qualsiasi onere, anche su quelli che già pagano regolarmente la bolletta elettrica.
L’ Autorità per l’ Energia – interpellata da Libero – non conferma né smentisce l’ entità dei debiti accumulati che verranno ripartiti grazie a questa delibera (si parla di circa 200 milioni). La morosità complessiva – includendo anche quella delle circa 900mila famiglie in ritardo cronico con i pagamenti – dovrebbe superare il miliardo di euro. Per il momento si stima che con la delibera 50/2018 vengano spalmati sugli utenti in regola «una prima fetta di circa 200 milioni», ipotizza il quotidiano di Confindustria.
L’ aspetto sorprendente è che vista la sentenza del Consiglio di Stato la macchina pubblica paradossalmente imputa ai cittadini in regola con i pagamenti di saldare quanto è stato evaso o non pagato. Nulla esclude che in futuro – seguendo questa logica – la stragrande maggioranza di consumatori e imprese debba farsi carico anche degli insoluti dei furbetti della bolletta. I tempi di intervento in caso di non pagamento dei consumi non sono proprio rapidi. Tanto che la stessa Autorità di controllo sta monitorando il fenomeno del “turismo dell’ elettricità, come sottolinea il quotidiano economico. In sostanza i furbetti che non vogliono pagare effettuano una sorta di surf tra le società che offrono le forniture elettriche. Tempo che la società fornitrice si accorga del mancato pagamento e l’ utente truffaldino cambia gestore, ricominciando da capo con un’ altra vittima.
Di sicuro la scelta di imputare al consumatore finale anche le morosità di altri è una trovata nuova. E preoccupante. E’ come se per un vicino di casa che non paga il mutuo alla fine la banca si rifacesse su tutti i condomini. Un po’ quello che succede oggi con le spese condominiali: che in caso di morosità vengono ripartite fra tutti. Solo che questa volta i condomini non possono rivalersi sui furbetti. Lo impone una sentenza del Consiglio di Stato. Geniale.

fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/13309618/bollette-luce-debito-morosi-pagano-altri-rapina-stato-.html

Ecco come il governo ci stanga con le bollette luce e gas, ma si dimentica del tutto delle rinnovabili!

 

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Ecco come il governo ci stanga con le bollette luce e gas, ma si dimentica del tutto delle rinnovabili!

 

Contenuti

  • Stangata nel 2018 per le bollette luce e gas: i consumatori italiani si ritroveranno con aumenti di almeno il 5%. Tutte le amare novità per le famiglie, mentre le polemiche montano per il nuovo balzello dei sacchetti biodegradabili a pagamento, questa misura pare decisamente essere più onerosa per le tasche di noi consumatori
    • Bollette luce e gas: gli aumenti
      • Aumenti bollette luce e gas: le ragioni
      • Le reazioni
    • Ma che fine hanno fatto le rinnovabili?
      • Anno nuovo, politiche vecchie

Stangata nel 2018 per le bollette luce e gas: i consumatori italiani si ritroveranno con aumenti di almeno il 5%. Tutte le amare novità per le famiglie, mentre le polemiche montano per il nuovo balzello dei sacchetti biodegradabili a pagamento, questa misura pare decisamente essere più onerosa per le tasche di noi consumatori

Stangata sulle bollette luce e gas per le famiglie italiane: questo 2018 non si presenta sotto i migliori auspici sul fronte delle spese. E se si continuano a magnificare i provvedimenti che hanno elargito mance elettorali (gli ormai famosi 80 euro, che avrebbero addirittura rilanciato l’economia!), si dà con una mano, per togliere con l’altra.

La notizia della stangata arriva dall’Autorità per l’energia, che ha di recente pubblicato un aggiornamento alle condizioni economiche di riferimento perfamiglie e piccoli consumatori nei servizi di tutela. Ecco che cosa prevede nel dettaglio.

Bollette luce e gas: gli aumenti

Gli aumenti sono scattati dal primo gennaio. È quindi prevedibile vedere aumenti delle bollette luce e gas già a partire dal primo conto del nuovo anno. Per la fornitura di energia elettrica si prevede un rincaro del 5,3%. Per il gas, invece, si registrerà un +5%.

L’Autorità per l’energia fa anche i ‘conti in tasca’ alle famiglie italiane:

«Nel dettaglio, per l’elettricità la spesa (al lordo delle tasse) per la famiglia-tipo nell’anno compreso tra il 1° aprile 2017 e il 31 marzo 2018 è di circa 535 euro, con un aumento del +7,5% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1° aprile 2016 – 31 marzo 2017) corrispondente ad un aumento di circa 37 euro l’anno. Nello stesso periodo la spesa della famiglia tipo per la bolletta del gas, sarà di circa 1.044 euro, con un rialzo del +2,1% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente, corrispondente ad un aumento di circa 22 euro l’anno».

Aumenti bollette luce e gas: le ragioni

È incredibile leggere poi le ragioni di tali aumenti. L’Autorità per l’energia parla genericamente, per l’elettricità, di incrementi dovuti ai prezzi all’ingrosso in crescita e dei costi per adeguatezza e sicurezza del sistema. Federconsumatori specifica meglio dove sta l’inghippo.

Per la luce, in realtà, andremo a pagare di più per:

  1. La dismissione delle centrali nucleari (ancora!)
  2. Le agevolazioni alle imprese energivore, ovvero a quelle ad alto consumo di energia (che producono metalli, vetro, plastica, per intenderci): qui l’aumento sarebbe il più sostanzioso, facendo registrare un +1,9%
  3. I regimi tariffari speciali per le ferrovie
  4. Incentivi alle fonti rinnovabili

Per il gas invece? Pare che d’inverno, chissà perché, il costo aumenti ormai in maniera “fisiologica”…

Le reazioni

Le associazioni dei consumatori reagiscono con energia ai rincari sulle bollette luce e gas nel 2018.

Per il Codacons, gli aumenti delle tariffe sono “del tutto sproporzionati”. Avranno infatti un effetto “elevatissimo sui nuclei familiari numerosi e sulle famiglie a reddito medio-basso”. Carlo Rienzi, presidente dell’associazione, dice la sua anche sulle ragioni che hanno portato alla stangata:

«I rincari sono determinati da fattori speculativi che nulla hanno a che vedere con i costi reali di approvvigionamento: basti pensare che alla base del rialzo del +5% del gas vi è la prevista maggiore domanda per i mesi invernali, mentre l’incremento del +5,3% per l’elettricità è causato, tra i vari fattori, anche dagli oneri per la sicurezza del sistema elettrico, che così vengono scaricati interamente sui consumatori».

Carlo De Masi, presidente Adiconsum, rincara la dose. E spiega che i rincari “sono del tutto ingiustificati, sia perché i consumatori italiani pagano l’energia più cara d’Europa, sia per via di oneri e accise impropri che andrebbero complessivamente rivisti”.

Emilio Viafora di Federconsumatori parla di “vere e proprie tasse occulte che si annidano all’interno delle bollette dell’energia elettrica e del gas”. In particolare, sul secondo punto, Viagora spiega che “l’aumento nel periodo invernale è un fatto consolidato, sul quale è giunto il momento di indagare meglio”.

Ma che fine hanno fatto le rinnovabili?

Un punto, in particolare, attira l‘attenzione. Il fatto cioè che gli aumenti nelle bollette luce e gas servirebbero anche per incentivare le energie rinnovabili. Anche se, ormai, il calo costante di investimenti nel settore è un fatto assodato nella legislatura che ci stiamo per lasciare alle spalle.

A luglio 2017, per esempio, Legambiente ci metteva in guardia su un emendamento Pd alla legge Europa 2017, approvato in parlamento, che poneva limiti per gli incentivi alle rinnovabili.

La sensazione era che, mentre a parole si lanciavano grandi obiettivi, nel concreto si facesse ben poco. E lo dimostrano anche i dati.

Il Consiglio Nazionale della Green Economy ha infatti certificato il rallentamento degli investimenti nelle rinnovabili. Che si sarebbero addirittura dimezzati nel giro di 4 anni: da 3,6 miliardi nel 2013 a 1,7 nel 2016. Non è andata meglio l’anno scorso: nei primi 8 mesi del 2017, la produzione di elettricità green è scesa del 5% rispetto allo stesso periodo precedente.

Anno nuovo, politiche vecchie

La Strategia Energetica Nazionale, approvata di recente, prevede in teoria di chiudere tutte le centrali a carbone entro il 2025 e di portare l’elettricità da fonti rinnovabili al 55% del totale entro il 2030. Tutto molto bello a parole, ma come dimostrato, spesso la strategia non si traduce in politiche concrete.

Ne abbiamo avuto numerosi esempi di recente. Nei mesi scorsi, infatti, il governo ha approvato nuovi investimenti alla raffineria Eni di Taranto. Così come ha dato l’ok alla costruzione di una centrale Snam a Sulmona, per la compressione del metano.

Allo stesso tempo, però, il governo blocca la centrale solare termodinamica di Gonnosfanàdiga, in Sardegna. Anche quest’ultimo progetto aveva dei problemi dal punto di vista ambientale (li sottolinea il Sole). Ma la direzione dell’esecutivo sembra improntata a politiche vecchie di due secoli: più energia da combustibili fossili (petrolio e gas) e meno da sole e vento.

Un paradosso sottolineato da Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club:

«Una vicenda simbolica. Il risultato è che un impianto tecnologico all’avanguardia non si farà. Poi magari nei convegni qualche ministro continuerà a parlare del talento e del know how italiano. E intanto il decreto sulle fonti rinnovabili non fotovoltaiche giace nei cassetti dello Sviluppo Economico da oltre un anno e tante imprese stanno pensando a emigrare»

 

fonte: https://www.ambientebio.it/ambiente/energia/bollette-luce-e-gas/

“Riprendiamoci l’Iva sulle Bollette” – Ci hanno truffato facendoci pagare l’ IVA sulle tasse nelle bollette di Energia elettrica e Gas. Ecco la petizione per chiedere il rimborso!

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“Riprendiamoci l’Iva sulle Bollette” – Ci hanno truffato facendoci pagare l’ IVA sulle tasse nelle bollette di Energia elettrica e Gas. Ecco la petizione per chiedere il rimborso!

 

Rimborso Iva sulle bollette, il 14 maggio è stata attivata su Change.org una raccolta firme per ottenere il rimborso della “tassa sulla tassa”. L’obiettivo della petizione è arrivare a 50mila firme e ne mancano soltanto 4.636.

Oltre 45.364 persone hanno aderito “Energia elettrica e Gas: riprendiamoci l’IVA pagata sulle tasse in bolletta” lanciata sulla piattaforma Change.org lo scorso 14 maggio.

L’obiettivo è quello di promuovere la Class Action che mira al recupero della “tassa sulle tasse” addebitate sulle bollette agli utenti.

Il Testo della Petizione

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite (la sentenza n°3671/97), stabilì  che “salvo deroga esplicita, un’imposta non costituisce mai base imponibile per un’altra”. Partendo da queste riflessioni e dallo studio del caso,un Giudice di Pace ha emanato così il suo decreto ingiuntivo contro l’Enel.

La nota azienda fornitrice dell’energia elettrica sarà pertanto costretta a rimborsare un cittadino che aveva fatto ricorso della somma di 103.78 euro, aggiungendo però anche gli interessi e le spese legali. Si tratta di otto bollette relative alla fornitura di gas e di dodici bollette per la fornitura dell’elettricità.

Andando ancora più a fondo della questione, bisogna precisare che l’imposta dell’IVA non può essere applicata su tutte le voci che compaiono in bolletta (quindi sull’importo totale), ma solo sui servizi di vendita e sui servizi di rete.

Tutti noi possiamo recuperare quanto ingiustamente addebitatoci nel corso degli anni, richiedendo la restituzione delle somme uniti in class action. Il precedente di uno serva da incoraggiamento per l’azione di tanti “uniti”. Basta proteggere i soliti noti a danno e sulla pelle dei nostri sacrifici. Facciamo in modo che la legge venga rispettata da tutti.

Rimborso Bollette: come aderire

Mancano ancora poche firme al raggiungimento dell’obiettivo. Per aderire andare sulla pagina Change.org e firmare la petizione.

Diamo l’addio all’Adriatico – Ecco come quelle bestie dei nostri politici lo hanno condannato a morte svendendolo alle Lobby !!

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Diamo l’addio all’Adriatico – Ecco come quelle bestie dei nostri politici lo hanno condannato a morte svendendolo alle Lobby !!

ADDIO ADRIATICO: SPECTRUM DA’ IL COLPO FINALE

di Gianni Lannes
E’ una condanna a morte decretata a tavolino, mentre tante gente se la spassa in riva al mare, nel cuore di un’altra estate anomala, e lacasta dei politicanti italidioti (abominevoli parassiti sociali) al servizio degli interessi stranieri vomita futilità. Comunque, sisprofonda in tutta fretta verso il disastro finale, però, con tutte le autorizzazioni previste in carta bollata dalla legalità mafiosa.

«Non è attività di ricerca»: in base a questa incredibile motivazione i giudici amministrativi regionali del Lazio hanno respinto l’istanza della Provincia di Teramo, di 7 Comuni della costa teramana e di altri 2 Comuni marchigiani contro il decreto di Via rilasciato in favore della compagnia norvegese Spectrum Geo Limited. Che quindi potrà cercare gas e petrolio in una zona che va dalle coste della Romagna fino al Salento, per poi vendersi i diritti a rubare gli idrocarburi alle solite multinazionali impresentabili come la Shell o la Total.

Si tratta di un’area vasta ben 29.910 chilometri quadrati, a cui vanno sommati altri 35 mila chilometri quadrati concessi dalla Croazia alla stessa società. E’ il totale che fa la somma: 64.910 chilometri quadrati vuole dire accaparrarsi tutto il mare Adriatico, con conseguenze ambientali incalcolabili sul fronte dell’inquinamento, della subsidenza e dell’erosione costiera. Notoriamente, le estrazioni di idrocarburi minano la stabilità del sottosuolo e possono provocare terremoti. Inoltre, hanno un grave impatto sulla fauna, soprattutto a danno dei sensibili cetacei.

L’autorizzazione a devastare l’Adriatico, definita “compatibilità ambientale”, è stata rilasciata dai ministri dell’Ambiente e dei Beni e attività culturali. I ministri Galletti e Franceschini (entrambi nati in Emilia Romagna), come hanno potuto dare il via libera, quando il mare Adriatico impiega un secolo per ripulire la sue acque superficiali?

L’attività è quella di prospezione descritta da due istanze presentate il 26 gennaio 2011 per altrettante aree dell’Adriatico, la d1 BP SP (per 13.700 chilometri quadrati, da Rimini a Termoli) e la d1 FP SP (per 16.210 chilometri quadrati, da Rodi Garganico a Santa Cesarea Terme) entrambe riperimetrate il 29 gennaio 2016. Gli enti locali contestavano la procedura seguita dai ministeri competenti e che ha portato al decreto favorevole di Via, fino alla mancata valutazione ambientale strategica (VAS).
Dunque per il Tar, la Via è legittima, soprattutto perché non si tratta di attività di ricerca, ma di prospezione. Secondo il noto dizionario della lingua italiana Zingarelli, il termine “prospezione” vuol dire testualmente: «esplorazione del sottosuolo condotta con vari metodi e per molti scopi». La parola “esplorazione” significa alla lettera: «indagine diretta su cose o zone sconosciute». Vale a dire, inequivocabilmente, ricerca propedeutica all’estrazione di idrocarburi di pessima qualità (petrolio amaro). Allora, queimagistrati amministrativi non conoscono la lingua italiana. Ma quei togati come l’hanno avuto il posto fisso? O c’è di peggio dietro certe inqualificabili motivazioni per distruggere l’Italia?

Il presidente della Spectrum, Rune Eng, conferma che i dati finora raccolti «Indicano una grande potenzialità della parte croata dell’Adriatico», ma invita alla prudenza: «È ancora troppo presto per parlare delle quantità ma l’Adriatico orientale è senza dubbio molto attraente per le corporations internazionali dato che il mare non è molto profondo, fatto che riduce notevolmente il costo delle piattaforme per l’estrazione, in paragone ad altre parti del mondo, come in Africa o in Brasile».

I giacimenti di petrolio e di gas, sia pure di pessima qualità, fanno gola ad una ventina di multinazionali petrolifere che hanno già acquistato dalla Spectrum  la documentazione raccolta.

La Croazia pubblicato un primo bando per le concessioni gasiere e petrolifere. Una procedura forse un po’ troppo “svelta” rispetto alle normative che l’Unione europea ha approvato dopo il disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. Infatti il 21 maggio 2013, il Parlamento europeo ha approvato un rapporto che chiede nuovi standard di sicurezza nelle operazioni offshore di petrolio e gas e prevede norme che obbligano le aziende a provare la loro capacità di coprire i danni potenziali e dalle maree nere derivanti dalle loro attività e a presentare una relazione sui possibili pericoli e soluzioni, prima che le operazioni possano cominciare. Ma Ivan Vrdoljak, ministro dell’Economia croato nel 2014 ha dichiarato: «Sembra che la Croazia possa essere uno dei pochi Paesi europei che possiedono molte più risorse di gas e petrolio del loro fabbisogno e potrebbe, entro la fine di questo decennio, trovarsi nella posizione di una piccola Norvegia, diventando uno snodo energetico dell’intera regione». Secondo Vecernji list l’operazione porterebbe nelle casse della Croazia fino a 1 miliardo e 300 milioni di euro in 4 anni.

Il 25 novembre 2013, l’eurodeputato Andrea Zanoni ha  presentato un’interrogazione alla Commissione europea per chiedere indagini sulle ricerche di idrocarburi che la Spectrum sta conducendo lungo le coste croate in Adriatico, denunciando «La pericolosità dei metodi impiegati, con l’emissione ogni dieci secondi di un muro di onde sonore di 240, 260 decibel che rappresentano una fonte di inquinamento acustico subacqueo con possibili effetti negativi sul prezioso ecosistema marino».

Mentre dal lato italiano dell’Adriatico la contrarietà a prospezioni e trivellazioni offshore di petrolio e gas si fa sempre più forte, la Croazia, ultima entrata nell’Unione europea, punta molto sullo sfruttamento dei giacimenti che ci sarebbero davanti alle sue coste dove è tornata la foca monaca. Oggi il ministro dell’economia della Croazia, Ivan Vrdoljak, ha invitato i giornalisti sulla Seabird Northern Explorer, la nave della compagnia norvegese Spectrum, che dallo scorso settembre sta svolgendo per il governo di Zagabria l’esplorazione delle i risorse petrolifere offshore, ed ha confermato che «Ci sono forti e concreti indizi che nel sottofondo marino della parte croata dell’Adriatico potrebbero esserci ingenti risorse ancora non scoperte di petrolio e di gas».

La “Multi-Client 2D seismic acquisition survey offshore Croatia” della Spectrum  copre la maggior parte dell’off-shore croato  con una griglia 5 km x 5 km. L’indagine si collega a dati sismici dell’Adriatico italiano rielaborati da Spectrum, fornendo così una  valutazione a livello di bacino e «Confronti con analoghi campi di produzione di petrolio e gas nel vicino Adriatico italiano Adriatico – dice la società norvegese – l’acquisizione sismica iniziata nel settembre 2013 e si è conclusa il 19 gennaio 2014. Prodotti i finali saranno disponibili dall’aprile 2014».

Il presidente della Spectrum, Rune Eng, conferma che i dati finora raccolti «Indicano una grande potenzialità della parte croata dell’Adriatico», ma invita alla prudenza: «È ancora troppo presto per parlare delle quantità ma l’Adriatico orientale è senza dubbio molto attraente per le corporations internazionali dato che il mare non è molto profondo, fatto che riduce notevolmente il costo delle piattaforme per l’estrazione, in paragone ad altre parti del mondo, come in Africa o in Brasile».

I dati raccolti dai norvegesi dimostrerebbero quello che gli ambientalisti italiani e croati temono: «L’esistenza di giacimenti di petrolio e di gas» che fanno già gola ad una ventina di multinazionali petrolifere che hanno già acquistato dalla Spectrum la documentazione raccolta, cosa che non disturba Vrdoljak, che anzi ha detto che «Numeri più precisi sulle quantità delle risorse si sapranno dopo un’analisi dettagliata dei dati e un ulteriore ciclo di esplorazioni» e intanto ha annunciato che la Croazia pubblicherà già ad aprile un primo bando per le concessioni gasiere e petrolifere. Una procedura forse un po’ troppo “svelta” rispetto alle normative che l’Unione europea ha approvato dopo il disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. Infatti, il 21 maggio 2013, il Parlamento europeo ha approvato un rapporto che chiede nuovi standard di sicurezza nelle operazioni offshore di petrolio e gas e prevede norme che obbligano le aziende a provare la loro capacità di coprire i danni potenziali e dalle maree nere derivanti dalle loro attività e a presentare una relazione sui possibili pericoli e soluzioni, prima che le operazioni possano cominciare. Ma Vrdoljak tira dritto: «Sembra che la Croazia possa essere uno dei pochi Paesi europei che possiedono molte più risorse di gas e petrolio del loro fabbisogno e potrebbe, entro la fine di questo decennio, trovarsi nella posizione di una piccola Norvegia, diventando uno snodo energetico dell’intera regione». Secondo Vecernji list l’operazione porterebbe nelle casse della Croazia fino a 1 miliardo e 300 milioni di euro in 4 anni.

Attualmente esistono 107 piattaforme offshore dedicate all’estrazione di gas naturale, che sono ubicate per la quasi totalità nel mare Adriatico. In particolare 68 sono operative nel Nord Adriatico (costa romagnola), e 33 in Centro Adriatico.  Proprio  nel  settore petrolifero, attualmente ci sono oltre 12.290 kmq nell’Adriatico centro meridionale italiano, interessati da permessi di ricerca, istanze di coltivazione o per nuove attività  di esplorazione che si aggiungono alle 8 piattaforme già attive.

Il 25 novembre 2013, l’eurodeputato Andrea Zanoni ha  presentato un’interrogazione alla Commissione europea per chiedere indagini sulle ricerche di idrocarburi che la Spectrum sta conducendo lungo le coste croate in Adriatico, denunciando «La pericolosità dei metodi impiegati, con l’emissione ogni dieci secondi di un muro di onde sonore di 240, 260 decibel che rappresentano una fonte di inquinamento acustico subacqueo con possibili effetti negativi sul prezioso ecosistema marino».

I burocrati dell’Ue ha risposto il 23 luglio 2014: «La Commissione è a conoscenza delle attività di ricerca subacquea menzionate dall’onorevole deputato. Gli operatori devono rispettare le disposizioni delle direttive Uccelli selvatici(1) e Habitat(2), sotto la responsabilità dell’autorità competente croata. In particolare, gli Stati membri devono adottare provvedimenti che vietino di perturbare deliberatamente le specie marine rigorosamente tutelate come i cetacei e le tartarughe marine, in conformità all’articolo 12, paragrafo 1, lettera b), della direttiva Habitat. Tra gli elementi da tenere in considerazione ai fini del rilascio dei permessi vanno annoverati anche gli effetti prodotti sugli ecosistemi marini e sugli habitat vulnerabili, e ciò nel rispetto del protocollo offshore della Convenzione di Barcellona per la protezione dell’ambiente marino e del litorale del Mediterraneo, alla quale l’UE ha aderito nel 2012. La Commissione è attualmente impegnata a verificare se tutti gli obblighi sono stati rispettati ed è in attesa che le autorità croate competenti le forniscano chiarimenti sul progetto in questione. Inoltre, la direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino(3) fa obbligo agli Stati membri di elaborare strategie per l’ambiente marino finalizzate al conseguimento di un buono stato ecologico delle rispettive acque entro il 2020. L’inquinamento acustico subacqueo costituisce uno dei principali problemi da affrontare. I Direttori delle Acque degli Stati membri hanno approvato recentemente un documento, di prossima pubblicazione, contenente delle linee guida per il monitoraggio dell’inquinamento acustico subacqueo».

Dopo due anni le autorità governative croate non hanno ancora fornito delucidazioni, mentre si moltiplicano i rischi e l’insensatezza della nuova corsa all’oro nero. Secondo informazioni riportate dal Vecernji list di Zagabria, ci sarebbe la possibilità di attivare circa venti centri estrattivi su piattaforma. Ad oggi le riserve certe sotto tutto il mare italiano sono di appena 9,7 milioni di tonnellate e nei fondali di fronte le coste di M arche, Abruzzo e Puglia, mentre si stima siano presenti 5,4 milioni di tonnellate di greggio nelle acqua prospicienti la Croazia.

 

riferimenti:

http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/428

http://sinva.ancitel.it/mapviewer/index.html?collection=http://sinva.ancitel.it/WMC/Collection/VA/68ED4BFC-9C14-C14E-B8ED-7522801F106A

http://unmig.mise.gov.it/dgsaie/istanze/elenco.asp?tipo=PPM&ord=A&numerofasi=4

http://unmig.mise.gov.it/dgsaie/istanze/dettaglio.asp?cod=405&numerofasi=4

http://unmig.mise.gov.it/unmig/buig/60-1/60-1.pdf

http://www.spectrumgeo.com/wp-content/uploads/Spectrum-SDX-Adriatic-New-Life-July-2012.pdf

http://www.spectrumgeo.com/wp-content/uploads/2011-06-16-Adriatic-Sea-Reprocessing-Jun-20111.pdf

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/pubblicazioni/buigmare2015.pdf

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-%2F%2FEP%2F%2FTEXT%2BWQ%2BE-2013-013366%2B0%2BDOC%2BXML%2BV0%2F%2FIT&language=IT

http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=E-2013-013366&language=IT

http://www.jutarnji.hr/vijesti/hrvatska/raskrinkan-sadrzaj-tajnog-ugovora-bivsi-ministar-gospodarstva-vrdoljak-norvezanima-dao-monopol-na-jadran-i-kopno-od-cak-25-godina/29791/

http://republika.eu/novost/16612/dok-se-vrdoljak-pravda-stern-tvrdi-da-je-vrdoljak-izbjegao-natjecaj-i-da-je-to-pitanje-nacionalne-sigurnosti-dorh-za-sada-suti

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/08/addio-adriatico-lassalto-delle.html 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=petrolio

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=idrocarburi 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/08/italia-lo-stato-svende-i-mari-alle.html 

fonte:

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2016/07/addio-adriatico-la-spectrum-da-il-colpo.html

Ci spennano e ci pigliano pure per i fondelli: Ad Aprile diminuisce il prezzo del gas e aumenta quello dalla luce perchè? Perchè i condizionatori vanno a corrente! Poi puntualmente in autunno diminuirà il prezzo della luce e aumenterà quello del gas, perchè ci dobbiamo riscaldare…!!

gas

 

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Ci spennano e ci pigliano pure per i fondelli: Ad Aprile diminuisce il prezzo del gas e aumenta quello dalla luce perchè? Perchè i condizionatori vanno a corrente! Poi puntualmente in autunno diminuirà il prezzo della luce e aumenterà quello del gas, perchè ci dobbiamo riscaldare…!!

 

Da aprile bollette luce in aumento. In diminuzione il gas (quando non serve più)

Dal prossimo 1° aprile le bollette dell’elettricità subiranno un aumento del 2,9% (considerando una famiglia tipo) mentre quelle del gas diminuiranno del 2,7%. È quanto prevede l’aggiornamento delle condizioni economiche di riferimento per le famiglie e i piccoli consumatori dell’Autorità per l’energia elettrica ed il gas. Il rialzo del prezzo dell’energia elettrica è principalmente determinato dall’aumento dei costi di approvvigionamento mentre la diminuzione nel gas è legata alla riduzione di diverse componenti. La componente, ad esempio, ‘materia prima’ registra un leggero calo, con quotazioni del gas nei mercati all’ingrosso attese in limitata diminuzione nel prossimo trimestre; in riduzione poi la componente relativa al servizio di trasporto e leggermente anche quella a copertura delle attività connesse all’approvvigionamento. In marcata riduzione anche la componente a copertura del meccanismo di rinegoziazione dei contratti pluriennali (il sistema che ha favorito la riduzione dei prezzi all’ingrosso del gas), finalmente azzerata per la conclusione dello stesso meccanismo.

Unc: “Sui bilanci delle famiglie inciderà solo l’aumento dell’elettricità”

“Una brutta notizia, considerato che da aprile a luglio nessuno potrà usufruire della riduzione del prezzo del gas, essendo i riscaldamenti spenti. In concreto, quindi, sui bilanci delle famiglie inciderà solo l’aumento dell’elettricità” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori.

Secondo lo studio dell’associazione, per una famiglia tipo significa pagare, su base annua (non, quindi, secondo l’anno scorrevole, ma dal 1° aprile 2017 al 1° aprile 2018), 14,80 euro in più per la sola luce.