Incredibile – Il Canada esporta in Sicilia grano duro pieno di glifosato e micotossine, ma poi non consente l’ingresso dei pomodorini di Sicilia perchè, secondo loro, non sarebbero abbastanza controllati!

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Incredibile – Il Canada esporta in Sicilia grano duro pieno di glifosato e micotossine, ma poi non consente l’ingresso dei pomodorini di Sicilia perchè, secondo loro, non sarebbero abbastanza controllati!

 

Per il comparto del pomodoro di Pachino Igp sembra davvero essere una stagione nefasta: prima la crisi dei prezzi, poi le false notizie dell’invasione di pomodorini dal Camerun, poi ancora le polemiche sulla partecipazione al Consorzio di tutela di realtà legate alla criminalità ed infine il recente incendio di una tra le principali aziende agricole della zona, la Fortunato

Ma tra tutte le disavventure la più incredibile è il blocco proclamato dal Canada.

La foto che vedete sopra è emblematica della follia del nostro tempo. Ecco il grano duro canadese che dovrebbe ‘maturare’ mentre nevica! Maturerà artificialmente, con il glifosato. E siccome è umido, svilupperà funghi e, quindi, micotossine.

Al cosiddetto oro rosso di Sicilia sarebbe infatti stato vietato l’ingresso in Canada per la presunta presenza di un insetto, la tuta absoluta, meglio conosciuta come minatrice fogliaria o tignola.

Non c’è alcuna evidenza della presenza dell’isetto, ma il Canda chiude le porte… Invece tutti noi sappiamo che glifosato e micotossine fanno tanto, ma proprio tanto bene alla nostra salute e siccome i gnani canadesi ne sono pieni, ne importiamo in grande quantità!

Leggi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

Intanto il caso è stato sollevato all’Ars dal Movimento 5 Stelle che, facendosi portavoce del malessere dei produttori locali, ha chiesto un intervento immediato alla Regione Sicilia.

“Gli agricoltori sono allo stremo, il presidente avvii una seria e decisiva interlocuzione con il Ministero dell’agricoltura per denunciare il Ceta, prima che lo stesso venga ratificato, oppure pressi il Governo affinché le autorità canadesi ritirino la circolare che vieta l’acquisto di prodotti agricoli siciliani”, ha denunciato la deputata regionale pentastellata Gianina Ciancio.

“Benché esistente nell’ambiente siciliano, l’insetto in questione – spiega Ciancio – è stato sottoposto a controlli appropriati attraverso il protocollo ‘system approachment’ condiviso tra Canada e Italia, che garantiscono l’assenza della tabula absoluta della raccolta fino all’imbarco in aereo.

Il Canada – continua – non accetta più il protocollo ‘system approachment’ in quanto il pomodoro siciliano si presenta con il gambo, senza il quale peraltro è impossibile commercializzarlo. Insomma una serie di paletti a nostro avviso assolutamente pretestuosi. Adesso è il momento di dare risposte ai nostri agricoltori”.

A rincarare la dose l’europarlamentare del M5S Ignazio Corrao, che da Bruxelles punta ancora una volta il dito sui trattati internazionali che penalizzerebbero la Sicilia e le sue produzioni d’eccellenza. “I carnefici degli agricoltori siciliani hanno nomi e cognomi: sono le donne e gli uomini dei partiti che hanno votato senza fiatare trattati come il Ceta, che sta distruggendo l’agroalimentare siciliano a favore delle importazioni dei prodotti canadesi. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: se dopo un anno dall’entrata in vigore del Ceta l’esportazione di prodotti agroalimentari ‘made in Italy’ è scesa del 4%, per i prodotti agricoli canadesi in Italia c’è stato un aumento del 23%. A rendere tutto ciò tragicomico – aggiunge Corrao – è il comportamento beffardo del Canada che blocca il pomodoro siciliano e ci invia tonnellate di grano tossico che non dà neanche ai suoi maiali. Un paradosso che sta provocando un grave danno ai produttori siciliani, che avevano persino concordato le tipologie di pomodoro da produrre per venire incontro alle richieste canadesi. In ballo ci sono commesse per milioni di euro e la tenuta di un settore già debole ed esposto alla concorrenza scorretta dei Paesi terzi. Ma non è solo un problema di trattati. Per via delle sanzioni – osserva Corrao – abbiamo praticamente lasciato al Marocco il mercato russo che era, ed è, in grande crescita e avrebbe rappresentato una grande opportunità per noi. Inoltre, il PSR e tutta la PAC in generale – conclude l’eurodeputato del M5S – in Sicilia sono stati fallimentari, non hanno mai davvero garantito prezzi giusti e un lavoro dignitoso agli agricoltori”.

La Coldiretti da parte sua ha ribadito che nelle spedizioni verso il Nord America vengono effettuati rigidissimi controlli in grado di eliminare la presenza dell’infestante; il presidente della Regione Nello Musumeci ha fatto invece sapere di aver in programma a breve una visita a Vittoria, nel cuore della produzione del pomodorino siciliano.

Finchè c’è guerra c’è speranza. Italia seconda al mondo per esportazioni di armi leggere ma sulla trasparenza siamo indietro anni luce

 

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Finchè c’è guerra c’è speranza. Italia seconda al mondo per esportazioni di armi leggere ma sulla trasparenza siamo indietro anni luce

L’Italia ripudia la guerra, recita l’articolo 11 della Costituzione. Sarà anche vero. Quel che è certo è che non ripudia la vendita di armi. L’importante, casomai, è non farlo troppo sapere. Ma niente paura: in fatto di trasparenza siamo indietro anni luce. L’ultimo campanello di allarme è stato lanciato a Ginevra dal rapporto annuale “Small Arms Survey”, che analizza il mercato globale delle “armi leggere”. Armi che – al di là del nome affabile – contano nel proprio annovero non solo pistole e fucili di piccola dimensione, ma anche fucili d’assalto, armi automatiche  e anche mitragliatori e lanciarazzi. Armi che l’Italia – in aperta contraddizione con la legge 185 del 1990 che regola l’esportazione di armi – vende anche a forze armate e di sicurezza di governi che violano sistematicamente i diritti umani. Ebbene, dal rapporto “Small Arms Survey” (che riporta i dati per il biennio 2013-14) emerge che l’Italia è, dopo gli Stati Uniti, il principale esportatore al mondo di “armi leggere”. Quasi un primato.

Per quanto riguarda, invece, la trasparenza non godiamo della stessa invidiabile posizione. Tutt’altro. Il “Barometro della trasparenza” all’interno del rapporto presenta infatti la classifica dei Paesi per chiarezza e esaustività dell’informazione sull’export di queste armi. E qui l’Italia è solo dodicesima, preceduta da Germania, Svizzera e Olanda (le tre ai primi posti), ma anche da Regno Unito e Francia e finanche da Serbia, Slovacchia e Romania. Il rapporto è stato presentato in questi giorni a Ginevra in occasione della Terza conferenza degli Stati membri sul Trattato del commercio di armi (Att). Conferenza alla quale tutti i paesi aderenti sono tenuti a inviare specifici rapporti sulle esportazioni di sistemi militari e in particolare sull’export di armi leggere.

Silenzio di tomba – “Il rapporto presentato dall’Italia è  tra i peggiori di tutti i paesi europei”, commenta Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa (OPAL) di Brescia. “Non solo non riporta i dati sui sistemi militari effettivamente esportati, ma solo quelli autorizzati, ma non indica né il valore né i paesi destinatari. Questa grave mancanza di informazioni – continua Beretta – è da attribuirsi all’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento (UAMA), incardinata presso il Ministero degli Esteri: non è giustificabile in base ad alcuna norma e squalifica l’Italia nei confronti degli altri Stati membri”. Insomma trasparenza ridotta all’osso, nonostante un fatturato che continua a crescere spaventosamente: nel 2014 le esportazioni di “armi comuni” valevano 514 milioni, nel 2015 circa 563, l’anno scorso hanno raggiunto  579 milioni. Vedremo ora se qualcosa cambierà in quanto a trasparenza dopo l’incontro di Ginevra.

Il passo in avanti – Una forte richiesta per il controllo delle esportazioni di armamento e anche per la piena trasparenza è arrivato due giorni fa anche dal Parlamento europeo che ha approvato ad ampia maggioranza (386 voti favorevoli, soprattutto del “gruppo progressista”, 107 contrari e 198 astensioni) una risoluzione che chiede, tra le altre cose, l’istituzione di un’autorità per il controllo delle armi sotto l’egida dell’Alto rappresentante per la politica estera, incarico oggi ricoperto da Federica Mogherini. Non solo: l’Europarlamento chiede anche la creazione di un meccanismo di sanzioni per gli Stati membri che non rispettano la Posizione comune e di migliorare l’elenco dei criteri relativi alle esportazioni di armi per obbligare gli Stati membri a considerare il rischio potenziale di corruzione nel Paese acquirente. Ma sopratutto chiede di aumentare la trasparenza in materia di comunicazione, fornendo informazioni in modo sistematico e tempestivo sulle licenze di esportazione e trasformando, entro la fine del 2018, la relazione annuale dell’Ue in una banca dati online consultabile. Cosa farà l’Italia? Finora in fatto di armi, per tutte le risoluzioni europee si è attesa la decisione del Consiglio cercando di “adattarle” il più possibile alla nostra legislazione. Nessuna intenzione di fare il primo passo. Come spesso diceva l’attuale presidente del Consiglio da ministro degli Esteri: “Qualora in sede Onu o Unione europea venisse assunta una tale decisione, l’Italia, ovviamente, si adeguerebbe immediatamente a prescrizioni e divieti”. Fino a quel momento gli affari di armi possono proseguire indisturbati.

fonte: http://www.lanotiziagiornale.it/finche-ce-guerra-ce-speranza-italia-seconda-al-mondo-per-esportazioni-di-armi-leggere-ma-sulla-trasparenza-siamo-indietro-anni-luce/

Incredibile – Il Canada esporta in Sicilia grano duro pieno di glifosato e micotossine, ma pretende uva da tavola siciliana supercontrollata!!

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Incredibile – Il Canada esporta in Sicilia grano duro pieno di glifosato e micotossine, ma pretende uva da tavola siciliana supercontrollata!!

 

I canadesi, che non si fanno alcun problema a rifilarci il grano duro zeppo di veleni, hanno preteso e ottenuto mille controlli sulla salubrità dell’uva Italia (che, detto per inciso, è una delle migliori uve da tavola del mondo!). Sono i paradossi di una Regione governata da politici dilettanti (non vogliamo pensare ad altre ipotesi…). E il bello è che l’assessore all’Agricoltura, Antonello Cracolici, si vanta pure di aver fatto controllare l’uva che verrà esportata. E sul grano duro mezzo avvelenato che arriva in Sicilia con le navi, assessore, nessun controllo? 

Simpatici, i canadesi: a noi ci spediscono il grano duro pieno di glifosato (un erbicida che danneggia la nostra salute) e di micotossine. Però hanno preteso controlli severissimi prima di ricevere l’uva da tavola siciliana che, detto per inciso, è una delle migliori del mondo. Loro a noi ci possono rifilare il loro grano duro di pessima qualità pieno di sostanze nocive; noi, invece, prima di esportare i nostri prodotti agricoli, dobbiamo sottostare a regole severissime, perché i canadesi alla loro salute ci tengono!

Il bello sapete qual è? Che quel concentrato di irragionevolezza e di sfascio totale rappresentato dall’assessorato regionale all’Agricoltura della Sicilia che non fa nulla per bloccare il grano duro canadese pieno di glifosato e micotossine che arriva sulle nostre tavole si è invece attivato per fare in modo che la salute dei canadesi sia ultra tutelata!

Sia chiaro che, quando parliamo dello sfascio dell’assessorato regionale all’Agricoltura non ci riferiamo al personale, che in massima parte è preparato; ci riferiamo alla politica e ai dirigenti generali che, invece di fare gli interessi della Sicilia, seguono le direttive della politica (e se non fanno quello che dice l’assessore di turno vengono mandati a casa: questa è la verità sulla legge Bassanini che avrebbe dovuto ‘separare’ politica e burocrazia: legge che ha invece ‘consegnato’ l’alta burocrazia alla politica!

Detto questo, tornando all’uva da tavola siciliana che tornerà ad essere esportata in Canada, diciamo subito che la storia che vi stiamo raccontando dimostra, ancora una volta, che la Regione siciliana è amministrata da nessuno.

“Siamo nelle mani di una massa di incompetenti”, ha detto Cosimo Gioia a proposito della crisi del grano duro: e i fatti, ancora una volta, gli danno ragione.

(Cosimo Gioia, per la cronaca, oltre ad essere un bravo imprenditore agricolo, è stato dirigente generale del dipartimento Agricoltura della regione ai tempi del Governo di Raffaele Lombardo: ed è stato messo alla porta perché ha provato a difendere il grano duro siciliano dalle schifezze cerealicole che arrivano dall’estero. Sacrificato dagli ‘ascari’).

La vicenda dell’uva da tavola siciliana è emblematica. Leggiamo assieme un comunicato stampa diramato qualche giorno fa dall’attuale assessore region ale all’Agricoltura, Antonello Cracolici:

“Dopo 5 anni di blocco riparte oggi da Mazzarrone l’esportazione di uva Italia in Canada con il primo carico da 20 tonnellate.”

Mazzarrone, importante centro agricolo del Catanese, è un’area nella quale si produce uva Italia di elevata qualità. L’altra area della Sicilia dove si produce uva Italia di prim’ordine è Canicattì e il suo circondario, in provincia di Agrigento (e anche alcune zone del Nisseno).

“Gli operatori del Servizio Fitosanitario (della Regione siciliana ndr) – prosegue il comunicato dell’assessore Cracolici – hanno applicato il protocollo dei controlli sul prodotto siciliano recentemente riconosciuto dalle autorità canadesi. Nel 2007, prima del blocco delle esportazioni, l’uva da tavola siciliana diretta in Canada superava le 700 tonnellate all’anno”.

Poi – a quanto si può dedurre – l’export siciliano di uva Italia verso il Canada è stato bloccato. Motivo: i canadesi hanno voluto fare chiarezza sulla salubrità dell’uva da tavola (in particolare, sull’uva Italia) prodotta in Sicilia.

“La merce – prosegue il comunicato – è stata sottoposta ad un esame integrato con le verifiche di qualità adottate dalle aziende produttrici, sotto la supervisione del Servizio Fitosanitario regionale che sta lavorando anche all’applicazione di un protocollo sanitario per avviare l’esportazione in Canada di albicocche, ciliegie, pesche, susine e kiwi. Le procedure di controllo sui prodotti concordate con i Paesi importatori sono già state applicate con successo anche per l’arancia rossa diretta in Giappone e in Cina. Il Servizio Fitosanitario regionale ha un ruolo strategico per favorire l’export dei prodotti siciliani nel mondo perché ha tra le sue funzioni anche quella di armonizzare le disposizioni sui controlli sanitari dei prodotti tra paesi importatori ed esportatori”.

Come potete notare, la Regione siciliana è dotata di un Servizio Fitosanitario che è perfettamente in grado di valutare se un prodotto agricolo – in questo caso l’uva Italia – può essere esportato perché privo di residui di pesticidi dannosi per la salute umana.

La cosa assurda è che questo Servizio Fitosanitario della Regione funziona per i prodotti agricoli siciliani che debbono essere esportati, ma non funziona per controllare i prodotti agricoli che arrivano in Sicilia dal Canada, dal Nord Africa, dal Sud Africa, dall’Asia, dalla Cina e via continuando.

Questo Servizio Fitosanitario della Regione non si occupa di controllare i prodotti agricoli che arrivano in Sicilia dal resto del mondo non per responsabilità di chi vi lavora (cioè del personale), ma perché la politica siciliana non ha interesse a tutelare la salute dei siciliani. E infatti nella nostra Isola arrivano le schifezze da mezzo mondo.

Il caso del grano duro che arriva dal Canada pieno di glifosato e di micotossine è eclatante, visto che queste sostanze dannosissime per la nostra salute (e responsabili, a lungo andare, di malattie gravi) finiscono sotto forma di pasta, pane, pizze, semola, farine, biscotti, dolci e via continuando sulle nostre tavole.

Ma c’è la frutta estiva che arriva dall’Africa (Dio solo sa che pesticidi usano le multinazionali che si sono impossessate dei terreni dell’Africa, usufruendo di un costo del lavoro irrisorio rispetto ai costi del lavoro in agricoltura del nostro Paese); c’è l’ortofrutta cinese e asiatica (non vi raccontiamo cosa combinano i cinesi con la passata di pomodoro, perché sennò smettereste di utilizzare passata di pomodoro acquistata nei supermercati per i prossimi trent’anni…).

Questi prodotti agricoli che arrivano in Sicilia non solo sono senza controlli, non solo mettono a repentaglio la nostra salute, ma ammazzano la nostra agricoltura: succede con il grano duro siciliano (quest’anno il prezzo di questo prodotto è precipitato a 14 centesimi al chilogrammo: tenete conto che, per riprendere le spese gli agricoltori siciliani e, in generale, del Sud Italia, dovrebbero vendere un chilogramnmo di grano duro 24 centesimi); succede con gli ortaggi; succede con la frutta.

Una vergogna avallata dall’Unione Europea dell’Euro e da un dannosissimo Parlamento Europeo dal quale, per protesta la Sicilia – se fosse una Regione seria – dovrebbe ritirare la delegazione parlamentare. Unione Europea dell’Euro e Parlamento Europeo stanno distruggendo l’agricoltura del Sud Italia e, in particolare, l’agricoltura siciliana.

Aiutati – per ciò che riguarda la Sicilia – dall’attuale Governo della Regione: in particolare, dall’assessorato all’Agricoltura che tutela la salute dei canadesi e non fa nulla per tutelare la salute dei Siciliani!

Ultima ‘chicca’. Dovete sapere, cari lettori di Time Sicilia, che i produttori di uva Italia di Canicattì e di Mazzarrone (e di altri piccoli centri della nostra Isola) sono tra i più bravi al mondo. Forse non esageriamo a definirli i più bravi del mondo. E sapete perché? Perché, da sempre, utilizzano in modo rigoroso e scientifico i pesticidi.

L’uva da tavola biologica, senza pesticidi, è un sogno. Ammesso che si possa produrre, costerebbe una barca di soldi. Per l’uva da tavola, piaccia o no, bisogna utilizzare i pesticidi. Ma bisogna saperli utilizzare. Facendo in modo che non rimangano residui dannosi per la salute umana. E in questo gli agricoltori di Canicattì, di Mazzarrone e centri vicini sono bravissimi. Non a caso l’uva Italia di questi centri della Sicilia si esporta in mezzo mondo.

Sapete qual è il paradosso? Che, a parte nei centri di produzione, trovare l’uva Italia di Canicattì e Mazzarrone in Sicilia è difficile. Se non ci credete, fatevi un giro per i supermercati. Troverete – questo è proprio il periodo dell’uva da tavola – altre uve. Ma difficilmente troverete quella di Canicattì e Mazzarrone.

E allora che uva da tavola mangiano, in tanti casi, i Siciliani? Qui arriva il bello.

L’uva da tavola coltivata nel Nord Africa (Egitto, Tunisia, Marocco) – guarda che caso! – matura nel periodo in cui matura quella siciliana.

Provate a leggere da dove arriva l’uva da tavola nei supermercati: nella stragrande maggioranza dei casi non c’è alcuna informazione. Perché le multinazionali sono contrarie alla ‘tracciabilità’ (l’indicazione di provenienza di un prodotto agricolo e informazioni sulle tecniche agronomiche e sulle metodologie seguite per conservare i prodotti).

Quindi troverete uva da tavola senza alcuna indicazione sulla provenienza. Arriva dal Nord Africa? Com’è stata coltivata? Che pesticidi hanno utilizzato? Come è stata conservata?

Buon appetito!

 

fonte: http://timesicilia.it/canada-esporta-sicilia-grano-duro-pieno-glifosato-micotossine-pretende-uva-tavola-siciliana-supercontrollata/