Portogallo da record: l’energia verde supera il fabbisogno energetico …Ma evidentemente lì non hanno politici corrotti che scodinzolano intorno le lobby del petrolio in cambio di una mazzetta…!

 

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Portogallo da record: l’energia verde supera il fabbisogno energetico …Ma evidentemente lì non hanno politici corrotti che scodinzolano intorno le lobby del petrolio in cambio di una mazzetta…!

Prima i Paesi Scandivavi, poi la Scozia, ora il Portogallo. Ormai non apri più un giornale che trovi gli eclatanti successi di altri paesi con le rinnovabili…

E noi? Abbiamo il sole (e che sole), il mare, il vento, ma restiamo schiavi delle lobby del petrolio… Perché? …Io chiederei ai nostri politici…!

by Eles

 

Da DolceVita online:

Portogallo da record: l’energia verde supera il fabbisogno energetico

Le energie rinnovabili confermano il loro buon proposito di farsi sempre più spazio nella richiesta di fabbisogno.

Dopo i risultati annuali registrati dalla Scozia, è il Portogallo che si fa notare, portandosi a casa, nelmese di Marzo, un record di produzione di elettricità. I dati registrati dal National energy networks fanno trasparire come l’energia verde totale prodotta superi in media quella richiesta per lo stesso periodo dal Portogallo continentale (tolte quindi le Azzorre e Madera). Nello specifico sono stati generati da acqua e aria 4.812 gigawattora di elettricità, per una richiesta di 4.647 gigawattora, andando a coprire quindi il 103,6% del fabbisogno continentale.

Si tratta di dati medi, calcolati sulla mensilità, ma anche andando ad analizzare l’intervallo di variazione, evidenziando quindi i valori minimi e massimi registrati, la produzione è lodevole: il 7 marzo l’energia verde ha fornito l’86%, mentre il suo massimo  è stato segnato dopo poco, l’11 marzo, quando ha generato energia pari al 143% della richiesta.

Protagonista indiscussa è l’energia idroelettrica, che ha contribuito per il 55% del totale, mentre il vento ha contribuito per il 42% delle esigenze di consumo. Secondo ARPEN, l’associazione nazionale delle energie rinnovabili, questo risultato ha fatto risparmiare al Pianeta 1,8 milioni di tonnellate di CO2, e 21 milioni di euro di quote di emissione.

 fonte: http://www.dolcevitaonline.it/portogallo-da-record-lenergia-verde-supera-il-fabbisogno-energetico/

È italiana e si chiama Storage, la fantastica sedia fotovoltaica per produrre energia pulita anche in casa. Arreda, è ecologica e ti fa risparmiare tanti soldi…!

 

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È italiana e si chiama Storage, la fantastica sedia fotovoltaica per produrre energia pulita anche in casa. Arreda, è ecologica e ti fa risparmiare tanti soldi…!

 

SEDIA FOTOVOLTAICA PER PRODURRE ENERGIA PULITA ANCHE IN CASA

E’ ITALIANA LA SEDIA FOTOVOLTAICA CHE ARREDA E AL TEMPO STESSO PRODUCE ENERGIA SENZA L’INGOMBRO DEI CLASSICI PANNELLI SOLARI

Il fotovoltaico è sicuramente la tecnologia più matura per produrre energia pulita da fonti rinnovabili. E se fino a qualche anno fa gli unici impianti immaginabili erano quelli in copertura degli edifici o i cosiddetti parchi solari, ora la ricerca ha fatto passi da gigante, concentrandosi anche nelle mille opportunità offerte da qualsiasi superficie. La sfida per il futuro è sicuramente quella di riuscire a rivestire qualsiasi oggetto o elemento interno alle abitazioni con pellicole o celle solari trasparenti e flessibili, di modo da poter ricavare piccoli quantitativi di energia ma utili al funzionamento di dispositivi. Poco tempo fa avevamo parlato dell’innovativa carta da parati solare, sviluppata dall’Imperial College di Londra, un’innovazione ancora in fase prototipale, ora arriva la notizia di una sedia fotovoltaica.

Sedia fotovoltaica made in Italy

In questo caso si tratta di un prodotto già pronto per la commercializzazione e che è in cerca di finanziamenti tramite crowdfunding per sbarcare sul mercato. L’innovazione è tutta italiana ed è stata ideata e progettata da Ri-Ambientando, società di ricerca in ambito ambientale, e sviluppata dai tecnici di Sial, azienda bresciana specializzata in energie rinnovabili.

Storage: un accumulatore a batteria e pannelli solari da appendere al balcone

La sedia fotovoltaica è stata pensata come dispositivo per immagazzinare e utilizzare l’energia solare in ogni luogo, senza bisogno di ampi spazi a disposizione. Il prodotto si chiama Storage, un nome che anticipa la tecnologia caratterizzante: la sedia è infatti dotata di un proprio accumulatore a batterie al litio, collegato a dei pannelli fotovoltaici di dimensioni contenute, che possono essere appesi al balcone, così come si fa con le classiche fioriere.

Prelievo diretto o collegabile all’impianto elettrico

L’idea è quella di proporre una soluzione due-in-uno: un complemento d’arredo dal design estremamente moderno e completamente “Made in Italy”, dal design all’assemblaggio della componentistica e al tempo stesso un elettrodomestico che può fungere sia da punto di prelievo energetico diretto per le apparecchiature elettroniche di casa sia come collegamento all’impianto elettrico domestico, al pari di un gruppo UPS.

Alimentare televisore, illuminazione, pc o aspirapolvere

Quanta energia è in grado di produrre e accumulare la sedia fotovoltaica? Secondo gli ideatori, l’energia accumulata da Storage può essere sufficiente per far funzionare per due ore un televisore led/lcd, otto lampade a risparmio energetico e un computer portatile per un’ora e un’aspirapolvere da 800W per 15 minuti, senza incidere sul fabbisogno elettrico domestico.

Un’idea per chi non ha spazio per impianti fotovoltaici

L’obiettivo che si sono posti i nostri progettisti è stato quello di unire in un solo prodotto la funzionalità, sdoganando l’utilizzo dell’energia solare presso chi non ha un tetto di proprietà, e un appeal estetico in grado rendere fruibile l’oggetto anche quando non è utilizzato per il suo scopo principale –spiega Antonio Fischetto, direttore di Sial e ideatore della seduta hi-tech– La sedia Storage è infatti un prodotto collocabile su tutti i balconi, terrazzi e nei giardini, e che si integra piacevolmente tanto nel contesto domestico quanto negli spazi all’aperto. È stata infatti concepita in modo da essere dislocabile ovunque, per fare in modo che tutti possano risparmiare sul proprio fabbisogno energetico, grazie a energia rinnovabile.

Presto una sedia eolica

L’idea degli ingegneri è quella di andare oltre, continuando ad investigare le possibilità offerte dalla produzione di energia rinnovabile in chiave domestica. E stanno già lavorando a un altro modello di sedia, questa volta non fotovoltaica ma eolica, grazie a un generatore micro-eolico che verrà posizionato nello schienale.

Questo il video di presentazione del prodotto:

 

fonte: http://www.green.it/sedia-fotovoltaica-produrre-energia-pulita-anche-casa/

Il Litio – il “petrolio” del futuro: chi lo controllerà sarà il padrone del mondo

 

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Il Litio – il “petrolio” del futuro: chi lo controllerà sarà il padrone del mondo

 

ECCO IL “PETROLIO” DEL FUTURO: CHI LO CONTROLLERÀ AVRÀ IL MONDO

Cos’hanno in comune il Cile, l’Afghanistan, l’Australia e la Cina? Sono 4 delle nazioni in cuisi trovano le maggiori riserve di un metallo alcalino divenuto molto importante nel mondo moderno per l’utilizzo che se ne sta facendo, un minerale leggero, relativamente abbondante ed il cui prezzo è aumentato del 200% in Cina in un solo quadrimestre nel 2015 in concomitanza con una provvisoria scarsità di approvvigionamento. Questo minerale è il litio e non ne possiamo fare a meno.

In natura si trova sotto forma di brine – ovvero precipitati di soluzioni concentrate – e di minerali come carbonati, idrossidi e inosilicati (come lo Spodumene che arriva principalmente dall’Australia).

La sua produzione è aumentata del 4% su base annua a cominciare dal 2005 e più del 50% di questa risorsa viene consumata dai Paesi asiatici con in testa la Cina che ne è il più grande importatore e trasformatore.

Il litio infatti, grazie alle sue proprietà chimiche come l’elevato coefficiente di reattività elettrochimica, è il metallo utilizzato principalmente per la produzione di batterie ricaricabili. I nostri telefoni cellulari, laptop così come tutti gli utensili da lavoro che non usano l’alimentazione diretta dalla rete elettrica, usano delle batterie al litio. Non solo. I costruttori di autovetture lo utilizzano per le batterie delle auto elettriche e ibride e batterie ricaricabili al litio sono anche presenti in accumulatori di griglie elettriche di grandi dimensioni.

Il consumo globale di litio viene quindi assorbito per il 39% dai produttori di batterie, per il 30% dall’industria del vetro e della ceramica e per la restante fetta in vari settori come quello del trattamento dell’aria, produzione di polimeri o di grassi lubrificanti. Se andiamo ad analizzare meglio il dato sulle batterie scopriamo che queste vengono prodotte per il 25% per l’automotive e per il 19% per cellulari o smartphone; il 16% va a finire nei laptop mentre un altro 16% in biciclette elettriche, sempre più presenti sul mercato. Si calcola che il consumo globale di batterie di questo tipo sia aumentato del 23% l’anno nel periodo che va dal 2010 al 2015 passando dai 21 GWh (Gigawattora ovvero un miliardo di watt/ora) ai 60 GWh per un valore di mercato complessivo, comprendente le batterie ricaricabili e non, pari a 10,7 miliardi di dollari l’anno. Numeri certamente destinati a salire se non altro grazie al solo settore automobilistico che vede progressivamente aumentare la richiesta di vetture ibride o elettriche: +69% nel 2015.

Questo mercato in forte espansione attira investimenti, e gli investimenti aprono nuove frontiere di ricerca, ed ecco perché la Cina, che già detiene la maggior quota del mercato della sua manifattura, sta intraprendendo una vera e propria politica di accaparramento delle nuove fonti di approvvigionamento di minerali “tecnologici” come il litio. La Great Wall Motors, ad esempio, ha rilevato il 3,5% dell’australiana Pilbara Minerals che si occupa prevalentemente dell’estrazione di questo minerale divenuto prezioso ed ha intenzione di raddoppiarne la produzione nell’arco di un anno per far fronte alle maggiori richieste di mercato. Litio ma anche cobalto, altro elemento fondamentale per le batterie, e Pechino anche qui sta assumendo posizioni di forza in tutta la filiera produttiva, come riporta Il Sole 24 Ore in un articolo recente: la Gem, fornitore del gigante delle batterie Catl, ha sottoscritto un colossale contratto con Glencore che prevede la compera di un terzo della sua produzione totale di cobalto in Congo, uno dei maggiori Paesi produttori di questa risorsa, per un totale di 52.800 tonnellate, ovvero pari a più della metà di quanto estratto da tutte le miniere del mondo l’anno scorso.

Non solo litio e cobalto

La rivoluzione elettronica che stiamo vivendo, e che, secondo alcuni, sarà di portata storica almeno quanto quella industriale, sta conducendo allo sfruttamento di risorse minerarie un tempo considerate non economiche costituite, ad esempio, dalle Terre Rare (in inglese REERare Earth Elements). Questi elementi chimici, come il lantanio, cerio e neodimio sono fondamentali per l’industria tecnologica ed elettronica moderna e sono presenti in innumerevoli prodotti sia della nostra quotidianità – come schermi tv o hard drive di pc – sia di livello militare o altamente specializzato – come magneti, superconduttori, turbine, laser, sistemi di guida di missili e satelliti.

Da sottolineare che molto spesso la cosiddetta “tecnologia verde”, ovvero le già citate auto elettriche ma anche i pannelli fotovoltaici, è fortemente dipendente dalle Terre Rare e che la lavorazione di questi elementi, dall’estrazione sino al prodotto finito, consuma molta energia ed ha un forte impatto ambientale.

Anche qui la Cina la fa da padrone in quanto è l’unico Paese al mondo capace di controllarne tutta la filiera produttiva: ha infatti tra i più grandi giacimenti di questi minerali e fornisce il 97% del totale mondiale di questa risorsa, facendone praticamente un monopolio seguito, a larghissima distanza, dagli Stati Uniti.

Ecco perché l’Afghanistan, teatro di un sanguinoso e decennale conflitto, diventa particolarmente interessante da questo punto di vista.

Secondo l’Usgs, il prestigioso servizio geologico americano, nel suo sottosuolo ci sarebbero Terre Rare per un valore di circa 1000 miliardi di dollari. In un rilievo effettuato nel 2006, che ha anche individuato depositi stimati in 60 milioni di tonnellate di rame e 2,2 milioni di tonnellate di ferro, nel Paese lacerato dal conflitto coi Talebani ci sarebbero circa 1,4 milioni di tonnellate di Terre Rare come lantanio, neodimio e cerio. Per fare un esempio, nella sola provincia di Helmand, ben nota alla cronaca di guerra, nei depositi carbonatici di Khanneshin, si stima vi siano riserve per 89 miliardi di dollari.

“L’Afghanistan è un Paese che è molto, molto ricco di risorse minerarie” sostiene Jack Medlin geologo e program manager del progetto Us Geological Survey in Afghanistan “abbiamo identificato potenzialmente 24 depositi di livello mondiale”.

Ma anche qui non ci sono solo gli americani pronti a mettere le mani sul tesoro sotterraneo di quella terra martoriata, ci è arrivata ancora una volta la Cina che ha firmato, tramite la sua azienda di ricerca mineraria di Stato, la China Metallurgical Group, un contratto di sfruttamento trentennale del valore di 3 miliardi di dollari con il governo Afghano per l’estrazione di rame dai depositi di Mes Aynak.

L’economia mondiale sta quindi vivendo una rinnovata corsa alle risorse minerarie spinta dalle nuove tecnologie elettroniche e le frontiere di questa corsa arrivano sino all’Artico, che, a causa dei cambiamenti climatici, sta diventando sempre più accessibile alle attività industriali. Lo scioglimento dei ghiacci sta rendendo economicamente sfruttabile non solo il 13% del petrolio globale ed almeno un terzo del suo gas naturale, ma anche un controvalore di circa 1000 miliardi di dollari di oro, zinco, nichel e platino secondo quanto riporta l’Us Government Accountability Office.
Ecco perché le nazioni a ridosso del Circolo Polare Artico, come Russia, Canada, Usa e Norvegia, si stanno dando battaglia in merito alle questioni di sovranità sulla piattaforma continentale, ed ecco perché Mosca, come abbiamo già avuto modo di dire all’inizio di quest’anno, ha deciso di nazionalizzare le rotte commerciali del “Passaggio a Nord Est”.

Attenzione però che nemmeno queste sono illimitate. In un articolo comparso su Naturel’anno scorso, un ricercatore dell’Università del Delaware, Saleem Ali, avvisa che a questo ritmo di sfruttamento i minerali “tecnologici” non saranno sufficienti a far fronte alla richiesta dell’industria, nemmeno considerando l’apporto dato dal riciclo. Allo stesso tempo, come si legge sempre nello studio, la transizione verso una società “low carbon”, richiederà una sempre più vasta quantità di metalli e minerali per le tecnologie pulite ed i ricercatori evidenziano come non siamo equipaggiati per far fronte a questa richiesta addizionale di materie prime. Sempre la stessa ricerca evidenzia come l’idea che si possa utilizzare “qualcos’altro” per far fronte alle carenze di un determinato minerale o per evitare il suo alto costo di mercato, sia un mito da sfatare: ci sono infatti pochissime soluzioni alternative e per alcuni minerali – come per il rame dei cablaggi che è quasi insostituibile ad un prezzo commerciale accettabile – non ce ne sono affatto. Idem per le Terre Rare come il neodimio, iridio e terbio, preziosi non solo perché rari, appunto, ma anche perché assolutamente essenziali.

L’articolo Ecco il “petrolio” del futuro:
chi lo controllerà avrà il mondo
 proviene da Gli occhi della guerra.

tratto da: http://www.stopeuro.news/ecco-il-petrolio-del-futuro-chi-lo-controllera-avra-il-mondo/

Dopo carburanti, tabacchi e azzardo, ecco il nuovo “salvadanaio” dello Stato: l’energia elettrica – In 10 anni le bollette elettriche segnano un +15%, quasi tutto di tasse!

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Dopo carburanti, tabacchi e azzardo, ecco il nuovo “salvadanaio” dello Stato: l’energia elettrica – In 10 anni le bollette elettriche segnano un +15%, quasi tutto di tasse!

 

TARIFFE: IN 10 ANNI BOLLETTE ELETTRICHE RINCARATE DEL +15%, RECORD TASSE E ONERI DI SISTEMA!

 

RISPETTO AL 2008 FAMIGLIA MEDIA SPENDE OGGI +69,7 EURO ALL’ANNO PER LA LUCE E QUASI +30 EURO PER IL GAS

MA VOLANO IMPOSTE E ONERI: PER ELETTRICITA’ TASSAZIONE PASSA DAL 22,1% DEL 2008 AL 35,78% DEL 2018. PER GAS DA 37,7% A 42,5%

L’accusa di Codacons:

Mentre lo scorso 1 aprile sono scattati i ribassi di luce e gas, il Codacons diffonde uno studio che attesta come le tariffe energetiche siano fortemente cresciute in Italia negli ultimi 10 anni, a causa di un abnorme aumento della tassazione sulle bollette a carico delle famiglie.
Nel 2008 una famiglia tipo spendeva per l’elettricità 464 euro all’anno, mentre oggi la spesa media è pari a 533,73 euro, ossia +69,7 euro su base annua, con un incremento in 10 anni del +15% – spiega il Codacons – La bolletta media del gas passa invece da 1.012,2 euro del 2008 ai 1.042 euro di oggi, con un aggravio di spesa di circa +30 euro su base annua.
Ma ad impressionare è l’abnorme crescita della tassazione sulle bollette degli italiani: nel 2008 imposte e oneri di sistema pesavano per il 22,1% su ogni singola bolletta elettrica: oggi le stesse voci incidono per il 35,78%. Per il gas la crescita della pressione fiscale è stata più contenuta, ma resta a livelli elevatissimi: dal 37,7% del 2008 al 42,5% di oggi.
Sul banco degli imputati per il Codacons finiscono gli “Oneri di sistema”, voci che non hanno nulla a che vedere con i consumi elettrici e che contengono balzelli vari quali “oneri nucleari”, “agevolazioni per il settore ferroviario”, “enti locali che ospitano impianti nucleari”, “agevolazioni alle industrie energivore” ecc. Il loro peso in bolletta passa in 10 anni dall’8,2% al 22,44%.
Ecco di seguito il confronto elaborato dal Codacons sulle bollette luce e gas tra il 2008 e il 2018:

Spesa media annua a famiglia 2008 Spesa media annua a famiglia 2018 Differenza
Luce 464 euro 533,73 euro +69,73 euro
Gas 1.012,2 euro 1.042 euro +29,8 euro
% Imposte e oneri in bolletta 2008 % Imposte e oneri in bolletta 2018 Differenza
Luce 22,1% 35,78% +13,68%
Gas 37,7% 42,5% +4,8%
Spesa annua a famiglia per tasse e oneri in bolletta 2008 Spesa annua a famiglia per tasse e oneri in bolletta 2018 Differenza
Luce 102,5 euro 190,96 euro +88,46 euro
Gas 381,6 euro 442,85 euro +61,25 euro

Il fantastico tetto in cemento che assorbe energia solare e la trasforma in elettricità

 

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Il fantastico tetto in cemento che assorbe energia solare e la trasforma in elettricità

L’ETH DI ZURIGO STA REALIZZANDO UN PROTOTIPO DI CASA SMART E SOSTENIBILE, CHE AVRÀ UN TETTO IN CEMENTO CHE ASSORBE ENERGIA SOLARE E LA TRASFORMA IN ELETTRICITÀ

Flessibili, leggere ed eco-sostenibili. Saranno così le case del futuro, o perlomeno questa dovrebbe essere la direzione da seguire. Va in quest’ottica la ricerca dell’ETH di Zurigo, il più prestigioso istituto universitario politecnico della Svizzera e uno dei più importanti centri di ricerca al mondo. E’ qui che da diversi anni si stanno studiando materiali e sistemi costruttivi che potranno guidare l’evoluzione dell’edilizia in un’ottica di minore impatto ambientale e maggiore efficienza energetica. L’abitazione del futuro, che gli studiosi del Politecnico federale, stanno mettendo a punto, pezzo per pezzo, si chiama HiLo e verrà testata il prossimo anno nei laboratori NEST, di Dübendorf. L’ultimo tassello del prototipo è una copertura in cemento che assorbe energia solare trasformandola in elettricità.

Copertura multistrato in cemento che assorbe energia solare

Il prototipo in calcestruzzo è una struttura curva, ultra-sottile e autoportante. Come può un tetto in cemento generare energia? Grazie a un doppio strato: il primo accoglie un sistema isolante e le unità di riscaldamento e raffrescamento, mentre nel secondo, quello esterno, sono state installate delle celle fotovoltaiche a film sottile.

Il risultato dovrebbe essere quello di un’abitazione che riuscirà a produrre molta più energia di quanta ne consuma. Ad ogni modo, parlare di sostenibilità in edilizia non vuol dire soltanto sviluppare soluzioni che sfruttino le rinnovabili per la produzione energetica, ma anche pensare a sistemi flessibili e leggeri, di modo che si possano ridurre tutti i costi, anche quelli di trasporto, legati al cantiere.

Una rete di cavi che garantisce flessibilità

Il prototipo di tetto in cemento che assorbe energia solare, realizzato in sei mesi nel laboratorio robotizzato dell’ETH e già smontato per fare spazio ad esperimenti futuri, era alto 7.5 m con una superficie complessiva di 160 mq. Il calcestruzzo ha uno spessore medio di 5 cm che si riduce a 3 cm lungo i bordi del tetto, mentre raggiunge i 12 cm sulle superfici di supporto.

Per ottenere questa forma particolare sarebbe stato necessario, secondo la prassi consueta, utilizzare una struttura in legno o del legno schiumato fresco non riutilizzabile, mentre i ricercatori hanno scelto di installare una rete di cavi in acciaio che si estendono su una struttura di ripiano riutilizzabile. Questa rete di cavi serve per sostenere un tessuto di polimero che funziona anche come calza per il calcestruzzo.

Ridotto il quantitativo di materiale edile

Il nuovo metodo testato ha consentito sia di risparmiare molto sui materiali da costruzione sia di ottenere una soluzione molto più flessibile e adattabili a diversi tipi di design. E non solo: lasciando l’area sottostante al tetto completamente libera, si ha la possibilità di eseguire anche i lavori all’interno dei locali.

Struttura molto leggera

La rete è stata progettata per assumere la forma desiderata sotto il peso del calcestruzzo bagnato, grazie a un metodo di calcolo sviluppato dal team del professor Block Researcher in collaborazione con gli esperti in Digital Fabrication dello Swiss National Centre of Competence (NCCR). Gli algoritmi garantiscono che le forze siano distribuite correttamente tra i singoli cavi in acciaio e che il tetto possa avere il design che si vuole ottenere. La rete elettrica pesa solo 500 kg e il tessuto 300 kg, per un totale di soli 800 kg di materiale.

Non solo teoria…

“Abbiamo dimostrato che è possibile costruire una struttura in calcestruzzo sottile e complessa  utilizzando una una cassaforma leggera e flessibile- ha spiegato Block- che consente di evitare inutili sprechi di materiale. Avendo lavorato con partner dell’industria, abbiamo la certezza che il nostro metodo funzionerà per realizzare quello che sarà il nostro prototipo di abitazione sostenibile.”

Ecco il video di presentazione del prototipo di tetto ultra-leggero in cemento che assorbe energia solare:

QUI IL VIDEO

Bollette della luce sempre più utilizzate dallo Stato come sportelli bancomat per prelevare soldi dai consumatori. Su ogni singola bolletta gli italiani pagano il 32% di tasse e oneri e il 14,5% di servizi di rete!

 

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Bollette della luce sempre più utilizzate dallo Stato come sportelli bancomat per prelevare soldi dai consumatori. Su ogni singola bolletta gli italiani pagano il 32% di tasse e oneri e il 14,5% di servizi di rete!

L’Accusa di Codacons:

ENERGIA: SU OGNI BOLLETTA ELETTRICA ITALIANI PAGANO IL 32% DI ONERI E TASSE E IL 14,5% DI SERVIZI DI RETE
IN 6 ANNI SPESA ANNUA FAMIGLIE PER LUCE AUMENTATA DEL 14% (+68 EURO)

DA CENTRALI NUCLEARI A FERROVIE E CANONE RAI, BOLLETTE ELETTRICHE SEMPRE PIU’ UTILIZZATE COME BANCOMAT PER PRELEVARE SOLDI DAI CONSUMATORI

Bollette della luce sempre più utilizzate come sportelli bancomat per prelevare soldi dai consumatori. E’ la situazione paradossale che si verifica in Italia, dove la bolletta dell’energia si arricchisce sempre più di voci che nulla hanno a che vedere con i consumi elettrici. Lo denuncia oggi il Codacons, che nei prossimi giorni depositerà un ricorso al Tar della Lombardia contro la delibera dell’Arera che vorrebbe imporre un nuovo balzello agli italiani per recuperare gli oneri di sistema non versati dalle società che vendono energia.
La situazione attuale registrata in Italia ha dell’assurdo – spiega l’associazione – Su ogni singola bolletta elettrica, infatti, gli italiani pagano il 32% di tasse e oneri e il 14,5% di servizi di rete. Per quanto riguarda le imposte, sulle fatture recapitate alle famiglie pesano voci che poco o nulla hanno a che vedere con i consumi elettrici: i famosi oneri di sistema contengono balzelli quali “oneri nucleari”, “agevolazioni per il settore ferroviario”, “enti locali che ospitano impianti nucleari”, “agevolazioni alle industrie energivore”. Parte del gettito derivante da tali voci finisce direttamente nelle casse dello Stato, e la somma dei vari oneri di sistema pesa per il 19% su ogni singola bolletta pagata dai consumatori.
Discorso a parte merita il Canone Rai, che per decisione del Governo a partire dal 2016 viene riscosso ratealmente attraverso la bolletta elettrica.
Tra tariffe in aumento, balzelli e oneri vari, il costo medio annuo per la fornitura elettrica a carico di una famiglia tipo è passato dai 467 euro del 2012 ai 535 del 2018, con un incremento pari a +68 euro in 6 anni (+14,5%). Anche in considerazione dei forti rincari delle bollette subiti dai cittadini negli ultimi anni, il Codacons si opporrà al Tar a qualsiasi addebito degli oneri di sistema non versati dagli operatori dell’energia.

fonte: https://codacons.it/energia-bolletta-elettrica-italiani-pagano-32-oneri-tasse-145-servizi-rete/

Non è fantascienza – Ecco la torre solare da record che stanno costruendo in Australia.

 

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Non è fantascienza – Ecco la torre solare da record che stanno costruendo in Australia.

 

In Australia costruiranno una torre solare da record
Approvata la costruzione di Aurora, una torre solare nell’Australia meridionale che a regime produrrà 500 gigawattora di elettricità. Le rinnovabili segnano l’ennesimo record.
È solo di qualche settimana fa la notizia dell’entrata in funzione del sistema di accumulo agli ioni di litio più grande al mondo, realizzato con le batterie targate Tesla. Ora l’Australia Meridionale fa parlare di sé per un altro progetto, che farà registrare l’ennesimo record: la costruzione di una torre solare tra le più potenti al mondo. L’annuncio l’ha dato SolarReserve, l’azienda che occuperà della realizzazione del progetto. Una centrale solare termodinamica da 150 megawatt di potenza, che produrrà energia elettrica sufficiente a soddisfare la domanda di elettricità di 90mila famiglie.

La torre solare tra le più potenti al mondo

La centrale solare, chiamata Aurora, sorgerà a 30 chilometri da Port Augusta, e costerà 650 milioni di dollari australiani. Costituito da un’unica torre circondata da oltre 12mila eliostati (specchi solari in grado di seguire il percorso del sole), sarà in grado di fornire circa 500 gigawattora (GWh) di elettricità l’anno. Il sistema inoltre sarà in grado di accumulare, tramite sali fusi, 1.100 megawattora, garantendo energia elettrica durante le ore serali (per circa 8 ore dopo il tramonto).

“È fantastico che SolarReserve abbia ricevuto l’approvazione per portare avanti questo progetto che fornirà energia rinnovabile per la nostra linea ferroviaria, per gli ospedali, le scuole e gli altri importanti edifici governativi”, ha dichiarato in un comunicato il ministro per l’Energia dell’Australia Meridionale, Chris Picton.  Un investimento che “creerà un totale di circa 700 posti di lavoro”, ha sottolineato il ministro. “L’Australia Meridionale sta rapidamente diventando un centro globale per lo sviluppo delle energie rinnovabili con stoccaggio grazie ad una serie di altri progetti che verranno realizzati nei prossimi anni”.

Non si tratta di un progetto unico al mondo, nemmeno il più grande. In Israele è in costruzione quella considerata come la torre solare più alta al mondo: 250 metri, 50.600 eliostati, disposti su una superficie di 3 chilometri quadrati che fornirà elettricità a 130mila abitazioni. Mentre è la California a detenere il record: l’Ivanpah solar electric generating system ha una potenza di 392 megawatt, 173.500 eliostati e un’altezza della torre solare di 137 metri.

Anche l’Italia ha la sua torre solare

Si trova in provincia di Messina ed è stata realizzata dal Gruppo Magaldi, in collaborazione con l’ingegner Gennaro De Michele, l’Istituto di ricerche sulla combustione (Irc) del Cnr e il Dipartimento di ingegneria chimica, dei materiali e della produzione industriale dell’Università di Napoli Federico II. L’impianto vede la presenza di 700 eliostati che convogliano l’energia solare ad un singolo modulo della capacità di 2 MW. Si estende su una superficie totale di 2,25 ettari ed è in grado di produrre 500 KWh.

fonte: https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/australia-torre-solare-record

L’energia dalle onde potrebbe alimentare il mondo intero!

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L’energia dalle onde potrebbe alimentare il mondo intero!

Secondo molti esperti l’energia dalle onde potrebbe rappresentare la nuova frontiera delle energie rinnovabili. Occorre tempo ed investimenti ma l’energia che ne deriverebbe potrebbe soddisfare l’intera popolazione mondiale.

A forma di ciambella, di giganteschi serpenti, enormi palloni sommersi, i dispositivi in grado di generare energia dalle onde hanno “mille” forme diverse ma un fattore comune: sono in grado di trasformare l’energia cinetica del modo ondoso in energia elettrica. Una tecnologia ancora giovane ma con un potenziale in grado di soddisfare, secondo qualcuno,  il fabbisogno mondiale di energia.  Al largo dell’isola di Oahu nelle Hawaii, il Lifesaver sembra una sorta di ciambella di colore giallo che si muove seguendo il movimento delle onde; nonostante le sue sembianze il dispositivo è un concentrato di tecnologia, pieno di ingranaggi, cavi ed elettronica in grado di convertire il moto ondoso in energia.

Lifesaver (fonte: mdpi.com)

I dispositivi che generano energia dalle onde sono maturi?

Se l’energia eolica ha una laurea, l’energia dalle onde è ancora in prima elementare”. Con queste parole Luis Vega, direttore della Hawaii National Marine Renewable Energy Centre, esprime il grado di maturità del Lifesaver; ma se i risultati dovessero dare ragione a questa tecnologia ancora poco conosciuta e sfruttata, presto potremmo vedere schiere di dispositivi al largo delle nostre coste in grado di soddisfare il nostro fabbisogno energetico.  Attualmente non esiste il convertitore di moto ondoso perfetto, “esistono mille disegni diversi” afferma Reza Alam, ricercatore dell’University of California, Berkeley. “Non siamo ancora arrivati al punto in cui si è affermato un paradigma tecnologico dominante. Può darsi che non ce ne sia uno” aggiunge Ted Brekken, ricercatore della Oregon State University. Ogni “modello” ha un suo modo di produrre energia: il Lifesaver è basato su un generatore elettrico spinto dal movimento oscillante dei cavi che partono dal dispositivo e arrivano fino al fondo dell’oceano; il Pelamis wave power produce energia dalle onde grazie ad un sistema idraulico che si attiva grazie ai movimenti dei diversi segmenti di cui è composto; il CETO grazie al moto ondoso aziona una pompa che eroga acqua ad alta pressione che serve ad azionare una turbina idroelettrica in riva.
Non importa quale tecnologia venga utilizzata, ma una cosa è certa: l’energia dalle onde è una risorsa preziosa che potrebbe contribuire a ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili.

Pelamis wave power
I vantaggi ed ostacoli dell’energia prodotta dal moto ondoso

L’energia dalle onde presenta un vantaggio enorme rispetto all’energia solare o all’energia eolica: può essere sfruttata 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Le onde derivano indirettamente dal sole, la radiazione solare provoca un gradiente di pressione d’aria che origina vento che a sua volta, a contatto con la superficie del mare, produce le onde. Alam definisce l’energia dal moto ondoso come una “forma di energia solare molto densa”. Recenti studi dimostrano che ogni metro quadro di un  pannello solare riceve fra 0,2 e 0,3 kW di energia solare; ogni metro quadro di una pala eolica assorbe fra 2 e 3 kW. Ogni metro di costa della California potrebbe ricevere 30 kW di energia delle onde.
Negli Stati Uniti si stima che l’energia dal moto ondoso potrebbe produrre fino a 1.170 TWh all’anno, un terzo del fabbisogno energetico del Paese; è per questo che il DOE, Department of Energy, continua a stanziare fondi per spingere la ricerca su questa fonte di energia ancora poco sfruttata.
Nonostante il suo potenziale, l’energia dal moto ondoso presenta non poche difficoltà da un punto di vista tecnico. L’ambiente marino è un “territorio ostile”, vento, acqua salata ed onde violenti possono mettere a dura prova anche i sistemi più robusti. Anche solo per testare nuovi dispositivi è necessario l’utilizzo di navi ed apparecchiature subacquee che fanno lievitare il costo delle tecnologia. Probabilmente occorrerà ancora un decennio per avere convertitori di energia dalle onde efficienti ed economicamente sostenibili. Dobbiamo continuare ad investire nella ricerca se vogliamo porre fine all’utilizzo dei combustibili fossili.

 

 

fonte: http://www.green.it/l-energia-dalle-onde-alimentare-mondo-intero/

 

Produrre energia pulita ed a basso costo dalle condutture idriche cittadine? Si può! Ma è una di quelle tecnologie che alle Lobby non piace…!

 

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Produrre energia pulita ed a basso costo dalle condutture idriche cittadine? Si può! Ma è una di quelle tecnologie che alle Lobby non piace…!

 

Produrre energia pulita ed a basso costo dalle condutture idriche cittadine? Si può! Ma è una di quelle tecnologie che alle Lobby non piace…!

Energia gratuita: ormai è realtà, ma in Italia nessuno ne parla. Ecco come produrla!

Le condutture comunali delle grandi città trasportano enormi quantità di acqua. Perché allora non sfruttare questo flusso per produrre energia gratuita?

Le condutture comunali delle grandi città trasportano ogni giorno enormi quantità di acqua. Perché allora non sfruttare il costante flusso che attraversa queste infrastrutture urbane per produrre energia pulita?

L’idea, di certo non nuova, è stata messa in pratica nella città di Portland, nell’Oregon, dalla Lucid Energy. La società ha realizzato delle turbine di mini idroelettrico perfettamente integrabili alle condutture idriche cittadine. Per poter produrre energia pulita LucidPipe Power System, questo il nome del sistema, rimpiazza alcuni tratti esistenti della tubatura tradizionale alimentata a gravità.

Quando l’acqua vi scorre attraverso fa ruotare la turbina ad asse verticale inserita centralmente, che a sua volta è collegata ad un generatore elettrico all’esterno del condotto. Gli ingegneri che hanno ideato il progetto spiegano come le mini turbine idroelettriche riescano a svolgere il loro lavoro senza diminuire in maniera significativa la portata dell’acqua, e senza quindi interferire con l’efficienza della pipeline.
Il sistema installato a Portland, diverse turbine in serie per una potenza complessiva di 200 kW, è stato finanziato privatamente dalla Harbourton Alternative Energy, e la sua installazione è stata completata proprio in questi mesi.
Attualmente il progetto sta testando l’affidabilità e l’efficienza di questo speciale impianto di mini idroelettrico, verificando anche che i sensori e il sistema di controllo intelligente funzionino correttamente.
QUI il video
Il passo successivo sarà quindi quello di iniziare la produzione di energia pulita a piena capacità entro marzo. Una volta a regime la LucidPipe dovrebbe produrre una media di 1.100 MWh l’anno, una quantità sufficiente per alimentare circa 150 abitazioni.
Non si tratta di una prima assoluta, dal momento che la società lo aveva già testato nel 2012 a Riverside, in California dove ancora oggi l’impianto pilota rifornisce la rete comunale con 20 MWh, ma se il progetto dovesse mantenere le promesse iniziali, Lucid Energy ha già in mente di esportare la best practies in tutti gli USA.
fonte: http://curiosity2017.blogspot.it/2017/04/produrre-energia-pulita-ed-basso-costo.html

Smog, quando il fotovoltaico è “oscurato” dall’inquinamento atmosferico.

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Smog, quando il fotovoltaico è “oscurato” dall’inquinamento atmosferico.

Una ricerca della Princeton University ha stimato che le particelle “sporche” presenti nell’aria (aerosol: nitrati, solfati, particolato carbonioso eccetera) possono ridurre fino al 35% la generazione elettrica massima potenziale dei moduli solari. Lo studio in sintesi.

Accumuli di polvere e sporcizia, tempeste di sabbia, smog: diversi fattori contribuiscono a peggiorare il rendimento dei pannelli fotovoltaici in diverse aree del pianeta, soprattutto quelle più aride e inquinate, diminuendo l’irraggiamento solare che arriva sulla superficie dei moduli (effetto soiling).

Uno studio della Princeton University, Reduction of solar photovoltaic resources due to air pollution in China (vedi qui un estratto), ha stimato la perdita di efficienza dei parchi FV in Cina, dovuta all’inquinamento atmosferico.

Nelle regioni settentrionali e orientali del paese, in cui sono maggiori le concentrazioni di aerosol nell’atmosfera, le particelle “sporche” possono ridurre fino al 35% l’output elettrico potenziale dei pannelli solari; in media ogni giorno fanno perdere una produzione energetica pari a 1,5 kWh/metro quadro.

L’utilizzo massiccio di combustibili fossili, si legge in una nota dell’università americana, incrementa la quantità di aerosol presente nell’aria: parliamo ad esempio di solfati, nitrati e particolato carbonioso, tutte sostanze che influiscono indirettamente sull’efficienza dei moduli fotovoltaici, perché impediscono ai raggi solari di “colpire” con la massima intensità i pannelli a terra, che siano fissi o con sistemi di tracking.

I ricercatori di Princeton hanno combinato i dati satellitari della NASA con un modello che analizza la performance degli impianti FV, esaminando gli impatti dell’aerosol sulla generazione fotovoltaica nell’intera Cina dal 2003 al 2014.

La cattiva qualità dell’aria, evidenzia lo studio, dipende da molteplici fonti inquinanti: centrali termoelettriche a carbone, traffico automobilistico, impianti a biomasse, senza dimenticare certi eventi naturali come le tempeste di polvere e sabbia nelle zone semidesertiche.

Torniamo così ai rischi e problemi della transizione energetica in Cina (vedi QualEnergia.it), al confronto tra fonti fossili e rinnovabili, con queste ultime che producono meno elettricità di quella massima producibile, non solo perché la rete elettrica è congestionata, ma anche perché l’inquinamento disperde una parte della radiazione solare prima che possa raggiungere il suolo.

Cina, India e altri paesi emergenti, di recente industrializzazione, affermano gli scienziati americani, dovrebbero allora includere queste ricerche nei rispettivi piani energetici, mentre gli operatori-investitori dovrebbero cercare di ottimizzare i progetti dei grandi parchi FV, scegliendo i siti più soleggiati e meno inquinati, aumentando la frequenza delle pulizie dei pannelli, potenziando le linee di trasmissione.

La Princeton University intende proseguire le rilevazioni in altri paesi, l’India soprattutto, per determinare quanto l’aerosol riduca la generazione elettrica FV con l’assorbimento dei raggi solari, e per stimare il deterioramento di efficienza dei moduli provocato dai depositi di agenti inquinanti direttamente sulle superfici dei moduli

Quanta efficienza perde il fotovoltaico con polvere e smog

Un recente studio, Large reductions in solar energy production due to dust and particulate air pollution (allegato in basso), ha calcolato che i pannelli solari FV producono fino al 25% in meno di energia in certe condizioni ambientali sfavorevoli, caratterizzate dall’accumulo di sporcizia sulle superfici dei moduli e dalla presenza di particolato sospeso nell’atmosfera (vedi anche l’articolo di QualEnergia.it sull’effetto soiling).

Secondo il principale autore del documento, Michael Bergin della Duke University, le aree del mondo più colpite da questo problema sono le stesse che vedono il maggior numero di progetti e investimenti nel fotovoltaico: Cina, India e penisola araba.

Dopo aver analizzato a più riprese la composizione degli strati di polvere depositati sui pannelli sul tetto dell’Indian Institute of Technology-Gandhinagar, Bergin con i suoi colleghi indiani e americani ha sviluppato un modello per stimare le perdite di efficienza delle celle solari.

In particolare, Bergin ha osservato che la produzione energetica dei moduli s’impennava (+50%) dopo ogni pulizia delle superfici, per poi calare costantemente nelle settimane successive, proprio a causa del soiling che riduceva la capacità delle celle di “catturare” la luce.

Senza addentrarci nei complessi calcoli eseguiti dal team di ricercatori, il punto è che l’effetto-schermatura dei pannelli è provocato da due elementi: la polvere “naturale” e le particelle inquinanti originate dalle attività umane, soprattutto la combustione delle fonti fossili e delle biomasse.

Grazie anche all’utilizzo del Global Climate Model della NASA, i professori che hanno redatto lo studio sono riusciti a calcolare quanto influisca il mix di polvere e smog sulla generazione elettrica dei pannelli fotovoltaici in tutto il mondo. A quanto ammonta la luce solare bloccata dalla sporcizia e dalle particelle inquinanti sospese nell’aria?

Arabia, India settentrionale e Cina orientale sono le regioni dove l’oscuramento dei moduli è più evidente. Assumendo una pulizia mensile delle superfici, in queste zone aride i pannelli FV arrivano a perdere il 17-25% di produzione energetica, anche di più (25-35%) se la pulizia diventa bimestrale.

Ci sono anche delle variabili che possono condizionare la resa effettiva degli impianti fotovoltaici a livello locale, ad esempio la presenza di un cantiere edile può comportare un incremento di sabbia e sporco nell’ambiente circostante.

Secondo Bergin, la Cina da sola sta sprecando decine di miliardi di dollari ogni anno, per le mancate produzioni di energia rinnovabile dei parchi solari affetti dall’accumulo di polvere, sia quella “naturale” sia quella fine di origine antropogenica.

Il seguente documento è riservato agli abbonati a QualEnergia.it PRO:

fonti:

http://www.qualenergia.it/articoli/20171027-smog-quando-il-fotovoltaico-e-oscurato-dall-inquinamento-atmosferico-

http://www.qualenergia.it/articoli/20170627-quanta-efficienza-perde-il-fotovoltaico-con-polvere-e-smog