Conferme sulla “Cura Di Bella” …ma solo dall’estero. Per l’Italia resta un ciarlatano.

 

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Conferme sulla “Cura Di Bella” …ma solo dall’estero. Per l’Italia resta un ciarlatano.

 

CONFERME SULLA “CURA DI BELLA” (DALL’ESTERO)

 

Occasionalmente, da un lettore, vengo a sapere che pubblicazioni scientifiche internazionali  accettano studi sul “Metodo Di Bella” –   qui da noi demonizzato –   del dottor Giuseppe Di Bella (il figlio) e della sua equipe.

Uno, presentato al Simposio sul Cancro al Seno tenutosi in Nuova Zelanda nell’estate scorsa,  ha come titolo: “Il sinergismo di  somatostatina, melatonina, retinoidi, vitamine E, D3 e C, prolattina e inibitori di estrogeni e microdosi metronomiche di ciclofosdfamide [si tratta del classico mix concepito dal padre, professor Di Bella] aumentano  la sopravvivenza, la risposta obbiettiva e l’attività quotidiana – in uno studio clinico retrospettivo su 297 casi di cancro al seno”.

Quindi ormai il “Metodo Di Bella” può contare su quasi 300 casi  di remissione durevole,  documentati ed accettati dalla comunità oncologica. Nello studio sopra citato, si conferma che “la sopravvivenza a cinque anni” del tumore metastatico  del seno, con il Metodo Di Bella, è  del 69,4%: insomma che su 100 persone curate,  dopo cinque anni 69  sono vive.  Per contro, la sopravvivenza con le cure dei protocolli  mainstream  è del 26,3  per cento:  ossia  sono vive solo 26 persone dopo cinque anni di “cure”: dati del National Cancer Institute, la massima autorità oggettiva in questo triste campo.

Un altro studio  appare su Neuroendocrinology Letters (Volume 38 No. 6 2017), di cui traduco il titolo: “Risposta obiettiva  completa e stabile da 5 anni col Metodo Di Bella di un carcinoma della mammella  pluri-metastatico dopo mastectomia , chemio e radioterapia”. E’ la storia clinica di una donna di 35 anni, operata e sottoposta a chemio e radio, che ha rifiutato il secondo ciclo di chemio  (aveva sviluppato metastasi) e si è sottoposta al Mix Di Bella. Risulta ancora risanata dopo 5 anni.

Il cancro aumenta. Disfatta dell’oncologia.

Non sembra che gli oncologi all’estero rispondano a queste comunicazioni saltando alla gola del dottor Di Bella e collaboratori, come avviene da noi, e definendo stregonesche e  senza fondamento le sue terapie. Anzi, siccome esistono siti  che permettono di vedere chi,  nel vasto mondo,   è andato a leggere queste comunicazioni,  si scopre che ha incuriosito delle notorietà internazionali di questa specialità.  Se poi digitate (in inglese) le parole delle sostanze del Mix Di Bella, retinoidi, melatonina, somatostatina eccetera, scoprite che sono oggetto di  centinaia di studi per la loro potenziale azione anti-tumorale,  dunque il vecchio Di Bella lungi dall’essere un folle antiscientifico come è stato fatto ufficialmente passare dalla ministra della Sanità di allora, era inserito in un filone di ricerca ben preciso. Tentativi continui e grandemente finanziati, all’estero, di esplorare soluzioni alternative. S’indovina un qualche senso di disperazione nel settore oncologico: non solo  il  cancro non diminuisce, ma “l’incidenza e mortalità del cancro dal 1995 al 2015 hanno registrato un’imprevista e drammatica progressione.  Il cancro alla mammella è in assoluto la prima causa di morte delle donne nel mondo”, si legge nel Global Burden of Disases dell’Organizzazione Mondiale di Sanità.

E’una disfatta enorme. Nonostante finanziamenti miliardari, le propagandate meraviglie della “diagnosi precoce”, super-terapie miracolose “ormai vicine”,  grancasse pubblicitarie sull’imminente “vaccino per tutti i tumori”,  ottimismi mediatici “il cancro oggi si cura”,  insomma il rumore sociale sollevato dal business farmacologico,  l’incidenza  del cancro aumenta. E in modo imprevisto: che significa che nessuno capisce  il perché.

“Questo drammatico incremento dell’incidenza”, scrive Di Bella, “ è la più chiara conferma dell’inefficienza degli attuali concetti e misure di prevenzione. Un fallimento di questa portata nella prevenzione e terapia dei tumori non ha ancora portato ad una profonda revisione critica delle cause, all’abbandono di strategie superate, di concezioni obsolete. L’attuale progressiva deriva speculativo commerciale della medicina ha inquinato le sue basi etico–scientifiche”.  Impossibile non concordare.

Ora, è anche la conclusione a cui è giunta una Onlus austriaca che si chiama VVF Mare Nostrum (Verein  zur Förderung der Forschung Mare Nostrum e.V. “, che sul suo sito si presenta in latino: trattasi di “ Societas ad scientiam promovendam”, con sede Vindobona (Vienna)  ed è”associatio Non Profit”, la quale si propone di revisionare le “invenzioni ostacolate” : perché “Res inventa tota revelanda est”, onde valutarne la validità e applicazione per pubblica utilità”. Questa Onlus, che è nata da un lascito originario di Carlo,  ultimo imperatore d’Austria (successe al caro Francesco Giuseppe da 1916  al 1919) e morto in esilio in Portogallo nel 1922, dopo una vita  di preghiera offrendo il suo sacrificio “per i suoi popoli”. E’ stato beatificato nel 2004 da Papa Woytjla   che ne ha sottolineato la qualità di “ promulgatore dell’assisten17005 Di Bella, Giuseppe – Notification of Abstract Acceptanceza sociale, un esempio per noi tutti, soprattutto per quelli che oggi hanno in Europa la responsabilità politica!».

http://www.vff-marenostrum.org/

Questo sito ha indagato non sulla validità scientifica del metodo Di Bella, ma su come sia avvenuta la sua supposta sperimentazione a cura del Ministero della Sanità italiana  ai tempi di Rosy Bindi.  Incontrando, diciamo, difficoltà ad ottenere la documentazione.  Ha anche prodotto  un trailer, “La Terapia Di Bella” – 20 anni dopo ( 1997 – 2017 )  su Vimeo a cui rimandiamo.

https://vimeo.com/232317673

Adesso, il dottor Di Bella  annuncia un prossimo volume sulla “prevenzione farmacologica dei tumori”, di cui del resto ha cominciato a trattare in una tv locale, TVcolor:

video – Il Metodo Di Bella: dalla prevenzione all’alimentazione – 24.01.2018

Perché la Melatonina  “coniugata”

Nell’attesa, mi sono incuriosito dell’adozione della melatonina. Questa sostanza che viene ormai venduta in libera vendita (è innocua)  anche nei supermercati per ottenere un sonno naturale, ai tempi di Rosy Bindi fu addirittura vietata, prescrivibile  solo in ospedale, i pazienti di Di Bella furono costretti a procurarsela in Svizzera….

Tuttavia, la  melatonina del professore era diversa  da quella in vendita. Di Bella la ha coniugata con adenosina e glicina.  Ho chiesto il perché, e la risposta è stata: la melatonina è poco solubile in acqua alle temperature corporee; l’adenosina la rende idrosolubile , e  con la glicina come isotonico, utilizzabile per le flebo nelle somministrazioni ad alte dosi che sono spesso necessarie per le sue funzioni anti-cancro. Funzioni che sono più importanti (e scientificamente documentate)  che quella di coadiutore del sonno, la ragione per cui viene commercializzata, “di tutte le sue qualità probabilmente la meno importante”.  La bio-disponibilità viene aumentata enormemente dalla preparazione Di Bella,  che la rende solubile in acqua a concentrazioni in cui la melatonina senza adenosina  precipiterebbe.

Per il vecchio Di Bella, qualunque trattamento di  immuno-modulazione, differenziazione  e anti-proliferazione che non includa Melatonina “è incapace di curare e stabilizzare un tumore; è condizione necessaria ma non sufficiente”.

Già solo l’intelligenza di questa preparazione  meriterebbe alla memoria di Di Bella un  grato ricordo anche come farmacologo.

 

La  ratio del suo funzionamento e il metodo da usare per  produrla, sono   reperibili nella  sede più ufficiale che si possa immaginare, il National Cancer Institute:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29369596

(Melatonin with adenosine solubilized in water and stabilized with glycine for oncological treatment – technical preparation, effectivity and clinical findings)

Tuttavia in Italia bisogna andare in certe farmacie per farselo preparare, sussurrando a mezza bocca, manco si ordinasse oppio   – anzi  procurarsi coca  e crack è più facile. E’ un galenico, quindi poco redditizio per  le grandi farmaceutiche.    E tuttavia, per i pazienti  che decidono di tentare questa strada, la terapia è “costosa”, non perché lo sia (costerà un decimo dei  protocolli chemio), ma perché è  tutta a carico del paziente, poiché il Servizio Sanitario nazionale non la passa, e il trattamento pare essere almeno di sei mesi. Un’altra difficoltà è che certe somministrazioni notturne con siringa a tempo sono complesse da far a casa.  Ma non esiste una clinica Di Bella. Ed è questo uno dei motivi – o pretesti  – con cui certi studi clinici del team sono stati rifiutati da certe pubblicazioni:  richiedevano “il Comitato etico”  e “il gruppo di controllo” (ossia la parte dei pazienti a cui venisse somministrato placebo,   per confrontare  i risultati): due cose per cui occorre un ospedale.   Non resta che sperare nell’intercessione del beato Carlo imperator  Vindibonensis. 

 

 

fonte: https://www.maurizioblondet.it/conferme-sulla-cura-bella-dallestero/

Arriva in Italia il farmaco che distrugge le metastasi del cancro al seno.

 

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Arriva in Italia il farmaco che distrugge le metastasi del cancro al seno.

«È vero che i tumori in fase metastatica, quando c’è una proliferazione delle cellule malate, danno meno possibilità di eliminare il problema, ma un nuovo farmaco inibitore adesso ci aiuta a ridurre e bloccare questo processo, dando significativi risultati senza controindicazioni». A parlare è Sabino De Placido, direttore di Oncologia Medica all’Università Federico II, che spiega come in Italia sia finalmente disponibile una nuova arma per contrastare le metastasi del cancro alla mammella.

Il farmaco è rimborsabile dal Servizio Sanitario Nazionale e si chiama Palbociclib, primo di una nuova generazione di farmaci a bersaglio molecolare. «Capaci – aggiunge – di bloccare la proliferazione delle cellule metastatiche particolarmente insidiose. Queste cellule notoriamente mutano, quindi diventano resistenti a i farmaci».

La prima causa infatti di mortalità oncologica per le donne è il tumore al seno, nel mondo muoiono oltre mezzo milione di donne per questa malattia che possono contrarre anche da giovani, e in Italia ci sono 50mila nuovi casi ogni anno. Si tratta di cifre importanti, considerando che tra le pazienti ce ne sono oltre 30.000 con un tumore in fase avanzata o metastatica. «L’importanza di questo farmaco è che non provoca un abbassamento delle difese immunitarie», spiega Angelo Di Leo direttore di Oncologia Medica al Nuovo Ospedale di Prato. «Si tratta di una pillola che dopo tre settimane di assunzione abbassa sì i valori dei globuli bianchi, ma basta interrompere per una settimana il trattamento e i valori si ristabiliscono, senza controindicazioni come l’abbassamento delle difese immunitarie che porta a febbri ed infezioni».

Nonostante questa malattia colpisca moltissime donne, in Italia se ne parla ancora poco e malvolentieri, per questo continua la campagna di informazione e sensibilizzazione «Voltati, guarda, ascolta», la prima campagna che dà voce alle storie delle donne con tumore al seno le quali si raccontano nel loro percorso «perché solo parlandone si riesce a limitare i danni e sconfiggere la paura», dice Stefania Pisani, «una donna coraggiosa e una paziente che offre la sua storia come esempio di un ottimismo che non deve mai mancare per continuare a sorridere e vivere comunque la propria vita».

«La farmacologia è sempre piú vicina alla soluzione dei problemi della popolazione. Complimenti ai ricercatori, uomini e donne della scienza, per aver introdotto un farmaco innovativo, il Palbociclib, ora accessibile a tutti perchè rimborsabile, tra le cure del tumore metastatico alla mammella. Questo dimostra che la nuova frontiera della qualità della vita, della sanità e della guarigione passa dalla farmacia». Così Vincenzo Santagada, presidente dell’ordine dei farmacisti di Napoli. «Questa nuova opzione terapeutica darà sicuramente più speranza alle donne affette da questa patologia».

fonte: https://www.ilmattino.it/primopiano/sanita/italia_farmaco_contro_metastasi_cancro_mammella-3536255.html

Vaccino anticancro? Sempre più vicino!

 

 

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Vaccino anticancro? Sempre più vicino!

 

Vaccino anticancro più vicino

Più vicino un ‘vaccino iniettabile’ anti-cancro. L’iniezione di quantità minuscole di due agenti immunostimolanti direttamente all’interno di tumori solidi può eliminare ogni traccia di cancro nei topi, comprese metastasi distanti e non trattate. Lo hanno scoperto i ricercatori della Stanford University School of Medicine in uno studio pubblicato su ‘Science Translational Medicine’. L’approccio, spiegano gli scienziati, funziona per numerosi e diversi tipi di cancro, compresi quelli che si presentano spontaneamente.

I ricercatori ritengono che l’applicazione locale di piccolissime quantità di queste due sostanze potrebbe servire per trattare il cancro in modo rapido e relativamente poco costoso, senza il rischio di effetti collaterali negativi spesso osservati con la stimolazione immunitaria a livello del corpo. I risultati sono promettenti sull’animale, e già è in corso un trial su pazienti con linfoma. “Quando usiamo questi due agenti immunostimolanti insieme vediamo l’eliminazione dei tumori su tutto il corpo”, ha spiegato Ronald Levy, professore di oncologia che guida la ricerca insieme a Idit Sagiv-Barfi. “Questo approccio bypassa la necessità di identificare i target immunitari specifici del tumore e non richiede l’attivazione massiccia del sistema immunitario o la ‘modifica’ delle cellule immunitarie di un paziente”.

Uno dei due agenti è già approvato per l’uso nell’uomo; l’altro è stato testato per l’uso umano in diversi studi clinici, spiegano i ricercatori. E un trial è stato lanciato a gennaio proprio per testare l’effetto del ‘doppio’ trattamento sperimentale nei pazienti con linfoma. Levy è un pioniere nel campo dell’immunoterapia del cancro: le ricerche nel suo laboratorio, ricordano da Stanford, hanno portato allo sviluppo di rituximab, uno dei primi anticorpi monoclonali approvati come trattamento anticancro.

Se l’immunoterapia è la nuova frontiera della lotta al cancro, alcuni approcci si basano sulla stimolazione del sistema immunitario in tutto il corpo. Altri mirano a checkpoint naturali che limitano l’attività anti-cancro delle cellule immunitarie. Altri ancora, come la terapia con cellule Car-T (recentemente approvata per il trattamento di alcuni tipi di leucemia e linfoma), prevedono che le cellule immunitarie del paziente siano rimosse e ingegnerizzate per attaccare le cellule tumorali. “Tutti questi progressi nell’immunoterapia stanno cambiando la pratica medica”, ha detto Levy. “Il nostro approccio utilizza l’applicazione unica di piccolissime quantità di due agenti per stimolare le cellule immunitarie solo all’interno del tumore stesso. Nei topi abbiamo visto effetti sorprendenti su tutto il corpo, inclusa l’eliminazione dei tumori su tutto l’animale”.

Ma di cosa si tratta? Un ingrediente, un ‘pezzetto’ di Dna chiamato oligonucleotide CpG, funziona con altre cellule immunitarie vicine per amplificare l’espressione di un recettore attivatore chiamato OX40 sulla superficie delle cellule T. L’altro è un anticorpo che si lega a OX40 e attiva le cellule T contro le cellule tumorali. Poiché i due agenti vengono iniettati direttamente all’interno del tumore, vengono attivate solo le cellule T che si sono infiltrate. In effetti, queste cellule T vengono “pre-schermate” dall’organismo per riconoscere solo le proteine specifiche del cancro. Si tratta dunque di ‘soldati addestrati’ che, in parte, lasciano il sito del tumore per cercare e distruggere le altre neoplasie presenti nell’organismo. Nel trial sono stati coinvolti topi con linfoma e altri ingegnerizzati per sviluppare il cancro al seno. Su 90 animali del primo gruppo, 87 sono risultati completamente guariti, e 3 hanno presentato una recidiva, risolta dopo un secondo trattamento. Il ‘vaccino’ si è rivelato efficace anche nel caso del tumore al seno. E risultati analoghi sono stati ottenuti anche con il tumore del colon e il melanoma.

Il trial sull’uomo appena avviato includerà 15 pazienti con linfoma, per vedere se l’approccio è efficace anche nell’uomo. E i ricercatori sono ottimisti: “Non penso ci sia un limite al tipo di tumore che possiamo potenzialmente trattare, purché sia stato infiltrato dal sistema immunitario”, ha concluso Levy.

Intervento chirurgico unico e incredibile. Da sempre considerato inoperabile, per la prima volta al mondo un’equipe medica Italiana rimuove un tumore ai polmoni.

 

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Intervento chirurgico unico e incredibile. Da sempre considerato inoperabile, per la prima volta al mondo un’equipe medica Italiana rimuove un tumore ai polmoni.

Intervento unico e incredibile: medici riescono a rimuovere un tumore dai polmoni. È la prima volta

Per la prima volta al mondo, un’equipe medica riesce a eliminare chirurgicamente un tumore ai polmoni (finora considerato inoperabile)

MILANO – Da sempre considerato inoperabile, per la prima volta al mondo un’equipe medica proveniente dall’Istituto Oncologico Europeo (IEO) di Milano, è riuscita a rimuovere un tumore ai polmoni. È considerata un’operazione unica e incredibile, per ora la prima in Italia. L’intervento ora apre le porte a una nuova tecnica che associa chemioterapia e chirurgia robotica mininvasiva. Nella speranza che da questo momento in poi la vita di molti pazienti oncologici sia estremamente facilitata.

Chirurgia Toracica
Possiamo promuoverlo come il primo (e riuscito) intervento al mondo in campo della chirurgia. Il team medico di Milano, sfruttando una nuovissima tecnica robotica estremamente mininvasiva, è stato in grado di rimuovere un tumore al polmone come nessuno, prima d’ora, era mai riuscito a fare. L’operazione è stata eseguita dall’equipe di Chirurgia Toracica dell’Istituto Oncologico Europeo (IEO) di Milano guidata dal professor Lorenzo Spaggiari, su un paziente affetto da obesità grave. Il suo indice di massa corporea, infatti, superava i 40 BMI.

Merito dei chemioterapici
Tutti sappiamo come i farmaci chemioterapici siano estremamente pericolosi ma, soprattutto, abbiano effetti devastanti. Il problema risiede nel fatto che i farmaci siano fatali non solo per le cellule cancerose ma anche per quelle sane. L’unico metodo per non avere gli stessi effetti avversi sarebbe quello di colpire con il farmaco esclusivamente la massa tumorale. Nel caso del paziente di Milano, il chemioterapico è stato in grado di ridurre vistosamente il tumore in maniera da poter essere asportato con maggior facilità.

Lobectomia
Probabilmente è un termine che abbiamo sentito di rado: ma la nuova scoperta apre le porte alla lobectomia, ovvero all’asportazione parziale del polmone. D’altro canto, i medici hanno eseguito anche una toracectomia – l’asportazione di una zona della parete toracica. Questo è stato necessario perché il cancro aveva aggredito anche le costole e il sistema circolatorio.

Buone le condizioni del paziente
Secondo quanto dichiarato dagli esperti dell’Istituto Oncologico Europeo (IEO) di Milano l’utilizzo di questo tipo di chirurgia, abbinata ai chemioterapici, presto potrà diventare lo standard nei prossimi dieci anni. Ora sono passati due mesi dall’operazione e il paziente sembra essere in buone condizioni.

Passi in avanti nella cura del tumore al polmone
Tutti sappiamo che dopo una diagnosi di tumore l’aspettativa di vita si riduce vistosamente. Per questo motivo la scienza, da anni, sta cercando di trovare soluzioni che permettano di allungare la durata della vita. «Questo intervento non è un unicum, ma è un’anticipazione del futuro dei prossimi dieci anni della chirurgia oncologica toracica. I risultati straordinari dell’immunoterapia e delle terapie biologiche sul tumore del polmone, fa sì infatti che si presentino al chirurgo toracico sempre più casi di carcinomi localmente avanzati o oligometastatici (con una o poche metastasi), che le terapie mediche hanno tenuto sotto controllo o hanno fatto regredire fino a raggiungere una dimensione che permette l’intervento chirurgico», ha dichiarato il Professor Spiaggiari.

fonte: https://www.diariodelweb.it/salute/articolo/?nid=20180123-480889

 

Per la serie “Come funziona una Multinazionale”? Ecco l’Alkopharma: falsificava le date di scadenza degli antitumorali. MICA CI POTEVANO RIMETTERE DEI SOLDI, tanto poi quelli dovevano già crepare per il tumore…!

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Per la serie “Come funziona una Multinazionale”? Ecco l’Alkopharma: falsificava le date di scadenza degli antitumorali. MICA CI POTEVANO RIMETTERE DEI SOLDI, tanto poi quelli dovevano già crepare per il tumore…!

Falsificava le date di scadenza degli antitumorali. Alkopharma sotto inchiesta in Svizzera

Venivano rivenduti ai principali ospedali della Svizzera, compreso quello di Bellinzona, i farmaci antitumorali scaduti per i quali quattro dirigenti della Alkopharma sono stati condannati. L’inchiesta condotta da Swissmedic, l’Istituto svizzero per gli agenti terapeutici, ha trovato ampio spazio sui domenicali Matin Dimanche e SonntagsZeitung. In pratica, la Alkopharma nel 2005 ha concluso un contratto con un laboratorio tedesco per la fornitura di Thiotepa che avrebbe poi rivenduto in Svizzera e in Francia. Gli ordinativi minimi erano di 11.500 flaconi all’anno.

Secondo l’inchiesta di Swissmedic citata dai domenicali, Alkopharma non riusciva però a rivendere tutti i flaconi in suo possesso e così, a partire dal 2007, ha iniziato a falsificare le date di scadenza dei farmaci, malgrado la quantità del principio attivo diventi insufficiente dopo 18 mesi.

Nel 2009 Alkopharma ha rescisso il contratto con il laboratorio tedesco, ma ha continuato a vendere i flaconi che aveva ancora in magazzino. Nel 2011 il laboratorio si accorse però che farmaci “scaduti” si trovavano sul mercato.

Le inchieste avviata da Swissmedic e dal suo omologo francese Afssaps hanno poi permesso di stabilire in circa 100.000 il numero di farmaci con data di scadenza contraffatta venduti dalla Alkopharma in Svizzera, ma soprattutto in Francia. Martin Fey, responsabile del servizio oncologico dell’Inselspital di Berna, ha dichiarato ai due domenicali che il suo ospedale ha ricevuto 1452 flaconi di Thiotepa tra il 2007 e il 2011, la maggioranza dei quali non contenevano la dose minima del principio attivo.

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/01/15/falsificava-le-date-di-scadenza-degli-antitumorali-alkopharma-sotto-inchiesta-in-svizzera/30297/

La dott.ssa Sara Carsena: “i potenziali effetti antitumorali della cannabis”

 

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La dott.ssa Sara Carsena: “i potenziali effetti antitumorali della cannabis”

I potenziali effetti antitumorali della cannabis raccontati dalla dottoressa Sara Carsena

Probabilmente molti lettori già  sapranno che la Cannabis è nota da tempi antichi per i suoi impieghi medici oltre che tessili. Le attività terapeutiche si devono soprattutto, ma non solo, al contenuto di cannabinoidi (CB) e in particolare al cannabidiolo e al ben noto Δ9-THC.

Attualmente, gli usi indicati dal ministero della Salutecomprendono il controllo del dolore (ad es. lesioni spinali), il trattamento di nausea ed emesi (chemio/radioterapia), la stimolazione dell’appetito, oltre all’effetto ipotensivo nel trattamento del glaucoma e quello antispastico per la sindrome di Tourette. Se queste informazioni sono ormai alla portata dei più, forse non tutti sono a conoscenza di veri e propri effetti antitumorali dei cannabinoidi.

Sono sempre maggiori, infatti, le evidenze scientifiche che sostengono le attività d’inibizione della crescita tumorale in cellule in vitro e in modelli animali.1 Dalla fine degli anni Novanta ad oggi, sono stati condotti studi volti a delucidare queste attività che vedono protagonisti cannabinoidi endogeni, naturali e composti di sintesi. Il coinvolgimento del sistema cannabinoide sembra variare a seconda della manifestazione tumorale. Livelli aumentati di endocannabinoidi si correlano, ad esempio, all’aumento della progressione del melanoma metastatico nell’uomo; 9 di contro, i cannabinoidi possono bloccare lo sviluppo di xenotrapianti di tumore inibendo l’angiogenesi e inducendo l’apoptosi o l’arresto del ciclo cellulare.2, 5,8 Alcuni studi hanno anche dimostrato che i CB sono attivi contro diversi tipi di cellule cancerose tra cui quelle di polmone, seno, prostata, glioma, utero e pancreas.1,4,5,6,7,8,9

In generale, quello che viene alla luce è che gli effetti antitumorali sarebbero dovuti primariamente alla capacità di indurre l’apoptosi (un tipo di morte cellulare programmata che può essere attivata dal nostro organismo).3 A ciò si va anche ad aggiungere una certa capacità di inibire l’angiogenesi (neo-formazioni vascolari attraverso cui il tumore si assicura nutrimento) e l’attività metastatica.7,10,11,12,13 Queste scoperte portano a sperare che i cannabinoidi possano essere impiegati come un innovativo trattamento farmacologico anti-cancro. Di fronte a tanti risultati incoraggianti, non dobbiamo però dimenticare che alcuni studi hanno dato esiti discordanti e che ne serviranno molti altri per comprenderne meglio l’attività.

Dottoressa Sara Carsena – Dottoressa in farmacia laureata con una tesi sugli “Usi terapeutici della cannabis e dei suoi derivati”

Bibliografia

  1. Guzman et al., 2002. “Cannabinoids and cell fate”. Pharmacol. Ther.
  2. Guzmán M., 2003. “Cannabinoids: potential anti cancer agents”. Nat.Rev. Cancer3.
  3. Velasco et al., 2012. “Towards the use of cannabinoids as antitumour agents”. Nat.Rev.Cancer.
  4. Galve-Roperh et al., 2000. “Anti-tumouralaction of cannabinoids: involvement of sustained ceramide accumulation and extracellular signal-regulated kinase activation”. Nat. Med.
  5. Sánchez et al., 2001a. “Inhibition of glioma growth in vivo by selective activation of the CB(2) cannabinoid receptor”. CancerRes.
  6. Casanova et al., 2003. “Inhibition of skin tumor growth and angiogenesis in vivo by activation of cannabinoid receptors”. J.Clin.Invest.
  7. Blazquez et al., 2006. “Cannabinoid receptors as novel targets for the treatment of melanoma”.
  8. Carracedo et al., 2006b. “The stress-regulated protein p8 mediates cannabinoid-induced apoptosis of tumor cells”.
  9. Cianchi, F. et al., 2008. “Cannabinoid receptor activation induces apoptosis through tumor necrosis factor alpha-mediated ceramide de novo synthesis in colon Cancer cells”. Clin. Cancer Res.
  10. Blazquez, C. et al., 2003. “Inhibition of tumor angiogenesis by cannabinoids”. FASEBJ.
  11. Casanova et al. “Inhibition of skin tumor growth and angiogenesis in vivo by activation of cannabinoid receptors”. J Clin Invest., 2003.
  12. Portella et al., 2003. “Inhibitory effects of cannabinoid CB1 receptor stimulation on tumor growth and metastatic spreading: actions on signals involved in angiogenesis and metastasis”. FASEB.
  13. Shay G, Lynch CC, Fingleton B. “Moving targets: emerging roles for MMPs in cancer progression and metastasis”. Matrix Biol, 2015.

 

fonte: http://www.cannabisterapeutica.info/2017/12/23/i-potenziali-effetti-antitumorali-della-cannabis-raccontati-dalla-dottoressa-sara-carsena/

Una fantastica scoperta tutta Italiana – Il team guidato dall’italiano Iavarone: «Scoperto il motore dei tumori»

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Una fantastica scoperta tutta Italiana – Il team guidato dall’italiano Iavarone: «Scoperto il motore dei tumori»

La ricerca: un’alterazione genetica è la causa di molti cancri, ecco i farmaci per fermarla. Lo studio di un gruppo di ricercatori della Columbia University a New York guidato dagli italiani Antonio Iavarone e Anna Lasorella

Un nuovo passo avanti nella cura personalizzata dei tumori. L’ha compiuto un gruppo di ricercatori della Columbia University a New York guidato dagli italiani Antonio Iavarone e Anna Lasorella. «Abbiamo identificato come funziona un’importante alterazione genetica che causa una consistente percentuale di parecchi cancri, fra cui il glioblastoma, il più aggressivo e letale di quelli al cervello — spiega al Corriere Iavarone —. E grazie a questa scoperta stiamo sperimentando terapie “di precisione” per bloccare lo sviluppo dei tumori».
I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati ieri da Nature. «È un lavoro che va avanti da anni — racconta Iavarone —, frutto di una serie complessa di tecniche, come l’analisi dei Big Data: lo studio delle sequenze genetiche dei tumori, catalogati dal progetto americano The Cancer Genome Atlas (Tcga) di cui sono coordinatore per i tumori al cervello». A scandagliare e interpretare l’enorme massa di informazioni ottenute dal Tcga hanno contribuito anche due ricercatori dell’Università del Sannio a Benevento, Michele Ceccarelli e Stefano Pagnotta. «Sono due matematici statistici, che spesso trascorrono periodi di ricerca nei nostri laboratori alla Columbia a New York, dove lavorano altri 5 italiani su un totale di una ventina di ricercatori», aggiunge Iavarone.

Un tumore che colpisce persone di tutte le età

Il glioblastoma «è un tumore che colpisce persone di tutte le età, bambini compresi, ma più frequente in chi ha da 45 a 70 anni — spiega Iavarone —. La maggior parte dei pazienti muore entro un paio d’anni, nonostante interventi chirurgici, chemioterapia e radioterapia. In un primo tempo avevamo individuato la fusione fra i due geni FGFR3 e TACC3 come causa del glioblastoma. Altri studi hanno dimostrato che il meccanismo è presente con simili incidenze percentuali (3%) nel carcinoma del polmone, dell’esofago, della vescica, della mammella, della cervice uterina della testa e del collo. Si tratta di decine di migliaia di nuovi malati all’anno su scala globale».

La fusione FGFR3-TACC3

La novità è aver scoperto come la fusione FGFR3-TACC3 genera e fa crescere i tumori. «Questa alterazione genica scatena un’attività abnorme dei mitocondri, organelli presenti all’interno della cellula che funzionano come centraline di produzione di energia — spiega Iavarone —. L’eccesso di energia alimenta il moltiplicarsi e diffondersi incontrollato delle cellule tumorali». Per combattere gli effetti di questa fusione genica sono in atto sperimentazioni cliniche con farmaci «bersaglio» all’ospedale Pitié Salpetrière di Parigi, dirette dal professor Marc Sanson, coautore dello studio di Iavarone e Lasorella. «Purtroppo con il tempo i tumori diventano resistenti a quei farmaci e continuano a progredire — precisa Iavarone —. Con la nuova scoperta invece possiamo usare altri farmaci che inibiscono il comportamento abnorme dei mitocondri: i primi risultati dei test su cellule tumorali in coltura e nei topi mostrano che si può interrompere la produzione di energia e fermare la crescita tumorale». L’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano potrebbe partecipare alle nuove sperimentazioni. «Da tempo sono in contatto con i suoi ricercatori — dice Iavarone —, per questioni burocratiche e regolamentari non è stato possibile trasferire rapidamente le nostre sperimentazioni cliniche anche in Italia, spero che dopo la pubblicazione su Nature dello studio si riesca presto a lavorare insieme».

fonte: http://www.corriere.it/cronache/18_gennaio_04/team-guidato-dall-italiano-iavarone-scoperto-motore-tumori-columbia-univerity-1d2527c2-f0d1-11e7-b9c8-ca7b03c62ba9.shtml?refresh_ce-cp

Ecco a voi il Lomustina, il farmaco anticancro che oggi costa il 1400% rispetto al 2013! Un grazie di cuore a chi in questi 5 anni ci ha governato permettendo tutto questo!

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Ecco a voi il Lomustina, il farmaco anticancro che oggi costa il 1400% rispetto al 2013! Un grazie di cuore a chi in questi 5 anni ci ha governato permettendo tutto questo!

In 5 anni il prezzo della Lomustinafarmaco antitumorale, è aumentato del 1400%: è possibile che siano in grado di speculare anche su malattie così gravi?

Dov’è la coscienza di chi specula sul prezzo dei farmaci anticancro?Un’indagine del Wall Street Journal dimostra che il medicinale Lomustinautilizzato nel trattamento di malattie gravissime come i tumori celebrali e il linfoma di Hodgkin, ha avuto un incremento di prezzo del 1400% nel corso di appena 5 anni.

Questo malgrado il farmaco non sia sottoposto più ad alcun brevetto. Il problema sarebbe nella bassa concorrenza sul mercato e nella scarsità di potenziali ‘clienti’. Ma al di là delle ragioni, come si fa a porre questi folli prezzi su farmaci che allungano la vita dei pazienti?

Lomustina: 1400% in più (anche se il brevetto è già scaduto)

La storia del farmaco anticancro è piuttosto lunga. La Lomustina è stata brevettata e introdotta più di 40 anni fa, nel 1976. E da allora, per molti anni, è stata rivenduta con il brand CeeNU, di proprietà dell’azienda Bristol-Myers Squibb Co. La dose più grande del medicinale è stata venduta per anni a 50 dollari.

Questo fino al 2013, quando i diritti di vendita del ‘prodotto’ sono passati a CordenPharma, che oggi è proprietario e produttore della Lomustina. La commercializzazione è invece affidata a una startup di Miami, poco conosciuta, la NextSource Biotechnology LLC. Da quando è avvenuto il cambio di proprietà sono stati già effettuati ben 9 incrementi di prezzo. Oggi le stesse capsule, che nel frattempo hanno cambiato nome in Gleostine, costano circa 768 dollari. Con un aumento del 1.400%.

Incredibile, se consideriamo che si tratta di un farmaco che può allungare la vita dei pazienti. Gli ultimi incrementi sono arrivati ad agosto 2017 (+20%) e a novembre (+12%).

Il problema dei farmaci “senza competizione”

La Lomustina, come altri farmaci in vendita negli USA, ha un problema di ‘competizione’. Sembra assurdo dover parlare di ‘mercato’ per questo genere di cose, ma è così: nessuno fa concorrenza a NextSource nella commercializzazione del medicinale. E quindi l’azienda può decidere liberamente quale prezzo applicare.

La Lomustina – come altre 320 terapie identificate dalla Food and Drug Administration (FDA) – non ha infatti una versione generica. Malgrado il brevetto sia scaduto ormai da diverso tempo, nessun’altra casa farmaceutica si è fatta avanti per realizzarne una confezione a costi più contenuti. Come mai?

Il problema pare sia il numero potenziale di ‘clienti’: i malati che vi ricorrono sarebbero troppo pochi per attirare gli investimenti delle aziende. E così la concorrenza tarda a farsi avanti.

La difesa di NextSource sulla Lomustina

A rispondere all’inchiesta del WSJ è Robert DiCrisci, amministratore delegato di NextSource. In una nota, DiCrisci spiega che l’azienda stabilisce il prezzo “sulla base dei costi di sviluppo del prodotto, sulle tariffe imposte dalle agenzie di regolamentazione e sui benefici che il trattamento offre ai pazienti”, sintetizza il giornale americano.

L’azienda, inoltre, offrirebbe “sconti ai pazienti non assicurati e a coloro che si trovano in difficoltà finanziarie”.

 

 

fonte: https://www.ambientebio.it/societa/lomustina-antitumorale/

Cancro: è italiana la “droga” dei tumori che toglie energia alla malattia

 

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Cancro: è italiana la ‘droga’ dei tumori che toglie energia alla malattia

Dal ricercatori italiano Antonio Iavarone arriva la ‘droga’ dei tumori che riesce a bloccare la malattia togliendo energia: ecco come funziona.

L’italiano Antonio Iavarone ha confermato di aver compreso il meccanismo che alimenta il ‘motore’ del tumori e di aver compreso ‘chi’ sia la ‘droga’ che alimenta e scatena la malattia. La scoperta è stata pubblicata su Nature dal gruppo di ricerca della Columbia University e alla quale hanno contribuito nel dettaglio Anna Lasorella, Angelica Castano della Columbia, Stefano Pagnotta e Luciano Garofano e Luigi Cerulo, che lavorano fra la Columbia e l’Università del Sannio, Michele Ceccarelli dell’Istituto Biogem di Ariano Irpino, oltre a, ovviamente, Antonio Iavarone.

Dal 2012 a oggi. La ricerca di Iavarone è iniziata, o meglio, è diventata pubblica nel 2012 quando il ricercatori riuscì a trovare i primi indizi dell’esistenza del meccanismo che porta i tumori a crescere e proliferare. In quel caso Iavarone, insieme a Lasorella, identificò una proteina che nasceva dalla fusione dei geni di due proteine (FGFR e TACC) e agiva come una ‘droga’ sul tumore facendolo scatenare e alimentandolo.

La proteina ‘droga’. Questa proteina, definitiva appunto una ‘droga’, si chiama FGFR-TACC e la sua attività è stata osservata proprio in riferimento al tumore più aggressivo per il cervello: il glioblastoma. In merito alla scoperta, Iavarone dichiarò: “Da un punto di vista clinico, abbiamo identificato un obiettivo farmacologico per un tumore al cervello dagli esiti particolarmente infelici. Dal punto di vista della ricerca di base, abbiamo trovato il primo esempio di una mutazione che avvia il tumore, poiché influisce direttamente sul modo in cui le cellule si dividono, causando instabilità cromosomica. Questa scoperta ha implicazioni per la comprensione di glioblastoma, ma anche di altri tipi di tumori solidi”.

Cinque anni dopo. Oggi però, a 5 anni di distanza dalla scoperta della proteina ‘droga’, i ricercatori hanno scoperto che questa “fusione genica è frequente in tutte le forme di tumore”. Ora è stato ricostruito il meccanismo che alimenta il ‘motore dei tumori’ e sappiamo che è legato al funzionamento dei mitocondri, le centraline che danno energia alle cellule.

Farmaci antagonisti. E non è tutto. I farmaci che bloccano il meccanismo molecolare che dà energia ai motori del tumore esistono già, anche se sono usati per altri obiettivi. In Francia, ha detto all’Ansa Iavarone, si stanno già sperimentando su alcune forme di tumore.

fonte: https://scienze.fanpage.it/cancro-e-italiana-la-droga-dei-tumori-che-toglie-energia-alla-malattia/