Interferenti endocrini, la nuova porcata dell’Unione Europea che salva ancora una volta il glifosato…!

 

Interferenti endocrini

 

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Interferenti endocrini, la nuova porcata dell’Unione Europea che salva ancora una volta il glifosato…!

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Attenzione – Interferenti endocrini: cosa sono, perché sono così nocivi per la nostra salute, quali sono i più pericolosi e dove si trovano…
Interferenti endocrini, la Ue salva di nuovo il glifosato

Non ci libereremo mai del glifosato?
Se lo scorso anno – ricordiamo – è stata concessa una proroga all’autorizzazione al commercio fino al 31 dicembre 2017 (data entro cui l’Europa dovrà decidere per un eventuale rinnovo della licenza per ben 10 anni), è di qualche giorno fa l’altra preoccupante mossa con cui l’Ue garantisce l’ennesimo salvacondotto alla contestatissima sostanza presente nell’erbicida più usato in campo agricolo in Italia.

Come abbiamo già raccontato, lo scorso 4 luglio la Commissione europea ha adottato una proposta che individua i criteri scientifici in presenza dei quali si identifica un interferente endocrino, ovvero la sostanza che influenza negativamente il sistema ormonale e aumenta il rischio di gravi malattie, dall’obesità alla pubertà precoce, fino al cancro.

Il testo votato da quasi tutti gli Stati membri, Italia compresa (contrari solo Svezia, Danimarca e Repubblica Ceca) riguarda gli interferenti endocrini presenti nei pesticidi, ma con tutta evidenza si porrà come precedente per la regolamentazione degli altri settori in cui essi sono presenti: cosmetica, giocattoli, imballaggi alimentari, ecc.

Qual è il problema? Che secondo questi criteri – e dunque secondo L’Europa – sono bollate e bandite come interferenti endocrini solo le sostanze per le quali sia stata data prova scientifica della loro azione dannosa: che sia dimostrato, insomma, il nesso causalità-effetto.

TRADITA LA FIDUCIA DEI CITTADINI EUROPEI

E il glifosato? Non avendo raggiunto questa evidenza scientifica così rigorosa, non rispondendo insomma ai rigidi criteri individuati dall’Europa, resta fuori dalla lista nera. E l’agrochimica può continuare tranquillamente a usarlo.
Lo conferma al Salvagente il prof. Celestino Panizza, esperto dell’Isde – Medici per l’ambiente: “allo stato delle attuali valutazioni scientifiche mi sembra davvero difficile che il glifosato possa essere considerato un interferente endocrino”.

Ma l’Europa tira dritto per la sua strada, tradendo l’applicazione del principio di precauzione, che pure sta (o dovrebbe stare) alla base delle sue azioni (principio secondo cui, nel dubbio, meglio bandire certe sostanze anziché continuare a farne uso). E tradendo soprattutto i suoi cittadini: nessun imbarazzo nemmeno di fronte a ben 1 milione e 300 mila firme di europei che con una petizione chiedono a gran voce il bando della pericolosa sostanza (petizione cui l’Unione europea è obbligata a dare una risposta, e vedremo cosa si inventerà).

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/07/10/interferenti-endocrini-la-ue-salva-di-nuovo-il-glifosato/24148/

Attenzione – Interferenti endocrini: cosa sono, perché sono così nocivi per la nostra salute, quali sono i più pericolosi e dove si trovano…

 

Interferenti endocrini

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Attenzione – Interferenti endocrini: cosa sono, perché sono così nocivi per la nostra salute, quali sono i più pericolosi e dove si trovano…

15 interferenti endocrini più pericolosi ATTENZIONE A COSA MANGIAMO,RESPIRIAMO,BEVIAMO E CI SPALMIAMO

Sicuramente non è una lettura per l’estate… ma è una lettura per la vita e la salute… quindi consiglio magari di stamparla e leggerla anche sotto l’ombrellone …cercando di vedere quanti di questi interferenti sono nella nostra vita e come evitarli.. un passo alla volta si modifica tutto.

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) definisce un INTERFERENTE  ENDOCRINO  ( perturbatori o  disruttori), come “una sostanza o una miscela esogena che altera la funzione (s) del sistema endocrino e di conseguenza provoca effetti negativi sulla salute di un organismo intatto, o la sua progenie o (sotto) popolazioni”
(European Workshop on the Impact of Endocrine Disrupters on Human Health and Wildlife, Weybridge 2-4/12/1996)

Gli interferenti endocrini  in modo subdolo agiscono all’interno del nostro corpo andando ad interferire con le funzioni dei nostri ormoni, il corpo non li riconosce come componenti esterni e dannosi e li lascia li indisturbati.. quindi sono sostanze che possono interferire con la sintesi, la secrezione, il trasporto, l’associazione, l’azione, o l’eliminazione degli ormoni naturali del corpo,sono di conseguenza responsabili dello sviluppo, del comportamento, della fertilità, e del mantenimento dell’omeostasi cellulare.
Sono a volte indicati anche come agenti ad azione ormonale, o composti alteranti il sistema endocrino; in letteratura scientifica prevalgono i termini inglesi endocrine disruptor, hormonally active agents, endocrine disrupting chemicals, endocrine disrupting compounds (EDCs).
Quali sono questi interferenti… ci siamo mai imbattuti in loro?
Ebbene si.. direi quasi quotidianamente e più volte.. non lasciamoci ingannare dai nomi complicati, vediamo insieme dove si trovano e ci renderemo conto di quanto accumulo facciamo nel nostro organismo, perchè questo è il problema… il danno non si crea nella singola assunzione o contatto, bensì nell’esposizione prolungata e combinata.Vi nomino solo alcuni.. quelli più pericolosi e di uso comune:

 

  • Bisfenolo A
  • Ftalati
  • PCB o policlorobifenili
  • HAP o idrocarburi policiclici aromatici
  • Diossine
  • APE o alchilfenoli etossilati
  • Parabeni 
  • DDT o para-diclorodifeniltricloroetano
  • MXC o metossicloro
  • Clordecone
  • Gli ormoni stereoidei
  • antidepressivi inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina
  • antibiotici
  • agenti citotossici
  • prodotti chimici e industriali……..

Perchè sono preoccupanti gli interferenti endocrini?
Il sistema endocrino abbiamo visto è il fondamento per la crescita dell’uomo e per il suo stato di salute a 360°.

SISTEMA ENDOCRINO FUNZIONI PERCHE’ TENERLO IN EQUILIBRIO

Gli interferenti andando ad agire sul lavoro dei nostri ormoni lo altera portando conseguenze gravissime.
Molte ricerche indicano ad esempio che le persone esposte hanno maggior rischio di patologie riproduttive (infertilità,aborti,endometriosi..) disturbi comportamentali nell’infanzia, alcuni tipi di cancro (testicoli e mammelle..).

L’interferente può agire direttamente sulla cellula come l’ormone…ma generando una risposta eccessiva o più bassa rispetto a quella prodotta dall’ormone endogeno, oppure va ad agire sull’ormone stesso inibendolo e quindi non facendogli svolgere la sua funzione sulla cellula!!!

Nel 1999, la Commissione ha adottato una strategia per gli interferenti endocrini . La revisione della legislazione sulle sostanze chimiche effettuate durante gli anni successivi ha preso questa strategia in considerazione.
La Legislazione comunitaria in vigore considera già  i perturbatori endocrini in alcuni paesi infatti esistono alcuni divieti e restrizioni di utilizzo,come vedremo, ma ancora non sufficienti a mio avviso per ritenerci al sicuro.
Vedi il bisfenolo A…vero non più nei biberon ma presente nella carta chimica degli scontrini..quindi una persona che maneggia questa carta giornalmente per lavoro quanto ne incamera??

Noi cittadini non possiamo sostituirci ad un’azione vera dell’autorità comunitaria ed italiana che dovrebbe muoversi in tal senso.. ma possiamo fare qualcosa come sempre:

 
IMPARIAMO,CONOSCIAMO ED AGIAMO…
ADOTTIAMO COMPORTAMENTI RESPONSABILI ED INTELLIGENTI 
NELLA VITA QUOTIDIANA 
per proteggere la nostra vita e quella dei nostri figli!!

Molti interferenti non riusciremo ad evitarli ma la buona parte si…forse dovremmo modificare alcune abitudini,forse cambiarne altre,privandoci di alcune “comodità”.. ma ne va della nostra salute!!!

Come ne entriamo in contatto?

Possiamo entrarne in contatto direttamente con la bocca, attraverso la pelle…e notevole è attraverso la catena alimentare visto l’impatto pesante che hanno questi interferenti con l’ambiente.

L’ Utilizzo di queste sostanze altamente tossiche viene reso ancora più pericoloso da cattivi comportamenti non conformi alla legge sui processi produttivi, smaltimento rifiuti industriali ad esempio di colle,vernici…questi hanno un’elevata persistenza ambientale e quindi maggior possibilità di accumulo negli organismi.
Con la catena alimentare si ha un trasferimento da un organismo all’altro.. prorio perchè non si smaltiscono questi interferenti.. e modificano la nostra chimica.
L’interferente entra nell’acqua ==>vegetazione acquatica ==> pesci ==> uomo
Questo un solo misero esempio…Noi utilizziamo tantissime di queste sostanze nell’alimentazione, nei cosmetici, in oggetti e prodotti di vita quotidiana ed il rischio maggiore lo incorrono soprattutto i bambini, gli adolescenti durante la crescita riproduttiva.

Interferenza delle lobby  e TTIP

La Direzione Generale per l’Ambiente della Commissione Europea è stata incaricata di stabilire una serie di criteri scientifici per la valutazione degli interferenti endocrini. Ma nel processo è stata sottoposta a pressioni da parte delle aziende e isolata da altre Direzioni Generali, come Salute e Industria.

La lobby della chimica e dei pesticidi si è mobilitata per evitare possibili divieti per alcune sostanze. I principali gruppi di pressione ad aver lavorato contro normative stringenti sono CEFIC  (European Chemical Industry Council), ECPA (European Crop Protection Association), PlasticsEurope e Cosmetics Europe, mentre tra le singole imprese si sono distinte BASF e Bayer. Non ce l’avrebbero fatta, tuttavia, se non avessero trovato validi alleati in diversi Stati membri, nella Commissione e nel Parlamento Europeo.
Poi ci sono quelle piattaforme fatte su misura per l’industria, che mirano a promuovere gli interessi commerciali nel dibattito scientifico: ad esempio ECETOC, il Centro Europeo per l’Ecotossicologia e Tossicologia delle Sostanze Chimiche. ECETOC si presenta come think tank no profit finanziato dall’industria, il cui scopo è «migliorare la qualità della valutazione del rischio dei prodotti chimici». Bayer , BASF, Dow, DuPont e Syngenta sono tra i tanti membri sponsor dell’ECETOC.

Ritardare qualsiasi regolamento sugli interferenti endocrini è di cruciale importanza per l’industria – ha commentato Nina Holland, attivista del CEO e coautrice del rapporto – Questo dà loro l’opportunità di utilizzare i negoziati in corso sul trattato sul commercio e gli investimenti tra USA e UE [TTIP] per sbarazzarsi una volta per tutte di ogni normativa».
Uno degli obiettivi principali dei negoziatori TTIP è quello di appiattire le differenze tra gli standard europei e statunitensi, così da facilitare il commercio. Qualsiasi barriera regolamentare creata dall’Unione Europea in materia di interferenti endocrini, quindi, sarebbe un grave ostacolo per il libero scambio. Non per niente, già sono sorte preoccupazioni per il probabile arrivo, con il TTIP in vigore, di 82 pesticidi oggi da noi in Europa vietati.

 

Vediamo meglio nel dettaglio alcuni tra i più importanti interferenti endocrini, dove si trovano, come evitarli e la regolamentazione europea ed italiana.

1)Bisfenolo A

Si tratta sicuramente della sostanza con più rilevanza mediatica.. ma non tutti sanno che il Bisfenolo non è solo plastica.. si nasconde in modo subdolo in tantissimi oggetti di uso comune, dal thermos alla carta chimica ai gratta e vinci,composti per otturazioni e denti…..

BISFENOLO –FREE,BPS e BPF 
sono ugualmente dannosi e tossici!!! 
 
hanno tutti un fattore comune sono XENO ESTROGENI.

Sulla base della letteratura attuale, BPS e BPF sono  ormonalmente attivi come BPA, e hanno effetti sul sistema endocrino.
Come sottolineato su Environmental Health Perspectives, quasi tutte le indagini sono state incentrate sugli effetti metabolici e ormonali (prevalentemente sugli ormoni sessuali) di questi composti, e tutti quelli che lo hanno fatto hanno mostrato che entrambi hanno un’azione sovrapponibile, per tipo e potenza, a quella del BPA. Non si può, quindi, spacciare per sicuri prodotti che, al momento, non è dimostrato che lo siano, anzi.
Qui il documento completo dell’indagine su BISFENOLO S ED F.

DOVE SI TROVA
Il Bisfenolo A è un composto organico molto persistente nell’ambiente , presente nella maggior parte dei prodotti plastici: alcuni biberon, contenitori e pellicole usati per conservare gli alimenti, biglietti da cassa, banconote, carte di credito, protesi dentarie, lattine per le conserve, imballaggi di plastica, policarbonato, resina epossidica, PVC (cloruro di polivinile)… È inoltre presente in grande quantità nei rifiuti umani e nelle acque di scolo. 

DANNI
Il bisfenolo A è in grado di legarsi ai recettori dell’estrogeno (effetto estrogeno-mimetico) e quindi può avere effetti sul cervello e sulla prostata del bebè e del feto, e sembra avere un ruolo nei casi di pubertà precoce, di alterazioni della digestione, del sistema immunitario o della funzionalità tiroidea. Pare inoltre avere effetti sul sistema cardiovascolare e sarebbe una delle cause di aumentata frequenza del diabete. Altri effetti che gli vengono attribuiti sono la diminuzione della qualità dello sperma e un aumentato rischio di cancro della prostata negli uomini, e di endometriosi, di ovaio policistico, di carcinoma della mammella, aborti spontanei e parti prematuri nelle donne. Anche se il ruolo del bisfenolo A è ancora oggetto di discussione nell’ambiente scientifico, la sua presenza nei biberon è vietata in Francia dal 2013 e il divieto sarà esteso ai contenitori alimentari dal 2015. In Italia il ministero della Salute, nel recepire la direttiva europea del 28 gennaio 2011, ha modificato le restrizioni e le specifiche per la produzione di biberon in policarbonato, nei quali non deve essere utilizzato bisfenolo A. La commissione europea aveva stabilito che dal 1 marzo 2011 non possono più essere prodotti in Europa biberon contenenti la sostanza.

COME RIDURRE L’ESPOSIZIONE

  • per scaldare latte, bevande e pappe utilizzare contenitori integri possibilmente in vetro
  • non utilizzare contenitori in plastica per alimenti se non sono idonei o logori
  • Non mettere plastica in lavastogliglie se non ha indicazioni
  • sostituire il più possibile la plastica con il vetro
  • risciacquare bene frutta e verdura in scatola prima del consumo priviligiando prodotti freschi e di stagione
  • ridurre il contatto con carta termica o chimica (il 70% contiene bisfenolo A) come scontrini,etichette adesive,gratta e vinci…
REGOLAMENTO
Regolamento CE 1223/2009 del Parlamento Europeo e del Consiglio sui prodotti cosmetici: Il bisfenolo A è vietato
Regolamento UE 321/2011 della Commissione Europea :Il Bisfenolo A è vietato nella produzione dei biberon di policarbonato

2)Ftalati

Anche gli ftalati sono presenti in elevate quantità nella plastica e in particolare nel PVC. Esistono vari tipi di ftalati (DEHA, DBP, DEHP), presenti anche in molti prodotti utilizzati abitualmente.DOVE SI TROVANO
pannolini, tessuti impermeabili, scarpe, detergenti, inchiostri, giocattoli. In cosmetica vengono utilizzati come fissatori in creme, profumi, prodotti per la rasatura, lubrificanti, lozioni…).Nell’industria sanitaria e farmaceutica gli ftalati, in particolare il DEHP (di-2-etilesilftalato) vengono utilizzati per la fabbricazione delle capsule gastro-resistenti, delle sacche per il plasma, dei cateteri o delle otturazioni dentali. 

DANNI
Anche se i loro effetti non sono provati da studi significativi sull’uomo, gli ftalati sono sospettati di provocare nei maschi malformazioni agli organi genitali e una diminuzione della quantità e qualità dello sperma.

REGOLAMENTAZIONE
Dal 2002 le autorità sanitarie di vari paesi, tra cui la FDA (Food and Drug Administration) americana, hanno affermato che l’esposizione agli ftalati dovrebbe essere evitata.

 

3)DIETILESILFTALATO
E’ un plastificante della famiglia dei ftalati, usato soprattutto per rendere morbido e flessibile il cloruro di polivinile comunemente detto PVC.
Il DEHP oltre ad essere interferente endocrino è altamente inqunante visto che lo si può trovare ovunque..(ubiquitario).
DOVE SI TROVA

Nelle bottiglie usa e getta,pellicole,vassoi,confezioni blister,tappi a corona,imballaggi,pavimenti,
rivestimenti mura,cancelleria,forniture ufficio.

DANNI
Altera la produzione ormonale (estrogeni,testosterone) diminuendo la fertilità oltre al metabolismo dei grassi nel fegato con possibile predispozione alla sindrome metabolica (diabete, obesità)
COME RIDURRE L’ESPOSIZONE
  • Per la cancelleria e forniture d’ufficio limitare l’uso di articoli in PVC morbido contente DEHP
  • Per il materiale da casa limitare l’uso di articoli in PVC morbido contente DEHP
  • Leggere sempre l’etichetta per l’utilizzo della pellicola (PVC) alimentare.. non tutti gli alimenti possono essere avvolti! es alimenti grassi
  • Evitare che i bambini entrino in contatto con PVC morbido!!

 

REGOLAMENTAZIONE
Regolamento CE 552/2009 della Cmmissione,  il DEHP non può essere usato come sostanza o in miscela in concentrazione superiore allo 0,1% in peso del materiale plastificato, nei giocattoli ed articoli di puericoltura (igiene,rilassamento,concilio sonno,nutrimento,e succhiare..)

 

Regolamento UE 10/2011 della Commissione. Il DEHP va utilizzato unicamente come plastificante nei materiali e oggetti ad uso ripetuto contatto con alimenti non grassi.
4)PERFLUORATI PFOS E PFOA
Il perfluorottano sulfonato  (PFOS) e l’acido perfluoroottanoico sale ammonico (PFOA) sono sempre più diffusi nell’ambiente.. secondo  l’EFSA uno dei contaminanti maggiori avviene attraverso i prodotti ittici. Altri fattori di trasporto sono l’inquinamento dei locali chiusi contaminati da prodotti trattati con prodotti perfluorati.
DOVE SI TROVANO
Tappeti,rivestimenti in tessuto idrorepellenti ed antimacchia,prodotti di carta per uso alimentare resistenti all’olio,padelle con rivestimenti antiaderenti,ritardanti di fiamma contenuti nelle schiume di. sedili dell’auto,vernici per pavimenti….
DANNI
Elevata esposizoni può provocare danni al fegato,tiroide ed infertilità.

COME RIDURRE L’ESPOSIZONE
Limitare l’uso di capi d’abbigliamento idrorepellenti o con trattamenti simili,come antimacchia
Sostituire pentole antiaderenti appena hanno segni d’usura
Utilizzare la carta oleata solo secondo le indicazioni delle etichette!!
Evitare l’uso di popcorn da cuocere al microonde in buste (contengono perfluorati PFC)

REGOLAMENTAZIONE
PFOS e i suoi derivati sono regolamentati con il Regolamento UE 757/2010 nell’elenco degli inquinanti organici persistenti.
Le Decisioni CE 2009/554 e 2009/543 stabiliscono i criteri ecologici per l’assegnazione del marchio comunitario di qualità ecologica per i prodotti vernicianti per interni ed esterni.

5)POLIBROMODIFENILETERI

Il PBDE sono sostanze chimiche di produzione industriale impiegati sostanzialmente come ritardanti di fiamma.
Si accumolano nei tessuti grassi degli orgnaismi quindi considerati inquinanti organici persistenti (POPs)

DOVE SI TROVANO
Impiegati nella produzione di tendaggi,tappeti,imbottiture in schiume di poliuretano.
Anche la polvere delle case o negozi (IKEA;NEGOZI MATERASSI…) può essere contaminata da queste sostanze.

DANNI
Interferiscono con la funzione endocrina in particolare della tiroide, alterando lo sviluppo neurologico, neuro-comportamentale.
Non si riescono a smaltire quindi hanno un effetto di bio accumulo nella catena alimentare determinando concentrazioni elevate di queste sostanze in alcuni alimenti.

COME RIDURRE L’ESPOSIZONE
Controllare le tutti i rivestimenti contenenti schiume siano in stato adeguato, non usurato o rotto (materassi,sedili auto..) se l’involucro è lacerato e la schiuma non è racchiuse cambiare immediatamente il tessuto.

Ricambiare periodicamente l’aria di casa, poiché l’accumulo di queste sostanze  nell’aria e nelle polveri può causare gravi danni.
Rimozione della Moquette, facendo attenzione che durante la rimozione la parte sottostante con contenga PBDE, maneggiare con cura isolando la stanza.. arieggiare adeguatamente.

REGOLAMENTAZIONE
Dal 2006 ai sensi della Direttiva CE 2002/95 le apparecchiature elettriche ed elettroniche non possono più contenere PBDE

6)HAP o idrocarburi policiclici aromatici

Gli HAP sono una famiglia di più di 15 sostanze e sono considerati degli inquinanti organici persistenti con effetti tossici diversi.

DOVE SI TROVANO
Si formano durante il processo di combustione sia industriale che domestico di sostanze organiche di varia provenienza: combustione del motore dell’automobile (benzina, diesel), domestica (gasolio, carbone), industriale (produzione di alluminio, inceneritori, incendi di foreste, eruzioni vulcaniche… Sono presenti in quantità elevata nell’aria, soprattutto nelle zone urbane e durante l’inverno, e la loro concentrazione è alta anche a livello del suolo e delle acque, dove si depositano sotto forma di sottile pellicola.

Si trovano quindi nel fumo di sigaretta,fumo di cottura,fumo di candele,incenso..contenuti nella carne alla brace,prodotti affumicati o tostati.

DANNI
La maggior parte di queste sostanze ha un’azione mutagena, ovvero altera il DNA provocando mutazioni cellulari, o cancerogena dimostrata.Aumentando il rischio di tumori non solo polmonare ma anche di squilibrio ormonale (tumore alla mammella,prostata…)
Può aumnetare inoltre il rischio di peso basso alla nascita.
Uno degli HAP più tossici è il benzopirene (BaP), che causa mutazioni in grado di causare forme tumorali e deficit immunitari e  gravi infezioni.

COME RIDURRE L’ESPOSIZONE
  • Durante la cottura dei cibi assicurarsi un’adeguata ventilazione e l’uso di cappe di aspiraizone
  • Ridurre il consumo di alimenti affumicati,tostati o alla brace
  • Rimuovere le parti grasse degli alimenti prima della cottura alla griglia
  • Evitare di carbonizzare e comunque scartare le parti bruciate.. anche della pizza!!

7)DIOSSINE

Le diossine costituiscono un gruppo di più di 400 sostanze, indicate come inquinanti organici persistenti e inserite tra le 12 sostanze più tossiche presenti nell’organismo.

DOVE SI TROVANO
Anche se sono presenti in tutti gli ambienti (suolo, aria, acque), l’esposizione da parte dell’uomo avviene nel 90% dei casi per il tramite dell’alimentazione, in particolare attraverso i latticini, i prodotti del mare e la carne. Le diossine sono il risultato di molteplici processi industriali e procedimenti di fabbricazione: sbiancamento della carta con il cloro, produzione di alcuni erbicidi, incenerimento dei rifiuti, scarto di oli industriali. Esistono numerosi casi di gravi contaminazioni da diossine, come l’inquinamento del latte in Olanda attraverso paste prodotte per l’alimentazione animale, o in Italia il disastro di Seveso nel 1976.

DANNI
Nell’uomo l’esposizione a forti concentrazioni di diossina può causare lesioni della pelle simili a quelle dell’acne o macchie della pelle, alterazioni della funzionalità epatica o della fertilità, alterazioni del sistema immunitario, o ancora alcune forme tumorali, in particolare nei soggetti esposti cronicamente a causa della professione (ad esempio chi lavora in cartaria). Il feto in formazione può essere particolarmente sensibile all’esposizione alle diossine. Una delle diossine più pericolose è tetraclorodibenzo-2, 3, 7, 8 p-diossina o TCDD, il famoso “Agente Arancio”, un erbicida usato come defogliante durante la guerra del Vietnam.

8)APE o alchilfenoli etossilati

DOVE SI TROVA
Si tratta di una famiglia di composti sintetici ampiamente utilizzati e presenti in vari prodotti: detergenti, prodotti cosmetici, biocidi come gli spermicidi, carta, metalli, detergenti per la casa e alcuni giocattoli. Sono inoltre presenti nelle acque di scarico e nell’aria, in seguito all’utilizzo di aerosol. Anche se sono considerati come biodegradabili, la loro presenza in numerosi oggetti e sostanze di uso comune ha attirato l’attenzione di gruppi scientifici e associazioni. Uno dei prodotti di biodegradazione considerato come il più nocivo è il p-nonilfenolo, a causa della sua marcata attività estrogenica.

DANNI
Anche se sono poco noti, gli effetti degli APE potrebbero riguardare la capacità riproduttiva, in particolare causando una diminuzione della qualità e della quantità dello sperma. In Francia il loro utilizzo è vietato dal 3 maggio 2011. In Italia il decreto del 10 maggio 2004 ha recepito la direttiva 2003/53/CE, relativa alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi (Nonilfenolo, Nonilfenolo etossilato, Cemento).
9)PARABENI

Alcuni parabeni sono di origine naturale e si trovano in alcuni tipi di frutta e verdura, formaggi, prodotti delle api e persino nell’organismo umano, come precursori enzimatici, ma l’industra ne fa uso come conservanti nei farmaci, nei cosmetici e negli alimenti per le loro proprietà antibatteriche e antifungine.

Circa una decina di sostanze appartenenti alla famiglia dei parabeni sono di origine industriale.

DOVE SI TROVANO

TUTTI I PARABENI CHE SI TROVANO IN COMMERCIO SONO DI ORIGINE SINTETICA
E’ bene imparare a riconoscerli nelle etichette:

Metilparabene E218 ,utilizzato nei prodotti alimentari, nei cosmetici, shampoo e saponi
Etilparabene E214 , utilizzato nei prodotti alimentari (leggere il dettaglio dopo)
Propilparabene E216, utilizzato nei prodotti alimentari,farmaci e prodotti dell’igiene
Butilparabene utilizzato principalmente nella cosmetica

Ecco in breve elenco di dove si possono trovare :

Creme da viso
Struccanti
Fondotinta
Gel da barba
Shampoo
Deodoranti
Dentifrici
Prodotti per l’igiene intima
Creme solari e doposole
Prodotti per capelli
E in molti altri prodotti

Vengono anche utilizzati come conservanti in alimenti quali:
Verdure cotte
Maionese
Sottoaceti
Bibite addizionate con anidride carbonica
Birra
Prodotti da forno

– PARABENI NEGLI ALIMENTI

Utilizzati per rallentare il processo di degradazione e fermentazione, quindi si trovano per forza in tutti i prodotti a lunga conservazione:merendine ed anche in marmellate,frutta,bevande,prodotti ittici e carne.Ne viene giustificato l’utilizzo per evitare la proliferazione di batteri patogeni….

Il vice direttore della ricerca presso Environmental Workin Group (EWG), un’organizzazione che cataloga tutti gli studi sulle potenziali tossine trovate negli specifici alimenti e li classifica in base alla sicurezza su un database — sostiene che questo non significa che, se per una volta mangi un alimento considerato pericoloso, ti ammalerai per forza. Il messaggio che la ricercatrice, più in generale, vuol far passare è: «Ci sono alcuni alimenti che dovresti evitare il più possibile, sostituendoli con altri più salutari».

Ricordo anche altri distruttori endocrini come:
Idrossianisolo butilato o BHA
la FDA lo considera GRAS, ma secondo molti, tra i quali lo IARC, è un probabile cancerogeno. L’Unione Europea lo considera un distruttore endocrino pericoloso tanto per gli adulti di entrambi i sessi quanto per i bambini; secondo l’EFSA, tra gli effetti negativi, ce n’è anche uno sul comportamento. Viene utilizzato nelle patatine fritte e in altri cibi grassi come conservante ed esaltatore di gusto.
Idrossitoluene butilato o BHT: 
utilizzato spesso insieme al BHA, cui assomiglia chimicamente, come conservante, secondo l’EFSA è causa di tumori del fegato e del polmone negli animali, ed è un probabile distruttore endocrino, ma è classificato come GRAS dalla FDA.
Propil gallato
Impiegato come conservante per i grassi delle salse preconfezionate, è sospettato di essere un distruttore endocrino e un cancerogeno, ma considerato GRAS dalla FDA.
Il propil gallato, impiegato come conservante per i grassi delle salse preconfezionate, è sospettato di essere un distruttore endocrino e un cancerogeno

– PARABENI NEI COSMETICI

Ampiamente utilizzati in saponi,shampoo,cosmetici,deodoranti,creme solari sempre per rallentare la proliferazione di microorganismi che provocherebbero eruzioni cutanee..

– PARABENI NEI FARMACI

Anche in farmacologia vengono suati in particolare nei sciroppi,colliri per prolungare la vita del prodotto una volta aperto.

DANNI

Pare che queste sostanze, da alcuni anni al centro di varie discussioni, siano in grado di attivare nell’uomo i recettori agli estrogeni, causando quindi problemi di fertilità nell’uomo e favorendo il carcinoma ormono-dipendente della mammella nella donna. L’UE intende vietare alcuni parabeni.

Alcune organizzazioni ed alcuni stati come la Francia, che si rifanno al principio di precauzione, si oppongono al loro utilizzo quotidiano. Il 3 maggio 2011, in particolare, è stata adottata in Francia la proposta di legge di Yann Lachaud che vieta l’uso degli ftalati, dei parabeni e degli alchilfenoli, tre categorie di sostanze che interferiscono con il sistema endocrino (distruttori endocrini). L’elenco dei 400 prodotti farmaceutici contenenti parabeni, sotto forma di esteri metilici o propilici è stata compilata da Le Monde. Il testo è stato depositato al senato il 12 luglio 2011; era stato votato positivamente, a maggioranza assoluta, sia all’Assemblea Nazionale che al Senato della Repubblica, nonostante il contrastante parere del governo
Stanno diventando sempre più controversi, arrivando ad essere regolamentati o espressamente interdetti, ad esempio in Francia, comunque nel ruolo di interferenti endocrini per la loro capacità di mimare chimicamente gli estrogeni con possibile ricaduta in effetti sulla salute.

Le allergie sono un fenomeno limitato ad alcuni soggetti predisposti, con i consueti fenomeni relativi (rosacea, dermatite da contatto) i danni maggiori sono a livello endocrino.
Nel 2002 i ricercatori del Tokyo Metropolitan Institute of Public Health hanno scoperto che propilparabene diminuito il numero degli spermatozoi nei giovani ratti e al di sotto delle concentrazioni che la Food and Drug Administration ritiene sicura per il consumo umano negli alimenti (Oishi 2002; 21CFR184.1670).
Altri ricercatori hanno confermato gli effetti di paraben propilico sul sistema endocrino. Esso agisce come un composto estrogenico sintetico e può alterare la segnalazione ormonale e l’espressione genica (Routledge 1998; Terasaka 2006; Vo 2011; Wróbel 2014). Un recente studio condotto da ricercatori della Harvard School of Public Health ha suggerito che l’esposizione a propilparabene può essere associata alla fertilità diminuita (Smith 2013).
Segnalazione endocrino adeguata è particolarmente importante durante i periodi di critiche dello sviluppo, mentre nel grembo materno e durante l’infanzia e l’adolescenza. Le sostanze chimiche che alterano segnalazione ormonale può portare ad effetti avversi sullo sviluppo, la riproduzione e la neurologico e immunitario.

COME RIDURRE L’ESPOSIZONE
  • Evitare tutti i prodotti a lunga conservazione, insacotalati, preferendo prodotti freschi e conservati da noi.
  • Nei prodotti cosmetici leggere bene l’etichetta preferendo pochi prodotti polifunzionali come il burro di karitè,olio di mandorle e produzione in casa, usando come conservante il tocoferolo ovvero la semplice vitamina E!!!
  •  Il suggerimento è di evitarli sotto i tre anni, perché la cute dei più piccoli ha un maggior assorbimento cutaneo e il loro sistema endocrino è in via di sviluppo, negli anziani, che hanno una pelle più fragile, e quando ci si espone al sole
REGOLAMENTAZIONE
L’Unione Europea ha fissato dei limiti ovvero lo 0,4% di sostanza pura e lo 0,8% nelle miscele dei cosmetici.
In Europa ed in Italia l’utilizzo dell’E 216 E217 sono vietati nell’uso alimentare, cosa che invece è legale negli USA!! Gli americani sono ancora ampiamente esposti a questa sostanza chimica. Nel 2010 la ricerca condotta da Antonia Calafat, Ph.D., un chimico rispettato presso i Centri federali per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha riferito che il 92,7 per cento degli americani testati aveva paraben propilico nelle urine (Calafat 2010).
La Francia come detto ne ha vietato l’uso, mentre la Danimarca solo per i prodotti alimentari destinati ai bambini sino ai 3 anni.

10)Pesticidi e i prodotti fitosanitari
DDT, MXC, Inuron, Diuron, Trifluralin, Endosulfan, Vinclozolin… I pesticidi e i prodotti fitosanitari sono molto numerosi e di diverso tipo; vengono utilizzati in modo massiccio nell’industria agroalimentare e nel giardinaggio e molti di essi sono indicati come interferenti endocrini, veri o supposti. Alcuni sono persino utilizzati nella gestione dei campi sportivi o delle strade, il che ne facilita ulteriormente la diffusione nell’ambiente. Le quantità di pesticidi prodotte sono tali che la loro presenza è rilevabile in tutto l’ambiente e si ritiene che alcuni prodotti causino degli squilibri con conseguenze potenzialmente catastrofiche, come i problemi o la morte osservati nel caso delle api. Anche se la lista è molto lunga, qui di  seguito vi indico i pesticidi organoclorati (e i loro metaboliti), il cui effetto di interferenti endocrini è provato.

11)DDT o para-diclorodifeniltricloroetano

Il DDT, massicciamente utilizzato come insetticida a partire dagli anni ’30 del secolo scorso e per circa 60 anni, è generalmente considerato un inquinante organico persistente.

DOVE SI TROVA
Il suo utilizzo in agricoltura è stato progressivamente vietato nei paesi sviluppati tra il 1970 e il 1984, ma continua a essere usato, in particolare nei paesi tropicali nell’ambito della lotta contro la malaria, il tifo o la febbre dengue.

DANNI
Nonostante la riduzione del suo utilizzo, i prodotti della sua degradazione, o metaboliti, persistono nell’ambiente e si ritiene abbiano effetti dannosi sulla fauna e sulla flora. Questi composti hanno infatti un effetto estrogenico che provoca alterazioni ormonali negli animali, ma attualmente gli studi sulla salute dell’uomo restano contraddittori e sono oggetto di controversie. Tra gli effetti indicati troviamo l’azione cancerogena, in particolare sulla mammella, tossicità per il fegato, disturbi dello sviluppo nel nascituro, parti prematuri, alterazione della qualità dello sperma. In attesa di risultati più certi, la polemica sugli effetti del DDDT come perturbante endocrino e i possibili benefici per la lotta contro la malaria continua.

12)MXC o metossicloro

Il MXC, una sostanza simile al DDT, è stato messo in commercio nel 1946 e la sua vendita è notevolmente aumentata dopo il divieto del DDT.

DOVE SI TROVA
Viene utilizzato come prodotto “fitosanitario” ed è meno persistente rispetto al DDT, ma i suoi prodotti di degradazione o metaboliti si ritrovano nell’ambiente e in specie acquatiche e animali, come gli uccelli.

DANNI
Viene considerato un IE e si ritiene che si fissi sui recettori dell’estrogeno, esponendo quindi al carcinoma ormono-dipendente della mammella e problemi di fertilità.

13)CLORDECONE

È un insetticida ampiamente utilizzato tra il 1972 e il 1993 nelle piantagioni di banane delle Antille Francesi; è considerato un interferente endocrino neurotossico ed ha fatto parlare molto di sé sulla stampa francofona e internazionale.

DANNI
Si ritiene infatti che provochi dei disturbi a livello neurologico e cognitivo nei bambini esposti a questa sostanza durante la gravidanza. È inoltre accusato di aumentare il rischio di cancro della prostata. A preoccupare gli scienziati, oltre alla sua prolungata persistenza nell’ambiente, è la sua estesa disseminazione nell’ecosistema, con conseguente contaminazione delle acque, del suolo e sottosuolo, delle piante e degli animali terrestri e marini. Sembra inoltre che il clordecone intensifichi a livello epatico il potenziale effetto tossico di sostanze come il cloroformio o il diclorometano. La questione del diclorometano ha avuto un forte impatto sull’opinione pubblica, inducendo le autorità sanitarie a pubblicare una lista degli alimento a maggiore rischio di contaminazione da parte del clordecone e delle misure precauzionali finalizzate a ridurre l’esposizione dei consumatori.

14)Gli ormoni stereoidei
Si tratta di sostanze naturali secrete dalle ghiandole endocrine degli esseri umani e degli animali, come gli estrogeni, gli androgeni, i glucocorticoidi e i mineralocorticoidi. A questi ormoni se ne aggiungono altri, sintetici, come i contraccettivi utilizzati dalle donne e alcuni prodotti veterinari usati in elevate quantità negli allevamenti, come ad esempio gli steroidi anabolizzanti, in particolare il trenbolone acetato. 
I prodotti della loro degradazione vengono evacuati nelle feci umane e animali e riversati poi nelle acque di scarico, causando quindi la contaminazione dei fiumi. Gli ormoni steroidei sono quindi ingeriti dagli animali e vanno a finire sulla tavola.

DANNI
La presenza di questi ormoni nei fiumi è stata segnalata in molti paesi come causa di una femminilizzazione di molti esemplari maschi di pesci, con conseguente alterazione delle loro capacità produttive. Nell’uomo si ritiene che questi IE causino una riduzione della fertilità.Secondo alcuni rapporti gli ormoni con il maggior potere di interferenza endocrina solo il 17-β-estradiolo, l’estrone, l’estriolo, le mestranol e il 17-α-etinilestradiolo. A questi ormoni, naturali e sintetici, si aggiungono i fitoestrogeni, composti derivati dalle piante come gli isoflavoni che, pur non essendo dei veri e propri ormoni, possono mimare l’azione degli estrogeni. I fitoestrogeni sono presenti in alcuni alimenti come gli oli vegetali, la soia, alcuni cereali e il pane.

15)Prodotti farmaceutici
Oltre agli ormoni steroidei, alcuni farmaci e alcune sostanze prodotte dall’industria farmaceutica potrebbero comportarsi come degli interferenti endocrini ed essere presenti in quantità elevate nelle acque con un ciclo simile a quello degli ormoni steroidei, con l’aggiunta dei rifiuti di origine ospedaliera. Si ipotizza che alcuni di questi farmaci, come ad esempio gliantidepressivi inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, abbiano un effetto sugli ormoni sessuali e sul comportamento e la riproduzione di alcuni vertebrati, in particolare i pesci.

Altri farmaci in grado di avere un impatto sugli ecosistemi e sulla salute umana, interferendo con il sistema endocrino, sono gli antibiotici (che potrebbero anche essere all’origine della resistenza agli antibiotici conseguente all’ingerimento di alimenti che contengono questi farmaci), gli agenti citotossici utilizzati in particolare nella terapia anti-cancro e che potrebbero avere un effetto tossico e mutageno, o ancora i prodotti iodati che potrebbero perturbare la funzione tiroidea.

Più recentemente, infine, gli anti-infiammatori non steroidei (FANS) sono accusati di essere perturbanti endocrini in quanto nel maschio adulto inibirebbero la produzione di testosterone a livello dei testicoli

Vi consiglio anche una lettura di questo documento dove sono indicati anche varie patologie, la sostanza inquisita,l’area geografica…una scheda dettagliata degli insetticidi etc…

 
 

 

“Sorveglianza dell’esposizione a interferenti endocrini”
Vi scrivo un breve decalogo, non soffermatevi solo in una lettura di questo, dove metà delle raccomandazioni le avrete già sentite..seguite l’articolo ed andate nel dettaglio..
DECALOGO LIMITA EVITA // SOSTITUISCI
1. Non utilizzare contenitori in plastica per alimenti o bevande usurati o monouso
Utilizza contenitori in plastica integri solo per gli usi indicati dal produttore
2. Limita l’uso di padelle antiaderenti se graffiate
Utilizza padelle antiaderenti integre,pentole in ceramica o in acciaio inossidabile
3. Utilizzare la carta oleata o pellicola solo a contatto con gli alimenti secondo le indicazioni, ad esempio la carta stagnola non va bene per alimenti acidi!
 
4. Limita la combustione di candele,incenso ed il fumo di sigaretta nell’ambiente in cui si vive.
Assicurare un costante ricambio di aria
5. Sostituire gli involucri lacerati e usurati di oggetti con imbottitura in schiuma (sedili auto,materassi…)
 
6. Limitare l’tilizzo di indumenti idrorepellenti o antimacchia, antifiamma
Sostituire con capi in cotone,lino,..naturali
 
6.bis Evitare l’utilizzo di materassi per lettini con rivestimento o telo impermeabile, comunque rivestimenti in PVC morbido contenete DEHP
 
7. Evitare il consumo di alimenti con parti carbonizzate o bruciate ed alimenti affumicati.(Eliminare le parti bruciate anche nella semplice pizza!!)
 
8. Nei materiali per uso casalingo evitare l’uso di PVC 
Sostituire il più possibile con vetro.
 
9.Evitare fasciatoio o passeggini rivestiti in PVC
In tal caso utilizzare fodere in fibra naturale, in generale evitare che il bambino entri in contatto con oggetti in PVC
10. Scaldare latte o bevande, pappe non in contenitori rovinati o plastica
Sostituire con vetro
11. Non travasare liquidi o mangiare caldo in contenitori di plastica non idonei ad uso alimentare
 
12. Non utilizzare saponi,trucchi,alimenti contenenti parabeni,BHT
Preferire alimenti freschi,di stagione non inscatolati, atmosfera protetta, secchi…
13. Non utilizzare saponi contenti parabeni,ftalati..
Sostituire con prodotti semplici naturali.

TRATTO DA: http://www.lifeme.it/2015/06/interferenti-endocrini-parabeni-bht-ftalati-medicinali-additivi.html

Allarme dei pediatri italiani: “Un terzo delle malattie infantili è causato dall’inquinamento”.

 

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Allarme dei pediatri italiani: “Un terzo delle malattie infantili è causato dall’inquinamento”.

Malattie infantili, i pediatri: “Causate dall’inquinamento nel 30% dei casi”
Allarme dei pediatri italiani: “Un terzo delle malattie infantili è causato dall’inquinamento”Ecco come invertire il trend negativo

La FIMP, Federazione Italiana Medici Pediatri, lancia l’allarme: secondo gli ultimi dati disponibili, 3 casi su 10 di malattie infantili sono provocati dall’inquinamento.

Con un appello lanciato durante il G7 dell’Ambiente, a Bologna, i medici hanno voluto indicare la azioni concrete da perseguire per ridurre l’impatto. “Una priorità per i pediatri e per le istituzioni”, scrivono dalla Federazione. Tutti i dettagli del loro appello.

Malattie infantili: il nodo inquinamento

Il documento si intitola “Ambiente e salute infantile: dalla consapevolezza del rischio alle strategie per limitare i danni e costruire la salute futura dei bambini italiani“. La FIMP lo ha redatto per sensibilizzare istituzioni e cittadini sulle problematiche ambientali. L’inquinamento dell’aria sarebbe infatti tra le cause principali di malattia e morte della popolazione mondiale, non solo infantile:

Già nel 2006 l’OMS stimava che il 25% di tutte le patologie negli adulti e oltre il 33% nei bambini sotto i 5 anni fosse attribuibile a fattori ambientali “evitabili”. Un più recente documento – sempre dell’OMS – stima che, a livello mondiale, circa 1 su 4 del totale delle morti sia attribuibile al vivere o al lavorare in ambienti malsani. Complessivamente in tutto il mondo ogni anno ci sarebbero 12,6 milioni di decessi attribuibili ad ambienti insalubri e 1,4 milioni di questi si verificherebbero in Europa“.

In pratica, i pediatri ci dicono che un terzo delle malattie infantili, che colpiscono chi ha meno di 5 anni, sono attribuibili all’inquinamento ambientale.

Non solo. I rischi si estenderebbero anche al feto, durante la gravidanza. Tutti i fattori scatenanti sono sintetizzati da Maria Grazia Sapia, referente Nazionale Fimp per l’Ambiente:

“Le sostanze chimiche di sintesi derivanti da attività industriali e agricole, lo smaltimento dei rifiuti, le produzioni energetiche e le radiazioni elettromagnetiche sono fattori di rischio. Nel loro insieme agiscono sugli adulti, quindi anche sui gameti, sul feto durante la gravidanza e sul bambino sopratutto nei primi anni di vita”.

Sapia punta il dito in modo particolare su pesticidi chimici e particolato atmosferico:

Particolarmente importanti sono le conseguenze dei pesticidi nel settore alimentare e dei particolati/polveri sottili negli ambienti domestici, urbani e scolastici per la funzione respiratoria che possono aumentare in modo significativo e diffuso la patologia sub acuta, cronica e la cancerogenicità”.

Malattie infantili: le patologie in aumento

Sapia, oltre a elencare i fattori di rischio, spiega anche quali sono le malattie in aumento causate dall’inquinamento. Eccone un elenco:

  • Patologie degli organi endocrini
  • Disturbi agli apparati respiratorio e digestivo
  • Patologie cardiovascolari
  • Alterazioni dello sviluppo neuro-cognitivo-sensoriale
  • Alterazione del metabolismo
  • Basso peso alla nascita
  • Rischio di aborto e prematurità
  • Aumento della cancerogenicità
Malattie infantili: come rimediare

La Federazione non si limita a indicare il problema. Offre anche una serie di soluzioni, da implementare subito, per migliorare le condizioni di salute nostre e dei nostri bambini. E lancia un appello affinché tutte le istituzioni collaborino attivamente.

Ecco le proposte:

  • Attivare un monitoraggio costante, integrato e sistematico sull’inquinamento ambientale e sugli effetti che ha sui bambini.
  • Ridurre i limiti massimi degli inquinanti in aria, acqua e suolo, per far fronte alla vulnerabilità dell’età pediatrica.
  • Applicare sempre per l’infanzia il “principio di precauzione”.
  • Rinforzare l’attenzione ai primi 1000 giorni di vita del bambino, dal concepimento ai primi anni. Un’attenzione che deve tradursi in atti concreti.
  • Mappare, in tempi brevi, gli edifici scolastici. Individuare in particolare condizioni di inquinamento indoor, prestando attenzione alla possibile presenza di campi elettromagnetici indotti dalle reti wireless.
  • Puntare sull’educazione: promuovere e incentivare programmi, per bambini e adulti, per la salvaguardia dell’ambiente e la scelta consapevole dei prodotti (alimenti, giocattoli, etc.).
  • Incentivare il ricorso alle fonti di energia rinnovabili.
  • Promuovere politiche di sviluppo eco-sostenibile.

Coca Cola, Pepsi e Danone: le multinazionali stanno consumando tutta l’acqua del Messico

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Coca Cola, Pepsi e Danone: le multinazionali stanno consumando tutta l’acqua del Messico

Coca Cola, Pepsi e Danone stanno prosciugando il Messico. Le multinazionali, infatti, godono di speciali concessioni per lo sfruttamento delle falde acquifere, ma non sono adeguatamente controllate, e oltretutto pagano delle tasse irrisorie per questo, nonostante detengano l’82 per cento del mercato in termini di vendite totali. Un disastro ambientale, oltre che umano.

Questa la denuncia di Léo Heller, Relatore Speciale sul diritto umano all’acqua potabile e all’igiene dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), che ha presentato un rapporto al quale hanno collaborato 101 organizzazioni umanitarie. Come riportano i media locali, il rapporto presentato da Heller dipinge una situazione gravissima e destinata a peggiorare, che sta impoverendo il Messico di acqua e di risorse.

Solo per citare un esempio, la Coca Cola paga 2 mila e 600 pesos per ciascuna delle 46 concessioni per il prelievo delle acque sotterranee all’anno (un totale, dunque, che non arriva a 120 mila pesos), ma solo nel 2007 ha ottenuto guadagni per 32 miliardi e 500 milioni di pesos. Anche senza conoscere il cambio e il potere di acquisto, il confronto appare piuttosto inquietante.

Heller ha poi spiegato che nel corso del 2014 l’industria mineraria ha sfruttato 437 milioni di metri cubi di acqua, sufficienti a soddisfare le esigenze dello stesso periodo di tutta la popolazione degli stati messicani Baja California, Colima, Campeche e Nayarit. Un prosciugamento senza precedenti, che calpesta tutti i diritti umani all’acqua potabile.

E questa è solo una punta di un iceberg triste e molto pericoloso: le società di estrazione mineraria godono di privilegi fiscali incomparabili che hanno dato loro la possibilità di mettere a disposizione le risorse naturali della Nazione a beneficio di pochissimi.

Le recenti riforme hanno conferito al settore minerario ed energetico carattere di pubblica utilità, rendendo l’esplorazione e l’estrazione di risorse di interesse per la Nazione e l’ordine pubblico, privilegiando queste attività rispetto a qualsiasi altra.

fonte: https://www.greenme.it/consumare/acqua/23970-multinazionali-acqua-messico

I fantastici ghiaccioli fatti con acque inquinate. Come? Non li mangeresti? …E allora perchè li stai preparando per i TUOI figli…???

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I fantastici ghiaccioli fatti con acque inquinate. Come? Non li mangeresti? …E allora perchè li stai preparando per i TUOI figli…???

Questi “Ghiaccioli” sono stati confezionati congelando acque inquinate da varie località. L’idea arriva da Taiwan, più precisamente dalla National Taiwan University of Arts , e parte dal progetto di tre studenti: Hung I-chen, Guo Yi-hui, and Cheng Yu-ti.

guarda il video QUI

I ragazzi hanno deciso di usare i campioni prelevati da 100 luoghi differenti e congelarli, dopo essersi resi conto di una triste, impressionante verità: quasi il 90% di quelle acque conteneva plastica. Per far si che potessero esporre i ghiaccioli senza che si sciogliessero, li hanno poi ricreati usando resina di poliestere.

I tre studenti hanno anche progettato un involucro per ogni tipo di ghiacciolo, con su scritto il nome de luogo da cui proviene ogni campione.

Il loro lavoro è stato premiato con il Youg Pin Design Award ed esposto al World Trade Center di Taipei.

Il Pacific insitute calcola che ogni giorno vengono sversati nelle acque del mondo 2 milioni di tonnellate di liquame fognario. Un dato che deve far riflettere.

fonte: http://coscienzeinrete.net/arte/item/2990-gli-impressionanti-ghiaccioli-fatti-con-acque-inquinate

Tu non lo mangeresti uno di questi ghiaccioli?

E perchè dovrebbe mangiarlo TUO figlio?

Clima: cosa ne pensano davvero gli scienziati?

 

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Clima: cosa ne pensano davvero gli scienziati?

In occasione della strillata attenzione mediatica sui “cambienti climatici” di presunta origine antropica, in seguito alla decisione dell’amministrazione Trump di recedere dagli accordi sul clima stilati a Parigi nel 2015, proponiamo in esclusiva questo articolo inedito contenente informazioni che i media mainstream difficilmente vi daranno… un’informazione corretta crea una società sana![Redazione]


Imperversa il dibattito sui cambiamenti climatici

In tutto il mondo scienziati in numero sempre crescente stanno vagliando i dati ed esprimendo il proprio dissenso dalla “opinione condivisa” dell’IPCC dell’ONU che il riscaldamento globale sia provocato dalle attività umane.

Nota di Ed Ring, Direttore di EcoWorld.com: sull’argomento del cambiamento climatico abbiamo pubblicato più materiale che mai in virtù di una ragione assai semplice: il dibattito non è ancora concluso per quanto concerne la causa, la gravità finale o i rimedi inerenti; in realtà il dibattito non è mai giunto a una conclusione, laddove uno dei più madornali esempi storici di distorsione mediatica ha visto la stampa convenzionale accettare la nozione che fosse terminato oppure sorvolare sull’emarginazione di chiunque si ostinasse a darvi seguito.

Verrebbe da pensare che data la posta in gioco – la riorganizzazione integrale dei nostri sistemi politico ed economico – il dibattito sia il benvenuto, che coloro i quali lo invocano siano salutati come esempi di moderazione e buon senso invece di essere stigmatizzati come fanatici ideologizzati o imbonitori corporativi. Il fatto che si consideri presumibilmente “concluso” il dibattito riguardante qualcosa il cui rimedio comporta trasformazioni talmente radicali e repentine dovrebbe suscitare l’allarme di chiunque, almeno a parole, abbia a cuore i diritti umani, le libertà individuali, la libera impresa e una società aperta. Il concetto che chiunque metta in discussione l’allarmismo sul riscaldamento globale venga apertamente demonizzato dovrebbe preoccupare qualsiasi studioso di storia. La soluzione – controllo governativo su virtualmente qualsivoglia elemento emetta gas, fra cui CO2, che per piante e alberi è necessario per la sopravvivenza, nonché elevatissime nuove imposte (magari mascherate come meccanismi “cap and trade” [in sintesi, commercio di emissioni che superano un tetto massimo, ndt] favorevoli a Wall Street, ma il cui costo è a carico dei consumatori) – dovrebbe destare la preoccupata attenzione di chiunque tenga ad avere un governo rappresentativo e conferisca valore al concetto di proprietà privata.

Forse a essere in pericolo è il buon senso. Se la Terra si sta davvero riscaldando a causa della CO2 determinata dall’attività umana, in che modo si può intervenire? Sequestreremo 20-30 gigatonnellate di CO2 all’anno, quando con il denaro complessivo necessario a tale scopo riusciremmo a disinquinare tutti i fiumi, a bloccare il depauperamento oceanico delle risorse ittiche, a eliminare gli agenti inquinanti dell’aria e a fermare la malaria? Pur accettando le conclusioni dei modelli climatici – problematici miscugli che costituiscono l’imperativo scientifico a monte dell’allarmismo inerente all’AGW [riscaldamento globale determinato dall’attività umana] e delle conseguenti politiche – non è forse vero che dovremmo sequestrare letteralmente l’ottanta per cento della CO2 attualmente ascritta alle attività umane? Non è forse al di fuori delle nostre possibilità? Perché non attuare una riforestazione del pianeta? Perché non ripristinare le foreste di mangrovie che un tempo inibivano i flutti di marea lungo le costiere tropicali in modo che si possano rigenerare e impedire nuovamente alle tempeste stagionali di inondare le isole tropicali, e perché non impedire la distruzione delle barriere coralline e così porre termine alla sconsiderata pesca industriale in loco? Esiste una valida agenda ambientale del tutto disgiunta dall’allarme connesso al riscaldamento globale – ed esistono anche numerosi scettici che hanno comunque molto a cuore la questione ambientale.

Il senso comune ci suggerirebbe di mettere in discussione non l’agenda degli scettici, bensì quella degli allarmisti del riscaldamento globale che fanno affidamento sulla paura e su un approccio scientifico discutibile. Se esiste una “industria della negazione”, chi se ne avvantaggerà? Una manciata di gruppi di ricerca sottofinanziati? Se esiste un’agenda occulta, è assai più probabile che derivi dalla “industria dell’allarme”.
Le agenzie governative intascano maggiori introiti fiscali, le Nazioni Unite ottengono una fiumana di entrate, le compagnie assicurative riscuotono premi più elevati, i procuratori intentano un maggior numero di azioni legali, Wall Street ricava una nuova fonte di provvigioni e competenze, le corporazioni ottengono ulteriori sovvenzioni, vari attivisti, accademici, politici, consulenti professionali e organizzazioni no-profit del settore ambientalista acquisiscono una nuova fonte di finanziamento e influenza che spariglia le carte, le imprese di piccole dimensioni vengono distrutte in quanto non possono permettersi di conformarsi alle nuove norme, mentre le famiglie di ogni dove pagano costi punitivi per energia, acqua e terreno. È questo il futuro che vogliamo? Forse, se tutto questo allarmismo dell’AGW fosse vero!

Il Convegno Internazionale sui Cambiamenti Climatici del 2008 descritto nel presente servizio, tenutosi a New York City agli inizi di marzo, ha visto la presenza di alcuni fra i più credibili (nonché accreditati) partecipanti mai convenuti a un’iniziativa connessa al clima. Le loro relazioni sulla climatologia sono state disparate, come si conviene a un convegno scientifico, e i più erano “scettici”, e anche questo si addice a un evento di questa natura. Ma sebbene il rapporto lo descriva come ben coperto dai media, in realtà non è stato così. Per la maggior parte, questi ultimi lo hanno ignorato.
Il paragone adeguato non concerne il fatto che alcuni dei media abbiano o meno dato notizia di tale evento, bensì se l’evento abbia riscosso lo stesso livello di attenzione riservato al più recente comunicato stampa dell’IPCC (Intergovernmental Panel On Climate Change-Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici) delle Nazioni Unite; sotto tale profilo la copertura è risultata inesistente e, in fin troppi casi, incline a proporre una derisoria e servile caratterizzazione dell’evento come l’ultimo rantolo dei “Flat Earthers” [sostenitori della teoria che la Terra sia piatta, ndt].
Numerosi individui coscienziosi, relativamente esenti da pregiudizi, percepiscono semplicemente che la scienza del clima è superiore alle loro forze; hanno bisogno di riconoscere che tale inibizione non ha fermato coloro che riportano le notizie o i membri delle comunità politica e dello spettacolo sui cui pronunciamenti costoro hanno fatto affidamento.
E coloro i quali credono all’allarmismo dell’AGW in quanto si adatta a distorsioni preesistenti oppure promuove un’agenda politica o economica, bene, costoro tengano presente questo: la scienza – una volta rimossi la corruzione e l’opportunismo che hanno infettato gran parte della comunità scientifica per quanto concerne la questione del presunto riscaldamento globale – non ha ideologia, né scopi reconditi; è del tutto imparziale. La scienza confida nello scetticismo e in ultima analisi si fonda sulla verità.

Si riaccende il dibattito: nell’ambito del convegno sul clima gli scettici sul riscaldamento globale contestano le asserzioni sull’opinione condivisa e sostengono l’avvenuta soppressione di conclusioni scettiche sulle previsioni allarmistiche

– Marc Morano, 15 marzo 2008

Gli scienziati scettici sui timori per il clima modificato dall’attività umana, convenuti al Convegno Internazionale sui Cambiamenti Climatici del 2008 tenutosi a New York City, hanno descritto “storie di puro orrore” relative a come alcune riviste scientifiche abbiano adottato un “comportamento scandaloso e immorale” nel tentativo di impedire loro di pubblicare il proprio lavoro sulle testate riviste dai pari.
Il pionieristico convegno del 2-4 marzo, che ha visto la presenza di oltre cento oratori e la partecipazione di oltre cinquecento convenuti, è stato l’occasione per presentare il rapporto di un team di scienziati internazionali i quali hanno costituito un gruppo allo scopo di controbattere all’IPCC delle Nazioni Unite. (Nota: l’autore del presente rapporto ha partecipato attivamente al convegno.)

L’evento, che ha riscosso una rilevante attenzione da parte dei media statunitensi e internazionali, ha visto anche la partecipazione di numerosi scienziati di tutto il mondo, che hanno fatto o fanno tuttora parte dell’IPCC. Il convegno si è svolto pochi mesi dopo la pubblicazione di un eclatante Rapporto di Minoranza del Senato degli Stati Uniti, che annovera oltre 400 eminenti scienziati i quali hanno di recente contestato le asserzioni relative al riscaldamento globale causato dall’attività umana. Gli oltre quattrocento scienziati del rapporto smantellano integralmente le asserzioni secondo cui “tutti gli scienziati concordano” sul riscaldamento globale provocato dall’uomo.
Tuttavia, come ha notato il 6 marzo il reporter ambientale del New York Times Andrew Revkin:

“Come tutti sappiamo, la climatologia non è un gioco numerico (esistono pile di dichiarazioni firmate da persone provviste di titoli di studio specialistici per tutti gli ambiti della questione).”

Inoltre, un’indagine canadese condotta presso alcuni scienziati, divulgata il 6 marzo 2008, ha presentato ulteriori riscontri del fatto che il presunto “consenso” è inesistente. Un sondaggio d’opinione su oltre 51.000 scienziati presso la Association of Professional Engineers, Geologists and Geophysicists of Alberta (APEGGA) ha rilevato che il 68 per cento di costoro si trova in disaccordo con la dichiarazione secondo cui “il dibattito sulle cause scientifiche del recente cambiamento climatico è risolto”.
Secondo l’indagine, solo il 26 per cento degli scienziati ascriveva il riscaldamento globale a “attività umane quali l’impiego di combustibili fossili”.

Il direttore esecutivo dell’APEGGA Neil Windsor ha affermato: “Non siamo affatto sorpresi. Non esiste alcun palese consenso degli scienziati del quale siamo a conoscenza.”

Il trattamento riservato agli scienziati scettici

Nel corso del convegno, gli scienziati hanno messo in risalto la scarsissima tolleranza che istituzioni e riviste scientifiche hanno manifestato nei confronti dei punti di vista scettici sulla questione climatica.

“Noi [colleghi scienziati scettici] abbiamo parlato perlopiù di lavoro e di prossimi documenti, quindi abbiamo seguito il solito rituale delle lagnanze relative ai direttori delle riviste e alla ridicola trafila a cui talora siamo costretti a sottoporci per vedere pubblicati i nostri articoli. Ad ogni modo, alcuni colleghi hanno raccontato storie decisamente raccapriccianti su quanto loro accaduto allorquando hanno cercato di pubblicare documenti in cui si esaminavano punti di vista opposti a quelli del ‘consenso’; un tipo di comportamento decisamente scandaloso e immorale da parte di alcuni direttori. Ne sono rimasto sconvolto.”

Così ha scritto sul proprio blog (http://wmbriggs.com/blog/) il 4 marzo un partecipante al convegno, ovvero il Dr. William M. Briggs, statistico del clima presso il Probability and Statistics Committee dell’American Meterological Society nonché condirettore di Monthly Weather Review.

L’eminente fisico ungherese Dr. Miklys Zágoni, ex sostenitore del riscaldamento globale il quale ha di recente cambiato opinione sui timori per il clima e ora rientra nel novero degli scettici, ha presentato riscontri scientifici che confutano le crescenti paure inerenti alla CO2. Il mentore scientifico di Zágoni, lo scienziato nonché fisico dell’atmosfera ungherese Dr. Ferenc Miskolczi, si è dimesso dal proprio incarico presso la NASA in quanto disgustato dalla mancanza di libertà scientifica del suddetto ente. Miskolczi, il quale al convegno ha peraltro presentato le sue scoperte riviste dai pari, ha detto che avrebbe voluto divulgare la sua nuova ricerca che dimostrava come “le teorie sfuggite di mano relative all’effetto serra contraddicono le equazioni sul bilancio energetico”, ma sostiene che la NASA si è rifiutata di consentirglielo.

“Sfortunatamente, il mio rapporto professionale coi miei supervisori alla NASA si è deteriorato a un livello per me intollerabile. La mia idea di libertà scientifica non può coesistere con le recenti pratiche dell’ente di maneggiare i risultati scientifici relativi ai nuovi cambiamenti climatici,”

ha affermato Miskolczi secondo un articolo del 6 marzo su DailyTech.com.
Il meteorologo Joseph D’Aleo, primo direttore di meteorologia presso The Weather Channelnonché ex presidente del Committe on Weather Analysis and Forecasting dell’American Meteorological Society, ha evidenziato che numerosi suoi colleghi non hanno partecipato al convegno in quanto “temevano che la loro partecipazione potesse compromettere il loro impiego”. D’Aleo ha descritto il timore di punizioni tipico di numerosi scettici come uno “stato di cose desolante”, ma si è anche detto convinto che esista

“con tutta probabilità una maggioranza silenziosa di scienziati esperti nei campi della climatologia, meteorologia e scienze affini i quali non avallano quella che viene definita come la posizione del ‘consenso’”.

Altri scienziati hanno ripreso tali asserzioni. Lo scienziato dell’atmosfera Dr. Nathan Paldor, docente di Meteorologia Dinamica e Oceanografia Fisica presso l’Università Ebraica di Gerusalemme nonché autore di quasi 70 studi rivisti dai pari, nel dicembre 2007 ha dichiarato che gli scettici riscontrano difficoltà di gran lunga superiori nel pubblicare sulle testate riviste dai pari. Paldor (il quale non ha partecipato al convegno tenutosi a New York) nella suddetta occasione ha scritto:

“Numerosi colleghi con cui ho avuto modo di conferire condividono queste opinioni e riferiscono la preclusione verso la possibilità di pubblicare sui media pubblici o scientifici il proprio punto di vista scettico.”

Nel febbraio 2008 l’ambientalista canadese Dr. David Suzuki ha richiesto pubblicamente che i politici scettici sulla “crisi” climatica di origine umana vengano schiaffati “in prigione poiché quanto stanno facendo è un atto criminoso”.

(Vedere inoltre l’approfondito rapporto di luglio 2007, nel quale si descrive il modo in cui gli scienziati scettici hanno subito minacce e intimidazioni.)

Le critiche verso l’opinione condivisa o “consenso”

Numerosi eminenti scienziati presenti sono rimasti decisamente colpiti dal convegno sul clima tenutosi a New York.
Il meteorologo e ricercatore del fenomeno uragani Stanley B. Goldenberg del NOOA (National Oceanic and Atmospheric Administration) di Miami ha elogiato il convegno sponsorizzato dal’Heartland Institute, e ha riferito al New York Times:

“Il fatto è che questo convegno testimonia che esistono numerosi scienziati affermati, stimati e in molti casi di fama mondiale, i quali hanno condotto in vari ambiti del ‘cambiamento climatico’ accurate ricerche i cui esiti divergono recisamente da quelli dell’IPCC [dell’ONU].”

Joseph D’Aleo non ha espresso che elogi per il convegno, infatti il 4 marzo ha scritto sul suo sito web (www.IceCap.us):

“Si è trattato del migliore convegno sul clima cui abbia partecipato in trent’anni di appartenenza alle associazioni professionali. Il raduno di due giorni ha visto oltre 100 eccellenti presentazioni a opera di scienziati provenienti da Australia, Canada, Inghilterra, Francia, Ungheria, Nuova Zelanda, Polonia, Russia, Svezia e, naturalmente, Stati Uniti.”

La spesso ripetuta nozione di “centinaia” o addirittura “migliaia” di scienziati allineati con l’ONU nell’approvazione di un unico “consenso” non regge a un esame accurato. Di tutti gli scienziati associati all’ONU, solo 52 hanno partecipato all’UN IPCC Summary for Policymakers, che ha dovuto attenersi ai dettami dei delegati e leader politici dell’ONU secondo una procedura descritta come più somigliante a uno scontro sui principi programmatici di una riunione di partito che a un procedimento scientifico.
Numerosi attuali ed ex scienziati ONU non condividono l’IPCC Summary for Policymakers e molti di essi hanno partecipato al convegno degli scettici sul clima tenutosi a New York. Inoltre, le cosiddette dichiarazioni di “consenso” di gruppi scientifici quali la National Academy of Sciences, l’American Meteorological Society e l’American Geophysical Union sono votate da all’incirca due dozzine di membri dei vari consigli direttivi, senza coinvolgimento diretto degli scienziati della ‘base’ nelle votazioni stesse.
D’Aleo ha affrontato la questione delle lamentele di alcuni giornalisti dei media convenzionali i quali hanno evidenziato che il convegno sul clima non ha prodotto una comunicazione scientifica convergente ma, al contrario, ha postulato molteplici spiegazioni del cambiamento climatico. D’Aleo ha scritto:

“Vi erano opinioni diverse, come si conviene in ambito scientifico, e tutte sono state rispettate. Non c’erano né il pensiero di gruppo né il modo di pensare stagnante che riscontriamo in occasione di altri cosiddetti convegni sul clima.”

Per quale motivo i media dovrebbero aspettarsi una comunicazione scientifica uniforme da un grande convegno sul clima? A quanto pare ai giornalisti andrebbe ricordato che l’evento insolito è l’IPCC dell’ONU (in fin dei conti, si tratta del Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici) e non il convegno sul clima tenutosi a marzo a New York City. D’altronde è pur vero che il convegno degli scettici ha presentato un assortimento di posizioni scientifiche, tuttavia i giornalisti non dovrebbero sorprendersi per tale diversità di vedute. Al contrario, il quesito che costoro dovrebbero porsi è il seguente: come mai i fenomeni climatici sostenuti dall’IPCC dell’ONU sono caratterizzati da una tale conformità e mancanza di dissenso? Molti giornalisti sono talmente abituati a presenziare agli incontri virtualmente già forniti di copione dell’UN IPCC Summary for Policymakers, incontri che raggiungono un “consenso” predeterminato secondo cui è l’umanità a pilotare la crisi climatica.

La copertura del convegno da parte dei media

Il convegno sul clima ha guadagnato l’attenzione di numerosi esponenti dei media, fra cui New York Times, BBC, Washington Post, ABC News, Associated Press, Reuters, China Post, CNSNews.com, CNN, Sun di New York, Fox News, Times of India, Ceske Noviny della Cecoslovacchia, Investor’s Business Daily, Financial Post del Canada, United Press International, WorldNetDaily.com e Wall Street Journal.

Parte della copertura mediatica convenzionale ha ben presto toccato il fondo. Ad esempio consultate il rapporto NewBusters in cui Miles O’Brien della CNN accusa gli scienziati del convegno di essere dei “Flat Earthers”. Altri media, fra cui il New York Times, hanno presentato una cronaca onesta. Nonostante gli sforzi di numerosi esponenti dei media di irridere il raduno, il fatto che giornalisti quali Miles O’Brien della CNN e Bill Blakemore di ABC News siano intervenuti, viste e considerate le loro passate cronache sugli argomenti climatici, per il convegno ha rappresentato una mezza vittoria.
Inoltre, nel corso del convegno il Business and Media Institute (BMI) ha presentato il proprio esauriente studio che evidenzia il modo in cui i notiziari riferiscono del riscaldamento globale. Lo studio dal titolo “Global Warming Censored” ha rilevato che i notiziari televisivi via cavo mettono a tacere il dibattito e fanno affidamento su “politici, star del rock e comuni cittadini per i servizi scientifici”. BMI ha peraltro espresso critiche sulla copertura mediatica dei notiziari relativa al Convegno Internazionale sui Cambiamenti Climatici. WorldNetDaily.com ha fatto altrettanto con un servizio dal titolo “Mainstream media’s mockery”. American Thinker è intervenuto autorevolmente con un resoconto assai esauriente dal convegno.

(Nota: per un campione della copertura mediatica, vedere la parte due del presente rapporto [disponibile tramite la pagina web citata in calce all’articolo].)

Smascherati i miti fondanti

Uno degli articoli più incisivi sul convegno è stato quello di John Tierney del New York Times(6 marzo), il quale ha messo in evidenza l’erronea nozione che i finanziamenti del “settore industriale” alimentino lo scetticismo in materia di clima. Tierney ha scritto:

“I critici ritengono davvero che vi siano da guadagnare più denaro e più gloria mettendo in dubbio il riscaldamento globale piuttosto che adeguandosi alle tesi della maggioranza? Pongo tale quesito non perché io metta in discussione l’integrità e la competenza dei ricercatori e dei gruppi ambientalisti che stanno ottenendo miliardi di dollari da enti governativi, corporazioni, fondazioni e privati cittadini preoccupati per il cambiamento climatico.”

Un rapporto dell’agosto 2007 esaminava in che modo i sostenitori del riscaldamento globale provocato dall’attività umana godono quanto a finanziamenti di un monumentale vantaggio rispetto agli scienziati scettici. Tierney ha citato una dichiarazione di Joseph Bast, presidente di Heartland:

“Le donazioni da parte di società del settore energetico non hanno mai superato il cinque per cento del nostro budget in qualsivoglia anno, né esiste alcuno sponsor corporativo che finanzi una qualsiasi parte di questo convegno.”

Tierney ha inoltre evidenziato il fatto che le cosiddette “soluzioni” al riscaldamento globale rappresentano per molti un modo di far soldi; ha scritto:

“A Washington il sistema cap-and-trade [in sintesi, commercio di emissioni che superano un tetto massimo, ndt] per ridurre le emissioni di anidride carbonica (del tipo criticato nel corso del convegno tenutosi questa settimana) è popolare – in misura non irrilevante – a causa dei membri delle lobby corporative che intravedono l’opportunità di far soldi grazie ai crediti di anidride carbonica”, quindi ha aggiunto che “fra l’altro vi sono consistenti fondi da distribuire a ricercatori che studiano il cambiamento climatico e le nuove tecnologie energetiche”.

Visioni diversificate, dissenso crescente

Il convegno degli scienziati dissenzienti di New York City si è tenuto dopo che in molti avevano dichiarato il 2007 come “l’apice” dell’allarmismo climatico e vi avevano fatto riferimento come all’anno in cui i timori concernenti il riscaldamento globale causato dall’attività umana avevano “morso la polvere” in quanto numerosi studi rivisti dai pari contraddicevano le paure per la CO2 in ascesa. Al convegno hanno preso parte molti degli oltre 400 scienziati annoverati nel Rapporto di Minoranza del Senato degli Stati Uniti del dicembre 2007.

Gli scienziati scettici hanno presentato sul cambiamento climatico visioni diversificate, tuttavia in linea generale si sono ritrovati attorno a vari punti chiave:

  1. attualmente la Terra rientra agevolmente all’interno della variabilità climatica naturale;
  2. quasi tutti i timori concernenti il clima sono indotti da non comprovate previsioni realizzate su modello al computer;
  3. numerosi studi rivisti dai pari continuano a sconfessare le paure per la CO2 in ascesa; e
  4. il “consenso” è stato costruito per scopi politici e non scientifici.

In nazioni quali Germania, Brasile, Olanda, Russia, Argentina, Nuova Zelanda, Portogallo e Francia, gruppi di scienziati si sono di recente pronunciati pubblicamente per contrastare e sfatare i timori concernenti il cambiamento climatico causato dall’uomo. Inoltre numerosi scienziati, peraltro convinti ambientalisti, ritengono che la promozione della paura per il clima abbia “cooptato” e “dirottato” il movimento dei verdi.

Il film dell’ex vicepresidente degli USA Al Gore dal titolo Una scomoda verità e i rapporti dell’IPCC dell’ONU hanno spinto numerosi scienziati scettici a pronunciarsi pubblicamente e a unirsi al crescente gruppo della ‘resistenza’. Nel maggio 2007 il climatologo Robert Durrenberger, già presidente della American Association of State Climatologists, ha dichiarato:

“Al Gore mi ha riportato alla lotta e mi ha spinto a condurre rinnovate ricerche in ambito climatologico. Quindi, in virtù di tutte le informazioni erronee sul cambiamento climatico propinate da Al Gore e dal suo esercito, ho deciso che i ‘veri’ climatologi dovrebbero tentare di aiutare il pubblico a comprendere la natura del problema.”

A partire dalla divulgazione del Rapporto di Minoranza del Senato degli Stati Uniti in data 20 dicembre 2007, in cui si esaminano i punti di vista di centinaia di scettici, esiste un flusso costante di scienziati da tutto il mondo i quali continuano a dichiararsi dissenzienti rispetto alla presunta “crisi climatica”.

A pochi giorni dall’inizio del convegno sul clima, la D.ssa Joanne Simpson, prima donna a conseguire un dottorato in meteorologia, ha dichiarato il proprio “scetticismo” a riguardo del catastrofico riscaldamento causato dall’uomo. In una lettera aperta postata il 27 febbraio 2008 dall’ex climatologo dello stato del Colorado Roger Pielke, Sr., il quale ha descritto la D.ssa Simpson come una “dei più eminenti scienziati degli ultimi cent’anni”, la studiosa, già in forza alla NASA nonché autrice di oltre 190 studi, ha scritto:

“Dato che non sono più affiliata ad alcuna organizzazione e non ricevo finanziamenti di alcun tipo, posso parlare in tutta franchezza”, spiegando che “il principale fondamento dell’asserzione secondo cui il rilascio di gas serra da parte dell’uomo è la causa del riscaldamento si basa pressoché interamente su modelli climatici. Tutti noi conosciamo la fragilità dei modelli riguardanti il sistema aria-superficie, basta guardare le previsioni del tempo. Come scienziata resto scettica.”

Scienziati scettici in costante aumento

Il 28 febbraio William F. McClenney, geologo professionale autorizzato della California nonché ex revisore ambientale abilitato nel Victoria, Australia, ha annunciato di aver modificato radicalmente il proprio punto di vista sul riscaldamento globale provocato dall’uomo. Ora McClenney afferma di “aver fatto i conti e compreso che non è proprio possibile conseguire il riscaldamento globale con la CO2”, quindi va a ingrossare le fila degli altri scienziati che di recente hanno cambiato posizione – da sostenitori a scettici – dei timori inerenti al cambiamento climatico antropogenico.
Il geologo Dr. Don Easterbrook, professore emerito di Geologia presso la Western Washington University, autore di otto libri e 150 pubblicazioni su riviste, ha annunciato di “giocarsi la reputazione” con la previsione di un raffreddamento globale. Il 1° marzo 2008 il Dr. Easterbrook ha scritto:

“La media ricavata dai quattro principali metodi di misurazione della temperatura risulta leggermente più fredda a partire dal 2002 (fatta eccezione per la breve parentesi di El Niño) e con un raffreddamento da record quest’inverno. L’argomentazione secondo cui si tratta di un arco di tempo troppo breve per essere significativo sarebbe valida se non fosse per il fatto che tale raffreddamento si adatta alla perfezione allo schema periodico dei cicli caldo/freddo nel corso degli ultimi 400 anni.”

Lo scienziato dell’atmosfera Dr. Art V. Douglas, fino a non molto tempo fa presidente del Dipartimento Scienze dell’Atmosfera della Creighton University di Omaha, Nebraska, nonché autore di numerosi documenti per pubblicazioni riviste dai pari, nel febbraio 2008 ha annunciato pubblicamente il proprio dissenso rispetto ai timori inerenti al cambiamento climatico causato dall’uomo, affermando:

“Quale che sia il tempo atmosferico, non è determinato dal riscaldamento globale.”

Il fisico dell’atmosfera James A. Peden, già in forza allo Space Research Center di Pittsburgh nonché membro fondatore dell’American Society for Mass Spectrometry, ha annunciato il proprio scetticismo in data 18 febbraio 2008, scrivendo:

“Mi dispiace, gente, ma non accettiamo affatto l’Isteria Globale. Siamo ferrati in fisica dell’atmosfera e molte asserzioni sono risultate quantomai ambigue sin dall’inizio.”

Nel gennaio 2008 lo scienziato ambientale portoghese Professor Delgado Domingos, fondatore e direttore del gruppo Numerical Weather Forecast, ha annunciato pubblicamente di considerare i timori climatici connessi alla CO2 una “pericolosa insensatezza”. Domingos, in pensione dal 2006, ha pubblicato oltre 150 articoli nei settori di ricerca inerenti a termodinamica, metodi numerici in meccanica dei fluidi e previsioni meteorologiche. Domingos ha detto:

“Vi sono cambiamenti climatici misurabili ma al contempo anche una manipolazione nel ridurre tutto alla CO2 ed equivalenti. Il principale gas che provoca l’effetto serra è il vapore acqueo. L’attuale allarme sul cambiamento climatico è uno strumento di controllo sociale, un pretesto per fare ulteriori affari nonché una battaglia politica; è arrivato sulla scena in forma di ideologia, il che è inquietante.”

Nel gennaio 2008 il docente di Fisica Dr. Frederick Wolf, del Keene State College del New Hampshire, si è anch’egli dichiarato scettico sui timori per il clima modificato dall’attività dell’uomo. Wolf insegna meteorologia e climatologia da 25 anni e ha in programma di prendersi un anno sabbatico per dedicarsi a un progetto inerente al riscaldamento globale. Secondo le sue parole:

“Svariate cose hanno contribuito al mio scetticismo sul riscaldamento globale in quanto provocato da cause umane. Sappiamo tutti che l’atmosfera è un sistema assai complesso. Sono sbalordito dal numero di colleghi del settore scientifico naturalmente scettici sulla conclusione del riscaldamento indotto dall’uomo.”

Querimonie per l’uso del termine “consenso”

Il numero di scienziati che ora dissentono dal punto di vista di Gore e dell’ONU è divenuto così soverchiante che i promotori dei timori per il clima antropogenico ora lamentano l’uso – o abuso – del termine “consenso” nel dibattito pubblico sul riscaldamento globale.

In un commento su Salon.com in data 27 febbraio 2008, Joseph Romm di Climate Progress ha scritto:

“Sono fermamente convinto che la comunità scientifica, i progressisti, gli ambientalisti e i media stiano commettendo un grave errore nell’utilizzare il termine ‘consenso’ per descrivere…impatti [del cambiamento climatico].

(Nota: nonostante il dissenso scientifico in ascesa e il crescente numero di studi rivisti dai pari che sconfessano i timori per la CO2, onde promuovere i timori per il clima modificato dall’uomo Romm ora propugna di abbandonare il termine “consenso” a favore di uno più forte.)

Inoltre, dopo la divulgazione, nel dicembre 2007, del rapporto senatoriale di 400 scienziati, almeno uno scienziato ha valutato pubblicamente la possibilità di riconsiderare il proprio punto di vista sui timori per il clima modificato dall’uomo. Il 27 dicembre 2007 lo scienziato dell’ambiente Professor Rami Zurayk, in forza all’American University di Beirut, ha scritto:

“[Il rapporto] mi ha dato da pensare: sono uno scienziato dell’ambiente, tuttavia non ho mai avuto il tempo di esaminare i ‘riscontri’ delle cause antropiche del riscaldamento globale. Quando, a Beirut, in occasione del mio discorso di apertura per il lancio del Global Environment Outlook-4 dell’UNEP [United Nations Environment Programme], ho affermato che ‘esistono ora prove incontrovertibili che il cambiamento climatico è in atto…’, stavo leggendo una dichiarazione preparata dall’UNEP. Forse si tratta di scienza basata sulla fiducia, ma chi ha il tempo di riesaminare tutti i riscontri? Continuerò ad agire basandomi sul cambiamento climatico antropico, tuttavia devo davvero dedicare più tempo alla questione.”

A governare il clima è la natura, non l’attività umana

Il Convegno Internazionale sul Cambiamento Climatico dell’Heartland Institute è stato organizzato grazie allo slancio di un crescente numero di scettici mentre si dava risalto al nuovo rapporto di un team di scienziati internazionali i quali hanno costituito un gruppo allo scopo di controbattere all’IPCC dell’ONU: il “Nongovernmental International Panel of Climate Change” (NIPCC-Comitato Internazionale Nongovernativo sui Cambiamenti Climatici). Il rapporto stilato dagli scienziati scettici recava l’intestazione

“A governare il clima è la natura, non l’attività umana”.

Le scoperte fondamentali del rapporto dell’NIPCC sono state: (1) il cambiamento climatico è in massima parte determinato da forze naturali; (2) il contributo umano non è rilevante; (3) causa principale del cambiamento climatico sono i cambiamenti dell’attività solare.
Lo scienziato del clima Dr. S. Fred Singer, ex direttore dell’US Weather Satellite Service nonché ex presidente dell’US National Advisory Committee on Oceans and Atmosphere, in occasione del convegno ha dichiarato che l’IPCC

“ha scelto di ignorare questi fatti, poiché erano in conflitto con la conclusione che il riscaldamento globale è antropogenico [causato dall’uomo]”.

Nessuna crisi globale

Il convegno tenutosi a New York, che ha visto la presenza di centinaia di esperti di clima provenienti da ogni parte del mondo, il 4 marzo ha diramato la “Manhattan Declaration” sul riscaldamento globale indotto dall’uomo. Ne proponiamo alcuni passi:

  • non esistono riscontri convincenti del fatto che le emissioni di CO2 derivanti dalle moderne attività umane [abbiano provocato] in passato, [stiano provocando] ora o provocheranno in futuro un cambiamento climatico catastrofico”;
  • i tentativi dei governi volti a imporre tasse e onerosi regolamenti all’industria e ai singoli cittadini con lo scopo di ridurre le emissioni di CO2 limiteranno inutilmente la prosperità dell’Occidente e il progresso delle nazioni in via di sviluppo senza influire sul clima”; e
  • il cambiamento climatico provocato dall’uomo non costituisce una crisi globale”.

La dichiarazione ha messo in chiaro che “le controversie scientifiche andrebbero affrontate ricorrendo esclusivamente al metodo scientifico”.

“Warming Island” non è una gran novità

L’ex climatologo dello stato della Virginia Dr. Patrick Michaels ha preso la parola al convegno e ha sfatato i timori inerenti a un discioglimento senza precedenti della Groenlandia. Michaels ha fatto notare il recente risalto dato dai media alla “scoperta”, per l’appunto in Groenlandia, di una “nuova” isola creata dai ghiacciai in discioglimento, denominata “Warming Island”. Ha schernito l’asserzione secondo cui l’isola sarebbe “nuova” citando un libro del 1957, Arctic Riviera dell’esploratore svizzero Ernst Hofer, che riportava un’illustrazione raffigurante chiaramente la medesima isola nei primi anni Cinquanta. Michaels ha fatto presente che negli anni Trenta e Quaranta le temperature della Groenlandia erano le stesse – o più elevate – di quelle odierne.

 

Un campionamento delle citazioni più salienti degli scienziati presenti al Convegno Internazionale sul Cambiamento Climatico del 2008

• Dr. Paul Reiter, scienziato del Pasteur Institute di Parigi, il quale ha rassegnato le dimissioni dall’IPCC-ONU in segno di protesta:

“Per quanto [riguarda il fatto che] la scienza venga ‘risolta’, lo ritengo un’indecenza. Il problema è che la scienza viene distorta da individui che non sono scienziati.”

Vincent Gray, scienziato neozelandese dell’IPCC-ONU:

“Questo convegno dimostra che il dibattito [scientifico] non è concluso. Il clima non è influenzato dall’anidride carbonica.”

Dr. Timothy Ball, climatologo canadese:

“Ammesso che stiamo affrontando [una crisi], ritengo che ci stiamo preparando a un riscaldamento quando sembra che si verifichi il fenomeno inverso. Ci stiamo preparando per la cosa sbagliata.”

Dr. Craig Loehle, ricercatore in ambito climatico, già in forza ai Department of Energy Laboratories e attualmente distaccato presso il National Council for Air and Stream Improvements, ha pubblicato oltre un centinaio di documenti rivisti dai pari:

“La tendenza [della temperatura] sui 2000 anni non è uniforme, quindi un periodo di riscaldamento non è inaudito… [Il] ciclo [della temperatura] di 1500 anni proposto da [S. Fred] Singer e [Dennis] Avery è coerente con la ricostruzione del clima di Loehle… [Il] ciclo di 1500 anni implica che il recente riscaldamento fa parte di una tendenza naturale.”

Dr. William Gray, esperto di uragani nonché meteorologo:

“Là fuori ci sono molti scettici, negli Stati Uniti e nel mondo. [Il riscaldamento globale] è stato gonfiato in modo pazzesco; gran parte del cambiamento climatico di cui siamo stati testimoni è ampiamente dovuto a fattori naturali. Ritengo che stiamo facendo ai nostri figli un terribile lavaggio del cervello.”

Piers Corbyn, astrofisico britannico [fratello dell’attuale leader del Partito Laburista britannico, Jeremy Corbyn, ndr] :

“Non esistono riscontri del fatto che la CO2 abbia mai pilotato o mai piloterà le temperature e il cambiamento climatico del pianeta. Di conseguenza preoccuparsi della CO2 è irrilevante. Secondo le nostre previsioni le temperature a livello mondiale continueranno a diminuire fino al 2014 e probabilmente seguiranno tale tendenza anche dopo quella data.”

John Coleman, meteorologo nonché fondatore di Weather Channel:

“Dopo un cospicuo lavoro seri scienziati e seri studiosi del riscaldamento globale hanno tratto la conclusione che la nozione secondo cui ci troveremo ad affrontare un catastrofico riscaldamento globale ha scarso fondamento.”

Dr. Benny Peiser, Facoltà di Scienze della John Moores University di Liverpool, UK:

“[Gli accordi cap-and-trade nel contesto del riscaldamento globale hanno] arrecato grave danno in Europa. Non funzionano, né mai funzioneranno. Non avranno alcun effetto sul clima, [non] solo quello di una maggiore disoccupazione nel nostro continente. Se ciò aiuta il clima, forse è questa la soluzione.”

Ferenc Miskolczi, fisico dell’atmosfera già in forza al Langley Research Center della NASA:

“Il clamoroso effetto serra è impossibile sotto il profilo fisico… Il riscaldamento globale osservato non ha alcun legame diretto con l’effetto serra; deve essere connesso ai cambiamenti della radiazione solare totale assorbita o del calore dissipato da altre fonti naturali o antropogeniche di energia termica.”

Art Thorn, meteorologo:

“Al mondo vi sono migliaia di scienziati convinti che la questione non sia affatto risolta. Il clima non è influenzato dall’anidride carbonica.”

Dr. Gerd-Rainer Weber, meteorologo tedesco:

“Nel complesso le visioni oltranziste sul cambiamento climatico sono prive – o quasi – di un fondamento scientifico. Forse il loro fondamento razionale è la volontà di cercare di imporre un’azione politica sul riscaldamento globale.”

Dr. Howard Hayden, professore emerito di Fisica presso la University of Connecticut:

“Le fluttuazioni di temperatura della Terra sono causate da fenomeni astronomici. Gli effetti combinati di tutti i ‘gas serra’, cambiamenti di albedo e altre modificazioni della Terra rendono conto di variazioni pari a non più di circa 3 gradi centigradi durante le transizioni fra ere glaciali e interglaciali.”

Dr. William M. Briggs, statistico del clima presso il Probability and Statistics Committee dell’American Meteorological Society nonché condirettore di Monthly Weather Review:

“Sono fermamente convinto che le frequenti e stridenti asserzioni inerenti a catastrofi provocate dal riscaldamento globale causato dall’uomo siano espresse con un grado di certezza non giustificato dai dati… Vi sono troppe persone fin troppo sicure di troppe cose. Questo è il semplice messaggio del convegno dell’Heartland Institute; mi auguro che venga recepito.”

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su NEXUS New Times n.80, Giugno – Luglio 2009

L’autore:

Marc Morano è stato direttore delle comunicazioni per i Repubblicani presso la Commissione Ambiente e Lavori Pubblici del Senato. Ha iniziato a svolgere tale incarico sotto il senatore James Inhofe, presidente di maggioranza della commissione sino a gennaio 2007 e poi importante membro della minoranza. A dicembre 2006 Morano ha inaugurato un blog sul sito web della commissione, che propugna ampiamente le vedute degli scettici sul cambiamento climatico: http://www.climatedepot.com/.
Marc è contattabile presso Marc_Morano@EPW.Senate.Gov.

Note del Direttore:

A causa di problemi di spazio, non ci è possibile includere le note coi link relativi al presente articolo. Per accedervi, consultare http://ecoworld:com/features/2008/03/15/the-debate-goes-on/ e cliccare sui link.

TRATTO DA: http://www.nexusedizioni.it/it/CT/clima-cosa-ne-pensano-davvero-gli-scienziati-5543

L’Italia vuole proteggere le coste dalle trivelle? Deve pagare un risarcimento alle Multinazionali. Un altro capolavoro di Renzi, quello che ieri, dopo il fallimento del Referendum sulle Trivelle ci fece “CIAONE”, ma che oggi ci prende per i fondelli con la pagliacciata della fiaccolata per l’ambiente!

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L’Italia vuole proteggere le coste dalle trivelle? Deve pagare un risarcimento alle Multinazionali. Un altro capolavoro di Renzi, quello che ieri, dopo il fallimento del Referendum sulle Trivelle ci fece “CIAONE”, ma che oggi ci prende per i fondelli con la pagliacciata della fiaccolata per l’ambiente!

 

L’Italia trascinata in tribunale da una multinazionale del petrolio e chiamata a pagare milioni di euro di risarcimento danni. Perché? A seguito del divieto di trivellazione a meno di venti km dalla costa.

È stata una compagnia petrolifera britannica, la Rockhopper Exploration, a chiamare il nostro Paese dinanzi ad una corte di arbitrato internazionale. La “colpa” sarebbe aver tentato di salvaguardare la nostra linea di costa. La multinazionale ha infatti richiesto agli arbitri il versamento di un cospicuo risarcimento danni da parte dell’Italia.

La compagnia contesta al nostro Paese il divieto di intraprendere nuove attività di esplorazione e perforazione entro le 12 miglia nautiche. Un limite approvato in Parlamento nel gennaio 2016. Tale divieto infatti intaccherebbe i futuri guadagni della compagnia e, pertanto, la multinazionale richiede un risarcimento danni.

Cerchiamo di capire i contorni della vicenda.

L’autorizzazione allo sfruttamento del sottosuolo

La pretesa della Rockhopper si fonda su alcune autorizzazioni ottenute nel 2015, allo scopo di sfruttare un deposito sottomarino. Un giacimento situato a circa 10 chilometri al largo della costa abruzzese nel mare Adriatico. Secondo le stime, tale deposito contiene 40 milioni di barili di petrolio e 184 milioni di metri cubici di gas. Tale concessione però, a seguito del divieto approvato nel gennaio 2016, è stata negata nel febbraio successivo. Una decisione che, secondo la compagnia, “viola il Trattato della Carta europea dell’Energia” del 1998.

Pertanto, Rockhopper ha deciso di rifarsi sull’Italia per il “grave danno economico” subito. Ma non si limita a chiedere un risarcimento danni che copra il solo capitale già investito. Insiste nel ricevere anche gli utili futuri e potenziali che aveva stimato di realizzare.

L’Italia aggira il divieto

Probabilmente proprio per scongiurare ripercussioni di questo tipo, il governo ha approvato un decreto ministeriale per aggirare il divieto. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il mese scorso, il provvedimento autorizza le compagnie petrolifere a portare a termine un programma di sviluppo messo a punto quando ha ottenuto una concessione. In questo modo, i progetti precedenti al divieto del gennaio 2016, sarebbero comunque validi. Non solo. Il decreto autorizza le aziende anche a modificare tali progetti. Il che vuol dire, consentire di fatto la costruzione di nuovi pozzi e nuove piattaforme. Anche entro le 12 miglia marine.

Come spiegano gli esponenti del Coordinamento No Triv al ilfattoquotidiano.itper titoli già rilasciati le compagnie potranno presentare e farsi autorizzare una qualsiasi ‘variante’ al programma originario di lavoro, che preveda la perforazione di nuovi pozzi sempre entro le 12 miglia marine dalle linee di costa e fino alla fine del ciclo di vita del giacimento“.

Fioccano i risarcimento danni in Europa

Il problema non è solo italiano. E la Rockhopper non è l’unica multinazionale del petrolio e del gas a fare una richiesta di risarcimento danni di questo genere. Sta diventando molto comune nei Paesi che tentano, attraverso la legge, di rafforzare tutela dell’ambiente e salute dei lavoratori. Un esempio: la compagnia energetica svedese Vattenfall che ha fatto una richiesta di risarcimento danni alla Germania di ben 3,7 miliardi di euro, a seguito della sua decisione di abbandonare il nucleare.

Uguale richiesta anche da parte della società canadese Lone Pine Resources, che pretende dal Canada 250 milioni di dollari, in seguito al blocco imposto alle ricerche, dal Quebec nella Valle del San Lawrence. Senza contare, che in molti temono che a seguito del Ceta, l’accordo di libero scambio tra  Canada e Unione Europea, appoggiato in Francia da François Hollande, possa in futuro causare nuove citazioni in giudizio a causa delle norme ambientali.

 

fonte: https://www.ambientebio.it/ambiente/italia-risarcimento-danni-petrolio/

In prima linea a difendere il clima? Svezia, Germania e Francia …Italia? Non pervenuta!

 

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In prima linea a difendere il clima? Svezia, Germania e Francia …Italia? Non pervenuta!

In prima linea a difendere il clima? Svezia, Germania e Francia

«Gli accordi di Parigi non sono rinegoziabili». Hanno risposto così, in una dichiarazione congiunta, Italia, Germania e Francia all’annuncio del presidente Donald Trump di voler ritirare gli Stati Uniti dall’intesa sul clima siglata a fine 2015. Ma, dichiarazioni a parte, cosa stanno facendo i governi europei per contrastare il riscaldamento globale?

Intanto, va detto che l’Europa è il continente che più degli altri si sta impegnando per ridurre le emissioni di gas serra. Anche nel 2016, a livello continentale, la quantità di CO2  emessa in atmosfera si è ridotta dello 0,4%. Sebbene con risultati diversi a livello di singolo Paese: la Bulgaria le ha tagliate del 7%, la Finlandia le ha viste crescere di oltre l’8%.

I governi europei stanno in questi mesi discutendo dello Effort Sharing Regulation. Ovvero di un accordo che vincolerà le politiche ambientali dal 2021 al 2030. E che fa seguito a quello attualmente in vigore, che andrà a scadenza nel 2020. Sulla base di questa nuova intesa, i Paesi membri dell’Unione si impegneranno a ridurre le emissioni di gas serra del 30%, rispetto a quelle del 2005, appunto entro il 2030.

Nell’ambito di questo dibattito, nel marzo scorso due organizzazioni non profit come Transport&Environment e Carbon market watch hanno rilasciato lo EU Climate leader board. Un rapporto nel quale vengono valutati cinque indicatori, che misurano l’atteggiamento dei governi dei 27 Paesi coinvolti rispetto alle tematiche in discussione. A ciascuno di questi indicatori viene assegnato un punteggio. Il totale massimo raggiungibile è di 100. E la nazione che si comporta meglio, cioè la Svezia, arriva appena a 67. L’Italia, invece, è in fondo alla classifica.

fonte: http://www.infodata.ilsole24ore.com/2017/06/05/linea-difendere-clima-svezia-germania-francia/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

L’inquinamento? Fa più morti della seconda guerra mondiale. Ma sembra che a nessuno interessi!

 

inquinamento

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L’inquinamento? Fa più morti della seconda guerra mondiale. Ma sembra che a nessuno interessi!

Più morti che in guerra

E’ una guerra invisibile, con tre nemici. Ma ne combattiamosolo uno. E debolmente.

E’ una guerra vigliacca, colpisce più i bambini che gli adulti. E fa più morti in Italia della seconda guerra mondiale.

E’ una guerra che abbiamo sempre perso, e che abbiamo deciso di perdere ancora. 

La propaganda la chiama “inquinamento“, ma il suo vero nome è un altro.

Da aspoitalia.wordpress.com

Di Dario Faccini

OSPEDALI E FUNERALI

Nella seconda guerra mondiale in Italia, in cinque anni e mezzo, sono morti per cause dirette e indirette, 291.376 militari e 153.147 civili [1]. In totale sono 444.000 morti.

Ora in Italia, ogni anno, muoiono prematuramente perinquinamento dell’aria 87.ooo persone [2]. Quindi in cinque anni e mezzo (teniamo lo stesso periodo della seconda guerra mondiale per avere un confronto omogeneo) sono 478.000 morti.

Come se non bastassero i morti, ci sono poi i “feriti“. In effetti le morti premature sono solo la punta dell’iceberg di un problema che devasta il Sistema Sanitario Nazionale.

piramide-esternalita

Uno studio italiano del 2016 ha mostrato come l’incidenza delle malattie respiratorie siano più che raddoppiate in 25 anni (dal 1985 al 2011) [3]:

  • Attacchi d’asma +110%
  • Rinite allergica +130%
  • Espettorato frequente +118%
  • Broncopneumopatia cronica ostruttiva(BPCO) +220%

I bambini sono particolarmente esposti all’inquinamento dell’aria[4]:

  • innanzitutto la loro velocità di respirazione è 2/3 volte quella di un adulto;
  • poi lo strato cellulare che ricopre le loro vie respiratorie è più permeabile agli inquinanti, rispetto quello di un adulto;
  • le ridotte dimensioni delle vie respiratorie aumenta la probabilità di ostruzione a seguito di infezioni;
  • il loro sistema immunitario non è ancora sviluppato, ciò aumenta il rischio di infezioni respiratorie e diminuisce la capacità di contrastarle.

Come tutte le guerre, anche questa ha un costo, ma è negativo, cioè non spendiamo nel combatterla, ma nel perderla. Ogni cinque anni e mezzo, la spesa sostenuta per i costi sanitari (ospedalizzazioni, giornate perse di lavoro, visite, esami e cure) arriva a 530 miliardi di euro [5]. Per dare un’idea, è più della ricchezza prodotta in un anno dalla Lombardia e Veneto (le due regioni più ricche), ed equivale annualmente a quasi il 5% del PIL nazionale. In realtà, per come si calcola il PILe la ricchezza di uno stato, è più corretto dire che grazie a questa spesa il nostro PIL è gonfiato di un 5%.

 ENTRIAMO NEL PARTICOLATO

Vediamo di capire cosa è successo nei giorni scorsi.

Semplificando, l’inquinamento dell’aria è riconducibile principalmente alle polveri sottili, PM2,5, responsabili di oltre il 70% dei morti, e agli ossidi di azoto, che uccidono un altro 20%. [6]

Il PM2,5 è composto da minuscole particelle “respirabili” che rimangono in sospensione nell’aria e riescono a giungere sin dentro ai polmoni e da qui nel sangue.

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Le particelle, chiamate anche particolato, possono avere l’origine più diversa e trasportare altri inquinanti molto pericolosi, come il Benzopirene. Per questo, indipendentemente dall’origine, le PM2,5 sono classificate come cancerogene.

Il particolato [7] per lo più è prodotto in due modi:

  1. direttamente da tutte le combustioni (particolato primario)
  2. in inverno, a partire da altri inquinanti gassosi, soprattutto i composti azotati (ossidi di azoto e ammoniaca), quando le condizioni meteo trasformano l’aria inquinata in un vero e propriolaboratorio chimico-fisico (particolato secondario).

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In inverno, le condizioni meteo (freddo, assenza di vento) possono portare alla concentrazione rapida del particolato nelle pianure e nei fondovalle. L’ultimoeclatante episodio è capitato solo pochi giorni fa ed ha investito l’intera Pianura Padana, con valori delle PM2,5 ben al di sopra degli 80 ug/m3 (il limite medio annuo è 25).

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Concentrazioni di PM2,5 il giorno 31-1-2017 in Lombardia e Emilia Romagna. Fonte: Arpa Lombardia eArpa Emilia Romagna.

 

L’evento è capitato a grande velocità: sono bastati solo tre giorni. Segno questo che la produzione di inquinantiin Pianura Padana è troppo elevata per il ricambio e la diluizione dell’aria garantita dalle condizioni meteo e morfologiche della grande vallata.

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Impennata delle concentrazioni di PM2,5 alla periferia della città di Cremona a fine gennaio 2017.

 

SORPRESI DAL NEMICO ALLE SPALLE

Facciamo un gioco con i colori. Scopriamo in Italia chi produce i principali tre inquinanti: PM2,5, Ossidi di Azoto e Ammoniaca.

Legenda fondamentali

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(cliccare per ingrandire) Ripartizione per settore di produzione, dei tre principali inquinanti dell’aria nel 2013, su base nazionale. Il traffico veicolare è calcolato su modelli reali di utilizzo, include quello leggero e quello pesante, l’usura dei pneumatici ma non quella dell’asfalto. Fonte: ASPOItalia, Inquinamento: tutti i banditi e i mandanti.

 

Si scoprono tre cosette interessanti:

  1. La prima sorpresa sono le biomasse (legna e pellet) per riscaldamento che producono il 60% delle PM2,5, sono di gran lunga la principale fonte di particolato primario;
  2. meno sorprendentemente, il traffico veicolare è il principale produttore degli ossidi di azoto, con il 42,5%; 
  3. la seconda sorpresa viene dalla produzione diammoniaca, che è al 95% prodotta dal settore agricolo (utilizzo di fertilizzanti);

Questi sono dati nazionali, vediamo di calarli in due casi reali.

In una grande città come Milano, in inverno biomasse(legna e pellet), traffico e particolato secondarioproducono ciascuno circa un terzo del PM2,5. In aperta campagna invece, oltre che al dimezzarsi del PM2,5 totale, i contributi sono: biomasse 35%, traffico 9%, particolato secondario 53% (NOx 31%, NH3 14%, SOx 9%) e altro 3%. [8]

 

Quanti chilometri fai con una stufa o una mucca?

Entriamo nei tre problemi, e vediamo, tra le altre cose, anche quanti km deve percorrere un’auto a benzina per inquinare quanto una stufa a legna o un animale da allevamento.

STRATEGIA FUORISTRADA

Per il traffico veicolare qualcosa si è fatto, grazie all’Unione Europea. Con le limitazioni alle emissioni veicolari rappresentate dagli standard EURO, si è abbassato sia il particolato che gli ossidi di azoto emessi, soprattutto per i motori a benzina. Per i motori diesel, alla luce dei recenti scandali sull’alterazione dei test di aderenza agli standard EURO, invece si è fattomolto meno, come si può apprezzare nella figura seguente.

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Confronto tra emissioni reali e limiti degli standard EURO per gli Ossidi di Azoto, per i motori a benzina e diesel. Fonte: vedi nota [2] nell’articolo precedente.

La situazione è ancora meno rosea considerando che il mercato dei trasporti è stato lasciato libero di spostarsi verso il diesel, che nel 2000 in Italia rappresentava il 51% dei consumi petroliferi su strada e nel 2014 il 72% (considerando solo benzina e gasolio, senza il GPL) [9, pag 72]. Ecco perché è troppo poco. Anche se un effetto sulle emissioni di particolato primario c’è stato (vedi grafico seguente).

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Per l’Italia, storico delle emissioni PM2,5 (solo particolato primario) del trasporto su strada secondo modelli di reale utilizzo (auto, moto, furgoni, camion, usura dei pneumatici ma manca quella dell’asfalto), in blu, e degli impianti stazionari a servizio del settore residenziale, in rosso. La serie relativa al settore residenziale è stata ricalcolata nel 2016 in seguito alla scoperta di gravi sottostime nel consumo di biomasse, che rappresentano il 99% delle emissioni di questo settore. Fonte: rielaborazione dell’autore su dati [10] (aggregazione settori da 1A3bi a 1A3bvii, e 1A4bi).

Per agire ulteriormente sui trasporti c’è praticamente solo una strada: in prima istanza l’abbandono del diesel,che sembra già iniziato, e successivamente quello dellamobilità privata a favore di quella pubblica. Sulla possibilità di sostituire tutti i veicoli ora in circolazione con mezzi elettrici, ne parleremo in un altro post, per ora basti dire che avrebbe effetti ed impatti non sostenibili.

CHILOMETRI IN FUMO

Per legna e pellet invece si può affermare con certezza che non solo nulla è stato fatto, ma anzi si sta aggravando il problema. A dimostrazione si osservi il grafico precedente, in cui le emissioni dirette di PM2,5 delle biomasse dal settore residenziale (camini, stufe e caldaie) sono largamente superiori a quello del traffico, e sono cresciute moltissimo negli ultimi 10 anni.

Per farci un’idea, cerchiamo di capire quanto inquinano i vari impianti di riscaldamento rispetto ad un’auto. Ad esempio, cerchiamo di capire quanti km deve fare un’auto a benzina per inquinare quanto una stufa a legna (utilizzata per un anno).

Prendiamo allora per riferimento un appartamento di 70mq, in classe E (consumo di 100kWh/mq/a) ed osserviamo quanto inquinerebbe ogni diverso combustibile per riscaldarlo per un anno intero. Stiamo parlando di un consumo di legna pari a 40 quintali l’anno, o 32 quintali di pellet. Come inquinante prendiamo sempre il particolato, frazione PM10, considerando sia quello primario che secondario(derivato da ossidi azoto, ammoniaca e ossidi zolfo). Questo approccio, ha il vantaggio di rendere intuitivo l’inquinamento prodotto e di aggregare tutti i principali inquinanti. Introduce però alcune imprecisioni, che sono in parte compensate e comunque sempre in senso molto conservativo, vedere nota [13].

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Inquinamento in particolato primario e secondario prodotto ogni anno da vari impianti di riscaldamento, per riscaldare un appartamento di 70mq in classe E. L’inquinamento è espresso nei km percorsi da un’auto a benzina “media” per il parco italiano. Si leggano la note [13] [14] per le fonti utilizzate e le ipotesi di carattere conservativo introdotte.

A parte la follia di usare ancora nel XXI secolo un camino aperto, si osserva come l’uso della Legna produce sempre un inquinamento pari ad un’auto a benzina che gira intorno all’abitazione, per tutto l’inverno, percorrendo oltre 40.000km!

Un poco meglio va con l’uso del pellet, che comunque quando sostituisce una precedente caldaia a Metano o, addirittura, a Gasolio, in questo confronto aumenta le emissioni di ben  20.000km ‘percorsi’.

Ecco perché, nonostante i miglioramenti tecnologici nella combustione delle biomasse su piccola scala, le emissioni in questo settore continuano ad aumentare:vengono sostituiti combustibili più puliti (benché non rinnovabili).

L’effetto di sostituzione si può apprezzare nel grafico seguente, in cui si può osservare il calo continuo dei  combustibili liquidi a favore delle biomasse. [16]

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Storico dei consumi in proporzione sul totale, di ogni classe di combustibile nel settore residenziale. Anno di riferimento 2014. Fonte: Rielaborazione autore su dati ISPRA [10].

La motivazione di questo cambiamento sembra essere principalmente di ordine estetico ed economico, cui spesso non è assente un messaggio ecologista: la Legna spesso non paga l’IVA (perché di autoproduzione, o perché viene evasa) che comunque è agevolata al 10%, e insieme al Pellet non paga nessuna accisa. Purtroppo si confonde spesso il concetto di combustibile “rinnovabile” con quello di “pulito”. 

In questo le autorità stanno facendo bel poco. Le più attente, hanno messo prima dei limiti minimi di efficienza agli apparecchi a biomasse, poi hanno introdotto una classificazione sulle emissioni, che però diventa veramente stringente in realtà solo quando i limiti di qualità dell’aria sono già stati superati. Nel frattempo, mentre i decisori politici si rifiutano di prendere azioni di contenimento, l’Italia detiene il record mondiale di importazioni di legna da ardere (con tutti i problemi connessi di impatto ambientale ed energetico dovuti ai trasporti), e quello europeo per il consumo di pellet (85% importato).

Eppure basterebbe così poco. Sarebbe sufficiente imporre l’obbligo di rottamare una vecchia stufa a legna prima di procedere all’installazione di una nuova di ultima generazione. Il bilancio sulle emissioni sarebbe così positivo e l’indotto sarebbe salvaguardato.

UN MONDO DI LETAME

Per ultimo trattiamo il mondo dell’agricoltura e degliallevamenti, che abbiamo visto in Italia producono il96% di tutta l’ammoniaca(NH3) nell’aria, un inquinante che insieme ad altri produce il pericoloso particolato secondario (smog).

Partiamo da un dato: metà delle emissioni provengono dalla gestione, nei ricoveri, delle deiezioni degli animalida allevamento, mentre quasi l’altra metà proviene dallafertilizzazione dei campi con letami e concimi inorganici. In pratica, oltre il 70% delle emissioni di NH3 è imputabile agli animali da allevamento (bovini, suini, pollame) sotto forma di gestione delle loro urine e feci.

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Ripartizione emissioni di ammoniaca dal settore agricolo/zootecnico. Legenda: 3B-Gestione dei Letami nei ricoveri e stoccaggi degli allevamenti; 3D-Fertilizzazione dei terreni. Fonte: [9, pag 116]

Per capire l’entità del problema, come già visto per le stufe a legna, vediamo quanti km deve percorrere un auto a benzina per inquinare quanto un animale da allevamento, in termini di emissioni PM10(I+II). In questo caso la stima è meno robusta, ma dovrebbe essere ancora conservativa, vedere note [13], [14] e [17].

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Emissioni di particolato (quasi totalmente secondario), espresso  “in chilometri percorsi da un’auto a benzina”, prodotto da vari animali da allevamento. Sono separati due contributi: le emissioni delle deiezioni degli animali nei ricoveri e negli stoccaggi, e lo spargimento nei campi. Anno di riferimento: 2014. Per fonti e metodologia impiegata, vedere note [13], [14] e [17].

Scopriamo così che ogni bovino da latte inquina in inverno come un’auto a benzina che percorra 55.000 km. Se consideriamo che in Italia nel 2014 avevamo 1.800.000 bovini da latte e il doppio da carne, a livello di inquinamento sanitario è come se ci fossero circa altri 20 milioni di vetture a benzina [18]. Questo senza contare i suini, il pollame e gli altri animali (equini, ovini, bufale,…).

Ma com’è possibile che gli allevamenti inquinino così tanto? La risposta è semplice: in natura, gli stessi animali che alleviamo, non sarebbero né così numerosi, né così ipernutriti.

L’aspetto veramente interessante, è che delle azioni mirate nel settore agrozootecnico non avrebbero benefici solo sull’emissioni di Ammoniaca/Particolato, ma anche su quelle climalteranti (es. metano), sulla sostenibilità ecologica (minor uso dei fertilizzanti, riduzione eutrofizzazione delle acque), energetica e sanitaria(obesità).

Le strategie per ridurre questi impatti potrebbero essere allora di tre tipi:

  1. La spinta ad un cambiamento nei consumi alimentari, che riduca il consumo di proteine animali, salvaguardando la sostenibilità, la profittabilità(aumento dei prezzi delle carni) e la qualità del settore zootecnico. Un’idea su tutte: marchi di qualità che garantiscano al consumatore la sostenibilità a tutto tondo degli allevamenti, invece che la mera provenienza geografica. Anche perché comunque il settore zootecnico è in una crisi che va gestita: nel periodo 1990-2013 si è avuto un calo del 15% delle emissioni di ammoniaca principalmente dovuto alla riduzione del numero di capi allevati.
  2. La riduzione della sovralimentazione proteicanegli allevamenti, che si riflette ora in un eccesso di ammoniaca che viene espulso tramite le deiezioni. Togliere, dalla dieta, l’1% in proteine, permette di ridurre le emissioni del 10%.
  3. Tecniche avanzate di gestione dei liquami e letami in azienda (acidificazione, copertura vasche di stoccaggio,…) e durante lo spandimento dei concimi nei campi per la fertilizzazione (iniezione, interramento). Le possibilità di abbattimento sono molte. L’adozione di BAT (Migliori Tecnologie a Disposizione) ha permesso alla Danimarca di ridurre, nel giro di 20 anni, del 40% le emissioni di ammoniaca del comparto agricolo.

In Italia, al momento, la riduzione delle emissioni di ammoniaca fissate in sede UE al 2030 sono del 14% (rispetto al 2005). Un obiettivo che, per riuscire a definire ambizioso, serve una spiccata fantasia.

 

Nella foto un bambino cinese sta respirando aria pura da una lattina. La lattina è prodotta in Canada e costa una decina di euro, e dura qualche decina di respiri “incontaminati”. Follia economica, energetica ed ecologica a parte, fortunatamente questo business, iniziato un paio d’anni fa, non è esploso, ma il fatto chenon sia  neppure morto e sepolto, è uno dei tanti segnali che indicano come l’inquinamento sia un problema serio.

Vediamo allora come sia possibile:

  1. attaccare il problema collettivamente e,
  2. almeno singolarmente, ridurlo a termini ragionevoli almeno per i bambini

L’UNIONE FA LA FORZA

Ad un certo punto abbiamo deciso di controllare la potabilità dell’acqua nelle reti idriche, abbiamo introdotto le norme antisismiche e misure di sicurezza via via più stringenti nel mondo del lavoro. Perché allora sull’inquinamento dell’aria i risultati sono stati così modesti?

Il motivo è semplice: l’inquinamento dell’aria dipende per lo più dalla quantità di energia chimica che usiamo nella nostra società (fossile o biomasse) e siccome abbiamo voluto continuare a ‘crescere’, ci è servita più energia. Anche contando la maggiore efficienza e tecnologie più pulite, finché c’è crescita materiale l’inquinamento prodotto non può calare bruscamente. E questo vale considerando anche la transizione dalle fossili alle rinnovabili, che per quanto desiderabile sarà meno facile e meno veloce di quanto normalmente si creda [19]. Nel frattempo, continueremo ad immettere nell’atmosfera troppi gas climalteranti (nonostante gli accordi presi a Parigi) e l’inquinamento dell’aria continuerà a mietere troppe vittime.

Almeno una leva che potrebbe accelerare  i tempi però c’è. Ed è la stessa leva che sinora è stata largamente latitante: le pubbliche autorità. La UE ha infatti avviato ben due procedure di infrazione nei confronti dell’Italia sul particolato e il biossido di azoto, potenzialmente in grado di arrivare ad una multa da un miliardo di euro l’anno. La Commissione Europea contesta essenzialmente all’Italia di non aver fatto abbastanza e indica necessarie ulteriori azioni sul fronte del trasporti, dei combustibili solidi (biomasse) e dell’agricoltura [20].

Difficilmente però dallo Stato e dalle Regioni verranno intraprese azioni più incisive se non ci sarà una richiesta da parte dei cittadini. Per questo segnaliamo due raccolte firme da parte dell’associazioneriambientiAMOci :

  • una su AVAAZ, rivolta al Presidente della Repubblica, per ricordare come l’Art. 32 della Costituzione che tutela la salute pubblica sia disatteso;
  • una su CHANGE, diretta a quattro Presidenti di Regione della Pianura Padana perché adottino provvedimenti più incisivi nel limitare le emissioni;

A livello locale, è meritoria l’azione di Cittadini per l’Aria,AIPI e ClientEarth che hanno fatto ricorso al TAR della Lombardia perché la Regione modifichi il Piano degli Interventi per la qualità dell’Aria emanato nel 2013: in tre anni ha dimostrato un effetto praticamente nullo.

EDIFICI MALATI

Ok, ma oltre a provare a cambiare qualcosa collettivamente, nel frattempo non si può provare adifendersi in qualche modo? Almeno per i bambini

La risposta è si, ma prima di dire come si può fare, si deve capire dove si deve agire.

Molti anni fa, in una lezione postuniversitaria sull’inquinamento da traffico, la professoressa ammise con orgoglio che, per riguardo dei figli, non apriva mai le finestre della sua casa di Milano per evitare l’ingresso del polveri sottili nei periodi di maggior inquinamento. L’affermazione colpì molto tutti noi alunni, e, sinceramente, non ci sembrò una strategia molto utile.

Più tardi ebbi modo di scoprire fino in fondo quanto fosse dannosa quando studiai la Sindrome dell’Edificio Malato, scoppiata a livello globale a cavallo tra gli anni ’70 e  ’80,  nel momento in cui si scoprì che il 30% dei nuovi edifici costruiti globalmente facevano ammalare i propri occupanti. La colpa fu presto individuata nell’aumento dell’inquinamento indoor (quello che si forma negli ambienti confinati), a sua volta provocato dalla riduzione dei ricambi d’aria per le azioni di risparmio energetico che erano stato adottate in risposta alle due precedenti crisi petrolifere.

In media le persone trascorrono l’80-90% del loro tempo in ambienti chiusi, dove alcuni inquinanti possono concentrarsi nel tempo raggiungendo anche livelli di 10-40 volte superiori a quelli dell’aria esterna. Il problema dell’inquinamento dell’aria esterna (outdoor) si somma allora a quello degli inquinanti prodotti internamente da [21]:

  • suolo e rocce usate per la costruzione; inquinante: il radon, un gas radioattivo che si accumula di solito nei piani inferiori (mappa della situazione italiana per regione);
  • materiali di costruzione e arredi, soprattutto quando nuovi; possibili inquinanti: formaldeide, composti organici volatili (COV, in inglese VOC);
  • combustioni in cucina e per il riscaldamento; possibili inquinanti: monossido di carbonio, biossido di azoto, di zolfo,  e nel caso di tabacco/legna/pellet anche il particolato e gli idrocarburi policiclici aromatici;
  • umidità persistente (è sufficiente la presenza di qualche persona) e mancanza di pulizia dei filtri degli impianti di climatizzazione;  possibili inquinanti: funghi, muffe, batteri (es. legionelle);

Anche i prodotti per la pulizia e le stampanti sono fonti inquinanti. Infine, l’inquinamento outdoor finisce comunque per influire su quello indoor, ad es. per il particolato e gli ossidi di azoto.

Per alcuni individui con una predisposizione genetica all’ipersensibilità, alcuni di questi inquinanti possono essere allergeni attraverso i quali si manifestanopatologie anche in presenza di livelli ridotti e poco significativi per il resto della popolazione.

Difendersi dall’inquinamento almeno nella propria abitazione, dove chi ha un lavoro di ufficio trascorre in media il 59% del suo tempo (di più per bambini ed anziani), non è solo fondamentale per chi vive in aree inquinate, ma paradossalmente anche per chi non ci vive.

Va detto subito che in Italia deve ancora essere emanata una legge quadro sulla qualità dell’aria indoor,per cui non esistono valori limite degli inquinanti negli ambienti (a parte per alcuni nei luoghi di lavoro e un limite di 0,1ppm per la formaldeide) e si fa riferimento ai livelli di legge per l’aria esterna [21].

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Valori di riferimento degli inquinanti indoor secondo l’OMS e alcuni paesi Europei che hanno già legiferato. Fonte: Nota [22].

 

 

LE REGOLE PER CAMBIARE ARIA

Vediamo di dare alcune regole semplici e generali, rinviando a fonti più complete per gli approfondimenti.

La PRIMA REGOLA è cambiare l’aria, almeno due volte al giorno, anche nei periodi in cui l’inquinamento esterno supera i limiti di legge. I momenti migliori, in cui l’inquinamento giornaliero raggiunge il minimo, sono in generale due: mattina presto (tra le 4 e le 6) e nelpomeriggio (tra le 14 e le 17) se non si è in prossimità di vie particolarmente trafficate [23]. Bastano pochi minuti con tutte le finestre aperte in inverno, quando le basse temperature permettono un rapido ricambio dell’aria, senza necessità di sottrarre molto calore alla massa termica interna (edificio ed arredi).

Questi ricambi d’aria sono ancora più importanti se l’edificio ha degli infissi moderni a tenuta d’aria, tanto che a volte in edifici ristrutturati isolando bene i muri e con sostituzione degli infissi, sorgono problemi di inquinamento indoor che vengono segnalati dalla presenza di muffa (accumulo umidità, se non altro per la presenza di occupanti che lo emettono con la normale traspirazione). E’ il motivo per cui le Case Passive sono tutte dotate di ventilazione meccanica con recupero di calore, dimensionata di solito per garantire un ricambio completo d’aria ogni due ore.

La SECONDA REGOLA, se si vive in un’area inquinata, èfiltrare almeno il particolato dall’aria interna. Ci sono ormai in commercio un gran numero di purificatori d’aria, che nella forma più semplice ed efficace non sono altro che un ventilatore per muovere l’aria ed un filtro HEPA (High-Efficiency Particulate Arrestance) che è in grado di trattenere oltre il 99,5% del PM0,3 (diametro 300 millionesimi di millimetro ). Per chi si diletta con il fai-da-te (Do-It-Yourself in inglese, o DIY) può costruirsi con una spesa minima un purificatore d’aria abbastanza facilmente comprando un filtro HEPA della misura giusta e applicandolo ad un ventilatore con del nastro adesivo, come nel video seguente dell’Università del Michigan.

Non deve sorprendere che l’esplosione del mercato dei purificatori d’aria sia avvenuta in Cina negli ultimi anni, proprio a causa degli elevatissimi livelli di inquinamento, e che ben presto si sia scoperto che i purificatori autocostruiti sono efficaci come quelli più costosi sul mercato. Il tutto con un assorbimento di potenza che non supera i 20W (l’equivalente di un paio di lampade a LED).

Molti studi sono stati effettuati sugli effetti positivi dei purificatori d’aria per l’asma, ma finora sono ancora rari quelli effettuati per misurare l’eventuale miglioramento in termini di salute per l’abbattimento del particolato in generale. Una ricerca canadese del 2013 ha mostrato con uno studio in doppio cieco che l’uso di un purificatore per una sola settimana in un ambiente indoor contaminato, apporta chiari benefici in termine di abbassamento della pressione sanguigna e di miglioramento delle funzionalità polmonare [24].

Come ha detto giustamente un medico americano che vive in Cina:

 “per l’amor di Dio, mettetene uno nella camera dei vostri figli“.

La TERZA REGOLA (se viene seguita almeno la prima) è quella di sigillare bene gli infissi se ci si trova in una zona soggetta a forte inquinamento outdoor,  ad esempio in prossimità di vie trafficate (canyon urbano). In questo modo si evita l’infiltrazione dell’inquinamento dall’esterno nelle ore in cui questo è maggiore. Per trovare le perdite di aria basta avvicinare una candela accesa agli infissi e notare dove si piega. Per sigillarli ci sono in vendita vari tipi di guarnizioni adesive che possono essere adattate.

La QUARTA REGOLA è rendersi conto che dobbiamoaffrontare il problema in prima persona. Questo vuol dire imparare a:

  • Usare il proprio naso. La prova più semplice per capire se l’aria è viziata in un ambiente chiuso è quella di annusarla provenendo da fuori, prima che il nostro olfatto sia abituato all’odore. Nello stesso modo è possibile individuare la presenza di muffe, magari nascoste dietro un mobile.  Anche per il fumo di legna vale una semplice regola olfattiva: se è appena percepibile l’odore di fumo, allora il livello di PM10 si aggira almeno intorno ai 50ug/m3, il livello limite per legge [25].
  • Cominciare a ragionare sulle nostre abitudini quotidiane. Ci potrebbe aiutare un misuratore di particolato pm2.5, dal costo contenuto (<200€), c’è un’enorme offerta. Il problema in questo caso è che anche nel caso di strumenti inizialmente precisi, quelli a basso costo non possono essere puliti e ricalibrati, quindi nell’arco di pochi mesi diventano inaffidabili. Ci sono strumenti più costosi, ma naturalmente vanno rispediti alla casa madre almeno una volta l’anno per essere ritarati. In aiuto possono venire alcuni studi che possono aiutarci a capire quali abitudini siano in generale sbagliate. Ad esempio, nelle figure seguenti (cliccare per ingrandire) si può apprezzare l’andamento del particolato in 3 stanze residenziali (cucina, sala e camera da letto) rispetto all’ambiente esterno. Si nota come i maggiori tassi di inquinamento indoor si verifichino in cucina. Nella tabella successiva c’è una ripartizione  tra l’esposizione nelle varie stanze, nel tragitto in auto sino al lavoro (Roma) e in ufficio. Fonte: vedi nota [22, pag 50-55].

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  • Compiere scelte ragionate in fase di acquisto. Ad esempio, quando si intonacano le pareti interne e si comprano mobili, verificare che siano stati usatiprodotti che non rilasciano VOC. Anche quando si acquista un semplice aspirapolvere è importante che abbia un filtro HEPA, altrimenti una normale operazione di pulizia dei pavimenti(che è bene compiere di frequente) si trasforma in un rimescolamento in aria del particolato depositato a terra.

E se dobbiamo stare fuori per molto tempo quando il livello di inquinamento è elevato, ad esempio per lavoro o per svolgere attività fisica, valutiamo se indossare una mascherina antiparticolato. Non costano molto e sono abbastanza efficaci se aderiscono bene al volto (meglio se sono etichettate almeno come  N95 e hanno la valvola per l’aria espirata). Proteggiamo i nostri polmoni, il nostro cuore e mandiamo un messaggio a chi ci vede: c’è qualcosa di sbagliato nell’aria.

Fine.

Di aspoitaliawordpress.com

Renzi e il Pd, un danno anche per l’ambiente – Ecco il risultato dei loro conflitti d’interessi con le lobby del fossile: l’Italia è al 26° posto al mondo per investimenti nel rinnovabile – Nel 2012 era al 6° posto…!!!

ambiente

 

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Renzi e il Pd, un danno anche per l’ambiente – Ecco il risultato dei loro conflitti d’interessi con le lobby del fossile: l’Italia è al 26° posto al mondo per investimenti nel rinnovabile – Nel 2012 era al 6° posto…!!!

 

di MoVimento 5 Stelle

Non lo dice il Movimento 5 Stelle. Lo hanno denunciato, numeri alla mano, esperti e docenti universitari che hanno partecipato al convegno “Energia 5 Stelle: dal fossile a efficienza e rinnovabili, quale via”.

Mentre il MoVimento 5 Stelle ha presentato un programma energetico che punta alla transizione ecologica, portando l’Italia fuori dal carbone entro la fine della prossima legislatura e fuori dall’era del petrolio e dei fossili entro il 2050.
Renzi e i governi Pd, con le mani e piedi legati ai conflitti d’interessi delle lobby del fossile e dalle difese delle posizioni di rendita di chi distribuisce energia, in questi ultimi quattro anni hanno danneggiato il settore delle rinnovabili. Un settore fortemente legato al ‘made in Italy’ e che potrebbe creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro.

Qualche dato del disastro targato Renzi e governi Pd dal 2013. Sono numeri da far impallidire il peggior Berlusconi.

Tra il 2013 ed il 2015 in Italia la produzione da energie rinnovabili è calata del 7,5%

Tra il 2013 ed il 2015 le emissioni di CO2 in Italia sono aumentate (aumentate!) del 10%.

Nella mappa mondiale degli investimenti del settore delle rinnovabili, l’Italia è passata dal 6° posto del 2012 al 25° del 2016.

Nel 2016 in Italia sono stati installati in Italia solo 360 MW di nuovo fotovoltaico e 290 MW di nuovi impianti eolici, con un calo annuale del 19% relativo alle installazioni di solare, eolico ed idroelettrico.

Renzi in questi anni ha ostacolato lo sviluppo della mobilità elettrica. Un’enorme opportunità industriale anche per il nostro Paese con risorse accessibili. Secondo il Politecnico di Milano, per servire 1 milione di veicoli elettrici è sufficiente un investimento sulle infrastrutture di ricarica di 450 milioni di euro, cioè 450 euro a veicolo elettrico circolante e circa 1 TWh di elettricità che potrebbe essere prodotta da energia rinnovabile.

 

fonte: http://www.beppegrillo.it/2017/05/renzi_e_il_pd_un_danno_per_lambiente_pdfossile.html