Wair, la fantastica sciarpa anti smog che filtra l’aria, rileva l’inquinamento e segnala i percorsi urbani meno nocivi.

 

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Wair, la fantastica sciarpa anti smog che filtra l’aria, rileva l’inquinamento e segnala i percorsi urbani meno nocivi.

Wair, la prima sciarpa antismog che filtra e rileva l’inquinamento
Ciclisti, motociclisti e pedoni, è arrivata Wair. La sciarpa anti-smog che filtra le sostanze nocive nell’aria e con un’app segnala i percorsi urbani meno inquinati.

Ogni giorno respiriamo enormi quantità di sostanze nocive che causano una serie di effetti negativi sul nostro organismo: l’ozono e gli ossidi d’azoto che irritano i bronchi; l’idrocarburo e i particolati (PM10, PM2,5 e PM1,0), responsabili di problemi alle vie respiratorie; i metalli pesanti e il monossido di carbonio, altamente tossici; il diossido di zolfo che danneggia la pelle.

Partendo da questa realtà che interessa le città di tutto il mondo, l’azienda francese Wair, con l’aiuto di alcuni specialisti, ha sviluppato una sciarpa antismog in grado di purificare l’aria respirata. Ideata nel 2014 da Caroline Van Renterghem in seguito a problemi respiratori causati dal picco di inquinamento registrato a Parigi durante lo stesso anno, è pensata principalmente per motociclisti, ciclisti e pedoni che possono ordinarla online sulla piattaforma di crowdfunding Ulule.

Come funziona Wair

Dotata di una maschera composta da due filtri che catturano fino al 99 per cento di sostanze inquinanti, la sciarpa antismog permette di respirare un’aria più pulita e salutare.

La maschera, costituita internamente da schiuma e rivestita in pelle vegetale, è stata progettata in collaborazione con l’agenzia Pulse & Pulpe con l’intento di creare una struttura che si adattasse a qualsiasi forma di viso, garantendo massimi livelli di comfort e vestibilità.

Un accessorio ecologico alla moda

La sciarpa antismog di Wair, disponibile in tre modelli differenti da personalizzare scegliendo tra fantasie e colori vari, presenta un design estetico moderno e rispettoso dell’ambiente. I tessuti impiegati nella realizzazione, infatti, sono il cotone biologico e il poliestere riciclato.

L’applicazione connessa alla sciarpa antismog

Attivando il meccanismo di geolocalizzazione attraverso il proprio smartrphone, l’applicazione Sup’airman by Wair, direttamente collegata alla sciarpa, è in grado di comunicare tutte le informazioni inerenti al tasso d’inquinamento presente nella zona che si sta percorrendo. Ma non solo. Si tratta di un vero e proprio supporto che suggerisce i percorsi meno inquinati, avvisa l’utente quando è necessario indossare la sciarpa o sostituire il filtro e fornisce ottimi consigli per tutelare al meglio la salute all’interno delle città.

tratto da: https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/donne-maasai-impresa-sociale-conceria-oikos

Pulizie domestiche – Attenzione, soprattutto a Voi Donne: i detergenti chimici fanno male quanto fumare 20 sigarette al giorno!

 

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Pulizie domestiche – Attenzione, soprattutto a Voi Donne: i detergenti chimici fanno male quanto fumare 20 sigarette al giorno!

Fare pulizie in casa o fumare 20 sigarette al giorno provocherebbero lo stesso danno ai polmoni. Tra detersivi e detergenti chimici, chi dà di straccio quotidianamente tra le mura domestiche – e le donne sono di più – arrecherebbe danni al sistema respiratorio non di poco conto.

Sotto accusa da parte di alcuni ricercatori norvegesi dell’Università di Bergensono soprattutto gli spray e i detergenti liquidi. La ricerca da loro condotta, conferma che le donne che lavorano come addette alle pulizie o usano regolarmente spray detergenti o altri prodotti per la pulizia a casa avrebbero un maggiore declino della funzione polmonare rispetto alle donne che non puliscono così frequentemente.

Il motivo è presto detto: le particelle contenute nei detergenti irritano la pneuma, causando danni critici alle vie respiratorie.

I ricercatori hanno analizzato i dati di 6.235 partecipanti al sondaggio sulla salute delle vie respiratorie della Comunità europea denominato “Cleaning at Home and at Work in Relation to Lung Function Decline and Airway Obstruction”.
I partecipanti, la cui età media era di 34 anni quando si sono iscritti, sono stati seguiti per più di 20 anni, per valutare un impatto a lungo termine.

Temevamo che tali prodotti chimici, causando costantemente un piccolo danno alle vie aeree giorno dopo giorno, anno dopo anno, potessero accelerare il declino della funzione polmonare che si verifica con l’età”, spiegano gli studiosi.

Ebbene, la ricerca ha rilevato conseguenze negative soprattutto nelle donne che fanno pulizie e non negli uomini. Confrontando le donne che non facevano pulizie con coloro che le facevano con regolarità (e considerando anche altri fattori come eventuale vizio del fumo, l’indice di massa corporea e l’educazione), il volume espiratorio forzato a un secondo (Fev1), cioè la quantità di aria che si può espirare forzatamente in un secondo, era ridotto di 3,6 millilitri (ml)/anno più velocemente nelle donne che si dedicavano alle pulizie di casa e di 3,9 ml/anno più velocemente nelle addette alle pulizie. La capacità vitale forzata dei polmoni (cioè la quantità totale di aria che una persona può espirare forzatamente), è emersa ridotta invece di 4,3 ml/anno e di 7,1 ml/anno più velocemente.

Un vero e proprio declino della funzione polmonare che, secondo gli autori, è “paragonabile a fumare un po’ meno di 20 sigarette al giorno per un anno” e che può essere dovuto all’irritazione delle mucose che rivestono le vie respiratorie causata dalla maggior parte delle sostanze chimiche contenute nei prodotti di pulizia, che nel tempo causano cambiamenti persistenti nelle vie aeree e nel rimodellamento delle vie aeree.

Questo livello di compromissione polmonare è stato inizialmente sorprendente, ha detto il principale autore dello studio Øistein Svanes, “tuttavia, quando pensi di inalare piccole particelle di detergenti che servono per pulire il pavimento e non i polmoni, forse non è così sorprendente, dopo tutto”.

I limiti dello studio includono il fatto che la popolazione presa a campione includeva pochissime donne che non pulivano a casa o non facevano questo per lavoro. Queste donne, scrivono gli autori, potrebbero “costituire un gruppo socioeconomico selezionato”. Anche il numero di uomini che lavoravano come addetti alle pulizie professionali era piccolo e la loro esposizione ai detergenti era probabilmente diversa da quella delle donne che lavoravano come addette alle pulizie.

In ogni caso, “il messaggio da portare a casa è che a lungo andare le sostanze chimiche molto probabilmente causano un danno piuttosto consistente ai polmoni”, conclude Øistein Svanes.

Ed è pure vero! Spesso i prodotti chimici non sono necessari: un panno in microfibra, pochi prodotti mirati come acido citrico o percabonato di sodio, sono più che sufficienti per la maggior parte degli scopi.

 

fonte: https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/26716-pulizie-detergenti-chimici-polmoni

 

Cambiamenti climatici – Ondate di calore estreme e siccità: ecco lo scenario apocalittito delle città Italiane dei prossimi 30 anni

 

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Cambiamenti climatici – Ondate di calore estreme e siccità: ecco lo scenario apocalittito delle città Italiane dei prossimi 30 anni

 

Ondate di calore estreme e siccità: così tra 30 anni cambieranno le città italiane

L’allarme dell’Università di Newcastle sui cambiamenti climatici: le conseguenze saranno più severe di quanto si pensasse. In Italia colpite soprattutto Roma, Bologna, Cremona, Reggio nell’Emilia, Parma e Siracusa

L’estate asfissiante che abbiamo sofferto l’anno scorso sotto «Lucifero», con temperature percepite oltre i 50 gradi, potrebbe diventare la normalità. E Roma, Bologna, Cremona, Reggio nell’Emilia, Parma e Siracusa saranno tra le città europee più colpite dalle conseguenze dei cambiamenti climatici, in particolare con l’aumento della durata e dell’intensità delle cosiddette ondate di calore e con l’aggravarsi della siccità. È quanto emerge da uno studio dell’Università di Newcastle, nel Regno Unito e pubblicato sulla rivista scientifica Enviromental Research Letters che ha confrontato i dati delle ricerche disponibili su tutte le 571 città che fanno parte dell’Urban Audit database, ovvero della banca dati di Eurostat su citta e aree urbane. «La rilevanza degli effetti dei cambiamenti climatici — avvertono i ricercatori — è molto più grande di quanto sia stato rilevato finora».

Dai 2 ai 14 gradi in più

L’analisi mostra che tra poco meno di trent’anni, nel periodo 2050-2100, ci sarà un peggioramento delle ondate di calore in tutte le città europee, un aumento della siccità e al contempo — nell’Europa nordorientale — delle inondazioni dovute a eventi estremi con l’85% delle città inglesi che hanno fiumi destinate a subire più spesso alluvioni rispetto a quanto succedeva nel periodo tra il 1951 e il 2000. in particolare nell’Europa centrale le temperature durante le ondate di calore saliranno tra 2 e 7 gradi se i cambiamenti climatici saranno moderati o addirittura tra gli 8 e i 14 gradi in caso di cambiamenti climatici elevati.

L’Europa meridionale

Inoltre le città dell’Europa del Sud potranno essere affette da siccità 14 volte peggiori di quelle di oggi. «Anche se le regioni dell’Europa meridionale sono abituate ad affrontare la mancanza d’acqua —avverte Selma Guerriero, la ricercatrice che ha diretto lo studio — il cambiamento potrebbe essere tale da superare il livello di sopportazione. In più molte città subiranno effetti significativi rispetto a più eventi estremi legati al clima e questo renderà ancora più difficile per loro affrontare i rischi climatici». Una sfida anche politica, che l’Europa in generale e l’Italia in particolare sembrano essere poco attrezzate per fronteggiare — basti pensare che i temi ambientali sono pressoché assenti dalla campagna elettorale italiana.

Gli effetti sulle città italiane

Dallo studio emergono dati particolarmente preoccupanti per l’Italia: Bologna, Cremona, Modena e Reggio Emilia fanno patre infatti di quel 30% di città che saranno più colpite dagli aumenti sia delle ondate di calore che della siccità, mentre Siracusa è addirittura nel 5% delle aree urbane più esposte. Parma (insieme a Santiago di Compostela e Ourense in Spagna e a quattro centri portoghesi tra cui Braga) è tra i centri che saranno colpiti in modo molto più marcato contemporaneamente dalla siccità (con un incremento del 32%) che dalle esondazioni dei fiumi. Roma, infine, è la capitale che con Stoccolma subirà il peggioramento più marcato delle ondate di calore.

Salute a rischio e mortalità in aumento

«Oltre il 75% della popolazione dell’Unione europea vive in aree urbane, una percentuale che salirà all’82% entro il 2050. La concentrazione di persone, la loro struttura e le attività economiche — avvertono gli autori della ricerca — rendono le città particolarmente vulnerabili e quindi aree prioritarie nella valutazione dei rischi portati dai cambiamenti climatici». Secondo Legambiente già dal 2010 a oggi sono state 126 le città italiane colpite da allagamenti, trombe d’aria, eventi estremi in generale. Mentre «un’analisi condotta sulle persone oltre i 65 anni di età ha evidenziato che i decessi attribuibili all’ondata di calore del 2015 sono stati 2.754 nelle 21 citta’ analizzate, pari al 13% di tutti i decessi registrati nel periodo estivo». Infine il Centro comune di ricerca della Commissione europea calcola che un aumento delle ondate di calore come quelle registrate nel 2017 causerebbe un aumento esponenziale di morti premature, dalle 2.700 del 1981-2010 a 151mila circa nel periodo 2071-2100.

tratto da: http://www.corriere.it/cronache/18_febbraio_21/ondate-calore-estreme-siccita-cosi-30-anni-cambieranno-citta-italiane-b191577a-16ea-11e8-b630-41a05c9e9642.shtml

Se le api fossero grandi come mucche, saremmo spaventati dai milioni di carcasse nei campi. Invece sono piccole e chi denuncia il problema fa fatica a dimostrarne la portata

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Se le api fossero grandi come mucche, saremmo spaventati dai milioni di carcasse nei campi. Invece sono piccole e chi denuncia il problema fa fatica a dimostrarne la portata.

 

Api: continuiamo a tenere alta l’attenzione!

«Se le api fossero grandi come mucche, saremmo spaventati dai milioni di carcasse nei campi. Invece sono piccole e chi denuncia il problema fa fatica a dimostrarne la portata».

Perdonateci se abbiamo iniziato con questa brutta immagine, qualche volta però le immagini forti sono necessarie perché su troppe cose facciamo finta di niente e la sparizone delle api è una. Ne abbiamo parlato tante volte e ancora purtroppo non sono state intraprese azioni davvero efficaci per ripopolare le colonie. Ma oggi vogliamo riportarvi due buone notizie. Una che viene dall’Unione Europea, e più esattamente dalla Commissione. L’altra invece arriva dall’Australia dove Stuart Anderson e duo figlio Cedar si sono ingegnati per trovare il modo di invitare quante più persone possibile ad allevare api e salvarle dall’estinzione. Partiamo da qui.

Stuart e Cedar sono, leggiamo su La Stampa, i «protagonisti di una delle più stupefacenti raccolte di fondi online della storia. Cercavano 70 mila dollari (57 mila euro) per avviare la produzione di un’invenzione alla quale lavoravano da tre anni, un alveare che dispensa il miele da un rubinetto, e avevano deciso di rivolgersi al «crowdfunding». I 70 mila dollari sono arrivati in sette minuti, ma le offerte non si sono fermate: dopo 24 ore avevano toccato i 2,2 milioni e dopo otto settimane i 12,2 milioni, 174  volte quello di cui avevano bisogno.

Fantastico, no? L’alveare che dispensa miele dal rubinetto si chiama Flow Hive («Alveare a flusso») e nasce dalla volontà di trovare il modo per estrarre il miele dagli alveari senza indossare protezioni, allontanare le api, raschiare via la cera, prendere il nettare, filtrarlo e rimettere tutto a posto… Tutte cose che hanno trovato risposta in un dispositivo molto semplice: «una scatola di legno nella quale ci sono migliaia di celle esagonali di plastica, che possono essere aperte con una leva. Le api riempiono di miele le cellule e le tappano con la cera. La leva rimuove la cera e fa colare il miele in condotti che finiscono in un rubinetto. Chi vuole il miele apre il rubinetto e riempie un barattolo».

Siamo contenti di riportare che l’invenzione ha avuto un grandissimo successo: ora l’Australia conta migliaia di allevatori di api in più.

Dobbiamo specificare che questo tipo di alveare funziona in Australia ma non sarebbe l’ideale per la nostra apicultura che – a causa di malattie delle api assenti nel nuovo continente – richiede maggiori cure e più attenzioni verso le api.

Che cosa possiamo fare allora dalle nostre parti per aiutare le nostre amiche api?

Intanto qualche fiore sui nostri balconi o davanzali sarebbe un valido aiuto e poi sicuramente continuare a mantenere alta l’attenzione. Che serve davvero. Torniamo alla notizia in arrivo dall’Ue. La Commissione europea ha lanciato una consultazione rivolta a tutti: apicoltori, singoli cittadini, imprese, associazioni ambientali, autorità, tutti insomma, siamo chiamati a dire la nostra, a segnalare situazioni critiche e a proporre soluzioni per costruire un piano d’azione e salvare le api. Se finora non abbiamo avuto riscontro serio da parte delle istituzioni (siamo ancora in attesa di un bando definitivo dei neonicotinoidi, pesticidi killer delle api), usiamo questa occasione per salvare le api dall’estinzione.

Qui trovate maggiori dettagli sulla consultazione e il link al questionario.

 

A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

 

fonte: http://www.slowfood.it/miele-dal-rubinetto-lalveare-salva-le-api/

Piovono virus: dal cielo centinaia di milioni a metro quadro

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Piovono virus: dal cielo centinaia di milioni a metro quadro

A contarli per la prima volta è lo studio pubblicato sull’International Society for Microbial Ecology Journal da un gruppo di ricercatori

Moltissimi virus piovono letteralmente dal cielo: sollevati dalla superficie terrestre ad opera di polveri e aerosol, si depositano nella bassa atmosfera a concentrazioni di oltre 800 milioni per metro quadrato, per poi viaggiare per migliaia di chilometri e ricadere di nuovo al suolo. A contarli per la prima volta è lo studio pubblicato sull’International Society for Microbial Ecology Journal da un gruppo di ricercatori canadesi, statunitensi e spagnoli coordinato dalla University of British Columbia, in Canada.

Lo studio

Lo studio è stato concepito per valutare quanto materiale (tra virus e batteri) viene trasportato sopra il cosiddetto ‘strato limite planetario’, ovvero la porzione dell’atmosfera che si estende entro i primi 2-3 chilometri di altezza ed è direttamente influenzata dalla superficie terrestre: a questa altitudine (inferiore a quella a cui volano gli aeroplani) le particelle possono essere trasportate per moltissimi chilometri.

I rilevatori installati in Spagna

Sfruttando dei rilevatori installati in Spagna, sui monti della Sierra Nevada, i ricercatori hanno scoperto che ogni giorno miliardi di virus e decine di milioni di batteri si depositano per metro quadro. I tassi di deposizione dei virus sono risultati essere dalle nove alle 461 volte superiori rispetto a quelli dei batteri.

I risultati

“Circa 20 anni fa – spiega il virologo Curtis Suttle – abbiamo iniziato a trovare virus geneticamente simili in ambienti molto diversi del globo: questa preponderanza di virus persistenti che viaggiano nell’atmosfera probabilmente ci spiega il motivo: è abbastanza plausibile che un virus sollevato nell’atmosfera sopra un continente si possa depositare su un altro”.

fonte: http://notizie.tiscali.it/scienza/articoli/virus-piovono-cielo/

Contaminanti marini, la Commissione europea scopre (solo adesso) il “pericolo glifosato”

 

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Contaminanti marini, la Commissione europea scopre il “pericolo glifosato”

 

Il Jrc, il centro di ricerca della Commissione europea ha stilato la lista di 2700 “contaminanti emergenti”considerati potenzialmente dannosi per l’ecosistema marino. Si tratta di sostanze che, sebbene non siano già state indicate come pericolose per la salute animale, necessitano di ulteriori studi di sicurezza. La maggior parte delle sostanze chimiche presenti in questo elenco, spiegano gli esperti, hanno il potenziale di entrare nell’ambiente e causare effetti avversi nell’ecosistema e sulla salute umana, ma sono ancora in gran parte non regolamentateNella lista ci sono pesticidi di nuova autorizzazione e di vecchia come il glifosato, ritardanti di fiamma, additivi plastici industriali, prodotti per la cura personale. Proprio l’inclusione del glifosato fa scalpore, data la recente autorizzazione per altri 5 anni di uso decisa proprio a livello europeo. Che si tratti di un pesticida particolarmente frequente nelle acque, lo dimostrano, tra l’altro, anche i dati italiani; il nostro paese pur non essendo un grandissimo utilizzatore i questo diserbante fa segnare il più alto numero di sforamenti di pesticidi rilevati nelle acque superficiali dai monitoraggi dell’Ispra. Nel “Rapporto nazionale pesticidi nelle acque. Dati 2013-2014″, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale scriveva: “Nelle acque superficiali, 274 punti di monitoraggio (21,3% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali. Tra le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento sono: glifosato e il suo metabolita Ampa“.

L’obiettivo di questo rapporto, in generale, è fornire agli Stati membri un elenco delle sostanze che devono essere monitorate per tenere sotto controllo l’inquinamento marino e mitigare gli eventuali effetti negativi. I contaminanti – si legge nel report – hanno il potenziale di degradare le acque marine e causare gravi danni agli organismi e ai processi biologici. Possono arrivare nei nostri oceani in vari modi, ad esempio attraverso fiumi inquinati, attività industriali, inquinamento da parte delle navi e estrazione di petrolio in mare aperto.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/01/30/contaminanti-emergenti-nuove-minacce-per-i-nostri-oceani/31112/

Uccisa in Messico l’ambientalista che si batteva contro la deforestazione. Guadalupe Campanur, 32 anni, guardaboschi e attivista della comunità indigena di Cherán, è stata assassinata… la globalizzazione uccide tutto e tutti…!

 

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Uccisa in Messico l’ambientalista che si batteva contro la deforestazione. Guadalupe Campanur, 32 anni, guardaboschi e attivista della comunità indigena di Cherán, è stata assassinata… la globalizzazione uccide tutto e tutti…!

Messico: assassinata Guadalupe Campanur, la difensora dei boschi del Cherán

La comunità indigena autonoma chiede indagini sulla mafia del legname

In Messico è stata assassinata l’ambientalista Guadalupe Campanur e il Consejo de Jóvenes de Cherán esige che questo ennesimo omicidio non venga minimizzato né “normalizzato” e in un comunicato scrive che « La comunità indigena di Cherán, simbolo della difensa comunale dell’ambiente in Messico, ha perso una delle sue migliori militanti. Guadalupe Campanur, di 32 anni, è stata assassinata e il suo corpo è stato trovato abbandonato in un posto lo scorso 17 gennaio. Guadalupe Campanur faceva parte del  movimento comunitario del Cherán, nello Stato di Michoacán, che dal  2011 si scontra con le mafie organizzate che tagliano illegalmente i boschi delimitati dentro il municipio».

Il corpo della Campanur è stato trovato, con evidenti segni di violenza, in una zona del municipio de Chilchota, accanto alla strada Carapan-Paracho, a poco più di 100 km da Morelia, la capitale del ichoacán e, secondo la Fiscalía de Michoacán. «fino a questo momento non ci sono persone detenutené è stato chiarito il motivo del Crimine».

Il Consejo de Jóvenes de Cherán «Condanna il femminicidio ed esige dalle autorità che si trovino i responsabili di questo atto. Il coraggio deve farci fremere  e mantenerci sensibili di fronte alla violenza per poter continuare le lotte con il coure e con il coraggio, trasformando la paura in forza sociale».

Le comunità indigena ha ricordato l’enorme lavoro dedicato da Guadalupe «al processo di lotta e difesa dei suoi boschi, essendo stata una parte importante di una delle fogata che vennero installate durante la sua  lotta contro i taglialegna legati al crimine organizzato che terrorizzavano la comunità».

Nel comunicato, il Consejo de Jóvenes spiega che «Guadalupe non era stata dichiarata come desaparecida dai suoi familiari che speravano che presto sarebbe tornata a casa, per questo hanno sottolineato che Lupe, come era conosciuta, non potrà mai essere ritenuta responsabile di quel che le è successo. Siamo in un momento critico, dove si cerca qualsiasi argomento per criminalizzare le donne, però questa volta non sarà così perché siamo coscienti che non meritava di essere derubata della sua vita. Esigiamo che i suoi assassini siano puniti e che i colpevoli vengano giudicati per il delitto di femminicidio. La sua vita, come quella di tutti i e le comuneros di Cherán merita tutto il rispetto e non permetteremo che venga criminalizzata né stigmatizzata».

Pedro Chávez, un ambientalista come la Campanur e che fa parte della Comisión de Honor y Justicia del Consejo Mayor de Gobierno Comunal de Cherán, ha detto a Mongabay Latam che «La comunità sta chiedendo alla fiscalía  che non scarti di investigare se  Campanur è stata attaccata a causa del suo lavoro come comunera e difensora dell’ambiente. Non  venga scartata nessuna linea di indagini, dato che gli agenti della  fiscalía  sono già nella comunidad, siamo nella fase in cui chiediamo che si indaghi i seguendo tutte le piste investigative possibili e una pista è quella dell’attivismo».

La Comisión de Honor y Justicia è stata la prima a confermare la morte della Campanur che è stata riconosciuta grazie ai suoi vestiti, dato che i corpo della giovane ambientalista era già in avanzato stato di decomposizione. La famiglia non aveva più sue notizie da almeno tre giorni e una sua cara amica, Carolina Lunuen, ha scritto che il suo assassinio  «Deve essere interpretato come un messaggio per intimidire e mettere a tacere che è realmente impegnato a dare valore alla vita partendo dalle azioni comunitarie».

La Red Nacional de Defensoras de Derechos Humanos de México ha ricordato che «Guadalupe Campanur è stata la prima donna a diventare guardaboschi nel  Michoacán ed è stata una delle fondatrici dell’organizzazione Ronda Comunitaria».

Le eco-mafie avevano nel mirino Guadalupe Campanur fin da quando fondò la Ronda Comunitaria de Cherán che svolgeva le funzioni di guardaboschi e che dette il via al movimento dei “comuneros” di Cherán, un municipio di 20.000 abitanti, che nel 2008 iniziò a difendere il territorio dalle mafie del Michoacán, per dichiararsi municipio autonomo nel 2011 con un governo stabilito dalla comunidad, senza partiti politici. La lotta per difendere l’ambiente ha fatto diventare Cherán un simbolo della difesa del territorio e delle risorse naturali in Messico, ma questa lotta è già costata la vita a 19 persone. Sui monti del municipio crescono soprattutto pini che vengono abbattuti dai taglialegna abusivi, mentre in pianura ci sono soprattutto arbusti e querce.

Secondo un rapporto dell’Instituto de Investigaciones Agropecuarias y Forestales (Iiaf) dell’Universidad Michoacana de San Nicolás de Hidalgo, prima del  2011 erano stati abbattuti 9.069 ettari di boschi – il 71% del territorio forestale esistente nel 2006 – ed è questo assalto impunito che ha fatto ribellare i comuneros di Cherán, compresa.

Il Consejo de Jóvenes de Cherán, sotolinea: «Questo dolore che sentiamo ci fa ricordare i momenti difficili che abbiamo passato come comunità ed è complicato rendersi conto che una comunera come Lupe che ha dato tanto  al processo di lotta e difesa dei nostri boschi, facendo parte di una fogata (una struttura comunitaria), dell’assemblea di un barrio della nostra comunità, non è più con noi. La regione continua a soffrire di profondi problemi di insicurezza e violenza. Abbiamo ancora molto a cui far fronte nella guerra che ci impongono».

L’assassinio  della Campanur ha causato indignazione in tutto il Messico e  cordoglio e condanna per la morte dell’ambientalista sono state espresse attraverso l’hashtag #JusticiaParaLupita e la deputata del Movimiento Ciudadano Candelaria Ochoa ha scritto su Twitter: «Il femminicidio di Guadalupe Campanur Tapia non è un caso isolato, i difensori/e delle nostre risorse naturali subiscono quotidianamente violenze e accuse».

fonte: http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/messico-assassinata-guadalupe-campanur-la-difensora-dei-boschi-del-cheran/

 

La fabbrica delle tangenti – L’accusa de I Nuovi Vestri: come hanno trasformato la “difesa dell’ambiente” in una scusa per arricchirsi con corruzione e tangenti…

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La fabbrica delle tangenti – L’accusa de I Nuovi Vestri: come hanno trasformato la “difesa dell’ambiente” in una scusa per arricchirsi con corruzione e tangenti…

 

La ‘difesa dell’ambiente’, ovvero la fabbrica delle tangenti

 

La difesa dell’ambiente è, da sempre, uno dei mezzi più potenti per consentire alla politica e ai pubblici funzionari corrotti di arricchirsi. Impossibile accertare verità e responsabilità. Perché dovete sapere che le leggi sull’ambiente sono perfette: non prevedono un colpevole nemmeno in caso di stermini di massa

Il sistema di difesa dell’ambiente è il mezzo più potente di finanziamento della politica e di arricchimento illecito di pubblici funzionari. E’ un sistema complesso che attraversa, come la giustizia, tre gradi.

Il primo grado è quello legislativo. La politica che ha sempre bisogno di soldi sporchi elabora discute e approva una legge sulla difesa dell’ambiente, sulla sicurezza, sul riciclo degli scarti e sulla tutela degli addetti e delle popolazioni a rischio. Sono leggi esemplari, nelle quali vengono previste norme stringentissime e termini brevissimi per adeguarvisi.

Nel corso dell’approvazione cominciano a volare le prime mazzette, dette “a caldo o in corso dei lavori” per i parlamentari. Se li aggiudica chi riesce a presentare e fare approvare emendamenti che alleggeriscono qualche norma capestro scritta apposta. La politica poi ritira le mazzette a tappeto alla prima proroga dei termini per l’adeguamento alle nuove norme.

Proroghe sollecitate e pagate dalle imprese che ovviamente non hanno nemmeno cominciato a fare i lavori prescritti.

Esaurita questa prima fase si passa al secondo stadio, quello dei controlli e delle certificazioni. Qui le mazzette vengono incassate da governatori di Regioni e assessori, da giunte provinciali, giunte comunali, consigli regionali, comunali e provinciali, da funzionari regionali, comunali e provinciali, da tecnici e amministrativi delle ASL, delle Agenzie per l protezione ambientale (ARPA), dagli ispettorati e pubblici ufficiali assortiti, in borghese e/o in divisa. Vengono remunerati gli omessi controlli, le omesse certificazioni o le certificazioni false.

Consumato questo secondo passaggio, si passa al terzo. E’ il momento della Giustizia .Nei casi in cui questo pur collaudato sistema abbia qualche falla, per errori, o per piccole vendette e si finisce in Procura e si aprono due strade: l’insabbiamento puro e semplice delle denunce e delle indagini svolte, oppure l’avvio di una lunga ed estenuante attività processuale.

Intanto, però, come è già accaduto e accade, in tanti stabilimenti italiani, potenti e ricche multinazionali continuano ad inquinare aria, acqua e terra, a uccidere bambini e a creare mutanti animali e vegetali.

Talvolta si arriva al processo, raramente alla sentenza perché avvocati bravi e senza scrupoli lavorano per fare intervenire la prescrizione dei reati. Una prescrizione costruita con scientifica complicità da avvocati e magistrati.

Quando e se, dopo anni e anni, si arriva per occhio di mondo alla condanna in primo grado di qualcuno, non fatevi illusioni. Nei due superiori gradi di giudizio l’assoluzione è garantita. Perché dovete sapere che le leggi sull’ambiente sono perfette. Non prevedono un colpevole nemmeno in caso di stermini di massa.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2018/01/10/la-difesa-dellambiente-ovvero-la-fabbrica-delle-tangenti/#_

Alpha Electro, il primo aereo elettrico al mondo, sorvola i cieli australiani

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Alpha Electro, il primo aereo elettrico al mondo, sorvola i cieli australiani

Alpha Electro, il primo aereo elettrico che sorvola i cieli australiani

L’aereo è stato progettato espressamente per essere un mezzo di addestramento piloti. Con una carica, 90 minuti di autonomia.

Il primo aereo elettrico da addestramento per i piloti australiani

(Rinnovabili.it) – In Australia il 2018 è iniziato con una nuova pietra miliare: per la prima volta un aereo elettrico sportivo ha spiccato il volo nel Paese. Si tratta di Alpha Electro, piccolo velivolo da addestramento della società australiana Electro.Aero, che ha dato prova dell’efficienza del mezzo lo scorso 2 gennaio al Jandakot Airport.

Il nuovo aereo elettrico, un due posti leggero a propulsione singola, nasce con l’obiettivo di essere usato per addestrate i futuri piloti. A bordo, due batterie agli ioni di litio permettono al velivolo, con una carica, di rimanere in aria per un’ora garantendo altri 30 minuti di energia di riserva. Le batterie sono facilmente sostituibili in caso di turni di volo veloci o, in alternativa, possono essere caricate completamente in poco meno di un’ora.

 

I pro del mezzo? È decisamente silenzioso e, come il manager di Electro.Aero, Richard Charlton ha sottolineato, la semplicità del motore elettrico comporta costi di gestione e manutenzione significativamente inferiori rispetto a un tradizionale motore alimentato a combustibili fossili. “Questo è l’inizio della prossima rivoluzione nel settore dell’aviazione generale”, ha commentato Charlton. “Stiamo già rispondendo alle richieste provenienti dagli aeroporti situati nelle principali città australiane in cui i reclami sul rumore sono diventati la loro preoccupazione numero uno”.

In realtà l’aereo elettrico non nasce in Australia. A produrlo è la società slovena Pipistrel ed è il frutto di sette anni di ricerca, in parte sovvenzionati da Horizon 2020 dell’Unione Europea attraverso il progetto WATTsUP.  Ecco perché il nome del prototipo, sviluppato in collaborazione con Siemens, era in origine proprio WATTsUP: un velivolo ultraleggero dotato di un motore elettrico da 85 kW, migliorato tecnicamente fino a dar vita alla nuova linea Alpha Electro.

“Con il sempre crescente costo del carburante – ha affermato Ivo Boscarol, CEO di Pipistrel  – è il momento di ripensare l’addestramento dei piloti. La nostra soluzione è il primo istruttore completamente elettrico. Le tecnologie sviluppate appositamente per questo aereo riducono il costo dell’addestramento fino al 70%, rendendo il volo accessibile e possibile anche su aeroporti più piccoli vicini alle città grazie alle zero emissioni di CO2 e un rumore minimo”.

 

fonte: http://www.rinnovabili.it/mobilita/alpha-aereo-elettrico/

 

I crimini delle Multinazionali: Nestlé, Danone e Coca Cola si stanno rubando tutta l’acqua

 

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I crimini delle Multinazionali: Nestlé, Danone e Coca Cola si stanno rubando tutta l’acqua

 

Nestlé, Danone e Coca Cola si stanno rubando tutta l’acqua

L’acque è una risorsa importante e la Nestlé lo sa bene, continuando nelle sue acquisizioni, in questo caso nella riserva degli indiani Morongo in California.
Gli abitanti di Riverside, vivendo in una terra arida con penuria di acqua al confine di questa regione, si lamentano del fatto che la multinazionale svizzera riesca ad estrarla dal sottosuolo e imbottigliarla con il marchio Pure Life rivendendola in tutto il Nordamerica.
Tutto regolare dal punto di vista giuridico, visto che l’accordo della Nestlé con gli indiani, stipulato nel 2002 con termine 2027, non può essere modificato perché lo Stato della California non ha nessuna giurisdizione in questo territorio, aggiungendo il fatto che sono ignoti i termini del contratto e la quantità di acqua che viene estratta, ma risulta certo il profitto da parte del colosso elvetico stimato in circa 8 miliardi di euro l’anno.
Questa storia è stata raccontata dal regista svizzero Urs Schnell nel documentario “Bottled Life” premiato lo scorso anno al Festival di Berlino, denunciando il fatto che coloro che vivono ai margini della riserva indiana si lamentano della cattiva qualità dell’acqua, e del fatto che durante la giornata, viene interrotta più volte l’erogazione.
Questa è una vera e propria guerra per accaparrarsi le risorse, in questo caso dell’acqua, ambito nel quale la Nestlé ha ormai assunto una posizione di monopolio, assieme a Danone e Coca Cola, e quando questo “risiko” sarà completato potranno chiudere i rubinetti e ricattare il mondo come già stanno facendo.
L’acqua viene presa in ostaggio, con le buone o con le cattive, divenendo profitto per pochi, mentre noi ignari consumatori ci sentiamo ormai “sicuri” solo se l’acquistiamo in bottiglia, frutto di politiche mirate e di un battage pubblicitario finalizzato a considerare l’acqua sicura solamente se imbottigliata.
Lo sappiamo bene in Italia, visto che in Europa siamo i maggiori consumatori di acqua in bottiglia, mentre nel mondo siamo al secondo posto, come riferito dal Censis, il Centro Studi Investimenti Sociali.
L’acqua fondamentale risorsa del pianeta sta rapidamente sparendo, la sua scarsità a livello globale si profila come la maggiore minaccia di crisi ecologica, economica e politica.
L’acqua è un bene imprescindibile per la vita umana, per questo fa gola alle multinazionali e il suo business ha un valore immenso, generando una estrazione selvaggia dalle falde.
Il film documentario “Bottled Life” non parla solo dell’acqua dei Morongo, ma anche di altri luoghi, per esempio di ciò che sta accadendo in Pakistan dove i pozzi scavati dalla multinazionale svizzera Nestlé stanno privando la popolazione dell’acqua potabile, che poi rivende a caro prezzo dopo averla, mentre la prima acqua “purificata”, cioè acqua di rubinetto trattata con l’aggiunta di minerali, viene commercializzata nel Paese asiatico.
Secondo me è un atto criminale e siamo in presenza di un commercio ignobile e sregolato, visto che ogni anno in Pakistan muoiono più di 200.000 bambini a causa della dissenteria e l’accesso alle proprie falde sotterranee è la sola possibilità per le persone per avere acqua sicura.
Insomma, l’acqua è vita, non un bene da cui trarre un indiscriminato profitto, in nome del quale, la Nestlé sta contribuendo al depauperamento delle risorse idriche, inaridendo le locali fonti d’acqua e i pozzi fino a oggi utilizzati per uso domestico e agricolo.
Difficile pensare che l’estrazione dell’acqua condotta dalla Nestlé sia sostenibile da parte dell’ambiente, visto che quasi sicuramente ciò avviene molto più velocemente di quanto possa essere naturalmente rinnovata, mettendo a rischio il diritto all’acqua da parte delle future generazioni.

 

fonte: http://www.pandorando.it/nestle-danone-coca-cola-si-stanno-rubando-tutta-lacqua/