Etichetta di origine della pasta: il Salvagente si chiede quanto durerà? – Per non dimenticare: origine del grano nelle confezioni di pasta? La Barilla dice NO… Ora, chiedetevi PERCHÈ, soprattutto quando al supermercato fate la spesa!!

Etichetta

 

 

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Etichetta di origine della pasta: il Salvagente si chiede quanto durerà? – Per non dimenticare: origine del grano nelle confezioni di pasta? La Barilla dice NO… Ora, chiedetevi PERCHÈ, soprattutto quando al supermercato fate la spesa!!

 

Da Il Salvagente:

Etichetta di origine della pasta: quanto durerà?

“I pastai italiani sono pronti: ci siamo già adeguati, arrivando anche in anticipo rispetto alla data prevista, tanto che pacchi di pasta con la nuova etichetta sono già presenti in scaffale da alcune settimane”. Riccardo Felicetti, presidente dei pastai di AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta) non fa di certo salti di gioia per festeggiare l’esordio, avvenuto ieri, della dichiarazione obbligatoria dell’origine del grano per la pasta. Dopo i ricorsi al Tar – persi –  e quelli a Bruxelles, attraverso FoodDrinkEurope, l’associazione dei produttori alimentari europei che ha presentato un reclamo formale contro la decisione del governo italiano, Felicetti fa buona faccia a cattivo gioco. “Da questo momento in avanti – continua Felicetti – i consumatori avranno modo di verificare che dietro ottime marche di pasta a volte ci sono semole ricavate da grani duri italiani e altre volte, invece, semole che utilizzano anche ottimi grani duri stranieri. Perché la qualità non conosce frontiere. Non bisogna infatti confondere l’origine con la qualità del prodotto: tutto il grano che utilizziamo per la pasta italiana, per bontà, sicurezza e tracciabilità, è il migliore del mondo.”

Come leggere l’etichetta

Secondo quanto previsto dal decreto le confezioni di pasta secca made in Italy dovranno avere obbligatoriamente indicato in etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura; se proviene o è stato molito in più paesi possono essere utilizzate, a seconda dei casi, le seguenti diciture: paesi UE, paesi NON UE, paesi UE E NON UE. Inoltre, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come a esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.

Trasparenza a termine?

Il presidente di Aidepi, però, non molla: “Purtroppo, come temevamo, questa etichetta sarà presto superata dal Regolamento UE sull’origine degli alimenti, che arriverà questa estate e cambierà nuovamente le carte in tavola” spiega Felicetti. Il purtroppo più che per lo stop alla dichiarazione di origine sembra legato al fatto che “Noi pastai saremmo costretti a riadeguare nuovamente l’etichetta e il consumatore troverà questa informazione scritta in un modo differente.”

Secondo AIDEPI, la sola indicazione in etichetta dell’origine del grano non basta. Conclude Felicetti “Per incrementare la disponibilità di grano duro nazionale di qualità e prodotto in modo sostenibile in linea con le esigenze dell’industria molitoria e della pasta la strada giusta sono infatti i contratti di filiera, che diversi protagonisti del mondo grano-pasta hanno già intrapreso: in questo modo si garantisce ai pastai un grano adeguato e agli agricoltori un reddito certo, commisurato all’impegno profuso e alle specifiche condizioni ambientali e climatiche, garantendo al contempo una protezione dalle fluttuazioni del mercato”.

Il Canada paga l’abuso di glifosato

Peccato che al momento la realtà sia meno rosea, almeno a prestare fede ai dati della Borsa merci telematica italiana. La debolezza dei prezzi degli ultimi mesi del grano duro (quello usato per la pasta) avrebbero spinto i produttori ad un incremento delle superfici dedicate al grano tenero (per la panificazione) in Italia nel 2018.

Un dato che potrebbe dare nuovo impulso alle importazioni dall’estero, calate drasticamente del 10%  su base annua. Un risultato che si spiega con la drastica riduzione degli acquisti effettuati fuori dai confini comunitari (Canada in primis) osservata a dicembre e gennaio. Proprio dal Canada, giova ricordarlo, viene il grano sospetto di contenere i residui più alti di glifosato, il pesticida utilizzato anche poco prima della raccolta del grano per favorire l’essiccamento.

Assolutamente da leggere:

Indicare l’origine del grano nelle confezioni di pasta? La Barilla dice NO… Chiedetevi Perchè, soprattutto quando al supermercato fate la spesa!!

Riporta Codacons

ALIMENTARE: È OBBLIGO ORIGINE IN ETICHETTA PER RISO E PASTA

 

CODACONS: FINALMENTE CONSUMATORI AVRANNO TRASPARENZA SULL’ALIMENTO PIU’ CONSUMATO IN ITALIA

ORA ESTENDERE OBBLIGO ORIGINE A TOTALITA’ BENI ALIMENTARI

Esprime soddisfazione il Codacons per l’arrivo dell’obbligo di indicazione dell’origine in etichetta per pasta e riso, che entrerà ufficialmente in vigore il 16 e il 17 febbraio.
“Finalmente ai consumatori sarà garantita trasparenza e la possibilità di fare scelte consapevoli sull’alimento più consumato in Italia: la pasta – afferma il presidente Carlo Rienzi – Finora gli italiani sono stati del tutto all’oscuro sull’origine della materia prima, una situazione di incertezza che ha danneggiato il Made in Italy e dato vita ad inganni attraverso confezioni che richiamavano una italianità del prodotto nella realtà inesistente, perché grano e riso provenivano da paesi esteri”.
“Il prossimo passo da compiere è estendere l’obbligo dell’indicazione di origine in etichetta a tutti i prodotti alimentari, perché i consumatori hanno il diritto di sapere cosa mangiano e da dove arrivano le materie prime che finiscono sulle nostre tavole” – conclude Rienzi.

GranoSalus e le analisi sulla pasta dei grandi marchi (piena di Don, Glifosate e Cadmio). Furono minacciate denunce e querele, ma dopo 3 mesi NIENTE – Ma, state attenti, la macchina del fango contro GranoSalus è in azione!

GranoSalus

 

 

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GranoSalus e le analisi sulla pasta dei grandi marchi (piena di Don, Glifosate e Cadmio). Furono minacciate denunce e querele, ma dopo 3 mesi NIENTE – Ma, state attenti, la macchina del fango contro GranoSalus è in azione!

Sono cinque settimane dalla Forte accusa di GranoSalus alle grandi marche, accuse supportate da regolari analisi. Ecco l’articolo in cui Vi abbiamo già illustrate le risultanze di GranoSalus.

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

Da allora tempo ne è passato. Ora sono 5 settimane, ma delle tanto minacciate denunce e querele manco l’ombra… Come mai?

E’ però partita la macchina del fango per screditare GranoSalus e ve ne parla I nuovi Vespri con questo interessantissimo articolo:

 

Pasta, gli attacchi a GranoSalus/ De Bonis: “Solo lobbisti”. Gioia: “Dobbiamo inchinarci a ‘sua maestà’ Barilla?

Gli industriali hanno iniziato il fuoco di sbarramento contro GranoSalus. Invece di rivolgersi alla magistratura attaccano di qua e di là, ora con articoli offensivi, ora con qualche parlamentare nazionale che chiama in causa il Governo nazionale. La verità è che GranoSalus ha fatto quello che avrebbero dovuto fare, già da anni, le Regioni Puglia e Sicilia e le associazioni di consumatori. La replica di Saverio De Bonis e di Cosimo Gioia al senatore Dario Stefàno e a Il fatto alimentare

L’abbiamo più volte scritto e lo ribadiamo ancora una volta: certi industriali della pasta, dopo la pubblicazione delle prime analisi, volute da GranoSalus, su otto note marche di pasta italiane non sanno più cosa inventarsi.

In questi otto marchi di pasta sono stati trovati Glifosato, micotossine DON e Cadmio.

All’inizio hanno detto che tali analisi non erano valide perché non è stato reso noto il laboratorio scientifico che le ha effettuate. GranoSalus ha replicato che il laboratorio, in questi casi, va tutelato: e che, in ogni caso, analisi e laboratorio sono a disposizione della magistratura. Basta una semplice denuncia e i giudici avranno a disposizione le ‘carte’. Ma la denuncia – e ormai sono passate oltre cinque settimane – non è ancora arrivata.

Certi industriali sono divisi e confusi.

Alcuni smentiscono le analisi di GranoSalus dicendo che nella loro pasta non ci sono contaminanti.

Altri dicono che tali contaminanti sono sì presenti, ma sono entro i limiti di legge.

Il riferimento è alle leggi europee. Solo che nel Sud Italia i limiti europei servono a poco: in Europa, infatti, i limiti di questi inquinanti sono tarati su un consumo pro capite di 5 kg di pasta all’anno, mentre nel Mezzogiorno d’Italia una persona mangia in media da 25 a 30 kg di pasta all’anno: ciò significa che gli abitanti del Meridione d’Italia, se mangiano pasta industriale, ingeriscono ogni anno una dose cinque-sei volte superiore di veleni rispetto ai limiti fissati dall’Unione Europea: da qui la nostra campagna per invitare i Siciliani a mangiare pasta a km zero, cioè pasta artigianale prodotta in Sicilia, come potete leggere qui dove trovate le prime cinque puntate del nostro ‘viaggio’ tra i pastifici siciliani artigianali).

Detto questo, per smontare chi afferma che i veleni contenuti nella pasta industriale sono entro i “limiti di legge”, basta una semplice domanda: perché, per produrre pasta, le industrie continuano a utilizzare grano duro estero – che contiene spesso inquinanti – quando potrebbero utilizzare il grano duro prodotto nelle Regioni del Sud Italia che non contiene né glifosato, né micotossine DON?

Dopo di che, ecco due personaggi più o meno riconducibili al mondo degli industriali che attaccano GranoSalus. Vediamo chi sono e cosa dicono. Cominciamo con l’ex direttore di Confindustria, oggi senatore del gruppo misto, Dario Stefàno, capogruppo in Commissione Agricoltura al Senato e Presidente de La Puglia in Più. Sua un’interrogazione al Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Maurizio Martina.

“Da tempo circola in rete, a firma dell’Associazione GranoSalus – dice Stefàno – quella che si può ritenere a tutti gli effetti una fake news che rischia di compromettere pesantemente l’immagine dei pastifici italiani e pugliesi”.

Domanda: se il senatore è convinto di ciò perché non si è rivolto alla magistratura?

“E’ in atto – prosegue il senatore – una vera e propria campagna denigratoria nei confronti della qualità e dell’autenticità delle produzioni italiane e pugliesi e anche delle Istituzioni locali, da tempo impegnate per la tracciabilità e la trasparenza nel comparto agroalimentare, ingiustamente accusate di concedere licenze d’utilizzo dei marchi di qualità fuori controllo. Il Ministero è al corrente di quello che sta accadendo? Quali sono le iniziative per contrastare questo preoccupante fenomeno?”.

Il riferimento è alla Granoro 100% Puglia: in questa pasta le analisi di GranoSalus hanno riscontrato “99 ppb di micotossine DON, 0,039 di glifosate e 0,018 di Cadmio”.

“L’attendibilità scientifica delle osservazioni diffuse da GranoSalus non è, però, verificabile – dice i senatore – perché non si conoscono i metodi di rilevazione e di lavorazione dei dati”.

A questo appunto GranoSalus ha già risposto: basta una denuncia per fare intervenire la Giustizia. Il resto sono chiacchiere.

“Oltretutto, l’AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiana) – prosegue Stefàno – ha manifestato già il proprio disappunto, bollando l’iniziativa di GranoSalus come irresponsabile perché foriera di ingiustificato allarmismo, in considerazione del fatto che le tracce di residui sono molto al di sotto dei limiti imposti e non procurano alcun danno alla salute”.

“Il Ministro ha il dovere di intervenire con urgenza, attraverso iniziative di sensibilizzazione e comunicazione volte a tutelare il buon nome, la serietà e la salubrità delle produzioni di pasta italiane, come anche di quelle della Puglia, dove, per alcune linee di prodotti, le aziende hanno aderito a disciplinari che prevedono requisiti molto stringenti sulla tracciabilità e la trasparenza della filiera e sulla qualità della produzione. Dobbiamo – conclude Stefàno – stoppare le campagne di comunicazione denigratorie che nascono in rete con il solo obiettivo di procurare allarme diffuso e disinformazione presso consumatori e cittadini”.

A stretto giro di posta la replica di GranoSalus:

“Stefàno – dice il presidente dell’associazione, Saverio De Bonis – interroga il Ministro, ma non interroga se stesso. L’estensore del Disciplinare Qualità di Puglia si duole perché quando era assessore regionale gli avevamo detto in tutte le salse di restringere i parametri tossicologici del marchio collettivo. Allora fece orecchie da mercante, adesso è preoccupato perché i suoi amici confindustriali sono stati presi con le mani nella marmellata e chiede aiuto al ministro dell’Agricoltura invece che a quello della Sanità”.

Insomma, scopriamo non soltanto che Stefàno è un confindustriale, ma che è stato anche assessore regionale in Puglia, occupandosi proprio di pasta.

“Stefàno – prosegue De Bonis – teme forse su di sé il peso della responsabilità politica di questa faccenda? O vuole imbavagliare GranoSalus perché analizzando la pasta ha scoperto qualche falla nel Disciplinare della Regione Puglia? Già, perché se l’Europa vieta il glifosato, se l’Italia vieta il glifosato, che ci fa questo ingrediente nella pasta garantita dal suo disciplinare?”.

Poi il tono del presidente di GranoSalus si fa ironico:

“Anche a lui chiediamo se preferisce la pasta condita con glifosato, Don e Cadmio, sia pur in piccole dosi. E gli chiediamo pure se a piccole dosi è disposto a farla mangiare ai suoi figli… Al contrario, non tutelare la salute dei bambini o delle donne in gravidanza e non preoccuparsi di invocare il principio di precauzione è un fatto grave per un parlamentare della Repubblica italiana, che dovrebbe avere a cuore l’art 32 della Costituzione! Il diritto alla salute è un diritto fondamentale dell’individuo e pure il diritto di critica e cronaca. Noi sappiamo bene che Lei proviene dagli ambienti di Confindustria (già membro della giunta di Confindustria Puglia), ma la tutela lobbistica degli amici della sua organizzazione viene dopo la salute pubblica…”.

Un’altra voce critica su GranoSalus è quella del quotidiano on line Il fatto alimentare (qui l’articolo)

In questo giornale on line GranoSalus viene accusata di lanciare “accuse allarmistiche”. L’articolo è molto offensivo: così la conferenza stampa che i rappresentanti di GranoSalus hanno tenuto a Montecitorio viene definita in modo sprezzante come una modalità con le quali tale associazione di consumatori e di produttori di grano duro delle Regioni del Sud “porta lancia in resta le sue bufale in Parlamento”.

Quindi il lavoro svolto da GranoSalus – cioè analisi finora non smentite – sarebbero “bufale”!

“Il metodo – leggiamo su Il fatto alimentare – sa di classico populismo: mezze verità condite da dati scientifici fuori contesto, artatamente montati per fare scandalo e promuovere rivolte forcaiole contro un generico perfido establishment”.

A questo punto Il fatto alimentare scrive una cosa che a noi, in verità, risulta molto diversa:

“L’Ucraina esporta certamente ‘grano’ in Italia ma è quello tenero, non certo il duro per la pasta. Metterla in mezzo agli altri veri esportatori (Canada, Messico, USA, Kazakistan) è retorica acchiappaforcaioli che confida nello spettro di Chernobyl”.

Sull’Ucraina GranoSalus, sempre con De Bonis, replica così:

“I dati delle Dogane dicono il contrario. A noi risulta che dall’Ucraina arrivi in Italia anche grano duro”.

Detto questo, De Bonis spiega che il protagonista del quotidiano on line, avvocato Dario Dongo, è, ci dice il presidente di GranoSalus, un personaggio che ha lavorato per lunghi anni per la Federalimentari, associazione riconducibile a Confindustria. E ancora oggi si occupa di consulenze e di lobbing.

“Insomma – dice De Bonis – l’avvocato Dongo è l’establishment e forse è per questo che si sente toccato. Noi, difendendo i produttori di grano duro del Sud, difendiamo i consumatori. Perché vogliamo che in Italia si produca pasta senza glifosato e senza micotossina DON. E la pasta senza questi contaminanti si può produrre con il grano duro coltivato nelle Regioni del Mezzogiorno d’Italia. Sia chiaro: noi non difendiamo soltanto i consumatori italiani, ma i consumatori di tutto il mondo, perché la pasta industriale italiana è esportata in tanti altri paesi del mondo”.

Nella parte finale dell’articolo in cui attacca GranoSalus, forse senza accorgersene, Il fatto alimentare si rende protagonista di un mezzo autogol, tirando in ballo Regioni del Centro Italia dove si coltiva il 20% del grano duro del nostro Paese.

“Strumentalizzare i ‘rassicuranti’ dati del progetto Micoprincem-Mipaaf-CREA (la scienza si usa solo quando fa comodo) – leggiamo sempre ne Il fatto alimentare – a sostegno della ben nota salubrità dei grani meridionali (almeno per il DON, ma non c’è solo lui), si porta dietro un nuovo fronte di nemici: non più le perfide giubbe rosse, ma stavolta anche gli ex amici toscani e marchigiani colpevoli di contaminazioni ‘quadruple’, per non parlare degli emiliani che nel 2008 fecero impallidire gli Yankee”.

De Bonis sorride:

“Non so perché tirino in ballo la Toscana e le Marche – dice -. Però una cosa gli amici de Il fatto alimentare potrebbero farla: promuovere le analisi sui grani duri prodotti nel Centro Italia…”.

Il grano duro, per definizione, vuole climi caldi: in presenza del sole tipico delle Regioni del Sud Italia matura naturalmente senza bisogno di glifosato. E non è attaccato dai funghi che producono le micotossine.

Queste condizioni – quello è il senso del discorso di De Bonis – ricorrono nel centro Nord Italia?

All’articolo del ‘lettore comune’ pubblicato da Il fatto alimentare replica anche Cosimo Gioia, produttore di grano duro della Sicilia e già dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana:

“Non so chi sia il ‘lettore comune’ che ha pronunciato queste parole, ma cadono le braccia a pensare come anche le associazioni che dovrebbero difendere i diritti e la salute dei consumatori diventino alleati delle multinazionali. Sono testimone diretto per avere visto con i miei occhi quello che ci arriva da Ucraina, Canada etc”.

Per la cronaca, Cosimo Gioia, quando ricopriva il ruolo di dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana, ha fatto disporre le prima analisi sul grano duro che arrivava in Sicilia con le navi: grano che arrivava dal Canada, dall’Ucraina e da altri Paesi del mondo. La situazione la conosce bene, perché prima di essere messo alla porta dal Governo regionale (i soliti ‘ascari’ che governano la Sicilia da settant’anni), si recava di persona a visionare le navi. E sa perfettamente da dove arrivavano le navi.

“A parte che, a causa delle mutazioni climatiche, il grano duro ci arriva anche dall’Ucraina – spiega Gioia – e, ai miei tempi, feci fare le analisi proprio a questa merce arrivata da lì. Nave fatiscente piena di ruggine e maleodorante che trasportava questa merce. Non oso pensare cosa trasportasse prima… Mi chiedo: ma i NAS, tanto solerti a controllare le attività di ristorazione, vendite alimentari, agriturismi e pronti a multarti se non rispetti alla lettera le norme dell’HCCP e quant’altro come mai non cominciano col dare un’occhiata a queste carrette del mare per verificare se sono più o meno adatte a questo tipo di trasporto? Evidentemente il tempo non c’è… Basterebbe questo per farle ritornare al mittente…”.

“Il secondo punto che mi ha colpito, in questo articolo de Il fatto alimentare – prosegue Gioia – è la critica alle analisi di GranoSalus. L’associazione ha pubblicato i risultati di analisi effettuate sul prodotto finito riscontrando la presenza di Don, gliphosate (o glifosato ndr) e Cadmio anche se nella norma, ma presenti. Non costituiscono un pericolo, vabbé… Ma perché io ‘consumatore qualunque’ devo ingerire queste porcherie sapendo che, a km zero, esistono pastifici che producono alimenti non contaminati? Ho il diritto di saperlo o no? O dobbiamo stare , come gli struzzi, con la testa sotto la sabbia perché ‘sua maestà Barilla o Voiello hanno deciso così?”.

“Mi pare – aggiunge – che nessuna contestazione legale sulle analisi sia stata fatta a GranoSalus, tranne chiacchiere ed articoli di ‘servitori del sistema’, magari mascherati da sigle di consumatori varie. Evidentemente qualcosa che non torna c’è, magari il carbone bagnato….. O no? Occorre che i consumatori sappiano scegliere cosa mangiare o meno… Fa parte della Democrazia alimentare. Quindi respingo al mittente e alla testata giornalistica che ospita il suo articolo tutte le accuse fatte all’associazione che, tra l’altro, si sta limitando e pubblicare i risultati di analisi certificate in attesa di quelle dei pastifici artigianali di casa nostra”.

“Al consumatore la scelta – conclude Cosimo Gioia -. In quanto al prezzo del grano duro, basti pensare che, a Foggia, dopo l’arrivo di 2 navi non ricordo in quale porto pugliese, il prezzo è sceso da 24 a 19-20 Euro al quintale. E questo la dice lunga sull’impatto della globalizzazione e del CETA approvato anche da una parte dei parlamentari europei del Sud Italia, ben sapendo che tale trattato commerciale internazionale tra Unione Europea e Canada danneggerà l’economia agricola delle nostre regioni”.

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/03/25/pasta-gli-attacchi-a-granosalus-de-bonis-solo-lobbisti-gioia-dobbiamo-inchinarci-a-sua-maesta-barilla/

 

leggi anche: Un mese dalla denuncia di GranoSalus – i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… Furono minacciate denunce e querele, ma poi NIENTE – Chiediamoci perchè…!

Otto mesi fa la denuncia di GranoSalus – i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… Furono minacciate denunce e querele, ma poi NIENTE di NIENTE – Chiediamoci perchè…!

denuncia

 

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Otto mesi fa la denuncia di GranoSalus – i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… Furono minacciate denunce e querele, ma poi NIENTE di NIENTE – Chiediamoci perchè…!

 

Circa 8 mesi fa GranoSalus pubblicava il suo articolo di fuoco.

Noi lo abbiamo riportato nel nostro blog informazionebycuriosity e dopo un po’ questo è stato “chiuso” (vedi QUI)

Intanto i siti “ortodossi” o quelli che vanno a caccia di bufale si sono sbizarriti…

Ma i grandi marchi chiamati in ballo e che hanno minacciato denunce e querele che hanno fatto? NIENTE… Nessuna denuncia. Nessuna querela contro GRano Salus

…io mi chiederei PERCHE’…!

Qui potete rileggere l’articolo di GranoSalus:

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

……………..

Le analisi di GranoSalus sulla pasta un mese dopo: nessuna denuncia. Appello dell’associazione alla Gdo

Nei giorni ‘caldi’ quando GranoSalus rendeva noti i primi risultati delle analisi su otto marche di pasta industriale italiane sembrava che sarebbe scoppiato il finimondo. Polemiche di qua, annunci querele di là. Quattro settimana dopo, a parte tentativi un po’ risibili di delegittimare l’associazione, non c’è nulla. Facciamo il punto della situazione con il presidente di GranoSalus, Saverio De Bonis. Che lancia una proposta operativa alla Grande distribuzione organizzata

Quattro settimane fa GranoSalus pubblicava i primi risultati delle analisi su otto marche di pasta industriale: Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro 100% Puglia.

A caldo le reazioni sono state tante. Contestazioni e smentite a più non posso, ovviamente, da parte di chi è stato tirato in ballo. E oggi? Alle reazioni a caldo sono seguite azioni concrete?

Siamo andati a chiederlo al presidente di GranoSalus, Saverio De Bonis. L’uomo che guida l’associazione che raccoglie produttori di grano duro delle regioni del Sud Italia e tanti consumatori non si tira indietro.

“A poco più di un mese dalla pubblicazione delle prime analisi – ci dice De Bonis – non è arrivato nulla. Ci sono stati, questo sì, tanti annunci a mezzo stampa. Solo che le denunce non si annunciano: si fanno e basta. E, ribadisco – almeno fino ad ora – di denunce non ne sono arrivate”.

Nel frattempo GranoSalus è andata avanti e ha presentato un dossier prima alla Regione Basilicata e poi alla Camera dei deputati. Si parla, ad esempio, della dieta mediterranea, di fatto più celebrata che praticata, almeno per ciò che riguarda la pasta.

“La dieta mediterranea, se è tale – sottolinea De Bonis – non può prendere a prestito i cereali dal Canada o dall’Ucraina. Cereali che nulla hanno a che fare con l’area del Mediterraneo. Nella dieta mediterranea il legame con il territorio diventa indissolubile, altrimenti siamo di fronte a delle bufale. Se la dieta mediterranea è autentica la pasta non può contenere glifosato, micotossine DON e Cadmio. Se contiene queste sostanze tossiche c’è qualche problema”.

Facciamo notare a De Bonis che, in queste settimane, non saranno arrivate le denunce, ma sono arrivati attacchi da vari soggetti. Gli industriali, ad esempio, non hanno gradito le analisi.

“E’ vero – ci dice il presidente di GranoSalus – qualcuno ha contestato le nostre analisi. Ci hanno chiesto notizie sul laboratorio che le ha effettuate. Noi ci siamo limitati a rispondere che stiamo solo tutelando l’anonimato e la riservatezza. Le analisi, in ogni caso, sono eventualmente a disposizione della magistratura”.

Qualcuno, che magari frequenta poco la Puglia, la Basilicata, la Sicilia e anche la rete ha scritto che GranoSalus non sarebbe molto conosciuta… De Bonis sorride. E aggiunge:

“La nostra associazione non è sconosciuta, come afferma Il Fatto Alimentare.it. Le nostre analisi sono vere e le bufale le raccontano tutti coloro che sono affiliati alle industrie di trasformazione. Soggetti che usano i limiti tossicologici come scudo per i propri affari economici. Personaggi legati a Federalimentare che si commentano da soli. I limiti devono essere biologici e non economici! Noi sappiamo bene quanto siano refrattarie le industrie alimentari ad un giornalismo d’inchiesta. Ma in questo caso le analisi le hanno realizzate i consumatori e i produttori, che non hanno bisogno di chiedere il permesso a Italmopa, Aidepi e ai loro sodali online, per esercitare la propria sovranità alimentare”.

(Qui c’è il video della conferenza stampa dei rappresentanti di GranoSalus a Montecitorio)

Facciamo notare che i più ‘intelligenti’ hanno perfino detto che il grano duro canadese – quello coltivato nelle aree fredde e umide del Canada che viene fatto maturare a colpi di glifosato – non sarebbe dannoso per la salute umana. “Che posso rispondere davanti a queste affermazioni? – replica De Bonis -. Che chi dice ‘ste cose, evidentemente, non ha nemmeno letto i documenti, ufficiali, forniti dagli stessi canadesi. Sono gli stessi canadesi a informarci sui livelli di DON presenti nel grano duro che esportano in Europa. Non c’è peggiore cieco di chi non vuol vedere…”.

Un’altra accusa che abbiamo più volte letto in queste quattro settimane da parte degli industriali della pasta è che la produzione di grano duro del Sud Italia non basterebbe per soddisfare le esigenze di produzione di pasta. “Sono affermazioni che abbiamo sconfessato – ci risponde ancora il presidente di GranoSalus -. La quantità di grano duro prodotto nel Sud Italia è più che sufficiente per l’autoconsumo del nostro Paese. Anzi, se proprio la dobbiamo dire tutta, sarebbe in eccesso rispetto al nostro fabbisogno”.

“C’è di più – prosegue De Bonis -. Il grano duro prodotto nel Sud Italia, in quanto privo di glifosato e di micotossine DON, rappresenta la prevenzione di patologie. I bambini da zero a tre anni, da tre a nove anni e le donne in gravidanza non dovrebbero mangiare pasta che contiene queste sostanze tossiche. Sono tre segmenti della popolazione che le norme comunitarie non tutelano. Ebbene, l’Unione Europea non ha la forza e la voglia di tutelare i bambini e  le donne in gravidanza facciamolo noi? Lo possiamo fare noi producendo pasta senza glifosato e senza Micotossine DON”.

Su questo blog il micologo Andrea Di Benedetto (come potete leggere qui) ci ha parlato anche del cosiddetto effetto cocktail: “Questo è un problema che è stato sottovalutato – precisa il presidente di GranoSalus -. Parliamo delle sinergie tra tutti questi contaminanti. Ebbene, di tali sinergie non conosciamo, ad oggi, gli effetti che provocano sull’organismo umano. In questi casi si dovrebbe applicare il principio di precauzione. Ma questo non avviene. Sono le stranezze dell’attuale Unione Europea, che per problemi di bilancio avvia controlli serratissimi e chiede mille spiegazioni, mentre non si preoccupa di chi avvelena la gente”.

Con De Bonis proviamo ad approfondire una storia che abbiamo illustrato nel seguente articolo:

Il tema è il Dichlorvos, un fosforganico utilizzato nelle industrie di macinazione e lavorazione del grano per eliminare gli insetti. Un carico di grano duro arrivato lo scorso anno in Puglia conteneva questa sostanza pericolosa per la salute umana. Il Ministero della Salute aveva dichiarato questo grano duro non idoneo all’importazione. Ma il TAR della Puglia ha invece dato il via libera per la bonifica.

“Questa storia è misteriosa anche per noi – racconta De Bonis -. Questa partita di grano è stata importata in Italia dalla Casillo Commodities. I due terzi di questo grano andavano bene. Nel restante terzo era presente il Dichlorvos. Bene, in questi casi la logica vuole che l’importatore restituisca il grano contaminato a chi gliel’ha venduto e si faccia restituire i soldi. Lo stesso Ministero della Salute, come giustamente fate notare voi, aveva dichiarato questo grano contaminato non idoneo all’importazione. Invece è arrivato il TAR dicendo che sarebbe bastata la ventilazione”.

Per la cronaca, va detto che, nel passato, l’Unione Europea, per decontaminare le derrate da Dichlorvos non ha mai utilizzato la ventilazione.

“La ventilazione – si chiede De Bonis – potrebbe essere l’alibi per la miscelazione vietata dall’Unione Europea? A questo punto la domanda che ci dobbiamo porre è la seguente: perché la Casillo Commodietis non ha restituito il carico di grano che lo stesso Ministero ha definito non idoneo all’importazione e ha preferito percorrere le vie legali?”.

Nelle ultime settimane i produttori di grano duro delle Regioni del Mezzogiorno d’Italia hanno cominciato a dialogare con la Grande distribuzione organizzata. Questo è un tema nuovo. Chiediamo a De Bonis di raccontarci questa svolta. Anche su questo fronte il presidente di GranoSalus non si tira indietro:

“La Grande distribuzione organizzata – ci dice De Bonis – oggi è più potente della politica. I grandi centri commerciali, i supermercati e via continuando svolgono, oggi, un ruolo centrale. Guardiamo a quello che sta succedendo in Germania, dove la Grande distribuzione organizzata ha bandito dai propri scaffali i prodotti che contengono pesticidi ed erbicidi. Perché quello che si sta facendo in Germania non può essere fatto in Italia? Abbiamo letto la carta dei servizi della Conad. Si parla di migliorare servizi e prodotti. Nel nome di una migliore qualità della vita. Bene. Noi ci aspettiamo che la Grande distribuzione in Italia cominci a dire a chiare lettere: non vogliamo più la pasta che contiene glifosato e micotossine DON. Hanno il potere e l’autorevolezza per farlo. Che lo facciano”.

TRATTO DA: http://www.inuovivespri.it/2017/03/21/le-analisi-di-granosalus-sulla-pasta-un-mese-dopo-nessuna-denuncia-appello-dellassociazione-alla-gdo/