Coronavirus: dai medici in prima linea e dalle prime autopsie una ipotesi nuova sulle cause dei decessi – Sarebbero micro-trombosi, dunque problemi cardiovascolari e non polmonari a portare alla morte

 

 

 

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Coronavirus: dai medici in prima linea e dalle prime autopsie una ipotesi nuova sulle cause dei decessi – Sarebbero micro-trombosi, dunque problemi cardiovascolari e non polmonari a portare alla morte

Coronavirus: dai medici in prima linea e dalle prime autopsie una ipotesi nuova sulle cause dei decessi, ma anche sulle cure

Sarebbero micro-trombosi, dunque problemi cardiovascolari e non polmonari a portare alla morte

Una storia italiana. Una storia di medici in prima linea che, senza clamori o autopromozioni, prima via chat e poi scambiandosi le rispettive esperienze sul campo, di tentativo in tentativo hanno testato una terapia a suo modo tradizionale, ma diversa da quelle “ufficiali”. E a differenza di altri casi più o meno sperimentali, a risultare determinante è stato un valore aggiunto: i risultati delle prime autopsie: non è ancora noto ma in Italia oramai c’è la più ampia casistica finora compiuta al mondo e questi esami hanno portato su una pista ancora da verificare ma spiazzante. Ai decessi portano prevalentemente micro-trombosi diffuse prodotte dall’infiammazione e dunque problemi cardiovascolari e non polmonari.

Certo si tratta soltanto di una traccia, come altre e infatti le prime reazioni ufficiali sono caute, se non addirittura negative, come quella del professor Roberto Burioni che, ha commentato così una delle chat più hard, che racconta queste ipotesi :«Uno scritto che mette insieme alcune cose vere con altre scemenze olimpioniche». Sta di fatto che la cura emersa da questa sperimentazione, a base di un anticoagulante come l’Eparina, poche ore prima di Pasqua, è stata “validata” dall’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco che – come sempre – ha atteso i necessari test operativi e due giorni fa ha pubblicato il via libera sul suo sito. Anche in questo caso senza clamori, con una comunicazione indirizzata agli addetti ai lavori.

Tutto è iniziato su alcune chat di medici ospedalieri impegnati in trincea (Milano, Brescia, Bergamo, Napoli, Palermo) che si interrogavano tra di loro su alcune evidenze, su alcune stranezze nei decessi dei malati di coronavirus. Qua e là hanno cominciato a sperimentare farmaci diversi da quelli consolidati, finché, senza tanti annunci pubblici, si è fatto un passo ulteriore: gli anatomopatologi di due diversi ospedali, su suggerimento di cardiologi e neurologi, hanno iniziato ad eseguire autopsie sui pazienti morti per coronavirus, vincendo diverse resistenze iniziali (il COVID-19 appartiene ai patogeni all’hazard group 3, al livello dell’antrace) e utilizzando uno scafandro speciale per poter eseguire nella massima sicurezza l’esame, anche quello autoptico sul cervello. Autopsie fatte, volutamente, su pazienti relativamente “giovani” e relativamente sani. Un campione vasto: da quel che si sa sarebbe il più significativo al mondo, visto che i cinesi – sempre riservati se non misteriosi – finora hanno pubblicato solo i risultati di 3 autopsie “minimally invasive”.

E si è scoperto che, dopo un periodo di febbre alta per due settimane, l’infiammazione prepara il terreno alla formazione dei trombi. Il problema principale a quel punto non è direttamente il virus ma invece la reazione immunitaria che distrugge le cellule nelle quali entra il virus e questo produrrebbe una microtrombosi diffusa. I pazienti in genere arrivano in rianimazione per tromboembolia venosa generalizzata, soprattutto polmonare. E dunque, sostengono i medici, bene gli antinfiammatori (che i cinesi fino a metà marzo sconsigliavano) e bene anti-coagulanti come l’Eparina.
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Coronavirus: dai medici in prima linea e dalle prime autopsie una ipotesi nuova sulle cause dei decessi – Sarebbero micro-trombosi, dunque problemi cardiovascolari e non polmonari a portare alla morteultima modifica: 2020-04-12T21:32:50+02:00da eles-1966
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