“Scomparso” il capo degli indigeni Surui, attivista e difensore della Foresta pluviale amazzonica… Per i dettagli chiedere al presidente Jair Bolsonaro… E ricordiamo che nel solo 2019 nel mondo sono stati assassinati più di 300 attivisti…!

 

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“Scomparso” il capo degli indigeni Surui, attivista e difensore della Foresta pluviale amazzonica… Per i dettagli chiedere al presidente Jair Bolsonaro… E ricordiamo che nel solo 2019 nel mondo sono stati assassinati più di 300 attivisti…!

 

Sarebbe dovuto atterrare all’aeroporto di Parigi-Charles de Gaulle, in Francia, lunedì 20 gennaio, Almir Narayamoga Surui, capo indigeno Surui che lotta per difendere la foresta pluviale amazzonica dal disboscamento illegale.

Grande attivista indigeno, laureato in Biologia, è da sempre impegnato nella difesa delle sue terre ancestrali e proprio per questo è stato invitato a partecipare al Medef di Côte-d’Or, dove avrebbe dovuto fare un intervento oggi, 21 gennaio. Il suo discorso, però, è stato annullato perché è misteriosamente scomparso.

Almir Narayamoga Surui ha ricevuto il premio per i diritti umani nel 2008 a Ginevra ed è stato invitato nel 2019 all’Assemblea Nazionale da Mounir Mahjoubi. Consapevole dei crescenti pericoli della deforestazione, peggiorati in seguito all’elezione del presidente Jair Bolsonaro, ha avvisato i deputati francesi nella speranza di mettere freno alle sue azioni sconsiderate.

Purtroppo da sabato 18 gennaio, secondo quanto dichiarato dal Medef Côte-d’Or, come riporta france3, il capo indiano non si è più fatto sentire da nessuno, nemmeno dai suoi collaboratori.

C’è tensione nell’aria perché in molti sono preoccupati per la sua sicurezza, “accentuata a causa della minaccia che incombe su di lui“. Almir è considerato un personaggio scomodo e poco tempo fa, fra l’altro, aveva deciso di non essere più protetto in segno di protesta, come scriveva su Twitter, il 14 gennaio, il Medef Côte-d’Or:

Almir Narayamoga Surul si batte contro la deforestazione che sta decimando il suo popolo. Minacciato di morte, ha rinunciato alla protezione che gli è stata accordata per responsabilizzare il suo Governo. Venite a incontrarlo il prossimo 21 gennaio.

Nonostante la sua assenza, il Medef ha deciso di mantenere la cerimonia dei voti, ed è previsto un intervento di Thomas Pizer, uno dei suoi collaboratori più stretti, presidente dell’associazione Aquaverde, che sostiene localmente le azioni di Almir contro la deforestazione e il mantenimento delle popolazioni indigene.

 

Diritti umani: più di 300 attivisti uccisi nel 2019

Diritti umani: un nuovo rapporto rivela che nel 2019 più di 300 difensori dei diritti umani che lavoravano per proteggere l’ambiente, la libertà di parola e le terre indigene sono stati uccisi in ben 31 paesi.

La nazione più sanguinosa è stata la Colombia con 103 omicidi, seguono poi le Filippine e poi Brasile, Honduras e Messico.

La Colombia, dove la violenza mirata contro i leader della comunità che si oppongono a mega-progetti ambientalmente distruttivi è cresciuta a spirale dagli accordi di pace del 2016, è stata la nazione più sanguinosa con 103 omicidi nel 2019.

2019: Un anno pieno di rivolte

Il 2019 è stato caratterizzato da ondate di rivolte sociali che hanno richiesto cambiamenti politici ed economici in tutto il mondo dall’Iraq e dal Libano in Medio Oriente a Hong Kong e in India in Asia e Cile nelle Americhe.

Sin dal 2016 abbiamo denunciato questa situazione con vari approfondimenti che mettono in relazione le uccisioni dei “Martiri dell’Amazzonia” da parte di bande armate che sono al soldi di non si sa quale potere precostituito.

Il rapporto di Front Line Defenders (FLD) descrive in dettaglio gli attacchi fisici, le campagne di diffamazione, le minacce alla sicurezza digitale, le molestie giudiziarie e gli attacchi di genere affrontati dai difensori dei diritti umani in tutto il mondo, che erano in prima linea nelle proteste contro disuguaglianze radicate, corruzione e autoritarismo.

Nei casi in cui i dati sono disponibili, il rapporto ha rilevato:

  • L’85% delle persone uccise l’anno scorso era stato precedentemente minacciato individualmente o come parte della comunità o del gruppo in cui lavoravano
  • Il 13% delle vittime dichiarate erano donne
  • Il 40% degli uccisi lavorava sulla terra, sui popoli indigeni e sulle questioni ambientali
Le proteste nei vari paesi in Sudamerica

Le proteste nei vari paesi sono state l’elemento scatenante, in Cile ad esempio, nelle più grandi proteste antigovernative dalla fine della dittatura di Augusto Pinochet, almeno 23 persone sono state uccise e 2.300 ferite.

L’Honduras, un alleato geopolitico chiave degli Stati Uniti, è stato uno dei paesi più pericolosi al mondo. L’anno scorso, gli omicidi mirati nella nazione centroamericana sono aumentati di quattro volte rispetto al 2018, quando decine di migliaia di persone sono fuggite da un mix tossico di violenza, povertà e corruzione e hanno viaggiato attraverso il Messico fino al confine meridionale degli Stati Uniti in cerca di sicurezza.

Eppure, nonostante circostanze difficili e spaventose, gli attivisti per i diritti umani hanno continuato a guidare cambiamenti sociali positivi.

 

fonti:

https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/scomparso-capo-indigeni-surui-difensore-foresta-amazzonica/?fbclid=IwAR1Whjq6E06toKII-A_TYWdfZ-JWVaAdlVmMW_PzYVI3JdahMTro7Orlm2I

https://www.ambientebio.it/ambiente/ecoreati/diritti-umani-piu-di-300-attivisti-uccisi-nel-2019/?fbclid=IwAR0PJom4B_AsVqInGVkgkOU3nz2uOVJPvLThsIHJKfEm2j4qr9wCb0m4LvU

 

“Scomparso” il capo degli indigeni Surui, attivista e difensore della Foresta pluviale amazzonica… Per i dettagli chiedere al presidente Jair Bolsonaro… E ricordiamo che nel solo 2019 nel mondo sono stati assassinati più di 300 attivisti…!ultima modifica: 2020-01-22T22:24:56+01:00da eles-1966
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