“La famiglia che viveva qui è morta, assassinata dalla democrazia” – “Uccisero tutta la mia famiglia, ma non morirono subito: sentivo ancora i loro lamenti”… 19 novembre del 2005, ecco come gli americani “esportano” la loro democazia…!

19 novembre

 

 

 

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“La famiglia che viveva qui è morta, assassinata dalla democrazia” – “Uccisero tutta la mia famiglia, ma non morirono subito: sentivo ancora i loro lamenti”…  19 novembre del 2005, ecco come gli americani “esportano” la loro democazia…!

Per Iman quel 19 novembre del 2005 era una giornata come tante ad Haditha, cittadina dell’Iraq occidentale.
La bambina aveva 10 anni e si stava preparando per andare a scuola quando sente un’esplosione. Nell’Iraq post-2003 era un evento quasi normale. Non poteva immaginare che quel boato avrebbe indirettamente portato alla morte di tutta la sua famiglia.
Alle ore 7:15 di quella mattina, infatti, un convoglio statunitense stava attraversando la zona quando viene colpito in pieno dall’esplosione di un ordigno posto al ciglio della strada. Il caporale Miguel Terrazas muore sul colpo, un altro paio di militari rimangono feriti.
Iman continuava a prepararsi quanto sente alcuni colpi di arma da fuoco. Neanche questo era un evento così raro: la cosa migliore da fare, in questi casi, era rimanere in casa. Ad un certo punto, la porta si spalanca con violenza ed un gruppo di marines entra in casa. Tutto accade molto rapidamente: gettano una granata e poi aprono il fuoco nel soggiorno, dove c’è quasi tutta la famiglia.
“Un soldato sparò al mio nonno, al petto e poi in testa. Poi spararono anche alla mia nonna”, ricorda Iman, che nota in seguito sua madre a terra, ricoperta di schegge. Anche lei era rimasta ferita alla gamba, ma non fiata e rimase nascosta finché i militari non fuggono via. Tutta la sua famiglia era morta, tranne lei ed uno dei suoi fratelli. I primi spari che Iman aveva avvertito erano indirizzati ad una macchina che transitava per caso nel luogo dell’esplosione. I marines, senza pensarci troppo, avevano aperto il fuoco ed ucciso tutti i passeggeri. Poi iniziano a ripulire le case intorno. Entrano nella casa di Younis Salim Khafif, che li implora di risparmiare la sua famiglia. Non serve a nulla: muoiono tutte le sue figlie di 14, 10, 5, 3 ed un anno. Poi passano in casa Alì, dove uccidono tre dei bambini presenti, la moglie e lo stesso Alì, costretto su una sedie a rotelle. Si era trattato di un vero e proprio massacro. Morirono 24 civili, donne e bambini inclusi, come abbiamo visto.
In un primo momento le agenzie di stampa statunitensi attribuiscono le morti allo stesso ordigno che aveva ucciso il caporale Terrazas. Quando la verità inizia a venire a galla, vengono pagate delle compensazioni per le donne e i bambini uccisi ma non per gli uomini, considerati “rivoltosi”. Infine, viene processato un solo soldato, il sergente Frank Wuterich. La sua condanna consiste nell’essere degradato a soldato semplice e in un decurtamento della paga.
L’unico commento possibile alla vicenda si può trovare nel muro di una delle case della strage. Un graffito infatti recita, laconico:
“La famiglia che viveva qui è morta, assassinata dalla democrazia”.

 

di:

Cannibali e Re
Cronache Ribelli

 

 

“La famiglia che viveva qui è morta, assassinata dalla democrazia” – “Uccisero tutta la mia famiglia, ma non morirono subito: sentivo ancora i loro lamenti”… 19 novembre del 2005, ecco come gli americani “esportano” la loro democazia…!ultima modifica: 2019-11-18T20:13:26+01:00da eles-1966
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