Accadde oggi, 28 Settembre 1928: Fleming scopre la penicillina… Solo 35 anni dopo che l’aveva scoperta l’italiano Vicenzo Tiberio

 

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Accadde oggi, 28 Settembre 1928: Fleming scopre la penicillina… Solo 35 anni dopo che l’aveva scoperta l’italiano Vicenzo Tiberio

E’ il 28 settembre del 1928 quando, nel laboratorio londinese del Saint Mary’s Hospital, Alexander Fleming scopre la penicillina. In questo fortunato giorno, il biologo nota infatti che una cultura batterica era stata contaminata da una muffa. Intenzionato a buttarla, si accorge tuttavia che ove si era sviluppata la muffa, gli staffilococchi non crescevano. Fleming intuisce così che i funghi del Penicillium notatum contenuti nelle muffe producono un potente antibiotico naturale: la penicillina. Il batteriologo riesce in seguito a dimostrare l’azione di questa muffa nei confronti di diversi batteri, riportando tuttavia scarsi successi per quanto riguarda l’estrazione della sostanza battericida dalla muffa stessa. L’uso della penicillina inizierà infatti a diffondersi solo a partire dagli anni Quaranta, grazie al lavoro svolto prima in Inghilterra, quindi negli Stati Uniti, dal patologo australiano Howard Walter Florey e dal biochimico di origine russa Ernst Boris Chain. Nonostante le numerose difficoltà  incontrate, la portata della scoperta sarà tale da valere a Fleming, Florey e Chain il premio Nobel per la Medicina nel 1945 “per la scoperta della penicillina e dei suoi effetti curativi in molte malattie infettive”.

Tutto bello, se non fosse che la penicillina fosse già stata scoperta 35 anni prima da un Italiano: Vincenzo Tiberio

Nessuno è profeta in patria e la storia di Vincenzo Tiberio (1869-1915) lo conferma. 35 anni prima di Alexander Fleming, lo studioso italiano pubblicò osservazioni molto precise sul potere battericida delle muffe sulla rivista italiana Annali di Igiene Sperimentale (1895). Come mai allora il nostro connazionale fu ignorato, mentre Fleming per la medesima scoperta venne insignito addirittura del Nobel per la medicina?

Figlio di buona famiglia Vicenzo Tiberio frequentava la facoltà di Medicina di Napoli quando, ospite a casa degli zii ad Arzano (Napoli), notò che il pozzo usato per le necessità domestiche incideva sulla salute di tutti: ogni volta che veniva ripulito dalle muffe, gli inquilini avevano infezioni intestinali che cessavano solo quando le muffe ricomparivano.

Il ragazzo iniziò a raschiare le muffe con una spatolina. Non solo: le portò in laboratorio per analizzarle e le catalogò una a una. Farlo non fu difficile: in quegli anni frequentava l’istituto di Igiene di Napoli.

Tiberio non si limitò a osservare il fenomeno, ma si dedicò anche alla sperimentazione:  dopo aver ottenuto i primi risultati in laboratorio, individuò un terreno di coltura adatto ed estrasse un siero concentrato di quello che può essere considerato un antesignano degli antibiotici. Lo iniettò in alcune cavie precedentemente infettate e attese. I topi di laboratorio guarirono. A questo punto mancava solo la sperimentazione sull’uomo e la messa in produzione dell’antibiotico.

Le sue ricerche in facoltà suscitarono poco interesse e soltanto nel 1895, dopo la laurea, pubblicò la sua ricerca “Sugli estratti di alcune muffe”  negli Annali di Igiene sperimentale, una delle più importanti riviste scientifiche italiane dell’epoca.

Scriveva Tiberio: «Ho voluto osservare quale azione hanno sugli schizomiceti [batteri, ndr] i prodotti cellulari, solubili in acqua, di alcuni ifomiceti [un tipo di funghi, ndr] comunissimi: Penicillium glaucum, Mucor mucedo ed Aspergillus flavescens. […] Per le loro proprietà le muffe sarebbero di forte ostacolo alla vita e alla propagazione dei batteri patogeni».

Purtroppo però il nostro Paese, da poco diventato nazione, era alla periferia del mondo scientifico del tempo. Gli Annali di Igiene Sperimentale erano una rivista di nicchia nel panorama internazionale e la comunità scientifica italiana si dimostrò assai poco lungimirante: le conclusioni di Tiberio furono derubricate a semplici coincidenze e il fascicolo archiviato in uno scaffale dell’Istituto di igiene dove rimase per 60 anni, riscoperto solo 40 anni dopo la morte.

Tiberio morì nel 1915, ad appena 46 anni, stroncato da un infarto. Deluso dalla tiepida accoglienza delle sue ricerche, dopo la sua scoperta (incompresa) abbandonò l’Università: partecipò al concorso per medico nel Corpo sanitario marittimo e si arruolò nella Marina militare, rinunciando alla carriera accademica.

 

Accadde oggi, 28 Settembre 1928: Fleming scopre la penicillina… Solo 35 anni dopo che l’aveva scoperta l’italiano Vicenzo Tiberioultima modifica: 2019-09-27T20:49:20+02:00da eles-1966
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