“È meglio morire per un’idea che continuerà a vivere, piuttosto che vivere per una destinata a morire.” – Il 12 settembre 1977 veniva torturato e ucciso dalla polizia Stephen Biko attivista sudafricano anti-apartheid

 

Stephen Biko

 

 

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“È meglio morire per un’idea che continuerà a vivere, piuttosto che vivere per una destinata a morire.” – Il 12 settembre 1977 veniva torturato e ucciso dalla polizia Stephen Biko attivista sudafricano anti-apartheid

È meglio morire per un’idea che continuerà a vivere, piuttosto che vivere per una destinata a morire.

Stephen Biko fu un attivista sudafricano anti-apartheid, fondatore del movimento Black Consciousness . Convinto nonviolento cercò sempre di portare avanti una battaglia culturale che precedesse quella politica sicuro che solo sconfiggendo i pregiudizi e risvegliando le coscienze della gente di colore si sarebbe potuto abbattere il regime segregazionista del suo Paese.

Oggetto di intimidazioni, minacce, di carcerazione preventiva e domiciliare Biko fu fermato dalla polizia sudafricana il 18 agosto 1977 e condotto nella prigione di Port Elizabeth. Qui per più di un mese fu ripetutamente torturato con metodi particolarmente brutali. Alla fine i continui colpi alla testa gli provocarono una serissima emorragia cerebrale. Lasciato in stato di incoscienza per 22 ore nella cella degli interrogatori, invece di essere condotto nel più vicino ospedale, l’11 settembre 1977 fu trasferito verso il carcere di Pretoria, dove era presente una struttura sanitaria. Le sue condizioni di salute, già gravissime, furono peggiorate dal viaggio. Biko venne infatti trasportato per più di mille kilometri nel bagagliaio di un auto.

Arrivò morto a destinazione.

L’autopsia determinò che le violenze carcerarie lo avevano ucciso, ma tutti coloro che cercarono di indagare sul suo decesso furono intimiditi dalla polizia e in taluni casi dovettero perfino abbandonare il Sudafrica.

Nella sua ultima lettera alla moglie e ai tre figli, Stephen scrisse: “ho dedicato la mia vita all’obiettivo dell’uguaglianza per la gente di colore e allo stesso tempo ho trascurato le necessità della mia famiglia. Vi prego di comprendere queste mie azioni; non l’ho fatto per egoismo o per arroganza, ma per creare un Sudafrica in cui valga la pena vivere tanto per i neri quanto per i bianchi.”

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Steve Biko nacque il 18 dicembre 1946 e fu un noto militante nella lotta contro l’apartheid e lo sfruttamento della popolazione nera

Nel 1972 fu espulso dall’università di Natal a causa della sua militanza. Fu costretto quindi a rimanere nel distretto di King William’s Town, gli fu vietato di parlare in pubblico, scrivere o parlare con i giornalisti e frequentare più di una persona alla volta. In più fu vietato a chiunque di citare qualsiasi suo scritto.
Durante il suo soggiorno coatto nel distretto di King William’s Town iniziò a coinvolgere la popolazione nera e le altre minoranze etniche in collettivi autorganizzati

Nonostante la repressione Biko e il BCM ebbero un ruolo fondamentale nell’organizzazione della rivolta di Soweto del giugno 1976, durante la quale studenti neri erano scesi in piazza contro la politica segregazionista del National Party, per essere poi duramente repressi dalla polizia, che uccise diverse centinaia di persone durante i dieci giorni di scontri. Dopo la rivolta, per i funzionari razzisti sudafricani, divvenne fondamentale l’eliminazione fisica di Biko.

L’occasione venne quando Biko fu fermato in un posto di blocco della polizia e arrestato con l’accusa di terrorismo il 18 agosto 1977. In caserma fu interrogato per ventidue ore di fila, picchiato e torturato dagli ufficiali di polizia Harold Snyman e Gideon Nieuwoudt nella stanza interrogatori 619. A causa del vile pestaggio Biko entrò in coma.

A questo punto i due sbirri lo ammanettarono e caricarono nudo nel bagagliaio della loro Land Rover per portarlo al carcere di Pretoria distante 1100 Km. Morì il 12 settembre 1977 a causa di una vasta emorragia cerebrale appena arrivato a Pretoria.

La polizia subito spiegò la morte come la conseguenza di un ipotetico sciopero della fame, ma l’autopsia rivelò le ferite del pestaggio tra cui quella mortale alla testa. Nonostante le prove evidenti del brutale omicidio la polizia riuscì ad insabbiare la storia.

Solo i gironalisti Helen Zille e Donald Woods, molto amici di Biko, qualche tempo dopo, riuscirono con un costante lavoro di controinchiesta a far emergere la verità sull’assassinio del loro amico.

Data la popolarità di Biko la notizia della sua morte si diffuse rapidamente aprendo molti occhi sulla brutalità del regime Sud Africano.
Al suo funerale parteciparono decine di migliaia di persone.

I giornalisti che indagarono su questa storia furono costretti a scappare dal Sud Africa a causa delle persecuzioni della polizia e nessuno dei due poliziotti omicidi fu mai processato dal governo razziata bianco nè dal successivo governo “democratico”.

 

 

“È meglio morire per un’idea che continuerà a vivere, piuttosto che vivere per una destinata a morire.” – Il 12 settembre 1977 veniva torturato e ucciso dalla polizia Stephen Biko attivista sudafricano anti-apartheidultima modifica: 2019-09-11T19:33:12+02:00da eles-1966
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