Emanuele Crestini, il sindaco di Rocca di Papa morto per salvare i colleghi da un incendio: “Era un eroe, merita la medaglia d’oro al valore” …ma soprattutto merita il nostro rispetto, la nostra ammirazione ed il nostro ricordo.

 

 

 

Emanuele Crestini

 

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Emanuele Crestini, il sindaco di Rocca di Papa morto per salvare i colleghi da un incendio: “Era un eroe, merita la medaglia d’oro al valore” …ma soprattutto merita il nostro rispetto, la nostra ammirazione ed il nostro ricordo.

 

È morto dopo dieci giorni di agonia Emanuele Crestini, il sindaco eroe di Rocca di Papa. Chiunque l’abbia conosciuto o abbia lavorato con lui lo ricorda con parole piene di commozione. Il racconto di quei momenti terribili tra il fumo e le fiamme, quando il sindaco ha voluto accertarsi di aver messo tutti in salvo. Un altruismo che gli è poi stato fatale, spiega la fidanzata che rivela «Sulla barella d’ospedale mi ha chiesto di sposarlo».

Il ricordo di Emanuele Crestini: «Era un eroe, si merita la medaglia d’oro al valore»

Davanti al fumo non è scappato, ma è salito fino al terzo piano per chiamare i suoi «uno ad uno», per farli scendere e metterli in salvo. Come un comandante che non abbandona la nave, Emanuele Crestini ha aspettato che il palazzo del Comune fosse vuoto prima di uscire. Marcello Loisi, che ha lavorato al suo fianco per tre anni giorno dopo giorno, ha raccontato al Cortriere della Sera che quella mattina il primo cittadino «ci ha salvato la vita». «È salito fino al terzo piano, per chiamarci per nome, uno  per uno e dirci di scendere subito in strada » racconta, spiegando che lui si era riparato sotto la scrivania perché era crollato il controsoffitto. «Quando l’ho visto, all’inizio ho pensato che gli fossero caduti addosso dei calcinacci» perché le sue spalle erano coperte di polvere bianca, ma «solo dopo ho scoperto che non era polvere bensì ustioni».

Ora chi è stato al suo fianco in questi tre anni da sindaco, vuole che a Emanuele Crestini venga assegnata una medaglia d’oro al valore civile. Un gesto simbolico per onorare la memoria di un uomo che se n’è andato da eroe, dopo essersi battuto fino agli ultimi istanti per chi lavorava con lui e con lui combatteva le battaglie quotidiane. Come quella sull’accoglienza, sopratutto dei bambini, come ricorda la funzionaria delle politiche sociali. Si era battuto per ottenere finanziamenti ingenti a tempo di record per il comune di Rocca di Papa, da iniziative culturali fino alle indagini sulle cavità sotterranee, coinvolte proprio nella fuga di gas e poi nell’esplosione.

La fidanzata: «Sulla barella d’ospedale mi ha chiesto di sposarlo»

Il Messaggero invece raccoglie la testimonianza della fidanzata di Emanuele Crestini, Veronica Cetroni, commercialista ventottenne dei Castelli Romani. È lei a spiegare che ad essere fatale a Crestini è stato proprio il suo altruismo. «Aveva inalato troppo fumo tossico nei suoi polmoni perché invece di scappare via era risalito sopra ai piani più alti per dire a tutti di uscire e mettersi in salvo» spiega alla giornalista del quotidiano romano, a cui rivela che quell’uomo «generoso e buono, che pensava sempre agli altri» ha avuto lei come ultimo pensiero. Appena arrivata a Tor Vergata, quando l’ha visto sulla barella lui le ha detto : «“Quando esco di qua, mi vuoi sposare?” e io, naturalmente, gli ho risposto “sì amore”».

 

Da “Il caffé” di  Massimo Gramellini sul Corriere della Sera:

O Capitano, mio Capitano

i sono momenti in cui essere ultimi significa essere uomini. Quando il palazzo comunale è stato espugnato dalle fiamme, il sindaco di Rocca di Papa ha preso la direzione opposta rispetto a quella suggerita dall’istinto di sopravvivenza e dal buonsenso. Mentre impiegati e cittadini si affrettavano verso l’uscita, lui fendeva la corrente al contrario per setacciare le stanze invase dal fumo, in cerca di qualche ritardatario bisognoso di aiuto. Sospingeva gli altri verso la salvezza e intanto si dimenticava della propria. Per indole, certo: l’anno scorso aveva inchiodato l’auto in mezzo alla strada per soccorrerne un’altra che aveva preso fuoco. Ma anche per rispetto del ruolo. La nave del Comune stava andando a picco e lui era il Capitano. Nessuno ha dovuto intimargli di ritornare a bordo. Ci è rimasto con semplicità, quasi con disinvoltura (l’epica diventa tale solo nel racconto), nonostante tutto gli bruciasse intorno e dentro. Come se restare fosse l’unica cosa da fare.

L’unica e l’ultima. Oltre a devastargli la pelle, l’incendio gli ha intossicato i polmoni. Dopo dieci giorni di agonia, il sindaco Emanuele Crestini, barista laureato, si è spento al reparto Grandi Ustionati del Sant’Eugenio di Roma. Lo useranno come esempio da contrapporre ai comandanti vigliacchi di terra e di mare. Gli daranno medaglie. Gli diranno: eroe, uomo di Stato. Io preferirei ricordarlo semplicemente come un uomo. Siamo un Paese incattivito, ma non del tutto, non in tutti.

 

fonti:

https://www.corriere.it/caffe-gramellini/19_giugno_22/o-capitano-mio-capitano-b01f3506-9475-11e9-bbab-6778bdcd7550.shtml?refresh_ce

https://www.giornalettismo.com/emanuele-crestini-ricordo/

Emanuele Crestini, il sindaco di Rocca di Papa morto per salvare i colleghi da un incendio: “Era un eroe, merita la medaglia d’oro al valore” …ma soprattutto merita il nostro rispetto, la nostra ammirazione ed il nostro ricordo.ultima modifica: 2019-06-23T22:58:47+02:00da eles-1966
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