Una delle chiavi di lettura sull’atroce stupro di Viterbo la troviamo nelle teorie dello psicologo, allievo di Freud, Wilhelm Reich: gli uomini diventano fascisti perché repressi sessualmente!

 

 

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Una delle chiavi di lettura sull’atroce stupro di Viterbo la troviamo nelle teorie dello psicologo, allievo di Freud, Wilhelm Reich: gli uomini diventano fascisti perché repressi sessualmente!

 

Una domanda che sorge spontanea ripensando alla storia recente è quella che riguarda i totalitarismi del Novecento e la reazione delle masse. Perché, a un certo punto, la maggioranza del popolo di una nazione decide di affidarsi a un singolo individuo che sta evidentemente misticizzando la sua immagine, spostando l’attenzione attraverso l’uso di un capro espiatorio per esercitare il potere incontrastato? È un interrogativo molto elementare, ma come tutte le domande semplici non ha una risposta altrettanto lineare. Ci sono diversi fattori che influiscono sulla formazione di uno stato dittatoriale, al di là di quelli più politici, partendo proprio da questa forma di sottomissione delle masse, che sembrano abbandonarvisi quasi volontariamente. Sorge il dubbio sul perché a un certo punto in Italia, per esempio, non fossero tutti antifascisti e partigiani, viste le condizioni in cui versava il Paese. Su tali quesiti si sono fortunatamente interrogati pensatori, psicologi e filosofi del Novecento che hanno scritto opere sull’analisi dei fenomeni di massa come i fascismi e le dittature.

Uno dei personaggi del Ventesimo secolo che hanno cercato di comprendere come sia possibile che a un certo punto della storia dell’uomo ci si sia ritrovati con un continente invaso da regimi autoritari è Wilhelm Reich, psichiatra galiziano allievo di Freud che ha  peraltro scritto il saggio Psicologia di massa del fascismo.

Un pensatore rivoluzionario, capace di intuire fenomeni che ancora oggi ci trasciniamo nel presente, nonostante siano passati quasi ottant’anni dalla fine del fascismo e del nazismo. Fenomeni come la trasformazione del concetto di comunità in quello di proprietà, la ricerca di un leader politico forte che sublimi frustrazioni e paure, la riproposizione di istanze razziste che legittimino un ipotetico diritto di supremazia su un territorio.

Dopo essere stato allievo di Sigmund Freud ed essersi da lui discostato in seguito a contrasti legati alle rispettive teorie sulla sessualità e sulla funzione del nucleo familiare borghese, Reich militò anche nel Partito Comunista Tedesco a Berlino, fino poi a dover fuggire negli Stati Uniti sia per le sue idee politiche sia per le sue origini ebraiche.

Importante è la sua indagine sulla formazione del carattere dell’essere umano, sull’influenza della famiglia nella formazione dell’individuo e sulla correlazione tra autorità familiare e tendenza all’assoggettamento all’autorità politica che prevede la ricerca di un leader forte. La restaurazione di mitologie etniche che ha interessato fasi storiche come quelle del fascismo e del nazismo e che ha investito di un ruolo risolutorio un personaggio forte e carismatico è il centro della questione su cui ruota molta della produzione di Reich.

Il testo per eccellenza di Reich che approfondisce questo legame tra la psicologia e la nascita di regimi fascisti è Psicologia di massa del fascismo, uscito nel 1933, proprio all’alba della dittatura nazista. Per lo psichiatra galiziano la repressione sistematica della sessualità è il motivo che spinge la massa alla sottomissione politica: la compressione dell’impulso biologico fondamentale dell’essere umano nasce all’interno dell’educazione che impartisce ai figli la famiglia autoritaria e patriarcale. Il bambino, attraverso l’esercizio dell’autorità rigida, è infatti portato ad aderire acriticamente ai costumi dominanti, ed è spinto a una competizione con i suoi fratelli e sorelle per la conquista dell’affetto della figura prevalente, ovvero il padre. Questo meccanismo secondo Reich si riproduce dunque anche negli atteggiamenti etnocentrici e pregiudiziali tipici del nazifascismo, un’analisi che viene approfondita anche da diversi filosofi della scuola di Francoforte negli anni successivi, come nell’opera di Adorno La personalità autoritaria. In sostanza, il sentimento di competizione che spinge un bambino alla lotta per la supremazia all’interno di un nucleo familiare è lo stesso che porta un uomo adulto a riconoscersi nei valori del nazionalismo aggressivo, motivato dai tre capisaldi dell’autorità: la famiglia patriarcale, la religiosità mistica e la divisione del lavoro.

Come si può allora spezzare questo circolo vizioso che spinge l’uomo a riconoscersi nei regimi autoritari, espressione politica di persone frustrate? La liberazione sessuale, volta a fare sì che l’individuo si distacchi dalle figure di dispotismo interiorizzate negli anni della formazione familiare, per Reich era la chiave di rottura di questo sistema violento e repressivo. Un messaggio dirompente, anche terrificante nel suo estremismo, ma che ha in sé una lucidità di analisi dei sistemi che compongono la nostra società che è impossibile non notare.

Oggi siamo in una situazione che spesso presenta inquietanti analogie con quella che l’Europa ha vissuto meno di un secolo fa. Stiamo vivendo un momento storico in cui la presenza di leader carismatici, o “capitani” come a qualcuno piace definirsi, che non fanno altro che dare dimostrazione della loro forza, della loro risolutezza – divise di forze dell’ordine, appelli fatti “da padre”, religiosità spicciola sbandierata come vessillo di moralità – determina l’ingigantirsi di sentimenti di frustrazione e risentimento sublimati in un odio incondizionato verso chi è ritenuto un estraneo, e la difesa dei propri spazi e delle proprie barriere come valori sacri da rispettare. Anche oggi la collettività è sempre di più proprietà, da difendere in nome della propria superiorità e del proprio stato di diritto.

Dagli anni Trenta a oggi nella sessualità degli uomini e delle donne sono cambiate molte cose, tanti tabù sono caduti, tanti limiti sono stati superati. Non so come interpreterebbe il mondo di oggi Wilhelm Reich e come inserirebbe nella sua analisi della realtà – un’analisi che ha come obiettivo il cambiamento, non la semplice descrizione – la forma che hanno preso la famiglia e i suoi cambiamenti. Ma l’idea per cui la ricerca di un leader da seguire ciecamente e che ci salvi da crisi sociali derivi da uno stato di repressione attuato attraverso modelli borghesi, sia familiari che politici, che continuiamo a perpetuare ormai sembra più che mai attuale.

 

tratto da:

https://thevision.com/cultura/wilhelm-reich/

 

Una delle chiavi di lettura sull’atroce stupro di Viterbo la troviamo nelle teorie dello psicologo, allievo di Freud, Wilhelm Reich: gli uomini diventano fascisti perché repressi sessualmente!ultima modifica: 2019-05-01T19:08:37+02:00da eles-1966
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