4 novembre 2018 – Solo il centenario di un grande, inutile massacro. Non c’è nulla da festeggiare

 

4 novembre

 

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4 novembre 2018 – Solo il centenario di un grande, inutile massacro. Non c’è nulla da festeggiare

 

Diceva Gino Strada: “le guerre le dichiarano i ricchi ma muoiono i figli dei poveri”. E, aggiungerei, poi la politica ci specula.

Ventotto volumi, pomposamente chiamati “albo d’oro”, contengono i nomi degli circa 650mila morti per cause belliche. A questi vanno aggiunti, e non c’è neppure una statistica ufficiale, centinaia di migliaia di civili morti per “avversità belliche”, che tradotto significa bombardamenti, fame e malattia (e parliamo di un altro milione di persone)*. E tutto questo senza contare i feriti, gli invalidi di guerra, la distruzione e la fame che ne è seguita.

Intere generazioni spazzate vie sulle trincee e sugli altopiani, migliaia di uomini fucilati per mantenere la disciplina su ordine di tribunali militari speciali. Interi reggimenti sottoposti alla pratica della decimazione.

I nostri nonni obbligati ad andare al macello in un conflitto che essi non volevano, non capivano, non sentivano.

Questa è stata la gloriosa guerra italiana ’15 – ’18.

Questa e non l’eroico racconto di chi la guerra l’ha raccontata, dopo, da comode e calde case. O dai “letti di lana” come recita un verso della vera cantata della guerra, che non è la “canzone del Piave”, ma “Gorizia tu sei maledetta”.

Per questo il 4 novembre non è tanto la data della vittoria, quanto la data che segna la fine dell’inutile strage. Non un trionfo ma una data che ricorda la follia della guerra e l’orrore del militarismo frutto esasperato del nazionalismo.

Solo per darvi un’idea ecco un breve passaggio del diario del sottotenente dell’Esercito Italiano Giuseppe Salvemini:

“Io stesso ho assistito alla fucilazione di molti soldati! Non posso raccontare lo strazio che ho provato nell’udire i loro rantoli! Nulla in paragone sono i gemiti dei feriti, i lamenti, le grida e le imprecazioni dei combattenti! Nulla la scena terribile del campo di battaglia! Lo spettacolo della fucilazione è qualcosa di opprimente e di soffocante. A noi stessi par di soffocare dal dolore e di morire allo sparo dei fucili! I miseri condannati, legati mani e piedi, vengono gettati come sacchi di stracci, in un greppo o scarpata del monte e nessuno si cura se si sono rotti qualche braccio o qualche gamba! Tanto è gente che deve morire! Essi rantolano terribilmente! Il loro rantolo non ha nulla di umano! Sembra il rantolo di bestie strozzate! Altri hanno la faccia di dementi e vanno ripetendo, come presi da fissazioni: ”Mamma, o mamma, o mamma…” oppure: ”figli miei, figli miei”. Altri ripetono di continuo nel rantolo il nome di Dio! I loro occhi sono fuori le pupille e il loro sguardo è spaurito e stravolto! Tutto il loro corpo trema, come preso da convulsioni! A toccarli e a chiamarli non sentono! Dove vengono buttati, lì rimangono, anche se la posizione è scomoda. Sono corpi incolumi e sembrano già morti.

Intanto sei o sette carabinieri, a tre o quattro metri di distanza, s’allineano e fanno sentire lo scattare delle loro armi! In questo momento alcuni, quelli più in sé, gettano grida disperate e invocano Iddio; altri rinforzano i loro rantolo! Una scarica improvvisa pone fine al loro martirio! Il piombo, pare che l’inchiodi nel terreno! Dopo poco però, si vede ancora qualche braccio o qualche gamba muoversi, ed il corpo loro tremare come un individuo che abbia il ticco nervoso! Un’altra scarica li inchioda ancora al terreno! Bensì per ucciderli bene, danno sempre 3 o quattro scariche! I cadaveri vengono lasciati lì! Sono bucherellati come crivelli! Dopo un paio di giorni puzzano, insieme agli altri! La metà di loro, io credo siano innocenti! O almeno ignari e inconsci di quello che hanno commesso! Questa è la terribile giustizia del fronte! Al Comando di Divisione, ovunque giriamo lo sguardo, vediamo mucchietti di cadaveri allineati. Sono tutti stati fucilati!

Statemi a sentire, non c’è un cazzo da festeggiare!

By Eles

 

* fonte Wikipedia:

Uno studio realizzato dal demografo italiano Giorgio Mortara nel 1925, basato su dati ufficiali del governo, stimò in 651.000 i militari italiani caduti durante il conflitto, così ripartiti: 378.000 uccisi in azione o morti per le ferite riportate, 186.000 morti di malattie e 87.000 invalidi deceduti durante il periodo compreso tra il 12 novembre 1918 e il 30 aprile 1920 a causa delle ferite riportate in guerra. Il demografo sovietico Urlanis riportò 433.000 soldati uccisi in azione, morti per le ferite riportate o dispersi presunti morti; il War Office britannico stimò nel 1922 un totale di 460.000 caduti militari, mentre lo storico britannico Mark Thompson indicò nel 2008 un totale di 689.000 militari caduti per tutte le cause.

I morti civili, stimati sulla base delle statistiche demografiche di prima della guerra, furono calcolati in 1.021.000, di cui 589.000 a causa di malnutrizione e carenze alimentari e 432.000 a causa dell’influenza spagnola; altre stime demografiche delle vittime civili in Italia durante la guerra danno un totale di 324.000 vittime, cui sommare ulteriori 300.000 morti dati dalla spagnola, mentre Thompson indicò in 600.000 i morti civili dovuti “a causa delle avversità della guerra”.

4 novembre 2018 – Solo il centenario di un grande, inutile massacro. Non c’è nulla da festeggiareultima modifica: 2018-11-03T20:50:49+01:00da eles-1966
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