Tutte le bugie sullo zucchero. Un film già visto: una lobby che fa sparire i dati degli studi

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Tutte le bugie sullo zucchero. Un film già visto: una lobby che fa sparire i dati degli studi

 

La lobby degli zuccheri si è comportata come quella del tabacco e come ha fatto più tardi anche quella delle bevande gassate e dolci: ha nascosto e oscurato dati che già 50 anni fa dimostravano che un eccesso di saccarosio (il comune zucchero bianco) nella dieta è associato a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari e di tumori della vescica.

Questo il pesante j’accuse lanciato dalle colonne di PLoS One dagli epidemiologi dell’Università della California di San Francisco, entrati in possesso dei documenti di quella che negli anni sessanta era la fondazione della principale associazione dei produttori, la International Sugar Research Foundation o ISRF, americana. Quest’ultima aveva infatti commissionato e finanziato diversi studi sull’argomento. In particolare, nel 1965 aveva pagato per uno studio, poi pubblicato sul New England Journal of Medicine, che concludeva negando l’esistenza di un legame tra un alto consumo di zucchero e un alto livello di grassi nel sangue e, di conseguenza, un aumento del rischio cardiovascolare, e attribuendo gli effetti visti a un’alterazione del microbiota dovuta alla dieta normale.

In seguito sempre l’ISRF aveva promosso il Project 259, un insieme di studi su animali riguardo i rapporti tra zucchero e grassi nella dieta, condotto dai ricercatori dell’Università di Birmingham, in Gran Bretagna, tra il 1967 e il 1971, che era giunto a una conclusione chiara: rispetto ai ratti alimentati con una dieta equilibrata (e normale, in base agli standard delle sperimentazioni sugli animali) contente soia, cereali, pesce bianco, amidi, vitamine e oligoelementi, quelli nutriti con cibo ad elevato contenuto di zuccheri mostravano un aumento di trigliceridi e un innalzamento di un enzima chiamato betaglucuronidasi, noto per favorire il tumore della vescica e sensibile anch’esso ai cambiamento della microflora intestinale causati dalla dieta.

I dati del Project 259, però, non sono mai stati pubblicati, per ingiustificati ritardi (questa la scusa addotta allora), visto che il programma era stato portato avanti per 27 mesi, quando quel genere di esperimenti ne richiede solo tre. Secondo gli autori californiani, rendere noti i legami tra zucchero e trigliceridi, sia pure ottenuti sugli animali, avrebbe quasi certamente dato il via a indagini analoghe sull’uomo, anche perché il metabolismo è molto simile. Inoltre, nel tempo, l’ISRF ha sponsorizzato oltre 300 studi, e sempre secondo loro è probabile che distorsioni, insabbiamenti e scorrettezze siano celate anche in altri tra i risultati pubblicati.

Pronta, come sempre, la risposta dell’associazione che nel tempo ha sostituito l’ISRF, la Sugar Association, che ha preso il posto dell’ISRF, con base a Londra e che spesso ha agito insieme alla sua omologa americana, la World Sugar Association: “lo studio (di PLoS) discute una ricerca molto vecchia e non è uno studio ma un commento a quest’ultima: una collezione di speculazioni e assunzioni su eventi accaduti cinque decadi fa, proposta da persone notoriamente critiche nei confronti dell’industria dello zucchero, pagate da persone altrettanto critiche. In base alle nostre indagini il Project 159 è stato chiuso per tre ragioni, nessuna delle quali riguarda il merito della questione: un significativo ritardo, la fine dei fondi e la sovrapposizione con la ristrutturazione dell’ISRF. C’era il progetto di riprendere in collaborazione con la British Nutrition Foundation, ma ciò non è accaduto, e non sappiamo perché”.

Probabilmente occorreranno ulteriori (e indipendenti) approfondimenti per capire che cosa sia successo negli ultimi 50 anni, visto ancora nel gennaio 2016 la Sugar Association ha emesso un comunicato stampa in cui criticava dati pubblicati su Cancer Research che dimostravano un nesso tra zucchero e sviluppo di tumori. In ogni caso – concludono gli autori – è indispensabile chiarire il ruolo del microbioma in relazione alle diverse diete e ai lipidi nel sangue, e quello degli zuccheri nella produzione della betaglucuronidasie in ultima analisi nell’insorgenza di tumori vescicali.

 

 

fonte: http://www.ilfattoalimentare.it/zucchero-lobby-fa-sparire-dati.html

Dall’Olanda ecco Lina, l’automobile biodegradabile fatta di lino e zucchero

 

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Dall’Olanda ecco Lina, l’automobile biodegradabile fatta di lino e zucchero

L’abbiamo già detto altre volte e continuiamo a dirlo: in Olanda, quando si parla di mobilità sostenibile, non si scherza, anzi. La città di Eindhoven è un vero e proprio centro internazionale per quanto riguarda lo sviluppo di nuove tecnologie per i veicoli elettrici, sostenibili e autonomi del nostro futuro, e c’è chi va persino oltre. Proprio così: un gruppo di giovani studenti dell’Università di Tecnologia di Eindhoven ha infatti proposto il primo modello di automobile biodegradabile della storia.

Un’automobile biodegradabile ed elettrica

Il concetto di sostenibilità del trasporto è quindi stato preso alla lettera: qui non si tratta unicamente di realizzare un’automobile a emissioni zero durante il movimento, no, qui si mira anche a costruire un veicolo che non lasci rifiuti una volta dismesso. Per avvicinarsi a questo obiettivo i ricercatori olandesi hanno creato un’automobile biodegradabile elettrica con una scocca fatta di barbabietola di zucchero e di lino. Questa è Lina, una macchina a batteria che può trasportare 4 passeggeri e che vanta un’autonomia di 80 chilometri.

L’interesse dei media, e non solo

Difficile dire se questa automobile biodegradabile si guadagnerà realmente un posto sulle nostre strade, o se invece resterà un interessantissimo prototipo e non uscirà dai laboratori della Eindhoven University of Technology. È però indubbio che Lina ha riscosso l’interesse mediatico internazionale, oltre a quello del settore automotive, incuriositi dalla possibilità di proporre un’automobile biodegradabile.

Lino e barbabietole di zucchero

Leggera, elettrica e a basso impatto ambientale. Come ha spiegato alla stampa Yasmin Amel Gharib, ventiduenne membro del gruppo che ha progettato e costruito l’automobile biodegradabile, «abbiamo applicato un mix di materiali e di plastiche a base biologica per realizzare il telaio dell’automobile. Il bio composito è fatto di lino, che può essere coltivato con successo in qualsiasi clima temperato. L’anima del telaio, a nido di ape, è invece realizzata con dell’acido polilattico, una bioplastica ricavata interamente da barbabietole da zucchero». Due fogli di lino, dunque, avvolgono il materiale bioplastico interno, così da garantire una buona resistenza alla vettura.

310 chilogrammi di automobile

Le uniche componenti non bio di questa automobile biodegradabile sono le ruote e i sistemi di sospensione. Il risultato è una vettura estremamente leggera, che pesa solamente 310 chilogrammi ed è dotata delle più avanzate tecnologie. Per accedere al veicolo, per esempio, non servono chiavi: le portiere dell’abitacolo si aprono infatti mediante un innovativo sistema di riconoscimento del proprietario.

La marcata resistenza del lino

Ad oggi l’automobile biodegradabile olandese non ha ancora passato le necessarie certificazioni dei crash test per poter essere commercializzata, ma i ragazzi non demordono. Come ha spiegato Lores Van der Beuken, un altro componente del gruppo, «Lina è il primo veicolo al mondo che può essere completamente riciclato. Il lino presenta una struttura molto resistente e, se viene rifinito a livelli degli angoli, può essere impiegato per costruire dei pannelli che possono reggere il confronto con alluminio e carbonio».

Rendere più consapevole il pubblico

In passato abbiamo già riportato degli esperimenti simili, anche se va detto che nessuno ha mai proposto un’automobile con una tale profusione dei materiali bio. Ford sta per esempio lavorando da anni ad una bioplastica per la realizzazione degli interni, a partire dagli scarti della lavorazione dell’agave e dei pomodori, e qualcosa di simile ha provato a fare anche la Mazda, a partire dal 2014. In questo caso si parla però di un intero telaio, e non di alcune parti interne all’abitacolo. Come hanno spiegato i ricercatori, infatti, «con il nostro progetto non desideriamo unicamente ispirare il settore a cercare e applicare materiali più sostenibili, ma vogliamo anche rendere il pubblico più consapevole».

fonte: http://www.green.it/dallolanda-lina-lautomobile-biodegradabile-fatta-lino-zucchero/

Lo zucchero fa male, i ricercatori: “Incrementa le masse tumorali”

 

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Lo zucchero fa male, i ricercatori: “Incrementa le masse tumorali”

 

Non lo scopriamo oggi: lo zucchero fa male, soprattutto quando assunto in grandi quantità. Già a gennaio dello scorso anno vi abbiamo parlato di uno studio dell’Università del Texas che correlava una dieta ricca di zuccheri a un maggiore rischio di contrarre il cancro. Una nuova ricerca dell’ateneo texano, pubblicata a maggio di quest’anno, illustrava come lo zucchero potrebbe favorire la proliferazione del tumore nel caso di carcinomi a cellule squamose.

Oggi, grazie a uno studio pubblicato su Nature Communications, scopriamo qualcosa in più sul perché questo avviene. Ecco cosa hanno scoperto i ricercatori.

Effetto Warburg: ecco perché lo zucchero fa così male

Prima di entrare nel dettaglio dello studio, facciamo un passo indietro. Che cos’è l’effetto Warburg? Come spiega l’Airc, le cellule cancerose hanno caratteristiche metaboliche differenti rispetto a quelle normali. In parole povere, entrambi i tipi di cellula producono energia per sopravvivere, ma lo fanno in modo diverso.

Questo metabolismo diverso prende il nome di “effetto Warburg”, dal nome del suo scopritore, ma viene detto anche glicolisi aerobica. Questo effetto consiste nella capacità di scindere il glucosio (lo zucchero che in genere assumiamo attraverso l’alimentazione), in presenza di ossigeno. Ossigeno che è carente in presenza di tessuti tumorali: ecco perché le cellule cancerose ricorrono a una mutazione che gli consente di ‘vivere’ in queste condizioni.

A causa di tali mutazioni, le cellule tumorali sono in grado di convertire maggiori quantità di zucchero in acido lattico rispetto a quelle sane.

Lo zucchero fa male: uno studio di 9 anni

Partito nel 2008, lo studio è stato condotto dai ricercatori belgi Johan Thevelein (VIB-KU Leuven Center for Cancer Biology), Wim Versées (VIB-VUB Center for Structural Biology) e Veerle Janssens (Università Cattolica del Belgio). Il focus di ricerca principale degli studiosi è stato proprio il Warburg effect. Effetto sulle cui cause non è stata ancora fatta del tutto chiarezza: in particolare, non è chiaro se si tratti di un semplice sintomo del cancro o una sua causa.

In ogni caso, lo studio belga conferma il collegamento tra questo effetto e la potenza oncogenica delle cellule cancerose. Lo spiega lo stesso professor Thevelein:

«La nostra ricerca rivela in che modo il consumo iperattivo di zucchero da parte delle cellule tumorali conduca a un circolo vizioso che stimola continuamente la crescita e lo sviluppo del cancro. Inoltre, [lo studio] è in grado di spiegare la correlazione tra la forza dell’effetto Warburg e l’aggressività del tumore».

Thevelein ci tiene a sottolineare come “questo collegamento tra zucchero e cancro abbia conseguenze impetuose: i risultati della nostra ricerca offrono le basi per studi futuri in questo campo”.

La prova di tale collegamento viene dagli esperimenti sul lievito condotti dai ricercatori. Nel lievito, infatti, sono state individuate le proteine “Ras”, comuni anche nelle cellule tumorali, che stimolano la moltiplicazione sia delle cellule del lievito che di quelle cancerose.

«Abbiamo osservato – spiega Thevelein – che la degradazione dello zucchero nel lievito è collegata all’attivazione delle proteine Ras, attraverso l’intermediazione del fruttosio 1,6-bisfosfato».

Malgrado la ricerca rappresenti un importante passo avanti nello studio dei tumori, i ricercatori restano con i piedi per terra:

«I risultati non sono sufficienti per identificare la causa primaria dell’effetto Warburg: sono necessarie ulteriori ricerche», conclude Thevelein.

fonte: https://www.ambientebio.it/salute/nuove-scoperte/lo-zucchero-fa-male-masse-tumorali/

Attenzione – Lo zucchero alimenta il cancro. La ricerca che spiega come e perché…

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Attenzione – Lo zucchero alimenta il cancro. La ricerca che spiega come e perché…

LO ZUCCHERO ALIMENTA IL CANCRO. LO STUDIO CHE SPIEGA COME E PERCHÉ

Sul fatto che tra zucchero e cancro vi sia un’importante correlazione si discute da tempo, ma ora una nuova ricerca è riuscita a dare una svolta alla questione spiegando i meccanismi che sono alla base del rapporto tra eccessive assunzioni di zuccheri e la crescita di cellule tumorali.

Sappiamo che le cellule del corpo umano richiedono energia e questa viene ricavata dagli zuccheri presenti nel cibo che assumiamo. Non fanno eccezione neppure le cellule tumorali, anche queste infatti necessitano di zuccheri per poter crescere. Quello che le distingue però dalle cellule sane è il fatto che la loro assunzione di glucosio è di molto superiore a quella delle cellule non degenerate così come il tasso di fermentazione del glucosio in acido lattico.

Questo è conosciuto come effetto Warburg (dal nome del medico premio Nobel tedesco che l’ha scoperto ad inizio ‘900) e si ipotizza abbia a che fare con il rapido tasso di crescita del cancro anche se non è ancora chiaro se si tratta di un sintomo o di una causa della comparsa di questa malattia.

Un team di ricerca belga-olandese della Katholieke Universiteit Leuven e del VIB-VUB Center for Structural Biology di Bruxelles, ha studiato l’argomento per nove anni individuando il meccanismo grazie al quale le cellule tumorali metabolizzano lo zucchero. Per arrivare a questo risultato sono state utilizzate delle cellule di lievito che hanno un gene “Ras” che “programma” la sintesi delle omonime proteine che si trovano comunemente anche nelle cellule tumorali.

Si è visto così che nelle cellule di lievito con grande afflusso di glucosio, le proteine Ras si attivano troppo e di conseguenza le cellule poi crescono a ritmo accelerato. In sostanza quello che avviene al cancro se vi è grande presenza di zucchero è che, in questo modo, può diventare più aggressivo e difficile da trattare.

Johan Thevelein, autore principale dello studio pubblicato su Nature Communications, in proposito ha dichiarato:

“Abbiamo osservato che nel lievito il degrado dello zucchero è collegato all’attivazione delle proteine Ras tramite il fruttosio 1,6-biofosfato intermedio, che stimola la moltiplicazione di entrambi: lievito e cellule tumorali (…) La nostra ricerca rivela come il consumo di zucchero iperattivo delle cellule cancerose porta ad un circolo vizioso di continua stimolazione dello sviluppo del cancro e la crescita. Quindi è in grado di spiegare la correlazione tra la forza dell’effetto Warburg e l’aggressività del tumore”.

Si tratta di “una svolta” come l’hanno definita i ricercatori ma si è ancora lontani dal riuscire ad arginare l’avanzata del cancro grazie alla comprensione di questo meccanismo. Potrebbe essere questa la chiave per “affamare” le cellule tumorali, il problema è però come riuscirci senza creare problemi anche a quelle sane.

I risultati ottenuti da questa ricerca sono indubbiamente importanti e saranno una base fondamentale per futuri studi sull’argomento. Potrebbero avere anche implicazioni riguardo alla creazione di diete ad hoc per i malati di cancro.

Francesca Biagiol

Lo zucchero dà più dipendenza della cocaina

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Lo zucchero dà più dipendenza della cocaina

Da un’analisi degli studi che ne comparano le reazioni al consumo, è emerso che lo zucchero induce effetti tipici della dipendenza maggiori di quelli dati da droghe come la cocaina

Lo zucchero dà più dipendenza della cocaina

Da un’analisi degli studi che ne comparano le reazioni al consumo, è emerso che lo zucchero induce effetti tipici della dipendenza maggiori di quelli dati da droghe come la cocaina

Lo zucchero raffinato, quei cristalli bianchi così belli, attraenti, buoni, potrebbero avere effetti peggiori della cocaina. Almeno a livello di dipendenza. Secondo una review pubblicata dal British Journal of Sports Medicine, infatti, il consumo di zucchero raffinato indurrebbe effetti psicoattivi – abuso, desideri impulsivi – sovrapponibili se non addirittura superiori a quelli di altre sostanze che provocano assuefazione.

La tesi è sostenuta da James DiNicolantonio, della St. Luke’s Mid America Heart Institute, che ha analizzato e comparato i risultati di moltissimi studisia sugli animali che sull’essere umano, mettendo in evidenza che il consumo di zuccheri raffinati (per esempio il saccarosio da cucina o lo sciroppo di mais) porta a sviluppare reazioni neurochimiche e comportamentali del tutto simili a quelle delle droghe psicoattive, del sesso, dell’alcol e delle sigarette. Tutte sostanze, cioè, che secondo la scienza danno dipendenza.

Un’idea della potenza di questa sostanza si ha considerando che persino i ratti di laboratorio resi dipendenti dalla cocaina, se messi di fronte alla scelta tra la sostanza stupefacente e del semplice zucchero, scelgono lo zucchero.

Lo zucchero, infatti, ci lega a sé in modo unico: il sapore dolce non è soggetto a meccanismi di repulsione naturali, come avviene invece per il salato. Non c’è in noi un sistema di sicurezza integrato per impedirci di assumere troppo zucchero, sostiene DiNicolantonio: “Le persone possono mangiare un intero sacco di biscotti o infinite barre di cioccolato e volerne ancora di più”.

Gli zuccheri raffinati, secondo il ricercatore, portano a sviluppare le tipiche conseguenze delle dipendenze da sostanze, compreso l’abuso e il craving, cioè la fame da droga, il desiderio impulsivo per una sostanza psicoattiva. Una dipendenza dovuta essenzialmente al rilascio di oppioidi endogeni nel sistema nervoso a seguito del consumo.

Ci sono persino studi che dimostrerebbero che si può andare in astinenza da zuccheri: quando i livelli di dopamina nel cervello indotti dall’assunzione di zuccheri calano, si possono avere sintomi come il disturbo di iperattività con deficit di attenzione, fino a uno stato simile a quello dei pazienti affetti da depressione.

Anche se ci sono differenze dettate dalla genetica nel modo in cui ciascuno di noi risponde all’assunzione di zuccheri raffinati – e quindi la discussione sul fatto che tecnicamente diano o no dipendenza rimane aperta – il consumo di queste sostanze resta da considerarsi un fattore di rischio tipico del nostro stile di vita: ne consumiamo troppo in ogni caso, esponendoci a maggiori probabilità di sviluppare obesità e diabete.

fonte: https://www.wired.it/scienza/medicina/2017/09/04/zucchero-dipendenza-cocaina/

“Nessun collegamento tra bibite gassate e obesità” – E’ il rivoluzionario risultato di uno studio finanziato dalle Lobby delle bibite gassate! Ma sono idioti loro o pensano che lo siamo noi?

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“Nessun collegamento tra bibite gassate e obesità” – E’ il rivoluzionario risultato di uno studio finanziato dalle Lobby delle bibite gassate! Ma sono idioti loro o pensano che lo siamo noi?

 

“Niente collegamenti con l’obesità”. Ma lo studio è pagato delle lobby

La rivista Annals of Internal Medicine ha pubblicato uno studio scientifico nel quale dimostra che le ricerche in cui vengono minimizzati gli effetti delle bibite zuccherate sull’uomo sono pilotate dalle lobby dello zucchero

Più di uno studio scientifico, in passato, ha cercato di dimostrare che non ci sia un chiaro collegamento tra consumo di bevande zuccherate e obesità, ma ecco che la rivista Annals of Internal Medicine smaschera cosa si nasconde dietro queste ricerche.

Annals of Internal Medicine ha dimostrato che tutti quegli studi in cui – in un certo senso – venivano supportate le bevande zuccherose, in realtà erano stati finanziati dalle grande industrie di bibite zuccherate. In parole povere, questa rivista sostiene che le ricerche in cui vengono minimizzati gli effetti delle bibite zuccherose sull’uomo sono pilotate e finanziate dalle lobby dello zucchero.

Un gruppo di ricercatori della University of California, a sostegno di questa tesi, ha esaminato 60 studi pubblicati tra il 2001 e il 2016, tutti aventi come oggetto gli effetti sul corpo umano dell’assunzione di determinate bibite. Tra questi, almeno 26 non avevano trovato una correlazione con obesità o diabete. L’autore del report, il dottor Dean Schillinger, ha poi notato che, tranne in un caso, le ricerche che non avevano scoperto alcun collegamento erano proprio quelle che erano state finanziate dall’industria delle bevande zuccherate.

“L’industria delle bevande zuccherate sembra manipolare le ricerche per avere un vantaggio economico, a spese della sanità pubblica – conclude l’autore nella ricerca -. La realtà è che siamo in guerra contro il diabete ora. E in ogni guerra si fa propaganda. Ciò che la comunità dovrebbe fare è concentrarsi sugli studi indipendenti. Se si guarda solo a questi, risulta evidente che le bevande zuccherate causino obesità e diabete”.

Come riporta l’Huffingtonpost, non è la prima volta che un simile studio conferma quelli che per molto tempo sono stati solo dei sospetti. Già qualche tempo fa, da una ricerca pubblicata sulla rivista Jama Internal Medicine, era emersa una verità sconvolgente: per più di cinquant’anni l’industria dello zucchero avrebbe pilotato le ricerche, pagando decine di scienziati in modo che sminuissero il pericoloso collegamento tra alimenti zuccherati e problemi cardiaci e spostassero l’attenzione sui grassi saturi e il colesterolo.

Con questo studio, quindi, l’Università della California non fa altro che confermare una serie di ipotesi che per anni sono state dimenticate in un cassetto e che ora, gettano dubbi su una serie di ricerche e pareri scientifici.

fonte: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lobby-dello-zucchero-finanziano-ricerche-che-minimizzano-1326171.html

Zucchero amaro – Ecco le aziende alimentari che strappano agli agricoltori TERRA e DIGNITÀ…!

 

 

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Zucchero amaro – Ecco le aziende alimentari che strappano agli agricoltori TERRA e DIGNITÀ…!

Zucchero amaro. Così amaro che sa del sangue delle popolazioni sfruttate. Ecco come l’industria alimentare strappa agli agricoltori cibo e dignità

Zucchero amaro. Solo così può essere definita una coltivazione che affama il mondo. Secondo il rapporto pubblicato da Oxfam, le compravendite di terreni per la produzione di zucchero da usare nell’industria alimentare sono alla base del Land Grabbing. La tecnica che strappa ai piccoli agricoltori nei paesi in via di sviluppo terra, cibo e dignità.

Cos’è il Land Grabbing

In un nostro precedente articolo abbiamo spiegato come a questo fenomeno (letteralmente rapina alla terra) sia collegato l’acquisto di terreni destinati all’agricoltura. Il tutto viene fatto con modalità che spesso violano i diritti dei cittadini delle nazioni più povere.

Oggi, grazie al dossier dell’Ong Oxfam, “Zucchero amaro. Quali diritti sulla terra nelle filiere di produzione delle multinazionali del cibo?” possiamo comprendere ancor meglio cosa si nasconde dietro a grandi aziende come Coca Cola, Pepsinella loro corsa ad accaparrarsi le materie prime dei Paesi in via di sviluppo.

Zucchero amaro: il dossier di Oxfam

A partire dal 2000, si legge nel dossier, almeno 4 milioni di ettari sono stati acquistati per la produzione di zucchero. Circa 100 compravendite di terra su larga scala che, in alcuni casi, hanno comportato violazioni dei diritti umani. Non solo, hanno causato la perdita dei mezzi di sostentamento. Hanno portato all’alienazione delle persone dai legami spirituali e culturali verso la propria terra. Talvolta arrivando anche alla violenza e alla distruzione di proprietà e coltivazioni.

Secondo il dossier, i cinque paesi con il maggior numero di compravendite sono il Sud Sudan, la Papua Nuova Guinea, l’Indonesia, la Repubblica Democratica del Congo e il Mozambico.

In particolare, il rapporto di Oxfam si concentra sullo zucchero amaro, inteso sotto due aspetti. Come coltura intensiva e come ingrediente chiave dell’industria alimentare.

Un business del valore di 47 miliardi di dollari

Il 51% di tutto lo zucchero prodotto viene trasformato in alimenti come bibite, dolciumi, prodotti da forno e gelati. Lo zucchero occupa 31 milioni di ettari di terreno a livello globale, un’area grande quanto l’Italia”. Si legge nel rapporto.

Numeri importanti, che portano a un business globale del valore di 47 miliardi di dollari.

Sfratti ed espropri eseguiti senza il consenso, e ovviamente senza neppure il risarcimento, delle comunità locali.

È necessario che le maggiori aziende del settore alimentare si dotino di politiche sufficientemente forti per contrastare l’accaparramento di terre e i conflitti che si manifestano nelle loro filiere produttive”. Queste le parole di Maurizia Iachino, presidente di Oxfam Italia.

La campagna per combattere lo sfruttamento

Proprio per questo, Oxfam ha dato il via alla campagna “Scopri il marchio. Il progetto, nato proprio quest’anno, “monitora le dieci più grandi multinazionali del cibo, prendendo in esame le loro politiche e gli impegni in favore di un sistema alimentare più equo. Le “10 Grandi Sorelle” sono: Associated British Foods (ABF), Coca-Cola, Danone, General Mills, Kellogg, Mars, Mondelez International, Nestlé, PepsiCo e Unilever. Tutte insieme generano entrate superiori a 1,1 miliardi di dollari al giorno”.

L’obiettivo è quello di costringere questi marchi di assicurare che i loro prodotti siano “puliti”. Cioè, non contengano zucchero coltivato su terre estorte violando i diritti delle popolazioni locali più vulnerabili.

Tra le aziende citate, fino adesso, nella classifica “Scopri il marchio” di Oxfam, Coca Cola, PepsiCo e ABF hanno ottenuto un punteggio basso o molto basso in tema di politiche sulla terra.

Oxfam chiede proprio a questi tre giganti di azzerare il land grabbing lungo le filiere di produzione. Le aziende devono inoltre rivelare, in modo trasparente, i Paesi e i produttori dai quali si riforniscono di materie prime. Non solo, devono impegnarsi a pubblicare valutazioni sulle conseguenze che la produzione dello zucchero ha sulle comunità locali. E, infine, usare il proprio potere per spingere i governi e, più in generale, l’industria alimentare a rispettare i diritti sulla terra.

fonte: https://www.ambientebio.it/aziende/lo-zucchero-amaro-che-ruba-la-terra-e-affama-il-mondo/

ZUCCHERO: i popoli che ancora non lo conoscono non conoscono nemmeno il cancro !!

 

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ZUCCHERO: i popoli che ancora non lo conoscono non conoscono nemmeno il cancro !!

Il più basso livello di casi di cancro si è registrato in Olanda due anni dopo l’occupazione nazista, quando zucchero e caffè erano quasi scomparsi dalla tavola: tutti gli studi sulla prevenzione e la cura naturale del cancro (regolazione alimentare e metabolica) confermano che più si mangia zucchero e più si rischia di sviluppare il tumore.Ci sono inoltre studi che dimostrano il legame fra zucchero e ulcera, fra zucchero e malesseri psicologici, fra zucchero e.allergia…la situazione è grave: sia per gli effetti che per l’assordante silenzio di chi dovrebbe tutelare la salute dei cittadini.

La salute non genera business

la prevenzione primaria non genera mercato, la malattia invece alimenta i colossali affari delle big pharma e del sistema sanitario: come diceva un medico egizio 3.500 anni fa (riferendosi ovviamente alla classe benestante che lui curava) “un quarto di ciò che mangiamo serve per nutrire il corpo, il restante per nutrirei medici”.

Lo zucchero danneggia il cuore e aumenta il colesterolo. Gli studi nascosti per 50 anni!

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Lo zucchero danneggia il cuore e aumenta il colesterolo. Gli studi nascosti per 50 anni!

 

Ricercatori della University of California hanno scoperto gli studi nascosti per oltre 50 anni che dimostrano che è lo zucchero il vero responsabile dei problemi cardiaci (colesterolo e danni al cuore). I risultati vennero pilotati dalla Sugar Research Foundation per far accusare i grassi ed aumentare il consumo di zucchero.

Decine di scienziati, negli anni 60, furono pagati dall’industria americana dello zucchero per nascondere il collegamento tra consumo di zucchero e problemi cardiaci e spostare così l’attenzione sui grassi saturi. A rivelarlo sono una serie di nuovi documenti scoperti recentemente da un ricercatore della University of California di San Francisco e pubblicati sul magazine Jama Internal Medicine. [1]

La verità che emerge è sconvolgente: la lobby dello zucchero avrebbe pilotato per più di cinquant’anni studi sul ruolo dell’alimentazione sui problemi cardiaci. “Sono stati in grado di sviare il dibattito sullo zucchero per decenni”, ha detto al New York Times, Stanton Glantz, professore di medicina e autore del paper uscito su Jama.

Nel 1954 il Presidente della Sugar Research Foundation, Henry Hass, spiegava l’opportunità strategica per l’industria dello zucchero di aumentare la quota di mercato dello zucchero stimolando i cittadini ad avere una dieta a basso contenuto di grassi. Quello che è sconcertante è che i ricercatori sono stati pagati per coprire i danni dello zucchero sulle malattie cardiache ed incolpare i grassi saturi il cui consumo è legato al livello di colesterolo. [2]

In realtà studi recenti dimostrano che i livelli di glicemia nel sangue sono un maggiore indicatore del rischio di malattie cardiache rispetto al livello di colesterolo. [3] Come abbiamo visto in articoli precedenti, il colesterolo è fondamentale per la formazione degli ormoni e viene usato per riparare i danni alle arterie prodotti dall’infiammazione indotta dallo zucchero, farine raffinati e oli di semi. [4]

Solo coloro che per motivi genetici hanno livelli di colesterolo alle stelle (un fenomeno molto raro) dovrebbero usare i farmaci, altrimenti basta lavorare sulla dieta. Le statine oggi comunemente usate per abbassare i livelli di colesterolo in realtà aumentano il rischio di malattie cardiache e danneggiano il cervello. [5] Tutti effetti collaterali che potrebbero essere evitati dirigendosi verso una dieta davvero vicina alla natura che evita questi cibi inventati.

I documenti trovati dimostrano che nel 1967 diversi ricercatori ricevettero circa 50.000 dollari ed oggi non sono più vivi. Uno dei tre esperti è D.Mark Hegsted, che nella sua lunga carriera diventò capo della divisione che si occupa di nutrizione al Dipartimento dell’Agricoltura statunitense. Il suo gruppo pubblicò le linee guida sull’alimentazione nel 1977.

Ma anche se i documenti fanno riferimento a avvenimenti accaduti quasi 50 anni fa, sono fondamentali perché il dibattito tra zuccheri e grasso è al centro delle speculazioni della comunità scientifica anche oggi. Per decenni i ricercatori hanno spinto gli americani a consumare prodotti con basso contenuto di grassi, ma ricchi di zuccheri, che hanno aumentato il numero di obesi e hanno fatto schizzare alle stelle i problemi di colesterolo e morti per disturbi cardiaci.

Basta poco zucchero ogni giorno per avere tutti questi danni che si accumulano e peggiorano nel tempo. Lo zucchero è un cibo inventato che non è mai esistito nella storia. Il nostro corpo scompone i carboidrati delle verdure e cereali per produrre il glucosio necessario per le sue funzioni. Quando introduciamo lo zucchero tagliamo tutta una serie di processi chimici che hanno come risultato un aumento enorme della glicemia, insulina e coinvolge anche le ghiandole surrenali, il microbiota e i processi infiammatori e danni cerebrali.

 

via Dionidream

Riferimenti
[1] Stanton A. Glantz, PhD et al. Sugar Industry and Coronary Heart Disease Research. A Historical Analysis of Internal Industry Documents. JAMA Intern Med. September 12, 2016
[2] Hass  HB. What’s new in sugar research. Proceedings of the American Society of Sugar Beet Technologists. 1954. Accessed October 10, 2015.
[3] Ostrander  LD  Jr, Francis  T  Jr, Hayner  NS, Kjelsberg  MO, Epstein  FH.  The relationship of cardiovascular disease to hyperglycemiaAnn Intern Med. 1965;62(6):1188-1198.
[4] Colesterolo alto? La causa è nel tuo intestino
[5] Statine: I farmaci per il colesterolo causano malattie cardiache e neurodegenerative

Ma veramente date ai vostri bambini PROSCIUTTO COTTO? Quello con tanto sale, destrosio, saccarosio, aromi, destrosio, zucchero, ascorbato di sodio, glutammato monosodico, nitrito di sodio, eccetera? Sveglia. Se fosse naturale avrebbe sapore e aspetto di carne lessata!

PROSCIUTTO COTTO

 

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Ma veramente date ai vostri bambini PROSCIUTTO COTTO? Quello con tanto sale, destrosio, saccarosio, aromi, destrosio, zucchero, ascorbato di sodio, glutammato monosodico, nitrito di sodio, eccetera? Sveglia. Se fosse naturale avrebbe sapore e aspetto di carne lessata!

Ragionateci… se fosse del tutto naturale, il prosciutto cotto avrebbe sapore, consistenza ed aspetto della carne lessata. Giusto no? E allora cosa facciamo mangiare ai nostri bambini?

Prosciutto cotto: davvero un alimento per bambini?

 

Sale, destrosio, saccarosio, aromi, destrosio, zucchero, aromi (solo a volte aromi naturali), ascorbato di sodio, glutammato monosodico nitrito di sodio, sono tra i più comuni ingredienti che possiamo trovare nel prosciutto cotto, tanto adorato dai bambini, forse perché è adorato dai genitori, che glielo fanno assaggiare. Onnipresente nelle mense scolastiche, considerato più sano di quello crudo per il minor contenuto di sale, si trova  anche frequentemente nei pasti  ospedalieri è sicuramente uno degli alimenti percepito come adatto ai bambini. Ma è davvero cosi? Cash Investigation ha realizzato un servizio che consiglio di guardare perché parla dei nitriti, o E250 come compare in etichetta.

I nitriti, altrimenti noti come E250,  vengono aggiunti nella fase di produzione del prosciutto cotto insieme alla salamoia, come conservanti per scongiurare la formazione di botulino, ma soprattutto aggiungono sapore e colore, per rendere bella rosa quella carne, che naturalmente sarebbe di un meno invitante marroncino chiaro, senza questi additivi. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), ha classificato  i nitriti   come probabili cancerogeni per gli esseri umani (gruppo 2A), e vari studi suggeriscono che un consumo eccessivo e prolungato di nitriti è associato ad aumento del rischio dei tumori dello stomaco e dell’esofago.

Come agiscono?

nitriti in condizioni di pH acido, possono combinarsi con le ammine, composti organici presenti nella carne e salumi generando altri composti altamente cancerogeni, le nitrosamine. La formazione di queste sostanze è favorita sia dalla presenza di enzimi salivari, nella bocca e poi dalla acidità dello stomaco.

L’altro effetto importante è sul microbiota intestinale

ricordiamo che è l’intestino l’organo che deve smaltire la maggior parte di sostanze tossiche che introduciamo, e queste sostanze hanno un effetto deleterio sulla flora batterica intestinale, dalla cui omeostasi ( equilibrio) dipende il sistema immunitario. Queste sostanze tossiche possono agire sull’intestino secondo meccanismi diversi: alterando la composizione del microbiota o modificandone la capacita di detossificare, rendendo quindi l’organismo più suscettibile ad agenti patogeni. Ecco perché bisognerebbe alimentarsi fin da bambini facendo attenzione a non introdurre con i cibi anche additivi e altre sostanze tossiche che possono formarsi con la cottura o essere presenti come residui (pesticidi), per evitare l’esposizione cronica, a piccole dosi di tante sostanze tossiche, quella che più di tutti si ritiene un fattore di rischio importante per le patologie tumorali e cronico-degenerative

Quanti nitriti sono ammessi negli alimenti?

Secondo la normativa vigente, il contenuto di nitriti nel prosciutto cotto e altri alimenti, può essere al massimo di 150 mg/kg, mentre nel prosciutto cotto BIO il limite per legge è di 50 mg/kg, (da notare che il prosciutto cotto BIO Golfera dichiara in etichetta di non avere nitriti aggiunti)

L’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di non superare il limite di 0,1  mg/kg di peso corporeo al giorno di nitriti , mentre per EFSA, consiglia di non superare la quantità di 0,06 mg/kg di peso.

Le mie considerazioni

In etichetta non è mai specificato quanti nitriti siano stati aggiunti mediamente dal produttore, quindi un prosciutto cotto può contenere quindi 15 mg per 100 g di nitriti, un bambino che pesa 12 kg (circa a 2 anni) con una sola fetta di 10 g già raggiunge 1,2 mg che il limite raccomandato dall’OMS e supera di molto quello dell’EFSA. Ma allora perché è presente nei menù dei bambini del nido? E perché troppo spesso in quelle di più grandicelli? La cosa migliora un po’ se il prodotto è BIO, visto che i limiti permessi sono minori. Le linee guida ministeriali lo consentono 2 volte al mese, ma i qualche menu scolastico queste indicazioni vengono ignorate, visto che può comparire anche  fino a 2-3 volte a settimana, consumo che che si somma al consumo familiare. Forse alla luce dei dati odierni fornitici dallo IARC, le linee guida ministeriali magari necessitano di essere aggiornate, come forse andrebbero informati i consumatori, sopratutto genitori di bambini piccoli. Ritengo però che  a maggior ragione che il prosciutto cotto,  sicuramente non biologico, dovrebbe sparire anche dalle mense ospedaliere, e sopratutto  nei reparti con degenti oncologici, dove  è assai paradossale  servire un alimento  che va contro le indicazioni di prevenzione proprio del cancro  (codice europeo per la prevenzione del cancro)

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/05/21/prosciutto-cotto-davvero-un-alimento-per-bambini/22823/