…E a Bari sequestrate 50mila tonnellate di grano tossico canadese. Tutta roba che sarebbe dovuta finire sulle nostre tavole!

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…E a Bari sequestrate 50mila tonnellate di grano tossico canadese. Tutta roba che sarebbe dovuta finire sulle nostre tavole!

leggi anche:

In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!
50mila tonnellate di grano tossico sono state sequestrate a Bari nelle stive della “Cmb Partner”, proveniente da Vancouver, attraccata l’8 giugno scorso.

Grano tossico contenente sostanze pericolose in una quantità di gran lunga superiore ai limiti di legge è stato sequestrato a Bari, nelle stive della “Cmb Partner” (una nave lunga 256 metri per una stazza complessiva di quasi 60mila tonnellate), proveniente da Vancouver, attraccata l’8 giugno scorso.
Tale grano era destinato ad essere inviato nei granai pugliesi, come sempre quando arrivano carichi dal Canada. Resta solo da sperare che i precedenti carichi, già distribuiti, venduti e consumati, non contenevano le sostanze pericolose riscontrate in quest’ ultimo.

Fatto sta che dopo la denuncia fatta da inuovivespri.it con l’articolo  :“Il grano canadese che arriva in Europa è un rifiuto speciale che finisce sulle nostre tavole”, che ha fatto il giro del web, qualcosa si è mosso.

La Procura di Bari ha disposto il sequestro probatorio dell’ intero carico, dopo i controlli effettuati dagli uomini dei carabinieri forestali in accordo con la magistratura barese.

Come riferisce La Gazzetta del Mezzogiorno :

<< Il provvedimento sarebbe stato eseguito dai Carabinieri forestali dopo le prime analisi sui campioni di cereale che avrebbero rilevato la presenza di sostanze nocive in percentuali superiori ai limiti consentiti dalla legge. Il sequestro ha riguardato anche il cargo.

Secondo la Coldiretti sotto accusa di continuo il grano canadese per le irregolarità riscontrate in termini di residui di deossinivalenolo (o Don o vomitossina), una pericolosa micotossina e per l’uso intensivo di glifosate, un potente diserbante, utilizzato proprio nella fase di pre-raccolta (pratica vietata in Italia) per seccare e garantire – in modo artificiale – un livello proteico elevato.

Le importazioni di grano tossico canadese favorite dal CETA

Le importazioni di grano dal Paese nordamericano rischiano di essere favorite dall’approvazione dell’accordo Ceta (Comprehensive economic and trade agreement) tra Unione europea e Canada, primo esportatore di grano duro in Italia. Un accordo che dovrà essere ratificato dal Parlamento nazionale e contro il quale la Coldiretti si dice pronta a scatenare una mobilitazione per scongiurare il paventato azzeramento strutturale dei dazi, a prescindere dall’andamento di mercato.>>

 

 

Finalmente smascherata la bufala della margarina! Una ignobile truffa al folto esercito degli ingenui consumatori del “light”… E’ solo un grasso industriale di scarsa qualità, costituito da grassi polinsaturi (facilmente ossidabili) e idrogenati. Un prodotto artificiale tutt’altro che salutare!

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Finalmente smascherata la bufala della margarina! Una ignobile truffa al folto esercito degli ingenui consumatori del “light”… E’ solo un grasso industriale di scarsa qualità, costituito da grassi polinsaturi (facilmente ossidabili) e idrogenati. Un prodotto artificiale tutt’altro che salutare!

 

La love story tra gli americani e la margarina pare sia alle battute finali. Il glorioso e vecchio burro sta lentamente recuperando il favore degli yankee e le vendite della margarina vanno a picco. Finalmente, dopo oltre 50 anni la bufala della margarina viene smascherata! La margarina è solo una truffa, un ignobile surrogato, un’illusione per il folto esercito dei allocchi consumatori del “light”, un’offesa a migliaia di anni di tradizione alimentare e frutto della mentalità grassofobica fraudolenta di molte istituzioni e industrie mediche e alimentari.

La margarina è un grasso industriale, costituito principalmente da grassi polinsaturi, facilmente ossidabili, e da grassi idrogenati. Un prodotto tutt’altro che salutare, come molti credono, condizionati come sono dalla faziosa propaganda contro i grassi animali. Si pensi che negli ultimi 20 anni la multinazionale britannica Unilever (maggiore produttore mondiale di margarina) ha investito milioni di dollari in studi scientifici al fine di dimostrare che la margarina fosse migliore del burro. La stessa azienda oggi ammette l’errore e nei suoi prodotti spalmabili inserisce sempre di più il burro.

A partire dal 2000 negli USA le vendite di burro sono aumentate del 65% e il consumo pro capite sta volando a 2,2Kg all’anno. Le vendite di margarina al contrario si sono ridotte de 30% e sono in continua caduta, nonostante le allucinanti raccomandazioni delle autorità ufficiali di preferire la margarina ai grassi di origine animale. Tuttavia, gli studi più recenti smentiscono i timori per i grassi saturi e colesterolo e puntano piuttosto il dito contro tutti i cibi processati dall’industria e la margarina rientra certamente tra questi.

In Europa si consumano ogni anno circa 1,85 milioni di tonnellate di margarina. A livello di consumo pro capite, il primo posto spetta al Belgio (10,2kg), seguito da Danimarca (9,3kg), Paesi Bassi (8,9Kg). L’Italia occupa l’ultima posizione con i suoi 1,4kg consumati annualmente da ogni abitante (comuanque troppi!). La media europea è di 4,3Kg. Purtroppo, nel nostro Paese molta della margarina viene consumata in modo inconsapevole, perché largamente utilizzata in moltissimi prodotti commerciali (merendine, biscotti, waffer, snack, ecc) e nei prodotti da pasticceria (torte, pasticcini, brioche, ecc.). Secondo le ultime normative, la margarina in Italia non dovrebbe contenere grassi idrogenati, ma pare che non sia sempre così. Difficile sapere se il pasticcere sotto casa utilizza margarina di qualità (termine improprio per questo genere di non-alimento!) o qualche schifezza a basso costo.

Le aziende che commercializzano la margarina in Italia negli ultimi tempi propongono la margarina come “prodotto evoluto”, fabbricato (sì, questo è il termine da usare) con componenti “naturali” e aggiunta di fitosteroli, omega 3, minerali e altro, come se fosse un multivitaminico, un a sorta di benefico integratore. Per quanti sforzi questi signori possano fare, la margarina rimane un alimento pesantemente artificiale e, a mio modesto avviso, insano. Un altro aspetto negativo della margarina è la presenza di olio di palma, la cui produzione è assolutamente antiecologica. Le vaste piantagioni di palma da olio stanno sostituendo a ritmo allarmante le foreste vergini soprattuto dei due produttori principali di quest’olio, l’Indonesia e la Malesia. Per esempio, in Malesia, si è passati dai 642.000 ettari di piantagioni del 1975 ai 4 milioni di ettari del 2004, ottenuti bruciando foresta vergine. In questo modo si contribuisce anche all’estinzione fisica o culturale dei popoli indigeni, come i Penan. La situazione attuale sta peggiorando sempre più, considerato che la domanda di olio di palma triplicherà nei prossimi 20 anni e il nostro Paese ha il disonore di essere il terzo Paese importatore europeo di quest’olio. Numerosi prodotti che comprate, a volte anche biologici, utilizzano margarine o altri grassi (vegetali) che contengono olio di palma (alcuni nomi li trovate qui.

Francesco Perugini Billi

fonte: http://www.dottorperuginibilli.it/alimentazione-dietologia/1192-burro-alla-riscossa

Come si uccide l’Agricoltura? In arrivo da Vancouver una nave con 1600 tir di quella porcheria che in Canada si ostinano a chiamare grano. E intanto da noi il prezzo crolla del 48%, tocca i minimi storici e non copre i costi di produzione costringendo gli agricoltori ad arrendersi!!

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Come si uccide l’Agricoltura? In arrivo da Vancouver una nave con 1600 tir di quella porcheria che in Canada si ostinano a chiamare grano. E intanto da noi il prezzo crolla del 48%, tocca i minimi storici e non copre i costi di produzione costringendo gli agricoltori ad arrendersi!!

Coldiretti, la protesta contro la nave del grano che viene da Vancouver

Prezzi in calo del 48%, nel mirino il frumento straniero. Italmopa: importazioni necessarie per ovviare al deficit soprattutto quantitativo del raccolto nazionale rispetto al fabbisogno dell’industria

Per svuotarla, sarà necessario riempire 1.600 camion. Certo, non bisognerà trebbiare: il raccolto è stato già fatto, dall’altra parte del mondo, e trasportato in Italia con una nave che dopo 40 giorni di viaggio è ormeggiata nel porto di Bari, con 50 mila tonnellate di grano provenienti da Vancouver, Canada. È il motivo per cui venerdì, in Puglia, è scoppiata la #guerradelgrano, con tanto di hashtag che rende più moderno uno dei lavori più antichi, quello della coltivazione della materia prima del pane.

La protesta non ha viaggiato solo sui social ma anche per strada, con un migliaio di agricoltori, coordinati dalla Coldiretti, che nel primo giorno di trebbiatura si sono ritrovati al varco della Vittoria del porto di Bari. Il problema è il prezzo che nella campagna 2016-2017 ha toccato i livelli più bassi dal 2009-2010 (20,5 euro di media per quintale di grano, vale a dire il costo di due pizze, fino ai 18,7 euro di maggio). «Un pacco di pasta su tre — spiega Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia — contiene prodotto straniero senza che si sappia. Il “grano giramondo” ha contribuito a far crollare del 48% i prezzi in Italia con perdite di 145 milioni di euro per gli agricoltori pugliesi, senza alcun beneficio per i consumatori, perché dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa il 500% e dal grano al pane addirittura del 1.400%. In Canada, poi, sono usate 99 sostanze attive vietate nella Ue».

Gli industriali, però, non ci stanno: per Italmopa «le importazioni di grano sono indispensabili per ovviare al deficit quantitativo del raccolto nazionale rispetto al fabbisogno dell’industria». E per Aidepi «non c’è nessun inganno nei confronti dei consumatori perché le etichette della pasta sono conformi alle normative vigenti». «E anche sulla sicurezza alimentare — aggiunge Margherita Mastromauro, presidente della sezione agroalimentare di Confindustria Bari-Bat e titolare del pastificio Riscossa — nessun problema, perché quando il grano viene importato si applicano le norme italiane ed europee per i residui di fitofarmaci e i controlli non mancano».

La soluzione? Per Colomba Mongiello (Pd), componente della Commissione Agricoltura della Camera, «la Ue deve decidere rapidamente sulla certificazione della pasta Made in Italy e la formazione del prezzo della materia prima deve avvenire con maggiore trasparenza con la Cun, la Commissione unica nazionale del grano duro, da istituire in Puglia, a Foggia, capitale del grano. Dove la crisi si fa più sentire».

tratto da: http://www.corriere.it/economia/17_giugno_10/coldiretti-protesta-contro-nave-grano-che-viene-vancouver-fb6f74aa-4db2-11e7-9a56-ce0022081322.shtml

Coldiretti: “Prezzo del grano ai minimi storici, non copre i costi di produzione”

“Si preannuncia una nuova annata terribile per i cerealicoltori sardi con il prezzo del grano ancora con il segno meno rispetto allo scorso anno quando venne pagato già il 30 per cento in meno rispetto al 2015”

“Si preannuncia una nuova annata terribile per i cerealicoltori sardi con il prezzo del grano ancora con il segno meno rispetto allo scorso anno quando venne pagato già il 30 per cento in meno rispetto al 2015. Le speculazioni, favorite dall’invasione del grano duro dall’estero, stanno facendo crollare il prezzo del grano dallo scorso anno pagato ai cerealicoltori sotto i costi di produzione. Un pacco di pasta imbustato in Italia su tre è fatto con grano straniero senza alcuna indicazione per i consumatori – E’ la denuncia di Coldiretti.
“Sono ben 2,3 milioni le tonnellate di grano duro che sono arrivate lo scorso anno dall’estero, quasi la metà delle quali proprio dal Canada che peraltro ha fatto registrare nel 2017 un ulteriore aumento del 15% secondo le analisi Coldiretti su dati Istat relativi ai primi due mesi del 2017 – proseguono – una realtà che rischia di essere favorita dall’approvazione da parte dell’Europarlamento del Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada che prevede l’azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato”.
E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione dello scoppio della #laguerradelgrano che questa ieri ha portato migliaia di agricoltori alle banchine per lo scarico di un mega cargo con grano canadese al Porto di Bari.
“Siamo vicini ai nostri colleghi – sottolinea Paolo Floris cerealicoltore di Sanluri – perché combattono una battaglia anche nostra”.
“Quest’anno il prezzo che si sta presentando nel mercato è ancora inferiore: dai 18 ai 22 euro al quintale –denuncia Paolo Floris –, produrremmo ancora un anno in perdita, non riusciremo a pagarci i costi di produzione. Le spese vive per coltivare un ettaro di terra si aggirano intorno ai 750 euro, mentre il ricavato si ferma a circa 630 euro”.
“Non possiamo continuare a coltivare in perdita. Molti ettari il prossimo anno rimarranno incolti” annuncia Floris.
La superficie coltivata a grano duro in Sardegna è crollata negli ultimi 12 anni del 60 per cento, perdendo 58.129 ettari.  Si è passati dai 96.710 ettari coltivati nel 2004 ai 38581 del 2015.
tratto da: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=52929

Farina 00, il più grande veleno della storia. Perché fa male?

Farina 00

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Farina 00, il più grande veleno della storia. Perché fa male?

La farina 00, e lo stesso vale per gli altri prodotti raffinati,causa un aumento della glicemia con conseguente incremento dell’insulina.

Farina 00, il più grande veleno della storia. Così è stata definita dall’epidemiologo professor Franco Berrino in una puntata di Report del 2009. Ma perché fa male la farina 00? Fa male, secondo Berrino come del resto fanno male un po’ tutti i prodotti raffinati, lo zucchero in particolare, perché nel processo di raffinazione cui sono sottoposti, vengono impiegate sostanze potenzialmente dannose per l’organismo, come addirittura un derivato del petrolio, nel caso dello zucchero, derivato che è riconosciuto avere delle proprietà cancerogene. Questo il primo motivo, ma poi vale anche la pena di considerare il fatto che la farina 00, e lo stesso vale per gli altri prodotti raffinati, determina un aumento della glicemia con conseguente incremento dell’insulina, con il risultato finale di determinare un maggior accumulo di grassi di deposito, insomma si apre la strada al sovrappeso, o peggio, all’obesità, ma non è tutto. Infatti, con il trascorrere del tempo, la produzione di insulina potrebbe anche bloccarsi per colpa di un pancreas troppo sovraccaricato, e questo porterebbe al sorgere di alcune patologie anche gravi come l’ipoglicemia e il diabete.

Ma non è ancora tutto, perché l’ipoglicemia e il diabete, come del resto anche il sovrappeso, possono avere delle serie conseguenze anche sulla salute del cuore in quanto sono la condizione ideale per la comparsa di malattie cardiovascolari che, pur essendo oggi tranquillamente gestibili grazie alla farmacologia e, soprattutto, alla possibilità di intervenire in emodinamica con l’applicazione di stent per riaprire vasi eventualmente danneggiati, non possono tuttavia essere previste e quindi affrontate per tempo, prima di un eventuale infarto che rappresenta un serio rischio per il paziente. Vale sempre la pena ricordare che si è ciò che si mangia, lo stato di salute è legato a filo doppio all’alimentazione, per cui è bene fare le scelte giuste per evitare di trovarsi poi in difficoltà.

La soluzione è scegliere alimenti integrali, quindi pane e anche pasta, solo che non sempre ciò che si trova in commercio è realmente e completamente integrale, del resto lo si capisce anche dal colore, nel caso del pane, perché non è poi scuro come dovrebbe. Questo perché solitamente si utilizza nella preparazione di questi alimenti che potremmo definire falsi integrali, una parte di farina 00 con l’aggiunta di crusca finemente macinata che poi è il residuo della raffinazione. In questo modo, si aggiunge la beffa al danno, perché un prodotto del genere è ancor meno amico della salute, perché la troppa crusca rallenta l’assorbimento del ferro e del calcio.

Bisognerebbe quindi rivolgersi a produttori di fiducia, che sicuramente utilizzano della materia prima integrale, o al limite utilizzare altre farine come quella di riso e altro ancora. Addirittura il prof. Berrino ipotizza l’acquisto di grano integrale da macinare in casa con l’aiuto di un piccolo mulino in pietra, come quelli che un tempo erano presenti in molte case di campagna, solo che oggettivamente si tratta di una soluzione un po’ troppo impegnativa, anche perché prevede un investimento di alcune centinaia di €, investimento che non è certamente alla portata di tutti.

Ma non solo, perché una soluzione del genere andava bene un tempo, poteva essere gestita dalle famiglie rurali di una volta, che non avevano impegni lavorativi differenti e che quindi potevano dedicare parte della loro giornata a questo tipo di lavorazioni. Oggi questa soluzione non è praticabile, salvo casi eccezionali. La si è riportata solo per dovere di cronaca. Quindi, resta la possibilità di orientarsi su altri tipi di farine, come detto in precedenza, come quella di riso, di farro, di avena, o anche il kamut, eventualmente anche mischiando a volte tra loro i vari tipi di farina per sperimentare nuovi sapori. Insomma, le alternative alla farina 00 esistono, basta saperle cercare e basta avere la volontà di farlo. Poi, come al solito, ciascuno è ovviamente libero di fare le proprie scelte.

 

L’allucinante servizio de Le Iene sulle conseguenze dell’uso del glifosato nell’agricoltura OGM in Argentina… E non è vero che non Ti interessa: quei prodotti che stanno uccidendo la gente dell’Argentina, te la ritrovi tutti i giorni a tavola!!

glifosato

 

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L’allucinante servizio de Le Iene sulle conseguenze dell’uso del glifosato nell’agricoltura OGM in Argentina… E non è vero che non Ti interessa: quei prodotti che stanno uccidendo la gente dell’Argentina, te la ritrovi tutti i giorni a tavola!!

L’inchiesta da ‘Le Iene’ sul glifosato: e meno male che noi scrivevamo bufale ed eravamo dei visionari…

Un servizio di approfondimento trasmesso da Le Iene sul glifosato lascia basiti. Si parla di alcune zone dell’Argentina, dove il glifosato è usato in grandi quantità nella coltivazione di mais, riso, frumento e, soprattutto, soia. A parte le terribili malattie – cancro in primo luogo – che colpiscono le popolazioni di quei luoghi, ci chiediamo e chiediamo: l’Unione Europea e l’Italia importano questi prodotti agricoli dall’Argentina? Domanda non retorica, dal momento che, oltre a contenere questo velenoso diserbante, sono Ogm, Organismi geneticamente modificati

Quando abbiamo scritto il primo articolo sul glifosato (o gliphosate), parlando delle possibili malattie che questo diserbante può provocare all’uomo , non sono mancate le critiche. I più perspicaci hanno postato sulla rete articoli nei quali si diceva che quello che avevamo scritto sul glifosato era una bufala. Quando abbiamo postato gli studi dell’università americana dove si descrivono i pericoli di questo agente chimico per la salute umana, i critici si sono un po’ calmati. Ciò posto ci chiediamo e chiediamo: che cosa avranno detto i ‘difensori’ del glifosato ascoltando il servizio televisivo delle Iene di ieri sera?

(video che potete vedere qui).

Parliamo di un’inchiesta che ha puntato i riflettori su alcune zone dell’Argentina, dove il glifosato è molto utilizzato nelle coltivazioni di mais, riso, soia e altri cereali.

Vi invitiamo ad ascoltare che cosa si racconta in questo video. Dove si vedono intere zone dell’Argentina – immense distese di piantagioni di riso, di mais, di soia e di frumento – dove il glifosato viene scaricato con gli aerei. E dove il suolo, le falde idriche e l’aria sono inquinati da questi diserbante.

Si racconta di un paese – San Salvador – che chiamano “Il popolo del cancro”, perché una persona su due si ammala di cancro.

Potremmo continuare con le descrizioni: con le malattie – tante malattie, non solo il cancro – che colpiscono le popolazioni che vivono in queste zone: per esempio, la Polineuropatia tossica (la testimonianza di un uomo che lavorava nei campi, segnalando agli aerei dove irrorare è tremenda!). Noi invece vorremmo porre qualche domanda.

Qualcuno ha controllato il livello di glifosato presente nella pasta industriale prodotta in Italia? Nel nostro Paese, da anni, si fa un largo uso di grano duro canadese: e in Canada, si sa, i produttori di grano duro che viene esportato non si fanno mancare certo questo diserbante.  

Ci ha colpito, poi, un’affermazione: il glifosato è un diserbante che secca tutto: possono resistere solo le piante geneticamente modificate.

Noi ci auguriamo, anzi siamo certi, che tale affermazione non riguardi il frumento. Come scriviamo spesso, l’Italia è piena, ormai da anni, di grano duro canadese trattato con il glifosato. In Canada il glifosato è utilizzato anche per far maturare il grano in anticipo, in modo artificiale. Sulla base di quello che si dice nel video, si potrebbe pensare che il grano duro canadese sarebbe geneticamente modificato.

Noi, ovviamente, non prendiamo nemmeno in considerazione tale ipotesi, perché ciò significherebbe che il grano duro canadese che arriva con le navi nei porti italiani, oltre a contenere glifosato, oltre a contenere micotossine, sarebbe anche grano duro geneticamente modificato: e questo è impossibile, perché l’Unione Europea, bontà sua, ancora oggi – e meno male – si oppone all’utilizzazione, nell’alimentazione, di organismi geneticamente modificati.

Lo stesso discorso vale per il mais, per il riso e, soprattutto, per la soia: colture che, oltre ad essere coltivate con massicce dosi di glifosato, sono Ogm (Organismi geneticamente modificati). Noi siamo certi che l’Italia e, in generale, l’Unione Europa, non importi dall’Argentina mais, riso e soia, perché se così fosse, come dire?, sarebbe un bel problema…

fonte: http://www.inuovivespri.it/2016/11/02/linchiesta-da-le-iene-sul-glifosato-e-meno-male-che-noi-scrivevamo-bufale-ed-eravamo-dei-visionari/

Lo zucchero danneggia il cuore e aumenta il colesterolo. Gli studi nascosti per 50 anni!

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Lo zucchero danneggia il cuore e aumenta il colesterolo. Gli studi nascosti per 50 anni!

 

Ricercatori della University of California hanno scoperto gli studi nascosti per oltre 50 anni che dimostrano che è lo zucchero il vero responsabile dei problemi cardiaci (colesterolo e danni al cuore). I risultati vennero pilotati dalla Sugar Research Foundation per far accusare i grassi ed aumentare il consumo di zucchero.

Decine di scienziati, negli anni 60, furono pagati dall’industria americana dello zucchero per nascondere il collegamento tra consumo di zucchero e problemi cardiaci e spostare così l’attenzione sui grassi saturi. A rivelarlo sono una serie di nuovi documenti scoperti recentemente da un ricercatore della University of California di San Francisco e pubblicati sul magazine Jama Internal Medicine. [1]

La verità che emerge è sconvolgente: la lobby dello zucchero avrebbe pilotato per più di cinquant’anni studi sul ruolo dell’alimentazione sui problemi cardiaci. “Sono stati in grado di sviare il dibattito sullo zucchero per decenni”, ha detto al New York Times, Stanton Glantz, professore di medicina e autore del paper uscito su Jama.

Nel 1954 il Presidente della Sugar Research Foundation, Henry Hass, spiegava l’opportunità strategica per l’industria dello zucchero di aumentare la quota di mercato dello zucchero stimolando i cittadini ad avere una dieta a basso contenuto di grassi. Quello che è sconcertante è che i ricercatori sono stati pagati per coprire i danni dello zucchero sulle malattie cardiache ed incolpare i grassi saturi il cui consumo è legato al livello di colesterolo. [2]

In realtà studi recenti dimostrano che i livelli di glicemia nel sangue sono un maggiore indicatore del rischio di malattie cardiache rispetto al livello di colesterolo. [3] Come abbiamo visto in articoli precedenti, il colesterolo è fondamentale per la formazione degli ormoni e viene usato per riparare i danni alle arterie prodotti dall’infiammazione indotta dallo zucchero, farine raffinati e oli di semi. [4]

Solo coloro che per motivi genetici hanno livelli di colesterolo alle stelle (un fenomeno molto raro) dovrebbero usare i farmaci, altrimenti basta lavorare sulla dieta. Le statine oggi comunemente usate per abbassare i livelli di colesterolo in realtà aumentano il rischio di malattie cardiache e danneggiano il cervello. [5] Tutti effetti collaterali che potrebbero essere evitati dirigendosi verso una dieta davvero vicina alla natura che evita questi cibi inventati.

I documenti trovati dimostrano che nel 1967 diversi ricercatori ricevettero circa 50.000 dollari ed oggi non sono più vivi. Uno dei tre esperti è D.Mark Hegsted, che nella sua lunga carriera diventò capo della divisione che si occupa di nutrizione al Dipartimento dell’Agricoltura statunitense. Il suo gruppo pubblicò le linee guida sull’alimentazione nel 1977.

Ma anche se i documenti fanno riferimento a avvenimenti accaduti quasi 50 anni fa, sono fondamentali perché il dibattito tra zuccheri e grasso è al centro delle speculazioni della comunità scientifica anche oggi. Per decenni i ricercatori hanno spinto gli americani a consumare prodotti con basso contenuto di grassi, ma ricchi di zuccheri, che hanno aumentato il numero di obesi e hanno fatto schizzare alle stelle i problemi di colesterolo e morti per disturbi cardiaci.

Basta poco zucchero ogni giorno per avere tutti questi danni che si accumulano e peggiorano nel tempo. Lo zucchero è un cibo inventato che non è mai esistito nella storia. Il nostro corpo scompone i carboidrati delle verdure e cereali per produrre il glucosio necessario per le sue funzioni. Quando introduciamo lo zucchero tagliamo tutta una serie di processi chimici che hanno come risultato un aumento enorme della glicemia, insulina e coinvolge anche le ghiandole surrenali, il microbiota e i processi infiammatori e danni cerebrali.

 

via Dionidream

Riferimenti
[1] Stanton A. Glantz, PhD et al. Sugar Industry and Coronary Heart Disease Research. A Historical Analysis of Internal Industry Documents. JAMA Intern Med. September 12, 2016
[2] Hass  HB. What’s new in sugar research. Proceedings of the American Society of Sugar Beet Technologists. 1954. Accessed October 10, 2015.
[3] Ostrander  LD  Jr, Francis  T  Jr, Hayner  NS, Kjelsberg  MO, Epstein  FH.  The relationship of cardiovascular disease to hyperglycemiaAnn Intern Med. 1965;62(6):1188-1198.
[4] Colesterolo alto? La causa è nel tuo intestino
[5] Statine: I farmaci per il colesterolo causano malattie cardiache e neurodegenerative

In India la Coca Cola e la Pepsi sono utilizzate come pesticidi …Siamo noi i fessi che ce la beviamo !!

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In India la Coca Cola e la Pepsi sono utilizzate come pesticidi …Siamo noi i fessi che ce la beviamo !!

 

In India la Coca Cola e Pepsi sono utilizzate come pesticidi

Molti persone affermano che la Coca Cola e la Pepsi servono a molte cose tranne che a berle.

Personalmente non bevo lo Coca Cola o qualsiasi altra bibita gassata e dolcificata artificialmente, ma c’è tanta gente che continua a bere queste bevande, se non si convincono con i centinaia di dati riguardo ai danni causati da queste bevande, forse si convinceranno sapendo che queste vengono usate anche come pesticidi.

Vediamo cosa si intende per pesticidi.

I Pesticidi, sono prodotti agrochimici, chiamati anche antiparassitari, le cui sostanze chimiche sono destinate a uccidere, disciplinare o fermare la crescita degli organismi viventi che sono considerati appunto parassiti.

All’interno di questa categoria vi sono insetti, erbe infestanti, uccelli, mammiferi, pesci e microrganismi che competono con gli umani per il cibo, distruggendo i raccolti e diffondendo malattie. I pesticidi possono essere anche tossici.

Tenendo presente questi fatti, andiamo a vedere cosa sta succedendo in India.

Gli agricoltori nello stato del Chhattisgarh in India, stanno usando la Coca Cola e la Pepsi come pesticida perché è più conveniente e apparentemente ha la stessa efficacia.

Sia Pepsi che Coca Cola si oppongono all’unso dei propri prodotto come pesticidi, segnalando che nulla nelle suddette bevande possa essere usato come pesticida. Tuttavia, gli agricoltori negli stati di Durg, Chhattisgarh Rajnandgaon e Dhamtari sono assolumente in disaccordo con tale posizione, in quanto hanno avuto un grande successo con Pepsi e Coca-Cola per proteggere il loro riso dai parassiti.

Infatti, Rajnandgaon ha recentemente battuto il record mondiale per la più grande produzione di riso.

Se è vero che nemmeno usare la Coca Cola e la Pepsi è 100% sicuro e naturale, possiamo comunque affermare con sicurezza che è meno dannoso dei veleni tradizionali.

Acluni scienziati agricoli sostengono che questo potrebbe accadere in quanto le le bevande ad alto contenuto di zuccheri possono avere successo nella lotta contro i parassiti.

“Tutto ciò che sta accadendo è che le piante ottengono una fornitura diretta di carboidrati e zuccheri, che a sua volta aumenta l’immunità della pianta,”

Sanket Thakur, agronomo.

Questa è una tendenza che si è sviluppata anche in altre parti dell’India, dove i contadini usano anche bibite di marche indiane.

fonte: http://www.informarexresistere.fr/2015/06/01/in-india-la-coca-cola-e-pepsi-sono-utilizzate-come-pesticidi/

 

CANAPA – È tra le medicine più sicure. Pensate, l’aspirina già è letale a dosi 1000 volte inferiori !!

CANAPA

 

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CANAPA – È tra le medicine più sicure. Pensate, l’aspirina già è letale a dosi 1000 volte inferiori !!

IN QUESTI GIORNI SI E’ TORNATO A PARLARE MOLTO DELLA QUESTIONE “DROGHE LEGGERE” e della riconsiderazione della canapa come possibile medicina naturale alternativa. Come ormai è noto infatti, questa semplice pianta contiene tantissime proprietà benefiche che potrebbero essere sfruttate a scopo terapeutico, portando l’industria farmaceutica verso sviluppi più naturali ed efficaci. Non è nostra intenzione discutere se sia giusto legalizzare tale sostanza per scopi ricreativi; piuttosto vorremmo soffermarci sulla visione a volte ipocrita e poco costruttiva che molti hanno nei confronti di quella che, non dimentichiamocelo, è una pianta, un frutto naturale della terra, una delle erbe più antiche del nostro pianeta, utilizzata con gli scopi più diversi già migliaia di anni fa. Un recente studio condotto presso l’Uniklinik di Düsseldorf avrebbe trovato la prova del primo caso di morte al mondo attribuito al consumo di cannabis e il Dott. Benno Hartung, uno degli autori della ricerca, ha raccontato in un’intervista pubblicata su Bild che di tutti i casi analizzati, almeno due sarebbero da attribuirsi con certezza all’interferenza di THC (il principio attivo della cannabis) con la frequenza cardiaca dei soggetti esaminati. E’ la prima volta nella storia che qualcuno riesce a provare un caso di morte dovuta al consumo di cannabis. Non ci riuscì neanche la DEA (Ufficio per la Sovrintendenza alle Droghe degli Stati Uniti), che alla fine degli anni ’80 provò disperatamente a calcolarne il livello DL50 – sigla che indica la dose di sostanza che, somministrata in una volta sola, è in grado di uccidere almeno il 50% di un campione di cavie.

ALL’EPOCA LA DEA RILASCIO’ UN COMUNICATO NEL QUALE DICHIARAVA CHE DIVERSI RICERCATORI
avevano tentato di individuare il livello DL50 della marijuana testandolo sugli animali, senza riscontrare alcun successo; il DL50 della cannabis è stimato intorno ai 1:20.000 – 1:40.000, il che significa che per morire, un fumatore dovrebbe assumere dalle 20.000 alle 40.000 volte il dosaggio normalmente contenuto in una sigaretta a base di marijuana. L’effetto letale si avrebbe quindi fumando circa 680 kg di cannabis nell’arco di 15 minuti. Tanto per capire meglio di cosa stiamo parlando: il livello di DL50 dell’aspirina si aggira intorno ai 1:20, mentre per la maggioranza delle medicine con obbligo di prescrizione medica il livello scende addirittura a 1:10. La conclusione è facile: l’aspirina è almeno 1000 volte più letale della cannabis! Alla luce di questi dati, anche lo studio tedesco va riconsiderato: dal 2009 a oggi circa 203 milioni di persone hanno fumato almeno una volta della cannabis; anche ammettendo che i due casi di morte individuati siano effettivamente da attribuirsi ad un’assunzione eccessiva di marijuana, questa sarebbe comunque tra le medicine più sicure di tutti i tempi. Solamente in Germania ogni anno l’aspirina miete tra le 1.000 e le 5.000 vittime, senza contare i numerosi casi di ulcere e sanguinamenti dell’intestino e dello stomaco, attacchi d’asma e danni renali. La cannabis non presenta nessuno di questi effetti collaterali. Diverse figure di rilievo del campo medico e farmaceutico hanno espresso estrema fiducia nella terapia a base di marijuana. Il Dott. Grotenhermen, esperto di cannabis, ha dichiarato: “Se si potesse dire di ogni medicinale, dopo decenni di somministrazione, ‘abbiamo riscontrato solo ora i primi due casi di morte’, ci sarebbe da entusiasmarsi! Con i medicinali è una cosa che accade molto raramente. E’ ovvio che nessuno consiglierebbe ad un malato di cuore di consumare della cannabis, tanto meno ad uno schizofrenico; tuttavia, in linea di massima, l’alto margine di sicurezza e la sorprendente compatibilità della sostanza con l’organismo non vengono intaccate. E ciò verrà ancora una volta comprovato da studi”.

SECONDO LESTER GRINSPOON
– Psichiatra e Professore Emerito dell’Università di Harvard – la marijuana è una droga molto sicura e non tossica in grado di trattare efficacemente circa 30 diverse patologie: “Prevedo che la cannabis diventerà l’aspirina del 21° secolo, sempre più persone riconoscono questo”. Nel suo libro intitolato Viaggio nella canapa, il Dottor Grinspoon ha inoltre dichiarato: “Sulla base delle mie ricerche, ho scoperto che la cannabis è una sostanza notevolmente sicura. Sebbene non innocua, è sicuramente meno tossica della maggior parte delle medicine convenzionali, che potrebbe sostituire se fosse disponibile legalmente. Nonostante sia stata usata da milioni di persone per migliaia di anni, la cannabis non ha mai causato una morte per overdose. La preoccupazione più seria è il danno respiratorio se la si fuma, ma questo può essere facilmente risolto aumentando la potenza della cannabis e ricorrendo alla tecnologia per separare le particelle di materia presenti nel fumo di marijuana dai suoi principi attivi, i cannabinoidi. Quando avrà riconquistato il suo posto nella farmacopea statunitense, perduto nel 1941 con l’approvazione del Marjiuana Tax Act (1937), la cannabis sarà tra le sostanze meno tossiche della lista. Oggi il pericolo maggiore del consumo di cannabis è la sua illegalità, che infligge a persone già sofferenti molta ansia e una spesa elevata”. Al di là quindi di ogni futile polemica, ci auguriamo che i tempi siano maturi per pensare ad un cambiamento serio. Perchè ci sono dati che parlano da soli e ignorarli, a questo punto, sarebbe da ipocriti.
fonti varie dal Web

Mercurio – il nostro veleno preferito

Mercurio

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Mercurio – il nostro veleno preferito

 

Quante scatolette di tonno vengono acquistate ogni giorno al supermercato? Quanti bambini vengono vaccinati ogni giorno? Quanti amalgami dentali ogni giorno vengono inseriti nella bocca di ignari o inconsapevoli esseri umani? Se ci prendessimo la briga di trovare questi dati, scopriremmo che il mercurio è il nostro veleno preferito.

Sarebbe anche opportuno che i genitori si facciano rimuovere gli amalgami dentali prima di concepire un figlio.

Così la pensa anche Karen Wright, autrice dell’articolo che pubblico qui sotto.

Un po’ di mercurio è tutto ciò che l’uomo ha bisogno di farla finita con se stesso in silenzio, lentamente, e sicuramente

di Karen Wright, illustrazione di Don Foley, traduzione di Luciano Gianazza

Cominciamo con un dato di fatto semplice:

Il mercurio è tossico e pericoloso in modo inimmaginabile.

Una goccia su una mano può essere irreversibilmente fatale.

Una goccia in un lago di grandi dimensioni può rendere il pesce nocivo da mangiare.

Spesso indicato come argento vivo, il mercurio è l’unico comune metallo che è liquido a temperatura ambiente. Gli alchimisti, tra cui il giovane Sir Isaac Newton, credevano che era fonte d’oro. In epoca moderna, è diventato un ingrediente comune di vernici, diuretici, pesticidi, batterie, lampadine fluorescenti, creme per la pelle, agenti antifungini, vaccini per i bambini, e, naturalmente, termometri. Probabilmente ce n’è un po’ nella tua bocca in questo momento: le cosiddette otturazioni dentali d’argento sono per metà di mercurio.

Il mercurio è anche un sottoprodotto di numerosi processi industriali. Negli Stati Uniti le centrali elettriche a carbone da sole ne pompano circa 50 tonnellate in aria ogni anno. Quel mercurio poi piove dal cielo negli oceani, laghi, fiumi e torrenti, dove si concentra nella carne di pesci, frutti di mare, foche e balene. Lo scorso anno la Food and Drug Administration ha rilevato che c’è così tanto mercurio nel mare che le donne in età fertile dovrebbero limitare severamente il consumo dei pesci più grandi dell’oceano. L’avvertimento arriva troppo tardi per molte madri. Un sondaggio a livello nazionale del Centers for Disease Control dimostra che una su 12 donne in età fertile ha già livelli pericolosi di mercurio nel sangue e che almeno 600.000 bambini negli Stati Uniti potrebbero essere a rischio. Ma questo fa sorgere una domanda cruciale: a rischio di cosa?

Tipi di Tonno

Una fonte particolarmente comune di esposizione di basso livello di mercurio è il tonno. Per il fatto che sono grandi, longevi predatori, i tonni accumulano più mercurio nei loro tessuti dei pesci più piccoli dalla vita più breve. Quando viene esaminato per rilevare i livelli di mercurio in parti per milione, i tranci di tonno bianco, che raggiunge l’età adulta in cinque anni contengono circa quattro volte più mercurio del tonno striato che viene pescato in esemplari più giovani.

In Giappone i neonati da madri contaminate dal mercurio nella Baia di Minamata nel 1956, avevano gravi disabilità neurologiche incluse sordità, cecità, ritardo mentale e paralisi cerebrale. Negli adulti, l’avvelenamento da mercurio può causare intorpidimento, barcollamenti, demenza e morte. “Non è un segreto che l’esposizione al mercurio è altamente tossica”, dice il tossicologo Alan Stern, che ha collaborato alla stesura del rapporto 2000 sulla tossicità del mercurio del National Research Council. Ma le esposizioni di alto livello come quelle di Minamata non possono aiutare gli scienziati a determinare se sei otturazioni d’argento e un panino settimanale di insalata di tonno sarà veleno per te o un bambino non ancora nato. “La domanda è, quali sono gli effetti dei bassi livelli di esposizione?”

Nuovi dati ora suggeriscono che possono verificarsi effetti a livelli inferiori di esposizione più di quanto si sospettasse. Alcuni studi mostrano che i bambini che sono stati esposti a piccole quantità di mercurio quando erano ancora nell’utero hanno riflessi meno pronti, deficit del linguaggio e capacità di concentrazione ridotta. Negli adulti, gli studi recenti hanno dimostrato un possibile legame tra le malattie cardiache e il mercurio ingerito dal consumo di pesce. Altri gruppi sostengono che l’esposizione al mercurio è responsabile per il morbo di Parkinson, sclerosi multipla, l’Alzheimer, e il tasso crescente di autismo.

Come e in quale forma il mercurio infligga danni non è ancora chiaro. Eppure gli scienziati e politici concordano sul fatto che una maggiore regolamentazione è imperativa. L’Environmental Protection Agency ( EPA) prevede di finalizzare questo mese la sua controversa prima regola sulla riduzione delle emissioni di mercurio dagli impianti energetici, e i delegati della Nations Environment Programme si sono incontrati alla fine di febbraio per discutere una convenzione internazionale che limita l’uso del mercurio e le emissioni.

Un decennio fa, ricercatori e legislatori hanno convenuto che il piombo, un altro metallo pesante, era dannoso per i bambini a un sesto del livello precedentemente stabilito. Ma sono occorsi decenni agli scienziati per stabilire la portata e la impercettibilità dell’avvelenamento da piombo. Il mercurio è un contaminante ormai onnipresente. L’americano medio può averne diversi microgrammi in ogni litro di sangue, e la quantità di mercurio nell’atmosfera è forse triplicata dall’inizio dell’era industriale. Qualunque cosa debba essere fatta per proteggere l’umanità dalla sua storia d’amore con l’argento vivo, è meglio che accada presto.

Nell’agosto 1996 Karen Wetterhahn, professoressa di chimica al Dartmouth College di Hanover, New Hampshire, ha versato alcune gocce di un composto di laboratorio chiamato dimetilmercurio su una delle sue mani. Indossava guanti in lattice da laboratorio, così non se ne preoccupò granché. Un collega la incontrò a una conferenza nel novembre successivo. “Disse che pensava che le stesse venendo l’influenza”, riporta Vas Aposhian, tossicologo della University of Arizona. Quando invece alla Wetterhahn fu diagnosticato l’ avvelenamento da mercurio, a gennaio, era troppo tardi. Nonostante il successivo trattamento che contribuì ad espellere il metallo dal suo corpo, cadde in uno stato vegetativo nel mese di febbraio e morì nel giugno successivo.

Gli scienziati sono perplessi nel dare una spiegazione perché il mercurio richiede spesso mesi di tempo perché manifesti i suoi effetti. “Se sapessimo quello, sapremmo molto di più su come il mercurio avveleni cervello”, dice Tom Clarkson, un tossicologo presso l’Università del Rochester Medical Center.

Il grado di tossicità del mercurio dipende dalla forma e dal canale di esposizione. Si può ingerire il liquido sotto forma di mercurio elementare, senza molta paura perché non può facilmente penetrare il rivestimento dello stomaco e dell’intestino. D’altra parte, il mercurio liquido evapora a temperatura ambiente, e quando se ne inalano i vapori vanno a finire dai polmoni direttamente nel sangue e infine nel cervello. Un termometro rotto è in grado di rilasciare abbastanza vapori di mercurio da avvelenare l’aria di una stanza – una ragione per cui in alcune città e in diversi stati viene scoraggiata la vendita dei termometri a mercurio.

Il mercurio si lega anche con altri elementi in sali e composti organici di varia tossicità. Il Dimetilmercurio, la sostanza che ha avvelenato Karen Wetterhahn, è una forma sintetica di mercurio organico che raramente si trova fuori da un laboratorio. Un composto organico semplice chiamato metilmercurio è di maggiore preoccupazione perché il metilmercurio è la forma che troviamo nella carne dei pesci.

Il pesce è una delle due fonti più comuni di esposizione al mercurio negli adulti. Anche se le concentrazioni di mercurio nell’aria e nell’acqua sono in aumento, sono ancora troppo piccole per destare allarme. Ma i batteri trasformano il mercurio nei laghi e negli oceani in una forma che si accumula nei tessuti viventi. Il plancton raccoglie i batteri e a sua volta viene mangiato dai pesci piccoli. Con ogni pasto, la concentrazione di mercurio sale. Poi pesci più grandi mangiano i pesci piccoli, aumentando ancora di più le concentrazioni nei loro tessuti. I pesci al vertice della catena alimentare accumulano più mercurio. Le specie individuate dal recente consiglio consultivo della FDA – grandi predatori come tonno bianco, squalo e pesce spada, possono avere 100 volte più mercurio nei loro tessuti dei pesci più piccoli.

Il metilmercurio nel pesce passa prontamente dall’intestino umano nella circolazione sanguigna e da lì in tutti gli organi e tessuti. E sembra agire più potentemente sul cervello, perché il composto è fortemente attratto dalle molecole di grasso chiamate lipidi, e il cervello ha il più alto contenuto di lipidi di qualsiasi organo. Il metilmercurio attraversa la barriera protettiva emato-encefalica legandosi a un qualsiasi aminoacido essenziale di proteine trasportatrici (carrier) introducendosi così nelle cellule cerebrali. Una volta all’interno delle cellule cerebrali, viene convertito in una forma inorganica che si attacca a molte proteine strutturali e a enzimi, essenziali per le varie funzioni delle cellule, disabilitandoli. “Può distruggere la funzione biologica di qualsiasi proteina a cui si lega”, dice Boyd Haley, biochimico presso l’Università del Kentucky.

I ricercatori hanno imparato quanto mercurio il corpo può tollerare dagli studi di vittime di avvelenamenti catastrofici, come i giapponesi che si ammalarono mangiando il pesce pescato nella Baia di Minamata e gli iracheni che mangiarono grano trattato con un conservante a base di metil-mercurio nei primi anni ’70. Ma questi studi non rivelano quanto poco mercurio ci vuole per causare danni. Al momento della sua diagnosi, Karen Wetterhahn aveva 4.000 microgrammi di mercurio per litro nel sangue. Una dieta con costanti quantità di pesce può generare un livello di mercurio di circa 25 microgrammi di mercurio per litro di sangue. Questo è molto al di sotto una dose letale, ma ancora può essere nociva.

Le preoccupazioni riguardo alla tossicità dei bassi livelli di mercurio danno adito a ricorrenti discussioni su un’altra fonte di esposizione al mercurio onnipresente: otturazioni dentali d’argento. Il mercurio elementare, che costituisce la metà delle otturazioni d’argento, rilascia vapori di mercurio, proprio come fa il mercurio liquido. Il vapore degli amalgami dentali è la fonte primaria della quantità da 1 fino a 8 microgrammi di mercurio per litro di sangue, vale a dire, secondo alcune fonti, la media della quantità presente nel sangue di un adulto americano. Tale importo supera in maniera inquietante il livello attuale di non nocività di 5,8 microgrammi per litro fissato della Environmental Protection Agency. Ma il livello di sicurezza dell’EPA si basa sull’esposizione al metilmercurio, di cui si sa di più. Nessun studio sull’uomo ha valutato l’esposizione prolungata a bassi livelli di vapori di mercurio. Uno studio accenna a inafferrabili anomalie neurali e comportamentali di dentisti, che collettivamente utilizzano 300 tonnellate di amalgami di mercurio ogni anno e che spesso hanno da due a cinque volte la concentrazione tipica di mercurio nelle urine.

Storia

Il mercurio era noto agli antichi cinesi e indù, l’elemento è stato trovato in tombe egizie del 1500 a.c.

Fonte

Il mercurio si trova raramente libero in natura ma si trova nei minerali, principalmente cinabro. L’elemento, che esiste nella sua forma naturale come una miscela di sette isotopi stabili, è più spesso trovato vicino a vulcani e sorgenti geotermiche. Il metallo è ottenuto riscaldando il cinabro in una corrente d’aria e condensandone il vapore.

Usi

Il mercurio forma facilmente delle leghe, chiamate amalgami, con altri metalli come oro, argento e stagno. L’elemento ha molti usi nel settore chimico, come ad esempio nella produzione di idrossido di sodio e cloro tramite elettrolisi di una soluzione salina, così come nel fare insegne luminose pubblicitarie, commutatori a mercurio, e parti di apparati elettrici. E ‘anche usato per rendere sensibili strumenti di misura per i laboratori. Viene usato anche in odontoiatria, nella produzione di batterie e catalizzatori. A causa della tossicità del mercurio, molti di questi usi sono sotto esame.

“Penso che il metilmercurio nel pesce sia probabilmente la nostra esposizione meno tossica, per quanto non trascurabile”, afferma Haley, che trasmette informazioni sui pericoli delle otturazioni dentali.

La non nocività delle otturazioni di argento e mercurio non è mai stata sottoposta a test. “Il problema dell’amalgama non sarà mai risolto finché non facciamo una sperimentazione clinica, come quelle che facciamo con altri dispositivi medici”, dice Aposhian.

“Non è affatto chiaro che cosa sta succedendo con gli amalgami dentali”, dice Stern, il quale fa notare che la questione è resa complicata dalla possibilità di insorgenza di panico e cause legali. “E’ una fossa dei serpenti”.

Una delle lezioni di Minamata è che gli effetti del mercurio, come pure quelli del piombo, sono più gravi sul feto che sulle donne che ne sono portatrici, o sugli adulti in generale. Nell’evento giapponese, donne senza sintomi evidenti di intossicazione hanno dato alla luce bambini gravemente disabili. “E’ stato subito evidente c’è una grande differenza nella suscettibilità tra il cervello in sviluppo e il cervello di un adulto”, dice Philippe Grandjean, epidemiologo presso l’Università della Harvard School of Public Health. “L’aver visto le gravi intossicazioni di Minamata ci ha fatto chiedere se il mercurio poteva essere come il piombo”.

Studi sul piombo hanno dimostrato che il quoziente intellettivo diminuisce di circa due o tre punti per ogni raddoppio dell’esposizione prenatale e postnatale precoce. Per vedere se il mercurio ha effetti comparabili, Grandjean, insieme a Weihe Pál presso University of Southern Denmark, sta conducendo il più grande studio mai fatto fino ad oggi sulla cognizione e il comportamento dei bambini in una popolazione abitualmente esposta a bassi livelli di mercurio. Il suo lavoro nelle isole Fær Øer della Danimarca comprende 1.000 coppie madre-figlio e si estende per un periodo di quasi 20 anni. In un anno gli isolani delle Fær Øer, consumano 1.000 globicefali (una specie di balene), o una balena ogni 50 abitanti. “Appartengono ad una delle popolazioni che mangiano più i pesci in tutto il mondo,” dice Grandjean.

La carne di balena è uno dei cibi più altamente contaminati, perché le balene sono al vertice della catena alimentare. Nonostante questo, il contenuto di mercurio nella carne di balena è notevolmente inferiore a quello del pesce ipertossico del disastro ecologico di Minamata. Un precedente studio su mangiatori di carne di squalo in Nuova Zelanda ha rilevato che a livelli relativamente alti di mercurio nei capelli di una madre durante la gravidanza corrisponde a una perdita di tre punti di QI del suo bambino. Alti livelli, in quello studio, sono stati identificati come sei parti per milione soprattutto nel fusto del capello.

Grandjean ha fatto una serie di sofisticati test cognitivi e sullo sviluppo dei bambini delle Færøer di 7 e 14 anni. I suoi risultati indicano che il quoziente intellettivo scende di 1,5 punti per ogni raddoppio di esposizione prenatale al mercurio. Il National Research Council Report 2000 ha concluso che il rischio documentato da Grandjean “è probabile che sia sufficiente a provocare un aumento del numero di bambini che dovranno lottare per stare al passo a scuola.”

Il pesce preferito

Nel 1953 un ispettore verificò dei campioni di tonno in scatola in un conservificio della California. Negli Stati Uniti il tonno in scatola è la terza voce fra gli alimentari più comunemente acquistati, dopo lo zucchero e il caffè, in base alle vendite in dollari per quantità di spazio sugli scaffali dedicati al prodotto. Uno studio dell’EPA ha riportato che l’ammontare medio di mercurio, misurato in parti per milione, nelle seguenti varietà di tonno in scatola era:

  • Tonno striato: 0,08 parti per milione;
  • tonno bianco in scatola: 0,34 ppm,
  • tonno fresco o congelato: 0,30 ppm.

Un comunicato dell’EPA del 2004 menziona cinque tipi di pesci e molluschi che sono a basso contenuto di mercurio: gamberetti, tonno striato in scatola, salmone, merluzzo giallo e il pesce gatto. Il comunicato mette in guardia i consumatori dal mangiare squalo, pesce spada, sgombro re, e tilefish (lett. “pesce piastrella”) perché tutti contengono alti livelli di mercurio.

“Abbiamo imparato che ci sono riscontri sui bassi livelli di esposizione”, dice Grandjean. “Non sono di enorme gravità, ma certamente non trascurabili.”

Eppure, in un’altro grande studio epidemiologico a lungo termine condotto nelle isole Seychelles nell’Oceano Indiano, Clarkson finora non ha trovato alcun effetto, dell’esposizione prenatale a bassi livelli di mercurio nel pesce, sullo sviluppo neurologico. “Non possiamo escludere effetti a partire da 20 parti per milione o anche 12 parti per milione”, osserva. Ma conclude non vi è alcun rischio graduato che si estende ai livelli più bassi di esposizione.

La relazione del Consiglio della ricerca 2000 ha valutato gli studi delle Færøer, Seychelles e Nuova Zelanda, e ha raccomandato che l’EPA stabilisca gli standard di sicurezza basandosi sui risultati di Grandjean. L’agenzia lo ha fatto. Poi, per lasciare un margine di sicurezza, ha aggiunto un fattore di incertezza di 10 volte – un margine di sicurezza per la protezione contro incognite scientifiche e differenze individuali nella risposta ad una tossina. Il fattore di incertezza abbassa la soglia a una cifra di 5,8 microgrammi per litro di sangue e 1,2 parti per milione nei capelli.

Il problema con i fattori di sicurezza è che creano un limbo tossicologico tra le dosi palesemente nocive e livelli che sono stati dichiarati sicuri. Così, quando il Centers for Disease Control fa un sondaggio scopre che una su 12 donne americane in età fertile – l’8 per cento – ha livelli ematici di mercurio al di sopra della soglia di sicurezza, le conseguenze non sono chiare, sia per loro che per i bambini che portano in grembo. L’epidemiologo Tom Sinks dice: “Non sappiamo se sussiste una condizione di pericolo.”

“Lo scopo di un fattore di sicurezza è quello di proteggere le persone”, dice Clarkson. “Non si può girarci intorno per utilizzarlo come indicazione di chi è a rischio. Se sei appena sopra di esso, non sei necessariamente nei guai.”

Questo modo di stabilire dei livelli, con varie discrepanze tra i diversi studi sulla popolazione, lascia ai legislatori molto spazio di manovra. La FDA, per esempio, utilizza uno standard di sicurezza più rilassato per il mercurio sulla base di studi fatti fra gli anni 1970 e 1980. Mentre il livello di sicurezza EPA per l’esposizione giornaliera è di 0,1 microgrammi per chilogrammo (circa 2,2 libbre) di peso corporeo, lo standard della FDA è di circa 0,4 microgrammi per chilogrammo al giorno. La differenza è una quantità quadrupla di mercurio.

La preoccupazione per la precoce esposizione al mercurio non finisce al momento della nascita. Fino a poco tempo fa, molti bambini hanno ricevuto in periodi prestabiliti iniezioni di mercurio tramite il programma vaccinale statale obbligatorio. Il mercurio proveniva da un composto chiamato thimerosal, che è stato usato come conservante nei vaccini e altri farmaci dal 1930. Nel 1999 l’FDA ha raccomandato che il thimerosal non venga più utilizzato nei vaccini pediatrici, e i produttori lo hanno rimosso da tutti, tranne che dal vaccino contro l’influenza. Ma alcuni scienziati e molti genitori dei più danneggiati sono convinti che il thimerosal nei vaccini per l’infanzia ha già causato, o almeno catalizzato, l’epidemia di autismo degli Stati Uniti.

Si stima che circa 400.000 americani oggi hanno l’autismo, una malattia neurologica una volta rara caratterizzata da ritiro sociale, difficoltà di comunicazione, e involontari, ripetitivi movimenti. Sebbene i numeri esatti sono oggetto di dispute, il tasso di diagnosi sembra essere salito bruscamente negli ultimi dieci anni. In California l’incidenza di autismo nel 2002 è stato sei volte superiore rispetto al 1987.

Durante questo periodo, i funzionari della sanità federale hanno aggiunto quattro nuovi tipi di vaccini per il programma di immunizzazione infantile, e la quantità di mercurio normalmente somministrato ai neonati nei primi sei mesi di vita è più che raddoppiato. Per tutto il 1990, un bambino di tre mesi poteva ricevere fino a 63 microgrammi di mercurio in una singola somministrazione vaccinale – circa 100 volte il livello quotidiano di sicurezza dell’EPA. Dall’età di 6 mesi, i bambini regolarmente vaccinati sono stati esposti ad almeno 188 microgrammi di mercurio in una serie di almeno nove iniezioni. Anche se nel 1999 interventi della FDA hanno ridotto tale esposizione, alcuni vaccini influenzali per bambini contengono ancora12,5 microgrammi di mercurio per dose, più di 10 volte il quotidiano livello di sicurezza EPA per un bambino dal peso di 10 chili.

Otturazioni al mercurio

Gli amalgami dentali, noti anche come otturazioni d’argento, sono composti da circa il 50 per cento di mercurio. Studi su persone con otturazioni dentali contenenti mercurio mostrano una correlazione tra il numero e le dimensioni delle otturazioni e la quantità di mercurio escreta nelle urine. Il rapporto suggerisce che il mercurio è derivato da vapori di mercurio rilasciato dalle otturazioni. E’ stato constatato anche che il livello di mercurio nel tessuto cerebrale dei feti, neonati e bambini piccoli è anche direttamente proporzionale al numero di amalgami che la madre ha.

Prove circostanziali mostrano che il mercurio ha a che fare con l’autismo. Alcuni dei sintomi di autismo e dell’avvelenamento da mercurio sono simili, e Haley ha raccolto prove da campioni di capelli che i bambini autistici non si liberano del mercurio dai loro corpi in maniera efficiente come la maggior parte dei bambini. Ritiene che sia possibile che abbiano una predisposizione genetica che permette di accumulare più mercurio nei loro tessuti. Questo potrebbe renderli più vulnerabili ai vaccini contenenti mercurio e alla continua esposizione di basso livello causata da otturazioni dentali delle loro madri. “Mi sorprende che nessuno abbia mai esaminato i tessuti di bambini autistici, per verificare se contengono mercurio in eccesso”, ha detto Aposhian rivolgendosi a una commissione presso l’Istituto di Medicina di Washington, DC, lo scorso anno. “Questa è una cosa che dovrebbe davvero essere fatta.”

Ci sono altre fonti di incertezza. La forma di mercurio in thimerosal, un composto organico chiamato etil-mercurio è il meno studiato fra tutte le forme di Mercurio. Quando gli scienziati sostengono sulla sua tossicità, in genere si basano su dati provenienti da metilmercurio, che non ha la stessa forma di esposizione. Gli esperti non sono d’accordo nemmeno sul fatto che l’etilmercurio possa attraversare la barriera emato-encefalica. (Probabilmente lo fa.) “Non ci sono buoni mezzi per misurare l’etilmercurio nei tessuti,” ha detto Polly Sager tossicologo dell’Istituto Nazionale delle Allergie e Malattie Infettive al comitato dell’Istituto di Medicina.

L’Istituto di Medicina ha concluso lo scorso maggio che non si può affermare che vi sia un nesso causale tra il mercurio nei vaccini e l’autismo, ma molti ricercatori indipendenti si sono lamentati che il loro accesso ai database federali dei vaccini, che potrebbe fornire la prova di un legame, era stato ripetutamente bloccato. Alcuni scienziati, tra Haley e il neurofarmacologo Richard Deth della Northeastern University di Boston, continuano a studiare i possibili meccanismi della connessione fra mercurio e autismo. Deth ha segnalato l’anno scorso, ad esempio, che nelle cellule nervose umane il thimerosal blocca una reazione chimica chiamata metilazione che è fondamentale per l’attività dei geni e che è viene bloccata anche a seguito di esposizione al piombo.

Il rapporto che per primo diede un all’erta sulla connessione tra vaccini e autismo è stato pubblicato sulla rivista medica britannica The Lancet nel 1998. Era una rapporto su otto bambini i cui problemi comportamentali erano emersi entro due settimane dal ricevimento del vaccino morbillo-parotite-rosolia. The Lancet e la maggior parte dei coautori dell’articolo, infine disconobbero lo studio perché il suo autore non aveva fatto sapere che era anche pagato per condurre una ricerca per dei genitori che intendevano citare in giudizio i produttori di vaccini. Tuttavia il numero dei genitori nel Regno Unito disposti a vaccinare i propri bambini è sceso dal 90 per cento nel 1998 a meno dell’80 per cento nel 2004.

Difficoltà nei test.

L’esposizione al mercurio cronica di basso livello è difficile da quantificare perché le analisi del sangue, urine e capelli riflettono solo la recente esposizione acuta, non l’esposizione passata. Se l’avvelenamento da mercurio acuto è diagnosticato, somministrando sostanze che si legano al mercurio in composti e lo rimuovono dai tessuti – un processo chiamato chelazione – è possibile rimuovere il mercurio elementare o inorganico. Tuttavia con la chelazione non è possibile rimuovere il metilmercurio.

Il mercurio ha una forte affinità per il cervello, in particolare il cervello del feto. E’ stato dimostrato che il metilmercurio altera la costruzione di componenti strutturali del cervello chiamati microtubuli e influenza lo sviluppo dei neuroni.

Fonte: Our Preferred Poison

tratto da: https://www.medicinenon.it/il-nostro-veleno-preferito

 

Ecco come giocano sulla pelle della Gente: nel mangime dei polli c’è un veleno – la formaldeide – che l’Europa non vuole vietare!

mangime dei polli

 

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Ecco come giocano sulla pelle della Gente: nel mangime dei polli c’è un veleno – la formaldeide – che l’Europa non vuole vietare!

La formaldeide è un veleno. Da oltre 13 anni l’Associazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) lo ha inserito nell’elenco delle sostanze considerate con certezza cancerogene per l’uomo. Un regolamento europeo, entrato in vigore nel 2016, lo definisce come sostanza che “può provocare il cancro”, eppure in sede di Consiglio europeo gli Stati membri litigano sul da farsi e se vietarlo o meno come additivo per mangimi di polli. Siamo alle comiche! Se l’Europa non è in grado di prendere decisioni che possano tutelare la salute dei cittadini, l’Italia allora faccia da sola. Ritardi e perdite di tempo non sono ammissibili quando c’è di mezzo la salute delle persone. In questo articolo, tradotto in italiano, Politico.eu ricostruisce i dissidi fra gli Stati europei e l’ombra lunga delle lobby che pretendono di condizionale il processo decisionale.

traduzione di un articolo pubblico su Politico.eu

“Meglio andarci piano con le battute sulle mummie. L’Unione europea sta avendo seri problemi con la formaldeide. A seguito della recente protesta sui pesticidi e i biscotti per bambini, la prossima battaglia importante che la Comunità europea si appresta a combattere riguarda l’uso della formaldeide – gas solitamente conosciuto per il suo uso nell’imbalsamazione dei corpi – nel mangime per polli.

La sicurezza nella produzione alimentare in Europa si sta rivelando una parte inaspettatamente importante nel programma della presidenza di Jean-Claude Juncker. La Commissione si è ritrovata a dovere spendere parte del suo potere politico in guerre ingrate riguardanti erbicidi, come il glifosato, o come l’acrilamide che è un prodotto cancerogeno che può essere trovato nelle patatine e nei biscotti.

La formaldeide è un altro prodotto chimico controverso, che preoccupa la presidenza Juncker. La Commissione europea, anche se in ritardo, sta tentando di sbloccare la decisione riguardante l’opportunità di continuare o meno ad utilizzare la formaldeide per proteggere gli uccelli – e di conseguenza anche gli esseri umani – dal contrarre il virus dalla salmonella.

Sono due anni che si aspetta un verdetto che chiarifica se questa sostanza tossica possa essere una componente o meno del mangime per uccelli. Gli stati membri dell’UE sono ancor oggi bloccati dalla sindrome della “comitatologia”, ovvero l’oscuro processo di elaborazione politica a porte chiuse in cui i vari Comitati tecnici dei paesi membri dell’UE lottano fra loro per modificare la legislazione esistente. La Commissione potrebbe rompere questo stallo decisionale, ma non ha ancora deciso di effettuare questa mossa.

A Febbraio, il presidente della Commissione Juncker ha proposto una revisione del processo di comitatologia, per forzare i governi nazionali ad prendersi le proprie responsabilità per le decisioni da loro prese a Bruxelles. Junker sostiene che troppo spesso la Commissione è usata come capro espiatorio a livello politico, decisioni difficili che gli Stati membri vogliono evitare sono sempre rinviate alla Commissione, spesso anche nei casi in cui gli Stati membri siano d’accordo con il ramo esecutivo dell’UE.

Bruxelles e i suoi Paesi membri si trovano in una situazione di impasse su come eliminare il glifosato – la sostanza principale dell’erbicida Roundup prodotto dalla Monsanto – e le colture geneticamente modificate. I membri dell’UE non vogliono prendersi la responsabilità di questa decisione e stanno cercando di accollarla alla Commissione, ma Juncker questa volta sta puntando i piedi.

L’EPIDEMIA DI SALMONELLA
Stanchi dell’immobilità di Bruxelles per quanto riguarda la formaldeide, la Polonia e la Spagna hanno deciso di vietare l’uso di questa sostanza nel mangime per polli. Decisione presa per il timore che questa sostanza sia cancerogena e anche per salvaguardare la sicurezza dei lavoratori.

Alcune settimane dopo il divieto della Polonia dell’uso della formaldeide, una propagazione del virus della salmonella in una fattoria polacca ha portato alla morte di due lavoratori, un bambino di 5 anni in Croazia e un’altra persona in Ungheria. Le autorità polacche sostengono di non aver trovato traccia del virus della salmonella nel mangime dato alle galline della fattoria, portandoli a concludere che la malattia fosse proveniente da un’altra fonte. I produttori di mangimi e la lobby delle sostanze chimiche hanno usato questa notizia dell’epidemia come prova inconfutabile del fallimento del processo legislativo della UE.

Le indagini condotte dalle autorità di sicurezza alimentare nei Paesi Bassi, in Belgio, in Croazia, in Norvegia, in Polonia, in Austria, in Francia, in Ungheria e nel Regno Unito hanno portato adidentificare il focolare dell’epidemia a Fermy Drobiu Wozniak, una grande azienda agricola polacca produttrice di uova.

A marzo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha confermato che 218 casi certi e 252 casi probabili di salmonella erano dovuti a prodotti immessi nel mercato fra febbraio 2016 e maggio 2016 e provenienti dalle aziende polacche. L’epidemia è iniziata solo alcune settimane dopo che la Polonia ha ordinato ai lavoratori di pollame e uova di terminare le rimanenti scorte di alimenti trattati con formaldeide. Questa decisione è stata presa in risposta alla decisione dell’UE del 2013 di rimuovere la formaldeide dalla lista di sostanze autorizzate nei processi agricoli. Anche se la formaldeide è stata utilizzata per molti anni come sostanza per proteggersi dalla salmonella, le preoccupazioni del suo impatto sulla salute sono cresciute negli ultimi anni.

Daniel Wozniak, responsabile commerciale della Fermy Drobiu Wozniak, ha confermato lo scoppio dell’epidemia di salmonella dell’anno scorso ma ha rifiutato di rispondere alle domande sulla causa dell’epidemia. Un portavoce della Rappresentanza Permanente della Polonia all’Unione Europea ha negato qualsiasi connessione tra l’epidemia e il mangime per polli utilizzato dalle aziende agricole di Wozniak. “Non esiste alcun legame diretto tra lo scoppio dell’epidemia di salmonella e il divieto di usare la formaldeide nel mangime per polli”, ha aggiunto il portavoce, specificando che “nessuna traccia” del virus della salmonella è stata trovata nei campioni di mangime provenienti dalle aziende polacche.

Molti paesi dell’UE sostengono che hanno trovato alternative efficaci per combattere il virus della salmonella. “Da tutte le informazioni che abbiamo disponibili sul legame tra il virus della salmonella presente nei mangimi ed i casi di salmonella contratti da persone, solo in pochissimi casi si è potuto stabilire un legame di causa-effetto”, ha dichiarato Arnaud Bouxin, vice-segretario generale della Federazione dei produttori europei di mangimi (FEFAC ).

IL RUOLO DELLE LOBBY
Ma i lobbisti sostengono che l’importanza dell’uso della formaldeide nella protezione contro il virus della salmonella è indiscussa. La Anitox Corp, colosso Americano della produzione di cibo per animali, ha iniziato una campagna di lobbying a Bruxelles utilizzando la società di consulenza Red Flag per dimostrare che la formaldeide dovrebbe continuare ad essere utilizzata nel settore dell’alimentazione per gli uccelli.

Mentre Anitox ha rifiutato di commentare, Arnaud Bouxin ha descritto la compagnia Anitox come “estremamente attiva” nella sua azione di lobby. Bouxin sostiene che Antinox: “sta cercando di esercitare pressioni per ottenere un parere positivo sull’utilizzo della formaldeide a livello europeo”.

L’UNIONE EUROPA NON DECIDE
Un portavoce della Commissione ha confermato la decisione di riesaminare l’uso della formaldeide come agente antibatterico nel mangime per polli e per suini in attesa della decisione in Comitatologia dei comitati permanenti che si occupano di piante, animali, cibo e alimentazione.

“La formaldeide è attualmente autorizzata come additivo per mangimi ma solo con un uso limitato a conservante nel latte scremato usato per i maialini da latte“, ha detto il portavoce UE. “Una riflessione è ancora in corso sull’autorizzazione o meno dell’uso della formaldeide come additivo per tutti i tipi di mangimi”.

Polonia, Spagna, Francia e Italia vogliono il divieto di uso della formaldeide nella produzione alimentare a causa della sua potenziale cancerogenicità. Ma Danimarca e Finlandia sostengono che la salmonella è una minaccia più immediata. La Finlandia ha dichiarato di aver identificato più volte il virus della salmonella in mangimi importati e che altre soluzioni per frenare la diffusione del virus della salmonella si sono dimostrate inefficaci. La Finlandia perciò ha deciso che proseguirà il trattamento dei mangimi per animali con la formaldeide continuando a seguire la sua politica di “tolleranza zero” verso la salmonella.

Se i governi degli Stati membri non troveranno un accordo, la Commissione dovrà decidere se prendersi ancora una volta le responsabilità di un’altra decisione politica a nome dei Paesi membri della UE. “La prima preoccupazione della Commissione è la protezione della salute umana”, ha detto il portavoce della Commissione. “Stiamo esplorando tutte le opzioni possibili nel pieno rispetto della legislazione vigente della UE”.
fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/05/nel-mangime-dei-poll.html