Ecco a voi il “Black friday” made in USA: boom di vendita di armi, in un solo giorno comprati più di 200mila fucili e pistole! E poi ci meravigliamo che negli Stati Uniti c’è mediamente una strage al giorno.

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Ecco a voi il “Black friday” made in USA: boom di vendita di armi, in un solo giorno comprati più di 200mila fucili e pistole! E poi ci meravigliamo che negli Stati Uniti c’è mediamente una strage al giorno.

 

“Black friday”, boom di vendita di armi negli Usa
In un solo giorno comprati più di 200mila fucili e pistole in tutto il Paese

Anche quest’anno il «Black Friday» si è confermato come un giorno di vendite record per armi da fuoco negli Stati Uniti. Sono stati infatti 203.086 i controlli istantanei chiesti all’Fbi, secondo i dati raccolti da Usa Today, con un 10% in più rispetto allo scorso anno che fa registrare un nuovo record per i «background check» in un solo giorno. A contribuire al picco di vendite non è stata solo la possibilità di acquistare un’arma a prezzi scontati, ma anche il timore che anche un’amministrazione che viene sentita così vicina al ´partito delle armi’ possa adottare misure che aumentino in qualche misura i controlli sulle vendite. Mercoledì scorso, infatti, l’attorney general, Jeff Sessions, ha dato indicazioni ad Fbi e Atf, l’agenzia federale che si occupa del controllo delle armi, di rivedere il funzionamento del National Instant Criminal Background Check system, per stabilire metodi più efficaci per aggiornarlo. La mossa vuole essere una risposta alle polemiche suscitate dal fatto che Devin Kelley, l’ex militare responsabile del massacro nelle chiesa del Texas il 5 novembre scorso, aveva acquistato legalmente le armi usate per uccidere 26 persone perché l’Air Force non aveva mai trasmesso al database la condanna dell’uomo per violenza domestica.

 

 

Nella sua direttiva, Sessions ha scritto che questo database «è cruciale per proteggere gli americani dalla violenza legata alle armi, ma è affidabile e funzionante solo nella misura in cui le autorità federali, statali, locali forniscono le adeguate informazioni». C’è poi anche il problema che l’ufficio Fbi preposto alla raccolta dati – che solo lo scorso anno ha effettuato 27,5 milioni di background check- sta avendo difficoltà a fare fronte all’aumento costante del numero delle vendite delle armi, mantenendo sempre aggiornato quindi il database con le informazioni riguardo a precedenti penali e problemi psichiatrici che dovrebbero impedire l’acquisto legale di armi. Tanto che dallo scorso anno ha dovuto prendere in carico personale da altri uffici.

fonte: http://www.lastampa.it/2017/11/27/esteri/black-friday-boom-di-vendita-di-armi-degli-usa-8fwt7RXWQpzgCIvVy9F4rK/pagina.html

 

Usa – Uccide un rarissimo leopardo delle nevi e posa con il trofeo. Ecco la petizione per incriminarlo. E questo idiota ride pure…!

 

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Usa – Uccide un rarissimo leopardo delle nevi e posa con il trofeo. Ecco la petizione per incriminarlo. E questo idiota ride pure…!

Qui la firma per la petizione

 

Usa, cacciatore pubblica la foto con il corpo del leopardo delle nevi: petizione per incriminarlo

L’espressione felice e il sorriso a 32 denti di chi è convinto di aver portato a termine chissà quale impresa ed esibisce, portandola sulla spalle, la sua ultima preda, un leopardo delle nevi colpito a morte: con questa foto sfoggiata sul web Hossein “Soudy” Golabchi, pluripremiato cacciatore statunitense di origini iraniane, è riuscito a far imbufalire gli animalisti di mezzo mondo che, decisi a portarlo davanti a un tribunale, hanno avviato una petizione contro di lui, già firmata da oltre 114mila persone.

L’immagine che lo ritrae è stata scattata nell’Asia centrale nel 2008, quando il leopardo delle nevi era inserito nella “red list” della Iucn degli esemplari in pericolo: l’anno scorso è stato riclassificato come “vulnerabile”, il che significa che restano meno di 10mila esemplari nel mondo. La raccolta di firme, invece, è stata lanciata in questi giorni, in occasione dell’International Snow Leopard Day, su Care 2 da Tera International (Tiger Exotic Animal Ranger Awareness), organizzazione per la protezione degli animali in pericolo, convinta che non sia troppo tardi per perseguire Golabchi per aver ucciso l’animale in un momento in cui era ancora classificato come minacciato: «Non esistono leggi – dicono – che pongano limiti temporali sui crimini internazionali contro la fauna selvatica».

«Non esiste nessuna parte dell’intero emisfero occidentale (e del resto del mondo) – si legge nella petizione – che permetta a qualcuno di andare in Asia centrale a caccia di un leopardo delle nevi. È illegale possedere parti del loro corpo o della loro bella pelliccia, e importarle negli Stati Uniti è un reato federale. Bisogna dare un esempio o questi magnifici felini spariranno per sempre». In effetti la caccia ai leopardi delle nevi è illegale in tutti i Paesi dove sono presenti, ma questo non ha impedito a Golabchi, ricco imprenditore di Augusta, in Georgia, di parlare tranquillamente delle sue imprese in un libro del 2008: “Obsessed! Hunting mountain game in North America, Asia and around the world”. Cacciatore accanito e pluripremiato dal Grand Slam Club/Ovis, organizzazione di cacciatori attiva nella conservazione di pecore e capre, Golabchi possiede una sala museale in cui raccoglie i suoi “trofei”: oltre 400 animali selvatici di 225 specie diverse uccisi in varie parti del mondo.

Attualmente restano poco più di 4.000 esemplari di leopardo delle nevi in piccole popolazioni frammentate tra le montagne di Afghanistan, Bhutan, Cina, India, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Mongolia, Nepal, Pakistan, Russia, Tajikistan e Uzbekistan. Nonostante il recente aggiornamento della “red list” della Iucn, secondo il Wwf la situazione resta critica. Centinaia di leopardi di neve vengono infatti uccisi ogni anno, in base ai dati di Traffic, la rete di monitoraggio del commercio della fauna selvatica. Più della metà viene uccisa dagli agricoltori per difendersi dagli attacchi al bestiame, mentre il 20% resta vittima di trappole allestite per altri animali. Un ulteriore 20%, infine, viene uccisa per il commercio illegale di pellicce.

tratto da: http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/usa_cacciatore_pubblica_la_foto_leopardo_delle_nevi_colpito_morte_animalisti_lanciano_petizione_incriminarlo-3349659.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

Corea del Nord – L’agghiacciante avvertimento della diplomazia Usa: “prepararsi al peggio”!

Corea del Nord

 

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Corea del Nord – L’agghiacciante avvertimento della diplomazia Usa: “prepararsi al peggio”!

Corea del Nord, “prepararsi al peggio”: il capo della diplomazia Usa prevede l’attacco nucleare

Dopo la minaccia della Corea del Nord all’Onu – “la guerra nucleare può scoppiare in ogni momento” (**vedi di seguito) -, dagli Stati Uniti parte uno spaventoso messaggio rivolto a Giappone e Corea del Sud. Washington, infatti, invita i due Paesi alleati a “preparasi al peggio” se la diplomazia dovesse fallire nelle trattative con Pyongyang. Secondo il vicesegretario di Stato americano John Sullivan, in visita a Tokyo, non si può escludere “la possibilità di negoziati diretti” con il regime di Kim Jong-un, ma parimenti, in caso di naufragio degli stessi negoziati, non si può escludere lo scenario peggiore. Ovvero un attacco nucleare.

 

**Corea del Nord all’Onu, la minaccia mai così grave all’Onu: “Guerra nucleare in ogni momento”

L’ultima minaccia della Corea del Nord è rivolta direttamente all’Onu. E questo la rende più credibile, violenta, terrificante: “Una guerra nucleare potrebbe scoppiare in qualsiasi momento”, ha affermato il vice ambasciatore di Pyongyang al Palazzo di Vetro. Mister Kim In Ryong, fedelissimo del dittatore pazzo Kim Jong-un, ha aggiunto: “Finché nessuno parteciperà alle azioni militari Usa contro la Corea del Nord, non useremo armi nucleari”. E ancora: “Gli Usa sono nel nostro raggio. Se invadono anche solo un centimetro del nostro sacro territorio non scamperanno alla nostra severa punizione”. Parole da pazzi. Parole da regime. Parole che sembrano essere il preludio all’attacco e, dunque, a una rovinosa guerra.

 

fonte: Libero Quotidiano

Messico: costretti a mangiare tortillas Ogm e al glifosato grazie agli Stati Uniti. E i nostri politici vogliono approvare Ceta e TTIP?

Messico

 

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Messico: costretti a mangiare tortillas Ogm e al glifosato grazie agli Stati Uniti. E i nostri politici vogliono approvare Ceta e TTIP?

Messico, tortillas Ogm e al glifosato per colpa degli Usa

Il 90,4% delle tortillas consumate in Messico contengono sequenze di mais transgenico mentre l’82% di toast, farina, cereali e snack contengono anche derivati del mais transgenico. E’ quanto emerge da uno studio condotto dall’Università nazionale autonoma del Messico Unam e dell’Università autonoma metropolitana Uam. I ricercatori “hanno campionato” praticamente tutti gli alimenti realizzati prevalentemente con il mais disponibili nei supermercati rilevando in quasi tutti tracce di mais transgenico di 3 tipiNK603 (tolleranza al glifosato), 60,8 per cento; TC1507 (tolleranza al glufosinato ammonio e resistente agli insetti), 54,5 per cento;MON810 (resistenza agli insetti), 34,9 per cento. I ricercatori hanno anche analizzato 10 alimenti etichettati come “liberi da transgenici”: tuttavia, anche nella metà di questo campione sono state trovate tracce di mais transgenico.

Lo studio dimostra che la normativa attuale che vieta la coltivazione di mais transgenico ma  – non di importarlo – non tutela sufficientemente i consumatori dal momento che quasi la totalità dei cibi risulta contaminata.

Lo studio pubblicato dalla rivista Agroecology and Sustainable Food Systems, evidenzia anche la presenza di tracce di glifosato nel 27,7 per cento dei campioni. L’erbicida è stato classificato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), come “possibile cancerogeno”.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/10/16/messico-tortillas-ogm-e-al-glifosato-per-colpa-degli-usa/26790/

L’energia pulita che il Governo Italiano insabbiò su ordine degli U.S.A

 

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L’energia pulita che il Governo Italiano insabbiò su ordine degli U.S.A

 

In questa importantissima conferenza il giornalista RINO DI STEFANO ci introduce alla conoscenza di un argomento di eccezionale interesse e le cui implicazioni potrebbero determinare profondi cambiamenti negli assetti politico-economici, socio-culturali e scientifici della nostra società.

Si tratta infatti di uno dei più affascinanti misteri dell’epoca moderna che ci viene illustrato anche attraverso filmati sconvolgenti e scottanti documenti. Il giornalista Rino di Stefano presenta infatti le evidenze straordinarie che confermano l’esistenza di una macchina in grado di produrre energia gratuita e illimitata, di un raggio capace di vaporizzare la materia, tutto all’interno di un intrigo internazionale.

Questi sono gli ingredienti di un’incredibile storia vera che ci viene raccontata dal bravissimo giornalista che l’ha scoperta e documentata.

Quell’energia pulita tanto auspicata dal presidente Obama dopo il disastro ambientale del Golfo del Messico forse esiste già da un pezzo, ma qualcuno la tiene nascosta per inconfessabili interessi economici. Ma non solo.

Negli anni Settanta, infatti, un gruppo di scienziati italiani ne avrebbe scoperto il segreto, ma questa nuova e stupefacente tecnologia, che di fatto cambierebbe l’economia mondiale archiviando per sempre i rischi del petrolio e del nucleare, sarebbe stata volutamente occultata nella cassaforte di una misteriosa fondazione religiosa con sede nel Liechtenstein, dove si troverebbe tuttora.

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Sembra davvero la trama di un giallo internazionale l’incredibile storia che si nasconde dietro quella che, senza alcun dubbio, si potrebbe definire la scoperta epocale per eccellenza, e cioè la produzione di energia pulita senza alcuna emissione di radiazioni dannose. In altre parole, la realizzazione di un macchinario in grado di dissolvere la materia, intendendo con questa definizione qualunque tipo di sostanza fisica, producendo solo ed esclusivamente calore.

Questo processo avverrebbe tramite l’emissione, da parte di questa straordinaria macchina, di un fascio concentrato di antimateria, che a suo tempo fu definito “raggio della morte” e che, di fatto, sarebbe all’origine dell’energia gratuita che ci tengono nascosta e di molte altre incredibili proprietà in grado di rivoluzionare molti aspetti delle nostre certezze scientifiche, ma anche spirituali.

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E sono proprio queste ulteriori proprietà, di natura realmente inimmaginabile, che ha portato a ribattezzare questo strabiliante strumento come “La Macchina di Dio”.

Il giornalista Rino Di Stefano, già ospite l’anno scorso del Centro Studi e Ricerche C.T.A. 102, da molti anni si sta occupando di questo affascinante argomento raccogliendo pazientemente e rigorosamente una quantità significativa di documenti e testimonianze dirette che ne attestano l’attendibilità.

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In procinto di pubblicare un volume in cui esporrà i risultati delle sue indagini su quello che indubbiamente è uno dei casi più misteriosi e controversi del panorama scientifico-politico degli ultimi cinquant’anni, Rino di Stefano ha già scritto diversi articoli su questo soggetto, due dei quali sull’edizione nazionale de Il Giornale, e ne ha anche parlato nell’ambito di alcune trasmissioni televisive in ambito Rai e Mediaset.

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All’origine della vicenda c’è un uomo,Rolando Pelizza, del quale la cronaca dei giornali ha dipinto un quadro a metà tra lo scienziato e l’avventuriero. Pelizza venne alla ribalta nel 1976 quando contattò il governo italiano dell’epoca, allora presieduto da Giulio Andreotti, per offrire una macchina che, a suo dire, annichilirebbe la materia, trasformandola in energia pura.

Il governo affidò al professor Ezio Clementel, presidente del CNEN e docente di fisica presso l’Università di Bologna, il compito di verificare il funzionamento dello strumento.

L’esperimento venne effettuato tra la fine di novembre e i primi di dicembre 1976, seguendo un protocollo di quattro prove, e fu positivo.

Il professor Clementel presentò una relazione nella quale affermava che l’energia sprigionata andava ben oltre la tecnologia conosciuta.L’esperimento venne anche filmato e attualmente alcuni di questi video sono presenti anche in rete. A quel punto entrarono in ballo gli Stati Uniti, il governo italiano si tirò indietro e un oblio artificiale calò su Pelizza e la sua macchina…

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Nel corso di questa conferenza, Di Stefano ci parla di alcuni degli argomenti più significativi della vicenda presentandoci fatti inediti e sconvolgenti. Il mistero, infatti, si infittisce ancora di più con il racconto di Pelizza che coinvolge la figura di Ettore Majorana, il celebre fisico scomparso nel nulla nel 1938 e di cui si è tornati stranamente a parlare proprio nei mesi scorsi.

Si tratta perciò di un video di immenso interesse:

 

 

fonte:http://www.complottisti.com/quellenergia-pulita-che-il-governo-italiano-insabbio-su-ordine-degli-u-s-a/

Incredibile, ma vero – L’Istituto Nazionale di Sanità Usa: i vaccini aumentano il tasso di mortalità infantile!

 

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Incredibile, ma vero – L’Istituto Nazionale di Sanità Usa: i vaccini aumentano il tasso di mortalità infantile!

 

Coi vaccini cresce la mortalità infantile, lo dice la sanità Usa

E’ ufficiale: i vaccini aumentano il tasso di mortalità infantile. Lo afferma l’istituto nazionale di sanità Usa, un’agenzia del dipartimento della salute. «Il dibattito sui vaccini va riaperto: esistono pericoli mortali e ignorati, con prove terrificanti», afferma Paolo Barnard, che ha scovato uno studio governativo del 2011 condotto da due ricercatori, Neil Miller e Gary Goldman, del “National Center for Biotechnology Information”, una costola dei “National Institutes of Healths”. Un allarme clamoroso: da studi statistici emerge che il rapporto tra vaccinazioni e salute è inversamente proporzionale. In altre parole: più sono i vaccini inoculati, più crescono la mortalità infantile e la “Sids”, sindrome del decesso improvviso infantile. Un sasso nello stagno, lo studio – largamente ignorato – di Miller e Goldman, condotto in un paese come gli Usa, che impone la somministrazione di 26 dosi-vaccino (ma lasciando ai genitori libertà di obiezione salvo in due Stati, Mississippi e West Virginia). L’analisi però si estende al resto del mondo. E si scopre che, anche nei paesi più poveri, in Africa e in Asia, la mortalità infantile cresce, anziché diminuire, proprio là dove si iniettano più vaccinazioni.

L’analisi della regressione lineare della mortalità infantile media, scrivono i due ricercatori americani, «ha mostrato un’alta correlazione statistica significativa fra l’aumento del numero delle dosi-vaccino e l’aumento dei tassi di mortalità infantile».

Già in premessa, gli studiosi raccomandano: «E’ essenziale che si faccia uno “screening” urgente della correlazione fra le dosi-vaccino, la loro tossicità biochimica o sinergistica, e il tasso di mortalità infantile». Secondo Barnard, «lo studio fa a pezzi Bill Gates»: se pensiamo ai bambini del terzo mondo, ci informa che di gran lunga la maggior causa di mortalità infantile non ha nulla a che vedere con le classiche malattie dell’infanzia, ma con la malnutrizione: li ammazza la fame». E qui, aggiunge Barnard, viene una clamorosa smentita al “teorema Bill Gates”, che proclama le vaccinazioni di massa nei paesi poveri come via di salvezza dei bimbi. Nei paesi poveri le vaccinazioni sono diffusissime, anche con tassi superiori al 90%, «eppure hanno lo stesso una “Imr” tragica». Per “Imr” si intende “Infant Mortality Rate”. «Per dare un termine di paragone, la “Imr” degli Usaè 6,2 morti su 1.000 parti; il Gambia obbliga i bambini a 22 dosi di vaccini, ma la “Imr” è di 68,8. La Mongolia somministra lo stesso numero di dosi vaccini, con “Imr” di 39,9».

«Questo – scrivono Miller e Goldman – prova che la “Imr” in molto del terzo mondo ha assai più a che fare con la malnutrizione, acqua infetta, e sistemi sanitari carenti. Non l’assenza di vaccini». Peggio ancora: «Abbiamo scoperto che anche nei paesi in via di sviluppo esiste una relazione inversamente proprorzionale fra il numero dei vaccini somministrati e la “Imr”: le nazioni con la peggiore mortalità infantile sono quelle che somministrano ai bambini il maggior numero di vaccini». Lo studio torna all’Occidente ricco: gli hanno visto pochissimi progressi nel tasso di mortalità dall’anno 2000, e le tradizionali cause (complicanze da parto), secondo i due ricercatori «non spiegano questo fenomeno». Miller e Goldman fanno notare che, nel 2009, cinque delle 34 nazioni con il miglior tasso di “Imr” richiedevano solo 12 dosi-vaccino, il numero minore, mentre gli

Stati Uniti ne richiedevano 26, il maggior numero al mondo. Tutto ciò, concludono, ci fornisce «la prova di una correlazione positiva: “Imr” e dosi-vaccino tendono a crescere assieme».

Bimbi morti e vaccini vanno di pari passo, sottolinea Barnard, riportando un’altra frase-chiave dello studio: «Fra le 34 nazioni ricche analizzate, quelle che richiedono il più alto numero di vaccini, tendono ad avere la peggior “Imr”». Stessa tendenza per il “decesso improvviso infantile”, in gergo “Sids”, cioè “Sudden Infant Death Syndrome”. «Prima dei programmi di vaccinazione – afferma lo studio governativo Usa – la “Sids” era così rara che neppure veniva citata nelle statistiche della “Imr”», la mortalità infantile. E la tempistica è altrettanto allarmante: «Negli Usa le campagne di immunizzazione nazionali iniziarono nel 1960, e per la prima volta nella storia i nostri bambini furono vaccinati contro difterite, pertosse, tetano, polio, morbillo, orecchioni e rosolia. Improvvisamente – continuano Miller e Goldman – nel 1967 la medicina clinica coniò una nuova forma di mortalità infantile, la “Sids”. E dal

1980, la “Sids” è divenuta la maggior causa di mortalità post-neonatale in America». Uno studio citato dai due ricercatori «scoprì che 2/3 degli infanti morti di “Sids” erano stati vaccinati contro difterite-pertosse-tetano appena prima di morire».

Secondo altri ricercatori citati, Fine e Chen, «i bambini muoiono di “Sids” a un tasso quasi 8 volte superiore alla norma entro 3 giorni dall’inoculazione contro difterite-pertosse-tetano». Un terzo studio documenta il caso di un infante di tre mesi, morto di “Sids” dopo una inoculazione di 6 vaccini contemporaneamente: «Questo caso ci offre un allarme unico nel capire il possibile ruolo di queste vaccinazioni nel causare morti improvvise in bambini vulnerabili». Infatti, avvertono gli scienziati, «senza studi anatomopatologici su larga scala di questi decessi infantili, alcuni casi chiaramente correlati alle vaccinazioni verranno ignorati». Queste informazioni, sottolinea Barnard, sono «documentazione scientifica ufficiale al più alto livello sanitario tecnologico del mondo, quello degli Usa», il cui governo è anche «il promotore mondiale dei vaccini». E lo studio è del 2011: «Loro sapevano che i vaccini possono uccidere». Iniezioni potenzialmente pericolose: secondo la ricerca, è imprudente somministrare vaccini senza prima aver valutato la capacità del bambino di reggere a quella sollecitazione biochimica.

 

 

fonte: http://www.libreidee.org/2017/05/coi-vaccini-cresce-la-mortalita-infantile-lo-dice-la-sanita-usa/

 

 

 

Mi dissero: “A Roma non hai futuro”. E avevano ragione. Ora a Miami sono Neurochirurgo. Qui c’è la meritocrazia. Se hai una percentuale di mortalità sopra gli standard, ti mandano a casa. Una cosa che in Italia non esiste!

 

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Mi dissero: “A Roma non hai futuro”. E avevano ragione. Ora a Miami sono Neurochirurgo. Qui c’è la meritocrazia. Se hai una percentuale di mortalità sopra gli standard, ti mandano a casa. Una cosa che in Italia non esiste!

Neurochirurgo a Miami. “Mi dissero: ‘A Roma non hai futuro’. Avevano ragione”

Italo Linfante, 52 anni, ha lasciato la Capitale 24 anni fa e adesso è un medico e ricercatore di successo in Florida. Negli Stati Uniti, spiega, vince il merito. “E qui, se hai una percentuale di mortalità al di sopra di un certo standard determinato, ti mandano a casa. Una cosa che in Italia non esiste”

Quello che ha fatto è un viaggio nel futuro, mentre in Italiaimmobilismo e baroni rischiavano di farlo rimanere impantanato nel passato. Italo Linfante, 52 anni, oggi a Miami è un medico di successo: direttore del reparto di Neurochirurgia Endovascolare al Miami Cardiac and Vascular Institute and Baptist Neuroscience Institute, professore associato in Neurologia, Neurochirurgia e Radiologia alla Florida International University, ha pubblicato più di cento articoli scientifici ed è autore di libri su ictus e malattie endovascolari. “Mi sono laureato alla Sapienza poi ho fatto la specializzazione in Neurologia a Romaper tre anni. Mi occupavo di flusso e metabolismo cerebrale e, per il tipo di ricerca che facevo, nel 1990 fui scelto per andare negli Stati Uniti con una borsa di studio della durata di un anno al National Institutes of Health (Nih) di Bethesda, uno dei più prestigiosi degli Usa. Sono partito 24 anni fa e non sono mai più tornato”.

O meglio, l’aereo lo ha preso, ma lo aspettava una sorpresa. “Quando sono tornato il mio professore mi ha detto a chiare lettere che non c’era nessun futuro per me perché i posti erano già stati assegnati, invece al Nih mi hanno proposto di rimanere. C’erano altri due progetti di ricerca che avevo ideato, mi hanno dato fondi e uno stipendio e così sono ripartito”. Dopo due anni arriva anche la Green card (visto di residenza permanente, ndr) nella categoria di ‘Oustanding Physician in the National Interest‘ e la sua carriera inizia a decollare: “Ho fatto poi la Residency, ho lavorato alla Washington University, al Baylor College of Medicine(Houston) e a Boston come membro della facoltà di Medicinadella Harvard Medical School dove facevo attività clinica, di ricerca e insegnavo.”

Insomma, negli States trova la sua strada: quella della neurochirurgia endovascolare. “A Roma mi sentivo una persona strana: facevo lo specializzando dalle 7 e mezza alle 16, andavo in laboratorio e facevo ricerca fino alle 22 e 30. Poi andavo a fare le guardie di notte in clinica privata. Dovevo mantenermi perché purtroppo ho perso i miei genitori quando ero molto giovane. Dormivo lì, mangiavo lì e poi ricominciavo”. E se in Italia era un’eccezione “qui negli Stati Uniti ho trovato tutta gente così: appassionata, che fa esperimenti la notte”.

Durante i suoi studi fa incontri importanti: “Ho lavorato anche con Louis Sokoloff, che ha inventato il modo per misurare flusso e metabolismo cerebrale ed era in odore di premio Nobel. Io gli presentavo i dati dei miei esperimenti e ne parlavamo. In Italia il direttore della Clinica Neurologica dell’università mi avrà parlato cinque volte in tre anni”. Ed è anche il sistema ad essere diverso: “Se negli Usa non sei un clinico bravo, con una casistica senza complicazioni e non fai ricerca ad alti livelli, non fai carriera. Dipende da te: se hai voglia di lavorare molto, vai avanti. In Italianon sei padrone del tuo destino, ma sei sotto le decisioni di qualche barone locale che decide in base ad altre logiche di interesse”.

Ma non solo. Ad essere diverso, in Italia, è anche il concetto di responsabilità. “Qui il responsabile sono io: se le cose vanno male, il primo che viene licenziato sono io”. Ma allo stesso tempo “decido chi assumere. Non è possibile che in Italia sia l’amministratore nominato politicamente a decidere della gestione del personale di un ospedale. E poi qui se hai una percentuale di mortalità al di sopra di un certo standard determinato, ti mandano a casa. Una cosa che in Italia non esiste. Ed è un problema: se hai un posto da primario o da professore non ti manda via nessuno”. E così facendo si perdono numerose occasioni. “La medicina va avanti alla velocità della luce. Qui facciamo cose che io stesso 15 anni fa pensavo che fossero impossibili. La mortalità per ictus, per esempio, negli ultimi 10 anni è diminuita negli Usa e ci sono dei progressi tangibili, si lavora a progetti che in Italia non sono ancora in atto. Soprattutto, chissà quando e se lo saranno. E in questo campo tecnologia e innovazione non solo migliorano il progresso scientifico, ma sono anche motore per la crescita economica”.

La sua carriera lo porta anche a viaggiare spesso per intervenire a congressi internazionali, durante i quali ha avuto modo di rincontrare parte del suo passato in Italia: “Una volta ho parlato con il professore che mi ha detto che per me non c’era speranza. Mi ha detto ‘mi dispiace, ma forse per te è andata meglio così’”. Aveva ragione: “È difficile lasciare il Paese in cui si è nati e i propri affetti, ma una carriera così in Italia me la sarei sognata. E negli Usa, dove vige un sistema di selezione per merito, ho trovato tanti italiani geniali”.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/28/neurochirurgo-a-miani-mi-dissero-a-roma-non-hai-futuro-avevano-ragione/1098066/

 

Parmesan grattugiato al 100%, ma dentro c’è quasi un 10% di segatura? In America è legale. E con TTIP e CETA lo sarà anche in Italia…!

 

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Parmesan grattugiato al 100%, ma dentro c’è quasi un 10% di segatura? In America è legale. E con TTIP e CETA lo sarà anche in Italia…!

 

Parmesan grattugiato al 100% (con un po’ di legno)? Negli Usa (e non solo) si può

La scritta che campeggia in etichetta parmesan grattugiato al 100%? Non ci avrete mica creduto? È solo un modo di dire…

È più o meno questa la conclusione di decine di cause contro i produttori statunitensi del calibro di Kraft Heinz, Walmart, Target, Albertsons, Publix, giudicate dal giudice federale Gary Feinerman in Illinois.

Che ha respinto in un sol blocco tutte le azioni promosse dai consumatori in diversi Stati. I cittadini sostenevano di essersi fidati della scritta che campeggiava sulla confezione tranne poi scoprire che  che oltre al formaggio e a qualche additivo, nel grattugiato c’erano anche quantità dell’8,8% di polvere di cellulosa.

LA SEGATURA NEL FORMAGGIO?

Il caso era finito su molti giornali lo scorso anno, dopo che agli onori della cronaca (specie italiana) erano finiti titoli del tipo “Segatura nel parmisan” o “Legno nel formaggio Usa”. Titoli ad effetto per descrivere quello che in realtà fanno in molti. E non solo negli Usa. Di fatti la cellulosa è utilizzata come antiagglomerante, serve insomma a far sì che il grattugiato non si “ammassi”. Ed è usata anche in Italia, seppure solo nei mix di formaggi grattugiati.
Ebbene, per il giudice Feinerman “Formaggio parmesan grattugiato al 100%” è un’affermazione ambiguache è aperta a molteplici interpretazioni.
“Sebbene possa essere interpretato come un prodotto al 100% di formaggio e nient’altro, potrebbe anche essere un’asserzione che il 100% del formaggio è parmesan o che il formaggio sia grattugiato al 100%” ha spiegato il giudice dell’Illinois.

LA COLPA? DEI CONSUMATORI

Oltre al danno, poi, ha aggiunto la beffa, dando degli “irragionevoli”, ai consumatori: “Un consumatore ragionevole saprebbe che il formaggio puro non è stabile a temperatura ambiente e non può stare in imballaggi sigillati in un negozio di alimentari per lunghi periodi di tempo”, ha concluso il giudice. Con buona pace di chi ancora si fidava delle confezioni…

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/08/28/parmesan-grattugiato-al-100-con-un-po-di-legno-negli-usa-e-non-solo-si-puo/25398/

Usa – Big Pharma ha corrotto 68.000 medici pur di rifilare alla gente oppioidi antidolorifici. Risultato? Oltre 1.000 casi a settimana di overdose da droga, anche fatali! …E parliamo della stessa Big Pharma che ora si frega le mani per i 10 vaccini obbligatori…

 

Big Pharma

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Usa – Big Pharma ha corrotto 68.000 medici pur di rifilare alla gente oppioidi antidolorifici. Risultato? Oltre 1.000 casi a settimana di overdose da droga, anche fatali! …E parliamo della stessa Big Pharma che ora si frega le mani per i 10 vaccini obbligatori…

 

La denuncia shock: Big Pharma ha corrotto 68.000 medici per spingere gli oppiacei mortali negli USA

Più di 68.000 medici hanno ricevuto pagamenti superiori a 46 milioni di dollari – nel giro di soli 29 mesi – dalle corporazioni farmaceutiche del goliath che spingono gli oppioidi antidolorifici, questo è uscito fuori in un’inchiesta innovativa su Big Pharma e l’epidemia di oppiacei legali e illeciti che affliggono gli Stati Uniti.

Il denaro ha spinto i medici a prescrivere i farmaci a base di oppiacei che hanno invaso le case delle famiglie americane.

“Il passo successivo consiste nel comprendere i legami tra i pagamenti, le pratiche di prescrizione e le morti per overdose” , ha dichiarato al Washington Post Scott Hadland, pediatra e autore dello studio pubblicato nell’American Journal of Public Health .

Secondo le stime, più di 1.000 persone a settimana hanno riportato danni fatali per overdose di droga nel 2015, hanno riferito i centri per la prevenzione delle malattie, e il picco è avvenuto durante i primi sei mesi dell’anno successivo – che i centri nazionali per le statistiche sanitarie attribuiscono in gran parte al forte aumento delle morti di oppiacei – in particolare, eroina e il potente antidolorifico sintetico, fentanyl.

A dispetto, i ricercatori del Boston Medical Center hanno trovato che le somme più grandi sono state date ai medici per spingere il fentanyl – un antidolorifico da 50 a 100 volte più forte della morfina, usato per il dolore estremo come il cancro, e altro ancora. Il fentanyl fabbricato, illegale all’estero, è tagliato con eroina.

Secondo l’inchiesta, il primo posto dei medici, circa 700, ha ricevuto l’82,5 per cento della somma totale dei pagamenti per gli oppiacei.

Per inciso, l’analisi dei dati pubblici dei centri medici e Medicaid Services ha rivelato che Big Pharma con il denaro per incentivare il commercio di opioidi, ha inondato ogni angolo degli Stati Uniti; Ma, l’Indiana, Ohio e New Jersey – i tre stati che hanno colpito il flagello oppiaceo a livello nazionale – hanno registrato il maggior numero di pagamenti ai medici per corromperli.

fonte: http://www.ninconanco.info/la-denuncia-shock-big-pharma-corrotto-68-000-medici-spingere-gli-oppiacei-mortali-negli-usa/

 

Si al TTIP, Si al CETA… Diventiamo tutti Americani. Tutti più liberi. Per esempio, promuovere l’allattamento al seno è illiberale. È una “barriera al commercio” che intralcia le vendite di latte artificiale e simili surrogati! …Ma stiamo scherzando?

 

 

Americani

 

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Si al TTIP, Si al CETA… Diventiamo tutti Americani. Tutti più liberi. Per esempio, promuovere l’allattamento al seno è illiberale. È una “barriera al commercio” che intralcia le vendite di latte artificiale e simili surrogati! …Ma stiamo scherzando?

La protesta delle mamme: per gli USA non devono allattare

di Tiziana Beghin, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa. 

“Questa notizia ha dell’incredibile. In un documento tecnico di 500 pagine, gli Stati Uniti passano in rassegna tutte le barriere al commercio dei loro partner commerciali. In pratica una lista nera di tutte le leggi e i regolamenti di altri Paesi che il governo americano sta cercando di smontare a colpi di trattati internazionali e con le regole dell’organizzazione mondiale del commercio. Sapete cosa sono queste barriere? Sono le leggi che proteggono la salute delle persone!

Gli Stati Uniti non hanno nemmeno la decenza di risparmiare i bambini. Il governo di Hong Kong, ad esempio, sta lavorando a una legge per promuovere l’allattamento al seno e garantire una nutrizione corretta ai neonati, ma ha trovato sulla sua strada la ferrea opposizione degli Stati Uniti. L’amministrazione americana ritiene questa misura una “barriera al commercio” che potrebbe ridurre le vendite di latte artificiale e prodotti surrogati del latte materno. Stesso atteggiamento in Indonesia dove gli americani vogliono bloccare sul nascere un progetto di legge che mira a limitare il marketing di latte artificiale, mentre in Thailandia, dove una legge del genere già esiste, gli Stati Uniti starebbero cercando di rimuoverla. Anche la Malesia è finita nella lista nera degli Americani, per un simile divieto di pubblicizzare prodotti per bambini. E in Salvador, dove il governo ha promulgato una legge in difesa dell’allattamento al seno, gli Stati Uniti si riservano di monitorare la situazione in attesa di un potenziale intervento. Non si tratta di supposizioni, ma di casi reali direttamente riportati da un documento ufficiale del governo americano.

E sempre da questo documento si evince che in Cile e in Perù gli Stati Uniti vogliono demolire una legge anti-obesità che vieta alle multinazionali di pubblicizzare prodotti pieni di calorie a ragazzi sotto i 14 anni e le obbliga a mettere un bollino di pericolo sui prodotti più grassi. Non è assurdo che siano le multinazionali a dettare l’agenda dei governi? Se è vero che gli americani vogliono resuscitare il TTIP, questi sono i pericoli che ci troveremo ad affrontare. In Commissione Commercio Internazionale, gli eurodeputati del gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle difendono la salute dei cittadini”.

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/07/la-protesta-delle-ma.html