LA RIVINCITA DEI LIMONI SICILIANI. L’Unione Europea e la grande distribuzione stanno tentando di distruggerli, preferendo le porcherie provenienti dall’estero. Ma i Siciliani non ci stanno, difendono il prodotto della loro terra (il migliore del mondo) e partono al contrattacco!!

 

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LA RIVINCITA DEI LIMONI SICILIANI. L’Unione Europea e la grande distribuzione stanno tentando di distruggerli, preferendo le porcherie provenienti dall’estero. Ma i Siciliani non ci stanno, difendono il prodotto della loro terra (il migliore del mondo) e partono al contrattacco!!

A Palermo adesso i limoni costano 1 Euro al chilogrammo. E sono limoni siciliani

Solo un anno fa si vendevano a 3,50 Euro al chilogrammo. Le multinazionali, d’accordo con la grande distribuzione organizzata, avevano creato le condizioni per rendere non economica la produzione di limoni in molte zone della Sicilia occidentale. Ma agricoltori e commercianti ambulanti, partendo dal basso, hanno aggirato il sistema imposto sulla pelle dei cittadini siciliani… 

Ricorderete che la scorsa estate abbiamo pubblicato diversi articoli in cui raccontavamo dei limoni venduti a Palermo a 3,50 Euro al chilogrammo sia presso la grande distribuzione organizzata che presso i negozi artigianali.

Ci chiedevamo: che fine hanno fatto i limoni siciliani?

Com’è possibile che, nella nostra Isola, si vendono limoni che arrivano da chissà dove (per esempio dall’Argentina, ma anche dal Nord Africa), spesso di pessima qualità e magari trattati con chissà quali pesticidi?

Ecco che poi è arrivata una risposta. I limoni siciliani ci sono ancora, non venivano raccolti, e in parte non vengono ancora raccolti, perché i commercianti li pagano a un prezzo troppo basso.

Dietro questa storia ci sono le pressioni delle multinazionali, che puntano a fare fallire gli agricoltori siciliani che producono limoni per imporre i propri prodotti. Al prezzo che le stesse multinazionali stabiliscono.

Infatti, una volta che hanno costretto i produttori a non raccogliere i limoni, sono loro che controllano tutta l’offerta e sono loro che impongono i prezzi.

Ma adesso il meccanismo messo in piedi da chi punta a distruggere la limonicoltura Siciliana sembra sia stato messo in discussione.

I prezzi dei limoni sono scesi. Solo un semplice aumento dell’offerta? Non si direbbe.

Ma quello che è più importante è che, per le strade della città, ci sono ambulanti che vendono il prodotto a un Euro al chilogrammo.

Che è successo? Ce lo racconta un commerciante ambulante:

“E’ successo che i verdelli siciliani venivano pagati a prezzi troppo bassi. A quei prezzi non conveniva nemmeno raccogliere questi limoni. Quando è venuta fuori la storia che i limoni – a Palermo, ma anche a Trapani, per quello che so io – si vendevano a oltre 3 Euro al chilogrammo ci siamo recati da alcuni produttori e gli abbiamo offerto un prezzo più alto. Ci siamo messi d’accordo e loro ci hanno dato i loro limoni”.

Li abbiamo venduti a 2 Euro al chilogrammo. Poi a un Euro e mezzo. Oggi li vendiamo a un Euro. E sa perché? Perché molti produttori siciliani che avevano deciso di non raccogliere il prodotto hanno deciso, invogliati da prezzi convenienti, di raccogliere i limoni e di venderli. Lo raccolgono, lo danno a noi e noi lo vendiamo. Conviene a noi, conviene agli agricoltori e conviene ai consumatori siciliani, che non mangiano più limoni esteri di pessima qualità a oltre 3 Euro al chilogrammo, ma limoni siciliani di qualità a prezzi inferiori di due terzi”.

Chiediamo: non è che anche voi vendete limoni argentini e ci dite che sono siciliani?

“Non avrebbe senso – ci risponde -. Perché il prodotto estero non potremmo certo venderlo a un Euro, perché dovremmo caricarci il costo del trasporto”.

Come per il grano duro, anche per i limoni la globalizzazione dell’economia e tutti i disastri che ne conseguono si possono battere partendo dal basso. Servono l’informazione e un po’ di organizzazione.

 

tratto da: http://www.inuovivespri.it/2016/09/26/sorpresa-a-palermo-adesso-i-limoni-costano-1-euro-al-chilogrammo-e-sono-limoni-siciliani/

 

Sei pieno di debiti? Forse non lo sai (o non te lo fanno sapere) ma puoi dichiarare il “fallimento familiare”. E’ la “legge salva suicidi” in vigore dal 2012 !

 

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Sei pieno di debiti? Forse non lo sai (o non te lo fanno sapere) ma puoi dichiarare il “fallimento familiare”. E’ la “legge salva suicidi” in vigore dal 2012 !

 

Dal 2012 non è solo un’azienda a poter fallire e ottenere il pagamento di solo una parte del debito,ma anche una famiglia.(legge 3/2012).Legge salva suicidi.

Impossibile pagare i debiti? Con la legge 3/2012, se il motivo è valido, un giudice può decidere di “ristrutturarli”

I grandi Media parlano sempre delle stesse questioni,eppure ci sono leggi e fatti che potrebbero cambiare la vita delle persone . Il nostro invito e di leggere quanto segue e di diffondere le informazioni .

Se le persone e le aziende avessero tali informazioni l’economia Italiana cambierebbe immediatamente . Associazione DECIBA fra i tanti successi nel campo bancario sta preparando un’altra campagna informativa per portare alla conoscenza tutti i cittadini Italiani .

Se una famiglia non riesce a far fronte ai suoi debiti, un giudice può decretarne il “fallimento”. È una soluzione a cui ricorrono in pochi Si tratta della legge n° 3 del 2012, che «nella sostanza contempla il cosiddetto “piano del consumatore”. È una legge che permette il cosiddetto “fallimento familiare”, mentre tradizionalmente fino al 2012 erano solo le imprese che potevano fallire, e cioè affidare al giudice la decisione di ristrutturazione del loro debito, pagando solo in parte gli obblighi a cui erano tenute per i debiti accumulati, naturalmente a fronte di una situazione che permette di affrontare questi pagamenti parziali. Questa legge del 2012 ha permesso di elaborare dei piani del consumatore per famiglie che per motivi gravi (perdita del posto di lavoro, la morte di un percettore di reddito, una grave malattia o altre situazioni di difficoltà non colpevole) vogliono far fronte ai loro obblighi di debito, non possono pagare tutto il debito a cui sono tenuti, ma vogliono affrontare questo loro dovere», ha precisato. «Il giudice può, una volta accertate tutte queste condizioni, imporre ai creditori un abbattimento del debito a fronte di un pagamento di una parte del totale come nuovo impegno del debitore.

Alla legge non dà importanza nessuno,eppure esiste,funziona,risolve.

La paura e l’ignoranza fanno sempre da padrone,la maggior parte delle persone credono che non esista la legge,eppure banche,equitalia,la applicano,l’unica differenza ? loro portano avanti la legge e voi no .

Abbiamo pubblicato più volte sentenze ed ordinanze,lo scopo e di informare i cittadini della grande possibilità di difesa legale che hanno, provate ad immagine se le aziende sapessero che la maggior parte dei Mutui, Leasing, conto correnti contengono illeciti da scaraventare le sorti economiche di un’attività .

La confusione e la paura sono i migliori alleati delle banche,vincono senza neanche fare la guerra .Questo video spiega uno dei grandi successi ottenuti dal gruppo DECIBA,la banca fa un precetto,pignora il bene e successivamente lo mette all ASTA per venderlo,Deciba interviene e richiede al tribunale di Padova di sospendere l’asta giudiziaria PER USURA BANCARIA

INCREDIBILE ? NO REALTA’ ECCO L’ORDINANZA E LA TESTIMONIANZA Dovete credere a ciò che vedete, le paure imprigionano la mente, la conoscenza ci salverà tutti. Il dubbio che viene a tutti noi è solo uno,ma perché nessuno né parla ? cosa potrebbe succedere se le persone ed aziende avessero queste informazioni ? LA SALVEZZA La politica e i grandi media su una cosa sono d’accordo,non spieghiamo alle persone come fare a salvarsi,alcuni utilizzano la FALSA GUERRA CONTRO LE BANCHE ,altri utilizzano la FALSA GUERRA CONTRO EXTRACOMUNITARI,altri screditano i loro “nemici politici”,la cosa certa che nessun politico parla di questi argomenti,provate ad immaginare se questo signore andasse in televisione a spiegare questo

Grazie di cuore,non avrei mai pensato di salvare la mia casa guardando un annuncio su Facebook,inizialmente non credevo a nulla,il mio sconforto mi portava a credere che nulla è vero,ho semplicemente fatto ciò che è giusto fare,grazie a voi e al gruppo DECIBA oggi rimango in casa mia e la banca mi dovrà pagare i danni per tutto ciò che mi ha fatto subire! Ho pensato mille volte di farla finita! sinceramente non ho mai creduto nel web,oggi mi devo ricredere,grazie di cuore .

Giancarlo B.

La cosa migliore che potete fare è diffondere queste informazioni,vi garantiamo che saranno utili a milioni di Italiani .

PERCHE’I POLITICI INVECE DI FARE TANTE CHIACCHIERE NON PARLANO DI ARGOMENTI CHE POTREBBERO SALVARE LE PERSONE

Fonte : http://www.equistop.it/index.php?option=com_content&view=article&id=7%3Aimpossibile-pagare-i-debiti-legge-3-2012&catid=11&Itemid=131

Tratto da: http://curiosity2015.altervista.org/debitixxx/

Il paradosso della Germania prima impone il Glifosato all’Unione Europea, poi lo vieta in casa sua… Non Vi puzza di enorme paraculata per favorire la propria industria (Bayer-Monsanto) sulla pelle degli Europei?

 

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Il paradosso della Germania prima impone il Glifosato all’Unione Europea, poi lo vieta in casa sua…  Non Vi puzza di enorme paraculata per favorire la propria industria (Bayer-Monsanto) sulla pelle degli Europei?

 

Prima si astiene, poi vota a favore dell’uso del glifosato ma solo in casa altrui. Perché ora la Germaniavuole vietare a casa propria il famigerato pesticida, considerato “probabile cancerogeno” dalla Iarc e finito nella bufera dopo la pubblicazione dei Monsanto papers perché la multinazionale avrebbe condizionato il giudizio “assolutorio” dell’Efsa.

Socialdemocratici e Verdi vogliono il divieto

Se la Csu, il partito della cancelliera Merkel, spinge per un divieto all’uso privato (nei giardini di casa, per intenderci) già in vigore in Italia, i socialdemocratici della Spd e i Verdi stanno spingendo per un divieto nazionale completo. Harald Ebner, l’esperto che per i Grün tedeschi ha seguito il dossier Glifosato, ha insistito sul fatto “che il divieto di uso privato rappresenterebbe una piccola riduzione della quantità di glifosato utilizzato nel paese e non gioverebbe all’ambiente e alla salute”. Servirebbe insomma una messa al bando completa anche per gli usi agricoli (ma gli agricoltori tedeschi si sono sempre schierati in Europa a favore del rinnovo della licenza).

Dall’astensione al Sì per il rinnovo della licenza in Europa

Lo stallo è totale visto che a Berlino dopo quasi 4 mesi dalle elezioni manca ancora un governo. E proprio in questa incertezza istituzionale che sarebbe nato il “voltafaccia” tedesco in Europa sul glifosato. In sintesi: in ben due occasioni la Germania a settembre e ottobre si è astenuta mentre a sorpresa il 27 novembre ha abbandonato l’Italia e la Francia ferme sul loro “No”, e si è schierata per il “Sì” al rinnovo della licenza per altri 5 anni del glifosato in Europa. Voti che hanno contato nella decisione finale in favore di quella Monsanto (proprietaria del RoundUp, l’erbificida più usato al mondo a base di glifosato) che dovrebbe anche in sposa alla tedesca Bayer.

La cancelliera in mezzo al guado

La Merkel ancora senza una maggioranza per il suo terzo mandato non ha digerito il voto favorevoledella Germania in Europa. Secondo i retroscena, la decisione di votare a favore della licenza è stata presa dal ministro dell’Agricoltura Christian Schmidt senza il sostegno del ministero dell’Ambiente. Per quel voto  Schmidt fu è stato redarguito dalla cancelliera  Merkel che ora di fronte alla richiesta opposta (mettere al bando il glifosato) per giunta a casa propria rischia davvero una brutta figura con i consumatori europei.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/12/19/glifosato-prima-berlino-lo-impone-alla-ue-e-poi-lo-vieta-a-casa-sua/29621/

Fino a ieri negavano la presenza del glifosato. Poi rifiutavano i controlli. Ora che sono stati smentiti, ci vengono a raccontare che la pasta al glifosato non fa male. Ma per favore!

 

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Fino a ieri negavano la presenza del glifosato. Poi rifiutavano i controlli. Ora che sono stati smentiti, ci vengono a raccontare che la pasta al glifosato non fa male. Ma per favore!

 

Da I Nuovi Vestri: Adesso ci vengono a dire che la pasta al glifosato non fa male. Ma per favore!

Matrix – la trasmissione televisiva del gruppo Mediaset (leggere Berlusconi) – accende i riflettori sul grano duro e sulla pasta. Invita, guarda caso, solo chi sostiene che il glifosato non è un problema per la nostra salute. E gli scienziati che sostengono cose diverse? E le analisi sulla pasta industriale italiana e sulle semole? E il ruolo di GranoSalus? Mah 

Debbono essere messe proprio male le grandi industrie della pasta italiane. Altrimenti non si spiegherebbero tante cose. Come il proliferare di trasmissioni televisive nelle quali, direttamente o indirettamente, cercano disperatamente di promuovere il proprio prodotto. Per non parlare dei prezzi della pasta industriale italiana, in vertiginosa discesa. In questo clima non ci stupisce che una trasmissione come Matrix, in onda in una delle Tv del gruppo Mediaset, si occupi del grano duro e della pasta, invitando tanti interlocutori ad eccezione di chi, in questi anni, ha condotto la battaglia per un grano duro privo di contaminanti: e cioè i rappresentanti di GranoSalus e, perché no?, de I Nuovi Vespri.

Questa è la prima, grande anomalia della trasmissione (in calce a questo articolo trovate il link della puntata di Matrix dedicata alla pasta e al grano duro) condotta da Nicola Porro. Vabbé, lasciamo perdere I Nuovi Vespri, che magari sembra che ci vogliamo auto-incensare. Ma un rappresentante di GranoSalus andava invitato, no? Invece nulla.

C’era il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti. C’era Mario Piccialuti, direttore dell’Aidepi, l’Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane. Poi una donna e un uomo di scienza: Elena Cattaneoe Luca Piretta.

Per tutt’e quattro gli ospiti della trasmissione il glifosato presente nel grano duro di provenienza canadese e, di conseguenza, nella pasta industriale prodotta con questo grano duro canadese non è un problema.

Il glifosato – i tanti lettori che ci seguono lo sanno – è un diserbante che, nelle aree fredde e umide del Canada, viene usato impropriamente non per far seccare le malerbe, ma per fare maturare il grano duro.

Il contraltare a questi signori era rappresentato da alcune posizioni assunte dalla Coldiretti. Dimenticando che non è stata certo la Coldiretti a sollevare la questione del grano duro, ma GranoSalus.

La tesi degli ospiti della puntata di Matrix è che il glifosato contenuto nella pasta industriale prodotta con il grano duro canadese non fa male alla salute. Questo perché ne conterrebbe quantitativi così modesti da non arrecare danni all’organismo umano.

A noi questa tesi non convince affatto. Infatti, nel simposio internazionale sul grano duro che si è tenuto nelle scorse settimane a Matera, è stato affermato l’esatto contrario. E ad affermarlo è stata una scienziata indipendente: Fiorella Belpoggi, Direttore del ‘Centro Ricerca Tumori Ramazzini’ di Bologna.

Dagli studi effettuati da questa ricercatrice indipendente è emerso che il glifosato, ingerito anche in piccole dosi, provoca “Ritardi nello sviluppo sessuale delle femmine, frammentazione del DNA dei cromosomi nelle femmine e nei maschi, alterazione della flora batterica intestinale nel primo periodo della vita, cioè dalla nascita fino al primo sviluppo sessuale”.

Poco convincete anche la tesi che giustifica la presenza del grano duro canadese in Italia. Il nostro Paese – è stato ribadito nel corso della trasmissione – non produce più di 4 milioni e mezzo di tonnellate di grano duro. Siccome all’industria della pasta ne servono 6 milioni di tonnellate, ecco che bisogna importarne 1 milione e mezzo di quintali, magari dal Canada.

In realtà, la spiegazione fornita nel corso della trasmissione, lo ribadiamo, non è affatto convincente. Non è stato detto, ad esempio, che, negli ultimi anni, 600 mila ettari di seminativi del Sud Italia (cioè di terreni che potrebbero essere coltivati a grano duro) sono stati abbandonati.

E sapete perché gli agricoltori del Mezzogiorno d’Italia non coltivano più questi terreni? Perché la speculazione internazionale e nazionale fa in modo che il prezzo del grano duro del Sud Italia si mantenga basso, così da convincere gli agricoltori del Meridione d’Italia ad abbandonare questa coltura.

L’esempio l’abbiamo sotto gli occhi dal luglio di quest’anno. Ebbene, anche quest’anno il prezzo del grano duro del Sud Italia non è andato oltre i 20 euro al quintale. Un prezzo irrisorio se si pensa che il grano duro del Mezzogiorno d’Italia, sotto il profilo della qualità, è uno dei migliori del mondo.

Un semplice raffronto rende chiara la truffa perpetrata ai danni degli produttori di grano duro del Sud Italia. Il Desert Durum – la varietà di grano duro che si coltiva in Arizona e in California, che ha una qualità uguale, se non leggermente inferiore, al grano duro del Sud Italia, si commercializza a 40-45 dollari al quintale.

Perché questa differenza di prezzo così marcata tra le varietà di grano duro del Sud Italia e il Desert Durum, visto che la qualità è la stessa? Semplice: perché il prezzo del grano duro americano viene sostenuto dal mercato di Chicago (il più importante mercato del grano del mondo). Mentre il prezzo del grano duro del Sud Italia viene affossato dal mercato internazionale e anche a livello locale.

Non è un caso se i parlamentari nazionali del Movimento 5 Stelle – su input di GranoSalus – siano riusciti a far approvare una legge per istituire la CUN, la Commissione Unica nazionale, che dovrebbe controllare il volume degli scambi e, di conseguenza, l’andamento dei prezzi del grano duro in Italia.

Da quando GranoSalus e I Nuovi Vespri hanno iniziato a condurre la battaglia per fare chiarezza sul grano duro, tantissimi consumatori preferiscono acquistare pasta, semola, pane e via continuando prodotti con grano duro del Mezzogiorno d’Italia.

La cosa strana è che la domanda di grano duro del Sud Italia è in continua crescita, mentre il prezzo di tale prodotto, a parità di offerta, rimane invariato e, in certi casi, si abbassa. Il prezzo, in questi casi, dovrebbe crescere, non restare basso e, addirittura!, decrescere!

Per fugare questi dubbi basterebbe applicare la legge nazionale e far funzionare la CUN. Ma né il Governo Renzi, né il Governo Gentiloni, fino ad oggi, hanno applicato la legge che ha istituito la CUN.

L’80% del grano duro italiano si produce nel Sud Italia. Come può una trasmissione televisiva che accende i riflettori sul grano duro e sulla pasta non affrontare questo argomento?

Altra domanda: quali sono le reali ragioni per le quali il grano duro canadese deve arrivare in Italia? Sono essenzialmente due.

La prima è legata al CETA, il trattato internazionale che le multinazionali hanno imposto all’Unione Europea. In base a tale trattato, le multinazionali vanno a gestire affari in Canada; in cambio, però, i canadesi debbono ‘sbolognare’ agli ignari consumatori europei circa 4 milioni di tonnellate di grano duro.

Dopo quello che sta venendo fuori su una parte della produzione del grano duro canadese è diventato difficile, per il Canada, collocare questo prodotto. Con il CETA i canadesi hanno risolto il problema!

Questo spiega il perché, nelle scorse settimane, l’Unione Europea ha prorogato, per altri cinque anni, l’uso del glifosato in Europa. Se la UE avesse bloccato l’uso del glifosato avrebbe, automaticamente, bloccato il CETA: perché, come già accennato, è il CETA che consente al Canada di esportare in Europa il proprio grano duro!

Tutto si tiene nel mondo degli affari: Canada, CETA, grano duro canadese, Tv e industriali della pasta.

Sì, anche loro, gli industriali della pasta. Che con il grano duro canadese – che contiene un alto tenore di glutine – risparmiano un sacco di soldi nel processo di produzione della pasta. Perché la pasta che contiene tante proteine (cioè tanto glutine) essicca in minor tempo.

Sapete cosa si sono inventati i signori dell’Unione Europea dell’euro – quelli che si spacciano per rappresentanti dell’ “Europa dei popoli” – per fare arrivare il grano duro canadese in Italia? Pagano i produttori di grano duro del Sud Italia per non fargli coltivare i propri terreni.

L’Unione Europea, che dovrebbe tutelare la propria agricoltura, ammazza la produzione di grano duro con una sorta di lenta eutanasia. Questa strategia della UE, insieme con le speculazioni al ribasso sul grano duro, hanno provocato l’abbandono di 600 mila ettari di seminativi. 

Mettendo a coltura i 600 mila ettari di seminativi del Sud Italia oggi abbandonati, l’Italia non avrebbe più motivo di importare grano duro canadese. Ma l’Unione Europea vuole l’esatto contrario!

Insomma, con il grano duro canadese ci guadagnano in tanti: ci guadagnano le multinazionali, che vanno a ‘chiudere’ affari in Canada; ci guadagna il Canada; ci guadagnano gli industriali della pasta italiani.

Gli unici a non guadagnarci sono i consumatori. Non solo i consumatori italiani, perché com’è stato ricordato nella puntata di Matrix, il 55% della pasta industriale italiana viene esportata all’estero.

Ma siccome l’informazione sulla rete non è controllabile, i consumatori cominciano a capire. E a orientarsi. E a chiedere la pasta e il pane buono, che è prodotto con il grano duro del Sud Italia che non contiene né glifosato né micotossine DON.

Perché i problemi provocati dal grano duro canadese non riguardano solo il glifosato, ma anche le micotossine DON.

Ultimo appunto: si può organizzare una trasmissione Tv sul grano duro e non parlare della analisi disposte su otto le più importanti marche italiane di pasta?

Si può parlare del grano duro e della pasta e non parlare del fatto che il Tribunale di Roma, per ben due volte, ha dato ragione a chi ha promosso le analisi sulla pasta industriale?

QUI LA TRASMISSIONE DI MATRIX SUL GRANO DURO E SULLA PASTA

 

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/12/16/adesso-ci-vengono-a-dire-che-la-pasta-al-glifosato-non-fa-male-ma-per-favore/#_

Glifosato, la presa per i fondelli della Commissione Ue ai cittadini europei

 

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Glifosato, la presa per i fondelli della Commissione Ue ai cittadini europei

“Le feuilleton du glyphosate continue”. La soap opera del glifosato continua. Così le Monde nell’edizione di oggi commenta la risposta della Commissione europea finalmente arrivata ieri alla Ice di 1,3 milioni di cittadini europei che chiedevano #StopGlifosato. I nostri lettori conoscono bene la petizione, molti la hanno anche firmata dato che il Salvagente era tra i sostenitori. Quello che attendevano era la risposta, doverosa (anzi obbligatoria) della Commissione. Che è arrivata – come si direbbe a Roma – “dopo i fuochi”, ossia dopo la decisione del 27 novembre di rinnovare l’autorizzazione al glifosato per altri 5 anni.

E le argomentazioni sono sembrate ai più decisamente poco chiare. L’esecutivo di Bruxelles si è spesso limitato a contestare le preoccupazioni dei cittadini come “senza fondamento”.

Promesse vuote

Ha promesso il miglioramento della “trasparenza degli studi commissionati dall’industria e il rafforzamento della governance nella conduzione di questi studi” senza farci capire in che modo voglia raggiungere un obiettivo che proprio in questa vicenda ha mostrato di essere molto lontano da ottenere. Certo, ha promesso più soldi e prerogative all’Efsa, ma ha dimenticato di chiarire come intende ristabilire un clima di fiducia sull’agenzia, dopo i clamorosi casi di “copia-incolla” dai documenti Monsanto sulle relazioni che riguardano il glifosato.

E ha rimandato alla primavera del prossimo anno ogni spiegazione sulle misure che intenderebbe avviare.

Ridurre i pesticidi? Non è tra gli obiettivi

Ancora più elusiva la risposta alla terza domanda della Ice, quella che chiedeva di limitare l’uso di pesticidi nella Ue. Niente da fare, spiega la Commissione, questo obiettivo non è all’ordine del giorno.

“Ignorando le tre richieste della Ice, i regolatori europei sembrano aver dimenticato da chi hanno davvero ricevuto la loro legittimità: dai cittadini e non dalle aziende”, ha detto a Le Monde Angeliki Lysimachou, per l’associazione Pesticide Action Network Europe.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/12/13/glifosato-la-presa-per-i-fondelli-della-commissione-ue-ai-cittadini-europei/29175/

Promozione agroalimentare – l’Unione Europea ancora contro i nostri prodotti: taglio del 90% agli aiuti all’Italia…!

 

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Promozione agroalimentare – l’Unione Europea ancora contro i nostri prodotti: taglio del 90% agli aiuti all’Italia…!

BRUXELLES – “Sono calati del 90% nel 2017 gli aiuti Ue all’Italia per la promozione di prodotti agroalimentari: dall’analisi dei dati a disposizione sono passati – inspiegabilmente – da più di 33 milioni di euro nel 2016, a poco più di 3 milioni quest’anno”. Così, il Primo Vice Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo annuncia le motivazioni che lo hanno portato a presentare un’interrogazione scritta all’esecutivo Ue, co-firmata e sostenuta in modo trasversale da 37 europarlamentari italiani.

I programmi di promozione dei prodotti agroalimentari provenienti dai fondi dalla Pac costituiscono uno strumento fondamentale ed una preziosa risorsa per tutti gli Stati membri, ma – denuncia De Castro – dai dati dell’ultimo anno si è registrato un divario geografico senza precedenti risultante da un confronto tra Francia, Spagna e Italia“. Per il primo vicepresidente della Comagri quindi “con l’interrogazione si chiede alla Commissione europea di giustificare questa evidente assenza di bilanciamento, facendo chiarezza sulle modalità in cui vengono applicati i criteri in fase di valutazione”.

Gli europarlamentari firmatari domandano inoltre alla Commissione Ue di “pubblicare i parametri valutativi riguardanti i programmi vincitori, in un’ottica di maggiore trasparenza verso i cittadini e di modo che possano essere sfruttati come modello da tutti gli interessati”.

ANSA Europa

tratto da: http://www.imolaoggi.it/2017/12/07/promozione-agroalimentare-la-ue-toglie-il-90-degli-aiuti-allitalia/

Ecco come i nostri EuroParlamentari hanno vergognosamente votato contro il divieto all’uso del glifosato proposto dai 5stelle. Ed ecco come altrettanto vergognosamente questo viene nascosto dalla Stampa accusando i 5Stelle di Fake News

 

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Ecco come i nostri EuroParlamentari hanno vergognosamente votato contro il divieto all’uso del glifosato proposto dai 5stelle. Ed ecco come altrettanto vergognosamente questo viene nascosto dalla Stampa accusando i 5Stelle di Fake News

 

In foto, in alto a sinistra: la votazione del 24/10/2017 con cui gli eurodeputati hanno bocciato il blocco del glifosato

Oggi, sorprendentemente ma non troppo, veniamo accusati da “La Repubblica” di De Benedetti e Scalfari di aver diffuso una fake news sul voto del glifosato. Ieri abbiamo pubblicato un articoloper denunciare un voto che noi riteniamo essere vergognoso, abbiamo scritto nero su bianco quelle che sono state le scelte degli eurodeputati italiani, un’azione che fa lo stesso Parlamento europeo. Gli “onorevoli”, invece di chiedere scusa, hanno reagito accusandoci pesantemente con le classiche argomentazioni sconclusionate, solo per aver detto la verità. Sono sempre loro, quelli che pensano di poter prendere in giro gli italiani e che non si rendono conto che hanno avallato una sostanza probabilmente cancerogena (che ci avvelenerà per almeno i prossimi 5 anni) e che distrugge – invece di aiutare – le attività agricole.

Ormai la loro strategia è chiara, ogni volta che fanno qualcosa di scomodo e vengono colti sul fatto, la si butta sulla nuova campagna mediatica di Renzi e Berlusconi. Viene scritto a firma Alberto D’Argenio, riportando testualmente: “Una fake news, peraltro, visto che i parlamentari avevano votato un testo che prevedeva sì il rinnovo ma anche la messa al bando dell’erbicida entro 5 anni“. Quello che evidentemente si ignora palesemente è ciò che abbiamo ripetuto allo sfinimento, fino quasi alla noia: i parlamentari che abbiamo citato hanno votato CONTRO il BANDO IMMEDIATO DEL GLIFOSATO prima che votassero per il prolungamento del suo utilizzo a 5 anni.

Dal canto nostro, siamo chiaramente contro ogni forma di violenza, compresa ovviamente quella verbale. Ma è anche arrivato il momento che ognuno si assuma le proprie responsabilitàe, più di ogni altra per un parlamentare europeo, la responsabilità di quello che vota. Invitiamo “La Repubblica” di De Benedetti e Scalfari e tutti quelli che ci accusano di fake news a leggere attentamente quanto stiamo per riportare, in quanto la fonte (che dovrebbe riportare, stando a loro, notizie false) è lo stesso Parlamento europeo.

– Nostro emendamento in cui chiedevamo alla Commissione di “VIETARE CON EFFETTO IMMEDIATO” il glifosato nell´Unione Europea: LINK, fonte Parlamento europeo
__________

– BEN 501 eurodeputati di differenti schieramenti politici hanno votato contro questa nostra richiesta respingendo l´emendamento in questione: tra questi LEGA (Bizzotto, Borghezio, Fontana e Zanni), FORZA ITALIA (Cicu, Cirio, Comi, Dorfmann, Gardini, Martusciello, Matera, Patriciello, Pogliese, Salini) e PD (Benifei, Bettini, Bonafè, Bresso, Briano, Chinnici, Cozzolino, Danti, De Castro, De Monte, Gasbarra, Giuffrida, Grapini, Gualtieri, Kyenge, Mosca, Panzeri, Paolucci, Picierno, Pittella, Sassoli, Toia, Viotti, Zanonato, Zoffoli). Tutto registrato qua alle pagine 88-89LINK, fonte Parlamento europeo

– Emendamento dei socialisti (dove confluisce il PD a livello europeo) che chiedeva di “eliminare progressivamente” il glifosato “ENTRO IL 15 DICEMBRE 2022”: LINK, fonte Parlamento europeo
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– BEN 353 eurodeputati hanno votato a favore di questa richiesta, tra cui i soliti Lega, Forza Italia e PD, capendo o facendo finta di non capire che dietro queste parole si celava di fatto una richiesta di rinnovo della sostanza in questione dal 16 dicembre 2017, data in cui ne scadrà l´approvazione a livello europeo, al 15 dicembre 2022. Si tratta cioè di avere la sostanza sul mercato per altri 5 anni. Tutto registrato qua alle pagine 90-91LINK, fonte Parlamento europeo

(Oltretutto questo emendamento andava ad aggiungere due anni alla proposta di testo iniziale, laddove, al fine di riuscire a presentare il testo in sessione plenaria, si era trovato come compromesso con i vari gruppi quello di chiedere l´eliminazione della sostanza ENTRO IL 15 DICEMBRE 2020. Inutile dire che noi abbiamo votato contro).
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– BEN 355 europarlamentari hanno votato a favore di quello che non è un bando a 5 anni ma un nuovo rinnovo dell’approvazione della sostanza attiva glifosato fino al 2022. Tra cui i soliti LEGA, FORZA ITALIA (Cicu, Dorfmann, Patriciello), PD e l´”indipendente” Affronte. Non solo, ma ben 111 europarlamentari si sono astenuti. Tra questi Mussolini, Pogliese e De Castro. Tutto registrato qua alle pagine 106-107LINK, fonte Parlamento europeo
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– Inutile dire che noi abbiamo votato contro, così come votammo contro il 13 aprile 2016 quando si trattò di far passare la prima obiezione del Parlamento europeo su questo stesso argomento. Il motivo è semplice: anche allora venne inserito all´ultimo momento nel testo un emendamento che chiedeva il rinnovo del glifosato per 7 anni. Potete leggerla qua: LINK, fonte Parlamento europeo
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– Proposta della Commissione in cui si legge, al considerando 13, che “il Parlamento europeo ha adottato, il 13 aprile 2016 e il 24 ottobre 2017, delle risoluzioni CHE RINNOVANO L’APPROVAZIONE DELLA SOSTANZA ATTIVA GLIFOSATO“: LINK, fonte Commissione europea
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– Proposta finale della Commissione con, indovinate un po’, UN RINNOVO A 5 ANNI FINO AL 15 DICEMBRE 2022: LINK, fonte Commissione europea

 

fonte: http://www.efdd-m5seuropa.com/2017/11/glifosato-1.html

 

Il rinnovo al glifosato per altri 5 anni? Lo ha deciso un Ministro Tedesco. Un grande regalo allo “loro” Bayer!

 

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Il rinnovo al glifosato per altri 5 anni? Lo ha deciso un Ministro Tedesco. Un grande regalo allo “loro” Bayer!

Il rinnovo al glifosato lo ha deciso un Ministro tedesco

L’indicazione del governo era la solita: astensione. Invece Carl Schmidt ha fatto di testa sua, dando il voto decisivo al glifosato e spaccando l’esecutivo

Spaccatura sul glifosato nel governo tedesco al tramonto

Se il glifosato è nuovamente al sicuro da ogni divieto, autorizzato in Europa per altri cinque anni, è per iniziativa personale del Ministro dell’Agricoltura tedesco. Sconfessando la posizione del governo, che puntava sull’astensione, Christian Schmidt ha lasciato di stucco Angela Merkel, del suo stesso partito. La decisione unilaterale del Ministro, che ha dato indicazione agli esperti tedeschi di votare a favore, ha mostrato tutta la debolezza della cancelliera in questa fase e spaccato il governo. Mentre infatti tenta di costruire faticosamente una nuova alleanza dopo le elezioni di settembre, Merkel vede allargarsi la frattura con i socialdemocratici che attualmente reggono l’esecutivo. Il Ministro dell’Ambiente, Barbara Hendricks, viene dall’altro schieramento ed è su tutte le furie per il colpo di testa del suo omologo con delega all’agricoltura.

Schmidt ha giustificato il suo voto, sostenendo che la Commissione Europea avrebbe avuto l’ultima parola sulla questione e avrebbe «in ogni caso votato a favore del rinnovo». Ma un conto è addossare la colpa a Bruxelles, un altro è mostrare la volontà esplicita degli stati membri – e in particolare della Germania – di estendere l’uso di un diserbante sospettato di essere cancerogeno.

Le associazioni ambientaliste chiedono le dimissioni di Schmidt, poiché ha violato la fiducia del governo contravvenendo alla posizione sempre assunta in precedenza. Anche Angela Merkel si è dissociata, dicendo in una conferenza stampa che il voto favorevole del Ministro «non corrispondeva alla posizione concordata dal governo».

Di certo, però, questa inversione a U sembra favorire Monsanto, che preferiva un rinnovodell’autorizzazione al glifosato prima della formazione di un nuovo governo in Germania. La partita dell’azienda, dunque, è vinta su tutta la linea. Perfino la potente cancelliera tedesca ha dovuto subire lo schiaffo, che fra l’altro pesa e non poco nei colloqui che con difficoltà sta cercando di portare avanti con i socialdemocratici dopo il tramonto della coalizione con le destre e i Verdi. Questi ultimi possono permettersi ora di picchiare duro, come dimostra la dichiarazione del presidente del gruppo parlamentare, Anton Hofreiter: «La decisione di ieri non è stata solo un affronto a milioni di persone, ma anche al più importante partner europeo della Germania: il presidente francese Emmanuel Macron».

fonte: http://www.rinnovabili.it/ambiente/rinnovo-glifosato-ministro-tedesco-333/

Glifosato: l’Unione Europea si “dimentica” che è cancerogeno e fa un bel regalo alla Bayer: rinnovato per altri 5 anni

 

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Glifosato: l’Unione Europea si “dimentica” che è cancerogeno e fa un bel regalo alla Bayer: rinnovato per altri 5 anni

 

Altri 5 anni di glifosato: “Un regalo a Bayer” che segna la fine del principio di precauzione?

Non è andata proprio giù a molti la decisione europea di concedere l’autorizzazione per altri 5 anni al glifosato. Pur se immaginabile, dopo le incredibili affermazioni del commissario alla salute Vytenis Andriukaitis che aveva detto “Il glifosato non vincerà mai un concorso di bellezza ma serve”

E le reazioni sono molte.

Commentando per esempio l’approvazione della proposta della Commissione europea sul rinnovo per altri cinque anni dell’autorizzazione al glifosato, Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia, dichiara:

«Il voto odierno è un regalo alle multinazionali agrochimiche, a scapito di salute e ambiente. Bene comunque il voto contrario dell’Italia che ha dimostrato nuovamente di dare priorità alla tutela delle persone, e non al fatturato di chi produce e commercia il glifosato».

Allo stato attuale, conclude Greenpeace, nessuno può affermare con certezza che il glifosato sia sicuro, specie dopo le rivelazioni che stanno continuando a emergere grazie ai cosiddetti “Monsanto Papers” e lo scandalo del “copia-incolla”, relativo a parti del rapporto dell’EFSA sui rischi dell’uso del glifosato copiate dalla richiesta di rinnovo dell’autorizzazione di Monsanto.

“Vota a favore anche Germania, in attesa di responso sulla fusione Bayer-Monsanto: almeno altri 5 anni di farmaci e pesticidi a braccetto!” ha twittato Piernicola Pedicini, europarlamentare 5Stelle che si è speso molto in questa lunga battaglia europea.

“È morto il principio di precauzione” chiude lapidario José Bové leader ambientalista. Noi speriamo di no, ma vista questa storia c’è poco di cui essere ottimisti.

 

da: https://ilsalvagente.it/2017/11/27/altri-5-anni-di-glifosato-un-regalo-a-bayer-che-segna-la-fine-del-principio-di-precauzione/28710/

Non solo TTIP e CETA. C’è un altro accordo in corso, forse anche peggiore, di cui nessuno parla: quello tra Unione Europea e Giappone – Negoziati segreti e disinteresse ambientale!

 

 

Giappone

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Non solo TTIP e CETA. C’è un altro accordo in corso, forse anche peggiore, di cui nessuno parla: quello tra Unione Europea e Giappone – Negoziati segreti e disinteresse ambientale!

 

L’accusa di Greenpeace, passata sotto silenzio:

Accordo Ue-Giappone, come (e peggio) del Ceta: negoziati segreti e disinteresse ambientale

Pochi giorni fa Greenpeace Olanda ha pubblicato leak di 200 pagine sulle negoziazioni segrete dell’accordo commerciale fra Unione europea e Giappone noto come Jefta. I documenti – disponibili su trade-leaks.org – mostrano ancora una volta come Commissione europea e governi nazionali stiano portando avanti negoziati commerciali in segreto, a scapito degli standard ambientali.

Così come per il Ceta (l’accordo Ue-Canada), su cui l’Italia è chiamata a esprimere un voto domani Commissione Affari Esteri del Senato, siamo in presenza di un accordo disastroso, assolutamente non accettabile fino a quando non avverrà un vero cambio di rotta. La politica commerciale europea deve infatti diventare un volano per rafforzare i nostri diritti sociali e la salvaguardia del Pianeta, non uno strumento per il commercio fine a se stesso

I documenti sul Jefta resi noti da Greenpeace Olanda sono in prevalenza datati tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, appena precedenti al diciottesimo round di negoziati. I negoziatori sperano di concludere il nuovo accordo nelle prossime settimane. Qualora venisse siglato, l’accordo commerciale con il Giappone potrebbe essere il più grande mai sottoscritto dall’Ue e coprire un volume commerciale pari a circa il doppio del Ceta.

Le disposizioni al momento presenti nell’accordo Ue-Giappone sulle “corti speciali” per la tutela degli investimenti sono addirittura più deboli di quelle già estremamente preoccupanti previste dall’accordo commerciale con il Canada. Sia Ceta che Jefta mancano di impegni concreti e vincolanti per aspetti legati ad ambiente, sviluppo sostenibile e lavoro.

Per riuscire ad avere un sistema commerciale trasparente, giusto ed equo, la globalizzazione deve essere governata da regole. Queste regole devono rispettare i valori nazionali e culturali, consentire uno sviluppo sostenibile e attuare efficacemente gli obiettivi degli accordi delle Nazioni Unite quali l’Accordo sul clima di Parigi, la Convenzione sulla Biodiversità e gli obiettivi di sviluppo sostenibile. I trattati ambientali, gli accordi sui diritti umani e gli standard internazionali del lavoro devono avere la precedenza sulle norme commerciali. Per questo abbiamo definito dieci principi per garantire che il commercio operi a favore delle persone e del Pianeta, e non il contrario.

E per ribadire il nostro forte no al Ceta, in concomitanza con il voto in Commissione Affari Esteri, domani saremo in piazza a Romainsieme ad altre associazioni ambientaliste, agricole e sindacali, a partire dalle 10 al Pantheon.

 

fonte:https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/06/26/accordo-ue-giappone-come-e-peggio-del-ceta-negoziati-segreti-e-disinteresse-ambientale/3687166/