Paghiamo cari i Limoni dal Cile e facciamo marcire quelli della Sicilia (i migliori del mondo)!

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Paghiamo cari i Limoni dal Cile e facciamo marcire quelli della Sicilia (i migliori del mondo)!

Sembra un paradosso, ma è così. I limoni li abbiamo in Italia, ma preferiamo farli arrivare da altri Paesi. La crescita, in questo senso è esponenziale.
La realtà dei fatti – commenta Coldiretti – è che, dati alla mano, oltre il 25 per cento dei limoni consumati in Italia è di importazione. Se nel 1995 l’Italia importava 17,8 milioni di chilogrammi di limoni, oggi le importazioni sono arrivate a superare i 103 milioni di chilogrammi. La produzione nazionale, nello stesso periodo, da poco meno di 700 milioni di chilogrammi è crollata a poco più di 300 milioni di chilogrammi, sotto i colpi di prezzi troppo bassi e delle importazioni“, conclude Coldiretti.
E le aziende siciliane, dove in Italia ci sono i limoni, muoiono:
Fra il 2000 e il 2010 ha chiuso i battenti più del 40% delle aziende agricole in Sicilia, che produce l’85% dei limoni italiani. La “riviera dei Limoni”, che attraversa Aci Castello, Acitrezza, Giarre e Roccalumera non fa eccezione: dai 6mila ettari e 135mila tonnellate del 2009 ai 5mila ettari e 120 mila tonnellate del 2011.”

 

E alcuni siciliani commentano: “Qui in Sicilia i limoni restano sugli alberi e poi marciscono non li raccolgono nemmeno perché li vogliono pagare pochissimo e i contadini non recuperano neanche le spese. Però poi li importiamo per fare arricchire le altre nazioni. Bravi!
Come riporta la Repubblica di Palermo: “Limoni a 7 centesimi al chilo, i produttori li lasciano sugli alberi. Settanta chilometri di distese di limoneti disegnano la costa tra Catania e Messina. Hanno creato nell’immaginario collettivo l’iconografia della Sicilia, ma tra pochi anni di quegli alberi potrebbe non restare traccia. Ai contadini che producono nel tratto di terra che attraversa Aci Castello, Acitrezza e Giarre, fino a Roccalumera, non conviene più coltivare i limoni, perché i costi per produrli sono arrivati a superare i ricavi della vendita: sette centesimi per un chilo, contro i tredici che costa raccoglierli. E così migliaia di tonnellate di frutti rimangono a marcire sui rami. E si preferisce rincarare e guadagnare su quelli stranieri che importiamo a basso costo.
Che dire! Come sempre il mio consiglio è di comprare frutta e verdura locale, non trattata. Non affidiamo le nostre scelte e la nostra salute ai grandi business che cercano solo il guadagno senza scrupoli, a qualunque costo.
fonte: http://zapping2015.altervista.org/paghiamo-cari-i-limoni-dal-cile-e-facciamo-marcire-quelli-della-sicilia-i-migliori-del-mondo/

Riso asiatico, conserve di pomodoro cinesi, nocciole turche: ecco nei supermarket i prodotti dello schiavismo. Il tutto con l’OK della UE…!

 

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Riso asiatico, conserve di pomodoro cinesi, nocciole turche: ecco nei supermarket i prodotti dello schiavismo. Il tutto con l’OK della UE…!

Dal riso asiatico alle conserve di pomodoro cinesi, dall’ortofrutta sudamericana alle nocciole turche, gli scaffali dei supermercati dell’Unione Europea sono invasi dalle importazioni di prodotti extracomunitari ottenuti dallo sfruttamento schiavista e spesso anche grazie alle agevolazioni commerciali.

È quanto denuncia la Coldiretti in occasione del G7 dell’agricoltura a Bergamo dove, nel sentierone della città bassa, è in corso una mobilitazione con i prodotti locali del territorio e la pecora “Vicky” di razza bergamasca, che è la piu’ grande; del mondo, assunta a simbolo del G7. Conserve di pomodoro, olio d’oliva, ortofrutta fresca e trasformata, zucchero di canna, rose, olio di palma sono solo alcuni dei prodotti stranieri che arrivano in Europa e in Italia che sono spesso il frutto del mancato rispetto dei diritti sociali che passa inosservato solo perché avviene in Paesi lontani, dove viene sfruttato il lavoro minorile, che riguarda in agricoltura circa 100 milioni di bambini secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), di operai sottopagati e sottoposti a rischi per la salute, di detenuti o addirittura di veri e propri moderni “schiavi”.

E tutto questo – segnala Coldiretti – accade nell’indifferenza delle Istituzioni nazionali, europee ed internazionali che, anzi, spesso alimentano di fatto il commercio dei frutti dello sfruttamento con agevolazioni o accordi privilegiati per gli scambi che avvantaggiano solo le multinazionali. Un esempio è rappresentato dalle importazioni di conserve di pomodoro dalla Cina al centro delle critiche internazionali per il fenomeno dei laogai, i campi agricoli lager che secondo alcuni sarebbero ancora attivi, nonostante l’annuncio della loro chiusura.

Nel 2016 sono aumentate del 36% le importazioni in Italia di concentrato di pomodoro dal Paese asiatico che hanno raggiunto 92 milioni di chili, pari a quasi il 10% della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente. In questo modo, c’è il rischio concreto che il concentrato di pomodoro cinese, magari coltivato da veri e propri “schiavi moderni”, venga spacciato come Made in Italy sui mercati nazionali ed esteri per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza.

Rilevanti sono anche le importazioni di nocciole dalla Turchia sulla quale pende l’accusa per lo sfruttamento del lavoro delle minoranze curde, ma il problema dello sfruttamento riguarda anche le rose dal Kenya per il lavoro sottopagato e senza diritti, i fiori dalla Colombia dove è stato denunciato lo sfruttamento del lavoro femminile o la carne dal Brasile dove è stato denunciato il lavoro minorile.

Le banane sono il terzo frutto più consumato in Italia, ma su quelle che vengono dall’Ecuador sono stati segnalati trattamenti chimici fuorilegge in Europa, mentre lo zucchero di canna, divenuto di gran moda, viene ottenuto in Bolivia in piantagioni dove si segnala l’abuso di stimolanti per aumentare la resistenza al lavoro. Ma ci sono trattative in corso anche per i prodotti frutticoli con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay) dove non ci sono le stesse norme di tutela di lavoro vigenti in Italia.

L’Argentina, che è nella lista nera del dipartimento di Stato americano per lo sfruttamento del lavoro minorile nelle coltivazioni di aglio, uva, olive, fragole e pomodori, ha aumentato le esportazioni di prodotti ortofrutticoli in Italia del 15% nel corso del 2016 – prosegue Coldiretti -.

Un caso a parte è quello delle importazioni di olio di palma ad uso alimentare che in Italia sono più che raddoppiate negli ultimi 20 anni raggiungendo nel 2016 circa 450 milioni di chili. Uno sviluppo enorme che sta portando al disboscamento di vaste foreste senza dimenticare l’inquinamento provocato dal trasporto a migliaia di chilometri di distanza dal luogo di produzione e, naturalmente, le condizioni di sfruttamento del lavoro delle popolazioni locali private di qualsiasi diritto.

“Non è accettabile che alle importazioni sia consentito di aggirare le norme previste in Italia dalla legge nazionale sul caporalato ed è necessario, invece, che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della dignità dei lavoratori, garantendo che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore a sostegno di un vero commercio equo e solidale”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

 

fonte: http://www.stopeuro.news/riso-asiatico-conserve-di-pomodoro-cinesi-nocciole-turche-nei-supermarket-prodotti-dello-schiavismo-con-lok-della-ue/

Non solo olio, formaggio e agrumi – Ecco che l’Unione Europea, con la complicità di Renzi e Di Martina, attacca anche il nostro vino.

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Non solo olio, formaggio e agrumi – Ecco che l’Unione Europea, con la complicità di Renzi e Di Martina, attacca anche il nostro vino.

 

Continuano i criminosi attacchi europei alla nostra agricoltura con la complicità di Renzi e Di Martina.Dopo i formaggi,limoni ecc,anche i nostri vini.

Di Guido Rossi per lintellettualedissidente.it:

All’Europa non bastava voler abbassare gli standard qualitativi nella produzione dei prodotti caseari. Non le basta dunque ammettere la circolazione di formaggi e simili realizzati con oscenità come il latte in polvere. Adesso quella stessa Europa, un abominio burocratico e infame, vuole distruggere i nostri vini. La Direzione generale Agricoltura e Sviluppo Rurale della Commissione europea ha ipotizzato infatti – come fa sapere Coldiretti – “di liberalizzare l’uso nell’etichettatura di tutti i vini, compresi quelli senza indicazione geografica, di quei nomi di varietà che oggi sono riservati in virtù delle norme comunitarie vigenti”.

Detto altrimenti la Unione Europea vorrebbe consentire l’uso di denominazioni anche laddove non vi sia alcun riferimento geografico e territoriale; in pratica chiunque ed in qualunque parte del mondo potrebbe, in questo modo, mettere in etichetta il nome del vitigno coltivato. Significa che se questo ripugnante testo dovesse passare, potremmo ritrovarci a bere zibibbo, verdicchio, moscato d’asti, falanghina, nebbiolo, primitivo, nero d’avola e non si sa più quanti altri vini che invece di provenire da territori nostrani storici e tradizionali, curati con l’amore di intere generazioni, siano invece stati prodotti in Brasile, Spagna e perfino in Cina.

Il danno maggiore ancora una volta andrebbe, fra tutte le nazioni europee, proprio all’Italia, che è il primo Paese al mondo per produzione vitivinicola, con ben più di cinquecento (!) fra vini a denominazione di origine controllata (Doc), a denominazione di origine controllata e garantita (Docg) e a identificazione geografica tipica (Igt); questo ovviamente senza contare le migliaia di produzioni locali diffuse sul territorio nazionale. Il tutto per un fatturato stimato di circa 12 miliardi, che dà lavoro ad 1,25 milioni di persone.

La colpa più grave in tutto ciò è del nostro Presidente del Consiglio e del suo esecutivo, in particolare il ministro delle politiche agricole Martina, in generale una banda di castrati incapace di difendere il nostro territorio, la nostra agricoltura e dunque la nostra identità. Ma in fondo non c’è da stupirsi, il Pd è lo stesso che ha votato favorevolmente all’accesso temporaneo supplementare dell’Unione a 35.000 tonnellate (!), di olio d’oliva tunisino, senza far pagare a Tunisi un euro di dazio. Attenzione poi perché vi è un’enorme differenza fra “olio extra vergine di oliva” ed “olio di oliva”. Il primo è prodotto direttamente estraendo l’olio dalle olive raccolte (ed in Italia siamo famosi per la sua eccellenza), il secondo è invece un processo chimico mostruoso; viene infatti estratto dalla sansa di olive (ossia lo scarto), tramite solvente, un qualcosa di vagamente edibile, al quale viene aggiunta un’infima percentuale di olio extra vergine della peggior qualità.Oltre a ciò si ricordino altri vergognosi precedenti, come le oltre 200.000 tonnellate di riso cambogiato riversato nella distribuzione europea, anche questo senza pagare dazio alcuno. Inutile ricordare che anche nella produzione del riso siamo i primi in Europa, con oltre 150 varietà coltivate.

Tutto ciò come sempre ricorda sempre più il tremendo trattato transatlantico (TTIP), un patto finanziario tra U.S.A e Ue di solo vantaggio alle multinazionali, favorevoli ovviamente alla liberalizzazione totale e di ogni settore, dalla sanità all’edilizia, dall’allevamento all’agricoltura.Fa dunque ridere –diciamo così- che tanto l’olio tunisino quanto il riso cambogiano rientrino in un piano “di aiuto e solidarietà” verso Paesi disastrati economicamente. Giusto. Ma agli agricoltori italiani invece chi ci pensa?

Di Guido Rossi

Fonte: lintellettualedissidente.it

Ecco il CETA voluto dall’Unione Europea, schiava delle Multinazionali: Gli italiani non mangeranno pasta con grano canadese? Il Canada chiederà i danni!

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Ecco il CETA voluto dall’Unione Europea, schiava delle Multinazionali: Gli italiani non mangeranno pasta con grano canadese? Il Canada chiederà i danni!

 

Sembra incredibile: con uno stratagemma degno dell’avvocato Azzeccagarbugli – a questo ormai è ridotta l’Unione Europea dell’euro e delle multinazionali – la Commissione Europea di Junker sta provando ad applicare il CETA calpestando le prerogative dei Parlamenti di ventisette Paesi europei! Saverio De Bonis, presidente di GranoSalus, ci racconta cosa stanno combinando a Bruxelles. Il 26 settembre il CETA al Senato. Prepariamoci a sputtanare a vita PD e Forza Italia 

Nel raccontare quello che sta succedendo non sappiamo se ridere o piangere. Abbiamo lasciato il CETA – il trattato commerciale tra Unione Europea e Canada approvato dal Parlamento Europeo (con il voto favorevole di PD e Forza Italia sul fronte italiano) – in sospeso. Ci avevano detto: adesso la parola passerà ai Parlamenti dei 27 Paesi europei: se verrà approvato da tutti i Parlamenti, così dicevano, si applicherà. Ma siccome i Parlamenti di alcuni Paesi europei non ne vogliono sapere di approvare il CETA (Francia e Belgio in testa), ecco la novità: uno stratagemma truffaldino per iniziare ad applicarlo in barba ai Parlamenti dei 27 Paesi della UE!

Ricordiamo che il CETA è un trattato internazionale voluto dalle multinazionali. Il ‘succo’ è il seguente: le multinazionali andranno a fare affari in Canada nel settore industriale, nei servizi e in altri settori. In cambio, però, i canadesi chiedono che i loro prodotti agricoli e agro-industriali (per esempio, i prosciutti) vengano acquistati dall’Unione Europea.

Tra i prodotti che i Paesi della UE debbono obbligatoriamente acquistare c’è il grano duro prodotto nelle aree fredde e umide del Canada. Si tratta di un grano duro fatto maturare artificialmente, con l’ausilio del glifosato (COME VI ABBIAMO RACCONTATO QUI). Un grano duro che non dovrebbe essere utilizzato nemmeno nella dieta degli animali perché pieno di contaminanti, segnatamente glifosato e micotossine DON (COME VI ABBIAMO RACCONTATO QUI).

Il CETA, come già ricordato, non piace ai governanti di tanti Paesi della UE. E non piace, soprattutto, ai cittadini europei. I francesi e i belgi, come già ricordato, sono contrari. In Italia, grazie a due partiti politici – PD e Forza Italia – il CETA dovrebbe essere approvato sia dalla Camera, sia dal Senato.

Il partito di Renzi e il partito di Berlusconi, come già ricordato, hanno già votato sì al Parlamento europeo. E si accingono a farlo anche in Italia. Il 26 settembre il CETA sarà al Senato – già incardinato dal solerte presidente Piero Grasso (il mancato candidato alla presidenza della Regione siciliana per il centrosinistra…) – per essere approvato. Poi toccherà a Montecitorio.

Ma il ruolo dell’Italia ‘tappetino’ degli ‘europeisti’ di Bruxelles potrebbe non bastare. Perché, come già detto, mezza Europa è fatta da Paesi con Parlamenti che il CETA non l’approveranno mai, pena rivolte popolari.

Ecco che la Commissione Europea presieduta da Jean-Claude Juncker ha aguzzato l’ingegno: applicare, grazie a un sotterfugio, il CETA, alla faccia dei Parlamenti dei 27 Paesi della UE e, quindi, della democrazia.

Per capire cosa stanno combinando a Bruxelles abbiamo chiesto ‘lumi’ a Saverio De Bonis, presidente di GranoSalus, l’associazione che raccoglie consumatori e produttori di grano duro del Sud Italia. GranoSalus, per la cronaca, conduce una battaglia (alla quale partecipa attivamente questo blog) in favore del grano duro del Sud Italia.

GranoSalus ha anche promosso le analisi su otto marche di past industriale italiana (QUI LE ANALISI SULLE OTTO MARCHE DI PASTA INDUSTRIALE PRODOTTA IN ITALIA).

Allora presidente De Bonis, che sta succedendo?

“Succede che nell’Unione Europea è a rischio da democrazia: il presidente della Commissione europea, Junker, vuole iniziare ad applicare il CETA senza aspettare i pronunciamento dei Parlamenti dei ventisette Paesi della UE”.

Ma se c’è l’impegno ad aspettare il pronunciamento dei Parlamenti dei ventisette Paesi ome fanno a ignorarlo?

“Vogliono aggirarlo”.

Come?

“Con una furbata. Utilizzando un pronunciamento della Corte di Giustizia Europea”.

La magistratura europea che sta provando a sdoganare gli OGM in Italia?

“Per l’appunto”.

E in che cosa consiste questa furbata?

“La Corte di Giustizia Europea si è pronunciata su un accordo commerciale tra UE e Singapore. Trattandosi di questioni commerciali – questa la sintesi – i giudici di questa magistratura europea hanno stabilito che non c’è bisogno di un passaggio parlamentare. Il presidente della Commissione Europea, Junker – un soggetto che nessuno ha eletto – sta provando, proditoriamente, ad applicarlo anche per il CETA”.

Certo che ce ne vuole di sfacciataggine! Milioni di persone, in Europa sono contro il CETA e la Commissione Europea prova ad applicarlo calpestando le prerogative di ventisette Parlamenti!

“Purtroppo è questa l’Unione Europea di oggi: un’Unione Europea prigioniera delle multinazionali. In tutto questo c’è anche una novità che definire incredibile è poco”.

Cioè?

“Ai canadesi la battaglia che si sta combattendo qui nel Sud Italia contro il loro grano duro non va proprio giù. E hanno fatto sapere che, nel caso in cui gli italiani si dovessero rifiutare di acquistare e mangiare la pasta prodotta con il loro grano duro, chiederanno i danni all’Italia”.

E’ uno scherzo, vero?

“No, purtroppo non è uno scherzo: è la verità”.

Quindi è un messaggio – di che genere lo lasciamo decidere ai nostri lettori – a GranoSalus e a tutti quelli che si battono contro il grano canadese che arriva in Italia con le navi, compresi I Nuovi Vespri…

“Praticamente sì. Stanno dicendo all’Unione Europea: fate tacere questi casinisti del Sud Italia che stanno scatenando un pandemonio. Insomma, per dirla in breve, ci vogliono mettere a tacere. Ma noi, ovviamente, continueremo la nostra battaglia. E siamo in buona compagnia: anche i francesi e i belgi non ne vogliono sapere del CETA”.ù

Quindi questo trattato internazionale può essere applicato solo con una forzatura antidemocratica?

“E’ nei fatti: come ho già detto, stanno provando ad applicarlo con un sotterfugio, con la creazione di una corsia preferenziale. Julker e i suoi amici dicono: intanto lo applichiamo in tutt’e ventisette i Paesi della UE con la scusa del pronunciamento della Corte di Giustizia Europea sul trattato commerciale con Singapore. Poi si vede”.

Passerà questa linea?

“Non lo so. Dipende da come reagiranno i cittadini. A me risulta che in Francia e in Belgio si preannunciano problemi. E anche in altri Paesi europei potrebbe essere così”.

E l’Italia?

“L’Italia, paradossalmente, potrebbe giocare un ruolo importante. Il 26 settembre, com’è noto, il Senato della Repubblica è chiamato a pronunciarsi sul CETA. Bene, se l’assemblea del Senato dovesse ‘bocciare’ questo accordo tra UE e Canada lancerebbe un messaggio a tutta l’Unione Europea per bloccare il CETA”.

Ma a noi risulta che PD e Forza Italia sono per l’approvazione del CETA.

“Anche a noi risulta così. E infatti dobbiamo gridarlo forte: PD e Forza Italia, se dovessero fare approvare il CETA al Senato, metterebbero a rischio la salute di milioni di cittadini italiani, soprattutto bambini, e creerebbero i presupposti per lo smantellamento del grano duro del Mezzogiorno d’Italia. E’ bene che queste cose i cittadini italiani li sappiano in tempo, se è vero che la primavera del prossimo anno di andrà a votare per le elezioni politiche nazionali”.

Se è per questo qui in in Sicilia si voterà alle elezioni regionali il prossimo 5 novembre.

“Meglio ancora. Avete la possibilità di informare i cittadini siciliani sui pericoli del CETA: pericoli che, come ho già sottolineato, riguardano la salute delle persone e il futuro di una Regione che, insieme con la Puglia, è la più importante Regione italiana per la produzione di grano duro”.

Questo lo stiamo facendo e continueremo a farlo. Quanto al Senato, conoscendo Piero Grasso, non escludiamo che il 26 settembre l’argomento CETA sparisca dall’ordine del giorno…

“Non credo proprio. Junker e la Commissione spingono affinché il Senato italiano approvi a tamburo battente il CETA”.

Se dovesse andare così, PD e Forza Italia si sputtanerebbero. Passerebbero come i partiti politici che hanno svenduto la democrazia. Sarebbe un suicidio elettorale: in Sicilia e poi alle elezioni politiche nazionali.

“Me ne rendo conto. Ma credo che Junker e la Commissione Europea abbiano bisogno del sì del Senato italiano per provare ad ammorbidire i Paesi europei contrari al CETA”.

L’Italia – attraverso l’accordo tra Renzi e Berlusconi – dovrebbe genuflettersi alla UE controllata dalle multinazionali.

“Praticamente sì”.

E gli altri Paesi europei contrari al CETA che faranno? Si adegueranno al ‘tappetinismo’ italiano?

“Mi auguro di no. I francesi e i belgi, per citare due casi, mi sembrano pronti allo scontro”.

P.S.

Non sappiamo come finirà il 26 settembre al Senato. I Nuovi Vespri si impegnano a pubblicare i nomi dei senatori che eventualmente voteranno sì al CETA. Nomi e cognomi di tutti i senatori pro-CETA, per invitare gli elettori a non votarli mai più.

Ovviamente, sarà l’ulteriore occasione per invitare i Siciliani a non votare PD e Forza Italia alle elezioni regionali del 5 novembre.     

Da: I Nuovi Vespri

La UE applica il CETA/ Gli italiani non mangeranno pasta con grano canadese? Il Canada chiederà i danni!

Il DIKTAT dell’Europa: “L’Italia non può vietare gli OGM” …E vedrete come i politici si caleranno le braghe svendendo, ancora una volta, la nostra salute per gli interessi delle Multinazionali!

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Il DIKTAT dell’Europa: “L’Italia non può vietare gli OGM” …E vedrete come i politici si caleranno le braghe svendendo, ancora una volta, la nostra salute per gli interessi delle Multinazionali!

Il DIKTAT dell’Europa di oggi: “L’Italia non può vietare gli OGM”

Gli Ogm in Italia si possono ancora vietare? A quanto pare no. La tanto sbandierata sovranità nazionale viene ancora una volta calpestata dalle decisioni di organismi comunitari non eletti. Ma gli italiani sono ancora fortemente contrari al biotech nel piatto…

Può un organo europeo calpestare la volontà di cittadini e governi nazionali? A quanto pare sì. La Corte di Giustizia europea ha infatti dichiarato illegittimo un decreto interministeriale del 2013, in cui si vietava la coltivazione di Ogm in Italia. In particolare, veniva messo al bando il mais Mon810, variante geneticamente modificata del cereale, di cui Monsanto detiene i copyright.

La sentenza dà ragione a Giorgio Fidenato, agricoltore friulano che aveva seminato la varietà di mais nei suoi campi, pur non ottenendo la necessaria autorizzazione. Ma per la Coldiretti il governo italiano ha tutto il diritto di vietare la coltivazione di ogm nel proprio territorio: lo dice anche una direttiva europea approvata nel 2015.

Ricostruiamo i contorni della vicenda.

Ogm in Italia: la vicenda Fidenato

Tutto comincia tra il 2009 e il 2010. Siamo in Friuli-Venezia Giulia, ad Arba per la precisione, in provincia di Pordenone. In due campi di sua proprietà, a Fanna e a Vivaro, Fidenato comincia a coltivare del mais transgenico, il Mon810. La coltivazione è autorizzata dall’Europa e dall’ Efsa (Autorità europea per la sicurezza). Anche se all’epoca non sono specificamente vietati, però, per gli Ogm in Italia vige un sistema autorizzativo particolare.

Il decreto legislativo 212 del 2001, infatti, impone una specifica autorizzazione per le coltivazioni geneticamente modificate. Lo stesso decreto prevede in caso di violazione, l’arresto fino a 6 mesi e una multa di importo massimo da 51.70 euro. Ma il coltivatore friulano ne fa quasi una battaglia di libertà e imperterrito continua a coltivare il Mon810. Tra l’altro, lo fa anche senza nessuna misura di tutela di contaminazione: gli ogm infestano tranquillamente anche i campi circostanti (come vedremo).

A dare per prima l’allarme, è stata Greenpeace. Poco dopo le prime semine, la ong segnala il comportamento di Fidenato agli organi competenti, che però non intervengono tempestivamente. A quel punto, 23 attivisti dell’associazione decidono di entrare nei campi dell’agricoltore, tagliando, isolando e mettendo in sicurezza la parte superiore delle piante geneticamente modificate. Sono le “punte” infatti a produrre il polline che si sarebbe diffuso di lì a poco anche negli altri terreni confinanti.

A questo punto interviene l’autorità giudiziaria. I campi vengono posti sotto sequestro e Fidenato condannato a 25mila euro di multa dal gip di Pordenone. Decisione a cui l’agricoltore si opporrà: nel febbraio 2011 comincia il primo processo sulla vicenda. Il tribunale di Pordenone chiede quindi l’intervento della Corte di Giustizia, che darà ragione a Fidenato: l’uomo sarà assolto nel luglio 2013.

Ma prima di attendere il pronunciamento definitivo, Fidenato ha continuato nella sua opera…

Ogm in Italia: il divieto del governo

Giugno 2012: Fidenato semina ancora il Mon810, malgrado la querelle giudiziaria. Giugno 2013: passa ancora un anno e il risultato non cambia. L’agricoltore persiste. E questa volta interviene il governo.

L’allora Ministro delle Politiche Agricole, Nunzia De Girolamo, firma insieme a Lorenzin e Orlano un decreto interministeriale per ridefinire la coltivazione di Ogm in Italia. In particolare, arriva un divieto proprio per il Mon810. Le motivazioni? Sono presto dette:

«Il divieto di coltivazione del Mais MON810 – si legge in un comunicato diffuso dal Mipaaf – è motivato dalla preoccupazione sollevata da uno studio del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, consolidata da un recentissimo approfondimento tecnico scientifico dell’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che ne evidenzia l’impatto negativo sulla biodiversità, non escludendo rischi su organismi acquatici, peraltro già evidenziati da un parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare reso nel dicembre 2011».

Il mais ogm, quindi, mette a rischio la biodiversità. La decisione è di vietarne la coltivazione. E il problema non riguarda unicamente i campi del signor Fidenato.

Già perché, come temeva Greenpeace, gli organismi ogm si sono ‘estesi’ anche nei campi limitrofi. La conferma è arrivata a novembre 2013. Il Corpo forestale, infatti, attestava che nei terreni adiacenti a quelli seminati con mais Mon810 veniva rivelato “inquinamento genetico” fino al 10%.

Gli ultimi 4 anni all’insistenza di Fidenato si sono opposte svariate sentenze in diversi gradi di giudizio. Nel 2015, il Consiglio di Stato respingeva il ricorso dell’agricoltore, che si rivolge quindi, ancora una volta, alla Corte di Giustizia europea.

Leggi anche: Gli Ogm: Italia vota a favore “grazie” alla Lorenzin

Ogm in Italia: la decisione della Corte Ue

Dalla Corte di Lussemburgo è arrivato infine il diktat al nostro Paese. Il 13 settembre, l’organismo ha di fatto imposto la coltivazione di Ogm in Italia, dando ragione a Fidenato. I giudici infatti dichiarano “illegittimo” il decreto interministeriale del 2013. E sostengono che “non vi erano nuove prove scientifiche a supporto delle misure di emergenza richieste”, che hanno poi portato al divieto.

Ma la Corte si spinge oltre. Arrivando a sostenere che il principio di precauzione sia illegittimo:

«Il principio di precauzione, che presuppone un’incertezza sul piano scientifico in merito all’esistenza di un certo rischio, non è sufficiente per adottare tali misure».

In sostanza, viene detto che, anche se esistono dubbi sulla sicurezza di un determinato prodotto o alimento, questi ultimi non si possono vietare, fino a che non è stata dimostrata con certezza la loro nocività. Verrebbe da chiedere: e se poi scopriamo che fanno male? Come facciamo ad annullare gli effetti pregressi?

Intanto Fidenato gongola e annuncia nuove semine.

«La Corte di Giustizia europea – ha dichiarato – vuole la dimostrazione scientifica che gli Ogm possano nuocere alla salute prima di bloccare la libera commercializzazione delle merci. La guerra però non è ancora vinta e siamo pronti a riportare la questione alla Corte in sede pregiudiziale, seminando nuovamente la prossima primavera».

Ogm in Italia: ma i cittadini non sono d’accordo

A fare chiarezza ci pensa però Coldiretti. Che ha spiegato come ci sia poco da esultare per i fautori del mais Ogm in Italia. Sono infatti almeno 3 i fattori da considerare.

Innanzitutto il fatto che una direttiva europea del 2015 ha di fatto superato il decreto interministeriale del governo italiano. La direttiva è la 2015/412, approvata nel marzo di due anni fa, che dava la possibilità agli Stati membri di limitare o vietare del tutto la coltivazione di Ogm sul proprio territorio. L’Italia è tra le 17 nazioni che hanno usufruito di questa possibilità.

Il secondo punto è di natura ‘popolare’. Sono pochi infatti coloro che in Italia approvano gli organismi geneticamente modificati nel piatto. Coldiretti ha infatti realizzato un’indagine in cui emerge che “quasi 8 cittadini su 10 – il 76 per cento – si oppongono oggi al biotech nei campi che in Italia sono giustamente vietati in forma strutturale dalla nuova normativa”. La domanda qui è: può la Corte di Giustizia cozzare così apertamente con la volontà popolare di un Paese?

Il terzo punto, forse ancora più dirimente, è la tutela del Made in Italy. Il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, è stato molto netto sul punto:

«Per l’Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy».

Fonte: AmbienteBio

VERGOGNOSO – Glifosato: l’Unione Europea rinnova per altri 10 anni. Ma non era cancerogeno? No, secondo le valutazioni dell’Efsa, che sono un copia e incolla della richiesta di Monsanto!

 

Glifosato

 

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VERGOGNOSO – Glifosato: l’Unione Europea rinnova per altri 10 anni. Ma non era cancerogeno? No, secondo le valutazioni dell’Efsa, che sono un copia e incolla della richiesta di Monsanto! 

L’Efsa, nella valutazione con cui ha assolto il glifosato, ha copiato e incollato centinaia di pagine dalla richiesta di rinnovo dell’autorizzazione di Monsanto. A scoprire ( e a pubblicare) le pagine-copia è stata la radio francese Rmc. “I punti chiave del rapporto dell’Agenzia europea, un centinaio di pagine in tutto, sono stati copiati dalla richiesta Monsanto. E’ sulla base di questi dati che l’Efsa ha assolto il pesticida e la Commissione europea deciderà nei prossimi mesi se autorizzare o meno il glifosato. Quanto possiamo fidarci?” scrive la radio che a supporto della sua tesi ha pubblicato alcune delle pagine incriminate (che noi vi riproponiamo di seguito)


A sinistra la pagina 847 della domanda di ri-registrazione, depositata dalla società Monsanto
A destra: una pagina 529 della relazione di valutazione inviata dal BfR all’Efsa

La domanda che si pone la radio francese non è sbagliata. Quanto può essere attendibile una valutazione copiata dall’azienda che ha tutto l’interesse a che il suo prodotto di punta venga autorizzato nuovamente? In effetti, i dubbi sull’attendibilità della valutazione circolavano da un pò ma adesso ci sono nero su bianco tutte le parti copiate e incollate.

Efsa: i nostri studi sono indipendenti

Durante l’intero processo di revisione dell’autorizzazione, gli enti responsabili della valutazione dell’Efsa, come l’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR), hanno affermato che la loro opinione è basata esclusivamente sulla propria valutazione obiettiva delle ricerche scientifiche sul glifosato, ma qualcosa non torna.

Confrontando la richiesta di rinnovo dell’autorizzazione che Monsanto aveva presentato nel maggio 2012 per conto della Glyphosate Task Force, un consorzio di oltre 20 aziende che commercializzano prodotti a base di glifosato in Europa, e la relazione dell’EFSA si nota chiaramente che le cose non stanno cosi.

…ma la realtà è ben diversa

I documenti sembrano confermare che il BfR e di conseguenza l’Efsa non hanno condotto nessuna revisione indipendente degli studi scientifici sui potenziali impatti del glifosato sulla salute umana, prendendo per buona la valutazione fornita dall’azienda produttrice.

Greenpeace: inaccettabile

Duro il commento di Greenpeace. “Che si tratti di negligenza o di dolo il risultato non cambia: è assolutamente inaccettabile che enti governativi, invece di fare una valutazione scientifica indipendente, facciano propria l’analisi delle aziende interessate. Quanto è accaduto rimette in discussione l’intero processo di approvazione dei pesticidi nell’Unione europea” spiega Federica Ferrario. “Votare contro il rinnovo del glifosato diventa ancora di più un passo obbligato per l’Italia e gli altri Stati Membri, per proteggere persone e ambiente da questa sostanza chimica pericolosa. Chiediamo – conclude – come intende votare il governo italiano. Il suo assordante silenzio sulla vicenda è diventato ormai insostenibile”.

 

 

tratto da: https://ilsalvagente.it/2017/09/15/glifosato-quando-lunione-euroepa-copia-e-incolla-una-ricerca-di-monsanto/25843/

Come strizzare l’occhio alle Multinazionali sulla pelle della Gente: Secondo l’EFSA il glifosato non è più un interferente endocrino – E lo stabilisce in base a criteri di valutazione del tutto superati!

glifosato

 

 

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Come strizzare l’occhio alle Multinazionali sulla pelle della Gente: Secondo l’EFSA il glifosato non è più un interferente endocrino – E lo stabilisce in base a criteri di valutazione del tutto superati!

Rafforzata la proposta UE di un rinnovo per 10 anni

Secondo l’EFSA il glifosato non è un interferente endocrino

L’Agenzia per la sicurezza alimentare pubblica il suo ultimo parere che assolve il glifosato anche dall’impatto sugli ormoni. Ma i criteri di valutazione sono superati

EFSA, sul glifosato un nuovo parere basato su vecchi criteri

 

(Rinnovabili.it) – Il file del glifosato ora è completo. Sulle scrivanie della Commissione Europea è arrivata ieri l’ultima relazione dell’EFSA, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, che doveva valutare se la sostanza fosse un interferente endocrino, cioè un perturbatore del sistema ormonale dagli effetti dannosi sulla salute. Il parere, come ci si poteva aspettare, è negativo. Per l’EFSA il glifosato non presenta dunque alcun rischio per la salute umana.

Con questa opinione, il dossier di Bruxelles è completo e rafforza la sua proposta originaria: rinnovare l’autorizzazione per il diserbante più controverso del mondo per altri 10 anni. Secondo l’EFSA, infatti non vi sarebbero prove a sufficienza per considerarlo nocivo per gli ormoni: «Nessuna evidenza è stata trovata negli studi ecotossicologici che contraddicono questa conclusione», recita il documento.

In attesa della riunione del Comitato fitosanitario permanente, che raduna gli esperti di tutti gli stati membri, si rinfocola dunque una polemica lunga ormai due anni e mezzo. Tanto è passato da quando l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato il glifosato come «probabilmente cancerogeno per l’uomo». Un parere contestato dall’EFSA, finita al centro delle polemiche per conflitti di interessi che ne avrebbero inficiato la contro-valutazione.

Conflitti non ancora risolti, su cui gli ambientalisti concentrano la critica. Inoltre, per fugare i dubbi sulle potenziali interferenze del sistema endocrino, l’agenzia non si è basata sulla definizione approvata a luglio dall’UE. Ha adottato criteri intermedi fissati diversi anni fa mentre si attendeva una definizione formale, la quale oggi comprende anche i “sospetti interferenti endocrini”. Secondo i critici, vi è un problema nel livello di prove troppo alto da presentare per togliere dal commercio le sostanze potenzialmente dannose. In tal modo, si garantirebbe a numerosi potenziali perturbatori di aggirare i divieti.

Sul glifosato, sta giungendo all’epilogo una guerra in punta di diritto, in cui l’utilizzo distorto della scienza per funzioni evidentemente politiche ed economiche ha dominato il campo. Il risultato delle tensioni è ancora tutt’altro che scontato, con la Francia che pochi giorni fa ha annunciato il suo no alla nuova autorizzazione. Se restasse di questa idea, Parigi potrebbe far mancare la maggioranza qualificata tra gli stati membri, con Bruxelles nuovamente obbligata a tenere il cerino in mano.

 

fonte: http://www.rinnovabili.it/ambiente/efsa-glifosato-interferente-endocrino-333/

Attenzione – Cibo radioattivo dal Giappone: l’Unione Europea intende azzerare i controlli…!!

 

Cibo radioattivo

 

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Attenzione – Cibo radioattivo dal Giappone: l’Unione Europea intende azzerare i controlli…!!

 

di Piernicola Pedicini, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

“La Commissione europea vuole eliminare una serie di controlli sui prodotti alimentari importati da alcune aree del Giappone. Questi controlli erano stati decisi dopo il disastro nucleare di Fukushima. Siamo sconcertati. Gli studi scientifici dicono che il tempo di dimezzamento della radioattività dopo un incidente nucleare è di ben 700 milioni di anni. Sono passati appena 6 anni da Fukushima, un lasso di tempo troppo breve per poter essere sicuri.

Nella Commissione Ambiente, Salute e Sicurezza alimentare del Parlamento europeo abbiamo espresso il nostro sdegno a questa proposta della Commissione: il cibo che mangiamo e quello che entra nel mercato europeo deve essere sicuro. Non bastano i controlli in Giappone, servono anche quelli all’ingresso in Europa. Come ha dimostrato il caso delle uova contaminate, i controlli non sono mai troppo pochi! A volte le normative non bastano: bisogna fare i conti con la realtà della corruzione e degli interessi commerciali in gioco.

Dopo l’esplosione di Fukushima tonnellate di acqua contaminata dalle radiazioni sarebbero state riversate in mare. I principali alimenti a rischio sono i pesci, il tonno e le vongole. Sotto attenzione anche il riso. I controlli speciali, decisi all’indomani del disastro nucleare, non devono essere rimossi.

I cittadini italiani sanno chi difende davvero la salute dei loro salute. Noi non dimentichiamo che pochi anni fa il governo Berlusconi propose un decreto per il ritorno al nucleare dell’Italia, seguiti a ruota dalla Lega. Questi disastri e le conseguenze che portano devono essere da monito. Per questo, in più di una circostanza, il popolo italiano si è espresso contro l’utilizzo del nucleare. Il futuro sono le fonti rinnovabili. Noi continuiamo a lavorare per costruire e realizzare un Paese diverso“.

di Piernicola Pedicini, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

VIDEO. Ecco l’intervento di Piernicola Pedicini in Commissione. Sol il gruppo Efdd difende davvero la salute dei cittadini.

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/09/cibo-radioattivo-dal.html

Il CETA: l’accordo commerciale che farà fallire molte altre imprese italiane. Ecco le conseguenze di questo scempio sulla vita degli italiani…!

CETA

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Il CETA: l’accordo commerciale che farà fallire molte altre imprese italiane. Ecco le conseguenze di questo scempio sulla vita degli italiani…!

Il CETA : l’accordo tra l’Unione Europea e il Canada che farà fallire molte altre imprese italiane.

Il CETA è un fax simile del TTIP, con la differenza che è un trattato di libero scambio tra UE e Canada, ma la sostanza resta la stessa.

Se siamo riusciti a scampare al TTIP non abbiamo fatto lo stesso con il CETA, il primo esce dalla porta il secondo entra dalla finestra…
Il CETA è un trattato di libro scambio tra UE e Canada, e implica la concorrenza tra le imprese europee con quelle canadesi, che in tantissimi settori sono molto più competitive. Tale concorrenza sleale metterà in seria difficoltà le nostre imprese che dovranno fare i conti anche con i prodotti canadesi importati senza dazi doganali, e che potranno quindi immessi sul mercato a prezzi difficilmente imitabili.

Il trattato infatti prevede la rapida eliminazione di quasi tutti i dazi doganali. Entro 7 anni dall’entrata in vigore non ci sara’ piu’ alcun dazio doganale sui prodotti industriali e sulla quasi totalita’ dei prodotti agricoli ed alimentari (inclusi vino ed alcolici). La soppressione dei dazi doganali non interessera’ i prodotti considerati ‘sensibili’, come la carne di bovino e di maiale canadesi esportati in Ue.

Ma non è tutto, con il CETA oltre ad essere a rischio la sopravvivenza delle piccole e medie imprese, sono a rischio la democrazia, l’ambiente, la salute dei cittadini, e persino i nostri risparmi.

Le conseguenze del CETA sulla vita degli italiani

Ecco le conseguenze di questo trattato sulla vita di tutti i cittadini:

L’AGRICOLTURA
– Il CETA permette al Canada di importare liberamente prodotti suini nel mercato europeo danneggiando così l’eccellenza europea dell’industria dei salumi e degli affettati. Nel 2014, nonostante il crollo dei prezzi nel settore europeo di carne suina, i prodotti canadesi veniva venduti a un prezzo del 25% più basso.
– Le pressioni competitive metterebbero a rischio le piccole e medie aziende a conduzione familiare.
– Il Canada è il terzo produttore mondiale di OGM e, di conseguenza, il mercato europeo sarebbe invaso da prodotti potenzialmente nocivi.

L’ECONOMIA
– La pressione della concorrenza comporterebbe la chiusura delle imprese locali e, di conseguenza, un aumento del tasso di disoccupazione.
– Il Canada è un grande produttore di grano, così come lo è l’Italia. Il basso costo del grano canadese porterebbe a una diminuzione del consumo del grano italiano. L’industria alimentare italiana ne verrebbe danneggiata.
– Alcuni settori (pensiamo alla pesca) saranno costretti a chiudere la produzione perché il Canada è molto competitivo. Questo porterebbe a un aumento della disoccupazione, e una forte migrazione della popolazione locale. Il vantaggio, però, è a favore delle multinazionali che possono permettersi economie di scala e costi di produzione più bassi.

LA SALUTE E L’AMBIENTE
 In Canada usano la ractopamina negli allevamenti dei suini (uno steroide già vietato in oltre 160 Paesi), i neonicotinoidi (pesticidi sistemici) e sin dagli Anni ’80 gli ormoni nella carne bovina.
– Il CETA elimina le barriere commerciali e, pertanto, permetterebbe al Canada, un grande produttore di sabbia bituminosa, di esportare un enorme quantità di questo prodotto dannoso per l’ambiente. La sabbia bituminosa è uno dei combustibili fossili più distruttivi per l’ambiente.
– Un aumento nel commercio transatlantico porterebbe a un aumento delle emissioni inquinanti del comparto dei trasporti.

LA DEMOCRAZIA 
– Con il CETA nascono le corti arbitrali. I governi non saranno più in grado di proteggere i propri mercati e prodotti. Le multinazionali potrebbero citare in giudizio i governi se dovessero essere imposte norme inique per i loro prodotti o restrizioni al commercio.
– Cittadini, comunità e associazioni sindacali non potrebbero più presentare ricorsi contro le imprese che violano le regole ambientali, le norme sul lavoro o sulla salute pubblica.
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Tutti i principali quotidiani esteri seguono e riportano la questione relativa all’ approvazione del CETA, sui giornali italiani invece nemmeno una breve riga a riguardo: notizia censurata.

Eppure il CETA rappresenta una minaccia per l’economia italiana e la salute dei cittadini.

Vi mostriamo QUI una intervista a riguardo rilasciata dalla famosissima attrice Kristien Pottie, molto sensibile alla questione CETA. Buona Visione

tratto da: http://www.stopeuro.org/il-ceta-laccordo-tra-lunione-europea-e-il-canada-che-fara-fallire-molte-altre-imprese-italiane/

Glifosato: l’Ue si rimangia che il pesticida sia cancerogeno e rinnova per altri 10 anni, così come imposto dalla Germania… D’altra parte cosa ci dovevamo spettare dal matrimonio Bayer-Monsanto?

 

Glifosato

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Glifosato: l’Ue si rimangia che il pesticida sia cancerogeno e rinnova per altri 10 anni, così come imposto dalla Germania… D’altra parte cosa ci dovevamo spettare dal matrimonio Bayer-Monsanto?

 

Glifosato, la Germania volta le spalle ai consumatori e dice sì

La Germania voterà Sì al rinnovo decennale del glifosato, con un pensierino anzi a chiedere addirittura l’autorizzazione per 15 anni, cioè il massimo consentito.

“Dopo due anni di trattative – commenta l’eurodeputato Marco Affronte, che segue con preoccupazione l’evolversi della vicenda – solo lo schieramento deciso di uno dei pesi massimi dell’Europa poteva cambiare gli equilibri sul rinnovo/non rinnovo del Glifosato (la cui autorizzazione per l’uso in Europa scade il 31 dicembre 2017). Quello schieramento è arrivato, purtroppo – pare certo – dalla parte sbagliata”.

Francia, Italia e Spagna non si sono sbilanciate, ma la posizione tedesca è ovviamente determinante.

Come mai, ci chiediamo, dopo l’astensione dello scorso anno questo cambiamento di fronte? “Pare che siano state le imminenti elezioni in Germania a far prendere alla Cancelliera la decisione di accontentare i tantissimi agricoltori tedeschi che usano il Glifosato, contenuto nel RoundUp della Monsanto che – non è un dettaglio – sta trattando con la tedesca Bayer per la fusione“, ci spiega Affronte.

Eccolo il punto, che appare ben lontano dalla tutela degli interessi dei cittadini europei: l’affare in corso (da finalizzare entro la fine del 2017) tra il gruppo tedesco che vuole acquisire la multinazionale Usa dei pesticidi coinvolge interessi economici troppo grandi da scalfire. E tutto il resto – tutela della salute e dell’ambiente – passa in secondo piano.

D’altra parte l’oncologa Patrizia Gentilini lo aveva previsto: Bayer-Monsanto, chi fa profitto con farmaci e pesticidi può avere a cuore la salute?

Ecco l’articolo tratta da Il Fatto Quotidiano:

Per rinfrescarVi la memoria – L’oncologa Patrizia Gentilini: Bayer-Monsanto, chi fa profitto con farmaci e pesticidi può avere a cuore la salute?