Reimpianto degli ulivi. Tutto quello che non dicono – una nuova truffa per gli agricoltori del Salento!

 

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Reimpianto degli ulivi. Tutto quello che non dicono – una nuova truffa per gli agricoltori del Salento!

 

Reimpianto ulivi. Ciò che non dicono

di Crocifisso Aloisi*

Non sappiamo come andrà a finire la storia dei reimpianti degli olivi salentini, una cosa però si può prevedere, anche a costo di sentirsi dire “sei un complottista”: chi auspica una riconversione olivicola del Salento, con il reimpianto di nuove varietà di olivi, non sta dicendo (oppure non sta facendo capire) cosa significa tutto ciò per i 60.000 proprietari di oliveti salentini.

Ci hanno raccontato, grazie ad un cortocircuito politico/mediatico, che la panacea di tutti i mali sono le cultivar resistenti (resistenti a cosa? al disseccamento o al batterio?), che permettono di introdurre l’intensivo e il super intensivo nelle nostre bellissime campagne (ma ancora per poco, sai come saranno belle estensioni di ettari di alberelli alti un paio di metri a pochissimi metri di distanza uno dall’altro?). Ora, a parte che ci sarebbe seriamente il rischio di uno sfruttamento ulteriore ed eccessivo di una risorsa preziosissima per il questo Territorio come l’acqua in falda (territorio caratterizzato da periodi di siccità cronica), nonché di un ulteriore stress ambientale dovuto all’uso di altra chimica per supportare una coltivazione intensiva, che si aggiungerebbe ad una situazione già fortemente compromessa (come testimoniano ciclicamente i vari report da parte delle Autorità Sanitarie sullo stato di salute del Salento), quello che non viene spiegato bene sono i seguenti quesiti:

1) dei 60.000 proprietari stimati, chi avrà veramente i requisiti per riconvertire i propri oliveti ? La sensazione è che saranno molto pochi coloro che si potranno avvantaggiare della possibilità di reimpianto: quelli che hanno i pozzi regolarmente censiti, chi avrà i mezzi per la raccolta meccanizzata.Soprattutto coloro che avranno denaro cash per acquistare le piante considerate ‘resistenti’. Quindi i soliti noti, qualche centinaio di soggetti su 60.000, le aziende strutturate e meglio agganciate con le associazioni di categoria

2) abbiamo sentito anche parlare di vitigni che potrebbero essere nuovamente piantati in Salento. Ora, a parte che chi vorrebbe questa soluzione è stato anche lo sponsor principale dell’eradicazione dei nostri vitigni dieci/quindici anni fa (le cui quote sono state spostate quasi tutte in Veneto Lombardia), invogliando i proprietari a disfarsi dei vitigni anziché aiutarli concretamente, non si capisce quali e quanto saranno queste quote che si potranno reintrodurre, quali regioni saranno disposte a cedere una parte delle quote di produzione. Quindi altro fumo negli occhi

3) a quanto pare le cultivar resistenti non sembrano poi tanto resistenti se si pensa che dopo vent’anni di coltivazione intensiva dovrebbero essere sostituite con nuove piante, quindi nuovi costi

4) la sottomisura 5.2 del PSR regionale approvato dall’UE, prevede un sostegno per il “ripristino di impianti arborei produttivi distrutti per misure adottate per contrastare Xylella fastidiosa”. Quindi per avere un aiuto occorre dimostrare di aver abbattuto almeno il 30 per cento dei propri alberi per “contrastare Xylella Fastidiosa” e, poiché siamo in zona dichiarata ‘infetta’, occorre dimostrare che tutto il 30 per cento è infetto da xylella? I costi per fare le analisi saranno a carico del proprietario? Questo non lo dicono esplicitamente. L’impressione è che, con il reimpianto, si creeranno le condizioni di un nuovo latifondismo: chi non ha la possibilità di agganciarsi al carrozzone (perché abbandonato a se stesso) e vede i propri olivi morire, sarà molto disponibile a (s)vendere la propria terra, che sarà appannaggio di chi ha gli strumenti e ha già fiutato l’affare.

È chiaro che questo comporterà uno stravolgimento profondo dell’agricoltura salentina, con risvolti negativi anche su turismo, salute e altri aspetti di natura sociale e culturale. La politica non compromessa, gli operatori del turismo, chi ha a cuore la salute del territorio, gli operatori dell’informazione non compromessi, dovrebbero dire la loro e non continuare a voltarsi dall’altra parte. E poi c’è la profonda contraddizione, l’ennesima di questa storiella xylella, che si autorizzano gli espianti prima ancora dei risultati dei 27 progetti finanziati dalla Regione Puglia sulla cura piuttosto che l’eradicazione. L’UE e molti politici locali, avrebbero fatto meglio ad attendere la conclusione di alcune di queste sperimentazioni prima di sponsorizzare lo stravolgimento delle campagne salentine. Evidentemente le pressioni fatte dalla stampa e la paura di restare fuori dal palcoscenico mediatico locale (strumento fondamentale per la politica con la ‘p’ minuscola) hanno avuto la meglio.

 

*Consigliere comunale con delega all’agricoltura di Galatone (LE). Ha aderito alla campagna Un mondo nuovo comincia da qui

 

fonte: http://comune-info.net/

SOLIDARIETÀ AL POPOLO DEGLI ULIVI – Il 6 novembre 46 cittadini salentini saranno processati per aver difeso i loro ulivi.

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SOLIDARIETÀ AL POPOLO DEGLI ULIVI – Il 6 novembre 46 cittadini salentini saranno processati per aver difeso i loro ulivi.

 

Solidarietà al popolo degli ulivi

Il 6 novembre 46 cittadini salentini saranno processati per avere tentato di impedire la realizzazione del Piano Silletti che puntava l’estirpazione degli ulivi ritenuti infetti da xylella. L’associazione “Bianca Guidetti Serra” di Roma lancia una petizione in solidarietà degli attivisti che andranno alla sbarra.

«I loro volti sono quelli della verità, una verità calpestata, bruciata tra le fiamme dell’omertà, della complicità. Cittadini come tanti, madri, padri, studenti, contadini, professionisti ed anche bambini – scrive l’associazione Bianca Guidetti Serra nella petizione – Erano circa duecento i salentini che nel novembre del 2015 bloccarono il traffico ferroviario alla stazione di San Pietro Vernotico. Di questi, 46 sono stati identificati e denunciati dalla digos di Brindisi. L’accusa è di aver omesso di dare avviso dalle autorità competenti della manifestazione, cagionando un danno ai passeggeri e alle Ferrovie dello Stato, oltre che di interruzione di pubblico servizio».
«La manifestazione in questione aveva la finalità di bloccare il Piano Silletti che prevedeva non solo l’estirpazione degli ulivi salentini perché ritenuti infetti da xylella (senza però alcun test di patogenicità effettuato sul batterio e soprattutto con la consapevolezza che l’estirpazione delle piante non eradica il batterio), ma anche l’irrorazione a tappeto da Leuca a Brindisi di fitofarmaci riconosciuti dannosi per l’ambiente e per la salute umana, i cui effetti sarebbero emersi soprattutto nelle generazioni future».

Xylella, dal M5S l’accusa contro l’Europa: “schiaffo agli agricoltori pugliesi – rimandano il reimpianto delle varietà resistenti alla Xylella”

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Xylella, dal M5S l’accusa contro l’Europa: “schiaffo agli agricoltori pugliesi – rimandano il reimpianto delle varietà resistenti alla Xylella”

Xylella, M5S: «Dall’Europa nulla di fatto sui reimpianti»

TARANTO – «Nulla di fatto sui rimpianti, mentre l’iter della procedura d’infrazione, beffa che si aggiunge al danno, va avanti. E’ un doppio schiaffo agli agricoltori pugliesi quello che è arrivato oggi dal Comitato permanente per le piante dell’Ue, che avrebbe dovuto decidere sul reimpianto delle due varietà che si presume siano resistenti alla Xylella, il leccino e la favolosa». Lo dichiara la capo delegazione del Movimento 5 Stelle, Rosa D’Amato, in merito alla riunione del Paff, il Comitato permanente per le piante dell’Ue.

«A causa dell’opposizione di alcuni Stati membri – aggiunge l’eurodeputata tarantina – la decisione è stata rinviata. Siamo a ridosso dell’estate ormai. Il clima di incertezza che si è creato è inaccettabile e in questo clima si sta favorendo da mesi una speculazione ai danni dei coltivatori, con un aumento repentino dei prezzi delle piante in causa. La Commissione europea e il governo italiano non stanno facendo nulla per evitare questa situazione. Anzi, Bruxelles prosegue con le sue minacce tra procedura d’infrazione, stop ai contributi e pressioni sugli abbattimenti. E’ ora di dire basta». Al clima “di incertezza e alle speculazioni connesse – conclude D’Amato – contribuisce anche chi diffonde false notizie, come l’autorizzazione imminente al reimpianto della favolosa, che si è rivelata falsa finora e che ha solo fatto triplicare i prezzi di questa pianta».

fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/902566/xylella-m5s-dall-europa-nulla-di-fatto-sui-reimpianti.html

Xylella – Vogliono abbattere altri cento ulivi, ma solo il M5s protesta …in fondo mica sono banche da salvare…!!

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Xylella – Vogliono abbattere altri cento ulivi, ma solo il M5s protesta …in fondo mica sono banche da salvare…!!

 

Xylella, i 5 Stelle: «Vogliono abbattere cento ulivi, protesteremo per impedirlo»

Il Meetup M5S di Francavilla Fontana avvisa la cittadinanza che il 28 giugno prossimo, protesterà pacificamente contro l’abbattimento di circa 100 ulivi (molti dei quali leccini secolari) nella zona Oria-Francavilla Fontana (SP51) che collega Oria a Carosino. Con grande rammarico ed indignazione denunciamo con fermezza quanto sta per accadere: è chiaro a tutti che il “Piano degli interventi” del Commissario Silletti per far fronte all’emergenza sul rischio di diffusione del batterio “Xylella fastidiosa” è assolutamente errato ed inefficace. A nostro parere, non serve infatti abbattere migliaia di ulivi, simbolo regionale e risorsa nazionale, quando basta che una macchina con sopra l’insetto vettore della Xylella viaggi a nord del Salento per diffondere la patologia. Pertanto, l’eradicazione in via preventiva di migliaia di ulivi creerà solamente un danno permanente al territorio pugliese e all’Italia intera. La nostra priorità deve essere una ed una soltanto: impedire questa assurda e ingiustificata mattanza! Il caso preso in esame nel nostro territorio ha dell’incredibile: l’ignaro proprietario degli ulivi prima citati si è ritrovato notificato, senza alcun preavviso e soprattutto senza alcune indagine diagnostica degli enti preposti, l’avviso di abbattimento dei propri ulivi. Da ciò sorge spontanea una domanda: è legittimo questo atto? Con quali criteri vengono scelti gli ulivi infetti? Ricordiamo inoltre che Francavilla Fontana è riconosciuta come “zona cuscinetto”, pertanto oltre all’abbattimento dell’ulivo è prevista l’eradicazione di tutti gli ulivi, anche non infetti, nel raggio di 100 metri dalla pianta colpita dal virus. Il Meetup M5S sarà presente nel luogo degli abbattimenti, per cercare di ottenere l’annullamento di tale assurdità. Invitiamo tutta la cittadinanza e tutte le forze politiche locali e non, ad unirsi in questa lotta che non ha colori politici ma ha come unico scopo la difesa del nostro territorio.

Francavilla Fontana 5 stelle

Perchè queste cose non le dicono? – La vittoria degli ulivi pugliesi: Xylella sconfitta con una antica pratica agronomica che salva la pianta senza bisogno di eradicare !!

 

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Perchè queste cose non le dicono? – La vittoria degli ulivi pugliesi: Xylella sconfitta con una antica pratica agronomica che salva la pianta senza bisogno di eradicare !!

 

Chi sosteneva che la scellerata imposizione dell’UE di eradicare gli ulivi pugliesi fosse qualcosa di inutile e che la soluzione poteva essere quella di utilizzare pratiche alternative oggi potrebbe ufficialmente prendersi una rivincita: come spiega il servizio televisivo del TgNorbaun’antica pratica agronomica potrebbe essere la salvezza per gli ulivi colpiti dal misterioso batterio.

Il video: QUI

Il tentativo di salvare l’ulivo conosciuto come ‘il gigante di Alliste‘, (circa 1500 anni di età) dal disseccamento rapido provocato dal batterio della Xylella fastidiosa é stato praticato alla presenza di José Bové, europarlamentare francese dei Verdi europei. Si è trattato di un innesto di gemme di Leccino che – in base a ciò che è stato detto  – consente di sfruttare uno dei mezzi di autodifesa della pianta, rappresentato dalla capacità di compartimentalizzazione vascolare. I risultati positivi sono stati riscontratianche in altri esemplari di ulivi, circa un centinaio. 

Sostanzialmente, attraverso al un nuovo apparato fogliare non aggredibile, si accelera la produzione di cerchie legnose attive, che risultano più veloci rispetto alla colonizzazione radiale del legno da parte del batterio patogeno.

Già in alcuni convegni “alternativi” a quelli ufficiali, il Movimento 5 Stelle aveva presentato un programma alternativo dove venivano incentivate pratiche e ricerche differenti a quelle ufficiali, che miravano all’esclusione dell’eradicazione come rimedio. Con questa buona notizia si apre uno spiraglio per la salvaguardia di questi patrimoni.

A tal proposito, pubblichiamo un comunicato diffuso il 14 settembre dalla parlamentare europea pugliese Rosa D’Amato (M5S):

“Rivedere il piano Ue anti-Xylella, soprattutto alla luce delle nuove  ricerche che hanno dimostrato l’immunità della vite al ceppo del batterio che si trova in Puglia. E garantire agli agricoltori pugliesi le dovute compensazioni e i risarcimenti per i danni subiti a seguito del blocco dell’export verso alcuni stati membri dell’Ue”. Sono queste le due principali richieste contenute nella lettera che l’eurodeputata del Movimento 5 Stelle, Rosa D’Amato, ha inviato oggi al commissario europeo per la Sicurezza alimentare,Vytenis Andriukaitis. Nella lettera, l’europarlamentare tarantina chiede anche di limitare la lista delle piante a rischio Xylella solo a quelle specie che sono state effettivamente intaccate dalla malattia e per cui esistono dati scientifici certi, “onde evitare allarmismi che possono causare ancora più danni al settore”. Inoltre, D’Amato chiede alla Commissione Ue anche di potenziare la ricerca scientifica attraverso il coinvolgimento di un numero più ampio di centri e laboratori, anche promuovendo sinergie transnazionali. Infine, l’eurodeputata M5S ha ribadito a Bruxelles la richiesta di “promuovere pratiche alternative come quelle legate al biologico per combattere il disseccamento degli ulivi” e di “fermare l’uso di insetticidi come l’etofenprox e il dimetoato, che sono stati vietati da un legge italiana del 2014 ma reintrodotti in Puglia nel piano anti-Xylella”. 

 

fonte: http://www.videoandria.com/2015/09/14/video-vittoria-per-gli-ulivi-pugliesi-xylella-sconfitta-con-antica-pratica-agronomica-che-salva-la-pianta-senza-bisogno-di-eradicare/

ARPA: “Gli inquinanti del Gasdotto pericolosi per la salute dei Salentini” …se ne fottono altamente della salute della Gente, figuratevi quanto glie ne può fregare degli Ulivi millenari…!!

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ARPA: “Gli inquinanti del Gasdotto pericolosi per la salute dei Salentini” …se ne fottono altamente della salute della Gente, figuratevi quanto glie ne può fregare degli Ulivi millenari…!!

 

ARPA, l’agenzia regionale per l’ambiente aveva bocciato il progetto del Gasdotto, troppi punti a sfavore, nulla di chiaro, e per questo ritenuto pericoloso nelle 23 pagine del verbale dell’agenzia. Evidentemente questo non è bastato a fermare il progetto, revisionare o cercare di venire incontro alla popolazione. Intanto continuano le proteste ma lo Stato italiano ha scelto ormai da che parte stare. Ecco il video che elenca una parte delle cose che non vanno secondo ARPA:

per il video clicca

QUI

 

 

L’art 9 della Costituzione: “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” …ma il Pd se ne fotte della Costituzione se deve fare un favore alle Multinazionali. E gli Ulivi Millenari della Puglia li abbatte lo stesso per far spazio al metanodotto!!

Costituzione

 

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L’art 9 della Costituzione: “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” …ma il Pd se ne fotte della Costituzione se deve fare un favore alle Multinazionali. E gli Ulivi Millenari della Puglia li abbatte lo stesso per far spazio al metanodotto!!

 

Gli olivi monumentali, una passeggiata nella storia d’Italia

Dalla Puglia alla Calabria, dalla Sardegna alla Toscana, dal Garda all’Umbria. Vi sono innumerevoli esempi di olivi monumentali, spettatori della storia d’Italia. Immergersi in questo percorso virtuale è ripercorrere la nostra storia e creare una via dell’olio extra vergine d’oliva unica nel suo genere, ricordando l’articolo 9 della Costituzione

 

Che cosa definisce il carattere di monumentalità di una pianta di olivo? Una lucida definizione si estrae dalla legge regionale del 2007 sulla “Tutela e Valorizzazione del paesaggio degli Ulivi della Puglia”. Essa spiega il carattere di monumentalità quando la pianta gode un’età plurisecolare. In particolare, l’art.2 della legge, lo trae dalle misure del tronco, che deve avere un diametro uguale o superiore a un metro, misurato all’altezza di un metro e trenta dal suolo.

Dopo sei anni, per la prima volta in Italia, la tutela degli alberi monumentali è stata regolata con la legge n. 10 del 14 gennaio 2013. Attraverso tali norme, i comuni dovranno censirli, documentarli e chi ne provoca l’abbattimento, potrebbe essere sanzionato.

Quando un tronco è per così dire “frammentato” il diametro che lo definisce, è quello d’insieme, ricavato dalla ricomposizione della forma teorica del tronco intero. Il carattere monumentale oltre ad essere un principio è anche una funzione definita da spazio e tempo anche se spesso l’irregolarità di un tronco d’ulivo, non restituisce con esattezza tutte le grandezze riguardanti la sua età, il suo sviluppo, l’incidenza della sua chioma, la sua origine.

L’ulivo è ancora il grande testimone del popolo Mediterraneo. Ogni ulivo si porta dentro, dai tempi del mito di Atena, i profili dei suoi migliaia di custodi. Con esso si ritorna a cercare quel vasto tempio perduto che, probabilmente, avremmo da sempre tenuto innanzi, senza che mai ce ne accorgessimo. “Se riesci a scorgere un solo profilo su queste piante, è troppo poco”, ti dicono i vecchi saggi.

La legge attribuisce il carattere di monumentalità a quegli uliveti che presentano una percentuale minima del 60 per cento di piante monumentali all’interno dell’unità colturale, individuata nella relativa particella catastale.

Si applica questa definizione quando la misura di riferimento del tronco è inferiore alle attese e non si vuol tralasciare il suo valore antropologico o quando è citato o rappresentato in documenti, in rappresentazioni iconiche e storiche.

L’accredito di questo valore si aggiunge alla forma dell’albero analizzata tra gli articoli della legge. La forma teorica dell’olivo monumentale s’interpone tra spirali, alveoli, cavità e portamenti. Attraverso quei contorni puoi riconoscerne un’espressione, una faccia, una danza o una piacevole presenza. È in questo momento che l’insieme di quelle presenze si traducono in paesaggi mozzafiato o surreali, in emozioni, in aspetti di vita rurale o in azioni di tutela.

A quella commissione nominata ad hoc che decide la monumentalità del singolo albero o della sua piana se ne dovrebbe affiancare una di esperti d’arte per definire, all’unisono, quel limite spaziale ed estetico che narra il valore della scultura. Ci vuole davvero poco.

Allora, il solenne ulivo diventerebbe a tutti gli effetti, un bene d’interesse storico-artistico, architettonico, archeologico riconosciuto ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137).

Una regione come il Salento, con migliaia di alberi plurisecolari, di respiro messapico, dovrebbe essere rivalutata o meglio dettagliata. Quei monumenti sono una evidente dichiarazione d’amore per l’umanità oltre che una ricchezza culturale. Una riflessione che rilanciai qualche anno fa ma mai presa in considerazione. Si riparte da zero e altre occasioni si ripresenteranno per ripensare a questo intento. Ogni territorio che ama queste piante può fare la sua parte. Ogni buon governo, dovrebbe percepire questa dimensione ecologica, con lo stesso stupore con cui si ammira un capolavoro e decidere poi di riporre tale patrimonio, tra quelli dell’umanità.

C’è un valore simbolico, etico e ambientale in un ulivo plurisecolare. A questo proposito non scordiamo che l’Italia con l’art 9 della Costituzione “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” lo Stato italiano demanda alle Regioni la tutela e la selezione delle aree protette, tra cui i monumenti naturali, tra i quali, si spera, quegli ulivi ritrovati in ogni meridiano del nostro territorio.

Molti di loro sono nel Salento, terra magno – greca, scavata da frantoi ipogei e origine messapica.
Ritroviamo a ridosso di monasteri e menhir alberi millenari che è quasi impossibile nominarli. Sono migliaia. Per essi si dice che il passaggio attraverso le grandi cavità dei loro tronchi, sia di buon auspicio. Per le genti, questo rito sarebbe servito, un tempo, per allontanare gli spiriti indesiderati e chi avrebbe dimostrato ostilità nei confronti di tali generose piante. Quelli della piana del misterioso Masso della Vecchia a Giurdignano nei dintorni di Otranto avrebbero una sacralità e un’energia indefinibile. Le vibrazioni intorno alle pietre fitte sparse in questo territorio ti conducono a Strudà, frazione di Vernole dove trovi i patriarchi che hanno incantato la moglie di Obama, quali l’ulivo Regina, Lu Barone e la Baronessa, varietà Ogliarola, circonferenze di 15 metri ed età di oltre 1500 anni.
Non poco distante trovi a Borgagne, Lu Matusalemme, il più vecchio d’Italia; a Scorrano l’ulivo Patriarca, a Felline di Alliste, Lu Gigante, a Specchia, a Casarano l’ulivo Lu Re, a Trepuzzi l’ulivo Lumaca.
A Nardo in località Sarparea, ne trovi degli altri che ricordano sicuramente i bivacchi dei cavalieri templari prima di salpare per la terra Santa da Otranto o da Brindisi. Nel Salento li trovi sparsi come guardiani, nel territorio dell’Arneo, luoghi di lotte contadine del dopoguerra, con i suoi Giganti; ancora, in località Zanzara- Monteruga, i tronchi spiralati, imitano i moti della Terra. L’olio estratto da questi ulivi, attraverso la via romana Sallentina che collegava il Capo di Leuca con Taranto era destinato, passando per il Porto di Gallipoli, alle città del nord dell’Europa.
Un altro sito importante di ulivi millenari si trova in località Monacelli, vicino all’Abbazia di Cerrate, ai confini con il brindisino, dove si dice, siano stati ingentiliti dai monaci di San Basilio già nel XII secolo. Sono monumenti tra luoghi energetici ricchi di storie e aneddoti per ogni comunità.

Sempre in Puglia, meritano menzione i millenari della piana degli ulivi secolari, nel territorio che comprende quelli di Carovigno, Ostuni, Fasano e Monopoli. La piana è attraversata dalla via Traiana, quella che da Roma giungeva a Brindisi, riferimento commerciale per l’oriente dell’olio d’oliva. Tra essi quelli ubicati in località Brancati di Ostuni, l’ulivo Capanna di circa 3000 anni e oltre 10 metri di circonferenza. A Ginosa l’Ulivo Pensante e poi altri a Manduria, Oria, Ceglie Messapica.
A Corato, in provincia di Bari, è mappato un ulivo secolare di circa 600 anni. Vi è grande certezza che esso fosse uno dei progenitori della varietà coratina. La pianta, che si trova in proprietà privata, è stata rilanciata recentemente per essere annoverata insieme agli altri alberi pugliesi come patrimonio dell’Unesco. Anche nel parco del Gargano ne trovi circa 300 monumentali.

Nel Lazio l’ulivo di Palombara Sabina si trova nei dintorni di un convento del quattrocento dedicato a San Francesco e a pochi metri dallo scavo archeologico di sito romano. Ha un’età stimata intorno ai 3000 anni e una circonferenza superiore ai 12 metri. I cittadini che lo chiamano U l’ivo, tramite associazioni di volontari, è stato recuperato e valorizzato per farne attrazione turistica. Un altro riscontrato nel Lazio è quello di Tivoli con circa 15 metri di circonferenza a petto d’uomo.

A Luras, in località San Nicola nel cuore della Gallura della Sardegna si trova l’ulivo più grande d’Europa, il S’ozzastru tra i 3000 e i 4000 anni di età. È un olivastro, selvatico, di 14 metri d’altezza per circa 12 metri di circonferenza. Nel 1991 è stato dichiarato come Monumento Nazionale.
Sempre in Sardegna, un altro olivastro il Sa Tanca Manna si riscontra a Cugliersi in provincia di Oristano, quello di Santa Maria Navarrese, sulla costa di Baunei, nella provincia dell’ogliastra, la cui chioma spinge sui 10 metri di altezza.
Ancor più meraviglioso è il parco degli ulivi di “S’Ortu Mannu, a Villamassargia. Qui insiste il Sa Reina un ulivo di circa 800 anni e una circonferenza superiore ai 15 metri.

Nel cosentino, a pochi passi dal centro storico del comune di Sangineto, si possono ammirare un gruppo di ulivi secolari. Molti di essi hanno dimensioni davvero ragguardevoli. Alcuni di essi sono stati stimati per un’età di oltre 2000 anni e circonferenze aggirarsi intorno ai 20 metri al pedale. Molti ulivi monumentali in Calabria sono distribuiti sulla Piana di Gioia Tauro. Il Dasa a Vibo Valentia, Il Rossano e Il Gattuzzo in provincia di Cosenza.

Anche nel Veneto la presenza di alberi monumentali è considerevole. Sono alberi con età stimata intorno ai 350 anni con circa 8 metri di circonferenza come il Guarenti a comune di Garda e il Villa Are sulla collina delle Torricelle in provincia di Verona.

L’Olivo della Strega si trova in provincia di Grosseto, a Magliano, all’interno del giardino della chiesa della Santissima Annunziata. Secondo alcuni è vecchio di 3500 anni e il suo tronco ha una circonferenza alla base di nove metri. Nella stessa provincia, l’ulivo Fibbianello che incanta per la sua altezza di oltre 20 metri. Nel lucchese, insistono l’ulivo Impollinatore e quello dei Trenta Zoccoli, forse meno alti rispetto al precedente ma pur sempre dei bellissimi millenari.

Tra i millenari umbri troviamo il Macciano e il Sant’emiliano. Il primo si trova nelle vicinanze di Giano dell’Umbria e il secondo in località Bovara nell’agro di Trevi di Perugia.

In Sicilia è annoverato l’Olivo dei Templi, nell’omonima valle ad Agrigento, nei pressi del Tempio della Concordia.

L’ulivo millenario è una dimensione ecologica su cui l’osservatore non può che stupirsi e relazionare il proprio stato emotivo con il territorio. Ogni residente ha il suo esclusivo ulivo di riferimento, ne quota il suo valore simbolico ed etico, si ricarica dalla vitalità della sua linfa e si rende portavoce di un importante messaggio. Tutti sanno che senza quell’ulivo che restituisce storia, dignità e cultura, qualsiasi popolo perderebbe la sua identità.

di Mimmo Ciccarese

tratto da: http://www.teatronaturale.it/racconti/quo-vadis/22884-gli-olivi-monumentali-una-passeggiata-nella-storia-d-italia.htm

La strana coincidenza: il metanodotto Snam passerà proprio dai focolai Xylella, dove sono stati abbattuti la maggior parte degli Ulivi …diceva un fesso “a pensar male si fa peccato…”

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La strana coincidenza: il metanodotto Snam passerà proprio dai focolai Xylella, dove sono stati abbattuti la maggior parte degli Ulivi …diceva un fesso “a pensar male si fa peccato…”

 

La strana coincidenza: il metanodotto Snam passerà proprio dai focolai Xylella, dove sono stati abbattuti la maggior parte degli Ulivi …diceva un fesso “a pensar male si fa peccato…” …e infatti un importante politico ammette: sulla strada del metanodotto ci sono gli Ulivi da abbattere!!!

Ve ne avevamo già parlato con un nostro vecchio articolo che all’epoca fece un discreto successo:

La strana coincidenza: il metanodotto Snam passerà proprio dai focolai Xylella, dove sono stati abbattuti la maggior parte degli Ulivi …diceva un fesso “a pensar male si fa peccato…”

 

…ricordavamo che “Diceva un fesso “A pensar male si fa peccato, però spesso ci si azzecca”…

E il fesso raramente si sbaglia! Ecco che un importante politico, CASINI, confessa candidamente che l’ostacolo al loro metanodotto sono gli Ulivi secolari Pugliesi…

Mica tanto “fesso” il “fesso”…

 

Casini spiega la riforma costituzionale: serve anche ad abbattere gli ulivi pugliesi