Vaccino anticancro? Sempre più vicino!

 

 

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Vaccino anticancro? Sempre più vicino!

 

Vaccino anticancro più vicino

Più vicino un ‘vaccino iniettabile’ anti-cancro. L’iniezione di quantità minuscole di due agenti immunostimolanti direttamente all’interno di tumori solidi può eliminare ogni traccia di cancro nei topi, comprese metastasi distanti e non trattate. Lo hanno scoperto i ricercatori della Stanford University School of Medicine in uno studio pubblicato su ‘Science Translational Medicine’. L’approccio, spiegano gli scienziati, funziona per numerosi e diversi tipi di cancro, compresi quelli che si presentano spontaneamente.

I ricercatori ritengono che l’applicazione locale di piccolissime quantità di queste due sostanze potrebbe servire per trattare il cancro in modo rapido e relativamente poco costoso, senza il rischio di effetti collaterali negativi spesso osservati con la stimolazione immunitaria a livello del corpo. I risultati sono promettenti sull’animale, e già è in corso un trial su pazienti con linfoma. “Quando usiamo questi due agenti immunostimolanti insieme vediamo l’eliminazione dei tumori su tutto il corpo”, ha spiegato Ronald Levy, professore di oncologia che guida la ricerca insieme a Idit Sagiv-Barfi. “Questo approccio bypassa la necessità di identificare i target immunitari specifici del tumore e non richiede l’attivazione massiccia del sistema immunitario o la ‘modifica’ delle cellule immunitarie di un paziente”.

Uno dei due agenti è già approvato per l’uso nell’uomo; l’altro è stato testato per l’uso umano in diversi studi clinici, spiegano i ricercatori. E un trial è stato lanciato a gennaio proprio per testare l’effetto del ‘doppio’ trattamento sperimentale nei pazienti con linfoma. Levy è un pioniere nel campo dell’immunoterapia del cancro: le ricerche nel suo laboratorio, ricordano da Stanford, hanno portato allo sviluppo di rituximab, uno dei primi anticorpi monoclonali approvati come trattamento anticancro.

Se l’immunoterapia è la nuova frontiera della lotta al cancro, alcuni approcci si basano sulla stimolazione del sistema immunitario in tutto il corpo. Altri mirano a checkpoint naturali che limitano l’attività anti-cancro delle cellule immunitarie. Altri ancora, come la terapia con cellule Car-T (recentemente approvata per il trattamento di alcuni tipi di leucemia e linfoma), prevedono che le cellule immunitarie del paziente siano rimosse e ingegnerizzate per attaccare le cellule tumorali. “Tutti questi progressi nell’immunoterapia stanno cambiando la pratica medica”, ha detto Levy. “Il nostro approccio utilizza l’applicazione unica di piccolissime quantità di due agenti per stimolare le cellule immunitarie solo all’interno del tumore stesso. Nei topi abbiamo visto effetti sorprendenti su tutto il corpo, inclusa l’eliminazione dei tumori su tutto l’animale”.

Ma di cosa si tratta? Un ingrediente, un ‘pezzetto’ di Dna chiamato oligonucleotide CpG, funziona con altre cellule immunitarie vicine per amplificare l’espressione di un recettore attivatore chiamato OX40 sulla superficie delle cellule T. L’altro è un anticorpo che si lega a OX40 e attiva le cellule T contro le cellule tumorali. Poiché i due agenti vengono iniettati direttamente all’interno del tumore, vengono attivate solo le cellule T che si sono infiltrate. In effetti, queste cellule T vengono “pre-schermate” dall’organismo per riconoscere solo le proteine specifiche del cancro. Si tratta dunque di ‘soldati addestrati’ che, in parte, lasciano il sito del tumore per cercare e distruggere le altre neoplasie presenti nell’organismo. Nel trial sono stati coinvolti topi con linfoma e altri ingegnerizzati per sviluppare il cancro al seno. Su 90 animali del primo gruppo, 87 sono risultati completamente guariti, e 3 hanno presentato una recidiva, risolta dopo un secondo trattamento. Il ‘vaccino’ si è rivelato efficace anche nel caso del tumore al seno. E risultati analoghi sono stati ottenuti anche con il tumore del colon e il melanoma.

Il trial sull’uomo appena avviato includerà 15 pazienti con linfoma, per vedere se l’approccio è efficace anche nell’uomo. E i ricercatori sono ottimisti: “Non penso ci sia un limite al tipo di tumore che possiamo potenzialmente trattare, purché sia stato infiltrato dal sistema immunitario”, ha concluso Levy.

Intervento chirurgico unico e incredibile. Da sempre considerato inoperabile, per la prima volta al mondo un’equipe medica Italiana rimuove un tumore ai polmoni.

 

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Intervento chirurgico unico e incredibile. Da sempre considerato inoperabile, per la prima volta al mondo un’equipe medica Italiana rimuove un tumore ai polmoni.

Intervento unico e incredibile: medici riescono a rimuovere un tumore dai polmoni. È la prima volta

Per la prima volta al mondo, un’equipe medica riesce a eliminare chirurgicamente un tumore ai polmoni (finora considerato inoperabile)

MILANO – Da sempre considerato inoperabile, per la prima volta al mondo un’equipe medica proveniente dall’Istituto Oncologico Europeo (IEO) di Milano, è riuscita a rimuovere un tumore ai polmoni. È considerata un’operazione unica e incredibile, per ora la prima in Italia. L’intervento ora apre le porte a una nuova tecnica che associa chemioterapia e chirurgia robotica mininvasiva. Nella speranza che da questo momento in poi la vita di molti pazienti oncologici sia estremamente facilitata.

Chirurgia Toracica
Possiamo promuoverlo come il primo (e riuscito) intervento al mondo in campo della chirurgia. Il team medico di Milano, sfruttando una nuovissima tecnica robotica estremamente mininvasiva, è stato in grado di rimuovere un tumore al polmone come nessuno, prima d’ora, era mai riuscito a fare. L’operazione è stata eseguita dall’equipe di Chirurgia Toracica dell’Istituto Oncologico Europeo (IEO) di Milano guidata dal professor Lorenzo Spaggiari, su un paziente affetto da obesità grave. Il suo indice di massa corporea, infatti, superava i 40 BMI.

Merito dei chemioterapici
Tutti sappiamo come i farmaci chemioterapici siano estremamente pericolosi ma, soprattutto, abbiano effetti devastanti. Il problema risiede nel fatto che i farmaci siano fatali non solo per le cellule cancerose ma anche per quelle sane. L’unico metodo per non avere gli stessi effetti avversi sarebbe quello di colpire con il farmaco esclusivamente la massa tumorale. Nel caso del paziente di Milano, il chemioterapico è stato in grado di ridurre vistosamente il tumore in maniera da poter essere asportato con maggior facilità.

Lobectomia
Probabilmente è un termine che abbiamo sentito di rado: ma la nuova scoperta apre le porte alla lobectomia, ovvero all’asportazione parziale del polmone. D’altro canto, i medici hanno eseguito anche una toracectomia – l’asportazione di una zona della parete toracica. Questo è stato necessario perché il cancro aveva aggredito anche le costole e il sistema circolatorio.

Buone le condizioni del paziente
Secondo quanto dichiarato dagli esperti dell’Istituto Oncologico Europeo (IEO) di Milano l’utilizzo di questo tipo di chirurgia, abbinata ai chemioterapici, presto potrà diventare lo standard nei prossimi dieci anni. Ora sono passati due mesi dall’operazione e il paziente sembra essere in buone condizioni.

Passi in avanti nella cura del tumore al polmone
Tutti sappiamo che dopo una diagnosi di tumore l’aspettativa di vita si riduce vistosamente. Per questo motivo la scienza, da anni, sta cercando di trovare soluzioni che permettano di allungare la durata della vita. «Questo intervento non è un unicum, ma è un’anticipazione del futuro dei prossimi dieci anni della chirurgia oncologica toracica. I risultati straordinari dell’immunoterapia e delle terapie biologiche sul tumore del polmone, fa sì infatti che si presentino al chirurgo toracico sempre più casi di carcinomi localmente avanzati o oligometastatici (con una o poche metastasi), che le terapie mediche hanno tenuto sotto controllo o hanno fatto regredire fino a raggiungere una dimensione che permette l’intervento chirurgico», ha dichiarato il Professor Spiaggiari.

fonte: https://www.diariodelweb.it/salute/articolo/?nid=20180123-480889

 

Una fantastica scoperta tutta Italiana – Il team guidato dall’italiano Iavarone: «Scoperto il motore dei tumori»

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Una fantastica scoperta tutta Italiana – Il team guidato dall’italiano Iavarone: «Scoperto il motore dei tumori»

La ricerca: un’alterazione genetica è la causa di molti cancri, ecco i farmaci per fermarla. Lo studio di un gruppo di ricercatori della Columbia University a New York guidato dagli italiani Antonio Iavarone e Anna Lasorella

Un nuovo passo avanti nella cura personalizzata dei tumori. L’ha compiuto un gruppo di ricercatori della Columbia University a New York guidato dagli italiani Antonio Iavarone e Anna Lasorella. «Abbiamo identificato come funziona un’importante alterazione genetica che causa una consistente percentuale di parecchi cancri, fra cui il glioblastoma, il più aggressivo e letale di quelli al cervello — spiega al Corriere Iavarone —. E grazie a questa scoperta stiamo sperimentando terapie “di precisione” per bloccare lo sviluppo dei tumori».
I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati ieri da Nature. «È un lavoro che va avanti da anni — racconta Iavarone —, frutto di una serie complessa di tecniche, come l’analisi dei Big Data: lo studio delle sequenze genetiche dei tumori, catalogati dal progetto americano The Cancer Genome Atlas (Tcga) di cui sono coordinatore per i tumori al cervello». A scandagliare e interpretare l’enorme massa di informazioni ottenute dal Tcga hanno contribuito anche due ricercatori dell’Università del Sannio a Benevento, Michele Ceccarelli e Stefano Pagnotta. «Sono due matematici statistici, che spesso trascorrono periodi di ricerca nei nostri laboratori alla Columbia a New York, dove lavorano altri 5 italiani su un totale di una ventina di ricercatori», aggiunge Iavarone.

Un tumore che colpisce persone di tutte le età

Il glioblastoma «è un tumore che colpisce persone di tutte le età, bambini compresi, ma più frequente in chi ha da 45 a 70 anni — spiega Iavarone —. La maggior parte dei pazienti muore entro un paio d’anni, nonostante interventi chirurgici, chemioterapia e radioterapia. In un primo tempo avevamo individuato la fusione fra i due geni FGFR3 e TACC3 come causa del glioblastoma. Altri studi hanno dimostrato che il meccanismo è presente con simili incidenze percentuali (3%) nel carcinoma del polmone, dell’esofago, della vescica, della mammella, della cervice uterina della testa e del collo. Si tratta di decine di migliaia di nuovi malati all’anno su scala globale».

La fusione FGFR3-TACC3

La novità è aver scoperto come la fusione FGFR3-TACC3 genera e fa crescere i tumori. «Questa alterazione genica scatena un’attività abnorme dei mitocondri, organelli presenti all’interno della cellula che funzionano come centraline di produzione di energia — spiega Iavarone —. L’eccesso di energia alimenta il moltiplicarsi e diffondersi incontrollato delle cellule tumorali». Per combattere gli effetti di questa fusione genica sono in atto sperimentazioni cliniche con farmaci «bersaglio» all’ospedale Pitié Salpetrière di Parigi, dirette dal professor Marc Sanson, coautore dello studio di Iavarone e Lasorella. «Purtroppo con il tempo i tumori diventano resistenti a quei farmaci e continuano a progredire — precisa Iavarone —. Con la nuova scoperta invece possiamo usare altri farmaci che inibiscono il comportamento abnorme dei mitocondri: i primi risultati dei test su cellule tumorali in coltura e nei topi mostrano che si può interrompere la produzione di energia e fermare la crescita tumorale». L’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano potrebbe partecipare alle nuove sperimentazioni. «Da tempo sono in contatto con i suoi ricercatori — dice Iavarone —, per questioni burocratiche e regolamentari non è stato possibile trasferire rapidamente le nostre sperimentazioni cliniche anche in Italia, spero che dopo la pubblicazione su Nature dello studio si riesca presto a lavorare insieme».

fonte: http://www.corriere.it/cronache/18_gennaio_04/team-guidato-dall-italiano-iavarone-scoperto-motore-tumori-columbia-univerity-1d2527c2-f0d1-11e7-b9c8-ca7b03c62ba9.shtml?refresh_ce-cp

Marijuana: le stupefacenti scoperte sugli effetti della Cannabis per sesso, stress e tumori.

 

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Marijuana: le stupefacenti scoperte sugli effetti della Cannabis per sesso, stress e tumori.

Marijuana: sesso, stress e tumori. CANNABIS E MARIJUANA, SCOPERTE STUPEFACENTI

Marijuana: prestazioni sessuali,  argine al cancro e allo stress? Le scoperte su marijuana e cannabis che dividono

Marijuana: sesso, stress e tumori. CANNABIS E MARIJUANA, SCOPERTE STUPEFACENTI – le applicazioni e i cannabinoidi

Marijuana e cannabis grandi scoperte nel 2017 sulle sue proprietà e applicazioni. La marijuana dannosa alla salute, ma anche terapeutica in alcune situazioni. Questo per i cannabinoidi presenti nella pianta.  Insomma la cannabis-marijuana è stata spesso fonte di notizie… stupefacenti in questo 2017. D’altra parte sono anni che la società si divide su chi è a favore e chi è contro alla legalizzazione della cannabis.

Marijuana: sesso, stress e tumori. CANNABIS E MARIJUANA, SCOPERTE STUPEFACENTI – salute e cannabis, ricerche contrastanti

Marijuana fa bene alla salute? Come si diceva i cannabinoidi sono una risorsa in tal senso, perchè stando ad alcune scoperte scientifiche possono portare le cellule tumorali alla ‘apoptosi’, ossia al suicidio cellulare che potrebbe abbattere o almeno contrastare cancro e tumori. Questa è la tesi legatia gli studi dei Ricercatori dell’Istituto Oncologico di Vojvodina e dell’Università di Novi Sad in Serbia. Altri studi ammoniscono dall’inalare olio di cannabis sotto forma di vapore, perché aiutarebbe addirittura il proliferarsi di tumori come il cancro (come sostiene il Medical Marijuana Research Institute).

Marijuana: sesso, stress e tumori. CANNABIS E MARIJUANA, SCOPERTE STUPEFACENTI – stress e cannabis

Marijuana riduce lo stress? Possibile, ma è altresì vero che quantità eccessive di cannabis possono portare gravissime conseguenza all’organismo. In tal senso è stato documentato il primo caso di arresto cardiaco per via dell’assunzione di alimenti a base di cannabis: è successo a un bimbo degli Stati Uniti e i medici sostengono che il decesso del piccolo sia stato causato dalla presenza di derivati della marijuana rilevati

nel suo oprganismo quando il bambino è stato ricovero in pronto soccorso.

Marijuana: sesso, stress e tumori. CANNABIS E MARIJUANA, SCOPERTE STUPEFACENTI – sesso e cannabis il rapporto

Marijuana e sesso: la cannabis migliora le prestazioni sessuali? Gli studi della Stanford University School of Medicine lo sostengono dopo aver analizzato 50 mila uomini e donne. La conclusione sarebbe che ha effetti stimolanti sulle zone del cervello incaricate di regolare l’attività sessuale. Resta sempre l’altra faccia della medaglia da tenese sempre in conto: dosi alte di marijuana fanno malissimo all’organismo.

I cani fiutano i tumori prima che possano essere rilevati dalle analisi mediche.

 

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I cani fiutano i tumori prima che possano essere rilevati dalle analisi mediche.

I cani possono essere addestrati per fiutare il cancro prima che possa essere rilevato attraverso le analisi: lo studio choc sull’olfatto dei cani

Cani fiutano tumore prima degli esami medici: ecco Liù, il cane fiuta-tumori

I cani molecolari potrebbero essere  in grado, in futuro, di rilevare la presenza del cancro con il loro fiuto prima ancora che la patologia sia individuabile attraverso le analisi mediche.

La capacità dei nostri amici a quattro zampe di fiutare il tumore è stata confermata dal caso specifico di una femmina di pastore tedesco addestrata dall’Esercito italiano per rilevare i tumori in anticipo rispetto alle analisi mediche. Liù, infatti, è un caso singolare di cane addestrato per individuare, ancora prima che i sintomi si manifestino, il tumore alla prostata.

 

tratto da: http://www.affaritaliani.it/medicina/fiuto-del-cane-per-sconfiggere-i-tumori-prima-delle-analisi-mediche-514847.html?refresh_ce

Tumori, troppe auto-diagnosi su Google. La rabbia del medico: allora non venite da noi…!

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Tumori, troppe auto-diagnosi su Google. La rabbia del medico: allora non venite da noi…!

Un medico dell’Istituto tumori di Milano appende un cartello per dissuadere i pazienti dal presentarsi con una diagnosi già scritta da Google.

Il foglio è apparso sulla porta dell’ambulatorio di un medico dell’Istituto tumori di Milano: “Coloro che si sono già diagnosticati da soli tramite Google, ma desiderano un secondo parere, per cortesia controllino su yahoo.com”.

Semplice e diretta, volta a colpire un modo di fare ormai radicato in Italia. Ovvero il vizio di presentarsi dal dottore con una auto-diagnosi prescritta da una semplice ricerca su google.

Il fatto è che quel cartello sia apparso in uno degli ospedali più importanti d’Italia per la ricerca oncologica e la produzione clinica, fa riflettere. A pubblicare lo scatto è stato il Corriere.it (guarda) e in molti in Rete hanno commentato la notizia.

Già, perché è probabile che ognuno di noi almeno una volta abbia ceduto alla tentazione di informarsi prima online e poi in ambulatorio sui malanni fisici che ci affliggono. A quanto pare accade anche a chi sa di avere un tumore. “Lo confermo – ha detto Enzo Lucchini, presidente dell’Istituto dei tumori di Milano al Corriere – Il problema esiste ed è grave, anche se devo chiarire che l’iniziativa è stata presa a titolo personale, senza chiedere alcun permesso, e che dopo la pubblicazione sul sito del vostro giornale il foglio è stato evidentemente rimosso dall’interessato, visto che non l’abbiamo trovato“. Poi ha aggiunto: “L’iniziativa, anche se dissacrante, di sicuro non voleva in nessun modo colpevolizzare i malati, ma aiutarli. Oggi l’88% delle persone va a cercare informazioni per la propria salute sui siti Internet e quasi la metà si affida alla prima pagina dei motori di ricerca. Ma una autodiagnosi, specie nel caso di malattie come quelle che curiamo qui, è pericolosa“.

I rischi infatti sono due. Il primo, che la diagnosi sia troppo rassicurante, ritardando l’inizio delle cure. Oppure, nel caso opposto, potrebbe allarmare eccessivamente, e senza motivo, eventuali pazienti non malati. Intasando l’ospedale. “Speriamo che questa vicenda un po’ curiosa – ha concluso Lucchini – possa essere un seme che aiuti a riflettere e a far germogliare nuove idee per arginare questo genere di difficoltà“.

 

fonte: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/tumori-troppe-auto-diagnosi-su-google-medico-allora-non-1469123.html

Nuovi passi avanti per i vaccini personalizzati contro i tumori

 

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Nuovi passi avanti per i vaccini personalizzati contro i tumori

Un vaccino personalizzato per ogni persona, pensato per combattere quella specifica forma di tumore. Un approccio che potrebbe funzionare, raccontano due piccole sperimentazioni presentate sulla rivista Nature. Ma molti rimangono gli aspetti da chiarire.

È uno dei sacri Graal dell’oncologia: un vaccino contro il cancro. Un traguardo che siamo ancora lungi dall’aver tagliato, ma è un obiettivo a cui ricercatori di tutto il mondo continuano a perseguire, registrano piccoli, ma significativi, passi avanti. Gli ultimi son quelli raccontati da due studi apparsi sulle pagine della rivista Nature, che raccontano di approcci promettenti di vaccini personalizzati contro tumori della pelle.

Sviluppare un vaccino contro il cancro è tutt’altro che facile, per una serie di motivi, tra cui la somiglianza del bersaglio da colpire – le cellule tumorali – con le cellule sane dell’ospite – e le difficoltà del sistema immunitario, spesso incapace di risvegliarsi in maniera opportuna per combattere il nemico, nei confronti del quale anzi può diventar tollerante o addirittura complice. Per mettere a punto un vaccino contro il tumore, come quelli di cui racconta oggi Nature, l’idea di base è considerare come portabandieradei bersagli da colpire le proteine mutate prodotte dai tumori. Il vaccinorisultante conterrà queste proteine (più propriamente parti di o istruzioni per produrle, sotto forma di rna) più alcune sostanze in grado di smuovere il sistema immunitario invitando a combattere. Qualcosa di analogo alla formulazioni di ogni vaccino, in cui si istruisce il sistema immunitario armandolo a riconoscere e combattere l’invasore di turno (in questo caso i tumori). La differenza in questo caso, come ribadisce Nature News, è che il vaccino viene somministrato a chi è già stato colpito da un tumore e per aver speranze di funzionare deve essere estremamente personalizzato: deve cioè essere progettato per colpire i bersagli mutati del tumore di ogni paziente.

Le ricerche in questione infatti hanno riguardato entrambe un piccolo gruppo di pazienti con melanoma. In una delle due, quella a forma diCatherine Wu del Dana-Farber Cancer Institute di Boston e colleghi, gli scienziati hanno somministrato un vaccino con antigeni personalizzati (ovvero tagliati sulle mutazioni presenti per ciascun tumore dei pazienti) a sei pazienti precedentemente operati per melanoma a rischio di recidiva. I ricercatori hanno osservato una buona risposta del sistema immunitario al vaccino e dopo più di due anni 4 dei pazienti non avevano nessuna recidiva, mentre per due, con forme progressive di tumore, si è osservata una regressione completa in seguito alla somministrazione di un’immunoterpia(quella con anticorpi anti-PD1, che agiscono liberando i freni dalle cellule del sistema immunitario).

Nell’altro paper, a firma di Ugur Sahin della University of Mainz in Germany, i pazienti con storia di melanoma trattati sono stati 13. Anche in questo caso i ricercatori hanno visto che il sistema immunitario scatenava la propria risposta verso gli antigeni tumorali specifici di ciascun paziente, e otto dei trattati son rimasti tumor-free per quasi due anni. Risposte più variabili sono invece state osservate per cinque pazienti che avevano avuto recidive prima della somministrazione del vaccino: in uno di questi, di nuovo con immunoterapia anti-PD1, si è osservata completa regressione, in due invece il tumore si è prima ridotto per poi riprendere a crescere in un caso.

Al di là dei risultati, incoraggianti, i limiti sono ancora tanti. Sviluppare vaccini personalizzati per ogni paziente richiede tempo (il sequenziamento e l’analisi dei tumori, e quindi l’assemblaggio dei vaccini), il numero di pazienti coinvolti finora sono ancora limitati, e non è chiaro se e come un approccio simile possa funzionar per diversi tipi di tumore e quale sia l’efficacia in relazione al numero di bersagli mutati che si sceglie di colpire. Magari la strategia migliore potrebbe essere la combinazione con altri approcci di immunoterapia, visto che anche i vaccini contro il cancro possono considerarsi tali.

fonte: https://www.wired.it/scienza/medicina/2017/07/07/vaccini-personalizzati-tumori/

Padova, nascono i sensori nanotecnologici per scoprire i tumori

 

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Padova, nascono i sensori nanotecnologici per scoprire i tumori

LʼIstituto italiano di tecnologia e lʼUniversità di Padova hanno portato a termine uno studio finito in copertina della nuova rivista scientifica internazionale “Chem”

Nuovi sensori nanotecnologici per la diagnosi precoce dei tumori e il riconoscimento di sostanze tossiche nel sangue: è il frutto di una ricerca tutta italiana condotta dal Molecular Modeling & Drug Discovery dell’Istituto italiano di tecnologia. La scoperta, guidata assieme al gruppo di ricerca dell’Università di Padova, promette di individuare molecole, tra cui droghe o sostanze dopanti, presenti anche a bassissime concentrazioni nei campioni da analizzare.

Per la sua importanza, lo studio è stato scelto come copertina della nuova rivista internazionale Chem. I risultati della ricerca italiana aprono a grandi prospettive nell’ambito della medicina personalizzata: le nanoparticelle artificiali possono avere funzioni che simulano il comportamento delle proteine, molecole biologiche essenziali alla vita.

Nanoparticelle ingegnerizzate

La scoperta consente dunque di costruire delle nanoparticelle artificiali con funzione di sensori diagnostici per il tumore. Questi oggetti, delle dimensioni del miliardesimo di metro, sono composti da un nucleo metallico centrale di atomi d’oro con funzione strutturale a cui sono legate altre piccole molecole. Queste ultime hanno la funzione di “riconoscere” le sostanze con cui entrano in contatto.

“L’obiettivo – ha spiegato Marco De Vivo, autore principale della ricerca – è quello di creare delle particelle ingegnerizzate utili a riconoscere specifiche sostanze di interesse, come fanno le proteine in natura”. Le simulazioni mostrano che le nanoparticelle assumono una forma diversa in soluzione a seconda della struttura chimica delle molecole che le ricoprono: in base alla conformazione assunta dalla superficie, avviene il riconoscimento dell’una o dell’altra sostanza presente in soluzione.

Sulla superficie delle nanoparticelle si formano infatti veri e propri siti di riconoscimento, tasche transienti e dinamiche che legano la sostanza “A” piuttosto che la “B”, analogamente a quanto si verifica nelle proteine, che riconoscono sostanze seguendo il modello “della serratura e della chiave” (dove la serratura è uno specifico sito di interazione e la chiave l’analita riconosciuto).

fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/salute/padova-nascono-i-sensori-nanotecnologici-per-scoprire-i-tumori_3084034-201702a.shtml

Così il tumore si difende dai farmaci

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Così il tumore si difende dai farmaci

Scoperto il meccanismo di resistenza a un farmaco molecolare per il cancro al rene. Una conferma che i nuovi proiettili biotech da soli non bastano.Il futuro è nei cocktail di queste sostanze e degli immunoterapici

I farmaci, per quanto nuovi e potenti, col tempo perdono di efficacia. E questo lascia i pazienti senza terapie. Uno studio dell Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell’Istituto Europeo di Oncologia ha scoperto perché questo accade quando si trattano i malati di tumore del rene con un anticorpo monoclanale chiamato Sunitnib, e hanno pubblicato il loro lavoro sul Journal of Clinical Investigations.Non solo, hanno anche identificato una sostanza che può scardinare la resistenza.

“Purtroppo anche i farmaci più attivi in una prima fase poi smettono di esserlo perché i tumori inventano dei meccanismi cellulari di resistenza per sfuggire all’azione del farmaco e riprendere la loro crescita incontrollata – spiega Saverio Minucci, coordinatore dello studio e direttore del Programma di Nuovi Farmaci dell’Istituto Europeo di Oncologia – In genere, la resistenza al farmaco si sviluppa nell’arco di parecchi mesi o nei casi migliori dopo qualche anno dall’inizio del trattamento ma ci sono anche casi estremi in cui il tumore è già resistente sin dall’inizio. Per questo la ricerca dei farmaci biologici deve sicuramente cercare nuove molecole, ma anche trovare il modo di disinnescare il fenomeno della resistenza, per ottenere il massimo di efficacia dai farmaci di cui già disponiamo”.
Quello testato dai ricercatori milanesi è un doppio attacco. Il Sunitinib è un inibitore multi-target degli enzimi tirosin-chinasi, autorizzato in Italia come seconda linea di trattamento per il tumore stromale gastrointestinale e come prima e seconda linea per il carcinoma renale avanzato e/o metastatico. “Anche questo farmaco come gli altri all’inizio funziona bene ma poi ad un certo punto si sviluppa resistenza. Con il nostro studio, però, abbiamo scoperto un meccanismo importante, cioè quello grazie al quale la cellula tumorale ‘frega’ il farmaco. Ma abbiamo anche scoperto che questo meccanismo di resistenza si può bloccare” spiega Minucci. A frenare la resistenza può essere un altro farmaco anti-tumorale: “Studiando la resistenza al Sunitinib – continua Mohamed Elgendy, primo firmatario dello studio – abbiamo trovato che l’Everolimus, un farmaco conosciuto e in uso contro vari tumori, incluso lo stesso tumore renale, è in grado di neutralizzare i meccanismi di resistenza, rendendo così il tumore nuovamente sensibile al Sunitinib”.

Farmaci in tandem ma a basse dosi. Si tratta, però, si uno studio di laboratorio, ed è quindi necessario vedere se le cose stanno così sull’uomo. Dall’analisi di un gruppo pilota di pazienti i risultati sembrano essere confermati, ma bisogna ampliare il campione e sarà possibile farlo anche grazie alla collaborazione fra il network clinico dello Ieo con altri gruppi nazionali ed internazionali. “Si apre la possibilità concreta di utilizzare i due farmaci in associazione – riprende Minucci – con l’ulteriore vantaggio che entrambi agiscono anche a dosi relativamente basse, e dunque questo co-trattamento, oltre ad essere più efficace, potrebbe anche avere ridotta tossicità”. Lo studio clinico servirà anche a capire qual è il momento migliore per somministrare l’Everolimus e frenare così la resistenza: “L’ipotesi più plausibile è quella di darlo  poco dopo l’inizio della terapia anti-cancro senza aspettare che si sviluppi la resistenza” dice Minucci.

Ma se ora si ipotizza un attacco su due fronti, i ricercatori sono sempre più convinti del fatto che in futuro la strategia di lotta al tumore sarà più complessa: “Questo studio – conclude Minucci – ci conferma la direzione futura della ricerca dei farmaci anticancro che combinerà vari approcci: l’immunoterapia, per risvegliare la risposta del sistema immune contro il tumore; la target therapy, per colpire i bersagli chiave delle cellule tumorali; i farmaci anti-resistenza, per mantenere nel tempo l’efficacia del trattamento. Impossibile oggi pensare ad un’unica pillola anticancro. Sarebbe una pillola magica e la magia in scienza non esiste”.

fonte: http://www.repubblica.it/salute/2016/11/28/news/tumori_resistenza_ai_farmaci_ieo-153021807/

Nuovo farmaco contro il cancro, efficace su adulti e bambini. Nella sperimentazione su 17 diversi tipi di tumori avanzati, il trattamento ha dato risposta positiva nel 76% dei pazienti.

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Nuovo farmaco contro il cancro, efficace su adulti e bambini. Nella sperimentazione su 17 diversi tipi di tumori avanzati, il trattamento ha dato risposta positiva nel 76% dei pazienti.

Gli autori della ricerca assicurano  che su 12 mesi di terapia funziona al 79%.

Fonte Ansa:

Un nuovo farmaco funziona contro cancro nei bambini e adulti

Studio Usa su 17 tipi diversi di tumore, ha efficacia duratura

Messo a punto un primo potenziale farmaco anti-cancro che si è dimostrato efficace contro molti tipi di tumore, indipendentemente dall’età del paziente. I dati arrivano da uno studio del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York presentato al Congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco).
Nelle sperimentazioni cliniche su 55 bambini e adulti con 17 diversi tipi di tumori avanzati, il trattamento con la nuova molecola larotrectinib ha determinato una risposta positiva nel 76% dei pazienti. La risposta è stata inoltre duratura, con il 79% delle risposte che ha superato i 12 mesi in media dall’inizio della terapia e in un caso, ancora in atto, di 25 mesi. La nuova molecola colpisce una particolare anomalia genetica, definita ‘Trk fusion’. Si tratta dunque il paziente basandosi sul particolare tipo di mutazione che egli presenta, indipendentemente dal cancro originario. Per questo, afferma il primo autore dello studio David Hyman, “crediamo che i risultati molto positivi ottenuti dal farmaco debbano spingere la diffusione dei test genetici in pazienti con cancro avanzato per verificare se essi presentano tale anomalia”. I risultati, annuncia Hyman, “saranno presentati all’ente Usa per i farmaci Fda per l’approvazione della molecola. Se approvata, questa potrebbe diventare la prima terapia valida simultaneamente sia per i bambini sia per gli adulti, e la prima terapia target ad essere indicata per una definizione molecolare di cancro che supera la tradizionale divisione per ‘tipi’ di tumore”. Nel 2016, la Fda ha riconosciuta questa come una ‘breakthrough therapy’, una designazione che serve a velocizzare lo sviluppo di farmaci promettenti per trattare malattie che mettono a serio rischio la vita. (ANSA).

tratto da: http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2017/06/05/un-nuovo-farmaco-funziona-contro-cancro-bambini-e-adulti_66f0469b-e2c7-4832-b32a-8fadd8e69bd8.html