Lo sfogo del Dr. Richard Beliveau, direttore del Laboratorio di Medicina Molecolare di Montreal: così non lo sconfiggeremo mai il cancro!

Richard Beliveau

 

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Lo sfogo del Dr. Richard Beliveau, direttore del Laboratorio di Medicina Molecolare di Montreal: così non lo sconfiggeremo mai il cancro!

 

Cancro : così non lo sconfiggeremo mai

Come si sconfigge il cancro?
Dr. Richard Beliveau, direttore del Laboratorio di Medicina Molecolare di Montreal

” Troppa gente purtroppo parla a vanvera in ambito medico di cose che non conoscono. Noi ci occupiamo di sviluppare medicinali per il cancro da 30 anni per le più grandi case farmaceutiche. La nostra è una delle più importanti banche tumorali del Nord America. Il cancro non colpisce all’improvviso a 60, 65 o 70 anni. La prima cellula mutata che può portare al cancro appare quando abbiamo 15, 16 o 17 anni, e ci vogliono decine di anni affinché si sviluppi clinicamente il cancro. Attualmente si stima che circa il 70% delle morti per cancro potrebbe essere evitato SEMPLICEMENTE CAMBIANDO LO STILE DI VITA. Con una alimentazione a base vegetale, abbiamo avuto dei risultati straordinari sui topi : riduzione del 90% di masse tumorali. Sono presenti composti che hanno dimostrato di avere proprietà anti tumorali. Ad esempio verza, cavolfiore, cavoli di Bruxelles, broccoli, aglio e cipolla, mirtilli, fragole, lamponi o alcune spezie come zenzero e curcuma, possiedono le molecole vegetali anti infiammatorie più potenti mai trovate in natura. Quando la gente dice che non ci sono prove, semplicemente non sanno di cosa stanno parlando. Vi faccio un esempio per farvi capire come lo stile di vita sia legato al l’incidenza dei tumori : in Giappone il modo di vivere occidentale è arrivato negli anni 80, ed all’epoca l’incidenza del cancro al colon retto era fra le più basse al mondo. LNel 2005 è arrivato al primo posto.
Il modo in cui viviamo influisce il modo in cui moriamo. ”

Dr. Servan Schreiber, neurochirurgo autore del testo “Anticancro-gesti quotidiani per la salute del corpo e dello spirito” :
” Quando è uscito il mio libro sono stato deriso e insultato da medici per aver consigliato dei cibi anti tumorali come il lampone. Mi hanno dato dell’impostore per aver suggerito che i cambiamenti nella dieta potessero avere un impatto sullo sviluppo del cancro. Secondo me, la cosa davvero rivoluzionaria è che cose così banali possono avere un reale impatto su questa malattia.. e non ne parliamo! È una banalità o è qualcosa di rivoluzionario questo? Ditemelo voi.”

Alimentazione sana, gestione dello stress, esercizio fisico : è questa una ricetta anti cancro? Ma allora perché non si investe di più nella prevenzione? In Italia meno del 10% della spesa sanitaria viene utilizzato per la prevenzione. Negli Stati Uniti su una spesa annuale di 3 bilioni di dollari, solo il 3% viene speso in prevenzione.
La sfida all’industria del tabacco è stata incredibile, adesso tocca all’industria della carne.. poi chissà. Sapete come ha reagito la Philip Morris una volta che la sfida per difendere le sigarette era fallita? Hanno comprato la Kraft ed altre aziende alimentari.. basta pubblicizzare sigarette, pubblicizziamo cibo spazzatura!! Ma non finisce qui : tutti lo sanno cosa fa male. Lo sanno le industrie che hanno mentito 50 anni sullo zucchero, lo sa il governo che fa affari con le industrie alimentari. Aspettare il farmaco miracoloso contro il cancro è fumo negli occhi, non arriverà mai. Possono solo essere una serie di cose integrate a risolverlo! Se accettiamo di fare parte del problema, perché non accettiamo di essere anche parte della soluzione?
Il punto è che dipende da noi, è più facile prendere delle pillole giusto?

Richard Béliveau

È Italiana la nuova fantastica, innovativa tecnica per curare i Tumori – Un ago per eliminarli in una sola seduta: il primo intervento in soli 10 minuti!

Tumori

 

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È Italiana la nuova fantastica, innovativa tecnica per curare i Tumori –  Un ago per eliminarli in una sola seduta: il primo intervento in soli 10 minuti!

 

Tumore, l’ago incandescente lo scioglie: il primo intervento in soli 10 minuti

Un ago incandescente contro il tumore. La tecnica innovativa, che si chiama termoablazione mediante microonde, permette di sciogliere il tumore (e anche le forme metastatiche) al fegato, ai reni, ai polmoni, alla tiroide e alle ossa in un’unica seduta, anche ambulatorialmente, in cui il paziente viene sedato e curato in pochi minuti senza sentire dolore e, in molti casi, senza avere la necessità poi di altri trattamenti come quelli chemioterapici. La nuova metodica, rivoluzionaria nel trattamento di alcune neoplasie, è approdata nella Chirurgia e Medicina dell’Ospedale di Chioggia: proprio oggi, martedì 15 novembre, i professionisti della Ulss 14 hanno curato con questo innovativo trattamento, in soli dieci minuti, un signore chioggiotto di 65 anni che era affetto da una grave lesione metastatica epatica. L’intervento di alta specialità si è tenuto nelle nuove sale operatorie di day surgery, recentemente restaurate.

«La termoablazione mediante microonde – hanno spiegato il primario di Chirurgia Salvatore Ramuscello insieme al responsabile del servizio di ecografia interventistica Mario Della Loggia – è un nuovissimo trattamento che necessita di un generatore di microonde e di un terminale chiamato antenna che, mediante guida ecografica, viene inserita direttamente nella lesione. L’antenna, attraverso un aumento di temperatura rapido, controllato e localizzato, provoca la distruzione del tessuto malato con la massima precisione. Rispetto a ieri possiamo intervenire in maniera mininvasiva, con una piccola incisione di 2-3 millimetri, su tumori importanti e calibrare il tipo di cura a seconda della neoplasia: si agisce localmente, delimitando e colpendo solo l’area interessata dalla malattia. Persino l’intensità di calore e la durata dell’intervento viene misurata in base alla grandezza del tumore da distruggere. In questo modo evitiamo l’asportazione chirurgica, rendendo possibile il trattamento anche su pazienti pluripatologici, quindi inoperabili e fragili, con tempi di ricovero più brevi e una migliore ripresa funzionale dei pazienti stessi».

L’intervento di oggi è durato 10 minuti e questa sera il paziente potrà già andare a casa con una ferita di 2 millimetri senza neppure sutura.

fonte: http://salute.ilmessaggero.it/medicina/ospedale_chioggia_operazione_tumore_ago_che_scioglie-2082573.html

 

Attenzione ai prodotti che usate sulla pelle, soprattutto voi donne – Spesso contengono parabeni che penetrano facilmente nei tessuti. E nel 99% dei tessuti colpiti da tumore nel seno sono stati riscontrati parabeni! – Ecco come evitare i prodotti a rischio!!

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Attenzione ai prodotti che usate sulla pelle, soprattutto voi donne – Spesso contengono parabeni che penetrano facilmente nei tessuti. E nel 99% dei tessuti colpiti da tumore nel seno sono stati riscontrati parabeni! – Ecco come evitare i prodotti a rischio!!

 

I parabeni sono sostanze molto diffuse nella cosmetica, dalle creme ai deodoranti, penetrano nella pelle e vengono assorbiti dal corpo. Questo studio mostra un collegamento tra il cancro al seno e questi composti derivati dal petrolio.

Una nuova ricerca ha rilevato la presenza di esteri parabeni nel 99% dei tessuti di cancro al seno testati [1].

Lo studio ha esaminato 40 donne che erano state trattate per cancro al seno al primo stadio. I parabeni sono ingredienti chimici con proprietà simil-estrogene, e l’estrogeno è uno degli ormoni coinvolti nello sviluppo del cancro al seno.

La fonte del parabene non può essere identificata, ma il parabene è stato trovato anche in 7 pazienti su 40 che affermavano di non aver mai usato prodotti sotto le ascelle nella propria vita”. [2]

Fonti e pericoli dei parabeni

Deodoranti e antitraspiranti sono alcune delle fonti principali di parabeni, ma il fatto che anche le donne che dicevano di non averli mai usati avevano parabeni nei tessuti dimostra chiaramente che questi ingredienti chimici, a seconda del prodotto a cui sono aggiunti, possono, e apparentemente lo faranno, accumularsi nei tessuti del seno.

E’ importante capire che qualunque cosa tu metta sulla tua pelle può essere assorbita dal tuo corpo e potenzialmente provocare seri danni, come dimostra questa ricerca.

I parabeni inibiscono la crescita di batteri, lieviti e muffe e sono usati come conservanti

Sull’etichetta puoi trovarli come:

  • Methyl paraben
  • Propyl paraben
  • Isobutyl paraben
  • Ethyl paraben
  • Butyl paraben
  • E216

Questi ingredienti sono comunemente usati in:

  • Deodoranti e antitraspiranti
  • Shampoo e balsamo
  • Bagnoschiuma
  • Dentifrici
  • Creme e protezioni solari
  • Cosmetici
  • Medicinali
  • Additivi alimentari

Studi hanno evidenziato che i parabeni possono influenzare il tuo corpo tanto quanto gli estrogeni, che possono ridurre la massa muscolare, far accumulare più grassi, e portare a ginecomastia maschile (crescita del seno).

Altri studi, oltre a quello che abbiamo citato, hanno collegato i parabeni al cancro al seno. La US Environmental Protection Agency (EPA) ha collegato i metil parabeni, in particolare, a disordini metabolici, dello sviluppo, ormonali e neurologici, così come a vari tumori.

Attenzione: C’è una nuova categoria di “Estrogeni” cancerogeni

Una recente ricerca ha anche confermato l’esistenza di una categoria di materiali cancerogeni prima sconosciuti, che sono stati trovati in migliaia di prodotti di consumo. Alcuni di questi sono anche aggiunti a integratori e cibi come “nutrienti”. Questi composti simil-estrogeni sono metalli.

Proprio così, un largo spettro di metalli ha mostrato di agire come “metalloestrogeni” con il potenziale di aggiungersi agli estrogeni del seno, aumentando così i rischi di cancro.

I seguenti metalli sono stati identificati come capaci di legarsi ai recettori cellulari degli estrogeni e imitare l’azione degli estrogeni fisiologici [3]:

  • Alluminio
  • Antimonio
  • Arsenite
  • Bario
  • Cadmio
  • Cromo
  • Cobalto
  • Rame
  • Piombo
  • Mercurio
  • Nickel
  • Selenite
  • Stagno
  • Vanadate

In accordo con GreenMedInfo: “…L’esposizione al Sodium selenite (e sodium selenate) è difficile da evitare, dato che è la prima fonte di selenio in supplementi presente in vitamine, cibi e bevande… Lo stesso vale per forme inorganiche di cromo, rame, nickel, stagno e vanadio, che puoi trovare sulle etichette di molti multivitaminici sul mercato.

Un’altra fonte di esposizione ai metalloestrogeni per milioni di consumatori sono gli antitraspiranti con alluminio[4].

Il tuo deodorante contiene parabeni e altre pericolose sostanze chimiche?

Evitare i parabeni e gli altri pericolosi ingredienti chimici richiede una buona conoscenza delle etichette e la capacità di leggerle e comprenderle.

Ecco, come esempio, un elenco di alcune delle sostanze chimiche più comuni presenti nei normali deodoranti.

Se il tuo deodorante contiene questi ingredienti, buttalo via.

Alluminio

I normali deodoranti contengono alti livelli di sali di alluminio. Questo da solo già basta per rendere un deodorante poco sano, soprattutto per noi occidentali, che radiamo le ascelle, assorbendone quindi tutte le sostanze nocive. L’alluminio è anche stato associato al morbo di Alzheimer.

Parabeni

I parabeni possono essere indicati sulle etichette come: parabeni di metile, etilparabeni di propile, di butile, parabeni di isobutile o E216. Spesso il nome sull’etichetta è in inglese (es. metil parabens)

Glicole propilenico

E’ stato trovato in migliaia di prodotti cosmetici. È anche un ingrediente utilizzato nel liquido dei freni, quindi non è affatto sorprendente che potrebbe causare anomalie del fegato e danni renali.

Fragrance

Si trova in molti deodoranti. Anche se può sembrare innocuo, dovrebbe essere evitato in quanto può causare allergie e problemi polmonari.

Fai attenzione alle etichette dei prodotti reclamizzati come “Naturali”, perchè anche questi spesso contengono pericolosi additivi chimici, inclusi i parabeni. Leggi l’etichetta in ogni caso e assicurati che almeno non ci siano gli ingredienti che ti ho mostrato.

Fonte 40 Women With Breast Cancer Had Parabens in Their Tissues – Traduzione http://www.energytraining.it

Quindi evitare i parabeni! Lo stesso Wikipedia riporta che “Centinaia di studi[9] hanno indagato sulla loro capacità di interferire con il sistema endocrino ottenendo diverse risposte, e comunque confermando che essi, e i loro principali metaboliti come l’acido p-idrossibenzoico stesso, possiedono attività interferente con il sistema ormonale[10].”

L’articolo del Dr. Mercola continua spiegando anche la correlazione tra Cadmio e cancro al seno. [6] Il Cadmio viene usato nei campi come fertilizzante. Cereali, patate e inquinamento atmosferico sono tra le principali fonti di cadmio. Consiglio quindi un mineralogramma per valutare l’intossicazione di metalli pesanti nel corpo e la scelta di cibi biologici per evitare questi dannosi composti.

BIBLIOGRAFIA

[1] Journal of Applied Toxicology March 2012; 32(3): 219-232

[2] Vedi rif 1

[3] Clean Cures: The Humble Art of Zen-Curing Yourself, Michael DeJong

[4] Journal of Applied Toxicology December 12, 2011 [Epub ahead of print]

[5] Green Med Info March 18, 2012

[6] Los Angeles Times March 15, 2012

del Dr. Mercola

DA DIONIDREAM

Hai un tumore? Stai sereno, c’è lo Stato che pensa a te: il farmaco salvavita? Basta un po’ di pazienza, lo avrai dopo soli 1000 giorni di attesa…!

tumore

 

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Avete un tumore? State sereni, c’è lo Stato che pensa a Voi: il farmaco salvavita? Basta un po’ di pazienza, lo avrete dopo soli 1000 giorni di attesa…!

Cancro, mille giorni di attesa per un farmaco salvavita

Le Regioni più virtuose sono Lombardia e Puglia. Maglia nera a Molise, Emilia Romagna e Val d’Aosta.

Roma – Mille giorni sono troppi per ottenere un farmaco innovativo salvavita quando sei malato di cancro.

Francesco De Lorenzo, presidente FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) si impegna da anni con la sua associazione affinché il servizio sanitario nazionale garantisca parità di accesso alle cure a tutti i pazienti e soprattutto che le terapie più moderne ed efficaci siano a disposizione di chi ne ha bisogno nel minor tempo possibile. «Si parla di malati di cancro -sottolinea De Lorenzo- Nell’attesa del medicinale giusto si può morire, occorre velocizzare i tempi». Oggi in Senato verrà presentato il IX Rapporto sulla condizione assistenziale dei pazienti oncologici che tra le altre cose mette in luce la disparità di accesso ai farmaci oncologici innovativi tra le varie regioni. Farmaci salvavita che possono costituire la differenza tra la vita e la morte e che sono più velocemente disponibili in Lombardia e Puglia mentre su questo fronte arrancano in coda Molise, Val D’Aosta e pure l’Emilia Romagna. La sopravvivenza media del malato di cancro nella popolazione italiana nel corso degli ultimi anni è andata aumentando ed è arrivata al 57 per cento degli uomini e al 63 per cento delle donne a cinque anni dalla diagnosi di un tumore maligno.

Molto però deve essere ancora fatto. Il Rapporto evidenzia come il paziente oncologico nel nostro paese debba aspettare in media 806 giorni, cioè 2,2 anni, per ottenere nella sua terapia un farmaco anti-cancro innovativo.Perchè così tanto tempo? Quei lunghi interminabili mesi sono quelli che trascorrono dal momento del deposito del dossier sul medicinale per la sua valutazione ed autorizzazione da parte dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e l’effettiva disponibilità di quella terapia nella prima regione italiana che la sblocca per la somministrazione ai pazienti. E qui poi si aprono grandi disparità perché tra la prima e l’ultima regione i tempi si dilatano fino a 1.074 giorni, ovvero tre anni. Tra le regioni più virtuose la Lombardia, che presenta il più alto numero di prime movimentazioni regionali.

L’intervallo richiesto dalle valutazioni dell’EMA per i farmaci innovativi corrisponde mediamente a 383 giorni. Poi si aggiungono i giorni necessari all’ AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) che rende possibile a tutti i pazienti italiani l’accesso ai farmaci innovativi. In media 260 giorni. A questi vano aggiunti quelli necessari alle singole regioni per rendere effettivamente disponibili per i pazienti le terapie. Si va dai 31 ai 293 giorni.

«Il processo che va dall’approvazione europea alla reale disponibilità concreta del farmaco per i cittadini è particolarmente lento, – evidenzia De Lorenzo- Può quindi tradursi in una forma di razionamento che penalizza fortemente i malati, specialmente nel caso di farmaci innovativi salvavita».

Il rapporto poi analizza anche una realtà relativamente nuova per l’Italia dove comunque esiste un sistema di sanità pubblica che garantisce il diritto alla salute a tutti i cittadini. Un diritto che però sta diventando sempre più debole a causa della progressiva riduzione delle prestazioni a carico del servizio sanitario nazionale e la conseguente ricaduta sulle tasche dei cittadini che per un problema di salute serio hanno due scelte ugualmente negative : o non curarsi o indebitarsi. All’attesa infatti in alcuni casi si affianca la «tossicità finanziaria», ovvero la crisi economica individuale conseguente al cancro e alle sue cure. Un problema ben noto negli Usa e che ha iniziato a colpire anche in Italia dove interessa il 22,5 per cento dei pazienti italiani, che presentano anche un rischio di morte del 20 per cento più alto rispetto alle persone con la stessa malattia ma benestanti.

«Occorre che il governo intervenga per far rispettare i Livelli essenziali di assistenza, Lea – conclude De Lorenzo – É necessario garantire un accessi alle cure uguale per tutti i cittadini italiani».

fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/cancro-mille-giorni-attesa-farmaco-salvavita-1398348.html

Scandaloso – Di acrilamide, sostanza cancerogena presente in molti alimenti industriali, SI MUORE! Ma la Commissione Europea non può metterla al bando per l’opposizione delle lobby dell’industria alimentare!!

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Scandaloso – Di acrilamide, sostanza cancerogena presente in molti alimenti industriali, SI MUORE! Ma la Commissione Europea non può metterla al bando per l’opposizione delle lobby dell’industria alimentare!!

 

Ve ne avevamo già parlato:

L’acrilamide, la sostanza cancerogena presente in molti alimenti industriali che fa male alla nostra salute, ma fa bene, tanto bene alle tasche delle Multinazionali!

 

Ecco la conferma:

CIBO VELENOSO: L’EUROPA IGNORA L’EMERGENZA

Patatine, biscotti, caffè solubile, cereali per la prima colazione. Per allungare la data di conservazione l’industria alimentare processa certi alimenti ad alte temperature. Oltre i 248 gradi negli alimenti amidacei si forma naturalmente l’acrilamide, una sostanza chimica che aumenta il rischio di contrarre il cancro legato all’alimentazione. Consapevole della minaccia per i cittadini, la Commissione europea aveva preparato un provvedimento legislativo da sottoporre a Parlamento e Consiglio europeo. Questa bozza è stata stracciata dopo le proteste delle lobby dell’industria europea del cibo. Il quotidiano inglese The Guardian ha ricostruito questa scandalosa vicenda raccontando con dovizia di particolari il vergognoso dietrofront della Commissione europea.

traduzione dell’articolo pubblicato dal The Guardian

“Pochi giorni dopo forti pressioni da parte delle grandi imprese, la Commissione europea ha accantonato il piano per mettere un limite legale a una sostanza chimica pervasiva ma naturalmente presente nel cibo, questa sostanza è collegata al cancro. Alcuni attivisti sostengono che i documenti trapelati rivelano un“indebito condizionamento” da parte dell’industria alimentare nel processo legislativo europeo e che siamo davanti a uno “scandalo permanente”, anche se la questione è complessa.

L’acrilamide è una sostanza pericolosa che si trova nelle parti abbrustolite e bruciate di alimenti ricchi di amido che sono stati fritti, arrostiti o cotti al forno a temperature superiori a 248 gradi. Patatine, cereali per la colazione e il caffè solubile contengono alti livelli di questa sostanza, che è anche presente negli alimenti per bambini, biscotti e fette biscottate.

Gli scienziati stanno ancora cercando di quantificare i rischi per la salute, ma l’acrilamide è stata giudicata una “sostanza estremamente pericolosa” dalla US Environmental Protection Agency. Lo scorso anno, l’EFSA ha scoperto che l’acrilamide “incrementa potenzialmente il rischio di sviluppare il cancro nei consumatori di tutte le età” e ha raccomandato che l’esposizione a questa sostanza sia mantenuta la più bassa possibile, dato che un limite di sicurezza non è stato ancora determinato.

“Dal momento che qualunque livello di esposizione a una sostanza genotossica potrebbe potenzialmente danneggiare il DNA e causare il cancro, gli scienziati dell’EFSA hanno concluso che non possono determinare una dose giornaliera tollerabile di acrilamide negli alimenti”, ha riferito l’Autorithy. I livelli di acrilamide possono essere ridotti utilizzando ingredienti e additivi vari, o modificando i metodi di conservazione e la temperatura di cottura degli alimenti. Ma questo potrebbe influenzare le procedure dell’industria alimentare, i costi e i sapori dei prodotti e la legislazione europea in materia è stata finora limitata a volontari codici di condotta.

Era previsto per quest’anno un regolamento comunitario che doveva irrobustire la legislazione europea nel campo della protezione per la salute pubblica e una bozza messa a punto nel mese di giugno – visionata dal Guardian ha compiuto passi notevoli verso questa direzione. Questa bozza invitava l’industria alimentare a “fornire la prova del controllo periodico dei loro prodotti per garantire che l’applicazione del codice di condotta sia effettiva nel mantenere i livelli di acrilamide tanto bassi quanto ragionevolmente possibile e almeno inferiore ai livelli indicativi di cui all’allegato 3”. Questo allegato fissa parametri di riferimento per i livelli di acrilamide in una gamma di alimenti, tra cui: patatine, crackers, pane morbido, cereali da colazione, biscotti, wafer, pan di zenzero, caffè, biscotti e alimenti per bambini.

Il documento è stato condiviso con un’associazione di categoria, la Food Drink Europe, che si è immediatamente lamentata nei confronti della Commissione in una lettera che il Guardian ha letto, affermando che ‘la terminologia almeno al di sotto del valore indicativo’ potrebbe essere interpretato nel senso che i valori indicativi sono limiti massimi.

Martin Pigeon, un portavoce di Corporate Europe Observatory, riferisce che quei documenti che mostravano le originali buone intenzioni della Commissione europea sono stati distrutti dalle pressioni del mondo dell’industria.
(…)
Più di 150.000 persone hanno firmato finora una petizione che chiede all’UE di impostare limiti di acrilamide giuridicamente vincolanti, e una campagna di social media è anche in corso”.

LE AGGHIACCIANTI DICHIARAZIONI DEL PROF. BERRINO – “Quello che diamo da mangiare ai nostri malati è il peggio del peggio, ma noi vogliamo bene ai nostri malati, VOGLIAMO CHE TORNINO. Se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita. La Sanità è la più grande industria economica. Non c’è interesse economico per la prevenzione” !!

 

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LE AGGHIACCIANTI DICHIARAZIONI DEL PROF. BERRINO – “Quello che diamo da mangiare ai nostri malati è il peggio del peggio, ma noi vogliamo bene ai nostri malati, VOGLIAMO CHE TORNINO. Se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita. La Sanità è la più grande industria economica. Non c’è interesse economico per la prevenzione” !!

 

Il Prof. Berrino ci spiega come la sanità sia la più grande industria nazionale. Non c’è un reale interesse verso la prevenzione. Più ti ammali più cresce il PIL.

Guarda QUI il video delle agghiaccianti dichiarazioni del prof. Berrino.

 

“Mediamente quello che diamo da mangiare ai nostri malati negli ospedali è il peggio del peggio. Io ritengo che non gli faccia bene ma sa…io dico sempre che noi vogliamo bene ai nostri malati, vogliamo che tornino da noi…

Mettiamola così: se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita, diminuisce lo SPREAD.La sanità è la più grande industria nazionale ricordava il professor Monti.

Non c’è direttamente…non c’è un interesse economico nei confronti della prevenzione…che parola si potrebbe usare per definirla? Una gran commistione di ignoranza…di stupidità…e di interessi”

Ecco la dichiarazione del Prof. Berrino fatta alle Iene nella puntata su alimentazione e tumori. Nel suo libro Il Cibo dell’Uomo, partendo da considerazioni storiche, su come il cibo fosse considerato terapeutico dai nostri progenitori, giunge ai risultati odierni delle ricerche scientifiche in questo campo. Di seguito un estratto che mostra come l’alimentazione moderna non sia per nulla salutare e come andrebbe corretta. 

Nel ricco occidente è cambiato lo stile alimentare

Nei paesi occidentali ricchi, soprattutto nel corso dell’ultimo secolo, lo stile alimentare si è progressivamente discostato da questo schema tradizionale dell’alimentazione dell’uomo per privilegiare cibi che un tempo erano mangiati solo eccezionalmente, come molti cibi animali (carni e latticini), o che non erano neanche conosciuti, come lo zucchero, le farine molto raffinate (come si riesce a ottenerle solo con le macchine moderne), gli oli raffinati(estratti chimicamente dai semi o dai frutti oleosi), o che addirittura non esistono in natura (come certi grassi che entrano nella composizione delle margarine, o come certi sostituti sintetici dei grassi che non essendo assimilabili dall’intestino consentirebbero, secondo la pubblicità, di continuare a mangiare schifezze senza paura di ingrassare). Questo modo di mangiare sempre più “ricco” di calorie, di zuccheri, di grassi e di proteine animali, ma
in realtà “povero” di alimenti naturalmente completi, ha contribuito grandemente allo sviluppo delle malattie tipiche dei paesi ricchi: l’obesità, la stitichezza, il diabete, l’ipertensione, l’osteoporosi, l’ipertrofia prostatica, l’aterosclerosi, l’infarto del miocardio, le demenze senili, e molti tumori, fra cuii tumori dell’intestino, della mammella, della prostata.

Il cibo di origine animale

L’uomo, in realtà, ha sempre mangiato anche cibo animale, ma se si eccettuano alcuni popoli nomadi, o quelli che vivono in condizioni ambientali estreme per freddo o per altitudine, sono ben pochi gli esempi di alimentazione tradizionale con un’alta quota di cibo animale. Anche il latte, che oggi in Occidente è alimento quotidiano, dai più era consumato solo occasionalmente, perché non poteva essere conservato ed era facile veicolo di infezioni. È stato solo alcuni decenni dopo la scoperta della pastorizzazione, in pratica dopo la
prima guerra mondiale, che ha cominciato ad essere distribuito nelle città. Ma molti popoli ancor oggi non bevono più latte dopo lo svezzamento. La cultura medica, giustamente preoccupata del grave stato di denutrizione che imperversava nelle nostre campagne e nei quartieri popolari delle città nei primi decenni del secolo, ha avuto un ruolo importante nella promozione del cibo animale, e la disponibilità di latte e di carne, insieme al miglioramento delle condizioni igieniche delle abitazioni, ha probabilmente contribuito a migliorare lo stato nutrizionale e a difenderci dalle malattie infettive. Ma poi siamo andati troppo avanti su questa strada e il consumo di cibi animali e di cibi raffinati è entrato in una spirale di interessi produttivi e commerciali che ha completamente sovvertito le tradizioni alimentari dell’uomo.Non vogliamo certo sostenere che si stava meglio quando si stava peggio, quando c’era la fame e la povertà, ma piuttosto che la nostra ricchezza ci consentirebbe una varietà di dieta sufficiente a soddisfare appieno sia le nostre esigenze fisiologiche e nutrizionali sia il piacere della buona tavola senza sovraccaricarci di prodotti animali e di cibi impoveriti dai trattamenti industriali, che solo il plagio della pubblicità televisiva riesce a farci sembrare buoni.

Franco Berrino è medico, patologo, ed epidemiologo. Per molti anni ha lavorato all’Istituto Nazionale Tumori di Milano, dove ha coordinato il progetto DIANA, sulla relazione tra alimentazione e tumori (in particolare al seno).
I suoi studi hanno analizzato lo sviluppo dei tumori in Italia e in Europa, e in particolare il rapporto fra stile alimentare, livelli ormonali e successiva incidenza del cancro. Oggi promuove la corretta alimentazione come prezioso strumento per prevenire l’incidenza del cancro e delle sue recidive.
E soprattutto, da sempre, ha a cuore la salute delle donne e degli uomini.

Chemio addio grazie a un’idea sassarese? Ecco il grafene “intelligente”, killer solo delle cellule malate, scoperto da un team internazionale coordinato dalla ricercatrice Lucia Delogu.

 

Chemio

 

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Chemio addio grazie a un’idea sassarese? Ecco il grafene “intelligente”, killer solo delle cellule malate, scoperto da un team internazionale coordinato dalla ricercatrice Lucia Delogu.

Chemio addio grazie a un’idea sassarese

Team internazionale coordinato dalla ricercatrice Lucia Delogu scopre grafene “intelligente” killer solo delle cellule malate

SASSARI. Uccidere selettivamente le cellule tumorali senza danneggiare quelle sane è possibile. Tra gli studi che negli ultimi anni stanno cercando di trovare una soluzione alla carica aggressiva della chemio e della radioterapia, ce n’è anche uno dell’Università di Sassari. Il lavoro è stato pubblicato nella prestigiosa “Angewandte Chemie”, la più importante rivista di chimica. Senior author è Lucia Gemma Delogu, biochimica e ricercatrice del Dipartimento di Chimica e Farmacia dell’ateneo, che ha coordinato una squadra interdisciplinare e internazionale composta tra gli altri da Ester Vazquez dell’Università di Castilla La Mancha, Alberto Bianco del Cnrs di Strasburgo e Maurizio Prato dell’Università di Trieste.

«Abbiamo scoperto che un particolare tipo di grafene, un nanomateriale dalle straordinarie caratteristiche fisiche e chimiche, è in grado di eliminare in modo selettivo i monociti – spiega Lucia Delogu –. Questa proprietà biologica ci ha spinto a credere che questo materiale fosse in grado di uccidere selettivamente le cellule tumorali di pazienti con leucemia mielomonocitica». Nelle leucemie mielomonocitiche le cellule da uccidere sono proprio i monociti, quindi è importante trovare un farmaco che possa uccidere solo quelli. «Dal confronto con le terapie di uso comune – dice Lucia Delogu –, questo particolare tipo di grafene vien fuori vincente». Infatti, i chemioterapici attuali sono tossici, quindi nel distruggere le cellule tumorali, distruggono anche le cellule sane del sangue con evidenti effetti collaterali per il paziente.

«Il grafene da noi individuato – prosegue Delogu – invece è estremamente specifico solo per le cellule tumorali e non tossico per le cellule sane presenti nel sangue e dell’organismo in generale».

La ricerca è stata effettuata in stretta collaborazione con Claudio Fozza, oncoematologo e ricercatore del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale. «Il nostro lavoro potrebbe essere un passo importante nel campo della ricerca contro le leucemie – dice Fozza – e potrebbe aprire interessanti scenari per la messa a punto di nuove terapie. Naturalmente, pur essendo altamente promettenti, i risultati fino ad ora ottenuti in laboratorio dovranno essere confermati in vivo».

Il Laboratorio di Biochimica e Bionanotecnologie dell’Università di Sassari ha come referente il professor Francesco Sgarrella.

La ricerca è stata finanziata dal progetto Europeo G-Immunomics ed è sostenuto dal Miur, dalla call Flagera 2015 e dal Progetto Europeo Graphene Flagship finanziato da Horizon 2020. «Un

ringraziamento particolare – si legge nella nota – all’Ail Sardegna diretto da Marilena Rimini Fiori, che ha sovvenzionato una borsa di dottorato; e alla Fondazione di Sardegna che ha sostenuto l’acquisto della strumentazione necessaria allo svolgimento degli esperimenti di questo lavoro».

fonte: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2017/05/13/news/chemio-addio-grazie-a-un-idea-sassarese-1.15332849?ref=fbfns&refresh_ce

Possibile vaccino anti-tumorale scoperto per caso negli Usa

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Possibile vaccino anti-tumorale scoperto per caso negli Usa

Alla base del nuovo trattamento, sperimentato con successo sui topi, una proteina che inibisce la capacità di un qualsiasi tumore di bloccare l’attività del sistema immunitario

Nel corpo, l‘immunità anti-cancro è immobilizzata dalla capacità delle cellule del cancro di bloccare l’attività del sistema immunitario, ma un naturale de-immobilizzatore del sistema immunitario è stato recentemente identificato. Un team di scienziati della Michigan Medicine University ha individuato ora una speciale proteina che blocca la capacità del cancro di impedire al sistema immunitario di distruggere le cellule tumorali. La proteina in questione, chiamata C3d, ha il potenziale per essere alla base di un vaccino preventivo contro il cancro e di essere utilizzata per il suo trattamento. “La nostra terapia del cancro blocca l’immunosoppressione indotta dal tumore – spiega la dottoressa Marilia Cascalho, professoressa di chirurgia, microbiologia e immunologia presso la Michigan Medicina, sulle pagine del Journal of Clinical Investigation Insight -. E’ naturale e non ha effetti collaterali negativi”.

Sostanza individuata non ha effetti collaterali

“Il successo più recente dell’immunoterapia del cancro – evidenzia Cascalho, che ha collaborato a stretto contatto con il collega Jeffrey L. Platt – è con agenti che bloccano l’inibizione del sistema immunitario. Anche se c’è stato un enorme successo dell’immunoterapia, il problema risulta esser la sua non specificità e i molteplici effetti collaterali. La nostra terapia del cancro utilizza un nuovo percorso per bloccare l’immunosoppressione indotta dal tumore. E’ diversa perché, quando durante la sperimentazione C3d è stata iniettata nelle cellule tumorali, non ha avuto effetti collaterali”. C3d, attivato dagli anticorpi, si occupa anche delle cellule danneggiate o comunque estranee. “C’è una buona ragione per cui C3d può essere usata come un vaccino – commenta Cascalho -. Tradizionalmente i vaccini contro il cancro sono prodotti per un antigene specifico e i ricercatori devono determinare quali antigeni sono presenti in alcuni tipi di cancro. Ma la grande sfida è che i tumori sono diversi, e hanno diversi antigeni. I tumori inoltre si evolvono, così gli antigeni non possono rimanere sempre presenti. Questo rende difficile sviluppare un vaccino anti-cancro”.

Vaccino funziona contro tutte le forme tumorali

“Rispetto ai metodi tradizionali, la nostra scoperta ha un grande vantaggio – aggiunge la ricercatrice -. L’utilizzo di C3d per lo sviluppo di un vaccino non necessita di una conoscenza preventiva degli eventuali antigeni tumorali presenti”. Non si tratta di un dettaglio di poco conto, perché ciò ci consente di utilizzare C3b come un vero e proprio vaccino anti-cancro”. Nella sperimentazione condotta sui topi affetti da melanoma e linfoma, il farmaco si è dimostrato in grado di impedire al cancro di bloccare il sistema immunitario. In particolare c’è stato un calo dell’ 80-90 per cento di tumori cancerosi. “La sorpresa più grande – spiega ancora Cascalho – è che la vaccinazione anti-cancro con C3d ha prodotto una immunità anti-tumorale di lunga durata. Il vaccino potrebbe essere utilizzato come terapia in soggetti che sono predisposti al cancro per via della genetica o per condizione precancerosa”.

Un risultato inaspettato e del tutto casuale

Gli scienziati stavano sperimentando l’uso della proteina nella lotta all’Hiv. Samuel Balin, un dermatologo dell’Università della California, a Los Angeles, ha chiesto tuttavia la possibilità di valutarne le proprietà in una sua personale indagine per il possibile uso contro il cancro. Ciò che ha scoperto ha dell’incredibile e apre di fatto scenari inimmaginabili. “In questo momento – sostiene prudentemente la ricercatrice – C3d sembra essere incredibilmente promettente”. Stando a quanto dichiarato dai ricercatori la proteina non necessita di un impiego diretto sull’organo colpito da tumore, ma può essere utilizzata anche per il trattamento di neoplasie oggi considerate non trattabili in quanto si trovano in siti inaccessibili persino attraverso un intervento chirurgico.

Fonti:  Eurekalert   National Center for Biotechnology Information   Journal of Clinical Investigation Insight

Tratto da: http://notizie.tiscali.it/scienza/articoli/vaccino-anti-tumorale-sviluppato-negli-usa/

 

Aspirina per 5 anni riduce del 60% il tumore della prostata

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Aspirina per 5 anni riduce del 60% il tumore della prostata

L’utilizzo dell’aspirina per lunghi periodi di tempo può ridurre fino al 60% l’insorgenza del tumore della prostata. Mediamente la protezione si attesta sul 40% ma se il farmaco viene preso regolarmente per cinque anni sale, infatti,al 60%.
E’ quanto emerge da uno studio condotto dalla Società italiana di medicina generale (Simg) su 13.453 pazienti affetti da malattie cardio-vascolari e presentato in occasione del congresso nazionale della società.

«Quello alla prostata è, infatti, il tumore più frequente tra la popolazione maschile del nostro paese e quest’anno colpirà 35mila italiani. Grazie all’effetto protettivo dell’aspirina potremo dimezzare il rischio di nuovi casi» sottolinea Claudio Cricelli presidente Simg.

La ricerca, che dimostra anche l’efficacia nel ridurre del 30% i casi di carcinoma al colon retto, ha utilizzato i dati raccolti nel portale Health Search Ims Health Longitudinal Patient Database. L’aspirina, spiega Francesco Lapi, direttore della ricerca di Health Search, «è un farmaco antiaggregante e antinfiammatorio, agisce inibendo alcune vie enzimeatiche che favoriscono la proliferazione cellulare. Quindi riesce a bloccare la riproduzione incontrollata delle cellule che caratterizza le patologie oncologiche».
I dati della ricerca italiana sono in linea con quelli di altre simile condotte all’estero, aggiunge Francesco Cognetti presidente della Fondazione “Insieme contro il cancro” e mostrano la necessità di «rafforzare l’alleanza tra medico di medicina generale e oncologo per incentivare la prevenzione dei tumori del nostro paese».

Un’altra bomba ambientale di cui nessuno parla – Fusti di botulino, medicinali scaduti, scarti umani: c’è di tutto sotto le campagne di Cassino. Risultato: tumori e inquinamento!

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Un’altra bomba ambientale di cui nessuno parla – Fusti di botulino, medicinali scaduti, scarti umani: c’è di tutto sotto le campagne di Cassino. Risultato: tumori e inquinamento!

 

Fusti di botulino, medicinali scaduti, scarti umani: c’è di tutto sotto le campagne di Cassino
Una vera e propria bomba ambientale che ha provocato tumori e inquinamento nella zona di Nocione. L’indagine coordinata dalla Procura di Cassino con la Guardia di Finanza

Migliaia di tonnellate di rifiuti tossici e radioattivi nelle campagne di Cassino. Una vera e propria “Terra dei fuochi” laziale che in oltre vent’anni ha provocato danni devastanti all’ambiente e alla salute di uomini e animali, in una zona ad alta vocazione agricola. Succede a Nocione, area di diverse migliaia di metri quadrati a confine con Sant’Elia Fiumerapido dove per oltre vent’anni si è smaltito praticamente di tutto: dai fusti di botulino agli scarti di laboratorio, fino ad arrivare ad arti umani.

Le indagini, sono a una fase avanzata, vengono portate avanti dalla Guardia di Finanza di Cassino, sotto il coordinamento del procuratore Capo di Cassino Luciano D’Emmanuele, e si muovono su due fronti. Il primo che mira alla raccolta di una serie di testimonianze dei residenti ed ex dipendenti del comune per capire se hanno visto attività di scavo nella zona, l’altro concerne analisi del terreno.

I militari del colonnello Roberto Piccinini, comandante provinciale delle Fiamme Gialle, coordinati dal tenente colonnello Massimiliano Fortino hanno ricostruito tutto il percorso di smaltimento di rifiuti tossici pericolosissimi provenienti dalla Lombardia. Nei verbali di interrogatorio, i cui stralci sono stati pubblicati dal quotidiano Il Tempo,  si leggono dichiarazioni sconcertanti rilasciate da coloro che, per convenienza e per interesse, hanno partecipato all’interramento senza all’epoca proferir parola. “Abbiamo scavato di notte buche profonde anche trenta metri. Qui poi arrivavano i camion e gettavano tutto. Scarti ospedalieri, protesi di gambe e braccia rimosse dal corpo dei pazienti, cromo esausto e poi del siero, tanto siero scaduto e proveniente da Milano dove c’era un laboratorio che doveva smaltire senza pagare cifre astronomiche”.

Si parla di connivenze tra amministratori, colletti bianchi e alcuni imprenditori del settore rifiuti, che avrebbero scelto non a caso un terreno da tempo abbandonato per agire indisturbati. I primi sospetti sono iniziati ad emergere quando gli animali da cortile hanno iniziato a morire in pochi istanti dopo aver bevuto l’acqua di un canale. C’è una testimonianza, finita a verbale nei fascicoli della procura, che parla di odori nauseabondi provenienti dal canale Nocione, di strani movimenti notturni di camion ed escavatori, e soprattutto di un episodio in cui alcune galline, finite casualmente nel fosso dove giacevano i materiali tossici, sarebbero morte in meno di cinque minuti. “Da quel momento in poi abbiamo smesso di coltivare l’orto. Abbiamo fatto analizzare l’acqua e i dati dell’Arpa ci hanno segnalato la presenza di cromo, sia nel terreno che nell’acqua”, racconta una contadina.

Per non parlare delle malattie: dodici casi di linfoma di Hodgkin fra gli abitanti della zona. Un’anomalia che ha indotto un medico romano a segnalare la cosa alla Dia e appunto alla Guardia di Finanza. Contemporaneamente sono arrivati gli esposti degli ambientalisti corredati di fotografie che attestano il rinvenimento, durante i lavori di scavo per l’ampliamento di un pozzo, di resti umani e scarti di sala operatoria.

Le indagini proseguono a ritmo serrato, anche con l’utilizzo di mezzi altamente sofisticati: per i rilievi la GdF ha utilizzato anche aereo un P166 dotato di scanner termico sensibile alle radiazioni termiche emesse da svariate superfici e idoneo alla realizzazione di immagini e mappe termiche geocorrette. In grado di discriminare, con precisione al decimo di grado centigrado, temperature superficiali in un range dai -20° ai 110°. In questo modo si capirà se realmente ci sono altri interrati nella zona di Nocione e quali sono le dimensioni esatte del disastro ambientale.

fonte: http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/cassino-inquinamento/