Potenti e precisi: i protoni sanno attaccare i tumori più difficili – La nuova avveniristica cura dal 2020 in Italia!

 

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Potenti e precisi: i protoni sanno attaccare i tumori più difficili

Conto alla rovescia per il centro Ieo: aprirà nel 2020

di SARA RICOTTA VOZA

Protoni al posto dei raggi X. Si chiama protonterapia ed è la punta più avanzata della radioterapia ad alta precisione. Dal 2020 si potrà fare all’Ieo di Milano, dove si sta costruendo l’«Ieo Proton Center», il primo in un centro Irccs oncologico italiano.

Un grande investimento – 40 milioni – che porterà l’Italia tra i Paesi, ancora relativamente pochi al mondo, che possono offrire questo innovativo approccio terapeutico. Destinatari fino a 800 nuovi pazienti all’anno, mentre i primi candidati saranno quelli con tumori che, per sede o tipologia, non possono essere trattati con altre forme di radioterapia: si parla di 7mila-10mila persone costrette oggi ad andare all’estero o a rinunciare alla cura. Un bisogno urgente del Paese, quindi, riconosciuto anche dal ministero della Salute che ha da poco inserito la protonterapia nei «Lea», i «Livelli essenziali di assistenza».

I VANTAGGI  

Ma perché la protonterapia è preferibile alla radioterapia convenzionale? «Perché è una forma superiore di radioterapia – spiega Roberto Orecchia, direttore scientifico Ieo e docente di Radioterapia all’Università di Milano -: grazie alle proprietà fisiche dei protoni la metodica permette, rispetto a quella convenzionale con fotoni, di risparmiare meglio i tessuti sani circostanti e di convogliare una dose maggiore di energia sul tumore».

Il primo vantaggio è legato alla caratteristica di queste particelle pesanti di rilasciare la dose in modo preciso e circoscritto alla massa tumorale, mentre nella radioterapia convenzionale la parte sana che riceve radiazioni ha un volume più ampio. Ciò significa risparmiare organi vicini importanti come il cuore, nel caso di tumori toracici e nel tumore alla mammella sinistra, e di evitare la cecità in caso di tumori del cervello. Un altro vantaggio si ha nell’oncologia pediatrica, perché la possibilità di irradiare il bambino in maniera limitata riduce il rischio di sviluppare un secondo tumore indotto dalle radiazioni. Infine il trattamento – che va dalle 2 alle 8 settimane – si effettua ambulatorialmente senza bisogno di ricovero: dura al massimo 2 minuti ed è indolore.

GLI OBIETTIVI  

Per quali tumori la terapia è particolarmente indicata? Come accennato, le indicazioni tipiche sono i tumori pediatrici, quelli toracici, oculari e cerebrali. I «Lea» ne indicano 10, tra cui le recidive che richiedono il ritrattamento di un’area precedentemente sottoposta a radioterapia.

COME FUNZIONA  

La macchina consiste di tre parti. Nel Ciclotrone i protoni vengono accelerati fino a una velocità pari a metà di quella della luce, poi il flusso viene concentrato in fasci e trasportato fino alla sala trattamento («Gantry»), dove vengono rilasciati sul tumore del paziente. L’accelerazione genera nei protoni un’energia che raggiunge i 230 MeV (megaelectron volts) rispetto ai 30 della fotonterapia.

la storia 

I protoni furono scoperti nel 1919 da Ernest Rutheford – che vinse il Nobel – ma i primi trattamenti cominciano solo negli Anni 50 a Uppsala e a Berkeley, poi ad Harvard nei 60. Nei 70 vengono trattati pazienti anche in Giappone e Germania, ma per il primo centro clinico per la protonterapia bisogna aspettare il 1990, con l’apertura di Loma Linda, negli Usa, e per il secondo il 2001 con quello di Boston. Tempi lunghi, dovuti, come è avvenuto sempre per tutte le nuove tecnologie di cura, ai costi molto alti.

 

I CENTRI NEL MONDO  

Oggi la protonterapia è al centro dell’interesse scientifico internazionale e i centri si moltiplicano in tutti i Paesi ad alto tasso di sviluppo come Usa, Cina, Giappone. In Europa ci sono 11 centri in costruzione e 7 in pianificazione, di cui uno è quello dell’Ieo. Il Paese leader è la Germania, seguono Francia, Austria, Svizzera e Italia, che può contare già sul centro di adroterapia di Pavia, su un altro a Trento e, a Catania, sui Laboratori dell’Istituto di fisica nucleare per le patologie dell’occhio.

Dal 2020, quindi, si aggiungerà Milano con il primo centro clinico dedicato. «La protonterapia non sostituirà la radioterapia – precisa Orecchia – ma ne integrerà l’azione terapeutica. I principali studi clinici del mondo stanno confrontando l’efficacia delle due metodiche e anche l’Ieo, facendo tesoro del suo patrimonio di ricerca e clinica in radioterapia, parteciperà alla definizione degli standard».

 

fonte: http://www.lastampa.it/2017/07/20/scienza/tuttoscienze/potenti-e-precisi-i-protoni-sanno-attaccare-i-tumori-pi-difficili-c5EegC6tcI522ohboekYxI/pagina.html

 

Cancro: EPPUR SI CURA… – Ecco l’elenco dei medici eretici e delle terapie boicottate dalla medicina ufficiale…!

Cancro

 

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Cancro: EPPUR SI CURA… – Ecco l’elenco dei medici eretici e delle terapie boicottate dalla medicina ufficiale…!

di:

Non è questa la cura e tu lo sai

Sito per trattare le terapie alternative al tumore

Cancro. Eppur si cura…. Un elenco parziale di ricercatori eretici

CANCRO…EPPUR SI CURA!

UN ELENCO – PARZIALE – DI RICERCATORI “ERETICI”

Piero Cammerinesi

Paracelso, Giordano Bruno, Galileo, Semmelweis, Marconi, Mendel, Meucci, Tesla…

Ogni tempo ha i suoi eretici da perseguitare… Il nostro tempo, in piu’, ha la presunzione di non averne!

Questo e’ l’elenco di quei “Profeti senza onore” che abbiamo avuto occasione di incontrare, e di documentare, in questi anni di lavoro. Alcuni sono morti, altri hanno dovuto autoesiliarsi, altri resistono e continuano a curare, a guarire, o – almeno – ad alleviare le sofferenze di tante persone.
Sappiamo che altri, tantissimi altri, esistono e lavorano con passione, anche se ancora non ne abbiamo avuto conoscenza. Ma di una cosa siamo certi: esiste un filo che li lega tutti quanti: il principio – oggetto di disputa già al tempo di Louis Pasteur e Claude Bernard – per il quale non occorre attaccare i germi, ma rinforzare l’organismo che da essi deve difendersi.

Disse Pasteur sul letto di morte: “il germe non e’ nulla, e’ il terreno che e’ tutto”.

“ALBERT” E’ uno pseudonimo sotto il quale si nasconde (per evitare altre persecuzioni oltre quelle gia’ vissute) l’ingegnere italiano inventore del BIOTRON, una macchinetta grande come un pacchetto di sigarette che invia messaggi elettromagnetici ai tessuti, permettendo loro di ricostruirsi in modo normale e dunque di eliminare le cellule tumorali. Numerosissime sono le sue relazioni sui casi clinici trattati e le sue comunicazioni scientifiche che sono costantemente ignorate. Un interessante dossier su di lui è pubblicato dall’ARPC (Associazione Ricerca e Prevenzione del Cancro presieduta da Alberto R. Mondini).

Aldo ALESSIANI E’ un anziano medico romano che ha messo a punto una cura antitumorale basata su un prodotto naturale a costo zero che si chiama appunto “L’acqua di Alessiani”. Informo’ dei suoi risultati positivi il Ministro della Sanita’ dell’epoca (De Lorenzo). Fu convocato il 29 luglio 1993 da un sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Roma che – racconta l’interessato – gli fece capire che a continuare su quella strada poteva rimetterci la pelle.
La sua ipotesi, formulata gia’ nel 1981, si basa sulla considerazione del tumore come malattia da “carenza”, e che la sua incidenza va di pari passo con l’aumento della statura media della popolazione. Nella sua acqua sono disciolti dei “terricci” ricchi di sostanze naturali che non assumiamo piu’ attraverso l’alimentazione. Un interessante dossier su di lui e’ pubblicato dall’ARPC.

Joaquin AMAT LARRAZ Medico. Opera da anni in Spagna, vicino a Barcellona, dove ha un day hospital. Il prodotto che usa sia per diagnosi che per terapia si chiama “Amatrisan”. E’ a base di urea, regola la malattia di base, distrugge il tumore per autolisi e mette in moto il meccanismo infiammatorio che fagocita questa carne morta. Interviene sul pH riequilibrando il rapporto acido/basico. In tanti malati fanno la fila da tutta Europa per essere curati da lui. Ha scritto un libro, e lo ha inviato a tutte le piu’ importanti Facolta’ di Medicina dell’Europa e delle due Americhe, che si chiama “Cancer, Teoria biochimica e pratica clinica”.

Padre Vittorio BARONI Nacque il 30 luglio 1911 a Vecchiano, in provincia di Pisa, ed e’ morto a Siena il 7 gennaio 1990. Ha operato per anni con la fitoterapia e radiestesia applicata all’indagine diagnostica. Ha conseguito rilevanti risultati scoprendo le proprieta’ ancora sconosciute di alcune piante. Nello stesso tempo ha sviluppato una spiccata sensibilita’ radiestesica esercitandola particolarmente nella diagnosi e nella cura dei mali del secolo. In particolare del cancro. La sua si chiama cura fitoradiestesica. Il suo testo “Dodici piante per i mali del secolo” è ormai un classico.

Alberto BARTORELLI Medico. Professore universitario. Studia un prodotto anticancro che chiama Uk 101 e che sale alla ribalta delle cronache nel 1995. L’Uk 101 si colloca nell’ambito dell’immunoterapia ed è una proteina che va a combattere la patologia tumorale, con risultati particolarmente positivi nei tumori della mammella e del colon. La polemica, anche in quel caso, da parte dei super-esperti, si fa rovente. Ma alla fine, grazie all’interessamento di un Ministro della Sanita’ (Guzzanti) di un insolito livello intellettuale e morale, viene ammesso alla sperimentazione. Mercoledi’ 24 dicembre 1997 il direttore del quotidiano “La Repubblica”, a proposito del caso Di Bella, dichiara: “Trent’anni fa un altro medico, anzi: un veterinario, Liborio Bonifacio, notò che le capre non avevano tumori e distribui’ in giro un suo siero. Dire che venne fortemente osteggiato e’ un eufemismo, eppure e’ soprattutto grazie alle sue intuizioni che oggi c’e’ l’Uk 101”.

Liborio BONIFACIO Medico Veterinario. Nato nel 1908 a Montallegro, in provincia di Agrigento e scomparso da pochi anni. Nel 1950 ha ideato un farmaco antitumorale, ricavato dalle ghiandole del sigma-colon dei caprini. Per lunghi anni, mentre la scienza e la medicina ufficiali guardavano con sufficienza e diffidenza alla sua scoperta, ha curato migliaia di malati; e spesso con ottimi risultati. La sua esperienza e’ stata oggetto di inchieste giornalistiche e comunicazioni scientifiche; e ogni volta si e’ dovuto ammettere che qualcosa di prezioso, nel “siero Bonifacio”, c’era. Nel 1970 il Ministero della Sanita’ fu finalmente costretto a prendere in considerazione i risultati ottenuti e a sperimentare il siero. Ma il siero mette in crisi troppi interessi economici, scientifici, “di prestigio”; la sperimentazione, che per avere valore ha bisogno di mesi e mesi di analisi e prove, viene, invece, liquidata in 15 giorni. L’esito e’ negativo. Ma l’enorme flusso di persone che continuano a recarsi ad Agropoli per avere ed usare il siero continua. Si riparlera’ di Bonifacio quando si tratterà dell’Uk 101 e del prodotto dell’oncologo Giuseppe Zora.

Rudolf BREUSS Nel marzo 1990, alla veneranda età di 91 anni, ha pubblicato il libro “Cancro, leucemia ed altre malattie apparentemente incurabili sono guaribili con metodi naturali. Consigli per la prevenzione e cura di molte malattie”. In esso, mescolando digiuno e somministrazione di succhi vegetali secondo una dieta molto meticolosa, racconta di aver guarito all’incirca 45.000 malati di cancro apparentemente inguaribili a partire dal 1950.

Johanna BUDWIG Medico. Tedesca. Basa la sua terapia sull’alimentazione per ristabilire l’equilibrio sanitario distrutto dagli elementi tossici presenti nel mondo moderno con attenzione particolare, per quanto riguarda le patologie degenerative, agli effetti perversi del metabolismo dei grassi. Proprio sugli effetti cancerogeni dei grassi ha scritto un testo interessante nel 1959.

Hulda Regehr CLARK Medico. Partendo dall’ipotesi che le malattie degenerative compaiono poiche’ una serie di parassiti da sempre presenti nei vari organi si combina con sostanze chimiche derivanti dall’assunzione di solventi, inquinanti vari e micotossine, cura con protocolli fitoterapici molto meticolosi e con lo Zapper, un apparecchio elettronico di uso esterno che serve all’eliminazione di molti parassiti. Oltre ai suoi libri, diffusissimi negli USA (il più famoso è “The cure for all cancers”) si puo’ sapere di piu’ sul suo sistema dai libri di Robert LOMBARDI (Aids l’imbroglio del secolo, Medicina di Giuda, L’immensa balla dell’Aids).

Pierre DELBET Medico. Accademico di Francia. Scopritore delle eccezionali potenzialità di un prodotto considerato fino ad allora di scarto (lo scarto del sale appunto): il Cloruro di Magnesio. Negli anni che vanno dal 1920 al 1950, partito dalla supposizione che la carenza di magnesio nell’alimentazione potesse avere una notevole importanza nello sviluppo del cancro, ne verifica la fondatezza sperimentale (del 1944 il suo libro: “Politique preventive du cancer”) attraverso l’uso del Cloruro di Magnesio. Le sue ricerche, e quelle del suo collega medico A. Neveu, sono diffuse e praticate in Italia da un eccezionale medico e ricercatore che si chiama Raul Vergini.

Luigi DI BELLA Medico. Professore universitario. Riteniamo superfluo descrivere il suo protocollo terapeutico in quanto gia’ ampiamente diffuso da tutti gli organi di informazione. Anche Di Bella, nonostante le migliaia di pazienti testimonianti la positivita’ dei suoi metodi, e’ stato e continua ad essere osteggiato con tutti i mezzi, morali, materiali e fisici. Un interessante dossier sulle persecuzioni da lui subite e’ pubblicato dall’ARPC.

John BEARD Medico (1858-1924). Iniziatore del trattamento del cancro mediante enzimi digestivi. Il dr. Krebs ne fu un ardente sostenitore. Una terapia a base di dosi massicce di enzimi pancreatici fu proposta con notevole successo da un terapeuta (non medico) di nome KELLEY che fu molto celebre negli USA negli anni ’70. A partire da queste premesse il

Dr.Nicholas GONZALES, di New York,ha sviluppato quella che lui definisce terapia metabolica individualizzata, con la quale sta ottenendo risultati di tutto rispetto. Altri prodotti a base di enzimi utilizzati nella terapia del cancro sono due preparati tedeschi (Carzodelan e Wobe-Mugos).

Emilio DIDO e Francesco BORGHINI Curano usando delle soluzioni a base di acqua distillata trattata in modo da ricevere delle frequenze elettromagnetiche specifiche di un tessuto: quelle del sistema nervoso, quelle del sistema endocrino, quelle del sistema immunitario e così via. Mentre nei farmaci l’energia e’ data dalla molecola del farmaco, in questo caso l’energia e’ negli ioni idrogeno dell’acqua. L’acqua cioè viene, per usare un termine forse improprio, “informata” per raggiungere l’obiettivo che si è prescelto.

William B.COLEY Medico. Si può considerare il padre della immunoterapia antitumorale. Dalla fine del secolo scorso, per oltre 40 anni, utilizzo’ un cocktail di tossine batteriche (Serratia Marcescens e Streptococcus Pyogenes) nella terapia del cancro, ottenendo risultati notevoli (remissioni nel 45-50% dei casi). Queste tossine provocavano una forte reazione febbrile nei paziente che ne stimolava le difese immunitarie.

Rene’ CAISSE Cura a base di Essiac. Si tratta di un antico infuso di erbe utilizzato nei secoli dagli indiani Ojibway nel Canada e riscoperto negli anni ’20 da Rene’ Caisse. La parola Essiac non e’ altro che il cognome Caisse al contrario. Da allora centinaia di malati di cancro dichiarati terminali furono curati con successo. Sull’argomento sono stati scritti numerosi libri.

Maud Tresillian FERE Medico della Nuova Zelanda, nel 1963 ha scritto un libro in cui spiega le cause biochimiche del cancro e della sua formazione nell’organismo. In esso sviluppa la teoria che tutte le forme cellulari del nostro corpo possiedono il proprio centro nel cervello e che le cellule sovrastimolate da sostanze irritanti alcaline inviano proprio al cervello un messaggio che attraverso i nervi involontari viene inviato alle cellule: “MOLTIPLICATEVI rapidamente…a velocita’ prenatale”. In questa maniera qualsiasi cellula di qualsiasi parte del corpo puo’ vedersi colpita, adottare una modalita’ anormale di crescita e dar luogo alla formazione di tumori. Il concetto rivoluzionario e’ quello che considera il cancro una malattia costituzionale, come un reumatismo o un semplice raffreddore. Risulta pertanto difficile sperare in una guarigione definitiva mediante l’estirpazione dei tumori, o distruggendoli con il radio o i raggi X. Il trattamento della dott.ssa Fere si basa sulla ferma convinzione che il cancro si debba quasi sempre ad un eccesso di sodio, unito ad uno stato di salute debole causato dal non rispetto delle leggi della Salute.

Max GERSON Medico. Dì origine tedesca ma emigrato in USA, mise a punto un trattamento del cancro basato su una particolare dieta ricca di succhi di frutta e verdure e povera di sodio e sulla somministrazione di soluzioni di minerali (soprattutto potassio e iodio), ormoni tiroidei ed alcune vitamine. Questo trattamento ha dato buoni risultati ed è ancora applicato nella clinica Gerson a Tijuana (Messico).

  1. Seçkiner GORGUN Ha messo a punto un apparecchio elettronico a bassissima potenza per la cura dei tumori solidi, con risultati sorprendenti. Tale macchina e’ stata sequestrata piu’ volte e per lunghi periodi dalla Magistratura a seguito di varie denuncie. Tutto si e’ sempre risolto con assoluzioni o “non luogo a procedere”; nonostante cio’, quella “magistratura parallela” che si chiama Ordine dei Medici ha espulso con infamia il prof. Alberto De Renzo, che e’ il medico che collabora dal 1986 con il dott. GÖRGÜN. Un interessante dossier su di lui e’ pubblicato dall’ARPC.

Ryke Geerd HAMER Il prof. Hamer (padre di quel Dirk Hamer ucciso in Corsica da Vittorio Emanuele di Savoia), medico, laureato in Teologia, Fisica e, naturalmente, in Medicina, puo’ senza dubbio essere definito il Paracelso di questo secolo. Perche’, oltre a mettere in discussione i paradigmi basilari della Medicina Ufficiale, attacca in modo estremamente polemico tutta la classe medica. “Avevo cercato il cancro nella cellula e l’ho trovato in un errore di codificazione nel cervello”: cosi’ inizia uno dei suoi libri che si titola “Genesi del Cancro”. Al termine del libro, dove spiega nei dettagli l’origine e riferisce gli esempi curati (decine di migliaia di casi!) secondo questa sua nuova teoria, riporta la Tavola della Legge Ferrea del Cancro in cui si specifica la localizzazione del cancro, il tenore del conflitto che starebbe all’origine della sua comparsa, i termini della sua manifestazione, la posizione del focolaio tumorale nel cervello, ed i passaggi successivi fino alla possibile guarigione. Oggi e’ in prigione in Germania, condannato ad oltre due anni di galera perché pratica la sua terapia basandosi su questa teoria. I tempi di Galileo non sono finiti. Ritorneremo a parlarne più diffusamente.

Harry HOXSEY Ebbe dal padre che a sua volta l’aveva ricevuta dal nonno, la formula di un trattamento fitoterapico, che fu per decenni la spina nel fianco dell’AMA (Amencan Medical Association) che alla fine gli fece chiudere tutte le cliniche del cancro che aveva aperto in parecchi stati USA. Molte formule “tipo-Hoxsey” sono ancora diffuse negli USA.

Katherine KOUSMINE Medico (nata nel 1922 e recentemente scomparsa), di origine russa e naturalizzata svizzera, basa la sua terapia sull’alimentazione per ristabilire l’equilibrio sanitario distrutto dagli elementi tossici presenti nel mondo moderno. Diresse la Fondazione da lei creata a Losanna ed ha al suo attivo migliaia di successi.

Ernst KREBS Medico. Negli anni ’50, propose come cura del cancro il LAETRILE, sostanza ottenuta principalmente dai noccioli di albicocca, contenenti acido cianidrico. Questo, grazie ad una differenza enzimatica fra cellule sane e cellule cancerose, sarebbe tossico solo per queste ultime (ai dosaggi consigliati). La terapia divenne molto celebre e fu oggetto di alcuni studi anche presso istituzioni ufficiali (come il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center) che, nonostante i lavori positivi del Dott. Sagiura, la giudicarono inefficace. Ralph Moss, direttore degli affari pubblici al MSKCC e divulgatore scientifico, scrisse nel 1977 il comunicato stampa ufficiale di condanna del Laetrile. Poco dopo, tuttavia, dopo aver esaminato i dati, convocò una conferenza stampa dove annunciò che i responsabil del MSKCC avevano volutamente nascosto i risultati positivi della terapia e ne avevano voluto la condanna. Fu licenziato in tronco il giorno successivo, con la motivazione di “aver agito in una maniera in conflitto con le sue piu’ fondamentali responsabilita’ di lavoro”.

Michio KUSHI E’ internazionalmente noto come uno dei piu’ riconosciuti esponenti dell’approccio macrobiotico al benessere ed alla crescita personale. Si avvale di 40 anni di esperienza e di insegnamento.

Luciano MARCHESI Opera a Serravalle Sesia, in provincia di Vercelli. La sua terapia contro i tumori, da decenni, si basa su una “aranciata orgonica”. Tiene numerose conferenze sul tema e Nello MORI Medico. Professore universitario. Libero docente di batteriologia nella R. Universita’ di Palermo. Tra il 1912 ed il 1930 ottenne notevoli risultati con il metodo isopatinico nella lotta contro i tumori. Il suo metodo e’ da inserire nell’ambito della immunoterapia attiva.

Achille POGLIO Fitoterapeuta e fitopreparatore, ha individuato nel propoli delle api, del quale può senza dubbio essere considerato il piu’ grosso studioso mondiale, un mezzo di supporto fondamentale per tutte le patologie degenerative. Scomparso, purtroppo, da pochi anni, ha lasciato per i suoi discepoli i protocolli che ha individuato. Suo il grande merito della realizzazione di prodotti “atti a rinforzare il terreno” sia nel campo umano che animale che vegetale come presidio naturale all’insorgenza tumorale.

Paolo PONTIGGIA Primario medico della Clinica Citta’ di Pavia, lavora con l’immunoterapia secondo tre modalità di stimolazione del sistema immune: i derivati chimici, una sostanza chimica che e’ il metisocrinolo, che e’ un antivirale, e il corinebacterium parvum, che e’ uno stimolatore batterico. In questo modo egli dichiara di aver ottenuto in una percentuale consistente dei suoi pazienti regressioni o scomparse del tumore trasformando situazioni cliniche solitamente a decorso grave in malattie croniche tipo quelle che si possono osservare nei diabetici.

Padre PRADILLA Usa da decenni un trattamento a base di erbe impiegato attivamente da molto tempo in Burkina Faso (Africa), in molti ambienti naturisti di Madrid e Barcellona, ed anche in Italia. Ne parla a lungo nei suoi libri Robert LOMBARDI (Aids l’imbroglio del secolo, Medicina di Giuda, L’immensa balla dell’Aids).

Wilhelm REICH Collaboratore di Freud, ha dato un contributo essenziale alla psicanalisi dalla quale piu’ tardi si stacco’ per condurre le sue ricerche sull’energia vitale. Una parte importante delle sue ricerche riguardo’ i tumori. I topi cancerosi messi nell’ORAC (accumulatore di energia orgonica) guarivano. Scopri’ che lo stress ed i conflitti (anticipando di alcuni decenni una parte della teoria di Hamer) hanno una grande importanza nella genesi di questa patologia. Reich, manco a dirlo, fu perseguitato, incarcerato, i suoi libri furono bruciati e fu proibito l’uso delle sue apparecchiature scientifiche. Eravamo nella democratica America degli anni ’50. Per chi vuole approfondire sono fondamentali due libri: “La biopatia del cancro” (Ed SugarCo) e “Alla ricerca dell’energia vitale” di Giuseppe Sacco e Massimo Sperini (Ed. Melusina). Noto per il suo microscopio ad altissima risoluzione, costrui’, negli anni ’20-’30, un apparecchio per il trattamento del cancro e di altre patologie mediante l’emissione di specifiche frequenze elettromagnetiche. Ottenne risultati clamorosi nel trattamento di diversi casi di cancro, attirandosi le ire dell’ufficialità. Il suo laboratorio fu misteriosamente distrutto (sia la macchina che il microscopio sono quindi andati perduti) e fini’ in carcere. Diversi ricercatori, negli USA, stanno oggi cercando di ricreare l’apparecchio Rife. I migliori risultati, fino ad oggi, sono stati ottenuti da quello che viene definito apparecchlo Rife/Dare (dal nome Dr.James Dare che lo ha concepito).

Mercedes SALIMEI DEOTTO E’ una dietista ontogenetica. Basa la sua terapia, da decenni, su una metodologia biologica improntata al potenziamento del sistema immunitario che mescola la pratica del digiuno alla somministrazione di integratori minerali, vegeto minerali, vegetali, organici e di vitamine naturali secondo protocolli minuziosi specifici per ogni tipo di degenerazione tumorale.

Herbert M. SHELTON Americano di origine tedesca (1895-1985), vegetariano, nella sua lunga vita ha scritto decine di libri. Il suo metodo contro le malattie degenerative di basa fondamentalmente sul digiuno come elemento terapeutico. Un digiuno, ovviamente, da effettuarsi sotto il controllo di un terapeuta esperto. Sono decine e decine di migliaia, e documentati, i casi risoltisi positivamente con la digiunoterapia.

Daniel SOMMER Medico naturopata. Esponente legale della medicina Heilpraktiker tedesca. Usa un programma terapeutico biologico che racchiude in sé molti tipi di terapia: 1) regolazione e cura dell’intestino; 2) cambiamento dell’alimentazione; 3) omeopatia; 4) terapia con ossigeno ionizzato; 5) terapia con ozono; 6) terapia con tessuto fetale della ghiandola del Timo; 7) terapia con il vischio; 8) terapia cellulare; 9) terapia con Eichoterm; 10) terapia ipertermia ultrarossa; 11) immunoterapia del prof. Humprey (Selten); 12) Oligoelementi, rame e selenio.

Jean VALNET E’ ormai considerato uno dei maestri mondiali della fitoterapia. Con essa, e solo con essa, ha proposto e praticato protocolli per curare i tumori.

Gianfrancesco VALSE’ PANTELLINI Biochimico (1917-1999). La sua scoperta avvenne per caso nel 1947. Aveva consigliato ad un orefice con un tumore allo stomaco una limonata con del bicarbonato per alleviare i suoi dolori… dopo un anno lo rincontro’ e scopri’ con sua enorme sorpresa che stava bene… e scopri’ ancora che al posto del bicarbonato di sodio aveva usato bicarbonato di potassio; la sua ricerca comincio’ da li’. Nel 1970 invio’ al Ministero della Sanita’ un dossier con le sue ricerche, le sue esperienze ed i suoi risultati. Manco’ una sperimentazione in merito, ma ci fu un risultato importante. L’ascorbato di potassio entro’ nella farmacopea ufficiale come prodotto galenico. E da allora non si contano i risultati positivi. Sono decine di migliaia le persone che lo usano sia come prevenzione che come terapia, nonostante che non sia ufficialmente riconosciuto come antitumorale. Guarigioni o miglioramenti che siano, i risultati sono solo positivi.

Aldo VIERI Della sua terapia parla padre Vittorio Baroni, dicendo che e’ uno dei tentativi piu’ noti per la cura del cancro e che e’ a base di aceto di vino e colchico in alcol al 95%.

Alberto VIGO Medico. Basa la sua terapia su una miscela di tipo vaccinico integrata da terapie magnetostimolanti tese a ricaricare elettricamente le cellule con risultati positivi e documentati.

Louis-Claude VINCENT Ha messo a punto un sistema bioelettronico per valutare il rischio cancro e l’efficacia o meno di qualsiasi terapia. Ha pubblicato sessantamila misurazioni, risultato di decenni di ricerche da parte di ricercatori in tutto il mondo, naturalmente trascurate dalla medicina Ufficiale. Un interessante dossier su di lui e’ pubblicato dall’ARPC.

Padre Romano ZAGO Ha portato alla conoscenza degli europei una terapia usata da molto tempo in altri paesi: la cura dei tumori con l’Aloe Arborescens. Tale metodo e’ molto usato da alcuni anni anche in Italia.

Giuseppe ZORA Medico oncologo. Gia’ dal 1975, controcorrente ed ostacolato da tutti, inizio’ una serie di esperimenti in vitro ed in vivo sulle linee sperimentali immunologiche. La sua ricerca continuò con esperienze su prodotti immunomodulanti già noti o comunque utilizzati (BCG, Corynebacterium parvum, Levamisolo ed altri). Nel 1978 riusci’ ad ottenere un ibrido biologico innocuo, non tossico, che permetteva un ampio spettro di modulazione immunologica, totale, facilmente applicabile. Comincio’ la sperimentazione sui pazienti. Nel 1979 ebbe occasione di analizzare il siero Bonifacio all’Universita’ di Messina con la moglie, Anna Tarantino, nella sua qualita’ di biologa, e di constatarne le positive qualita’. Nel 1982, in concomitanza con la decisione di Bonifacio di abbandonare, vecchio e stanco, la somministrazione del suo “siero”, comincio’ la distribuzione del suo prodotto (che allora si chiamava IMB, oggi Adiuvant Plus) ai pazienti. Dal 1982 ad oggi per Giuseppe Zora e’ una lunga serie di persecuzioni giudiziarie, che lo porteranno anche all’arresto, seppure per due soli giorni, nel 1992. Oggi il prodotto del Dott. Zora e’ stato registrato in Svizzera come specialita’ medicinale, il suo incubo e’ finito e decine di migliaia di pazienti in Italia ed in tutta Europa lo utilizzano con ottimi risultati.

 

fonte: https://tumoreterapiealternative.blogspot.it/2016/08/cancro-eppur-si-cura-un-elenco-parziale.html

Tumore al polmone, trovata la cura? Ecco il farmaco che demolisce le cellule maligne…

Tumore

 

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Tumore al polmone, trovata la cura? Ecco il farmaco che demolisce le cellule maligne…

È un nuovo anticorpo monoclonale, un “farmaco intelligente” che si è rivelato in grado di colpire e demolire il tumore del polmone fino ad oggi incurabile.

Si chiama Keytruda (pembrolizumab), ed in Italia è stato approvato il mese scorso dall’Aifa come “farmaco di prima linea”, cioè da usare come prima terapia in alcune neoplasie del polmone, incluse quelle inoperabili, quelle cioè diffuse e metastatiche, per le quali fino ad ora esisteva solo la chemioterapia. Il suo effetto terapeutico è stato definito rivoluzionario, ed in effetti per la prima volta, dopo 40anni, un medicamento “biologico” si è rivelato un’arma micidiale, efficace e selettiva, in grado di aggredire solo ed esclusivamente le cellule neoplastiche, potenziando il sistema immunitario del paziente ammalato, inducendolo a riconoscere e distruggere tutte le sue cellule maligne.

Questa terapia, definita “immuno-oncologia”, in un prossimo futuro sostituirà completamente la chemioterapia classica, la quale agisce uccidendo tutte le cellule in replicazione, incluse quelle sane, comportando pesanti effetti collaterali.

L’anticorpo monoclonale, invece, elimina solo le cellule tumorali, si lega unicamente alle cellule bersaglio per le quali è stato programmato, ed ha un meccanismo d’azione opposto rispetto a quello della chemio, perché risveglia le difese naturali del nostro organismo, ovvero riattiva il sistema immunitario bloccato dal tumore, stimolandolo a riconoscere le cellule neoplastiche, ad attaccarle e indurle ad autodistruggersi.

In pratica riattiva i linfociti T, le cellule che normalmente sono presenti nel nostro sangue in difesa dalle malattie infiammatorie ed infettive (che la chemio distrugge), inducendoli a bloccare il recettore cellulare che fa crescere il tumore,il quale in breve tempo si riduce, smette di proliferare e le sue cellule in circolo vengono bersagliate una ad una, e muoiono “a cascata”, una dopo l’altra.

Il Keytruda, una macromolecola umanizzata dal topo, sviluppata e commercializzata dalla Merck, ha inoltre un pregio importante, quello di avere un profilo di tollerabilità ottimo, cioè non provoca gli effetti collaterali della chemioterapia (vomito, astenia o perdita dei capelli) e non ha tossicità ematologica e midollare, perché elimina solo le cellule malate, risparmiando quelle sane.

Gli anticorpi monoclonali sono l’unica vera grande scoperta della ricerca scientifica e farmacologica degli ultimi 20 anni, ed ormai si sono dimostrati in grado non solo di curare, ma addirittura di guarire definitivamente molte neoplasie del sangue una volta mortali (linfomi, mielomi e leucemie), e da circa 10 anni sono utilizzati anche per la cura dei tumori solidi, per gli adenocarcinomi, con grandi risultati, come per esempio nella cura del terribile melanoma, il tumore maligno della pelle, una volta letale al 90%, ed oggi, grazie a loro, curabile anche nella sua fase più avanzata.

Il Pembrolizuman viene somministrato in infusione venosa in flebo, per circa 30 minuti ogni tre settimane, per circa sei mesi, ed oggi é l’arma più precisa a disposizione, che si affianca a quelle tradizionali rappresentate dalla chirurgia, chemioterapia, radioterapia e terapie biologiche varie, e rappresenta un grande passo avanti verso la sconfitta o la cronicizzazione della malattia neoplastica.

Uno studio, pubblicato sul Lancet Oncology, ha testato 300 pazienti con tumore polmonare in fase molto avanzata, dimostrando che dopo oltre un anno il 70% dei malati, dichiarati incurabili,trattati con l’anticorpo monoclonale era vivo ed in buone condizioni, rispetto a circa il 40% di quelli trattati con la sola chemioterapia, ed inoltre si è osservato più del 50% di riduzione del rischio di progressione della malattia, mentre è stata certificata addirittura triplicata la sopravvivenza libera da progressione della malattia.

Per ora questo farmaco viene usato principalmente su particolari tipi di tumore polmonare, quelli con un carcinoma non a piccole cellule(NSCLC) e con alti livelli del recettore PD-L1, che inattiva i linfociti T, bloccando così la risposta del sistema immunitario contro il tumore. Il Keytruda in pratica sblocca questo meccanismo, e favorisce la autodistruzione del carcinoma del polmone. Questo nuovo immunomodulatore si sta inoltre sperimentando con successo su altri tipi istologici di neoplasia polmonare, ed anche sui carcinomi maligni di altri organi, come quelli del colon e del pancreas, con risposte che appaiono molto incoraggianti, e che vanno oltre le aspettative.

Una speranza scientifica che la ricerca farmacologica sta trasformando in affidabile certezza.

di Melania Rizzoli

 

fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/scienze—tech/12433297/tumore-polmone-keytruda-farmaco-cura.html

 

Glifosato: per la California è vietato perchè cancerogeno. Per l’Unione Europea, invece, possiamo pure crepare…

 

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Glifosato: per la California è vietato perchè cancerogeno. Per l’Unione Europea, invece, possiamo pure crepare…

Glifosato: per la California è cancerogeno. L’Ue ce lo serve sul piatto…

Storica vittoria dello stato americano contro la Monsanto. Previsto un avviso ai consumatori anche nelle etichette del prodotto. Lo stesso che i canadesi usano per fare maturare il grano che noi importiamo… La vergogna del CETA approvato anche dal Governo Gentiloni e dalla commissione Esteri del Senato…

Una vittoria per i cittadini e una dura sconfitta per la multinazionale Monsanto: a partire dal 7 luglio la California inserirà il glifosato nella lista dei  prodotti “cancerogeni”. Lo ha stabilito l’ufficio di valutazione dei rischi per la salute e l’ambiente (Office of environmental health hazard assessment, Oehha) dello Stato americano in sintonia con quanto sostenuto dallo IARC (International Agency for Research on Cancer) che fa capo all’ Organizzazione mondiale della sanità

Parliamo, come ormai è noto, del diserbante più diffuso al mondo. La multinazionale americana – che, di recente, si è fusa con la multinazionale tedesca che opera nel settore farmaceutico Bayer (come potete leggere qui) – aveva citato in giudizio lo Stato della California per impedire questa classificazione, ma ha perso la causa. E se i ricorsi confermeranno quanto stabilito dall’Agenzia californiana, sui prodotti contenenti glifosato dovrà essere aggiunta una etichetta che avvisi i consumatori dei rischi.

Un grande passo avanti per uno Stato che da anni ha intrapreso una battaglia per la salvaguardia dell’agricoltura e della salute dei cittadini.

Parliamo però solo delle confezioni che contengono l’erbicida. Non ci sarà nessuna etichettatura sui prodotti alimentari che sono stati trattati con il glifosato.

E questo è un argomento che ci interessa da vicino: il glifosato, infatti, non è usato solo come erbicida, ma anche come disseccante, per fare maturare la piante in condizioni climatiche ostili. Pratica molto diffusa  in Canada, soprattutto nelle coltivazioni di grano duro (ma non solo).

Grano duro che poi rifilano alle nostre industrie della pasta: più della metà del grano duro importato in Italia proviene dal Canada, come vi abbiamo raccontato qui. 

E l’Europa che fa? Con l’approvazione del CETA – Comprehensive Economic and Trade Agreement, letteralmente “Accordo economico e commerciale globale”, ovvero il  trattato di libero scambio tra Unione Europea e Canada – spalanca ulteriormente le porte al grano duro e ad altri prodotti canadesi. Stessa cosa ha fatto il Governo Gentiloni che, in sordina, ha approvato il trattato. Che ora deve essere ratificato dal Parlamento italiano (la commissione Esteri del Senato l’ha già approvato con i voti di PD, Forza Italia e qualche centrista, come vi abbiamo raccontato qui).

L’Europa, attenta a non turbare gli umori delle multinazionali più che a proteggere la nostra salute, continua a sbandierare lo studio dell’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare secondo cui il glifosato non provoca il cancro. Una conclusione opposta a quella dello IARC.

Peccato che l’Agenzia europea non abbia mai pubblicato gli studi sul tema, né li abbia mai posti al vaglio degli scienziati indipendenti, perché li considera legati a segreti commerciali.

Non solo. Secondo la Ong Corporate Europe Observatory il 46% degli esperti dell’Efsa in carica per il periodo 2015-2018 si trova in una situazione di conflitto di interessi, cioè con legami finanziari diretti o indiretti con compagnie o gruppi lobbystici i cui prodotti sono valutati dall’Autorità.

Insomma, possiamo stare tranquilli…

tratto da: http://www.inuovivespri.it/2017/07/04/glifosato-per-la-california-e-cancerogeno-lue-ce-lo-serve-sul-piatto/

La ricerca italiana che sfida Big Pharma. «Cancro, esistono cure migliori»

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La ricerca italiana che sfida Big Pharma. «Cancro, esistono cure migliori»

CHICAGO Parliamo di cancro. Con un un successo della ricerca italiana che si celebra nel tempio della scienza oncologica mondiale: il meeting dell’Asco, l’American Society of Clinical Oncology aperto a Chicago. Dove 30 mila scienziati di tutto il mondo ascolteranno i risultati di ben quattro studi indipendenti, tutti italiani. Si tratta di ricerche fatte nel nostro interesse, e non in quello dell’industria. E questi 4 studi, portati avanti da quasi un centinaio di gruppi italiani, hanno indagato se sia davvero necessario trattare le donne operate al seno con un lungo e costoso regime che combina la chemioterapia e un moderno anticorpo monoclonale per un anno, o se non bastino 9 settimane. Così come se sia davvero meglio aggiungere il tossico platino a un altro chemioterapico ai malati anziani di tumore del polmone. Ancora: perché prolungare le cure per sei mesi a persone operate al colon se ne bastano tre?
Queste ricerche fanno domande che l’industria mai si sarebbe fatta. Perché non è interessante scoprire che si possono accorciare i tempi di un trattamento, insieme ai costi e agli effetti collaterali per i pazienti. Oppure se mettere insieme più farmaci (come conviene all’industria) in un cocktail più difficile da tollerare per i malati si traduce in un beneficio reale. Sono domande a cui bisogna rispondere per prescrivere cure appropriate. Ma le companies non se le fanno. E tutti gli studi su cui i medici basano le loro terapie sono condotti da Big Pharma, che spende ogni anno in ricerca e sviluppo circa 60 miliardi di dollari. Cifra che nessun governo può permettersi. La forza schiacciante di queste cifre ha spinto medici e agenzie regolatorie a una sorta di rassegnazione: le ricerche le fa Big Pharma, a noi non resta che vigilare che non imbroglino. Pazienza se non ci diranno esattamente quali sono le dosi più efficienti e meno costose. Ma i piccoli studi italiani, costati pochi milioni, dimostrano che si può fare ricerca nell’interesse di tutti.
Non è indifferente quello che diranno Roberto La Bianca, Spedali Riuniti di Bergamo, e Alberto Sobrero, del San Martino di Genova, che, insieme a colleghi in tutto il paese, hanno misurato diversi schemi terapeutici somministrati agli oltre 30.000 italiani operati ogni anno per tumore del colon-retto, e scoperto che si potrebbero dimezzare i tempi della chemioterapia. «Studi che l’industria non fa – commenta La Bianca – per i quali serve un ruolo guida dell’Aifa». Che in passato l’agenzia ha avuto. Tra il 2005 e il 2008 l’allora direttore, Nello Martini, finanziò oltre 90 milioni di ricerche per definire l’appropriatezza dei farmaci: i lavori che si presentano oggi a Chicago furono finanziati nel 2007. Erano anni in cui tutta l’azione governativa era diretta a contenere Big Pharma e Martini lo fece. Quando fu cacciato con pretesti giudiziari per i quali è stato assolto. Tra le conseguenze del cambio di passo c’è stato lo stop agli studi indipendenti. Che però oggi ripartono, il nuovo direttore Mario Melazzini ha già messo sul piatto 12 milioni e, spiega «queste ricerche ci servono per scegliere e decidere cosa accettare a carico del Ssn e cosa rigettare come inutile o troppo tossico. Voglio comprimere le pretese delle aziende».
Non solo. Pier Franco Conte, direttore dell’Oncologia medica di Padova, ha messo insieme 82 ospedali italiani per vedere se la terapia standard che prevede la somministrazione – per le donne operate per un tumore del seno – di un costoso anticorpo monoclonale per un anno è la migliore, o se non sarebbe meglio una terapia di sole 9 settimane. Suddetto anticorpo ci costa circa 200 milioni di euro l’anno, ma è un salvavita. Ma, chiosa Conte: «il nostro lavoro vuole vedere se sono tutti soldi spesi bene».
Ci sono in ballo oltre 4 miliardi di euro. Tanto spendiamo ogni anno per i farmaci oncologici. Sono tutti spesi bene? «La maggior parte dei nuovi farmaci è efficace su porzioni piccolissime di pazienti», spiega Conte. E negli studi sponsorizzati dalle industrie entrano solo malati nelle condizioni cliniche che rispondono ai parametri già scritti per selezionare quelli su cui il farmaco funzionerà. La stragrande maggioranza delle persone reali resta fuori. Quando leggiamo che un farmaco, come quello recente per il polmone, aiuta il 30-40% di malati siamo felici. Ma nella vita reale questo vantaggio scende all’8% circa. Va bene lo stesso, perché saranno malati che stanno meglio. Ma dobbiamo saperlo». E a questo servono gli studi indipendenti. Anche per sapere chi davvero potrà beneficiare dei farmaci e così, conclude Conte: «Il problema dei costi non ci sarebbe».

 

Così il tumore si difende dai farmaci

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Così il tumore si difende dai farmaci

Scoperto il meccanismo di resistenza a un farmaco molecolare per il cancro al rene. Una conferma che i nuovi proiettili biotech da soli non bastano.Il futuro è nei cocktail di queste sostanze e degli immunoterapici

I farmaci, per quanto nuovi e potenti, col tempo perdono di efficacia. E questo lascia i pazienti senza terapie. Uno studio dell Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell’Istituto Europeo di Oncologia ha scoperto perché questo accade quando si trattano i malati di tumore del rene con un anticorpo monoclanale chiamato Sunitnib, e hanno pubblicato il loro lavoro sul Journal of Clinical Investigations.Non solo, hanno anche identificato una sostanza che può scardinare la resistenza.

“Purtroppo anche i farmaci più attivi in una prima fase poi smettono di esserlo perché i tumori inventano dei meccanismi cellulari di resistenza per sfuggire all’azione del farmaco e riprendere la loro crescita incontrollata – spiega Saverio Minucci, coordinatore dello studio e direttore del Programma di Nuovi Farmaci dell’Istituto Europeo di Oncologia – In genere, la resistenza al farmaco si sviluppa nell’arco di parecchi mesi o nei casi migliori dopo qualche anno dall’inizio del trattamento ma ci sono anche casi estremi in cui il tumore è già resistente sin dall’inizio. Per questo la ricerca dei farmaci biologici deve sicuramente cercare nuove molecole, ma anche trovare il modo di disinnescare il fenomeno della resistenza, per ottenere il massimo di efficacia dai farmaci di cui già disponiamo”.
Quello testato dai ricercatori milanesi è un doppio attacco. Il Sunitinib è un inibitore multi-target degli enzimi tirosin-chinasi, autorizzato in Italia come seconda linea di trattamento per il tumore stromale gastrointestinale e come prima e seconda linea per il carcinoma renale avanzato e/o metastatico. “Anche questo farmaco come gli altri all’inizio funziona bene ma poi ad un certo punto si sviluppa resistenza. Con il nostro studio, però, abbiamo scoperto un meccanismo importante, cioè quello grazie al quale la cellula tumorale ‘frega’ il farmaco. Ma abbiamo anche scoperto che questo meccanismo di resistenza si può bloccare” spiega Minucci. A frenare la resistenza può essere un altro farmaco anti-tumorale: “Studiando la resistenza al Sunitinib – continua Mohamed Elgendy, primo firmatario dello studio – abbiamo trovato che l’Everolimus, un farmaco conosciuto e in uso contro vari tumori, incluso lo stesso tumore renale, è in grado di neutralizzare i meccanismi di resistenza, rendendo così il tumore nuovamente sensibile al Sunitinib”.

Farmaci in tandem ma a basse dosi. Si tratta, però, si uno studio di laboratorio, ed è quindi necessario vedere se le cose stanno così sull’uomo. Dall’analisi di un gruppo pilota di pazienti i risultati sembrano essere confermati, ma bisogna ampliare il campione e sarà possibile farlo anche grazie alla collaborazione fra il network clinico dello Ieo con altri gruppi nazionali ed internazionali. “Si apre la possibilità concreta di utilizzare i due farmaci in associazione – riprende Minucci – con l’ulteriore vantaggio che entrambi agiscono anche a dosi relativamente basse, e dunque questo co-trattamento, oltre ad essere più efficace, potrebbe anche avere ridotta tossicità”. Lo studio clinico servirà anche a capire qual è il momento migliore per somministrare l’Everolimus e frenare così la resistenza: “L’ipotesi più plausibile è quella di darlo  poco dopo l’inizio della terapia anti-cancro senza aspettare che si sviluppi la resistenza” dice Minucci.

Ma se ora si ipotizza un attacco su due fronti, i ricercatori sono sempre più convinti del fatto che in futuro la strategia di lotta al tumore sarà più complessa: “Questo studio – conclude Minucci – ci conferma la direzione futura della ricerca dei farmaci anticancro che combinerà vari approcci: l’immunoterapia, per risvegliare la risposta del sistema immune contro il tumore; la target therapy, per colpire i bersagli chiave delle cellule tumorali; i farmaci anti-resistenza, per mantenere nel tempo l’efficacia del trattamento. Impossibile oggi pensare ad un’unica pillola anticancro. Sarebbe una pillola magica e la magia in scienza non esiste”.

fonte: http://www.repubblica.it/salute/2016/11/28/news/tumori_resistenza_ai_farmaci_ieo-153021807/

L’Agricoltura che uccide: pesticidi e cancro al fegato

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L’Agricoltura che uccide: pesticidi e cancro al fegato

Un nuovo rapporto della American Cancer Society ha rilasciato una rivelazione allarmante: i tassi di decesso per cancro al fegato sono raddoppiati  negli Usa ( e anche in Europa) a partire dalla metà degli anni ’80.

La relazione, che appare nella rivista CA: A Cancer Journal for personale medico s, offre diversi motivi possibili per questo sorprendente aumento, tra gli alti tassi di infezione da epatite C, un aumento dei tassi di obesità, un più alto consumo di alcol, e la mancanza di accesso alle l’assistenza sanitaria in alcuni dati demografici.

Quello che il rapporto non prende in esame, tuttavia, è il nesso comprovato tra pesticidi e cancro al fegato.
È importante riconoscere non solo alcuni, ma tutti i fattori di rischio per lemalattie del fegato, perché uccide oltre29.000 persone ogni anno.

La malattia del fegato è riconosciuto come la quinta causa di morte di cancro negli uomini, e l’ottavo nelle donne negli Stati Uniti. Guardato globalmente, tuttavia, il cancro del fegato è secondo solo al cancro polmonare in termini di decessi totali per cancro.

Una recente meta-analisi di 16 studi diversi, che comprendeva oltre 480.000 partecipanti provenienti da Asia, Europa e Stati Uniti, ha esaminato il legame tra esposizione ai pesticidi  e lo sviluppo di una delle forme più comuni di cancro al fegato, il carcinoma epatocellulare.

Lo studio ha determinato che l’esposizione ai pesticidi è collegata a un aumento del 71% del rischio di cancro al fegato.

Hamdi Abdi, un ricercatore del cancro presso il National Cancer Institute, e l’autore principale dello studio, ha osservato che mentre gli altri tipi di cancro al fegatocausati da infezioni da epatite C o abuso di alcol sono ben documentati, non si hanno abbastanza notizie per riconoscere il ruolo che i pesticidi svolgono nello sviluppo di questo tipo di cancro.

La natura degli studi inclusi nella meta-analisi ha reso difficile determinare esattamente quali pesticidi sono stati responsabili per l’aumento del rischio e a quali livelli, e sono necessari ulteriori studi.

Nel frattempo, tuttavia, studi come questo mettono in evidenza un altro motivo per cui dovremmo fare la transizione dalla frutta e verdura coltivati in modo convenzionale a opzioni senza pesticidi e di provenienza locale, biologici.

Naturalmente, gli alimenti biologici offrono molto di più di una semplice protezione dal cancro al fegato. Infatti, l’uso di pesticidi è stato collegato allo sviluppo di almeno nove malattie croniche :

La malattia di Alzheimer: studi hanno trovato che le persone esposte ai pesticidi hanno un aumentato il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer e la demenza, e sono anche soggetti a problemi di capacità motorie, problemi comportamentali e disturbi cognitivi.

Altri tipi di tumore:
Oltre al cancro del fegato, l’uso di pesticidi è stato anche legato allo sviluppo di tumori ossei, del cervello, del pancreas, della vescica e della prostata, nonché alla leucemia.
Difetti di nascita: Come l’uso di pesticidi agricoli aumenta, allo stesso modo aumentano i tassi di difetti alla nascita, in particolare nelle comunità agricole rurali, vedi Cosa succede in Argentina per i pesticidi.

Alterazioni del sistema endocrino: Proprio come plastica e detergenti per la casa, i pesticidi disturbano l’equilibrio ormonale, che causa la malattia, problemi riproduttivi e problemi di sviluppo.
Problemi di fertilità: L’esposizione ai pesticidi ha dimostrato di influenzare la fertilità di uomini e donne.

Asma: i tassi di asma sono in aumento in tutto il paese, e gli studi hanno trovato un chiaro legame tra questa condizione e l’esposizione di pesticidi. Un Agricultural Health Study ha coinvolto più di 25.000 donne a contatto con i campi per lavoro, ha confermato un legame tra sette insetticidi e asma atopica.
Diabete: L’esposizione ai pesticidi organofosfati sprona l’obesità e può portare al diabete.

Morbo di Parkinson: Il legame tra il morbo di Parkinson e l’uso di pesticidi è chiaramente definito, con uno studio che ha constatato che l’uso frequente di pesticidi domestici aumenta le probabilità di sviluppare questa malattia del 45 per cento. L’uso di organofosfati è ancora più pericoloso, ed aumenta il rischio di Parkinson di un enorme 71 per cento.

Disturbi dello sviluppo neurologico: Dal momento che il cervello e gli organi dei bambini si stanno ancora sviluppando sono particolarmente sensibili agli effetti dei pesticidi. I bambini che vivono in aree in cui l’irrorazione aerea per gli insetti è di routine hanno il 25 per cento in più di probabilità di sviluppare disturbi dello sviluppo neurologico come l’autismo.

Fonte: http://www.ninconanco.info/cibo-diventa-sempre-piu-tossico-causa-pesticidi-aumentano-casi-cancro-al-fegato/

Nuove accuse per i lettini solari – L’Oms: boom di tumori della pelle…!!!

 

lettini solari

 

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Nuove accuse per i lettini solari – L’Oms: boom di tumori della pelle…!!!

A dicembre scorso era stato il Comitato scientifico della Commissione europea per la Salute, Ambiente e rischi emergenti (SCHEER) ha bocciare la radiazione ultravioletta, compresa quella emessi dai lettini solari, definendola “un agente cancerogeno”. Ora una nuova condanna arriva direttamente dall’Oms che spiega come i lettini solari siano responsabili di oltre 450mila casi di tumore della pelle e più di 10mila casi di melanoma ogni anno in Usa, Europa e Australia insieme. L’Organizzazione mondiale della sanità oltre alla denuncia chiede ai paesi membri di fare di più per limitarne l’uso.

Donne (adolescenti e giovani) le più esposte

Negli ultimi 30 anni l’esposizione a radiazioni ultraviolente a scopi cosmetici – si legge in un report dell’Ansa.it – ha fatto lievitare l’incidenza dei tumori della cute e abbassare l’età in cui si manifestano. La maggior parte degli utenti sono donne, soprattutto adolescenti e giovani. Diversi studi hanno dimostrato che chi ha usato i lettini solari almeno una volta nella vita ha un 20% in più di rischio di avere il melanoma rispetto a chi non li ha mai usati, e del 59% in più se vi si ricorre prima dei 35 anni.

Banditi in Brasile, in Italia vietati alle donne incinte

Nel 2009 la Iarc ha classificato le radiazioni dei lettini abbronzanti come “carcinogeni” per l’uomo. E alcuni paesi hanno preso le contromisure. Il Brasile e l’Australia li hanno vietati a scopi commerciali mentre Canada, Francia, Irlanda e Usa ne hanno regolamentato slogan e spot publicitari al fine di evitare la propaganda di benefici inesistenti. Invece in Italia, spiega l’Ansa, è stato richiesto ai proprietari dei lettini di proibirne l’uso alle persone con pelle chiara e alle donne incinte.

Dannosi come i raggi a Mezzogiorno

I raggi ultravioletti emessi da lettini e lampade solari, spiegano gli esperti, sono intensi quanto quelli emessi dalla luce a Mezzogiorno e aumentano il rischio di tumori della pelle, melanoma e non, oltre che di invecchiamento cutaneo, infiammazione degli occhi e abbassamento delle difese immunitarie.

Ricercatori italiani scoprono la U94, la “proteina anticancro” …una scoperta rivoluzionaria di cui, chissà perchè, nessuno parla… Lede forse gli interessi di chi sulla nostra pelle ci lucra?

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Ricercatori italiani scoprono la U94, la “proteina anticancro” …una scoperta rivoluzionaria di cui, chissà perchè, nessuno parla… Lede forse gli interessi di chi sulla nostra pelle ci lucra?

Alcuni ricercatori italiani, guidati dal prof Arnaldo Caruso, scoprono la proteina anticancro. E decidono di fare un gesto di immensa generosità…

Nelle mani sbagliate, sarebbe diventata una scoperta per pochi. Per quelli che potevano permetterselo. Troppe volte, purtroppo, abbiamo visto il prezzo di farmaci salvavita schizzare alle stelle, sospinto dall’avidità dell’industria che li produce. Stavolta, la storia è per fortuna molto diversa. Alcuni ricercatori italiani hanno scoperto il funzionamento di una proteina, che potrebbe aiutare i malati di tumore a combattere la malattia.

E, piuttosto che brevettarla, guadagnandoci quindi molto di più di quanto può offrire l’università italiana, hanno deciso di metterla a disposizione di tutti. In questo modo, sarà più facile trovare una cura. Per tutti, non solo per qualcuno.

U94: la scoperta dei ricercatori italiani

Lo studio è di quelli epocali. Coordinato da Arnaldo Caruso, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Brescia, il team di ricerca che l’ha condotto era composto da ricercatori dell’ateneo lombardo, in collaborazione con l’Istituto di Virologia di Zurigo e il Dipartimento di Scienze Mediche di Ferrara.

La sigla della proteina anticancro è U94. Prodotta dall’herpes virus umano 6 – quello che provoca la cosiddetta ‘Sesta Malattia’ – è stata studiata inizialmente perché capace di intervenire su migrazione, invasività e proliferazione delle cellule endoteliali vascolari (ECS). In particolare, è stato dimostrato che la proteina inibisce potentemente l’attività migratoria di queste cellule.

I ricercatori italiani hanno quindi provato a testare la capacità di U94 di ostacolare la cosiddetta cascata metastatica. Il team guidato da Caruso ha esaminato l’attività biologica della proteina sulle cellule di cancro al seno umano MDA-MB 231 prima e su quelle del cancro cervicale umano HeLa, poi. E hanno scoperto che inibisce fortemente migrazione cellulare, invasività e clonogenicità.

Al di là dei tecnicismi, i risultati sono chiari: U94 inibisce la crescita tumorale e delle metastasi. Proseguendo con la ricerca, si potrebbe arrivare a risultati importanti per curare questa terribile malattia.

Cura anticancro: la scelta del team

In un’intervista alla Gazzetta del Sud, Caruso ha spiegato la scelta dei ricercatori italiani di non approfittare della scoperta. Ribadendo l’importanza di una ricerca scientifica libera dalle logiche del profitto, quando riguarda ambiti così delicati:

Quando si affrontano temi così importanti come la cura dei tumori, il nostro atteggiamento non può che essere uno: non brevettare, per permettere a tutti di sviluppare il miglior farmaco nel più breve tempo possibile. Siamo pronti a collaborare con chiunque sia interessato al progetto e a condividere knowhow e reagenti”. Perché, come sottolinea Caruso, qui sono in ballo le vite delle persone, non è il momento di pensare al profitto:

L’importante è arrivare subito ad una cura che possa dare nuove speranze ai malati di cancro”, conclude.

 

fonte: https://www.ambientebio.it/salute/nuove-scoperte/ricercatori-italiani-u94-anticancro/