Questa ragazza ha postato la sua immagine con il viso deturpato da un tumore della pelle su Facebook e ha salvato centinaia di persone. Hai il coraggio di farlo pure tu? E guarda che la faccia non è neanche la tua.

 

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Questa ragazza ha postato la sua immagine con il viso deturpato da un tumore della pelle su Facebook e ha salvato centinaia di persone. Hai il coraggio di farlo pure tu? E guarda che la faccia non è neanche la tua.

Questa ragazza ha postato un’immagine di lei con il viso deturpato su Facebook e ha salvato centinaia di persone

Secondo una ricerca, il post della giovane Tawny Dzierzek, ha convinto centinaia di persone a fare i controlli

“Ecco come appare un tumore della pelle“: così scriveva Tawny Dzierzek tre anni fa nella didascalia della sua foto, divenuta poi virale. Allora aveva 27 anni e l’immagine di quel volto giovane, deturpato dalle cure, aveva fatto il giro del mondo. Oggi il post è diventato oggetto di una ricerca, pubblicata su una prestigiosa rivista scientifica: gli studiosi si sono infatti accorti che proprio grazie a quello scatto centinaia di persone si sono convinte a fare dei controlli. Le ricerche su Google del tumore della pelle (e dei metodi per prevenirlo) sono aumentate addirittura del 162% dopo la pubblicazione del post.

È la stessa Tawny a ribadire l’importanza di quella foto: “Uno studio, pubblicato sulla rivista Preventative Medicine questa settimana, ha mostrato che le ricerche su Google per controlli per la prevenzione del cancro della pelle sono aumentati del 162% dopo questo post. Sono contenta che abbia avuto questo effetto e che sia riuscito a sensibilizzare su questi temi e sono molto felice del fatto che statistiche, studi e articoli abbiano contribuito a diffondere il messaggio a sempre più persone nel mondo. Fate i vostri controlli: se siete particolarmente preoccupati per qualcosa, controllatevi (oltre a fare gli esami annuali). Conoscete il vostro corpo meglio di chiunque altro, a volte le cose sono trascurate. Se sentite che qualcosa non va o che non è stato trattato nel modo giusto, richiedete dei test, dei follow-up o una seconda opinione. Se qualcuno ha bisogno di un po’ di motivazione per non rimanere steso nel lettino solare, eccola! Ecco come appare il trattamento per il cancro della pelle. Usate creme solari o abbronzanti spray. Imparate dagli errori altrui. Non lasciate che l’abbronzatura vi impedisca di vedere i vostri figli crescere. È la mia paura più grande, ora che ho un bambino di due anni”.

La giovane ha ripercorso il rapporto “malato” con la sua pelle: “Ho dato la massima importanza all’abbronzatura durante il periodo della scuola. Qualche volta facevo una lampada anche quattro volte a settimana. Sì, è eccessivo. Anche se non era la frequenza tipica. Lo facevo quando volevo essere abbronzata per un evento. La maggior parte delle volte comunque facevo una lampada una o due volte a settimana. C’erano anche settimane che non ne facevo alcuna. La prima diagnosi di cancro della pelle è arrivata a 21 anni. Ora che ne ho 27 ho avuto cinque volte un carcinoma basocellulare e due volte un carcinoma squamocellulare. Vado dal dermatologo ogni 6-12 mesi e di solito mi viene tolto un tumore ad ogni check up. Sono grata di non aver avuto mai un melanoma! Il cancro della pelle non riguarda solo e sempre i nei, solo uno di quelli che ho avuto ha riguardato un neo. Fate sì che ogni neo sospetto venga controllato. Il melanoma uccide, il non-melanoma sfigura (e può anche uccidere)”.

La ricerca ha mostrato che il post ha aumentato del 162% la ricerca di termini su Google come “pelle” e “cancro”. Quando la storia è esplosa, c’è stato un picco di ricerche dell’espressione “tumore della pelle”: in una settimana se ne sono contate fino a 229mila. “Abbiamo concluso – scrivono i ricercatori – che il post di un utente qualunque su un social network può davvero catturare l’attenzione pubblica e sensibilizzare quante più persone possibile su un tema, in questo caso la prevenzione del tumore della pelle”.

LE AGGHIACCIANTI DICHIARAZIONI DEL PROF. BERRINO – “Quello che diamo da mangiare ai nostri malati è il peggio del peggio, ma noi vogliamo bene ai nostri malati, VOGLIAMO CHE TORNINO. Se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita. La Sanità è la più grande industria economica. Non c’è interesse economico per la prevenzione” !!

 

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LE AGGHIACCIANTI DICHIARAZIONI DEL PROF. BERRINO – “Quello che diamo da mangiare ai nostri malati è il peggio del peggio, ma noi vogliamo bene ai nostri malati, VOGLIAMO CHE TORNINO. Se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita. La Sanità è la più grande industria economica. Non c’è interesse economico per la prevenzione” !!

Il Prof. Berrino ci spiega come la sanità sia la più grande industria nazionale. Non c’è un reale interesse verso la prevenzione. Più ti ammali più cresce il PIL.

“Mediamente quello che diamo da mangiare ai nostri malati negli ospedali è il peggio del peggio. Io ritengo che non gli faccia bene ma sa…io dico sempre che noi vogliamo bene ai nostri malati, vogliamo che tornino da noi…
Mettiamola così: se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita, diminuisce lo SPREAD.La sanità è la più grande industria nazionale ricordava il professor Monti.
Non c’è direttamente…non c’è un interesse economico nei confronti della prevenzione…che parola si potrebbe usare per definirla? Una gran commistione di ignoranza…di stupidità…e di interessi”
Ecco la dichiarazione del Prof. Berrino fatta alle Iene nella puntata su alimentazione e tumori. Nel suo libro Il Cibo dell’Uomo, partendo da considerazioni storiche, su come il cibo fosse considerato terapeutico dai nostri progenitori, giunge ai risultati odierni delle ricerche scientifiche in questo campo. Di seguito un estratto che mostra come l’alimentazione moderna non sia per nulla salutare e come andrebbe corretta. 
Nel ricco occidente è cambiato lo stile alimentare
Nei paesi occidentali ricchi, soprattutto nel corso dell’ultimo secolo, lo stile alimentare si è progressivamente discostato da questo schema tradizionale dell’alimentazione dell’uomo per privilegiare cibi che un tempo erano mangiati solo eccezionalmente, come molti cibi animali (carni e latticini), o che non erano neanche conosciuti, come lo zucchero, le farine molto raffinate (come si riesce a ottenerle solo con le macchine moderne), gli oli raffinati(estratti chimicamente dai semi o dai frutti oleosi), o che addirittura non esistono in natura (come certi grassi che entrano nella composizione delle margarine, o come certi sostituti sintetici dei grassi che non essendo assimilabili dall’intestino consentirebbero, secondo la pubblicità, di continuare a mangiare schifezze senza paura di ingrassare). Questo modo di mangiare sempre più “ricco” di calorie, di zuccheri, di grassi e di proteine animali, ma in realtà “povero” di alimenti naturalmente completi, ha contribuito grandemente allo sviluppo delle malattie tipiche dei paesi ricchi: l’obesità, la stitichezza, il diabete, l’ipertensione, l’osteoporosi, l’ipertrofia prostatica, l’aterosclerosi, l’infarto del miocardio, le demenze senili, e molti tumori, fra cuii tumori dell’intestino, della mammella, della prostata.
Il cibo di origine animale
L’uomo, in realtà, ha sempre mangiato anche cibo animale, ma se si eccettuano alcuni popoli nomadi, o quelli che vivono in condizioni ambientali estreme per freddo o per altitudine, sono ben pochi gli esempi di alimentazione tradizionale con un’alta quota di cibo animale. Anche il latte, che oggi in Occidente è alimento quotidiano, dai più era consumato solo occasionalmente, perché non poteva essere conservato ed era facile veicolo di infezioni. È stato solo alcuni decenni dopo la scoperta della pastorizzazione, in pratica dopo la prima guerra mondiale, che ha cominciato ad essere distribuito nelle città. Ma molti popoli ancor oggi non bevono più latte dopo lo svezzamento. La cultura medica, giustamente preoccupata del grave stato di denutrizione che imperversava nelle nostre campagne e nei quartieri popolari delle città nei primi decenni del secolo, ha avuto un ruolo importante nella promozione del cibo animale, e la disponibilità di latte e di carne, insieme al miglioramento delle condizioni igieniche delle abitazioni, ha probabilmente contribuito a migliorare lo stato nutrizionale e a difenderci dalle malattie infettive. Ma poi siamo andati troppo avanti su questa strada e il consumo di cibi animali e di cibi raffinati è entrato in una spirale di interessi produttivi e commerciali che ha completamente sovvertito le tradizioni alimentari dell’uomo.Non vogliamo certo sostenere che si stava meglio quando si stava peggio, quando c’era la fame e la povertà, ma piuttosto che la nostra ricchezza ci consentirebbe una varietà di dieta sufficiente a soddisfare appieno sia le nostre esigenze fisiologiche e nutrizionali sia il piacere della buona tavola senza sovraccaricarci di prodotti animali e di cibi impoveriti dai trattamenti industriali, che solo il plagio della pubblicità televisiva riesce a farci sembrare buoni.
Franco Berrino è medico, patologo, ed epidemiologo. Per molti anni ha lavorato all’Istituto Nazionale Tumori di Milano, dove ha coordinato il progetto DIANA, sulla relazione tra alimentazione e tumori (in particolare al seno).
I suoi studi hanno analizzato lo sviluppo dei tumori in Italia e in Europa, e in particolare il rapporto fra stile alimentare, livelli ormonali e successiva incidenza del cancro. Oggi promuove la corretta alimentazione come prezioso strumento per prevenire l’incidenza del cancro e delle sue recidive.
E soprattutto, da sempre, ha a cuore la salute delle donne e degli uomini.

 

fonte: http://curiosity2017.blogspot.it/2017/05/le-agghiaccianti-dichiarazioni-del-prof.html

Scienza – Una speranza nella lotta contro il cancro. Scoperte molecole capaci di colpire con precisione le cellule tumorali.

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Scienza – Una speranza nella lotta contro il cancro. Scoperte molecole capaci di colpire con precisione le cellule tumorali.

Scoperte molecole capaci di colpire con precisione le cellule tumorali.

Si apre la strada a una categoria emergente di farmaci, estremamente innovativi, che consentiranno di personalizzare la terapia, paziente per paziente e tumore per tumore.

Nel nostro organismo ci sono delle molecole di Rna che fanno scattare l’allarme quando il Dna delle cellule subisce dei danni. Nelle cellule tumorali ciò succede di frequente e la cellula cerca di ripararsi per continuare a diffondersi. Ora si è compiuto un passo avanti nella conoscenza di questi meccanismi e si apre la speranza di poterli bloccare e facilitando, poi, la lotta contro il tumore. A tal fine i ricercatori dell’Ifom (Istituto Firc di oncologia molecolare) e dell’Igm-Cnr di Pavia hanno disegnato nuove molecole, battezzate “antisenso”, che «hanno l’abilità straordinaria di legare una sequenza di Rna complementare agli Rna segnalatori identificati e da colpire» spiega Flavia Michelini, prima autrice dello studio pubblicato su Nature Cell Biology.

Azione specifica

«In questo modo le molecole antisenso — aggiunge la ricercatrice — impediscono il lancio dei messaggi e soprattutto gli interventi di riparazione del genoma. La loro azione è mirata a specifiche lesioni del Dna e non interferisce con altri processi della cellula». Per fare un esempio legato alla domotica, la cellula è vista come una casa intelligente dove, con un telecomando, si possono disattivare le funzioni degli elettrodomestici che non interessano. I ricercatori possono dunque esercitare, attraverso le molecole antisenso, un’azione specifica colpendo con precisione l’azione negativa delle cellule tumorali.

Le prospettive

«Le nuove molecole — precisa Fabrizio d’Adda di Fagagna, alla guida del gruppo di 14 ricercatori protagonisti della ricerca — costituiscono la base di una categoria emergente di farmaci, estremamente innovativa per personalizzare la terapia, paziente per paziente e tumore per tumore, e aprire la strada a una medicina più precisa e meno tossica. Ora mentre approfondiamo ulteriormente questi meccanismi stiamo anche cercando di individuare quelle classi di tumori che accumulano preferenzialmente danni in alcuni punti del genoma, in modo da colpirli selettivamente. Nell’esplorazione di specifiche applicazioni terapeutiche sarà strategico il supporto di BiovelocITA, il primo acceleratore italiano dedicato al settore biotech». Lo studio è stato realizzato con il contributo, in particolare, della Commissione Europea (European Research Council advanced grant), di AIRC, del progetto EPIGEN e con la collaborazione dei ricercatori dell’Università del Michigan e del Mechanobiology Institute di Singapore.

fonte: http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/17_novembre_29/smolecole-capaci-colpire-precisione-cellule-tumorali-4b5f54ae-d4f8-11e7-b070-a687676d1181.shtml

Il Prof. Franco Berrino: “I malati di cancro sono clienti, devono tornare” – L’INTERVISTA SHOCK CENSURATA DAL WEB !!

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Il Prof. Franco Berrino: “I malati di cancro sono clienti, devono tornare” – L’INTERVISTA SHOCK CENSURATA DAL WEB !!

ECCO UN CLAMOROSO CASO DI CENSURA !!

ECCO L’ARTICOLO DI “BLOGdiELES” DEL 28/03/2014:
L’intervista shock al prof. Franco Berrino, uno dei più noti collaboratori di Veronesi: “I malati di cancro sono clienti, devono tornare” !!

IL MALATO PRIMA DI TUTTO E’ UN CLIENTE DELLE CASE FARMACEUTICHE E TALE DEVE RESTARE, NON DEVE GUARIRE DEL TUTTO!! CURARE IL CANCRO SI PUO MA SE TI AMMALI AUMENTA IL PIL
Vi mettiamo a disposizione un estratto del servizio apparso lo scorso 26 marzo alla trasmissione “Le Iene”. Il servizio riguarda la possibilità di curare e non solo prevenire alcuni tumori con un’alimentazione sana e principalmente vegetale. Nella parte finale la clamorosa intervista al Professor Franco Berrino, uno dei più importanti collaboratori del Professor Umberto Veronesi. Ascoltate cosa dice a proposito della sanità…

SEGUE UN VIDEO – MA SE CI CLICCATE SOPRA COMPARE LA SCRITTA “QUESTO VIDEO NON ESISTE” !!

Cazzo, non esiste? Ma se io l’ho visto decine di volte sul Blog di Eles e su altri blog?

Vado a fare una ricerca: il video non esiste più su tutto il Web.

Visito vari blog che lo avevano pubblicato, ma il risultato è sempre lo stesso!

a questo punto mi accontento anche solo di una trascrizione delle dichiarazioni del prof Berrino, ma niente: le pagine che dovrebbero riportarle non si aprono (non esiste, errore 404, etc) !!

NON E’ CENSURA QUESTA?

Qualche accenno lo abbiamo trovato solo in un articolo di ArticoloTre che riportiamo si deguito:

“Tutti i medici lo sanno –ha dichiarato il professor Berrino- ma non tutti raccomandano ai malati di alimentarsi in un determinato modo. I medici lo sanno ma non lo dicono, o a volte se ne dimenticano”.

Ancora più grave quanto avviene negli ospedali.

“Quello che viene dato ai nostri malati nei reparti oncologici –conferma Berrino- è il peggio del peggio”.

E aggiunge con amara ironia “Mettiamola così, noi vogliamo bene ai nostri malati, ci affezioniamo, facciamo in modo che tornino. Se la gente si ammala aumenta il Pil, c’è crescita economica. La Sanità è la più grande industria, come sosteneva anche il professor Monti. Chiaro che non ci sia alcun interesse nei confronti della prevenzione”.

FATE ANCHE VOI LE VOSTRE RICERCHE E FATECI SAPERE.

fonte: https://myrebellion.blog/2017/05/04/il-prof-franco-berrino-i-malati-di-cancro-sono-clienti-devono-tornare-lintervista-shock-censurata-dal-web/

Lo zucchero fa male, i ricercatori: “Incrementa le masse tumorali”

 

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Lo zucchero fa male, i ricercatori: “Incrementa le masse tumorali”

 

Non lo scopriamo oggi: lo zucchero fa male, soprattutto quando assunto in grandi quantità. Già a gennaio dello scorso anno vi abbiamo parlato di uno studio dell’Università del Texas che correlava una dieta ricca di zuccheri a un maggiore rischio di contrarre il cancro. Una nuova ricerca dell’ateneo texano, pubblicata a maggio di quest’anno, illustrava come lo zucchero potrebbe favorire la proliferazione del tumore nel caso di carcinomi a cellule squamose.

Oggi, grazie a uno studio pubblicato su Nature Communications, scopriamo qualcosa in più sul perché questo avviene. Ecco cosa hanno scoperto i ricercatori.

Effetto Warburg: ecco perché lo zucchero fa così male

Prima di entrare nel dettaglio dello studio, facciamo un passo indietro. Che cos’è l’effetto Warburg? Come spiega l’Airc, le cellule cancerose hanno caratteristiche metaboliche differenti rispetto a quelle normali. In parole povere, entrambi i tipi di cellula producono energia per sopravvivere, ma lo fanno in modo diverso.

Questo metabolismo diverso prende il nome di “effetto Warburg”, dal nome del suo scopritore, ma viene detto anche glicolisi aerobica. Questo effetto consiste nella capacità di scindere il glucosio (lo zucchero che in genere assumiamo attraverso l’alimentazione), in presenza di ossigeno. Ossigeno che è carente in presenza di tessuti tumorali: ecco perché le cellule cancerose ricorrono a una mutazione che gli consente di ‘vivere’ in queste condizioni.

A causa di tali mutazioni, le cellule tumorali sono in grado di convertire maggiori quantità di zucchero in acido lattico rispetto a quelle sane.

Lo zucchero fa male: uno studio di 9 anni

Partito nel 2008, lo studio è stato condotto dai ricercatori belgi Johan Thevelein (VIB-KU Leuven Center for Cancer Biology), Wim Versées (VIB-VUB Center for Structural Biology) e Veerle Janssens (Università Cattolica del Belgio). Il focus di ricerca principale degli studiosi è stato proprio il Warburg effect. Effetto sulle cui cause non è stata ancora fatta del tutto chiarezza: in particolare, non è chiaro se si tratti di un semplice sintomo del cancro o una sua causa.

In ogni caso, lo studio belga conferma il collegamento tra questo effetto e la potenza oncogenica delle cellule cancerose. Lo spiega lo stesso professor Thevelein:

«La nostra ricerca rivela in che modo il consumo iperattivo di zucchero da parte delle cellule tumorali conduca a un circolo vizioso che stimola continuamente la crescita e lo sviluppo del cancro. Inoltre, [lo studio] è in grado di spiegare la correlazione tra la forza dell’effetto Warburg e l’aggressività del tumore».

Thevelein ci tiene a sottolineare come “questo collegamento tra zucchero e cancro abbia conseguenze impetuose: i risultati della nostra ricerca offrono le basi per studi futuri in questo campo”.

La prova di tale collegamento viene dagli esperimenti sul lievito condotti dai ricercatori. Nel lievito, infatti, sono state individuate le proteine “Ras”, comuni anche nelle cellule tumorali, che stimolano la moltiplicazione sia delle cellule del lievito che di quelle cancerose.

«Abbiamo osservato – spiega Thevelein – che la degradazione dello zucchero nel lievito è collegata all’attivazione delle proteine Ras, attraverso l’intermediazione del fruttosio 1,6-bisfosfato».

Malgrado la ricerca rappresenti un importante passo avanti nello studio dei tumori, i ricercatori restano con i piedi per terra:

«I risultati non sono sufficienti per identificare la causa primaria dell’effetto Warburg: sono necessarie ulteriori ricerche», conclude Thevelein.

fonte: https://www.ambientebio.it/salute/nuove-scoperte/lo-zucchero-fa-male-masse-tumorali/

L’ultimo avvertimento shock del prof. Veronesi: “Quasi tutti ci ammaleremo di tumore a causa di cibo e acqua inquinati, inquinamento atmosferico e delle nostre pessimi abitudini”.

 

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L’ultimo avvertimento shock del prof. Veronesi: “Quasi tutti ci ammaleremo di tumore a causa di cibo e acqua inquinati, inquinamento atmosferico e delle nostre pessimi abitudini”.

Umberto Veronesi, fondatore e direttore scientifico dell’istituto di oncologia-leo di Milano, ha fatto di recente un discorso molto significativo alla IULM, università milanese.

Si tratta di un discorso preoccupante a dire il vero, le notizie non sono buone. Ma allarmarsi è del tutto inutile, e per evitare che si verifichi il peggio è importante adottare uno stile di vita quanto più corretto possibile. In Italia, nel corso dell’anno, ci sono 363.300 nuove diagnosi relative ai tumori, fatta esclusione per i carcinomi della cute. Il 54% riguarda gli uomini, il 46% fa invece riferimento alle donne. Ponendo in considerazione l’intera popolazione, e quindi ponendo in esclusione i carcinomi della cute, il tumore più frequente riguarda la mammella, che si verifica nel 14% dei casi, seguito poi da altre parti del corpo che vengono attaccate.

C’è da dire che gli esperti sottolineano come il cancro nell’antichità fosse una malattia rarissima, quasi del tutto sconosciuta, si tratta dunque di un male moderno, reso possibile dall’uomo stesso, ed è il frutto dello stile di vita della società occidentale(!).

In un ambiente naturale non c’è nulla che può provocare il cancro, quindi si tratta di una malattia “artificiale” dettata da inquinamento e legata alle varie abitudini che le persone possiedono, incluse quelle alimentari.

Nei millenni precedenti le tracce di cancro non risultano, o se risultano sono eventi rarissimi. Il cancro, di conseguenza, si rivela un qualcosa di artificiale, e quindi che si può e deve affrontare.

Ma cosa può favorire il cancro? L’assenza di attività fisica, il consumo elevato di zucchero (uno studio ha dimostrato che non solo favorisce il cancro, ma può addirittura essere la causa primaria del cancro), i metalli pesanti e le sostanze chimiche. Occorre evidenziare come frutta e verdura che compriamo al supermercato siano piene di sostanze antiparassitarie, che tuttavia sono dannose per il nostro corpo. Anche cosmetici, deodoranti, le stesse creme si rivelano con la presenza di sostanze chimiche e di metalli pesanti. La carne che mangiamo al supermercato, ma anche dal macellaio è carica di ormoni e antibiotici. Persino farmaci e vaccini contengono metalli pesanti. Addirittura l’aria che repiriamo è pericolosa: come l’acqua, rivela avere arsenico e altri metalli pesanti.

Ogni sostanza sopra citata si deposita nei tessuti, interferendo con le reazioni vitali, danneggiando il DNA e generando dunque il cancro.

Di contro, chi mangia bene e vive felice, in un ambiente sano, può avere una vita anche lunga fino a 120 anni, come ad esempio dimostrano le popolazioni Okinawa e Hunza.

 

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/lavvertimento-shock-veronesi-quasi-tutti-ci-ammaleremo-tumore-via-cibo-acqua-inquinati-inquinamento-atmosferico-varie-nostre-abitudini/

 

Attenzione – Lo zucchero alimenta il cancro. La ricerca che spiega come e perché…

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Attenzione – Lo zucchero alimenta il cancro. La ricerca che spiega come e perché…

LO ZUCCHERO ALIMENTA IL CANCRO. LO STUDIO CHE SPIEGA COME E PERCHÉ

Sul fatto che tra zucchero e cancro vi sia un’importante correlazione si discute da tempo, ma ora una nuova ricerca è riuscita a dare una svolta alla questione spiegando i meccanismi che sono alla base del rapporto tra eccessive assunzioni di zuccheri e la crescita di cellule tumorali.

Sappiamo che le cellule del corpo umano richiedono energia e questa viene ricavata dagli zuccheri presenti nel cibo che assumiamo. Non fanno eccezione neppure le cellule tumorali, anche queste infatti necessitano di zuccheri per poter crescere. Quello che le distingue però dalle cellule sane è il fatto che la loro assunzione di glucosio è di molto superiore a quella delle cellule non degenerate così come il tasso di fermentazione del glucosio in acido lattico.

Questo è conosciuto come effetto Warburg (dal nome del medico premio Nobel tedesco che l’ha scoperto ad inizio ‘900) e si ipotizza abbia a che fare con il rapido tasso di crescita del cancro anche se non è ancora chiaro se si tratta di un sintomo o di una causa della comparsa di questa malattia.

Un team di ricerca belga-olandese della Katholieke Universiteit Leuven e del VIB-VUB Center for Structural Biology di Bruxelles, ha studiato l’argomento per nove anni individuando il meccanismo grazie al quale le cellule tumorali metabolizzano lo zucchero. Per arrivare a questo risultato sono state utilizzate delle cellule di lievito che hanno un gene “Ras” che “programma” la sintesi delle omonime proteine che si trovano comunemente anche nelle cellule tumorali.

Si è visto così che nelle cellule di lievito con grande afflusso di glucosio, le proteine Ras si attivano troppo e di conseguenza le cellule poi crescono a ritmo accelerato. In sostanza quello che avviene al cancro se vi è grande presenza di zucchero è che, in questo modo, può diventare più aggressivo e difficile da trattare.

Johan Thevelein, autore principale dello studio pubblicato su Nature Communications, in proposito ha dichiarato:

“Abbiamo osservato che nel lievito il degrado dello zucchero è collegato all’attivazione delle proteine Ras tramite il fruttosio 1,6-biofosfato intermedio, che stimola la moltiplicazione di entrambi: lievito e cellule tumorali (…) La nostra ricerca rivela come il consumo di zucchero iperattivo delle cellule cancerose porta ad un circolo vizioso di continua stimolazione dello sviluppo del cancro e la crescita. Quindi è in grado di spiegare la correlazione tra la forza dell’effetto Warburg e l’aggressività del tumore”.

Si tratta di “una svolta” come l’hanno definita i ricercatori ma si è ancora lontani dal riuscire ad arginare l’avanzata del cancro grazie alla comprensione di questo meccanismo. Potrebbe essere questa la chiave per “affamare” le cellule tumorali, il problema è però come riuscirci senza creare problemi anche a quelle sane.

I risultati ottenuti da questa ricerca sono indubbiamente importanti e saranno una base fondamentale per futuri studi sull’argomento. Potrebbero avere anche implicazioni riguardo alla creazione di diete ad hoc per i malati di cancro.

Francesca Biagiol

Nora Bloise, la biotecnologa di Papasidero che promette di sconfiggere il tumore con i nanovettori.

 

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Nora Bloise, la biotecnologa di Papasidero che promette di sconfiggere il tumore con i nanovettori.

 

(Nella foto. Nora Bloise. Fonte foto: Fondazione Veronesi)

Nora Bloise nasce a Belvedere Marittimo (CS) nel 1983, ma cresce a Papasidero (Cs), Comune dell’entroterra calabrese di poco più di 700 anime. Si laurea in Biotecnologie Mediche all’Università degli Studi di Firenze si specializza in Scienze Biomediche all’Università degli Studi di Pavia.

Da qualche settimana il suo nome sta calcando le cronache nazionali perché sta sviluppando un trasportatore per indirizzare i chemioterapici direttamente nel cuore delle cellule tumorali. Il che, in altri termini, significa una nuova speranza per la lotta contro il tumore al seno. Una notizia che per la Calabria martoriata, bella e maledetta, è molto più di una buona novella. Ha quasi il sapore del riscatto sociale.

“Il tumore al seno è tuttora la neoplasia più frequente nella popolazione femminile – è scritto sulla pagine dei sito della Fondazione Veronesi -. Ma la ricerca non si ferma. Un nuovo filone, noto come «nanomedicina», sta ottenendo promettenti risultati in campo oncologico attraverso sistemi in grado di riconoscere e distruggere le cellule tumorali. Nora Bloise, biotecnologa calabrese al lavoro presso il Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università degli Studi di Pavia, sta applicando questo approccio alla cura del tumore al seno, sostenuta dalla Fondazione Umberto Veronesi grazie al progetto «Pink is good»”.

Chiara Segré, biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza nel cassetto, l’ha intervistata qualche settimana addietro.

Di seguito l’articolo pubblicato sul sito ufficiale della Fondazione Veronesi.

 

Nora, in cosa consiste il tuo progetto di «nanomedicina»?

«Sto sviluppando un nanovettore biocompatibile, in grado di attraversare i tessuti, intercettare e colpire solo le cellule tumorali. L’idea è di produrre un sistema formato da atomi d’oro e polimeri non tossici per l’organismo umano, e arricchirlo in superficie di molecole ad azione antitumorale e capaci di riconoscere le alterazioni di una cellula cancerosa».

 

Cos’è un nanovettore?

«Sono strutture molecolari molto piccole in grado di funzionare da “trasportatori” per altre molecole, ad esempio i farmaci. Il vettore che sto sviluppando ha un diametro di 4-100 nanometri. Un nanometro equivale a un milionesimo di millimetro».

 

L’obiettivo è quindi quello di trattare meglio e con più precisione il tumore al seno?

«Esatto. Una volta sviluppato il vettore, si dovrebbero ottenere due risultati: circoscrivere la massa tumorale e determinarne la morte. Questo anche grazie alla componente d’oro che, potendo essere surriscaldata con luce laser, danneggia irreversibilmente le cellule neoplastiche. Lo studio prevedrà la sintesi e caratterizzazione chimico-fisica del nanovettore, la sua coniugazione con farmaci anti-tumorali come il trastuzumab o la lectina, e la verifica della sua efficacia in vitro su cellule di tumore mammario».

 

Quali prospettive aprirà, anche a lungo termine, per la salute delle donne?

«A lungo termine si potranno avere importanti ricadute cliniche: l’aumento dell’efficacia e della selettività del trattamento terapeutico, che permetterebbe una riduzione della quantità di farmaco antitumorale per la paziente,  con un miglioramento della qualità di vita. Potrebbe anche essere usata nella diagnosi precoce».

Se ti dico scienza e ricerca, cosa ti viene in mente?

«Curiosità, scoperta, nuove conoscenza, progresso umano e sociale».

 

Quando hai capito che la tua strada era quella della scienza?

«Ho sempre voluto fare un lavoro che avesse a che fare con la scienza e la medicina. Da piccola sognavo di diventare un medico pediatra, poi crescendo ho sviluppato sempre più l’interesse per la ricerca, e per lo studio dei tumori in particolare, al punto che me ne occupai persino nella tesina per l’esame di maturità».

 

Hai comunque realizzato anche il sogno di aiutare i bambini malati.

«Sì, ho fatto volontariato in ospedale nei reparti pediatrici».

 

Qual è il lato negativo del tuo lavoro?

«La corsa a ostacoli per superare la condizione di “precarietà”. Alla lunga questo percorso può diventare logorante e far vacillare le proprie certezze per il proprio futuro. La speranza è comunque sempre in un lieto fine».

 

Una figura che ti ha ispirato nella tua vita.

«Senza ombra di dubbio i miei meravigliosi genitori».

 

Una cosa che vorresti assolutamente fare almeno una volta nella vita.

«Un viaggio a Capo Nord per vedere la luce del sole di mezzanotte con mamma e papà».

 

Un ricordo a te caro di quando eri bambina.

«Il cielo stellato d’estate che osservavo curiosa quando mio nonno spingeva il passeggino per riportare a casa mia sorella ed io. Le filastrocche di mia nonna e il canto delle cicale incorniciavano l’atmosfera. Indimenticabile».

 

fonte: http://www.francescalagatta.it/nora-la-biotecnologa-papasidero-cs-promette-annientare-tumore-al-seno-nanovettori/

Negli stati dove è legale il 25% dei malati di cancro sceglie di usare la cannabis

 

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Negli stati dove è legale il 25% dei malati di cancro sceglie di usare la cannabis

 

Negli stati dove l’uso medico della cannabis è legale, un malato di cancro su quattro sceglie di utilizzarla e quasi tutti cercano informazioni maggiori sulle sue proprietà terapeutiche. Questa la conclusione di una ricerca scientifica condotta nello stato di Washington (Usa) su 926 pazienti affetti da tumore.

Lo studio, condotto da una equipe di sette ricercatori presso il National Carcer Institute di Seattle, ha analizzato pazienti di entrambi i sessi di età compresa tra i 46 e i 66 anni, attraverso la somministrazione di una serie di questionari, allo scopo di verificare il tasso di utilizzo e di interesse riguardo alla cannabis tra i malati.

222 pazienti hanno dichiarato di aver utilizzato cannabis nell’ultimo anno. Tra questi, 193 ne facevano uso circa una volta a settimana, e 124 una o più volte al giorno. Non solo attraverso l’inalazione – che rimane comunque il metodo di assunzione più diffuso – ma anche attraverso l’ingestione di cibi a base di cannabinoidi.

Quanto alle motivazioni dell’utilizzo: la maggior parte dei pazienti ha dichiarato di utilizzare la cannabis per il trattamento del dolore, ma non mancano i pazienti che la utilizzano per contrastare i problemi di stomaco generati dai cicli di cura e per combattere lo stress che li ha colpiti dopo la scoperta della malattia.

Il 26% dei malati che utilizzano la cannabis ha affermato di ritenere che essa sia anche un farmaco direttamente efficace contro il cancro e di essere convinti che il loro tumore stia indietreggiando proprio grazie ai cannabinoidi.

Uno studio, per stessa ammissione dei ricercatori, condotto su numeri troppo piccoli per avere la pretesa di trarre conclusioni scientificamente certe, ma sufficiente per dimostrare ancora una volta come molti malati ritengano di ottenere benefici di vario tipo dall’utilizzo di cannabis.

Tra i 936 malati analizzati oltre il 75% ha richiesto di poter avere altre informazioni sulle qualità terapeutiche della cannabis, mostrando interesse ad un suo utilizzo. Frenato, a quanto pare, dalla scarsa inclinazione a fornire informazioni in merito da parte dei medici, anche negli stati dove la sua prescrizione è perfettamente legale. Meno del 15% dei pazienti ha infatti dichiarato di aver avuto informazioni sulla cannabis da parte dei medici; tutti gli altri si informano grazie ad amici, altri malati, parenti o media.

 

tratto da: http://www.dolcevitaonline.it/negli-stati-dove-e-legale-il-25-dei-malati-di-cancro-sceglie-di-usare-la-cannabis/

Il futuro della lotto al cancro è in Italia – A Palermo un equipe di eccellenza per la prima volta al mondo asporta un tumore stomaco senza bisturi!

 

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Il futuro della lotto al cancro è in Italia – A Palermo un equipe di eccellenza per la prima volta al mondo asporta un tumore stomaco senza bisturi!

 

Palermo, asportato tumore stomaco senza bisturi: prima volta al mondo

L’intervento all’Ismett: la paziente, 51 anni, è stata dimessa in tre giorni

Per la prima volta al mondo un tumore sottomucoso dello stomaco, che nasce cioè negli strati più profondi, è stato asportato radicalmente senza l’aiuto della chirurgia tradizionale ma solo grazie a una procedura endoscopica. A realizzare l’intervento, su una paziente di 51 anni, è stato l’Ismett di Palermo, l’istituto mediterraneo per i trapianti e terapie ad alta specializzazione. L’intervento è stato possibile grazie al nuovo sistema di sutura endoscopica che permette di «ricucire» il foro effettuato durante la procedura. La donna è stata sottoposta ad una vera e propria gastrectomia cuneiforme, ovvero un’asportazione di un tratto di tessuto dello stomaco a forma di cuneo. La seconda fase, quella di chiusura della parete gastrica è la più innovativa, spiegano i chirurghi Antonino Granata e Mario Traina: grazie ad uno strumento di sutura endoscopica di nuova generazione la parete gastrica è stata richiusa senza necessità di fastidiosi tagli nella parete addominale, o di dolorosi tubi di drenaggio.

Dimessa in tre giorni

La paziente è stata in grado di muoversi subito dopo il risveglio dall’anestesia, di rialimentarsi già dopo 48 ore senza alcun problema ed ha potuto lasciare l’ospedale solo dopo tre giorni dall’intervento. «Fino ad oggi questo tipo d’intervento è stato sempre eseguito solo per via chirurgica – spiegano gli esperti -. La letteratura scientifica riporta pochi tentativi di approccio endoscopico, solo in Cina alcuni interventi analoghi sono stati portati a termine ma con tecniche di sutura obsolete». Ogni anno, precisa Traina, si verificano in Italia tra 600 e 900 casi di tumore come quello asportato a Palermo. «La tecnica può essere utilizzata anche per altri tumori anche in altre parti dell’intestino come il retto il colon e l’esofago».

fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/palermo/salute/17_ottobre_17/palermo-asportato-tumore-stomaco-senza-bisturi-prima-volta-mondo-5e6c87bc-b31d-11e7-93e7-547794075405.shtml