La benzina? Senza accise ci costerebbe 44 centesimi al litro…!

 

 

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La benzina? Senza accise ci costerebbe 44 centesimi al litro…!

Senza l’esoso intervento del fisco, la benzina potrebbe costare quasi il 70% in meno rispetto ai prezzi oggi praticati al distributore. E il calo del barile aiuta sì, ma non come previsto, dato che accise e tasse sono sempre in progressivo aumento. Una vera e propria stangata che colpisce automobilisti, trasportatori e aziende correlate, ma che riverbera i propri effetti deleteri e perversi lungo tutte le filiere produttive: perché non ce n’è una che possa dirsi del tutto sganciata dai valori di verde e gasolio.

Nessuna novità, ma quando dal sentire comune si passa ai numeri il colpo è sempre difficile da parare. Soprattutto se l’Italia può perfino godere di uno dei prezzi industriali più bassi (14° su 19) di tutta Europa. “La fase ribassista del prezzo del petrolio riduce i costi di trasporto delle imprese, accompagnando la ripresa in corso: all’11 gennaio 2016 il costo del gasolio per una impresa manifatturiera, al netto dell’Iva, è di 1,022 euro/litro”, spiegano da Confartigianato, evidenziando il contributo cruciale del prezzo del greggio a quel poco di ripresa in atto. C’è un però: “La pressione del fisco attenua la ricaduta del ribasso”, dato che – spiegano sempre dall’associazione degli artigiani – l’Italia si colloca “al 2° posto del prezzo comprensivo di accisa, la più alta dell’Eurozona; infine il prezzo al consumo, comprensivo di Iva, in Italia è il più alto dell’Uem, dato che l’Italia è al 2° posto in Eurozona per prelievo dell’Iva”. La situazione diventa ancora più paradossale se il carburante è per uso privato: in questo caso siamo saldamente in testa con un non invidiabile primato.

Analogo discorso anche per la benzina. Sugli 1.4320 euro di prezzo medio praticato alla pompa, la richiesta del fisco assomma a circa i 2/3. Se per assurdo il petrolio fosse gratis (e al netto di costi di raffinazione, trasporto e distribuzione), al momento di fare il pienopagheremmo comunque poco meno di un euro al litro. Volendo invece ribaltare l’ottica al suo inverso, ai prezzi correnti e senza accise e imposte di sorta pagheremmo 44 centesimi ogni litro di carburante. E c’è di più: rispetto alla fine del 2008, quando si registrò un altro sensibile calo dell’oro nero, pagavamo addirittura meno. All’epoca l’Iva era al 20% (ma si applicava su un prezzo medio del barile più alto di circa 15 dollari rispetto all’attuale) e le accise raggiungevano i 42.3 centesimi, per un totale di circa 61 centesimi al litro. Oggi, con l’Iva al 22% – ma ripetiamo: con il petrolio addirittura a livelli più bassi – si è a quasi 85 centesimi per litro di preziosa benzina. Il tutto grazie ad un meccanismo perverso per il quale l’Iva non viene applicata sul prezzo industriale, ma dopo che a questo sono state applicate le accise. Una vera e propria tassa sulle tasse, in barba agli elementari principi che dovrebbero regolare le norme tributarie.

Filippo Burla

 

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/x4863-2/

Il Monopolio di Stato, spalleggiato dalle lobby del tabacco e da quelle carogne dei nostri politici tenta il blitz sulle e-cig. Significa affondarle con dazi, tasse e accise. E chi se ne frega della salute della Gente…!

Monopolio di Stato

 

 

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Il Monopolio di Stato, spalleggiato dalle lobby del tabacco e da quelle carogne dei nostri politici tenta il blitz sulle e-cig. Significa affondarle con dazi, tasse e accise. E chi se ne frega della salute della Gente…!

Monopoli di Stato (e Big Tobacco) provano il blitz sulle e-cig

Nonostante diverse autorità sanitarie a livello internazionale indichino le sigarette elettroniche come una delle strade efficaci di allontanamento dal tabagismo, in Italia la battaglia tra favorevoli e contrari è ancora in pieno corso, anche a livello politico. Tanto che al disegno di legge di conversione del Dl cosiddetto “Manovrina”, del 24 aprile, sono stati presentati emendamenti di carattere opposto in grado di condizionare in un verso o nell’altro lo sviluppo di questo mercato.

Uniecig, l’associazione che riunisce i venditori di sigarette elettroniche si dice molto preoccupata per gli emendamenti proposti da  Alberto Giorgetti (Fi), Gianni Melilla, (Pd), Alberto Pagani (Pd) e Michele Mognato (Mdp) che puntano a stabilire il monopolio di vendita dei liquidi per le e-cig alle sole tabaccherie. “Sarebbe una strage per un mondo composto di migliaia di piccole attività specializzate – dice l’Uniecig – circa 2.000 attività che chiuderebbero da un giorno all’altro, lasciando senza lavoro anche i distributori che con esse lavorano”.

“Dare il monopolio di vendita alle tabaccherie”

Dietro la richiesta di una stretta sulle vendite delle sigarette elettroniche potrebbero esserci gli interessi della lobby del tabacco, che si è accorta della crescita costante di questa fetta di mercato: si stima che almeno il 4% di italiani “svapi” periodicamente. Anche il Monopolio di Stato potrebbe essere interessato ad appoggiare questo tipo di cambiamento. I rapporti con i tabaccai sono più controllabili e consolidati da decenni di regole e meccanismi fiscali. La galassia della distribuzione e dei depositi di materiali per la sigaretta elettronica invece è in rapida e continua espansione, non tutti pagano le tasse, e i controlli sono più difficili. A questo si aggiunga che, rispetto alle sigarette tradizionali, quello delle e-cig è un mercato aperto: gli “svapatori” cercano il risparmio comprando i liquidi anche on line, dall’estero, o se li producono artigianalmente in casa.

Tasse alte e gettito basso

“Una delle ragioni principali è dovuta alla tassazione esagerata – spiega Unicieg – che ha comportato un aumento dei prezzi di vendita al pubblico del 150% e all’ingrosso di oltre il 300% rispetto all’anno precedente, determinando: un completo blocco del mercato, perdita di concorrenza delle aziende italiane (circa il 70% di vendite in meno), sviamento della clientela verso modalità di approvvigionamento alternative in paesi dove non esiste una tassazione così alta”.

Il Decreto Legislativo 188/2014 ha infatti introdotto un’imposta di consumo per i “prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide, contenenti o meno nicotina” poi fissata ad euro 0,393 il millilitro. La struttura dell’imposta presuppone un complesso procedimento di calcolo dell’equivalenza di consumo fra sigaretta tradizionale ed elettronica. Secondo la stessa Uniecig, l’alta tassazione e la mancanza di controlli fiscali e sanitari sui prodotti ha comportato un mancato gettito fiscale: 5 milioni di euro nel 2016 rispetto agli 85 previsti. La lobby delle sigarette elettroniche appoggia gli emendamenti di Filippo Busin (Lega), Paolo Tancredi (Ap) e Prodani (gruppo misto), che chiede un’abbassamento della tassazione. La battaglia è aperta, la conversione in decreto dovrà avvenire entro il 26 giugno.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/05/19/monopoli-di-stato-e-big-tobacco-provano-il-blitz-sulle-e-cig/22585/