Ignorare la tossicità del glifosato è crimine contro l’umanità!

 

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Ignorare la tossicità del glifosato è crimine contro l’umanità!

Caro Porro, ignorare tossicità glifosato è crimine contro l’ umanità – Guerra del Grano

Le Iene nella trasmissione televisiva del gruppo Mediaset del 17 dicembre hanno lanciato un chiaro messaggio: “ignorare la tossicità del glifosato è un crimine contro l’ umanità”. Nicola Porro, invece, su Matrix (stesso gruppo Mediaset) nella trasmissione del 5 dicembre ha sorvolato sulla tossicità del glifosato nonostante la ricca antologia tossicologica in materia. Eppure la Corte Federale di San Francisco, per decisione del giudice distrettuale Vince Chhabria, da diversi mesi ha cominciato a desecretare gli atti relativi alle 55 cause pendenti contro Monsanto. Ma Porro non li ha letti!

Porro è pugliese di famiglia ed ha pure un’azienda agricola. È il vicedirettore de Il Giornale. Si definisce un liberale, liberista e decisamente libertario. Ha studiato dai gesuiti a Roma. Si è laureato in economia alla Sapienza ed è stato anche ad Harvard, ma non ha preso Master. Anche dalla Bocconi è uscito senza attestati.

Tuttavia la sua ultima trasmissione sul glifosato un “attestato” glielo ha procurato. Una puntata molto faziosa, con ospiti in pieno conflitto di interessi, insomma una Zuppa di Porro indigesta. Come altro potremmo definire una trasmissione che ha completamente ignora la ricca antologia tossicologica su questa sostanza?

Peraltro, invitare chi sostiene che il glifosato non sia un problema per la nostra salute, sorvolando su documenti schiaccianti (Monsanto Papers) che dimostrano quanto possa essere diabolica una multinazionale, non ci pare un buon servizio televisivo, ma una marchetta!

A Matrix c’era il presidente nazionale di Confagricoltura, nonché produttore di pasta, Massimiliano Giansanti. Per lui il grano al Sud è tradizione, ma il glifosato (che lui afferma di usare) serve “per fare un buon grano“. Un’ aberrazione! Tant’è che la parola d’ordine per Confagricoltura è rilanciare la pasta italiana (non il grano italiano!). Paradossale!

C’era Mario Piccialuti, direttore dell’Aidepi, l’Associazione delle industrie della pasta italiane, a cui GranoSalus ha notificato il precetto di pagamento delle spese legali a seguito del giudizio di Roma. Poi una donna e un uomo di scienza: Elena Cattaneo e Luca Piretta. 

Ebbene, per tutti questi ospiti della trasmissione il glifosato presente nel grano duro di provenienza canadese e, di conseguenza, presente nella semola e nella pasta industriale non è un problema.

Porro non aveva consultato il sito scienzainrete dove vari epidemiologi hanno già provveduto a rispondere con una lettera aperta ad Elena Cattaneo, Senatrice per alti meriti scientifici.

Lettera a Elena Cattaneo sul glifosato

Anche i medici dell’ ISDE avevano strigliato la Senatrice a vita per alti meriti scientifici, che Porro non ha citato in trasmissione.

Quello che la Senatrice farmacologa non sa

Porro, dunque, si è guardato bene dal consultare gli scienziati che sostengono cose diverse. Ha trasformato la trasmissione su un argomento così delicato in una polemica tra tutti quelli della curva nord del glifosato. La cartina al tornasole? Semplice. Nessun riferimento alle analisi su pasta e semole industriali fatte da GranoSalus e confermate da Report. Come mai?

Il contraltare alle tesi degli ospiti è stato rappresentato da Coldiretti. Porro, però, dimentica che non è stata certo la Coldiretti a sollevare la questione del grano duro, ma GranoSalus che con le sue analisi ha dovuto pure difendersi dagli attacchi degli industriali in Tribunale, vincendo tutti i ricorsi. Coldiretti non ha fatto alcuna analisi, ma solo un pò di rumore al porto di Bari.

Eppure bastava che Porro ponesse una semplice domanda a Coldiretti “come mai non vi hanno denunciato dopo i fatti della nave al porto di Bari e invece lo hanno fatto solo alle analisi di Granosalus?

Insomma, si può organizzare una trasmissione Tv sul grano duro e non parlare della analisi disposte sulle più importanti marche italiane di semola e pasta?

Si può parlare del grano duro e della pasta e non parlare del fatto che il Tribunale di Roma, per ben due volte, ha dato ragione a chi ha promosso le analisi sulla pasta industriale?

A questo punto, facciamo appello ai pronunciamenti della Commissione di Vigilanza e dell’ Autority, affinchè l’ attività di informazione televisiva, non solo quella pubblica (ma anche quella commerciale), garantisca durante il servizio l’accesso di tutti i soggetti intervistati in condizioni di parità di trattamento e imparzialità.

Occorre sempre il “rigoroso rispetto” della “pluralità dei punti di vista e la necessità del contraddittorio”, che non vorremmo risultassero insufficienti a tutelare la salute di tutti gli italiani insieme ad un comparto strategico per l’ intera nazione, com’ è quello del grano, che comincia a creare inquietudine tra gli industriali domestici (ogni settimana si firmano accordi in pubblico alla ricerca di una verginità perduta: oggi è la volta del Protocollo romano).

Del resto, il dovere etico per un giornalista educato dai Gesuiti non può ammettere deroghe, neanche in una TV commerciale, specie quando in ballo c’è la salute pubblica. Anche se nella propria biografia c’è scritto: “Ha lavorato per chiunque lo pagasse“…

Purtroppo, a Porro questi elementari concetti di etica del giornalismo e di corretta informazione sembrano essere sfuggiti.

Nella polemica dei campi, a lui sembra essere sfuggito pure il fatto che nella sua azienda di famiglia ad Andria, dove produce olio e grano, di glifosato non c’è traccia.

E sembrano essere sfuggiti anche i documenti che mettono in luce il grave ruolo dell’Environmental Protection Agency (EPA), la massima autorità ambientale americana, il cui ex dirigente Jess Rowland è accusato di aver collaborato con la Monsanto impedendo la revisione degli studi scientifici sull’impatto sanitario del glifosato.

Perché Porro non è informato di tutto questo? Perché ha omesso di leggere le mail, i rapporti, le trascrizioni di telefonate, che sono disponibili sul sito di U.S. Right To Know, la Ong americana che si batte per “perseguire la verità e la trasparenza nel sistema alimentare americano”?

Essere stato ad Harvard a cosa gli è servito?

L’opinione pubblica americana è in piena mobilitazione, la civilissima California ha bandito il glifosato, ma Porro fa finta di non saperlo. Oltre al New York Times, diverse testate hanno riportato i fatti e puntato il dito sul ruolo compiacente di EPA, di cui la Cattaneo non ha fatto alcuna menzione.

Inoltre, Science ha segnalato come, a seguito della rivelazione di queste informazioni, si sia aperto all’interno della New York Medical College un’indagine interna sullo studio scientifico pubblicato nel 2000 su Regulatory Toxicology and Pharmacology. Studio che, caso strano, non aveva rivelato alcuna evidenza di effetti nocivi sulle persone, a differenza di quanto documentato dallo IARCl’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro che ha classificato, nel 2015, il glifosato come probabile cancerogeno umano.

“La Ue ha violato l’obbligo di tutelare la salute pubblica”, ma Porro fa finta di non saperlo e pure la Cattaneo

Stéphane Foucart su Le Monde, ha messo in discussione la sicurezza dell’uso di glifosato che era stata anticipata da uno studio del dott. James Parris (deceduto nel 2010), il quale ne aveva evidenziato la genotossicità per le cellule umane.

Del resto, Porro non ha neppure letto quello che ha dichiarato l’eurodeputata Florent Marcellesi  dei  Verdi-Ale (EQUO) :

La nostra intenzione è quella di costituire una maggioranza al Parlamento europeo per chiedere alla Corte di giustizia dell’UE di annullare una decisione che riteniamo altamente dannosa. Inviteremo anche gli Stati membri che si sono pronunciati contro il rinnovo dell’autorizzazione al glifosato di unirsi a noi.Nonostante i crescenti dubbi e preoccupazioni, la Commissione ha continuato senza nemmeno preoccuparsi di approfondire le sue indagini. E va da sé che in questo caso il governo tedesco è particolarmente responsabile. Un governo che, ovviamente, è più preoccupato del successo della fusione tra Bayer e Monsanto che della salute dei propri cittadini

Che razza di giornalista è colui che dimentica nella sua Zuppa mattutina la lettura di questi documenti probatori? E troppo irriverente farlo? Dalla loro lettura si capisce bene che la Monsanto era al corrente dei danni che sta provocando all’ umanità. E un giornalista serio, di fronte a queste prove, non può far finta di niente!

Per fortuna hanno rimediato i suoi colleghi delle Iene che pure l’anno scorso avevano censurato, per ordini ricevuti dall’ alto, un servizio sul grano con varie interviste ai soci di GranoSalus.

Chissà se Porro, dopo il servizio delle Iene, avrà il coraggio di guardare il primo bambino francese a cui è stata riconosciuta una correlazione tra le malformazioni con cui è nato e il contatto con il glifosato (https://www.iene.mediaset.it/video/l-europa-decide-di-non-essere-ecologica_12937.shtml).

Le TV commerciali purtroppo sono fatte così. Devono barcamenarsi per campare!

Noi però, in attesa di eventuali provvedimenti da parte dell’ Ordine dei Giornalisti, possiamo sempre adoperare lo zapping. Quando crolla lo share devono comunque tornare alle origini…quelle agricole!

Adesso, piuttosto, alla Corte di giustizia dell’Unione europea spetterebbe il compito di annullare il regolamento di attuazione per violazione sia dell’obbligo di garantire la protezione della salute umana e dell’ambiente, sia del diritto dei cittadini di avere le loro iniziative rispettate dalle istituzioni.

QUI LA TRASMISSIONE DI MATRIX SUL GRANO DURO E SULLA PASTA

tratto da: https://granosalus.it/2017/12/18/granosalus-porro-matrix-ignorare-tossicita-glifosato-crimine-l-umanita/

Glifosato, storia di un veleno da cui è impossibile difendersi

 

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Glifosato, storia di un veleno da cui è impossibile difendersi

Biscotti, farine, corn flakes, pasta, ma anche acqua potabile del rubinetto di casa (acquista qui il numero) e le baguette precotte da supermercato. E ancora: abbigliamento, come l’intimo per bambini, e matrici biologiche come le urine di 14 donne incinte. Sono oltre cento le matrici analizzate dal Salvagente in un anno e mezzo per verificare la presenza di glifosato: un numero impressionante se pensiamo che il Piano di controllo del ministero della Salute ha previsto l’analisi di soli 25 campioni di grano, di cui solo 13 proveniente dall’estero.

Il 5 ottobre gli Stati membri sono chiamati a esprimersi sulla richiesta della Ue di autorizzare per altri 10 anni l’uso del glifosato. Oggi la Coalizione StopGlifosato ha organizzato un tweetstorm per chiedere er chiedere al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al ministro delle Politiche agricole Alimentari e Forestali, Maurizio Martina, alla ministra della Salute, Beatrice Lorenzin e al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, che l’Italia il 5 ottobre dica a Bruxelles “No alla ri-autorizzazione per altri 10 anni dell’uso del glifosato” e che, come ha fatto il governo austriaco, chieda alla Commisione Ue l’apertura di un’indagine sulla valutazione di rischio relativo al glifosato condotta dall’Efsa, nella quale sono stati copiate e incollate decine e decine di pagine prese dai documenti della Monsanto.

“Nessuno è al sicuro”

I risultati più sorprendenti sicuramente sono quelli che abbiamo pubblicato nel numero di giugno 2017. Non serve infatti vivere vicino ai campi, il rischio di essere contaminati dal glifosato è reale anche abitando al centro di una grande città come Roma. Le analisi condotte dal Salvagente, in collaborazione con l’associazione A Sud, parlano chiaro: 14 donne su 14 esaminate sono risultate positive alla ricerca di glifosato nelle loro urine.

I quantitativi di glifosato riscontrati dalle analisi vanno da 0,43 nanogrammi per millilitro di urina fino a 3,48 nanogrammi. Pochi? Molti? Impossibile dare un giudizio, dal momento che non esistono quantità massime consentite. Quel che è certo è che il glifosato non dovrebbe mai essere presente nel nostro organismo, tanto meno in quello dei nascituri.

Cos’è il glifosato

Il glifosato è un erbicida non selettivo impiegato sia su colture arboree che erbacee e aree non destinate alle colture agrarie (industriali, civili, argini, scoline, ecc.). È attualmente utilizzato in 750 prodotti per l’agricoltura: tra quelli che lo contengono come principio attivo il più noto è certamente il Roundup della Monsanto, una miniera d’oro per gli affari della multinazionale di biotecnologie agrarie. Basti pensare che secondo le stime della US Geological Survey, il consumo dell’erbicida è passato dai 67 milioni di chili del 1995 (l’anno precedente alla coltivazione dei campi Ogm) agli 826 milioni di chili del 2014, e la tendenza è quella di crescere, perché le piante infestanti sono sempre più resistenti e quindi hanno bisogno di dosi maggiori della sostanza per avere lo stesso effetto.

La Iarc e l’Efsa: due pareri discordanti

Il glifosato ha fatto il suo ingresso sulla scena scientifica e politica a marzo dello scorso anno quando una monografia della Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha revisionato tutti gli studi scientifici in materia e ha concluso classificando l’erbicida come genotossico (in grado cioè di danneggiare il Dna), sicuro cancerogeno per gli animali e probabile cancerogeno per l’uomo. Pochi mesi dopo l’Efsa ha ribaltato le conclusioni della Iarc sostenendo che è improbabile che il glifosato rappresenti un rischio cancerogeno per gli umani. Una presa di posizione che ha prestato il fianco a molte critiche che hanno a che fare, innanzitutto, con l’indipendenza degli autori che hanno firmato lo studio su cui l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare ha basato le sue conclusioni. Questo studio risulta scritto dalla Gliphosate task force, ovvero un gruppo in cui collaborano i produttori di fitofarmaci o meglio le aziende che hanno chiesto di poter vendere il glifosato nei paesi dell’Unione europea. Il rapporto tedesco (commissionato dall’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio (Bfr) di 947 pagine consiste sostanzialmente in una serie di riassunti di studi commissionati da quelle aziende per indagare gli effetti del glifosato sulla salute.

Lo scandalo Monsanto Papers e il copia-incolla dell’Efsa

A luglio scorso scoppia lo scandalo dei Monsanto Papers. In quelle carte non ci sono solo le pressioni esercitate da Monsanto sulla Iarc, l’Agenzia internazionale sulla ricerca contro il cancro, che ha definito come “probabile cancerogeno” il glifosato (principio attivo del RoundUp, l’erbicida più usato al mondo), e testimoniate dall’inchiesta condotta da Le Monde. Dai Monsanto Papers emergono anche i condizionamenti messi in atto dal big dei pesticidi sull’Epa, l’Autorità di protezione ambientale, competente a rilasciare negli Stati Uniti le licenze all’uso dei pesticidi.

Non solo. A settembre scoppia anche il caso del copia-incolla dell’Efsa: nel parere nel quale l’Autorità per la sicurezza alimentare europea ha dato il via libera alla Ue per ri-aiutorizzare il glifosato, sono state copiate di sana pianta un centinaio di pagine direttametne dai documenti della Monsanto con i quali il big dell’agritech perorava l’innocuità del suo RoundUp.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/10/03/glifosato-storia-di-un-veleno-da-cui-e-impossibile-difendersi/26519/