Da non perdere: ecco come acquistare prodotti di marca a metà prezzo

 

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Da non perdere: ecco come acquistare prodotti di marca a metà prezzo

Molte persone non lo sanno ma esiste il modo per acquistare prodotti realizzati da marchi famosi a metà prezzo, il trucco, peraltro molto semplice, consiste nello scegliere sottomarche che sono però realizzate da marchi importanti. Vi chiederete, ma perchè un marchio importante dovrebbe realizzare anche sottomarchi che costano la metà?

Semplice, per accaparrarsi anche la fetta di mercato relativa a persone che hanno una minore disponibilità economica.

Ecco la lista di alcuni sottomarche che, però, sono realizzate da marche autorevoli:

COOP

  1. Le Fette biscottate Coop sono prodotte da Colussi
  2. Il riso Coop thaibonnet è prodotto da riso Scotti
  3. Il riso linea FIOR FIORE COOP è prodotto dalla Scotti
  4. L’olio extra vergine COOP è prodotto dalla Monini
  5. La birra COOP è prodotta da Pedavena
  6. Gli Spaghetti Coop sono prodotti dal Pastificio Corticella
  7. Parte della Pasta a marchio coop linea “fior fiore ” è prodotta dal pastificio Liguori
  8. La Pasta a marchio coop è prodotta dal pastificio Rummo
  9. Le orecchiette e la Pasta fresca a marchio Coop sono prodotte da Pastaio Maffei
  10. Molti biscotti Coop sono prodotti da Galbusera
  11. Gli Amaretti Coop sono prodotti da Vicenzi
  12. I grissini Grissogiotti Coop sono prodotti da Pan d’Este
  13. Una parte dei Wurstel Coop sono prodotti da Wuber
  14. La Pizza surgelata Coop è prodotta da ItalPizza
  15. Il Panettone e Pandoro Coop sono prodotti da Maina
  16. Il Latte UHT Coop è prodotto da Granarolo
  17. I Pannolini Coop sono prodotti negli stabilimenti degli Huggies
  18. La Carta igienica Coop è prodotta negli stabilimenti Scottex
  19. I Pop Corn e le Patatine Coop sono prodotti da Pata
  20. Le Pastiglie lavastoviglie Coop sono prodotte negli stessi stabilimenti Finish
  21. I Plum Cake Linea 1€ Coop sono prodotti da Dino Corsini
  22. Il Thè Coop in bottiglia è prodotto dalla San Benedetto
  23. Il Mix di formaggi grattuggiati Linea 1€ Coop sono prodotti da Parmareggio
  24. Le Patate prefritte surgelate Coop sono prodotte da Pizzoli
  25. La Panna da Cucina Coop è prodotta da Sterilgarda
  26. L’aceto di mele bio a marchio coop è prodotto da Ponti
  27. La carne linea Fattoria Natura è prodotta da Amadori
  28. I Crakers Coop sono prodotti da Mavery (Galbusera)

CONAD

  1. La Colomba Conad è prodotta da Paluani
  2. La pasta Conad è prodotta da Rummo
  3. L’orzo solubile BIO Conad lo fa Crastan
  4. Il riso Conad è prodotto da Curti
  5. Uno dei produttori dei Wurstel Conad sono i Beretta (Wuber)
  6. Gli hamburger di prosciutto cotto Conad sono prodotti da Casa Modena
  7. I Savoiardi Conad sono prodotti da Vicenzi
  8. Gli Amaretti Conad sono prodotti da Vicenzi
  9. Il Panettone Conad è prodotto da Bauli
  10. Il Pandoro Conad è prodotto da Paluani
  11. Il Latte fresco Conad è prodotto dalla Granarolo
  12. Lo Yogurt Conad è prodotto dalla Vipiteno
  13. Il Latte di riso Conad è prodotto da Scotti
  14. Le Fette Biscottate Conad sono prodotte da Grissin Bon
  15. Le Prugne Secche Conad sono prodotte da Noberasco
  16. Le Panna da Cucina Conad è prodotta da Sterilgarda
  17. Il Burro Conad è prodotto da Parmareggio
  18. La Pasta formato speciale Conad è prodotta da Rummo
  19. Il Pesto, Salsa ai 4 formaggi e salsa ai funghi Conad è prodotta da Biffi
  20. L’Olio d’oliva Conad è prodotto da Farchioni
  21. Le Gallette di farro Conad sono prodotte da Fiorentini bio
  22. La birra M&N della Conad è prodotta dalla Union Slovena
  23. La marmellata Sapori e Dintorni della Conad è prodotta da Le Conserve della Nonna

CARREFOUR

  1. La carne in scatola Carrefour è prodotta da Kraft (Simmenthal)
  2. La Maionese a marchio Carrefour é prodotta da Biffi
  3. La Pasta Carrefour (formati speciali) è prdotta da Garofalo
  4. I Tortellini Carrefour sono prodotti da Rana
  5. Gli Gnocchi Carrefour sono prodotti da Rana
  6. Il Panettone e Pandoro Carrefour sono prodotti da Maina
  7. La Colomba Carrefour è prodotta da Maina
  8. Le Fette Biscottate Carrefour sono prodotte da Colussi
  9. Lo Yogurt Carrefour è prodotto da Mila
  10. Il Gorgonzola Carrefour è prodotto da Igor
  11. Il Caffè Carrefour è prodotto da Vergnano
  12. Le Patatine Carrefour in sacchetto sono prodotte da Amica Chips
  13. Il Burro Carrefour è prodotto da De Paoli Luigi e Figli
  14. Le Crostatine Carrefour Discount sono prodotte da Montebovi
  15. Il Latte UHT Carrefour è prodotto da Sterigalda
  16. I Succhi di Frutta Carrefour Discount sono prodotti da La Doria

ESSELUNGA

  1. Il caffè d’orzo per moka Esselunga è prodotto dalla Crastan
  2. Il Gelato Esselunga è prodotto da Sammontana
  3. Il Sorbetto ai limoni di Sicilia Bio Esselunga è prodotto da Sammontana
  4. Le Patatine Esselunga sono prodotte da Amica Chips
  5. Il Panettone e Pandoro Esselunga sono prodotti da Borsari
  6. L’Acqua Esselunga è la stessa della fonte Norda
  7. Il Caffè Esselunga è prodotto da Pellini
  8. La Marmellata Esselunga Top è prodotta da Rigoni di Asiago
  9. I Wafer Esselunga sono prodotti da Galbusera
  10. La pasta Esselunga è prodotta da Colussi
  11. Molti biscotti Esselunga sono prodotti da Galbusera
  12. Il caffé biologico Esselunga è prodotto da Pellini
  13. Il caffé espresso Bar Esselunga è prodotto da Cffé Do Brasil (Kimbo)
  14. Il succo di Frutta 100% Ananas Esselunga è prodotto da Zuegg

AUCHAN

  1. I Succhi di frutta Auchan sono prodotti negli stabilimenti Yoga
  2. Il Panettone e Pandoro Auchan sono prodotti da Paluani
  3. I Wafer alla nocciola Auchan sono prodotti da Balocco
  4. Le Patatine in sacchetto Auchan sono prodotte da Amica Chips
  5. L’Olio d’oliva Auchan è prodotto da Farchioni
  6. I capperi dell’auchan sono prodotti da Coelsanus
  7. Molti affettati Auchan sono prodotti da Beretta

DESPAR

  1. La Salsa tonnata Despar è prodotta da Biffi
  2. Il Panettone e Pandoro Despar sono prodotti da Bauli
  3. Lo yogurt Despar è prodotto da lattera Vipiteno
  4. Lo yogurt Despar con cereali è prodotto da Mila
  5. La colomba Despar è prodotta da Bauli
  6. La panna Spray Despar è prodotta da Co.Dap (Spray Pan)

DISCOUNT DICO

  1. Il Contorno surgelato Dico è prodotto da Orogel
  2. L’Acqua Effe Viva Dico provenie dalla stessa fonte della Sangemini
  3. I tortellini al prosciutto crudo Dico-Dix sono prodotti da Armando de Angelis

LIDL

  1. I Savoiardi Lidl sono prodotti da Vicenzi
  2. Una parte dei Wurstel Lidl sono prodotti da Beretta (Wuber)
  3. I biscotti Realforno Lidl sono prodotti da Balocco
  4. Le mozzarelle Lidl sono prodotti da Francia
  5. La grappa del lidl è prodotta da Bonollo
  6. Il riso Carosio linea Lidl è prodotta da Curti
  7. I grissini Certossa linea Lidl sono prodotti da GrissinBon
  8. La mozzarella di bufala Lidl è prodotta da La Mandara

Dati estratti dalla banca dati del sito ioleggoletichetta.it. 

Tremate lobby della pasta, GranoSalus torna all’attacco: dopo aver reso pubbliche le analisi che evidenziavano le porcherie contenute nella pasta industriale italiana ed aver vinto le successive battaglie legali in tribunale, GranoSalus annuncia nuovi controlli!

GranoSalus

 

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Tremate lobby della pasta, GranoSalus torna all’attacco: dopo aver reso pubbliche le analisi che evidenziavano le porcherie contenute nella pasta industriale italiana ed aver vinto le successive battaglie legali in tribunale, GranoSalus annuncia nuovi controlli!

Sulla battaglia di GranoSalus, dalla parte della Gente e contro le lobby della pasta industriale Vi abbiamo più volte informati:

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

GranoSalus e le analisi sulla pasta dei grandi marchi (piena di Don, Glifosate e Cadmio). Furono minacciate denunce e querele, ma dopo 3 mesi NIENTE – Ma, state attenti, la macchina del fango contro GranoSalus è in azione!

Dopo i Test GranoSalus diffusi da I Nuovi Vespri, Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo, La Molisana e l’Associazione delle Industrie della Pasta hanno chiesto la chiusura dei siti. Ma “In Tribunale vince l’interesse pubblico” – Rigettato il tentativo di soffocare l’informazione delle multinazionali.

ATTENZIONE – Ricordate GranoSalus che accusava i grandi marchi della Pasta di rifilarci prodotti pieni di glifosato, micotossine DON e cadmio? Per Giudici calunnia, ma CORRETTA INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DEI CITTADINI!

Glifosato nel grano e nella pasta – GranoSalus al contrattacco: dopo la vittoria in tribunale, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia e di protezione della salute!

GranoSalus e I Nuovi Vespri: in arrivo altri controlli su marche di pasta e sulle semole

GranoSalus e I Nuovi Vespri – che ormai conducono insieme la battaglia per un grano ‘pulito’, in difesa del grano duro del Sud Italia e in difesa dei consumatori – annunciano una nuova serie di controlli su marche di pasta e sulle semole. La nuova sensibilità che sta crescendo tra i consumatori italiani ed europei. La grande paura degli industriali per una puntata di Report, prevista il 23 ottobre, che dovrebbe affrontare il tema del grano e delle ‘famigerate’ navi che arrivano in Italia

Al via un’altra ondata di controlli sui derivati del grano. Questa volta sotto la lente d’ingrandimento di GranoSalus e de I Nuovi Vespri – che insieme conducono la battaglia per la valorizzazione del grano duro del Mezzogiorno d’Italia e in difesa dei consumatori – non ci saranno solo alcuni marchi di pasta, ma anche le semole.

E’ noto che i controlli su otto note marche di pasta industriale prodotta in Italia sono già state effettuale. Ed è altrettanto noto che, per ben due volte, GranoSalus e I Nuovi Vespri hanno vinto la battaglia legale presso il Tribunale di Roma, se è vero che la Prima Sezione Civile ha rigettato il ricorso presentato dagli industriali della pasta e ha condannato gli stessi industriali (Aidepi, sigla che sta per Associazione delle industrie del dolce e della pasta, la Barilla G & R Fratelli spa, i Fratelli De Cecco di Filippo Fara S. Martino spa, la F. Divella spaLa Molisana spa e il pastificio Lucio Garofalo) al pagamento delle spese (QUI L’ARTICOLO SULLA SECONDA VITTORIA IN TRIBUNALE DI GRANOSALUS E I NUOVI VESPRI CONTRO I COLOSSI DELLA PASTA INDUSTRIALE).

Dopo questi primi controlli, come già accennato, parte una seconda serie di verifiche su pasta e semole. Obiettivo: informare i consumatori sulla qualità deI cibi che arrivano sulle loro tavole.

Tutto questo accade mentre le multinazionali e, in generale, chi controlla il mercato mondiale del grano minimizza su quanto sta avvenendo oggi in Italia e anche in altri Paesi del mondo. Da questi signori arrivano previsioni ottimistiche di qua e di là.

Ma le cose stanno proprio così?

Davvero i commercianti pensano di continuare a fare arrivare in Italia grano duro (ma anche grano tenero) da mezzo mondo senza controlli relativi all’eventuale presenza di contaminanti?

Davvero la grande industria agroalimentare italiana pensa di continuare a produrre pasta anche con il grano duro canadese, solo perché lo prevede il CETA, il trattato internazionale tra Unione Europea e Canada che Bruxelles sta cominciando ad applicare facendosi un baffo dei Parlamenti di 27 Paesi europei?

In realtà, la situazione, per il grano duro e per la pasta, è molto diversa da quella che le multinazionali e l’Unione Europea dell’euro cercano di far credere. In Italia, ma non soltanto in Italia, la battaglia per un grano pulito condotta da GranoSalus e da I Nuovi Vespri comincia a sortire i primi effetti. Merito di tutta l’informazione, non soltanto delle notizie che circolano sulla rete.

Il prossimo 23 ottobre, ad esempio, la trasmissione Report si occuperà del grano. Non è la prima volta che la TV si occupa dei cereali e del glifosato. E di grano duro importato dal Canada. Si racconta che gli industriali della pasta del nostro Paese sarebbero molto preoccupati. La trasmissione dovrebbe parlare, infatti, delle analisi sul grano e sulla pasta, ma anche delle navi cariche di grano duro (e anche grano tenero) che continuano ad arrivare nei porti italiani.

Il timore è che, grazie alla TV, tanti italiani vengano messi al corrente del raggiro che va in scena in Italia in materia di glifosato: una legge lo vieta, ma nessuno effettua i controlli sulle navi cariche di grano che arrivano nei porti italiani! 

La prossima settimana, ad esempio, nei porti pugliesi è previsto l’arrivo di ben cinque navi cariche di cereali (una arriva direttamente dal Canada). Con molta probabilità, qualche nave arriverà anche in Sicilia: solo che nella nostra Isola è molto difficile reperire notizie perché l’omertà, in questo settore, è fortemente radicata.

Va da sé che, sia per la Puglia, sia per la Sicilia servono Governi regionali sensibili al tema della salubrità del grano duro e della salute dei consumatori. Sotto questo profilo, gli attuali Governi regionali di Puglia e Sicilia – entrambi a guida PD – si sono dimostrati fallimentari.

E non c’è nemmeno da aspettarsi qualcosa di buono dai Governi di centrodestra con la presenza di Forza Italia: ricordiamoci che al Parlamento europeo i berlusconiani e il Partito Democratico hanno votato in favore del CETA.

Se ne deve dedurre che, nel Mezzogiorno d’Italia, una vera e concreta battaglia contro il grano ‘sporco’ che arriva dall’estero presuppone la presenza di Governi regionali nei quali non siano presenti il PD e Forza Italia.  

Ma se, come già accennato, l’Unione Europea dell’euro sta tirando dritto, applicando il CETA e fregandosene di quello che voteranno i Parlamenti dei 27 Paesi dell’Unione (COME POTETE LEGGERE QUI), i cittadini europei cominciano invece a riflettere. E a orientarsi con razionalità nella scelta dei prodotti da far arrivare sulle proprie tavole.

I cittadini oggi s’informano. Non sono ancora tanti. Ma sono in aumento. Non soltanto in Italia, ma anche all’estero. I tedeschi, molto sensibili ai temi legati a un’alimentazione sana, iniziano a chiedere notizie sulla pasta senza glifosato e senza micotossine.

Ne sanno qualcosa i mugnai, i commercianti e gli stessi produttori di pasta industriale, che  cominciano ad avvertire i primi contraccolpi. Insomma, il messaggio sulla ‘battaglia del grano’ è passato. I cittadini consumatori cominciano a capire. In Italia e all’estero. E ora valli a fermare!

Un problema, questo, per il Canada, che di grano duro non esattamente ‘appetitoso’ ne produce tanto (COME POTETE LEGGERE QUI). E che, grazie al CETA, pensa di ‘sbolognarlo’ ai Paesi europei.

Ma il problema è soprattutto per la grande industria della pasta, per i commercianti e per i mugnai. Questo mondo, che fino ad oggi in Italia ha fatto il bello e il cattivo tempo, condizionando e, talvolta, imponendo scelte ai Governi e ai Parlamenti di turno in materia di grano, comincia ad avvertire una diversa sensibilità da parte dei consumatori.

Non sfugge, agli osservatori, la presenza sugli scaffali della grande distribuzione organizzata di pasta e prodotti senza glutine. Questo va sicuramente bene per chi è malato di celiachia.

Ma il problema non è solo il glutine (che, detto per inciso, gli industriali della pasta hanno voluto in percentuali molto alte per risparmiare sui tempi di essiccamento della pasta: e quindi per ridurre i costi di produzione). Il vero problema della pasta è la presenza di contaminanti: in primo luogo il già citato glifosato e le micotossine DON.

E’ l’effetto singolo e combinato dei contaminanti (“effetto cocktail”) che provoca danni alla salute (QUI UN ARTICOLO SUI CONTAMINANTI PRESENTI NEL GRANO ESTERO CHE PREGIUDICANO LA NOSTRA SALUTE).

La battaglia per un grano pulito è ancora lunga. Ma i primi colpi agli speculatori sono stati assestati. Ora è importante, per i cittadini italiani ed europei, combattere il CETA.

Foto tratta da blogfabianelli.it  

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/10/15/granosalus-e-i-nuovi-vespri-in-arrivo-altri-controlli-su-marche-di-pasta-e-sulle-semole/#_

 

 

Etichette alimentari: 10 diciture ingannevoli a cui devi fare molta, ma proprio molta attenzione!

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Etichette alimentari: 10 diciture ingannevoli a cui devi fare molta, ma proprio molta attenzione!

Ormai sappiamo quanto sia importante leggere con attenzione le etichette alimentari per fare una spesa consapevole e scegliere cosa portare in tavola. Esistono però alcune diciture “ingannevoli” che si trovano frequentemente e a cui è bene fare attenzione. Ecco quali.

Le etichette sono fatte per informare i consumatori ma allo stesso tempo i produttori attraverso questo strumento cercano di attirare l’attenzione e la fiducia dei clienti utilizzando alcune parole piuttosto che altre. Questo in alcuni casi genera confusione e si può ritenere di avere in mano qualcosa di diverso rispetto a quello che davvero è. Si gioca con le parole, con aggettivi, con immagini o descrizioni di cibi, si omettono volutamente alcune cose. Le strategie sono molte.

Ecco allora che bisogna prestare particolarmente attenzione e verificare bene gli ingredienti quando troviamo ad esempio queste 10 diciture:

Naturale

Chi non si sente rassicurato quando vede su una confezione la scritta “naturale”? Se troviamo questo termine ci sentiamo più sicuri di acquistare qualcosa di migliore ma in realtà ciò non è sempre vero. E’ abbastanza scorretto utilizzare questo termine ad esempio in alimenti in cui compaiono anche sostanze chimiche o che comunque sono molto elaborati ed industriali, eppure compare. Questa dicitura, infatti, non è abbastanza regolata a livello legislativo e dunque i produttori se ne approfittano.

Produzione artigianale

Anche al supermercato possiamo trovare prodotti che riportano la scritta “produzione artigianale” o “prodotto artigianale”. E’ un altro di quei casi in cui una dicitura evoca nel nostro immaginario il pensiero di un prodotto fatto in casa in maniera genuina. In realtà dietro si può nascondere comunque una produzione di tipo industriale con ingredienti che nell’autoproduzione non si utilizzano: coloranti, additivi ecc.

Prodotto a base di carne

Questa dicitura in etichetta fa riferimento al fatto che quello che si sta acquistando non è solo carne, anzi con molta probabilità la percentuale di carne non è molto alta (al contrario in alcuni casi è assai bassa!). Sono stati infatti inseriti altri ingredienti nella preparazione del prodotto: acqua, conservanti, coloranti e altri additivi.

Preparato di…

Anche la dicitura “preparato di” seguito da pollo, tacchino, altra carne, ecc. non promette un alimento di grande qualità. Si tratta anche in questo caso di prodotti che contengono al loro interno molti altri ingredienti oltre a quello originario da cui dovrebbero essere formati.

Marinato

Se si legge sull’etichetta la dicitura “marinato”, ad esempio nel caso della carne, si pensa ad una preparazione sofisticata, in realtà questi prodotti sono spesso sottoposti solamente ad un’aggiunta di acqua che compare generalmente al secondo posto nell’elenco degli ingredienti. Nella maggior parte dei casi, poi, sono presenti additivi e altri ingredienti che aiutano a conservare il prodotto e alcuni elementi come spezie e aromi per dare sapore.

Al sapore di…

L’etichetta di uno yogurt, un dessert, ecc. in cui compare la dicitura “al sapore di” ci deve far sospettare che di quell’ingrediente il prodotto abbia solo il sapore. Possiamo trovare ad esempio lo yogurt aromatizzato alla fragola con percentuale di frutta davvero bassissime.

Nettare

Questa parola suona molto bene e ci fa immaginare qualcosa di gustosissimo. In realtà con grande probabilità ci troviamo di fronte ad un succo diluito con acqua, al quale vengono aggiunti zuccheri o dolcificanti e aromi per renderlo più buono.

100% di carne di…

Per chi la mangia, è rassicurante leggere sulle confezioni 100% carne di… spesso però si tratta di un “trucco” e la carne contenuta è in realtà in una percentuale minore. Si fa infatti riferimento al fatto che tutta la carne contenuta nel prodotto è (ad esempio) di tacchino ma non che tutto il prodotto sia tacchino (che magari è l’80% a cui sono stati poi aggiunti altri ingredienti). In sostanza quell’80% di carne è esclusivamente di tacchino, ovvero è tacchino al 100%.

Tradizionale

Altra parola che ci suona familiare e rassicurante è tradizionale. Molto spesso, però, le ricette tradizionali delle nostre nonne poco hanno a che fare con quelle dei prodotti industriali. Anche in questo caso si tratta di una dicitura volta a fidelizzare il consumatore.

Italiano

Ci piace acquistare italiano ma bisogna fare distinzione tra ingredienti effettivamente coltivati o allevati in Italia e altri prodotti in cui invece è avvenuta solo la trasformazione o il confezionamento nel nostro paese.

Tutto questo è solo una conferma di quanto sia importante soffermarsi sempre a leggere le etichette. Ribadiamo anche il consiglio di consumare il più possibile prodotti freschi e non confezionati.

Francesca Biagioli

 

 

tratto da: https://www.greenme.it/mangiare/altri-alimenti/24936-etichette-alimentari-diciture-ingannevoli

Glifosato nel grano e nella pasta – GranoSalus al contrattacco: dopo la vittoria in tribunale, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia e di protezione della salute!

 

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Glifosato nel grano e nella pasta – GranoSalus al contrattacco: dopo la vittoria in tribunale, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia e di protezione della salute!

 

Glifosate nel grano e nella pasta, GranoSalus: “Dopo l’Ordinanza dei giudici di Roma, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia di protezione della salute”
Il Governo italiano, dopo l’ Ordinanza del Tribunale di Roma che ha rigettato il reclamo degli industriali della pasta contro GranoSalus, deve interpretare autenticamente il suo decreto, applicare il principio di salvaguardia della salute dei consumatori previsto dall’ Art. 23 Direttiva 2001/18/CE del 12 marzo 2001 e bloccare l’ingresso di navi di grano straniero al glifosate.

Sulla vicenda dei contaminanti del grano estero e della pasta vi è «un ampio dibattito nel mondo scientifico e pubblico in generale», scrivono i giudici del Tribunale di Roma nell’ordinanza di rigetto che vede soccombere Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo e La Molisana. I giudici sottolineano che «non vi è dubbio che la divulgazione dei risultati della ricerca costituiscano legittima espressione del diritto di libertà di manifestazione del pensiero, sancito dall’articolo 21 della Costituzione e di libertà della scienza garantita dall’articolo 33 della Costituzione, senza limiti e condizioni. Tanto più che, trattandosi di temi di tale delicatezza e rilevanza per la salute pubblica, nessuna censura sarebbe ammissibile».

Non a caso, – si legge nell’ Ordinanza – il 22 agosto 2017 è entrato in vigore in Italia il decreto del Ministero della Salute che in attuazione del regolamento Ue 1313 del primo agosto scorso, ha disposto la revoca delle autorizzazioni all’ immissione in commercio e modifica delle condizioni d’ impiego di alcuni prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attivaglifosate, sospettato di essere cancerogeno, mentre in precedenza era possibile utilizzare il glifosate nelle coltivazioni in pre-raccolta “al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”.

I giudici della prima sezione civile del Tribunale di Roma evidenziano che “Il dibattito in questione, che riguarda la sicurezza alimentare della popolazione, riveste un interesse pubblico particolare ed attiene all’ adeguatezza dei limiti europei alla presenza di contaminanti negli alimenti…”.

Il divieto introdotto dal Decreto del Ministero, anche alla luce di questo nuovo pronunciamento,  pare superare i pregressi  limiti di contaminazione da glifosate di cui al Regolamento UE 293/2013 ed alle relative tabelle, e, in ogni caso, si pone in contrasto con tale ultima norma, senza che nessuna forza politica sinora abbia affrontato la delicata questione.

Alla luce del provvedimento del Tribunale di Roma, nonché  del principio di precauzione e della possibile minaccia alla salute dei consumatori, riteniamo infatti possano sussistere effettivamente seri dubbi sul coordinamento tra le norme, che appaiono per molti versi contrastanti fino al punto che la seconda, in senso temporale, pare elidere, se non proprio abrogare,  la prima.

Ma quel divieto sinora è rimasto solo sulla carta. Di fatto quel grano tossico continua ad arrivare e non viene neppure analizzato!

La nostra associazione continua a denunciare l’arrivo di navi estere cariche di glifosate (abbiamo anche inviato prove documentali e segnalazioni a svariate autorità) senza che il Ministero abbia inserito tale sostanza tra gli analiti da analizzare attraverso le sedi periferiche dell’ USMAF. E, senza che in Puglia vi siano laboratori pubblici accreditati.

Oggi anche i Tribunali asseriscono che l’uso del glifosate è vietato, interpretando in modo autentico lo spirito del legislatore nazionale e il principio di precauzione cui è informato il diritto comunitario.

Come bloccare allora le navi tossiche? Basterebbe prendere ad esempio quanto avvenuto con gli OGM

Qualora uno Stato membro, sulla base di nuove o ulteriori informazioni divenute disponibili dopo la data dell’autorizzazione e che riguardino la valutazione di rischi ambientali o una nuova valutazione delle informazioni esistenti basata su nuove o supplementari conoscenze scientifiche, abbia fondati motivi di ritenere che un OGM come tale o contenuto in un prodotto debitamente notificato e autorizzato per iscritto in base alla presente direttiva rappresenti un rischio per la salute umana o l’ambiente, può temporaneamente limitarne o vietarne l’uso o la vendita sul proprio territorio.

Lo Stato membro provvede affinché, in caso di grave rischio, siano attuate misure di emergenza, quali la sospensione o la cessazione dell’immissione in commercio, e l’informazione del pubblico.

Se il governo italiano non farà niente occorrerà, purtroppo, rivolgersi alla Corte internazionale per i diritti dell’ Uomo. Chissa che ne pensa Coldiretti…

ATTENZIONE – Ricordate GranoSalus che accusava i grandi marchi della Pasta di rifilarci prodotti pieni di glifosato, micotossine DON e cadmio? Per Giudici calunnia, ma CORRETTA INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DEI CITTADINI!

 

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ATTENZIONE – Ricordate GranoSalus che accusava i grandi marchi della Pasta di rifilarci prodotti pieni di glifosato, micotossine DON e cadmio? Per Giudici calunnia, ma CORRETTA INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DEI CITTADINI!

Leggi in proposito:

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

Battaglia del grano: I Nuovi Vespri e GranoSalus vincono in Tribunale contro Aidepi, Barilla, De Cecco, Divella, La Molisana e Garofalo

Per la seconda volta il Tribunale dà ragione a GranoSalus e a I Nuovi Vespri: le analisi su otto marche di pasta industriale sono corrette e gli articoli riportati dai due siti non ledono i diritti degli industriali: sono solo corretta informazione in favore dei cittadini. Gli industriali condannati al pagamento delle spese. Una grande vittoria del Sud Italia e, soprattutto di Puglia e Sicilia,dove si concentra la produzione del grano duro italiano 

Battaglia del grano: GranoSalus e I Nuovi Vespri vincono su tutta la linea. Il Tribunale di Roma, Prima Sezione Civile, ha rigettato il ricorso presentato dagli industriali della pasta e ha condannato gli stessi industriali (Aidepi, sigla che sta per Associazione delle industrie del dolce e della pasta, la Barilla G & R Fratelli spa, i Fratelli De Cecco di Filippo Fara S. Martino spa, la F. Divella spa, La Molisana spa e il pastificio Lucio Garofalo) al pagamento delle spese.

La storia è nota. Da tempo GranoSalus (associazione che raggruppa consumatori di tutta l’Italia e produttori di grano duro del Mezzogiorno) e I Nuovi Vespri (il cui editore è Franco Busalacchi) conducono una battaglia culturale e politica in difesa del grano duro del Sud Italia.

In questo contesto GranoSalus ha promosso le analisi su otto marche di pasta prodotte in Italia. Da tali analisi è venuto fuori che la pasta industriale prodotta in Italia presenta contaminanti: glifosato, micotossine DON e cadmio (QUI I RISULTATI DELLE ANALISI SULLA PASTA BARILLA, VOIELLO, DE CECCO, DIVELLA, GAROFALO, LA MOLISANA, COOP E GRANORO AL 100% PUGLIA).

Tali contaminanti sono presenti entro i limiti previsti dalla legislazione dell’Unione Europea. Ma non per questo fanno bene alla salute umana. Tutt’altro!

Per inciso, va detto che la legislazione dell’Unione Europea ha tarato la presenza di tali contaminanti per un consumo di pasta pro capite pari a circa 5 kg all’anno. Solo che in Italia il consumo di pasta è molto più elevato rispetto alla media annuale calcolata dall’Unione Europea.

Nel Sud Italia – per essere precisi – il consumo di pasta pro capite va da 25 a 30 kg di pasta all’anno. Ciò significa che tali limiti non vanno bene per chi vive nel Meridione d’Italia!

Dopo la pubblicazione dei risultati delle analisi, gli industriali italiani della pasta sono passati all’attacco. E hanno chiesto alla Giustizia – per la precisione al Tribunale di Roma – la rimozione degli articoli dal sito di GranoSalus e dal sito I Nuovi Vespri.

Ma nel giugno scorso il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso degli industriali della pasta.

Aidepi, Barilla G & R Fratelli spa, i Fratelli De Cecco di Filippo Fara S. Martino spa, la F. Divella spa, La Molisana spa e il pastificio Lucio Garofalo hanno presentato un nuovo ricorso, ma anche questa volta i giudici gli hanno dato torto.

Il pronunciamento dei giudici del Tribunale di Roma ripercorre con puntualità questa vicenda che, lo ricordiamo, ha valenza nazionale e internazionale, dal momento che la pasta industriale italiana viene esportata in tanti Paesi del mondo.

“Gli articoli oggetto di causa si inseriscono all’interno di un acceso dibattito pubblico che riguarda diversi piani. In primo luogo l’utilizzo di grano duro estero per produrre pasta con marchio italiano. I produttori italiani di grano italiani (dei quali l’associazione GranoSalus si propone di rappresentare gli interessi) e la Coldiretti affermano che tale scelta ha pesantemente penalizzato i produttori italiani, facendo crollare il prezzo del grano, perché evidentemente il grano estero costava molto di meno ed era, segnatamente quello canadese e quello ucraino, di qualità inferiore, in un contesto normativo che non prevedeva la tracciabilità delle materie prime”.

I giudici ricordano due decreti (del 16 e 17 agosto del 2017) del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali che prevedono l’obbligo di indicare nelle etichette l’origine del riso e del grano duro per le paste di semola di grano duro.

“Sui motivi per i quali i grandi pastifici – si legge sempre nel pronunciamento dei giudici -decidevano di acquistare il grano estero piuttosto che quello italiano, e sui danni che ciò a loro parere provocava, Coldiretti, Confagricoltori e le associazioni dei produttori, tra le quali GranoSalus, hanno intentato una battaglia politica e di informazione serrata”.

In realtà, la battaglia di “informazione serrata” l’hanno condotta GranoSalus e I Nuovi Vespri che, proprio per sostenere le ragioni del grano duro del Sud Italia hanno siglato una convenzione in base alla quale, in futuro, opereranno insieme. 

“E’ stato messo in evidenza che il grano coltivato in paesi umidi, quali il Canada e l’Ucraina – leggiamo sempre nel pronunciamento dei giudici di Roma – veniva seccato con il Glisofate (o glifosato ndr) e conteneva in misura più elevata un fungo, il DON, sostanze dannose per la salute. Non a caso, il 22 agosto 2017 è entrato in vigore in Italia il decreto del Ministero della Salute che in attuazione del regolamento Ue 1313 del primo agosto scorso, ha disposto la revoca delle autorizzazioni all’immissione in commercio e modifica delle condizioni d’impiego di alcuni prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosate, sospettato di essere cancerogeno, mentre in precedenza era possibile utilizzare il glifosate nelle coltivazioni in pre-raccolta al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”.

I giudici ricordano che il dibattito in questione, che riguarda la sicurezza alimentare della popolazione, “riveste un interesse pubblico particolare ed attiene anche all’adeguatezza dei limiti europei alla presenza di contaminanti negli alimenti. Grazie alla vivacità di questo dibattito – si legge sempre nel pronunciamento del Tribunale di Roma – anche in ambito scientifico, l’attenzione alla salubrità degli alimenti è stata sempre più elevata e più elevati nel tempo sono divenuti gli standard adottati dalla Comunità Europea e dall’Italia”.

Il pronunciamento del Tribunale di Roma si sofferma su un articolo, pubblicato da I Nuovi Vespri, nel quale si parla della tossicità della micotossina Don. E’ l’intervista che “riporta l’opinione di un noto micologo, Andrea di Benedetto, il quale ricorda che in Canada il limite di Don negli alimenti per i maiali è di 1000 ppb, mentre in Europa per il grano duro ad uso umano è stato fissato nel 2006 a 1750 ppb. L’autore si domanda, quindi, se il prezzo basso del grano estero non derivi anche dal fatto che ciò che non si può collocare in Nord America per uso umano, sia invece facilmente collocabile in Europa”.

“Gli stessi Francesco e Vincenzo Divella – leggiamo sempre nel pronunciamento dei giudici – intervistati nella trasmissione La Gabbia su La 7 (i cui contenuti vengono da parte reclamante imputati in parte a GranoSalus), hanno dichiarato di avere fermato le importazioni di grano dal Canada, dove si faceva un massiccio uso di glisofate per provocarne l’essiccatura e dove proliferava il don a causa del clima umido. Essi affermano di avere effettuato un accordo di filiera con Coldiretti e di avere deciso di importare grano estero solo da paesi caldi ove il grano matura naturalmente e non vi sono rischi di proliferazione del Don”.

I giudici si soffermano anche sulle possibili contaminazioni dei prodotti provenienti da alcune zone dell’Ucraina. Si tratta del grano che potrebbe essere coltivato nella aree inquinate dal disastro nucleare di Chernobyl. Un grano che potrebbe presentare problemi, “essendo noto in ambito scientifico, e non solo – scrivono i giudici – che i tempi di dimezzamento della contaminazione di alcuni isotopi radioattivi possano essere addirittura di migliaia di anni. Recentemente è stato riportato dalla stampa italiana (facilmente reperibile su internet ed in parte prodotta in atti) come 30 anni dopo Chernobyl ancora molti prodotti risultassero contaminati e come questi isotopi potessero spargersi nell’ambiente anche a centinaia di chilometri di distanza”.

I giudici si esprimono sulle analisi sulla pasta promosse da GranoSalus:

“Le analisi riportate nell’articolo pubblicato sul blog di GranoSalus sono state fatte effettuare non da ‘un non meglio identificato laboratorio privato di Cuneo’, ma dal laboratorio Eurofins Chemical Control s.r.l. con sede in Cuneo, laboratorio accreditato in conformità alle prescrizioni norma UNI EN ISO /IEC 17025:2005, da parte di un organismo conforme alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17011 ed accreditato in ambito EA – European Cooperation for Accreditation, tanto che è stato
autorizzato, con decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali del 16 febbraio 2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.50 del 29-02-2012, al rilascio di analisi nel settore oleicolo. (12A02156) necessarie per le certificazioni D.O.P. e I.G.P.. E, sebbene i campioni siano stai prelevati dal cliente, è stato indicato il lotto di pasta da cui il campione è stato prelevato e le analisi sono state effettuate in base alla normativa che il laboratorio è tenuto a seguire”.

Analisi regolari e contestazioni degli industriali respinte.

“Non vi è dubbio, quindi – scrivono i giudici – che la divulgazione dei risultati della ricerca costituiscano legittima espressione del diritto di libertà di manifestazione del pensiero, sancito dall’art. 21 della Costituzione e di libertà della scienza garantita dall’art 33 della Costituzione, senza limiti e condizioni. Tanto più che, trattandosi di temi di tale delicatezza e rilevanza per la salute pubblica, nessuna censura sarebbe ammissibile. Né sono stati superati i limiti della continenza espositiva”.

“A fronte di ciò – si legge sempre nel pronunciamento dei giudici – le reclamanti non hanno prodotto delle contro-analisi né sui lotti indicati ed analizzati (dei quali esse avrebbero l’obbligo di conservare un campione), ma nemmeno su altri lotti di pasta, il che induce verosimilmente a ritenere che effettivamente nella pasta prodotta dalle società reclamanti fossero presenti i
contaminanti indicati nell’articolo”.

“D’altro canto – proseguono i giudici – si dà atto nell’articolo che la presenza è sempre contenuta entro i limiti di legge, mentre per due marche di pasta è superiore ai limiti di legge previsti per i
bambini superiori a tre anni. Le considerazioni successive riguardanti l’opportunità, anche in assenza di un obbligo di legge in tal senso, di segnalare in etichetta che il prodotto non può essere assunto da bambini di età inferiore ai tre anni, o le considerazioni critiche in ordine ai limiti imposti dalla comunità europea in quanto tarati su un consumo di pasta di molto inferiore a quello italiano, non sono censurabili, in quanto legittimo esercizio del diritto di libertà di manifestazione del pensiero”.

“Così come legittimo esercizio del proprio pensiero critico – si legge ancora nel pronunciamento dei giudici – è il sospetto che la presenza di questi contaminanti possa essere dovuta ad una prassi di miscelazione vietata. D’altro canto, le società reclamanti hanno ed hanno avuto ben modo di replicare a tali affermazioni ed il consumatore accorto è ben in grado di farsi un’opinione in proposito. Sul sito di GranoSalus e de I Nuovi Vespri è presente la versione rettificata dell’articolo, ove il sospetto di miscelazione con grani esteri contenenti sostanze contaminati superiori ai limiti di legge è posto in formula dubitativa. Essi hanno già, pertanto, rimosso dai loro siti la versione originaria dell’articolo e non può essere loro attribuita la responsabilità in ordine alla sua presenza su altri siti o blog non a loro riconducibili”.

“Dal tenore dell’articolo – proseguono i giudici – è di tutta evidenza che non venga attribuito con certezza l’utilizzo di tale pratica, ma che tale ‘pensiero’ può essere indotto dai risultati delle analisi, per i motivi esposti nell’articolo (presenza di glisofate e don in tali quantità). Peraltro anche nella versione originaria dell’articolo era evidente che l’utilizzo di una pratica di miscelazione vietata non era attribuita alle reclamanti quale fatto certo conosciuto dall’autore, ma solo sulla base di un’operazione deduttiva e soggettiva dello stesso: il verbo ‘rivela’ rendeva evidente che si trattava di una libera deduzione dell’autore dell’articolo fondata esclusivamente sui risultati delle analisi e, pertanto, legittima espressione del suo pensiero critico. Ciò è stato reso più evidente nella versione rettificata ove si usano formule dubitative”.

Da qui le conclusioni dei giudici del Tribunale di Roma:

“Il reclamo deve, pertanto, essere rigettato e confermato il provvedimento impugnato, fondato su ampia e corretta motivazione alla quale in questa sede comunque si rimanda. Gli articoli in questione, costituiscono, infatti, legittima espressione del diritto di critica e di manifestazione del pensiero.L’art 21 della Costituzione, che in questa sede trova diretta applicazione, costituisce un pilastro dello Stato democratico e della effettiva possibilità per il popolo di esercitare la propria sovranità essendo stato correttamente informato ed avendo potuto conoscere l’opinione degli esperti in relazione ad ogni settore di rilevante interesse sociale o
pubblico”.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/10/04/battaglia-del-grano-i-nuovi-vespri-e-granosalus-vincono-in-tribunale-contro-aidepi-barilla-de-cecco-divella-la-molisana-e-garofalo/#_

Giusto per non farvelo dimenticare quando andate a fare la spesa: Ecco i 4 importanti marchi multati perchè ci rifilavano falso olio extravergine d’oliva!

 

olio extravergine d’oliva

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Giusto per non farvelo dimenticare quando andate a fare la spesa: Ecco i 4 importanti marchi multati perchè ci rifilavano falso olio extravergine d’oliva!

La tecnica è sempre quella: far dimenticare… Chi di voi ricorda che a novembre 2015 scoppiò lo scandalo del falso extravergine?

Furono coinvolti marchi primari. Molte furono le sanzioni. ma passata l’indignazione, ecco che sono sempre lì sugli scaffali…

Falso olio extravergine, la multa a Carapelli, Lidl, Sasso e Bertolli

Nel giugno scorso era anche venuta a galla la vicenda degli oli spacciati come extra da noti marchi. Riporta Repubblica:

Arrivano le prime sanzioni per il caso sui cui sta indagando da novembre scorso la Procura di Torino

“Epilogo con multa per la vicenda del falso olio extravergine di oliva venduto nei supermercati da una serie di grandi case produttrici, condannate dall’Antitrust per pratica commerciale scorretta. La denuncia, partita dalle analisi effettuate dal mensile dei consumatori Il Test-Salvagente, era poi passata in carico alla Procura di Torino coordinata dal pm Raffaele Guariniello, che aveva fatto prelevare dai Nas alcuni campioni di olio e li aveva inviati al laboratorio dell’Agenzia delle dogane. Gli esami hanno confermato che si trattava di semplice olio vergine d’oliva, di qualità inferiore rispetto a quello “extra”, per quanto riguarda i marchi Carapelli, Bertolli, Sasso, Primadonna (Lidl), Coricelli, Santa Sabina e Antica Badia (Eurospin).

Intanto che si aspetta l’esito, sul piano penale, delle indagini della Procura di Torino, arrivano le sanzioni – meno salate del previsto, in verità – dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato dopo l’esposto che l’associazione dei consumatori “Konsumer” aveva inviato all’Antitrust, chiedendo un intervento nei confronti delle aziende per pubblicità ingannevole. E così Lidl è stato sanzionato per 550mila euro per l’olio vergine Primadonna venduto come extravergine. Stesse motivazioni anche per la multa da 300mila euro inflitta alla società spagnola Deoleo, proprietaria dei Marchi Bertolli, Sasso e Carapelli, rispettivamente per i prodotti Bertolli gentile, Sasso classico e Carapelli il frantolio.”

Per non dimenticare – GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

GranoSalus

 

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Per non dimenticare – soprattutto quando andiamo a fare la spesa – ecco l’articolo del febbraio scorso, sempre attuale:

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

Ormai lo dicono le analisi, quelle vere che non mettono le stellette, come fa Altroconsumo, ma attribuiscono dei numeri reali ai contaminanti più pericolosi presenti quotidianamente sulle nostre tavole. In tutte le marche sono presenti Don, Glifosate e Cadmio entro i limiti di legge per gli adulti. Almeno due marche di spaghetti superano i limiti di Don per la tutela della salute dei bambini. Confermata attività di miscelazione tra grani esteri e nazionali. Solo il piombo è risultato assente dalle analisi.Dubbi sul marchio di Puglia: garantisce per davvero il 100% dell’ origine del grano?

Se le marche più blasonate e diffuse nel Paese contengono tracce di questi contaminanti, sia pur entro i limiti di legge, vuol dire che ogni italiano ne assume piccole dosi giornaliere attraverso pasta e altri derivati del grano. E non c’è affatto da stare tranquilli specie se si considera l’effetto combinato che queste sostanze potrebbero provocare insieme, anche a bassi dosaggi. Cosa prevede il principio di precauzione? Ci sono prove che l’effetto sinergico di più contaminanti a basse dosi non faccia danni alla salute?

Dal Test GranoSalus, almeno due marche, Divella e La Molisana, superano i limiti che la legge impone per i bambini sul DON. Ma la coopresenza di Don, Glifosate e Cadmio negli spaghetti Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro 100% Puglia, rivela un’attività di miscelazione tra grani esteri e grani nazionali vietata dai regolamenti comunitari.

I grani duri del Sud non dovrebbero presentare queste sostanze pericolose! Il condizionale è d’obbligo, perché se un marchio come Granoro 100% Puglia presenta tracce di questi contaminanti, beh, c’è qualcosa che non funziona nel disciplinare della Regione Puglia che ha concesso in licenza d’uso il marchio alla ditta Granoro e negli stessi controlli della Regione.

La prassi di miscelare grani contaminati con grani privi di contaminazione al fine di ottenere partite mediamente contaminate (sia pur entro i limiti di legge) è vietata dall’ Europa.

Il Reg. CE 1881/2006 al comma 2 dell’ art 3 prevede che:

I prodotti alimentari conformi ai tenori massimi di cui all’allegato non possono essere miscelati con prodotti alimentari in cui tali tenori massimi siano superati”.

Tale divieto opera anche nei confronti della detossificazione. Il comma 3 dell’ art 3 recita:

I prodotti alimentari da sottoporre a cernita o ad altri trattamenti fisici per abbassare il livello di contaminazione non possono essere miscelati con prodotti alimentari destinati al consumo umano diretto, né con prodotti alimentari destinati a essere impiegati come ingredienti alimentari”.

Ecco la prima tabella delle analisi realizzate da GranoSalus presso primari laboratori europei accreditati, che dimostra quanto sia ancora lontana una politica zero residui da parte dell’ industria italiana. Con la raccolta fondi avviata dalla nostra associazione realizzeremo altre analisi su altri contaminanti. Ecco perché è necessario sostenere GranoSalus

Le analisi sono state effettuate sugli spaghetti.

Barilla & Voiello. La pasta Barilla e la pasta Voiello, che sono due paste dello stesso gruppo, presentano, rispettivamente, per ciò che riguarda la micotossina DON 161 ppb (parti per miliardo) e 180 ppb.

Per ciò che riguarda il Glifosate – sempre con riferimento alla Barilla e alla Voiello – presentano, rispettivamente, 0,102 milligrammi per chilogrammo e 0,050 milligrammi per chilogrammo.

Per ciò che riguarda il Cadmio – ancora con riferimento alla Barilla e alla Voiello – presentano 0,032 milligrammi di Cadmio per chilogrammo e 0,036 sempre di questo metallo pesante.

Il piombo, per fortuna, non è presente.

Questo significa che Barilla e Voiello utilizzano grani duri esteri, anche se Voiello dichiara di utilizzare solo grani italiani (varietà Aureo e Svevo).

De Cecco. Gli spaghetti della De Cecco presentano 80 ppb di micotossine DON, 0,052 milligrammi per chilogrammo di glifosate e 0,042 milligrammi per chilogrammo di Cadmio. Anche la De Cecco utilizza grano duro straniero.

Divella. Gli spaghetti Divella presentano 381 ppb di micotossine DON, 0,110 milligrammi per chilogrammo di glifosate e 0,044 milligrammi per chilogrammo di Cadmio. Anche la Divella usa grano duro estero e questi spaghetti sono fuori norma per i bambini.

Garofalo. Gli spaghetti della Garofalo presentano 199 ppb di micotossine DON, 0,062 milligrammi per chilogrammo di glifosate e 0,021 milligrammi per chilogrammo di Cadmio. Anche la Garofalo acquista grano duro estero.

La Molisana. Gli spaghetti de La Molisana presentano 253 ppb di DON, 0,033 milligrammi per chilogrammo di glifosate e 0,035 di Cadmio. Anche la Molisana acquista grano duro estero e si presenta fuori norma per l’alimentazione dei bambini.

Spaghetti a marchio Coop. Questi spaghetti presentano 128 ppb di micotossine DON, 0,013 di glifosate e 0,027 di Cadmio. Stessa musica: anche la catena di distribuzione Coop si fa preparare la pasta fatta con grano duro estero.

Granoro 100% Puglia. Anche questa pasta presenta 99 ppb di micotossine DON, 0,039 di glifosate e 0,018 di Cadmio. Come sopra: anche questa pasta si sospetta sia fatta con l’aggiunta di grano duro estero.

Ma cosa sono questi contaminanti?

Il DON

E’ un composto tossico prodotto da alcuni funghi appartenenti al genere Fusarium. In particolari condizioni ambientali, quando la temperatura e l’umidità sono favorevoli, questo fungo può produrre micotossine. Avviene nel Canada e in tutte quegli areali umidi al di sopra del 45° parallelo, dove non ci sono le condizioni naturali per la coltivazione del grano duro. Infatti, questa micotossina entra nella filiera alimentare attraverso grano contaminato quasi sempre di provenienza estera. La presenza di DON negli alimenti e nei mangimi può essere nociva per la salute umana e degli animali poiché può causare effetti diversi di vario tipo. Secondo lo IARC, il Don è stato catalogato a livello 2B come probabile sostanza cangerogena.

Di solito la pasta realizzata esclusivamente con i grani del Sud è priva di questa micotossina, grazie alle condizioni climatiche seccagne.

Mentre dai dati forniti dalla U.S. Weath Associates oltre il 50% del grano (CWAD Canadese) prodotto nel 2016 ha un livello di DON pari a 4700 ppb e dai dati forniti dal Canadian Grain Commission circa il 73,6% del loro grano (CWAD N° 3) presenta danni da fusarium.

Il Glifosate

E’ uno degli erbicidi disseccanti più diffuso al mondo.

Il glifosato viene ampiamente usato in preraccolta negli USA e Canada nelle coltivazioni di grano duro, per favorirne la maturazione artificiale, con conseguente presenza di residui nel grano raccolto e nelle farine che ne derivano.

La legislazione europea dal mese di agosto 2016 vieta l’uso di glifosato in pre-raccolta per il grano duro, ma dal Test GranoSalus emerge la presenza di Glifosate nella pasta, a dimostrazione che il divieto operante in Italia viene bypassato dai pastifici ricorrendo alla miscelazione con grani contaminati extra-Ue, di cui si celebrano solo gli aspetti reologici (tenori proteici, indice di glutine, indice di giallo,etc).

Di solito la pasta realizzata esclusivamente con i grani del Sud è priva di questo erbicida, grazie alle condizioni climatiche seccagne che fanno maturare naturalmente il nostro grano.

L’Agenzia per la ricerca sul cancro IARC (OMS) di Lione ha classificato il principio attivo come un “probabile cangerogeno per l’uomo”.

Il Cadmio

Il cadmio è un metallo pesante che penetra nell’ambiente sia da fonti naturali, come le emissioni vulcaniche e l’erosione delle rocce, sia dalle attività industriali e agricole. Si trova nell’aria, nel suolo e nell’acqua e, in un secondo tempo, può accumularsi nelle piante e negli animali. Il cadmio è tossico innanzitutto per i reni, ma può causare anche demineralizzazione ossea ed è stato classificato come cancerogeno per gli esseri umani dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro[1]. Gli alimenti rappresentano la principale fonte di esposizione al cadmio per la popolazione di non fumatori. Cereali e prodotti a base di cereali, verdure, noci e legumi, radici amidacee e patate, come pure carne e prodotti a base di carne sono quelli che contribuiscono maggiormente all’esposizione umana. Alti livelli sono stati riscontrati anche in altri alimenti (ad es. alghe, pesci e frutti di mare, integratori alimentari, funghi e cioccolato), ma siccome essi vengono consumati in minor quantità, non vengono considerati fonti importanti di esposizione.

Il gruppo di esperti scientifici sui contaminanti nella catena alimentare dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha ridotto la dose settimanale ammissibile (TWI)[2] per il cadmio a 2,5 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo (µg/kg pc), basandosi sull’analisi di nuovi dati. Il TWI è la dose alla quale non sono previsti effetti avversi.

Da dove arriva il grano contaminato?

Il Canada, grazie al Canada Grain Act (CGA) e alla Canadian Grain Commission (CGC), che riporta direttamente al Ministero dell’ Agricoltura, ha sviluppato una legislazione e una politica strutturale per coltivare ed esportare grano duro ed altri cereali, gestendo così l’offerta a livello mondiale. Il Canada consapevole delle probabili difficoltà, in termini qualitativi-sanitari, ha investito sia in logistica che in altri servizi aggiuntivi per supportare quello che possiamo definire un vero e proprio sistema commerciale, liberalizzato in parte solo da pochi anni, e teso ad esportare nel mondo cereali con seri problemi per la salute pubblica. La Commissione stabilisce qualità e standard del grano; regola la manipolazione, il trasporto e lo stoccaggio di grano in Canada; fornisce servizi di protezione al produttore e intraprende iniziative di ricerca sul grano e sui prodotti derivati.

Del resto sono gli stessi dati doganali a confermare che da questo Paese arriva sui nostri porti solo grano scadente come vi abbiamo spiegato in questo articolo qui.

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[1] IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), 1993. Berillio, cadmio, mercurio ed esposizioni nell’industria vetraria. Monografie IARC sulla valutazione del rischio carcinogenico delle sostanze chimiche per l’uomo, vol. 58. Lione, Francia, pag 444.

[2] Il livello tollerabile di assunzione settimanale (TWI) è il quantitativo di una determinata sostanza che può essere consumato ogni settimana per tutto l’arco della vita senza provocare effetti apprezzabili sulla salute dei consumatori. Nel 1988 il comitato congiunto FAO/OMS di esperti sugli additivi alimentari (JECFA) aveva fissato un TWI provvisorio per il cadmio di 7 µg/kg pc.

 

 

 

tratto da: http://www.inuovivespri.it/2017/02/27/granosalus-i-risultati-delle-analisi-sulla-pasta-barilla-voiello-de-cecco-divella-garofalo-la-molisana-coop-e-granoro-100-puglia/