Incredibile ma vero: ad 8 anni dall’approvazione, la direttiva sui pesticidi è letteralmente ignorata dagli Stati Europei – Una vergognosa speculazione sulla pelle della Gente nell’interesse delle lobby!

 

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Incredibile ma vero: ad 8 anni dall’approvazione, la direttiva sui pesticidi è letteralmente ignorata  dagli Stati Europei – Una vergognosa speculazione sulla pelle della Gente nell’interesse delle lobby!

Nuovo report sull’applicazione della direttiva del 2009: Gli stati europei non applicano la direttiva sui pesticidi.

A 8 anni dall’approvazione della direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi, i paesi UE hanno spesso evitato di prendere misure volte a ridurre i rischi.

A 8 anni dall’approvazione, la direttiva sui pesticidi è lettera morta

 

(Rinnovabili.it) – Mancano i controlli individuali sugli agricoltori, non si fa lotta integrata ai parassiti e non esistono target misurabili per la protezione di specifici ecosistemi. In sostanza, la direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi risulta in gran parte non applicata dagli stati membri. Lo afferma il nuovo rapporto della Commissione Europea, che fa il punto a otto anni dall’approvazione della legge.

Fino ad oggi, dunque, i paesi hanno spesso evitato di prendere misure volte a ridurre i rischi e gli impatti dei prodotti fitosanitari, con conseguenze negative sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. Le disposizioni europee vietano pratiche come l’utilizzo di aerei per per spargere i pesticidi sui campi e restringono l’uso di antiparassitari nei parchi pubblici, nei campi sportivi, negli ospedali e nelle scuole. I piani d’azione nazionali, tuttavia, nella maggior parte dei casi non contengono obiettivi misurabili per la protezione degli ambienti acquatici e dei parchi, mentre la gestione integrata dei parassiti non è sostanzialmente utilizzata. L’unica nota positiva, secondo gli esperti comunitari, è il raddoppio delle sostanze a basso rischio o non derivate dalla chimica.

 

Il dossier prescrive una revisione dei piani nazionali, di cui gli Stati membri devono migliorare la qualità, stabilendo prima di tutto target e indicatori misurabili per dare vita ad una strategia a lungo termine volta alla riduzione dei rischi e degli impatti. Dal canto suo, Bruxelles continuerà a monitorare l’attuazione della direttiva da parte degli stati membri attraverso una serie di azioni, dagli audit alla valutazione delle revisioni dei piani nazionali, dalla formazione di professionisti allo scambio di buone pratiche.

Alcuni stati membri, tra cui l’Italia, hanno vietato l’uso di pesticidi a base di glifosato nelle aree non agricole, mentre la Germania ha fatto lo stesso nei parchi nazionali e nelle riserve naturali. Piccoli passi in avanti, ma resta molto, troppo da fare.

 

tratto da: http://www.rinnovabili.it/ambiente/stati-europei-direttiva-pesticidi-333/

Con il CETA si abbandona il principio di precauzione: il rischia è il via libera a 1000 pesticidi vietati in Europa!

 

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Con il CETA si abbandona il principio di precauzione: il rischia è il via libera a 1000 pesticidi vietati in Europa!

Con il CETA si rischia il via libera a 1000 pesticidi vietati in Europa

L’accordo UE-Canada in via di ratifica in Italia favorisce un abbandono del principio di precauzione. Così il CETA aprirà all’importazione di pesticidi vietati

Perché il CETA minaccia la salute e l’ambiente

 

(Rinnovabili.it) – L’accordo commerciale che Unione Europea e Canada hanno concluso nel febbraio scorso – e che l’Italia si appresta a ratificare al Senato il 25 luglio – è una minaccia per la salute umana e la sicurezza alimentare. Non usa mezzi termini il CIEL (Center for International Environmental Law) nel descrivere nel suo ultimo rapporto il CETA (questo il nome del trattato), segnalando che aumenterebbe l’esposizione umana e ambientale a pesticidi pericolosi. Con l’idea di facilitare il commercio, infatti, l’accordo aprirebbe ad una armonizzazione delle norme tra i due paesi fondata sul principio del minimo comun denominatore: per uno scambio di merci più fluido, in sostanza, si rinuncerebbe – seoprattutto in Europa – a regole che tutelano i consumatori e l’ambiente. Per consentire un passo avanti al Canada, infatti, il vecchio continente dovrebbe farne due indietro, dal momento che entro i suoi confini sono in vigore regolamenti e standard molto più cautelativi rispetto al paese della foglia d’acero.

«In un momento in cui tutti i segnali indicano la necessità di una maggiore regolamentazione per proteggere le persone e il pianeta dalle sostanze chimiche pericolose, il CETA minaccia salute e benessere nell’Unione Europea e in Canada eliminando l’approccio precauzionale dell’UE alla gestione dei pesticidi», spiega Layla Hughes, avvocato senior del CIEL e principale autrice del rapporto.

Il CETA poteva essere una occasione per innalzare gli standard internazionali, estendendo agli scambi con il Canada il principio di precauzione. Considerato un cardine della politica europea, mette in capo ai produttori l’onere di dimostrare se una sostanza può costituire un rischio per la salute o meno. Ma in altri paesi, in particolare in Canada e Stati Uniti, così come in ambito WTO (Organizzazione mondiale del commercio) vige l’approccio opposto: prima i pesticidi si mettono sul mercato, poi se i cittadini si ammalano devono dimostrare in tribunale la relazione tra i loro disagi e le sostanze chimiche. In caso di vittoria, avviene il ritiro del prodotto.

Secondo il rapporto, nel 2015 almeno 40 sostanze vietate in Europa erano consentite in Canada, mentre più di 1.000 formulati prodotti nel paese nordamericano contenevano principi attivi che in UE sono stati banditi.

 

Tribunali speciali e cooperazione regolatoria

Oltre alla deregulation, il CETA prevede la creazione un tribunale speciale che permette alle società di citare in giudizio gli stati e ricevere da loro indennizzi virtualmente illimitati in caso adottassero misure che proteggano l’ambiente e la salute pubblica. Ogni società multinazionale con una filiale in UE o Canada avrebbe accesso a questo pericoloso meccanismo (Investment Court System – ICS), che si può descrivere come una corte accessibile solo agli investitori privati, cui si può ricorrere bypassando le corti nazionali. Il rischio di sanzioni multimilionarie o miliardarie in passato è stato sufficiente per dissuadere gli stati da sforzi di regolamentare nell’interesse pubblico.

Infine, con il CETA si istituisce anche un tavolo per la cooperazione regolatoria, cioè un forum di tecnici canadesi ed europei aperto alle influenze dei gruppi di interesse, che ha il compito di passare in rassegna le normative dei due blocchi con l’obiettivo di smussarne le differenze. Prima di varare un nuovo provvedimento che interessi anche il commercio, gli stati dovranno sottoporlo al gruppo di esperti, che forniranno un parere non vincolante, ma influente. L’ingresso del Canada e dei suoi stakeholder nel processo regolatorio UE, secondo il CIEL rappresenta un forte rischio per l’aumento dei livelli massimi di residui per i pesticidi.

fonte: http://www.rinnovabili.it/ambiente/ceta-via-libera-pesticidi-vietati-333/