L’accusa della dott.ssa Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area ricerca del Ramazzini di Bologna, Ente scientifico indipendente tra i più autorevoli al mondo per ricerca sul cancro: “Il glifosato altera il sistema ormonale. Ma Bruxelles decide di non decidere”!

 

glifosato

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

L’accusa della dott.ssa Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area ricerca del Ramazzini di Bologna, Ente scientifico indipendente tra i più autorevoli al mondo per ricerca sul cancro: “Il glifosato altera il sistema ormonale. Ma Bruxelles decide di non decidere”!

 

Fiorella Belpoggi: “Il glifosato altera il sistema ormonale”. Ma Bruxelles decide di non decidere

Il glifosato altera il sistema ormonale. Non è più un sospetto. Lo ha dichiarato apertamente in una intervista televisiva a Report la dottoressa Belpoggi, Direttore del Centro Ricerca Tumori Ramazzini di Bologna. E verrà a dimostrarlo anche a Matera in occasione del prossimo Simposio Nazionale sul Grano che si terrà il prossimo 25 novembre nella città dei Sassi. Nel frattempo a Bruxelles si continua a decidere di non decidere, in attesa di una nuova mediazione prevista per fine mese. 

Dopo averlo dichiarato a Report, la direttrice dell’ Istituto Ramazzini in un intervista al Salvagente afferma: “I primi risultati del nostro studio sugli effetti del glifosato non sono sufficienti per definirlo cancerogeno ma è certa l’interferenza endocrina capace di condizionare lo sviluppo sessuale”.

Ma adesso la Belpoggi direttrice dell’area di ricerca dell’Istituto Ramazzini di Bologna, l’ente scientifico indipendente tra i più autorevoli al mondo nella ricerca contro il cancro, dopo aver coordinato il primo esperimento sugli effetti a breve termine del glifosato sulla salute umana, chiarisce meglio la delicata questione.

Secondo lo studio della Belpoggi il glifosato – ritenuto “probabile cancerogeno” dalla Iarc – “anche a dosi ritenute sicure e per un periodo espositivo relativamente breve – corrispondente a uno studio di tossicità a 90 giorni, che equivale nell’uomo ad una età compresa tra la vita embrionale e i 18 anni – , è in grado di alterare alcuni parametri biologici di rilievo che riguardano soprattutto marker correlati allo sviluppo sessuale, alla genotossicità e all’alterazione della flora batterica intestinale”.

In particolare, aggiunge la dottoressa Belpoggi

lo sviluppo sessuale delle femmine trattate con RoundUp è ritardato (effetto androgeno). Inoltre sempre il Roundup ha provocato effetti genotossici (micronuclei) e alterazioni della flora batterica intestinale nel primo periodo della vita. Il pericolo non è quantificato ma solo evidenziato; il rischio invece è un parametro che viene quantificato con modelli matematici.

L’ Istituto Ramazzini ha inviato al governo, in particolare al ministro Martina, i primi rilievi emersi dallo studio-pilota al fine di proporre all’Europa di autorizzare l’uso del glifosato per non più di 5 anni.

Sul punto però, anche se la scienza non può appellarsi al principio di precauzione, ci viene in soccorso il diritto comunitario di cui il principio di precauzione rappresenta un pilastro importante.

Di questo ed altro si parlerà nel Simposio di Matera il 25 novembre prossimo.

Nel frattempo, gli Stati membri in merito alla richiesta della Commissione di riautorizzare per altri 10 anni l’uso del glifosato, hanno nuovamente deciso di non decidere, nonostante la proposta di riduzione a 5 anni, rinviando a fine mese la prossima decisione.

Gli esiti del voto del  sono stati i seguenti: 14 paesi hanno votato a favore, 9 contro (tra cui l’Italia) e 5 si sono astenuti (tra cui la Germania): non abbastanza per la necessaria maggioranza qualificata.

Ora la situazione si complica, perché l’attuale autorizzazione della Monsanto scade il 15 dicembre, ecco perché la Commissione ha convocato a fine novembre una riunione per sottoporre una nuova proposta. Se anche l’ultima mediazione dovesse fallire, la Commissione ha la possibilità di approvare in ultima istanza il rinnovo anche senza l’ok degli Stati membri.

GranoSalus, da tempo, invoca misure coerenti sul glifosato importato. E’ contraria al rinnovo, anche breve, perché l’autorizzazione di questa molecola dannosa era già scaduta nel 2015, senza che le industrie abbiano trovato soluzioni alternative. Oggi, alla luce degli studi della scienza “indipendente”, e non dei documenti prodotti dalle industrie, chiediamo a gran voce che le misure precauzionali introdotte a livello nazionale riguardino coerentemente anche l’ingresso in Italia di prodotti stranieri, come il grano proveniente dal Canada dove viene fatto un uso intensivo di glifosato, che ritroviamo nella pasta, semola, pane e in tutti gli altri derivati del grano alla base della dieta mediterranea.

Nell’ attesa dei tempi della politica (legati a quelli dell’industria e non alle esigenze dei consumatori), continueremo ad orientare i consumi verso i prodotti non contaminati attraverso l’informazione e i Test. Del resto, la sovranità alimentare è la nostra forza!

 

fonte: https://granosalus.it/2017/11/11/fiorella-belpoggi-glifosato-altera-sistema-ormonale-bruxelles-decide-non-decidere/

Le notizie che non sempre i Tg danno – Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area ricerca del Ramazzini di Bologna, Ente scientifico indipendente tra i più autorevoli al mondo per ricerca sul cancro: “Così abbiamo PROVATO che il glifosato altera il sistema ormonale”…!

 

ricerca

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Le notizie che non sempre i Tg danno – Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area ricerca del Ramazzini di Bologna, Ente scientifico indipendente tra i più autorevoli al mondo per ricerca sul cancro:  “Così abbiamo PROVATO che il glifosato altera il sistema ormonale”…!

Queste sono le notizie che non sempre i Tg danno anzi, statene certi, non danno mai. Troppi interessi in ballo…

“Così abbiamo provato che il glifosato altera il sistema ormonale”

“In base ai risultati ottenuti dal nostro studio pilota non siamo in grado di stabilire se il glifosato sia cancerogeno certo per l’uomo, però abbiamo accertato l’attività di perturbatore endocrino di questo composto, la capacità cioè del glifosato di interferire con il sistema ormonale correlato alla maturazione sessuale degli individui”.

Fiorella Belpoggi è la direttrice dell’area di ricerca dell’Istituto Ramazzini di Bologna, l’ente scientifico indipendente tra i più autorevoli al mondo nella ricerca contro il cancro, e ha coordinato il primo esperimento sugli effetti a breve termine del glifosato sulla salute umana, che verrà presentato in questi giorni nel capoluogo emiliano.
Secondo lo studio del Ramazzini il glifosato – principio attivo dell’erbicida più usato al mondo, il RoundUp della Monsanto, ritenuto “probabile cancerogeno” dalla Iarc – “anche a dosi ritenute sicure e per un periodo espositivo relativamente breve – corrispondente a uno studio di tossicità a 90 giorni, cioè, in termini di età equivalente nell’uomo, dalla vita embrionale ai 18 anni di età – , è in grado di alterare alcuni parametri biologici di rilievo che riguardano soprattutto marker correlati allo sviluppo sessuale, alla genotossicità e all’alterazione della flora batterica intestinale”. Alla vigilia del voto degli Stati membri in merito alla richiesta della Commissione di riautorizzare per altri 10 anni l’uso del glifosato, cerchiamo di fare il punto su quelle che sono le nuove evidenze scientifiche a disposizione della comunità.
Dottoressa Belpoggi, le conclusioni a cui è arrivato il vostro studio non sono sufficienti per definire cancerogeno il glifosato?
Il nostro studio pilota non chiarisce le incertezze relative alla cancerogenicità del glifosato-RoundUp sollevate dalle diverse Agenzie (Iarc, Efsa, Echa), ma sicuramente mette in evidenza effetti sulla salute altrettanto gravi, che potrebbero manifestarsi anche con patologie oncologiche a lungo termine, con un impatto notevole in termini di salute pubblica in quanto colpiscono la fascia di età infantile e adolescenziale e, per la diffusione planetaria di questo erbicida, potrebbero affliggere un numero enorme di persone.
Ai ratti usati nel vostro esperimento avete somministrato per un periodo di 90 giorni una quantità bassa di glifosato pari a 1,75 mg/kg di peso corporeo, che è la dose massima giornaliera (Adi) ammessa negli Usa. I 90 giorni corrispondono nel modello uomo equivalente al periodo che va da zero a 18 anni di una persona. Gli effetti da voi registrati evidenziano un rischio elevato oppure no?
Noi non abbiamo quantificato il rischio, ma evidenziato il pericolo. Cioè abbiamo visto nel nostro modello sperimentale che alla dose di 1,75 mg/kg equivalenti alla dose che negli Usa viene considerata sicura, cioè senza pericoli per la salute umana anche se assunta per tutta la vita, che lo sviluppo sessuale delle femmine trattate con RoundUp è ritardato. Inoltre sempre il Roundup ha provocato effetti genotossici (micronuclei) e alterazioni della flora batterica intestinale nel primo periodo della vita. Il pericolo non è quantificato ma solo evidenziato; il rischio invece è un parametro che viene quantificato con modelli matematici.
Però possiamo dire che c’è evidenza dell’attività interferente ormonale del composto…
Il RoundUp, il formulato a base di glifosato della Monsanto, si è dimostrato un interferente endocrino con effetto androgenico (eccesso di ormoni maschili, ndr). Questo aspetto verrà approfondito con altre analisi che sono attualmente in corso. Devo dire che molti pesticidi sono interferenti endocrini; è un tema di attualità negli Usa e in Europa dove esistono gruppi di lavoro che stanno cercando di mettere a punto nuovi atti regolatori per i pesticidi con queste caratteristiche. Sono interferenti endocrini molte sostanze con cui entriamo a contatto quotidianamente come gli ftalati, i parabeni, il bisfenolo A, il pesticida Mancozeb e altri composti chimici di largo consumo.
La nuova definizione di interferente endocrino proposta dalla Commissione aumenta le prove scientifiche necessarie per definire tale una sostanza. Possiamo dire che il vostro studio potrebbe contribuire a classificare non più solo come “sospetto” ma perturbatore endocrino “certo” il glifosato?
Si, il glifosato nelle nostre condizioni sperimentali, cioè a dosi comparabili a quelle ammesse nell’uomo, ha dimostrato di interferire con il sistema endocrino correlato alla maturazione sessuale, in particolare con un effetto androgeno-simile.
La dose da voi impiegata è ragionevolmente rappresentativa anche per l’esposizione europea-italiana?
In Europa la Adi, la dose massima giornaliera è di 0,3 mg/Kg di peso corporeo, ma la proposta in sede comunitaria è di innalzarla a 0,5.
Avete in programma un nuovo studio che misurerà gli effetti a lungo termine: siete sicuri che questo scioglierà ogni dubbio sul glifosato?
Sì questo è lo scopo dello studio che intendiamo condurre con una raccolta fondi dove saranno i cittadini a sostenere la nostra ricerca. Quello che proponiamo è un cambio di paradigma nello studio delle malattie ambientali per la tutela dei consumatori.
Di recente lei ha scritto al ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina invitando il governo a “frenare” la Ue sulla nuova autorizzazione del glifosato. Perché lo ha fatto?
I primi rilievi emersi dallo studio-pilota ci hanno portati a sollecitare il ministro Martina affinché posso proporre all’Europa di autorizzare l’uso del glifosato per non più di 5 anni.
In virtù del principio di precauzione, non sarebbe il caso di stoppare il glifosato fino a prova contraria, ovvero fino a che non siamo certi che non è cancerogeno? Perché farlo circolare altri cinque anni?
Siamo scienziati e dobbiamo dare delle risposte certe e non appellarci al principio di precauzione: la comunità scientifica è in grado di sciogliere ogni dubbio se vuole e se messa nelle condizioni di operare. Ho proposto quel termine temporale perché fra 5 anni avremo nelle mani i risultati del nostro studio a lungo termine. Il nostro studio chiarirà la sussistenza dei possibili pericoli per la salute da noi individuati nel primo periodo della vita, chiarirà se le patologie precoci riscontrate siano correlabili a lungo termine a patologie gravi come il cancro e, dato l’accurato disegno sperimentale che perseguiamo, permetterà, anche in caso di risultati negativi, di sciogliere tutte le incertezze, le discussioni e le polemiche attorno a questo composto.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/11/07/cosi-abbiamo-provato-che-il-glifosato-altera-il-sistema-ormonale/27796/

Come strizzare l’occhio alle Multinazionali sulla pelle della Gente: Secondo l’EFSA il glifosato non è più un interferente endocrino – E lo stabilisce in base a criteri di valutazione del tutto superati!

glifosato

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

Come strizzare l’occhio alle Multinazionali sulla pelle della Gente: Secondo l’EFSA il glifosato non è più un interferente endocrino – E lo stabilisce in base a criteri di valutazione del tutto superati!

Rafforzata la proposta UE di un rinnovo per 10 anni

Secondo l’EFSA il glifosato non è un interferente endocrino

L’Agenzia per la sicurezza alimentare pubblica il suo ultimo parere che assolve il glifosato anche dall’impatto sugli ormoni. Ma i criteri di valutazione sono superati

EFSA, sul glifosato un nuovo parere basato su vecchi criteri

 

(Rinnovabili.it) – Il file del glifosato ora è completo. Sulle scrivanie della Commissione Europea è arrivata ieri l’ultima relazione dell’EFSA, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, che doveva valutare se la sostanza fosse un interferente endocrino, cioè un perturbatore del sistema ormonale dagli effetti dannosi sulla salute. Il parere, come ci si poteva aspettare, è negativo. Per l’EFSA il glifosato non presenta dunque alcun rischio per la salute umana.

Con questa opinione, il dossier di Bruxelles è completo e rafforza la sua proposta originaria: rinnovare l’autorizzazione per il diserbante più controverso del mondo per altri 10 anni. Secondo l’EFSA, infatti non vi sarebbero prove a sufficienza per considerarlo nocivo per gli ormoni: «Nessuna evidenza è stata trovata negli studi ecotossicologici che contraddicono questa conclusione», recita il documento.

In attesa della riunione del Comitato fitosanitario permanente, che raduna gli esperti di tutti gli stati membri, si rinfocola dunque una polemica lunga ormai due anni e mezzo. Tanto è passato da quando l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato il glifosato come «probabilmente cancerogeno per l’uomo». Un parere contestato dall’EFSA, finita al centro delle polemiche per conflitti di interessi che ne avrebbero inficiato la contro-valutazione.

Conflitti non ancora risolti, su cui gli ambientalisti concentrano la critica. Inoltre, per fugare i dubbi sulle potenziali interferenze del sistema endocrino, l’agenzia non si è basata sulla definizione approvata a luglio dall’UE. Ha adottato criteri intermedi fissati diversi anni fa mentre si attendeva una definizione formale, la quale oggi comprende anche i “sospetti interferenti endocrini”. Secondo i critici, vi è un problema nel livello di prove troppo alto da presentare per togliere dal commercio le sostanze potenzialmente dannose. In tal modo, si garantirebbe a numerosi potenziali perturbatori di aggirare i divieti.

Sul glifosato, sta giungendo all’epilogo una guerra in punta di diritto, in cui l’utilizzo distorto della scienza per funzioni evidentemente politiche ed economiche ha dominato il campo. Il risultato delle tensioni è ancora tutt’altro che scontato, con la Francia che pochi giorni fa ha annunciato il suo no alla nuova autorizzazione. Se restasse di questa idea, Parigi potrebbe far mancare la maggioranza qualificata tra gli stati membri, con Bruxelles nuovamente obbligata a tenere il cerino in mano.

 

fonte: http://www.rinnovabili.it/ambiente/efsa-glifosato-interferente-endocrino-333/