Grandissimo scalpore per la scoperta del Bruco mangiaplastica, ma non dicono che la scopritrice Federica Bertocchini è senza lavoro per i tagli alla ricerca voluti dall’OCSE: ”Tornerei in Italia, se avessi proposte”…!!

 

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Grandissimo scalpore per la scoperta del Bruco mangiaplastica, ma non dicono che la scopritrice Federica  Bertocchini è senza lavoro per i tagli alla ricerca voluti dall’OCSE: ”Tornerei in Italia, se avessi proposte”…!!

 

Bruco mangiaplastica, la scopritrice Bertocchini senza lavoro: ”Tornerei, se avessi proposte”

Il contratto della biochimica non sarà rinnovato per i tagli al budget del Cnr spagnolo

IL BRUCO mangiaplastica che nelle scorse settimane, partendo proprio da un’intervista su Repubblica con oltre 40.000 “mi piace” , ha strappato titoli nei giornali e nei telegiornali di tutto il mondo, da qualche giorno non mangia più, perché l’esperimento è interrotto: alla sua scopritrice, la biochimica Federica Bertocchini, è scaduto il contratto con l’Università della Cantabria. E per le ristrettezze nel budget del CNR spagnolo, il contratto della biochimica non sarà rinnovato nonostante i risultati e la visibilità conquistati in aprile – ancora più ammirevoli perché la Bertocchini ha scoperto un promettente e del tutto naturale modo per biodegradare la plastica con una ricerca interamente di sua iniziativa, effettuata al di fuori del suo campo specifico, che è la ricerca sulla differenziazione degli embrioni di pollo, e nella quale è riuscita a coinvolgere anche gli scienziati Paolo Bombelli e Chris Howe dell’Università di Cambridge.

La ricercatrice italiana, dottorato all’Istituto di Ricerca del San Raffaele e anni di lavoro alla Columbia University di New York e all’University College di Londra, è solo un’altra vittima, per quanto ormai mediaticamente illustre, dei tagli ai fondi per la ricerca universitaria che l’OCSE ha iniziato a fare dal 2009 dopo la crisi finanziaria. Tagli che non colpiscono tutte le nazioni: rispetto al 2000, mentre Germania, Giappone e Corea del Sud spendono di più, nazioni come la Spagna della Bertocchini, l’Italia, la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti spendono di meno, come risulta dall’ultimo report OECD Science, Technology and Innovation Outlook.

La quarantanovenne Bertocchini – “Però se scrive 39 non mi offendo, eh!” ha scherzosamente commentato al telefono – al momento è tornata nella sua Piombino.

Come mai l’autrice di una scoperta che ha fatto così scalpore, si trova adesso disoccupata?
Le due cose non sono correlate. C’è stata una coincidenza tra la scaduta del mio contratto (che aveva la formula di 5 anni più due del CNR spagnolo, anni di contratto nei quali si può continuare a fare concorsi) e la pubblicazione di questa ricerca sul bruco mangiaplastica. Il vero problema è che negli ultimi sette anni, dal 2010, ci sono stati tagli brutali alla ricerca spagnola e molto pochi concorsi: uno ogni 12 o 18 mesi.

Tanti candidati e pochi posti?
Esatto. Per di più il mio ambito di ricerca, la biologia dello sviluppo, nei concorsi è sempre accorpato a settori frequentatissimi, come le neuroscienze o la ricerca sul cancro. Io di questi concorsi ne ho fatti diversi, e mi sono accorta che alla fine siamo sempre gli stessi a farli: così o ci si mette in fila o si va all’estero.

E adesso?
Attualmente mi trovo a Piombino per motivi personali, ma tra qualche giorno sarò di nuovo a Santander. Potrò usufruire ancora per un annetto dei laboratori e cercare di continuare la mia ricerca sulla plastica.

Retribuita?
In realtà ho l’assegno di disoccupazione, che in Spagna è piuttosto buono. E certo, teoricamente, usufruendone non potrei entrare nella struttura lavorativa. Ma l’università potrebbe permettermi di accedere ai locali in maniera sporadica come tecnica di laboratorio. Vedremo.

Quali prospettive vede all’orizzonte?
Con Paolo Bombelli stiamo cercando finanziamenti e/o interessamento da parte di istituti di ricerca per proseguire la ricerca sul bruco mangiaplastica.

Tornerebbe in Italia?
Se ricevo qualche proposta interessante, più che volentieri.

di GIULIANO ALUFFI

fonte: http://www.repubblica.it/scienze/2017/05/22/news/bruco_mangiaplastica_la_scopritrice_bertocchini_e_senza_lavoro_resto_in_spagna_per_il_sussidio_-166096638/

 

Possibile vaccino anti-tumorale scoperto per caso negli Usa

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Possibile vaccino anti-tumorale scoperto per caso negli Usa

Alla base del nuovo trattamento, sperimentato con successo sui topi, una proteina che inibisce la capacità di un qualsiasi tumore di bloccare l’attività del sistema immunitario

Nel corpo, l‘immunità anti-cancro è immobilizzata dalla capacità delle cellule del cancro di bloccare l’attività del sistema immunitario, ma un naturale de-immobilizzatore del sistema immunitario è stato recentemente identificato. Un team di scienziati della Michigan Medicine University ha individuato ora una speciale proteina che blocca la capacità del cancro di impedire al sistema immunitario di distruggere le cellule tumorali. La proteina in questione, chiamata C3d, ha il potenziale per essere alla base di un vaccino preventivo contro il cancro e di essere utilizzata per il suo trattamento. “La nostra terapia del cancro blocca l’immunosoppressione indotta dal tumore – spiega la dottoressa Marilia Cascalho, professoressa di chirurgia, microbiologia e immunologia presso la Michigan Medicina, sulle pagine del Journal of Clinical Investigation Insight -. E’ naturale e non ha effetti collaterali negativi”.

Sostanza individuata non ha effetti collaterali

“Il successo più recente dell’immunoterapia del cancro – evidenzia Cascalho, che ha collaborato a stretto contatto con il collega Jeffrey L. Platt – è con agenti che bloccano l’inibizione del sistema immunitario. Anche se c’è stato un enorme successo dell’immunoterapia, il problema risulta esser la sua non specificità e i molteplici effetti collaterali. La nostra terapia del cancro utilizza un nuovo percorso per bloccare l’immunosoppressione indotta dal tumore. E’ diversa perché, quando durante la sperimentazione C3d è stata iniettata nelle cellule tumorali, non ha avuto effetti collaterali”. C3d, attivato dagli anticorpi, si occupa anche delle cellule danneggiate o comunque estranee. “C’è una buona ragione per cui C3d può essere usata come un vaccino – commenta Cascalho -. Tradizionalmente i vaccini contro il cancro sono prodotti per un antigene specifico e i ricercatori devono determinare quali antigeni sono presenti in alcuni tipi di cancro. Ma la grande sfida è che i tumori sono diversi, e hanno diversi antigeni. I tumori inoltre si evolvono, così gli antigeni non possono rimanere sempre presenti. Questo rende difficile sviluppare un vaccino anti-cancro”.

Vaccino funziona contro tutte le forme tumorali

“Rispetto ai metodi tradizionali, la nostra scoperta ha un grande vantaggio – aggiunge la ricercatrice -. L’utilizzo di C3d per lo sviluppo di un vaccino non necessita di una conoscenza preventiva degli eventuali antigeni tumorali presenti”. Non si tratta di un dettaglio di poco conto, perché ciò ci consente di utilizzare C3b come un vero e proprio vaccino anti-cancro”. Nella sperimentazione condotta sui topi affetti da melanoma e linfoma, il farmaco si è dimostrato in grado di impedire al cancro di bloccare il sistema immunitario. In particolare c’è stato un calo dell’ 80-90 per cento di tumori cancerosi. “La sorpresa più grande – spiega ancora Cascalho – è che la vaccinazione anti-cancro con C3d ha prodotto una immunità anti-tumorale di lunga durata. Il vaccino potrebbe essere utilizzato come terapia in soggetti che sono predisposti al cancro per via della genetica o per condizione precancerosa”.

Un risultato inaspettato e del tutto casuale

Gli scienziati stavano sperimentando l’uso della proteina nella lotta all’Hiv. Samuel Balin, un dermatologo dell’Università della California, a Los Angeles, ha chiesto tuttavia la possibilità di valutarne le proprietà in una sua personale indagine per il possibile uso contro il cancro. Ciò che ha scoperto ha dell’incredibile e apre di fatto scenari inimmaginabili. “In questo momento – sostiene prudentemente la ricercatrice – C3d sembra essere incredibilmente promettente”. Stando a quanto dichiarato dai ricercatori la proteina non necessita di un impiego diretto sull’organo colpito da tumore, ma può essere utilizzata anche per il trattamento di neoplasie oggi considerate non trattabili in quanto si trovano in siti inaccessibili persino attraverso un intervento chirurgico.

Fonti:  Eurekalert   National Center for Biotechnology Information   Journal of Clinical Investigation Insight

Tratto da: http://notizie.tiscali.it/scienza/articoli/vaccino-anti-tumorale-sviluppato-negli-usa/