L’allarmante dossier di Legambiente: siamo i terzi consumatori al mondi di PESTICIDI ed i secondi al mondo di FUNGICIDI – Un terzo dei nostri alimenti è contaminato a “norma di Legge”…!

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L’allarmante dossier di Legambiente: siamo i terzi consumatori al mondi di PESTICIDI ed i secondi al mondo di FUNGICIDI – Un terzo dei nostri alimenti è contaminato a “norma di Legge”…!

 

Pesticidi, è contaminato un terzo degli alimenti

L’Italia è il terzo consumatore a livello comunitario di pesticidi (130mila tonnellate), preceduto solo da Spagna e Francia, mentre siamo il secondo consumatore di fungicidi (oltre 65mila tonnellate utilizzate in un anno). A dirlo è il dossier di Legambiente, che ha analizzato la frutta e la verdura prodotti nel nostro Paese, venendo a scoprire che un terzo dei prodotti che arriva sulle nostre tavole (36,4%) è contaminata da uno o più residui di pesticidi. E questo nonostante i prodotti dichiarati fuorilegge (quelli con almeno un residuo chimico oltre i limiti di legge) siano solo una piccola percentuale: meno dello 0,7%.
«Lo studio evidenzia in modo inequivocabile gli effetti di uno storico vuoto normativo: manca ancora una regolamentazione specifica rispetto al problema dell’impiego simultaneo di più principi attivi sullo stesso prodotto – ha spiegato la presidente di Legambiente Rossella Muroni –. Per questo è possibile definire “regolari”, e quindi da commercializzare senza problemi, prodotti contaminati da più principi chimici contemporaneamente, se le concentrazioni restano entro i limiti di legge». Il rapporto sottolinea la necessità di avviare indagini sui rischi dell’azione combinata di più principi attivi, tanto più su quelli che più frequentemente vengono utilizzati in sincrono o miscelati. Infatti, anche se a piccole dosi e sotto i limiti stabiliti dalla legge, l’azione sinergica di diverse sostanze assunte dall’ambiente può avere un effetto cancerogeno.
Ma non è solo l’uomo a farne le spese. La necessità di incrementare la produzione agricola e di difenderla dai parassiti negli ultimi decenni ha favorito l’uso di composti di sintesi senza che venisse svolta un’adeguata indagine sui meccanismi di accomulo che queste sostanze chimiche hanno nel suolo. «Una mole crescente di studi scientifici, oggi più orientati alla valutazione dell’impatto ambientale della chimica di sintesi più che ai suoi benefici per la produttività, – si legge nel rapporto – mostra chiare evidenze degli effetti che l’uso non sostenibile dei pesticidi induce in termini di perdita della biodiversità, riduzione della fertilità del terreno ed accelerazione del fenomeno di erosione dei suoli».

Gli alimenti più contaminati

Il poco lusinghiero primato di alimento più contaminato spetta al tè verde, con ben 21 differenti sostanze rilevate. Tra i cibi con la più alta percentuale di residui ci sono anche le bacche, con 20 differenti composti chimici, ma anche il cumino, 14 diverse sostanze, le ciliegie(13), le lattughe e i pomodori (11), e persino l’uva, contaminata da 9 principi attivi diversi.
Nel complesso le pere, le fragole, l’uva e la frutta esotica – soprattutto le banane – sono i prodotti più contaminati dalla presenza di residui di pesticidi.
Tra le sostanze attive più frequentemente rilevate sui campioni ci sono il Boscalid, l’Imazalil l’Acetamiprid, il Metalaxil, il Ciprodinil, il Penconazoloe il Clorpirifos, sostanza riconosciuta come interferente endocrino e dannoso per l’organismo.

Un’Italia a due facce

Il report di Legambiente mostra un’Italia a due facce: se da una parte il consumo di pesticidi resta alto (anche se è in leggera flessione rispetto agli anni passati), dall’altra aumenta la superficie agricola coltivata con tecniche biologiche e biodinamiche. Tra il 2014 e il 2015, infatti, si è registrato un aumento del 7,5%.

 

fonte: http://www.rivistanatura.com/pesticidi-e-contaminato-un-terzo-degli-alimenti/

Il mare, un “farmaco” gratuito che cura almeno 16 malattie!

mare

 

 

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Il mare, un “farmaco” gratuito che cura almeno 16 malattie !!

 

La vacanza al mare può rappresentare una vera e propria cura per molte malattie. Scopri i benefici di acqua, sole e salsedine sull’organismo.

 

Gettate  i farmaci e concedetevi una vacanza al mare. Si proprio lui, il mare, con la sua salsedine, il suo iodio,  la sua aria salsoiodica può rappresentare una vera e propria cura per molte malattie. Le hanno contate:  sono almeno 16.

Quali malattie si curano con il mare

A trarre beneficio da un soggiorno al mare sono le allergie respiratorie (specie da pollini), anemie, artrosi, convalescenze dopo malattie delle vie respiratorie, depressioni, distorsioni, fratture, ipotiroidismo, linfatismo, lussazioni, malattie allergiche della pelle, malattie ginecologiche, malattie reumatiche, osteoporosi, psoriasi, rachitismo.

L´importante è sapere come comportarsi per sfruttare al meglio tutti i benefici che si possono trarre da acqua di mare e sole.I benefici dell’acqua di mare

Ecco alcuni fra i principali benefici delle cure a base di maree, ovvero della talassoterapia.

Migliora il respiro. Ma perché il mare è un amico così prezioso? A renderlo del tutto speciale è il cosiddetto aerosol marino. L’aria, vicino alla costa, contiene una quantità più elevata del normale di sali minerali: cloruro di sodio e di magnesio, iodio, calcio, potassio, bromo e silicio.Provengono dalle onde che si rompono sulla riva e dagli spruzzi di acqua marina sollevati dal vento. I primi a beneficiarne sono i polmoni: la respirazione migliora sensibilmente fin dai primi giorni. Ma l’aerosol marino stimola anche il metabolismo, tonifica la circolazione del sangue e potenzia il sistema immunitario.

Combatte la ritenzione idrica.
Sono in molti a soffrire di ritenzione idrica durante la stagione calda. Nell’acqua marina, infatti, c’è una notevole concentrazione di sali minerali. E questo, per un meccanismo fisico chiamato osmosi, favorisce l’eliminazione, attraverso la pelle, dei liquidi che si erano accumulati nei tessuti. Con grandi vantaggi per la circolazione delle gambe.

Combatte i chili di troppo.I chili di troppo si perdono più facilmente. Il sale stimola le terminazioni nervose dell’epidermide, come conseguenza accelera il metabolismo: il corpo, in pratica, brucia più velocemente i cibi e il grasso.

Rinforza il sistema circolatorio.Per merito della pressione che l’acqua esercita mentre si è immersi, della sua temperatura, che in questa stagione è di circa 20 gradi, e del moto ondoso, che pratica un dolce massaggio su tutto il corpo.

La muscolatura aumenta di tono.Chifa anche qualche bracciata risolve molti altri problemi. Il nuoto rilassa i muscoli, scioglie in fretta le contratture e regala mobilità alle articolazioni bloccate da artrite e artrosi. E poi aiuta intestino e reni, depurando tutto l’organismo

E220, E221, E222, E223, E226, E228… Sono additivi conservanti conosciuti come SOLFITI, anidride solforosa. E fanno malissimo… Cosa sono, in quali alimenti si trovano e quanti realmente ne mangiamo.

 

 

SOLFITI

 

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E220, E221, E222, E223, E226, E228… Sono additivi conservanti conosciuti come SOLFITI, anidride solforosa. E fanno malissimo… Cosa sono, in quali alimenti si trovano e quanti realmente ne mangiamo.

 

Tutti abbiamo sentito parlare dei solfiti e dell’ anidride solforosa contenuta nel vino. Le sigle degli additivi alimentari conservanti E220 e228 molto meno. Eppure sono contenuti in alimenti come bevande, succhi di frutta, pesce,frutta secca

Scopriamo quanti solfiti ingeriamo e che danni possono provocare e come evitare di assumerne meno!

Tutti abbiamo sentito parlare dei solfiti e dell’ anidride solforosa contenuta nel vino. Le sigle degli additivi alimentari conservanti E220  E221 E222 E223  E226 E227 E228 molto meno. Eppure sono contenuti in alimenti come bevande, succhi di frutta, pesce,frutta secca . Scopriamo quanti solfiti ingeriamo e che danni possono provocare e come evitare di assumerne troppi !

I solfiti: conservante utilizzato fin dall’ antichità …

I Romani e gli antichi Egizi, già utilizzavano il biossido di zolfo per ripulire dai batteri i tini dove veniva fatto fermentare il vino. Tuttavia il loro utilizzo divenne massiccio solo nel secolo scorso in concomitanza con le nuove esigenze alimentari dettate dallo sviluppo industriale.

Che cosa sono i solfiti  e l’ anidride solforosa. Da non confondere con i solfati.

L’ anidride solforosa ora è indicata con la sigla E220. L’ anidride solforosa è un gas incolore ma altamente irritante che si produce dalla combustione dello zolfo nell’ aria. Avete presente i vulcani? Durante le eruzioni ne emette in quantità notevoli ! Decisamente un clima inospitale per la vita.

All’ interno del nostro sangue l’ anidride solforosa, si comporta allo stesso modo: è un veleno in grado di inattivare la vitamina B1 e B12.  A dosaggi bassi può causare  faringite , perdita dell’ odorato, del gusto, acidità urinaria e stanchezza. I sintomi più conosciuti sono quelli legati al mal di tesa post sbornia e disturbi nervosi.

I solfati invece ,sono i prodotti della combustione del petrolio e sono i maggiori responsabili delle piogge acide !

Come vengono utilizzati i conservanti a base di anidride solforosa.

L’ utilizzo dei solfiti come additivi alimentari è legato alla loro proprietà antimicrobiche, antifungine , antiossidanti ed inibitrici dell’ imbrunimento enzimatico ( Avete presene le patate o le mele che si ossidano senza pelle  ?) Altri impieghi prevedono il loro utilizzo come sbiancanti per lo zucchero negli zuccherifici, come conservante per il mosto in enologia e come antimicrobico nelle bevande , bibite succhi di frutta ed insaccati. Vengono utilizzati anche in alcune lavorazioni degli ortaggi sfruttando la loro capacità antiossidante. (imbrunimento chimico)

Come riconoscere i conservanti A base di anidride solforosa.

Come visto l’ anidride solforosa è un gas . La sigla identificativa è E220.  Gli altri solfiti non sono gassosi ma sono Sali. Non cambia nulla : i Sali liberano anidride solforosa !

  • E220   Anidride Solforosa
  • E221   Sodio Solfito
  • E222   Sodio Solfito Acido
  • E223   Sodio disolfito
  • E224   Potassio Disolfito
  • E226   Calcio Solfito
  • E227   Calcio Bisolfito Acido
  • E228   Solfito Acido di Potassio

Le conseguenze sulla nostra salute e di limiti di legge imposti per l’ utilizzo dei solfiti.

I danni da solfiti si dividono in quattro categorie

1 Alterazioni vitaminiche:  l’ anidride solforosa ed i solfiti distruggono la tiamina e la cianocobalamina (vitamine del gruppo B  : B1 e B12 )

2 Appesantisce il nostro sistema detossificante:  questi additivi vengono eliminati per via urinaria dopo essere stati detossificati ad opera del fegato tramite un ‘enzima chiamato solfito ossidasi. Se la dose di solfiti è superiore alla nostra capacità di eliminarli, compaiono mal di testa .

3 Reazioni allergiche ed allergie Un pericolo in agguato è rappresentato da possibili allergie e reazioni asmatiche con manifestazioni respiratorie anche gravi. Riniti, eczemi, orticaria e dissenteria possono essere causati dai solfiti . in queste malattie una delle componenti più ostiche è proprio l’ identificazione della causa. Immaginate l’ efficacia di un trattamento se non viene rimossa la causa che ha scatenato la malattia!

4 Interazione con farmaci cortisonici. Da non sottovalutare anche l’ interazione con farmaci, in particolar modo i cortisonici che aumentano la sensibilità individuale ai solfati.

Quanti solfiti possiamo ingerire e quanti realmente ne assumiamo?

Il limite di legge imposto per l’ assunzione di solfiti e di 0,7 g. per kg di peso corporeo . l’ organizzazione Mondiale per la Sanità ha stabilito questo limite di sicurezza. Per interpretare correttamente questo valore è necessario poter calcolare in linea di massima quanti solfiti possiamo ingerire.

In quali alimenti troviamo i Conservanti  E220 e similari?

Potenzialmente i solfiti sono presenti in quasi tutti gli alimenti conservati e perfino in molti freschi.

Nei prodotti preconfezionati devono essere indicati in etichetta o con il codice identificativo o con il nome chimico.  Sfortunatamente in molti casi non è obbligatorio segnalare né la loro presenza ne la loro quantità. Un esempio: il pesce fresco (tipicamente nei gamberetti , gamberi e surimi )

E’ presente anche nei cereali come l’ orzo perlato, purè di patate, ortaggi sottolio ,sottaceto e salamoia ( con sale ). Nelle bibite a base di frutta , nei funghi secchi e nella frutta essiccata , nella frutta candita .

Nei prodotti a base  di  carne, essendo maggiormente soggetti a fenomeni putrefattivi  i quantitativi di conservanti sono ancora maggiori e possono contenere anche 450 mg al kg.

Il vino li contiene.  I limiti legali imposti dalla comunità europea sul contenuto finale di anidride solforosa nel vino consentono fina  a 160 mg/litro per i vini rossi e di 210 mg/litro per i vini bianchi. Mediamente più è scarsa la qualità del vino e maggiormente se ne rende necessaria l’ aggiunta in quantità superiori.

Per legge non è obbligatorio indicare la loro presenza se il quantitativo è inferiore a 10 mg al kg o lt. In soggetti allergici anche quantitativi modesti possono scatenare serie conseguenze !

Quanti solfiti mangiamo?

Come avrete ben compreso è molto difficile stabilirlo. In molti casi la loro presenza non è indicata e data la loro alta diffusione è molto facile che questi quantitativi si accumulino oltrepassando molto facilmente il valore consigliato dalla OMS.

Ma mancora più interessante è una ricerca condotta nel 2000 che ha stabilito che il quantitativo di solfiti tollerato dall’ organismo è ben inferiore a quello ufficiale OMS èd è pari a 0.7 mg al Kg di peso . Facciamo un esempio semplicissimo.  Se peso 70 Kg  il tasso limite tollerabile è di 0.7 mg per kg , quindi  in totale solo 49 mg.

Una cenetta con un po’ di insaccati, 2 bicchieri di vino bianco con un po’ di frutta secca e siamo già oltre i limiti consigliati. Senza contare il resto dei conservanti …

Quantità massime di solfiti maggiormente presenti negli alimenti ammesse secondo la regolamentazione della comunità europea

ALIMENTI                                    DOSE MASSIMA mg o ml / kg di solfiti

  • Aceto                                                                     170
  • Amidi                                                                      50
  • Crostacei                                                               150
  • Stoccafisso o baccala                                              200
  • Senape                                                             250/500
  • Surrogati carne pesce o crostacei                            200
  • Concentrati di frutta                                              250
  • Albicocche pesche uvetta prugne e fichi secchi        2000
  • Banane essiccate                                                 1000
  • Mele e pere secche                                                600
  • Preparati per purè                                                 400
  • Pomodori secchi                                                    200
  • Vini  rossi                                                             210
  • Vini bianchi                                                          160
  • Vini tedeschi Spatlese e Aulese                              300
  • Vini bordeaux                                                      300
  • Vini francesi Barzac, Cadillac…                              400
  • Succo d’uva concentrato                                      200
  • Succo di limone                                                   350

Conclusioni

Spero di aver fatto un po’ di chiarezza. I solfiti sono solo uno dei moltissimi additivi nocive per il nostro organismo. Se fosse l’ unico , probabilmente questo articolo non avrebbe ragione di essere. Sfortunatamente non è così ed assieme ai solfiti ingeriamo moltissime altre sostanze tossiche che si accumulano nel nostro organismo. Sapere in quali alimenti è maggiormente concentrato può essere di aiuto a limitarne l’ assunzione.

Alessandro Di Coste

fonte: varie dal Web

Il Cortisone: il miglior modo per non guarire mai! – Ecco come sostituirlo con rimedi naturali con zero effetti collaterali!

Cortisone

 

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Il Cortisone: il miglior modo per non guarire mai! – Ecco come sostituirlo con rimedi naturali con zero effetti collaterali!

 

Cortisone: ecco come sostituirlo con rimedi naturali con zero effetti collaterali

Il cortisone è un farmaco che a lungo andare provoca effetti collaterali, anche gravi. In alcuni casi, e sotto il tassativo consenso del proprio medico, può essere sostituito con rimedi naturali che hanno lo stesso effetto benefico ma non gli stessi effetti collaterali

I farmaci al cortisone sono molto usati per curare patologie di vario genere, in particolare allergie, infiammazioni, problemi articolari. Il cortisone è un farmaco pesante, che porta a molteplici conseguenze se utilizzato per lunghi periodi. In alcuni casi, per patologie leggere o situazioni non troppo gravi, si può pensare di sostituirlo con alcune alternative naturali sempre se queste siano state opportunamente approvate dal nostro medico curante. Quando è possibile è meglio evitare il consumo di cortisone perché può portare ad effetti collaterali come il gonfiore, aumento della pressione e della glicemia, irritabilità, variazioni nel peso, abbassamento delle difese immunitarie e altro.

RIBES NERO 2Il rimedio cortison-like certamente più conosciuto e apprezzato è il ribes nigrum, ovvero il ribes neroparticolarmente efficace sotto forma digemmoterapico, cioè quello estratto dalle gemme della pianta. Esistono diversi studi che hanno comprovato la sua azione simile a quella del cortisone anche se certamente più lenta. Questa pianta è in grado di ridurre l’infiammazione e modulare la risposta immunitaria, soprattutto in caso di allergie.Cardiospermum_halicacabum

La pianta, Cardiospermum Halicacabum è originaria dell’India, del Sud America e dell’Africa, è nota già dagli anni ’70 come cortisone naturale poiché ha potenzialità antinfiammatorie e antiallergiche, date da i fitosteroli contenuti nelle sommità fiorite della pianta, che vengono utilizzati soprattutto per realizzare creme ad uso topico perfette per chi soffre di pelle sensibile ad allergie e infiammazioni di vario genere come gli eczemi. A differenza del cortisone, il Cardiospermum Halicacabum si può usare anche per lunghi periodi dato che è molto ben tollerato.

CURCUMA 5La curcumina è il principio attivo più importante presente nella curcuma, sono numerosi gli studi su questo principio attivo ed i risultati sono sempre più incoraggianti: confermerebbero infatti che la curcumina potrebbe possedere potenti effetti antinfiammatori e addirittura possibili benefici nella lotta contro il cancro. L’efficacia antinfiammatoria di questa sostanza si è rivelata molto simile a quella di farmaci come il cortisone e il fenilbutazone, soprattutto nelle fasi acute delle malattie e ovviamente senza effetti collaterali. Per avere dei benefici, però, la dose da assumere è alta, non basta dunque la normale assunzione alimentare. Perciò, anche in questo caso, è sempre bene rivolgersi ad un medico.

ZENZERO COPDiverse ricerche hanno dimostrato inoltre che tra le varie proprietà dello zenzero è presente anche quella  antinfiammatoria. Uno studio effettuato dall’Università di Copenaghen ha messo a confronto l’uso di estratto di zenzero contro cortisone e ibuprofene per l’artrite. I risultati mostrano che l’ibuprofene  non sia utile in questi casi, mentre cortisone ed estratto di zenzero hanno portato a buoni miglioramenti. Lo zenzero in questione però, al contrario del cortisone, non presenta effetti collaterali.

reishi1Il Ganoderma lucidum, o Reishi è un fungo tipico della Cina e del Giappone che è stato al centro di vari studi, oggi un affermato antinfiammatorio, sostituibile al cortisone in alcuni casi. Per ottenere buoni risultati con il Reishi è necessario assumerlo sotto forma di compresse, facendo attenzione ad acquistare un prodotto di qualità. E’ molto importante però sapere anche quanto assumerne, le dosi variano a seconda della patologia che si deve curare, è dunque tassativo interpellare un esperto o il proprio medico curante che potrà consigliare tempi e modi per la sua corretta somministrazione.

…E GranoSalus chiede: Che fine ha fatto il grano contaminato arrivato a Bari il 13 aprile scorso?

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…E GranoSalus chiede: Che fine ha fatto il grano contaminato arrivato a Bari il 13 aprile scorso?

Che fine ha fatto il grano contaminato arrivato a Bari il 13 aprile scorso?

Vi raccontiamo una storia, una storia vera. La storia di una nave che doveva essere respinta – secondo l’Unione europea – mentre i fatti del Belpaese dimostrano il contrario. A che serve l’allerta rapida se vi sono falle nel sistema? Che grano siamo costretti a mangiare ogni giorno nella pasta e nel pane? Possibile che le multinazionali debbano sempre farla franca? Il silenzio dei sindacati

Quasi un anno fa, il 13 aprile arriva al porto di Bari una nave che in sette stive trasporta più di 59mila tonnellate di grano duro proveniente dall’Argentina. Dai controlli degli ispettori dell’Ufficio di Sanità marittima (Usmaf) effettuati a campione in due stive, viene fuori che in una delle due il grano è contaminato da Dichlorvos, un pesticida vietato dall’Unione Europea, in una concentrazione di 0.34 milligrammi per chilogrammo (il limite massimo è di 0,01). La stiva contaminata contiene oltre 12 mila tonnellate di grano, secondo le notizie riportate da un articolo apparso su la Repubblica in data 8 marzo 2017 che attribuisce un valore al carico, a conti fatti, di circa 8 euro al quintale! Grano di pessima qualità che in partenza sarà costato nemmeno la metà, al netto dei costi di trasporto. Dai sindacati agricoli? Nemmeno una parola.

Il Ministero della Salute blocca la partita e ne vieta ogni trattamento, esistendo il ragionevole dubbio che il prodotto una volta commercializzato possa contenere un principio attivo non autorizzato” e non potendo, dunque, escludere rischi per i consumatori. Infatti, secondo il Ministero possono essere trattate solo partite con contaminanti non vietati dall’UE.

Dunque questo grano non può essere utilizzato? Non proprio purtroppo, perché l’importatore, la Casillo Commodities, non si rassegna e ricorre al TAR ottenendo un provvedimento cautelare con cui viene sospeso il diniego all’importazione.

Nel provvedimento del TAR tuttavia si specifica che:

  • l’ammissione al trattamento speciale non comporta l’autorizzazione alla trasformazione e alla commercializzazione del frumento, che dovrà in ogni caso essere sottoposto, concluso il trattamento, a rigorosi controlli di legge;
  • non sussiste, allo stato, un pericolo di danno per la salute pubblica, mentre la merce contaminata è soggetta a naturale deperimento.

Secondo i giudici del TAR l’eventuale via libera sarebbe, dunque, legato alla possibilità di effettuare nuove analisi prima della vendita.

L’autorità competente dovrebbe assicurare che i trattamenti speciali siano eseguiti in stabilimenti sotto il suo controllo o sotto il controllo di un altro Stato membro e conformemente alle condizioni previste secondo la procedura di cui all’articolo 62, paragrafo 3 del regolamento CE 882/04) o, in mancanza di tali condizioni, alle norme nazionali.


Allerta rapida

In realtà il carico era stato oggetto di allerta, come si può notare nel documento qui affianco riportato in cui si invitava a respingerlo al mittente. In tale documento viene segnalato, tuttora, un livello di rischio “serious” ed una notifica classificata come “border rejection“, ovvero respingimento alla frontiera. Insomma quel grano secondo l’autorità europea andava restituito al mittente argentino (c.d. action taken).

Ma cosa è successo poi? Questo grano contaminato non è stato affatto respinto, come la normativa Europea prevedeva e lo stesso Ministero della Salute Italiano affermava, ma invece sottoposto, dopo una rassicurante sentenza del TAR di Bari (che non ha competenze in maniera sanitaria), ad un processo di ventilazione.

Tuttavia, attraverso la ventilazione si potrebbe forse bonificare il carico dalla polvere ma senza togliere l’insetticida: il principio attivo è un citotropico e sistemico che non può evaporare.

Ecco perché il mancato reinvio al mittente argentino lascia una zona d’ombra sull’intera vicenda.  Il timore è che tecnicamente questo grano possa essere miscelato per diluire la presenza dell’ insetticida .

Questa (non)soluzione sarebbe una scorciatoia, un po’ pasticciata e sospetta.

La decontaminazione è cosa ben diversa dalla diluizione (che risulta vietata dall’art 20 dello stesso regolamento CE 882/04 e anche dall’ art 3 del regolamento CE 1881/06)!

Qual’è la conclusione di questa vicenda? In Italia sembra perfettamente legale importare food contenente una sostanza tossica  non autorizzata e sembra che un giudice amministrativo abbia più competenza sulla salute pubblica delle Autorità Europee e del Ministero della Salute Italiano.

Oltretutto di trattamenti speciali di ventilazione sul Dichlorvos, materialmente effettuati, in tutta Europa non vi è traccia. Dal database RASFF non risulta che questi siano mai stati ammessi sul Dichlorvos!

Nei casi di partite di alimenti contaminati con Dichlorvos (più di 100) in Europa, le azioni intraprese sono state di distruzione o di respingimento alla frontiera, mai nessun trattamento speciale, fisico o chimico, ne tantomeno alcuna ventilazione.

E’ necessario che le autorità europee facciano luce su questa vicenda evitando che la decontaminazione si tramuti in diluizione.

Ed è necessario che il Ministro della Sanità invochi il principio di precauzione e la CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA Art. 23 Direttiva 2001/18/CE.

Non si possono fare sconti alle multinazionali sulla pelle dei cittadini per tutelare il profitto! La salute viene prima dell’ economia.

fonte: http://www.granosalus.com/2017/03/20/fine-carico-grano-contaminato-arrivato-bari-13-aprile-scorso/

 

ARGENTO COLLOIDALE meglio di qualunque antibiotico – efficace anche contro i microbi antibiotico resistenti. Perchè non ce lo dicono?

ARGENTO COLLOIDALE

 

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ARGENTO COLLOIDALE meglio di qualunque antibiotico – efficace anche contro i microbi antibiotico resistenti. Perchè non ce lo dicono?

Nei decenni scorsi, inoltre, la ricerca ha mostrato che l’argento colloidale puo’ persino eliminare microbi antibiotico-resistenti come l’ MRSA (methicillin-resistant Staphylococcus aureus), l’influenza aviaria e il Corona Virus (SARS)

A metà anni ’70, il Dr. Robert O. Becker della Syracuse Medical University (USA) inizio’ la sua pionieristica ricerca sull’argento colloidale. Le sue conclusioni:

“Quel Che Abbiamo Fatto È Stato Riscoprire Il Fatto Che L’argento Uccide I Batteri: Un Fatto Che Era Noto Da Secoli…Tutti Gli Organismi Che Abbiamo Testato Si Son Dimostrati Sensibili Agli Ioni Generati Elettricamente , Incluso Alcuni Resistenti A Tutti Gli Antibiotici Noti… In Nessun Caso Si Sono Manifestati Evidenti Effetti Collaterali Indesiderati Del Trattamento All’argento”

Tuttavia, l’effetto innato antimicrobico era già conoscenza condivisa 60 anni fa, prima del dr Becker. Infatti agli inizi del 1900, Aldred Searle, fondatore del global Searle Pharmaceutical Company, aveva già scoperto che l’argento nella sua forma colloidale liquida, poteva uccidere i patogeni piu’ mortali.

Nel suo libro, Colloids in Biology and Medicine, nel 1919, Searle scriveva:

“In Un Grandissimo Numero Di Casi È Stato Somministrato L’argento Colloidale Con Incredibili Risultati Di Successo… Ha Il Vantaggio Di Essere Rapidamente Fatale Ai Microbi Senza Dare Delle Reazioni Tossiche Al Soggetto. E’ Piuttosto Stabile. Protegge I Conigli Dal Tetano O Dalla Difterite, Dieci Volte Di Piu’”

A differenza delle prescrizioni di antibiotici, l’argento non crea resistenza o immunità nei patogeni che uccide.

Negli ultimi anni, molti nuovi studi hanno dimostrato il fatto l’argento è uno degli agenti piu’ efficaci nella battaglia contro la MRSA (methicillin-resistant Staphylococcus aureus) ed altri superpatogeni, resistenti agli antibiotici:

Brigham-Young Clinical Study – Lo studio, pubblicato nella rivista Current Science nel 2006 ha trovato che un numero di antibiotici che precedentemente erano stati in grado di uccidere patogeni MDR (multiple drug-resistant, resistenti a molte medicine) come laMRSA, potevano si essere riportati a piena efficacia contro i mortali patogeni, ma solo se una soluzione liquida di argento simile all’argento colloidale, veniva usata in congiunzione alla medicina

Studio clinico iraniano – Anche questo studio ha trovato che l’argento aumenta l’efficacia degli antibiotici contro infezioni da staphilococco. I ricercatori sono giunti alla conclusione che:

“Le Attività Antibatteriche Della Penicillina G (E Della Amoxicillina, Eritromicina, Clindamicina E Vancomicina) Aumentavano Alla Presenza Di Particelle Di Nano-Argento . Il Maggior Effetto Migliorativo Venne Osservato Nel
Vancomicina, Amoxicillina E Penicillina G Contro Lo S. Aureus.”

Studio clinico Taiwan – Pubblicato nel Colloids Surface B Biointerfaces7 nel 2007; questo studio ha dimostrato che l’argento colloidale, in sé elimina sia l’MRSA che lo Pseudomonas aeruginosa, un altro superbatterio mortale ed estremamente opportunistico.

Studio clinico Repubblica Ceca – Allo stesso modo questo studio ceco pubblicato nel prestigioso Journal of Physical Chemistry B8 nel 2006, ha anch’esso dimostrato che l’argento colloidale è altamente efficace contro la MRSA:

“…Particelle Di Argento, Con Una Distribuzione Di Minima Misura Ed Una Misura Media Di 25 Nm, Che Hanno Mostrato Alta Attività Antimicrobica E Battericida Contro I Batteri Gram- Positivi E Gram-Negativi, Incluso Il Ceppo Multiresistente Come Quello Dell’MRSA (Methicillin-Resistant Staphylococcus Aureus). Lo Studio Ha Ulteriormente Dimostrato Che Concentrazioni Molto Basse Di Argento Potevano Essere Utilizzate Per Distruggere L’MRSA