Glifosato: non serve vivere vicino ai campi per essere contaminati

 

Glifosato

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Glifosato: non serve vivere vicino ai campi per essere contaminati

 

Uno studio indipendente trova consistenti tracce di glifosato in un campione di donne in gravidanza residenti a Roma.

Da quando L’Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha classificato il glifosato come «probabilmente cancerogeno» il dibattito sull’erbicida più utilizzato al mondo è salito a livello europeo dove l’autorizzazione al suo utilizzo è stata rinnovata a tutto il 2017.

Se ancora qualcuno di voi avesse dubbi sul fatto che non è più tollerabile continuare a subire l’avvelenamento di questa sostanza e ancora non avesse firmato Ice (Iniziativa dei cittadini europei) che ne chiede il bando dal territorio europeo (firmate qui per favore), vi riportiamo l’ennesimo studio che prova quanto possa essere dannoso per la nostra salute.

Ad aprile 2017 l’associazione A Sud e la rivista Il Salvagente hanno incaricato un laboratorio tedesco di eseguire analisi tossicologiche indipendenti su un campione di 14 donne incinte, scelte nel contesto urbano della città di Roma. I risultati dei test, effettuati dal BioCheck Lab di Lipsia, sono allarmanti: tutti e 14 i campioni di urine raccolti mostrano la presenza di glifosato, con un range che va dagli 0,43 ai 3,48 nanogrammi/ml. La sua presenza può essere causata da diversi fattori, primo tra tutti l’alimentazione. Il glifosato entra nell’organismo umano non solo mediante pane, pasta, farina e altri prodotti a base di farina ma anche attraverso carni e formaggi. Sappiamo tutti che l’85% dei mangimi utilizzati negli allevamenti sono costituiti da mais, soia, colza ogm brevettati proprio per essere resistenti al glifosato.

Quanto glifosato dovrebbe esserci nelle urine? La risposta a questa domanda è: zero.

Se è vero che non sono previsti livelli massimi di concentrazione nel corpo umano, è comunque inammissibile la presenza di questa sostanza chimica. Come conferma l’oncologa Patrizia Gentilini, membro del Comitato Scientifico dell’Isde (International Society of Doctors for the Environment), che ha commentato: «Il glifosato rinvenuto nelle urine delle donne che si sono sottoposte al test è in concentrazioni superiori al limite di quantificazione nel 100% dei casi». Gentilini spiega che in un’indagine dello stesso tipo effettuata in Germania dal 2001 al 2015 su un totale di 399 soggetti – maschi e femmine di età compresa tra i 20 e i 29 anni – il glifosato è stato trovato solo nel 32% delle analisi effettuate. «Occorre considerare – aggiunge Gentilini – che il valore massimo riscontrato tra le 14 donne in gravidanza esaminate a Roma è stato del 24% superiore al valore più alto trovato tra le analisi effettuate in Germania. Vi sono ragioni scientifiche perché il risultato dei test possa ritenersi un campanello di allarme».

Insomma, si può affermare che questa ricerca evidenzia il rischio concreto per la salute umana, riproduttiva e neonatale rappresentato dall’esposizione al glifosato. Perché? Oltre alla sua neurotossicità e alla connessione con diverse tipologie di cancro, l’erbicida è da considerarsi un interferente endocrino associato all’insorgenza di disturbi della crescita, aborti spontanei, anormalità dello sperma e diminuzione del numero degli spermatozoi. Vi serve altro?

Nel dubbio vi riportiamo un’altra ricerca. In uno studio indipendente ancora in corso, il dottor Paul Winchester sta dimostrando che le madri con alti livelli di glifosato nelle urine hanno una gravidanza più breve e i bambini un peso minore alla nascita, il che può comportare minori abilità cognitive nell’età dello sviluppo e più alti rischi di sindromi metaboliche. Dallo stesso studio emerge che le donne che vivono nelle zone rurali presentano un più alto contenuto di glifosato nelle urine rispetto alle donne residenti nelle aree urbane, suggerendo una maggiore esposizione legata alla prossimità dei campi coltivati.

Glyphosate  international

L’indagine condotta sulle donne romane, fa parte di un più ampio Dossier realizzato dalle Associazioni A Sud, Navdanya International e Cdca, dal titolo: Il Veleno è servito – glifosato e altri veleni dai campi alla tavola, che racconta storia, evoluzioni e rischi dell’utilizzo della chimica di sintesi in agricoltura, soffermandosi sugli studi scientifici pubblicati, sui profili normativi, sul conflitto di interessi che coinvolge le lobbies agrochimiche impegnate a ottenere normative più permissive. E ci fa una panoramica sugli effetti del glifosato nel resto del mondo.

Negli Stati Uniti, è stato trovato nelle urine del 93% dei consumatori sottoposti a indagine tossicologica durante un progetto avviato nel 2015 dall’Università di San Francisco – California (Ucsf).

L’Argentina rappresenta uno dei paesi maggiormente colpiti dagli effetti dell’agricoltura industriale: da quando nel 1996 il governo argentino spalancò le porte alla coltivazione transgenica della soia RoundUp Ready resistente al RoundUp (l’erbicida a base di glifosato) i casi di cancro e malformazioni alla nascita sono esplosi, come hanno anche dimostrato le immagini scattate dal fotografo Pablo Piovano.

In Colombia, il massiccio ricorso alla pratica delle fumigazioni aeree di glifosato per lo sradicamento dei campi illegali di coca (pratica sostenuta dal Plan Colombia approvato nel 2000 dagli Stati Uniti) ha portato all’inquinamento dei corsi d’acqua e dei terreni e allo sfollamento di migliaia di colombiani oltre naturalmente all’insorgere di gravi patologie epidermiche, oftalmiche, epatiche e oncologiche.

Esistono alternative al glifosato? Noi pensiamo di sì e che ne varrà la pena.

A cura di Maurizio Bongioanni
m.bongioanni@slowfood.it

 

tratto Da: http://www.slowfood.it/roma-glifosato-nelle-urine-concentrazioni-superiori-al-limite-quantificazione-nel-100-dei-casi-analizzati/

 

 

Alimentazione – Ecco le combinazioni che curano corpo e mente

 

Alimentazione

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Alimentazione – Ecco le combinazioni che curano corpo e mente

Alcuni ingredienti naturali che usiamo ogni giorno in cucina, oltre ad essere nutrienti, hanno proprietà terapeutiche molto potenti. Di seguito ti suggeriamo alcune combinazioni tra ingredienti naturali che possono avere grandiosi benefici per la nostra salute.

Acqua e miele. Facendo sciogliere un cucchiaino di miele in un bicchiere d’acqua tiepida è possibile ottenere un ottimo rimedio dimagrante. Inoltre, il miele è utile per abbassare il colesterolo e, grazie alle sue proprietà antibatteriche e antibiotiche, rinforza il sistema immunitario facendoci ammalare di meno.

Zenzero e cannella. Un infuso a base di questi due ingredienti naturali può avere numerosi benefici per la salute: riscalda il corpo, favorisce la disintossicazione del fegato, previene la formazione di calcoli biliari, migliora la digestione e aiuta a curare raffreddore e influenza.

Acqua e limone. Bere ogni mattina un bicchiere d’acqua tiepida nel quale diluire il succo di mezzo limone è un’abitudine che può rivoluzionare la nostra salute: disintossica l’organismo, favorisce la digestione, equilibra i livelli di pH, depura la pelle e dà energia.

Curcuma e zenzero. Si tratta di un infuso molto potente: protegge il fegato, è un ottimo tonico, allevia raffreddore e influenza e rinforza il sistema immunitario.

Bicarbonato di sodio e limone. Si prepara versando mezzo cucchiaino di bicarbonato nel succo di un limone, ed è utile per alcalinizzare il corpo, favorire la digestione, depurare l’organismo e aumentare le difese.

Miele e aceto di mele. Sono entrambi ingredienti ricchissimi di benefici, ma questa combinazione è particolarmente utile per alleviare le irritazioni e le infiammazioni, mentre se applicato sui capelli può eliminare la forfora in pochissimi giorni.

tratto da RimedioNaturale

Ecco cosa sta facendo lo smartphone al tuo cervello

 

smartphone

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Ecco cosa sta facendo lo smartphone al tuo cervello

Lo sconvolgente risultato di uno studio sulla dipendenza da smartphone e Internet.

Anche se la maggior parte di voi probabilmente ammetterà che non si può vivere senza il proprio smartphone, non è molto chiaro se rappresenti una dipendenza genuina o meno. La ricerca spera di determinarlo una volta per tutte, ma per ora è qualcosa che può almeno essere descritto come problematico. In ogni caso, una nuova ricerca condotta dalla Korea University di Seoul suggerisce che una dipendenza o un’eccessiva dipendenza dalla tecnologia sta creando uno “squilibrio” nella chimica cerebrale degli adolescenti. Questo piccolo studio ha esaminato il cervello di 38 adolescenti, sia maschi che femmine.

I partecipanti sono stati interrogati su quanto fossero dipendenti.

La metà dei soggetti era perfettamente sana, mentre si diceva che gli altri fossero affetti da dipendenza da smartphone e Internet.

I sintomi non sono concreti al momento, ma si pensa che includano l’incapacità di resistere all’impulso di usare uno smartphone, irritabilità quando non è permesso l’uso, tempi di utilizzo eccessivamente prolungati influiscono negativamente sul lavoro, sulle abilità sociali, ed anche sulla salute.

Chi otteneva punteggi di dipendenza più alti aveva anche molte più probabilità diessere depresso, ansioso e impulsivo. Alcuni dei peggiori colpiti sono stati sottoposti a 9 settimane di terapia cognitiva comportamentale per cercare di svezzarli dagli smartphone.

Utilizzando la spettroscopia a risonanza magnetica – una forma di risonanza magnetica (MRI) che esamina la composizione chimica di parti del cervello – il team di neuroradiologi ha esaminato i soggetti prima e dopo che la loro terapia comportamentale fosse completa.

 GABA e Glx

Sono stati esaminati due composti: l’acido gamma-aminobutirrico (GABA) e il glutammato-glutammina (Glx). Il primo è un neurotrasmettitore che inibisce i segnali tra i neuroni, mentre il secondo innesca l’eccitazione elettrica nei neuroni. Sono, grosso modo, rivali chimici. Gli effetti inibitori di GABA sono, tra le altre cose, pensati per aiutare una persona a controllare gli impulsi di paura o ansia quando i neuroni sono sovraeccitati. Troppo GABA, tuttavia, può causare ansia, insonnia e sfinimento.

Il team ha scoperto che c’era molto più GABA rispetto a Glx nel cervello di quelli fortemente dipendenti dagli smartphone, in particolare nella corteccia cingolata anteriore, un segmento che si occupa del controllo degli impulsi, emozione e attenzione. Più alto è il rapporto, più dipendente da Internet e dagli smartphone sembra essere il soggetto.

La correlazione non è casualità

La correlazione non è causalità e non si può affermare che questo studio si sia concentrato su una popolazione piccola.

“Mentre abbiamo chiaramente dimostrato che l’uso problematico del telefono #cellulare è un problema emergente strettamente legato allo sviluppo tecnologico, c’è una mancanza di coerenza ed uniformità nei criteri per studiarlo che richiede cautela nell’accettare molte delle conclusioni indicate” ha dichiarato uno dei ricercatori.

fonte: http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/12/ecco-cosa-sta-facendo-lo-smartphone-al-tuo-cervello-002213973.html?sbdht=_21ozE01rcAcgDuZ2sJph8opqgVmpcEHuO7AsKdSAGsq06JVA5CMTABRt9Qe9qxFi

Sanità – liste d’attesa. I cittadini costretti a scegliere tra il non curarsi e il pagare!

Sanità

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Sanità – liste d’attesa. I cittadini costretti a scegliere tra il non curarsi e il pagare!

La sanità pubblica italiana versa in uno stato di costante emergenza da ormai molti anni. I cittadini di ogni regione lamentano problemi di diversa natura, primo fra tutti la lunghezza delle liste di attesa anche per esami piuttosto semplici. Si tratta di un problema trasversale che interessa tutto lo stivale dal Nord al Sud. Una situazione gravissima ed inammissibile.

La conseguenza è mettere il cittadino con le spalle al muro costringendolo a scegliere tra il non curarsi e pagare!

Continua a crescere infatti la spesa sanitaria privata in capo alle famiglie, pari a 33,9 miliardi di euro nel 2016 (+1,9% rispetto al 2012).

Intanto, come emerge dal Rapporto 2017 del Censis sulla situazione sociale del Paese, si gonfiano le liste d’attesa nel pubblico.

Nel 2014-2017 si allunga di 60 giorni l’attesa per una mammografia, di otto quella per una visita cardiologica, di sei per colonscopia e risonanza magnetica.

Un’altra disfunzione in evidente peggioramento è la territorialità della qualità dell’offerta. Per il 30,5% degli italiani, (quota che sale nel Sud al 38,1% e al Centro al 32,6%) la qualità del Servizio Sanitario è peggiorata.

Insomma o aspettare o pagare. Ma per chi ci governa la priorità è la guerra alle Fake News!

By Eles

Gli effetti del glutine sul cervello

 

glutine

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Problemi come disturbi gastrointestinali (IBS), eruzioni cutanee, problemi di assorbimento dei nutrienti e la perdita ossea sono stati segnalati e osservati ormai in larga misura. Fortunatamente per molti, una dieta priva di glutine può alleviare queste condizioni e rivitalizzare la salute. Ma, oltre a questi disturbi, ci può essere un altro motivo per evitare il glutine: il suo effetto sul cervello.

La celiachia è una malattia autoimmune causata da intolleranza al  glutine che danneggia il piccolo intestino. Se si ha la celiachia e si consumano cibi con glutine, il sistema immunitario risponde danneggiando l’intestino tenue.

Il glutine è una proteina presente nel grano, segale e orzo. Si trova principalmente negli alimenti, ma si può trovare anche in altri prodotti come: medicinali, vitamine e integratori, balsamo per le labbra, la colla per francobolli e buste. La celiachia colpisce ogni persona in modo diverso.

I sintomi possono verificarsi nel sistema digestivo o in altre parti del corpo. Una persona potrebbe avere diarrea e dolori addominali, mentre un’altra persona può essere irritabile o depressa o avere frequenti mal di testa ed emicranie. L’irritabilità è uno dei sintomi più comuni nei bambini. Alcune persone non hanno sintomi.

La malattia celiaca è genetica. Gli esami del sangue possono aiutare il medico a diagnosticare la malattia, che avolte può anche richiedere di esaminare un piccolo pezzo di tessuto prelevato dal piccolo intestino. Il trattamento è una dieta priva di glutine.

Recenti ricerche sui problemi causati dal glutine, si sono concentrati sull’impatto che ha sul cervello. Gli scienziati hanno scoperto una stretta connessione tra il cervello e il sistema nervoso enterico (il ‘cervello’ del tratto digestivo). Sulla base di questa conoscenza, i ricercatori hanno iniziato ad osservare l’effetto del glutine sulla risposta immunitaria, l’assorbimento dei nutrienti e sul cervello. I risultati raggiunti finora, sono piuttosto negativi

Mal di testa? Forse è colpa del glutine

Frequenti mal di testa e l’emicrania possono essereproblemi irritanti e dolorosi. Uuna tipica risposta potrebbe essere quella di assumere un paio di aspirine e cercare di andare avanti con la giornata, la risposta migliore sarebbe però quella di scoprirne la causa. Il mal di testa potrebbe, infatti, essere causato da qualche alimento e in particolare dal glutine. Uno studio recente ha suggerito un legame tra sensibilità al glutine e celiachia con IBS ed emicrania. La ricerca ha indicato che chi soffre di celiachia e IBS, soffre di mal di testa ed emicranie più frequenti rispetto alle persone sane. Ulteriori ricerche hanno suggerito che la risposta del corpo inizia nel tratto digestivo e crea una risposta nervosa troppo sensibile, causa di debilitanti emicranie.

Un altro studio ha valutato i bambini con malattia celiaca che hanno subito frequenti mal di testa. I bambini sono stati alimentati con una dieta priva di glutine, per determinare se questo cambiamento poteva alleviare il mal di testa… e nella stragrande maggioranza dei casi ha funzionato.

L’intolleranza al glutine può causare anomalie cerebrali?

Nei pazienti affetti da malattia celiaca, sono state trovate notevoli anomalie cerebrali, identificate tramite RM (risonanza magnetica). Coloro che soffrono di mal di testa hanno mostrato il più alto grado di anomalie del cervello.  Nei bambini, le complicazioni neurologiche si sono verificate in risposta alla sensibilità al  glutine e malattia celiaca. Problemi neurologici verificatisi negli adulti, sono risultati anche più gravi.

In alcuni casi, il problema è una perdita di materia cerebrale. Anche se questa condizione può portare a problemi più gravi, l’adozione di una dieta priva di glutine si è dimostrata un utile trattamento.

I ricercatori della John Hopkins University School of Medicine, hanno esplorato l’impatto dell’infiammazione gastrointestinale (creata da celiachia) nella schizofrenia. Hanno esaminato fattori come l’attivazione del sistema immunitario e la maggiore capacità di tossine e agenti patogeni di entrare nel flusso sanguigno. In tal modo, hanno trovato che i fattori immunitari attivati nell’intestino suggeriscono un collegamento alla malattia mentale.

Glutine e ictus ischemico

Il glutine è stato indicato come uno dei responsabili di ictus ischemico e coagulazione del sangue nel cervello. In alcuni casi di ictus ischemico, l’unico fattore che i medici hanno trovato che poteva contribuire alla causa, era la malattia celiaca.

I ricercatori hanno suggerito che il fattore primario in questi casi poteva essere stata la risposta autoimmune causata dalla malattia celiaca. Proprio come nell’ictus, la coagulazione del sangue nel cervello è stata riportata con l’unica causa sottostante della celiachia.

Glutine, attacchi epilettici e SLA

Oltre al mal di testa, alle anomalie cerebrali e coagulazione del sangue che possono portare a ictus, il glutine è stato direttamente collegato anche agli attacchi epilettici e alla SLA (malattia di Lou Gehrig). Questi collegamenti sono stati causa immediata di preoccupazione. La buona notizia è che c’è una speranza. Gli studi hanno, infatti, trovato cambiamenti nel cervello, provocati dalla sensibilità al glutine.

I ricercatori hanno osservato calcificazioni in determinate parti del cervello, che hanno causato le crisi epilettiche. I sintomi si sono interrotti una volta che i pazienti hanno iniziato una dieta priva di glutine. Lo stesso risultato si è verificato in un individuo affetto da lesioni al cervello simili a quelli osservati nella SLA. Gli esami del paziente, hanno rivelato che era affetto da celiachia. Una volta che è stato sottoposto ad una dieta priva di glutine, la  MR imaging (MRI) ha mostrato una riduzione delle lesioni e un miglioramento complessivo della sua condizione.

Anche se la ricerca sull’impatto del glutine sul cervello è nuova, il messaggio è chiaro: il glutine ha un impatto molto più vasto sulla nostra salute, di quanto si pensasse. La ricerca suggerisce che una componente significativa del problema deriva dalla risposta immunitaria e dall’irritazione causata dalla risposta del corpo al glutine. Sulla base di questo, chi sa o sospetta un’allergia al glutine, dovrebbe seriamente prendere in considerazione l’adozione di una dieta priva di glutine: il vostro cervello vi ringrazierà.

 

tratto da: http://lospillo.info/gli-effetti-del-glutine-sul-cervello/

Stangata di Stato sulle sigarette elettroniche: “Se passa converrà tornare alle sigarette”… Un altro regalo alle Lobby amiche sulla pelle della Gente?

 

sigarette elettroniche

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Stangata di Stato sulle sigarette elettroniche: “Se passa converrà tornare alle sigarette”… Un altro regalo alle Lobby amiche sulla pelle della Gente?

Protesta davanti il Parlamento per gli amanti delle sigarette elettroniche e per i lavoratori del settore, a rischio dopo l’inserimento nel decreto fiscale di un emendamento fortemente penalizzante. Al centro della manifestazione la decisione di introdurre la tassazione dei liquidi per le e-cig, anche quelle senza nicotina, che porterebbe il prezzo di un flaconcino a  gonfiarsi del doppio e oltre, da 5 a 12-13 euro. Altro aspetto fortemente contrastato è l’omologazione della vendita relegata solo ai negozi autorizzati, come le tabaccherie, che stopperà la vendita online, e passerà il settore nelle mani del monopolio di stato.  “Al consumatore finale conviene quasi tornare alle sigarette. Ed è forse quello che vogliono ottenere” commenta al Fatto quotidiano Gianluca Giorgetti di Svapart.

Dai radicali alla Lega, un coro di no

Qualche giorno fa, anche Rita Bernardini, presidente del Partito Radicaleaveva criticato la legge: “Nel giro di un fazzoletto di giorni, lo Stato mette in ginocchio un settore che oggi coinvolge almeno trentamila persone, 2.500 punti vendita, 600 milioni di fatturato”. Parole di condanna anche da parte di Matteo Salvini, segretario della Lega, secondo cui “Forse c’è dietro la lobby del tabacco, che preferisce che gli italiani muoiano di fumo”

 

tratto da: https://ilsalvagente.it/2017/11/29/sigarette-elettroniche-a-montecitorio-la-protesta-contro-la-stretta/28771/?utm_content=buffercd210&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

 

Ecco come si riducono i tuoi polmoni dopo solo 30 pacchetti di sigarette!

 

sigarette

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Ecco come si riducono i tuoi polmoni dopo solo 30 pacchetti di sigarette!

Fumare non fa bene alla salute. Questa non è una notizia nuova, ma ti sei mai chiesto cosa succede nei tuoi polmoni quando fumi?
Numerosi studi scientifici hanno cercato, nel tempo, di individuare gli effetti del tabagismo sulla salute, muovendo inizialmente da osservazioni epidemiologiche che evidenziavano, fin dai primissimi lavori, alte incidenze, statisticamente significative, di problemi sanitari gravi tra i fumatori.

Vediamo l’elenco delle sostanze contenute nelle sigarette:

  • Nicotina: è contenuta nelle voglie di tabacco e viene volatilizzata col calore. E’ la principale responsabile della dipendenza in quanto aumenta il livello di dopamina. Oltre agi effetti neurologici ha  anche effetti sulla pressione sanguigna, infatti provoca vasocostrizione arteriosa periferica. Limita l’afflusso di sangue alla pelle provocando l’invecchiamento precoce della stessa
  • Sostanze irritanti: acroleina, acido cianidrico, formaldeide, ammoniaca, acetaldeide e altre sostanze. Queste irritano le mucose respiratorie e le mucose che rivestono i bronchi che cercano di preservare i polmoni da sostanze tossiche e polveri. Questo stato di irritazione continua porta ad una maggiore produzione di muco, quindi tosse e nei casi più gravi stati cronici di bronchiti ed enfisemi.
  • Monossido di carbonio un prodotto della combustione incompleta. Riduce le capacità respiratorie.
  • Catrameprodotto da combustione incompleta e condensazione di sostanze altobollenti, comprende diverse sostanze tra cui benzopireni e idrocarburi aromatici che sono sostanze cancerogene. Irrita le vie respiratorie, causa di alito cattivo e sensazione di sapore amaro in bocca e responsabile dell’ingiallimento dei denti.

Questo video spiega molto bene cosa succede.

 

fonti:

-https://www.informarexresistere.fr/come-si-riducono-i-tuoi-polmoni-dopo-30-pacchetti-di-sigarette-video/

-https://www.youtube.com/watch?v=mEnDsUCsfno

Lo dice la scienza, il glifosato fa male: provoca effetti androgeni, è genotossico e distrugge la flora intestinale.

 

 

glifosato

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

 

Lo dice la scienza, il glifosato fa male: provoca effetti androgeni, è genotossico e distrugge la flora intestinale.

Lo dice la scienza: il glifosato provoca effetti androgeni, è genotossico e distrugge la flora intestinale.

Queste tre notizie – suffragate dalla ricerca scientifica indipendente – sono state illustrate nei giorni scorsi a Matera nel corso del simposio internazionale ‘Grano duro, eccellenza del Mezzogiorno’. Con Saverio De Bonis, presidente di GranoSalus, facciamo il punto della situazione sul grano duro del Sud Italia e sugli effetti nefasti che il glifosato provoca al nostro organismo

Ormai è provato dalla ricerca scientifica: il glifosato provoca effetti androgeni(interferisce sul sistema endocrino), è genotossico (significa che danneggia l’informazione genetica all’interno di una cellula causando mutazioni ed inducendo modificazioni all’interno della sequenza nucleotidica o della struttura a doppia elica del DNA di un organismo vivente) e ha anche un effetto antibiotico (distruzione della flora batterica intestinale).

Notizie che, in parte erano note, ma che sono state confermate nei giorni scorsi nel corso di un simposio internazionale sul grano duro (“Grano duro, eccellenza del Mezzogiorno”, questo il titolo del simposio) che si è tenuto a Matera (in calce a questo articolo trovate un allegato che riassume quanto è stato detto al convegno: organizzatori e intervenuti).

Noi parliamo dei risultati di questo incontro internazionale con Saverio De Bonis, presidente di GranoSalus, l’associazione di consumatori e di produttori di grano duro del Sud Italia che ha organizzato il convegno insieme con NovAurora e Amici del Cuore.

Allora, presidente De Bonis, che cosa è emerso di nuovo da questo simposio?

“Intanto diamo una notizia che riguarda il glifosato: questione che verrà affrontata dalla conferenza degli assessori all’Agricoltura di tutte le Regioni italiane. Decisione, questa, che è maturata proprio durante il convegno che si è svolto a Matera. La notizie è importante: significa che tutte le Regioni italiane sono mobilitate per affrontare il problema di un erbicida che è dannoso per la salute delle persone”.

A proposito del glifosato: al convegno sono intervenuti scienziati e ricercatori di fama nazionale. Cosa è venuto fuori?

“E’ venuto fuori che la ricerca scientifica indipendente ha fatto chiarezza su alcuni aspetti decisivi relativi agli effetti che questo diserbante provoca nell’uomo. Ormai sono provati gli effetti androgeni che il glifosato provoca sull’uomo. Poi gli effetti genotossici e l’azione antibiotica. Tutto questo avviene nel corpo umano – questa è la vera notizia – anche in presenza di dosi minime di glifosato”.

Quindi quando l’Unione Europea ci viene a dire che in percentuali minime il glifosato non fa male alla salute ci racconta una bugia?

“Per l’appunto. Il glifosato nuoce alla salute umana, anche in piccole dosi. Punto. Le sperimentazioni sono state effettuate sui topi, sulle mamme in gravidanza e sui bambini appena nati. Gli effetti negativi sulla salute sono ormai provati”.

Al convegno erano presenti, tra gli altri, i rappresentanti di autorevoli gruppi della Grande distribuzione organizzata (Gdo). Questi gruppi hanno preso posizione, per esempio, in favore di derivati del grano senza glifosato?

“Abbiamo invitato i rappresentanti della Grande distribuzione organizzata proprio per sensibilizzarli sui temi dei cibi privi di contaminanti. E debbo dire che, da parte dei rappresentanti di questo mondo, non è certo mancato l’interesse. Hanno seguito con attenzione i lavori. E alcuni di loro sono intervenuti illustrando i protocolli stringenti che mettono in atto a tutela dei consumatori”.

Esempi concreti?

“Il gruppo Auchan, ad esempio, vuole bandire il glifosato dai prodotti di giardinaggio”.

Questo è un fatto positivo. Però, oltre che dai prodotti di giardinaggio, il glifosato dovrebbe essere bandito anche dalle nostre tavole…

“Su questo siamo perfettamente d’accordo”.

Sono d’accordo anche i grandi gruppi della distribuzione organizzata?

“Ci stiamo lavorando. Quello che posso dire è che, anche grazie alla battaglia che GranoSalus e I Nuovi Vespri stanno portando avanti in materia di controlli sui derivati del grano duro, sta prendendo piede una nuova sensibilità. Tantissimi consumatori, oggi, non ne vogliono più sapere di mangiare pasta al glifosato. E questo non potrà non avere effetti sulle scelte che la Grande distribuzione organizzata dovrà compiere”.

Non è che, parlando sempre e solo del glifosato, finiamo col dimenticare che, in certi grani duri esteri che arrivano in Italia con le ‘famigerate’ navi, c’è anche un grave problema legato alla presenza di micotossine DON?

“Assolutamente no. I due problemi – glifosato e micotossine DON – sono correlati. Se elimineremo il grano duro che arriva con le navi, ci sbarazzeremo, contemporaneamente, del glifosato e delle micotossine DON. Perché questi due contaminanti vanno insieme. La ricetta – questo non finiremo mai di ripeterlo – è semplice: basta utilizzare il grano duro prodotto nel Mezzogiorno d’Italia che, maturando con il nostro sole, non ha bisogno di glifosato e non sviluppa i funghi che producono le micotossine DON”.

Non è che, tra un po’, per mettere tutto a tacere, diranno che gli studi sul glifosato sono Fake news…

“Noi lavoriamo sulla base dei risultati della ricerca scientifica indipendente e con le analisi sui derivati del grano effettuate da laboratori certificati. Le Fake news le mettono in giro coloro i quali cercano di far credere alla gente che il glifosato non fa male alla salute”.

IL SIMPOSIO INTERNAZIONALE DI MATERA SU ‘GRANO DURO, ECCELLENZA DEL MEZZOGIORNO’

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/11/28/lo-dice-la-scienza-il-glifosato-provoca-effetti-androgeni-e-genotossico-e-distrugge-la-flora-intestinale/#_

Glifosato, NESSUNO È AL SICURO – Lo sconvolgente test de “Il Salvagente” conferma il rischio: “14 donne incinte su 14 positive all’erbicida potenzialmente (anzi, quasi sicuramente) cancerogeno”…!

 

Glifosato

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

 

Glifosato, NESSUNO È AL SICURO – Lo sconvolgente test de “Il Salvagente” conferma il rischio: “14 donne incinte su 14 positive all’erbicida potenzialmente (anzi, quasi sicuramente) cancerogeno”…!

 

Non serve vivere vicino ai campi, il rischio di essere contaminati dal glifosato è reale anche abitando al centro di una grande città come Roma. Le analisi condotte dal Salvagente, in collaborazione con l’associazione A Sud, parlano chiaro: 14 donne su 14 esaminate sono risultate positive alla ricerca di glifosato nelle loro urine.

“Se non si cambia rotta nessuno può sentirsi al sicuro. Né può pensare che lo siano i propri figli, neppure se non hanno ancora visto la luce” spiega Riccardo Quintili, direttore del mensile il Salvagente, che ha presentato in conferenza stampa il numero della rivista dedicato proprio al pesticida, aggiungendo che “tra le tante cose da cambiare c’è anche l’atteggiamento di chi dovrebbe istituzionalmente difendere i consumatori e invece spesso si macchia di conflitti di interessi che ne ottenebrano il giudizio.” Il riferimento è ai troppi scandali che hanno accompagnato gli studi sulla sicurezza del glifosato, in particolare quelli che nel corso degli ultimi anni lo hanno assolto sconfessando la “probabile cancerogenicità” dichiarata dalla Iarc.

I quantitativi di glifosato riscontrati dalle analisi vanno da 0,43 nanogrammi per millilitro di urina fino a 3,48 nanogrammi. Pochi? Molti? Impossibile dare un giudizio, dal momento che non esistono quantità massime consentite. Quel che è certo è che il glifosato non dovrebbe mai essere presente nel nostro organismo, tanto meno in quello dei nascituri.

“Ci sono numerosi dati sperimentali condotti su cellule placentari ed embrionali umane che dimostrano come il glifosato induca necrosi e favorisca la morte cellulare programmata – ha spiegato Patrizia Gentilini, oncologa e membro del comitato scientifico di Isde – Quindi si tratta di una sostanza genotossica oltre che cancerogena, come ha stabilito la Iarc, non dimenticando che l’erbicida agisce anche come interferente endocrino”.

Indiziato numero uno, secondo le analisi presentate dal mensile dei consumatori e da A Sud è l’alimentazione: la strada che porta il glifosato all’interno del nostro organismo passa inevitabilmente per quello che portiamo in tavola. Non solo pane, pasta, farina e altri prodotti a base di farina come hanno dimostrato le nostre analisi condotte un anno fa dal Salvagente. Oltre l’85% dei mangimi utilizzati in allevamenti, infatti, sono costituiti da mais, soia, colza Ogm, resi resistenti al glifosato.

Contestualmente ai risultati delle analisi è stato presentato il Dossier, realizzato dalle Associazioni A Sud, Navdanya International e CDCA, dal titolo: “Il Veleno è servito – glifosato e altri veleni dai campi alla tavola”, che racconta storia, evoluzioni e rischi dell’utilizzo dei pesticidi in agricoltura, soffermandosi sugli studi scientifici pubblicati, sui profili normativi, sul conflitto di interessi che coinvolge le lobbies agrochimiche impegnate ad ottenere normative più permissive e sulle azioni dal basso promosse in diversi paesi da cittadini, agricoltori e movimenti sociali in prima linea per difendere la propria salute e la sovranità alimentare. Il dossier è gratuitamente scaricabile in e-book dai siti www.asud.net e www.navdanyainternational.it/.

Secondo Ruchi Shroff, dell’associazione Navdanya International, braccio italiano dell’omonima associazione indiana presieduta dalla scienziata e attivista Vandana Shiva: “in tutto il mondo la società civile si sta mobilitando contro l’uso degli agrotossici promosso dal Cartello dei Veleni delle multinazionali che si arricchisce ai danni dei cittadini e a spese degli Stati. L’Italia deve assumere un ruolo più consapevole nelle sedi competenti per difendere la salute dei cittadini, le piccole e medie imprese agricole, la ricchezza culturale e le eccellenze alimentari, come pizza, pasta e pane, che già ora vengono inquinate dal grano canadese al glifosato. Il dossier dimostra come sia possibile un sistema di produzione e distribuzione del cibo sostenibile, equo e salutare contro un sistema industriale anti-ecologico, iniquo e tossico”.

Nel mirino anche le politiche di regolamentazione delle sostanze tossiche in agricoltura; per Marica Di Pierri, A Sud, “occorre cambiare radicalmente la maniera in cui produciamo il cibo. Un’agricoltura senza pesticidi è possibile ed è una questione di salute oltre che di tutela dell’ambiente in cui viviamo. C’è bisogno di rivedere le procedure autorizzative affinché siano trasparenti e non condizionate dallo strapotere delle multinazionali produttrici”.

Simona Savini, associazione WeMove e coordinatrice in Italia dell’ICE Stop Glifosato: “Attraverso l’Iniziativa dei Cittadini Europei per vietare il glifosato potremmo davvero gettare le basi per un’agricoltura libera dai pesticidi. Centinaia di associazioni sono impegnate in questa campagna e i soli in tre mesi abbiamo raccolto 800mila firme su (www.stopglyphosate.org/it). Dobbiamo arrivare al milione entro giugno, e anche in Italia possiamo fare la nostra parte.”

fonte: fonte: https://ilsalvagente.it/2017/05/24/glifosato-le-nostre-analisi-confermano-il-rischio-14-donne-incinte-su-14-positive-allerbicida/

tratto da: http://curiosity2017.blogspot.it/2017/05/glifosato-nessuno-e-al-sicuro-il-test.html

Attenzione – Secondo uno “studio scientifico” commissionato dall’American Petroleum Institute (Api), i neri non si ammalano per l’inquinamento provocato dalle lobby del petrolio, ma perchè “sono predisposti”…!

inquinamento

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Attenzione – Secondo uno “studio scientifico” commissionato dall’American Petroleum Institute (Api), i neri non si ammalano per l’inquinamento provocato dalle lobby del petrolio, ma perchè “sono predisposti”…!

Razzismo e petrolio: i neri non si ammalano per inquinamento, sono predisposti

I petrolieri Usa usano l’eugenetica per screditare uno studio scientifico

Leggiamo da GreenReport che qualche giorno fa “National association for the advancement of coloured people (Naacp)”, “Clean air task Force”  e “National medical association (Nma)” hanno pubblicato lo studio studio “Fumes Across the Fence-Line: The Health Impacts of Air Pollution from Oil & Gas Facilities on African American Communities” dal quale emerge che oltre un milione di afroamericani vivono a mezzo miglio di pozzi e impianti petroliferi e gasieri e che altri 6,7 milioni vivono nelle contee dove ci sono le raffinerie e denunciano che questi ambienti  tossici stanno facendo ammalare milioni di afroamericani che vivono nelle loro immediate vicinanze.

Il rapporto afferma che «Molte comunità afroamericane affrontano un rischio elevato di cancro a causa delle emissioni di aria tossica derivanti dallo sviluppo del gas naturale. L’aria in molte comunità afroamericane viola gli standard di qualità dell’aria per lo smog da ozono. Nelle comunità afro-americane i tassi di asma sono relativamente alti. Inoltre, a causa dell’aumento dell’ozono dovuto alle emissioni di gas naturale durante la stagione estiva dell’ozono, i bambini afroamericani sono gravati da 138.000 attacchi di asma e da 101.000 giorni di scuola persi ogni anno».

Di fronte a questi dati, l’American petroleum institute (Api) non ha trovato di meglio che esprimere oscure critiche al rapporto ritirando fuori argomentazioni screditate e razziste secondo le quali sarebbe la “genetica” e non l’inquinamento da idrocarburi la causa della cattiva salute delle comunità nere rispetto a quelle bianche che vivono più lontane dagli impianti petroliferi e gasieri.

Uni Blake, un consulente scientifico per gli affari regolamentari e scientifici dell’Api, ha difeso così su Energy Tomorrow, una pubblicazione online dell’ l’American petroleum institute, l’industria dei combustibili fossili: «Ho letto un articolo della Naacp pubblicato questa settimana che accusa il gas naturale e l’industria petrolifera delle emissioni che gravano in modo sproporzionato sulle comunità afroamericane. Come scienziato, la mia osservazione generale è che il documento non riesce a dimostrare una relazione causale tra l’attività del gas naturale e le disparità per la salute, segnalate o previste, all’interno della comunità afro-americana».

Quindi, se le comunità nere e ispaniche che vivono vicino agli impianti di petrolio e gas si ammalano più di quelle bianche che vivono più lontane, cosa potrebbe causare i risultati sproporzionati che vengono fuori dallo studio? La risposta di Blake è sorprendente: avrebbe potuto farli ammalare qualcosa che è nei geni delle persone di colore. «Piuttosto, la ricerca accademica attribuisce quelle disparità di salute ad altri fattori che non hanno nulla a che fare con le operazioni di gas naturale e petrolio – come la genetica, gli allergeni indoor e l’accesso iniquo alle cure preventive», ha scritto su Energy Tomorrow.

Per corroborare le sue tesi che sembrano venire da un lontano passato di croci uncinate e leggi razziali, Blake ha citato un rapporto del 2005 dell’Athhma and Allergy Foundation e del National Pharmaceutical Council che sosterrebbe le sue stesse teorie genetiche, ma in realtà quel rapporto “Ethnic Disparities in the Burden and Treatment of Asthma”, sostiene che la genetica svolge un ruolo molto minore e subordinato rispetto ai fattori ambientali nella prevalenza dell’asma tra le popolazioni afro-americane e quelle latinoamericane negli Stati Uniti. Infatti, il rapporto afferma che  «Le indagini sulle famiglie hanno identificato una storia materna o un’altra storia familiare di asma come un fattore di rischio principale per l’asma infantile, evidenziando la componente ereditaria della morbilità asmatica … Sembra ragionevole ipotizzare che il maggior carico di asma tra le popolazioni statunitensi con una significativa discendenza africana (in particolare, le popolazioni nere e portoricane) … sia in qualche modo legato ai geni africani – o ad una combinazione di geni africani ed europei. Tuttavia, la maggior parte delle prove fino ad oggi sembra indicare che la spiegazione si trova altrove, nelle disparità socioeconomiche e ambientali, nelle differenze comportamentali o culturali e nell’accesso all’assistenza sanitaria di routine».

In altre parole, anche la “ricerca accademica” che Blake ha citato contraddice la sua ipotesi e indica il degrado ambientale causato dall’industria petrolifera e gasiera come il probabile principale colpevole nel far ammalare afroamericani e latinoamericani.

Su ThinkProgress Sam Fulwood III scrive che i dirigenti dell’Api, Blake compreso, si sono rifiutati di rispondere su questa imbarazzante presa di posizione e fa notare che «L’idea che le differenze genetiche spieghino i diversi risultati sanitari tra gruppi etnici e razziali è un’idea vecchia e razzista che affonda le sue radici nel nefasto movimento dell’eugenismo tra fine XIX e inizio XX secolo, quando i suprematisti bianchi sostenevano la sterilizzazione forzata degli esseri umani – spesso persone di colore – ritenuti “mentalmente inferiori” o “non adatti a propagarsi”». Insomma, pur di scaricarsi di dosso colpe più che evidenti, i petrolieri statunitensi sono tuffati nello sporco e mefitico fiume del razzismo ottocentesco e del nazismo e fascismo novecenteschi e hanno scoperto di essersi ricoperti di una sostanza non proprio profumata.

Robert Bullard, professore di pianificazione urbana e politica ambientale alla Texas Southern University di Houston, si è detto indignato per le argomentazioni utilizzate dall’Api definendole «Un insulto all’intelligenza  non solo degli afroamericani ma all’intelligenza di tutti gli americani in grado di capire».

Bullard, che è noto come il padre del movimento per la giustizia ambientale, ha ricordato che «Altri grossi interessi economici hanno tentato senza successo di utilizzare lo stesso argomento. Le persone [dell’industria del petrolio e del gas] che hanno risposto allo studio stanno fondamentalmente utilizzando la stessa argomentazione [dell’industria del tabacco] che la colpa non è delle sostanze chimiche e del petrolio e del gas, ma è delle persone, il cui comportamento porta in qualche modo alle disparità di salute. Sta incolpando gli individui che vivono vicino a questi impianti e assolvono le imprese da qualsiasi tipo di responsabilità».

Medici ed esperti hanno condannato il tentativo dell’Api di rilanciare idee a lungo screditate. «Al di là e al di là degli altri fattori, le operazioni petrolifere e gasiere nelle comunità causano un ulteriore livello di rischio – ha detto Jacqueline Patterson, direttrice del programma di giustizia ambientale e climatica della Naacp . Anche altre persone che vivono in quelle comunità hanno anche quelle condizioni di salute che derivano da quelle esposizioni. Ciò ridurrebbe il ruolo della “genetica”». Insomma, non sono i geni: i bianchi che vivono nelle comunità vicine a impianti inquinanti e pericolosi per l’ambiente hanno le stesse probabilità dei neri di ammalarsi di asma, cancro e altri disturbi.

Leslie Fleishchman, una delle autrici dello studio e analista della Clean air task force, conclude: «I dati del nostro rapporto esaminano il rischio di cancro e gli impatti sulla salute dello smog dei ozono nella popolazione e quindi, se quella popolazione è più vulnerabile a causa di questi fattori, è ancora più importante affrontare i fattori aggravanti che sono facilmente evitabili come il controllo delle emissioni non necessarie dagli impianti di petrolio e gas».

tratto da: http://www.greenreport.it/news/inquinamenti/petrolieri-americani-gli-afroamericani-non-si-ammalano-inquinamento-predisposti/