Svezia, primo paese libero dal petrolio

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Svezia, primo paese libero dal petrolio

 

“Children should grow up in a toxin-free environment – 
the precautionary principle, 
the removal of dangerous substances 
and the idea that the polluter should 
pay are the basis of our politics”

Stefan Lovfen, primo ministro di Svezia

La Svezia vuole diventare la prima nazione del mondo totalmente fossil-free. L’ha annunciato il primo ministro Stefan Löfven alle Nazioni Unite.

Sono ambiziosi e ammirevoli: in concomitanza con gli imminenti incontri sul clima di Parigi (), la Svezia ha annunciato di voler accelerare il suo cammino verso le rinnovabili e contro i cambiamenti climatici. E così per il 2016 hanno stanziato ben 546 miloni di dollari solo per incentivare fonti non fossili nel paese.

In questo momento le fonti fossili generano il 20 per cento dell’elettricità del paese, il resto viene da un mix di fonti rinnovabili, in particolare dall’idroelettrico, e dal nucleare. Ma le centrali nucleari chiudono perché ormai obsolete e datate, e gli svedesi hanno deciso di non costruirne più di nuove. Sono le tre centrali di Ringhals 1 e 2 e Oskarshamn 2, la cui chiusura viene anzi anticipata. Ci si aspetta che le rinnovabili rimpiazzeranno il contributo energetico delle centrali chuise. E non solo: in Svezia hanno già chiuso centrali a carbone e addirittura uno degli aereoporti secondari di Stoccolma, il cui sito sarà trasformato in sito residenziate per persone a basso reddito. La Chalmers University of Technology ha già annunciato mesi fa il suo divestimento da fonti fossili.

Ma come funzionerà la transizione al fossil-free in questo paese di dieci milioni di persone, guidato da una coalizione fra verdi e social-democratici, con fabbriche e produttività da mantere? Si investirà di più in solare ed eolico, ricerca di base e infrastutture, in aumento dei servizi di trasporto pubblico, miglioramento dello stoccaggio di energia, di sistemi di isolamento terminco nelle costruzioni e una rete elettrica più efficente. A partire da adesso. Ad esempio già nel 2016 gli stanziamenti per il solare aumentano del 800 per cento. E gli investimenti non saranno solo in Svezia, ma anche con circa 40 milioni di dollari di investimenti in paesi in via di sviluppo per progetti “green“.

Lofven ricorda che alla base della sua politica c’é il principio di precauzione, l’idea che chi inquina paga e che nessun bambino merita di crescere in un ambiente tossico.

In realtà è da tanto che la Svezia segue la politica dell’energia green. Già dieci anni fa, nel 2005, il governo pubblicò “Making Sweden an Oil-Free Society” in cui si iniziava già a programmare verso una società green. Allora come oggi, gli svedesi non si sono dati una data, ma un obiettivo da perseguire, e sperano di essere leader ed esempio nelle rinnovabili nel mondo.

Sembra quasi una gara a chi nel mondo vuole liberarsi per prima dal petrolio – i vicini danesi per esempio hanno investito a lungo nell’eolico, generando quest’estate addirittura il 140 per cento della loro energia dall’eolico. La parte in eccesso è stata poi venduta a Svezia e Norvegia. L’Islanda già genera quasi il 100 per cento della sua energia dalle rinnovabili, in particolare il geotermico.

E in Italia? Matteo Renzi cosa annuncerà alle Nazioni Unite o agli incontri sul clima? Che vogliamo riempire l’Adriatico di trivelle? Che vogliamo fare buchi un po’ dappertutto, dal Veneto alla Sicilia? O che vogliamo fare tutto questo in barba alla volontà popolare?

di Maria Rita D’Orsogna*

* FISICA E DOCENTE ALL’UNIVERSITÀ STATALE DELLA CALIFORNIA, CURA DIVERSI BLOG. QUESTO ARTICOLO È STATO PUBBLICATO ANCHE SU DORSOGNA.BLOGSPOT.IT. MARIA RITA HA AUTORIZZATO CON PIACERE COMUNE A PUBBLICARE I SUOI ARTICOLI.

fonte: http://comune-info.net/2015/10/svezia-primo-paese-libero-dal-petrolio/

Big Pharma ora parla cinese… figuratevi in po’ come ora avranno cura della nostra salute!

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Big Pharma ora parla cinese… figuratevi in po’ come ora avranno cura della nostra salute!

 

‘Big pharma’ ora parla cinese: prima sede italiana di Techdow

La prima azienda farmaceutica orientale a commercializzare in Europa approccia uno dei più diffusi bisogni di sanità pubblica offrendo il primo biosimilare di enoxaparina sodica

Forte del fiorente mercato europeo di eparine, delle quali è primo produttore mondiale, Techdow Pharma apre la prima sede in Italia che, con circa 250 milioni di euro di spesa annua, è per la multinazionale cinese uno dei più importanti paesi d’esportazione dell’enoxaparina sodica a basso peso molecolare. Dopo UK, Germania e Polonia, l’azienda lancia anche sul mercato italiano il biosimilare della molecola anticoagulante più utilizzata in Europa nella profilassi e trattamento delle malattie tromboemboliche, in particolare per prevenire il tromboembolismo venoso (TEV) e la trombosi venosa profonda (TVP) sua principale manifestazione.La prima è una condizione in cui si formano coaguli nel torrente circolatorio venoso e può causare TVP, ovvero ostruzione completa o parziale di una o più vene dell’addome e delle pelvi. Negli suoi oltre 20 anni di storia, la multinazionale cinese è diventata fornitore di eparine dei Big Pharma europei. Considerazioni epidemiologiche e demografiche inducono a ipotizzare un alto grado di penetrazione del nuovo biosimilare. Innanzitutto in Italia l’incidenza di TVP è di circa 1 ogni mille soggetti all’anno ma aumenta esponenzialmente tra i 70 e 80 anni d’età (si parla di 5-25 nuovi casi ogni mille persone), circostanza non trascurabile in un paese con una popolazione che invecchia e vive più a lungo. La TVP, come ha spiegato il professor Andrea Stella, presidente della Società Italiana di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare “se non trattata tempestivamente con anticoagulante può portare a Trombo Embolia Polmonare, quando un trombo distaccato dalla sede d’origine raggiunge il polmone seguendo la circolazione venosa verso il cuore e ostruisce un’arteria polmonare provocando morte improvvisa a seguito di insufficienza respiratorianel 50 per cento dei casi”. Occorre ricordare che la TEV è al terzo posto per causa di morte nella popolazione generale e al primo posto nella popolazione ospedalizzata.

Le situazioni più a rischio d’insorgenza di TVP sono quelle di prolungata immobilizzazione, come interventi chirurgici, traumi, gravidanza, eventi cardiovascolari maggiori come ictus o malattie croniche come diabete in particolare in presenza di emodialisi, ossia quando sussiste il rischio di formazione di coaguli nella circolazione extracorporea. In tutte queste circostanze, come nelle arteriopatie periferiche con ischemia critica agli arti inferiori,  è indicata la profilassi con eparine a basso peso molecolare (EBPM) che hanno basso rischio emorragico e azione prolungata nelle 24 ore. “Noi ortopedici siamo grossi prescrittori di eparina a basso peso molecolare – spiega la dottoressa Chiara Fossati, specialista in Ortopedia e Traumatologia – Protesica d’anca, ginocchio, artroscopia sono solo alcune delle applicazioni di questi farmaci in chirurgia ortopedica. Il bisogno di anticoagulazione è evidente se si tiene conto che l’Indicazione di profilassi con eparine a basso peso molecolare (EBPM) è di 35 giorni per la protesi d’anca e del ginocchio come indicato dal ‘Consenso Intersocietario Italiano del 2013’. Il rischio in ortopedia protesica maggiore di TEV in pazienti non trattati è del 50 per cento, quello di embolia polmonare è del 6 per cento”. Rispetto alle eparine non frazionate, che hanno catene polimeriche più lunghe, sono somministrate per via intravenosa o in infusione e necessitano di monitoraggio, le EBPM si somministrano per via sottocutanea a domicilio, dove il paziente trascorre quasi tutto il decorso post-operatorio, essendo ormai sempre più ridotti i tempi di ospedalizzazione. Queste caratteristiche adattano il farmaco alle necessità del paziente perché le EBPM offrono la possibilità di stabilire la dose in base al peso corporeo.

Sotto il profilo dell’efficacia e della sicurezza il biosimilare di enoxaparina sodica prodotto da Techdow è equivalente a quello del farmaco originator, quello a cui si riferisce in termini biologici e registrato in precedenza, come dimostrano i risultati dei test pre-clinici e i trial clinici necessari per l’autorizzazione all’immissione in commercio. Il professor Filippo Drago, direttore di del Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche dell’Università di Catania ha affermato la ‘superiore dignità’ del farmaco biosimilare rispetto al ‘generico’: “Biosimilare non va confuso con ‘generico’ perché è equivalente in termini clinici al farmaco registrato precedentemente. Il generico viene registrato dall’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFa) sulla base di una bioequivalenza esclusivamente cinetica (concentrazione plasmatica) ma senza prove di equivalenza terapeutica. Il biosimilare, invece, deve dimostrare equivalenza in termini di efficacia e sicurezza rispetto all’originator”. Non dobbiamo quindi farci spaventare dalla provenienza cinese della enoxaparina di Techdow che è stata sottoposta a uno scrupoloso esercizio di comparabilità richiesto dall’EMA per attestare sovrapponibilità analitica, pre-clinica e clinica. Gli effetti simili sui fattori della coagulazione del sangue sono stati accertati da un trial clinico di fase I su 20 soggetti sani ma l’azienda ha liberamente condotto un altro trial clinico di fase III mettendo a confronto biosimilare e originator in pazienti sottoposti a chirurgia del ginocchio, per un totale di 299 soggetti in 14 centri europei. Anche questa indagine ha confermato la perfetta sovrapponibilità del biosimilare di enoxaparina sodica a basso peso molecolare con l’originator. Tutti questi benefici si sommano a quello economico: il farmaco di Techdow costerà il 26 per cento meno. Con una penetrazione del farmaco del 15 per cento nel primo anno, del 23 per cento nel secondo e del 30 per cento nel terzo è possibile stimare un risparmio progressivo da 5,1 a 13, 6 milioni l’anno e, a tendere, ca 34 milioni. Sono stime che fanno intravedere buone possibilità d’investimento in ricerca per lo sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche. (MARTINA BOSSI)

 

fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/salute/13266019/big-pharma-ora-parla-cinese-prima-sede-italiana-di-techdow.html

Attenzione alla Tachipirina. Sì, proprio quella che diamo ai nostri bambini: ecco gli effetti collaterali e tossici anche molto gravi!

 

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Attenzione alla Tachipirina. Sì, proprio quella che diamo ai nostri bambini: ecco gli effetti collaterali e tossici anche molto gravi!

Molti ne abusano e la somministrano anche ai bambini al primo accenno di febbre sotto consiglio dei medici. Ma la tachipirina, il cui principio attivo è il paracetamolo, ha effetti collaterali molto sgradevoli ed effetti tossici ancora peggiori.
Uno sguardo sugli studi che dimostrano gli effetti negativi di paracetamolo e tachipirina.
 
Come sanno quasi tutti, il principio attivo della tachipirina, come di un altro farmaco similare molto noto, l’efferalgan, è il paracetamolo. Questo farmaco viene usato, indiscriminatamente sia per gli adulti che per i bambini anche molto piccoli, come i neonati.
 
Ma quello che la gente non sa, grazie anche alla mancanza di informazione da parte del Sistema Sanitario Nazionale, è che la tachipirina è un farmaco molto tossico e che può danneggiare in maniera marcata l’organismo e soprattutto il delicato sistema immunitario dei bambini. Ma cominciamo con un certo ordine.
Gli effetti collaterali della tachipirina
 
Esiste una letteratura medica che riguarda il paracetamolo che risale già al 1967 ( cfr Journal of Pharmacology and Experimental Therapeutics 156, 285, 1967), che spiega quali sono gli effetti collaterali del principio attivo della tachipirina alle dosi terapeutiche: vertigini, sonnolenza, alterazioni ematologiche, secchezza orale, problemi di accomodazione, nausea, vomito, fenomeni allergici, tipo glossite (lingua gonfia) orticaria, prurito, arrossamenti cutanei, broncospasmo, porpora trombo-citopenica.
 
Questi effetti collaterali della tachipirina sono stati riportati anche circa vent’anni fa in un libro del dott. Roberto Gava (l’Annuario dei Farmaci), dove aggiunge che il paracetamolopossiede anche un’elevata tossicità acuta dose-dipendente con gravi effetti epatici, ittero ed emorragie, e la possibilità di avere una progressione verso l’encefalopatia, il coma e la morte.
 
Inoltre la tachiprina può causare insufficienza renale con necrosi tubulare acuta, aritmie cardiache, anemia emolitica, agranulocitosi, e pancitopenia.
Gli effetti tossici della tachipirina
 
Gli effetti tossici del paracetamolo sono ampiamente noti da decenni, e gli ultimi studi risalgono ad una pubblicazione del 2010 da parte del New Zeland Ashsma and Allergy color Study Group a cura del dott. Wickens e Colleghi sulla rivista “Clinical & Experimental Allergy” . Quello che spiegano, in sintesi, è che il paracetamolo (quindi la tachipirina) è un potente farmaco ossidante e consuma le scorte del nostro più potente antiossidante: il GLUTATIONE. E quando questo scarseggia, il paracetamolo svolge la sua azione epatotossica.
 
 
“L’effetto epatotossico è esplicato da un metabolita del paracetamolo ( l’N-acetil-p-benzochinone), che viene neutralizzato da un sistema epatico glutatione-dipendente. Dopo che le scorte intraepatocitarie di glutatione si sono esaurite il metabolita si lega con le proteine del citosol epatocitario ( dopo circa dieci ore dall’assunzione) e svolge al sua azione epatotossica”.( L’Annuario dei Farmaci , dott. Roberto Gava).
I pericoli di vaccini + tachipirina
 
Il dott. Gava aggiunge che il paracetamolo viene somministrato anche ai neonati, pur sapendo quanto questi scarseggino di sostanze antiossidanti come il glutatione. Tra l’altro sembra che la tachipirina sia somministrata ai bambini piccoli dopo aver fatto i vaccini di routine, con conseguenze a dir poco disastrose e vi spiego perché.
 
Sappiamo che la cisteina ( un aminoacido essenziale che permette la produzione di glutatione da parte del fegato e del cervello) viene sintetizzata da un enzima, la metionina sintetasi, e che il mercurio contenuto nei vaccini blocca l’attivazione di questo enzima con la conseguenza di una maggiore probabilità di alterare lo sviluppo cerebrale con incremento di autismo e del disturbo da iperattività (ADHD), patologie che sono enormemente aumentate in questi ultimi anni. Tra l’altro i bambini autistici hanno il 20% in meno di cisteina disponibile e il 54% di livelli più bassi di glutatione e questo comporta una maggiore incapacità del loro organismo di espellere metalli tossici come il mercurio (sia alimentare che dei vaccini).
 
Ne consegue che questi soggetti non dovrebbero mai assumere tachipirina almeno nei primi anni di vita, sicuramente non prima di aver superato i due anni. Infatti sotto i sei mesi, un bimbo non è in grado di espellere il mercurio vaccinale poiché il fegato è ancora “immaturo”. È dimostrato, tra l’altro, che il mercurio entra molto facilmente e si accumula nei tessuti cerebrali dei bambini (ma non solo, vedere post sui vaccini) dato che la loro barriera encefalica è più recettiva.
 
In più, il mercurio, a dosi elevate altera la mitosi cellulare in un cervello in accrescimento come è quello di un bambino. Studi scientifici del 2008 e del 2009 hanno dimostrato che l’assunzione di paracetamolo aumenta la probabilità dei bambini piccoli di ammalarsi di autismo. Eppure latachipirina spesso viene data dopo l’assunzione dei vaccini per “spegnere” gli effetti visibili e tranquillizzare quei genitori totalmente ignari di ciò che potrebbe succedere in quei soggetti più predisposti a livello immunitario ai danni dei vaccini. Febbre alta? Tachipirina. Il bambino piange? Tachiprina. Abitudine che spesso non finisce con l’età, perché molti adulti assumono tachipirina ai primi sintomi di mal di testa, mal di schiena o semplicemente per qualche linea di febbre.
 
Pochi giorni fa è uscita una notizia su Informasalus, che riporta uno studio coordinato dal dott. Julian Crane : “Farmaci con paracetamolo: rischio asma e allergie per i bambini”. Il dott. Crane spiega che secondo le sue ricerche, i bambini che hanno utilizzato il paracetamolo prima di aver compiuto i 15 mesi di età ( il 90%) hanno il triplo di probabilità in più di sviluppare una sensibilità agli allergeni e il doppio di probabilità in più di sviluppare sintomi come l’asma verso i sei anni rispetto ai bambini che non hanno assunto tachipirina e simili farmaci conparacetamolo.
 
Tutte queste notizie dovrebbero farci riflettere, anche perché si tratta di un farmaco che più che un’azione antinfiammatoria ha un’azione antipiretica e analgesica. Quindi attenti agli abusi, poiché è una sostanza che svolge sempre e comunque un effetto epatotossico.
 
Il consiglio del dott. Roberto Gava (specializzato in Cardiologia, Farmacologia Clinica, Tossicologia Medica, si è perfezionato in Omeopatia Classica, Agopuntura Cinese, Ipnosi Medica) è quello di
non somministrare paracetamolo ai bimbi piccoli, specie se immaturi o se hanno assunto farmaci per tempi prolungati o se sono stati sottoposti a vaccini da meno di un mese
non vaccinare i bambini sotto i due anni di età
non accettare mai più di uno o massimo due vaccini per volta
far eseguire a bambini esami ematochimici per capire le capacità antiossidanti e quanto sia maturo il loro sistema immunitario e la loro capacità epatica di espellere le tossine
 
Infine, cercate medici che abbiano una visione più aperta alle conoscenze di Medicina Naturale e di Omeopatia in generale, che sappiano seguire i genitori nel gestire le malattie dei primi anni di vita, aumentando le difese immunitarie del bambino senza imbottirli di farmaci come latachipirina a tutti i costi.
 
CONSIGLIO PER I GENITORI: approfondite le vostre conoscenze personali sulle possibilità di cure alternative non tossiche, per voi e i vostri figli. Molti problemi si potrebbero risolvere soltanto rivedendo errate convinzioni ormai radicate nell’ inconscio collettivo dalle case farmaceutiche e dagli enti governativi, e adottando uno stile di vita più corretto, evitando l’assunzione continua di farmaci tossici come la tachipirina (ma non solo). Le alternative ci sono, ed alla portata di tutti. Pensateci.
fonte: http://informazionebycuriosity.altervista.org/attenzione-alla-tachipirina-si-quella-date-ai-vostri-bambini-gli-effetti-collaterali-tossici-anche-gravissimi/

200.000 morti l’anno a causa dei pesticidi nel cibo, ma la gente continua a preferire il bello al sano!

 

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200.000 morti l’anno a causa dei pesticidi nel cibo, ma la gente continua a preferire il bello al sano!

 

La diagnosi è di avvelenamento acuto.
Lo sostiene un rapporto dei relatori speciali dell’Onu per il diritto al cibo, Hilal Elver, e per le sostanze tossiche, Baskut Tuncak, presentato al Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite, in cui chiedono un nuovo trattato internazionale per regolare ed eliminare progressivamente l’uso di pesticidi tossici in agricoltura.

Ci si chiede come mai però, si sia aspettato tanti anni per giungere a questa conclusione, un pò come accadde negli anni 70 con l’amianto.

“L’uso eccessivo di pesticidi è molto pericoloso per la salute umana e per l’ambiente, ed è fuorviante affermare che i pesticidi sono vitali per garantire la sicurezza alimentare”,è quanto detto dai due relatori dell’Onu al Consiglio per i diritti umani a Ginevra.

I pesticidi causano 200.000 morti all’anno nel mondo per avvelenamento acuto.

I due relatori speciali delle Nazioni Unite puntano anche il dito contro le tecniche di marketing aggressive e senza etica dell’agroindustria, che nega la pericolosità e gli impatti di alcuni pesticidi.

L’industria chimica attribuisce invece la colpa dei danni all’uso improprio che ne fanno gli agricoltori,  e spende enormi quantità di denaro per corrompere i politici ed insabbiare le evidenze scientifiche.

Nell’Era oscura del Dio Denaro la nostra salute è costantemente sotto attacco, e spetta solo a noi scegliere di mangiare sano, il cibo avvelenato è una nostra scelta, poiché oggi preferiamo frutta e verdura bella e perfetta invece che sana, e per arrivare al prodotto “perfetto”, bello e appariscente bisogna sapere che dietro c’è un trattamento intensivo dello stesso.

E’ stato scientificamente dimostrato che i pistacchi combattono il diabete meglio di qualsiasi cura. Perchè nessuno ce lo dice?

 

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E’ stato scientificamente dimostrato che i pistacchi combattono il diabete meglio di qualsiasi cura. Perchè nessuno ce lo dice ??

E’ stato scientificamente dimostrato che i pistacchi combattono il diabete riducendolo drasticamente meglio di ogni cura, ma tutti tacciono, costano poco…

Pistacchi contro diabete di tipo 2: arrivano nuove conferme dall’EuropeanCongress on Obesity che si è tenuto a Sofia, in Bulgaria, dal 28 al 31 Maggio. Una ricerca presentata nel corso del convegno e promossa da American Pistachio Growers, l’associazione ch rappresenta i coltivatori di pistacchio USA, suggerisce che il consumo di pistacchi potrebbe migliorare la resistenza all’insulina e quindi proteggere contro il diabete di tipo 2. Lo studio è stato condotto dalla Dott.ssa Mònica Bulló , Human Nutrition Unit, Faculty of Medicine and Health Sciences, Pere Virgili Institute for Investigating Health, Rovira i Virgili University, Reus, Spain, e dai suoi colleghi.

“Questa ricerca costituisce un’ulteriore e utile indicazione di come i pistacchi possano inserirsi vantaggiosamente nell’alimentazione quotidiana.” – afferma il professor Giorgio Donegani, presidente della Fondazione Italiana per l’Educazione Alimentare – “Non soltanto per i conosciuti effetti antiossidanti e protettivi verso le malattie cardiocircolatorie, ma anche per la prevenzione di una patologia in preoccupante crescita come il diabete, spesso associata a uno stile di vita poco sano, sia per quanto riguarda l’alimentazione sia per ciò che concerne la scarsa attività fisica.“
Il consumo di frutta secca a guscio avrebbe così un effetto benefico su patologie come il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari. La frutta secca a guscio è infatti ricca di acidi grassi insaturi che sono stati associati a un minor rischio di malattie croniche, come i disturbi cardiovascolari. Inoltre, contiene altri composti bioattivi con proprietà anti-infiammatorie e antiossidanti che sono benefici per la salute. Alcune evidenze ad oggi suggeriscono che il consumo di pistacchi può migliorare il metabolismo del glucosio, ma non ci sono studi che al momento valutino l’effetto della frutta secca a guscio sulla progressione del prediabete, uno dei fattori di rischio per lo sviluppo di diabete vero e proprio. In questo studio, i ricercatori avevano lo scopo di valutare l’effetto del consumo frequente di pistacchi sul metabolismo del glucosio e la resistenza all’insulina nei soggetti pre-diabetici. Afferma la dott.ssa Bullò : “La nostra ricerca suggerisce che il consumo regolare di pistacchi ha un effetto importante nel ridurre l’insulina e il glucosio, e potrebbe anche aiutare a contrastare alcune conseguenze metaboliche negative del pre-diabete“. Lo studio 54 persone sono state destinate a seguire per 4 mesi una dieta di controllo (CD) o una dieta ricca di pistacchi (PD, con 57g di pistacchi al giorno). Lo studio ha previsto 4 mesi di intervento per ciascuna dieta, con un periodo di riposo di due settimane: i partecipanti sono stati sottoposti a una delle due diete CD o PD per quattro mesi, con una pausa di due settimane, per poi sperimentare l’altra nei 4 mesi successivi. Le diete sono state adeguate per calorie e non differivano nella quantità di acidi grassi saturi e colesterolo. All’inizio e mensilmente, sono stati valutati parametri come le misure corporee, la pressione arteriosa, le abitudini alimentari e l’attività fisica. I campioni di sangue sono stati raccolti prima, all’inizio e alla fine di ogni periodo di intervento. I ricercatori hanno scoperto che non si sono verificate variazioni statisticamente significative nel BMI (indice di massa corporea) tra i periodi di osservazione. Il livello di glucosio a digiuno, l’insulina e i marcatori di insulino resistenza sono diminuiti significativamente dopo la dieta con pistacchio rispetto alla dieta di controllo. Rispetto ai partecipanti al gruppo CD , quelli del gruppo PD hanno mostrato una non statisticamente significativa diminuzione dei valori dell’emoglobina glicosilata (HbA1c), e una più alta ma non significativa riduzione nei livelli di colesterolo cattivo LDL , che è diventata però significativa quando alcuni partecipanti sono stati esclusi dalle analisi (5 partecipanti hanno abbandonato lo studio per motivi personali). Altri marker di rischio metabolico come fibrinogeno, GLP – 1, LDL ossidato e fattore piastrinico hanno mostrato tutti una riduzione statisticamente significativa dopo la dieta con pistacchio rispetto alla dieta controllo. Gli autori concludono: “Il consumo regolare di pistacchi potrebbe diminuire la resistenza all’insulina suggerendo un potenziale ruolo protettivo del pistacchio contro lo sviluppo del diabete di tipo 2 .”

tratto da: http://curiosity2015.altervista.org/e-stato-scientificamente-dimostrato-che-i-pistacchi-combattono-il-diabete-meglio-di-qualsiasi-cura-perche-nessuno-ce-lo-dice/

Giusto per tenerVi informati: altre due navi per Divella al porto di Bari. Altri 116 mila quintali di quella porcheria che all’estero chiamano grano. Altra immondizia che ci ritroveremo nel piatto!

 

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Giusto per tenerVi informati: altre due navi per Divella al porto di Bari. Altri 116 mila quintali di quella porcheria che all’estero chiamano grano. Altra immondizia che ci ritroveremo nel piatto!

 

Due nuove navi nel porto di Bari destinate a Divella. La prima arriva direttamente dalla Francia. La seconda è polacca ma ha fatto scalo in Spagna. Ancora in corso lo scarico della nave canadese PYXIS OCEAN di Casillo. Si attende l’arrivo a giorni di un’ altra nave canadese ed una australiana 

Divella, dopo aver già scaricato nei giorni scorsi quasi la metà della nave canadese Drawsko (l’altra metà è andata al porto di Ravenna), è in attesa di scaricare la nave MANISA COCO una General Cargo IMO 9306392 MMSI 244130572 costruita nel 2005, battente bandiera Olandese (NL) con una stazza lorda di 5581 ton, summer DWT 7601 ton. La portarinfuse è partita da FOR SUR MER (FRANCIA) il 5 ottobre 2017 alle ore 18:36 ed è arrivata al porto di Bari il 9 ottobre alle ore 14:30. La nave ha un carico stimato di circa 63 mila quintali di grano. Destinazione DIVELLA

La seconda nave KOMET III è una General Cargo IMO 8919831 MMSI 305312000 costruita nel 1990, battente bandiera Antigua Barbuda (AG) con una stazza lorda di 4169 ton, summer DWT 4752 ton. La portarinfuse è partita da Ceuta  (SPAGNA) il 4 ottobre 2017 alle ore 14:00 ma proveniva da GDYNIA (POLONIA) ed è arrivata al porto di Bari il 9 ottobre alle ore 11:00. La nave ha un carico stimato di circa 53 mila quintali di grano. Destinazione DIVELLA

Nel porto di Bari procedono le operazioni di scarico della nave canadese con 600 mila quintali di grano destinata a Casillo. La  gigantesca portarinfuse PYXIS OCEAN  era arrivata a Bari il 24 settembre ma non ha ancora completato le operazioni.

fonte: http://www.granosalus.com/2017/10/10/due-navi-per-divella-al-porto-di-bari-altri-116-mila-quintali-di-grano-estero/

Il business segreto della vendita dei virus che coinvolge aziende e trafficanti – Ecco chi e come lucra sulla nostra pelle!

 

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Il business segreto della vendita dei virus che coinvolge aziende e trafficanti – Ecco chi e come lucra sulla nostra pelle!

Il business segreto della vendita dei virus che coinvolge aziende e trafficanti

Stanno ricomparendo i virus; si aggirano di nuovo intorno a noi, pronti a elargire lauti guadagni a qualcuno; preoccupazione, disagi, malesseri e quant’altro a tutti gli altri.

I virus ormai hanno una storia alle spalle, che è bene ricordare, essendo i protagonisti della medesima, ancora tutti al loro importante posto di manager aziendali o ministeriali o scienziati affermati, eletti deputati. Persone che continuano le loro attività come fossero gli autori di gesti degni di encomio, come aiutare le vecchiette ad attraversare la strada o portare da mangiare ai poveri o accudire gli ammalati. Purtroppo per questi signori le amorevoli cure sono robetta da quattro soldi per sfigati di poco conto; loro amano i soldi, quelli veri, che si fanno senza andare in galera, senza scassinare casseforti, senza pistole e mitra alla mano. Non ne hanno bisogno, sono avanguardie, ben oltre la piccola, insignificante delinquenza comune, loro trafficano i VIRUS dai nomi da agente segreto H7N3 volgarmente chiamato “aviaria” o H5N1 “ aviaria umana”

Il 3 aprile 2014 L’ESPRESSO esce con una inchiesta terrificante, condotta dai NAS e dalla procura di Roma, nella persona del giudice Giancarlo Capaldo. Rimando alla lettura integrale di questi avvenimenti ricostruiti in un ottimo articolo di Lirio Abbate sull’Espresso, per comprendere quello che certi manager e scienziati sono capaci di fare e quanti soldi sono capaci di guadagnare sulla nostra pelle. Noi cittadini ignari ma anche ignoranti, subiamo e senza volere, ma anche volendo, assecondiamo questi schifosissimi crimini con il disinteresse, la rassegnazione e non solo. Abbiamo la responsabilità di condividere con questa gente l’idea forte del valore del business, considerato come unico valore nel nostro universo mentale, continuiamo a credere che la ricchezza materiale sia l’unica ricchezza possibile a cui tutti aspiriamo con tutta l’anima nostra, di chi ancora ce l’ha.

Questo il titolo e abstrac dell’espresso:

Il business segreto della vendita dei virus che coinvolge aziende e trafficanti.

Ceppi di aviaria spediti in Italia per posta. Accordi tra scienziati e aziende. L’inchiesta segreta dei Nas e della procura di Roma ipotizza un vero e proprio traffico illegale. E nel registro degli indagati c’è un nome eccellente: quello di Ilaria Capua, virologa di fama e deputato. Che respinge le accuse.

Fonte: http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/04/03/news/salute-quel-business-segreto-della-vendita-dei-virus-1.159618

Ora è arrivato Zika, un virus non grave, che provoca sintomi simili a una normale influenza ed è trasmesso da una zanzara, famosa per la sua storia. La zanzara Aedes, a cui si ricollega la diffusione del virus, è una zanzara geneticamente modificata, per combattere la febbre Dengue, introdotta nelle foreste brasiliane dal 2011 dalla società di biotecnologie Oxitec, finanziata da Bill & Melinda Gates, che nella sede brasiliana di Campinas ne produce a milioni. In Brasile però nel 2015 sono nati 4000 bambini microcefali, contro una media di 150 casi all’anno. Pare che le madri fossero state tutte vaccinate con un vaccino di nuova generazione TDAP, studiato dalla Vanderbilt University su cospicua donazione dei coniugi Gates, vaccino non testato, di cui non è stata dimostrata la sicurezza per l’uso in gravidanza. Da qui la fretta di attribuire alla zanzara aedes e quindi al virus Zika la responsabilità della pandemia e relative conseguenze.

Pare quindi che non si dovrebbe avere tanto paura del virus, quanto piuttosto di tutti quelli che gli girano intorno e che si muovono come sempre per seminare insicurezza e panico, inseguendo oscuri progetti.  Ma la paura si è già ampiamente diffusa, aiutata dalle dichiarazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che come i ministeri della salute sono specializzati nel tranquillizzare, allarmando. Sale di conseguenza la richiesta del vaccino immediato, che per ora non c’è.

Forse è il momento di riflettere: probabilmente dobbiamo imparare a cambiare qualcosa e possiamo riuscire soltanto vedendo e capendo o anche solo subodorando i giochi, sulla nostra pelle. Se la magistratura di Roma può documentarci con le registrazioni telefoniche, che esistono dei personaggi che si spediscono i virus per posta, telefonando alle moglie di metterli nel congelatore di casa, possiamo azzardarci a capire che questa diffusione è diventata un giochino molto ripugnante, ma molto facile, tutto sommato! Giochino molto redditizio; ci siamo veramente in tanti al mondo!

Se poi proviamo ad allargare un pochino le nostre capacità mentali, non vedo perchè debbano riuscirci solo i delinquenti di ogni tipo, e pensiamo alle scie chimiche e a tutto quello che può essere messo dentro le aviocisterne…alla produzione di zanzare, non bastasse la moltiplicazione naturale…dobbiamo con urgenza imparare a cambiare qualcosa.

Zika può essere l’occasione giusta: è giunto il momento di reagire alla paura e, invece di chiedere dei vaccini, possiamo imparare a rivolgerci a noi stessi, dobbiamo provare a fidarci di noi. Riprendiamoci il Pianeta, fa parte di una associazione più ampia, l’associazione Atman, che si dedica da molti anni a studi di Conoscenza dell’Essere Umano, del Pianeta, dell’Universo, della Vita e delle sue Leggi. Ci è familiare guardare dentro di noi alla ricerca del bandolo della matassa per riuscire a sgarbugliare tutto il contorto della vita. Per rimanere esclusivamente aderenti al tema, stiamo sperimentando da più anni quello che sostiene anche la medicina tradizionale: i virus per attecchire debbono trovare un terreno adatto a loro; mantenendo un tono vibrazionale il più elevato possibile, i virus non trovano la possibilità di attecchire. Che è come dire che al di là del vaccino, che, se anche ci fosse noi non lo faremmo, ma al di là di qualunque vaccino otteniamo l’immunità con l’ osservazione costante dei nostri pensieri-emozioni e azioni, verificando la loro rispondenza alle qualità superiori della nostra anima.

Le reazioni dell’uomo di fronte al pericolo sono sempre state aderenti al proprio livello evolutivo.

L’uomo delle caverne non aveva strumenti per reagire alla paura, se non la violenza di fronte ad un nemico evidente. L’uomo più evoluto è riuscito ad affrontare la paura con la mente razionale; scegliere un vaccino di fronte alla prospettiva di una pandemia è il modo razionale di affrontare la paura.

Ma oggi la vita ci chiede di fare di più e non solo per non fare arricchire gli speculatori o per non favorire propositi criminali di eugenetica, ma anche e soprattutto per scoprire le infinite e meravigliose potenzialità dell’Essere Umano, che può molto di più di quello che gli consente l’aderenza alla mente razionale.

Scoprire che ci si può difendere dal male con le proprie forze, è solo un primo passo che può aiutare l’Umanità a realizzare la sua completa libertà dal male, anzi da tutti i mali, che hanno origine, come ci hanno spiegato i veri maestri, nell’ignoranza o non conoscenza della nostra natura e delle nostre potenzialità che richiedono oggi di essere conosciute e quindi realizzate. Si può fare di più.

fonte: primapaginadiyvs.it

 

Glaxo: Farmaci, Tagenti, Favori Sessuali e Frode in Cina. Ecco a chi è affidata la nostre salute

 

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Glaxo: Farmaci, Tagenti, Favori Sessuali e Frode in Cina. Ecco a chi è affidata la nostre salute

 

Un vecchio e saggio proverbio recita: “fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio“. Quando si tratta poi di Glaxo il non fidarsi è d’obbligo dopo tutti gli scandali e il malaffare accumulati nel corso della sua attività. Il primo a non fidarsi dovrebbe essere il governo per tutelare il suo popolo, ma così non è e si continua a far finta di non vedere (qualcuno questa forma di cecità la chiama corruzione), e a lasciar campo libero a questo gigante farmaceutico. Certo se tu non paghi le tasse ingiuste e più alte d’Europa come il Bollo auto verrai perseguito ed etichettato come “il cattivo” e “il male” per la società mentre se siedi nel consiglio di amministrazione di qualsiasi multinazionale puoi far quello che vuoi, che tanto ci sarà sempre qualcuno a pagare per te e sarai sempre ben accetto da ogni politico al governo, soprattutto se la “busta” è bella piena.

Ritornando alla Glaxo vogliamo ricordare tra i tanti già riporti e non scandali, quello che ha combinato in Cina, perché le persone in buona fede devono capire che al mondo non siamo tutti gli stessi, come da piccoli nei cartoni animati, oggi nei film, i cattivi esistono anche nella vita reale. Glaxo mette il fatturato dinnanzi a tutto, e non sono supposizioni, ecco cosa è successo in Cina.

Il gigante farmaceutico britannico ha riportato un balzo nelle vendite del 20% a circa 1,15 miliardi di euro. Ma secondo le autorità anti-frode di Pechino la maggior parte sarebbero il frutto di pratiche illegali.

L’accusa: aver corrotto personale medico perché prescrivesse i suoi farmaci attraverso una rete di 700 intermediari. Agenzie di viaggio e di consulenza fittizie che si assicuravano i contratti con i dirigenti GSK, secondo quanto riportato, anche con corrispettivi di natura sessuale.

Secondo i quotidiani cinesi, le agenzie sarabbero state usate per creare dei fondi neri, erogati ai medici attraverso carte di credito dell’azienda.

Le tangenti ammonterebbero a oltre 371 milioni di euro e quattro dirigenti cinesi del gruppo in Cina sono già finiti in manette. Il capo della divisione cinese di GSK, dicono le autorità, avrebbe lasciato il Paese a fine giugno.

 

 

fonte: http://www.stopeuro.news/glaxo-farmaci-tagenti-favori-sessuali-e-frode-in-cina-ecco-a-chi-e-affidata-la-nostre-salute/

TI HANNO CONVINTO CHE SEI MALATO, così potrai comprare – pagando profumatamente – le loro medicine! E mentre TU ti avveleni e crepi, loro si arricchiscono!

 

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TI HANNO CONVINTO CHE SEI MALATO, così potrai comprare – pagando profumatamente – le loro medicine! E mentre TU ti avveleni e crepi, loro si arricchiscono!

 

Una storia di truffe… Psicofarmaci. E’ la storia di farmaci che rappresentano un grosso affare e che alimentano un’industria psichiatrica da 330 miliardi di dollari, senza una sola cura. Il costo in termini di vite umane è persino più grande: questi farmaci uccidono circa 42.000 persone ogni anno. Il numero dei decessi è in continuo aumento.

 

Una storia di truffe… Psicofarmaci. E’ la storia di farmaci che rappresentano un grosso affare e che alimentano un’industria psichiatrica da 330 miliardi di dollari, senza una sola cura. Il costo in termini di vite umane è persino più grande: questi farmaci uccidono circa 42.000 persone ogni anno. Il numero dei decessi è in continuo aumento.

Con più di 175 interviste ad avvocati, esperti della salute mentale, familiari delle vittime e gli stessi sopravvissuti, questo documentario smaschera la somministrazione di psicofarmaci e rivela una brutale ma ben fortificata macchina fabbrica soldi.

 

Qualche commento al video;

paultor8
gli psichiatri sono tutti dei pagliacci come anche gli psicologi… prescrivono psicofarmaci come se te o il tuo corpo avesse qualcosa che non va quando in realtà te e il tuo corpo state reagendo a qualcosa che è successo in un certo modo… in questo modo non si cura niente, è come mettere una pezza sopra la ferita, bisogna essere consapevoli di ciò che è accaduto, già la consapevolezza libera e poi capire come comportarsi rispetto ai disturbi sviluppatisi in seguito a queste situazioni, ma dare dei farmaci per far finire il problema mi sembra una barzelletta…
Rispondi · 2
Alessio Licchetta
io mi reputo una persona sana ma ho conosciuto tanta gente che fa uso di psicofarmaci. Un giorno per curiosità lessi il foglietto illustrativo di un farmaco antidepressivo se nn ricordo male si chiama tavor……bè ragazzi vi dico solo che il mondo fa la guerra alla marijuana ma poi vende legalmente le droghe piu pericolose del pianeta come farmaci. SE C’E’ QUALCUNO CHE SOFFRE DI DEPRESSIONE CHE STA LEGGENDO SAPPIA CHE LA DEPRESSIONE E’ UNA MALATTIA INVENTATA DI SANA PIANTA.

Alex King
@shadomax68 Comunque qui in primis si mette in risalto il fatto che la psichiatria non è una scienza è non può essere misurata con metodo scientifico ! Questo è un dato di fatto ! Non una campana ! (come tu cerchi di insinuare) ! Vedere poi un mercato messo in piedi (330 miliardi di dollari) che se non è basato sulla scienza e quindi metodo scientifico è pura stregoneria (quindi truffa) è molto preoccupante ! Considerando gli effetti devastanti che hanno sulle persone … Questo è Satanismo

Fonte: altrarealta.blogspot.it

Tratto da: lastella via sapereeundovere.it

“NATURALE” – La leva che muove il mercato del cibo. Ma cosa ci rifilano con questo aggettivo?

 

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“NATURALE” – La leva che muove il mercato del cibo. Ma cosa ci rifilano con questo aggettivo?

 

Cercasi cibi e prodotti naturali. Che sia una “moda” o un’approfondita e argomentata richiesta, di certo i consumatori sembrano sempre più propensi a circondarsi di prodotti che rispondano a questo requisito.

 

Del resto, che l’interesse verso prodotti “naturali” sia crescente, lo ha dimostrato anche l’Osservatorio Sana 2017, il Salone internazionale del biologico e del naturale che si è tenuto come ogni anno a Bologna, agli inizi di settembre. Secondo Nomisma, le famiglie acquirenti che hanno fatto almeno un acquisto consapevole di un prodotto bio negli ultimi 12 mesi sono salite al 78% del totale (5 anni fa la percentuale era parti al 53%). Tra chi, invece, è già legato al bio, il 60% acquista prodotti di frequente(almeno una volta alla settimana). Altro dato è quello che rileva che l’89% di chi ha iniziato ad acquistare bio da alcuni anni continua a farlo.

Cosa è percepito come “naturale”?

Bio a parte (o meglio, bio incluso), cosa significa “naturale” per chi fa acquisti?

Il gruppo Hero, azienda internazionale del settore alimentare specializzata nella commercializzazione di prodotti di marca (marmellate, prodotti per bambini, barrette, ma anche prodotti senza glutine e finalizzati alle decorazioni alimentari) ha condotto una ricerca approfondita raccogliendo 85mila testimonianze di consumatori in 32 paesi del mondo, per provare a rispondere a questa domanda.

Lo studio realizzato dal Gruppo Hero, tuttavia, non prevede una classifica delle caratteristiche che influenzano le persone che vogliono prodotti cosiddetti naturali: “Lo studio non redige una classifica di quali attributi vengano identificati come più o meno importanti – fa sapere  Luis Manuel Sánchez-Siles, direttore Innovazione del Gruppo Hero, uno dei ricercatori che ha preso parte allo studio, insieme a Sergio Román (Università di Murcia) e Michael Siegrist (ETH Zurigo) – ma di certo la caratteristica ‘organico’ o ‘bio’ è considerata estremamente correlata al concetto di naturalità. Nella ricerca infatti viene specificato che ‘altre ricerche devono essere fatte per stilare una misurazione, ancora mancante, del FNI (Food Naturalness Importance). Una tale misurazione potrebbe far scaturire ulteriori studi futuri che esaminino proprio quali siano le caratteristiche più rilevanti per i consumatori’”.

Il punto è che ‘naturale’ non significa per tutti la stessa identica cosa, quando si parla di alimenti o prodotti in senso lato.

Conta l’origine, gli ingredienti, la produzione…

Nel settore alimentare non esiste una definizione del termine ‘naturale’ condivisa a livello universale – confermano dal Gruppo Hero – così che a volte l’espressione risulta vaga e talvolta abusata, spesso oggetto di confusione. Secondo quanto rivelato dallo studio condotto, i consumatori percepiscono un prodotto come naturale in base all’origine delle materie prime, agli ingredienti utilizzati e al processo produttivo”.

Obiettivo di questo studio, infatti, come dichiarato da Sánchez-Siles, era quello di indagare le convinzioni dei consumatori: “Non volevamo imporre la nostra idea su ciò che riteniamo rappresenti la naturalità, bensì desideravamo scoprire come questo concetto fosse percepito dai consumatori”, spiegano i ricercatori.

Quindi, origine, ingredienti e processo produttivo sono senz’altro gli strumenti ‘principe’ attraverso cui i consumatori – scelti dal gruppo Hero all’interno di un range appartenente a fasce sociali ed età diverse in quattro continenti – giudicano i prodotti per fare i propri acquisti. Ed ecco quindi che, per i cittadini, se i prodotti sono bio e/o a km0 è preferibile, così come risulta apprezzabile se il processo di trasformazione non prevede l’utilizzo di conservanti, additivi, coloranti, aromi artificiali, agenti chimici, ormoni, pesticidi e ogm. Ovviamente, il risultato di questi parametri deve far ottenere un prodotto che il consumatore giudichi anche fresco e gustoso, oltre che sano e se possibile eco-sostenibile. Tra le caratteristiche che influenzano il cittadino intenzionato ad acquistare un prodotto ‘secondo natura’, anche la confezione ha il suo peso quando rievoca l concetto di naturalità e di tradizione, così come la strategia di marketing.

Chimico vs naturale?

Insomma, da questa ricerca sulla percezione, ciò che si evince è senz’altro che per il consumatore che cerca un prodotto sano, gustoso, fresco e privo di pesticidi, è molto importante richiamare il concetto di ‘naturale’. Sebbene, come sappiamo, esistono sostanze presenti in natura che sono nocive per l’uomo: “Per i consumatori ciò che è naturale viene immediatamente associato con l’essere sano, ma è assolutamente vero che esistono diverse sostanze naturali, nocive per l’essere umano. Purtroppo il nostro studio non ha approfondito il tema della comprensione del consumatore riguardo alle sostanze naturali ma pericolose/velenose”, precisa Sánchez-Siles. Che aggiunge:“Alla Hero vengono eseguiti controlli qualità estremamente severi su tutti i prodotti, nessuna compagnia solida e onesta prenderebbe mai in considerazione l’idea di usare tali sostanze”.

Viene poi da chiedersi se, in questo immaginario in parte calzante alla realtà e in parte forse no, sia ‘chimico’ il contrario di ‘naturale’: “È una domanda davvero difficile alla quale rispondere – precisa Sánchez-Siles – Dovremmo innanzi tutto stabilire cosa intendiamo col termine ‘chimico’ perché il cibo è formato da composti naturali chimici. Prendiamo una mela per esempio piena di buoni e sani composti naturali chimici, non è di certo cattiva no?”.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/09/18/la-leva-del-naturale-muove-il-mercato-del-cibo-ma-cosa-ci-vendono-con-questo-aggettivo/26174/?utm_content=buffer07463&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer