ALLUMINIO E BARIO: una coppia letale per la nostra salute.

 

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ALLUMINIO E BARIO: una coppia letale per la nostra salute.

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Sapete cosa è il BARIO e cosa provoca? No? Eppure sarebbe il caso di informarsi, visto che ne assumiamo tutti, tutti i giorni, quantità spropositate grazie all’irrorazione delle scie chimiche !!

 

In tutte le analisi che abbiamo effettuato in anni di studio sia nell’ambiente, acqua piovana e neve, sia su di noi, sangue, urina, capelli, abbiamo sempre trovato, ora più e ora meno, presenza di alluminio e bario. In effetti questi metalli sono costantemente rilevati in tutto il mondo in occasione delle analisi compiute sul materiale di ricaduta proveniente dalle scie chimiche, dispersi sotto forma di nano particelle facilmente inalate dagli uomini, dagli animali ed assorbite dalla piante.
Fegato, ossa, polmoni, tiroide e cervello sono i siti in cui si immagazzina l’Alluminio nel nostro organismo. La percentuale di alluminio nel capello è in stretta relazione alla percentuale presente nelle ossa. E’ accertato che il morbo di Alzheimer è correlato anche ad alte quantità di alluminio nel tessuto cerebrale.
ALLUMINIO: i pericoli dell’avvelenamento da alluminio
L’alluminio è particolarmente tossico per il sistema nervoso, con una serie di sintomi che possono includere disturbi del sonno, nervosismo, instabilità emotiva, perdita di memoria, mal di testa e compromissione intellettiva.
Esso può fermare la capacità del corpo di digerire e fare uso di calcio, fosforo e fluoro. Questo impedisce la crescita ossea , riduce la densità delle ossa e può anche causare condizioni che effettivamente scacciano il calcio dalle ossa. Ciascuna di queste situazioni può portare a debolezza e a deformazione della struttura ossea, con effetti paralizzanti.
L’avvelenamento può anche provocare dolori muscolari, disturbi del linguaggio, anemia, problemi digestivi, diminuzione della funzionalità epatica, coliche renali e compromissione della funzionalità renale.
L’alluminio provoca danni neurologici, a meno che il nostro sistema immunitario non reagisca velocemente, eliminando questo metallo.
I pericoli dell’avvelenamento da bario.
Quali sono le conseguenze dell’’accumulo di bario? Oltre ad irritare le vie respiratorie, a provocare problemi digestivi ed ai muscoli, cuore in primis, questo metallo pesante può incidere pesantemente sul sistema immunitario.
Gli esami di laboratorio hanno permesso di concludere che il bario interferisce con l’attivazione nell’organismo dei linfociti T, le cellule che attaccano i microbi patogeni. Quando non sono direttamente coinvolti nella distruzione dei patogeni, i linfociti T promuovono altre funzioni immunitarie, compresa l’eliminazione delle cellule tumorali.
Sembra quindi che le scie chimiche ci forniscano in modo regolare una coppia di ingredienti abbastanza micidiale da renderci immunodepressi e incapaci di reattività.
Dove si trovano alluminio e bario
Il problema dell’accumulo dei metalli pesanti nel nostro corpo è dovuto al fatto che questi metalli, oltre che nella ricaduta del materiale delle scie chimiche, sono presenti in numerose altre fonti con cui veniamo facilmente in contatto.
I farmaci da banco possono essere una delle maggiori fonti di alluminio: coloro che assumono spesso aspirina tamponata, come le persone con artrite, possono assumere fino a 700 mg di questo metallo ogni giorno. Ma dal momento che l’alluminio contribuisce al danno osseo, l’aspirina aumenta effettivamente l’artrite.
I medicinali per l’apparato digerente, come i farmaci contro la diarrea, gli antiacidi e quelli per le emorroidi, possono contenere anche alluminio. Una dose tipica di antiacidi contenenti alluminio può contenerne fino a 200 mg., e l’uso di un’intera giornata può fornire 800-5000 mg. di alluminio.
I cibi che sono stati cotti o conservati in pentole di alluminio e in fogli di alluminio sono un’altra fonte. Le stime dicono che fino a 4 milligrammi di alluminio possono essere trasferiti ad ogni porzione di alimenti acidi come i pomodori o gli agrumi che sono stati riscaldati o conservati con alluminio.
Anche le pentole in acciaio inossidabile possono essere una fonte, in quanto vengono prodotte saldando l’acciaio inox con strati di alluminio.
Ci sono sei sali di alluminio che sono stati approvati come additivi alimentari negli Stati Uniti. I sali più comunemente usati sono i fosfati di sodio e alluminio. Essi si aggiungono a torte, minestre, pasta surgelata, pancake mix, farine autolievitanti, formaggio fuso, cibi a base di formaggio e birra (in lattine di alluminio). Una singola fetta di formaggio fuso confezionata singolarmente può contenere fino a 50 mg di alluminio. Si pensa che il cheeseburger possa avere uno dei contenuti più alti di alluminio rispetto a qualsiasi alimento. I prodotti da forno hanno circa 5-15 mg per porzione.
Un sottaceto di media grandezza contiene da 5 a 10 mg se è stato trattato in una soluzione di allume, come comunemente avviene. L’allume è una forma di solfato di alluminio che viene utilizzata nella soluzione di decapaggio per rassodare i cetrioli.
I Vaccini: il Dr. Hugh Fudenberg, uno dei leader mondiali in immunologia e genetica, ha affermato che “ i pericoli dei vaccini sono dovuti tra l’altro all’alluminio e al mercurio che quasi ogni vaccino anti-influenzale contiene. Il graduale accumulo di alluminio e mercurio nel cervello porta a disfunzioni cognitive”.
Le Scie Chimiche spruzzate nel cielo contengono alluminio: vedi articolo del Dottore e Professore Russel L.Blaylock della National Health Federation( recentemente pubblicato su prima pagina)
L’alluminio è spesso aggiunto ai prodotti per l’igiene, come gli antitraspiranti e bagnoschiuma, alcuni Lieviti Artificiali e molti Cosmetici contengono alluminio.
Evitare di assumere Alluminio
Il primo passo per liberare il nostro corpo da questo veleno è evitare l’assunzione di alluminio, per quanto possibile.
Sostituire le pentole in alluminio.
Evitare di usare le Caffettiere in alluminio che possono essersi lentamente corrose, favorendo la dissoluzione di alluminio negli alimenti.
Non cucinare con foglio di alluminio, e ridurne al minimo l’uso per la conservazione degli alimenti. Non usarlo mai per avvolgere cibi acidi (arance, limoni, pomodori, ecc) o cibi cotti ancora caldi.
Evitare di bere bibite in lattina.
Controllare le etichette di tutti i prodotti alimentari, medicinali ed igienici, evitando di acquistare quelli che contengono alluminio.
Ridurre al minimo il consumo di formaggio, in particolare dei formaggi fusi.
Ridurre al minimo l’assunzione di eventuali prodotti da forno che non siano fatti in casa.
Disintossicazione
Riporto quello che ho letto in vari articoli sull’argomento, precisando che non ho esperienze significative in merito da poter segnalare.
Pare che Zeolite, Clorella, Coriandolo, Aglio, Acido Malico ( si trova in natura nel rabarbaro- aceto di mele – vino) siano sostanze naturali disintossicanti dall’alluminio. Il nostro corpo tollera bassi livelli di alluminio, bisogna iniziare a controllarsi e a monitorarsi. Ci sono test, come l’analisi del capello, delle urine e del sangue che possono aiutare a controllare i livelli di alluminio nel corpo.

La salute? Un salasso. Un paziente italiano su 10 spende mille euro al mese di tasca propria! …E chi non ce l’ha può anche crepare, vero Lorenzin?

 

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La salute? Un salasso. Un paziente italiano su 10 spende mille euro al mese di tasca propria! …E chi non ce l’ha può anche crepare, vero Lorenzin?

 

La salute? Un salasso. Un paziente italiano su 10 spende mille euro al mese di tasca propria

Tra farmaci, badante, fisioterapista e pannoloni, un paziente su 10 spende oltre 1000 euro al mese di tasca propria. E’ quanto costa in media ai cittadini compensare la carenza di servizi territoriali e assistenza a domicilio, secondo il Rapporto di Cittadinanzattiva. A causa di lentezze burocratiche, spesso, secondo quanto riportano le interviste a 1800 pazienti, si provvede di tasca propria a comprare materiale che arriva in ritardo.

Un cittadino su 4, infatti, attende più di 30 giorni per materasso o cuscino antidecubito, così come per traverse e pannoloni; uno su 3 aspetta un mese per ricevere una carrozzina. Più di uno su 10 attende oltre un mese per avere farmaci indispensabili. L’esperienza dei cittadini nei confronti di infermieri e fisioterapisti che si recano a casa è positiva ma chiedono di migliorare il grado di tempestività nell’attivazione del servizio: circa il 14% ha incontrato criticità nell’attivarlo.

Quanto alle forme di aggregazione delle cure primarie, che dovrebbero spostare l’offerta di prestazioni sanitarie dall’ospedale al territorio, un esplicito coordinamento tra i due tipi di struttura previsti, ovvero AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) e UCCP (Unità Complesse di Cure Primarie), è presente nel 63% delle regioni. Inoltre balza agli occhi la diversità di nomi per definire le UCCP: in Emilia Romagna Toscana e Piemonte si chiamano Case della Salute, in Veneto Medicine di Gruppo Integrate, in Piemonte Centri di Assistenza Primaria.

tratto da: http://www.leggo.it/sanita/sanita_1000_euro_al_mese-2571364.html

Dalla Sardegna il supergrano per prevenire la celiachia

 

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Dalla Sardegna il supergrano per prevenire la celiachia

IL SUPERGRANO SARDO PER PREVENIRE LA CELIACHIA

La Sardegna ci riserva tante belle sorprese agroalimentari, tra cui il grano monococco, un supergrano nato 10.000 anni fa che può essere un valido alleato nella prevenzione della celiachia.

Il grano monococco non è soltanto un patrimonio agroalimentare ma anche una fonte d’investimento. Soprattutto per l’associazione TricuMonOro che riunisce dal 2013 circa 30 persone impegnate nella tutela di questo prodotto. L’idea è stata di Lorenzo Moi, un ragazzo padovano di 30 anni, di origini sarde. Sull’isola, nella zona di Orosei, ci veniva in vacanza da piccolo. Poi ha iniziato ad appassionarsi ai prodotti della sua terra fino a farli diventare una passione e un’ossessione. Dopo aver conseguito una laurea in Scienze e tecnologie agrarie, si è dedicato al grano monococco, un tipo di spiga piccola che aiuta a combattere la celiachia per via del glutine digeribile.
Il grano monococco, racconta lo stesso Moi, è caratterizzato dall’alto contenuto proteico, circa il 10% in più rispetto alle altre tipologie di grano. In più il glutine che contiene è stato classificato dai ricercatori come poco tossico. In pratica anche i soggetti intolleranti potranno gustare questo rinomato prodotto sardo ricco d zinco, potassio, fosforo, ferro e integratori naturali.

Tanta è la passione di Lorenzo Moi che il giovane non si ferma alla coltivazione e alla tutela del supergrano ma si occupa anche della diffusione della sua “passione”. L’azienda ha iniziato da una coltivazione di pochi ettari ed ora si sta aprendo perfino alle opportunità del commercio elettronico con il marchio “Il grano di Atlantide”.  Le parole di Moi, riportate da La Nuova Sardegna, sono emblematiche:  “Mi piacerebbe che i miei coetanei seguissero il nostro esempio – conferma Moi –. Mi sono iscritto alla Cna per dare qualche consiglio a chi voglia iniziare un percorso come il mio”.

fonte: http://www.itenovas.com/in-tavola/2837-supergrano-sardo-contro-celiachia.html

C’è qualcosa che non va nella pasta italiana – Otto primarie aziende italiane trascinate sul banco degli imputati per micotossine negli spaghetti.

 

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C’è qualcosa che non va nella pasta italiana – Otto primarie aziende italiane trascinate sul banco degli imputati per micotossine negli spaghetti.

 

C’è qualcosa che non va nella pasta italiana di grano duro.

A sostenerlo è l’associazione GranoSalus nata a Foggia, in Puglia che mette insieme produttori e consumatori e ha come obiettivi la sicurezza alimentare e la difesa dei redditi degli agricoltori.

L’obiettivo dichiarato è innalzare la competizione qualitativa tra i vari marchi produttori e tutelare così i consumatori che sono individuati come l’anello debole della filiera insieme agli agricoltori.

L’attenzione è rivolta alle necessità di mercato che portano le aziende agroalimentari ad importare le materie prime dall’estero, e quindi il grano, per assicurare i necessari volumi di produzione.

Sul banco degli imputati sono salite 8 aziende produttrici di pasta di grano duro, una delle bandiere del Made in Italy.

L’Associazione GranoSalus dichiara di aver portato i campioni di pasta a un non meglio laboratorio europeo accreditato per controllare i residui di sostanze vietate dalla legge elaborando una tabella che esprime in sostanza un giudizio negativo sulla qualità degli spaghetti di queste 8 aziende italiane.

Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro inserite nella tabella in un ordine che sembrerebbe casuale.

Ecco la tabella.

DON, glifosato, cadmio e piombo sono le sostanze incriminate.

La presenza del DON (Deossinivalenolo), in particolare, sarebbe la spia dell’utilizzo di grani esteri anche in quelle marche che assicurano in etichetta di aver utilizzato per la preparazione degli spaghetti solo grani italiani al 100%.

Il DON, spiega GranoSalus, è un composto tossico prodotto da alcuni funghi appartenenti al genere Fusarium che si sviluppa in condizioni di umidità e quindi in grani come quelli canadesi e in genere in tutti gli areali sul 45° parallelo dove le condizioni naturali non consentono un’asciugatura perfetta come invece avviene nei grani del Sud che beneficia di condizioni climatiche seccagne. I funghi presenti nel grano raccolto possono produrre micotossine e il DON, secondo lo IARC, è una possibile sostanza cancerogena classificata 2B.

L’attenzione di GranoSalus si appunta sulla pasta Granoro che userebbe grani esteri.

I grani duri del Sud non dovrebbero presentare queste sostanze pericolose! Il condizionale è d’obbligo, perché se un marchio come Granoro 100% Puglia presenta tracce di questi contaminanti, beh, c’è qualcosa che non funziona nel disciplinare della Regione Puglia che ha concesso in licenza d’uso il marchio alla ditta Granoro e negli stessi controlli della Regione.

I mancati controlli riguarderebbero anche la prassi di miscelare grani contaminati con grani privi di contaminazione al fine di ottenere partite mediamente contaminate (sia pur entro i limiti di legge). Prassi vietata dall’Europa (art. 3 Reg. CE 1881/2006).

Granoro ha risposto con un post pubblico sulla pagina Facebook aziendale. Di tutti i punti che potete leggere direttamente nel comunicato diffuso, la risposta da tenere in considerazione sul punto è questa:

la nostra pasta “Dedicato 100% Puglia” risponde perfettamente a quanto da noi dichiarato, essendo ottenuta da grano non solo italianissimo, ma in particolare pugliese e pertanto contestiamo l’insinuazione contenuta nell’articolo secondo la quale avremmo miscelato anche semola di grano estero con quello pugliese (ricordiamo che nella filiera Dedicato operano circa 140 aziende agricole pugliesi, oltre alla su citata Cooperativa, tutte puntualmente controllate dall’Ente di certificazione);

Le altre sostanze contaminanti prese in esame nella tabella sono il glifosato, vietato in Europa dal mese di agosto 2016, che è uno degli erbicidi disseccanti più diffuso al mondo ed è utilizzato per favorire la maturazione artificiale del grano duro proprio negli areali più umidi e lascia residui che sono stati trovati nei test. Un’altra prova per l’associazione che la pasta verrebbe prodotta con grani coltivati nei Paesi in cui non vige il divieto.

In realtà il glifosato è presente dappertutto ed esistono limiti tollerati per l’alimentazione umana.

Ecco una tabella da Repubblica

Ma l’aspetto paradossale, stando alla tabella di GranoSalus, che nel caso fosse vero che i grani utilizzati da Voiello (che ha organizzato un’azione molto forte coinvolgendo anche il Governo per la promozione del 100% italiano), da Coop e da Granoro e, salvo prova contraria di un’analisi delle partite di grano utilizzate, bisogna credere il grano italiano utilizzato per gli spaghetti contenga glifosatoe in quantità simili a quelle del grano estero (Coop 0.013, Granoro 0.039, Voiello 0.050, De Cecco 0.052, Divella 0.102).

Insomma, non si salverebbe nemmeno il grano italiano. E sarebbe un clamoroso autogol per l’associazione GranoSalus che proprio gli agricoltori vuole difendere (ma probabilmente sarà riuscita a fare anche le analisi dei campioni di grano utilizzati dalle aziende per gli spaghetti).

Poi c’è il cadmio, un metallo pesante tossico innanzitutto per i reni, ma può causare anche demineralizzazione ossea ed è stato classificato come cancerogeno per gli esseri umani dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Ma in questo caso non si fa cenno ad una tragica esclusività dei grani esteri. Il cadmio si ritrova in molti alimenti e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha ridotto la dose settimanale ammissibile (TWI)per il cadmio a 2,5 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo (µg/kg pc), basandosi sull’analisi di nuovi dati. Il TWI è la dose alla quale non sono previsti effetti avversi.

GranoSalus con il suo giudizio Negativo non salva nemmeno uno degli 8 produttori di pasta.

Per quanto riguarda il DON, la De Cecco è quella che sta messa meglio con 0,08 μg, ma GranoSalus desume l’utilizzo di grani esteri cosa di cui nessuna delle marche in esame fa mistero (se non per la dichiarazione 100% grano italiano o pugliese di alcune etichette). Il limite fissato dall’Italia per il DON nel grano non lavorato è di 1750 ppb (parti per miliardo), cioè 1,75 milligrammi per chilo, che è addirittura più alto di quello degli altri Paesi tra cui il Canada che fissano un limite tra 750 e 1000 ppb. Il limite tollerato in Italia per il consumo umano del prodotto finito è di 750 μg (microgrammi) per chilo. La dose tollerabile giornaliera per l’uomo di deossinivalenolo è stata fissata a 1 µg/kg.

Con la speranza di aver fatto l’esatta conversione metrica, non si capisce perché non rendere più facile la lettura ai consumatori esprimendo tutto in milligrammi visto che gli spaghetti a casa non si pesano con il microscopio.

In sostanza, sembra di capire, che l’accusa è utilizzo di grani esteri nella pasta italiana, cosa per altro risaputa e nemmeno nascosta da chi non sbandiera il 100% italiano. La notazione più forte è per la Divella e per la Molisana che con 381e 253 ppb di DON non sarebbe adatto all’alimentazione dei bambini (la raccomandazione è di 200 ppb).

Ma, come detto, la presenza di glifosato non è “un’esclusiva” dei grani esteri.

Ci stiamo dunque tutti avvelenando con le micotossine mangiando pasta prodotta da aziende italiane? Per Confagricoltura il rischio è remoto.

La contaminazione del grano duro è, per fortuna, una eventualità abbastanza remota, che avrebbe qualche probabilità di verificarsi solo in caso di andamento climatico molto sfavorevole nei mesi che precedono il raccolto. Se tali condizioni dovessero verificarsi, i controlli condotti da stoccatori e trasformatori, prima ancora che dalle autorità sanitarie, sono comunque in grado di far scattare un’allerta rapida e i provvedimenti conseguenti.

Leggendo l’articolo di GranoSalus, quanti di voi hanno capito quanta pasta è possibile mangiare senza incorrere in problemi ammesso che ce ne siano nel consumare grano estero?

Grazie a chi metterà una parola definitiva alla questione. Aggiornamento 22 giugno 2017

GranoSalus ha fatto sapere di aver di aver vinto in Tribunale con questo articolo pubblicato sul sito.

Questa la risposta dell’Associazione delle Industrie dei Dolci e della Pasta Italiana affidata a un comunicato

AIDEPI interviene sul provvedimento del Tribunale di Roma in merito al ricorso effettuato dall’associazione nei confronti di GranoSalus e i Nuovi Vespri per gli articoli ritenuti diffamatori pubblicati il 26 febbraio scorso. “Il provvedimento con il quale il giudice si è espresso sul nostro ricorso – spiega AIDEPI – pur non accogliendo pienamente le nostre richieste, conferma la legittimità della nostra azione. Il giudice ha rigettato la nostra richiesta di cancellazione degli articoli dal web solo perché nel frattempo – a seguito della notifica della causa – sono stati emendati e rettificati e oggi non riflettono più il tono e il senso originario. Ora, come confermato nel provvedimento, le affermazioni sono puramente ipotetiche e dubitative e sono espresse nell’ambito del diritto di critica. Non sono una verità, quindi, come originariamente si voleva far credere. Sono solo un’opinione, non dimostrata e non dimostrabile ma legittimamente esprimibile secondo le leggi del nostro Paese”. Il Giudice ha confermato che gli articoli originari riportavano affermazioni sulla qualità e la sicurezza della pasta italiana “contenenti conclusioni arbitrarie”, di cui gli autori “non sono in condizione di offrire riscontro”. Le modifiche effettuate hanno invece ridotto le gravi accuse formulate da Grano Salus e I Nuovi Vespro sulla qualità e la salubrità della pasta italiana “al rango di mere ipotesi”. Secondo Aidepi, “venendo meno le conclusioni arbitrarie di GranoSalus, abbiamo ristabilito la verità sulla pasta e difeso l’operato di chi la produce nel rispetto della legge e della salute dei consumatori italiani. L’esito di questa causa, non preclude comunque, come evidenziato dal Giudice, la possibilità di proporre reclamo e avvalerci di una tutela risarcitoria nelle sedi opportune. E nei prossimi giorni valuteremo se farlo”. Ufficio stampa AIDEPI INC – Istituto Nazionale per la Comunicazione

cosa è il glifosato :

IL GLIFOSATO È CANCEROGENO

Lo IARC lo scorso anno ha classificato il glifosato come sostanza probabilmente cancerogena per l’uomo. Il Paese del mondo dove l’uso di glifosato è più esteso è l’Argentina con le sue distese di campi destinate all’agricoltura, dove si produce cibo che va a finire su tutte le tavole del mondo.

La soia e il mais Ogm coltivati in Argentina si utilizzano soprattutto per ottenere mangimi per gli animali da allevamento da cui poi si producono carne e derivati poi consumati in tutto il mondo.

Ecco che in una catena senza fine il glifosato risulta pericoloso non soltanto per gli agricoltori che lo utilizzano e per le persone che vivono vicino ai campi coltivati ma forse anche per chi consuma cibi che potrebbero contenerne delle tracce.

Si forma un vero e proprio pulviscolo che rimane sospeso nell’aria respirata della popolazione e che si deposita sulle pareti delle case. Qui il glifosato non si usa solo nei campi ma anche per conservare il riso. Così la traccia di questa sostanza rimane anche in prodotti di uso comune per l’igiene e non solo, ad esempio negli assorbenti igienici. Ci sono anche alte percentuali di glifosato nel cotone. Le fimigazioni aeree di glifosato sui campi coltivati portano ovunque un pulviscolo velenoso che pervade campagne e città.

Ricordiamo il reportage fotografico di Pablo Ernesto Piovano sui gravi danni per la salute della popolazione causati dall’utilizzo del glifosato nelle coltivazioni Ogm in Argentina, dove negli ultimi anni i casi di cancro in età pediatrica sono triplicati così come le malformazioni alla nascita. Tra i bambini emergono malattie considerate inspiegabili dai medici che non ammettono realmente che il glifosato possa esserne la causa.

Sono molte le famiglie che hanno perso i loro figli a causa dei tumori, legati ad esempio ai polmoni, alla tiroide e non solo. In Argentina oltre ai campi contaminati ci sono anche accumuli di rifiuti, comprese di taniche di glifosato. Quando i rifiuti diventano troppi si brucia tutto.

 

tratto da: http://forum.lottoced.com/forum/discussioni-libere/off-topic/2073346-italiani-che-avvelenano-gli-italiani-che-schifo

È allarme Sanità: 12,2 milioni di italiani rinunciano alle cure per motivi economici. Ora non è essere pro o contro i VACCINI, ma credete veramente che uno Stato che consente tutto questo possa avere a cuore la vostra salute?

 

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È allarme Sanità: 12,2 milioni di italiani rinunciano alle cure per motivi economici. Ora non è essere pro o contro i VACCINI, ma credete veramente che uno Stato che consente tutto questo possa avere a cuore la vostra salute?

Qui non si tratta più di essere pro o contro i VACCINI.

Ma uno Stato che consente a 12,2 milioni di cittadini (1 su 5) di rinunciare alle cure per motivi economici, che poi è lo stesso Stato che ha detto SI alla Legge Fornero, che ha voluto il Jobs Act e che si è inventato il Salvabanche (N.b. andate a leggere il Vostro estratto conto: ci troverete una sorpresa da 24 Euro e qualche centesimo. E’ la Vostra quota per salvare le banche rovinate da tizi che ora sorseggiano champagne alle Maldive alla faccia vostra), ma credete veramente che uno Stato del genere, uno Stato che consente tutto questo, possa avere a cuore la vostra salute?

Pensateci…

By Eles

ALLARME SANITÀ: 12,2 MILIONI DI ITALIANI RINVIANO LE CURE PER MOTIVI ECONOMICI

Ben 12,2 milioni di italiani nell’ultimo anno hanno rinunciato o rinviato almeno una prestazione sanitaria per ragioni economiche: 1,2 milioni in più rispetto all’anno precedente.

Lo rileva il settimo Rapporto Rbm-Censis sulla sanità pubblica, privata e intermediata. Inoltre, continua a crescere la spesa sanitaria privata che nel 2016 è arrivata a 37,3 miliardi di euro ed è sostenuta in grandissima parte direttamente dalle famiglie.

L’Italia continua ad avere una spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil inferiore a quella di altri grandi Paesi europei. Nel nostro Paese è pari al 6,8% del Pil, in Francia all’8,6%, in Germania al 9%.

In questi anni il recupero di sostenibilità dei servizi sanitari regionali non è stato indolore e ha impattato sulla copertura per i cittadini.

Aumentate le difficoltà di accesso al sistema pubblico – Le liste d’attesa sono sempre più lunghe. I dati del Rapporto RBM-Censis indicano che per una mammografia si attendono in media 122 giorni (60 in più rispetto al 2014) e nel Mezzogiorno l’attesa arriva in media a 142 giorni.

Per una colonscopia l’attesa media è di 93 giorni (6 giorni in più rispetto al 2014), ma al Centro di giorni ce ne vogliono mediamente 109.

Per una risonanza magnetica si attendono in media 80 giorni (6 giorni in più rispetto al 2014), ma al Sud sono necessari 111 giorni.

Per una visita cardiologica l’attesa media è di 67 giorni (8 giorni in più rispetto al 2014), ma l’attesa sale a 79 giorni al Centro.

Per una visita ginecologica si attendono in media 47 giorni (8 giorni in più rispetto al 2014), ma ne servono 72 al Centro.

Per una visita ortopedica 66 giorni (18 giorni in più rispetto al 2014), con un picco di 77 giorni al Sud.

Fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/salute/sanita-censis-12-2-mln-italiani-rinviano-cure-per-motivi-economici_3086943-201702a.shtml

 

 

I nuovi vaccini altereranno in modo permanente il DNA umano? Cosa c’è di vero?

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I nuovi vaccini altereranno in modo permanente il DNA umano? Cosa c’è di vero?

 

ECCO PERCHE’ I NUOVI VACCINI ALTERERANNO IN MODO PERMANENTE IL DNA UMANO

“Questo è un grosso cambiamento nella storia. Ora abbiamo nuovi potenti strumenti a disposizione delle società che operano nel campo delle scienze biologiche e della biologia molecolare, che permettono all’uomo di agire come Dio in laboratorio. Possiamo cominciare a riconfigurare, riprogettare, milioni di anni di evoluzione per soddisfare le esigenze del mercato e della generazione attuale. Questo è il più grosso intervento sulla natura mai compiuto in tutta la storia, e solleva grosse questioni ambientali, etiche e sociali”.

Jeremy Rifkin affronta questioni etiche e sociali di un “nuovo mirabile mondo biologico” (1)

JON RAPPOPORT: I NUOVI VACCINI ALTERERANNO IN MODO PERMANENTE IL DNA UMANO

“Gli scienziati isolano i geni che producono potenti anticorpi. I geni vengono quindi posti nei virus e iniettati nel tessuto umano, di solito nel muscolo”Considerate questo articolo alla luce della spinta accelerata per rendere obbligatori e rafforzare i vaccini su tutto il pianeta.

(NB: 17.5.2016: California: primo stato USA a rendere per legge obbligatorie le vaccinazioni.  Forti pene per chi vi si oppone e NESSUNA esenzione – ne’ per ragioni religiose o per altro…http://www.healthmagazine365.com/vaccines-now-mandatory-california-strict-penalties-anyone-refuses/  ndt)

Il riferimento è il New York Times, del 15 marzo del 2015, “Protection Without a Vaccine.” (Protezione senza un vaccino). Descrive la frontiera della ricerca. Ecco alcune citazioni-chiave che illustrano l’uso del gene sintetico per “proteggere contro la malattia”, mentre allo stesso tempo cambia la costituzione genetica degli esseri umani. Non è fantascienza:“ Inserendo geni sintetici nei muscoli delle scimmie da laboratorio, gli scienziati stanno fondamentalmente ri-ingegnerizzando gli animali perché resistano alla malattia”“Il limite è il cielo”, disse Michael Farzan , un immunologo a Scripps e autore principale del nuovo studio“ E’ in corso il primo test umano che si basa su questa strategia, chiamata immunoprofilassi attraverso il trasferimento del gene o IGT e ne sono pianificati parecchi”

“I.G.T. nel suo complesso è diverso dalla vaccinazione tradizionale, perché è in realtà una forma di terapia genetica. Gli scienziati isolano i geni che producono potenti anticorpi contro certe malattie e poi sintetizzano versioni artificiali. I geni vengono quindi posti nei virus e iniettati nel tessuto umano, di solito nel muscolo”

Qui la battuta finale: “ I virus invadono le cellule umane con le loro cariche da DNA e il gene sintetico si incorpora nel DNA stesso del destinatario. Se tutto va bene, i nuovi geni istruiscono le cellule su come produrre potenti anticorpi”

Rileggere: “il gene sintetico si incorpora nel DNA stesso del destinatario”.
Ovvero alterazione della costituzione genetica umana. Alterazione permanente.

L’articolo del The Times poi chiede al Dr. David Baltimore (ndr vedi nota 2) una opinione:

“Eppure il Dr Baltimore dice di prevedere che alcuni potrebbero essere cauti su una strategia di vaccinazione che significa alterazione del proprio DNA, anche se questo impedisce potenzialmente una malattia fatale” Si, alcuni potrebbero essere cauti. Se hanno due o tre cellule cerebrali in funzione

Facciamo un esempio. Dietro la copertina del “prevenire la malattia” ( e tutte le buone operazioni di copertina fluttuano su un obbiettivo elogiativo per celare il loro vero intento), i vaccini sono vettori ideali per tutti i tipi di gene che sarebbero permanentemente incorporati nella struttura umana.

L’enorme quantità di propaganda sui vaccini e le risultanti leggi obbligatorie che applicano la vaccinazione, creano un potente canale attraverso il quale zare è altamente possibile re-ingegnerizzare.

I geni sintetici inoculati in miliardi di umani, formerebbero un grande esperimento per creare specie alterate. Questo grande esperimento potrebbe essere compartimentalizzato. Per esempio, in segreto, i geni dall’1 al 6 potrebbero essere inoculati nel gruppo A nella geo sede I. I Geni dal 7 al 12 potrebbero essere inoculati nel gruppo B nella geo sede II etc.

I destinatari dei vaccini sarebbero sottoposti a sorveglianza continua per valutare i risultati. Con vari pretesti, i membri di questi gruppi saranno portati nelle cliniche per test ed esami, per scoprire dei marker che possano rivelare la risposta dei loro corpi alle alterazioni genetiche.

Queste persone sono piu’ forti o piu’ deboli? Mostrano segni di malattia? Riportano dei cambiamenti nel comportamento? Con la sorveglianza e i test, si possono compilare tutti i tipi di informazione. Naturalmente non c’è il consenso informato. Le cavie umane non sanno cio’ che viene fatto loro.

E quale sarebbe l’oggetto di questo pazzo programma di ricerca? Sarebbero vari. Su un piano semplificato, diciamo ce ne sarebbero due.

Da un lato creare umani piu’ deboli, piu’ docili, piu’ obbedienti e piu’ dipendenti. Dall’altro creare umani piu’ forti e piu’ intelligenti e piu’ sani e con piu’ talenti.Ovviamente i risultati della seconda opzione sarebbero applicai agli “eletti”. E chiaramente, parte di questa ricerca sarà portata avanti dai militari, cosi si puo’ mantenere piu’ facilmente il segreto e lo scopo di produrre “migliori soldati” è un obbiettivo da tempo contemplato dal Pentagono e dal suo braccio di ricerca, il DARPA.

Un esperimento vaccinale globale del tipo che sto descrivendo qui, ha un altro bonus per i suoi pianificatori: color che si ammalano o muoiono potranno avere la diagnosi di aver sofferto di varie malattie e disturbi che “nulla hanno a che fare con i vaccini”. Grasso che cola per il cartello medico.

Il numero della vittime, in questo grande esperimento, non preoccuperà coloro che danno forma al Brave New World. Come ho abbondantemente documentato, il sistema medico USA sta già uccidendo 2,25 milioni di persone per decennio (una cauta stima), grazie alle i medicine approvate dalla FDA e per errori diagnostici e terapeutici negli ospedali. I maggiori media e i leaders governativi, consapevoli di questo, non hanno fatto nulla.

Ecco una citazione da un biologo molecolare di Princeton, Lee Silver, autore di Remaking Eden (Rifare il Paradiso): da uno slargo su quanto i genetisti stiano pensando ad un futuro ingegnerizzato

“The GenRich (i ricchi geni) —che sono il 10% della popolazione americana— avranno tutti geni sintetici. Tutti gli aspetti della economia, dei media, dell’industria dello spettacolo e della industria della conoscenza, saranno controllati da membri della classe GenRich …”

“ I naturali [umani non alterati] lavoreranno come prestatori d’opera sottopagati o come operai. La classe dei GenRich e quella dei Naturali diventeranno due specie completamente separate, senza possibilità di ibridazioni ( mescolanze tra loro) e con un interesse romantico reciproco pari a quello degli umani attuali hanno per lo scimpanzè.

“ Molti pensano che sia scorretto a priori che alcuni abbiano accesso alle tecnologie che possono dare vantaggi, mentre altri, messi meno bene, sono costretti a dipendere solo dal caso [ma] la società americana aderisce al principio che la libertà personale e la fortuna personale siano i fattori decisivi primari per cio’ che è concesso di essere agli individui”.

“ In effetti, in una società che valorizza sopra ogni cosa la libertà individuale, è difficile trovare una base legittima per restringere l’uso della genetica da “riprogrammazione”. Mi schiererò a favore del fatto che sia inevitabile l’uso di tecnologie per la genetica da riprogrammazione. Che ci piaccia o meno, il mercato globale regnerà supremo”

Qui un’altra gemma, questa volta da Gregory Stock, ex direttore del programma diMedicina, Tecnologia e Società alla UCLA School of Medicine: “Anche se metà delle specie del mondo andassero perse [durante gli esperimenti genetici], resterebbe comunque una enorme diversità . Quando coloro che saranno nel lontano futuro guarderanno indietro a questo periodo della storia, probabilmente non lo vedranno come un’era in cui l’ambiente naturale veniva impoverito, ma come un’epoca in cui una pletora di nuove forme – alcune biologiche, alcune tecnologiche, alcune come combinazione tra le due- sono entrate in scena. Il miglior servizio che facciamo a noi stessi e alle generazioni future, è quello di concentrarci sulle conseguenze a breve termine delle nostre azioni, piuttosto che avere vaghe nozioni sui bisogni di un lontano futuro” Notare che questi due scienziati di fama, stanno parlando di “etica”. Un numero significativo di tali esperti ha una propria folle versione di cio’ che è giusto e cio’ che è sbagliato. Con i vaccini all’orizzonte, che alterano permanentemente la costituzione genetica umana e danno alle multinazionali e agli enti governativi inclinazione alla segretezza, stiamo già abitando il Brave New World: non è un progetto lontano da noi…

Ogni innovazione genetica mira ad avvicinarci di piu’ ad un mondo di stimolo-risposta e ad allontanarci dalla libertà. Ecco perché la difesa della libertà diventa sempre piu’ vitale. Questa lotta deve arrivare a chi controlla, si la filosofia, non la scienza. L’essere umano è solo e semplicemente un sistema in attesa di essere re-ingegnerizzato o è qualcosa di piu’ che abita la forma fisica?

Sappiamo già a cosa crede la stragrande maggioranza di chi fa ricerca sul cervello e dei genetisti ma anche i governi, le multinazionali, le università e fondazioni che prendono importanti decisioni.

Naturalmente di questi tempi, il dipartimento della facoltà universitaria che viene considerato il meno importante, il piu’ inutile , una mera appendice in attesa che i saggi lo tirino fuori dalla disgrazia e lo facciano fuori… è proprio quello di filosofia.

Non ci resta che darci al tema e alla resistenza

NON Lee Silver alla Princeton o Gregory Stock o Bill Gates o George Soros o David Rockefeller o il Papa o Stephen Hawking o Obama o i Clintons o Monsanto o Dow o la famiglia Bush o la PBS o la FOX o i socialisti o i Comunisti o i liberali o i conservatori o qualche svitato ad Harvard o al MIT o all’ UCLA…ma noi.

By Jon Rappoport

Fonte: http://www.zengardner.com/new-vaccines-will-permanently-alter-human-dna/

Traduzione Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net

FONTE http://ilmondoallarovescia.it/jon-rappoport-i-nuovi-vaccini-altereranno-in-modo-permanente-il-dna-umano

(1) Articolo di Rifkin del 1998 !!  http://www.repubblica.it/online/internet/mediamente/rifkin/rifkin.html

(2)  1975 Premio Nobel per la medicina

David Baltimore (New York, 7 marzo 1938) è un biologo statunitense, amministratore universitario e vincitore del Premio Nobel. Fu presidente della California Institute of Technology (Caltech) dal 1997 al 2006, ed è ora il President Emeritus and Robert Andrews Millikan Professor of Biology al Caltech. È stato anche presidente della Rockefeller University dal 1990 al 1991, e del American Association for the Advancement of Science nel 2007. Dr. Baltimore ha profondamente influenzato la scienza internazionale, dando contributi importanti nell’immunologia, virologia, ricerca per il cancro, biotecnologia, e ricerca sul DNA ricombinato, attraverso i suoi traguardi come ricercatore, amministratore, educatore e difensore pubblico della scienza ed ingegneria. Ha insegnato a molti studenti, in corso di laurea e anche a laureati, molti dei quali hanno poi avuto notevoli carriere da ricercatori. In aggiunta al premio Nobel, ha ottenuto numerosi premi, includendo la U.S. National Medal of Science nel 1999. Il dr. Baltimore è ora nella Board of Sponsors[1] per il “Bulletin of the Atomic Scientists” ed è un consulente per la Science Philanthropy Alliance. VEDI QUI

 

tratto da: http://www.complottisti.com/perche-nuovi-vaccini-altereranno-modo-permanente-dna-umano/

Glifosato: i complici di Monsanto al Parlamento Europeo negano che il pesticida sia cancerogeno. Verso il rinnovo per altri 10 anni sulla pelle della Gente!

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Glifosato: i complici di Monsanto al Parlamento Europeo negano che il pesticida sia cancerogeno. Verso il rinnovo per altri 10 anni sulla pelle della Gente!

GLIFOSATO: L’UE NEGA CHE IL PESTICIDA SIA CANCEROGENO E VA VERSO IL RINNOVO PER ALTRI 10 ANNI

Glifosato: cancerogeno o non cancerogeno? Non si arresta la querelle sul pesticida della Roundup più utilizzato al mondo, soprattutto dopo che le autorità europee hanno negato che incida sulla salute pubblica.

Ma secondo un nuovo rapporto del tossicologo Peter Clausing: ‘l’Ue ha violato le normative e le prove che dimostrano che il glifosato è cancerogeno’. Mesi di esperimenti ignorati, dunque, per far sì che vi sia un rinnovo per altri dieci anni del glifosato.

 “L’evidenza che il pesticida è cancerogeno è così evidente che dovrebbe essere vietato immediatamente. Quello che mi lascia perplesso è vedere come le autorità europee abbiano violato le proprie regole, adesso devono essere responsabili del loro fallimento”, spiega Clausing nella sua ricerca. 

Appena un mese fa, la Monsanto aveva ricevuto una nuova denuncia, presentata questa volta al tribunale federale del Wisconsin per l’uso scorretto della pubblicità. L’azione legale era partita da una class-action di consumatori che accusavano l’erbicida Roundup di essere pubblicizzato come sicuro in maniera falsa, dato che gli effetti sulla salute sono ormai noti.

Nel frattempo, il 18 luglio la coalizione #Stopglifosato, di cui anche greenMe.it fa parte aveva diffuso un comunicato in vista della presunta riapprovazione da parte dell’Ue per altri dieci anni, che sarebbe valida solo a maggioranza qualificata, ovvero se 16 paesi su 28 diranno si.

Cosa succederà? Verranno ignorate le oltre un milione di firme raccolte dai cittadini che hanno chiesto di bandire il glifosato aderendo all’Ice? Più volte abbiamo parlato del glifosato e dei suoi effetti sul fegato ad esempio o sul sistema nervoso, causando ansia.

Non solo, tracce di pesticidi sono stati trovati in alimenti come pane, farina, birra e via dicendo, sostanze chimiche che di certo non possono fare bene al nostro organismo. E veniamo alla domanda del secolo: il glifosato è cancerogeno o no?

A marzo 2017, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) ne ha escluso la cancerogenicità, spiegando però che è tossico per l’ambiente marino e irritante per gli occhi.

Cosa dicono Iarc ed Efsa? Nel marzo 2015 lo Iarc aveva detto che il glifosato era potenzialmente cancerogeno, l’Efsa nel novembre dello stesso anno, diceva nel suo rapporto è “improbabile che sia cancerogeno”.

Scienziati indipendenti chiedono che si faccia chiarezza, ma solo il tossicologo austriaco Peter Clausing, ha finora denunciato come i tre organismi coinvolti(l’Istituto federale tedesco per la Valutazione del rischio, l’Efsa e la Echa) abbiano costantemente violato le stesse normative e procedure europee che stabiliscono i criteri per la valutazione degli studi.

Nello specifico, secondo Clausing, gli studi fatti sono sufficienti a dimostrare che il glifosato è una sostanza cancerogena. Sette dei 12 sperimenti sono andati in tal senso, ma i risultati sono stati ignorati dall’Ue.

“Sono preoccupato per la salute pubblica. In Europa, l’incidenza di tumori è raddoppiata e triplicata negli ultimi decenni. In gioco c’è la vita di 500milioni di cittadini europei”, spiega il tossicologo.

A sostegno della tesi c’è la nuova relazione pubblicata dal GLOBAL 2000 (Friends of the Earth Austria) di Claire Robinson che converge sul fatto che ‘le autorità hanno cercato di coprire la prova degli effetti cancerogeni del glifosato”.

FIRMA QUI LA PETIZIONE #STOPGLIFOSATO

Dominella Trunfio

fonte: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/24628-glifosato-ue-nega-cancerogeno

 

I complici europei del glifosato

di Ruchi Shroff*

L’intero impianto internazionale della regolamentazione dei pesticidi è palesemente inadeguato di fronte ai dati che vengono costantemente riportati da studi scientifici ed epidemiologici indipendenti e ci rammenta quanto sia necessario osservare, individuare e denunciare i conflitti di interesse e le interferenze dovute ad attività di lobbying da parte delle aziende produttrici nei confronti di enti ed istituzioni.

In un nuovo rapporto pubblicato da Global 2000: “Glifosato: violazione sistematica delle regole da parte delle autorità“, il tossicologo tedesco Peter Clausing espone le 5 ragioni principali per le quali le autorità dell’Unione europea avrebbero trascurato e/o ignorato prove evidenti dell’effetto cancerogeno del glifosato sugli animali e come sistematicamente avrebbero violato le direttive e le raccomandazioni delle stesse OCSE (Organizzazione di cooperazione e sviluppo economico) ed ECHA (Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche), che in realtà dovrebbero guidare il loro lavoro. Nel suo nuovo rapporto, Clausing conferma dunque l’accusa di frode scientifica e distorsione dei dati nei confronti dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e dell’Istituto tedesco per la Sicurezza e Salute Occupazionale (BfR), che già aveva lanciato lo scorso anno in occasione della sua testimonianza presso il Tribunale Monsanto e nel rapporto “Agenzie regolatrici (BfR, EFSA) usano argomenti parziali per negare la carcinogenicità del Glifosato”.

Nel recente Rapporto “Il Veleno è servito: glifosato e altri veleni, dai campi alla tavola” si analizza la testimonianza di Peter Clausing che ha dichiarato come i risultati ottenuti dall’EFSA siano in contraddizione rispetto alle evidenze riportate nel report presentato all’ECHA da parte del BfR. Clausing ha spiegato che i topi maschi di tutti e cinque gli studi sulla cancerogenicità presi in considerazione da EFSA e BfR, e da loro considerati di qualità accettabile, mostrano un aumento statisticamente significativo dell’incidenza di molti tipi di tumori; ben tre di questi cinque studi mostrano un incremento significativo di un particolare tipo di cancro, il linfoma maligno. I ricercatori sottolineano inoltre come i risultati sperimentali siano riproducibili. Clausing ha inoltre sottolineato come – nella stessa legislazione europea – già solo questi risultati sperimentali superino i limiti per la classificazione del glifosato in classe 1B  (sostanze con presunto potenziale cancerogeno per gli esseri umani basate su risultati ottenuti da sperimentazione animale). Questa e altre contraddizioni contenute nella valutazione dell’autorità tedesca sono particolarmente significative se si considera che la regolamentazione europea sui pesticidi dovrebbe vietare l’autorizzazione di una sostanza attiva non appena emergano risultati di laboratorio che ne indichino la potenziale cancerogenità.

Clausing non è però il solo a criticare l’impianto normativo. Durante la Conferenza: Il Veleno alle Porte: a rischio salute e occupazione,  la Dott.sa Patrizia Gentilini, medico oncologo ed ematologo dell’Isde Italia, ci ha infatti fatto notare come “nelle valutazioni tossicologiche delle agenzie incaricate siamo ancora al punto in cui si testa solo il principio attivo, non la formulazione commerciale, non il cocktail, l’insieme delle molecole e come se non bastasse ci si basa sostanzialmente sui dati forniti dalle stesse aziende produttrici”. Di fronte all’aumento costante di malattie correlate all’inquinamento da agro tossici, alla contaminazione del suolo, dell’aria, dell’acqua e alla progressiva estinzione delle api, le procedure attuali consentono troppe deroghe e tendono sempre di più ad escludere il principio di precauzione, come evidenziato nel recente rapporto redatto dal relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto al cibo, Hilal Elver, in cui si evidenziano diverse carenze nel quadro normativo internazionale in materia di regolamentazione dei pesticidi, in special modo l’inadeguatezza dei parametri in vigore rispetto alla concreta entità delle sostanze tossiche pericolose attualmente commercializzate e diffuse nell’ambiente.

Il rapporto inoltre sollecita la necessità che le autorità competenti osservino più attentamente le ingerenze e le pressioni dell’industria agrochimica sia in campo scientifico che istituzionale e che mettano in atto strumenti adeguati per garantire maggiore trasparenza nelle procedure di valutazione del rischio per la salute e per l’ambiente. Ne fornisce un esempio l’inchiesta di Corporate Europe Observatory, nel 2013 sui i conflitti di interesse all’interno delle agenzie europee, in cui è emerso che quasi il 60 per cento degli esperti di EFSA aveva legami e interessi finanziari diretti o indiretti con le stesse aziende per le quali effettuava le valutazioni di rischio. I responsabili della politica non devono stare al gioco delle grandi aziende agrochimiche, bensì applicare il principio della precauzione e impegnarsi a garantire che le evidenze scientifiche esistenti vengano valutate in maniera corretta. Ne va della salute dei 500 milioni di cittadini dell’Unione europea.

 

fonte: http://comune-info.net/2017/07/complici-europei-del-glifosato/

Interferenti endocrini, la nuova porcata dell’Unione Europea che salva ancora una volta il glifosato…!

 

Interferenti endocrini

 

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Interferenti endocrini, la nuova porcata dell’Unione Europea che salva ancora una volta il glifosato…!

leggi anche:

Attenzione – Interferenti endocrini: cosa sono, perché sono così nocivi per la nostra salute, quali sono i più pericolosi e dove si trovano…
Interferenti endocrini, la Ue salva di nuovo il glifosato

Non ci libereremo mai del glifosato?
Se lo scorso anno – ricordiamo – è stata concessa una proroga all’autorizzazione al commercio fino al 31 dicembre 2017 (data entro cui l’Europa dovrà decidere per un eventuale rinnovo della licenza per ben 10 anni), è di qualche giorno fa l’altra preoccupante mossa con cui l’Ue garantisce l’ennesimo salvacondotto alla contestatissima sostanza presente nell’erbicida più usato in campo agricolo in Italia.

Come abbiamo già raccontato, lo scorso 4 luglio la Commissione europea ha adottato una proposta che individua i criteri scientifici in presenza dei quali si identifica un interferente endocrino, ovvero la sostanza che influenza negativamente il sistema ormonale e aumenta il rischio di gravi malattie, dall’obesità alla pubertà precoce, fino al cancro.

Il testo votato da quasi tutti gli Stati membri, Italia compresa (contrari solo Svezia, Danimarca e Repubblica Ceca) riguarda gli interferenti endocrini presenti nei pesticidi, ma con tutta evidenza si porrà come precedente per la regolamentazione degli altri settori in cui essi sono presenti: cosmetica, giocattoli, imballaggi alimentari, ecc.

Qual è il problema? Che secondo questi criteri – e dunque secondo L’Europa – sono bollate e bandite come interferenti endocrini solo le sostanze per le quali sia stata data prova scientifica della loro azione dannosa: che sia dimostrato, insomma, il nesso causalità-effetto.

TRADITA LA FIDUCIA DEI CITTADINI EUROPEI

E il glifosato? Non avendo raggiunto questa evidenza scientifica così rigorosa, non rispondendo insomma ai rigidi criteri individuati dall’Europa, resta fuori dalla lista nera. E l’agrochimica può continuare tranquillamente a usarlo.
Lo conferma al Salvagente il prof. Celestino Panizza, esperto dell’Isde – Medici per l’ambiente: “allo stato delle attuali valutazioni scientifiche mi sembra davvero difficile che il glifosato possa essere considerato un interferente endocrino”.

Ma l’Europa tira dritto per la sua strada, tradendo l’applicazione del principio di precauzione, che pure sta (o dovrebbe stare) alla base delle sue azioni (principio secondo cui, nel dubbio, meglio bandire certe sostanze anziché continuare a farne uso). E tradendo soprattutto i suoi cittadini: nessun imbarazzo nemmeno di fronte a ben 1 milione e 300 mila firme di europei che con una petizione chiedono a gran voce il bando della pericolosa sostanza (petizione cui l’Unione europea è obbligata a dare una risposta, e vedremo cosa si inventerà).

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/07/10/interferenti-endocrini-la-ue-salva-di-nuovo-il-glifosato/24148/

I risultati di uno studio italiano sottolineano ancora una volta le fantastiche proprietà del cioccolato fondente: aumenta le prestazioni del cervello e contrasta il declino cognitivo degli anziani…!

 

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I risultati di uno studio italiano sottolineano ancora una volta le fantastiche proprietà del cioccolato fondente: aumenta le prestazioni del cervello e contrasta il declino cognitivo degli anziani…!

Il cioccolato fondente aumenta le prestazioni del cervello e contrasta il declino cognitivo degli anziani – i risultati del nuovo studio italiano

Alcuni scienziati italiani hanno scoperto che una dose giornaliera di cacao agirebbe come integratore alimentare per contrastare diversi tipi di declino cognitivo.

Gli esiti delle loro ricerche portato alla scoperta che mangiare regolarmente il cacao è legato a miglioramenti nella memoria di lavoro e all’elaborazione delle informazioni visive e il cacao potrebbe risultare particolarmente utile per alcune persone.

Il cacao è il fagiolo essiccato e fermentato dell’albero di cacao utilizzato per fare deliziosi dolci al cioccolato. Le sue proprietà nutrizionali sono studiate ampiamente da anni.

Nel corso degli anni, è stato trovato che una gamma di sostanze chimiche che si verificano naturalmente nel fagiolo del cacao hanno effetti terapeutici.

Per esempio, si è scoperto che i polifenoli presenti nel cioccolato fondente aumentaro la calma e la soddisfazione e i flavanoli sono stati in grado di invertire il declino della memoria correlata all’età.

Prima di iniziare a utilizzare questa scusa per sconvolgere il maggior numero di cioccolato umanamente possibile, basta ricordare che il cioccolato contiene anche la teobromina, una sostanza tossica. Per rischiare di avvelenarvi con il cacao, dovreste mangiare circa 85 barrette di cioccolato.

Nonostante il notevole numero di indicazioni circa i benefici per la salute del cacao, ci sono solo un numero limitato di prove randomizzate e la letteratura presenta risultati ancora oggi discutibili.

In questo studio, la squadra ha esaminato la letteratura per gli effetti della somministrazione acuta e cronica dei flavanoli di cacao sull’attività cerebrale e, più in particolare, ciò che accade se lo fai per un lungo periodo di tempo.

Gli studi utilizzati per eseguire la revisione richiedevano soprattutto ai soggetti di consumare una bassa quantità di cacao, medio o grande sotto forma di bevanda o barra al cioccolato per un periodo compreso tra i cinque giorni e i tre mesi.

Gli scienziati hanno scoperto che esistevano prove sufficienti per sostenere le indicazioni sulla salute attribuite al cacao e, in particolare, ai composti flavanolo contenuti all’interno del prodotto vegetale.

Hanno notato miglioramenti nelle prestazioni di memoria di lavoro e migliorie circa l’elaborazione delle informazioni visive dopo il consumo di flavanoli di cacao. I risultati benefici risultano differenti a seconda del test demografico utilizzato.

Per gli anziani, si è scoperto che l’ingestione a lungo termine dei flavanoli di cacao ha migliorato l’attenzione, l’elaborazione mentale, la memoria di lavoro e la fluidità verbale e nella maggior parte dei casi è risultata vantaggiosa in coloro che avevano lievi cognizioni o all’inizio della perdita di memoria.

“Questo risultato suggerisce il potenziale dei flavanoli di cacao per proteggere la cognizione in popolazioni vulnerabili nel tempo migliorando le prestazioni cognitive”, hanno scritto i ricercatori dell’Università dell’Aquila in Italia, tra cui Valentina Socci e Michele Ferrara.

Per le persone sane, senza l’inizio della perdita di memoria, il cacao potrebbe anche migliorare il normale funzionamento cognitivo e avere un ruolo protettivo sulle prestazioni cognitive. I ricercatori ammettono anche che è necessario spingere i soggetti sani a consumarne di più prima che gli effetti benefici possano diventare significativi.

Un fattore demografico in particolare ha rivelato il beneficiato di cacao. Per le donne, mangiare il cacao dopo una notte di insonnia può aiutare a contrastare la cognizione compromessa associata alle difficoltà di prender sonno. Promettenti risultati sono stati in tal senso riscontrati sulle persone che soffrono di privazione cronica del sonno o che lavorano con diversi modelli di spostamento.

Ma come esattamente il cacao aiuta le capacità del cervello? I ricercatori non sono completamente sicuri, ma hanno alcune idee.

“Se si guarda al meccanismo sottostante, i flavanoli del cacao hanno effetti benefici per la salute cardiovascolare e possono aumentare il volume del sangue cerebrale … Questa struttura è particolarmente colpita dall’invecchiamento e quindi dalla potenziale fonte di diminuzione della memoria associata all’età negli esseri umani”.

Quindi dovremmo cominciare mangiare più cioccolato (fondente)? Forse, ma gli scienziati avvertono anche di mangiarlo con costante controllo.

Infatti, anche se “l’assunzione regolare di cacao e cioccolato potrebbe infatti fornire effetti benefici sul funzionamento cognitivo nel tempo”dicono i ricercatori –  “ci sono effetti potenziali legati al valore calorico del cioccolato, ad alcuni composti chimici intrinseci della pianta del cacao come la caffeina e la teobromina e una varietà di additivi che aggiungiamo al cioccolato come zucchero o latte. “

In base a quanto scritto, la soluzione ideale potrebbe quindi essere quella di consumare cacao puro, privo di zucchero. Molto più amaro ma più salutare. 

“Il cioccolato fondente è una ricca fonte di flavanoli, quindi dovremmo sempre mangiare un po’ di cioccolato fondente”.

I risultati sono stati riportati in Frontiers in Nutrition .

 

fonte: http://www.globochannel.com/2017/07/09/il-cioccolato-fondente-aumenta-le-prestazioni-del-cervello-e-contrasta-il-declino-cognitivo-degli-anziani-i-risultati-del-nuovo-studio-italiano/

Sale, il killer ingannatore: ecco cinque tra cibi più salati che proprio non ti aspetteresti mai …Sconcertante!

Sale

 

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Sale, il killer ingannatore: ecco cinque tra cibi più salati che proprio non ti aspetteresti mai …Sconcertante!

sale fa male, ormai lo sanno anche i bambini. Ma anche se si fa attenzione a ridurne le quantità in cucina, molto spesso il sale si nasconde in alimenti considerati insospettabili.

L’eccessivo consumo di sale provoca l’aumento della pressione e favorisce malattie cardiovascolari, infarto del miocardio e ictus cerebrale, ma è associato anche ad altre malattie cronico-degenerative, come i tumori dell’apparato digerente, l’osteoporosi e la malattia renale cronica.

Limitare l’utilizzo del sale è utile ma non basta se si considera che gran parte del sale che consumiamo ogni giorno proviene dai prodotti alimentari presenti sul mercato, dal pane ai formaggi.

1. Cioccolata calda

Ebbene sì. Pensando a una bella tazza bollente, la prima cosa che ci viene in mente è lo zucchero. Ma la cioccolata contiene anche tanto sale, il cui sapore è ovviamente nascosto dallo zucchero.

2. Cereali per la colazione

Una porzione di cornflakes Kellogg contiente 0,34 grammi di sale, la stessa quantità trovata nei cereali più dolci, come quelli al caramello ad esempio.

3. Insalate preconfezionate

Inutile dire che farsele da soli è decisamente la soluzione. Ciò vale ancora di più se si considera che alcune insalate contengono tantissimo sale.

4. Maionese

Anche la maionese contiene troppo sale. Forse non è proprio tra gli insospettabili ma magari ad essa è solitamente associata una grande quantità di grassi. Come sempre, il nostro consiglio è di preparla in casa.

5. Hummus e creme di formaggio

Il formaggio è certamente un alimento saporito ma le creme lo sono ancora di più. Anche l’hummus acquistato nella grande distribuzione contiene troppo sale. Meglio prepararlo in casa abbondando di spezie e aromi, non credete?

Cosa si può fare inoltre per ridurre il consumo di sale?

  • Leggiamo sempre le etichette
  • Scegliamo gli alimenti che ne contengono meno, meglio se a basso contenuto di sale, cioè inferiore a 0.3 grammi per 100 g
  • Riduciamo il sale a tavola preferendo il sale marino integrale, le spezie, le erbe aromatiche
  • Riduciamo gli alimenti trasformati ricchi di sale (snack salati, patatine in sacchetto, alcuni salumi e formaggi, cibi in scatola)
Importante, nel primo anno di vita evitare il sale nelle pappe dei bambini.

Francesca Mancuso

tratto da: https://www.greenme.it/mangiare/alimentazione-a-salute/23382-sale-nei-cibi