Ti fanno pagare 2 cent il sacchetto ortofrutta perchè è bio, non inquina… Ma il sacchetto è made in Vietnam. Ha viaggiato, inquinando, per 10.000 km… Non trovate che c’è qualcosa che non quadra?

 

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Ti fanno pagare 2 cent il sacchetto ortofrutta perchè è bio, non inquina… Ma il sacchetto è made in Vietnam. Ha viaggiato, inquinando, per 10.000 km… Non trovate che c’è qualcosa che non quadra?

Ti fanno pagare 2 cent il sacchetto ortofrutta perchè è bio, non inquina… Ma il sacchetto è made in Vietnam. Ha viaggiato, inquinando, per 10.000 km… Non trovate che c’è qualcosa che non quadra?

Qualcuno ci spiega perchè al supermercato ci vendono a 2 cent il sacchetto made in Vietnam? Quanto ha inquinato per arrivare in Italia?

Signori, sono 10.000 Km…

Quanto ha inquinato per viaggiare in nave dal Vietnam all’Italia?

Quanto ha inquinato per essere scaricato in uno dei nostri porti?

Quanto ha inquinato per viaggiare in Tir dal porto al luogo di smistamento?

Quanto ha inquinato per viaggiare dallo smistamento al rivenditore al supermercato?

Sicuramente di più di un qualsiasi sacchetto non bio!

Perché devo pagare una cosa che non serve?

Chi ci guadagna in tutto questo?

C’è proprio qualcosa che non quadea!

by Eles

Ricapitoliamo: al supermercato pago il sacchetto della frutta per salvare l’ambiente, ma mi danno la carne nei vassoi di polistirolo incredibilmente inquinanti. Dicono “Ce lo chiede l’Europa”, ma non è vero. La produttrice dei sacchetti è amica di Renzi… Io mi sento preso per i fondelli, Voi no?

 

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Ricapitoliamo: al supermercato pago il sacchetto della frutta per salvare l’ambiente, ma mi danno la carne nei vassoi di polistirolo incredibilmente inquinanti. Dicono “Ce lo chiede l’Europa”, ma non è vero. La produttrice dei sacchetti è amica di Renzi… Io mi sento preso per i fondelli, Voi no?

Ci pensavo proprio ieri mentre, dopo aver sacrificato i miei primi 2 centesimi alla causa del “bio”, guardavo nella nello shopper quanti imballaggi inquinanti, a partire dai vassoi per la carne, avevo portato a casa…

Ci dicono “Ce lo chiede l’Europa”, ma l’Europa non ci ha mai chiesto niente.

Poi scopro che la produttrice dei sacchetti è amica di Renzi…

Io mi sento preso per i fondelli, Voi no?

Sacchetti a pagamento: diktat del Governo (non di Bruxelles) per arricchire l’amica di Renzi

In materia di fake news la vecchia politica è sempre sulla cresta dell’onda. La loro punta di diamante parlando di notizie false è la capacità di crearle ad hoc, di nuove, e originali, per ogni occasione. Ultima quella che sta imperversando in questi giorni nei media: “sacchetti di frutta a pagamento sono stati imposti dall’UE all’Italia”. Mettiamo l’assunto appositamente tra le virgolette in quanto riporta il concetto che il PD sta cercando di diffondere tramite i suoi canali ufficiali al grido di: “ce lo chiede l’Europa”. Ebbene, Bruxelles non ha mai chiesto al Bel Paese di far pagare ai suoi cittadini i sacchetti di plastica biodegradibili e compostabili.

La direttiva a cui il Partito Democratico vorrebbe fare riferimento è la 2015/720, che come si evince dal sito del Parlamento europeo su cui è riportata, non impone prezzi, ma obiettivi. La direttiva dice che le misure adottate dagli Stati membri devono assicurare che il livello di utilizzo annuale non superi 90 borse di plastica di materiale leggero pro capite entro il 31 dicembre 2019 e 40 borse di plastica di materiale leggero pro capite entro il 31 dicembre 2025 o obiettivi equivalenti in peso. Addirittura, le borse di plastica in materiale ultraleggero possono essere escluse dagli obiettivi di utilizzo nazionali.

Dunque, ricapitolando, è stato il Governo marionetta di Paolo Gentiloni ad aver infilato un emendamento la scorsa estate nel decreto legge Mezzogiorno, imponendo l’obbligatorietà. È anche precisata la possibilità di escludere i sacchetti ultraleggeri utilizzati per la frutta e la verdura; la direttiva riguarda principalmente le borse di plastica per fare la spesa, già al bando nel nostro Paese dal 2012.

Ma perché tanto accanimento? Forse perché Catia Bastioli – che guida l’azienda italiana leader del comparto (la piemontese Novamont che detiene l’80% del mercato) – è stata prima nominata da Matteo Renzi presidente della partecipata pubblica Terna, appena due mesi dopo il suo insediamento. Poi, a giugno 2017, Sergio Mattarella la nomina cavaliere del lavoro, appena prima che il segretario del PD tornasse a raggiungerla nel suo tour in treno a porte chiuse.

È sacrosanto che la plastica sia sostituita dalle bioplastiche, ma è come sempre la modalità a essere sbagliata e sospetta. Ad esempio, cosa si sta facendo per la riduzione degli imballaggi? E perché non prevedere il riutilizzo dei bioshopper? Insomma, la classica triste storia della vecchia politica italiana, fatti di amici degli amici che dettano regole e arricchiscono i pochi. Mandiamoli a casa.

tratto da: http://zapping2017.myblog.it/2018/01/03/con-il-2018-arriva-sul-mercato-tua-lauto-elettrica-tutta-italiana-made-in-puglia-bella-economica-e-superecologica/

Incredibile ma vero – Il sacchetto ortofrutta al supermercato? Se metti etichetta direttamente sul frutto lo paghi lo stesso, anzi lo paghi pure di più!

 

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Incredibile ma vero – Il sacchetto ortofrutta al supermercato? Se metti etichetta direttamente sul frutto lo paghi lo stesso, anzi lo paghi pure di più!

da Il Salvagente:

Sacchetti: etichetta sul frutto? Paghi lo stesso (anche di più)

Abbiamo acquistato una sola arancia alla Simply, etichettandola senza shopper. Come si vede dallo scontrino, il sacchetto lo abbiamo pagato lo stesso, dato che viene inserito in automatico.

Probabilmente neanche il governo che ha imposto la tassa sui sacchetti di plastica biodegradabili per l’ortofrutta si sarebbe aspettato una bufera di queste dimensioni. Gli italiani sembrano non volerne sapere di pagare da 1 a 3 centesimi (questa la media stimata) per ogni contenitore che arriva la cassa dal reparto di frutta e verdura del supermercato. Tanto che sui social cominciano a girare fotografie di vegetali con l’etichetta del peso emessa dalla bilancia del reparto applicata direttamente sulla buccia.Un modo per “fregare” l’imposizione della microtassa che però si è rivelata una bufala. L’ammontare del sacchetto viene infatti calcolata dalla cassa direttamente a partire dall’etichetta, e non dalla busta in sé.

 

La nostra verifica


Nel nostro acquisto di un’arancia alla Coop, ancora una volta, il costo del sacchetto viene caricato in automatico sullo scontrino. L’impiegato zelante (senza che lo richiedessimo) lo storna. Ma cosa sarebbe successo se avessimo avuto invece che una sola arancia etichettata um chilo di frutta senxza sacchetti e una fila di clienti in attesa dietro di noi?

Secondo quanto previsto dalla nuova normativa, infatti, il costo dello shopper deve essere indicato sullo scontrino. È bastato comprare in due supermercati di Roma una arancia con sopra l’etichetta del costo applicata direttamente, pagare e verificare. In entrambi i casi shopper risultava pagato, anche se non era stato effettivamente prelevato. Con una differenza sostanziale: presso la InCoop, il cassiere gentile e preciso ci ha stornato il costo del sacchetto prima ancora che lo chiedessimo mentre da Simply, ci è toccato pagare lo shopper fantasma. Risultato: se compro dieci arance e le etichetto singolarmente invece di metterle dentro lo shopper bio, pago dieci volte tanto il contenitore. Insomma per risparmiare sul sacchetto per l’ortofrutta bisognerebbe chiedere lo storno del costo arrivati alla cassa. Operazione che però rischia di essere difficile e creare discussioni accese, se immaginiamo come l’operazione rallenterebbe la coda al supermercato durante le ore di punta.  Purtroppo non sembra ci sia alternativa, anche perché portarselo da casa non è consentito dalla legge per motivi igienici. E a fare la “resistenza dell’etichetta” si rischia di fare anche peggio.