Perchè noi Italioti non ci facciamo mancare proprio niente: ecco il grano radioattivo importato dall’Ucraina e dalla Russia.”

 

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Perchè noi Italioti non ci facciamo mancare proprio niente: ecco il grano radioattivo importato dall’Ucraina e dalla Russia.”

Non è un segreto anche se la maggioranza della popolazione italiana non lo sa; e non è la prima volta, basta scorrere le cronache dagli anni ’80 in poi, per accertare l’inquietante fenomeno. Latitudine 41.61678 N e longitudine 15.95111 E. Magari ai profani questi numeri non dicono niente, eppure sono coordinate interessanti per illuminare l’importazione di materia prima trasformata in cibo falsamente italiano.

Le ultime due navi sorprese a scaricare grano importato dall’estero sono il cargo Azov Coast proveniente dal porto russo di Yeysk, e la bulk carrier Matteo Br giunta da Nikolaev in Ucraina.

Entrambe sventolano il vessillo maltese, ovvero una bandiera di comodo, ossia ombra. Ieri pomeriggio, 2 gennaio 2017, alle ore 15, erano entrambe ormeggiate al cosiddetto porto “alti fondali” di Manfredonia, un attracco fantasma, ufficialmente inagibile, e dunque secondario dove, singolare coincidenza, non c’erano controlli della Guardia di Finanza, eppure il loro arrivo era ben noto alla locale capitaneria di porto.

Comunque, nelle piazzole di sosta i camion facevano la spola per caricare la mercanzia e tagliare la corda.

Chi sono i clienti industriali nostrani 
che si approvvigionano così e spacciano 
infine pasta italiana solo di nome?

In fondo galleggia l’imbarazzo della scelta per sviare i già scarsi e superficiali controlli. Gli 865 chilometri di costa rendono la Puglia uno dei punti più sensibili dell’import/export italiano. Basta individuare con comodo un approdo secondario, come per esempio Molfetta, è l’affare va in porto a gonfie vele. Tanto che importa la salute pubblica, se poi per salvare le apparenze i “grandi” marchi nostrani appiccicano la bandiera tricolore sulla merce in tavola, e l’illusione funziona.
Secondo l’ultimo rapporto di Greenpeace – “Nuclear scars: The Lasting Legacies of Chernobyl and Fukushima” – l’inquinamento nucleare dopo il disastro di Chernobyl dilaga in Ucraina e in Russia, proprio in zone ampiamente coltivate a cereali. Oltre 10.000 chilometri quadrati (1.000.000 di ettari) tra Russia, Bielorussia e Ucraina sono inutilizzabili per qualunque tipo di attività e i 10 (chilometri quadrati) attorno alla centrale lo saranno per 10.000 anni, a causa del plutonio che impregna il terreno…

Eppure, in queste stesse zone coltivano grano contaminato e lo vendono proprio nel belpaese.

Insomma, il popolo italiano 
è trattato peggio delle cavie. 

Non è tutto: per non farci mancare nulla il belpaese fa incetta dall’estero (in particolare dal Canada) di un prodotto della terra trasformato nello stivale in pasta per bambini con cadmio e piombo, spaghetti al glifosato, grano duro conmicotossine cancerogene. Il grano tenero – spesso radioattivo – lo importiamo addirittura dalla Francia.

L’Italia produce poco più del 50 per cento del proprio fabbisogno complessivo di cereali e semi oleosi. Per quanto riguarda il grano, importiamo più del 50 per cento del grano tenero per pane e prodotti da forno, e il 30/40 per cento del grano duro usato per fare la pasta.

Nel 2016 l’Italia ha circa quadruplicato il grano di importazione dall’Ucraina rispetto all’anno precedente, passando dalle 139 mila tonnellate del 2014 a 600 mila tonnellate. L’ex nazione sovietica – nostro importante fornitore di mais per mangimi, è anche il terzo fornitore di grano per l’Italia. L’aumento di importazioni di grano dall’Ucraina risponde ad una precisa strategia dell’Europa di fare nuovamente di questo gigante agricolo «il granaio d’Europa».

In questa direzione va l’accordo di libero scambio tra UE e Ucraina, entrato in vigore il 1 gennaio 2016, che ha eliminato in parte i dazi di importazione rendendo più competitivo il grano ucraino.

Il mercato del grano, e non solo, 
è ormai una giungla senza regole.

Siamo ormai a livelli così esagerati di importazioni che il prezzo a cui mediatori e grandi industrie acquistano il grano sono diventati tanto bassi da renderne sconveniente la coltivazione.

(…) Attualmente, lamentano gli agricoltori, le importazioni di grano sono praticamente libere, non regolamentate da leggi che in qualche modo tutelino produzione italiana che garantisce sicuramente maggior controllo della filiera e quindi maggiore sicurezza per i consumatori. I maggiori costi di mano d’opera e la maggiore tassazione rendono i produttori nostrani meno competitivi rispetto a quelli dei mercati esteri.

La mancanza di obbligo da parte delle aziende di pasta e altri farinacei di indicazione di provenienza del grano da esse utilizzato non favorisce il consumatore che volesse scegliere .

Consapevolmente il prodotto da acquistare e innesca una spirale di discesa del prezzo del cereale sempre più nefasta per gli agricoltori italiani.

Il prezzo del grano lo fanno, in pratica, le grandi multinazionalii piccoli produttori possono solo adeguarsi, se ci riescono, o sospendere la produzione.

Soluzioni? Promulgare immeditamente una legge che tuteli la produzione italiana, per esempio con l’introduzione dell’obbligo, da parte delle aziende alimentari, di indicare il luogo di origine della materia prima (grano).

 Si devono poi mettere in atto strumenti e iniziative per valorizzare maggiormente la qualità eccellente di alcune qualità di grano italico antico. Molto simile a quella del grano, per l’importazione massiccia e senza regole, è la situazione del mercato del latte e dell’olio. Anche qui crollo dei prezzi e mancanza di tutele per i consumatori sulla tracciabilità della filiera che porta fino in tavola, prodotti lavorati con materia prima proveniente da chissà quali paesi d’origine.

Per la cronaca ignorata: in Italia, negli ultimi cinque anni, hanno chiuso il 50 per cento degli allevamenti. Tre mozzarelle su quattro vengono prodotte con latte importato dall’estero. Che ci vuole a rendere obbligatorio un bollino d’ordine per il grano?

Fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2017/01/litalia-importa-grano-radioattivo.html

Tutto quello che sappiamo sulla nube radioattiva che avvolge l’Europa

nube radioattiva

 

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Tutto quello che sappiamo sulla nube radioattiva che avvolge l’Europa

Dopo le conferme della Russia sulla nube radioattiva generata da una fuga di Rutenio 106, molte persone si chiedono se devono considerarsi in pericolo

Domande e risposte sulla natura della nube radioattiva

 

(Rinnovabili.it) – In questi ultimi giorni è emersa una notizia preoccupante, che tuttavia non ha trovato grande spazio sulle pagine dei giornali. Una nube radioattiva proveniente dalla Russia ha coperto parte dell’Europa nel mese di settembre, compresa l’Italia. Di cosa si tratta? Ed è pericolosa? Sono domande legittime, specie dopo le conferme giunte dal servizio meteorologico russo Rosgidromet, che ha trovato concentrazioni di un isotopo radioattivo – il rutenio 106 – quasi 1.000 volte sopra i limiti in una particolare zona del paese, entro cui si trova il sito nucleare di Mayak. Nel 1957, in questo impianto è esploso un serbatoio di rifiuti atomici, che ha generato una nube radioattiva di cesio, stronzio e plutonio su un’area di 23 mila kmq, sprigionando almeno il doppio dei radionuclidi dell’incidente di Chernobyl. Viste le premesse, è il caso di porsi alcune domande.

  • Cosa sta succedendo a sessant’anni si distanza? Gli esperti hanno rilevato la presenza di rutenio 106 (Ru-106), sottoprodotto delle reazioni nucleari: il combustibile iniziale è tipicamente uranio o plutonio e si divide in nuclei più piccoli, il cui processo di decadimento dà origine a diversi elementi radioattivi. La maggior parte ha un’emivita di pochi istanti, mentre il Ru-106 può rimanere radioattivo anche per un anno.
  • Da dove viene la radioattività? Se la radiazione provenisse da una bomba o da un incidente ad un reattore nucleare, avremmo livelli insolitamente elevati di una serie di radioisotopi. Tuttavia, è stato individuato solo un picco del Ru-106, il che fa pensare ad un impianto di ritrattamento del combustibile o ad una struttura medica. Secondo il servizio meteorologico russo, la perdita di materiale dovrebbe essere avvenuta vicino ad Argayash, un villaggio nella regione di Chelyabinsk negli Urali meridionali. Il paese sorge vicino all’impianto nucleare di Mayak, un sito di ritrattamento del combustibile nucleare esaurito.
  • Vi sono pericoli per la salute? Nonostante siano stati rilevati livelli di rutenio 106 fino a 986 volte la norma, gli esperti di sicurezza nucleare ritengono improbabile che l’incidente costituisca un rischio per la salute o richieda l’evacuazione delle persone che abitano nelle vicinanze.
  • Quanto tempo l’isotopo radioattivo resterà nell’ambiente? L’emivita del Ru-106 è di 374 giorni, il che significa che in poco più di un anno metà del materiale sarà decaduto. Tracce saranno ancora rilevabili per cinque o sei anni, ma è improbabile che venga ritenuta necessaria una operazione di bonifica.

 

fonte: http://www.rinnovabili.it/ambiente/quello-che-sappiamo-sulla-nube-radioattiva-333/

Ed ecco che nei nostri porti sbarca pure il grano della Russia. Dopo la pasta al Glifosato, al Don ed alle Micotossine, ora anche la pasta Radioattiva?

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Ed ecco che nei nostri porti sbarca pure il grano della Russia. Dopo la pasta al Glifosato, al Don ed alle Micotossine, ora anche la pasta Radioattiva?

 

Dalla Russia grano duro al porto di Manfredonia. Possiamo stare tranquilli sull’assenza di radioattività?

Nave sorpresa a scaricare grano proveniente dal porto russo di Yeysk. La General Cargo sventola il vessillo russo, ma il grano potrebbe essere kazako. E’ partita dalla Russia il 19 settembre alle ore 4:00 ed è arrivata a Manfredonia il 2 ottobre 2017, alle ore 8:30. L’ ombra di zone di coltivazione in cui in passato vi sono stati programmi di sviluppo nucleare, dunque, con probabili rischi di radioattività. Ignoto il destinatario del carico.

Da Manfredonia i camion fanno già la spola per scaricare in tre giorni il grano russo della PETROBULK1 una General Cargo IMO 9643257 MMSI 2733410400 costruita nel 2014, battente bandiera Russia (RU) con una stazza lorda di 5795 ton, summer DWT 8050 ton.

Solo oggi le autorità del porto ci hanno confermato che si tratta di circa 50 mila quintali di grano, di cui però non è dato conoscere la qualità!

Alcune fonti ci riferiscono che potrebbe essere anche grano duro proveniente dal Kazakhstan…data la vicinanza al porto.


Su quel porto potrebbe arrivare anche grano kazaco

Quest’area è comunque nota perché qui si produceva il famoso grano duro Taganrog, un cereale introdotto in Italia  nel 18° secolo, al fine di migliorare le qualità delle semole utilizzate per la produzione di pasta. Ma è anche famosa perché a ridosso di una più vasta area contaminata.

Infatti, secondo l’ultimo rapporto di Greenpeace – “Nuclear scars: The Lasting Legacies of Chernobyl and Fukushima” – l’inquinamento nucleare dopo il disastro di Chernobyl dilaga in Ucraina e in Russia, proprio in zone ampiamente coltivate a cereali. All’ epoca 150.000 km2 di terreni in Bielorussia, Russia e Ucraina furono contaminati a livelli tali da richiedere evacuazione o restrizioni sull’uso del suolo o sulla produzione alimentare.

Mappa della contaminazione da Cesio 137 di Chernobyl in Europa

 

Il grano proveniente da aree di sviluppo nucleare

Eppure, in queste zone adiacenti alla vasta area contaminata di 150 mila km2, pari alla superficie agricola italiana, coltivano grano che potrebbe essere contaminato oltre che dal Cesio 137  anche da altri contaminanti radioattivi  a seguito di tanti esperimenti nucleari.

Ogni ex repubblica sovietica aveva infatti almeno una struttura o una località coinvolti nello sviluppo nucleare, come mostrato nelle tabelle qui sotto. Lettonia, Azerbaigian e Moldavia sono stati i paesi meno colpiti, con solo un sito, nessuno dei quali implica una notevole contaminazione. Tuttavia, quattro repubbliche – Russia, Ucraina, Bielorussia e Kazakistan – hanno almeno una regione di grave contaminazione ad alto livello. Lo stato degli attivi nucleari e dei problemi negli Stati successori sovietici è stato ampiamente discusso negli ultimi anni (e.g., Potter, 1993; Pryde and Bradley, 1994; Donnay et al, 1995; Bradley, 1997).

E quel grano oggi potrebbe essere proprio quello venduto a noi italiani.

 

Del resto, il triste primato della Russia legato agli esperimenti nucleari è testimoniato da un articolo del 1993 del The New York Times.

Su questo grano non c’è embargo! E neppure i controlli!

Lorenzin batta un colpo…a Manfredonia come a Barletta!

La nuova paura nucleare con la quale convivere

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La nuova paura nucleare con la quale convivere

di 

Essendo nato nel 1948, ho vissuto sin da bambino lo spettro di una terza guerra nucleare mondiale. Quella paura fu presente sino alla fine della Guerra Fredda e al crollo dell’Urss. Da allora, il rischio che le superpotenze nucleari scatenino l’Apocalisse si è ridotto, per non dire scomparso. Oggi il pericolo è che un numero sempre maggiore di staterelli minori, governati da regimi instabili o dittatoriali, cerchino di dotarsi di armi nucleari: diventando una potenza nucleare si garantiscono la sopravvivenza, perseguono interessi geopolitici a livello regionale o mire espansionistiche.

In questo nuovo assetto è venuta meno quella “razionalità della deterrenza” che Usa e Urss avevano garantito durante la Guerra Fredda. Adesso, con l’aumento della proliferazione nucleare, la soglia di deterrenza si abbasserà.

Come dimostrano i fatti in Corea del Nord, la nuclearizzazione dell’Asia orientale o del Golfo Persico è una minaccia alla pace mondiale. Considerate gli scambi fra Kim Jong-un e Trump, nei quali il presidente Usa ha promesso di rispondere con “f«oco e furia» a ogni ulteriore provocazione della Corea del Nord. Trump non si è affidato alla razionalità della deterrenza, anzi ha dato libero sfogo al suo disappunto.

La crisi covava da un po’, con la Corea del Nord pronta a tutto pur di diventare potenza nucleare. E poi, il regime nordcoreano sta mettendo a punto missili balistici intercontinentali in grado di trasportare una testata nucleare e raggiungere la costa occidentale degli Usa, se non oltre.

Infine, non è il caso di rispondere alla minaccia nordcoreana. Un intervento preventivo americano potrebbe portare a uno scontro diretto con la Cina e alla distruzione della Corea del Sud, con imponderabili conseguenze per il Giappone. E poiché Cina, Corea del Sud e Giappone sono diventati il nuovo baricentro dell’economia globale del XXI secolo, le ricadute arriverebbero ovunque. Per quanto gli Usa continuino ad alludere all’eventualità di una guerra, i leader militari americani sanno che l’uso della forza non è opzione percorribile.

Quando la Corea del Nord raggiungerà lo status di potenza nucleare, la garanzia di sicurezza da parte degli Usa non sarà più infallibile. Una Corea del Nord dotata di armi nucleari e dei mezzi per impiegarle spingerebbe Corea del Sud e Giappone a potenziare la propria capacità nucleare, cosa che farebbero facilmente. Ma questa è l’ultima cosa che la Cina vuole.

L’attuale assetto nucleare in Asia ricalca le stesse caratteristiche del XX secolo e le stesse dinamiche di potere nazionale del XIX, e questo è cocktail molto esplosivo. Al contempo, il sistema internazionale diventa sempre più instabile, con strutture politiche, istituzioni e alleanze messe in discussione.

Molto dipenderà da cosa accadrà negli Usa di Trump. Le indagini sulla possibile collusione di Trump con la Russia, durante la campagna presidenziale nel 2016, e la mancata abrogazione dell’Obamacare hanno dimostrato l’instabilità dell’Amministrazione Usa. E i punti all’ordine del giorno dell’agenda americana come la riduzione delle tasse, il muro alla frontiera con il Messico e la rinegoziazione del Nafta non fanno che fomentare la destra radicale. L’instabilità interna degli Usa preoccupa. Se non sono più in grado di garantire stabilità, nessun altro Paese potrà farlo. Resterà un vuoto nella leadership mondiale: nulla è più pericoloso per la proliferazione nucleare. E poi vi è un altro pericolo nucleare che si profila in autunno: se il Congresso americano impone nuove sanzioni all’Iran, l’accordo nucleare fra Iran e le potenze 5+1 (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu più la Germania) potrebbe venire meno. Il presidente iraniano Hassan Rohani ha annunciato che l’Iran potrebbe rinunciare all’accordo «nel giro di poche ore» come risposta alle nuove sanzioni imposte.

Alla luce della crisi nordcoreana, sarebbe da pazzi irresponsabili scatenare una crisi nucleare ingiustificata – e magari una guerra – in Medio Oriente. E un ritorno alla strategia di cambio del regime in Iran, sarebbe del tutto controproducente per gli Usa perché, così, non farebbero che consolidare la linea dura iraniana. E questo in una regione già segnata da crisi e guerre. Visto che Russia, Cina ed Europa terrebbero fede all’accordo nucleare, gli Usa si ritroverebbero da soli e in difficoltà con i loro più stretti alleati. «Fuoco e furia» non serviranno a scongiurare la minaccia nucleare, al contrario, occorre razionalità e una paziente opera di diplomazia che non si basi su minacce. Se l’ultima delle superpotenze abbandona queste virtù, tutti noi dovremo affrontare le conseguenze.

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-08-31/la-nuova-paura-nucleare-la-quale-convivere–214930.shtml?uuid=AENIfPLC&refresh_ce=1

 

 

 

Attenzione – In Italia grano radioattivo da Ucraina, Russia e Romania!

 

grano radioattivo

 

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Attenzione – In Italia grano radioattivo da Ucraina, Russia e Romania!

di Gianni Lannes
L’Istituto Superiore della Sanità è forse in letargo? Nei porti del belpaese seguitano a sbarcare da anni, impunemente, navi dei veleni che battono bandiere ombra, gravide di pericolosi carichi di cereali provenienti da territori dell’Europa orientale. Secondo le rilevazioni dell’IAEA, dell’OMS e di Greenpeace, si tratta di zone contaminate per migliaia di anni a seguito del disastro di Chernobyl. E così va in onda la farsa dei controllori e dei controllati. Milioni e milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi trasformati in cibo tricolore. Più miracolo di così. Ma ecco qualche altro esempio: su cento portarinfuse ne viene controllata al massimo una. Nessuna autorità italiana, attualmente è in grado di certificare la quantità e la qualità esatta di grano importato annualmente in Italia. Non è tutto. A Cernovoda in Romania (il nuovo eldorado agricolo degli speculatori mondiali e nostrani), dove il rispetto dell’ambiente – come della vita umana – è un optional non assicurato dallo Stato, è attiva dal 1996 una centrale nucleare realizzata in concorso dall’Ansaldo nucleare, che vomita inquinamento nell’aria, nell’acqua e nella terra.
Il grano importato da questi territori contaminati, come per magia industriale, diviene poi in Italia pasta tricolore. A parte l’evidente speculazione di 4 broker internazionali che grazie al favore dell’Unione europea, ribassano costantemente il prezzo del grano italiano, quali sono le conseguenze sulla salute umana?

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2017/01/litalia-importa-grano-radioattivo.html

L’inquinamento radioattivo minaccia concretamente la catena alimentare. Le particelle radioattive vengono trasportate da minuscole gocce che compongono l’umidità nell’aria. Può essere direttamente inalato nei polmoni, cadere a terra o in mare con la pioggia e contaminare coltivazioni, fauna marina e acqua potabile. Per gli esperti, molto vulnerabile è il latte di mucca. Le sostanze radioattive che si propagano nel cibo possono far lievitare il rischio tumori. A correre maggiori pericoli i più indifesi: bambini e feti, ovvero piccoli che aspettano di venire al mondo. Secondo gli esperti, l’esposizione a materiale radioattivo può dare il la a vari tipi di cancro e le probabilità di ammalarsi crescono, naturalmente, all’aumentare del livello di radiazioni raggiunto. Anche una piccola quantità di radiazioni aumenta il rischio di cancro. Le radiazioni sono pericolose perché possono causare cambiamenti o mutazioni nel Dna, che a loro volta rischiano di accendere il cancro. E se è vero che l’organismo è in grado di arginare i danni al Dna riparandoli, una persona si può considerare fuori pericolo solo se il processo di riparazione impiega meno tempo di quello necessario perché il Dna danneggiato o mutato si replichi.Ecco perché la maggior parte degli esperti concorda nel ritenere i bambini e feti più a rischio: la loro divisione cellulare, infatti, avviene più rapidamente che negli adulti. Inoltre consumano più latte di mucca, il che li espone a ulteriori pericoli. Le vacche, infatti, assorbono lo iodio radioattivo che si deposita sulla terra brucando il foraggio.

E’ vero che la radioattività è un fenomeno naturale, al quale siamo sottoposti ogni giorno della nostra vita. Significa che assorbiamo radiazioni facendo le cose di tutti i giorni. Ma non è questo il problema; il guaio è l’aggiunta che può derivare da attività estranee alla natura, ad esempio quando c’è un incidente in una centrale nucleare e le scorie radioattive finiscono nei campi, nel mare o nell’aria. Rimane il problema che non è agevole prevedere le conseguenze delle radiazioni.  Ma, allora, se queste sostanze che decadono, che si trasformano, cioè che sono radioattive, se queste sostanze possono far danno a distanza di tempo, quanto ci vuole per stare tranquilli? La risposta è quella più classica della scienza: dipende. Ogni elemento radioattivo si trasforma tendendo alla stabilità con ritmi differenti. C’è chi ci mette poco e chi ci mette di più. Vediamo come funziona. Il calcolo viene fatto in questo modo. Immaginiamo di avere a che fare con un milione di nuclei radioattivi (il numero è indicativo, solitamente sono enormemente di più). Il tempo necessario perché ne decada la metà è chiamato tempo di dimezzamento o emivita. Dunque dopo una emivita restano da trasformare ancora 500 mila nuclei. Dopo due emivite saranno 250 mila, dopo tre emivite 125 mila e così via. Anche se un appassionato di matematica potrebbe dire che questa serie non ha fine perché rimane sempre qualcosa da trasformare, possiamo pensare che ragionevolmente dopo dieci emivite il pericolo radioattivo sia ridotto al punto da diventare tollerabile con le nostre difese personali. E allora vediamo qualche esempio. I tempi di dimezzamento dei singoli nuclei li trovate in ogni libro di chimica. Così il Cesio naturale è un elemento stabile, ma il suo isotopo con 137 tra protoni e neutroni e per questo chiamato Cesio 137 ha una emivita di circa 30 anni. Secondo quando visto prima dunque una fuoriuscita in pubblico di Cesio 137 dovrà tenere in allarme per circa 300 anni. Il Cesio viene prodotto nella fissione dell’Uranio nelle centrali nucleari ed è la causa principale dei danni provocati nell’ambiente. Ci sono situazioni ben più drammatiche, come quelle legate proprio alla produzione di energia elettrica da fissione. In quel caso uno dei prodotti del processo, o se preferite, delle scorie radioattive è il Plutonio 239, utilizzato per costruire armi nucleari durante tutta la guerra fredda e quindi trattato appositamente. Oggi si tratta solo di scorie con tempi di dimezzamento di decine di migliaia di anni, il che significa che il tempo di stoccaggio in sicurezza si calcola in centinaia di migliaia di anni , e nessuno sa da che parte cominciare. Inoltre, la mania degli stati (USA, URSS, Francia, Gran Bretagna, Israele e così via) di provare la bomba ha rilasciato negli anni in atmosfera qualcosa oltre 10 tonnellate di plutonio.

riferimenti:

https://www.iaea.org/pris/WorldStatistics/NuclearShareofElectricityGeneration.aspx

https://www.iaea.org/pris/CountryStatistics/CountryDetails.aspx?current=RO

http://www.progettohumus.it/chernobyl.php?name=mappe2

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE36.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE37.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE38.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE01.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE02.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE13.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE09.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE14.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE19.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE18.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE26.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE39.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE56.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE57.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE60.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE58.PDF

https://www.iaea.org/sites/default/files/chernobyl.pdf

http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2006/9/Sintesi-Cernobyl-2006.pdf

http://www-pub.iaea.org/MTCD/publications/PDF/Pub1239_web.pdf

http://www.unscear.org/docs/reports/annexj.pdf

http://www.fire.uni-freiburg.de/iffn/country/rus/rus_7.htm

http://web.archive.org/web/20060421072536/http://www.greenpeace.org/raw/content/international/press/reports/chernobylhealthreport.pdf

https://academic.oup.com/ije/article/33/5/1025/623963/Thyroid-cancer-incidence-trends-in-Belarus

http://oup.silverchair-cdn.com/oup/backfile/Content_public/Journal/ije/33/5/10.1093/ije/dyh201/2/dyh201.pdf?Expires=1485770549&Signature=K77wDjZ5io-NdZZdYZCw2O~T0~eNrRNcbMDvLRVo1PMck8T3IVpcHlC20qWGmNGhZJtDoGIUMSCTtwiW6GU9qXeqS9LDza6nhLQVT-A0WvkUYw5EV8aZUhaqr1x1q14nc5FPdpRldNH6NL49BmYF8MVZfkvngXNmscs5mnTlzpJdfA4-x6WuXzQXLEe6Y0kLERWkEG3ZBG6RoRn5ooATa55rQDKx27pNvoGrlxkSXuwx-GDru0mooaJpAxvGUdQ3Ut1KEusF4nz6GAtg5lf38AbFbKw2cYmdaBumMra7mJRKL3WGKqrO-DKlp4DHJbJ6yefqA4OhJbEQ-qjf6jX0jg__&Key-Pair-Id=APKAIUCZBIA4LVPAVW3Q

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21345660

http://www.fire.uni-freiburg.de/iffn/country/rus/rus_16.htm

http://iopscience.iop.org/article/10.1088/0952-4746/31/1/B01/pdf;jsessionid=375189A7F02FA4C3B04CD3B22FF4C756.c1.iopscience.cld.iop.org

http://www.who.int/ionizing_radiation/a_e/chernobyl/EGH_overview.pdf

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2017/01/litalia-importa-grano-inquinato-e.html

Effetti della radioattività sulla salute

(Equivalente di dose totale ricevuto in una singola breve esposizione)

150 mSv = Sterilità temporanea testicoli

500 mSv = Depressione dell’emopoiesi midollo osseo

Da 500 a 2000 mSv = Opacità osservabili cristallino

1500 mSv = Aplasia mortale midollo osseo

Da 2500 a 6000 mSv = Sterilità Ovaie

3500 mSv = Sterilità permanente testicoli

5000 mSv = Deficit visivo cristallino

Le radiazioni naturali a cui siamo sottoposti mediamente sono di circa 2,4 msv per anno.

 

fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2017/01/in-italia-grano-radioattivo-da-ucraina.html

Purtroppo potrebbe essere utile: i tre luoghi nel mondo dove salvarsi in caso di guerra nucleare.

 

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Purtroppo potrebbe essere utile: i tre luoghi nel mondo dove salvarsi in caso di guerra nucleare.

In questi giorni, con una Russia sempre più minacciosa e il blocco Occidentale che non arretra, si continua a parlare dell’avvento della Terza Guerra Mondiale. Una guerra che, va da sé, sarebbe atomica. In molti, soprattutto all’ombra del Cremlino, hanno iniziato a pensare a un possibile rifugio dove ripararsi in caso di attacco nucleare. E sul sito di domande e risposte Quora hanno provato a fornire una risposta a chi teme il conflitto, spiegando in quali zone del mondo sarebbe più sicuro trovarsi nel caso la guerra iniziasse davvero.

Escluse America, Russia, Europa e Medio Oriente, potenzialmente scenari devastanti del conflitto, sono state individuati tre luoghi dove rifugiarsi e continuare a vivere nonostante le bombe atomiche. Interpellati dal sito, gli utenti hanno indicato l‘Isola del Sud in Nuova Zelanda come il miglior posto possibile, sia per la sua posizione geografica sia perché non è una potenza nucleare. Un internauta scrive: “È probabilmente il posto abitabile più vicino e allo stesso tempo più lontano dal campo di battaglia, benedetto con terra fertile, acqua pura e un gruppo decente di persone con cui sopravvivere”.

Altri raccomandano Perth, in Australia, una delle città più remote al mondo in una nazione non nucleare. Infine, a chiudere il podio dei tre luoghi più sicuri in caso di conflitto atomico, ecco la Polinesia francese, stata menzionata come possibile meta a causa della sua posizione nell’emisfero Antartico.

fonte: http://www.liberoquotidiano.it/gallery/esteri/11997091/guerra-nucleare-i-tre-luoghi-nel-mondo-dove-salvarsi.html

 

La super bomba di Trump? Un giocattolino rispetto a quella Russa, più moderna e 4 volte più potente! Però i Russi ci tengono a precisarlo: “NOI non l’abbiamo mai usata contro la gente”…!

super bomba

 

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La super bomba di Trump? Un giocattolino rispetto a quella Russa, più moderna e 4 volte più potente! Però i Russi ci tengono a precisarlo: “NOI non l’abbiamo mai usata contro la gente”…!

La super bomba russa 4 volte più potente della Moab americana

Gli Usa mostrano i muscoli al mondo sganciando una ‘madre di tutte le bombe’, ma i russi replicano: ‘abbiamo un ordigno più potente’.

La potente bomba da 10 tonnellate sganciata dall’aviazione americana su un obiettivo in Afghanistan ha guadagnato le prime pagine di tutto il mondo, dipinta come l’ordigno non nucleare più potente mai utilizzato. Ma la propaganda russa non ci sta a soccombere alla prova di forza di Trump, e alcuni media russi hanno replicato illustrando una super bomba russa chiamata AVBPM che, a detta dei russi, avrebbe una potenza distruttiva addirittura quattro volte superiore alla “madre di tutte le bombe” americana. La testata filo governativa “#russia Today” l’ha presentata con un titolo sarcastico: “gli #USA hanno lanciato la madre di tutte le bombe, ma il padre sta in Russia”.

La super bomba dell’esercito russo

La testata russa RT ha divulgato un articolo, corredato dal video che vi proponiamo di seguito, che illustra le caratteristiche della Air Power Vacuum Pump Augmented (l’acronimo in russo è AVBPM) un ordigno che nonostante sia armato con 7.100 kg di materiale esplosivo contro gli 8.200 della Moab americana, sarebbe quattro volte più potente, garantendo la devastazione totale in un raggio di 300 metri dal luogo dell’impatto, contro i 150 metri della bomba americana. Secondo la scheda divulgata dal media russo la AVBPM avrebbe una potenza distruttiva paragonabile a quella sprigionata da 44 tonnellate di tritolo, mentre la super bomba americana si fermerebbe ad 11 tonnellate.

guarda QUI la super bomba russa

Una bomba collaudata nel 2007

Come la Moab americana – di cui l’esercito americano si è dotato nel 2003, durante la guerra in Iraq – anche il super ordigno russo non è una invenzione recente. Secondo la fonte sarebbe stato testato nel 2007 radendo al suolo un condominio, dimostrando un potere distruttivo senza precedenti per una bomba non nucleare. Pur essendo di mole più piccola alla “concorrente” statunitense secondo i russi la AVBPM impiegherebbe nanotecnologie che la renderebbero decisamente più potente di quella americana.

Potenza simile ad un ordigno atomico

Secondo il generale russo Alexánder Rukshin la super bomba russa avrebbe una potenza paragonabile ad una bomba atomica, pur senza produrre l’inquinamento ambientale che caratterizza gli ordigni nucleari. La AVBPM rispetto alla Moab americana produrrebbe una temperatura al centro dell’esplosione due volte più elevata, e sarebbe sviluppata in modo da avere una maggiore capacità distruttiva se utilizzata nelle aree urbane. Secondo quanto riportato da RT riuscirebbe a distruggere 80 isolati di una città, contro i 9 di quella americana. A causa della natura segreta di queste armi le autorità russe non hanno divulgato nessun dettaglio ne sul costo di ciascuna bomba ne sulla quantità posseduta dall’esercito di Putin.