Ecco come il governo ci stanga con le bollette luce e gas, ma si dimentica del tutto delle rinnovabili!

 

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Ecco come il governo ci stanga con le bollette luce e gas, ma si dimentica del tutto delle rinnovabili!

 

Contenuti

  • Stangata nel 2018 per le bollette luce e gas: i consumatori italiani si ritroveranno con aumenti di almeno il 5%. Tutte le amare novità per le famiglie, mentre le polemiche montano per il nuovo balzello dei sacchetti biodegradabili a pagamento, questa misura pare decisamente essere più onerosa per le tasche di noi consumatori
    • Bollette luce e gas: gli aumenti
      • Aumenti bollette luce e gas: le ragioni
      • Le reazioni
    • Ma che fine hanno fatto le rinnovabili?
      • Anno nuovo, politiche vecchie

Stangata nel 2018 per le bollette luce e gas: i consumatori italiani si ritroveranno con aumenti di almeno il 5%. Tutte le amare novità per le famiglie, mentre le polemiche montano per il nuovo balzello dei sacchetti biodegradabili a pagamento, questa misura pare decisamente essere più onerosa per le tasche di noi consumatori

Stangata sulle bollette luce e gas per le famiglie italiane: questo 2018 non si presenta sotto i migliori auspici sul fronte delle spese. E se si continuano a magnificare i provvedimenti che hanno elargito mance elettorali (gli ormai famosi 80 euro, che avrebbero addirittura rilanciato l’economia!), si dà con una mano, per togliere con l’altra.

La notizia della stangata arriva dall’Autorità per l’energia, che ha di recente pubblicato un aggiornamento alle condizioni economiche di riferimento perfamiglie e piccoli consumatori nei servizi di tutela. Ecco che cosa prevede nel dettaglio.

Bollette luce e gas: gli aumenti

Gli aumenti sono scattati dal primo gennaio. È quindi prevedibile vedere aumenti delle bollette luce e gas già a partire dal primo conto del nuovo anno. Per la fornitura di energia elettrica si prevede un rincaro del 5,3%. Per il gas, invece, si registrerà un +5%.

L’Autorità per l’energia fa anche i ‘conti in tasca’ alle famiglie italiane:

«Nel dettaglio, per l’elettricità la spesa (al lordo delle tasse) per la famiglia-tipo nell’anno compreso tra il 1° aprile 2017 e il 31 marzo 2018 è di circa 535 euro, con un aumento del +7,5% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1° aprile 2016 – 31 marzo 2017) corrispondente ad un aumento di circa 37 euro l’anno. Nello stesso periodo la spesa della famiglia tipo per la bolletta del gas, sarà di circa 1.044 euro, con un rialzo del +2,1% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente, corrispondente ad un aumento di circa 22 euro l’anno».

Aumenti bollette luce e gas: le ragioni

È incredibile leggere poi le ragioni di tali aumenti. L’Autorità per l’energia parla genericamente, per l’elettricità, di incrementi dovuti ai prezzi all’ingrosso in crescita e dei costi per adeguatezza e sicurezza del sistema. Federconsumatori specifica meglio dove sta l’inghippo.

Per la luce, in realtà, andremo a pagare di più per:

  1. La dismissione delle centrali nucleari (ancora!)
  2. Le agevolazioni alle imprese energivore, ovvero a quelle ad alto consumo di energia (che producono metalli, vetro, plastica, per intenderci): qui l’aumento sarebbe il più sostanzioso, facendo registrare un +1,9%
  3. I regimi tariffari speciali per le ferrovie
  4. Incentivi alle fonti rinnovabili

Per il gas invece? Pare che d’inverno, chissà perché, il costo aumenti ormai in maniera “fisiologica”…

Le reazioni

Le associazioni dei consumatori reagiscono con energia ai rincari sulle bollette luce e gas nel 2018.

Per il Codacons, gli aumenti delle tariffe sono “del tutto sproporzionati”. Avranno infatti un effetto “elevatissimo sui nuclei familiari numerosi e sulle famiglie a reddito medio-basso”. Carlo Rienzi, presidente dell’associazione, dice la sua anche sulle ragioni che hanno portato alla stangata:

«I rincari sono determinati da fattori speculativi che nulla hanno a che vedere con i costi reali di approvvigionamento: basti pensare che alla base del rialzo del +5% del gas vi è la prevista maggiore domanda per i mesi invernali, mentre l’incremento del +5,3% per l’elettricità è causato, tra i vari fattori, anche dagli oneri per la sicurezza del sistema elettrico, che così vengono scaricati interamente sui consumatori».

Carlo De Masi, presidente Adiconsum, rincara la dose. E spiega che i rincari “sono del tutto ingiustificati, sia perché i consumatori italiani pagano l’energia più cara d’Europa, sia per via di oneri e accise impropri che andrebbero complessivamente rivisti”.

Emilio Viafora di Federconsumatori parla di “vere e proprie tasse occulte che si annidano all’interno delle bollette dell’energia elettrica e del gas”. In particolare, sul secondo punto, Viagora spiega che “l’aumento nel periodo invernale è un fatto consolidato, sul quale è giunto il momento di indagare meglio”.

Ma che fine hanno fatto le rinnovabili?

Un punto, in particolare, attira l‘attenzione. Il fatto cioè che gli aumenti nelle bollette luce e gas servirebbero anche per incentivare le energie rinnovabili. Anche se, ormai, il calo costante di investimenti nel settore è un fatto assodato nella legislatura che ci stiamo per lasciare alle spalle.

A luglio 2017, per esempio, Legambiente ci metteva in guardia su un emendamento Pd alla legge Europa 2017, approvato in parlamento, che poneva limiti per gli incentivi alle rinnovabili.

La sensazione era che, mentre a parole si lanciavano grandi obiettivi, nel concreto si facesse ben poco. E lo dimostrano anche i dati.

Il Consiglio Nazionale della Green Economy ha infatti certificato il rallentamento degli investimenti nelle rinnovabili. Che si sarebbero addirittura dimezzati nel giro di 4 anni: da 3,6 miliardi nel 2013 a 1,7 nel 2016. Non è andata meglio l’anno scorso: nei primi 8 mesi del 2017, la produzione di elettricità green è scesa del 5% rispetto allo stesso periodo precedente.

Anno nuovo, politiche vecchie

La Strategia Energetica Nazionale, approvata di recente, prevede in teoria di chiudere tutte le centrali a carbone entro il 2025 e di portare l’elettricità da fonti rinnovabili al 55% del totale entro il 2030. Tutto molto bello a parole, ma come dimostrato, spesso la strategia non si traduce in politiche concrete.

Ne abbiamo avuto numerosi esempi di recente. Nei mesi scorsi, infatti, il governo ha approvato nuovi investimenti alla raffineria Eni di Taranto. Così come ha dato l’ok alla costruzione di una centrale Snam a Sulmona, per la compressione del metano.

Allo stesso tempo, però, il governo blocca la centrale solare termodinamica di Gonnosfanàdiga, in Sardegna. Anche quest’ultimo progetto aveva dei problemi dal punto di vista ambientale (li sottolinea il Sole). Ma la direzione dell’esecutivo sembra improntata a politiche vecchie di due secoli: più energia da combustibili fossili (petrolio e gas) e meno da sole e vento.

Un paradosso sottolineato da Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club:

«Una vicenda simbolica. Il risultato è che un impianto tecnologico all’avanguardia non si farà. Poi magari nei convegni qualche ministro continuerà a parlare del talento e del know how italiano. E intanto il decreto sulle fonti rinnovabili non fotovoltaiche giace nei cassetti dello Sviluppo Economico da oltre un anno e tante imprese stanno pensando a emigrare»

 

fonte: https://www.ambientebio.it/ambiente/energia/bollette-luce-e-gas/

L’energia dalle onde potrebbe alimentare il mondo intero!

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L’energia dalle onde potrebbe alimentare il mondo intero!

Secondo molti esperti l’energia dalle onde potrebbe rappresentare la nuova frontiera delle energie rinnovabili. Occorre tempo ed investimenti ma l’energia che ne deriverebbe potrebbe soddisfare l’intera popolazione mondiale.

A forma di ciambella, di giganteschi serpenti, enormi palloni sommersi, i dispositivi in grado di generare energia dalle onde hanno “mille” forme diverse ma un fattore comune: sono in grado di trasformare l’energia cinetica del modo ondoso in energia elettrica. Una tecnologia ancora giovane ma con un potenziale in grado di soddisfare, secondo qualcuno,  il fabbisogno mondiale di energia.  Al largo dell’isola di Oahu nelle Hawaii, il Lifesaver sembra una sorta di ciambella di colore giallo che si muove seguendo il movimento delle onde; nonostante le sue sembianze il dispositivo è un concentrato di tecnologia, pieno di ingranaggi, cavi ed elettronica in grado di convertire il moto ondoso in energia.

Lifesaver (fonte: mdpi.com)

I dispositivi che generano energia dalle onde sono maturi?

Se l’energia eolica ha una laurea, l’energia dalle onde è ancora in prima elementare”. Con queste parole Luis Vega, direttore della Hawaii National Marine Renewable Energy Centre, esprime il grado di maturità del Lifesaver; ma se i risultati dovessero dare ragione a questa tecnologia ancora poco conosciuta e sfruttata, presto potremmo vedere schiere di dispositivi al largo delle nostre coste in grado di soddisfare il nostro fabbisogno energetico.  Attualmente non esiste il convertitore di moto ondoso perfetto, “esistono mille disegni diversi” afferma Reza Alam, ricercatore dell’University of California, Berkeley. “Non siamo ancora arrivati al punto in cui si è affermato un paradigma tecnologico dominante. Può darsi che non ce ne sia uno” aggiunge Ted Brekken, ricercatore della Oregon State University. Ogni “modello” ha un suo modo di produrre energia: il Lifesaver è basato su un generatore elettrico spinto dal movimento oscillante dei cavi che partono dal dispositivo e arrivano fino al fondo dell’oceano; il Pelamis wave power produce energia dalle onde grazie ad un sistema idraulico che si attiva grazie ai movimenti dei diversi segmenti di cui è composto; il CETO grazie al moto ondoso aziona una pompa che eroga acqua ad alta pressione che serve ad azionare una turbina idroelettrica in riva.
Non importa quale tecnologia venga utilizzata, ma una cosa è certa: l’energia dalle onde è una risorsa preziosa che potrebbe contribuire a ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili.

Pelamis wave power
I vantaggi ed ostacoli dell’energia prodotta dal moto ondoso

L’energia dalle onde presenta un vantaggio enorme rispetto all’energia solare o all’energia eolica: può essere sfruttata 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Le onde derivano indirettamente dal sole, la radiazione solare provoca un gradiente di pressione d’aria che origina vento che a sua volta, a contatto con la superficie del mare, produce le onde. Alam definisce l’energia dal moto ondoso come una “forma di energia solare molto densa”. Recenti studi dimostrano che ogni metro quadro di un  pannello solare riceve fra 0,2 e 0,3 kW di energia solare; ogni metro quadro di una pala eolica assorbe fra 2 e 3 kW. Ogni metro di costa della California potrebbe ricevere 30 kW di energia delle onde.
Negli Stati Uniti si stima che l’energia dal moto ondoso potrebbe produrre fino a 1.170 TWh all’anno, un terzo del fabbisogno energetico del Paese; è per questo che il DOE, Department of Energy, continua a stanziare fondi per spingere la ricerca su questa fonte di energia ancora poco sfruttata.
Nonostante il suo potenziale, l’energia dal moto ondoso presenta non poche difficoltà da un punto di vista tecnico. L’ambiente marino è un “territorio ostile”, vento, acqua salata ed onde violenti possono mettere a dura prova anche i sistemi più robusti. Anche solo per testare nuovi dispositivi è necessario l’utilizzo di navi ed apparecchiature subacquee che fanno lievitare il costo delle tecnologia. Probabilmente occorrerà ancora un decennio per avere convertitori di energia dalle onde efficienti ed economicamente sostenibili. Dobbiamo continuare ad investire nella ricerca se vogliamo porre fine all’utilizzo dei combustibili fossili.

 

 

fonte: http://www.green.it/l-energia-dalle-onde-alimentare-mondo-intero/

 

Rinnovabili, ecco come Renzi ci ha mentito spudoratamente sapendo di mentire!

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Rinnovabili, ecco come Renzi ci ha mentito spudoratamente sapendo di mentire!

Ripubblichiamo questo articolo dell’anno scorso, sempre attuale.

Una costante litania ha accomunato in questi ultimi mesi vari esponenti del governo Renzi, impegnati nel cercar di convincere gli italiani che, in fatto di salvaguardia del clima, il nostro Paese ha già raggiunto gli obiettivi fissati dall’Europa per il 2020 ben prima della scadenza.

Oltre al fatto che questa posizione mostra come in Italia la questione climatica non sia affrontata in modo strategico – e che l’obiettivo principale per chi deve decidere in tema di energia e clima è troppo spesso difendere settori di interesse nel campo delle fonti fossili – questa litania si basa su dati sostanzialmente scorretti.

Lo evidenzia con efficacia, nel numero in uscita su Qualenergia, G.B. Zorzoli, uno dei maggiori esperti del nostro Paese in tema di energia, nonché presidente del Coordinamento FREE che raccoglie associazioni delle fonti rinnovabili e diverse sigle ambientaliste.

Zorzoli spiega con precisione che, se l’obiettivo fissato per il 2020 dal piano d’azione per le energie rinnovabili “è stato già raggiunto con anni di anticipo”, è in gran parte merito di un recente ricalcolo ISTAT del consumo di legna nel 2010, anno preso come punto di partenza per le stime. È emerso infatti che nel 2010 in Italia è stato utilizzato un quantitativo di legna da ardere pari a due volte e mezza la stima iniziale riportata dal Piano d’azione: 7,7 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) invece che 2,2.

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Italy’s renewable energy trickery. In Mtoe

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The chart has 1 X axis displaying categories.
The chart has 1 Y axis displaying Renewables (Mtoe).

Chart graphic.

Renewables (Mtoe)Italy’s renewable energy trickeryIn Mtoe10.610.617.317.321.321.322.622.62010 old data2010 after revision2015 after revision2020 target0510152025Highcharts2020 target● Renewable energy (Mtoe): 22.6

Insomma, è soprattutto grazie a questo ricalcolo se si è “già raggiunto” l’obiettivo sulle rinnovabili previsto per il 2020, non certo per l’azione dei governi che si sono succeduti in questi anni.

E si tratta di statistiche già note ai vari ministeri, ma che questo governo si è ben guardato dal riportare pubblicamente (non sappiamo se la cosa è nota alla Commissione europea): un comportamento che rasenta il falso ideologico. Omissis, tra l’altro, ancora in voga. Solo pochi giorni fa, alla vigilia della COP22 di Marrakech, il ministro Galletti ha infatti ribadito per l’ennesima volta la solita ormai stanca litania: l’Italia ha raggiunto gli obiettivi sulle rinnovabili con cinque anni di anticipo.

Se a tutto questo aggiungiamo la forte frenata delle rinnovabili indotta dal governo Renzi con una serie di provvedimenti penalizzanti e retroattivi, sarà molto difficile per il nostro Paese raggiungere gli obiettivi in materia per il 2030. Obiettivi peraltro che verranno con ogni probabilità rivisti al rialzo dopo l’Accordo di Parigi.

Per recuperare, secondo l’analisi di Zorzoli, dovremmo almeno raddoppiare da subito le installazioni annuali di impianti eolici e quadruplicare quelle del solare e delle biomasse. Esattamente l’opposto rispetto a quanto sostiene il governo, secondo cui l’Italia non deve fare altro fino al 2020.

Sulle rinnovabili, dunque, il governo mente sapendo di mentire.

Svezia, primo paese libero dal petrolio

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Svezia, primo paese libero dal petrolio

 

“Children should grow up in a toxin-free environment – 
the precautionary principle, 
the removal of dangerous substances 
and the idea that the polluter should 
pay are the basis of our politics”

Stefan Lovfen, primo ministro di Svezia

La Svezia vuole diventare la prima nazione del mondo totalmente fossil-free. L’ha annunciato il primo ministro Stefan Löfven alle Nazioni Unite.

Sono ambiziosi e ammirevoli: in concomitanza con gli imminenti incontri sul clima di Parigi (), la Svezia ha annunciato di voler accelerare il suo cammino verso le rinnovabili e contro i cambiamenti climatici. E così per il 2016 hanno stanziato ben 546 miloni di dollari solo per incentivare fonti non fossili nel paese.

In questo momento le fonti fossili generano il 20 per cento dell’elettricità del paese, il resto viene da un mix di fonti rinnovabili, in particolare dall’idroelettrico, e dal nucleare. Ma le centrali nucleari chiudono perché ormai obsolete e datate, e gli svedesi hanno deciso di non costruirne più di nuove. Sono le tre centrali di Ringhals 1 e 2 e Oskarshamn 2, la cui chiusura viene anzi anticipata. Ci si aspetta che le rinnovabili rimpiazzeranno il contributo energetico delle centrali chuise. E non solo: in Svezia hanno già chiuso centrali a carbone e addirittura uno degli aereoporti secondari di Stoccolma, il cui sito sarà trasformato in sito residenziate per persone a basso reddito. La Chalmers University of Technology ha già annunciato mesi fa il suo divestimento da fonti fossili.

Ma come funzionerà la transizione al fossil-free in questo paese di dieci milioni di persone, guidato da una coalizione fra verdi e social-democratici, con fabbriche e produttività da mantere? Si investirà di più in solare ed eolico, ricerca di base e infrastutture, in aumento dei servizi di trasporto pubblico, miglioramento dello stoccaggio di energia, di sistemi di isolamento terminco nelle costruzioni e una rete elettrica più efficente. A partire da adesso. Ad esempio già nel 2016 gli stanziamenti per il solare aumentano del 800 per cento. E gli investimenti non saranno solo in Svezia, ma anche con circa 40 milioni di dollari di investimenti in paesi in via di sviluppo per progetti “green“.

Lofven ricorda che alla base della sua politica c’é il principio di precauzione, l’idea che chi inquina paga e che nessun bambino merita di crescere in un ambiente tossico.

In realtà è da tanto che la Svezia segue la politica dell’energia green. Già dieci anni fa, nel 2005, il governo pubblicò “Making Sweden an Oil-Free Society” in cui si iniziava già a programmare verso una società green. Allora come oggi, gli svedesi non si sono dati una data, ma un obiettivo da perseguire, e sperano di essere leader ed esempio nelle rinnovabili nel mondo.

Sembra quasi una gara a chi nel mondo vuole liberarsi per prima dal petrolio – i vicini danesi per esempio hanno investito a lungo nell’eolico, generando quest’estate addirittura il 140 per cento della loro energia dall’eolico. La parte in eccesso è stata poi venduta a Svezia e Norvegia. L’Islanda già genera quasi il 100 per cento della sua energia dalle rinnovabili, in particolare il geotermico.

E in Italia? Matteo Renzi cosa annuncerà alle Nazioni Unite o agli incontri sul clima? Che vogliamo riempire l’Adriatico di trivelle? Che vogliamo fare buchi un po’ dappertutto, dal Veneto alla Sicilia? O che vogliamo fare tutto questo in barba alla volontà popolare?

di Maria Rita D’Orsogna*

* FISICA E DOCENTE ALL’UNIVERSITÀ STATALE DELLA CALIFORNIA, CURA DIVERSI BLOG. QUESTO ARTICOLO È STATO PUBBLICATO ANCHE SU DORSOGNA.BLOGSPOT.IT. MARIA RITA HA AUTORIZZATO CON PIACERE COMUNE A PUBBLICARE I SUOI ARTICOLI.

fonte: http://comune-info.net/2015/10/svezia-primo-paese-libero-dal-petrolio/

Eolico marino: l’Atlantico del Nord potrebbe alimentare il mondo intero!

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Eolico marino: l’Atlantico del Nord potrebbe alimentare il mondo intero!

Uno studio rivela: giganteschi impianti realizzati nell’Oceano atlantico potrebbero coprire la domanda elettrica mondiale. Ma solo durante l’inverno.

Scoperti i segreti dell’eolico marino

(Rinnovabili.it) – I venti che soffiano sulle acque dell’Atlantico del Nord possiedono energia sufficiente ad alimentare il mondo. Lo sostiene una nuova ricerca della Carnegie University. Gli scienziati Anna Possner e Ken Caldeira hanno pubblicato in questi giorni su Proceedings of the National Academy of Sciences, un lavoro sulle potenzialità geofisiche dell’eolico marino in oceano aperto. Lo studio parte essenzialmente da una domanda: si sa che in mare le velocità del vento sono fino a cinque volte più alte rispetto a quanto accade sulla terra, ma questo significa produzioni di elettricità altrettanto alte?

 

La maggior parte dell’energia catturata dalle grandi centrali eoliche nasce in una parte più alta dell’atmosfera e viene trasportata fino in superficie, dove gli aerogeneratori possono sfruttarla. Diversi studi hanno stimato che esiste un livello massimo per l’elettricità prodotta per gli impianti onshore e che questo livello risulta limitato (circa 1,5 Watt per metro quadrato all’interno di grandi parchi eolici a terra) anche a causa delle stesse turbine che rallentano l’energia cinetica.

Se in mare aperto i venti sono più veloci, si è chiesto Caldera “è solo perché non c’è niente là per rallentarli? Incoraggiare la costruzione di parchi eolici giganti là fuori rallenterebbe i venti così come avviene a terra?”

Attraverso sofisticati strumenti di modellazione i due scienziati hanno confrontato la produttività delle grandi centrali eoliche del Kansas con massicci e teorici parchi di eolico marino, scoprendo che in alcune zonel’offshore potrebbe generare almeno tre volte più energia degli impianti a terra. Nell’Atlantico settentrionale, in particolare, la componente di trascinamento, introdotta dalle turbine, non rallenterebbe i venti. Ciò è in gran parte dovuto al fatto che grandi quantità di calore passano dall’Oceano Atlantico settentrionale all’atmosfera sovrastante, soprattutto durante l’inverno. Questo contrasto nel riscaldamento delle superfici è alla base dei frequenti cicloni o sistemi a bassa pressione che attraversano l’Atlantico e risulta esser molto efficienti nello spostare l’energia dell’atmosfera superiore fino all’altezza delle turbine. Qui il limite sarebbe molto più alto: oltre sei Watt per metro quadrato.

 

Ma prima di iniziare a progettare distese di impianti marini, c’è da considerare un piccolo particolare: questo enorme potere è legato al fattore stagionale. Mentre in inverno ipotetiche e gigantesche centrali nell’Atlantico settentrionale potrebbero fornire energia sufficiente per soddisfare l’intero fabbisogno elettrico mondiale (servirebbe una superficie grande quasi quanto l’India), in estate coprirebbero al massimo la domanda elettrica dell’Europa o forse solo quella degli Stati Uniti.

fonte: http://www.rinnovabili.it/energia/eolico/eolico-marino-atlantico/

La nuova batteria per auto elettriche che si ricarica all’istante. È il colpo di grazia ai combustibili fossili? O le Lobby riusciranno ad affossare anche questa scoperta?

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La nuova batteria per auto elettriche che si ricarica all’istante. È il colpo di grazia ai combustibili fossili? O le Lobby riusciranno ad affossare anche questa scoperta?

I ricercatori della Purdue University hanno sviluppato una batteria che si ricarica all’istante, che è conveniente, ecologica e sicura. Attualmente i veicoli elettrici hanno bisogno di alcuni “porti” dove poter ricaricare la propria batteria, posizionati nei punti strategici a seconda della viabilità: il processo richiede tempo e non sempre ci sono colonnine nelle prossime vicinanze. Ma grazie a questa nuova tecnologia tutti i possessori di veicoli elettrici o ibridi potranno ricaricare la loro autovettura esattamente come tutti gli altri automobilisti: in pochi minuti e presso una stazione di servizio.

La batteria si ricarica cambiando i fluidi che la alimentano: può essere fatto in una qualunque stazione di servizio.

Questa scoperta sensazionale non aumenterà soltanto la rapidità di ricarica dei veicoli elettrici, rendendoli più convenienti, ma ridurrà incredibilmente le infrastrutture necessarie per gli stessi. Per queste innovazioni dobbiamo ringraziare i professori John Cushman e Eric Nauman della Purdue Uiversity, per aver ideato una nuovissima batteria (IF-battery).

Il nuovo modello è del tipo “flow battery” (batteria di flusso) che non ha bisogno di una stazione elettrica per essere ricaricato: bisognerà invece sostituire il fluido all’interno della batteria. Questi fluidi non rappresentano però materiale di scarto perché potranno essere accumulati e ricaricati grazie a vento, sole o acqua. Le macchine elettriche che utilizzeranno questa tecnologia dovranno arrivare alle stazioni di servizio, depositare i loro fluidi e ricaricarsi, come una macchina qualunque.

I veicoli elettrici avranno tutti i vantaggi delle auto a combustibile fossile: velocità e praticità durante il rifornimento.

Questo nuovo tipo di batteria di flusso è unico nel suo genere perché non presenta le membrane, costose e vulnerabili, che invece si trovano negli altri modelli. “Le membrane esauste possono limitare il numero di ricariche e sono responsabili dell’incendiarsi di alcune batterie”, ha detto Cushman in un’intervista rilasciata alla stampa. “La IF-battery è composta da parti sicure abbastanza da poter essere custodite a casa di una famiglia, ed è così stabile da poter esser prodotta e distribuita su larga scala. Inoltre è molto economica”.

Quando possiamo aspettarci allora di vedere queste batterie sul mercato? La difficoltà più grande non è il materiale, reperibile in grande quantità ed economicamente, ma le persone. I ricercatori hanno bisogno di molti altri finanziamenti per portare a termine questo progetto e iniziare la distribuzione su larga scala, è per questo che si stanno occupando di pubblicizzare la loro ricerca, con la speranza di destare l’interesse di qualche finanziatore.

guarda QUI il video

 

tratto da: http://lospillo.info/la-nuova-batteria-auto-elettriche-si-ricarica-allistante-sferra-un-duro-colpo-ai-combustibili-fossili/

Danimarca e Olanda corrono veloci verso il 100% di rinnovabili. Perchè i nostri politici non ci pensano proprio? Lo sapete cosa significherebbe? Ogni italiano risparmierebbe 6.500 Euro all’anno!

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Danimarca e Olanda corrono veloci verso il 100% di rinnovabili. Perchè i nostri politici non ci pensano proprio? Lo sapete cosa significherebbe? Ogni italiano risparmierebbe 6.500 Euro all’anno!

Rinnovabili al 100%? Ogni italiano risparmierebbe 6.500€/anno

Raggiungere un’alimentazione a base di sole rinnovabili permetterebbe elevati risparmi legati ai minori costi energetici, climatici e sanitari

Un’Italia di rinnovabili al 100% conviene

(Rinnovabili.it) – Lo studio condotto dall’Università di Stanford sulle possibilità di una società di rinnovabili al 100%  metteva diversi puntini sulle “i”. Gli autori spiegavano le potenzialità ma soprattutto i benefici per ben 139 Paesi nel passaggio ad un futuro all’insegna di vento, sole e acqua. Benefici come la creazione di nuovi posti di lavoro, riduzione delle emissioni, calo dei costi energetici e  minori spese sanitarie.

Nel pool di nazioni prese in esame appariva anche l’Italia a cui oggi l’Anev dedica un’attenzione particolare. In una nota stampa l’associazione dei produttori di energia eolica italiana, punta i riflettori sui dati nazionali emersi nello studio e in particolare sui risulti che comporterebbe la realizzazione di scenario di rinnovabili al 100%. Nel report, tale opzione è identificata come scenario “Wws”, acronimo di “wind, water and sunlight”, da contrapporre al cosiddetto “business-as-usual” (Bau).

Quello che emerge per il nostro Paese è ovviamente in linea con i risulti generali: raggiungere l’obiettivo 100% rinnovabili è possibile ed economicamente conveniente. A livello nazionale, i ricercatori stimano un carico di domanda complessivo al 2050 di 240,5 GW nello scenario Bau, derivante per il 33,3% dal settore trasporti, 25,8% dal residenziale, 25,7% dall’industria, 13,5% dal terziario e 1,7% da agricoltura e pesca. Se fosse invece raggiunto il Wws, il carico non supererebbe i 134,9 GW (-43,9% rispetto al Bau), con residenziale al 32,3%, industria (25,5%), trasporti (20,4%), terziario (19,2%) e agricoltura e pesca (2,5%).

 

Inoltre il costo dell’energia (Lcoe) in Italia scenderebbe, passando dai 9,68 cent $/kWh nel 2013 (circa 8 centesimi di euro) a 7,66 cent $/kWh nel 2050. Questo permetterebbe un risparmio procapite di 321 € l’anno, che sale a 6.500 € l’anno considerando anche i minori costi climatici e sanitari legati all’inquinamento. In uno scenario di questo tipo, il Belpaese potrebbe evitare al 2050 fino a 46.543 morti premature all’anno per inquinamento (scenario medio 20.577 decessi evitati) e creare 485.857 nuovi posti di lavoro (al netto dei 164.419 persi nel settore dei fossili).

fonte: http://www.rinnovabili.it/energia/rinnovabili-al-100-italia/

Rivoluzione verde in Danimarca: venduta anche l’ultima Compagnia Petrolifera. A loro non servono… A loro…

 

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Rivoluzione verde in Danimarca: venduta anche l’ultima Compagnia Petrolifera. A loro non servono… A loro…

traduzione di un articolo pubblicato su Bloomberg.com

“Un altro segno che annuncia quanto vicina sia la fine dell’epoca del petrolio arriva dalla decisione – presa senza drammi – della Danimarca di vendere la sua ultima compagnia petrolifera. Una volta la divisione petrolifera e gas di A.P. Moller-Maersk A/S era considerata una risorsa strategica per il paese, al pari dei cantieri e della flotta navale, mentre ora viene venduta al gigante francese Total SA. L’accordo di 7,45 miliardi di dollari dovrebbe essere completato entro il 2018, in attesa dell’approvazione delle autorità competenti.

Quest’accordo è stato siglato appena tre mesi dopo la vendita dell’azienda petrolifera Dong-Energy all’Ineos AG con sede in Germania, la mossa fatta da Maersk di scaricare la sua divisione petrolifera è stata accolta con favore dal governo e dai sindacati. Anche il partito nazionalista danese, che sostiene il governo in Parlamento, non si è opposto.

L’ironia è che la Danimarca avrà ancora bisogno del reddito da petrolio e del gas per finanziare la sua transizione verso le energie rinnovabili e allo stesso tempo si impegna a fermare la produzione dei combustibili fossili entro il 2050. Ciò significa mantenere la produzione dai campi del mare del Nord, come Total ha promesso di fare. “Quanti più soldi fanno nel Mare del Nord, più soldi avremo da spendere per la transizione verde”, ha detto il ministro dell’energia Lars Christian Lilleholt in un’intervista.

Secondo i calcoli del ministero delle Finanze e dell’Economia, le entrate fiscali del petrolio e del gas provenienti dal Mare del Nord sono ormai diminuite a un decimo di quanto era prodotto solo un decennio fa. Il fatturato del petrolio estratto dal Mare del Nord ammontava mediamente a circa 8 miliardi di corone danesi (1,3 miliardi di dollari) all’anno. Questo finanzierebbe circa 1 giga watt prodotto dalle nuove turbine onshore, una quantità sufficiente per fornire energia a circa 170.000 case, come sostiene la ricerca dell’analista di Bloomberg-Intelligence James Evans basata su un recente accordo fatto in Norvegia.

Dong, un’ex azienda statale il cui nome è un acronimo che sta per petrolio e gas naturale danese, ha utilizzato alcuni dei proventi ottenuti dalla cessione della sua divisione ‘petrolio’ per costruire altri parchi eolici marini, espandendo il suo dominio e diventando così il più grande operatore al mondo di turbine eoliche in mare aperto.

La Danimarca, che ospita anche la Vestas Wind Systems A/S (un’azienda che produce più turbine eoliche di qualsiasi altro produttore del pianeta), sta coprendo il 40% del suo fabbisogno elettrico con fonti rinnovabili, e secondo i dati del 2015, mira a arrivare al 50% entro il 2020. L’industria “verde” danese impiega già circa 67.000 persone, il doppio del numero di lavoratori che si trovano nel Mare del Nord.

Secondo Peter Kurrild Klitgaard, professore di scienze politiche all’Università di Copenaghen, il motivo che sta dietro ad una reazione politica alla vendita della Maersk totalmente indifferente, è dovuto al fatto che a oggi “non c’è nessuna crisi energetica, abbiamo più fonti di energia che mai”.

Paradossalmente, la Danimarca è stata una delle prime nazioni ad avventurarsi nel business dell’esplorazione petrolifera, nel 1962, poiché il fondatore della Maersk, Anders Peder Moeller, voleva impedire alle imprese tedesche di sfruttare le riserve del mare del Nord. E sono proprio quelle esplorazioni, in condizioni spesso pericolose, che hanno contribuito a fondare le basi dello sviluppo danese nell’attività di produzione d’energia eolica marina. Come afferma Benny Engelbrecht, portavoce finanziario dei socialdemocratici, “la transizione alle energie rinnovabili della Danimarca si fonda sulla nostra vasta esperienza nella costruzione di strutture in mare aperto”.

 

tramite: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/09/rivoluzione-verde-in.html

Manca l’acqua? In Italia le fonti fossili ne bevono 160 milioni di metri cubi l’anno per fare quello che potrebbero fare meglio e in modo più economico le rinnovabili! …Ma mica possiamo dare un dispiacere alle lobby di Petrolio & C.

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Manca l’acqua? In Italia le fonti fossili ne bevono 160 milioni di metri cubi l’anno per fare quello che potrebbero fare meglio e in modo più economico le rinnovabili! …Ma mica possiamo dare un dispiacere alle lobby di Petrolio & C.

 

Manca l’acqua? In Italia le fonti fossili ne bevono 160 milioni di metri cubi l’anno

Passare a un approvvigionamento energetico basato sulle fonti rinnovabili permette di combattere i cambiamenti climatici e risparmiare il nostro oro blu.

In Italia dove (fortunatamente) non ci sono centrali nucleari – di gran lunga risulta le più assetate per la produzione di energia –, ci pensano quelle alimentate da fonti fossili a consumare ingenti quantità d’acqua per poter funzionare: ogni anno ne bevono 160 milioni di metri cubi di acqua, ovvero (considerando in media un consumo procapite di circa 200 litri al giorno per persona) il fabbisogno annuale d’acqua di circa 2,2 milioni di persone.

D’altronde, però, l’energia è fondamentale al funzionamento della nostra società. Come rimediare? Passando alle fonti rinnovabili: «L’emergenza acqua che sta colpendo molte Regioni italiane – spiegano oggi dall’Anev, l’Associazione nazionale energia del vento – è dovuta in primis ai mutamenti climatici che sostengono una tra le più severe siccità mai registrate, ma anche alla scarsa attenzione verso un’oculata gestione delle risorse ambientali e delle materie prime. Questi fattori messi insieme stanno portando ad una vera è propria crisi ecologica e al rischio di calamità naturale. Oltre agli adeguamenti strutturali e ad una gestione più razionale, è necessario avviare una pianificazione organica di lungo termine anche nel campo dell’approvvigionamento energetico. Uno studio dell’Eea, Agenzia europea dell’ambiente, ha infatti quantificato in circa il 44% dell’acqua usata direttamente ed indirettamente in Europa la quota utilizzata negli impianti termici e nucleari, più di quanto consumato dalla somma del settore industriale e agricolo; quota equivalente al consumo annuale di circa 80 milioni di persone».

Il contesto italiano – come si evince dai dati Istat sul consumo di acqua – è diverso, con l’agricoltura che spicca come il settore in assoluto più assetato: «I prelievi di acqua effettuati nel 2012 (dove ad oggi si fermano i dati Istat, ndr) sono stati destinati per il 46,8% all’irrigazione delle coltivazioni, per il 27,8% a usi civili, per il 17,8% a usi industriali, per il 4,7% alla produzione di energia termoelettrica e per il restante 2,9% alla zootecnia».

Ciò non toglie che una maggiore diffusione delle fonti di energia rinnovabili permetterebbe da una parte di combattere efficacemente i cambiamenti climatici, dall’altra di ridurre il comunque abbondante consumo d’acqua imputabile alle fonti fossili: «Negli ultimi dieci anni, grazie all’apporto della fonte eolica nella produzione di energia elettrica nel nostro Paese – aggiungono infatti dall’Anev – si sono risparmiati circa 110 milioni di metri cubi d’acqua, equivalenti al consumo annuale di circa 1,5 milioni di persone».

 

fonte: http://www.greenreport.it/news/acqua/manca-lacqua-italia-le-fonti-fossili-ne-bevono-160-milioni-metri-cubi-lanno/

Renzi e il Pd, un danno anche per l’ambiente – Ecco il risultato dei loro conflitti d’interessi con le lobby del fossile: l’Italia è al 26° posto al mondo per investimenti nel rinnovabile – Nel 2012 era al 6° posto…!!!

ambiente

 

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Renzi e il Pd, un danno anche per l’ambiente – Ecco il risultato dei loro conflitti d’interessi con le lobby del fossile: l’Italia è al 26° posto al mondo per investimenti nel rinnovabile – Nel 2012 era al 6° posto…!!!

 

di MoVimento 5 Stelle

Non lo dice il Movimento 5 Stelle. Lo hanno denunciato, numeri alla mano, esperti e docenti universitari che hanno partecipato al convegno “Energia 5 Stelle: dal fossile a efficienza e rinnovabili, quale via”.

Mentre il MoVimento 5 Stelle ha presentato un programma energetico che punta alla transizione ecologica, portando l’Italia fuori dal carbone entro la fine della prossima legislatura e fuori dall’era del petrolio e dei fossili entro il 2050.
Renzi e i governi Pd, con le mani e piedi legati ai conflitti d’interessi delle lobby del fossile e dalle difese delle posizioni di rendita di chi distribuisce energia, in questi ultimi quattro anni hanno danneggiato il settore delle rinnovabili. Un settore fortemente legato al ‘made in Italy’ e che potrebbe creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro.

Qualche dato del disastro targato Renzi e governi Pd dal 2013. Sono numeri da far impallidire il peggior Berlusconi.

Tra il 2013 ed il 2015 in Italia la produzione da energie rinnovabili è calata del 7,5%

Tra il 2013 ed il 2015 le emissioni di CO2 in Italia sono aumentate (aumentate!) del 10%.

Nella mappa mondiale degli investimenti del settore delle rinnovabili, l’Italia è passata dal 6° posto del 2012 al 25° del 2016.

Nel 2016 in Italia sono stati installati in Italia solo 360 MW di nuovo fotovoltaico e 290 MW di nuovi impianti eolici, con un calo annuale del 19% relativo alle installazioni di solare, eolico ed idroelettrico.

Renzi in questi anni ha ostacolato lo sviluppo della mobilità elettrica. Un’enorme opportunità industriale anche per il nostro Paese con risorse accessibili. Secondo il Politecnico di Milano, per servire 1 milione di veicoli elettrici è sufficiente un investimento sulle infrastrutture di ricarica di 450 milioni di euro, cioè 450 euro a veicolo elettrico circolante e circa 1 TWh di elettricità che potrebbe essere prodotta da energia rinnovabile.

 

fonte: http://www.beppegrillo.it/2017/05/renzi_e_il_pd_un_danno_per_lambiente_pdfossile.html