La benzina? Senza accise ci costerebbe 49 centesimi al litro…!

 

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La benzina? Senza accise ci costerebbe 49 centesimi al litro…!

 

Ogni volta che il prezzo del petrolio aumenta o cala in modo consistente, ci chiediamo perché le variazioni non si riflettano sul prezzo alla pompa dei carburanti. Il motivo è legato alla composizione del prezzo di gasolio e benzina, su cui la materia prima incide solo marginalmente. Accise e Iva fanno la parte del leone, mentre una piccola parte è determinata dai singoli operatori per fare fronte a oneri vari e garantirsi un margine di ricavi. Un’analisi dell’Unione petrolifera (di cui riportiamo l’infografica qui sotto) ci aiuta a capire le voci di spesa che compongono il prezzo alla pompa dei carburanti.

Benzina. L’ultimo prezzo ufficiale della benzina, registrato dal ministero dello Sviluppo economico il 5 febbraio, è pari a 1,573 euro al litro. Su questa cifra la componente fiscale incide per il 64%: questo vuol dire che su un litro di benzina paghiamo 1,012 euro di accise e Iva. L’accisa, nello specifico, è un’imposta fissa pari a 0,728 per litro, che grava sulla quantità dei beni prodotti, mentre l’Iva, che pesa per il 22% ed è soggetta alle variazioni di prezzo, incide sul conto finale per 0,284 euro/litro. Quello che resta, cioè 0,561 euro, è l’importo relativo al prezzo industriale, che comprende il costo della materia prima e il margine lordo dell’operatore: insieme, queste due componenti rappresentano il 36% del prezzo alla pompa di un litro di benzina. In riferimento all’ultimo prezzo rilevato dal Mise, il costo della materia prima è pari a 0,417 centesimi, cioè il 27% del prezzo alla pompa: è su questa voce che agiscono le quotazioni internazionali e il cambio euro/dollaro. Il margine lordo, pari al restante 9% del prezzo alla pompa, è 0,144 centesimi ed è determinato da ogni distributore per remunerare tutti gli altri passaggi della filiera e garantirsi un guadagno sul servizio erogato.

Gasolio. A determinare il prezzo alla pompa inferiore del gasolio rispetto alla benzina è la minore componente fiscale applicata, che è pari al 61% del prezzo finale: stando all’ultima rilevazione ufficiale del Mise, che indica un prezzo medio per litro di 1,448 euro, accise e Iva rappresentano 0,897 euro. Dal momento che l’Iva è sempre pari al 22%, ne risulta che a essere più economica è l’accisa applicata, fissata a 0,617 euro/litro. Guardando nel dettaglio il prezzo industriale, che è pari al restante 39% del prezzo alla pompa, il costo della materia prima risulta leggermente più alto di quello della benzina: secondo l’analisi di Unione petrolifera è pari a 0,430 euro (il 29%). Resta il margine lordo, in questo caso 0,139 euro per ogni litro, su cui gli operatori possono agire per modificare il prezzo finale.

La situazione in Europa. Rispetto alla media europea, Iva e accise in Italia pesano di più sul prezzo finale. Gli ultimi dati dell’Oil Bullettin della Commissione europea, basati sui prezzi comunicati dai singoli Paesi, registrano una componente fiscale media per la benzina del 62% e per il diesel del 56%. Rispetto all’Italia, si trovano tasse più care sulla benzina solo in Grecia, Danimarca e Olanda, mentre sul gasolio l’unico Paese a tassare di più è il Regno Unito: con la Brexit, dunque, il poco invidiato primato europeo tocca a noi.

In definitiva, il costo della benzina senza tasse sarebbe di 0,417 centesimi più 0,72 centesimi margine dell’operatore al netto di tasse (margine lordo di 0,144 centesimi al netto delle tasse che vi gravano nella misura di almeno il 50%) per un totale poco meno di 49 centesimi al litro!

Alla pompa, invece, il costo Italiano è al terzo posto in Europa dopo Islanda e Norvegia sia per benzina che per gasolio (Islanda 1,704 e 1,639. Norvegia 1,623 e 1,518. italia 1,574 e 1,444) ma qui bisogna tener conto degli oneri aggiuntivi per trasporti e toccaggi.

La benzina? Senza accise ci costerebbe 49 centesimi al litro…!

 

fonti:

https://www.quattroruote.it/news/industria-finanza/2018/02/14/carburanti_quanto_pesano_le_tasse_su_diesel_e_benzina.html

La benzina? Senza accise ci costerebbe 44 centesimi al litro…!

La benzina? Senza accise ci costerebbe 44 centesimi al litro…!

 

 

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La benzina? Senza accise ci costerebbe 44 centesimi al litro…!

Senza l’esoso intervento del fisco, la benzina potrebbe costare quasi il 70% in meno rispetto ai prezzi oggi praticati al distributore. E il calo del barile aiuta sì, ma non come previsto, dato che accise e tasse sono sempre in progressivo aumento. Una vera e propria stangata che colpisce automobilisti, trasportatori e aziende correlate, ma che riverbera i propri effetti deleteri e perversi lungo tutte le filiere produttive: perché non ce n’è una che possa dirsi del tutto sganciata dai valori di verde e gasolio.

Nessuna novità, ma quando dal sentire comune si passa ai numeri il colpo è sempre difficile da parare. Soprattutto se l’Italia può perfino godere di uno dei prezzi industriali più bassi (14° su 19) di tutta Europa. “La fase ribassista del prezzo del petrolio riduce i costi di trasporto delle imprese, accompagnando la ripresa in corso: all’11 gennaio 2016 il costo del gasolio per una impresa manifatturiera, al netto dell’Iva, è di 1,022 euro/litro”, spiegano da Confartigianato, evidenziando il contributo cruciale del prezzo del greggio a quel poco di ripresa in atto. C’è un però: “La pressione del fisco attenua la ricaduta del ribasso”, dato che – spiegano sempre dall’associazione degli artigiani – l’Italia si colloca “al 2° posto del prezzo comprensivo di accisa, la più alta dell’Eurozona; infine il prezzo al consumo, comprensivo di Iva, in Italia è il più alto dell’Uem, dato che l’Italia è al 2° posto in Eurozona per prelievo dell’Iva”. La situazione diventa ancora più paradossale se il carburante è per uso privato: in questo caso siamo saldamente in testa con un non invidiabile primato.

Analogo discorso anche per la benzina. Sugli 1.4320 euro di prezzo medio praticato alla pompa, la richiesta del fisco assomma a circa i 2/3. Se per assurdo il petrolio fosse gratis (e al netto di costi di raffinazione, trasporto e distribuzione), al momento di fare il pienopagheremmo comunque poco meno di un euro al litro. Volendo invece ribaltare l’ottica al suo inverso, ai prezzi correnti e senza accise e imposte di sorta pagheremmo 44 centesimi ogni litro di carburante. E c’è di più: rispetto alla fine del 2008, quando si registrò un altro sensibile calo dell’oro nero, pagavamo addirittura meno. All’epoca l’Iva era al 20% (ma si applicava su un prezzo medio del barile più alto di circa 15 dollari rispetto all’attuale) e le accise raggiungevano i 42.3 centesimi, per un totale di circa 61 centesimi al litro. Oggi, con l’Iva al 22% – ma ripetiamo: con il petrolio addirittura a livelli più bassi – si è a quasi 85 centesimi per litro di preziosa benzina. Il tutto grazie ad un meccanismo perverso per il quale l’Iva non viene applicata sul prezzo industriale, ma dopo che a questo sono state applicate le accise. Una vera e propria tassa sulle tasse, in barba agli elementari principi che dovrebbero regolare le norme tributarie.

Filippo Burla

 

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/x4863-2/