È allarme tra gli esperti: nei ghiacciai delle Alpi sostanze radioattive riconducibili a test e incidenti nucleari come Fukushima. “Col disgelo ritornano nell’aria”…!!

sostanze radioattive

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

 

È allarme tra gli esperti: nei ghiacciai delle Alpi sostanze radioattive riconducibili a test e incidenti nucleari come Fukushima. “Col disgelo ritornano nell’aria”…!!

leggi anche: Uno studio italiano rivela: Nei ghiacciai delle Alpi presenti sostanze radioattive direttamente riconducibili a test e incidenti nucleari come Fukushima.

Nei ghiacciai sostanze radioattive: “Col disgelo ritornano nell’aria”

La ricerca della Bicocca: frutto degli incidenti e dei test nucleari

Milano, 6 settembre 2017 – «Tutto ciò che è rimasto intrappolato nei ghiacciai sarà presto rilasciato nell’ambiente», assicurano i ricercatori. Succede a resti antichi, alpinisti e soldati scomparsi decenni fa ma anche a tutto ciò che era contenuto nell’aria di epoche passate, compreso quella contaminata dal disastro di Chernobyl. È sbalorditivo il risultato di una recente ricerca durata quasi tre anni e realizzata dai Dipartimenti di scienze dell’ambiente e della terra e di fisica dell’Università di Milano-Bicocca, dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, dell’Università di Genova e del Laboratorio per l’energia nucleare applicata dell’Università di Pavia.

Lo studio dimostra che i ghiacciai, che mai come negli ultimi anni si ritirano a vista d’occhio, stanno rilasciando metalli pesanti e sostanze radioattive. Le recenti misure, effettuate sul ghiacciaio del Morteratsch, nelle Alpi svizzere, da un gruppo di ricercatori italiani, che ha utilizzato sedimenti chiamati crioconiti come rivelatori o “cartine tornasole” per l’analisi del ghiaccio, lo dimostrano. I ghiacciai alpini che rappresentano una sorta di catalogatore naturale di tutto ciò che è accaduto in varie epoche, custodiscono sostanze radioattive prodotte da test e incidenti nucleari come cesio-137, americio-241. Sulle Alpi sono rimaste imprigionate sostante provenienti da Chernobyl e Fukushima, ma anche prodotte dai test nucleari degli anni Cinquanta e Sessanta. Si ipotizza che un ruolo importante lo abbia la più potente bomba all’idrogeno mai sperimentata e principale indiziata per la presenza di bismuto-207: la celebre Bomba Zar che venne fatta esplodere nel 1961 nella Novaja Zemlja, allora parte dell’Unione Sovietica. «Iò Bismuto-207 è una sostanza abbastanza misteriosa. Non era mai stata trovata nell’ambiente. La sua origine non è ancora completamente chiara ma ci sono evidenze che si sia sprigionato da un evento singolo, come il test termonucleare più potente della storia che ha lasciato tracce anche 50 anni dopo», commenta Giovanni Baccolo, 29 anni di Milano, dottore di ricerca che collabora con i gruppi di glaciologia e radioattività dell’Università di Milano-Bicocca. Fortunatamente in tutto ciò non è stato rilevato alcun rischio immediato per la salute. «Con la progressiva fusione dei ghiacciai, le sostanze immobilizzate da anni o addirittura decenni vengono rilasciate nell’ambiente circostante attraverso l’acqua di fusione. Sinceramente non ci aspettavamo che fosse così facile scovare tutti questi metalli. Adesso che la fusione dei ghiacciai è molto più intensa e riguarda anche le parti più in quota il rilascio di queste sostanze è molto più veloce e intenso. Non siamo nemmeno dovuti andare a cercare chissà dove. Vuol dire che sono praticamente ovunque, custoditi nelle masse glaciali di tutte le Alpi».

fonte: http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/sostanze-radioattive-ghiacciai-1.3378523

Uno studio italiano rivela: Nei ghiacciai delle Alpi presenti sostanze radioattive direttamente riconducibili a test e incidenti nucleari come Fukushima.

 

sostanze radioattive

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

Uno studio italiano rivela: Nei ghiacciai delle Alpi presenti sostanze radioattive direttamente riconducibili a test e incidenti nucleari come Fukushima.

Alpi, lo studio italiano rivela: “I ghiacciai contengono sostanze radioattive e metalli pesanti. Colpa delle attività umane”
La ricerca di tre università, pubblicata su Scientific Reports, ha scoperto come elementi quali cesio-137, americio-241 e bismuto-207, siano stati catturati dai ghiacci delle Alpi. Le sostanze sono direttamente riconducibili a test e incidenti nucleari. Ritrovati anche metalli pesanti, derivati dalle attività industriali e dai trasporti

Può l’incidente di Fukushima del 2011, avvenuto in Giappone, avere effetti anche sulle Alpi? La risposta è sì. Parola di un gruppo di ricercatori italiani. Nei ghiacciai della catena montuosa al confine tra Italia e Svizzera, infatti, ci sono sostanze radioattiveprodotte da test e incidenti nucleari. Non solo, ci sono anche metalli pesanti. La scoperta è comparsa in un studio pubblicato su Scientific Reports del gruppo Nature. Elementi come il cesio-137americio-241 e bismuto-207, depositati nel suolo insieme alla neve, possono essere conservati anche per decenni nei ghiacciai. Lo dimostrano le recenti misure effettuate dal pool di studiosi sul ghiacciaio del Morteratsch, nelle Alpi svizzere, appena dopo il confine della provincia di Sondrio. Niente paura, però. Le sostanze in questione sono in concentrazioni tali da non essere pericolose per la salute.

La ricerca è stata condotta dai ricercatori dei dipartimenti di Scienze dell’ambiente e della terra e di Fisica dell’università di Milano-Bicocca, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), dell’università di Genova e del laboratorio per l’Energia nucleare applicata (Lena) dell’università di Pavia, attraverso l’analisi di particolari sedimenti chiamati crioconiti. Le coppette crioconitiche sono dei piccoli depositi di sedimenti scuri che si trovano sui ghiacci di tutto il mondo. La loro formazione è dovuta all’interazione fra materiale di origine minerale e sostanza organica. Sono, sostanzialmente, delle “spugne” capaci di captare e assorbire sostanze e impurità. Gli studiosi hanno utilizzato questi sedimenti come ‘cartine tornasole’ per l’analisi del ghiaccio che “oltre alle sostanze radioattive assorbono e concentrano anche metalli pesanti e metalloidi come zinco, arsenico e mercurio”.

Fra le sostanze radioattive trovate solo alcune sono di origine naturale, come nel caso di torio, uranio e potassio. Tutte le altre sono legate esclusivamente ad attività umane. Ovvero test e incidenti nucleari avvenuti negli anni passati. Si spiega così la presenza di sostanze radioattive, che possono viaggiare insieme alle correnti atmosferiche e sono in grado di percorrere migliaia di chilometri. Ecco perché ci sono tracce dell’incidente di Fukushima del 2011, avvenuto in Giappone, rilevate anche in Italia – seppur in concentrazioni bassissime – da alcuni degli autori di questo studio. Il cesio-137, uno dei nuclidi artificiali più noti nonché il più abbondante fra quelli trovati nelle crioconiti alpini, è associato a incidenti come quelli di Chernobyl e Fukushima, ma anche ai test nucleari degli anni Cinquanta e Sessanta, e la sua diffusione è notevole.

A causa della progressiva fusione dei ghiacciai, le sostanze cristallizzate da anni, se non da decenni, vengono rilasciate nell’ambiente attraverso l’acqua di fusione. Le concentrazioni di sostanze rilevate nelle crioconiti sono nettamente superioririspetto a quelle tipicamente osservate nel ghiaccio e nell’acqua di fusione pura. Lo studio conferma che la regione alpina è un’area critica e fragile dal punto di vista ambientale, essendo circondata da alcuni tra i distretti più densamente popolati e industrializzatidel pianeta. Il ghiacchio delle Alpi è un banco di prova ideale per studiare l’impatto delle attività umane sui ghiacciai e sugli ambienti d’alta quota in generale. Le concentrazioni di metalli pesanti, secondo i ricercatori, sono direttamente riconducibili al fattore umano: industrie e trasporti.

Sulla pericolosità delle sostanze incapsulate nelle coppette crioconitiche i ricercatori assicurano che “non è stato rilevato alcun rischio immediato per la salute”. Nello specifico, gli elementi potenzialmente nocivi raggiungono concentrazioni significative solo all’interno delle singole “spugne”. Quando il ghiaccio fonde e la crioconite viene rilasciata nell’ambiente insieme all’acqua, queste sostanze sono diluite enormemente. Dunque, non c’è pericolo.

Lo studio pubblicato su Scientific Reports

tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/08/30/alpi-lo-studio-italiano-rivela-i-ghiacciai-contengono-sostanze-radioattive-e-metalli-pesanti-colpa-delle-attivita-umane/3826149/

 

“Nessun collegamento tra bibite gassate e obesità” – E’ il rivoluzionario risultato di uno studio finanziato dalle Lobby delle bibite gassate! Ma sono idioti loro o pensano che lo siamo noi?

bibite gassate

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

“Nessun collegamento tra bibite gassate e obesità” – E’ il rivoluzionario risultato di uno studio finanziato dalle Lobby delle bibite gassate! Ma sono idioti loro o pensano che lo siamo noi?

 

“Niente collegamenti con l’obesità”. Ma lo studio è pagato delle lobby

La rivista Annals of Internal Medicine ha pubblicato uno studio scientifico nel quale dimostra che le ricerche in cui vengono minimizzati gli effetti delle bibite zuccherate sull’uomo sono pilotate dalle lobby dello zucchero

Più di uno studio scientifico, in passato, ha cercato di dimostrare che non ci sia un chiaro collegamento tra consumo di bevande zuccherate e obesità, ma ecco che la rivista Annals of Internal Medicine smaschera cosa si nasconde dietro queste ricerche.

Annals of Internal Medicine ha dimostrato che tutti quegli studi in cui – in un certo senso – venivano supportate le bevande zuccherose, in realtà erano stati finanziati dalle grande industrie di bibite zuccherate. In parole povere, questa rivista sostiene che le ricerche in cui vengono minimizzati gli effetti delle bibite zuccherose sull’uomo sono pilotate e finanziate dalle lobby dello zucchero.

Un gruppo di ricercatori della University of California, a sostegno di questa tesi, ha esaminato 60 studi pubblicati tra il 2001 e il 2016, tutti aventi come oggetto gli effetti sul corpo umano dell’assunzione di determinate bibite. Tra questi, almeno 26 non avevano trovato una correlazione con obesità o diabete. L’autore del report, il dottor Dean Schillinger, ha poi notato che, tranne in un caso, le ricerche che non avevano scoperto alcun collegamento erano proprio quelle che erano state finanziate dall’industria delle bevande zuccherate.

“L’industria delle bevande zuccherate sembra manipolare le ricerche per avere un vantaggio economico, a spese della sanità pubblica – conclude l’autore nella ricerca -. La realtà è che siamo in guerra contro il diabete ora. E in ogni guerra si fa propaganda. Ciò che la comunità dovrebbe fare è concentrarsi sugli studi indipendenti. Se si guarda solo a questi, risulta evidente che le bevande zuccherate causino obesità e diabete”.

Come riporta l’Huffingtonpost, non è la prima volta che un simile studio conferma quelli che per molto tempo sono stati solo dei sospetti. Già qualche tempo fa, da una ricerca pubblicata sulla rivista Jama Internal Medicine, era emersa una verità sconvolgente: per più di cinquant’anni l’industria dello zucchero avrebbe pilotato le ricerche, pagando decine di scienziati in modo che sminuissero il pericoloso collegamento tra alimenti zuccherati e problemi cardiaci e spostassero l’attenzione sui grassi saturi e il colesterolo.

Con questo studio, quindi, l’Università della California non fa altro che confermare una serie di ipotesi che per anni sono state dimenticate in un cassetto e che ora, gettano dubbi su una serie di ricerche e pareri scientifici.

fonte: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lobby-dello-zucchero-finanziano-ricerche-che-minimizzano-1326171.html

La birra come antidolorifico – La scoperta dai ricercatori dell’Università di Greenwich. Due bicchieri di birra sul nostro sistema nervoso hanno un effetto analgesico comparabile con una pastiglia di paracetamolo.

birra

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

La birra come antidolorifico – La scoperta dai ricercatori dell’Università di Greenwich. Due bicchieri di birra sul nostro sistema nervoso hanno un effetto analgesico comparabile con una pastiglia di paracetamolo.

 

La birra come antidolorifico, meglio del paracetamolo?
Uno studio dell’Università di Greenwich rivela le proprietà antidolorifiche dell’antica bevanda.

La birra come antidolorifico, non è un nuovo lancio di marketing dei birrifici ma quanto scoperto dai ricercatori dell’Università di Greenwich. Gli studiosi hanno infatti pubblicato una ricerca sulla prestigiosa rivista The journal of pain, dove sostengono che due bicchieri di birra sul nostro sistema nervoso hanno un effetto analgesico comparabile con una pastiglia di paracetamolo.

La birra come antidolorifico e analgesico

La birra è una delle più antiche bevande prodotte e consumate dall’uomo, si stima che fu scoperta nel settimo millennio avanti Cristo, molti documenti la collocano nell’antico Egitto e già consumata dagli abitanti della Mesopotomia.

Il nettare degli dei egizi, è una bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione di mosto a base di malto d’orzo, ovvero essiccato e germinato.

Le antiche popolazioni che vivevano tra il fiume Tigri ed Eufrate già consideravano la birra come antidolorifico e la usavano in medicina. Veniva infatti consumata fin dall’infanzia e data da bere ai malati perchè fonte di zuccheri, carboidrati e proteine.

Portata in Europa dalle tribù germaniche e celtiche, ai giorni nostri conosciamo tutti gli effetti dell’alcol, soprattutto quelli nocivi, ma una novità viene rivelata dai ricercatori di Greenwich. Due bicchieri di birra a bassa gradazione hanno un effetto rilassante sul sistema nervoso, che in caso di dolore localizzato non individuerà più l’infiammazione o il dolore. Innalzare il valore nell’alcol del sangue dello 0,08 percento permette infatti di alzare la soglia del dolore percepito, riducendo moderatamente il disagio provato..

La ricerca

La ricerca non si fermerà poiché gli studiosi ancora non sanno il motivo dell’attenuazione del dolore percepito. Possono essere due le cause che permettono di assumere la birra come antidolorifico: la prima è che i recettori del cervello vengano coinvolti dall’assunzione dell’alcol, la seconda è se un livello alcolemico più alto nel sangue porti a un rilassamento generale dell’organismo, abbassandone le tensioni in corso. Il Professor Trevor Thompson, tra i responsabili della ricerca, afferma che non solo la birra è più potente del paracetamolo, ma che può essere paaragonato a farmaci molto più potenti come la codeina e tutti gli oppiacei. Il dottor Thompson insiste anche con il mettere in guardia però gli effetti sul lungo termine del consumo di alcol, assolutamente dannosi.

 

fonte: http://it.blastingnews.com/salute/2017/05/la-birra-come-antidolorifico-meglio-del-paracetamolo-001667813.html