LE AGGHIACCIANTI DICHIARAZIONI DEL PROF. BERRINO – “Quello che diamo da mangiare ai nostri malati è il peggio del peggio, ma noi vogliamo bene ai nostri malati, VOGLIAMO CHE TORNINO. Se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita. La Sanità è la più grande industria economica. Non c’è interesse economico per la prevenzione” !!

 

BERRINO

 

 

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LE AGGHIACCIANTI DICHIARAZIONI DEL PROF. BERRINO – “Quello che diamo da mangiare ai nostri malati è il peggio del peggio, ma noi vogliamo bene ai nostri malati, VOGLIAMO CHE TORNINO. Se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita. La Sanità è la più grande industria economica. Non c’è interesse economico per la prevenzione” !!

Il Prof. Berrino ci spiega come la sanità sia la più grande industria nazionale. Non c’è un reale interesse verso la prevenzione. Più ti ammali più cresce il PIL.

“Mediamente quello che diamo da mangiare ai nostri malati negli ospedali è il peggio del peggio. Io ritengo che non gli faccia bene ma sa…io dico sempre che noi vogliamo bene ai nostri malati, vogliamo che tornino da noi…
Mettiamola così: se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita, diminuisce lo SPREAD.La sanità è la più grande industria nazionale ricordava il professor Monti.
Non c’è direttamente…non c’è un interesse economico nei confronti della prevenzione…che parola si potrebbe usare per definirla? Una gran commistione di ignoranza…di stupidità…e di interessi”
Ecco la dichiarazione del Prof. Berrino fatta alle Iene nella puntata su alimentazione e tumori. Nel suo libro Il Cibo dell’Uomo, partendo da considerazioni storiche, su come il cibo fosse considerato terapeutico dai nostri progenitori, giunge ai risultati odierni delle ricerche scientifiche in questo campo. Di seguito un estratto che mostra come l’alimentazione moderna non sia per nulla salutare e come andrebbe corretta. 
Nel ricco occidente è cambiato lo stile alimentare
Nei paesi occidentali ricchi, soprattutto nel corso dell’ultimo secolo, lo stile alimentare si è progressivamente discostato da questo schema tradizionale dell’alimentazione dell’uomo per privilegiare cibi che un tempo erano mangiati solo eccezionalmente, come molti cibi animali (carni e latticini), o che non erano neanche conosciuti, come lo zucchero, le farine molto raffinate (come si riesce a ottenerle solo con le macchine moderne), gli oli raffinati(estratti chimicamente dai semi o dai frutti oleosi), o che addirittura non esistono in natura (come certi grassi che entrano nella composizione delle margarine, o come certi sostituti sintetici dei grassi che non essendo assimilabili dall’intestino consentirebbero, secondo la pubblicità, di continuare a mangiare schifezze senza paura di ingrassare). Questo modo di mangiare sempre più “ricco” di calorie, di zuccheri, di grassi e di proteine animali, ma in realtà “povero” di alimenti naturalmente completi, ha contribuito grandemente allo sviluppo delle malattie tipiche dei paesi ricchi: l’obesità, la stitichezza, il diabete, l’ipertensione, l’osteoporosi, l’ipertrofia prostatica, l’aterosclerosi, l’infarto del miocardio, le demenze senili, e molti tumori, fra cuii tumori dell’intestino, della mammella, della prostata.
Il cibo di origine animale
L’uomo, in realtà, ha sempre mangiato anche cibo animale, ma se si eccettuano alcuni popoli nomadi, o quelli che vivono in condizioni ambientali estreme per freddo o per altitudine, sono ben pochi gli esempi di alimentazione tradizionale con un’alta quota di cibo animale. Anche il latte, che oggi in Occidente è alimento quotidiano, dai più era consumato solo occasionalmente, perché non poteva essere conservato ed era facile veicolo di infezioni. È stato solo alcuni decenni dopo la scoperta della pastorizzazione, in pratica dopo la prima guerra mondiale, che ha cominciato ad essere distribuito nelle città. Ma molti popoli ancor oggi non bevono più latte dopo lo svezzamento. La cultura medica, giustamente preoccupata del grave stato di denutrizione che imperversava nelle nostre campagne e nei quartieri popolari delle città nei primi decenni del secolo, ha avuto un ruolo importante nella promozione del cibo animale, e la disponibilità di latte e di carne, insieme al miglioramento delle condizioni igieniche delle abitazioni, ha probabilmente contribuito a migliorare lo stato nutrizionale e a difenderci dalle malattie infettive. Ma poi siamo andati troppo avanti su questa strada e il consumo di cibi animali e di cibi raffinati è entrato in una spirale di interessi produttivi e commerciali che ha completamente sovvertito le tradizioni alimentari dell’uomo.Non vogliamo certo sostenere che si stava meglio quando si stava peggio, quando c’era la fame e la povertà, ma piuttosto che la nostra ricchezza ci consentirebbe una varietà di dieta sufficiente a soddisfare appieno sia le nostre esigenze fisiologiche e nutrizionali sia il piacere della buona tavola senza sovraccaricarci di prodotti animali e di cibi impoveriti dai trattamenti industriali, che solo il plagio della pubblicità televisiva riesce a farci sembrare buoni.
Franco Berrino è medico, patologo, ed epidemiologo. Per molti anni ha lavorato all’Istituto Nazionale Tumori di Milano, dove ha coordinato il progetto DIANA, sulla relazione tra alimentazione e tumori (in particolare al seno).
I suoi studi hanno analizzato lo sviluppo dei tumori in Italia e in Europa, e in particolare il rapporto fra stile alimentare, livelli ormonali e successiva incidenza del cancro. Oggi promuove la corretta alimentazione come prezioso strumento per prevenire l’incidenza del cancro e delle sue recidive.
E soprattutto, da sempre, ha a cuore la salute delle donne e degli uomini.

 

fonte: http://curiosity2017.blogspot.it/2017/05/le-agghiaccianti-dichiarazioni-del-prof.html

L’accusa della dott.ssa Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area ricerca del Ramazzini di Bologna, Ente scientifico indipendente tra i più autorevoli al mondo per ricerca sul cancro: “Il glifosato altera il sistema ormonale. Ma Bruxelles decide di non decidere”!

 

glifosato

 

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L’accusa della dott.ssa Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area ricerca del Ramazzini di Bologna, Ente scientifico indipendente tra i più autorevoli al mondo per ricerca sul cancro: “Il glifosato altera il sistema ormonale. Ma Bruxelles decide di non decidere”!

 

Fiorella Belpoggi: “Il glifosato altera il sistema ormonale”. Ma Bruxelles decide di non decidere

Il glifosato altera il sistema ormonale. Non è più un sospetto. Lo ha dichiarato apertamente in una intervista televisiva a Report la dottoressa Belpoggi, Direttore del Centro Ricerca Tumori Ramazzini di Bologna. E verrà a dimostrarlo anche a Matera in occasione del prossimo Simposio Nazionale sul Grano che si terrà il prossimo 25 novembre nella città dei Sassi. Nel frattempo a Bruxelles si continua a decidere di non decidere, in attesa di una nuova mediazione prevista per fine mese. 

Dopo averlo dichiarato a Report, la direttrice dell’ Istituto Ramazzini in un intervista al Salvagente afferma: “I primi risultati del nostro studio sugli effetti del glifosato non sono sufficienti per definirlo cancerogeno ma è certa l’interferenza endocrina capace di condizionare lo sviluppo sessuale”.

Ma adesso la Belpoggi direttrice dell’area di ricerca dell’Istituto Ramazzini di Bologna, l’ente scientifico indipendente tra i più autorevoli al mondo nella ricerca contro il cancro, dopo aver coordinato il primo esperimento sugli effetti a breve termine del glifosato sulla salute umana, chiarisce meglio la delicata questione.

Secondo lo studio della Belpoggi il glifosato – ritenuto “probabile cancerogeno” dalla Iarc – “anche a dosi ritenute sicure e per un periodo espositivo relativamente breve – corrispondente a uno studio di tossicità a 90 giorni, che equivale nell’uomo ad una età compresa tra la vita embrionale e i 18 anni – , è in grado di alterare alcuni parametri biologici di rilievo che riguardano soprattutto marker correlati allo sviluppo sessuale, alla genotossicità e all’alterazione della flora batterica intestinale”.

In particolare, aggiunge la dottoressa Belpoggi

lo sviluppo sessuale delle femmine trattate con RoundUp è ritardato (effetto androgeno). Inoltre sempre il Roundup ha provocato effetti genotossici (micronuclei) e alterazioni della flora batterica intestinale nel primo periodo della vita. Il pericolo non è quantificato ma solo evidenziato; il rischio invece è un parametro che viene quantificato con modelli matematici.

L’ Istituto Ramazzini ha inviato al governo, in particolare al ministro Martina, i primi rilievi emersi dallo studio-pilota al fine di proporre all’Europa di autorizzare l’uso del glifosato per non più di 5 anni.

Sul punto però, anche se la scienza non può appellarsi al principio di precauzione, ci viene in soccorso il diritto comunitario di cui il principio di precauzione rappresenta un pilastro importante.

Di questo ed altro si parlerà nel Simposio di Matera il 25 novembre prossimo.

Nel frattempo, gli Stati membri in merito alla richiesta della Commissione di riautorizzare per altri 10 anni l’uso del glifosato, hanno nuovamente deciso di non decidere, nonostante la proposta di riduzione a 5 anni, rinviando a fine mese la prossima decisione.

Gli esiti del voto del  sono stati i seguenti: 14 paesi hanno votato a favore, 9 contro (tra cui l’Italia) e 5 si sono astenuti (tra cui la Germania): non abbastanza per la necessaria maggioranza qualificata.

Ora la situazione si complica, perché l’attuale autorizzazione della Monsanto scade il 15 dicembre, ecco perché la Commissione ha convocato a fine novembre una riunione per sottoporre una nuova proposta. Se anche l’ultima mediazione dovesse fallire, la Commissione ha la possibilità di approvare in ultima istanza il rinnovo anche senza l’ok degli Stati membri.

GranoSalus, da tempo, invoca misure coerenti sul glifosato importato. E’ contraria al rinnovo, anche breve, perché l’autorizzazione di questa molecola dannosa era già scaduta nel 2015, senza che le industrie abbiano trovato soluzioni alternative. Oggi, alla luce degli studi della scienza “indipendente”, e non dei documenti prodotti dalle industrie, chiediamo a gran voce che le misure precauzionali introdotte a livello nazionale riguardino coerentemente anche l’ingresso in Italia di prodotti stranieri, come il grano proveniente dal Canada dove viene fatto un uso intensivo di glifosato, che ritroviamo nella pasta, semola, pane e in tutti gli altri derivati del grano alla base della dieta mediterranea.

Nell’ attesa dei tempi della politica (legati a quelli dell’industria e non alle esigenze dei consumatori), continueremo ad orientare i consumi verso i prodotti non contaminati attraverso l’informazione e i Test. Del resto, la sovranità alimentare è la nostra forza!

 

fonte: https://granosalus.it/2017/11/11/fiorella-belpoggi-glifosato-altera-sistema-ormonale-bruxelles-decide-non-decidere/

Le notizie che non sempre i Tg danno – Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area ricerca del Ramazzini di Bologna, Ente scientifico indipendente tra i più autorevoli al mondo per ricerca sul cancro: “Così abbiamo PROVATO che il glifosato altera il sistema ormonale”…!

 

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Le notizie che non sempre i Tg danno – Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area ricerca del Ramazzini di Bologna, Ente scientifico indipendente tra i più autorevoli al mondo per ricerca sul cancro:  “Così abbiamo PROVATO che il glifosato altera il sistema ormonale”…!

Queste sono le notizie che non sempre i Tg danno anzi, statene certi, non danno mai. Troppi interessi in ballo…

“Così abbiamo provato che il glifosato altera il sistema ormonale”

“In base ai risultati ottenuti dal nostro studio pilota non siamo in grado di stabilire se il glifosato sia cancerogeno certo per l’uomo, però abbiamo accertato l’attività di perturbatore endocrino di questo composto, la capacità cioè del glifosato di interferire con il sistema ormonale correlato alla maturazione sessuale degli individui”.

Fiorella Belpoggi è la direttrice dell’area di ricerca dell’Istituto Ramazzini di Bologna, l’ente scientifico indipendente tra i più autorevoli al mondo nella ricerca contro il cancro, e ha coordinato il primo esperimento sugli effetti a breve termine del glifosato sulla salute umana, che verrà presentato in questi giorni nel capoluogo emiliano.
Secondo lo studio del Ramazzini il glifosato – principio attivo dell’erbicida più usato al mondo, il RoundUp della Monsanto, ritenuto “probabile cancerogeno” dalla Iarc – “anche a dosi ritenute sicure e per un periodo espositivo relativamente breve – corrispondente a uno studio di tossicità a 90 giorni, cioè, in termini di età equivalente nell’uomo, dalla vita embrionale ai 18 anni di età – , è in grado di alterare alcuni parametri biologici di rilievo che riguardano soprattutto marker correlati allo sviluppo sessuale, alla genotossicità e all’alterazione della flora batterica intestinale”. Alla vigilia del voto degli Stati membri in merito alla richiesta della Commissione di riautorizzare per altri 10 anni l’uso del glifosato, cerchiamo di fare il punto su quelle che sono le nuove evidenze scientifiche a disposizione della comunità.
Dottoressa Belpoggi, le conclusioni a cui è arrivato il vostro studio non sono sufficienti per definire cancerogeno il glifosato?
Il nostro studio pilota non chiarisce le incertezze relative alla cancerogenicità del glifosato-RoundUp sollevate dalle diverse Agenzie (Iarc, Efsa, Echa), ma sicuramente mette in evidenza effetti sulla salute altrettanto gravi, che potrebbero manifestarsi anche con patologie oncologiche a lungo termine, con un impatto notevole in termini di salute pubblica in quanto colpiscono la fascia di età infantile e adolescenziale e, per la diffusione planetaria di questo erbicida, potrebbero affliggere un numero enorme di persone.
Ai ratti usati nel vostro esperimento avete somministrato per un periodo di 90 giorni una quantità bassa di glifosato pari a 1,75 mg/kg di peso corporeo, che è la dose massima giornaliera (Adi) ammessa negli Usa. I 90 giorni corrispondono nel modello uomo equivalente al periodo che va da zero a 18 anni di una persona. Gli effetti da voi registrati evidenziano un rischio elevato oppure no?
Noi non abbiamo quantificato il rischio, ma evidenziato il pericolo. Cioè abbiamo visto nel nostro modello sperimentale che alla dose di 1,75 mg/kg equivalenti alla dose che negli Usa viene considerata sicura, cioè senza pericoli per la salute umana anche se assunta per tutta la vita, che lo sviluppo sessuale delle femmine trattate con RoundUp è ritardato. Inoltre sempre il Roundup ha provocato effetti genotossici (micronuclei) e alterazioni della flora batterica intestinale nel primo periodo della vita. Il pericolo non è quantificato ma solo evidenziato; il rischio invece è un parametro che viene quantificato con modelli matematici.
Però possiamo dire che c’è evidenza dell’attività interferente ormonale del composto…
Il RoundUp, il formulato a base di glifosato della Monsanto, si è dimostrato un interferente endocrino con effetto androgenico (eccesso di ormoni maschili, ndr). Questo aspetto verrà approfondito con altre analisi che sono attualmente in corso. Devo dire che molti pesticidi sono interferenti endocrini; è un tema di attualità negli Usa e in Europa dove esistono gruppi di lavoro che stanno cercando di mettere a punto nuovi atti regolatori per i pesticidi con queste caratteristiche. Sono interferenti endocrini molte sostanze con cui entriamo a contatto quotidianamente come gli ftalati, i parabeni, il bisfenolo A, il pesticida Mancozeb e altri composti chimici di largo consumo.
La nuova definizione di interferente endocrino proposta dalla Commissione aumenta le prove scientifiche necessarie per definire tale una sostanza. Possiamo dire che il vostro studio potrebbe contribuire a classificare non più solo come “sospetto” ma perturbatore endocrino “certo” il glifosato?
Si, il glifosato nelle nostre condizioni sperimentali, cioè a dosi comparabili a quelle ammesse nell’uomo, ha dimostrato di interferire con il sistema endocrino correlato alla maturazione sessuale, in particolare con un effetto androgeno-simile.
La dose da voi impiegata è ragionevolmente rappresentativa anche per l’esposizione europea-italiana?
In Europa la Adi, la dose massima giornaliera è di 0,3 mg/Kg di peso corporeo, ma la proposta in sede comunitaria è di innalzarla a 0,5.
Avete in programma un nuovo studio che misurerà gli effetti a lungo termine: siete sicuri che questo scioglierà ogni dubbio sul glifosato?
Sì questo è lo scopo dello studio che intendiamo condurre con una raccolta fondi dove saranno i cittadini a sostenere la nostra ricerca. Quello che proponiamo è un cambio di paradigma nello studio delle malattie ambientali per la tutela dei consumatori.
Di recente lei ha scritto al ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina invitando il governo a “frenare” la Ue sulla nuova autorizzazione del glifosato. Perché lo ha fatto?
I primi rilievi emersi dallo studio-pilota ci hanno portati a sollecitare il ministro Martina affinché posso proporre all’Europa di autorizzare l’uso del glifosato per non più di 5 anni.
In virtù del principio di precauzione, non sarebbe il caso di stoppare il glifosato fino a prova contraria, ovvero fino a che non siamo certi che non è cancerogeno? Perché farlo circolare altri cinque anni?
Siamo scienziati e dobbiamo dare delle risposte certe e non appellarci al principio di precauzione: la comunità scientifica è in grado di sciogliere ogni dubbio se vuole e se messa nelle condizioni di operare. Ho proposto quel termine temporale perché fra 5 anni avremo nelle mani i risultati del nostro studio a lungo termine. Il nostro studio chiarirà la sussistenza dei possibili pericoli per la salute da noi individuati nel primo periodo della vita, chiarirà se le patologie precoci riscontrate siano correlabili a lungo termine a patologie gravi come il cancro e, dato l’accurato disegno sperimentale che perseguiamo, permetterà, anche in caso di risultati negativi, di sciogliere tutte le incertezze, le discussioni e le polemiche attorno a questo composto.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/11/07/cosi-abbiamo-provato-che-il-glifosato-altera-il-sistema-ormonale/27796/

TI HANNO CONVINTO CHE SEI MALATO, così potrai comprare – pagando profumatamente – le loro medicine! E mentre TU ti avveleni e crepi, loro si arricchiscono!

 

medicine

 

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TI HANNO CONVINTO CHE SEI MALATO, così potrai comprare – pagando profumatamente – le loro medicine! E mentre TU ti avveleni e crepi, loro si arricchiscono!

 

Una storia di truffe… Psicofarmaci. E’ la storia di farmaci che rappresentano un grosso affare e che alimentano un’industria psichiatrica da 330 miliardi di dollari, senza una sola cura. Il costo in termini di vite umane è persino più grande: questi farmaci uccidono circa 42.000 persone ogni anno. Il numero dei decessi è in continuo aumento.

 

Una storia di truffe… Psicofarmaci. E’ la storia di farmaci che rappresentano un grosso affare e che alimentano un’industria psichiatrica da 330 miliardi di dollari, senza una sola cura. Il costo in termini di vite umane è persino più grande: questi farmaci uccidono circa 42.000 persone ogni anno. Il numero dei decessi è in continuo aumento.

Con più di 175 interviste ad avvocati, esperti della salute mentale, familiari delle vittime e gli stessi sopravvissuti, questo documentario smaschera la somministrazione di psicofarmaci e rivela una brutale ma ben fortificata macchina fabbrica soldi.

 

Qualche commento al video;

paultor8
gli psichiatri sono tutti dei pagliacci come anche gli psicologi… prescrivono psicofarmaci come se te o il tuo corpo avesse qualcosa che non va quando in realtà te e il tuo corpo state reagendo a qualcosa che è successo in un certo modo… in questo modo non si cura niente, è come mettere una pezza sopra la ferita, bisogna essere consapevoli di ciò che è accaduto, già la consapevolezza libera e poi capire come comportarsi rispetto ai disturbi sviluppatisi in seguito a queste situazioni, ma dare dei farmaci per far finire il problema mi sembra una barzelletta…
Rispondi · 2
Alessio Licchetta
io mi reputo una persona sana ma ho conosciuto tanta gente che fa uso di psicofarmaci. Un giorno per curiosità lessi il foglietto illustrativo di un farmaco antidepressivo se nn ricordo male si chiama tavor……bè ragazzi vi dico solo che il mondo fa la guerra alla marijuana ma poi vende legalmente le droghe piu pericolose del pianeta come farmaci. SE C’E’ QUALCUNO CHE SOFFRE DI DEPRESSIONE CHE STA LEGGENDO SAPPIA CHE LA DEPRESSIONE E’ UNA MALATTIA INVENTATA DI SANA PIANTA.

Alex King
@shadomax68 Comunque qui in primis si mette in risalto il fatto che la psichiatria non è una scienza è non può essere misurata con metodo scientifico ! Questo è un dato di fatto ! Non una campana ! (come tu cerchi di insinuare) ! Vedere poi un mercato messo in piedi (330 miliardi di dollari) che se non è basato sulla scienza e quindi metodo scientifico è pura stregoneria (quindi truffa) è molto preoccupante ! Considerando gli effetti devastanti che hanno sulle persone … Questo è Satanismo

Fonte: altrarealta.blogspot.it

Tratto da: lastella via sapereeundovere.it

“Nessun collegamento tra bibite gassate e obesità” – E’ il rivoluzionario risultato di uno studio finanziato dalle Lobby delle bibite gassate! Ma sono idioti loro o pensano che lo siamo noi?

bibite gassate

 

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“Nessun collegamento tra bibite gassate e obesità” – E’ il rivoluzionario risultato di uno studio finanziato dalle Lobby delle bibite gassate! Ma sono idioti loro o pensano che lo siamo noi?

 

“Niente collegamenti con l’obesità”. Ma lo studio è pagato delle lobby

La rivista Annals of Internal Medicine ha pubblicato uno studio scientifico nel quale dimostra che le ricerche in cui vengono minimizzati gli effetti delle bibite zuccherate sull’uomo sono pilotate dalle lobby dello zucchero

Più di uno studio scientifico, in passato, ha cercato di dimostrare che non ci sia un chiaro collegamento tra consumo di bevande zuccherate e obesità, ma ecco che la rivista Annals of Internal Medicine smaschera cosa si nasconde dietro queste ricerche.

Annals of Internal Medicine ha dimostrato che tutti quegli studi in cui – in un certo senso – venivano supportate le bevande zuccherose, in realtà erano stati finanziati dalle grande industrie di bibite zuccherate. In parole povere, questa rivista sostiene che le ricerche in cui vengono minimizzati gli effetti delle bibite zuccherose sull’uomo sono pilotate e finanziate dalle lobby dello zucchero.

Un gruppo di ricercatori della University of California, a sostegno di questa tesi, ha esaminato 60 studi pubblicati tra il 2001 e il 2016, tutti aventi come oggetto gli effetti sul corpo umano dell’assunzione di determinate bibite. Tra questi, almeno 26 non avevano trovato una correlazione con obesità o diabete. L’autore del report, il dottor Dean Schillinger, ha poi notato che, tranne in un caso, le ricerche che non avevano scoperto alcun collegamento erano proprio quelle che erano state finanziate dall’industria delle bevande zuccherate.

“L’industria delle bevande zuccherate sembra manipolare le ricerche per avere un vantaggio economico, a spese della sanità pubblica – conclude l’autore nella ricerca -. La realtà è che siamo in guerra contro il diabete ora. E in ogni guerra si fa propaganda. Ciò che la comunità dovrebbe fare è concentrarsi sugli studi indipendenti. Se si guarda solo a questi, risulta evidente che le bevande zuccherate causino obesità e diabete”.

Come riporta l’Huffingtonpost, non è la prima volta che un simile studio conferma quelli che per molto tempo sono stati solo dei sospetti. Già qualche tempo fa, da una ricerca pubblicata sulla rivista Jama Internal Medicine, era emersa una verità sconvolgente: per più di cinquant’anni l’industria dello zucchero avrebbe pilotato le ricerche, pagando decine di scienziati in modo che sminuissero il pericoloso collegamento tra alimenti zuccherati e problemi cardiaci e spostassero l’attenzione sui grassi saturi e il colesterolo.

Con questo studio, quindi, l’Università della California non fa altro che confermare una serie di ipotesi che per anni sono state dimenticate in un cassetto e che ora, gettano dubbi su una serie di ricerche e pareri scientifici.

fonte: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lobby-dello-zucchero-finanziano-ricerche-che-minimizzano-1326171.html

L’oncologa Patrizia Paterlini, grazie al suo test, riesce ad individuare il tumore almeno 4 anni prima che si manifesti. Il test è già utilizzato in 20 centri in tutto il mondo, ma in Italia quasi non se ne parla!

 

Patrizia Paterlini

 

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L’oncologa Patrizia Paterlini, grazie al suo test, riesce ad individuare il tumore  almeno 4 anni prima che si manifesti. Il test è già utilizzato in 20 centri in tutto il mondo, ma in Italia quasi non se ne parla!

 

Ve ne avevamo già parlato:

L’oncologa Patrizia Paterlini: “Scopro i tumori prima che nascano”

 

Un tumore si può individuare 4 anni prima che si manifesti

L’oncologa Patrizia Paterlini Bréchot dirige il centro Inserm a Parigi, ma grazie al suo test, già utilizzato in 20 centri in tutto il mondo e presentato all’Istituto SDN, riesce ad osservare la presenza di cellule neoplastiche, almeno 4 anni prima che si manifesti la malattia.

Non a caso in Italia non se ne è più parlato, ma in Francia la dottoressa Paterlini Bréchot, continua la sua ricerca portando avanti il test che sarà di conseguenza commercializzato, ma non in Italia.

Scoprire la presenza di un tumore quattro anni prima che si manifesti. Grazie a una analisi di laboratorio messa a punto dall’oncologa Patrizia Paterlini Bréchot, a Parigi, dove dirige l’Inserm (Institut national de la santé et de la recherche médicale) all’Université Descartes, è già possibile da oggi far diagnosi di cancro in netto anticipo rispetto a Tac, Pet e Risonanza.

Il test, già utilizzato in 20 centri in tutto il mondo, è stato presentato ufficialmente, prima volta in Italia, all’Istituto Sdn, nell’ambito del ciclo di incontri “L’infor-mazione al servizio della salute”, ideato dal direttore scientifico Marco Salvatore. La scienziata, emiliana di nascita e da 25 anni in Francia, spiega al quotidiano “La Repubblica” lo stato dell’arte, le possibili applicazioni e gli sviluppi della ricerca sul test Iset (Isolation by Size of Tumor Cells).

Un test che entro «pochi mesi sarà commercializzato in Francia». «L’obbiettivo da cui siamo partiti», premette la docente di biologia, «era ed è far diminuire in modo massivo la mortalità per cancro. I pazienti non muoiono per il tumore primitivo che li ha colpiti ma per le metastasi.

Le cellule neoplastiche sono nel sangue per anni, prima di andare a proliferare in altri organi e formare metastasi. Ed è questa la finestra in cui era necessario intervenire». Un gap spazio temporale durante il quale le tecniche di imaging, non sono in grado di “vedere” cellule delle dimensioni di un millimetro. A differenza del test, sicuro e al riparo da falsi positivi e falsi negativi. L’ostacolo è che queste minuscole cellule, precisa la Paterlini, sono rarissime, «nell’ordine di una per millilitro di sangue. Che vuol dire, in media, una mescolata a 5 miliardi di globuli rossi e a 10 milioni di globuli bianchi. È come individuare su tutta la terra, una persona tra i sette miliardi della popolazione mondiale».

La ricerca, dopo avere escluso la possibilità di isolare le cellule tumorali con anticorpi o mezzi molecolari, ha sfruttato un elemento fisico, la taglia. «Nel nostro studio il nodulo è diventato visibile in cinque pazienti, da uno a quattro anni dopo l’identificazione delle cellule tumorali nel sangue attraverso il test», continua la scienziata.

«Per il tumore al seno, ad esempio, si sa che l’invasione neoplastica comincia 5, 6 anni prima della diagnosi per immagini, ecco, in quest’arco di tempo è possibile adesso identificare il tumore. Purtroppo, per ora, il test ci informa sulla presenza di cellule tumorali ma non da quale organo derivano». A usufruirne per primi, in Francia, saranno i pazienti già colpiti da neoplasia.

In questo modo potranno sapere con largo anticipo se svilupperanno negli anni successivi una recidiva e, quindi, combatterla prima che si manifesti. Una volta scoperte le cellule tumorali, infatti, i pazienti potranno essere trattati con un farmaco e capire entro qualche settimana se la terapia praticata fa effetto o meno».

Guardate il primo ed ultimo servizio andato in onda sulla Rai- TGR, dedicato al test dell’Oncologa Patrizia Paterlini Bréchot.

 

VIDEO

Lo volevano amputare, ma ora gioca a calcio – Bambino guarito grazie al Metodo di Bella. Ma per la medicina “ufficiale”, quella che ci fa pagare 1000 Euro ogni seduta di chemio, resta solo un ciarlatano!

 

Metodo di Bella

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Lo volevano amputare, ma ora gioca a calcio – Bambino guarito grazie al Metodo di Bella. Ma per la medicina “ufficiale”, quella che ci fa pagare 1000 Euro ogni seduta di chemio, resta solo un ciarlatano!

Leggi: Sapete quanto costa una chemioterapia e che fatturati hanno le case farmaceutiche? Leggete un po’ questo, capirete perchè una “cura per il cancro” non verrà mai scoperta!

Guarito bimbo affetto da fibrosarcoma congenito associato a linfoadenite reattiva
Pubblicato il 29/02/2016 da Giuseppe Di Bella

Oggi è stato pubblicato  dalla rivista medico scientifica Neuroendocrinology  Letters, ed è già presente nella massima banca dati medico scientifica ufficiale  mondiale, www.pubmed.gov il primo caso di guarigione stabile  e completa di un fibrosarcoma congenito  senza intervento chirurgico, radio e/o chemioterapia, ma solo col Metodo Di Bella. Non ci sono precedenti in letteratura di fibrosarcomi guariti  in queste condizioni. Per accedere all’Abstract: –http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26921571

Per altre conferme  in letteratura  di altri casi di patologie diverse guariti  e pubblicati  con MDB digitare sulla banca dati pubmed.

Il dato di fatto che sia documentata la guarigione stabile  con MDB  delle più  varie patologie neoplastiche, totalmente diverse secondo criteri istologici e immunoistochimici, dovrebbe fare riflettere  chi ha onestà intellettuale  e cultura  medico scientifica, sul reale  progresso nella terapia del cancro attuato dal Prof Di Bella.

Il caso clinico

Un bimbo ha presentato alla nascita una neoformazione di 6 cm all’arto inferiore destro, asportata dopo soli 12 giorni di vita. L’esame istologico ha evidenziato un fibrosarcoma congenito associato a linfoadenite reattiva. Un primo trattamento chemioterapico adiuvante non ne ha impedito la rapida ricaduta e progressione. Una successiva valutazione per un’asportazione chirurgica presso il centro di eccellenza di chirurgia pediatrica di Padova, destò gravi perplessità , e fu rifiutato dai genitori, per la necessità di una massiva e invalidante mutilazione per l’ amputazione totale dell’arto inferiore destro estesa ad emipelvectomia (asportazione di una parte del bacino).  Considerando il fatto che l’intervento non poteva escludere la ripresa di malattia e che i tradizionali cicli chemioterapici erano già falliti e non avevano alcuna possibilità di ottenerne la guarigione, i genitori optarono per il Metodo Di Bella (MDB), prescritto direttamente dal Prof Luigi Di Bella .L’applicazione del Metodo Di Bella  mediante l’impiego sinergico di Somatostatina, Bromocriptina,Melatonina, Retinoidi solubilizzati in Vit. E, Vit. C, D3, Calcio, Condroitinsolfato, associato a microdosi di Ciclofosfamide ,in 16 mesi ha prodotto una risposta obiettiva completa e stabile ormai da 14 anni in assenza di tossicità e senza necessità di ricovero ospedaliero, consentendo una normale qualità della vita ed uno sviluppo psicofisico perfettamente regolare. Oggi , quello che per la terapia oncologica ufficiale , con procedure e protocolli di “provata efficacia”, come proclama il Consiglio Superiore di Sanità  sarebbe stato , se sopravvissuto, un invalido, senza una gamba e una parte del bacino. Grazie alle cure del Prof Luigi Di Bella oggi  è un atleta e centrattacco della sua squadra di calcio.

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Da: Gazzetta di Modena, 11 febbraio 2006

Lo volevano amputare ma ora gioca a calcio grazie a Di Bella

Tumore alla gamba, ora gioca a calcio – Dovevano amputargliela, poi la discussa terapia gli ha salvato la vita.

Dovevano amputargli la gamba destra e invece oggi gioca a pallone in una
squadra di serie A, il Messina, sia pure nei pulcini. Ci dice di avere
segnato 58 gol. E confida: «Ammiro il difensore Alessandro Parisi e ricordo bene il professor Luigi Di Bella». Che gli ha salvato la vita con l’omonima terapia non riconosciuta dalla comunità scientifica. E’ la storia di Filippo (un nome di fantasia, a tutela della privacy), 7 anni, nato alla fine del 1998.
I medici del Policlinico di Catania avevano deciso, nel 1999 – aveva due
mesi di vita – di amputargli la gamba e una parte del bacino per salvarlo da un «fibrosarcoma congenito maligno».
La chemioterapia appena praticata su quel corpicino non aveva arrestato il
cancro, che invece continuava a correre e di fronte alla triste prospettiva
i genitori del piccolo si rifiutarono e lo affidarono all’anziano fisiologo
che lo esaminò in un’aula del liceo di Messina, già frequentato da Di Bella
da ragazzo e che nel 1999 tornò a visitare. C’eravamo occupati di questa
storia il 1 settembre 2002, quando i genitori avevano portato per un
controllo il piccolo da Di Bella, che s’era detto soddisfatto per le sue
condizioni, che pure emergono in maniera plateale dalla cartella clinica
redatta dai medici siciliani, in nostro possesso. Ecco cosa si legge in
alcuni stralci di una lettera riservata del Policlinico catanese spedita il
9 marzo 1999 alla Cattedra di Chirurgia Pediatrica di Padova per un parere
urgente: «Il piccolo, come da protocollo Rms 96, ha eseguito la
chemioterapia VA per 4 settimane (4 dosi di vincristina e 2 di
actinomicina-D) dal 4 al 25 febbraio. Quindi il 5 marzo una ecografia addome ha indicato che la lesione non è regredita di volume, ma piuttosto mostra un lievissimo aumento di dimensioni. Pertanto riteniamo che a questo punto vada valutata la operabilità della lesione». Da Padova il 16 marzo rispondono che «si tratta di un caso veramente difficile» e che «sarebbe necessaria un’emipelviectomia che ci sembra veramente troppo pesante». Si pensa pure a un’alternativa all’amputazione, e cioè a «un intervento di asportazione della massa che potrebbe comunque comportare degli esiti funzionalmente mutilanti: il tumore infatti sembra inglobare i vasi femorali e il nervo femorale e la lesione di quest’ultimo comporterebbe un’impotenza notevole del quadricipite». Ma, si legge ancora, «questa chirurgia ci sembra comunque che rappresenti la strada da percorrere inizialmente». Tuttavia i genitori non ci stanno e lo affidano alla cura Di Bella. Racconta la mamma: «Abbiamo conosciuto il dottor Giovanni Calogero che ha seguito il bambino dall’inizio
assieme a Di Bella. Abbiamo fatto la cura a costo di sacrifici. Su mio
figlio ha funzionato, spero che funzioni anche su altri». La cadenza dei
referti ecografici rilasciati dall’Istituto Ortopedico del Mezzogiorno
d’Italia «Scalabrino» di Messina sono eloquenti. Il tumore che era arrivato a 45 millimetri, il 1 dicembre 1999 è sceso a 35. Il 15 marzo 2000 è sceso a 29 mm. Il 22 maggio 2000 è a 24 mm, che diventano 22,7 mm il 9 ottobre 2000; 18 mm il 12 marzo 2001; 12 mm il 1 novembre 2001. Si legge nella cartella clinica redatta dal Policlinico di Messina l’8 febbraio 2002 che il bambino, affetto da «fibrosarcoma congenito maligno», «ha eseguito ciclo di chemioterapia senza risultato. Rivoltosi al prof Di Bella ha iniziato omonima terapia e a tutt’oggi la massa si è ridotta dai 4,5 cm originali ai 12 mm odierni». Potevano essere ormai i segni di una cicatrice. Leggiamo infatti nel successivo referto del 2 dicembre 2002 che «la formazione ovoidale di 10 mm di diametro» «è compatibile con fibrosi cicatriziale». L’ultimo referto è del 4 settembre 2004. L’Azienda ospedaliera universitaria «Martino» di Messina scrive: «Alla nascita viene fatta diagnosi di fibrosarcoma alla coscia destra: ha eseguito ciclo chemioterapico per circa 2 mesi senza alcun beneficio. Per tale motivo i genitori del piccolo hanno deciso di effettuare una terapia alternativa a base di melatonina, somatostatina (terapia Di Bella) con graduale regressione della massa tumorale». Conclusioni: «Dimettiamo il piccolo in data odierna in buone condizioni generali e lo riaffidiamo alle cure del pediatra curante». (vincenzo brancatisano)

LA STORIA

Se la cura è troppo cara per la pensione

Abbandona la cura perché non se la può permettere. Sono tante anche a Modena le segnalazioni di pazienti che sostengono di avere tratto beneficio dalla cura Di Bella.
E’ il caso del padre di un funzionario pubblico modenese, affetto da cancro
al midollo. Due anni orsono l’uomo era stato portato da un medico dibelliano per un ultimo consulto dopo le non felici conclusioni degli oncologi, secondo cui le sue condizioni sarebbero peggiorate di lì a poco.
Ritenuto non operabile (secondo i medici c’era la quasi certezza che
rimanesse paraplegico dopo un eventuale intervento) e non sottoponibile a
chemioterapia, se non con scopi palliativi, il paziente era in preda a
dolori persistenti e a problemi di deambulazione.
«Quando lo portavo all’ospedale S. Anna di Ferrara», racconta il figlio,
«riusciva a fare dieci passi, poi ci dovevamo fermare. Peraltro i medici lo
avevano curato per molto tempo per mal di schiena e invece aveva un tumore che non avevano visto».
Il medico dibelliano, Aldo Reggio dell’ospedale di Monza, «lo ha preso in
cura e ci ha detto che i primi risultati sarebbero stati ottenuti dopo sei
mesi. Oggi, dopo due anni, sta molto meglio anche a livello generale, ha un miglior colorito, e cammina in autonomia».
Ma non è finita. «A settembre 2004 – prosegue il figlio – mio padre è
addirittura andato all’estero, da solo, in automobile. Oggi riesce a
camminare, lavora in casa, si sente forte e tutti quelli che lo conoscono se
ne sono accorti. Il medico dice che dobbiamo continuare».
La cura non costa tanto ma la pensione non basta. E ora pensa di smettere.
(vi.bra.)

fonte: http://it.salute.narkive.com/0d3jtUzJ/lo-volevano-amputare-ma-ora-gioca-a-calcio-grazie-a-di-bella

Sapete quanto costa una chemioterapia e che fatturati hanno le case farmaceutiche? Leggete un po’ questo, capirete perchè una “cura per il cancro” non verrà mai scoperta!

chemioterapia

 

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Sapete quanto costa una chemioterapia e che fatturati hanno le case farmaceutiche? Leggete un po’ questo, capirete perchè una “cura per il cancro” non verrà mai scoperta!

Sapete quanto costa una chemioterapia e che fatturati hanno le case farmaceutiche?

Vi siete mai chiesti quanto guadagna una casa farmaceutica?
Bene, di seguito troverete una lista con i nomi e i fatturati  delle più potenti case farmaceutiche del mondo (Fonte della classifica: Wikipedia, L’enciclopedia Libera. Link—> http://it.wikipedia.org/wiki/Case_farmaceutiche ) che con i loro pochi introiti dopo tutti questi anni non sono ancora in grado di debellare il tanto Potentissimo Male della Terra : Il Cancro.

Con immenso sdegno ho scoperto che le case farmaceutiche traggono dei profitti enormi nel commercializzare la chemioterapia o la radiologia. Forse non tutti sanno che  per eseguire una chemio, che viene pagata dai noi contribuenti, servono la bellezza di :

  1. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Paclitaxel associato a Cisplatino (ECOG 1594) per 100 pazienti: 128.217,00 euro.2. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Vinolrelbina associata a Cisplatino (TAX 326 + ILCP) per 100 pazienti: 200.940,00 euro3. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Paclitaxel associato a Carboplatino (ECOG 1594 + ILCP) per 100 pazienti: 216.945,00 euro4. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Gemcitabina associata a Cisplatino (ECOG 1594) per 100 pazienti: 409.020,00 euro5. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Docetaxel associato a Cisplatino (ECOG 1594 + TAX 326) per 100 pazienti: 540.093,00 euro6. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Docetaxel associato a Carboplatino (TAX 326) per 100 pazienti: 548.955,00 euro.Capite bene come alle case farmaceutiche non interessi concentrarsi su altri metodi per eliminare il cancro,magari a prodotti e/o sistemi meno costosi ma con risultati forse anche migliori.

Qui di seguito vengono riportati i dati di fatturato ed utile delle varie case farmaceutiche.

Fatturati case farmaceutiche

Vi Invito ad aprire gli occhi, ma soprattutto le vostri menti !!!!

Mattia Ribero

tratto da: http://blog.saltoquantico.org/quanto-costa-chemioterapia-fatturati-case-farmaceutiche/

 

Cancro: EPPUR SI CURA… – Ecco l’elenco dei medici eretici e delle terapie boicottate dalla medicina ufficiale…!

Cancro

 

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Cancro: EPPUR SI CURA… – Ecco l’elenco dei medici eretici e delle terapie boicottate dalla medicina ufficiale…!

di:

Non è questa la cura e tu lo sai

Sito per trattare le terapie alternative al tumore

Cancro. Eppur si cura…. Un elenco parziale di ricercatori eretici

CANCRO…EPPUR SI CURA!

UN ELENCO – PARZIALE – DI RICERCATORI “ERETICI”

Piero Cammerinesi

Paracelso, Giordano Bruno, Galileo, Semmelweis, Marconi, Mendel, Meucci, Tesla…

Ogni tempo ha i suoi eretici da perseguitare… Il nostro tempo, in piu’, ha la presunzione di non averne!

Questo e’ l’elenco di quei “Profeti senza onore” che abbiamo avuto occasione di incontrare, e di documentare, in questi anni di lavoro. Alcuni sono morti, altri hanno dovuto autoesiliarsi, altri resistono e continuano a curare, a guarire, o – almeno – ad alleviare le sofferenze di tante persone.
Sappiamo che altri, tantissimi altri, esistono e lavorano con passione, anche se ancora non ne abbiamo avuto conoscenza. Ma di una cosa siamo certi: esiste un filo che li lega tutti quanti: il principio – oggetto di disputa già al tempo di Louis Pasteur e Claude Bernard – per il quale non occorre attaccare i germi, ma rinforzare l’organismo che da essi deve difendersi.

Disse Pasteur sul letto di morte: “il germe non e’ nulla, e’ il terreno che e’ tutto”.

“ALBERT” E’ uno pseudonimo sotto il quale si nasconde (per evitare altre persecuzioni oltre quelle gia’ vissute) l’ingegnere italiano inventore del BIOTRON, una macchinetta grande come un pacchetto di sigarette che invia messaggi elettromagnetici ai tessuti, permettendo loro di ricostruirsi in modo normale e dunque di eliminare le cellule tumorali. Numerosissime sono le sue relazioni sui casi clinici trattati e le sue comunicazioni scientifiche che sono costantemente ignorate. Un interessante dossier su di lui è pubblicato dall’ARPC (Associazione Ricerca e Prevenzione del Cancro presieduta da Alberto R. Mondini).

Aldo ALESSIANI E’ un anziano medico romano che ha messo a punto una cura antitumorale basata su un prodotto naturale a costo zero che si chiama appunto “L’acqua di Alessiani”. Informo’ dei suoi risultati positivi il Ministro della Sanita’ dell’epoca (De Lorenzo). Fu convocato il 29 luglio 1993 da un sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Roma che – racconta l’interessato – gli fece capire che a continuare su quella strada poteva rimetterci la pelle.
La sua ipotesi, formulata gia’ nel 1981, si basa sulla considerazione del tumore come malattia da “carenza”, e che la sua incidenza va di pari passo con l’aumento della statura media della popolazione. Nella sua acqua sono disciolti dei “terricci” ricchi di sostanze naturali che non assumiamo piu’ attraverso l’alimentazione. Un interessante dossier su di lui e’ pubblicato dall’ARPC.

Joaquin AMAT LARRAZ Medico. Opera da anni in Spagna, vicino a Barcellona, dove ha un day hospital. Il prodotto che usa sia per diagnosi che per terapia si chiama “Amatrisan”. E’ a base di urea, regola la malattia di base, distrugge il tumore per autolisi e mette in moto il meccanismo infiammatorio che fagocita questa carne morta. Interviene sul pH riequilibrando il rapporto acido/basico. In tanti malati fanno la fila da tutta Europa per essere curati da lui. Ha scritto un libro, e lo ha inviato a tutte le piu’ importanti Facolta’ di Medicina dell’Europa e delle due Americhe, che si chiama “Cancer, Teoria biochimica e pratica clinica”.

Padre Vittorio BARONI Nacque il 30 luglio 1911 a Vecchiano, in provincia di Pisa, ed e’ morto a Siena il 7 gennaio 1990. Ha operato per anni con la fitoterapia e radiestesia applicata all’indagine diagnostica. Ha conseguito rilevanti risultati scoprendo le proprieta’ ancora sconosciute di alcune piante. Nello stesso tempo ha sviluppato una spiccata sensibilita’ radiestesica esercitandola particolarmente nella diagnosi e nella cura dei mali del secolo. In particolare del cancro. La sua si chiama cura fitoradiestesica. Il suo testo “Dodici piante per i mali del secolo” è ormai un classico.

Alberto BARTORELLI Medico. Professore universitario. Studia un prodotto anticancro che chiama Uk 101 e che sale alla ribalta delle cronache nel 1995. L’Uk 101 si colloca nell’ambito dell’immunoterapia ed è una proteina che va a combattere la patologia tumorale, con risultati particolarmente positivi nei tumori della mammella e del colon. La polemica, anche in quel caso, da parte dei super-esperti, si fa rovente. Ma alla fine, grazie all’interessamento di un Ministro della Sanita’ (Guzzanti) di un insolito livello intellettuale e morale, viene ammesso alla sperimentazione. Mercoledi’ 24 dicembre 1997 il direttore del quotidiano “La Repubblica”, a proposito del caso Di Bella, dichiara: “Trent’anni fa un altro medico, anzi: un veterinario, Liborio Bonifacio, notò che le capre non avevano tumori e distribui’ in giro un suo siero. Dire che venne fortemente osteggiato e’ un eufemismo, eppure e’ soprattutto grazie alle sue intuizioni che oggi c’e’ l’Uk 101”.

Liborio BONIFACIO Medico Veterinario. Nato nel 1908 a Montallegro, in provincia di Agrigento e scomparso da pochi anni. Nel 1950 ha ideato un farmaco antitumorale, ricavato dalle ghiandole del sigma-colon dei caprini. Per lunghi anni, mentre la scienza e la medicina ufficiali guardavano con sufficienza e diffidenza alla sua scoperta, ha curato migliaia di malati; e spesso con ottimi risultati. La sua esperienza e’ stata oggetto di inchieste giornalistiche e comunicazioni scientifiche; e ogni volta si e’ dovuto ammettere che qualcosa di prezioso, nel “siero Bonifacio”, c’era. Nel 1970 il Ministero della Sanita’ fu finalmente costretto a prendere in considerazione i risultati ottenuti e a sperimentare il siero. Ma il siero mette in crisi troppi interessi economici, scientifici, “di prestigio”; la sperimentazione, che per avere valore ha bisogno di mesi e mesi di analisi e prove, viene, invece, liquidata in 15 giorni. L’esito e’ negativo. Ma l’enorme flusso di persone che continuano a recarsi ad Agropoli per avere ed usare il siero continua. Si riparlera’ di Bonifacio quando si tratterà dell’Uk 101 e del prodotto dell’oncologo Giuseppe Zora.

Rudolf BREUSS Nel marzo 1990, alla veneranda età di 91 anni, ha pubblicato il libro “Cancro, leucemia ed altre malattie apparentemente incurabili sono guaribili con metodi naturali. Consigli per la prevenzione e cura di molte malattie”. In esso, mescolando digiuno e somministrazione di succhi vegetali secondo una dieta molto meticolosa, racconta di aver guarito all’incirca 45.000 malati di cancro apparentemente inguaribili a partire dal 1950.

Johanna BUDWIG Medico. Tedesca. Basa la sua terapia sull’alimentazione per ristabilire l’equilibrio sanitario distrutto dagli elementi tossici presenti nel mondo moderno con attenzione particolare, per quanto riguarda le patologie degenerative, agli effetti perversi del metabolismo dei grassi. Proprio sugli effetti cancerogeni dei grassi ha scritto un testo interessante nel 1959.

Hulda Regehr CLARK Medico. Partendo dall’ipotesi che le malattie degenerative compaiono poiche’ una serie di parassiti da sempre presenti nei vari organi si combina con sostanze chimiche derivanti dall’assunzione di solventi, inquinanti vari e micotossine, cura con protocolli fitoterapici molto meticolosi e con lo Zapper, un apparecchio elettronico di uso esterno che serve all’eliminazione di molti parassiti. Oltre ai suoi libri, diffusissimi negli USA (il più famoso è “The cure for all cancers”) si puo’ sapere di piu’ sul suo sistema dai libri di Robert LOMBARDI (Aids l’imbroglio del secolo, Medicina di Giuda, L’immensa balla dell’Aids).

Pierre DELBET Medico. Accademico di Francia. Scopritore delle eccezionali potenzialità di un prodotto considerato fino ad allora di scarto (lo scarto del sale appunto): il Cloruro di Magnesio. Negli anni che vanno dal 1920 al 1950, partito dalla supposizione che la carenza di magnesio nell’alimentazione potesse avere una notevole importanza nello sviluppo del cancro, ne verifica la fondatezza sperimentale (del 1944 il suo libro: “Politique preventive du cancer”) attraverso l’uso del Cloruro di Magnesio. Le sue ricerche, e quelle del suo collega medico A. Neveu, sono diffuse e praticate in Italia da un eccezionale medico e ricercatore che si chiama Raul Vergini.

Luigi DI BELLA Medico. Professore universitario. Riteniamo superfluo descrivere il suo protocollo terapeutico in quanto gia’ ampiamente diffuso da tutti gli organi di informazione. Anche Di Bella, nonostante le migliaia di pazienti testimonianti la positivita’ dei suoi metodi, e’ stato e continua ad essere osteggiato con tutti i mezzi, morali, materiali e fisici. Un interessante dossier sulle persecuzioni da lui subite e’ pubblicato dall’ARPC.

John BEARD Medico (1858-1924). Iniziatore del trattamento del cancro mediante enzimi digestivi. Il dr. Krebs ne fu un ardente sostenitore. Una terapia a base di dosi massicce di enzimi pancreatici fu proposta con notevole successo da un terapeuta (non medico) di nome KELLEY che fu molto celebre negli USA negli anni ’70. A partire da queste premesse il

Dr.Nicholas GONZALES, di New York,ha sviluppato quella che lui definisce terapia metabolica individualizzata, con la quale sta ottenendo risultati di tutto rispetto. Altri prodotti a base di enzimi utilizzati nella terapia del cancro sono due preparati tedeschi (Carzodelan e Wobe-Mugos).

Emilio DIDO e Francesco BORGHINI Curano usando delle soluzioni a base di acqua distillata trattata in modo da ricevere delle frequenze elettromagnetiche specifiche di un tessuto: quelle del sistema nervoso, quelle del sistema endocrino, quelle del sistema immunitario e così via. Mentre nei farmaci l’energia e’ data dalla molecola del farmaco, in questo caso l’energia e’ negli ioni idrogeno dell’acqua. L’acqua cioè viene, per usare un termine forse improprio, “informata” per raggiungere l’obiettivo che si è prescelto.

William B.COLEY Medico. Si può considerare il padre della immunoterapia antitumorale. Dalla fine del secolo scorso, per oltre 40 anni, utilizzo’ un cocktail di tossine batteriche (Serratia Marcescens e Streptococcus Pyogenes) nella terapia del cancro, ottenendo risultati notevoli (remissioni nel 45-50% dei casi). Queste tossine provocavano una forte reazione febbrile nei paziente che ne stimolava le difese immunitarie.

Rene’ CAISSE Cura a base di Essiac. Si tratta di un antico infuso di erbe utilizzato nei secoli dagli indiani Ojibway nel Canada e riscoperto negli anni ’20 da Rene’ Caisse. La parola Essiac non e’ altro che il cognome Caisse al contrario. Da allora centinaia di malati di cancro dichiarati terminali furono curati con successo. Sull’argomento sono stati scritti numerosi libri.

Maud Tresillian FERE Medico della Nuova Zelanda, nel 1963 ha scritto un libro in cui spiega le cause biochimiche del cancro e della sua formazione nell’organismo. In esso sviluppa la teoria che tutte le forme cellulari del nostro corpo possiedono il proprio centro nel cervello e che le cellule sovrastimolate da sostanze irritanti alcaline inviano proprio al cervello un messaggio che attraverso i nervi involontari viene inviato alle cellule: “MOLTIPLICATEVI rapidamente…a velocita’ prenatale”. In questa maniera qualsiasi cellula di qualsiasi parte del corpo puo’ vedersi colpita, adottare una modalita’ anormale di crescita e dar luogo alla formazione di tumori. Il concetto rivoluzionario e’ quello che considera il cancro una malattia costituzionale, come un reumatismo o un semplice raffreddore. Risulta pertanto difficile sperare in una guarigione definitiva mediante l’estirpazione dei tumori, o distruggendoli con il radio o i raggi X. Il trattamento della dott.ssa Fere si basa sulla ferma convinzione che il cancro si debba quasi sempre ad un eccesso di sodio, unito ad uno stato di salute debole causato dal non rispetto delle leggi della Salute.

Max GERSON Medico. Dì origine tedesca ma emigrato in USA, mise a punto un trattamento del cancro basato su una particolare dieta ricca di succhi di frutta e verdure e povera di sodio e sulla somministrazione di soluzioni di minerali (soprattutto potassio e iodio), ormoni tiroidei ed alcune vitamine. Questo trattamento ha dato buoni risultati ed è ancora applicato nella clinica Gerson a Tijuana (Messico).

  1. Seçkiner GORGUN Ha messo a punto un apparecchio elettronico a bassissima potenza per la cura dei tumori solidi, con risultati sorprendenti. Tale macchina e’ stata sequestrata piu’ volte e per lunghi periodi dalla Magistratura a seguito di varie denuncie. Tutto si e’ sempre risolto con assoluzioni o “non luogo a procedere”; nonostante cio’, quella “magistratura parallela” che si chiama Ordine dei Medici ha espulso con infamia il prof. Alberto De Renzo, che e’ il medico che collabora dal 1986 con il dott. GÖRGÜN. Un interessante dossier su di lui e’ pubblicato dall’ARPC.

Ryke Geerd HAMER Il prof. Hamer (padre di quel Dirk Hamer ucciso in Corsica da Vittorio Emanuele di Savoia), medico, laureato in Teologia, Fisica e, naturalmente, in Medicina, puo’ senza dubbio essere definito il Paracelso di questo secolo. Perche’, oltre a mettere in discussione i paradigmi basilari della Medicina Ufficiale, attacca in modo estremamente polemico tutta la classe medica. “Avevo cercato il cancro nella cellula e l’ho trovato in un errore di codificazione nel cervello”: cosi’ inizia uno dei suoi libri che si titola “Genesi del Cancro”. Al termine del libro, dove spiega nei dettagli l’origine e riferisce gli esempi curati (decine di migliaia di casi!) secondo questa sua nuova teoria, riporta la Tavola della Legge Ferrea del Cancro in cui si specifica la localizzazione del cancro, il tenore del conflitto che starebbe all’origine della sua comparsa, i termini della sua manifestazione, la posizione del focolaio tumorale nel cervello, ed i passaggi successivi fino alla possibile guarigione. Oggi e’ in prigione in Germania, condannato ad oltre due anni di galera perché pratica la sua terapia basandosi su questa teoria. I tempi di Galileo non sono finiti. Ritorneremo a parlarne più diffusamente.

Harry HOXSEY Ebbe dal padre che a sua volta l’aveva ricevuta dal nonno, la formula di un trattamento fitoterapico, che fu per decenni la spina nel fianco dell’AMA (Amencan Medical Association) che alla fine gli fece chiudere tutte le cliniche del cancro che aveva aperto in parecchi stati USA. Molte formule “tipo-Hoxsey” sono ancora diffuse negli USA.

Katherine KOUSMINE Medico (nata nel 1922 e recentemente scomparsa), di origine russa e naturalizzata svizzera, basa la sua terapia sull’alimentazione per ristabilire l’equilibrio sanitario distrutto dagli elementi tossici presenti nel mondo moderno. Diresse la Fondazione da lei creata a Losanna ed ha al suo attivo migliaia di successi.

Ernst KREBS Medico. Negli anni ’50, propose come cura del cancro il LAETRILE, sostanza ottenuta principalmente dai noccioli di albicocca, contenenti acido cianidrico. Questo, grazie ad una differenza enzimatica fra cellule sane e cellule cancerose, sarebbe tossico solo per queste ultime (ai dosaggi consigliati). La terapia divenne molto celebre e fu oggetto di alcuni studi anche presso istituzioni ufficiali (come il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center) che, nonostante i lavori positivi del Dott. Sagiura, la giudicarono inefficace. Ralph Moss, direttore degli affari pubblici al MSKCC e divulgatore scientifico, scrisse nel 1977 il comunicato stampa ufficiale di condanna del Laetrile. Poco dopo, tuttavia, dopo aver esaminato i dati, convocò una conferenza stampa dove annunciò che i responsabil del MSKCC avevano volutamente nascosto i risultati positivi della terapia e ne avevano voluto la condanna. Fu licenziato in tronco il giorno successivo, con la motivazione di “aver agito in una maniera in conflitto con le sue piu’ fondamentali responsabilita’ di lavoro”.

Michio KUSHI E’ internazionalmente noto come uno dei piu’ riconosciuti esponenti dell’approccio macrobiotico al benessere ed alla crescita personale. Si avvale di 40 anni di esperienza e di insegnamento.

Luciano MARCHESI Opera a Serravalle Sesia, in provincia di Vercelli. La sua terapia contro i tumori, da decenni, si basa su una “aranciata orgonica”. Tiene numerose conferenze sul tema e Nello MORI Medico. Professore universitario. Libero docente di batteriologia nella R. Universita’ di Palermo. Tra il 1912 ed il 1930 ottenne notevoli risultati con il metodo isopatinico nella lotta contro i tumori. Il suo metodo e’ da inserire nell’ambito della immunoterapia attiva.

Achille POGLIO Fitoterapeuta e fitopreparatore, ha individuato nel propoli delle api, del quale può senza dubbio essere considerato il piu’ grosso studioso mondiale, un mezzo di supporto fondamentale per tutte le patologie degenerative. Scomparso, purtroppo, da pochi anni, ha lasciato per i suoi discepoli i protocolli che ha individuato. Suo il grande merito della realizzazione di prodotti “atti a rinforzare il terreno” sia nel campo umano che animale che vegetale come presidio naturale all’insorgenza tumorale.

Paolo PONTIGGIA Primario medico della Clinica Citta’ di Pavia, lavora con l’immunoterapia secondo tre modalità di stimolazione del sistema immune: i derivati chimici, una sostanza chimica che e’ il metisocrinolo, che e’ un antivirale, e il corinebacterium parvum, che e’ uno stimolatore batterico. In questo modo egli dichiara di aver ottenuto in una percentuale consistente dei suoi pazienti regressioni o scomparse del tumore trasformando situazioni cliniche solitamente a decorso grave in malattie croniche tipo quelle che si possono osservare nei diabetici.

Padre PRADILLA Usa da decenni un trattamento a base di erbe impiegato attivamente da molto tempo in Burkina Faso (Africa), in molti ambienti naturisti di Madrid e Barcellona, ed anche in Italia. Ne parla a lungo nei suoi libri Robert LOMBARDI (Aids l’imbroglio del secolo, Medicina di Giuda, L’immensa balla dell’Aids).

Wilhelm REICH Collaboratore di Freud, ha dato un contributo essenziale alla psicanalisi dalla quale piu’ tardi si stacco’ per condurre le sue ricerche sull’energia vitale. Una parte importante delle sue ricerche riguardo’ i tumori. I topi cancerosi messi nell’ORAC (accumulatore di energia orgonica) guarivano. Scopri’ che lo stress ed i conflitti (anticipando di alcuni decenni una parte della teoria di Hamer) hanno una grande importanza nella genesi di questa patologia. Reich, manco a dirlo, fu perseguitato, incarcerato, i suoi libri furono bruciati e fu proibito l’uso delle sue apparecchiature scientifiche. Eravamo nella democratica America degli anni ’50. Per chi vuole approfondire sono fondamentali due libri: “La biopatia del cancro” (Ed SugarCo) e “Alla ricerca dell’energia vitale” di Giuseppe Sacco e Massimo Sperini (Ed. Melusina). Noto per il suo microscopio ad altissima risoluzione, costrui’, negli anni ’20-’30, un apparecchio per il trattamento del cancro e di altre patologie mediante l’emissione di specifiche frequenze elettromagnetiche. Ottenne risultati clamorosi nel trattamento di diversi casi di cancro, attirandosi le ire dell’ufficialità. Il suo laboratorio fu misteriosamente distrutto (sia la macchina che il microscopio sono quindi andati perduti) e fini’ in carcere. Diversi ricercatori, negli USA, stanno oggi cercando di ricreare l’apparecchio Rife. I migliori risultati, fino ad oggi, sono stati ottenuti da quello che viene definito apparecchlo Rife/Dare (dal nome Dr.James Dare che lo ha concepito).

Mercedes SALIMEI DEOTTO E’ una dietista ontogenetica. Basa la sua terapia, da decenni, su una metodologia biologica improntata al potenziamento del sistema immunitario che mescola la pratica del digiuno alla somministrazione di integratori minerali, vegeto minerali, vegetali, organici e di vitamine naturali secondo protocolli minuziosi specifici per ogni tipo di degenerazione tumorale.

Herbert M. SHELTON Americano di origine tedesca (1895-1985), vegetariano, nella sua lunga vita ha scritto decine di libri. Il suo metodo contro le malattie degenerative di basa fondamentalmente sul digiuno come elemento terapeutico. Un digiuno, ovviamente, da effettuarsi sotto il controllo di un terapeuta esperto. Sono decine e decine di migliaia, e documentati, i casi risoltisi positivamente con la digiunoterapia.

Daniel SOMMER Medico naturopata. Esponente legale della medicina Heilpraktiker tedesca. Usa un programma terapeutico biologico che racchiude in sé molti tipi di terapia: 1) regolazione e cura dell’intestino; 2) cambiamento dell’alimentazione; 3) omeopatia; 4) terapia con ossigeno ionizzato; 5) terapia con ozono; 6) terapia con tessuto fetale della ghiandola del Timo; 7) terapia con il vischio; 8) terapia cellulare; 9) terapia con Eichoterm; 10) terapia ipertermia ultrarossa; 11) immunoterapia del prof. Humprey (Selten); 12) Oligoelementi, rame e selenio.

Jean VALNET E’ ormai considerato uno dei maestri mondiali della fitoterapia. Con essa, e solo con essa, ha proposto e praticato protocolli per curare i tumori.

Gianfrancesco VALSE’ PANTELLINI Biochimico (1917-1999). La sua scoperta avvenne per caso nel 1947. Aveva consigliato ad un orefice con un tumore allo stomaco una limonata con del bicarbonato per alleviare i suoi dolori… dopo un anno lo rincontro’ e scopri’ con sua enorme sorpresa che stava bene… e scopri’ ancora che al posto del bicarbonato di sodio aveva usato bicarbonato di potassio; la sua ricerca comincio’ da li’. Nel 1970 invio’ al Ministero della Sanita’ un dossier con le sue ricerche, le sue esperienze ed i suoi risultati. Manco’ una sperimentazione in merito, ma ci fu un risultato importante. L’ascorbato di potassio entro’ nella farmacopea ufficiale come prodotto galenico. E da allora non si contano i risultati positivi. Sono decine di migliaia le persone che lo usano sia come prevenzione che come terapia, nonostante che non sia ufficialmente riconosciuto come antitumorale. Guarigioni o miglioramenti che siano, i risultati sono solo positivi.

Aldo VIERI Della sua terapia parla padre Vittorio Baroni, dicendo che e’ uno dei tentativi piu’ noti per la cura del cancro e che e’ a base di aceto di vino e colchico in alcol al 95%.

Alberto VIGO Medico. Basa la sua terapia su una miscela di tipo vaccinico integrata da terapie magnetostimolanti tese a ricaricare elettricamente le cellule con risultati positivi e documentati.

Louis-Claude VINCENT Ha messo a punto un sistema bioelettronico per valutare il rischio cancro e l’efficacia o meno di qualsiasi terapia. Ha pubblicato sessantamila misurazioni, risultato di decenni di ricerche da parte di ricercatori in tutto il mondo, naturalmente trascurate dalla medicina Ufficiale. Un interessante dossier su di lui e’ pubblicato dall’ARPC.

Padre Romano ZAGO Ha portato alla conoscenza degli europei una terapia usata da molto tempo in altri paesi: la cura dei tumori con l’Aloe Arborescens. Tale metodo e’ molto usato da alcuni anni anche in Italia.

Giuseppe ZORA Medico oncologo. Gia’ dal 1975, controcorrente ed ostacolato da tutti, inizio’ una serie di esperimenti in vitro ed in vivo sulle linee sperimentali immunologiche. La sua ricerca continuò con esperienze su prodotti immunomodulanti già noti o comunque utilizzati (BCG, Corynebacterium parvum, Levamisolo ed altri). Nel 1978 riusci’ ad ottenere un ibrido biologico innocuo, non tossico, che permetteva un ampio spettro di modulazione immunologica, totale, facilmente applicabile. Comincio’ la sperimentazione sui pazienti. Nel 1979 ebbe occasione di analizzare il siero Bonifacio all’Universita’ di Messina con la moglie, Anna Tarantino, nella sua qualita’ di biologa, e di constatarne le positive qualita’. Nel 1982, in concomitanza con la decisione di Bonifacio di abbandonare, vecchio e stanco, la somministrazione del suo “siero”, comincio’ la distribuzione del suo prodotto (che allora si chiamava IMB, oggi Adiuvant Plus) ai pazienti. Dal 1982 ad oggi per Giuseppe Zora e’ una lunga serie di persecuzioni giudiziarie, che lo porteranno anche all’arresto, seppure per due soli giorni, nel 1992. Oggi il prodotto del Dott. Zora e’ stato registrato in Svizzera come specialita’ medicinale, il suo incubo e’ finito e decine di migliaia di pazienti in Italia ed in tutta Europa lo utilizzano con ottimi risultati.

 

fonte: https://tumoreterapiealternative.blogspot.it/2016/08/cancro-eppur-si-cura-un-elenco-parziale.html

La ricerca italiana che sfida Big Pharma. «Cancro, esistono cure migliori»

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La ricerca italiana che sfida Big Pharma. «Cancro, esistono cure migliori»

CHICAGO Parliamo di cancro. Con un un successo della ricerca italiana che si celebra nel tempio della scienza oncologica mondiale: il meeting dell’Asco, l’American Society of Clinical Oncology aperto a Chicago. Dove 30 mila scienziati di tutto il mondo ascolteranno i risultati di ben quattro studi indipendenti, tutti italiani. Si tratta di ricerche fatte nel nostro interesse, e non in quello dell’industria. E questi 4 studi, portati avanti da quasi un centinaio di gruppi italiani, hanno indagato se sia davvero necessario trattare le donne operate al seno con un lungo e costoso regime che combina la chemioterapia e un moderno anticorpo monoclonale per un anno, o se non bastino 9 settimane. Così come se sia davvero meglio aggiungere il tossico platino a un altro chemioterapico ai malati anziani di tumore del polmone. Ancora: perché prolungare le cure per sei mesi a persone operate al colon se ne bastano tre?
Queste ricerche fanno domande che l’industria mai si sarebbe fatta. Perché non è interessante scoprire che si possono accorciare i tempi di un trattamento, insieme ai costi e agli effetti collaterali per i pazienti. Oppure se mettere insieme più farmaci (come conviene all’industria) in un cocktail più difficile da tollerare per i malati si traduce in un beneficio reale. Sono domande a cui bisogna rispondere per prescrivere cure appropriate. Ma le companies non se le fanno. E tutti gli studi su cui i medici basano le loro terapie sono condotti da Big Pharma, che spende ogni anno in ricerca e sviluppo circa 60 miliardi di dollari. Cifra che nessun governo può permettersi. La forza schiacciante di queste cifre ha spinto medici e agenzie regolatorie a una sorta di rassegnazione: le ricerche le fa Big Pharma, a noi non resta che vigilare che non imbroglino. Pazienza se non ci diranno esattamente quali sono le dosi più efficienti e meno costose. Ma i piccoli studi italiani, costati pochi milioni, dimostrano che si può fare ricerca nell’interesse di tutti.
Non è indifferente quello che diranno Roberto La Bianca, Spedali Riuniti di Bergamo, e Alberto Sobrero, del San Martino di Genova, che, insieme a colleghi in tutto il paese, hanno misurato diversi schemi terapeutici somministrati agli oltre 30.000 italiani operati ogni anno per tumore del colon-retto, e scoperto che si potrebbero dimezzare i tempi della chemioterapia. «Studi che l’industria non fa – commenta La Bianca – per i quali serve un ruolo guida dell’Aifa». Che in passato l’agenzia ha avuto. Tra il 2005 e il 2008 l’allora direttore, Nello Martini, finanziò oltre 90 milioni di ricerche per definire l’appropriatezza dei farmaci: i lavori che si presentano oggi a Chicago furono finanziati nel 2007. Erano anni in cui tutta l’azione governativa era diretta a contenere Big Pharma e Martini lo fece. Quando fu cacciato con pretesti giudiziari per i quali è stato assolto. Tra le conseguenze del cambio di passo c’è stato lo stop agli studi indipendenti. Che però oggi ripartono, il nuovo direttore Mario Melazzini ha già messo sul piatto 12 milioni e, spiega «queste ricerche ci servono per scegliere e decidere cosa accettare a carico del Ssn e cosa rigettare come inutile o troppo tossico. Voglio comprimere le pretese delle aziende».
Non solo. Pier Franco Conte, direttore dell’Oncologia medica di Padova, ha messo insieme 82 ospedali italiani per vedere se la terapia standard che prevede la somministrazione – per le donne operate per un tumore del seno – di un costoso anticorpo monoclonale per un anno è la migliore, o se non sarebbe meglio una terapia di sole 9 settimane. Suddetto anticorpo ci costa circa 200 milioni di euro l’anno, ma è un salvavita. Ma, chiosa Conte: «il nostro lavoro vuole vedere se sono tutti soldi spesi bene».
Ci sono in ballo oltre 4 miliardi di euro. Tanto spendiamo ogni anno per i farmaci oncologici. Sono tutti spesi bene? «La maggior parte dei nuovi farmaci è efficace su porzioni piccolissime di pazienti», spiega Conte. E negli studi sponsorizzati dalle industrie entrano solo malati nelle condizioni cliniche che rispondono ai parametri già scritti per selezionare quelli su cui il farmaco funzionerà. La stragrande maggioranza delle persone reali resta fuori. Quando leggiamo che un farmaco, come quello recente per il polmone, aiuta il 30-40% di malati siamo felici. Ma nella vita reale questo vantaggio scende all’8% circa. Va bene lo stesso, perché saranno malati che stanno meglio. Ma dobbiamo saperlo». E a questo servono gli studi indipendenti. Anche per sapere chi davvero potrà beneficiare dei farmaci e così, conclude Conte: «Il problema dei costi non ci sarebbe».