Rai, la Gabanelli sul web l’inchiesta “stile Report”

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Rai, la Gabanelli sul web l’inchiesta “stile Report”

Se aprite il sito di Rainews e sulla destra cliccate sulla notizia dal titolo “64.000 minori non accompagnati. Dopo lo sbarco dove vanno?” potrete leggere un’inchiesta sulla questione dei migranti e dei loro ragazzi che spariscono dai radar. Dati interessanti rilasciati da fonti ufficiali, tipo il ministero del lavoro che sottolinea come negli ultimi tre anni siano arrivati in Italia 64mila minori non accompagnati, di cui, sul territorio italiano, oggi se ne contano 17.864. Dove sono finiti gli altri?

Ce lo spiega l’inchiesta, molto dettagliata nella grafica e nei concetti basilari per comprendere la questione. E ce lo dicono gli esperti interpellati. Sembra di vedere una puntata di Report sul web. E in parte l’accostamento è più che legittimo, visto che si tratta del primo squillo del vicedirettore dell’offerta informativa Digital della Rai che corrisponde al nome di Milena Gabanelli. L’ex conduttrice di Report ha coordinato la squadra di redattori di Team Data Journalism che ha firmato l’inchiesta.

Per la Gabanelli un primo sorriso dopo la delusione della bocciatura in cda del piano editoriale sulle news proposto dall’ex dg Campo Dall’Orto che non ha passato lo scoglio del cda. A causa del “no” votato dal presidente Monica Maggioni e dai consiglieri Franco Siddi, Arturo Diaconale, Rita Borioni e Giancarlo Mazzuca. In minoranza i tre voti a favore di Carlo Freccero, Guelfo Guelfi e Marco Fortis. Il nono consigliere, Paolo Messa, ha abbandonato la seduta prima della conclusione.

di Marco Castoro

fonte: http://www.ilmessaggero.it/rubriche/tele_visioni/rai_primo_squillo_gabanelli_web-2613186.html

Gli ospedali italiani disinfettano i biberon con un agente altamente CANCEROGENO pur di risparmiare (sulla pelle dei nostri bambini) 22 centesimi!!

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Gli ospedali italiani disinfettano i biberon con un agente altamente CANCEROGENO pur di risparmiare (sulla pelle dei nostri bambini) 22 centesimi!!

 

Allarmante questione sanitaria sollevata dalla trasmissione Report. Il 95% degli ospedali italiani utilizza biberon e tettarelle sterilizzate con un gas cancerogeno, l’etilene. Come? Grazie a un dettaglio lessicale. Le telecamere interrogano senza successo la Lorenzin.

7 milioni sono i biberon e le tettarelle che vengono sterilizzate con l’ossido di etilene. E 500mila sono i bambini che ogni anno nascono in Italia rischiando la salute nei reparti neonatali nei primi giorni di vita. Un paradosso tutto all’italiana: proprio dove si dovrebbe tutelare la salute dei nostri figli, è lì che rischiano di ammalarsi di cancro.

Ecco tutti i dettagli di questa vicenda agghiacciante.

Cos’è l’ossido di etilene

L’etilene è un gas che viene utilizzato per la sterilizzazione. L’Unione Europea però nel 2007 ne ha vietato l’uso per la sterilizzazione di contenitori che entrano in contatto con gli alimenti (come ad esempio i contenitori delle mense). Secondo l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il gas è infatti cancerogeno.

L’etilene è un gas cosiddetto biocida. Uccide cioè qualsiasi microrganismo che possa contaminare il materiale che si vuole sterilizzare. L’Oms ha stabilito un rapporto diretto tra l’ossido di etilene e la leucemia. Nonché con tumori a vari organi: cervello, stomaco e pancreas. Secondo Marco Manservigi, intervistato da Report, la sostanza provoca mutazioni genetiche in quanto agisce a livello del DNA. Si possono avere danni legati all’apparato riproduttivo, che vanno a influire sulla fertilità, sullo sviluppo delle gravidanze. Danni che, peraltro, possono essere anche trasmessi ereditariamente.

Le analisi fatte sulle tettarelle e biberon monouso

Il 95% delle strutture sanitarie italiane fa uso delle tettarelle e biberon monouso sterilizzate con etilene. L’acquisto viene predisposto dalle Asl coordinate dal Ministero della salute. Ci si aspetterebbe che al Ministero qualcuno si sia preoccupato di verificare che su questi prodotti non ci siano tracce di etilene, soprattutto visto l’uso a cui sono destinate.

Ma come spiega a Report Guido Moro, neonatologo e presidente dell’associazione Banca del Latte, dopo il procedimento di sterilizzazione si dovrebbe procedere a un’areazione per eliminare i residui di gas. Cosa che in realtà non avviene, visto che sui campioni analizzati risultano residui di etilene. Residuo che può essere assorbito dal neonato attraverso il latte o il contatto con la mucosa orale.

Il dettaglio lessicale che mette in pericolo i neonati

Una domanda sorge spontanea. Possibile che il Ministero e le Asl lascino vincere gli appalti di fornitura ad aziende come la Lifetech Care (o Flormed), che sterilizzano con etilene quando c’è una legge che lo vieta espressamente? Questo succede grazie a un “dettaglio lessicale”.

La terrarella e il biberon sono sì strumenti utilizzati per alimentare il bambino. Le aziende produttrici però li presentano nelle gare per gli appalti come “dispositivi medici”, termine con cui solitamente si definiscono bisturi, siringhe o altri strumenti per sala operatoria. Per questi ultimi, la legge consente che la sterilizzazione avvenga con etilene. Fatta la legge, trovato l’inganno.

Classificare i biberon come dispositivi medici diventa una scorciatoia per aggirare il divieto. E, qualora si escludesse una ditta da una gara perché ha sterilizzato con l’etilene un prodotto presentato come dispositivo medico, avrebbe ragione in sede di ricorso.  Infatti, come avalla Gaetano Privitera, direttore del reparto di igiene ed epidemiologia dell’Università di Pisa, “quel biberon non è usato per dare latte al neonato. Quel biberon è utilizzato per garantire un supporto nutrizionale terapeutico a un neonato”, quindi è a tutti gli effetti un dispositivo medico. Non è complicato leggere tra le righe una beffa che va ad aggiungersi al danno.

Le alternative all’etilene

La sterilizzazione con ossido di etilene è sostituibile con altre tecniche. Sempre Report ci mostra una fabbrica alle porte di Milano che produce tettarelle e biberon in silicone liquido, sterilizzati con i raggi beta.

I raggi beta o fasci di elettroni sterilizzano allo stesso modo dell’etilene. C’è però una “sottile” differenza: non lasciano residui cancerogeni su biberon e tettarelle. Il Ministero ignora forse che esistono delle tecniche alternative e sicure per la sterilizzazione? O forse preferisce spendere 28 centesimi piuttosto che 50 per ogni tettarella (questa è la differenza di prezzo tra uso di etilene e raggi beta)?. Le aziende che meriterebbero di vincere gli appalti dunque non risultano concorrenziali: si preferisce un risparmio di 22 centesimi a discapito della salute di 500mila bambini.

La risposta del Ministero della Sanità Italiana

Il ministero della Salute, a seguito dello studio del professor Privitera, ha tratto le sue conclusioni, racchiuse in una email timbrata dalla direzione generale della prevenzione sanitaria e datata 7 gennaio 2016. Nel dettaglio si legge: “Vista la classificazione dell’ossido di etilene come agente cancerogeno per l’uomo, si raccomanda che tale sistema di sterilizzazione sia limitato esclusivamente a biberon e tettarelle destinati ai neonati prematuri o con gravi patologie”.

Il ministero dunque vieta l’uso di biberon e tettarelle sterilizzate con etilene per i neonati sani e in normopeso, che rappresentano oltre l’80% dei nati in Italia.  Eppure le Asl intervistate dichiarano di non aver ricevuto tali note del Ministero.

La Lorenzin, interrogata da Report, rimanda la questione “troppo tecnica” per lei al suo ufficio tecnico, impegnandosi a far luce sulla vicenda al più presto. In fondo, si tratta solo della salute dei neonati.

Italia vs Francia: scopri le differenze

Uno scenario simile si è verificato in Francia, nel 2011. Oltralpe si scoprì che la maggior parte degli ospedali usava biberon e tettarelle sterilizzati a ossido di etilene. Il Ministero della salute avviò subito un’inchiesta, preoccupandosi dei rischi potenziali per i neonati.

A distanza di cinque anni non è più possibile acquistare in Francia biberon o tettarelle sterilizzate con etilene. I produttori sono inoltre sottoposti alla stretta sorveglianza delle autorità sanitarie. L’uso di questi prodotti è limitato negli ospedali con neonati in terapia intensiva. Per tutti gli altri, vanno usati biberon non sterilizzati. Quale sarà la situazione in Italia tra 5 anni?

 

tratto da: https://www.ambientebio.it/salute/rischi-salute/etilene-cancerogeno-biberon/

L’accusa della Gabanelli: La Lorenzin? Ha PERSONALMENTE SCELTO per rappresentarci in Europa su sicurezza alimentare e dei farmaci tal Pasqualino Rossi. Chi è? È quello che, IN CAMBIO DI MAZZETTE, ha permesso che in Italia si vendesse ancora Aulin, bandito in quasi tutti i Paesi perchè TOSSICO E MORTALE e che è USCITO DI GALERA SOLO PER PRESCRIZIONE!!

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L’accusa della Gabanelli: La Lorenzin? Ha PERSONALMENTE SCELTO per rappresentarci in Europa su sicurezza alimentare e dei farmaci tal Pasqualino Rossi. Chi è? È quello che, IN CAMBIO DI MAZZETTE, ha permesso che in Italia si vendesse ancora Aulin, bandito in quasi tutti i Paesi perchè TOSSICO E MORTALE e che è USCITO DI GALERA SOLO PER PRESCRIZIONE!!

 

A Bruxelles c’è la sede della Rappresentanza permanente dell’Italia presso l’Unione Europea. Svolge un ruolo strategico: “Promuovere e difendere le posizioni italiane nell’ambito dell’Unione Europea”; in pratica tutto quello che per l’Italia si decide in Europa, dai trasporti, agli affari economici, dalla sicurezza, alla sanità, all’immigrazione prima passa da questi uffici. I dossier sono affidati ai funzionari mandati dai ministeri di Roma. E la scelta dovrebbe cadere su quelli con il curriculum migliore. Il ministero della Salute ha scelto di mandare a Bruxelles, a rappresentare l’Italia nella tutela della nostra sicurezza alimentare e della sanità animale, il dirigente Pasqualino Rossi. Rossi fu arrestato nel 2008 dal Procuratore di Torino Raffaele Guariniello con l’accusa di corruzione. Il processo si è chiuso nel settembre del 2015 con la prescrizione dei reati. Sarà tutto regolare, ma si può dire che il ministro Lorenzin abbia scelto il migliore per rappresentare l’Italia?
Guarda QUI il video del servizio di Report
Per saperne di più:

Dal Corriere della sera:

Se il dirigente prescritto in un caso di corruzione rappresenta l’Italia in Ue

 

Coca Cola: ci stiamo bevendo il pianeta e la nostra salute

Coca Cola

 

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Coca Cola: ci stiamo bevendo il pianeta e la nostra salute

 

Il 3 aprile la trasmissione di Rai3 Report ha parlato della Coca Cola, la bevanda più conosciuta al mondo. Con 2 miliardi di bottiglie vendute al giorno e oltre 500 marchi distribuiti in 200 Paesi, questa multinazionale è senza dubbio un successo planetario. Ma questo successo quanto ci costa? Tantissimo! La Coca Cola è un vampiro che succhia acqua e vende zucchero.

Per diventare così grande questo marchio ha lucrato e continua a lucrare sulle spalle dell’ambiente e di tutti noi. Dall’inchiesta di Report emerge quanto questa azienda costi cara al pianeta e ai suoi abitanti, dando indietro pochissimo. Anzi! Causando incredibili danni: alla salute dei consumatori e alla nostra terra. Come tutte le aziende che producono bevande, la Coca Cola ha bisogno di un bene comune: l’acqua. Tanta, tantissima acqua!

In Messico, a San Cristobal de Las Casas, dove si trova il più grande stabilimento di Coca Cola al mondo, c’è una grande carenza di acqua. Qui fino a vent’anni l’acqua era potabile e a disposizione di tutti. Oggi dal rubinetto non esce quasi più niente. E quello che esce è sporco e non si può bere. Con tutto ciò che ne consegue per la salute delle persone e per il benessere della collettività.

Mentre, infatti, le istituzione hanno autorizzato la Coca-Cola a sfruttare la falda acquifera a prezzi irrisori, i cittadini sono a secco. Pochi centesimi per ogni metro cubo di acqua. Un regalo dell’amministrazione alla multinazionale americana che sta causando un danno incredibile alla popolazione. E questo grazie anche all’ex presidente messicano, Vincente Fox, guarda caso ex direttore di Coca Cola Messico.

Pensate che da noi la storia sia diversa? Vi sbagliate. Anche in Italia ci sono quattro stabilimenti Coca Cola e anche qui il discorso è lo stesso. A Nogara, per esempio, la Coca Cola paga circa 13.400 euro alla Regione: un centesimo per ogni metro cubo!

Stessa cosa succede a Oricola in Abruzzo, dove la Coca-Cola paga un canone annuo di 17.200 euro ed estrae in media 400 milioni di litri. Nello stabilimento di Marcianise, in provincia di Caserta, Coca Cola Italia ha tre pozzi e paga per questi tre pozzi 6.100 euro all’anno. Ed estrae dal terreno, mediamente, oltre 210mila metri cubi di acqua. Nell’ultimo anno è arrivato anche 300mila.

Per capire di che cifre stiamo parlando basta considerare che una famiglia italiana in media consuma circa 200 metri cubi di acqua all’anno, in totale, per una spesa che può variare dai 300 ai 600 euro all’anno.

Ma poi tutta quest’acqua che utilizza Coca Cola dove va a finire? Secondo uno studio dell’Università di Twente, se si considera tutto il ciclo produttivo, cioè dalla fabbricazione della bottiglia di plastica, alla coltivazione della canna da zucchero, fino alla realizzazione della bevanda, si possono consumare da 340 a 620 litri di acqua per un solo litro di bevanda prodotta. La Coca Cola ovviamente smentisce: i litri di acqua per litro di bevanda prodotta sarebbero “solo” 70! Alla faccia del “solo”.

Nel 2016 la Coca Cola ha venduto 166 miliardi di litri di bevande… quanta acqua è stata sprecata? E per ottenere cosa? Una bevanda che tutto fa… tranne che bene alla salute!

Ormai è risaputo e convalidato da moltissimi studi che le bevande zuccherate sono causa di aumento di peso e obesità (anticamera di molte altre patologie), diabete e malattie cardiovascolari. Recenti scoperte hanno inoltre collegato i disturbi di apprendimento agli eccessivi quantitativi di zucchero assimilati da merendine e bevande gassate.
Secondo l’OMS lo zucchero dovrebbe rappresentare non più del 10% delle calorie che mangiamo, e anche secondo l’Istituto dei Tumori di Milano dovremmo cercare di consumarne il meno possibile per attuare un’efficace prevenzione contro i tumori.

Come Movimento 5 Stelle abbiamo trattato più volte questa questione che ci riguarda tutti molto da vicino. L’Italia detiene il triste primato europeo del numero di bambini sovrappeso o obesi: 3 su 10 hanno problemi di peso.
Oltre all’intenso lavoro parlamentare sul tema, nel 2015, abbiamo anche organizzato un importante convegno in cui tra gli altri sono intervenuti il prof. Franco Berrino, epidemiologo presso l’Istituto Tumori di Milano e numerosi esperti come Massimo Ilari, Elena Alquati e Ennio Battista, direttore del mensile Vita e Salute, che da anni promuove ZuccheroGiù!, una campagna di sensibilizzazione e di raccolta firme per chiedere ai grandi produttori di alimenti di collaborare alla riduzione della quota di zucchero e di grassi saturi.

Grazie al loro lavoro, alle inchieste come quella di Report, agli studi sul tema sempre più numerosi e ai medici che li divulgano, la piega dello zucchero oggi è conosciuta e potrebbe essere sconfitta da una buona politica, un’informazione e una corretta educazione alimentare.
Peccato che dal Ministero della Salute come al solito tutto taccia. Così come dall’intero Governo che ancora una volta stende tappeti rossi a multinazionali come Coca Cola, pronte a sfruttare le nostre risorse, devastare la nostra terra, inquinare le nostre acque, senza neanche pagare le tasse (la Coca Cola le paga in Svizzera!) lasciandoci le briciole… briciole talmente dolci da farci ammalare.

Per rinfrescarVi la memoria – Vaccini, il Codacons si schiera dalla parte di Report e rincara la dose – La denuncia: molti medici che oggi attaccano la trasmissione sono pagati dalle aziende farmaceutiche!!

 

Report

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Vaccini – Il Codacons si schiera dalla parte di Report e rincara la dose – La denuncia: molti medici che oggi attaccano la trasmissione sono pagati dalle aziende farmaceutiche!!

 

REPORT, CODACONS DENUNCIA: MOLTI MEDICI CHE OGGI ATTACCANO TRASMISSIONE SONO PAGATI DALLE AZIENDE FARMACEUTICHE

BENE REPORT SU VACCINI, SERVE TRASPARENZA. ORA PROGRAMMA DEDICHI UNA PUNTATA AI RAPPORTI TRA MEDICI E LOBBY DEI FARMACI

Il Codacons interviene a gamba tesa sul caso Report dopo la puntata sui vaccini, e lo fa difendendo la trasmissione e denunciando i rapporti sospetti tra medici e la lobby dei farmaci.
Molti di coloro che oggi attaccano Report sono soggetti legali a doppio giro alle aziende farmaceutiche produttrici di vaccini – spiega l’associazione dei consumatori – Il vero scandalo non è che una trasmissione televisiva sollevi dubbi su alcune vaccinazioni, ma che ci siano medici ed esperti che ricevono fondi e finanziamenti dalle case farmaceutiche e poi vanno impunemente in tv o sui giornali a propagandare i prodotti di tali aziende.
Un programma come Report ha il dovere di trattare il tema dei vaccini e cercare a fondo la verità, perché i cittadini, e lo sosteniamo da tempo, hanno diritto alla massima trasparenza su un tema delicato come le vaccinazioni – prosegue il Codacons – Proprio per questo invitiamo la trasmissione a dedicare una puntata ai rapporti poco chiari tra medici e aziende farmaceutiche, per capire come sia possibile un tale legame economico che rappresenta un evidente pericolo per gli utenti.

Qui la puntata di Report sui vaccini.

 

tratto da: 

http://www.codacons.it/articoli/report_codacons_denuncia_molti_medici_che_oggi_attaccano_trasmissione_sono_pagati_dalle_aziende_farmaceutiche_296771.html

La Coca-Cola toglie la pubblicità alla Rai per vendicarsi del servizio-verità di Report …ce ne faremo mai una ragione?

Coca Cola

 

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La Coca-Cola toglie la pubblicità alla Rai per vendicarsi del servizio-verità di Report …ce ne faremo mai una ragione?

 

Coca-Cola dopo l’inchiesta di Report sospende i pagamenti per gli spot Rai di maggio. A rivelarlo Sigfrido Ranucci, autore e conduttore della trasmissione: la multinazionale ha deciso di interrompere a maggio i pagamenti per la pubblicità sulla solo tv pubblica. Pare evidente che si tratti di una ritorsione della Coca-Cola contro Report, colpevole del reato di leso maestà parlando dei conflitti di interesse tra la multinazionale e i alcuni ricercatori sullo zucchero e per aver svelato quanto poco l’azienda paga per sfruttare le acque in Messico e in Italia. Cose in parte note ma evidentemente impossibile da mandare in onda su un canale del servizio pubblico per il colosso delle bevande gasate.
“Solo una grande azienda – sottolinea Ranucci – può consentire di realizzare queste inchieste. Ringrazio il dg e il direttore di rete che mi hanno fatto sentire sempre libero”.
fonte: https://ilsalvagente.it/2017/04/12/coca-cola-toglie-la-pubblicita-alla-rai-per-vendicarsi-di-report/21376/