È allarme tra gli esperti: nei ghiacciai delle Alpi sostanze radioattive riconducibili a test e incidenti nucleari come Fukushima. “Col disgelo ritornano nell’aria”…!!

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È allarme tra gli esperti: nei ghiacciai delle Alpi sostanze radioattive riconducibili a test e incidenti nucleari come Fukushima. “Col disgelo ritornano nell’aria”…!!

leggi anche: Uno studio italiano rivela: Nei ghiacciai delle Alpi presenti sostanze radioattive direttamente riconducibili a test e incidenti nucleari come Fukushima.

Nei ghiacciai sostanze radioattive: “Col disgelo ritornano nell’aria”

La ricerca della Bicocca: frutto degli incidenti e dei test nucleari

Milano, 6 settembre 2017 – «Tutto ciò che è rimasto intrappolato nei ghiacciai sarà presto rilasciato nell’ambiente», assicurano i ricercatori. Succede a resti antichi, alpinisti e soldati scomparsi decenni fa ma anche a tutto ciò che era contenuto nell’aria di epoche passate, compreso quella contaminata dal disastro di Chernobyl. È sbalorditivo il risultato di una recente ricerca durata quasi tre anni e realizzata dai Dipartimenti di scienze dell’ambiente e della terra e di fisica dell’Università di Milano-Bicocca, dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, dell’Università di Genova e del Laboratorio per l’energia nucleare applicata dell’Università di Pavia.

Lo studio dimostra che i ghiacciai, che mai come negli ultimi anni si ritirano a vista d’occhio, stanno rilasciando metalli pesanti e sostanze radioattive. Le recenti misure, effettuate sul ghiacciaio del Morteratsch, nelle Alpi svizzere, da un gruppo di ricercatori italiani, che ha utilizzato sedimenti chiamati crioconiti come rivelatori o “cartine tornasole” per l’analisi del ghiaccio, lo dimostrano. I ghiacciai alpini che rappresentano una sorta di catalogatore naturale di tutto ciò che è accaduto in varie epoche, custodiscono sostanze radioattive prodotte da test e incidenti nucleari come cesio-137, americio-241. Sulle Alpi sono rimaste imprigionate sostante provenienti da Chernobyl e Fukushima, ma anche prodotte dai test nucleari degli anni Cinquanta e Sessanta. Si ipotizza che un ruolo importante lo abbia la più potente bomba all’idrogeno mai sperimentata e principale indiziata per la presenza di bismuto-207: la celebre Bomba Zar che venne fatta esplodere nel 1961 nella Novaja Zemlja, allora parte dell’Unione Sovietica. «Iò Bismuto-207 è una sostanza abbastanza misteriosa. Non era mai stata trovata nell’ambiente. La sua origine non è ancora completamente chiara ma ci sono evidenze che si sia sprigionato da un evento singolo, come il test termonucleare più potente della storia che ha lasciato tracce anche 50 anni dopo», commenta Giovanni Baccolo, 29 anni di Milano, dottore di ricerca che collabora con i gruppi di glaciologia e radioattività dell’Università di Milano-Bicocca. Fortunatamente in tutto ciò non è stato rilevato alcun rischio immediato per la salute. «Con la progressiva fusione dei ghiacciai, le sostanze immobilizzate da anni o addirittura decenni vengono rilasciate nell’ambiente circostante attraverso l’acqua di fusione. Sinceramente non ci aspettavamo che fosse così facile scovare tutti questi metalli. Adesso che la fusione dei ghiacciai è molto più intensa e riguarda anche le parti più in quota il rilascio di queste sostanze è molto più veloce e intenso. Non siamo nemmeno dovuti andare a cercare chissà dove. Vuol dire che sono praticamente ovunque, custoditi nelle masse glaciali di tutte le Alpi».

fonte: http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/sostanze-radioattive-ghiacciai-1.3378523

Uno studio italiano rivela: Nei ghiacciai delle Alpi presenti sostanze radioattive direttamente riconducibili a test e incidenti nucleari come Fukushima.

 

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Uno studio italiano rivela: Nei ghiacciai delle Alpi presenti sostanze radioattive direttamente riconducibili a test e incidenti nucleari come Fukushima.

Alpi, lo studio italiano rivela: “I ghiacciai contengono sostanze radioattive e metalli pesanti. Colpa delle attività umane”
La ricerca di tre università, pubblicata su Scientific Reports, ha scoperto come elementi quali cesio-137, americio-241 e bismuto-207, siano stati catturati dai ghiacci delle Alpi. Le sostanze sono direttamente riconducibili a test e incidenti nucleari. Ritrovati anche metalli pesanti, derivati dalle attività industriali e dai trasporti

Può l’incidente di Fukushima del 2011, avvenuto in Giappone, avere effetti anche sulle Alpi? La risposta è sì. Parola di un gruppo di ricercatori italiani. Nei ghiacciai della catena montuosa al confine tra Italia e Svizzera, infatti, ci sono sostanze radioattiveprodotte da test e incidenti nucleari. Non solo, ci sono anche metalli pesanti. La scoperta è comparsa in un studio pubblicato su Scientific Reports del gruppo Nature. Elementi come il cesio-137americio-241 e bismuto-207, depositati nel suolo insieme alla neve, possono essere conservati anche per decenni nei ghiacciai. Lo dimostrano le recenti misure effettuate dal pool di studiosi sul ghiacciaio del Morteratsch, nelle Alpi svizzere, appena dopo il confine della provincia di Sondrio. Niente paura, però. Le sostanze in questione sono in concentrazioni tali da non essere pericolose per la salute.

La ricerca è stata condotta dai ricercatori dei dipartimenti di Scienze dell’ambiente e della terra e di Fisica dell’università di Milano-Bicocca, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), dell’università di Genova e del laboratorio per l’Energia nucleare applicata (Lena) dell’università di Pavia, attraverso l’analisi di particolari sedimenti chiamati crioconiti. Le coppette crioconitiche sono dei piccoli depositi di sedimenti scuri che si trovano sui ghiacci di tutto il mondo. La loro formazione è dovuta all’interazione fra materiale di origine minerale e sostanza organica. Sono, sostanzialmente, delle “spugne” capaci di captare e assorbire sostanze e impurità. Gli studiosi hanno utilizzato questi sedimenti come ‘cartine tornasole’ per l’analisi del ghiaccio che “oltre alle sostanze radioattive assorbono e concentrano anche metalli pesanti e metalloidi come zinco, arsenico e mercurio”.

Fra le sostanze radioattive trovate solo alcune sono di origine naturale, come nel caso di torio, uranio e potassio. Tutte le altre sono legate esclusivamente ad attività umane. Ovvero test e incidenti nucleari avvenuti negli anni passati. Si spiega così la presenza di sostanze radioattive, che possono viaggiare insieme alle correnti atmosferiche e sono in grado di percorrere migliaia di chilometri. Ecco perché ci sono tracce dell’incidente di Fukushima del 2011, avvenuto in Giappone, rilevate anche in Italia – seppur in concentrazioni bassissime – da alcuni degli autori di questo studio. Il cesio-137, uno dei nuclidi artificiali più noti nonché il più abbondante fra quelli trovati nelle crioconiti alpini, è associato a incidenti come quelli di Chernobyl e Fukushima, ma anche ai test nucleari degli anni Cinquanta e Sessanta, e la sua diffusione è notevole.

A causa della progressiva fusione dei ghiacciai, le sostanze cristallizzate da anni, se non da decenni, vengono rilasciate nell’ambiente attraverso l’acqua di fusione. Le concentrazioni di sostanze rilevate nelle crioconiti sono nettamente superioririspetto a quelle tipicamente osservate nel ghiaccio e nell’acqua di fusione pura. Lo studio conferma che la regione alpina è un’area critica e fragile dal punto di vista ambientale, essendo circondata da alcuni tra i distretti più densamente popolati e industrializzatidel pianeta. Il ghiacchio delle Alpi è un banco di prova ideale per studiare l’impatto delle attività umane sui ghiacciai e sugli ambienti d’alta quota in generale. Le concentrazioni di metalli pesanti, secondo i ricercatori, sono direttamente riconducibili al fattore umano: industrie e trasporti.

Sulla pericolosità delle sostanze incapsulate nelle coppette crioconitiche i ricercatori assicurano che “non è stato rilevato alcun rischio immediato per la salute”. Nello specifico, gli elementi potenzialmente nocivi raggiungono concentrazioni significative solo all’interno delle singole “spugne”. Quando il ghiaccio fonde e la crioconite viene rilasciata nell’ambiente insieme all’acqua, queste sostanze sono diluite enormemente. Dunque, non c’è pericolo.

Lo studio pubblicato su Scientific Reports

tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/08/30/alpi-lo-studio-italiano-rivela-i-ghiacciai-contengono-sostanze-radioattive-e-metalli-pesanti-colpa-delle-attivita-umane/3826149/

 

Forse non lo sapete, ma il mondo è in attesa di una nuova Chernobyl. Entro i prossimi 5 anni è previsto un nuovo devastante incidente in uno dei 15 reattori delle fatiscenti centrali nucleari rimaste attive in Ucraina

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Forse non lo sapete, ma il mondo è in attesa di una nuova Chernobyl. Entro i prossimi 5 anni è previsto un nuovo devastante incidente in uno dei 15 reattori delle fatiscenti centrali nucleari rimaste attive in Ucraina

 

Dopo Chernobyl, allarme nucleare sull’Europa: nei prossimi 5 anni un nuovo devastante incidente

Nei prossimi 5 anni c’è l’80% di possibilità di un incidente atomico, una nuova Chernobyl, nelle centrali nucleari rimaste attive in Ucraina dopo il disastro del 1986. Uno degli eventi più disastrosi del Novecento europeo, dunque, potrebbe ripetersi a breve, e tutto dipende dalle condizioni fatiscenti delle quattro centrali ucraine e dei loro 15 reattori.

Come spiega un reportage del Giornale, tutte le strutture ancora in funzione furono costruite in epoca sovietica e ora, facendosi carico di una produzione energetica nettamente superiore alle proprie capacità, hanno bisogno assoluto di manutenzione e ammodernamento. “Le centrali ucraine sono vecchie – accusa Dmitry Marunich, co-presidente del Fondo ucraino per la strategia energetica -. Non dovrebbero essere utilizzate per più di 30 anni, ma la vita di sette reattori è già stata prolungata. Fra pochi anni alcuni di essi non saranno più utilizzabili e andranno spenti una volta per tutte”.

Nell’autunno 2014 c’è già stato un inquietante precedente: uno dei reattori della centrale di Zaporizzja si fermò, provocando un blackout che coinvolse decine di migliaia di persone. Pochi mesi dopo, non a caso, la centrale richiese una licenza di estensione della vita utile del reattore, segno che probabilmente il degrado delle strutture era ormai insopportabile. La rivista anglosassone Energy Research & Social Science aveva evidenziato come “gli incidenti alle centrali nucleari ucraine non vengono registrati nei database, nonostante i media statali ne abbiano dato notizia”. Una mancanza di trasparenza che ricorda molto da vicino quanto accaduto poco più di trent’anni fa, quando per settimane le allora autorità sovietiche cercarono di minimizzare il rischio radiazioni e nascondere il devastante effetto fall-out di quei giorni, con 66 vittime accertate e una stima di persone coinvolte nei mesi e anni successivi, tra feriti, ammalati di leucemia e altre patologie derivate dall’esposizione alle radiazioni, che arriva addirittura ai 6 milioni di Greenpeace. “Se l’Europa non risolverà i problemi del nucleare ucraino nei prossimi anni – è l’allarme finale di Marunich – sarà tutto il Continente a doversi preoccupare. E non solo l’Ucraina”.

 

fonte: http://tv.liberoquotidiano.it/video/esteri/12419750/ucraina-centrali-nucleare-dopo-chernobyl-nuovo-rischio-altissimo-incidenti-reattori.html

Radiazioni di Fukushima: ecco gli effetti sulla popolazione mondiale

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Radiazioni di Fukushima: ecco gli effetti sulla popolazione mondiale

Ogni abitante della Terra ha subito una significativa dose di radiazioni dal disastro nucleare di Fukushima. Ecco i dati

Le radiazioni del disastro nucleare di Fukushima hanno toccato ognuno di noi. A dimostrarlo è una ricerca del Norwegian Institute for Air Research che ha calcolato le effettive ricadute dell’incidente nelle varie aree del pianeta. Gli studiosi hanno analizzato i dati del Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty Organisation, un gruppo di ricerca specializzato nella misurazione delle radiazioni nucleari sulla popolazione. E’ il cesio-137 ad essere oggetto della misurazione dagli esperti, si tratta di un elemento pesante ed in grado di spostarsi anche per lunghissime distanze.

Ebbene, secondo le ricerche, una percentuale del 23% della sostanza non ha lasciato il Giappone mentre la quota restante ha viaggiato per il mondo attraverso gli oceani. I residenti nell’ara di Fukushima hanno subito una quantità di radiazioni comprese tra 1 e 5 millisievert già durante i primi 3 mesi. Nelle altre zone del Giappone, invece, le radiazioni, in questi anni, si sono fermate a 0.5 millisievert, una quantità appena inferiore ad una TAC. Nelle restanti aree del nostro pianeta, quindi compresa anche l’Italia, le radiazioni pro capite sono meno di 0,1 millisievert dal 2011 ad oggi. Si tratta, in sostanza, della stessa quantità che avremmo subito con una radiografia.

 

fonte: http://www.scienzenotizie.it/2017/05/10/radiazioni-di-fukushima-ecco-gli-effetti-sulla-popolazione-mondiale-1322060

 

Perché i governi non proteggono i cittadini dalle radiazioni di cellulari e Wi-Fi?

 

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Perché i governi non proteggono i cittadini dalle radiazioni di cellulari e Wi-Fi?

Il romanzo “La città bianca” denuncia la pericolosità delle radiazioni emesse dai cellulari e dai ripetitori della telefonia mobile attraverso una narrazione avventurosa che si snoda intorno ad un evento reale, la classificazione della radiazione dei cellulari come “possibile cancerogeno per l’Uomo”, da parte dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), un’agenzia afferente all’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Nel romanzo emerge chiaramente che la pericolosità di queste radiazione viene sottovalutata dai governi perché gli standard di sicurezza si basano esclusivamente sugli effetti termici, prodotti cioè dal riscaldamento dei campi elettromagnetici, ignorando di fatto l’importanza degli effetti non termici, quelli causati da livelli di esposizione molto bassi, non in grado di produrre un riscaldamento della materia vivente.

Proprio in questi giorni si è occupata di questo tema la Prof.ssa Magda Havas, ricercatrice canadese della Trent University, in una pubblicazione sulla rivista Environmental Pollution.

La Havas conclude che gli standard di sicurezza per le emissioni di cellulari, Wi-Fi, contabilizzatori senza fili (smart-meter), radar e degli altri dispositivi mobili sono “fondamentalmente sbagliati” e non proteggono i cittadini dagli effetti nocivi di queste radiazioni. Questo avviene perché, nell’elaborare gli standard di sicurezza, i governi si sono basati sul modello d’azione delle radiazioni ionizzanti, come raggi X e  raggi gamma, che sono cioè in grado di causare il distacco di uno ione negativo – l’elettrone – della struttura centrale delle cellule umane, il DNA.

Le radiazioni non ionizzanti, invece, come  i campi elettromagnetici di bassa e di alta frequenza, non sono in grado di causare a basse dosi un distacco immediato di elettroni dal DNA e, per tale ragione, sono stati considerati più “sicuri”.

Sempre più evidenze scientifiche, invece, dimostrano che questi campi elettromagnetici sono tutt’altro che sicuri e sono persino in grado di provocare cancro, sterilità e altri effetti sulla salute a causa di meccanismi diversi (effetti non termici) dovuti ad un’interferenza con i meccanismi ossidativi di riparazione cellulare, all’aumento dello stress ossidativo, con danni cellulari, in particolare al DNA, che sul lungo termine possono portare al cancro.

Il danno causato dall’aumento dei radicali liberi per l’esposizione a frequenze estremamente basse (ELF), a campi elettromagnetici (EMF) e alle alte frequenze (Radiofrequenza) è ampiamente documentato da numerosi studi condotti sugli esseri umani, sugli animali, sulle piante e sui microrganismi.

“Nonostante un elevato numero di studi scientifici abbiano dimostrato che le radiazioni da microonde provocano il cancro – conclude la ricercatrice canadese – i governi si rifiutano di aggiornare le proprie linee guida. Dato che attualmente l’uso di dispositivi a radiofrequenza è in aumento e viene promosso anche per i consumatori più giovani senza alcuna precauzione, ci si può aspettare un aumento nella società di alcuni tipi di tumori tra cui il glioblastoma così come la sterilità e altri effetti sulla salute associati ai danni da radicali liberi, come in realtà sta già avvenendo.”

Francesca Romana Orlando

Fonte della notizia: Comunicato stampa del 28 novembre 2016 della Prof.ssa Magda Havas, BSc. PhD, Trent School Of The Environment, Trent University

Pubblicazione scientifica: Havas, M. 2016. When theory and observation collide: Can non-ionizing radiation cause cancer? Environmental Pollution, 219: 000-000. Pubblicazione online, 28 novembre 2016.

Per un approfondimento degli effetti non termici dei campi elettromagnetici si consulti la monografia (in inglese) della Commissione Internazionale per la Sicurezza dei Campi Elettromagentici (ICEMS), pubblicata nel 2010: “Non-Thermal Effects and Mechanisms of Interaction Between Electromagnetic Fields and Living Matter”, a monograph edited by Livio Giuliani and Morando Soffritti for the “European Journal of Oncology” – Library Vol. 5 of the National Institute for the Study and Control of Cancer and Environmental Diseases “Bernardo Ramazzini”, Bologna, Italy, 2010, Part I and Part II.
Scarica la prima parte 
Scarica la seconda parte

tratto da:
https://sciechimicheinformazionecorretta.blogspot.it/2017/04/perche-i-governi-non-proteggono-i.html

Uno studio norvegese ha quantificato le radiazioni che ci hanno colpiti dopo Fukushima: ecco i risultati – agghiacciante!

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Uno studio norvegese ha quantificato le radiazioni che ci hanno colpiti dopo Fukushima: ecco i risultati – agghiacciante!

 

Il problema dei giorni nostri è che pensiamo erroneamente che le notizie esistano fintantoché ne si sente parlare al telegiornale, sui quotidiani e sui social. In altre parole, nel momento in cui nessuno pone più al centro dell’attenzione un problema questo viene considerato come se fosse stato magicamente risolto. Purtroppo non è la realtà, e così la questione ambientale di Fukushima esiste ancora, nonostante a nessuno venga più in mente di farne un servizio da mandare in onda. L’Istituto Norvegese per lo Studio dell’Aria non ha mai smesso di tenere gli occhi puntati sulla centrale esplosa nel 2011, e negli ultimi giorni ha pubblicato gli effetti sulla popolazione del disastro nucleare.

Gli studiosi norvegesi hanno esaminato i dati raccolti dal Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty Organisation, un gruppo di ricerca che studia gli effetti sulla popolazione umana e sull’ambiente delle esplosioni o incidenti nucleari avvenuti in tutto il mondo. I dati tracciano l’attività sismica e la quantità di particelle radioattive nell’atmosfera: nel caso specifico di Fukushima è stato preso in esame il cesio-137, un elemento pesante in grado di spostarsi su lunghe distanze grazie alla sua solubilità in acqua.

Prima di passare a conoscere le quantità effettive di radiazioni che la popolazione ha subito, è necessario capire il significato dell’unità di grandezza con cui si misura l’attività radioattiva: si chiama sieverts e corrisponde alla quantità di energia radioattiva che un corpo riceve dalla radiazione stessa. 0,1 millisievert è quello che subiamo dopo una radiografia.

Gli studiosi hanno rilevato che solo il 23% del cesio-137 rilasciato dalle esplosioni è rimasto in Giappone, mentre il resto si è riversato negli oceani. “Più dell’80% della radiazione si è depositata nelle acque degli oceani e ai poli, pertanto la popolazione globale ha subito solo una minima esposizione“, ha affermato un ricercatore del team alla conferenza europea di Geoscienza tenutasi a Vienna.

È stato ovviamente il Giappone ad essere stato investito da radiazioni consistenti, soprattutto nei giorni seguenti al disastro: nei successivi 3 mesi i livelli di radiazione gamma, nella zona limitrofa a Fukushima, hanno toccato quota 5 millisievert.  Il resto del paese è stato colpito da 0,5 millisievert, corrispondente più o meno ad una tomografia computerizzata.

Il resto del mondo è stato interessato solo da 0,1 millisievert, al pari di una lastra a raggi X in più.

Non bisogna dimenticare inoltre che ognuno di noi è soggetto ad una quantità di radiazioni annuale che oscilla tra 1,5 mSv and 3 mSv: tra i fattori che aumentano l’esposizione sono lunghi viaggi in aereo, l’assunzione di cibo contaminato e l’inquinamento ambientale.

Stando ai risultati dello studio sembra che possiamo tirare un sospiro di sollievo, ma non cadiamo in un pensiero troppo egoistico e non dimentichiamo la fauna e la flora circostanti il territorio di Fukushima, seriamente interessate dalle radiazioni. Non sarà stato un disastro paragonabile a quello di Chernobyl del 1986, ma è chiaro che ancora abbiamo da imparare sulla gestione delle centrali nucleari… A scapito dell’ambiente.

fonte: http://www.curioctopus.it/video/13237/uno-studio-norvegese-ha-quantificato-le-radiazioni-che-ci-hanno-colpiti-dopo-fukushima:-ecco-i-risultati

A Fukushima il reattore n. 2 sta salendo a un livello “inimmaginabile” di radiazioni. È un pericolo per l’intera l’umanità. Perchè non ci fanno sapere niente?

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A Fukushima il reattore n. 2 sta salendo a un livello “inimmaginabile” di radiazioni. È un pericolo per l’intera l’umanità. Perchè non ci fanno sapere niente?

livelli di radiazione hanno raggiunto un livello record in uno dei reattori nucleari di Fukushima gravemente danneggiati dal terremoto e tsunami che nel 2011 ha colpito il Giappone.

I valori del reattore numero 2 della centrale nucleare di Fukushima Daiichi sono così alti che minacciano di distruggere la sonda utilizzata per monitorare il sito mentre è in fase di smantellamento. I livelli di radiazioni sono i più alti mai avuti in 6 anni e il pericolo è serio.

La società che si occupa dello smantellamento della struttura, la Tokyo Electric Power (Tepco), ha riferito che il reattore numero 2, uno dei tre reattori gravemente danneggiati, mostra un livello “inimmaginabile” di gran lunga superiore al record precedente di 73 sievert/ora (Sv/h). Il valore di radioattività è di 530 sievert/ora è enorme. Per comprenderlo basta considerare che 1 sievert/ora è sufficiente a causare nausea e danni all’organismo; 5 sievert/ora uccidono entro un mese nel 50% delle persone esposte e 10 sievert/ora sono fatali in poche settimane.

Dopo il  triplo crollo catastrofico della centrale nucleare di Fukushima nel 2011, il governo giapponese e la società che gestiva la struttura, la Tokyo Electric Power Company (TEPCO), hanno lavorato per coprire il danno fatto e minimizzare la quantità di radiazioni che il disastro aveva rilasciato nell’ambiente. Anche se molti impatti del disastro sono stati sospettosamente assenti dai resoconti dei media, la radiazione dei reattori danneggiati non ha mai smesso di fuoriuscire in tutti questi anni. Fino ad oggi, 300 tonnellate di acqua radioattiva contaminata, usata per il raffreddamento dei reattori ed evitare l’esplosione, sono state riversate ogni giorno nell’Oceano Pacifico dato che molte delle perdite non può essere sigillato a causa del calore estremo.

A dicembre 2016, ovvero pochi mesi fa, è stato reso noto ufficialmente che la radiazione di Fukushima, in particolare il cesio 134, è stato rilevato sulle coste del pacifico degli USA, segnando una nuova era pericolosa per i residenti e la fauna selvatica lungo la regione costiera del Pacifico.

La TEPCO ha anche mostrato l’analisi delle immagini del reattore numero 2 che rivela un buco sul reticolo metallico sotto il recipiente a pressione dello stesso reattore. Il buco, largo un metro, è stato probabilmente creato dal combustibile nucleare fuso e poi penetrato dal recipiente e gli altissimi livelli di radiazione rendono difficile ogni operazione.

La TEPCO  ha quindi intenzione di inviare all’interno del reattore un robot telecomandato che è progettato per sopportare l’esposizione a un totale di 1.000 sieverts, e che potrebbe sopravvivere per meno di due ore prima di rompersi.

L’azienda ha riferito che le radiazioni non escono al di fuori del reattore numero 2. Nel mese di dicembre, il governo giapponese ha comunicato inoltre che il costo stimato della disattivazione della centrale e la decontaminazione della zona circostante, così come il pagamento dei risarcimenti e lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi, era salito a 21.5tn yen (180 miliardi di euro), quasi il doppio della stima rilasciata nel 2013.

Ai cittadini giapponesi è stato detto che non c’era nulla di cui preoccuparsi, nonostante il fatto che i tassi di cancro negli ultimi 6 anni sono aumentati esponenzialmente. Il vero e non dichiarato pericolo è quello della bio-accumulazione. La bio-accumulazione si riferisce al graduale accumulo nel tempo di sostanze chimiche in un organismo, che assorbe la sostanza a un ritmo più veloce di quello che viene escreto. Ora, che la radiazione di Fukushima ha raggiunto gli Stati Uniti, anche coloro che vivono sulla costa occidentale o consumano pesce da quella regione potrebbero essere a rischio dato che il cesio consumato rimarrebbe nel corpo, causando continuamente danni fino a quando non viene escreto.

Riferimenti
– Fukushima nuclear reactor radiation at highest level since 2011 meltdown. The Guardian
– Fukushima reactor hit by 2011 tsunami shows record radiation levels. Sky News
– Fukushima Radiation Makes Landfall On US West Coast – And It’s Only The Beginning. TrueActivist
– It’s Finally Here: Radioactive Plume From Fukushima Makes Landfall on America’s West Coast. Environews

fonte: https://www.extremetech.com/extreme/243904-fukushimas-reactor-2-far-radioactive-previously-realized-no-sign-containment-breach