Da non perdere: ecco come acquistare prodotti di marca a metà prezzo

 

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Da non perdere: ecco come acquistare prodotti di marca a metà prezzo

Molte persone non lo sanno ma esiste il modo per acquistare prodotti realizzati da marchi famosi a metà prezzo, il trucco, peraltro molto semplice, consiste nello scegliere sottomarche che sono però realizzate da marchi importanti. Vi chiederete, ma perchè un marchio importante dovrebbe realizzare anche sottomarchi che costano la metà?

Semplice, per accaparrarsi anche la fetta di mercato relativa a persone che hanno una minore disponibilità economica.

Ecco la lista di alcuni sottomarche che, però, sono realizzate da marche autorevoli:

COOP

  1. Le Fette biscottate Coop sono prodotte da Colussi
  2. Il riso Coop thaibonnet è prodotto da riso Scotti
  3. Il riso linea FIOR FIORE COOP è prodotto dalla Scotti
  4. L’olio extra vergine COOP è prodotto dalla Monini
  5. La birra COOP è prodotta da Pedavena
  6. Gli Spaghetti Coop sono prodotti dal Pastificio Corticella
  7. Parte della Pasta a marchio coop linea “fior fiore ” è prodotta dal pastificio Liguori
  8. La Pasta a marchio coop è prodotta dal pastificio Rummo
  9. Le orecchiette e la Pasta fresca a marchio Coop sono prodotte da Pastaio Maffei
  10. Molti biscotti Coop sono prodotti da Galbusera
  11. Gli Amaretti Coop sono prodotti da Vicenzi
  12. I grissini Grissogiotti Coop sono prodotti da Pan d’Este
  13. Una parte dei Wurstel Coop sono prodotti da Wuber
  14. La Pizza surgelata Coop è prodotta da ItalPizza
  15. Il Panettone e Pandoro Coop sono prodotti da Maina
  16. Il Latte UHT Coop è prodotto da Granarolo
  17. I Pannolini Coop sono prodotti negli stabilimenti degli Huggies
  18. La Carta igienica Coop è prodotta negli stabilimenti Scottex
  19. I Pop Corn e le Patatine Coop sono prodotti da Pata
  20. Le Pastiglie lavastoviglie Coop sono prodotte negli stessi stabilimenti Finish
  21. I Plum Cake Linea 1€ Coop sono prodotti da Dino Corsini
  22. Il Thè Coop in bottiglia è prodotto dalla San Benedetto
  23. Il Mix di formaggi grattuggiati Linea 1€ Coop sono prodotti da Parmareggio
  24. Le Patate prefritte surgelate Coop sono prodotte da Pizzoli
  25. La Panna da Cucina Coop è prodotta da Sterilgarda
  26. L’aceto di mele bio a marchio coop è prodotto da Ponti
  27. La carne linea Fattoria Natura è prodotta da Amadori
  28. I Crakers Coop sono prodotti da Mavery (Galbusera)

CONAD

  1. La Colomba Conad è prodotta da Paluani
  2. La pasta Conad è prodotta da Rummo
  3. L’orzo solubile BIO Conad lo fa Crastan
  4. Il riso Conad è prodotto da Curti
  5. Uno dei produttori dei Wurstel Conad sono i Beretta (Wuber)
  6. Gli hamburger di prosciutto cotto Conad sono prodotti da Casa Modena
  7. I Savoiardi Conad sono prodotti da Vicenzi
  8. Gli Amaretti Conad sono prodotti da Vicenzi
  9. Il Panettone Conad è prodotto da Bauli
  10. Il Pandoro Conad è prodotto da Paluani
  11. Il Latte fresco Conad è prodotto dalla Granarolo
  12. Lo Yogurt Conad è prodotto dalla Vipiteno
  13. Il Latte di riso Conad è prodotto da Scotti
  14. Le Fette Biscottate Conad sono prodotte da Grissin Bon
  15. Le Prugne Secche Conad sono prodotte da Noberasco
  16. Le Panna da Cucina Conad è prodotta da Sterilgarda
  17. Il Burro Conad è prodotto da Parmareggio
  18. La Pasta formato speciale Conad è prodotta da Rummo
  19. Il Pesto, Salsa ai 4 formaggi e salsa ai funghi Conad è prodotta da Biffi
  20. L’Olio d’oliva Conad è prodotto da Farchioni
  21. Le Gallette di farro Conad sono prodotte da Fiorentini bio
  22. La birra M&N della Conad è prodotta dalla Union Slovena
  23. La marmellata Sapori e Dintorni della Conad è prodotta da Le Conserve della Nonna

CARREFOUR

  1. La carne in scatola Carrefour è prodotta da Kraft (Simmenthal)
  2. La Maionese a marchio Carrefour é prodotta da Biffi
  3. La Pasta Carrefour (formati speciali) è prdotta da Garofalo
  4. I Tortellini Carrefour sono prodotti da Rana
  5. Gli Gnocchi Carrefour sono prodotti da Rana
  6. Il Panettone e Pandoro Carrefour sono prodotti da Maina
  7. La Colomba Carrefour è prodotta da Maina
  8. Le Fette Biscottate Carrefour sono prodotte da Colussi
  9. Lo Yogurt Carrefour è prodotto da Mila
  10. Il Gorgonzola Carrefour è prodotto da Igor
  11. Il Caffè Carrefour è prodotto da Vergnano
  12. Le Patatine Carrefour in sacchetto sono prodotte da Amica Chips
  13. Il Burro Carrefour è prodotto da De Paoli Luigi e Figli
  14. Le Crostatine Carrefour Discount sono prodotte da Montebovi
  15. Il Latte UHT Carrefour è prodotto da Sterigalda
  16. I Succhi di Frutta Carrefour Discount sono prodotti da La Doria

ESSELUNGA

  1. Il caffè d’orzo per moka Esselunga è prodotto dalla Crastan
  2. Il Gelato Esselunga è prodotto da Sammontana
  3. Il Sorbetto ai limoni di Sicilia Bio Esselunga è prodotto da Sammontana
  4. Le Patatine Esselunga sono prodotte da Amica Chips
  5. Il Panettone e Pandoro Esselunga sono prodotti da Borsari
  6. L’Acqua Esselunga è la stessa della fonte Norda
  7. Il Caffè Esselunga è prodotto da Pellini
  8. La Marmellata Esselunga Top è prodotta da Rigoni di Asiago
  9. I Wafer Esselunga sono prodotti da Galbusera
  10. La pasta Esselunga è prodotta da Colussi
  11. Molti biscotti Esselunga sono prodotti da Galbusera
  12. Il caffé biologico Esselunga è prodotto da Pellini
  13. Il caffé espresso Bar Esselunga è prodotto da Cffé Do Brasil (Kimbo)
  14. Il succo di Frutta 100% Ananas Esselunga è prodotto da Zuegg

AUCHAN

  1. I Succhi di frutta Auchan sono prodotti negli stabilimenti Yoga
  2. Il Panettone e Pandoro Auchan sono prodotti da Paluani
  3. I Wafer alla nocciola Auchan sono prodotti da Balocco
  4. Le Patatine in sacchetto Auchan sono prodotte da Amica Chips
  5. L’Olio d’oliva Auchan è prodotto da Farchioni
  6. I capperi dell’auchan sono prodotti da Coelsanus
  7. Molti affettati Auchan sono prodotti da Beretta

DESPAR

  1. La Salsa tonnata Despar è prodotta da Biffi
  2. Il Panettone e Pandoro Despar sono prodotti da Bauli
  3. Lo yogurt Despar è prodotto da lattera Vipiteno
  4. Lo yogurt Despar con cereali è prodotto da Mila
  5. La colomba Despar è prodotta da Bauli
  6. La panna Spray Despar è prodotta da Co.Dap (Spray Pan)

DISCOUNT DICO

  1. Il Contorno surgelato Dico è prodotto da Orogel
  2. L’Acqua Effe Viva Dico provenie dalla stessa fonte della Sangemini
  3. I tortellini al prosciutto crudo Dico-Dix sono prodotti da Armando de Angelis

LIDL

  1. I Savoiardi Lidl sono prodotti da Vicenzi
  2. Una parte dei Wurstel Lidl sono prodotti da Beretta (Wuber)
  3. I biscotti Realforno Lidl sono prodotti da Balocco
  4. Le mozzarelle Lidl sono prodotti da Francia
  5. La grappa del lidl è prodotta da Bonollo
  6. Il riso Carosio linea Lidl è prodotta da Curti
  7. I grissini Certossa linea Lidl sono prodotti da GrissinBon
  8. La mozzarella di bufala Lidl è prodotta da La Mandara

Dati estratti dalla banca dati del sito ioleggoletichetta.it. 

Il prezzo del grano in Italia è fermo al 1987, ma il pane costa il 1450% in più. Non trovate che c’è qualcosa che non quadra?

 

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Il prezzo del grano in Italia è fermo al 1987, ma il pane costa il 1450% in più. Non trovate che c’è qualcosa che non quadra?

Lucio Battisti, uno dei più apprezzati cantautori italiani, in “Pensieri e Parole” chiedeva appunto “Che ne sai tu di un campo di grano…”.  Infatti i passaggi oscuri dalla terra alla tavola sono sconosciuti a milioni di comuni mortali.

In effetti il prezzo del grano in Italia è paralizzato al 1987, ma il pane dal fornaio costa il 1450 per cento in più. 
Eppure il consumatore non se ne accorge: oggi ci vogliono trenta chili di grano per arrivare alla quotazione di un chilo di pane. Questa è la situazione denunciata pubblicamente e in più occasioni da Coldiretti, ma non solo.A livello nazionale gli ettari coltivati sono 600 mila per 30 milioni di quintali. Se invece si passa al grano duro, quello per la pasta, coltivato soprattutto nelle regioni meridionali (Puglia, Sicilia, Basilicata, Molise), gli ettari sono 1,3 milioni e i quintali 49 milioni.Tanti? No, pochi se si pensa che importiamo 23 milioni di quintali di grano duro e ben 48 di quello tenero: gli arrivi dall’Ucraina sono quadruplicati, raddoppiati dalla Turchia. Ma allora perché esportiamo frumento in Nord Africa?

Comunque, la pasta è la terza voce del nostro export commerciale (vale 2,4 miliardi di euro all’anno), mentre di prodotti da forno ne esportiamo per 1,7 miliardi. A fronte di tutte queste cifre da capogiro e di crescita percentuale, resta quella misera del prezzo pagato ai coltivatori, che fra l’altro è crollato nell’ultimo periodo quasi del 30 per cento.

Sarà l’effetto perverso della globalizzazione, ma qui ci confrontiamo con concorrenti che non hanno i nostri obblighi fiscali e soprattutto sanitari. Certo, ci sono controlli a campione nei porti, ma non è che facciano da seria barriera. Insomma, rari controlli, legislazione carente, speculazione dilagante, import selvaggio. Solo a Manfredonia – dove un privato spadroneggia nel porto, un’area demaniale dello Stato – dall’inizio del 2017 ad oggi sono approdate una mezza dozzina di navi portarinfuse ricolme di grano straniero (Ucraina, Russia, Bulgaria, Canada), poi scaricato in camion che trasportano di tutto.

E l’igiene?
Ma la salute pubblica conta qualcosa – in uno Stato di diritto almeno sulla carta – o vale e prevale soltanto il profitto economico a scapito della vita umana?E poi la speculazione: il grano si può stoccare anche per due o tre anni e quindi immetterlo sui mercati a seconda delle quotazioni. Un giochetto che riesce molto bene alle «5 sorelle» dei cereali (il colosso Usa, Adm; la Cargill di Minneapolis; i franco-statunitensi della Louis Dreyfus; gli argentini della Bunge Y Borne e gli svizzeri senza scrupoli della Glencore) con speculazioni finanziarie che prima o poi metteranno in ginocchio l’agricoltura reale.

Che si mette nel piatto?
C’è anche un problema di tracciabilità:  il consumatore deve poter scegliere, per questo è opportuno, oltre al rafforzamento dei controlli sul grano importato, anche l’etichettatura trasparente per i prodotti da forno, pane e pasta. Quanti vedono il simbolo del tricolore e pensano di mangiare «italiano», quando invece la farina arriva magari da Kiev?

Secondo la CIA «Risulta che enormi quantità di grano italiano sono state esportate nel Nord Africa, insieme all’arrivo, in contemporanea con i raccolti di navi piene di frumento provenienti da Paesi terzi», e questo,  «ha determinato questa ‘guerra del grano’, con prezzi insostenibili.

Venticinque anni fa il frumento valeva 30 mila lire, più o meno le stesse quotazioni di oggi».

Rilievi ai quali risponde Italmopa – Associazione Industriali Mugnai d’Italia, in un’audizione in Commissione agricoltura alla Camera.  «Il raccolto 2016 di frumento duro – ha precisato Ivano Vacondio, Presidente Italmopa – è caratterizzato da livelli produttivi particolarmente elevati, ma anche da carenze qualitative riconducibili alle condizioni meteo sfavorevoli verificatesi nel corso del raccolto, in particolare in Puglia, principale zona di produzione nazionale di frumento duro».

(…)La produzione di grano in Italia è a un bivio.
Sono cambiate le esigenze dell’industria del pane e della pasta, il prezzo viene definito da un mercato globale in un contesto internazionale instabile e i produttori di cereali italiani si ritrovano (da soli e senza garanzie) a fare i conti con le importazioni massicce di grano dall’estero, la mancanza di norme che regolino il mercato mondiale e limiti notevoli nella capacità di stoccaggio.

Ecco la cornice che fa da contorno alla crisi del grano in Italia, diventata ormai guerra tra i produttori di frumento e l’industria. Anche il Codacons è intervenuto con un esposto. Come uscire dalla crisi? «Sfatiamo il mito che il nostro grano non è di qualità –  spiega il responsabile dell’area Produzioni cerealicole di Confagricoltura, Mario Salvi – Il punto è che spesso quello ad alto contenuto proteico viene mescolato con frumento più scadente dal punto di vista delle caratteristiche organolettiche».

(…)«L’anno scorso sono state acquistate all’estero 2,3 milioni di tonnellate di frumento – denuncia Saverio de Bonis, presidente di Granosalus – A scapito della sicurezza alimentare.

Anche perché in Italia i limiti alle sostanze contaminanti sono più alti che nella maggior parte del mondo: in Canada quella materia prima non si usa neanche per gli animali»…

Gli industriali rispondono che il grano straniero, che ha più glutine, migliora la qualità della pasta. Ma spesso il frumento proviene da paesi come l’Ucraina, dove secondo i rilievi scientifici dell’IAEA, la radioattività ha contaminato i terreni per migliaia di anni.

Non è tutto:

«In Italia può essere consumato anche dai bambini ciò che in Canada non va bene neppure per gli animali».

È la denuncia di Coldiretti, che segnala la mancanza di trasparenza sull’etichetta.  «Una cosa è l’alta quantità di glutine – dichiara il portavoce di Granosalus – un’altra è l’assenza di sostanze tossiche». I vuoti sono da ricercare anche nelle leggi comunitarie, non tarate sugli interessi del consumatore.

E’ sufficiente aggirarsi in una dozzina di porti italiani per rendersi conto delle nostre frontiere colabrodo.

Sono due i principali nodi: il lungo periodo di navigazione che può alterare il prodotto e la mancanza di indicazione sull’etichetta circa l’origine. «Ci preoccupa – aggiunge De Bonis – anche la presenza di Deossinivalenolo (Don o vomitossina)”. Questo perché i parametri europei sui limiti di Don nei cereali utilizzati per l’alimentazione umana sono quasi il doppio rispetto a quelli imposti in Canada. In Italia è considerato commestibile ciò che i canadesi non darebbero neppure agli animali».

I dati dell’Agenzia delle Dogane attestano che da luglio 2015 a febbraio 2016 al porto di Bari è stato scaricato un milione di tonnellate di grano. «Arriva da Canada, Turchia, Argentina, Singapore, Hong Kong, Marocco, Olanda, Antigua, Sierra Leone, Cipro – spiega il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – e spesso passa da porti inglesi, francesi, da Malta e Gibilterra». E tutto ciò non accade solo a Bari: navi cariche di grano duro arrivano a Napoli, Ravenna, Palermo e in altre città».

Chi controlla tir e silos? 
Nessuno. 

Ho avuto modo di verificarlo costantemente dal 2 gennaio 2017 ad oggi. E della tutela della salute parla anche il presidente di Confagricoltura Puglia, Donato Rossi: «Tutti i tir, container e silos devono essere controllati». E non accade.“Chi verifica il ciclo della pasta? Sempre nessuno”, attesta Slow Food, che aveva lanciato il primo allarme nel 2010. Per capire se la pasta è di qualità bisogna analizzare alcuni fattori: la presenza di micotossine nel grano duro (estero o italiano), eventuali deterioramenti del prodotto durante i trasporti, i limiti imposti dall’Ue che pare non accorgersi che un italiano medio consuma più pasta (27 chilogrammi all’anno) di un norvegese.
Il Regolamento Comunitario 1881/2006 è calibrato su un consumatore medio europeo e non mediterraneo, che storicamente consuma più pasta, pane e cereali. Su questa base l’Europa ha dettato i valori massimi di alcuni contaminanti nel grano. Si parla di piombo, cadmio, mercurio e micotossine (come aflatossine e Don). Per la maggior parte dei Paesi al mondo, ad esempio, i valori del Don sono allineati tra 750 e 1000 ng/g nei cereali, mentre in Italia il limite è fissato a 1750, come nel nord Europa (dove si mangia molta meno pasta).

Sempre lo stesso regolamento riconosce per pasta e pane una quantità di Don che scende miracolosamente a 750 e 500. Com’è possibile? E dato che quel limite scende a 200 ng/g negli alimenti a base di cereali o comunque destinati a lattanti e bambini sotto i 3 anni bisogna chiarire che al di sotto dei 6 anni non si può mangiare la stessa pasta degli adulti. Questi i limiti delle norme. Poi c’è un mondo che si muove al di fuori delle regole. Importiamo cereali a uso zootecnico: non è legale, ma c’è chi lo fa proprio per mancanza di controlli. E, una volta nel silos, il grano diventa per miracolo tutto italiano.

Esattamente sulla vomitossina un progetto delle Politiche agricole (Micocer 2006-2008) ha definito “la minore incidenza nei grani del Sud, rispetto a quelli del Nord Italia”.

Questo perché il clima umido e le piogge favoriscono la presenza di micotossine, mentre il grano del Mezzogiorno viene raccolto a temperature molto elevate (tra i 28 e i 48 gradi) che non ne permettono la proliferazione.

Ma in Canada il clima è umido e spesso si miete con la neve. 
A ciò bisogna aggiungere gli effetti di lunghi viaggi transoceanici a bordo di navi cargo: scarsa aerazione, umidità ed escursioni termiche. Altra fase: la miscela. Il regolamento 1881 vieta di miscelare frumenti in norma con quelli che superano i valori massimi, con lo scopo di  stemperarne il carico di tossina. Vietato il taglio insomma. Che pur riducendo i valori, non li rende idonei all’alimentazione dei bambini.

By Curiosity

Come l’industria alimentare ci prende in giro: acqua in bottiglia di 2 marche, stessa fonte, stesso formato, stesso contenuto, ma una costa quasi il doppio dell’altra… perchè?

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Come l’industria alimentare ci prende in giro: acqua in bottiglia di 2 marche, stessa fonte, stesso formato, stesso contenuto, ma una costa quasi il doppio dell’altra… perchè?

 

Acqua Sant’Anna e acqua Eurospin Blues: stesse caratteristiche chimiche e medesima azienda imbottigliatrice. Cambia solo il prezzo che lievita dell’80%

Un lettore ci ha segnalato che le etichette dell’acqua Sant’Anna di Vinadio e dell’acqua Blues minimamente mineralizzata di Eurospin, sembrano proprio identiche. Si tratterebbe di un’altra somiglianza sospetta per la nota acqua di Vinadio, dopo quella dell’acqua Cime Bianche di Carrefour  che  Il Fatto Alimentare aveva trattato alcuni anni fa.

L’acqua minerale Sant’Anna e l’acqua Blues di Eurospin sono entrambe minimamente mineralizzate, hanno cioè un residuo fisso inferiore ai 50 mg/l. In questo caso le etichette delle due bottiglie indicano esattamente  lo stesso residuo fisso pari a “22 mg/l” , anche il grado di durezza come pure la quantità di anidride carbonica disciolta (2 mg/l). Confrontando i risultati delle analisi chimico-fisiche riportate sulle etichette – che non certo casualmente indicano come firma il  dipartimento di biotecnologie dell’Università di Torino – si notano alcune differenze del tutto trascurabili. Queste variazioni possono essere attribuite a normali oscillazioni analitiche, anche alla luce della distanza di tre anni tra le analisi indicate da acqua Sant’Anna (2016) e quelle più datate riportate da Eurospin Blues (2013).acqua blues sant'anna confronto

Perché tutte queste somiglianze? La risposta è molto semplice: entrambe le acque sgorgano dalla stessa sorgente, la fonte Rebruant, che si trova a 1950 metri di quota sulle Alpi cuneesi, e sono imbottigliate da Fonti di Vinadio. L’unica cosa che cambia è il prezzo. Se una bottiglia da 1,5 litri di acqua Sant’Anna costa 0,44 € ( pari a 0,29 €/l), lo stesso formato di acqua Eurospin Blues minimamente mineralizzata costa 0,25 euro (meno di 0,17 €/l). La differenza è circa l’80%. Appare piuttosto chiaro che ci troviamo di fronte a due acque pressoché identiche, che sgorgano dalla stessa sorgente e sono imbottigliate dalla medesima azienda. In questo caso possiamo proprio dire che la differenza di prezzo che si paga alla cassa è dovuta ad un unico fattore: il marchio.

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Etichetta di una bottiglia da 1,5 litri di acqua Sant’Anna di Vinadio
etichetta blues minimamente mineralizzata eurospin

L’etichetta dell’acqua Blues minimamente mineralizzata di Eurospin, imbottigliata da Vinadio

Qui si possono trovare le etichette in alta risoluzione.

 

fonte: http://www.ilfattoalimentare.it/acqua-santanna-vinadio-eurospin.html