Gli assurdi numeri del business dell’acqua in bottiglia.

 

acqua

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Gli assurdi numeri del business dell’acqua in bottiglia.

Ogni minuto consumiamo 1 milione di bottiglie di plastica, ma ne ricicliamo meno della metà: ecco i numeri del business dell’acqua in bottiglia.

Macché rubinetto, macché borracce: l’uomo del ventunesimo secolo beve dalle bottiglie di plastica. I numeri del business dell’acqua in bottiglia sono esorbitanti: stando ad una stima resa pubblica dal Guardian, ogni minuto a livello globale vengono acquistate 1 milione di bottiglie di plastica. Una cifra davvero assurda, soprattutto se si pensa che, in molti casi, l’acqua del rubinetto è ugualmente – se non più – buona, oltre che più economica e anche sostenibile. E se già adesso il business dell’acqua in bottiglia tocca vette inaudite, per il prossimo futuro si prevedono ulteriori crescite repentine. Entro il 2021 il loro consumo potrebbe infatti aumentare del 20%, andando così ad inquinare ad un ritmo ancora più insostenibile il nostro mondo, che già oggi si ritrova ad accogliere 20.000 nuove bottiglie di plastica ogni secondo. Ma a cosa è dovuto questo costante aumento? In primo luogo, la causa è la diffusione del trend dell’acqua in bottiglia (prima prettamente occidentale) anche in Oriente.

La nascita del business dell’acqua in bottiglia

L’ascesa del business dell’acqua in bottiglia inizia negli anni Settanta. Più precisamente, nel 1973, lo statunitense Nathaniel Wyeth brevettò le bottiglie in PET, ovvero dei contenitori di plastica in grado di contenere bevande gassate senza il rischio di esplosioni improvvise. Prima di allora, per le bevande gassate, erano state utilizzare solo ed unicamente bottiglie in vetro. Grazie all’invenzione di Wyeth, invece, l’industria petrolifera entrò di diritto nel settore del beverage: circa un decimo del materiale che forma una normale bottiglia di plastica, infatti, è composto da petrolio. Da quel momento in poi, il mondo iniziò a conoscere la progressiva escalation del business dell’acqua in bottiglia, fino ad arrivare ai livelli incredibili di oggi, con tutte le drammatiche conseguenze per l’ambiente.

Le bottiglie in PET sono riciclabili, ma…

Nel solo 2016 il mondo ha visto la vendita di oltre 480 miliardi di bottiglie di plastica. Avete presente la distanza tra la Terra e il Sole? Ebbene, mettendo in fila tutte queste bottiglie, arriveremo a metà strada. Di certo qualcuno, a difesa del business dell’acqua in bottiglia, potrebbe obiettare che questi contenitori, essendo realizzati con polietilene tereftalato, sono riciclabili. I numeri però parlano chiaro, in quanto nel 2016 nemmeno la metà delle bottiglie di plastica finite sul mercato sono poi state riciclate, e solamente una piccola fetta (ovvero il 7%) è poi stato trasformato in nuove bottiglie. Insomma, come si può capire, il nostro pianeta si sta via via riempiendo di plastica: i nostri oceani, per esempio, ne sono colmi oltre ogni dire.

Un desiderio di benessere

Difficile d’altronde fermare la crescita del business dell’acqua in bottiglia, in quanto nei Paesi in via di sviluppo l’interesse verso questi prodotti cresce a vista d’occhio. Come ha spiegato sulle pagine del Guardian Rosemary Downey, tra le maggiori esperte a livello mondiale per quanto riguarda la produzione del plastica, «l’aumento del consumo di plastica è dovuto all’aumento dell’urbanizzazione in Paesi come India e Indonesia e deriva da un desiderio di benessere e dalla paura di bere acqua contaminata».

Italia: nessuno in Europa consuma più acqua in bottiglia di noi

Ma di certo non si possono andare a colpevolizzare i Paesi in via di sviluppo per l’aumento di affari del business dell’acqua in bottiglia: prima di fare la predica a qualcuno, infatti, dovremmo guardare al nostro consumo nazionale, che di certo non è limitato. Nel solo 2016 in Italia sono infatti stati consumati 12 miliardi di litri di acqua in bottiglia, un volume bastevole a riempire 8 volte il Colosseo. In Europa, del resto, nessun altro Paese consuma tanta acqua in bottiglia quanto facciamo noi, e questo è paradossale, in quanto l’acqua del rubinetto, oltre ad essere nella maggior parte dei casi buona, è anche infinitamente più conveniente e sostenibile. Ecco una completa e utile infografica elaborata da Trademachines:

Ma di certo non si possono andare a colpevolizzare i Paesi in via di sviluppo per l’aumento di affari del business dell’acqua in bottiglia: prima di fare la predica a qualcuno, infatti, dovremmo guardare al nostro consumo nazionale, che di certo non è limitato. Nel solo 2016 in Italia sono infatti stati consumati 12 miliardi di litri di acqua in bottiglia, un volume bastevole a riempire 8 volte il Colosseo. In Europa, del resto, nessun altro Paese consuma tanta acqua in bottiglia quanto facciamo noi, e questo è paradossale, in quanto l’acqua del rubinetto, oltre ad essere nella maggior parte dei casi buona, è anche infinitamente più conveniente e sostenibile. Ecco una completa e utile infografica elaborata da Trademachines:

business acqua in bottiglia

Incredibile: entro il 2050 nel mare più plastica che pesce! È questo il mondo che stiamo lasciando ai nostri figli?

mare

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Incredibile: entro il 2050 nel mare più plastica che pesce! È questo il mondo che stiamo lasciando ai nostri figli?

Protezione degli oceani: nel 2050 più plastica che pesce.

Gli oceani, polmoni della terra, sono malati di plastica. The New Plastic Economy lotta per la protezione degli oceani. E tu, vuoi fare la tua parte?

Oceani: polmoni, regolatori del clima e fonte di vita

Oceani e mari sono i polmoni della Terra, i regolatori del clima e una fonte di sopravvivenza indispensabile per l’uomo. Eppure sono malati, di plastica. Stiamo avvelenando il pianeta. Tanto che, se non cambiamo abitudini, nel 2050 ci sarà più plastica che pesce negli oceani.

Danni agli oceani: pesca e plastica

Gli oceani producono più del 50% dell’ossigeno del pianeta, soprattutto grazie a fitoplancton (piccoli organismi acquatici vegetali) e alghe. Sono i regolatori dell’atmosfera terrestre e del clima globale. E sono fondamentali per la vita dell’uomo: il 60% della popolazione mondiale vive entro 60 km dalle coste e 3 miliardi di persone basano il 15-20% della loro dieta sui prodotti ittici. Ma ora gli oceani non stanno bene.

A farli ammalare sono lo sovra-sfruttamento della pesca e la plastica. Ogni anno raccogliamo 130 milioni di tonnellate di pesce, generando circa 180 miliardi di Dollari di fatturato e un indotto di 500 miliardi. Ma gli oceani non sono infiniti. Ogni anno vengono persi imballaggi di plastica per un valore di 80-120 miliardi di Dollari. Continuando così, nel 2050 ci sarà più plastica che pesce, come rivela il report The New Plastics Economy – Rethinking the future of plastics, pubblicato dalla Ellen MacArthur Foundation con il World Economic Forum. E il responsabile è sempre uno: l’uomo.

Oceani… e Mediterraneo di plastica

Il 60-80% dei rifiuti marini mondiali e il 90% di quelli sulle spiagge è di plastica. Si stima che galleggino quasi 269.000 tonnellate di rifiuti di plastica nel mondo (esclusi nei fondali e sulle spiagge) ma non è un dato definitivo. Su Litterbase c’è la mappa dell’inquinamento oceanico mondiale. In molti paesi c’è preoccupazione: dal Canada, che vive su tre oceani (Atlantico, Pacifico e Mar Glaciale Artico) che generano 300.000 posti di lavoro e circa 40 miliardi di Dollari di PIL. Alla Norvegia, dove un petroliere ha destinato parte della sua fortuna alla pulizia degli oceani. E non il Mediterraneo non si salva.

Plastica negli oceani: cos’è, dov’è e come ci è arrivata?

La plastica si classifica in macro-plastiche (di diametro o lunghezza superiore a 25mm), meso-plastiche (tra 25 e 5mm), micro-plastiche (minore di 5mm) e nano-plastiche (minore di 1 micrometro). Si calcola che ci siano tra 4.800 e 30.300 tonnellate di micro-plastica solo nel Mediterraneo, secondo la ricerca Un Mediterraneo di plastica di Greenpeace Italia. Mozziconi di sigarette, sacchetti di plastica e materiali usa & getta (tappi, coperchi, bottiglie) inquinano i nostri mari, come evidenzia Legambiente. Ma in mare ci sono anche le reti da pesca fantasma, ossia gli strumenti da pesca abbandonati, persi o scartati che sono veri killer del mare con tartarughe, delfini e balenottere come vittime principali.

Il cattivo smaltimento dei rifiuti umani è il motivo principale di tanta plastica nei nostri oceani. Infatti l’inquinamento oceanico si concentra nelle aree urbanizzate, lungo le rotte commerciali e nei canyon sottomarini. 1.341 specie marine sono venute a contatto con i rifiuti, il 17% di queste sono nelle liste rosse dell’IUCN. La micro-plastica uccide in due modi: sia ingestione che intrappolamento e soffocamento sono fatali. E corriamo anche il rischio che le micro-plastiche si spostino lungo la catena alimentare e arrivino fino a noi (esistono scarsi dati e nessuna normativa a riguardo, ad oggi).

La protezione degli oceani in un piano d’azione

Dopo i risultati, The New Plastics Economy ha iniziato una campagna mondiale di tre anni per riformare il sistema della plastica. A gennaio ha pubblicato il rapporto The New Plastics Economy – Catalysing Action in cui presenta un piano d’azione. Lo studio è sostenuto da mondo accademico, industrie, ONG e start-up, ha 40 partner internazionali come Unilever, Mars, Amcor, P&G, Danone, CocaCola, Nestlé e H&M. L’obiettivo è di aumentare il riuso e riciclo fino al 70% dall’attuale 14%. I punti-chiave sono tre:

  1. Ri-progettazione e innovazione – Creare materiali e modelli riutilizzabili permetterebbe di recuperare il 30% degli imballaggi plastici. Da quelli piccoli (coperchi, tappi etc.) ai materiali non convenzionali come PVC, EPS e PS.
  2. Riuso – Il riutilizzo salverebbe il 20% dei contenitori oggi considerati rifiuti. Ad esempio, bottiglie e sacchetti riutilizzabili salverebbero 6 milioni di tonnellate di materiale e ci farebbe risparmiare 9 miliardi di Dollari l’anno.
  3. Riciclo – Il riciclo sarebbe utile per il 50% degli imballaggi restanti. Favorire innovazione e riuso potrebbe aumentare la raccolta di plastica per un valore fino a 190-290 Dollari/tonnellata, spingendo l’economia circolare a investire in materiali green. Portando a un risparmio di 2-3 miliardi di Dollari l’anno, solo nei paesi dell’OCSE.

Soluzione: 4 consigli per salvare gli oceani

Cambiare il nostro stile di vita è l’unico modo per salvare gli oceani. Come? Esistono almeno quattro modi con cui puoi aiutare gli oceani. Evitiamo la plastica usa & getta. E riduciamo il nostro impatto ambientale. L’innovazione sta facendo i primi passi con la plastica biodegradabile e Ocean CleanUp, la barriera sottomarina per la pulizia degli oceani (però è ancora un prototipo). Ma non basta.

La protezione degli oceani parte da noi

Come si legge in Un Mediterraneo di plastica:

“Uno degli aspetti cruciali per risolvere il problema dell’inquinamento da plastica è cambiare il nostro atteggiamento rispetto alla cultura dell’usa e getta”.

La protezione degli oceani deve partire da noi. Stiamo avvelenando loro e la Terra. La responsabilità di salvarla, quindi, spetta a noi. I nostri polmoni sono malati di plastica. Per curarli dobbiamo cambiare le nostre abitudini.

Tu sei pronto a fare la tua parte?

fonte:

-http://www.green.it/protezione-degli-oceani/

 

Dal limone la plastica naturale, salutare e senza bisfenolo

 

limone

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Dal limone la plastica naturale, salutare e senza bisfenolo

 

Una plastica “bio” grazie ai limoni. E’ quanto è riuscito a creare un team di ricercatori dell’Istituto di ricerca chimica della Catalogna, in Spagna. Gli esperti catalani hanno lavorato sui policarbonati: materiali frequentemente utilizzati n prodotti plastici di uso quotidiano, ma che suscitano paura e perplessità a causa della presenza del bisfenolo A (Bpa), una delle molecole principali nota per la sua presunta tossicità.

Il No della Ue al Bpa

Lo scorso giugno, il comitato degli Stati membri dell’Autorità Ue per le sostanze chimiche si è espresso all’unanimità evidenziando la possibilità che il bisfenolo A abbia effetti nocivi sull’apparato endocrino e sul sistema ormonale. Il Bpa è già vietato in Europa per la produzione di biberon e ora potrebbe essere eliminato da molti altri prodotti plastici.

Il limonene

I ricercatori catalani hanno trovato una alternativa bio al suo utilizzo sviluppando un metodo di produzione dei policarbonati che usa l’anidride carbonica (Co2) e il limonene, vale a dire un idrocarburo contenuto nella buccia degli agrumi, dai limoni ai mandarini, dal lime alle arance.

Il limonene è in grado di sostituire il famigerato Bpa, rendendo così la plastica un materiale non dannoso per l’organismo. “Il BPA è sicuro ma causa ancora preoccupazioni, ed è prodotto dal petrolio“, dicono i ricercatori. “Il nostro approccio lo sostituisce con il limonene, che può essere ricavato da limoni e arance offrendo un’alternativa più ‘verde’ e sostenibile”. E più salutare.

Fonte: https://www.interris.it/archivio-storico/dal-limone-la-plastica-salutare-senza-bisfenolo

Sveglia Gente – Il mare di plastica non è una cosa che si vede solo in Tv …tutta questa porcheria entra nella nostra catena alimentare!

plastica

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Sveglia Gente – Il mare di plastica non è una cosa che si vede solo in Tv …tutta questa porcheria entra nella nostra catena alimentare!

 

Un mare di plastica… che entra nella catena alimentare

Quante micro e nano plastiche ci sono in mare? E quali effetti hanno sulla catena alimentare? Da dove provengono e quali sono le soluzioni applicabili? Un gruppo di scienziati ha cercato di rispondere a queste domande.

I numeri sono impressionanti. Secondo Legambiente il 96% dei rifiuti galleggianti in mare è composto da plastica (di cui il 16% sono buste) e l’89% della fauna marina rischia di ingerirla. Non stiamo parlando solo di tartarughe che scambiano borse di plastica per meduse, ma soprattutto di detriti che con il passare del tempo e per effetto del calore diventano frammenti microscopici ed entrano a far parte della catena alimentare dei pesci. Le microplastiche hanno dimensioni inferiori ai 5 mm e a loro volta si frammentano in nanoplastiche, addirittura invisibili all’occhio umano, rilasciando in mare composti chimici tossici quali ftalati, perfluorurati, ritardanti di fiamma, per citarne solo alcuni.

Marco Faimali, responsabile dell’Istituto di Scienze Marine del Cnr, è netto: «La media di microplastiche nei mari è troppo alta: in alcune zone del mondo si arriva ad averne 100 chili in un solo chilometro cubo». Ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica entrano in contatto con l’ambiente marino. Le microplastiche penetrano nel plancton che è alla base dell’intera catena alimentare marina. Un fatto preoccupante perché l’accumulo di sostanze tossiche negli esseri viventi aumenta man mano che si risale la piramide alimentare.

Il 60% della letteratura scientifica sull’argomento è stato prodotto negli ultimi 15 anni, segno che la ricerca si sta focalizzando sempre di più sull’analisi dei contaminanti marini ma che ancora c’è molto da fare. Tra le evidenze scientifiche, sottolinea, Alberta Mandich, endocrinologa ambientale del Dipartimento di scienze della terra di UniGe: «Abbiamo alimentato due batterie di spigole con mangimi differenti: uno convenzionale e l’altro con aggiunta di microplastiche». Risultato? Nel primo caso la percentuale di mortalità è rimasta ferma intorno al 3%; nel secondo è schizzata al 63%. Infertilità, intersessualità, indebolimento delle barriere protettive dell’organismo sono effetti degli inquinanti che interferiscono con il sistema di produzione ormonale.

Ma allora, quali sono gli effetti sull’uomo quando mangia pesce? Claudia Bolognesi, responsabile dell’Unità carcinogenesi ambientale dell’Ospedale San Martino di Genova, prova a rassicurare: «Gli studi non confermano l’assorbimento di microplastiche da parte dei tessuti umani», ma allo stesso tempo ammette che «i dati tossicologici sono ancora pochi». Il fatto è che il rischio da parte dell’uomo di assorbire microplastiche non proviene solo dall’ingerimento di pesce. Le microplastiche sono contenute in oggetti di uso comune: nei cosmetici, per esempio, quali esfolianti facciali, dentifrici, shampoo, trucchi e creme solari. Prima di finire in acqua, queste sostanze entrano in contatto con l’uomo. Tracce di microplastiche sono state rinvenute anche nel miele e nella birra. E nei farmaci. Per questo la scienza si sta concentrando anche sugli effetti degli interferenti endocrini sull’organismo umano, sugli effetti che tali sostanze hanno sul sistema riproduttivo e sul latte materno.

Insomma, i contaminanti nelle acque marine sono un segnale allarmante. Ciò nonostante non esistono ancora leggi che fissino dei limiti di microplastiche nell’ambiente e nei prodotti alimentari. È a questo proposito che viene chiamata in causa Renata Briano, deputata europea vicepresidente della Commissione pesca. «Per emanare una legge è necessario far convergere tutti i settori, non solo quello ambientale. L’inquinamento dei mari ci costa 8 miliardi di dollari l’anno e le prime vittime sono i pescatori. Sono loro che dobbiamo incentivare e coinvolgere maggiormente nella pulizia dei mari». A chi chiama in causa la mancanza di fondi destinati alla ricerca scientifica Briano risponde: «I soldi ci sono. Con i finanziamenti diretti abbiamo attivato linee di progetto che stanno avanzando e dando i primi risultati. Invece abbiamo urgentemente bisogno di investire quelle risorse in educazione e ricerca, incentivando chi mette in pratica attività di prevenzione».

Franco Andaloro, dirigente Ispra, ha concluso: «Non vogliamo allarmare e basta. Vogliamo che queste ricerche servano per accrescere la consapevolezza del consumatore. Perché un consumatore informato è anche un consumatore più sicuro».

fonte: http://www.terranuova.it/News/Ambiente/Un-mare-di-plastica-che-entra-nella-catena-alimentare

 

Non è facile spiegare alla Gente che la Canapa è illegale solo perchè potrebbe sostituire plastica, carta, petriolio e tanto altro, toccando così gli interessi di lobby e multinazionali !!

Canapa

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Non è facile spiegare alla Gente che la Canapa è illegale solo perchè potrebbe sostituire plastica, carta, petriolio e tanto altro, toccando così gli interessi di lobby e multinazionali !!

 

L’erba non è dannosa per il corpo né la mente. Non comporta alcuna minaccia per la gente comune, mentre rappresenta un gran rischio per le compagnie petrolifere, le industrie dell’alcool, del tabacco ed un mucchio di aziende chimiche. Grandi imprese con un sacco di dollari ed influenza politica hanno nascosto la verità al popolo: l’erba è illegale soltanto perché i miliardari vogliono restare tali.

Sapevate che si stima che la canapa abbia circa 25mila possibili usi? A partire dal cibo passando per vernici, carburanti, materiali per l’abbigliamento e l’edilizia. 
Il più antico reperto dell’industria umana è un pezzo di tela di canapa ritrovato in Mesopotamia e risalente a circa 8mila anni prima di Cristo. La più antica testimonianza di un manufatto cartaceo risale a circa 2mila anni fa, è stato ritrovato in Cina ed è fatto di fibra di canapa. Nel 2500 a.C. i faraoni usarono la canapa per la costruzione delle grandi piramidi.

Nel XVI secolo la canapa era così importante in Inghilterra che il re Enrico VIII approvò una legge nel 1553 che sanzionava tutti gli agricoltori che non riservassero almeno un quarto di acro alla coltivazione della canapa, su ogni 60 ettari di terreni coltivabili di loro proprietà. C’è stato perfino un periodo storico protratto per oltre 200 anni in cui negli Stati Uniti era possibile pagare le proprie tasse in canapa. Nel 1850 erano presenti oltre 8.300 aziende produttrici di canapa negli Stati Uniti.

Ogni 3,6 secondi una persona nel mondo muore di fame. I semi di canapa sono la soluzione più nutriente ed economica per porre fine alla fame nel mondo. Con una concentrazione per l’80% di grassi “buoni”, proteine contenenti tutti ed 8 gli aminoacidi più nutritivi, e fibre alimentari, la canapa è realmente una fonte di cibo perfettamente equilibrata dal punto di vista nutrizionale. I semi di canapa grezzi sarebbero la migliore fonte di cibo del pianeta in quanto contengono proteine, grassi essenziali, vitamine ed enzimi.

Il primo motore diesel fu progettato per essere alimentato con oli vegetali, uno dei quali era olio di canapa. Nel 1930 Henry Ford produsse un’automobile composta per il 70% di plastica di canapa, la quale funzionava con carburante a base di olio di canapa. 
Le opere di Rembrandt (1606–1669), Van Gogh (1853-1890) e Gainsborough (1727–1788) furono dipinte su tela di canapa, spesso con colori a base di olio di canapa.

Più del 50% di tutti i pesticidi chimici spruzzati nel mondo vengono usati nella coltivazione del cotone. La canapa è otto volte più resistente agli agenti esterni del cotone e può crescere vigorosamente fino a 16 piedi in 100 giorni senza l’uso di pesticidi e diserbanti nocivi. Salutare per la pelle e per l’ambiente. Un acro di canapa può produrre la stessa quantità di fibra grezza di ben 4,1 acri di alberi. Usando la canapa per la produzione di carta si ricaverebbe un prodotto molto più resistente di quello attuale, che non ingiallisce con l’età. Inoltre, l’utilizzo della canapa come fonte primaria per la produzione della carta stroncherebbe la necessità di disboscare le grandi e antiche foreste che contribuiscono al controllo del clima e alla pulizia dell’aria che respiriamo.

“LA MARIJUANA È PERICOLOSA”.
 La marijuana non è una minaccia per la gente comune. È molto più pericolosa per le compagnie petrolifere, le industrie dell’alcool e del tabacco ed un gran numero di aziende chimiche. Gli imprenditori sono inconsapevoli delle abnormi potenzialità della canapa. I super ricchi hanno contribuito a diffondere disinformazione in merito ad una pianta estremamente versatile che se utilizzata correttamente avrebbe mandato in fallimento le loro aziende.
Nel ’37 Dupont brevettò i processi produttivi per la fabbricazione di plastica da petrolio e carbone. La relazione annuale della Dupont esortò gli azionisti a investire nella nuova divisione petrolchimica.
 Materiali sintetici come plastica, cellophane, nylon, celluloide, metanolo, rayon, etc. stavano per essere immessi sul mercato e l’industria della canapa naturale avrebbe mandato a monte oltre l’80% del business Dupont.

LA COSPIRAZIONE DEL CAMBIO DEL NOME.
 Andrew Mellon (tra i principali investitori Dupont) proprio in quel periodo divenne segretario del Tesoro dell’amministrazione Hoover, e nominò il futuro nipote acquisito, Harry J. Anslinger, a capo della divisione Narcotici e Droghe Pericolose del Federal Bureau.
Si tennero riunioni segrete tra magnati finanziari. La canapa fu dichiarata pericolosa in quanto costituiva una seria minaccia per molte imprese industriali e finanziarie. Per preservare il potere di alcune dinastie, la canapa doveva sparire. Questi uomini decisero di ribattezzare la canapa con una strana parola sconosciuta, tratta dal gergo messicano: “marijuana” e iniziarono la manipolazione della coscienza d’America.

MANIPOLAZIONE MEDIATICA. 
I mass media intrapresero la “crociata” tra la fine degli anni ’20 e l’inizio degli anni ’30. Ai lettori fu insegnato che questa pianta fosse la principale causa di tutti i mali che affliggevano la società americana, dagli incidenti stradali allo scadimento della moralità.
Film come Reefer Madness (1936), Marijuana: Assassin of Youth (1935) e Marijuana: Weed of Devil (1936) furono progettati a tavolino per fini propagandistici allo scopo di ottenere il sostegno dell’opinione pubblica, così che le leggi anti-marijuana potessero essere applicate a furor di popolo.
Negli anni ’30 molta gente era ingenua o ignorante. Le masse erano come pecore in attesa di essere guidate dai pochi detentori del potere. Se la notizia era riportata dalla stampa e la radio, non poteva che essere attendibile.

Il 14 aprile 1937, il disegno di legge Prohibitive Marihuana Tax Law – che dichiarava illegale la pianta di canapa – fu presentato al Ways and Means Committee, unico comitato legittimato a presentare un disegno di legge alla Camera senza che lo stesso sia preventivamente discusso da altre commissioni. Il Presidente del Ways and Means, Robert Doughton – grande investitore nella Dupont – si fece carico della sua approvazione presso il Congresso.

Il dottor James Woodward, medico e avvocato, testimoniò in ritardo a nome della AMA (American Medical Association), denunciando che l’associazione di cui era rappresentante non fosse a conoscenza del fatto che la marijuana corrispondesse in realtà alla canapa.
Poche persone in quel momento si erano rese conto che la minaccia mortale di cui avevano letto sulle prime pagine dei quotidiani Hearst era in effetti la canapa, di cui la AMA stessa aveva per circa un secolo utilizzato il principio attivo per la realizzazione di molti farmaci.

Nel settembre del 1937 la canapa diventò a tutti gli effetti illegale. Fu da quel giorno, da quando la coltura più utile e curativa fu bandita, che il nostro pianeta iniziò a soffrire. Il Congresso la proibì sulla base della convinzione che fosse causa della maggior parte degli atti violenti dovuti all’assunzione di droghe. Anslinger restò a capo della Commissione per 31 anni, e per quasi tutta la durata del proprio mandato promosse l’idea che i consumatori di marijuana tendessero ad assumere comportamenti violenti.

IMG1

LE MERAVIGLIE DELLA CANAPA
La canapa è una fibra di qualità superiore rispetto alla fibra di legno. La produzione di carta da canapa richiede l’impiego di un numero di sostanze chimiche caustiche molto inferiore rispetto alla produzione della carta da legno. Inoltre la carta di canapa non ingiallisce ed è molto resistente.

– Tutti i prodotti attualmente in plastica potrebbero essere ricavati dall’olio di semi di canapa. La plastica di canapa è biodegradabile! Si arresterebbe la deforestazione. Il processo produttivo della vasta gamma di articoli realizzabili in plastica di canapa non inquinerebbe i fiumi come ormai da un secolo fanno la Dupont e le altre società petrolchimiche. L’ecologia non è in sintonia con i piani dell’industria petrolifera e della macchina politica. I prodotti in canapa sono sicuri e naturali.

– La canapa potrebbe essere utilizzata per la produzione di svariati farmaci. Dovremmo tornare ai giorni in cui l’AMA prescriveva cure a base di cannabis. Oggi l’uso della marijuana per fini terapeutici è concesso a norma di legge solo ad una manciata di persone, mentre tutti gli altri sono costretti a curarsi con farmaci a base di sostanze chimiche.

La fame nel mondo potrebbe finire. Una grande varietà di prodotti alimentari possono essere generati dalla canapa. I semi contengono una delle più alte fonti di proteine in natura. Inoltre contengono due particolari acidi grassi essenziali che ripuliscono l’organismo dal colesterolo. Questi acidi grassi essenziali non si trovano altrove in natura!

– Gli abiti dovrebbero essere confezionati in fibra di canapa. L’abbigliamento di canapa è così forte e durevole nel tempo che potrebbe essere usato per generazioni. Cancelliamo la parola “marijuana” da cui iniziò tutta questa mistificazione. Lottiamo contro la propaganda e le fesserie che si dicono sulla canapa. La canapa dovrà essere utilizzata in futuro.
Le industrie dei liquori, del tabacco e del petrolio spendono oltre un milione di dollari al giorno allo scopo di mantenere legali le loro sostanze. È con i nostri soldi che stanno uccidendo il mondoproprio davanti ai nostri occhi. Mezzo milione di decessi ogni anno sono causati dal tabacco. Mezzo milione dall’alcool. (E chissà quanti dal petrolio e l’industria chimica, n.d.t.).

Nessuno è mai, dico mai morto per avere fumato della marijuana! In tutta la storia del genere umano, non un solo decesso può essere attribuito alla cannabis. La nostra società ha bandito l’erba, ma consente l’uso di tabacco e alcool. La canapa deve essere riabilitata e rimessa in commercio nelle drogherie, per alleviare lo stress. Siamo stati condizionati a pensare che il fumo sia nocivo, ma ciò non è vero nel caso del fumo di canapa.
L’assunzione del THC, il principio attivo della canapa, ha effetti provatamente positivi sull’asma e il glaucoma. Una canna tende ad alleviare la nausea causata dalla chemioterapia. La canapa stimola l’appetito.

Lo stereotipo del fumatore di marijuana è simile a quello di un ubriaco rimbecillito. In realtà il consumo di canapa affina le capacità creative degli individui. La percezione del tempo rallenta leggermente e si diventa più percettivi. Si è in grado di apprezzare con maggiore partecipazione tutte le arti, di essere più vicini alla natura e in genere di percepire più cose. Quindi stiamo parlando di uno stato mentale all’opposto rispetto agli effetti dell’alcool.

Doug Yurcheey
Sintesi e traduzione a cura di Anticorpi.info